Accoglienza ucraini: “Equilibrare la quota di profughi da ospitare”

Accoglienza ucraini: “Equilibrare la quota di profughi da ospitare”

“Tanta generosità, ma il Ticino rischia di pagare una fattura economica e sociale sproporzionata”

Non tardano a farsi sentire le ripercussioni di fronte all’arrivo nel nostro paese dei profughi ucraini, in particolare donne con figli. Già sono state sollevate le preoccupazioni, per esempio, sul mercato del lavoro, tenuto conto che il permesso S dà la possibilità di lavorare a partire da subito. “Le attestazioni e i gesti di solidarietà in questa crisi sono stati moltissimi da parte della popolazione ticinese. E questo è un aspetto che occorre evidenziare in modo positivo”, afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi. “Sul fronte delle preoccupazioni ne vedo una molto importante e dalla quale possono nascere altri problemi. Parlo della presenza in Ticino del doppio di profughi ucraini rispetto alla normale e corretta ripartizione tra Cantoni. Al Ticino, in base alla sua popolazione e tenendo conto anche di altre considerazioni, come la presenza del Centro federale d’asilo a Chiasso e a Pasture, viene assegnata una quota di poco superiore al 4% dei richiedenti l’asilo. Oggi i cittadini ucraini presenti in Ticino corrispondono a più del doppio di tale quota. E parliamo di oltre un migliaio di persone”, sottolinea il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.
Come mai si è giunti a questa situazione? “La presenza di un centro di registrazione federale a Chiasso ha contribuito a determinare questa situazione, perché qui devono giungere gli ucraini per registrare la loro entrata in Svizzera qualora richiedessero lo statuto “S” (possono per contro rimanere sul territorio per 90 giorni come turisti). Se da una parte, come detto, lo slancio di solidarietà è positivo, dall’altro però il nostro sistema federalista comporta anche una suddivisione corretta della presa a carico dei profughi. Non esiste che un Cantone come Zurigo abbia più o meno lo stesso numero di profughi ucraini del Ticino. Così come non appare corretto che alcuni Cantoni non abbiano ancora messo in moto – o quasi – un’organizzazione d’accoglienza. L’autorità cantonale in Ticino si è mossa in maniera celere e coordinata. Tanto che la Segretaria di Stato della migrazione Signora Schraner Burgener ha lodato quanto stiamo facendo. È però indispensabile che la quota di ripartizione intercantonale trovi al più presto il suo giusto equilibrio. Si tratta di non creare disparità di trattamento all’interno del nostro sistema federalista, ciò che comporterebbe delle pesanti ripercussioni per taluni Cantoni, come il Ticino appunto. Questa crisi potrebbe durare a lungo. Si parla di anni. È facile quindi immaginare le conseguenze per tutta la collettività ticinese se la quota di ripartizione non venisse rispettata. Mi riferisco a problemi per una saturazione in alcune scuole comunali e cantonali delle ragazze e dei ragazzi ucraini, con possibili difficoltà nella gestione delle risorse sul personale e sulla logistica nel dovere organizzare molteplici classi supplementari. Ma penso pure al mercato del lavoro, che in Ticino già soffre paurosamente dalla presenza di 75mila frontalieri. E poi vi sono gli aspetti legati alle assicurazioni sociali. Tutto questo comporta dunque un ingiustificato aumento dei costi supplementari per il Cantone a discapito del contribuente ticinese”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

“I cittadini vanno coinvolti più attivamente”

“I cittadini vanno coinvolti più attivamente”

Il progetto pilota Buon Governo ha terminato la prima fase di sperimentazione, tenutasi negli ultimi tre giorni a Faido
Oggi alla palestra delle scuole comunali di Faido si è tenuto il terzo e ultimo laboratorio legato al progetto Buon Governo, che negli ultimi mesi ha visto coinvolti autorità comunali e cittadini stessi. Tra i vari obiettivi del progetto, vi è quello di aumentare la partecipazione dei cittadini in modo da arrivare a scelte politiche il più possibile condivise ed evitare conflitti. TicinoNews è andata sul posto per interrogare le autorità implicate.

Di cosa si tratta
Il progetto pilota «Buon Governo» rientra in uno dei tre campi di intervento nei quali sta lavorando il Dipartimento delle istituzioni per ridefinire il ruolo e il funzionamento del Comune dopo la riforma della dimensione (le aggregazioni) e la riforma dei compiti (il progetto Ticino2020). Ma di cosa si tratta esattamente? L’ha spiegato il Direttore del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi: “Vogliamo riattivare la partecipazione attiva della popolazione nelle scelte strategiche del comune, organo di prossimità più vicino alla popolazione. Qui abbiamo coinvolto i cittadini di Faido nell’elaborazione della visione strategica che il comune dovrà adottare per il futuro.”

Il funzionamento nello specifico
Il progetto pilota mira poi ad essere esteso a tutti i comuni ticinesi, con una modifica alla legge organica comunale, come afferma lo stesso Direttore del Dipartimento delle Istituzioni. Il Capo sezione enti locali Marzio della Santa ha inoltre specificato meglio i meccanismi amministrativi che porteranno alla realizzazione degli obiettivi stabiliti in concerto con la popolazione: “Quanto scaturirà da queste mezze giornate sarà uno strumento del legislativo col quale potrà dare mandato all’esecutivo affinché realizzi questi obiettivi nel suo ambito di competenza, attraverso la definizione di come raggiungere questi risultati. La visione sarà sottoposta al legislativo di nuovo sotto forma di messaggi per un’approvazione finale. Il municipio non potrà e non dovrà esprimersi, è un lavoro tecnico di sintesi fatto dall’amministrazione. Sarà il Consiglio comunale di Faido a decidere l’immagine del comune da realizzare.”

Faido 2032: sfide e ottimismo
Una delle sfide più urgenti da affrontare per l’anno 2032, secondo quanto emerso nelle giornate di Faido, è lo spopolamento del comune della Leventina. In questo senso, il sindaco Corrado Nastasi è ottimista: “Mi aspetto una crescita a livello demografico. Speriamo di ospitare domiciliati e di vedere uno sviluppo del settore turistico, anche visto quanto è stato fatto in ambito sportivo e ricreativo.”

https://www.ticinonews.ch/ticino/i-cittadini-vanno-coinvolti-piu-attivamente-BF5340443

Da www.ticinonews.ch

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Quando il Governo è “collaborativo”
Partecipazione attiva dei cittadini nei processi decisionali, un progetto promosso dal Dipartimento delle Istituzioni. Prima tappa: Faido

Un modo di governare diverso: in gergo tecnico si chiama “governo collaborativo” e prevede una partecipazione attiva dei cittadini nei processi decisionali. In Ticino, il Dipartimento delle Istituzioni ha deciso di promuovere questa forma di partecipazione in tutti i comuni a partire da Faido dove oggi, sabato, si sono conclusi i lavori.
Sette gruppi per la presentazione di sette visioni diverse del futuro comune. È la fase conclusiva del progetto, uno scambio di idee fra cittadini municipali e collaboratori dell’amministrazione comunale che, divisi in gruppi dal mese di gennaio, hanno ragionato su come ridefinire il ruolo del Comune. Votazione dopo votazione, i gruppi da sette sono diventati sempre meno e le visioni che passano il turno vengono man mano perfezionate. A coordinare la mattinata nella palestra delle scuole di Faido, il responsabile degli enti locali, Marzio Della Santa.
Sarà difficile che questa visione rispecchi tutti gli interessi di tutti i partecipanti, ma in fondo di tutta la popolazione? “Direi assolutamente di sì – risponde Della Santa ai microfoni della RSI, “nella misura in cui, per un Comune come per un’azienda, muoversi a 360 gradi, andando incontro a tutte le possibilità, a tutti i bisogni immaginabili e possibili, significa anche disperdere le energie. Per poter sviluppare una realtà comunale occorre, per contro, concentrare le risorse disponibili, che non sono infinite, verso un obiettivo che è più ampiamente condiviso. In fondo questo metodo è lì che ci porta”.
La visione vincente porterà alla stesura di un rapporto che il Consiglio comunale consegnerà al Municipio, cui spetterà poi il compito di elaborare dei messaggi per attuare gli obiettivi proposti. Il fatto di condividere obiettivi e strategie alla base, senza che vengano imposte dall’alto, potrebbe anche evitare di doversi confrontare con ricorsi e controricorsi, che allungano i tempi di sviluppo del Comune.
Un’esperienza – quella di Faido – che al di là delle sensazioni avrà un seguito anche sul piano legislativo. A fine legislatura, fra due anni, verrà infatti stilato un bilancio e le conclusioni che emergeranno verranno poi inserite nella revisione della legge organica comunale. E dopo Faido sarà il turno di Tresa.

Le testimonianze
Al di là di vincitori e vinti, l’esercizio è stato visto un po’ per tutti come una grande opportunità. “Lo trovo molto utile perché ci siamo confrontati”, ha dichiarato un partecipante al progetto. “C’è stato un bel mix tra esperienze e giovani e sicuramente mi ha stimolato a partecipare attivamente alla politica”. “No, non sono attiva politicamente”, afferma un’altra partecipante. “Sono stata coinvolta, però mi ha fatto piacere. È stato interessante, all’inizio ero scettica”
“È vero”, ammette il sindaco Corrado Anastasio, “la visione del gruppo cui partecipavo non è stata la più votata, ma era una visione di un gruppo assimilabile alle altre. Questo vuol dire che il senso di comunità a Faido è forte”.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Quando-il-Governo-è-collaborativo-15226954.html

Da www.rsi.ch/news

Il Buon Governo dei Comuni: l’esperienza di Faido

Il Buon Governo dei Comuni: l’esperienza di Faido

Comunicato stampa

Si è svolto nella palestra delle Scuole comunali di Faido l’ultimo dei tre laboratori proposti nell’ambito del progetto «Buon Governo», una prima a livello svizzero, che attraverso il coinvolgimento dei Comuni e dei cittadini intende accompagnare le realtà comunali nell’adottare strumenti di lavoro appropriati e al passo con i tempi. Alla giornata conclusiva erano presenti 80 persone tra autorità comunali e cittadini della cosiddetta società civile oltre al Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi e al Capo della Sezione degli enti locali Marzio Della Santa.  

Il progetto pilota «Buon Governo» rientra in uno dei tre assi di intervento sui quali sta lavorando il Dipartimento delle istituzioni per ridefinire il ruolo e il funzionamento del Comune dopo la riforma della dimensione (le aggregazioni) e la riforma dei compiti (il progetto Ticino2020) e al quale prendono parte i Comuni di Faido e di Tresa. Tra i vari obiettivi perseguiti vi è quello di aumentare la partecipazione dei cittadini in modo da arrivare a scelte politiche il più possibile condivise ed evitare conflitti.  
Nel corso di tre mattinate il Municipio, il Consiglio comunale, i funzionari dirigenti e i rappresentanti dei cittadini di Faido si sono riuniti per progettare lo sviluppo del Comune con l’orizzonte posto al 2032. In particolare, grazie al coinvolgimento di alcuni collaboratori della Sezione degli enti locali sono stati definiti la visione, gli obiettivi e le azioni strategiche per i prossimi dieci anni.
Il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha salutato positivamente la folta partecipazione all’iniziativa che «dà un nuovo slancio alle istituzioni locali e rende ottimisti per il futuro della democrazia diretta». Come ha avuto modo di sottolineare in occasione del recente Simposio sulle relazioni tra Cantone e Comuni «la democrazia necessita di cittadini che vogliono contribuire per il bene comune, consapevoli dei propri diritti e coscienti degli strumenti a loro disposizione. L’esercizio svolto con il Comune di Faido ci dimostra che per ottenere politiche locali capaci di soddisfare i bisogni della comunità occorre reinterpretare il ruolo del legislativo e dell’esecutivo, nonché il coinvolgimento dei cittadini nelle decisioni politico-strategiche del Comune».
«Alla base del «Buon Governo» ci deve essere una comunità forte con un marcato senso di appartenenza e con una volontà del cittadino di impegnarsi per la cosa pubblica» spiega il Capo della Sezione degli enti locali Marzio Della Santa. Le tre mezze giornate di lavoro hanno permesso di coinvolgere anche parte della popolazione in quelle che sono le scelte fondamentali e strategiche del Comune e questo vissuto potrebbe indurre alcune persone ad assumere in futuro un ruolo più attivo in seno alle istituzioni. Inoltre i laboratori «hanno permesso all’Esecutivo e al Legislativo di dialogare e ascoltarsi, lavorando insieme. Infatti, capita di sovente che ci sia una sovrapposizione tra Municipio, Consiglio comunale e Amministrazione comunale, il che può generare conflittualità e frustrazione», conclude Marzio Della Santa.  
Dal canto suo il Sindaco del Comune di Faido Corrado Nastasi esprime la sua soddisfazione per il progetto in corso: «Sono molto soddisfatto e orgoglioso di come la nostra Comunità abbia aderito con entusiasmo e voglia di mettersi in gioco a questa iniziativa. Il lavoro da svolgere è ancora molto, ma oggi abbiamo gettato le fondamenta per costruire la Faido di domani con una visione condivisa».   Le esperienze con i Comuni di Faido e di Tresa dureranno per tutta la legislatura 2021-2024 e al termine verrà stilato un bilancio dell’esperienza e le conclusioni saranno inserite nella modifica del quadro normativo (la revisione della Legge organica comunale) che prenderà il via prossimamente.    

Violenza domestica: pubblicati la Newsletter e il bando di concorso per il/la coordinatore/trice istituzionale

Violenza domestica: pubblicati la Newsletter e il bando di concorso per il/la coordinatore/trice istituzionale

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni, per il tramite della Divisione della giustizia, comunica che è stato inviato il 1° numero del 2022 della Newsletter dedicata al tema della violenza domestica. Si informa inoltre che è stato pubblicato sul Foglio ufficiale del 5 aprile 2022 il bando di concorso per la designazione del/della nuovo/a coordinatore/trice istituzionale sulla violenza domestica.  

Coinvolgere nella discussione sui numerosi temi relativi alla violenza domestica coloro che sono attivi in tale ambito; proporre informazioni utili e approfondimenti tematici: questi gli scopi della Newsletter, che nel suo 1° numero del 2022, oltre ad una segnalazione degli eventi previsti sul territorio, riporta le principali ricerche e studi inerenti la violenza domestica e le sue numerose implicazioni. Non mancano poi le indicazioni sulle novità legislative in questo campo a livello cantonale e a livello federale. Nell’editoriale, la direttrice della Divisione della giustizia, avv. Frida Andreotti, parte dalle cifre contenute nella “Statistica criminale di polizia” appena pubblicate, per evidenziare la necessità di “lavorare congiuntamente, secondo quanto definito dal Consiglio di Stato nel Piano d’azione cantonale sulla violenza domestica, nel contrasto a questo importante fenomeno sociale”.  
Il bando di concorso per la designazione del/della nuovo/a coordinatore/trice istituzionale sulla violenza domestica è stato pubblicato sul Foglio ufficiale del 5 aprile 2022 (concorso n°46/22).
Il termine per presentare la propria candidatura è fissato al 19 aprile 2022. Tutte le informazioni sul concorso si possono trovare al seguente link: http://www.ti.ch/concorsi   

Newsletter 1-2022

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi in visita nei Comuni del Medio Malcantone

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi in visita nei Comuni del Medio Malcantone

Comunicato stampa

Sono riprese le visite del Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi nei Comuni ticinesi. All’ordine del giorno degli appuntamenti con i Municipi del comprensorio del Medio Malcantone il progetto aggregativo che coinvolge cinque comuni della zona, le iniziative portate avanti per coinvolgere i propri cittadini e il ruolo degli enti locali nella gestione dei profughi provenienti dall’Ucraina. Iniziata nel 2018 a Stabio la quarta serie di incontri proseguirà il 26 di aprile con i Comuni di Verzasca, Gambarogno, Cadenazzo e Sant’Antonino.  

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi, accompagnato dal Capo della Sezione degli enti locali Marzio Della Santa e dalla responsabile dei progetti aggregativi Daniela Baroni, ha incontrato i Municipi di Novaggio, Astano, Bedigliora, Curio e Miglieglia.
Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni ha salutato positivamente l’entusiasmo con cui i Municipi hanno accolto le visite nei Comuni che ha definito «un momento privilegiato per l’Autorità cantonale per dialogare in modo diretto e trasparente con gli esecutivi comunaliGli incontri mi permettono di toccare con mano le sensibilità locali e capire come vengono percepite le riforme portate avanti dalla Sezione degli enti locali».
Durante il primo degli incontri, quello con il Comune di Novaggio, il Municipio ha tenuto a esporre le iniziative che intende realizzare per coinvolgere attivamente la cittadinanza nei progetti comunali evidenziando che la forza della realtà comunale sono la capacità e la voglia della comunità di aggregarsi. In quest’ottica non mancano, ha evidenziato l’esecutivo Malcantonese, i momenti creati ad hoc per consentire alla popolazione di trovarsi e di trascorrere del tempo insieme per garantire un’adeguata qualità di vita alle persone che risiedono nel Comune.
Marzio Della Santa ha quindi evidenziato che «la cittadinanza attiva è la chiave per il successo dei progetti comunali. Trovare il modo per consentire alla popolazione di prendere parte ai processi decisionali è la via da seguire per evitare che le iniziative naufraghino».
In chiusura della riunione il Direttore del Dipartimento delle istituzioni ha risposto ad alcune domande pratiche relative alla gestione dei profughi in arrivo dall’Ucraina e ha ringraziato i Comuni per l’importante lavoro che stanno svolgendo come ente di prossimità.
La visita è proseguita nel pomeriggio con una riunione nella quale sono stati invitati gli Esecutivi di Novaggio, Astano, Bedigliora, Curio e Miglieglia: l’accento è stato messo sul tema delle aggregazioni. Il 10 marzo 2021, infatti, Il Consiglio di Stato ha approvato l’istanza di aggregazione formulata dai Municipi di Bedigliora, Curio, Miglieglia e Novaggio, estendendo d’ufficio il comprensorio ad Astano, e ha istituito la Commissione di studio incaricata di elaborare un progetto aggregativo tra i cinque Comuni. La Commissione di studio per l’aggregazione, è stato spiegato, intende promuovere nel corso del mese di maggio un seminario per coinvolgere i legislativi e la popolazione del comprensorio alla costruzione del nuovo Comune.
Il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha accolto favorevolmente l’iniziativa e a questo proposito ha tenuto ad aggiungere che «spesso ci sono difficoltà nel trovare cittadini disposti a candidarsi, e questo è uno dei motivi che spingono i Comuni a intraprendere poi un processo di aggregazione. Si tratta di una tendenza in atto a livello svizzero e per questo motivo una parte degli sforzi dei servizi della Sezione degli enti locali è focalizzata a promuovere progetti che mirano a rivitalizzare la democrazia diretta. Per questo abbiamo promosso il progetto ‘Democrazia sicura’, il cui scopo è quello di cercare di riavvicinare la popolazione alle istituzioni comunali».

La pandemia non blocca il traffico di droga

La pandemia non blocca il traffico di droga

Comunicato stampa

La pandemia non ha bloccato il traffico di droga. Per quanto riguarda i sequestri di stupefacenti, in gran parte riconducibili a droga in transito, nel 2021 la collaborazione tra la Sezione antidroga della Polizia cantonale (SAD) e i suoi partner, Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini (UDSC) e polizie comunali, ha permesso di intercettare 42.5 chili di hashish (245.9 nel 2020), 29.6 chili di marijuana (78.7), 21.7 chili di eroina (11.8), 7.2 chili di cocaina (16), 425.5 grammi di metanfetamina, 124.2 grammi di anfetamina (761), 474 pezzi di ossicodone, 96.85 grammi (77) e 45.5 pezzi di ecstasy (44), 43.1 grammi e 87 pezzi di Lsd (398) nonché 774 piante di canapa (957). Importanti anche i sequestri di denaro provento del narcotraffico, somme che ammontano a circa 178’000 franchi e a 165’000 euro. Le persone denunciate per reati concernenti la Legge federale sugli stupefacenti sono state complessivamente 1’555 (1’482 nel 2020), di cui 200 minorenni (270). Gli arresti hanno raggiunto quota 72 (84). Le morti per overdose sono state 13 (8).

La crisi legata alla pandemia da Covid non ha avuto un impatto significativo sulla reperibilità della droga a livello mondiale e in particolare in Europa come evidenziato dall’ Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze nella sua relazione annuale. Il rapporto rileva la resilienza della criminalità che ne gestisce il traffico nonché la crescita dei mercati online. A livello globale l’Europa costituisce sempre un mercato importante per le droghe, alimentato sia dalla produzione interna, sia dall’importazione illecita da altri paesi o continenti come l’America del Sud, l’Asia occidentale e l’Africa settentrionale. Permangono rilevanti i rischi per la salute pubblica derivanti dalla disponibilità e dal consumo di un’ampia gamma di sostanze, spesso di elevata potenza o purezza. In quest’ambito le nuove e pericolose tipologie di sostanze psicoattive (NPS), intercettate e monitorate a livello internazionale e di produzione principalmente asiatica, hanno superato quota 800.

In Ticino il quadro complessivo è in linea con quanto rilevato gli scorsi anni ed è analogo al resto della Svizzera. La cannabis resta la sostanza maggiormente in voga, seguita dalla cocaina e dall’eroina. Sono tuttavia in forte crescita a livello nazionale i cannabinoidi sintetici importati sotto forma di polveri, olii o liquidi altamente concentrati da cui si ricavano soluzioni che vengono spruzzate direttamente sui fiori essiccati della canapa light (CBD). Il prodotto finale è poi rivenduto sul mercato illegale come canapa ricca in THC. Questo modo di agire può condurre a intossicazione gravi e quadri clinici che vanno dall’agitazione psicomotoria fino a conseguenze anche fatali. Resta alto il livello di attenzione legato al consumo di medicinali da parte di giovani o adolescenti. La sottile linea che separa un farmaco dalla droga viene spesso superata con modi semplici e poco costosi. 

Numerose le inchieste che hanno impegnato la SAD. Tutte le sue antenne (Chiasso, Lugano, Bellinzona e Locarno) sono state confrontate con una costante attività d’indagine, derivante in gran parte da arresti operati al confine e da arresti casuali sul territorio. In quest’ambito si sottolinea come molte delle grosse inchieste legate agli stupefacenti abbiano preso avvio da attività investigative preliminari, monitorando fenomeni o soggetti sospetti, oppure con l’approfondimento di segnalazioni giunte alla sezione. Sul fronte dello spaccio e del consumo di sostanze stupefacenti si è assistito ad uno spostamento degli equilibri interni alle organizzazioni albanesi. Se fino a poco tempo fa questi gruppi erano quasi esclusivamente specializzati in eroina, nel corso dell’anno sono stati operati arresti e condotte inchieste che hanno evidenziato come gli spacciatori gestiscano anche grossi quantitativi di cocaina. I motivi sono verosimilmente da ricondurre alla maggior resa di questa sostanza nella vendita al dettaglio. Quanto resta del mercato della cocaina è perlopiù coperto da trafficanti di origini dominicane.

I quantitativi sequestrati, variabili da un anno all’altro, non trovano riscontro in una recrudescenza o diminuzione dell’attività criminosa. Spicca ad esempio il rinvenimento di un grosso quantitativo di metanfetamina, sostanza di cui non vi sono evidenze di una forte presenza nei mercati illegali del Ticino, grazie a un fermo operato dall’UDSC in occasione di un controllo alla frontiera. Lo stupefacente sequestrato ai valichi doganali, per buona parte non è destinato al mercato svizzero, bensì a quello del Nord Europa, rispettivamente della vicina Italia. Anche per il caso specifico, la metanfetamina era diretta in Germania.

Maggiori cyber-rischi nella sfera pubblica e privata

Maggiori cyber-rischi nella sfera pubblica e privata

Comunicato stampa

La crescente digitalizzazione dell’economia e della società, fenomeno acceleratosi in conseguenza delle restrizioni imposte dalla crisi pandemica e dalle misure prese per contrastarla, ha fortemente aumentato i cyber-rischi nella sfera pubblica e privata. Una frazione crescente di reati è direttamente o indirettamente legata ad aspetti di natura informatica o telematica. Per l’autorità giudiziaria l’aumento delle competenze tecniche e giuridiche è divenuta una priorità nella gestione delle inchieste.

A livello di reati informatici, per la prima volta in Svizzera, la Statistica federale fornisce dei dati nazionali e cantonali relativi al 2020 e al 2021. In  quest’ambito in Ticino nel 2021 sono stati registrati 338 reati (237 nel 2020) suddivisi nelle categorie cibercriminalità economica (160 nel 2020 e 255 nel 2021), ciberdelitti sessuali (53, 65) e ciberlesione della reputazione e pratiche sleali (24,18). La raccolta dei dati necessiterà nel corso dei prossimi anni di aggiustamenti anche procedurali per poterli affinare e per dare un quadro maggiormente chiaro della problematica.

Tornando all’attività della Sezione Analisi Tracce Informatiche (SATI) della Polizia cantonale, nel corso del 2021 ha sviluppato 36 inchieste, svolto 72 perquisizioni in supporto ad altri servizi, effettuato 1’095 analisi informatico-forensi, elaborato 43 analisi criminali operative, collaborato durante 27 ricerche d’urgenza ed evaso 250 richieste e-mail giunte da utenti o altre autorità. Inoltre, ha fornito importante supporto alla Polizia giudiziaria e alla Gendarmeria nelle indagini classiche in cui vi erano delle componenti informatiche in gioco. Le attività illecite più frequenti permangono le truffe Business Email Compromise (BEC) e gli attacchi ransomware. I BEC prevedono, attraverso le tecniche del social engineering, l’accesso illecito a una casella di posta elettronica (solitamente aziendale) e la conseguente scoperta di una relazione finanziaria. I truffatori, spacciandosi quindi per il creditore o il CEO dell’azienda, comunicano alla controparte delle false coordinate bancarie sulle quali indirizzare il trasferimento fraudolento. Per le 9 inchieste aperte lo scorso anno è stato
appurato un danno economico pari a circa 550’000 franchi. La seconda tipologia si riferisce, invece, ad attacchi veicolati allo scopo di criptare i dati contenuti nei dispositivi, così da poter chiedere un riscatto in cambio della chiave di decifratura. Gli autori operano prevalentemente dall’estero e utilizzano complessi espedienti che facilitano il mantenimento dell’anonimato. Gli illeciti vengono incassati sempre più spesso in cripto-valute. La prevenzione riveste quindi estrema importanza e la popolazione ha la possibilità di informarsi consultando i siti della Polizia cantonale www.polizia.ti.ch, del gruppo cantonale Cyber Sicuro www.cybersicuro.ch e della Prevenzione svizzera della criminalità (PSC) https://www.skppsc.ch/it/temi/internet/. Per quanto riguarda invece le segnalazioni è attivo il Centro nazionale per la cibersicurezza (NCSC) all’indirizzo https://www.ncsc.admin.ch/ncsc/it/home.html.

Infine, sono state evase diverse richieste provenienti da autorità estere che, in base alla Convenzione sulla criminalità informatica di Budapest, che fornisce una base giuridica per la cooperazione internazionale in ambito di indagini, chiedono la conservazione dei dati presenti su server di società ticinesi.

“In 10 anni quasi dimezzate le infrazioni al Codice penale”

“In 10 anni quasi dimezzate le infrazioni al Codice penale”

Norman Gobbi traccia il bilancio sull’attività della Polizia cantonale

In questi giorni la Polizia cantonale sta diramando una serie di comunicati stampa per informare la popolazione su come è andato il 2021 sul fronte della sicurezza. Il Consigliere di Stato Norman Gobbi, accompagnato dal comandante della Polizia, Matteo Cocchi e dal capo della Gendarmeria, Marco Zambetti ha presentato il bilancio 2021 dell’attività del Corpo di Polizia. Per questo gli abbiamo chiesto un commento su questo bilancio. “Se guardiamo le cifre sui vari fronti (incidenti, furti, rapine, ecc.) vediamo che l’anno scorso vi è stato un aumento della casistica rispetto al 2020. Ma la spiegazione è semplice: nel 2020 lo scoppio della pandemia e il lockdown dei due mesi primaverili (marzo-aprile) hanno condizionato l’attività. In effetti, grazie al maggior controllo alle frontiere imposto dalle misure sanitarie, i reati sono decisamente diminuiti. Nel 2021 si è tornati a una sorta di normalità sotto questo profilo. È interessante osservare però che se valutiamo l’andamento sull’ultimo decennio allora constatiamo una costante diminuzione della casistica. Dal 2011 al 2021 vi è stato quasi un dimezzamento delle infrazioni al codice penale in Ticino: da 20’671 si è scesi a 12’924 casi”, afferma il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

Un gran bel risultato che non viene sempre convenientemente messo in risalto. Comunque, quali sono stati i motivi di questa diminuzione? “L’organizzazione del Corpo, con alcune scelte strategiche vincenti e la costante ricerca di anticipare i fenomeni e le sfide che la Polizia deve affrontare nella nostra società. Se parliamo di organizzazione dobbiamo citare la riorganizzazione della Gendarmeria, nel senso di un ritorno marcato su tutto il territorio cantonale. I poliziotti devono essere al fronte. Devono essere pronti all’intervento. D’altro canto aver creato la CECAL, centrale cantonale d’allarme, sotto il cui tetto operano tutti gli enti di primo intervento, ci ha permesso di ottimizzare l’interventistica. Con una velocizzazione della presa a carico degli eventi, anche grazie a nuovi supporti informatici. L’aumento di 50 unità ha portato la Polizia cantonale ad avere un giusto dimensionamento. Spesso viene criticato questo potenziamento, ma non dimentichiamo che in Ticino oltre alla sua popolazione composta di 350 mila abitanti vi sono costantemente anche più di 70 mila lavoratori frontalieri e spesso almeno 100 mila turisti. Il nostro Cantone può quindi tranquillamente essere considerato un Cantone da mezzo milione di “abitanti”. Se vogliamo trovare altri motivi per cui è migliorata la sicurezza in Ticino posso citare anche una sempre migliore collaborazione con le Polizie comunali, il cui ruolo nelle attività di prossimità è diventato essenziale nell’insieme dell’azione di contrasto alla criminalità. Sul fronte della sicurezza un messaggio però è importante: non bisogna mai abbassare la guardia!”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Riuniti a Morcote i Capi Dipartimento di giustizia e polizia dei Cantoni latini

Riuniti a Morcote i Capi Dipartimento di giustizia e polizia dei Cantoni latini

Comunicato stampa 

La Presidenza della Conferenza Latina dei Capi dei Dipartimenti di Giustizia e Polizia (CLDJP), della Conferenza Latina dei Capi dei Dipartimenti di Asilo e Migrazione (CLDAM) e della Conferenza Latina dei Direttori degli Affari Militari e Protezione Civile (CLAMPP) si sono riunite il 30 e il 31 marzo 2022 a Vico Morcote e Morcote. L’incontro in Ticino è stato organizzato dal Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

Nella sua riunione ordinaria del 30 e 31 marzo 2022 a Vico Morcote e Morcote (TI), la Conferenza Latina dei Capi dei Dipartimenti di Giustizia e Polizia ha approvato il rinnovo delle sue funzioni statutarie in conformità con il suo regolamento organizzativo. Il Consigliere di Stato Alain Ribaux, capo del Dipartimento dell’economia, della sicurezza e della cultura (DESC) della Repubblica e Cantone di Neuchâtel, è stato nominato nuovo presidente della CLDJP, CLDAM e CLAMPP. Per quasi nove anni, il Consigliere di Stato Alain Ribaux è stato responsabile della sicurezza nel Cantone di Neuchâtel. In precedenza ha ricoperto la posizione di giudice e quindi ha diversi beni utili nelle sue mani per questa presidenza.
Il Consigliere di Stato Frédéric Favre, capo del Dipartimento della sicurezza, delle istituzioni e dello sport (DSIS) del Canton Vallese, è stato nominato vicepresidente.
Queste nomine sono valide per un periodo di tre anni.
Il Consigliere di Stato Romain Collaud, capo della Direzione della sicurezza, della giustizia e dello sport (DSJS) del Cantone di Friburgo, è stato nominato presidente del concordato latino sulla detenzione penale degli adulti e dei giovani adulti, così come del concordato latino sulla detenzione penale dei minori.
Per sostituire la Consigliera di Stato Béatrice Métraux, capo del Dipartimento dell’ambiente e della sicurezza (DES) del Cantone di Vaud, nel comitato della Conferenza dei direttori dei Dipartimenti cantonali di giustizia e polizia (CDDGP), di cui sono già membri i Consiglieri di Stato Alain Ribaux e Norman Gobbi, il CLDJP ha proposto il Consigliere di Stato Frédéric Favre.
Nel campo della polizia, la Conferenza latina ha deciso di sviluppare il progetto di una «Ecole romande unique multi-sites (ERM» (scuola unica multisede romanda). La creazione di questa scuola multisito, che integra il Centro interregionale di formazione della polizia (CIFPol) e l’Accademia di polizia, è in linea con l’attuazione del nuovo concetto di formazione dell’Istituto svizzero di polizia (ISP), denominato CGF 2020. In questo contesto, l’ERM si posizionerà come un centro di eccellenza e una risorsa propositiva al servizio delle forze di polizia: un centro di eccellenza nel campo dell’approccio pedagogico (assicurando la sua uniformità, efficacia e coerenza) e nella sua capacità di sinergia delle migliori pratiche applicate nelle diverse forze di polizia; un centro di eccellenza che controlla l’efficacia della sua formazione e che integra continuamente il feedback delle diverse forze partner (miglioramento continuo) e una risorsa propositiva nell’accompagnamento della creazione di dottrine nelle forze partner attraverso un’apertura costante sulle pratiche intra ed extra-cantonali. Per raggiungere questa visione a lungo termine sarà necessario un approccio pragmatico in fasi per creare gradualmente delle sinergie tra le specificità di ogni sito. Una commissione di formazione e un consiglio scientifico sono stati creati per fornire la dinamica necessaria per la messa in comune di idee, pratiche e forze rispettive. Una tabella di marcia che specifica gli aspetti della formazione, dell’organizzazione, dello status giuridico, del processo e del calendario sarà presentata alla riunione autunnale della CLDJP.
Nel campo della giustizia, la Conferenza latina, sulla base di uno studio di fattibilità realizzato da triaspect SA a Bienne, ha deciso di portare avanti il progetto di riabilitazione parziale dell’ex centro educativo di Prêles. Di conseguenza, 22 posti per il collocamento di minori francofoni potrebbero essere messi a disposizione dei giudici minorili latini, conformemente all’articolo 15 comma 2 del DPMin. Diversi approcci collaborativi con il Canton Berna, proprietario della struttura, dovranno essere fatti per affinare i contorni precisi di questo progetto.
Infine, nell’ambito degli affari militari e della protezione civile, la conferenza latina ha avuto l’opportunità di discutere con il nuovo comandante della divisione territoriale 1, il maggiore Mathias Tüscher su importanti questioni trasversali nella cooperazione tra i cantoni e la Div ter 1.

La CLDJP ringrazia il Canton Ticino, rappresentato dal Consigliere di Stato Norman Gobbi, per aver ospitato il suo incontro di primavera in una magnifica cornice.