“L’anonimato protegge troppo”

“L’anonimato protegge troppo”

Norman Gobbi spiega perché introdurre il biglietto nominale potrebbe essere la soluzione per porre fine o arginare il problema del tifo violento

“Dobbiamo smettere di dire che sono dei compagni che sbagliano. Sono dei violenti che si camuffano da tifosi”. Non ha usato mezzi termini il consigliere di Stato Norman Gobbi nel condannare gli atti di vandalismo perpetrati dai tifosi dello Young Boys durante la loro trasferta a Lugano e al loro rientro sul treno speciale FFS.
Per il direttore del DI il problema riguarda l’anonimato che queste manifestazioni garantiscono al tifo organizzato. “Sono persone che sotto questo cappello cedono alla loro vera natura, ovvero di essere dei violenti che nell’anonimato vogliono dar sfogo alla loro frustrazione, ma creando un danno alla collettività”.
L’unica soluzione per Gobbi resta dunque il biglietto nominale. “Nell’ambito di queste manifestazioni l’animato protegge troppo coloro che vogliono essere dei violenti”, ha ribadito ai microfoni di Ticinonews.

https://www.ticinonews.ch/ticino/l-anonimato-protegge-troppo-KB5388149

Da www.ticinonews.ch

Ticino 2020, ultimi nodi da sciogliere

Ticino 2020, ultimi nodi da sciogliere

Il Governo: accordo in vista. Dafond (Comuni): vogliamo partecipare alle decisioni

Forse ci siamo. Forse. L’accordo fra Cantone e Comuni su ‘Ticino 2020’, l’annoso progetto di riforma dei flussi finanziari e della ripartizione delle competenze fra i due livelli istituzionali, sarebbe vicino. Lo rende noto il Consiglio di Stato. Entro l’autunno, scrive il Governo, “sarà possibile sottoporre il progetto a un’ultima fase di informazione e consultazione”.
I recenti sviluppi dell’importante cantiere istituzionale vengono comunicati dopo l’ultima riunione, tenutasi prima di Pasqua, del Comitato strategico di ‘Ticino 2020’ alla quale hanno partecipato la Direzione del progetto – Marzio Della Santa e Michele Passardi, accompagnati da Danilo Mattenberger –, i rappresentanti del Cantone – i consiglieri di Stato Norman Gobbi, Raffaele De Rosa e Christian Vitta – e quelli dei Comuni: Felice Dafond, Michele Foletti e Andrea Pellegrinelli. Riunione nella quale il Comitato strategico, fa sapere il Consiglio di Stato, ha dato “luce verde alla proposta di ripartizione dei compiti e di nuovi flussi finanziari”. Concretamente? Il progetto di riforma prevede di attribuire al Cantone “i compiti relativi alla promozione delle famiglie, alla protezione dei minori incluse le autorità di protezione, all’assistenza sociale e alle assicurazioni sociali, alla comunità tariffale e alla centrale di allarme del servizio autoambulanza”. Il Cantone, annota ancora il Governo, “assumerà integralmente i costi degli aiuti diretti per il mantenimento degli anziani a domicilio”. Il finanziamento del settore anziani e delle prestazioni complementari Avs/Ai “rimarranno invece di competenza di entrambi i livelli istituzionali, così come il trasporto regionale, che continuerà a essere gestito da Cantone e Comuni congiuntamente”. Il finanziamento delle scuole comunali “passerà per contro integralmente ai Comuni cui contestualmente all’introduzione del concetto di istituto scolastico minimo verranno concesse maggiori autonomie operative”. In merito alle autorità di protezione occorre ricordare che sotto la lente del parlamento c’è la riforma proposta dal Governo, ovvero il passaggio dal modello amministrativo – oggi incentrato sulle Autorità regionali di protezione (Arp) facenti capo ai Comuni – a quello giudiziario, con l’introduzione delle Preture di protezione e quindi con la ‘cantonalizzazione’ del settore tutele e curatele.

Ma ci sono punti da chiarire
Nel comunicato diffuso ieri pomeriggio il Consiglio di Stato precisa che restano ancora “da affinare i dettagli relativi ad alcuni aspetti finanziari legati ai flussi generali nonché le modalità di ripartizione delle competenze e del finanziamento del settore anziani”. «Da una parte – spiega, da noi contattato, il responsabile della Sezione enti locali (Dipartimento istituzioni) Marzio Della Santa – il Dipartimento finanze ed economia ritiene necessario verificare l’impatto sul Piano finanziario del Cantone di alcune modifiche di natura finanziaria discusse nell’ultima riunione del Comitato strategico, dall’altra si tratta di individuare delle soluzioni procedurali per aumentare la partecipazione dei Comuni, che chiedono sia attiva, a decisioni del Cantone che li concernono, come per esempio la pianificazione integrata nel settore anziani».

‘Aspetto per noi imprescindibile per aderire al progetto’
Dei sei temi proposti nel progetto, annota, raggiunto dalla ‘Regione’ Felice Dafond, presidente dell’Associazione dei comuni ticinesi, «cinque hanno trovato una soluzione. Rimane il tema degli anziani e servizi aiuti e cura a domicilio del quale i Comuni sopportano oltre ai 4/5 dei costi a carico dell’ente pubblico e per il quale i Comuni già oggi, oltre che finanziare cospicuamente il settore, offrono soluzioni interessanti per l’utenza». Se da un lato, prosegue il sindaco di Minusio, «ben si comprende che in questo settore Cantone e Comuni continuino ad assumersi costi così importanti, dall’altro è indispensabile che venga loro concesso, seppure a livello comprensoriale, un potere di co-decisione con il Cantone. Sono sicuro che il Dipartimento sanità e socialità saprà dimostrare ai Comuni, che vorranno organizzarsi a livello comprensoriale, negli imminenti e prossimi approfondimenti un’importante autonomia condivisa peraltro sempre con il Cantone. Questo è per noi un punto nodale e imprescindibile per aderire alla Riforma ‘Ticino 2020’».

Il tema dei dettagli relativi ad alcuni aspetti finanziari sui flussi generali e sul settore degli anziani non preoccupa il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi che, interpellato dalla ‘Regione’, non ha timori in merito a possibili allungamenti delle tempistiche: «L’obiettivo in questi ambiti è essere abbastanza neutri, poi sul singolo Comune si potranno registrare un po’ di differenze tra l’oggi e il domani ma il sistema sarà da un lato più chiaro dal punto di vista di responsabilità e ruoli, dall’altro anche più trasparente». Trasparenza che «è un nostro obiettivo e una risposta alla critica mossa al Cantone nell’ambito della perequazione, perché al di là della perequazione diretta, quindi al livellamento intercomunale, abbiamo molte sottoperequazioni che mostrano il reale costo delle prestazioni». Insomma, al di là di alcuni punti interrogativi l’orizzonte comunque è tratteggiato. Sul fatto che il percorso sia stato e sia tortuoso Gobbi premette come «dobbiamo ammettere che gli obiettivi inizialmente posti siano stati fin troppo ambiziosi, la mentalità e la predisposizione a un cambiamento che riconoscesse e valorizzasse maggiormente i Comuni che hanno fatto sforzi importanti nella politica delle aggregazioni e nella strutturazione dei servizi comunque si scontrano con una cultura politica atavicamente un po’ refrattaria alle riforme importanti». Ciò detto, però, il direttore del Di trova «positivo» il fatto che «piano piano si stia trovando una quadra tra le posizioni dei Comuni sui vari dossier, l’ultimo da chiudere è quello degli anziani perché più complesso e strutturato e perché c’è da allineare le reciproche aspettative». Ad ogni modo, riprende Gobbi, oggi «i Comuni sono pronti e predisposti a questo cambio di mentalità perché hanno fatto sforzi per meglio strutturarsi, organizzarsi e aumentare le competenze in casa». In parallelo, però, «anche all’Amministrazione cantonale va fatto capire che i Comuni sono più capaci di dare risposte in un contesto dove abbiamo politiche settoriali in cui Cantone e Comuni si sovrappongono con ruoli diversi, ma anche con ruoli che richiedono maggiore collaborazione». Collaborazione che per Gobbi «è essenziale nell’ambito di un servizio che deve essere garantito a cittadini e aziende». La ripartizione dei compiti cui ha dato via libera il Comitato strategico consentirà, rileva il Consiglio di Stato, “una semplificazione” dei rapporti finanziari tra i due livelli istituzionali, “garantendo la neutralità finanziaria della riforma sia tra Cantone e Comuni che tra i Comuni stessi”. L’accordo permetterà inoltre di sbloccare la riforma del sistema di perequazione finanziaria intercomunale che è “parte integrante del progetto Ticino 2020“. E ora? Il “prossimo passo” consiste nella trasmissione al Consiglio di Stato di un rapporto conclusivo, che permetta di avviare “l’ultima fase d’informazione e consultazione entro la fine dell’anno”.

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 5 maggio 2022 de La Regione

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Verso la svolta per «Ticino 2020» L’accordo è sempre più vicino

Cresce l’ottimismo per l’attesa riforma dei rapporti istituzionali tra il Cantone e i Comuni, un cantiere iniziato oltre otto anni fa Norman Gobbi: «Aspettative forse troppo elevate ma questo risultato è apprezzabile» – Felice Dafond: «Siamo a un minuto dalla mezzanotte»

Era il gennaio del 2014 quando si iniziò a parlare del progetto «Ticino 2020». Da allora, di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia e per la riforma dei rapporti tra Cantone e Comuni la strada si è fatta viepiù in salita: avviata nel 2015, è rimasta bloccata per anni a causa delle divergenze tra i due piani istituzionali. Ma dopo quasi un decennio di attesa, i tempi per concretizzare la riforma sembrano infine maturi: come annunciato ieri dal Consiglio di Stato, l’accordo sul progetto si sta avvicinando. Insomma, pare sia la volta buona, anche se restano da affinare i dettagli di alcuni aspetti finanziari e del settore «anziani». In ogni caso, per il Governo «entro l’autunno sarà possibile sottoporre il progetto a un’ultima fase di informazione e consultazione».

Cosa prevede il progetto?
In buona sostanza, il progetto prevede di affidare al Cantone i compiti relativi alla promozione delle famiglie, alla protezione dei minori incluse le Autorità regionali di protezione, all’assistenza sociale e alle assicurazioni sociali, alla comunità tariffale e alla centrale di allarme del servizio autoambulanza. Il Cantone assumerà integralmente i costi degli aiuti diretti per il mantenimento degli anziani a domicilio. Il finanziamento del settore anziani e delle prestazioni complementari AVS/AI rimarrà invece di competenza di entrambi i livelli istituzionali, così come il trasporto regionale. Il finanziamento delle scuole comunali passerà per contro integralmente ai Comuni a cui, contestualmente all’introduzione del concetto di istituto scolastico minimo, verranno concesse maggiori autonomie operative. Nei prossimi mesi i due livelli istituzionali si incontreranno con l’obiettivo di giungere a un accordo più completo anche sulla presa a carico a domicilio degli anziani.
Il compromesso su «Ticino 2020 » permette inoltre di sbloccare la riforma del sistema di perequazione finanziaria intercomunale che è parte integrante del progetto. Infine, la nuova ripartizione permette una semplificazione dei rapporti finanziari tra i due livelli, garantendo la neutralità finanziaria della riforma sia tra Cantone e Comuni sia tra i Comuni stessi (oltre che per il cittadino).

Due punti in sospeso
Soddisfazione (e un po’ di ottimismo) sui passi avanti compiuti viene espressa dal presidente dell’Associazione dei Comuni ticinesi Felice Dafond. «Si tratta di un progetto ambizioso, un cantiere più che importante per il nostro cantone. E ora credo di poter dire che siamo a un minuto dalla mezzanotte », spiega al CdT. A mancare all’appello sono essenzialmente un paio di cantieri aperti. «Dei sei temi proposti nel progetto cinque hanno trovato una soluzione. Rimane il tema degli anziani e dei servizi di aiuto e cura a domicilio, per noi imprescindibile. Su questo fronte i Comuni sopportano i quattro quinti dei costi ed è quindi indispensabile che venga loro concesso, perlomeno a livello di comprensori, un potere di co-decisione con il Cantone ». Su questo aspetto, Dafond si dice comunque sicuro che «il DSS potrà dimostrare ai Comuni che vorranno organizzarsi a livello comprensoriale un’importante autonomia, seppur sempre condivisa con il Cantone». Infine, l’altro nodo ancora da sciogliere riguarda i flussi finanziari. In particolare, spiega Dafond, l’unico punto rimasto aperto «sono i 4,5 milioni che il Parlamento ha riconosciuto ai Comuni, in aggiunta alla proposta dell’Esecutivo per neutralizzare l’imminente entrata in vigore della riforma fiscale delle persone giuridiche. Ed è solo su questo che si dovrà trovare una soluzione». Insomma, su questo fronte si dice fiducioso. Anche se, conclude Dafond, non dimentichiamo «che i Comuni hanno già fatto tutto il possibile, con molte concessioni. E quindi ora la palla passa nel campo del Consiglio di Stato».
Sul fronte cantonale, anche il capo Sezione degli enti locali Marzio Della Santa si rallegra dei passi avanti: «C’è fiducia, più che in passato, che si possa raggiungere un accordo. E questo perché c’è la volontà da parte di tutti gli attori di arrivare a un risultato finale». Insomma, «c’è una convergenza di massima tra le parti. Anche se a volte, non va dimenticato, il diavolo si nasconde nei dettagli. Si tratta di un cambiamento culturale, quindi non facile da attuare». Ad ogni modo, conclude Della Santa, «ora ci siamo dati un orizzonte temporale di alcuni mesi. Non di anni. E quindi si vedrà subito se c’è, o meno, la volontà di andare fino in fondo».

Autonomia da valorizzare
A rallegrarsi dei passi avanti è anche il direttore del DI, Norman Gobbi. In occasione del dibattito sul Consuntivo 2020, affermò che «il Ticino è un cantone refrattario alle riforme». Ma quindi come si è arrivati a questa svolta? chiediamo. «Tenuto conto della sfida affrontata, abbiamo raggiunto un risultato che ritengo apprezzabile, anche se la riforma non è completa e ci sono ancora punti da appianare. Lo faremo nel corso dei prossimi mesi, presentando in seguito un rapporto conclusivo al Governo», risponde. «Le aspettative erano certo elevate e ho già detto in altre circostanze che forse lo erano anche troppo – ammette -. Detto questo, l’esperienza sin qui maturata mi ha convinto della necessità di migliorare profondamente i rapporti tra Comuni e Cantone. Senza un’adeguata comunicazione e collaborazione tra i due livelli sui temi inevitabilmente condivisi, in futuro risulterà sempre più difficile trovare soluzioni utili per il cittadino, al quale non interessa necessariamente sapere quale livello di governo gli assicura il servizio di cui ha bisogno. Inoltre, gli incontri che svolgo regolarmente con i Comuni mi confermano la necessità per il Cantone di avere un approccio differenziato: non tutti i Comuni sono uguali e la loro capacità di assumere maggiori responsabilità dipende da fattori quali la dimensione o la capacità amministrativa. In futuro sarà sempre meno possibile porre Lugano e Linescio sullo stesso piano». Ma per giungere a questo compromesso gli obiettivi sono stati ridimensionati? Ancora Gobbi: «Riordinare e ridefinire i rapporti fra Comuni e Cantone è necessario. L’intento del Consiglio di Stato – il progetto, è bene ricordarlo, è voluto dall’intero Governo – è quello di valorizzare l’autonomia dei Comuni, che negli ultimi decenni sono stati confrontati con troppe centralizzazioni di compiti nelle mani del Cantone. Si tratta sostanzialmente di un cambiamento culturale nella gestione della cosa pubblica. Da questo punto di vista gli obiettivi sono stati raggiunti laddove lo si è ritenuto politicamente fattibile. Non parlerei quindi di un ridimensionamento, ma piuttosto di un adeguamento».

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 5 maggio 2022 del Corriere del Ticino

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I nuovi compiti di Comune e Cantone

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/15296653

Servizio all’interno dell’edizione di mercoledì 4 maggio 2022 de Il Quotidiano

Verso un accordo per la riforma dei rapporti fra Cantone e Comuni

Verso un accordo per la riforma dei rapporti fra Cantone e Comuni

Comunicato stampa

Dopo aver definito e analizzato le proposte di ripartizione dei compiti e di nuovi flussi finanziari, si avvicina l’accordo tra il Cantone e i Comuni sul progetto di riforma istituzionale «Ticino 2020». Rimangono ancora da affinare i dettagli relativi ad alcuni aspetti finanziari legati ai flussi generali nonché le modalità di ripartizione delle competenze e del finanziamento del settore «anziani». Entro l’autunno sarà possibile sottoporre il progetto a un’ultima fase di informazione e consultazione.

Nella sua ultima riunione, il Comitato strategico del progetto «Ticino 2020» ha dato luce verde alla proposta di ripartizione dei compiti e di nuovi flussi finanziari. All’incontro hanno preso parte la Direzione del progetto (Marzio Della Santa e Michele Passardi accompagnati da Danilo Mattenberger), i rappresentanti del Cantone (i Consiglieri di Stato Norman Gobbi, Raffaele De Rosa e Christian Vitta) e dei Comuni (Felice Dafond, Michele Foletti e Andrea Pellegrinelli).  
Il progetto di riforma prevede di affidare al Cantone i compiti relativi alla promozione delle famiglie, alla protezione dei minori incluse le Autorità regionali di protezione (ARP), all’assistenza sociale e alle assicurazioni sociali, alla comunità tariffale e alla centrale di allarme del servizio autoambulanza. Il Cantone assumerà integralmente i costi degli aiuti diretti per il mantenimento degli anziani a domicilio. Il finanziamento del settore anziani e delle prestazioni complementari AVS/AI rimarranno invece di competenza di entrambi i livelli istituzionali, così come il trasporto regionale, che continuerà a essere gestito da Cantone e Comuni congiuntamente. Il finanziamento delle scuole comunali passerà per contro integralmente ai Comuni cui contestualmente all’introduzione del concetto di istituto scolastico minimo verranno concesse maggiori autonomie operative. Nei prossimi mesi avranno luogo una serie di riunioni a cui prenderanno parte politici e tecnici rappresentanti i due livelli istituzionali con l’obiettivo di giungere a un accordo più completo anche sulle modalità di governo del settore degli anziani.
L’accordo trovato permette di sbloccare la riforma del sistema di perequazione finanziaria intercomunale che è parte integrante del progetto Ticino 2020. Inoltre la nuova ripartizione permette una semplificazione dei rapporti finanziari tra i due livelli istituzionali, garantendo la neutralità finanziaria della riforma sia tra Cantone e Comuni che tra i Comuni stessi.  
L’intento del Comitato strategico è quello di favorire un cambiamento culturale nella gestione della cosa pubblica, costruendo nuove modalità di collaborazione ed esecuzione dei compiti sia per il Cantone che per i Comuni salvaguardando l’autonomia comunale per i compiti di prossimità.  
Il prossimo passo consiste nella trasmissione al Consiglio di Stato di un rapporto conclusivo, che permetta di avviare l’ultima fase di informazione e consultazione entro la fine dell’anno.

Cambio di Presidenza del Consiglio di Stato

Cambio di Presidenza del Consiglio di Stato

Comunicato stampa

Nel corso della seduta odierna, il Consiglio di Stato ha proceduto al tradizionale cambio di Presidenza. Il Consigliere di Stato Claudio Zali ha assunto la carica, per il quarto anno della Legislatura 2019/2023, succedendo al Consigliere di Stato Manuele Bertoli. Il Consigliere di Stato Raffaele De Rosa ha invece assunto la carica di Vicepresidente.  

I compiti del Comune

I compiti del Comune

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/15289678

Servizio all’interno dell’edizione di martedì 3 maggio 2022 de Il Quotidiano

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Le buone pratiche degli Enti locali

La responsabilità sociale piace agli Enti locali ticinesi, anche se l’adozione di quelle che vengono definite «buone pratiche » varia da Comune a Comune, con alcune iniziative largamente applicate e quindi già entrate nella pratica del «buon governo» e alcune aree invece ancora poco implementate. È quanto emerge da un’indagine promossa per la prima volta in Ticino dal DI e dal DFE per rilevare l’orientamento degli Enti locali nell’ambito dello sviluppo sostenibile della responsabilità sociale. Il lavoro di ricerca – condotto in collaborazione con la SUPSI – è stato svolto tra i mesi di giugno e settembre del 2021 e su 108 Comuni interpellati hanno risposto in 81, pari al 75 % del totale. I temi maggiormente sotto la lente, ha spiegato in conferenza stampa la ricercatrice SUPSI, Jenny Assi, «riguardano l’attuazione di un piano regolatore che applichi il principio federale dello sviluppo centripeto; la riqualifica urbanistica e la rivitalizzazione dei quartieri; l’adattamento ai cambiamenti climatici e la riduzione degli impatti ambientali del Comune».

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 4 maggio 2022 del Corriere del Ticino

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Responsabilità sociale, il 75% dei Comuni risponde
Alta adesione al sondaggio promosso da Di e Dfe

Settantatré Comuni, degli ottantuno che hanno partecipato al sondaggio, hanno risposto affermativamente alla domanda “Avete una politica infrastrutturale che comprende spazi verdi attrezzati?”. Sessantotto hanno detto di avere una politica di promozione di eventi sportivi e/o culturali che coinvolgono la comunità. Ben sessantasette di avere una politica di promozione e agevolazione dell’utilizzo del trasporto pubblico. Sessanta di avere “una politica di servizio” (per esempio servizi di assistenza sociale) rivolta alle fasce di cittadini più fragili. Ma sono molti meno i Comuni (ventitré) che hanno una politica volta alla riduzione delle emissioni di CO2. Ancora più basso il numero dei Comuni (quattordici) che hanno una politica di integrazione degli stranieri. O una politica di accesso facilitato alla residenza privata (tredici). Solo undici i Comuni che hanno dichiarato di disporre di un Piano regolatore che applica il principio federale dello “sviluppo centripeto”. Sono alcuni dei risultati scaturiti dall’indagine promossa lo scorso anno dal Dipartimento istituzioni, attraverso la Sezione enti locali, e quello delle Finanze ed economia per avere un quadro delle politiche dei Comuni ticinesi in materia di sviluppo sostenibile e responsabilità sociale. Per avere, in altre parole, una fotografia delle azioni e delle iniziative degli enti locali per migliorare la qualità di vita della popolazione residente e le condizioni operative delle aziende attive in loco. L’esito del sondaggio, condotto tra giugno e settembre in collaborazione con la Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana, è stato presentato ieri nel corso di un incontro con la stampa indetto dal Dipartimento istituzioni. L’indagine è stata svolta tramite un questionario, oltre quaranta le domande, inviato agli allora 108 Comuni (il processo aggregativo ha nel frattempo leggermente ridimensionato la lista degli enti locali). Ottantuno quelli che hanno risposto. Ovvero «il 75 per cento», osserva Jenny Assi, ricercatrice alla Supsi, sottolineando l’alta adesione al sondaggio. A ognuno dei quarantacinque quesiti sulle politiche di sviluppo sostenibile della qualità di vita residenziale, i Comuni, spiega il Dipartimento, avevano la possibilità di fornire una delle seguenti risposte: “Sì, è già attiva”; “Sì, è in fase di attuazione”; “No, ma potremmo farlo in futuro”; “No, non è pertinente per noi”. Tra i temi “maggiormente in fase di attuazione” figurano la riduzione degli impatti ambientali del Comune (“stabili, veicoli, gestione dei rifiuti ecc.”), la riqualificazione urbanistica e la rivitalizzazione dei quartieri, nonché “l’adattamento” ai cambiamenti climatici: così hanno risposto rispettivamente ventinove, venticinque e ventiquattro enti locali. Si registra poi “un’elevata disponibilità” ad adottare iniziative tese, fra l’altro, a “coinvolgere” i giovani in dossier politici (quarantadue Comuni) o a “valorizzare” le imprese socialmente responsabili (quarantuno enti locali). Dall’analisi dei dati, annota ancora il Dipartimento, “si riscontra una diffusa sensibilità” nei confronti di ciò che è sviluppo sostenibile e responsabilità sociale. Tuttavia l’adozione di “buone pratiche” è distribuita ora “in modo difforme, con alcune iniziative largamente applicate e quindi già entrate nella pratica del buon governo e alcune aree invece ancora poco implementate”.

Responsabilità sociale e buon governo rientrano nella riforma del “funzionamento” del Comune, una delle tre (gli altri due cantieri sono le aggregazioni e ‘Ticino 2020’) con cui il Dipartimento istituzioni, ricorda il suo direttore Norman Gobbi, intende, insieme con il governo, rimodellare gli enti locali affinché «possano affrontare al meglio le sfide attuali e future». Oggi il Comune «non è solo un erogatore di servizi ma deve farsi anche promotore e garante di una buona qualità di vita», evidenzia il capo della Sezione enti locali (Sel) Marzio Della Santa. Tenendo conto dei risultati del sondaggio e del loro esame, e per incoraggiare politiche comunali a favore dello sviluppo sostenibile, il Consiglio di Stato, preannuncia il Dipartimento, varerà “un piano strategico di azione”. Verrà tra l’altro allestito, segnala Massimo Trobia, collaboratore della Sel, un modello di rapporto di sostenibilità. Che i Comuni, aggiunge Della Santa, saranno liberi di adottare e di presentare ai loro cittadini.

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 4 maggio 2022 de La Regione

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La responsabilità sociale del Comune: presentazione dei risultati di un’indagine svolta tra gli enti locali

La responsabilità sociale del Comune: presentazione dei risultati di un’indagine svolta tra gli enti locali

Comunicato stampa

Sono stati presentati oggi in conferenza stampa i risultati di un’indagine promossa per la prima volta in Ticino dal Dipartimento delle istituzioni e dal Dipartimento delle finanze e dell’economia con l’intento di rilevare l’orientamento degli enti locali nell’ambito dello sviluppo sostenibile della responsabilità sociale. Nel corso dell’estate le conclusioni emerse e le analisi svolte da un gruppo di lavoro verranno concretizzate dal Consiglio di Stato in un vero e proprio piano strategico di azione.  

Nel corso dell’estate del 2021 il Dipartimento delle istituzioni e il Dipartimento delle finanze e dell’economia hanno avviato un sondaggio tra i Comuni ticinesi con l’intento di rilevare l’orientamento degli enti locali nell’ambito dello sviluppo sostenibile e della responsabilità sociale.  
Il lavoro di ricerca – condotto in collaborazione con la SUPSI – è stato svolto tra il mese di giugno e settembre del 2021 e su 108 Comuni interpellati hanno risposto in 81 pari al 75 % del campione totale. I temi maggiormente sotto la lente riguardano: l’attuazione di un piano regolatore che applichi il principio federale dello sviluppo centripeto; la riqualifica urbanistica e la rivitalizzazione dei quartieri; l’adattamento ai cambiamenti climatici e la riduzione degli impatti ambientali del Comune (stabili, veicoli, gestione dei rifiuti, eccetera).  
Dall’analisi dei dati si riscontra una diffusa sensibilità verso il tema. L’adozione di buone pratiche è distribuita in modo difforme con alcune iniziative largamente applicate e quindi già entrate nella pratica del buon governo e alcune aree invece ancora poco implementate.  
Il progetto si inserisce nella riforma del funzionamento del Comune, uno dei tre assi di intervento sui quali sta lavorando il Dipartimento delle istituzioni per ridefinire il ruolo e il funzionamento del Comune Insieme alla riforma dei compiti e della dimensione.  
Parallelamente all’indagine tra i Comuni un gruppo di lavoro ad hoc ha analizzato il tema nell’ambito dei lavori preparatori della terza edizione del Simposio tra Cantone e Comuni. Gli approfondimenti elaborati dalla Sezione degli enti locali hanno portato all’identificazione di sei strumenti volti a rafforzare la capacità dei Comuni di mettere in atto politiche e azioni utili a promuovere la qualità di vita residenziale in una prospettiva di sviluppo sostenibile: il rapporto di sostenibilità; il portfolio delle buone pratiche; il benchmark intercomunale; la certificazione; la formazione e la sensibilizzazione, nonché il premio per il Comune socialmente responsabile.
Gli strumenti saranno introdotti gradualmente nelle realtà comunali nei prossimi anni, proprio per sostenere i Comuni in questo sforzo, pur assicurando la totale libertà dei Comuni nella scelta se aderirvi ad essi. Entro la fine dell’estate verrà presentata una risoluzione governativa nella quale sarà definita la fase esecutiva del progetto che potrà essere attuato da tutte le realtà comunali.  
Alla conferenza stampa hanno partecipato il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, il capo della Sezione degli enti locali Marzio Della Santa, il collaboratore della SEL Massimo Trobia e la ricercatrice della Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana Jenny Assi.

“Un sì a Frontex determinante per la lotta alla criminalità”

“Un sì a Frontex determinante per la lotta alla criminalità”

“In caso contrario la Polizia lavorerebbe alla cieca”

“Per la nostra sicurezza un sì alla “riforma Frontex” in votazione domenica 15 maggio è essenziale”. Non ha dubbi il Consigliere di Stato Norman Gobbi, che analizza il tema “Frontex” proprio con gli occhi di chi ha una responsabilità politica nel garantire la sicurezza di persone e beni. “Cominciamo col dire che Frontex è l’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera creata nel 2004 per aiutare gli Stati membri dell’UE e i Paesi associati a Schengen (quindi anche la Svizzera) nella protezione delle frontiere esterne dell’area di libera circolazione dell’UE. L’Agenzia mette a disposizione delle autorità nazionali know-how, personale, mezzi (ad esempio, navi, elicotteri, aerei) e si occupa dei controlli di sicurezza, in particolare in ambito migratorio. Una migliore protezione delle frontiere esterne all’UE aumenta la sicurezza in tutta Europa, Svizzera compresa”, afferma il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

C’è un aspetto essenziale che occorre tenere ben presente. “Essere parte di Frontex – sottolinea Gobbi – permette alla Svizzera di accedere al Sistema d’Informazione Schengen (SIS) che rappresenta lo strumento più importante per il lavoro di polizia internazionale. Nel 2021, il sistema SIS ha fornito alle autorità (polizie) svizzere più di 19’000 risultati di ricerca, ovvero circa 52 al giorno! Se il nostro paese non potesse più accedere a questa banca dati, si muoverebbe alla cieca nella lotta alla criminalità agevolando i criminali internazionali. È un rischio che non possiamo correre. Per il Ticino questa “assistenza internazionale” è ancora più importante, visto che siamo un Cantone di frontiera e che rappresentiamo la porta d’entrata a sud della Svizzera”.

Rimaniamo in ambito di polizia e all’importanza di accedere al Sistema d’informazione Schengen. “La collaborazione tra le autorità di polizia – evidenzia il Consigliere di Stato Norman Gobbi – permette di lottare efficacemente contro la criminalità transfrontaliera come ad esempio: rapine e furti, rapimenti, terrorismo, traffico di droga e tratte di esseri umani. Dovesse saltare l’accordo di Schengen – un no a Frontex lo farebbe decadere automaticamente – si creerebbero inoltre lunghe procedure burocratiche alle nostre frontiere, limitando i nostri spostamenti, ma pure provocando altrettanto lunghe attese alle dogane. Una situazione che avrebbe un impatto anche sull’annosa problematica del traffico che affligge il Ticino. Le stesse difficoltà riguarderebbero i turisti interessati a visitare la Svizzera: per entrarvi dovrebbero richiedere un visto aggiuntivo oltre a quello necessario per muoversi nei paesi Schengen. Una buona parte rinuncerebbe a venire da noi penalizzando così il settore turistico”, conclude il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.