Lodano, inaugurata la capanna Alp da Canaa

Lodano, inaugurata la capanna Alp da Canaa

Il rifugio di montagna, di proprietà del locale patriziato, dopo l’ampliamento è ora pronto ad accogliere gli escursionisti della Via Alta Vallemaggia
La Via Alta Vallemaggia ha una capanna in più. È stato infatti inaugurato ieri a 1’843 m, il rifugio Alp da Canaa di proprietà del Patriziato di Lodano. Ai festeggiamenti hanno preso parte, oltre alle autorità locali e cantonali, anche un nutrito gruppo di 400 (e più) appassionati e amici della montagna. Alla cerimonia era presente il consigliere di Stato Norman Gobbi che, durante il suo discorso ufficiale, ha ricordato l’importanza dei patriziati nel delicato compito di ravvivare i territori montani e la loro identità.
“Un ponte fra passato e futuro che consolida il legame con la terra e che, grazie agli interventi svolti, risolleva le regioni periferiche”, ha affermato invece Giacomo Garzoli presidente dell’Ente regionale per lo sviluppo del Locarnese e Vallemaggia. A fargli eco, il presidente del Patriziato di Lodano Christian Ferrari che, ripercorrendo i fatti salienti dell’ente, ha ribadito come la giornata di ieri rappresenti “l’ultimo tassello di un percorso durato più di dieci anni che ha permesso di concretizzare la nuova visione voluta dal Patriziato di Lodano per la sua Valle”. Infatti dapprima vi è stato il progetto di Riserva forestale, poi un progetto di valorizzazione paesaggistica, la creazione di un infopoint dedicato alla valle e, lo scorso luglio, l’iscrizione sulla Lista del Patrimonio mondiale Unesco delle antiche faggete.
 
Da rifugio agricolo a capanna alpina
L’alpe Canaa è stato caricato fino agli anni 70. Nel 2006 gli spazi sono poi stati sistemati per la continuazione delle attività agricole e nel 2014 la struttura è stata adibita a capanna alpina con la creazione di dieci posti letto.
L’ampliamento della struttura di montagna si è reso necessario sia per far fronte alle esigenze generate dalle iniziative patriziali di valorizzazione territoriale sia a seguito della decisione da parte dell’Associazione Via Alta Vallemaggia di prolungare il Trekking originale
Cimetta-Fusio in uno circolare attorno a tutta la Vallemaggia. Ciò ha reso necessario disporre di una struttura adeguata dal punto di vista logistico ma anche degli spazi, con l’aggiunta di posti letto per far fronte all’aumento del numero di passaggi degli escursionisti.
Il progetto di ampliamento ha permesso di ripristinare una vecchia cascina nel rispetto delle caratteristiche del luogo con la creazione di una struttura moderna con dodici posti letto ubicati in due stanze, dei box per la sistemazione degli effetti personali, un servizio, due docce, un grande lavabo comune; un locale per i guardiani.
Nelle due cascine attigue, già esistenti, oltre alla camerata di otto posti letto è stato creato un nuovo spazio cucina comunicante con il grande refettorio. I lavori di ristrutturazione portati a termine in poco più di sei mesi effettivi hanno richiesto un investimento di circa 820’000 franchi. Gli interventi sono stati resi possibili grazie a numerosi finanziatori, in particolare l’Ufficio per lo sviluppo economico, il Fondo di aiuto patriziale, l’Associazione Alpinfra e il Comune di Maggia.
La nuova capanna è ora pronta ad accogliere in grande stile gli amanti della montagna.Da www.laregione.ch
Presentata l’organizzazione dei preparativi della Conferenza per la ricostruzione dell’Ucraina in programma il 4-5 luglio

Presentata l’organizzazione dei preparativi della Conferenza per la ricostruzione dell’Ucraina in programma il 4-5 luglio

Gobbi: “Sarà il nostro contributo per la pace e la ricostruzione”
Poi è toccato al Consigliere di Stato Norman Gobbi: “Sarà occasione per il Ticino e Lugano per avere grande visibilità a livello internazionale. C’è da parte nostra un grande orgoglio. La sfida per noi sarà questa: tutto dovrà funzionare al meglio. Accogliere questa conferenza sarà il nostro piccolo contributo per la pace e la ricostruzione dell’Ucraina”.
 
Gobbi: “I costi principali saranno quelli sulla sicurezza”
“I costi principali per il Ticino – ha aggiunto Norman Gobbi – saranno quelli sulla sicurezza. Per la Conferenza sull’Ucraina, ma anche per i cittadini di Lugano nel loro vivere quotidiano. Ed in questo senso ringrazio anche il sindaco di Lugano Michele Foletti.” “La Conferenza – ha proseguito – sarà anche un’opportunità per le aziende locali per stringere partnership in vista della ricostruzione”.
 
Cocchi: “Sulla sicurezza abbiamo fatto un grande lavoro, siamo tranquilli”
In seguito la parola è passata a Matteo Cocchi, comandante della polizia ticinese. “Siamo un insieme: autorità, forze di polizia, esercito ed i vari partner. E tutti assieme permetteremo tutto il dispositivo di sicurezza. Finora è stato fatto un grande lavoro. E la collaborazione tra tutti i partner è stata ottima. E dunque siamo tranquilli”. “Stiamo anche lavorando – ha proseguito – perché il nostro dispositivo non crei troppi disagi alla popolazione e alle attività commerciali della città di Lugano”.
Ci saranno zone rosse (Parco Ciani e zone limitrofe al Palazzo dei Congressi) solo per chi è accreditato. E ci saranno zone blu dove ci sarà una forte presenza della polizia, ma dove si potrà transitare liberamente. Nel golfo di Lugano sarà attuato un divieto di navigazione nel raggio di 300 metri.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Cassis-A-Lugano-un-nuovo-piano-Marshall-15420211.html

Da www.rsi.ch/news

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https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/15423145

Servizio all’interno dell’edizione di lunedì 20 giugno 2022 de Il Quotidiano

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Conferenza sull’Ucraina: ecco cosa è previsto a Lugano

Le autorità hanno indetto una conferenza stampa da Bellinzona – Cassis: «Il processo di ricostruzione parte ora dal Ticino, una sorta di nuovo piano Marshall» – Gobbi: «Il nostro contributo verso la pace» – Cocchi: «Limitiamo i disagi alla popolazione luganese»
Mancano due settimane esatte all’Ukraine Recovery Conference (URC2022) – Conferenza sulla ricostruzione dell’Ucraina -, in programma a Lugano il 4 e il 5 luglio. Alcuni nomi di presenze «illustri» sono già stati fatti (uno su tutti quello della presidente della Commissione UE Ursula von der Leyen), ma il dubbio è ancora sul presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Ciò che è certo è che la Conferenza si terrà in una Lugano blindata: viste le tensioni internazionali, il Consiglio federale ha deciso che rifonderà al Ticino buona parte (80%) delle spese per la sicurezza, mettendo a disposizione fino a 1600 soldati a titolo sussidiario e garantendo la sicurezza dello spazio aereo. E la viabilità di Lugano cambierà.  
Oggi il presidente della Confederazione Ignazio Cassis ha incontrato il Consiglio di Stato ticinese, a Bellinzona, nell’ambito del regolare dialogo politico. Al centro delle discussioni c’è proprio la Ukraine Recovery Conference. Al fine di illustrare lo stato dei lavori preparatori, a due settimane dall’inizio della URC2022, il DFAE e le autorità cantonali hanno organizzato una conferenza stampa.

La diretta
«Oggi a quasi quattro mesi dall’inizio del conflitto siamo qui per spiegare perché a inizio luglio a Lugano si terrà la UCR2022 – ha dichiarato Ignazio Cassis -. La guerra è in corso ma ci sarà anche il momento della ricostruzione. Vogliamo mettere allo stesso tavolo Paesi e organizzazioni coinvolte. Una sorta di nuovo piano Marshall. Che stavolta sarà pianificato a Lugano. Per definire quando, cosa e chi ma soprattutto come vogliamo preparare questo piano. La via della ricostruzione passa da un processo politico e diplomatico di ampio respiro. Questo processo la Svizzera e l’Ucraina vogliono iniziarlo ora a Lugano». 
Il presidente della Confederazione – che si è rivolto oggi a tutti i media della Svizzera nelle lingue nazionali, da Bellinzona – ha ricordato che la Conferenza era già prevista prima dello scoppio della guerra. Ma «annullarla ora avrebbe mandato un messaggio sbagliato». In aprile la Svizzera con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha deciso di mantenere il programma. «La popolazione svizzera è stata toccata da questa situazione e ha dimostrato la sua solidarietà, soprattutto il Ticino. È chiaro che tutto ciò comporta delle responsabilità».

Sicurezza adattata, ma “nulla di eccezionale”
La sicurezza è stata organizzata e adattata. Il Consiglio federale ha approvato l’arrivo di 1600 militari e le restrizioni nello spazio aereo. Un «dispositivo usuale» della sicurezza, quello «classico» previsto in questi questi casi, «niente di eccezionale». «Abbiamo l’ambizione di contribuire alla sicurezza dell’Europa e del mondo, dobbiamo provarci». A Lugano è previsto anche un programma culturale legato all’Ucraina (con musica ed esposizioni), «malgrado la guerra». Perché – ha chiarito Cassis – «la cultura ci ricorda chi siamo e da dove veniamo». 

Gobbi: “il nostro contributo verso la pace”
Ha quindi preso la parola Norman Gobbi, consigliere di Stato a capo del Dipartimento delle istituzioni (DI): «Da parte nostra c’è orgoglio perché il Ticino accoglie un simile evento di caratura internazionale. Ma dobbiamo garantire che tutto funzioni al meglio. Accogliere l’URC2022 è il nostro piccolo contributo verso la pace». I costi principali riguardano la sicurezza e l’organizzazione per garantire il normale svolgimento delle attività da parte della popolazione. «Ed in questo senso ringrazio anche il sindaco di Lugano Michele Foletti».
 
Un “calcio d’inizio” per pensare (in anticipo) alla ricostruzione
Simon Pidoux, ambasciatore speciale responsabile della URC2022, ha quindi spiegato che la Conferenza era stata organizzata in tutt’altro modo, «ma poi è scoppiata la guerra». «Non è la prosecuzione delle altre edizioni, ma qualcosa di nuovo, un calcio d’inizio. Lugano fornirà il quadro, la bussola per iniziare un percorso di ricostruzione, che proseguirà insieme alle riforme». L’organizzazione è quindi stata completamente stravolta. «Riflettere sul “come” si ricostruirà l’Ucraina è importante ora più che mai. L’Ucraina ha capito che è il momento e l’occasione per fare un passo avanti e trasformarsi».
 
Matteo Cocchi: “Sicurezza, ma limitando i disagi alla popolazione”
«È un compito che la polizia cantonale ha ricevuto alla fine dello scorso anno e per cui ci siamo preparati da tanto tempo. La situazione in Ucraina è nel frattempo cambiata e la sicurezza e il suo dispositivo sono cambiati – ha dal canto suo dichiarato Matteo Cocchi, comandante della Polizia del Cantone Ticino -. Non è solo la polizia cantonale a operare, ma tutta una squadra di autorità, forze di polizia, esercito e partner che renderanno possibile la sicurezza. Perché da soli non ce la facciamo ed è importante lavorare all’unisono. Dunque siamo tranquilli. Siamo alla ricerca di un dispositivo che non crei troppi problemi alla cittadinanza di Lugano. Ma è chiaro che siamo alla ricerca del miglior modo possibile per garantire la sicurezza, limitando i disagi alla popolazione». Il dispositivo avrà delle zone rosse in cui sarà vietato l’ingresso a chi non è accreditato alla sicurezza. Mentre nelle zone blu ci sarà una presenza maggiore di forze di polizia e saranno possibili dei controlli. Nel golfo di Lugano sarà attuato un divieto di navigazione nel raggio di 300 metri. «Vogliamo tenere il cerchio di sicurezza più limitato possibile». La zona rossa è il Parco Ciani e la zona limitrofa a Palazzo dei Congressi, quindi non toccherà dei commerci. «Al di fuori non è stata ordinata nessuna chiusura e i commercianti sono già stati informati». Il dispositivo di sicurezza sarà attivo dalle 12 di domenica 3 luglio alle 6 di mercoledì 6 luglio (tempo necessario per il «ristabilimento»).La comunicazione è un aspetto molto importante per le autorità. Ecco perché, oltre al sito Internet, è stata attivata anche una helpline telefonica per informare la popolazione locale, anche su eventuali chiusure e sulla viabilità, attiva dalle 6 alle 22 dal 28 giugno al 5 luglio. I cittadini di Lugano saranno informati dalle autorità comunali. Informazioni saranno diffuse anche tramite Twitter e Alertswiss. «Ringrazio tutti per saper collaborare e voler collaborare, per aver scelto il Ticino e per aver dato fiducia alle autorità cantonali. Le basi per un buon successo della Conferenza ci sono».https://www.cdt.ch/news/ticino/conferenza-sullucraina-ecco-cosa-e-previsto-a-lugano-il-4-e-il-5-luglio-286058
Da www.cdt.ch

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Conferenza per l’Ucraina, ‘meno disagi possibili per Lugano’
Il punto a due settimane dall’inizio della Ukraine Recovery Conference del 4-5 luglio. Il Parco Ciani e Palazzo dei Congressi saranno zona rossa
Il Dfae e le autorità cantonali hanno organizzato una conferenza stampa per illustrare lo stato dei lavori preparatori, a due settimane dall’inizio della Ukraine Recovery Conference, prevista il 4-5 luglio a Lugano.
Nell’intervento iniziale il presidente della Confederazione e responsabile del Dipartimento federale degli affari esteri (Dfae) Ignazio Cassis ha ricordato la grande tradizione umanitaria della Svizzera nel cui solco si inserisce la conferenza di Lugano, e sottolineato come il Ticino stia dando grande prova sotto questo punto di vista, accogliendo un numero di profughi ucraini superiore a quello prefissato. Per Cassis, l’organizzazione della URC2022 è il “contributo svizzero” alla stabilità in Europa e nel mondo. I metodi e i principi della ricostruzione saranno definiti durante i due giorni della conferenza, ha aggiunto il consigliere federale ticinese. Dal canto suo il consigliere di Stato Norman Gobbi ha sottolineato come l’URC2022 sarà l’occasione per il Ticino di dare prova di grande capacità di organizzazione anche di importanti eventi internazionali.
Simon Pidoux, ambasciatore speciale responsabile della URC2022 ha sottolineato come la Conferenza non sarà una quinta edizione di quelle svolte in precedenza, ma qualcosa di nuovo data l’evoluzione della situazione internazionale. Dal canto suo, Térence Billeter, ambasciatore, Capo Task Force URC2022, ha presentato in dettaglio il programma organizzativo della Conferenza, sottolineando anche l’ampio spazio dedicato agli eventi culturali nella parte finale della giornata di lunedì.
Dal punto di vista della sicurezza, il comandante della polizia cantonale Matteo Cocchi sottolinea che l’obiettivo è limitare il più possibile i disagi alla popolazione pur mantenendo un alto livello di sicurezza. Saranno previste zone rosse, nelle quali non sarà possibile l’ingresso per chi non è accreditato alla conferenza, corrispondenti al Parco Ciani e all’area limitrofa al Palazzo dei Congressi, e zone blu adiacenti al Palazzo dei Congressi e al Parco Ciani nelle quali non vi saranno limitazioni al movimento ma sarà messo in atto un maggior livello di sicurezza e potrebbero essere svolti dei controlli nei confronti dei turisti. Limitata anche la navigazione a 200 metri di fronte al Parco Ciani. Sarà attiva anche una help-line al numero 0848 14 95 95, attiva da martedì 28.6 a martedì 5.7 dalle 6 alle 22. Nessuna chiusura è stata ordinata per le attività commerciali.
Dal punto di vista dei costi, il presidente della Confederazione, rispondendo a una domanda, ha precisato che si parla di “alcuni milioni di franchi” ma che la cifra dipenderà da dettagli ancora da definire, ad esempio la composizione delle delegazioni e di conseguenza l’entità del dispositivo di sicurezza.

Da www.laregione.ch

‘Reagire non basta, ora essere proattivi’

Così il presidente della Stu Rigozzi all’assemblea con presente il capo dell’esercito Süssli. Tra guerra in Ucraina, minacce, formazione e budget per la difesa.

Il conflitto in Ucraina e l’accelerazione imposta alle dinamiche della sicurezza, certo. Ma non solo. È stato ricco il menu dell’Assemblea della Società ticinese degli ufficiali (Stu) che, dopo il periodo pandemico, si è trovata nuovamente in presenza al Centro Ffs di Pollegio. Un menu ricco perché se da un lato il presente geopolitico preoccupa e non poco, dall’altro si avverte il bisogno di farsi trovare pronti ed efficienti nel futuro, soprattutto considerato il quadro instabile e le diverse minacce. Preparandosi per tempo. Proprio da quanto sta accadendo in Ucraina prende le mosse il tenente colonnello Smg Manuel Rigozzi (riconfermato per acclamazione presidente della Stu per il prossimo triennio) per rimarcare che «parliamo di guerra, di conflitti armati ancora convenzionali, di crisi umanitaria, parliamo di scarsità delle risorse energetiche, delle risorse alimentari e de facto del fallimento di tutte le politiche globaliste e della logistica ‘just in time’, all’ultimo minuto». Insomma, «stiamo ridando peso e valore a concetti come l’indipendenza di tutte le risorse e del nostro Paese sul piano della propria sicurezza». Il tutto, va da sé, non si costruisce dall’oggi al domani. Per questo Rigozzi affonda: «Ci stiamo rendendo conto che il nostro Paese negli ultimi anni ha dedicato alla difesa solo lo 0,7% del proprio Prodotto interno lordo contro l’1,6% del 1990? Paesi altamente sociali e civilizzati come la Svezia e la Finlandia, neutrali come noi, investono rispettivamente l’1,3% e il 2% del loro Pil». Il discorso è uno, e diretto: l’esercito deve avere i mezzi per svolgere appieno le proprie mansioni. «Dobbiamo essere realisti, le fiabe sono solo racconti di fantasia. Mi auguro che ora, con l’aggiunta di 2 miliardi al budget per la sicurezza, sia finalmente possibile permettere al Dipartimento della difesa e alle alte cariche militari di poter lavorare in modo costruttivo per il bene non tanto del nostro esercito, bensì della nostra sicurezza nazionale».
La guerra in Ucraina dimostra che «la preparazione e l’approvvigionamento di mezzi e sistemi non sono fatti istantanei, richiedono molto tempo: non sprechiamolo». La preoccupazione del presidente della Stu è che «troppe volte il nostro Paese, e non parlo di Difesa, reagisce al posto di muoversi in modo proattivo. Anche il 1° settembre 1939 il nostro esercito non sarebbe stato pronto a un’ipotetica invasione lampo da parte della Germania. Solo dal 1941-1942 la Svizzera avrebbe potuto opporsi con determinazione a un eventuale attacco, siamo stati fortunatamente graziati dalla storia. Non provochiamola però – ammonisce il tenente colonnello Smg Rigozzi –. La fortuna non è inesauribile, non ripetiamo lo stesso sbaglio». Dopo aver ribadito l’importanza dell’italianità nell’esercito, Rigozzi si è concentrato sul futuro prossimo della Stu. Partendo da un assunto: «La carriera di ufficiale sprona ogni singolo individuo a superare costantemente i propri limiti psicofisici, insegna la difficile arte della conduzione delle persone, rinvigorisce il carattere e, non da ultimo, crea esperienze e una rete di conoscenze che difficilmente possono essere ritrovate altrove: bisogna concentrarsi su una rinnovata formazione dei giovani ufficiali».

‘Molto lavoro da fare’
L’esercito svizzero, ha sottolineato il Capo dell’esercito comandante di corpo Thomas Süssli nel suo intervento, «ha bisogno di rinnovare una parte importante del proprio equipaggiamento, che sta diventando obsoleto. Fondamentale è la copertura dello spazio aereo con l’acquisto dei nuovi F-35, ma occorre anche adeguare la difesa antiaerea, i sistemi elettronici, le strutture per la cyberdifesa e altro ancora». La realtà oggi è che in termini di capacità di difesa «in diversi settori possiamo garantire dei livelli minimi, che vanno assolutamente innalzati. Ma bisogna mettere mano anche all’organizzazione, con una riflessione sugli effettivi, sulla logistica, sulle riserve». La crisi ucraina, ha detto ancora il Capo dell’esercito, «ci ha fatto bruscamente presente quanto siamo dipendenti dalle importazioni, quanto sia importante pensare per tempo a quel che ci serve, che ‘l’oggi per domani’ non esiste più». A fargli eco, il vicepresidente della Società svizzera degli ufficiali colonnello Mattia Annovazzi: «Alla classe politica si chiede una guida determinata e responsabile. Il che significa gestire le crisi con risolutezza. Ma anche affrontare i problemi del sistema mettendo mano con convinzione alle necessarie riforme come il fermare l’erosione degli effettivi, sviluppare un ‘servizio per la sicurezza’ nei suoi vari rami».
In apertura di giornata ha portato il suo saluto il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi che ha sottolineato in particolare l’importanza della cooperazione fra civile e militare, ma anche fra Paesi vicini. Un esempio è l’esercizio “Odescalchi”, svoltosi in questi giorni a cavallo del confine italo-svizzero.
Ad affrontare invece il côté associativo della Stu è stato il colonnello Smg Marco Netzer, presidente dell’Associazione per la Rivista militare svizzera di lingua italiana: «Negli ultimi anni la nostra rivista ha avuto un costante miglioramento qualitativo e quantitativo – ha osservato Netzer –, siamo passati da circa 1’100 a 2’400 abbonati». Una rivista che però non è l’unica occasione di collaborazione con la Stu: «Un altro sforzo importante sono le nostre conferenze annuali pubbliche, con relatori di spicco e tanti temi di assoluta attualità trattati». La prossima sarà il 18 ottobre 2022.

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 20 giugno 2022 de La Regione

Più donne in Polizia: “Una ricchezza per la sicurezza del Ticino”

Più donne in Polizia: “Una ricchezza per la sicurezza del Ticino”

Norman Gobbi sottolinea la sempre più elevata professionalizzazione degli agenti

“I compiti dell’agente di Polizia in questi ultimi due decenni hanno conosciuto un’evoluzione importante, complice un cambiamento epocale della nostra società. Da qui la necessità di una formazione sempre migliore, sempre più performante per tutti i nostri poliziotti”. In questi termini si è espresso il Consigliere di Stato Norman Gobbi all’indomani della cerimonia di promozione di 48 nuovi agenti, che andranno a rinforzare (spesso si tratta però di sostituzioni) la Polizia cantonale, le Polizie comunali, la Polizia ferroviaria e 2 agenti la Polizia del Canton Grigioni.

Ma quali sono le particolarità che si richiedono a un agente… moderno? “La lealtà, la responsabilità, il buon senso, l’onestà, la resistenza sono i requisiti base che da sempre devono caratterizzare i poliziotti”, sottolinea il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. “In questo senso potremmo dire che nulla è cambiato. Ciò che è mutato è però il contesto in cui si muove e deve lavorare l’agente moderno. Per questo anche la formazione ha dovuto adattarsi ed elevare il suo livello. Non per nulla, per esempio, oggi la scuola di Polizia si svolge su un biennio, rispetto all’anno che conoscevamo sino a poco tempo fa. Le nuove tecnologie impattano in maniera evidente sul lavoro della nostra Polizia e quindi anche la conoscenza di questi nuovi sistemi è indispensabile. Credo però che è sul lato del comportamento umano che all’agente viene richiesta una preparazione sempre migliore. Alcuni decenni fa il poliziotto era temuto e rispettato. Oggi il rispetto per la divisa è andato quasi a farsi benedire (per fortuna non per tutti!). Il rispetto deve essere guadagnato sul campo, giorno dopo giorno. Una frangia sempre più numerosa di persone va contro le istituzioni e quindi va contro i primi e più visibili rappresentati dell’ordine pubblico. L’ho sottolineato settimana scorsa nel corso della cerimonia al termine della Scuola cantonale di Polizia 2020: le cittadine e i cittadini ticinesi si aspettano molto dagli agenti di polizia. C’è una grande responsabilità nell’affrontare questo mestiere. Lo si può fare attraverso una formazione di qualità, che non termina più con la scuola di polizia, ma che prosegue durante tutta la carriera*, afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Negi ultimi anni benché il ruolo dell’agente sia diventato sempre più impegnativo, le giovani e i giovani che vogliono accedere alla scuola di Polizia sono sempre numerosi. Sembrerebbe una contraddizione. “Ritengo che la nostra Polizia cantonale abbia raggiunto un livello qualitativo molto elevato, con specializzazioni interessanti, con compiti anche di prossimità e di contatto con la gente che piacciano e con possibilità di carriera pure interessanti. La professione rimane così attrattiva. E oggi lo è anche per le giovani donne: una ricchezza in più per la sicurezza del Ticino”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Collaborazione italo-svizzera

Collaborazione italo-svizzera

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/15415867

Servizio all’interno dell’edizione di venerdì 17 giugno 2022 de Il Quotidiano

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Più vicini in caso di catastrofe

Conferenza transfrontaliera a Pollegio, Ticino e provincia di Varese firmano un protocollo di intesa

Un protocollo d’intesa per un aiuto reciproco in caso di catastrofe è stato firmato oggi (venerdì) a Pollegio dal canton Ticino e dalla Provincia di Varese, sulla scorta di quanto già attuato con quella di Como dopo la prima esercitazione Odescalchi del 2016.

In questi giorni – dal 13 al 19 giugno – è in corso una nuova settimana di simulazione di incidenti ed eventi naturali a cavallo del confine e questa ha coinciso con una conferenza transfrontaliera incentrata proprio sulla mutua assistenza fra Svizzera e Italia in queste circostanze.

“Esercitare interventi in caso di catastrofe assume una rilevanza sempre maggiore nell’attuale contesto globale e locale”, afferma nel suo comunicato il Dipartimento delle istituzioni ticinese. Un esempio concreto di quanto può accadere lungo la frontiera e di quanto una collaborazione snella sia essenziale in questi casi era stato dato in febbraio dall’incendio scoppiato sul Monte Gambarogno.

Insieme a Norman Gobbi per il Ticino, in Leventina sono giunti anche i rappresentanti di Grigioni e Vallese, oltre a quelli delle prefetture di quattro province di confine: quelle citate di Como e Varese, Verbano Cusio Ossola e Sondrio. L’esercito svizzero ha inviato dal canto suo il divisionario Lucas Caduff, che ha evidenziato gli ottimi rapporti già esistenti, le sinergie in atto e gli aspetti che restano da migliorare.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Più-vicini-in-caso-di-catastrofe-15415288.html

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Svizzera e Italia ancora più unite per fronteggiare le catastrofi
A Pollegio è stato firmato un Protocollo d’intesa tra il Ticino e la Provincia di Varese per un aiuto reciproco in caso di eventi avversi – Domani si conclude l’esercitazione «Odescalchi 2022»

Svizzera e Italia ancora più unite per far fronte a eventi avversi come catastrofi naturali oppure incidenti di vasta portata. L’intesa è stata sottoscritta ieri mattina al termine di una Conferenza transfrontaliera tra i Cantoni Ticino, Grigioni e Vallese e le Prefetture delle Province di Varese, Como, Sondrio e Verbano Cusio Ossola – incentrata sui rapporti tra Svizzera e Italia, in particolare tra i Cantoni e le Prefetture delle Province di frontiera, in ambito di mutuo sostegno e intervento in caso di catastrofe. La tempistica non è casuale: proprio in questi giorni si è infatti svolta la settimana di esercitazioni congiunte denominata «Odescalchi 2022».
In buona sostanza, ieri è stato firmato un Protocollo d’intesa tra il Canton Ticino e la Prefettura della Provincia di Vareseper un aiuto reciproco in caso di catastrofe, sulla scorta anche di quanto attuato tra Ticino e Provincia di Como a seguito della prima esercitazione Odescalchi del 2016. «Attuare interventi in caso di catastrofe assume una rilevanza sempre maggiore nell’attuale contesto globale e locale», rileva il Consiglio di Stato in una nota. Da lunedì 13 fino a domenica 19 giugno, lo ricordiamo, in Ticino e in alcune zone sul confine italiano l’Esercito e tutti i partner della protezione della popolazione sono impegnati per collaudare la condotta e l’intervento sul campo in caso di catastrofi, sia naturali sia incidenti dovuti alle attività dell’uomo.

Sinergie e protocolli
Alla Conferenza transfrontaliera hanno preso parte il consigliere di Stato Norman Gobbi, il suo omologo vallesano, Frédéric Favre, il capo dell’Ufficio del militare e della protezione civile del Grigioni, Martin Bühler, consigliere di Stato designato, il console generale d’Italia, Gabriele Meucci, e i prefetti delle 4 Province, Salvatore Rosario Pasquariello (Varese), Andrea Polichetti (Como), Roberto Bolognesi (Sondrio) e Michele Formiglio (Verbano Cusio Ossola). L’incontro si è svolto in presenza del divisionario Lucas Caduff, comandante della Divisione territoriale 3 dell’Esercito svizzero. Durante la Conferenza sono stati approfonditi i vari ambiti di intervento, permettendo al div Caduff di sottolineare l’impegno svizzero e l’ottima collaborazione con l’Italia. Sono poi state discusse le sinergie in atto, gli aspetti di protocollo che possono essere migliorati e introdotti tra i Cantoni e le Province italiane.

L’esercitazione
L’esercitazione «Odescalchi 2022» vede impegnati i militari dello stato maggiore della divisione territoriale 3, del battaglione di stato maggiore della divisione territoriale 3, il battaglione fanteria di montagna 30, il battaglione genio 9 e il battaglione salvataggio 3. Essi sono stati rinforzati da altre truppe specialmente attribuite per l’assolvimento di compiti particolari. Gli scenari dell’esercitazione hanno visto i militari svizzeri confrontati con interventi di sicurezza e di aiuto in caso di catastrofe, a fianco dei colleghi degli enti di primo intervento ticinesi. Inoltre, i militari elvetici sono intervenuti a Maccagno, nel Luinese, a supporto degli alpini dell’Esercito italiano, nell’ambito di quanto prevede la Convenzione tra la Confederazione Svizzera e la Repubblica Italiana sulla cooperazione nel campo della previsione e della prevenzione dei rischi maggiori e dell’assistenza reciproca in caso di catastrofi naturali o dovute all’attività dell’uomo.

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 18 giugno del Corriere del Ticino

Protocollo tra prefettura di Varese e Ticino per gestire le emergenze

Protocollo tra prefettura di Varese e Ticino per gestire le emergenze

L’accordo al termine della conferenza transfrontaliera a Pollegio nell’ambito dell’esercitazione Odescalchi 2022

Prefettura di Varese e Canton Ticino (Svizzera) hanno siglato un protocollo di collaborazione in caso di emergenze transfrontaliere. L’intesa è stata sottoscritta a conclusione della conferenza transfrontaliera che si è svolta a Pollegio (Canton Ticino) nel quadro della cooperazione italo-svizzera in materia di protezione e soccorso, negli stessi giorni in cui è in corso l’esercitazione transfrontaliera Odescalchi 2022.
Da lunedì 13 giugno sino a domenica 19, infatti, in Ticino e in alcune zone sul confine italiano, l’Esercito e tutti i partner della protezione civile sono impegnati per collaudare l’intervento sul campo in caso di catastrofi sia naturali che dovuti alle attività dell’uomo.

Alla conferenza hanno partecipato i cantoni Ticino, Grigioni e Vallese e le prefetture di Varese, Como, Sondrio e Verbano Cusio Ossola, rappresentati rispettivamente dal consigliere di Stato ticinese Norman Gobbi, l’omologo vallesano Frédéric Favre e il capo dell’Ufficio del militare e della protezione civile del Grigioni Martin Bühler, consigliere di Stato designato, il console generale d’Italia Gabriele Meucci e i prefetti delle 4 province Salvatore Rosario Pasquariello (Varese), Andrea Polichetti (Como), Roberto Bolognesi (Sondrio) e Michele Formiglio (Verbano Cusio Ossola). Presente anche il Divisionario Lucas Caduff, comandante della Divisione territoriale 3 dell’Esercito svizzero, che ha sottolineato da un lato l’impegno svizzero, dall’altro la soddisfacente collaborazione con l’Italia.

L’esercitazione internazionale bilaterale Odescalchi, che prende il nome dal pontefice comasco Innocenzo XI, Benedetto Odescalchi, nasce per verificare le modalità di cooperazione sia civile che militare in contesti emergenziali di confine, tra Varesotto e Canton Ticino, e coinvolge oltre ai due Eserciti, i Vigili del fuoco, la protezione civile regionale, i comuni e altri enti.

https://www.interno.gov.it/it/notizie/protocollo-prefettura-varese-e-canton-ticino-gestire-emergenze-transfrontaliere

Da Governo italiano – Ministero dell’interno

Collaborazione transfrontaliera in caso di catastrofe

Collaborazione transfrontaliera in caso di catastrofe

Comunicato stampa

Questa mattina si è svolta a Pollegio una Conferenza transfrontaliera incentrata sui rapporti tra Svizzera e Italia, in particolare tra i Cantoni e le Prefetture delle Province di frontiera, in ambito di mutuo sostegno e intervento in caso di catastrofe. La Conferenza – avvenuta nel corso della settimana di esercitazioni congiunte denominata «Odescalchi 2022» – ha permesso pure di sottoscrivere un protocollo di intesa tra il Cantone Ticino e la Provincia di Varese.

Esercitare interventi in caso di catastrofe assume una rilevanza sempre maggiore nell’attuale contesto globale e locale. Da lunedì 13 giugno e sino a domenica 19 giugno in Ticino e in alcune zone sul confine italiano l’Esercito e tutti i partner della protezione della popolazione sono impegnati per collaudare la condotta e l’intervento sul campo in caso di catastrofi, sia naturali sia  incidenti dovuti alle attività dell’uomo.In questo contesto di collaborazione italo-svizzera a Pollegio si è tenuta la Conferenza transfrontaliera tra i Cantoni Ticino, Grigioni e Vallese e le Prefetture delle Province di Varese, Como, Sondrio e Verbano Cusio Ossola, alla quale hanno partecipato il Consigliere di Stato ticinese Norman Gobbi, il suo omologo vallesano, Frédéric Favre, il capo dell’Ufficio del militare e della protezione civile del Grigioni, Martin Bühler, Consigliere di Stato designato, il Console generale d’Italia, Gabriele Meucci, e i Prefetti delle 4 Province, Salvatore Rosario Pasquariello (Varese), Andrea Polichetti (Como), Roberto Bolognesi (Sondrio), e Michele Formiglio (Verbano Cusio Ossola). L’incontro si è svolto in presenza del Divisionario Lucas Caduff, comandante della Divisione territoriale 3 dell’Esercito svizzero.Durante la Conferenza sono stati approfonditi i vari ambiti di intervento, permettendo al div Caduff di sottolineare l’impegno svizzero e l’ottima collaborazione con l’Italia. Sono poi state discusse le sinergie in atto, gli aspetti di protocollo che possono essere migliorati e introdotti tra i Cantoni e le Province italiane.A questo proposito al termine della Conferenza è stato firmato un Protocollo d’intesa in caso di aiuto reciproco in caso di catastrofe tra il Cantone Ticino e la Prefettura della Provincia di Varese, sulla scorta anche di quanto attuato tra Ticino e Provincia di Como a seguito della prima esercitazione Odescalchi del 2016.

I patriziati ticinesi in Assemblea

I patriziati ticinesi in Assemblea

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Da www.rsi.ch/news

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I patriziati chiedono l’abbattimento del lupo

Il tema è stato al centro dell’assemblea generale dei delegati tenutasi a Lugano Tiziano Zanetti: «Tra poche settimane tutti gli alpeggi saranno caricati con il bestiame da reddito» Le autorità hanno ribadito l’importanza delle singole realtà per lo sviluppo economico delle regioni

«La situazione è ingestibile e lo sarà ancora di più tra poche settimane, quanto tutti gli alpeggi saranno caricati». A tenere banco durante l’assemblea dell’Alleanza patriziale ticinese (APLA), tenutasi sabato a Lugano, è stato il lupo. I delegati dei 199 patriziati hanno espresso grande «preoccupazione» per l’evolversi della presenza in Ticino del grande predatore. «Le continue predazioni non possono non preoccupare le autorità, anche in corrispondenza dell’imminente presenza massiccia di animali da reddito sugli alpeggi », ha commentato Tiziano Zanetti, riconfermato alla presidenza dell’ALPA. «La morfologia del cantone, in particolare quella degli alpeggi, non consente di applicare le misure di protezione contro i grandi predatori», ha osservato Zanetti, secondo cui «il Ticino, rispetto ad altri cantoni, vive una situazione eccezionale». Di qui, la risoluzione approvata sabato dall’assemblea dei delegati: «Analizzando l’allarmante contesto chiediamo al Consiglio di Stato di allinearsi al Canton Vallese nella richiesta, presentata al Consiglio federale, di aprire la caccia al lupo per alcuni mesi e di affiancare ai guardiacaccia i cacciatori sperimentati, così come avviene nel cantone Uri e nella caccia agli ungulati e ai cinghiali». Il numero di predazioni avute in Vallemaggia è diventato insostenibile, ha aggiunto Zanetti, ricordando come tutto il settore primario sia sotto pressione, in particolare, l’attività pastorizia.

«Una risorsa economica»
Durante l’assemblea si è discusso anche del ruolo presente e futuro dei patriziati. A questo proposito, il sindaco di Lugano, Michele Foletti, in riferimento ai 15 patriziati presenti nel circondario, ha ribadito il valore delle corporazioni che «costituiscono una risorsa economica e uno strumento di sviluppo per tutta la città». Un concetto ribadito anche dal direttore del DI, Norman Gobbi: «In Ticino vogliamo dei patriziati che siano protagonisti dello sviluppo economico, ambientale e culturale del territorio. Noi ci siamo. Siamo al vostro fianco». Senza il sostegno del Comune e del Cantone per molti patriziati sarebbe impossibile far fronte a diversi impegni, ha affermato, dal canto suo, Rinaldo Gobbi, del patriziato di Castagnola e presidente del giorno. Una collaborazione apprezzata anche dal presidente Zanetti, il quale ha sottolineato «il prezioso dinamismo tra patriziati, comuni e cantone, secondo un modello collaudato nel tempo e i cui risultati sono sotto gli occhi di tutti».

Segretariati congiunti
Non mancano, tuttavia, «alcuni punti da migliorare», ha aggiunto Zanetti, in particolare nella gestione amministrativa e corrente di alcuni enti. « La maggior parte dei patriziati ha già introdotto la nuova gestione secondo
i canoni imposti dalla legge». Ai piccoli patriziati che invece si devono ancora adeguare, Zanetti ha lanciato una proposta: «Si potrebbe istituire dei segretariati congiunti, che raggruppano quattro o cinque piccoli patriziati di una regione, con lo scopo di gestire, in maniera professionale e non più a titolo volontario, l’amministrazione corrente».

Un posto negli ERS
Zanetti ha poi ribadito il ruolo dei patriziati nello sviluppo del territorio a valenza turistica. « La collaborazione con le Organizzazioni turistiche (OTR) e con gli Enti regionali di sviluppo (ERS) sono fondamentali». L’obiettivo dei prossimi anni, ha concluso Zanetti, sarà di chiedere e ottenere l’ingresso di un rappresentante dei patriziati in tutti e quattro i vertici degli ERS, «con lo scopo di affinare questa preziosa collaborazione ». 

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 13 giugno 2022 del Corriere del Ticino

“Collaborazione Lugano-Cantone per avere più sicurezza sul lago”

“Collaborazione Lugano-Cantone per avere più sicurezza sul lago”

Norman Gobbi presenta alcune particolarità della campagna “Acque sicure”

Questa settimana terminano le scuole. C’è aria di vacanza e i recenti ponti festivi hanno dimostrato come il Ticino potrà contare su un buon afflusso di turisti. I nostri corsi d’acqua, i nostri laghi e le piscine saranno ben frequentati (tempo permettendo). Un sollievo per attenuare il caldo e un piacere per molti che usano fiumi e laghi per fare sport. Affinché il tempo libero sia davvero sempre un piacere occorre però prestare qualche attenzione. In questo senso, per un “Ticino sicuro”, il Dipartimento delle istituzioni sta puntando molto sulla sensibilizzazione e sulla prevenzione, con campagne mirate. “In concomitanza con la fine delle scuole è partita la nostra campagna “Acque sicure”. Un impegno a 360 gradi per sensibilizzare non solo i turisti, ma pure i residenti a godere le bellezze del Ticino, senza però correre inutili rischi, che potrebbero trasformare una giornata spensierata in una tragedia”, afferma il Consigliere di Stato e responsabile del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. “Quest’anno tra le note positive vi è una rafforzata collaborazione con i Comuni. Con la Città di Lugano, per esempio, la commissione cantonale Acque sicure ha attivato un rapporto più stretto, in particolare per la zona della Foce del Cassarate (ma non solo), dove lo scorso anno vi sono stati due annegamenti. Questa collaborazione è benvenuta e permette di fare un lavoro ancora più approfondito di prossimità. Chi meglio dei luganesi può centrare la tematica dei pericoli alla Foce? Nessuno. Questo discorso sulla competenza legata alla prossimità è decisivo per dare le giuste risposte ai problemi delle ticinesi e dei ticinesi. Inoltre la collaborazione tra il Cantone e il Comune permette di sviluppare forme di prevenzione utilizzate in modo efficace in altre parti del Ticino. Per esempio Lugano ha deciso di introdurre i pattugliatori, ossia quelle persone che “sorvegliano” gli spazi vicini alle acque (in questo caso alla Foce), che già hanno dato buoni risultati lungo i fiumi Maggia e Verzasca”, sottolinea il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

Il 2021 ha registrato un alto numero di annegamenti in Ticino: ben nove. “Questo è uno dei motivi che ci spinge a fare ancora più prevenzione e sensibilizzazione. L’ho sempre sostenuto: anche un solo annegamento è già un annegamento di troppo. Ogni occasione deve essere sfruttata per rendere attenti ai pericoli, che sono insiti nella natura (e nella forza della natura). Senza spaventare nessuno, perché il tempo libero deve poter essere sfruttato per rigenerarsi, per trovare piacere approfittando della bellezza del nostro territorio. Basta solo metterci un po’ di… prudenza, perché fa la differenza!”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Discorso pronunciato in occasione dell’Assemblea dell’Alleanza Patriziale Ticinese

Discorso pronunciato in occasione dell’Assemblea dell’Alleanza Patriziale Ticinese

– Fa stato il discorso orale –  

Egregio Presidente dell’Alleanza patriziale ticinese (caro Tiziano),
Gentili Signore ed egregi Signori membri del Consiglio direttivo,
care e cari concittadini patrizi,  

l’annuale assemblea dell’ALPA rappresenta un appuntamento fisso e tradizionale nell’agenda del Direttore del Dipartimento delle istituzioni, che in virtù della sua responsabilità istituzionale e politica è chiamato ad esprimere il punto di vista cantonale sulla realtà dei patriziati ticinesi, sia su quanto viene fatto sia – in prospettiva – su quanto si vorrà fare.  
È sempre un vero piacere per me partecipare alla vostra assemblea, che anche quest’anno vede la partecipazione di numerosi aderenti, a testimonianza del ruolo ricoperto dall’Alleanza patriziale e, soprattutto, del grande attaccamento che molte cittadine e molti cittadini ticinesi hanno per il mondo patriziale.
Quest’anno un ringraziamento particolare va sicuramente rivolto ai 15 Patriziati presenti nel comprensorio della Città di Lugano, che si sono assunti l’onere – e sicuramente anche l’onore – di organizzare l’assemblea dell’ALPA. Credo si possa affermare che la realtà luganese rispecchi sotto molti aspetti, in scala ridotta, l’eterogeneità del mondo patriziale a livello cantonale: patriziati urbani e di montagna, enti finanziariamente fragili ed altri con basi più solide, realtà che si dedicano prevalentemente alla gestione e cura del territorio ed altre che si concentrano ad esempio su attività culturali e comunitarie, e gli esempi potrebbero continuare. Insomma, una ricchezza di approcci e di iniziative che, in forma ancora più ricca e più ampia, troviamo in tutto il Cantone Ticino. Questa ricchezza e questa eterogeneità (e forse anche una certa ignoranza – nel senso di non conoscenza – di tutto quello che sono, rappresentano e fanno i patriziati) sono state tra i motivi che hanno indotto la Città di Lugano, in collaborazione con i patriziati del suo comprensorio, a promuovere negli scorsi anni la lodevole iniziativa denominata “PatriziAmo”, un’occasione di incontro con i cittadini (patrizi e non) e una vetrina di presentazione della variegata realtà patriziale e delle molteplici attività svolte dai Patriziati luganesi. Trovo particolarmente azzeccato il nome che è stato scelto per quell’evento: “PatriziAmo”. Da un lato perché rappresenta, con questa sorta di “neologismo verbale”, un richiamo collettivo a voler conoscere (ed apprezzare) il lavoro dei patriziati; d’altro lato, “PatriziAmo” contiene al suo interno il concetto di amore, di attaccamento, di identificazione con il nostro territorio e con la nostra storia.
Ecco, questo forte attaccamento e questa identificazione credo rappresentino il comune denominatore di tutti i patriziati ticinesi: è un valore importante, molto prezioso, che non deve essere tradotto in sterili rivendicazioni di eventuali privilegi, bensì nella difesa di valori collettivi di pubblico interesse. È quanto prevede, del resto, l’art. 1 della legge di riferimento per i patriziati ticinesi, la LOP: “Il patriziato è una corporazione di diritto pubblico, autonoma nei limiti stabiliti dalla Costituzione e dalle leggi, proprietaria di beni d’uso comune da conservare e utilizzare con spirito viciniale a favore della comunità”.  
Sono perfettamente cosciente del fatto che l’esecuzione di questo compito pubblico richiede spesso molto impegno e quindi anche in questa sede, come più volte ho già fatto in passato, ringrazio sinceramente tutte le cittadine e i cittadini che si mettono a disposizione (il più delle volte a titolo volontario) per permettere il funzionamento dei nostri Enti locali. Sono altresì cosciente delle difficoltà pratiche, nonché delle ristrettezze finanziarie e in termini di risorse umane che alcuni patriziati si trovano costretti a dover affrontare.
Come dicevo poc’anzi, la realtà patriziale ticinese è estremamente eterogenea e questo genera anche una marcata diversità di esigenze: quello che comunque accomuna tutti i 199 patriziati ticinesi è la qualifica di ente pubblico, con i suoi diritti e i suoi doveri.
Il Cantone, il Dipartimento delle istituzioni che dirigo crede fermamente nell’importanza dei patriziati e continuerà quindi ad investire concretamente nella loro difesa e promozione.
L’anno scorso, ad Airolo, vi presentavo la visione definita nello Studio strategico recentemente elaborato: in Ticino vogliamo avere dei Patriziati che siano protagonisti dello sviluppo economico, ambientale e culturale del proprio territorio.
I riscontri che osservo quotidianamente e le relazioni di chi mi seguirà nel prosieguo dell’assemblea indicano che tanto si sta già facendo e molte sono le lodevoli iniziative. Evidentemente, anche in questo ambito come in qualsiasi altro, si può ancora migliorare. Noi ci siamo, siamo al vostro fianco per aiutarvi, per consigliarvi e, laddove necessario, anche per correggervi, perché questo è il compito che la legge ci affida.
La mia vicinanza personale alle problematiche dei patriziati porta poi a iniziative puntuali. Un esempio è legato alle prevedibili difficoltà che gli alpeggi ticinesi conosceranno questa estate a causa della prolungata siccità di questo inverno e di questa primavera, con scarsissime precipitazioni nevose anche in alta quota. In modo preventivo ho così chiesto al collega Vitta, responsabile del Dipartimento delle finanze e dell’economia, di proporre attraverso la Sezione cantonale dell’agricoltura eventuali misure di sostegno, pronti a fare la nostra parte.
Non posso, né tanto meno voglio, esimermi, prima di concludere il mio intervento, dall’affrontare due tematiche che sicuramente stanno a cuore (e in un certo senso anche preoccupano) a molti di voi: l’allestimento e l’aggiornamento dei registri patriziali (e quindi l’accesso a Movpop) e il tema delle cave di proprietà patriziale.  

Accesso a Movpop
Come vi è stato comunicato negli scorsi mesi, a seguito di una verifica della conformità giuridica (legata in particolare al tema della protezione dei dati personali) della Convenzione stipulata nel 2010 tra il Cantone e Inclusione andicap (ex FTIA) per l’accesso alla banca dati Movpop, la stessa è stata disdetta, con effetto al 31.12.2022. Coscienti del fatto che numerosi patriziati (oltre 100) fanno capo a Inclusione andicap per lavori amministrativi di diverso genere, fra cui anche l’allestimento e l’aggiornamento dei registri patriziali, e che quindi la disdetta della Convenzione avrebbe causato disagi a molti patriziati, il DI, attraverso la SP (con la collaborazione della SEL) ha messo in atto delle “misure accompagnatorie” con l’obiettivo di risolvere, o perlomeno mitigare fortemente, i problemi con i quali i patriziati si potrebbero trovare confrontati. In sostanza, nelle prossime settimane tutti i Patriziati riceveranno una comunicazione da parte della Sezione della popolazione in cui si ricorderà in primo luogo che la modalità principale per aggiornare i dati dei vostri patrizi è quella in cui il patriziato effettua autonomamente tale compito. Tutti i patriziati che attualmente svolgono in prima persona l’aggiornamento dei dati dei propri patrizi – mediante l’accesso diretto alla banca dati MovPop – potranno naturalmente proseguire in tale modalità. In via subordinata, al fine di facilitare la transizione dopo il termine della succitata convenzione, i patriziati che non dispongono delle condizioni per svolgere in modo autonomo l’aggiornamento dei dati dei propri patrizi potranno, per giustificati motivi, affidare tale compito ad un ente di pubblica utilità senza scopo di lucro, come per esempio inclusione andicap ticino. La delega di tale compito (ma non della competenza decisionale in merito, che rimane del Patriziato) avverrà attraverso la sottoscrizione di una specifica convenzione tra la Sezione della popolazione (Servizio Movpop), il Patriziato e l’ente di pubblica utilità che svolgerà concretamente il mandato. La firma di tale convenzione, di cui tutti i Patriziati che ne faranno richiesta riceveranno un modello-tipo, sarà di competenza dell’Ufficio patriziale (non sarà quindi necessario sottoporre la questione al Legislativo). Approfitto di questa occasione per aggiornarvi inoltre sul tema della banca dati cantonale dei cittadini patrizi. Anche a seguito delle richieste della vostra Associazione, ma soprattutto per concretizzare un compito di legge (art. 57a LOP) e per dotare i Patriziati di un moderno strumento di gestione amministrativa, nelle scorse settimane ho deciso di chiedere un’accelerazione del progetto, che come ben sapete comporterà difficoltà e un impegno non indifferenti (soprattutto da parte dei Patriziati), ma che nondimeno voglio che sia avviato e portato a compimento. So che proprio negli scorsi giorni la SEL e il CSI – responsabile per la parte tecnico-informatica del progetto – si sono sentiti per attualizzare ed avviare concretamente il progetto.  

Cave patriziali
Il tema delle cave patriziali è tanto importante (non da ultimo per le entrate finanziarie che garantisce a diversi Patriziati), quanto complesso e delicato. Il Cantone, da diversi anni, si sta adoperando affinché anche questo ambito possa essere correttamente regolamentato, in primo luogo da un profilo pianificatorio, ambientale ed edilizio. Si tratta di un’esigenza imprescindibile, se si vuole garantire stabilità a lungo termine al settore, a beneficio evidentemente di tutti gli attori (tra cui i Patriziati). Sappiamo tutti molto bene quale destino ha avuto il recente tentativo di introdurre una legislazione specifica: un naufragio. Ciò nondimeno, deve rimanere l’obiettivo di regolamentare – in primis dal profilo pianificatorio – il settore. Cosciente delle difficoltà oggettive che in molti comparti si incontrano, con il collega Direttore del Dipartimento del territorio ho discusso a più riprese la problematica, giungendo a un accordo, che forzatamente è e deve essere provvisorio, ritenuto che l’obiettivo finale è una regolamentazione secondo quanto stabilito nella scheda V8 del Piano direttore. In sostanza, per riconoscere gli sforzi e le buone intenzioni di quegli attori (Comuni in primis, quali enti responsabili della pianificazione locale) che concretamente hanno avviato la procedura pianificatoria, verrà concessa la possibilità (ovviamente in caso di richiesta e qualora i requisiti di legge siano adempiuti) di ottenere l’esonero dal pubblico concorso per contratti d’affitto di media durata (5 anni). Per contro, nei comparti in cui concretamente non è stato fatto nulla per ottemperare agli obblighi sanciti dal PD, il rinnovo dei contratti potrà essere al massimo annuale. Non ci saranno particolari limitazioni temporali imposte dal Cantone, per contro, in quei Comuni in cui è consolidata una pianificazione locale specifica. Nell’esecuzione dei compiti che la legge – ed ancor prima di essa l’attaccamento ai vostri patriziati e il senso di responsabilità verso di essi – vi attribuisce potete sempre contare sul supporto e la collaborazione, e laddove necessario anche la vigilanza, del Dipartimento che dirigo, ma anche – e questo è doveroso sottolinearlo in questa sede – del Consiglio direttivo dell’ALPA. Nel corso dei vostri lavori assembleari procederete alla nomina del vostro presidente e del vostro organo direttivo: non è mio compito, evidentemente, esprimermi nel merito, tuttavia ritengo opportuno in primo luogo pronunciare parole di sincero ringraziamento per le persone che hanno deciso di non più postulare una candidatura (Rachele Allidi di Ascona, Germano Mattei di Cavergno, Rino Poma di Riva San Vitale e Carlo Scheggia di Novaggio).
A tutti gli altri formulo i migliori auguri, nella convinzione che anche in futuro il mio Dipartimento e i suoi Servizi potranno contare sulla schietta collaborazione dell’Alleanza patriziale ticinese.   Termino il mio intervento ringraziando nuovamente tutte le persone che si dedicano costantemente alla cura e alla promozione del nostro magnifico territorio, alla salvaguardia dei valori comunitari e di solidarietà viciniale che ci sono stati tramandati dai nostri avi, alla valorizzazione del nostro patrimonio culturale. Voglio altresì rinnovare un accorato appello a tutte le cittadine e a tutti i cittadini patrizi affinché colgano quella che già in passato ho definito la sfida della modernità. Bisogna avere ben presente nel proprio cuore le radici secolari che ci ancorano al territorio ticinese e che fanno scorrere la linfa vitale nelle nostre vene, ma al contempo bisogna permettere a questa linfa di giungere fino ai rami più piccoli e far così germogliare sempre nuove gemme. I piedi ben piantati per terra, quindi, ma gli occhi e lo sguardo rivolti verso il futuro! Conosco e apprezzo già numerosi esempi di Patriziati che si sono dotati di moderni strumenti di gestione amministrativa, che accolgono tra i loro ranghi nuove leve pronte a riprendere il testimone patriziale, che si dimostrano in grado di promuovere con successo progetti di valorizzazione del territorio, di riconversione di proprietà patriziali in nuove attività economiche (dall’ambito agricolo a quello turistico, per esempio). Ecco, questi sono esempi virtuosi di Patriziati che hanno raccolto e stanno vincendo la sfida della modernità, che – detto in altri termini – si stanno dimostrando protagonisti dello sviluppo economico, ambientale e culturale del proprio territorio. Sono convinto che tanti altri Patriziati sapranno seguire questo esempio: il Dipartimento delle istituzioni, in collaborazione anche con l’Alleanza patriziale ticinese, è pronto ad affiancarvi e a sostenervi, perché crede fermamente nell’importante compito pubblico che i Patriziati ticinesi ricoprono nel nostro panorama istituzionale. Vi ringrazio per l’attenzione.