Soddisfatti dei servizi della Sezione della circolazione? I cittadini sono invitati a esprimere la propria opinione

Soddisfatti dei servizi della Sezione della circolazione? I cittadini sono invitati a esprimere la propria opinione

Il Dipartimento delle istituzioni informa che a partire da oggi, 31 marzo 2022, presso la Sezione della circolazione è possibile esprimere il proprio parere in merito al servizio ricevuto, utilizzando strumenti di rilevamento della soddisfazione previsti dal progetto “Servizio eccellente”.
“Servizio eccellente” è un progetto che nasce con la volontà di rafforzare e di migliorare l’interazione tra il cittadino e le istituzioni, andando ad agire sul modo in cui il servizio viene offerto. Per fare ciò è quindi necessario avere un riscontro in tempo reale sulla situazione attuale, così da monitorarne la progressione.
Questi strumenti di rilevamento permettono al cittadino di segnalare il proprio indice di gradimento attraverso una procedura semplice e intuitiva che consiste nel scegliere tra tre icone: una sorridente, l’altra indifferente e l’ultima delusa. Oltre a questo, il cittadino ha la possibilità di fornire delle informazioni supplementari rispetto alla propria scelta, scansionando un codice QR che porta a un breve sondaggio: si tratta di uno strumento prezioso per il Dipartimento, perché consente di approfondire l’esperienza del cittadino.
Vista la delicata situazione sanitaria degli ultimi due anni, il Dipartimento delle istituzioni ha deciso di adottare strumenti che offrono la possibilità di esprimere la propria opinione senza dover necessariamente premere il pulsante: è infatti sufficiente mantenere il dito davanti all’icona scelta e aspettare che la luce corrispondente lampeggi. L’auspicio è che molti utenti facciano buon uso di questo rilevamento del grado di soddisfazione.

Strade sicure con luci sempre accese sulle e-bike

Strade sicure con luci sempre accese sulle e-bike

Comunicato stampa

Da domani, venerdì 1. aprile, scatta l’obbligo di circolare con le luci accese anche di giorno con le biciclette elettriche, alfine di aumentare la visibilità e la sicurezza dei conducenti di questi specifici veicoli a due ruote. Il progetto del Dipartimento delle istituzioni Strade sicure e i diversi partner della sicurezza lanciano un’azione di sensibilizzazione.

La sicurezza stradale è una realtà sempre in evoluzione nella quale è necessario trovare le giuste contromisure ai possibili nuovi pericoli. L’importante aumento di veicoli a due ruote elettrici sulle nostre strade registrato negli ultimi tempi, unito al volume di traffico urbano, richiede da parte dell’utenza un’accresciuta attenzione e prudenza.
È in questo contesto che s’inserisce l’introduzione dell’obbligo di luci accese anche di giorno per tutti i veicoli a due ruote elettrici (e-bike, monopattini elettrici, ecc.). Durante le ore diurne è sufficiente avere la luce anteriore accesa, sebbene il consiglio sia di avere entrambe le luci (anteriore e posteriore) sempre accese, al pari dei veicoli a motore.
Questa novità legislativa non implica modifiche circa i requisiti di equipaggiamento. Infatti già oggi sulle e-bike devono essere presenti almeno due fanali a luce fissa, uno anteriore bianco e uno posteriore rosso, che per i modelli veloci (potenza massima 1 kw) devono essere omologati. Si considerano fissate al mezzo anche le luci rimovibili.
Al fine di permettere una corretta applicazione della nuova norma, la Polizia cantonale, le Polizie comunali e la Polizia dei trasporti, unitamente a Strade sicure lanceranno un’azione di sensibilizzazione sul terreno. In questo contesto sarà possibile ricevere tutte le informazioni necessarie per viaggiare in piena sicurezza sulle nostre strade e per mantenersi costantemente aggiornati.   

Profughi dall’Ucraina, il Ticino accoglie oltre il previsto

Profughi dall’Ucraina, il Ticino accoglie oltre il previsto

Visita della neo Segretaria di Stato della migrazione al Centro federale d‘asilo a Pasture. ’Si è retto alla sfida dell’emergenza’

Ancora una volta il Ticino non si è tirato indietro. Porta d‘accesso sud della Svizzera davanti all’emergenza umanitaria ucraina ha aperto le braccia. Anche più di quanto la Confederazione gli chiedesse di fare. A oggi il cantone ha accolto sul suo territorio oltre 1’400 profughi. Tra loro gran parte, come testimoniano le autorità locali, hanno trovato casa nel Mendrisiotto. Oggi, mercoledì, Christine Schraner Burgener, al suo debutto come Segretaria di Stato della migrazione (Sem), è qui su suolo ticinese per dire di persona il suo ’grazie’. «Come nelle crisi precedenti – riconosce la responsabile della Sem – insieme è stato fatto un grande lavoro». Del resto, nel tempo ci hanno pensato la guerra dei Balcani e del Kosovo e le pressioni migratorie del 2016 a mettere alla prova la macchina dell’accoglienza. Certo il conflitto in Ucraina ha posto di fronte a «una situazione che non si era mai vista dalla Seconda guerra mondiale in poi». Le donne, i bambini, gli anziani in fuga dalle bombe rappresentano ora una prova che chiama tutti – Confederazione, Cantoni e Comuni – a rimboccarsi le maniche.
Come hanno reagito le istituzioni? «Sinora – conferma la Segretaria – questa sfida l’abbiamo padroneggiata bene. La cooperazione tra Confederazione e Cantoni ha funzionato molto bene. Quanto alla solidarietà dimostrata dalla popolazione è stata travolgente». Sono migliaia a livello nazionale i posti letto messi a disposizione e i privati hanno un ruolo significativo. Ciò che conta fa capire il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi è essere virtuosi nel segno del federalismo svizzero. La sua richiesta consegnata brevi mano nelle stanze del Centro federale d’asilo a Pasture (fra Balerna e Novazzano)? «Far funzionare la solidarietà intercantonale e la ripartizione dei rifugiati negli altri cantoni». Tutto secondo il principio della reciprocità.

Prima visita, primo incontro con i sindaci
Oggi è stata, quindi, la prima volta di Christine Schraner Burgener negli spazi del Centro federale d’asilo, parte delle infrastrutture di Ticino e Svizzera centrale. O meglio della soluzione logistica provvisoria, lì a Pasture, in attesa di quella definitiva, che sarà ponta nel 2024. Ed è stato altresì il suo primo incontro, nel primo pomeriggio, con i rappresentanti dei Comuni locali – Bruno Arrigoni e Sonia Colombo-Regazoni, sindaco e municipale di Chiasso, e Luca Pagani e Sergio Bernasconi, sindaci di Balerna e Novazzano -, al tavolo anche Gobbi e il collega di governo Raffaele De Rosa e Ryan Pedevilla, a capo della Sezione del militare e della protezione della popolazione. Mai come in questi frangenti il dialogo istituzionale, d’altra parte, ha un valore importante. Certo in questo caso, fa presente la Segretaria di Stato della migrazione, «per la prima volta non è Chiasso a essere il grande porto di scalo di chi fugge dalla guerra. La maggior parte fa capo a Zurigo». Ma quella a sud resta una frontiera ‘calda’.

Migrazione, una sfida nella sfida
In effetti, «nessuno di noi – annota ancora – sa dire quanto durerà la crisi. Una cosa è chiara – ribadisce -: possiamo superare questa sfida solo insieme e grazie al dialogo costruttivo che si è instaurato in Ticino. Solo così, sono sicura, potremo risolvere anche i prossimi problemi che si presenteranno». In realtà, la prova, come fa capire dl canto suo Norman Gobbi, rischia di essere duplice; perché a questo stato di cose dall’estate potrebbero sommarsi i flussi migratori di sempre, che si prevedono in aumento. «Per Chiasso e il Ticino sarà una situazione da affrontare, per la Sem da gestire in modo solidale», rimarca il Consigliere di Stato.

Preoccupazioni e rischi
Tornando alla crisi Ucraina, il capo del Di si spiega in due modi l‘ondata di profughi sul Ticino. «Innanzitutto, nel cantone è presente una significativa comunità ucraina, che ha fatto da attrattore. In secondo luogo, qui c’è uno dei centri federali importanti del Paese». Gobbi non nasconde di avere diverse preoccupazioni. «Dal nostro punto di vista, le esperienze vissute negli ultimi anni ci hanno permesso di essere quasi subito pronti a fronteggiare la crisi – annota -. Ora è la solidarietà spontanea che deve essere incanalata. Nelle emergenze, infatti, vi è anche chi approfitta della situazione. Una situazione che va monitorata fin dall’inizio, anche attraverso i colloqui che l’autorità cantonale ha nella gestione degli alloggi collettivi».

Focus sui minori non accompagnati
Il pensiero va in particolare ai minori non accompagnati, oltre che alle donne con figli e agli anziani. E la chiave di volta, a maggior ragione per i ragazzi, resta la concessione dello statuto di protezione ‘S’: registrare i rifugiati, fa presente ancora Gobbi, dà modo di avere un riscontro della loro presenza. «Non sono coloro che accolgono – spiega a ‘laRegione’ – che decidono quali misure di protezione devono essere attivate per quel minorenne. Minore al quale occorre garantire la presenza di una persona che funga da autorità parentale – un tutore o un curatore – e che possa essere seguito nel suo percorso. Sappiamo bene che, come c‘è il rischio di tratta di essere umani per le giovani donne – come si è visto ai confini con l’Ucraina -, possono esserci pure potenziali abusi sui minorenni. Quindi, l’obiettivo è quello di assicurare una ‘tracciabilità delle persone’: sapere chi sono, dove sono e attivare tutte le misure necessarie per la loro protezione. Dunque non solo lo statuto ’S’ ma tutti gli altri strumenti a disposizione».

Il Ticino ha già dovuto misurarsi con i minori non accompagnati in questa crisi? «Sin qui la guerra in Ucraina ha portato in Svizzera pochi minori non accompagnati a differenza di quanto accaduto con la situazione in Afghanistan», ci fa presente la Segretaria di Stato della migrazione.

Da www.laregione.ch

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«Accoglienza, ma organizzata»
In Svizzera sono stati registrati 20 mila profughi ucraini, al Ticino ne sono stati attribuiti 1.470, superando la chiave di riparto – Schraner Burgener: «Mostrata una solidarietà travolgente» – Gobbi: «Occorre più coordinazione tra privati e autorità»
«Siamo di fronte a una situazione inedita». Non ha dubbi, la segretaria di Stato della migrazione Christine Schraner Burgener, arrivata in Ticino per visitare il centro federale d’asilo di Chiasso: «Stiamo vivendo qualcosa che non si era mai visto dopo la Seconda guerra mondiale». E i numeri lo dimostrano. Sono già 20 mila i profughi ucraini registrati in Svizzera, mentre nel solo centro d’asilo di Chiasso sono stati 2.500. Di questi, 1.470 sono poi stati attribuiti al nostro cantone. «Una cifra molto superiore rispetto a quanto prevede la chiave di riparto», è stato chiarito. Ogni giorno, ha spiegato la responsabile della SEM, arrivano in Svizzera circa mille persone: «Donne e bambini, soprattutto, che hanno bisogno della nostra protezione e devono essere registrati. Questo rappresenta una sfida per tutti: Confederazione, Cantoni e Comuni. Finora, però, abbiamo fronteggiato bene la sfida». Numeri alla mano, «la Confederazione mette a disposizione circa 9.000 posti letto, di cui qualche centinaio al centro di Chiasso. I Cantoni invece circa 30.000». Poi ci sono tantissimi privati: «La solidarietà è travolgente, e il Ticino si sta contraddistinguendo per lo slancio mostrato», ha detto Schraner Burgener.

Le preoccupazioni
Ma le sfide, ha chiarito da parte sua il direttore del DI Norman Gobbi, non mancano. «Chiasso è abituata a gestire i flussi migratori, l’esperienza passata ci ha permesso in questa occasione di essere pronti quasi immediatamente», ha premesso il consigliere di Stato. «Ma ci sono anche alcune preoccupazioni: ad esempio i minorenni non accompagnati e gli anziani che arrivano, e che magari necessitano di cure mediche». I minori non accompagnati – che «finora sono comunque pochi», ha detto la Segretaria di Stato della migrazione – «necessitano di protezione, di persone che fungano da autorità parentale, e di essere scolarizzati». E poi c’è il grande tema del coordinamento tra la solidarietà privata e le autorità: «È importante che a Chiasso sappiano chi arriva affinché la macchina non rallenti, quindi è opportuno che chi organizza i bus in arrivo con i profughi informi le autorità», ha evidenziato Gobbi. Il nostro cantone, fin dalle prime settimane di conflitto, si è prodigato per sostenere chi fugge dalla guerra. «Infatti, sono molte le persone arrivate sul territorio. Da un lato, perché qui c’è un’importante comunità ucraina che funge da attrattore. E poi perché Chiasso ha un centro d’asilo importante». Passata la prima fase di emergenza, ha chiarito Gobbi, «occorre però attivare al meglio la solidarietà intercantonale. Il primo picco di arrivi dovrebbe affievolirsi, quindi le registrazioni dovranno assumere il carattere di normalità».

Centri alloggi
Sul fronte dell’accoglienza in Ticino, «l’organizzazione predisposta dal Cantone per il momento sta funzionando bene», assicura Ryan Pedevilla, capo della Sezione del militare e della protezione della popolazione. «Anche perché il Ticino ha sì assorbito un gran numero di arrivi, ma moltissimi profughi sono stati accolti direttamente dalla popolazione. Senza cioè passare dalle strutture collettive cantonali». Al momento, il centro di Aurigeno è al completo, con 60 persone ospitate. Piena anche la struttura di Arzo, dove si contano 65 persone. «Ad Airolo, invece, abbiamo ancora 14 posti a disposizione (su 60 totali). Da lunedì, per far fronte all’aumento degli arrivi, sarà aperto il centro a Breno, mentre mercoledì 6 aprile toccherà a Casa Roseto, sempre ad Airolo», spiega Pedevilla. Finora, poi, sono circa 170 gli alloggi messi a disposizione dai privati, che si sono annunciati ai Comuni: «Ci stiamo quindi occupando di visionare gli appartamenti, privilegiando gli spazi indipendenti e ammobiliati, che possono essere messi a disposizione rapidamente per le famiglie ucraine. Poi, confrontando le capacità scolastiche dei diversi istituti sul territorio, potremo procedere con l’attribuzione delle famiglie nelle varie località».

A breve nelle case
Un’attribuzione che, spiega da parte sua Cristina Oberholzer Casartelli, a capo della Sezione del sostengo sociale, potrebbe avvenire in tempi brevissimi: «Prevediamo le prime uscite dal centro di Aurigeno nella prima metà di aprile. Quindi a breve le prime persone potranno essere sistemate negli alloggi sul territorio». Ma i 170 alloggi messi a disposizione basteranno? «Difficile dirlo, al momento sono sufficienti», dice Oberholzer Casartelli. «Ma tutto dipenderà dagli arrivi, le stime iniziali parlavano di 50 mila profughi in arrivo, ossia circa mille arrivi al giorno. Altre stime, invece, ipotizzano numeri giornalieri raddoppiati da aprile. Occorrerà essere flessibili e organizzarci giorno per giorno». E, di nuovo, sarà fondamentale la coordinazione. «L’invito ai cittadini è di segnalare eventuali disponibilità ai Comuni, in modo che il dispositivo cantonale possa avere una fotografia precisa della situazione e organizzare al meglio le soluzioni abitative».

La collaborazione
Il Cantone ha nuovamente scritto ai Comuni per chiedere di segnalare le iniziative spontanee dei privati, qualora ne abbiano notizia. «Questo permette a noi, ma anche alla SEM di garantire una migliore presa a carico attraverso il dispositivo cantonale», sostiene Oberholzer Casartelli. Un concetto, questo, ribadito anche da Pedevilla: «L’iniziativa di chi decide di portare in Ticino le persone scappate dalla guerra è senz’altro apprezzabile dal profilo della solidarietà. Tuttavia, è bene che vi sia un coordinamento, specialmente con la Segreteria di Stato della migrazione. Sarebbe opportuno che l’arrivo dei rifugiati venisse preannunciato alle autorità, in modo che non ci si ritrovi improvvisamente a gestire diverse decine di persone in un colpo solo». In questo modo, viene anche facilitata la distribuzione sul territorio: «Il fatto di rivolgersi ai canali ufficiali permette di non concentrare troppe famiglie con bambini in un’unica zona, evitando di sovraccaricare alcune regioni e le relative sedi scolastiche».

Da www.cdt.ch

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Profughi, non si ferma l’emergenza
La segretaria di Stato della migrazione in visita in Ticino, dove sono già presenti 1’500 ucraini – Gobbi: “Cantone da subito in prima linea, ora attribuzioni ridotte”

L’impegno per accogliere e registrare i profughi ucraini, anche in Ticino resta ai massimi livelli. La segretaria di stato della migrazione Christine Schraner Burgener oggi (mercoledì) ha visitato i centri federali d’asilo di Chiasso e Balerna. 
La visita è un’ulteriore conferma di quanto la situazione odierna sia inedita per chi opera nel settore della migrazione. In apertura dei discorsi è stato sottolineato che simili flussi non si vedevano dalla Seconda Guerra Mondiale. La pressione resta alta con 1’000 arrivi al giorno in Svizzera, soprattutto donne e bambini.
Una sfida per le autorità a tutti i livelli: queste persone vanno infatti registrate rapidamente dandogli il permesso S, ma soprattutto bisogna fornir loro un tetto, cibo e assistenza medica. Confederazione e Cantoni hanno messo a disposizione l’impressionante numero di 40’000 posti letto, ai quali si sommano quelli dei privati che hanno dimostrato una solidarietà definita travolgente. Soprattutto in Ticino dove il ruolo che giocano è fondamentale.
Gli arrivi dall’Ucraina si concentrano soprattutto a Zurigo e in tutta la Svizzera si è arrivati quasi a 20’000, di cui attualmente quasi 1’500 sono in Ticino, quindi molti più di quanti prevede la chiave di riparto. Con il caldo ci si aspetta un aumento dei migranti provenienti da sud e le autorità dovranno esser capaci di affrontare anche questa nuova sfida.

Gobbi: “Ticino da subito in prima linea, ora attribuzioni ridotte”
Da parte sua il direttore del dipartimento Istituzioni Norman Gobbi ha spiegato che “il Canton Ticino è stato uno di quei cantoni che ha maggiormente accolto in questa prima fase, da un lato perché avevamo già una comunità di cittadini ucraini presenti sul territorio, che evidentemente ha fatto da traino per amici e parenti in fuga dal conflitto. Dall’altra parte, avendo un centro federale di registrazione, molti sono rimasti qui sul territorio in questa fase e ora si sta correggendo riducendo l’attribuzione, tant’è che in questi giorni ci sono state poche attribuzioni al Ticino, in modo che si rientri nella normale chiave di riparto”.
E in merito alle preoccupazioni rivolte all’estate, Gobbi ha confermato le preoccupazioni, anche perché “il Ticino rischia di diventare ancora una volta il ‘focus’ come tradizionalmente accade quando si parla di flussi migratori in provenienza dall’Africa”.

Si attendono nuovi impiegati alla SEM
I collaboratori della SEM si attendono circa trenta nuovi impiegati, “c’è bisogno di personale e di lavorare velocemente” ha dichiarato alla RSI la segretaria di Stato della migrazione (SEM) Christine Schraner Burgener. In Svizzera si stima l’arrivo di circa 1’000 rifugiati al giorno e per questo motivo sarà necessario impiegare nuove persone per velocizzare i processi.

L’incremento dell’afflusso dei profughi
Durante il periodo estivo si attende un maggiore afflusso dovuto all’arrivo di migranti da altre zone del mondo. “Verso l’estate stimiamo circa 1’500 richiedenti asilo al giorno oltre agli ucraini. Ad oggi stimiamo oltre 20’000 ucraini già registrati in Svizzera, a questi si potrebbero aggiungere afghani, siriani o rifugiati dalla Turchia.”

L’accoglienza dei privati
In merito all’accoglienza dei privati, la segretaria di stato ha riferito ai microfoni della RSI che apprezza molto la solidarietà “ma la protezione delle vittime rimane importante, per questo dobbiamo controllare le persone e le famiglie che arrivano e lavoriamo molto con l’organizzazione per la protezione dei rifugiati per cercare e trovare gli alloggi corretti.”  

Giovedì le autorità cantonali aggiorneranno il piano di accoglienza con la presentazione delle strutture regionali e della presa a carico sul territorio.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Profughi-non-si-ferma-l’emergenza-15205009.html

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/15205252

 

Profughi e rischio tratta ‘La polizia sta vigilando’

Profughi e rischio tratta ‘La polizia sta vigilando’

Il comandante della Cantonale: ‘Importante il ruolo dei Comuni’. L’attività 2021 della PolTi
‘Monitoriamo la situazione per evitare che i rifugiati ucraini finiscano nelle mani di gente senza scrupoli’. Così il comandante Cocchi alla presentazione dell’attività 2021 della Cantonale.

«Con l’arrivo dei primi profughi in Ticino ci siamo subito attivati come forze dell’ordine per monitorare e analizzare la situazione allo scopo di evitare, attraverso la prevenzione e se del caso la repressione, che queste persone, oggi particolarmente vulnerabili, diventino vittime di sfruttamento e più in generale di tratta di esseri umani da parte di gente senza scrupoli». Nel presentare ieri il bilancio dell’attività 2021 della Polizia cantonale, il comandante Matteo Cocchi si è soffermato anche su accoglienza e gestione dei numerosi rifugiati provenienti dalla martoriata Ucraina. Donne e bambini in fuga dalla guerra che potrebbero finire, nel nostro come in altri Paesi di approdo dei migranti, nel mirino di organizzazioni criminali o di singoli malintenzionati. Per scongiurare che ciò avvenga occorre, ha sottolineato Cocchi, «un lavoro di squadra». Che coinvolga – oltre alle forze di polizia – i Comuni e la popolazione. «L’Ufficio federale di polizia – ha aggiunto il comandante della Cantonale – ha emanato delle direttive perché sia prestata un’attenzione accresciuta a quest’ambito. Il tema, inoltre, è stato affrontato di recente in seno alla Conferenza svizzera dei comandanti di polizia. Importante è anche il ruolo dei Comuni per quanto riguarda il controllo abitanti e quindi il movimento della popolazione. Così come importante è il ruolo dei cittadini residenti nell’informare i servizi pubblici competenti dell’intenzione di ospitare profughi, ma anche nel segnalare situazioni anomale sul territorio». Per prevenire e contrastare lo sfruttamento, ha evidenziato ancora Cocchi, «è necessario un continuo scambio di informazioni fra attori istituzionali cantonali, tra le autorità dei vari Cantoni e ovviamente è necessario lo scambio di informazioni fra nazioni. Tutto questo per sapere anche come i profughi sono distribuiti sul territorio e dove sono alloggiati».
Aumentate le rapine Dalla drammatica realtà di queste settimane all’attività svolta lo scorso anno dalla Polizia cantonale. Che nel 2021 ha constatato «17’943 infrazioni», ha indicato il maggiore Marco Zambetti, capo della Gendarmeria, nella conferenza stampa indetta dal Dipartimento istituzioni. Quasi 18mila infrazioni: non solo al Codice penale, ma anche a leggi come quelle sugli stupefacenti e sugli stranieri. Rispetto all’anno precedente, vi è stato un aumento del «16,1 per cento» degli illeciti rilevati. Tuttavia le infrazioni complessivamente registrate sono state «inferiori» a quelle riscontrate nel 2019 («19’877»). L’anno passato, ha ancora fatto sapere Zambetti, i furti constatati sono stati 3’499, di cui 576 di veicoli: per rapporto al 2020, c’è stato un lieve aumento, pari «all’1,8 per cento». Anche in questo caso però il numero dei furti rilevato è assai più basso di quello registrato nel 2019 (4’540). Non così si può dire a proposito delle rapine: nel 2021 la Polizia cantonale ne ha constatate «39», contro le 23 dell’anno precedente e le 34 del 2019. Trentanove rapine: la maggior parte, ha precisato il responsabile della Gendarmeria, è stata commessa sulla via pubblica: una invece ai danni di un ufficio postale e quattro (tre nel 2020) quelle messe a segno in altrettanti distributori di benzina.
‘Più interventi per aggressioni e risse’ È «ulteriormente» salito il numero degli interventi di polizia per aggressioni e risse. Il grosso delle quali è avvenuto «sulla pubblica via o all’esterno di esercizi pubblici». Autori e vittime, ha ricordato Zambetti, «erano in prevalenza giovani adulti di sesso maschile: circa un terzo dei protagonisti erano minorenni». Le armi usate? Quando girano, soprattutto armi «da taglio». Comunque e fortunatamente «solo in pochi episodi le vittime hanno riportato lesioni giudicate gravi». A scatenare le zuffe «erano perlopiù futili motivi, in parte riconducibili alle persistenti restrizioni sanitarie legate alla pandemia». Senza dimenticare «l’abuso di alcol e droga». Un dato incoraggiante arriva dal numero degli interventi di polizia per violenza domestica, leggermente diminuiti. Nel 2021, ha spiegato il capo della Gendarmeria, «sono stati 958, di cui 207 per reati d’ufficio»: l’anno prima sono stati 1’105, dei quali 199 per reati perseguibili d’ufficio. Secondo Zambetti, il calo degli interventi è da attribuire anche alle campagne di sensibilizzazione al fenomeno della violenza tra le pareti di casa e a quelle di informazione sull’attività dei servizi cantonali per ciò che concerne la presa a carico di autori di violenza e vittime. Campagne che spingono sempre più persone «a denunciare i maltrattamenti subìti». Nel 2021 sono proseguiti i controlli (788) sulla manodopera estera. Stando sempre ai dati forniti dall’ufficiale della Cantonale, le persone oggetto di verifiche sono state 2’588, ottantasei delle quali «sono risultate non in regola e sono state denunciate al Ministero pubblico». Otto i datori di lavoro segnalati alla Procura. Lo scorso anno è stato contrassegnato ancora dai provvedimenti per arginare la diffusione della pandemia, alle forze dell’ordine il compito di far rispettare le misure sanitarie: 2’800 i controlli eseguiti in collaborazione con le polizie comunali, che hanno portato all’emanazione di «324 multe disciplinari per infrazioni all’Ordinanza Covid-19».
‘Violenza, l’agente come bersaglio’ Dalle considerazioni dei tecnici a quelle del politico. Per il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi, aggressioni e risse sono tra i fenomeni da monitorare con particolare attenzione. «Preoccupa il ricorso sempre più frequente alla violenza per risolvere i problemi – ha sostenuto il consigliere di Stato –. Bisogna lavorare pure sulle cause e ciò richiede un approccio interdisciplinare». Vittime di aggressioni, verbali e fisiche, sono anche agenti di polizia, in particolare quando sono impegnati nel mantenimento dell’ordine in occasione di manifestazioni pubbliche. «L’agente come bersaglio», ha sintetizzato Gobbi.
‘Investimenti per la sicurezza dei cittadini’ Ma il capo del Dipartimento istituzioni ha anche tracciato un bilancio degli ultimi undici anni «di sicurezza» in Ticino. Un lasso di tempo scelto non a caso. Nel 2011 infatti c’è stata l’entrata in Consiglio di Stato di Gobbi (elezioni cantonali di aprile) e c’è stata anche la nomina governativa (in luglio) di Cocchi alla testa della Polizia cantonale. Undici anni, ha rammentato il ministro, contraddistinti fra l’altro dalla riforma (‘regionalizzazione’) della Gendarmeria «per una polizia più vicina al cittadino», dal potenziamento del numero di agenti, dall’ammodernamento dell’informatica, dalla realizzazione della nuova sede del Comando e della Centrale comune d’allarme (Cecal), dalla costituzione di un reparto di Polizia giudiziaria per rafforzare il lavoro di intelligence della Cantonale e dalla costruzione del Centro di controllo dei veicoli pesanti a Giornico (prossimo all’inaugurazione). Gobbi: «Sono investimenti per rispondere alle sfide della criminalità, investimenti dunque a favore dei cittadini e della loro sicurezza».

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 29 marzo 2022 de La Regione

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La violenza domestica sotto la lente della polizia

Il 2021 è stato un anno tranquillo ma le sfide da affrontare sono tante Preoccupano le liti e le risse, soprattutto tra i giovani –Matteo Cocchi: «C’è un disagio che va monitorato» – Norman Gobbi: «Troppi insulti agli agenti: sono persone, non bersagli»

Il 2021, per la Polizia cantonale, è stato un anno tutto sommato tranquillo ma le nuove sfide decisamente non mancano. Come ricordato dal direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi nel corso della conferenza stampa sul bilancio dell’attività dello scorso anno, ci sono diverse tendenze e aspetti sotto la lente delle forze dell’ordine: tra questi, le risse e gli episodi di violenza, gli insulti nei confronti degli agenti e la sicurezza sui cantieri.

Futili motivi
Negli ultimi 10 anni in Ticino c’è stata una lenta ma regolare diminuzione degli incidenti stradali e una diminuzione delle infrazioni del codice penale, mentre a preoccupare maggiormente sono gli episodi di violenza. Gobbi ha rilevato come un terzo vedano coinvolti minorenni, mentre i fattori scatenanti «sono perlopiù futili», come l’abuso di alcol o il malessere per le restrizioni sanitarie. «C’è un disagio giovanile che va monitorato in collaborazione con gli enti sul territorio e i Comuni», ha affermato il comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi (si veda anche il servizio a pagina 13). Restando nell’ambito dei reati violenti, un tema molto importante è quello della violenza domestica. Se da un lato è vero che nel 2021 i casi sono lievemente diminuiti (958, ossia 147 in meno rispetto al 2020), dall’altro gli agenti sono molto impegnati su questo fronte e la guardia non va abbassata. A questo proposito Gobbi ha ribadito che in Ticino si stanno portando avanti progetti per migliorare il coordinamento, la prevenzione e la presa a carico sia delle vittime che degli autori. «Queste situazioni vanno denunciate sia dalle vittime, sia da chi è loro vicino», ha sottolineato il consigliere di Stato. Il secondo “trend” è la «predisposizione a vedere un agente di polizia come bersaglio per insulti». A questo proposito, Gobbi ha citato le scritte ACAB (acronimo di «All Cops Are Bastards») spesso visibili sul territorio. «È un attacco gratuito che purtroppo viene tollerato dagli enti locali. E questo non va bene. Gli agenti di polizia sono persone e non bersagli». Il terzo aspetto, infine, è la sicurezza sui cantieri. «Vengono svolti circa due controlli al giorno ma ci vuole un coordinamento tra tutti gli enti coinvolti, come la SUVA o l’Ispettorato del lavoro. Serve gioco di squadra».

Specializzazione e innovazione
Oltre alla collaborazione e al coordinamento, per far fronte alle sfide dei prossimi anni, la Polizia cantonale dovrà continuamente specializzarsi, proseguendo lungo un percorso iniziato oltre dieci anni fa e ripercorso in apertura di conferenza stampa dal direttore delle Istituzioni. Dalla nomina di Cocchi, il 13 luglio 2011, fino all’inaugurazione della Centrale comune d’allarme nel 2021, «la polizia è confrontata a sfide sempre nuove, che necessitano di mezzi sempre nuovi». Dal canto suo, il capo della Gendarmeria, Marco Zambetti, ha illustrato le cifre più significative di un 2021 caratterizzato da circa 80 mila infrazioni, in aumento del 16% rispetto al 2020 ma inferiori alla situazione pre-COVID. In particolare è stato registrato un aumento dei furti (+1,8%) e delle rapine (da 23 a 39). «Tutti i dati sono però condizionati dal 2020 pandemico», ha spiegato Zambetti. Il 2021 è stato un anno di verifica del rispetto delle misure sanitarie. In cifre, i 2.800 controlli sono sfociati in 324 multe disciplinari per infrazione all’ordinanza COVID-19.

La statistica 2021
In tutta la Svizzera, con 42 omicidi si è raggiunto il numero più basso dal 1982. Di questi,il 54,8% (23) sono avvenuti nella sfera domestica. Tra le vittime vi sono 15 donne e un uomo, uccisi da attuali o ex partner, e tre bambini, uccisi da uno dei genitori. Il numero totale di reati di violenza grave denunciati nel 2021 è rimasto stabile attestandosi a 1.665. A fronte della contrazione di omicidi, tentati omicidi e lesioni gravi, il numero di violenze carnali è aumentato di 44 reati per un totale di 757, la cifra più alta dell’ultimo decennio. In totale, 82.284 persone hanno commesso reati penali: il 13,3% sono minorenni (+3,5% rispetto al 2020), il 15,9% giovani adulti (dai 18 ai 24 anni) e il 70,9% sono adulti. Ben 3.455 minorenni sono stati denunciati per reati di violenza: rispetto all’anno precedente, il numero di giovani imputati denunciati alla polizia è dunque aumentato del 2,7%.

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 29 marzo 2022 del Corriere del Ticino

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Ti, più violenza di strada
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/15200050

Polizia in aiuto ai profughi ucraini
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/15200047

Da www.rsi.ch/ilquotidiano

Preoccupa la violenza, anche nei confronti degli agenti

Preoccupa la violenza, anche nei confronti degli agenti

La Polizia cantonale ha tracciato un bilancio del 2021 e si è detta pronta alle «nuove sfide» legate alla criminalità.
L’analisi tocca vari ambiti. Ma oltre agli andamenti puramente statistici preoccupano alcune tendenze: la crescita di liti e risse, ma anche gli insulti gratuiti nei confronti degli agenti.

«La Polizia cantonale è confrontata a sfide sempre nuove, che necessitano mezzi sempre nuovi». Si è aperta con queste parole la conferenza di presentazione del bilancio d’attività 2021 della Polizia cantonale. Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni, ha infatti innanzitutto stilato un bilancio degli ultimi 10 anni, da quando Matteo Cocchi ha sostituito al comando Romano Piazzini. Ripercorrendo le principali tappe che hanno portato a un adeguamento degli effettivi e «a un sistema di condotta moderno». Un miglior coordinamento sfociato nel nuovo centro d’intervento cantonale (Cecal).

Vicinanza ai cittadini e nuove sfide – Tutti i cambiamenti che hanno toccato la Polizia «per renderla più vicina al cittadino» hanno evidentemente avuto un costo. «Ma i soldi per la sicurezza sono un investimento in favore di tutta la popolazione e di tutta l’economia cantonale», ha precisato Gobbi. Aggiungendo che i costi si sono comunque stabilizzati «a fronte di altre spese pubbliche che sono invece aumentate». Rivolgendo il suo sguardo al futuro, Gobbi ha poi messo l’accento sulla necessità di essere sempre al passo con i tempi – le «nuove sfide» di cui ha parlato all’inizio del suo intervento – ad esempio facendosi trovare pronti nei confronti della crescente criminalità informatica.

Reati in calo nell’ultimo decennio – Numeri alla mano, invece, in questi 10 anni c’è stata una lenta ma regolare diminuzione degli incidenti stradali e una diminuzione delle infrazioni del codice penale (con alcune variazioni di anno in anno), ha illustrato Gobbi. «Abbiamo qualche problemino in più» – ha aggiunto – per quanto riguarda le infrazioni contro la vita e l’integrità della persona. «Usare la violenza per risolvere i problemi interpersonali è un aspetto che ci preoccupa». Per quanto riguarda i furti, c’è invece stato un sensibile calo. E anche le rapine sono scese nell’ultimo decennio.

Disagio giovanile – Il comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi è entrato maggiormente nel dettaglio sul 2021. Un anno contraddistinto da un lento ritorno alla normalità dopo l’emergenza coronavirus, ma anche da un crescente disagio giovanile che non lascia indifferente la polizia. «La problematica va monitorata. Cosa che stiamo facendo grazie alla collaborazione con gli altri enti e dipartimenti». Nelle ultime settimane si è poi aggiunto l’afflusso dei rifugiati ucraini. A riprova che «flessibilità e capacità d’adattamento rimangono cruciali per la polizia».

Anche i reati tornano alla normalità – Anche il capo Gendarmeria Marco Zambetti ha parlato delle variazioni rispetto all’anno precedente: il 2021 si è distinto per un lento ritorno alla situazione corrente. Le infrazioni alla legge constatate sono state quasi 80’000: il 16,1% in più del 2020, ma sensibilmente inferiori rispetto al 2019. Nel 2021 sono cresciuti i furti (+1.8%) e le rapine (da 23 a 39, una avvenuta in un ufficio postale e quattro a stazioni di servizio). Sono aumentati anche gli interventi per incidenti della circolazione (+14%): 3’656 incidenti, di cui 11 mortali con 12 vittime (-34%). «Tutti i dati sono però condizionati dal 2020 pandemico», ha sottolineato Zambetti. Rispetto al 2019 in reati sono infatti generalmente diminuiti. Il 2021 è però stato anche un anno di controllo del rispetto delle misure sanitarie: in tutto sono stati effettuati 2800 controlli, sfociati in 324 multe disciplinari per infrazione all’ordinanza Covid-19.

Gli “osservati speciali” – Più in generale, vi sono alcuni “trend” sotto la lente della polizia. Innanzitutto un’ulteriore crescita di liti e risse (principalmente sulla pubblica via e all’esterno degli esercizi pubblici). Un terzo di queste riguardano minorenni e i fattori scatenanti «sono perlopiù futili», ma principalmente l’abuso di alcol e il malessere per le restrizioni. Un fattore positivo è invece la (lieve) diminuzioni di casi di violenza domestica (958, 147 in meno rispetto al 2020). Infine, è stata constatata una crescente ostilità nei confronti degli agenti di polizia.

«Sono persone, non bersagli» – «Il 2021 è stato nonostante tutto sommato un anno tranquillo», ha infine riassunto Norman Gobbi. «Ma questi trend ci fanno riflettere: un agente di polizia è una persona, non un bersaglio al quale indirizzare insulti gratuiti». Il consigliere di Stato ha preso quale esempio alcuni graffiti con la scritta ACAB (acronimo di “All Cops Are Bastards” – “Tutti i poliziotti sono bastardi”) apparsi qua e là sul nostro territorio. «È un attacco gratuito che purtroppo spesso viene tollerato dagli enti locali. E questo non va bene». Gli altri due elementi “di tendenza” richiedono invece «coordinamento e specializzazioni», ha concluso Gobbi legandosi alle parole usate all’inizio della conferenza stampa.

Da www.tio.ch

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Più liti e risse tra i giovani adulti

Bilancio 2021 della polizia ticinese: diminuiscono gli interventi legati al disagio famigliare – Gobbi: “La pandemia influenza ancora le statistiche”

Tra i giovani adulti, un terzo dei quali minorenni, crescono in Ticino gli episodi di risse e liti, con motivazioni legate alle restrizioni imposte dal Governo contro il coronavirus o all’abuso di alcool e droghe. Diminuisce invece il disagio in famiglia, gli interventi di polizia in questo ambito sono stati 958, quasi 150 in meno rispetto al 2020. Lo indicano le cifre sull’attività della polizia cantonale nel 2021, presentate oggi, lunedì, in conferenza stampa a Bellinzona.
Le infrazioni segnalate nel 2021 sono state quasi 80’000, in crescita del 16,1% rispetto al 2020, ma inferiori alla situazione del 2019, prima dell’arrivo del Covid, ha spiegato il capo della gendarmeria Marco Zambetti. Per quanto riguarda il rispetto delle misure sanitarie sono stati effettuati 2’800 controlli, scaturiti in 324 multe disciplinari.
Il 2021 “è stato un anno tranquillo. Non ci sono elementi o eventi particolari da portare all’attenzione”, rileva il consigliere di Stato Norman Gobbi, direttore del Dipartimento istituzione, che ha sottolineato come i dati risentano ancora della situazione eccezionale legata alla crisi pandemica.

Furti in leggero aumento
In leggero aumento i furti (+1,8% rispetto al 2020); dati che rimangono comunque nettamente inferiori al 2019, anche se i primi mesi del 2022 hanno segnato un incremento simile alla situazione pre-Covid. In crescita anche il numero di rapine: sono state 39, 16 in più rispetto all’anno precedente.
Gli interventi per incidenti alla circolazione sono aumentati del 14%: 3’656 incidenti, di cui 11 mortali con 12 vittime (-34%).
Aumentano anche i casi di aggressività nei confronti di agenti, riconducibili sia al dissenso sulle decisioni delle autorità, sia agli eventi riconducibili allo sgombero e alla demolizione di parte del Centro sociale Il Molino a Lugano.

Da www.rsi.ch/news

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Pi%C3%B9-liti-e-risse-tra-i-giovani-adulti-15198130.html

“Pieno rispetto della volontà popolare”

“Pieno rispetto della volontà popolare”

La posizione di Norman Gobbi dopo la decisione di abbandonare il progetto aggregativo Sassi Grossi

“I progetti d’aggregazione devono partire dal basso. Devono essere l’espressione di una volontà condivisa dei cittadini dei diversi Comuni coinvolti. Quando il risultato finale di una votazione consultativa dice chiaramente che non c’è condivisione e non c’è una maggioranza concorde sul progetto, allora al Cantone non resta che rispettare questa volontà, prenderne atto e decidere di conseguenza”. Così si esprime il Consigliere di Stato Norman Gobbi all’indomani della decisione del Governo di abbandonare il progetto aggregativo della Bassa Leventina, che disegnava una nuova realtà istituzionale formata dai Comuni di Bodio, Giornico, Personico e Pollegio. “Il rispetto delle decisioni popolari sono il principio su cui si basa la nostra democrazia. Questo progetto della Bassa Leventina dura ormai da 10 anni. Un iter troppo lungo, che dimostra poco slancio. E quando manca questo dinamismo difficilmente si giunge a un esito positivo. Da un lato è un peccato, perché comunque i quattro Comuni non sono realtà forti e pongono qualche criticità. Si fossero uniti, alcune tematiche avrebbero potuto trovare sbocchi più interessanti. Penso per esempio alla capacità di assicurare una reale autonomia comunale, grazie alla quale assolvere in pieno i compiti di servizio e di prossimità al cittadino, con lo scopo di migliorare la qualità residenziale. Ma, ripeto, le cittadine e i cittadini di Personico e di Pollegio hanno voluto diversamente e non possiamo che rispettare questa decisione”, afferma il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.
Comunque qualche sviluppo potrebbe ancora esserci, se si pensa che subito dopo il risultato del voto consultivo i Municipi di Bodio e Giornico (la cui popolazione ha accolto l’aggregazione a quattro a larghissima maggioranza) avevano accennato a un’unione tra loro. “Questo è vero. Prima però istituzionalmente occorre chiudere questo progetto. Ciò avverrà quando il Gran Consiglio, competente in ultima istanza di ratificare il successo o l’insuccesso di un’aggregazione, si sarà espresso. Nel frattempo i due Municipi potrebbero – come da loro stessi manifestato – avviare un nuovo processo aggregativo. Si tratterebbe però di discutere attorno a un progetto diverso, perché le coordinate di un’aggregazione con coinvolti solo Bodio e Giornico sono in parte dissimili rispetto a quanto immaginato per il futuro comune “Sassi Grossi”. Devo dire che alcune caratteristiche dei due comuni – come la gestione di un’area industriale presente sul territorio di entrambi i Comuni – potrebbero trovare migliori risposte. Si tratta di progettare qualcosa di nuovo. Spero che ci si riesca, perché sarebbe comunque un piccolo passo nella giusta direzione, che si inserisce nel contesto del Piano cantonale delle aggregazioni. Piano che mantiene a tutta la sua validità e importanza”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi. 

Approvato dal Governo il messaggio per l’abbandono dell’aggregazione della Bassa Leventina

Approvato dal Governo il messaggio per l’abbandono dell’aggregazione della Bassa Leventina

Comunicato stampa

Nella sua seduta del 23 marzo 2022 il Consiglio di Stato ha approvato il messaggio con cui propone l’abbandono del progetto aggregativo tra i comuni di Bodio, Giornico, Personico e Pollegio. L’aggregazione è stata nettamente respinta in votazione consultiva lo scorso 13 febbraio dalla popolazione di Personico e Pollegio, mentre è stata accolta a Bodio e Giornico.

Lo scorso 13 febbraio i cittadini di Bodio, Giornico, Personico e Pollegio sono stati chiamati alle urne per esprimersi in votazione consultiva sul progetto di aggregazione tra i quattro comuni. L’aggregazione è stata accolta dalla cittadinanza di Bodio e Giornico con ampia maggioranza (oltre 80% di favorevoli in entrambi i comuni), mentre è stata nettamente respinta a Personico e Pollegio (65%, rispettivamente 82% di no).
Non essendo date le condizioni né per proseguire la procedura limitatamente ai due comuni favorevoli riducendo il comprensorio aggregativo, né per aggregare in via coatta uno o entrambi i comuni contrari, il messaggio propone l’abbandono del progetto.
Alla luce dell’ampio sostegno all’aggregazione espresso a Bodio e Giornico, i rispettivi municipi hanno manifestato la volontà di valutare in tempi relativamente brevi l’eventuale avvio di una procedura aggregativa tra i loro comuni, previo un momento di approfondimento.
Sulla proposta del Consiglio di Stato di abbandono del progetto aggregativo si esprimerà il Gran Consiglio.

“Con i Comuni e per i Comuni, con i cittadini e per i cittadini”

“Con i Comuni e per i Comuni, con i cittadini e per i cittadini”

Norman Gobbi ci parla del Simposio sui rapporti tra Cantone ed enti locali

I Comuni non sono solo un tassello istituzionale, ma devono diventare il partner principale del Cantone nella promozione delle politiche condivise e orientate alla qualità di vita di persone e aziende, che vivono e operano sul nostro territorio”. È in questi termini che si è espresso il Consigliere di Stato Norman Gobbi, giovedì alla fine del suo intervento in occasione del 3° Simposio Cantone-Comuni organizzato dalla Sezione degli enti locali (SEL) a Bellinzona.
Un simposio con molta carne al fuoco. “Un anno fa, a causa delle misure restrittive imposte dalla pandemia non abbiamo potuto organizzare questo incontro tra Cantone e Comuni. Però i rapporti tra i due livelli istituzionali hanno trovato nuovo slancio grazie proprio alle difficoltà che il coronavirus ha disseminato sul nostro cammino. In un momento di crisi vi è stata vicinanza e collaborazione tra il Cantone e i Comuni, a dimostrazione che assieme si può lavorare e portare avanti progetti. È quello che mi auspico e che cerchiamo di realizzare anche attraverso questo Simposio”, afferma il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.
I cantieri aperti tra il Dipartimento delle istituzioni e i Comuni sono numerosi. “Senza considerare il lavoro legato alle aggregazioni, che continua sulla base delle sensibilità locali in continuo sviluppo, e senza parlare di Ticino 2020, con la SEL stiamo sviluppando interessanti discorsi con i Comuni. Mi riferisco per esempio al progetto “Responsabilità sociale del Comune” avviato assieme al Dipartimento delle finanze e dell’economia. Ma anche del progetto “Buon governo locale”, che sviluppa il coinvolgimento dell’amministrazione, del legislativo, dell’esecutivo e dei rappresentanti della società civile locale nell’allestimento di un Piano di sviluppo di legislatura. Faido sta portando avanti un progetto pilota in quest’ambito. Dai risultati che otterremo potremo poi implementare tale modalità di lavoro partecipativa anche negli altri Comuni. Inoltre è mia intenzione promuovere un nuovo progetto, che chiameremo “Democrazia sicura”, con l’obiettivo di riavvicinare la popolazione alle istituzioni locali. “Responsabilità sociale del Comune”, “Democrazia sicura” e “Buon governo locale” sono tre progetti che condurremo fianco a fianco con i Comuni e le associazioni di categoria professionale che operano a livello locale. Le esperienze maturate verranno fatte confluire all’interno del “Cantiere F”, il cui obiettivo è la revisione del quadro normativo che regge il funzionamento del Comune ticinese. Di carne al fuoco come visto ce n’è tanta. Lavoriamo per rendere i Comuni sempre più vivi e vicini ai cittadini e per avvicinare i cittadini sempre di più al Comune, così da avere comunità locali forti, intraprendenti, con una buona qualità di vita residenziale per le ticinesi e i ticinesi”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

 

«Va dato nuovo slancio alla democrazia diretta»

«Va dato nuovo slancio alla democrazia diretta»

Dopo un anno di stop a causa dell’emergenza sanitaria è tornato il Simposio sui rapporti tra Cantone e Comuni
Sotto la lente le relazioni tra gli Enti locali e i cittadini
Norman Gobbi: «Spesso ci sono difficoltà nel trovare cittadini disposti a candidarsi»
Marzio Della Santa: «Il Buon governo richiede una comunità forte»

Il Buon governo dei Comuni: quali strumenti e procedure adottare per assicurare un’adeguata conduzione politica e amministrativa del Comune? Come coinvolgere i cittadini e gli attori economici presenti sul territorio? Il tema è da tempo nell’agenda del Dipartimento delle istituzioni, che lo scorso ottobre aveva lanciato il progetto «Buon Governo» – i cui risultati finali saranno disponibili nella seconda metà della prossima Legislatura comunale (2024-2028) – con l’obiettivo di aumentare la partecipazione dei cittadini in modo da arrivare a scelte politiche il più possibile condivise dalla popolazione. In contemporanea era pure stato avviato un progetto pilota con i Comuni di Tresa e Faido. E proprio il tema del «Buon Governo» e le quattro funzioni che caratterizzano gli Enti locali (funzione di servizio, politica, democratica e comunitaria) sono stati al centro del Simposio sui rapporti tra il Cantone e i Comuni, l’evento di scambio svoltosi ieri pomeriggio nell’auditorium della Scuola cantonale di commercio di Bellinzona al quale hanno partecipato circa 300 attori dei due livelli istituzionali.

Il ruolo della società civile
«Con questo terzo simposio si è voluto continuare una riflessione iniziata ormai tre anni fa. Dopo aver messo a fuoco il ruolo e la missione del Comune, oggi la stessa si concentra sulle sue reali capacità funzionali, legate principalmente al Buon governo politico e amministrativo – ha spiegato al CdT il capo della Sezione Enti locali Marzio Della Santa a margine dell’incontro – Il Buon governo richiede una comunità forte, con un senso di appartenenza e con una volontà del cittadino di candidarsi per la cosa pubblica». Questo però non basta: «Spesso ci sono persone che vengono elette e dopo quattro anni abbandonano perché subentra una certa frustrazione. L’aspettativa è di poter contribuire al benessere comune e questo è possibile solo se la voce dei cittadini è ascoltata. Il quadro normativo, oggi, è tale per cui nei rapporti tra Legislativo ed Esecutivo forse questo parlare e ascoltarsi non funziona ». Capita infatti che ci sia una sovrapposizione delle competenze del Municipio e del Consiglio comunale con quelle dell’Amministrazione comunale, il che può generare frustrazione. E proprio per questo motivo, prosegue Della Santa, «le riflessioni sul Buon governo vanno nella direzione di un maggior coinvolgimento del Legislativo e della società civile anche in quelle che sono le scelte fondamentali e strategiche». Importanti, dunque, saranno gli spunti del progetto pilota: a inizio aprile verranno presentatele conclusioni più significative sul piano politico dell’esperienza pratica di Faido.

Il progetto pilota
Il progetto pilota «Buon governo » è uno dei tre assi di intervento sui quali sta lavorando il Dipartimento delle istituzioni per ridefinire il ruolo e il funzionamento del Comune dopo la riforma della dimensione (le aggregazioni) e la riforma dei compiti (il progetto Ticino2020). E anche per quanto riguarda quest’ultima riforma saranno fondamentali la collaborazione e il dialogo su più livelli. «Ticino 2020 è sicuramente un progetto che potrebbe contribuire a dare un maggior margine di manovra ai Comuni. Se gli amministratori comunali sapranno coinvolgere la cittadinanza, anche quegli spazi di autonomia funzionali potranno essere sfruttati al meglio», conclude Della Santa.

Tendenza da invertire
Intervenuto via Skype, il consigliere di Stato Norman Gobbi ha citato uno studio dell’Osservatorio della vita politica regionale dell’Università di Losanna, il quale ha evidenziato che un 40% circa dei cittadini interpellati si astiene dall’esercitare il proprio diritto. «Come responsabile del Dipartimento delle istituzioni osservo che ogni cittadino che si astiene dal votare costituisce idealmente una minaccia alla democrazia, nella misura in cui assume un atteggiamento passivo». Ma gli astensionisti, ha proseguito, «non sono il solo indicatore di un malessere crescente nei confronti delle istituzioni ». «Le difficoltà di partiti e gruppi politici nel trovare cittadine e cittadini disposti a candidarsi, assumere e mantenere una carica pubblica, in modo particolare nel Legislativo, attestano ulteriormente un atteggiamento che cambia e che trova parzialmente le sue origini nei mutamenti socio economici osservati nelle ultime decadi». Come agire, dunque, per invertire la rotta? «Personalmente sono convinto della necessità di provare a dare nuovo slancio alla democrazia diretta». E l’aspetto centrale è e resta uno: il coinvolgimento.

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 18 marzo 2022 del Corriere del Ticino

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Enti locali, le sfide di un buon governo

L‘interesse non è certo mancato. Politici, amministratori locali, funzionari: in circa trecento, in rappresentanza dei due livelli istituzionali (Comuni e Cantone), hanno seguito ieri, in presenza e in diretta streaming, il convegno. Ossia il terzo Simposio sui rapporti fra Cantone e Comuni organizzato all’Auditorium della Scuola cantonale di commercio a Bellinzona dal Dipartimento istituzioni attraverso la Sezione enti locali (Sel). Al centro dei lavori: ‘Il buon governo dei Comuni’. Durante i lavori si è così cercato di rispondere ad alcuni quesiti: quali strumenti e procedure adottare per un’adeguata conduzione politica e amministrativa del Comune, come coinvolgere cittadini e attori economici presenti sul territorio…
«Si è continuato un percorso di riflessione iniziato tre anni fa – spiega il capo della Sel Marzio Della Santa da noi avvicinato –. Dopo aver messo a fuoco ruolo e missione del Comune, nonché i compiti fondamentale di un ente locale, stavolta ci si è concentrati sostanzialmente sulle sue reali capacità funzionali, legate principalmente a quello che definiamo il buon governo, sia sul piano politico sia su quello amministrativo. Ciò che richiede anche e soprattutto una comunità forte, con un forte senso di appartenenza al Comune, al suo territorio». È pure da questo senso di appartenenza che «dipende la propensione del cittadino a mettersi a disposizione per la cosa pubblica, a candidarsi per il legislativo o per l’esecutivo». Ma buon governo significa anche «maggior coinvolgimento della società civile in quelle che sono le scelte fondamentali e strategiche del Comune». Preoccupa, in prospettiva, l‘astensionismo, quella tendenza alla bassa partecipazione agli appuntamenti elettorali evidenziata anche dall’Osservatorio della vita politica regionale in un suo recente studio sulle ‘cantonali’ del 2019. «La democrazia abbisogna di cittadini propensi a dare contributi per il bene comune, consapevoli dei propri diritti e coscienti degli strumenti a loro disposizione: stiamo parlando della cittadinanza attiva – ha affermato il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi, intervenendo in videoconferenza al Simposio –. Per questa ragione è mia intenzione promuovere un nuovo progetto, denominato ‘Democrazia sicura’, il cui scopo è di cercare di riavvicinare la popolazione alle istituzioni comunali». Questo però «non basta», secondo Gobbi: «Perché il Comune e i suoi organi decisionali definiscano e conducano politiche locali capaci di soddisfare i bisogni della comunità potrebbe essere utile reinterpretare il ruolo del legislativo e il coinvolgimento dei cittadini nelle decisioni politico-strategiche del Comune».

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Il non sempre facile rapporto cantone-comune
Si è tenuto giovedì all’Auditorium della Scuola cantonale di commercio di Bellinzona la terza edizione del Simposio sulle relazioni tra queste istituzioni

Il difficile rapporto tra cantone e comune è stato argomento di un Simposio ormai giunto alla terza edizione tenutosi ieri, giovedì, alla Scuola di Commercio di Bellinzona.
Al centro delle discussioni soprattutto il crescente difficile rapporto che sembrano avere i comuni con i cittadini e viceversa. Si va dalla questione identitaria a quella della partecipazione, sia dal punto di vista di votazioni ed elezioni sia per quanto riguarda la difficoltà di trovare chi si mette a disposizione. Sono problemi concreti per gli enti locali su cui si sono confrontati quattro gruppi di lavoro, formati da amministratori comunali e del Cantone. Ieri hanno presentato le loro proposte di soluzione.
Moltissimi gli spunti emersi. In generale tutti hanno ammesso che non esistono ricette facili, uniche e soprattutto immutabili. Essenziale è coinvolgere i cittadini il più possibile nelle decisioni. Ma anche farli sentire – per così dire – a casa. 

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Il-non-sempre-facile-rapporto-cantone-comune-15172087.html

 

Rapporto tra Cantone e Comuni: grande successo per il Simposio

Rapporto tra Cantone e Comuni: grande successo per il Simposio

Comunicato stampa

Si è tenuto all’Auditorium della Scuola cantonale di commercio di Bellinzona la terza edizione del Simposio sulle relazioni tra Cantone e Comuni. All’evento hanno partecipato più di 300 persone in presenza e in streaming. L’evento, voluto dal Consigliere di Stato Norman Gobbi, in collegamento video, ha permesso agli attori delle realtà comunali e cantonali di definire insieme le regole alla base del buon funzionamento dei Comuni, analizzando nel dettaglio le quattro funzioni che caratterizzano gli enti locali (funzione di servizio, funzione politica, democratica e comunitaria).  I risultati del Simposio saranno riproposti dalla Sezione degli enti locali in alcuni seminari tematici che coinvolgeranno i Comuni.  

Il Simposio sui rapporti tra il Cantone e i Comuni – giunto alla sua terza edizione – ha riscosso un ottimo successo di pubblico, con più di 300 persone in sala e in streaming. Il Consigliere di Stato Norman Gobbi promotore dell’evento, in collegamento video, ha sottolineato l’importanza di mantenere un dialogo tra i due livelli istituzionali che negli ultimi due anni hanno saputo collaborare e affrontare l’emergenza sanitaria con grande impegno e in modo pragmatico, offrendo alla popolazione un supporto costante e continuo. Un’esperienza che ha rinsaldato i rapporti e che è di buon auspicio per le sfide future.
Come ha evidenziato il Capo della Sezione degli enti locali Marzio Della Santa il processo di riforma dell’istituto comunale non si è arrestato a causa della crisi sanitaria, dando il via ai lavori preparatori del terzo cantiere, che, in aggiunta a quello aggregativo e a quello della ripartizione dei compiti e dei flussi tra Cantone e comuni, mira ad adeguare le regole di funzionamento dell’ente politico locale.
Il pomeriggio è iniziato con la presentazione dei risultati di quattro gruppi di lavoro che dallo scorso autunno hanno lavorato sulle quattro funzioni principali delle realtà comunali:

  • Gli strumenti adeguati per la gestione amministrativa del Comune
  • La concretizzazione della cultura del coinvolgimento dei cittadini nei processi decisionali per  definire gli obiettivi strategici e le politiche settoriali di un Comune
  • Le modalità per rendere attrattive le cariche pubbliche comunali
  • La definizione della responsabilità sociale del Comune

Dopo un momento di pausa, i lavori sono ripresi con una tavola rotonda moderata da Marzio Della Santa e alla quale hanno preso parte una delegazione del Consiglio di Stato, il Presidente del Gran Consiglio e alcuni municipali presenti alla giornata di studio. Il focus della discussione è stato messo in particolare su una riflessione da prospettive diverse di come la politica comunale si possa districare tra qualità di vita residenziale e sostenibilità.

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Intervento al Simposio

Egregio Presidente del Gran Consiglio,
Stimati colleghi di Consiglio di Stato,
Lodevoli sindaci e municipali presenti in sala,
Gentili ed egregi ospiti,

Voglio dapprima esprimere la mia soddisfazione per il modo con cui avete accolto questo terzo Simposio di dialogo Cantone Comuni. Un risultato attestato non solo dall’elevato numero di partecipanti, ma anche dalla qualità di coloro che rappresentano i due livelli istituzionali. Inoltre, per permettere a un numero crescente di persone di seguire i lavori, abbiamo introdotto la possibilità di partecipare non solo in presenza, ma anche a distanza, proprio come sto facendo io e alcuni omologhi della vicina provincia di Varese che con noi lavorano nell’ambito del progetto GovernaTI-VA promosso dal programma di cooperazione transfrontaliera Interreg.
Gli ultimi due anni sono stati particolarmente impegnativi per tutti noi, ma hanno permesso di evidenziare una volta di più la capacità di Cantone e Comuni di lavorare insieme, di fare finalmente squadra. Oggi ci troviamo dunque nuovamente a discutere sul futuro dell’istituzione che ci sta particolarmente a cuore: il Comune ticinese.
La Svizzera, come ben sapete, è una democrazia diretta.
A inizio anno, l’Osservatorio della vita politica regionale dell’Università di Losanna ha pubblicato uno studio sulla partecipazione al voto in occasione delle elezioni cantonali del 2019.
Tra i vari aspetti evidenziati dalla ricerca firmata da Andrea Pilotti e Oscar Mazzoleni, che abbiamo sentito nella prima parte di questo Simposio, emerge che un 40% circa dei cittadini interpellati si astiene dall’esercitare il proprio diritto. Non voglio ora soffermarmi sulle possibili ragioni esplicative, che sono state ben sviluppate dallo studio citato.
Come responsabile del Dipartimento delle istituzioni osservo che ogni cittadino che si astiene dal votare costituisce idealmente una minaccia alla Democrazia, nella misura in cui assume un atteggiamento passivo. La democrazia abbisogna di cittadini propensi a dare contributi per il bene comune, consapevoli dei propri diritti e coscienti degli strumenti a loro disposizione: stiamo parlando della cittadinanza attiva. Ma gli astensionisti non sono il solo indicatore di un malessere crescente nei confronti delle istituzioni.
Le difficoltà di partiti e gruppi politici nel trovare cittadine e cittadini disposti a candidarsi, assumere e mantenere una carica pubblica, in modo particolare nel legislativo, attestano ulteriormente un atteggiamento che cambia e che trova parzialmente le sue origini nei mutamenti socio economici osservati nelle ultime decadi.
A livello locale questi cambiamenti si traducono in un minor attaccamento al proprio Comune: atomizzazione del nucleo famigliare, mobilità sul territorio, turnover elevato della popolazione residente, benessere reale o percepito e società del consumo sono alcune di queste.
A pagare lo scotto principale delle tendenze sin qui evocate, anche solo in ragione dei piccoli numeri, sono i Comuni, il cui funzionamento istituzionale dipende appunto dalla cittadinanza attiva.
Le aggregazioni hanno permesso di frenare questo fenomeno di erosione, ma a distanza di anni anche i comuni aggregati tornano a confrontarsi con i problemi posti dalla cittadinanza passiva o consumatrice di beni e servizi pubblici.
Cosa fare dunque di fronte a questa situazione?
Le risposte sono principalmente due: rafforzare la dimensione rappresentativa (democrazia elettiva) o rilanciare la democrazia diretta, adattandola alle aspettative attuali della cittadinanza. Personalmente sono convinto della necessità di provare dapprima a dare nuovo slancio alla democrazia diretta.
Uno degli assi portanti del cambiamento auspicato è la promozione dello sviluppo sostenibile del Comune.
La responsabilità di una comunità passa dalla capacità dei suoi membri di collaborare, verso il raggiungimento di obiettivi collettivi coerenti con il ruolo del Comune in quanto garante della qualità di vita residenziale delle persone fisiche e giuridiche che vi risiedono.
Tra i possibili obiettivi da raggiungere vi è la sostenibilità della comunità nel lungo periodo dal punto di vista ambientale, economico e sociale.
Una delle dimensioni che qualificano lo sviluppo sostenibile della qualità di vita di un Comune è l’impegno civico, ossia la partecipazione attiva dei cittadini.
Su questo fronte, come Dipartimento stiamo promuovendo, unitamente al Dipartimento delle finanze dell’economia, il progetto di “Responsabilità sociale del Comune”, del quale presenteremo presto i primi risultati.
A breve proporrò al Consiglio di Stato di rinnovare l’impegno del mio Dipartimento su questo fronte, dando così concretezza a quanto presentato nella prima parte del Simposio.
I moderni mezzi di comunicazione e l’evoluzione della nostra società hanno mutato le modalità di interazione tra le persone.
Questo ha di riflesso avuto un impatto anche sulle istituzioni politiche.
Come sottolineato a più riprese poc’anzi, di fatto la nostra società è confrontata con una crisi nella partecipazione dei cittadini alla vita politica.
Per questa ragione è mia intenzione promuovere un nuovo progetto, denominato “Democrazia sicura”, il cui scopo è quello di cercare di riavvicinare la popolazione alle istituzioni comunali.
Ma questo non basta.
Perché il Comune e i suoi organi decisionali definiscano e conducano politiche locali capaci di soddisfare i bisogni della comunità potrebbe essere utile reinterpretare il ruolo del legislativo e il coinvolgimento dei cittadini nelle decisioni politico-strategiche del Comune.
Per esempio nella definizione del Piano di sviluppo di legislatura, che il Comune di Faido sta proprio in queste settimane sviluppando con un ampio coinvolgimento dell’amministrazione, del legislativo, dell’esecutivo comunale, così come di rappresentati della società civile locale.
Anche in questo caso presenterò presto una richiesta al Consiglio di Stato per dare sostenibilità al progetto di “Buon governo locale”, i cui risultati finali saranno disponibili solo nella seconda metà della prossima legislatura comunale (2024-2028).
Il progetto di Buon governo non mette l’accento unicamente sulla governance politica dell’Ente politico locale.
Esso interessa anche la governance operativa, le cui prime riflessioni risalenti alla fine degli anni ’90 furono fatte confluire nella revisione della LOC del 2009 con l’istituzione, per esempio, dell’Ente autonomo di diritto comunale.
Nel corso degli ultimi anni, complice la complessità del sistema amministrativo comunale, si è verificata una crescente sovrapposizione delle competenze del Municipio e del Consiglio comunale con quelle dell’Amministrazione comunale.
Questa interferenza da parte degli organi politici ha generato una perdita della visione politica e strategica dell’ente comunale e ha contribuito a creare un sentimento di frustrazione, demotivando i funzionari che sono chiamati a gestire in prima persona la cosa pubblica.
Il progetto di Buon governo mira anche a rafforzare il ruolo esecutivo del Municipio, perfezionando gli strumenti di pilotaggio e di inquadramento delle entità erogatrici dei servizi, siano esse comunali, sovra comunali o enti indipendenti di diritto pubblico o privato.
“Responsabilità sociale del Comune”, “Democrazia sicura” e “Buon governo locale” sono tre progetti che condurremo fianco a fianco con i Comuni e le associazioni di categoria professionale che operano a livello locale e che, in parte, sono partner di questo Simposio.
Le esperienze maturate verranno fatte confluire all’interno del “Cantiere F”, il cui obiettivo è la revisione del quadro normativo che regge il funzionamento del Comune ticinese.
Vado dunque verso la fine di questo mio intervento, non senza ringraziare tutti coloro che si sono adoperati per lo svolgimento di questo 3° Simposio di dialogo Cantone-Comuni, in un periodo non facile.
A loro il mio riconoscimento e quello dei colleghi di Consiglio di Stato, per l’impegno assunto a favore di uno sviluppo sostenibile del nostro Cantone.
I Comuni non sono solo un tassello istituzionale, ma devono diventare il partner principale del Cantone nella promozione delle politiche condivise e orientate alla qualità di vita di persone e aziende, che vivono e operano sul nostro territorio.
Grazie mille per l’attenzione e buon proseguimento di Simposio.