Saluto in occasione dell’Assemblea della Federazione Ticinese delle Associazioni di Fiduciari (Villa Negroni, Vezia)  

Saluto in occasione dell’Assemblea della Federazione Ticinese delle Associazioni di Fiduciari (Villa Negroni, Vezia)  

Gentili signore, egregi signori

nel portare il mio saluto alla vostra assemblea anche a nome del Consiglio di Stato desidero in primo luogo ringraziare la vostra associazione e la vostra presidente Cristina Maderni per la proficua collaborazione in questi anni tra il mio Dipartimento, attraverso la Direzione della Divisione della giustizia, e la FTAF.
La vostra federazione quest’anno festeggia i 30 anni di attività. Trent’anni in cui il mondo è decisamente cambiato. L’era digitale – quella che stiamo vivendo – ha provocato una serie di cambiamenti sociali, economici e politici che ci collocano oggi in una società dell’informazione, una società post-industriale. Tutti ne siamo immersi. Lo è anche l’agricoltore di montagna oppure il meccanico. Ancor di più chi è attivo nel terziario.
Un cambiamento che siamo stati in grado di gestire? Dico di sì, se penso alla continua crescita del Prodotto interno lordo nazionale e ticinese sino al 2019, con una flessione nel 2020 a causa dello scoppio della pandemia. Un evento eccezionale di portata planetaria che ha interrotto purtroppo anche il virtuoso sviluppo dei conti dello Stato. Quando eravamo riusciti a trovare la quadratura del cerchio, purtroppo – ripeto – la crisi legata al coronavirus ci ha fatto tornare indietro di almeno 4 anni.
La Svizzera e il Ticino sono riusciti però a tenere il colpo. Gli aiuti sociali – il nostro welfare – nel 2020, nel 2021 e in questa prima parte del 2022 non sono esplosi. Anzi: vi è una buona stabilità.
Per non farci mancare nulla, dopo la pandemia una delle superpotenze mondiali, la Russia, ha deciso di invadere militarmente l’Ucraina. Senza qui dare giudizi, risulta però evidente che questa guerra e le conseguenti reazioni a catena sul piano internazionale comportano ripercussioni su tutta l’economia mondiale. I costi di numerose materie prime sono aumentati, generando maggiori oneri di produzione e ripercuotendosi dunque anche sulle tasche dei cittadini e dello Stato! Le previsioni per i prossimi mesi non sono positive per molti settori.
In Ticino a fare eccezione a breve termine è il turismo e l’indotto da esso generato. Per gli altri rami saranno mesi difficili. Nel settore bancario – solo per fare un esempio comunque a voi vicino – stando ai dati dell’indagine congiunturale pubblicati a fine aprile dall’USTAT il numero di istituti che valutano negativamente la situazione degli affari è in aumento. Nei prossimi tre mesi le banche prevedono una crescita della domanda da parte della clientela nazionale privata, mentre rimane forte incertezza sull’evoluzione della domanda da parte delle imprese e calerà la domanda della clientela estera.
“Il mondo appartiene a quelli che hanno la maggiore energia”. Utilizzo questa frase del filosofo francese Alexis de Tocqueville per agganciarmi al tema toccato dal presidente del consiglio di amministrazione dell’AET, Giovanni Leonardi. Un’energia, in questo caso, che sta però a indicare la volontà, l’impegno e la tenacia che tutti, nei rispettivi campi, dobbiamo profondere per superare anche questa situazione di crisi. Un’energia positiva innanzitutto.
Qui mi ricollego allo spirito di collaborazione tra il mio Dipartimento e la FTAF. Questa collaborazione ha permesso di portare a buon fine la revisione della Legge cantonale sull’esercizio delle professioni di fiduciario, che di fatto era un mero adeguamento della legislazione cantonale all’introduzione delle nuove normative federali: la Legge federale sugli istituti finanziari e la Legge federale sui servizi finanziari. Il Gran Consiglio l’ha approvata quasi all’unanimità lo scorso mese di ottobre, chinandosi attentamente sulle riflessioni poste dal Consiglio di Stato in merito all’attualità e quindi all’esistenza della Legge e la sua efficacia. L’approvazione va letta quale volontà del Parlamento di tutelare gli interessi della cittadinanza che fa capo ai servizi fiduciari offerti dal migliaio di fiduciari commercialisti e immobiliari autorizzati e iscritti all’albo. Ma non solo, la volontà del Consiglio di Stato di non mettere in discussione la LFid, confermata dal Parlamento, è stata anche quella di voler salvaguardare, attraverso la Legge cantonale sui fiduciari, un settore particolarmente a rischio di agire illeciti e mala gestione, che potrebbe influenzare, in uno scenario più ampio, anche l’operato di altri settori della società e condizionare la percezione della piazza finanziaria ticinese.
Se il Ticino è l’unico Cantone a disporre di una legge sui fiduciari i motivi – che ho appena indicato – sono chiari ed è anche dal punto di vista legislativo che possiamo garantire un settore migliore a tutela della cittadinanza, in un contesto differente rispetto alle altre parti della Confederazione. Lo abbiamo sentito la scorsa settimana da parte del neo Procuratore generale della Confederazione, Stefan Blättler, che è venuto in Ticino anche in occasione dell’Assemblea degli impresari costruttori dove si è parlato di organizzazioni criminali: il fenomeno delle mafie è reale e non tocca solo il Ticino, anzi. Ma la presa di coscienza in Svizzera finalmente sta aumentando. Le attività mafiose, lo sappiamo, rendono malato il nostro tessuto sociale ed economico, con l’inserimento nel circolo economico svizzero, da parte di persone insospettabili e ben integrate, del denaro guadagnato in stragrande maggioranza all’estero tramite attività criminali. Occorre quindi una sensibilizzazione a tutti i livelli, anche nelle professioni che operano nel settore fiduciario e vigilare, invitandovi a segnare situazioni in ossequio ai propri doveri e alla legislazione.  
Nell’ottica della sensibilizzazione, saluto con favore la recente iniziativa della FTAF, unitamente all’Istituto di formazione delle professioni fiduciarie, che ha visto la collaborazione del mio Dipartimento per il tramite del Settore dei registri della Divisione della giustizia nel corso di formazione sul tema “Costituzioni qualificate di società e mantelli giuridici: rischi per fiduciari e clienti”. La complessità e la continua evoluzione del diritto societario impongono ai professionisti del settore fiduciario di essere costantemente aggiornati. Le ulteriori sfide che derivano da possibili abusi nelle operazioni svolte sono quindi delle tematiche attuali che dobbiamo condividere, sempre nell’ottica di proteggere la clientela che sa di poter contare su operatori formati e rispettabili. Tutto questo per mantenere attrattiva la nostra piazza finanziaria e gli attori che vi operano, quindi anche voi tutti fiduciari. La LFid contribuisce, non da sola, a favorire la sicurezza della nostra piazza finanziaria per renderla attrattiva. Uno strumento ben visto anche dal Ministero pubblico, nell’ambito della sua attività di contrasto ai reati finanziari, uno strumento apprezzato dai professionisti – l’abbiamo visto nella procedura di consultazione precedente al licenziamento del Messaggio del Governo – e dall’opinione pubblica che può contare sin dal 1985 su un settore fiduciario cantonale trasparente, coerente con la volontà del Legislatore federale.
Come avevo dichiarato nel corso del dibattito parlamentare in autunno, abbiamo fatto delle riflessioni in punto a una revisione totale della legge nell’ottica di adeguarla alle esigenze poste dalla nostra realtà economica e sociale in continua evoluzione. Le discussioni parlamentari hanno difatti sollevato alcuni aspetti da ritenere e che prossimamente saranno oggetto di discussione con la preposta Commissione parlamentare Costituzione e leggi che ha sollecitato in tal senso il Dipartimento che dirigo.
Quale Direttore del Dipartimento delle istituzioni, rammento spesso che la Giustizia è un cantiere in continua evoluzione, poiché espressione della nostra società. Anche la legislazione cantonale in materia di fiduciari segue questa ineluttabile evoluzione.
E nell’affrontare queste importanti sfide, tengo nuovamente a ringraziare la Federazione, per mezzo della sua Presidente, Cristina Maderni, per la sempre apprezzata disponibilità in ottica costruttiva e collaborazione con i servizi della Divisione della giustizia in particolare, ma anche l’Autorità di vigilanza.
Giungo al termine di questo mio intervento. Se il mondo appartiene a coloro che hanno la maggiore energie, allora il mondo può essere nostro. A condizione di impegnarci quotidianamente, con unità di intenti, per il benessere della nostra piazza economica e per il benessere di ogni cittadina e cittadino residente nel nostro magnifico Cantone. Grazie per la vostra attenzione e tanti auguri per i 30 anni della FTAF!  

Lega dei Ticinesi – Completato il Consiglio esecutivo

Lega dei Ticinesi – Completato il Consiglio esecutivo

Questo tardo pomeriggio nel Comune di Monteceneri si è tenuta l’Assemblea ordinaria della Lega dei Ticinesi.
Alla presenza di una quarantina di soci (gli aventi diritto di voto sono i rappresentanti del Movimento a livello federale, cantonale e i municipali) è stata, in particolare, definita la composizione del Consiglio esecutivo per il periodo 2021-2023.
Secondo lo statuto ne fanno parte di diritto il Consigliere nazionale Lorenzo Quadri, i Consiglieri di Stato Norman Gobbi e Claudio Zali, il Capogruppo in Gran Consiglio Boris Bignasca e come uditore il Presidente del Movimento Giovani Leghisti Stefano Tonini.
A loro si aggiungono quattro rappresentanti nominati all’unanimità dall’Assemblea: Sabrina Aldi per il Luganese, Massimiliano Robbiani per il Mendrisiotto, Patrizio Farei per il Bellinzonese e Alto Ticino, e Alessandro Mazzoleni per il Locarnese e Valli.
Al termine, l’Assemblea ha accolto la proposta del Consiglio esecutivo di nominare Rosanna Molteni, per lunghi anni segretaria amministrativa del Movimento e del Gruppo parlamentare, socia onoraria della Lega dei Ticinesi.

“Servono interventi a sostegno degli alpeggi”

“Servono interventi a sostegno degli alpeggi”

La carenza di precipitazioni può mettere in crisi la produzione di formaggio dell’alpe

La siccità che ha caratterizzato i primi quattro mesi dell’anno e soprattutto la scarsità di innevamento anche sopra i 1’500 metri d’altitudine rischia di provocare un danno all’economia alpestre ticinese. “In effetti è così – afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi, molto sensibile a quanto avviene in Ticino anche nel settore primario. Proprio per questo motivo negli scorsi giorni ho voluto parlare di questo problema con il mio collega Christian Vitta, che in qualità di direttore del DFE è responsabile della Sezione dell’agricoltura. Un primo contatto che è però servito per avviare la ricerca di soluzioni a favore degli alpeggi ticinesi, che certamente soffriranno per la mancanza di acqua”.

Ricordiamo che la produzione di formaggi dell’alpe in Ticino rappresenta un settore molto interessante della nostra agricoltura, soprattutto per le regioni periferiche. “L’alpeggio è il fulcro del sistema d’allevamento alpino. Solo in alpe, durante l’estate, si producono formaggi di qualità, adatti alla vendita o alla conservazione, poiché si dispone di grandi quantità di latte e lo si affida a casari esperti. Lo scorso anno sono stati lavorati 4 milioni di litri di latte e prodotte 380 tonnellate di formaggio. Di queste, buona parte (280 tonnellate) hanno il marchio DOP, segno che la qualità continua a essere elevata. Nel 2021 le condizioni meteorologiche sono state favorevoli e anche le precipitazioni durante l’estate hanno dato una mano. Quest’anno le condizioni di partenza saranno invece negative. Vogliamo quindi cercare di introdurre dei provvedimenti che possano poi essere utili agli alpigiani, così da non sacrificare troppo la produzione di latte e quindi di formaggio”, sottolinea il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

Quali provvedimenti particolari ci si può aspettare? “Per ora abbiamo dato mandato di chinarsi sul problema. Saranno gli specialisti, in collaborazione con chi lavora sui nostri alpeggi, a proporre delle soluzioni. Il Dipartimento delle istituzioni spesso scende in campo per sostenere anche le attività di altri Dipartimenti in uno spirito di servizio alla popolazione ticinese. E qui ricordo quanto si è fatto e si fa in ambito dell’emergenza sanitaria per il coronavirus, oppure alle risposte che stiamo dando alla crisi legata ai profughi ucraini. Anche in questo caso vogliamo dare una mano concreta. Penso in particolare al sostegno che può dare la Sezione del militare e della protezione della popolazione, che collabora in modo proattivo sia con l’Esercito, sia con la Protezione civile, vera “riserva” di forze a favore della popolazione ticinese. Vedremo. Per ora è ancora troppo presto per dire quali saranno gli interventi. Ne riparleremo certamente”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

 

‘Nella lotta alla mafia bisogna fare di più’

‘Nella lotta alla mafia bisogna fare di più’

Il nuovo procuratore generale della Confederazione Stefan Blättler: il fenomeno esiste, ora dobbiamo cercare di trasformare gli elementi che raccogliamo in atti di accusa

«Che la mafia, nelle diverse forme, sia presente anche in Svizzera è fuori discussione. Ora però non basta più constatare l’esistenza del fenomeno, non basta più analizzare determinate situazioni. Bisogna anche lottare». E quindi «la sfida» per le autorità inquirenti federali e cantonali «consiste e consisterà nel trasformare gli elementi derivanti da indagini e analisi in atti d’accusa». Affinché le inchieste abbiano (anche) un epilogo processuale. Insomma, «possiamo e dobbiamo fare di più nel contrastare la mafia». Il nuovo procuratore generale della Confederazione Stefan Blättler è uno dei relatori della tavola rotonda organizzata, ieri pomeriggio, al Centro manifestazioni mercato coperto di Mendrisio, dalla Ssic-Ti, la sezione ticinese della Società svizzera impresari costruttori, al termine della propria assemblea. Con il pg ci sono la direttrice dell’Ufficio federale di polizia (Fedpol) Nicoletta della Valle, il consigliere di Stato e titolare del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi e Thomas Ferrari, responsabile in seno alla Cantonale della Polizia giudiziaria. Sono stati invitati dall’associazione a confrontarsi, sollecitati dalle domande del vicedirettore e consigliere nazionale Alex Farinelli, sul tema ‘La Svizzera e la lotta alla criminalità organizzata’. Una lotta che rappresenta «una priorità anche per gli impresari costruttori», sottolinea il direttore della Ssic-Ti Nicola Bagnovini introducendo la conferenza e ricordando che l’edilizia, qui come in altri paesi, è un settore a rischio infiltrazioni.
Tuttavia nessuna attività economica, osserva Blättler, può considerarsi completamente al riparo dai tentacoli mafiosi. «La criminalità organizzata – spiega il direttore del Ministero pubblico della Confederazione – investe o tenta di investire nel circuito legale denaro frutto di reati. Nel riciclare i soldi, la mafia cerca delle opportunità. Ebbene, l’intera economia può costituire un’opportunità». Per evitare che la mafia «diventi un cancro sociale, serve, ai fini di un’efficace azione di contrasto, l’impegno di tutti», evidenzia il pg. Di tutti: politici, operatori economici, semplici cittadini. ’Ndrangheta, Cosa Nostra e altre associazioni di stampo mafioso, non solo italiane, «agiscono in modo subdolo», avverte Ferrari. «È pertanto importante – aggiunge il capo della Polgiudiziaria ticinese – sensibilizzare la popolazione, in modo che sviluppi quel necessario spirito critico che possa portarla a diffidare di determinate proposte nel campo degli affari e a denunciare situazioni anomale».

‘La protezione dei dati non agevola la condivisione di informazioni necessarie’
Fondamentale dunque l’impegno di tutti. Fondamentale è la condivisione delle informazioni. «Più ne abbiamo, più analisi e indagini si possono fare», indica della Valle. In quest’ambito ci sono però in Svizzera, secondo la responsabile di Fedpol e Gobbi, ampi margini di miglioramento. Lo scambio di informazioni fra autorità amministrative, tra quest’ultime e quelle penali e fra Cantoni «è essenziale per contrastare la criminalità organizzata», annota il consigliere di Stato. «Purtroppo – constata il direttore del Dipartimento istituzioni – la protezione dei dati e una tutela eccessiva della privacy non agevolano questo scambio e questa condivisione di informazioni».

‘Urgente la banca dati nazionale’

C’è dell’altro. Afferma Blättler: «Abbiamo bisogno al più presto in Svizzera di una banca dati comune, nazionale, alla quale i poliziotti inquirenti di ogni cantone possano accedere e ottenere immediatamente informazioni su una persona ricercata o fermata». Per sapere se questa persona è già nota ad altre polizie cantonali e stabilire di conseguenza dei collegamenti tra gli illeciti che le vengono contestati. «Oggi è molto più facile ottenere informazioni per esempio da Strasburgo o da Bruxelles, che nel nostro paese», commenta il procuratore generale della Confederazione. La banca dati comune «è un’urgenza e non si cominci a discutere di protezione dei dati quando ci sono di mezzo dei criminali: ci sono informazioni che è indispensabile acquisire in tempo reale per contrastare con successo la criminalità, organizzata e non. Ciò nell’interesse della collettività». Sull’argomento è peraltro pendente un’interrogazione di Giorgio Galusero: il deputato del Plr ed ex ufficiale della Polizia cantonale chiede al Consiglio di Stato se non ritenga “urgente” attivarsi con i parlamentari ticinesi alle Camere per avviare il database nazionale.

La mafia, rammenta la direttrice di Fedpol della Valle, «è presente nel nostro paese da decenni. Un tempo vedevamo gli illeciti: traffico di armi, riciclaggio, reati economici e anche reati violenti. Oggi siamo in grado di stabilire legami fra i vari reati» e di attribuirne la paternità a questa o a quella organizzazione criminale. Non solo: «Emaniamo divieti di entrata in Svizzera nei confronti di persone condannate in Italia per mafia e ordini di espulsione». Un’attività di contrasto possibile anche grazie alla fattiva e preziosa collaborazione della Polizia cantonale ticinese. In altri cantoni non si è invece ancora pienamente consapevoli del pericolo di stampo mafioso. Per citare le parole del procuratore generale della Confederazione, occorre fare di più.

 

Gravi scenari di crisi, le prove di ‘Odescalchi 22’

Gravi scenari di crisi, le prove di ‘Odescalchi 22’

Un’operazione di collaborazione transfrontaliera

Da un incidente aereo con un grosso incendio nel Malcantone, a un importante inquinamento sul lago Ceresio, passando per un’esplosione a Maccagno, un impiego a supporto della Dogana Sud per il controllo delle frontiere, fino a giungere al trasporto di acqua dal lago di Lugano a Mendrisio con la necessità di renderla potabile. Si tratta di alcuni degli scenari emergenziali di esercitazione che saranno al centro dell’operazione Odescalchi 2022. Nell’arco di un’intera settimana – dal 13 al 19 giugno –, in Ticino e nelle regioni della provincia di Varese sul confine, saranno coinvolti militari attivi nei battaglioni della Divisione territoriale 3; donne e uomini delle Organizzazioni regionali della Protezione civile; agenti della polizia cantonale, pompieri e soccorritori della Federazione cantonale ticinese servizi ambulanze, in collaborazione con i loro omologhi italiani. L’esercitazione ha lo scopo di affinare le competenze e la conoscenza reciproca nell’ambito dell’aiuto militare e civile in caso di catastrofe. Una prima edizione si era già svolta nel 2016 nel Mendrisiotto e nella provincia di Como. Allora esercito e partner della protezione della popolazione svizzeri e italiani vennero sollecitati per il deragliamento sotto la galleria di Monte Olimpino 2 di un treno diretto a Milano con conseguente incidente chimico alla stazione di Chiasso, uno scenario con decine di morti e centinaia di feriti che vide l’impiego di una moltitudine di soccorritori.
Durante la presentazione avvenuta alla Centrale cantonale d’allarme a Bellinzona, il direttore del Dipartimento istituzioni partendo da fatti concreti come il vasto incendio boschivo divampato a fine gennaio sopra l’Alpe di Neggia, ha sottolineato come la possibilità di attivare in modo immediato la controparte su un versante o l’altro tra Svizzera e Italia in caso di catastrofe sia vitale per un intervento incisivo per proteggere la popolazione dei due Paesi. Dal canto suo il divisionario Lucas Caduff ha ricordato la possibilità del Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport (Ddps) di decidere, su richiesta del Dipartimento federale degli affari esteri, impieghi di soccorsi urgenti da parte di piccoli distaccamenti dell’esercito nell’ambito dell’aiuto in caso di catastrofe all’estero. Un’organizzazione performante e soldati allenati in grado di assolvere i compiti richiesti – ha evidenziato Caduff – si ottengono proprio con operazioni di questo tipo che presentano scenari verosimili su cui esercitarsi in modo appropriato per far fronte a situazioni di crisi che si possono verificare realmente.
Stefano Laffranchini, sostituto comandante della Divisione territoriale 3, e Ryan Pedevilla, capo della Sezione del militare e della protezione della popolazione, hanno invece presentato nel dettaglio gli scenari di intervento e di collaborazione che saranno realizzati nel corso di tutta la settimana, specificando l’ingaggio della parte militare svizzera e italiana e quello di tutti i partner attivi sui due versanti del confine. L’imponente impiego di personale e mezzi – è stato annunciato – avrà pure una concretizzazione di carattere politico, ovvero la firma di un nuovo Protocollo d’intesa tra i Cantoni Ticino, Vallese, Grigioni e le Province italiane di confine nell’ambito di una sempre migliore pratica d’impiego italo-svizzera in caso di catastrofe. Il documento verrà sottoscritto venerdì 17 giugno a Pollegio.

Esposizione dell’esercito
Dal 15 al 19 giugno, in concomitanza con l’operazione Odescalchi 2022, le formazioni dell’esercito svizzero, gli enti di primo intervento e gli alpini dell’esercito italiano si presenteranno alla popolazione con un’esposizione all’aeroporto militare di Locarno-Magadino. Sarà possibile visitare i diversi stand espositivi, ma anche assistere all’esibizione della fanfara militare della Divisione territoriale 3, alle evoluzioni della pattuglia acrobatica PC-7 Team, dei paracadutisti dell’esercito e alle prestazioni dei cavalli e dei cani del centro di competenza del servizio veterinario e degli animali dell’esercito.

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 18 maggio 2022 de La Regione

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Odescalchi 2022, scenari di crisi e nuovo protocollo
Presentata l’operazione di esercitazione transfrontaliera in caso di catastrofi – In programma dal 13 al 19 giugno

Un incidente aereo con un grosso incendio nel Malcantone, un maxi-inquinamento del Ceresio e persino un’esplosione a Maccagno. Sono solo alcuni degli scenari emergenziali di esercitazione che saranno al centro dell’operazione Odescalchi 2022. Nell’arco di una settimana – dal 13 al 19 giugno -, in Ticino e nelle regioni della provincia di Varese sul confine, saranno coinvolti militari attivi nei battaglioni della Divisione territoriale 3; uomini della Protezione civile; agenti della polizia cantonale, pompieri e soccorritori della Federazione cantonale ticinese servizi ambulanze, in collaborazione con i loro omologhi italiani. Ieri, in occasione della presentazione dell’operazione, il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi, partendo da fatti concreti come il vasto incendio boschivo divampato a fine gennaio sopra l’Alpe di Neggia, ha sottolineato come la possibilità di attivare in modo immediato la controparte su un versante o l’altro tra Svizzera e Italia in caso di catastrofe sia vitale per un intervento incisivo per proteggere la popolazione dei due Paesi. Dal canto suo il divisionario Lucas Caduff ha sottolineato: «Un’organizzazione performante e soldati allenati in grado di assolvere i compiti richiesti si ottengono proprio con operazioni di questo tipo che presentano scenari verosimili su cui esercitarsi in modo appropriato per far fronte a situazioni di crisi che si possono verificare realmente». Stefano Laffranchini, sostituto comandante della Divisione territoriale 3, e Ryan Pedevilla, capo della Sezione del militare e della protezione della popolazione, hanno invece presentato nel dettaglio gli scenari di intervento e di collaborazione. L’imponente impiego di personale e mezzi è stato annunciato – avrà anche una concretizzazione di carattere politico, ossia la firma di un nuovo protocollo d’intesa tra Ticino, Vallese, Grigioni e le Province italiane di confine nell’ambito di «una sempre migliore pratica d’impiego italo-svizzera in caso di catastrofe».

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 18 maggio 2022 del Corriere del Ticino

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Ritornano gli scenari dell’operazione Odescalchi

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/15336826

Servizio all’interno dell’edizione di martedì 17 maggio 2022 de Il Quotidiano

 

Odescalchi 2022: molti scenari di crisi e la firma di un nuovo Protocollo d’intesa tra Ticino e Italia  

Odescalchi 2022: molti scenari di crisi e la firma di un nuovo Protocollo d’intesa tra Ticino e Italia  

Comunicato stampa

Militari attivi nei battaglioni della Divisione territoriale 3; donne e uomini delle Organizzazioni regionali della Protezione civile; agenti della polizia cantonale, pompieri e soccorritori della Federazione cantonale ticinese servizi ambulanze collaboreranno con i loro omologhi italiani in un’esercitazione che affinerà le competenze e la conoscenza reciproca nell’ambito dell’aiuto militare e civile in caso di catastrofe. Il tutto sull’arco di un’intera settimana (dal 13 al 19 giugno 2022), su più scenari in Ticino e nelle regioni italiane sul confine con la provincia di Varese. Si tratta di “Odescalchi 2022”, un imponente impiego di personale e mezzi che avrà pure una concretizzazione di carattere politico: la firma di un nuovo protocollo d’intesa tra i Cantoni Ticino, Vallese, Grigioni e le Province italiane di confine.  

Odescalchi 2022 è la seconda edizione dopo quella del 2016 che si svolse nel Mendrisiotto (a Chiasso in particolare) e nella provincia di Como. Allora esercito e partner della protezione della popolazione svizzeri e italiani vennero sollecitati per il deragliamento sotto la galleria di Monte Olimpino 2 di un treno diretto a Milano con conseguente incidente chimico alla stazione di Chiasso. Decine di morti, centinaia di feriti, con una moltitudine di soccorritori impegnati. Odescalchi 2022 vedrà un più forte coinvolgimento di uomini e donne, di mezzi su più scenari emergenziali: si va da un incidente aviatorio con un grosso incendio nel Malcantone, a un importante inquinamento sul lago Ceresio, passando da un’esplosione a Maccagno, un impiego a supporto della Dogana Sud per il controllo delle frontiere, fino a giungere al trasporto di acqua dal lago di Lugano a Mendrisio con la necessità di renderla potabile.  
Nel corso di una conferenza stampa svoltasi oggi alla Centrale cantonale d’allarme a Bellinzona il Consigliere di Stato Norman Gobbi, il Divisionario Lucas Caduff, comandante della Divisione territoriale 3, il brigadiere Stefano Laffranchini, sostituto comandante della Divisione territoriale 3 e Ryan Pedevilla, capo della Sezione del militare e della protezione della popolazione, hanno presentato i contenuti di Odescalchi 2022, con gli obiettivi che si intendono raggiungere in ambito di collaborazione transfrontaliera.  
Partendo da fatti concreti (si ricorda per esempio il vasto incendio boschivo divampato a fine gennaio sopra l’Alpe di Neggia) il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha sottolineato come la possibilità di attivare in modo celere la controparte su un versante o sull’altro tra Svizzera e Italia in caso di catastrofe sia vitale per un intervento incisivo per proteggere la popolazione dei due Stati.  
Il Divisionario Lucas Caduff ha dal canto suo ricordato la possibilità del Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport (DDPS) di decidere, su richiesta del Dipartimento federale degli affari esteri, impieghi di soccorsi urgenti da parte di piccoli distaccamenti dell’esercito nell’ambito dell’aiuto in caso di catastrofe all’estero. La necessità di avere un’organizzazione performante e soldati allenati in grado di assolvere i compiti richiesti si può soddisfare con esercitazioni di questo tipo. Con scenari verosimili si esercitano in modo appropriato le situazioni di crisi che si possono verificare realmente.  
Stefano Laffranchini, sostituto comandante della Divisione territoriale 3 e Ryan Pedevilla, capo della Sezione del militare e della protezione della popolazione, hanno presentato nello specifico gli scenari di intervento e di collaborazione che saranno realizzati nel corso di tutta la settimana, specificando l’ingaggio della parte militare svizzera e italiana e quello di tutti i partner attivi sui due versanti del confine.  
Come detto, la settimana di Odescalchi 2022 vedrà la firma di protocolli d’intesa tra i Cantoni Ticino, Grigioni e Vallese con la controparte italiana nell’ambito di una sempre migliore pratica d’impiego italo-svizzera in caso di catastrofe. Un documento che verrà sottoscritto venerdì 17giugno a Pollegio.  

I principali scenari  

“LAGO”
Intervento sul Lago Ceresio a seguito di un importante inquinamento da idrocarburi (cisterna per trasporto gasolio) causato da problemi con un battello di linea della Società navigazione di Lugano nella zona di Ponte Tresa. L’autorità cantonale chiede l’appoggio dell’esercito per contenere la perdita.    

“TORRE”
La diffusione di un’epidemia all’interno del carcere La Stampa impedisce il normale servizio carcerario. Le autorità civili hanno deciso di realizzare un carcere temporaneo nel settore di Torricella.  

“CRASHFIRE”
In seguito alla caduta di un aereo di linea si sviluppano grossi incendi boschivi alimentati da forte vento che non permettono l’intervento degli elicotteri. Zona Astano/Malcantone. L’incendio si propaga per l’intera valle.  

“MACCAGNO”
Incendio ed esplosioni provocano interruzioni di vie di comunicazione. Le truppe di salvataggio spostano l’acqua in modo da garantire lo spegnimento da parte di volontari. Costruzione di un ponte di sostegno in zona Croglio per garantire una seconda possibilità viaria.  

“ACQUA”
Una prolungata siccità non permette più alle autorità di Mendrisio di approvvigionare con acqua potabile un intero quartiere. L’esercito interviene per prelevare l’acqua dal Ceresio, condurla a Mendrisio e potabilizzarla attraverso un innovativo procedimento.    

“CONFERENZA”
Impiego pianificato dell’esercito a supporto delle autorità civili nell’ambito di una conferenza internazionale. Durante questa esercitazione a Pollegio verranno firmati i nuovi protocolli d’intesa in caso di catastrofe.  

“AEROPORTO”
Impiego pianificato dell’esercito a supporto delle autorità civili a protezione di un aeroporto nell’ambito di una conferenza internazionale.  

“LIMES”
Impiego dell’esercito a supporto della Dogana Sud per il controllo alle frontiere.   

Esposizione dell’esercito  
Le formazioni dell’esercito svizzero, così come gli enti di primo intervento e gli alpini dell’esercito italiano, si presenteranno alla popolazione dal 15 al 19 giugno. All’aeroporto militare di Locarno – Magadino verrà installata un’esposizione aperta al pubblico. Si potranno visitare i diversi stand espositivi, ma anche assistere all’esibizione della fanfara militare della divisione territoriale 3, alle evoluzioni dei PC-7 Team, dei paracadutisti dell’esercito e alle prestazioni dei cavalli e dei cani del centro di competenza del servizio veterinario e degli animali dell’esercito.

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi in visita in alcuni Comuni del Mendrisiotto

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi in visita in alcuni Comuni del Mendrisiotto

Comunicato stampa

Continuano le visite del Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi nei Comuni ticinesi. I temi all’ordine del giorno degli appuntamenti con alcuni Municipi del Mendrisiotto sono stati l’aggregazione del Basso Mendrisiotto che entrerà nel vivo a inizio giugno e le iniziative che si possono attuare per rendere la cittadinanza attiva. A questo proposito la Sezione degli enti locali sta valutando di inserire nella riforma del quadro normativo un incentivo per i Comuni che prediligono il coinvolgimento dei cittadini nei processi decisionali. Iniziati nel 2018 il quarto ciclo di incontri proseguirà il 30 maggio 2022 con alcuni Comuni dell’alto Luganese.

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi, accompagnato dal Capo della Sezione degli enti locali Marzio Della Santa, dall’ispettore comunale Alan Lancetti e dalla responsabile dei progetti aggregativi Daniela Baroni, ha incontrato i Municipi di Coldrerio, Morbio Inferiore e Vacallo nonché i sei Comuni che hanno aderito allo studio preliminare per un’eventuale aggregazione del Basso Mendrisiotto.
Durante il primo degli incontri, quello con il Comune di Coldrerio, il Municipio ha illustrato i progetti in cantiere ponendo l’accento sull’edificazione del nuovo parco intergenerazionale che vedrà la luce nel corso dell’autunno e sarà un luogo d’incontro nel cuore del paese a disposizione di tutta la comunità. La discussione è proseguita in maniera costruttiva passando in rassegna le politiche che le istituzioni comunali possono attuare per coinvolgere la cittadinanza nei processi decisionali. Un coinvolgimento della popolazione all’inizio dei processi decisionali può frenare l’inoltro di ricorsi o l’avvio di referendum, migliorando la progettualità comunale.
Durante la riunione con il Comune di Morbio Inferiore, all’indomani della bocciatura del referendum contro l’edificazione di un nuovo Ecocentro comunale, l’accento ancora una volta è stato messo sull’importanza di coinvolgere i cittadini, già in una fase decisionale, per creare consenso sui progetti comunali.
Infine, il Municipio di Vacallo ha messo in evidenza la grande vivacità della propria comunità e la forte presenza di associazioni sul territorio, due caratteristiche che rendono la popolazione del Comune molto attiva. Un ottimo auspicio per il progetto di studio preliminare di aggregazione che prenderà avvio nelle prossime settimane.
La visita si è conclusa nel tardo pomeriggio con una riunione alla quale sono stati invitati gli Esecutivi di Balerna, Breggia, Chiasso, Morbio Inferiore, Novazzano e Vacallo per discutere dello studio introduttivo per il progetto aggregativo del Basso Mendrisiotto che entrerà nel vivo a inizio giugno. Lo scorso autunno, infatti, dando seguito alla richiesta dei Comuni, il Dipartimento delle istituzioni ha avallato un nuovo procedimento in materia di aggregazione: prima di dare avvio a un vero e proprio processo, i sei Comuni interessati a creare una nuova realtà comunale analizzeranno e valuteranno le potenzialità di quello che potrebbe essere il futuro del Basso Mendrisiotto. La Sezione degli enti locali coordinerà i lavori dei due giorni di seminari previsti il 3 e il 4 giugno, attuando ancora una volta le pratiche del governo collaborativo già sperimentate con successo in altre realtà come Faido.
Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni ha tenuto a specificare che «il Dipartimento delle istituzioni ha promosso il Buon governo dei Comuni, con l’intento di aiutare i Comuni a coinvolgere attivamente i cittadini nei processi decisionali diventando parte attiva della discussione e quindi anche delle decisioni. I processi partecipativi aiutano a migliorare la fiducia della popolazione nei confronti del sistema politico e consentono pure di accrescere la trasparenza delle decisioni prese e consentono anche ad altri cittadini di comprendere meglio i meccanismi democratici politici».
Per quel che concerne la partecipazione attiva Marzio Della Santa ha fatto presente che «nella revisione totale della Legge organica comunale si sta valutando di inserire una modifica per favorire i Comuni che prediligono la partecipazione attiva alzando per essi, ad esempio, l’asticella per inoltrare un referendum. In questo senso le visite nei Comuni sono fondamentali perché arricchiscono le riflessioni sulle riforme in corso di spunti e suggerimenti concreti».

“Solidali ma vigili contro i possibili abusi”

“Solidali ma vigili contro i possibili abusi”

Il Consigliere di Stato parla della crisi creata dalla guerra in Ucraina

Nella conferenza stampa di marzo, quando venne presentato il Piano cantonale d’accoglienza riguardante i profughi ucraini, il Consigliere di Stato Norman Gobbi aveva sottolineato – oltre alla grande solidarietà manifestata dai ticinesi – anche alcuni rischi insiti in una situazione straordinaria e del tutto particolare come quella della fuga di milioni di persone da un territorio di guerra. “Le analisi che si fanno in queste circostanze devono tener conto anche dei fattori di rischio, delle criticità e dei pericoli che può comportare l’accoglienza di profughi in fuga dalla guerra. Pur sottolineando che l’aspetto umanitario è prioritario – e in questo senso le ticinesi e i ticinesi si sono dimostrati campioni – è compito dell’autorità fare in modo che non vi siano pericolose derive: da un lato da parte di chi viene accolto, ma soprattutto da chi accoglie, o meglio da ambienti che possono magari approfittare della situazione con comportamenti scorretti. Qui penso per esempio allo sfruttamento su un posto di lavoro, visto che lo statuto S a cui i profughi ucraini hanno diritto dà la facoltà di svolgere un’attività remunerata. Ma pure, in un ambito ancora molto più pericoloso, allo sfruttamento delle persone in un contesto criminale”.
Le criticità che nascono possono essere diverse. “I datori di lavoro che hanno intenzione di assumere un profugo ucraino (si parla al maschile, ma saranno soprattutto donne a trovare lavoro) devono rispettare tutte le procedure, senza scorciatoie. Devono assicurare alla persona che lavora alle loro dipendenze uno stipendio in base al contratto vigente nel settore. In caso contrario verrebbero penalizzati ancora i residenti, già spesso superati… sulla destra dai frontalieri”, afferma il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.
Suscita critiche il fatto che a tutte le persone con lo statuto S venga corrisposto una specie di “soldo”, oltre alla copertura della cassa malati e delle spese di alloggio, anche a chi lavora. “La critica è giusta. Ma attenzione: anche le persone con permesso S sono o saranno assoggettate all’imposta alla fonte. Questo vuol dire che chi lavorerà dovrà pagare le imposte. Inoltre le prestazioni erogate vengono calcolate tenendo conto delle entrate della persona e se sarà autosufficiente non riceverà più i soldi delle prestazioni. Sono molte le informazioni che l’autorità richiede ai profughi, proprio per evitare possibili abusi. Tra questi anche un formulario in cui devono dichiarare se hanno capitali in Svizzera o all’estero ed eventuali redditi”, chiarisce il Consigliere di Stato Norman Gobbi.
Molti si sono chiesti che senso ha sostenere finanziariamente profughi ucraini che girano sulle nostre strade con le Maserati… “Le ho viste anch’io queste auto. Sono persone generalmente molto facoltose e hanno potuto lasciare l’Ucraina appena è scoppiata la guerra. Si tratta della prima ondata. In seguito però sono giunti coloro che la guerra l’hanno vista e subita veramente. Però l’autorità non può essere sprovveduta e deve mettere in campo tutti i mezzi per accogliere, ma con le dovute attenzioni. Quest’ondata migratoria è completamente diversa da quelle vissute nel passato. La mia impressione è che l’apparato federale – competente in materia di politica d’asilo – non si sia adattato. Oltre che solidali, dobbiamo essere vigili, perché comunque questa crisi ci presenterà un conto salato, che dovremo pagare tutti noi”, conclude il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

“Migliorare la protezione della popolazione”

“Migliorare la protezione della popolazione”

Lo chiedono i direttori militari cantonali, secondo cui l’Esercito svizzero dovrebbe concentrarsi sulla difesa
Comando, processi decisionali e misure immediate in caso di guerra devono essere ridefiniti a causa della guerra in Ucraina, secondo i consiglieri di Stato competenti – nei Cantoni – per gli affari militari. L’Esercito svizzero deve concentrarsi sul cuore della sua attività, ovvero la difesa.
 
“Rinnovare i rifugi”
In una presa di posizione pubblicata oggi la Conferenza governativa per gli affari militari, la protezione civile e i pompieri (CG MPP) ha sottolineato che i rifugi sono un mezzo importante per proteggere la popolazione in un conflitto armato. Per questo vanno rinnovati e sviluppati. Va ad esempio valutato se quelli costruiti prima del 1987 rispondono ancora alle esigenze odierne. Ci vorrebbe poi in generale più trasparenza nel settore.

L’importanza di comunicazione e sicurezza
Grande importanza hanno poi sistemi di comunicazione sicuri, sia in caso di guerra sia di intervento per catastrofi naturali o emergenze. Da diversi anni vengono sviluppati tre progetti chiave sul tema, che però avanzano lentamente, secondo la CG MPP. Oltre a questo, vista la situazione incerta a livello di politica di sicurezza, la Conferenza invita l’Esercito svizzero a riconcentrarsi principalmente sulla difesa. Per fare questo, è necessario personale sufficiente e materiale di riserva.
 
Da www.ticinonews.ch
 
Con il Comune ticinese nel cuore

Con il Comune ticinese nel cuore

Per Norman Gobbi occorre sempre più valorizzare gli enti locali

Un settore importante dell’attività del Dipartimento delle istituzioni è quello dedicato ai Comuni ticinesi. In questi ultimi anni sono stati portati avanti molti progetti per rafforzare il primo dei nostri tre livelli istituzionali. “Il primo e il più importante – afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi – perché quello più vicino a cittadine e cittadini, ed aziende. È a livello comunale che si intercettano i bisogni, le esigenze, le preoccupazioni della popolazione. Poi le risposte non possono essere date sempre solo dal Comune. Ma questa prossimità è un valore di grande importanza. Per questo dobbiamo dare sempre più mezzi ai Comuni. In questo discorso non entra solo il tema delle aggregazioni. Queste ultime sono un tassello importante, ma non l’unico”, sottolinea il Direttore del Dipartimento delle istituzioni.

Oggi si parla di “Comune residenziale”, che, diciamo così, prende il posto del Comune dei servizi e del Comune economico, come lo abbiamo inteso nei decenni scorsi. Ci spieghi di che cosa si tratta. “In primo luogo non si intende “Comune dormitorio”. Anzi: tutto il contrario! Il Comune, la sua amministrazione, Municipio e Consiglio comunale, ma pure le associazioni sportive, culturali e di svago devono contribuire a migliorare la qualità di vita dei cittadini e delle aziende. Se si riesce a fare questo salto di qualità vuol dire che si stanno soddisfacendo le esigenze dei cittadini. Ma tra il dire e il fare però… Ed ecco che come Dipartimento vogliamo dare gli strumenti per fare questo salto di qualità. In questo senso si inseriscono i progetti di “Buon Governo”, oppure quello del “Comune socialmente responsabile”. Ma pure i risultati che stiamo ottenendo con Ticino 2020 (la riforma che vuole riordinare e ridefinire i rapporti tra Comuni e Cantone, ndr) vanno in questa direzione. Gli incontri bilaterali che ho con gli amministratori comunali durante le mie visite nei Comuni ticinesi, inoltre, vanno nella direzione di stabilire un ponte di contatto tra Comuni e Cantone. Da questo rapporto diretto possono nascere molti stimoli e sempre più mi convinco del buon lavoro che i Comuni ticinesi stanno portando avanti, degli sforzi che fanno per migliorare quella qualità di vita dei cittadini di cui dicevo prima. Il dialogo, anche franco, può solo portare a risultati positivi e a superare barriere che solo sino a poco tempo fa potevano sembrare invalicabili”, conclude il Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.