Discorso pronunciato in occasione dell’inaugurazione del rinnovato Museo Nazionale del San Gottardo

Discorso pronunciato in occasione dell’inaugurazione del rinnovato Museo Nazionale del San Gottardo

– Fa stato il discorso orale –  

Gentili signore, egregi signori
con grande piacere porto il saluto mio personale e del Consiglio di Stato a questo importante appuntamento, che segna una data storica per uno dei manufatti più significativi del Canton Ticino e dell’intera Svizzera.
Essere qui oggi – in qualità di Consigliere di Stato – a inaugurare il rinnovato Museo Nazionale del San Gottardo è un onore ancora più grande, essendo nato e cresciuto ai piedi del massiccio-simbolo della nostra Nazione: il San Gottardo.
Quando guardo dalla finestra di casa è il San Gottardo che vedo!
Una montagna che è storia. L’ho sempre guardata con rispetto. L’ho sempre percepita come madre e come padre al tempo stesso, sin da piccolo. Crescendo ho però compreso meglio il valore simbolico del San Gottardo. Se il Cervino è una cartolina per immaginare la Svizzera, il San Gottardo è la storia della Svizzera.
Il Museo rappresenta dunque la volontà di tramandare i nostri valori storici e tradizionali, per cementare la nostra identità svizzera. La sua collocazione all’interno dell’edificio che era la vecchia Sosta e che era usato come dogana e albergo per i passeggeri che transitavano con le diligenze caratterizza al meglio il concetto di luogo per eccellenza della memoria, della tradizione.
Memoria di cosa? Memoria della Via delle genti: il collegamento più diretto tra nord e sud nel cuore dell’Europa e dunque fondamentale dal punto di vista economico, strategico-militare, politico, culturale. Non per nulla il San Gottardo è la montagna con più trafori e gallerie scavate al suo interno, proprio per permetterne, da un lato, l’attraversamento veloce e, dall’altro lato, perché è luogo strategicamente decisivo per l’intera Nazione. Ma non mi dilungo su questo aspetto, essendo ben nota l’importanza della Via delle genti per la Svizzera, per il Ticino.
Il Museo – o la vecchia Sosta – sono collocati in cima al Passo, completamente in territorio ticinese. Per noi ticinesi è un indubbio motivo di vanto e ci piace ribadirlo.
Oggi sottolineiamo un importante intervento, voluto per rinnovare lo spazio espositivo. Voluto per inserire il Museo Nazionale del San Gottardo in un contesto moderno. Il visitatore potrà così scoprire o riscoprire la storia di questa montagna da cui nascono quattro importanti fiumi europei come il Reno, la Reuss, il Ticino e il Rodano –  e che, ripeto, è la storia stessa della Svizzera – con dei sussidi didattici all’avanguardia.
Riuscire a rendere attrattiva un’esposizione è la chiave per mantenere un buon afflusso di visitatori e di semplici curiosi. Un merito non da poco per chi, in prima persona, si occupa e si preoccupa del Museo Nazionale del San Gottardo.
E qui vorrei dare merito al lavoro della Fondazione. Al suo presidente (Dick Marti). Al suo responsabile, direttore, deus ex machina, (Marzio Eusebio). Ma anche a tutte quelle persone che si impegnano a titolo volontario per sostenere l’attività della Fondazione, l’attività del Museo. È grazie a loro, è grazie alla loro dedizione che si può garantire successo qui in cima al San Gottardo. Senza dimenticare anche chi negli anni e nei decenni scorsi ha dedicato intelligenza e impegno al Museo. Grazie alla Fondazione siamo oggi in grado di ridare smalto all’attività qui sul Passo. Un lavoro non facile, se si pensa alla brevità della stagione, che si può sviluppare sull’arco di soli sei mesi. Per questo ancora più meritoria.
Per un cittadino dell’Alta Leventina come il sottoscritto, la Fondazione è uno strumento quasi di famiglia per far funzionare qualcosa che ci appartiene, a cui teniamo e che vogliamo – con spirito resiliente – tramandare ai nostri figli e a tutti coloro che ci seguiranno nel tempo.
I lavori che si sono sviluppati negli ultimi due anni sono stati sostenuti in modo importante dal Canton Ticino. In particolare grazie al prestito a fondo perso di un milione di franchi e al ¼ del prestito assicurato dai 4 Cantoni della regione del San Gottardo: Uri, Vallese, Grigioni, oltre al Ticino, con quota parte di 250mila franchi. In questa occasione voglio quindi ringraziare a nome del Governo ticinese le autorità cantonali e federali che si sono adoperate per garantire il futuro del Museo in una veste moderna ed attrattiva.
Negli scorsi giorni ho già potuto in anteprima visitare i nuovi spazi espositivi. Per questo posso assicurarvi che li troverete molto attativi. Li visiteremo assieme. Con un auspicio comune: che questa esposizione possa affascinare negli anni a venire molte persone, cosi tramandare la nostra identità elvetica da generazione in generazione.
Auguro al Museo Nazione del San Gottardo tanto successo, almeno quanto importante è il significato simbolico che rappresentata per l’intera Svizzera, per tutto il Canton Ticino.  
Una Polizia cantonale pronta alle nuove sfide

Una Polizia cantonale pronta alle nuove sfide

Comunicato stampa
Negli scorsi giorni, all’Auditorium dell’Istituto Cantonale di Economia e Commercio (ICEC) di Bellinzona si è tenuto l’annuale Rapporto di Corpo della Polizia cantonale. Dopo un anno di assenza dovuta alla pandemia, agenti, inquirenti e personale amministrativo si sono nuovamente riuniti per ripercorrere e trarre un bilancio degli ultimi due anni di attività.
 
In prima battuta, il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha ricordato le principali sfide globali e gli elementi di instabilità che caratterizzano l’attuale situazione internazionale, come ad esempio i conflitti in corso, i flussi migratori, il pericolo della scarsità di risorse, gli eventi meteorologici estremi e i cyber attacchi. Tale contesto – ha sottolineato – impatta inevitabilmente anche sulla realtà locale e richiede pertanto tutto l’impegno e un’attenzione accresciuta da parte delle forze di polizia. Il contrasto al crimine organizzato, il coordinamento degli interventi in ambito di mobilità, gli interventi per violenza domestica e per violenza nello spazio pubblico sono solo alcuni degli impegni che in questi ultimi anni hanno assunto un’importanza sempre più rilevante nell’attività quotidiana dellaPolizia cantonale. Per quanto riguarda gli obiettivi interni, il Consigliere di Stato ha annunciato un processo di ottimizzazione della struttura relativa all’assetto attuale della polizia sul territorio cantonale. Questo allo scopo di ulteriormente migliorare l’efficienza e l’efficacia delle attività di polizia
a tutti i livelli a favore della sicurezza della cittadinanza.
Il Comandante Matteo Cocchi ha dal canto suo ripercorso, a parole e in immagini, le attività svolte, gli obiettivi che s’intendono raggiungere tenendo conto della VISIONE 2025 e le sfide alle quali si è stati confrontati durante gli scorsi due anni, segnati dalla pandemia. In quest’ultimo ambito, il Comandante ha evidenziato lo sforzo considerevole messo in campo da tutto il Corpo durante i mesi dell’emergenza sanitaria e in particolare il ruolo di coordinatore assunto dalla Polizia cantonale nello Stato Maggiore Cantonale di Condotta (SMCC) secondo i compiti demandati dalla Legge sulla protezione della popolazione. Inoltre – ha precisato – se da una parte in questo periodo si è constatata una diminuzione di determinati fenomeni criminali, dovuti anche al generalizzato calo delleattività umane causate dalle misure sanitarie, dall’altra parte è fondamentale considerare che tali fenomeni sono sempre presenti e che il lavoro di polizia non si è mai fermato. In questo senso, il Comandante ha messo in risalto l’apporto fondamentale delle risorse umane: uomini e donne che ogni giorno, grazie al loro impegno, garantiscono la sicurezza di tutta la popolazione. È stata pure evidenziata l’importanza delle competenze professionali dei generalisti, che in un contesto moderno devono però essere affiancate da figure specialistiche, dato il continuo progresso soprattutto sul piano della tecnologia. Un punto importante è poi stato toccato menzionando la Legge sulla polizia del 1989, che oggi necessita un aggiornamento dettato dall’evoluzione delle competenze, dei compiti e della società. In chiusura il Comandante ha rinnovato a tutti e a tutte l’auspicio a continuare ad assicurare un’elevata qualità del lavoro offerto e ha ringraziato per la flessibilità dimostrata negli ultimi due anni.
La parola è poi passata ai capi area, al Sostituto Comandante Lorenzo Hutter a capo dello Stato Maggiore, al maggiore Thomas Ferrari a capo della Polizia giudiziaria e al maggiore Marco Zambetti a capo della Gendarmeria, i quali hanno esposto ai presenti l’insieme delle attività del Corpo svolte nel 2020 e nel 2021 proponendo, a supporto, delle retrospettive statistiche sui fatti di stretta competenza della Polizia cantonale. Un elemento ribadito più volte dai relatori è stato quello dell’importanza della collaborazione, sia all’interno del Corpo sia con i partner della sicurezza e con le istituzioni presenti in Ticino e attive anche al di fuori dei confini cantonali. Lo sguardo è ora rivolto sui progetti che miglioreranno l’operatività grazie all’utilizzo delle moderne tecnologie e sulle sfide alle quali il Corpo sarà confrontato nell’immediato futuro. Progetti, obiettivi e attività a favore della sicurezza in una prospettiva di evoluzione nel segno della continuità.
Cerimonia di consegna dell’Attestato federale di agente di custodia  

Cerimonia di consegna dell’Attestato federale di agente di custodia  

Comunicato stampa

La sala del Gran Consiglio a Palazzo delle Orsoline di Bellinzona è stata teatro della cerimonia di consegna degli attestati federali di agente di custodia attivi presso le Strutture carcerarie cantonali. Un momento significativo che ha sottolineato l’importanza che riveste il ruolo dell’agente di custodia nel garantire la sicurezza in quanto rappresentanti della legge, della dignità e della legalità dello Stato. La cerimonia che di regola viene organizzata dall’Organo responsabile degli esami federali per il personale dell’esecuzione delle sanzioni penali a Friborgo, si è tenuta eccezionalmente in Ticino a causa delle restrizioni derivanti dalla pandemia.

È stato il Consigliere di Stato Norman Gobbi a consegnare gli attestati, accompagnato dalla Direttrice della Divisione della giustizia, avv. Frida Andreotti, e dal direttore delle Strutture carcerarie cantonali, Stefano Laffranchini. Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni ha evidenziato l’importanza della professione di agente di custodia. “Una professione da un lato poco conosciuta e che dall’altro merita di essere maggiormente valorizzata per l’importante e fondamentale ruolo che ha nella nostra società. Gli agenti di custodia sono a diretto contatto, 24 ore su 24, con persone che nella vita hanno sbagliato. Il loro lavoro è mirato a garantire l’esecuzione della pena in un contesto di risocializzazione dei detenuti. La creazione di un ambiente sicuro all’interno del carcere è premessa indispensabile per raggiungere l’obiettivo e ciò passa dalla cultura di chi vi opera, dalla responsabilità, dal coinvolgimento e della correttezza nelle azioni di tutti i giorni”.
Dal canto suo la Direttrice della Divisione della giustizia, avv. Frida Andreotti ha sottolineato il fondamentale percorso formativo che le agenti e gli agenti seguono per essere in grado di confrontarsi con un impiego che richiede molte competenze sia professionali che personali, sfociato nell’attestato federale. Una formazione svoltasi al Centro svizzero di competenza in materia di sanzioni penali di Friborgo, con colleghe e colleghi di altri Cantoni.
Il Direttore delle Strutture carcerarie cantonali Stefano Laffranchini si è quindi congratulato con i 10 neo appuntati per il raggiungimento di questo importante traguardo che rappresenta solo l’inizio di una professione complessa quanto arricchente, in continua evoluzione.
Alla cerimonia hanno partecipato numerosi famigliari e amici dei neo diplomati. Ecco i nominativi degli agenti di custodia che hanno ottenuto il certificato federale di capacità: Sylvie Bucher Cherbuin; Ferhad Zukanovic; Carmine Di Domenico; Boban Kostadinov; Alan Luchessa; Massimiliano Parisi; Christian Pologna; Gabriele Rosa; Raffaele Vigliante; Luca Berni.
All’appuntato Alan Luchessa è stato assegnato il Premio dei concordati per il miglior risultato ottenuto all’esame di professione 2021 del Concordato sull’esecuzione delle pene privative di libertà e delle misure concernenti gli adulti e i giovani adulti nei cantoni latini, che comprende anche il Canton Ticino.

‘Acque sicure’ si rafforza dopo l’‘annus horribilis’ 2021

‘Acque sicure’ si rafforza dopo l’‘annus horribilis’ 2021

Giovani e turisti sono le categorie più a rischio

Il 2021 è stato un “annus horribilis” per quanto riguarda gli annegamenti in Ticino, con 9 vittime (5 nei laghi, 3 nei fiumi e 1 in piscina). Un bilancio che ha spinto le autorità ad aumentare gli sforzi per la campagna di prevenzione “Acque sicure” del 2022. È quanto emerge dalla conferenza stampa di presentazione, avvenuta ieri al circolo velico di Lugano. «Un luogo – ha spiegato il direttore del Dipartimento delle istituzioni (Di) Norman Gobbi – che la scorsa estate è stato il tragico teatro di alcuni annegamenti». E proprio la spiaggetta sulle rive del Cassarate sarà al centro di alcune delle novità più importanti, come la presenza di pattugliatori durante i fine settimana e le giornate più affollate. «Il nostro territorio può sembrare una località marittima agli occhi degli stranieri, ma non è così. Dobbiamo far capire che ci sono dei pericoli, come le correnti dei fiumi, senza però spaventare chi arriva qui per trascorrere le vacanze». Sono infatti i turisti la categoria maggiormente a rischio, come mostrano i dati relativi agli annegamenti dello scorso anno. «Nove incidenti mortali è un numero decisamente elevato. La media degli ultimi anni è stata intorno alle 5 unità. Il profilo più a rischio, lo dimostrano i dati, è quello del giovane turista che entra in acqua per svolgere attività sportiva», ha affermato il presidente della commissione cantonale “Acque sicure” Boris Donda. Un dato in controtendenza rispetto a quello nazionale, dove gli annegamenti sono scesi da 46 (2020) a 37 (2021). Proprio il grande afflusso di turisti avvenuto la scorsa estate, hanno spiegato le autorità, è stato all’origine di un numero così alto di annegamenti.

‘Raggiungere il turista prima che arrivi in Ticino’
Ma come agire per ridurre il più possibile questi incidenti? «La parola d’ordine è: prevenzione. Dobbiamo raggiungere specialmente la popolazione più giovane», ha dichiarato la capoprogetto della commissione cantonale “Acque sicure” Fabienne Bonzanigo. «Abbiamo messo in campo un impegno supplementare rispetto allo scorso anno. Agiremo attraverso diversi canali, puntando molto anche sui social con la creazione di una pagina su Instagram e una su Facebook». I volantini informativi, che si potranno trovare a tutti gli eventi legati all’acqua, da quest’anno saranno tradotti (oltre che in tigrino, farsi, arabo e somalo) anche in russo e ucraino. Una scelta necessaria visto il grande numero di rifugiati che trascorrerà l’estate in Ticino. A essere potenziata sarà anche la cartellonistica, che raggiungerà i turisti in viaggio verso il Sud delle Alpi ancora prima di varcare il Gottardo. «Vogliamo essere al passo con i tempi, ad esempio sensibilizzando già ora sui rischi dello stand-up paddle. Da noi non ha ancora causato incidenti, ma la Suva lo segnala come possibile origine di infortuni agli arti superiori».

‘La responsabilità resta dell’individuo’
«Noi cerchiamo di fare il massimo, ma la responsabilità finale resta di chi entra in acqua. L’invito è a tenere sempre gli occhi aperti su quello che ci sta succedendo intorno», ha aggiunto il municipale di Lugano Tiziano Galeazzi. La Città ha avviato un nuovo programma di prevenzione, in collaborazione con il Cantone, dopo che la scorsa estate due persone hanno perso la vita nella zona del delta del Cassarate. «È un punto sensibile, ma sfatiamo il mito dei mulinelli. Non ce ne sono. Gli elementi di rischio son altri: corrente, sbalzo termico e fondo instabile». Oltre alla presenza dei pattugliatori, che «non sono bagnini, visto che ci troviamo in acque libere», è stata potenziata anche la cartellonistica. «Abbiamo scelto un’immagine ad effetto, ma che permette di far capire il messaggio senza bisogno di grandi spiegazioni». Dal 2006, quando la foce è stata riqualificata, sono stati 6 gli annegamenti (2 solo nel 2021). «È una zona che attira molto. Per questo l’attenzione deve essere massima».

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 8 giugno 2022 de La Regione

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«La prudenza fa la differenza»
Al via la campagna di sensibilizzazione «Acque sicure» – Volantini anche in ucraino

Per usare le parole del direttore del DI, Norman Gobbi, il 2021 è stato un vero e proprio annus horibilis per quanto riguarda gli annegamenti in Ticino: il triste bilancio parla di nove vittime, di cui 5 nei laghi, 3 nei fiumi e 1 in piscina. Dati che hanno spinto la Commissione cantonale Acque sicure a rafforzare il suo impegno, aumentando i contatti con i Comuni e con le associazioni partner del progetto. Ne è un esempio la collaborazione instaurata con la Città di Lugano per rendere più sicura la zona balneare della foce del Cassarate, da sempre teatro di incidenti. «La forte presenza di turisti in Ticino ha reso molto intenso l’afflusso di persone sui laghi e sui fiumi ticinesi. Si spiega anche così il numero di vittime nel 2021. Per questo l’azione di prevenzione e di sensibilizzazione riveste un’importanza ancora maggiore », ha sottolineato Gobbi. Ed è proprio nella sede del Circolo Velico di Lugano, vicino alla foce, che ieri è stata presentata la campagna di prevenzione «Acque sicure» 2022, che si inserisce nel concetto più ampio di «Ticino sicuro». La stessa si basa sullo slogan «la prudenza fa la differenza!» ed è modulata per i diversi target di riferimento (residenti, turisti, bambini, anziani, torrentisti e stranieri) e per i diversi luoghi, ossia laghi, corsi d’acqua e piscine pubbliche. La sensibilizzazione verrà portata avanti in italiano, tedesco, francese e inglese e per i canyonisti anche in spagnolo. Ma anche in tigrino, farsi, arabo e somalo. Una novità quest’anno: gli opuscoli informativi “laghi e fiumi” in ucraino e in russo. Oltre agli opuscoli informativi, verranno organizzati eventi mirati, un’infoline delle officine idroelettriche e incontri informativi e di sensibilizzazione con le comunità straniere. Anche quest’anno ci sarà un importante servizio di pattugliamento quotidiano dei torrenti Maggia e Verzasca durante i mesi di luglio e agosto.

A proposito di collaborazione tra Cantone e Comuni, Il municipale a capo del Dicastero Consulenza e gestione, Tiziano Galeazzi, ha confermato che la Città di Lugano provvederà anche a «informare centri di formazione superiore e scuole internazionali e introdurrà l’attività di pattugliatori alla foce del Cassarate».

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 8 giugno 2022 del Corriere del Ticino

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Servizio all’interno dell’edizione di martedì 7 giugno 2022 de Il Quotidiano

Acque sicure 2022

Acque sicure 2022

Comunicato stampa

Sotto il segno della collaborazione: prende avvio la campagna di sensibilizzazione e di prevenzione “Acque sicure” 2022. Confermando lo slogan “la prudenza fa la differenza”, nei prossimi mesi estivi è stata programmata una fitta azione di comunicazione con il fine ultimo di informare sui pericoli che si nascondono anche nello svolgimento di un’attività ludica, rigenerante e rilassante come può essere fare il bagno in uno dei nostri meravigliosi laghi, nuotare in piscina o immergersi nei magnifici fiumi delle nostre valli. Il bilancio negativo registrato durante l’estate 2021 (9 annegamenti in totale, di cui 5 nei laghi, 3 nei fiumi e 1 in piscina) ha spinto il Dipartimento delle istituzioni e per esso la Commissione cantonale Acque sicure a rafforzare il suo impegno, aumentando i contatti con i Comuni e con le associazioni partner del progetto. Ne è un esempio la collaborazione instaurata con la Città di Lugano per rendere più sicura la zona balneare della Foce, da sempre teatro – purtroppo – di incidenti.

I contenuti della campagna “Acque sicure” 2002 sono stati presentati nella sede del Circolo Velico di Lugano, proprio a contatto con la zona della foce del Cassarate. Un luogo scelto non a caso: quest’anno la Commissione cantonale Acque sicure ha rafforzato ancor di più la stretta collaborazione con la Città di Lugano, già in vigore da 5 anni, e segnatamente con il Dicastero Consulenza e gestione. Le due vittime dello scorso anno (su un totale di 5 morti nei laghi) ha portato alla definizione di un ulteriore programma di prevenzione.
Alla presentazione della nuova campagna erano presenti il Consigliere di Stato Norman Gobbi, il Municipale di Lugano Tiziano Galeazzi, il presidente della Commissione cantonale Acque sicure Doris Donda e la capo progetto della campagna cantonale Fabienne Bonzanigo.

Prevenzione a 360 gradi con “Ticino sicuro”
Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha dapprima inquadrato Acque sicure nel concetto più ampio di “Ticino sicuro”. “Le sempre crescenti e mutevoli sfide a cui siamo confrontati hanno portato il Dipartimento delle istituzioni a sviluppare un concetto di sicurezza a 360 gradi che punta sulla sensibilizzazione e sulla prevenzione. In quest’ottica s’inseriscono le 5 compagne: “Strade sicure”, nata nel 2002, “Acque sicure” (sviluppatasi in questa forma nel 2016, dopo l’esperienza della Commissione “Fiumi sicuri” già presente dal 2001), “Montagne sicure”, attivata nel 2018, così come “Stop radicalizzazione”, e infine “Cyber sicuro”, voluto dal Dipartimento e dal Consiglio di Stato nel 2020”. Il Consigliere di Stato ha ricordato l’”Annus horribilis” 2021. “La forte presenza di turisti in Ticino, nonché la decisione di molti residenti di non partire all’estero per le vacanze hanno reso molto intenso l’afflusso di persone sui laghi e sui fiumi ticinesi. Si spiega anche così il numero di vittime nel 2021. Per questo l’azione di prevenzione e di sensibilizzazione riveste un’importanza ancora maggiore”, ha sottolineato.

L’importanza della collaborazione
Il municipale e responsabile del Dicastero Consulenza e gestione Tiziano Galeazzi ha presentato l’attività di prevenzione specifica per la foce del Cassarate, inserita nel concetto generale della campagna cantonale. “Una collaborazione fattiva tra i due enti Comune/Cantone – ha detto Galeazzi – per un approccio pragmatico al problema. Una collaborazione che vi è sempre stata, ma che quest’anno abbiamo voluto potenziare, propria alla luce dei due annegamenti dello scorso anno”. Per questo la Città ha realizzato nuovi cartelli informativi in acqua e fuori dall’acqua; procederà alla distribuzione capillare degli opuscoli informativi cantonali; promuoverà una pubblicità dinamica su battelli e bus; procederà a informare taxisti, centri di formazione superiore e scuole internazionali; fornirà di sottopiatti piscine, lidi ed esercizi pubblici; introdurrà l’attività di pattugliatori alla foce del Cassarate; fornirà informazioni nei centri di accoglienza migranti, ecc.

Innumerevoli misure di prevenzione
Il presidente della commissione cantonale Boris Donda e la capo progetto di Acque sicure Fabienne Bonzanigo hanno invece snocciolato la composita serie di misure pensate per il 2022. Una campagna modulata per i diversi target di riferimento (residenti, turisti, bambini, anziani, torrentisti e stranieri) e per i diversi luoghi (laghi, corsi d’acqua e piscine pubbliche). Una promozione condotta nelle quattro lingue (I, F, D, E) e per i canyonisti anche in spagnolo. Ma anche in tigrino, farsi, arabo e somalo. Una novità quest’anno: gli opuscoli informativi “laghi e fiumi” in ucraino e in russo per sensibilizzare i nuovi rifugiati sui comportamenti corretti da adottare nelle acque libere del nostro territorio.

Oltre agli opuscoli informativi in più lingue, si possono citare le affissioni stradali e digitali, la sensibilizzazione sui mezzi di trasporto pubblici, articoli di giornale, spot in radio, pubblicità su riviste. E ancora: la partecipazione a eventi mirati, l’infoline delle officine idroelettriche che informano i torrentisti. Ma anche gli incontri informativi e di sensibilizzazione sui rischi presenti nelle acque libere con le comunità straniere in collaborazione con il Servizio integrazione stranieri (SIS). E a livello d’informazione tramite social, vi è da segnalare come nei prossimi mesi estivi sarà aperta una nuova pagina Instagram di Ticino sicuro, dopo quella su Facebook dello scorso anno. Confermato anche quest’anno l’importante servizio di pattugliamento quotidiano dei torrenti Maggia e Verzasca durante i mesi di luglio e agosto.

Al termine della conferenza stampa il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha mostrato un’immagine della campagna che verrà proiettata sull’acqua alla foce del Cassarate durante le serate del periodo estivo per mantenere anche in quei momenti alta l’attenzione sui possibili rischi delle acque libere. Un ulteriore strumento per richiamare tutti a un’attività responsabile anche in un contesto di svago e di divertimento. Perché alla fine… la prudenza fa la differenza!

Gobbi: “Evitare di gettare la Svizzera nell’instabilità”

Gobbi: “Evitare di gettare la Svizzera nell’instabilità”

“Occorre reagire contro la politica rosso verde” – Energia e aerei da combattimento sono due esempi

Socialisti, Verdi e il Gruppo per una Svizzera senza esercito hanno annunciato di aver raccolto le 100mila firma necessarie per la riuscita della loro iniziativa che chiede di vietare l’acquisto degli F-35. Le cittadine e i cittadini svizzeri sono attoniti nel constatare che dopo meno di due anni dal voto popolare sul sì agli aerei da combattimento per il nostro esercito si parli nuovamente di vietarne l’acquisto. “E soprattutto – afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi – in un contesto come quello attuale, in cui i venti di guerra soffiano alle porte di casa nostra, con dirette conseguenze anche per la Svizzera. Questa situazione di crisi, benché avvenga in Europa dopo 70 anni dall’ultimo conflitto mondiale e 30 anni dalla guerra dei Balcani, non costituisce una sorpresa. La pace e il rispetto per la sovranità delle Nazioni sono un processo per nulla scontato, che va alimentato e creato con costanza. Dare invece per acquisito, come fanno socialisti, Verdi e il Gruppo per una Svizzera senza esercito che la guerra non può capitare – lo vediamo oggi – è un grave errore. Dire che la Svizzera non ha bisogno di un esercito aggiornato per la difesa dei propri confini, della sua popolazione e della propria neutralità è un’eresia. Sono i fatti purtroppo a dimostrarlo. Il fronte rosso verde ci vuole invece portare a cancellare questa sacrosanta necessità di affermare e difendere la nostra indipendenza, la nostra libertà, spingendoci ad essere succubi di altre potenze e di altre nazioni e della loro politica”.

“D’altra parte – continua il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi – lo stesso fronte rosso verde – con l’aggiunta del PPD e in particolare dell’allora consigliere federale Doris Leuthard – ci sta portando in una situazione di forte instabilità e incertezza nel campo dell’approvvigionamento energetico a causa della “strategia energetica 2050”. Oggi – o forse meglio dire: fino all’altro ieri – la Svizzera dispone/va di un approvvigionamento energetico sicuro e conveniente. Con “strategia energetica 2050” che vuole favorire solo le fonti rinnovabili si inizia già a parlare di possibili black out energetici a livello nazionale. La stabilità in ogni settore – istituzionale, politico, economico, giuridico, sociale – ha fatto da sempre la forza del nostro Paese. La crisi ucraina e quindi le sanzioni e le contro sanzioni economiche ci mettono in difficoltà. Portare il nostro Paese a una situazione di instabilità sul fronte energetico, e quindi economico, è politicamente un grave errore, perché si ripercuote sul benessere delle cittadine e dei cittadini svizzeri. Battersi contro questa politica rosso verde sinora era come battersi contro i mulini a vento. Che serva una guerra alle nostre porte per aprire gli occhi è ancora più sconsolante, soprattutto se si pensa che in molti non vedono i pericoli che stiamo correndo, occhi coperti dalla benda rossoverde che vuole renderci meno indipendenti e forti nel contesto europeo”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi. 

Gobbi: ‘Ci preoccupa la mancanza di un’ampia condivisione’

Gobbi: ‘Ci preoccupa la mancanza di un’ampia condivisione’

Imposte di circolazione, i partiti aspettano che la commissione riceva il Consiglio di Stato. Passalia: ‘Positivo che si consideri il principio del CO2’.

«Nelle ultime settimane abbiamo ricevuto diverse richieste di approfondimento su impatti e calcoli elaborati da varie parti – commenta da noi interpellato il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi -, e come governo ci preoccupa la mancanza di una condivisione ampia per applicare la nuova formula a partire dal 1° gennaio 2023». Motivo per cui il governo ha accelerato, con una formula «che evita disparità e ripristina l’aspetto della massa, perché in tre anni il parco veicoli si è evoluto con molte più auto elettriche che inquinano meno, ma che hanno un peso che impatta sulle strade per le quali noi stiamo investendo molto sia a livello di manutenzione, sia a livello di asfalto fonoassorbente» rileva Gobbi. Il quale rimarca come «la sostenibilità da raggiungere è sicuramente ambientale ma anche finanziaria, perché stiamo già cominciando a pensare al Preventivo 2023 e gli ultimi due anni tra pandemia e guerra in Ucraina hanno portato crisi con impatti non indifferenti». La controproposta governativa, riprende il direttore del Di, «risponde all’obiettivo di ridurre il prelievo e di allineare quest’imposta a quelle degli altri cantoni». E l’auspicio va da sé è quello «di un’ampia convergenza».

Martedì la discussione in commissione
Norman Gobbi, il direttore del Dipartimento finanze ed economia Christian Vitta e il direttore del Dipartimento del territorio Claudio Zali saranno ricevuti dalla commissione della Gestione martedì 7 giugno e lì illustreranno nei dettagli un progetto che, benché provi ad avvicinarcisi, resta lontano dall’iniziativa popolare Ppd (e dal rapporto Dadò/Caverzasio già firmato da popolari democratici, Lega e Udc) che chiede il plafonamento a 80 milioni dell’imposta e che vengano prese in considerazione solo le emissioni per il calcolo. Il primo firmatario dell’iniziativa ‘Per un’imposta di circolazione più giusta’, il deputato Ppd Marco Passalia, da noi raggiunto prende tempo: «Aspettiamo l’incontro che il governo avrà con la Gestione per capire le motivazioni che stanno dietro a questa nuova proposta. Fa comunque piacere vedere che anche il Consiglio di Stato intenda utilizzare il criterio della CO2 come, peraltro, da noi auspicato».

Caprara (Plr): ‘Serve riduzione equilibrata’
«Mi sembra che si vada nella buona direzione. Ma parlo a titolo personale, visto che non abbiamo ancora avuto modo di confrontarci», afferma Bixio Caprara (Plr). «Nel rapporto che ho presentato in gestione chiedevamo in particolare la verifica della formula». Per il deputato liberale il progetto del Consiglio di Stato è da ritenersi soddisfacente anche sul piano finanziario. «Il tema di fondo a livello d’impostazione l’hanno capito anche i sassi. Siamo a favore di una riduzione dell’imposta ragionevole e soprattutto sostenibile a 95-96 milione. Altri invece vorrebbero scendere a 80. È manifestamente una forzatura e bisognerebbe capire dove propongono di prendere i soldi».

Durisch (Ps): ‘Non penso faremo in tempo’
Più tiepida la reazione a sinistra. «La formula sta in piedi, anche se avremmo preferito che venisse tenuta in considerazione tra i criteri anche la potenza del veicolo, che renderebbe la formula più sociale», spiega il capogruppo del partito socialista in Gran Consiglio Ivo Durisch. «La vera novità è però politica, con il Consiglio di Stato che a un minuto a mezzanotte fa una sua controproposta tramite comunicato stampa. Entreremo nel merito di quanto abbiamo letto martedì, quando verrà presentata in commissione. Non penso però che ci saranno i tempi necessari per portare il tema in parlamento già a giugno. Bisognerà discuterne». Le discussioni non mancheranno anche per quanto riguarda l’aspetto finanziario. «È chiaro che con la proposta Ppd e Lega mancherebbero ancora più soldi alle casse dello Stato e questo potrebbe significare maggiori tagli a servizi e prestazioni. Con i liberali potremmo convergere sulle cifre, ma non sul loro utilizzo. Non saremo mai d’accordo su sgravi per i più ricchi», afferma Durisch. «Il Plr negli ultimi due anni si è spostato molto a destra e al momento abbiamo prospettive completamente diverse»

Da www.laregione.ch

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Imposta di circolazione: la sterzata del Governo

Il Consiglio di Stato fa parziale marcia indietro e propone un nuovo sistema di calcolo: una formula per le vetture più inquinanti e una per quelle che lo sono di meno – Tiepide, per ora, le reazioni

È una sterzata decisa, se non quasi un’inversione a U. Dopo settimane di animate discussioni politiche in Commissione gestione e finanze, con tre fronti contrapposti, il Governo interviene sulla nuova imposta di circolazione e propone una modifica del sistema di calcolo che aveva illustrato nel messaggio del 2019, quando ipotizzava una formula basata sulla somma tra la massa a vuoto del veicolo moltiplicata per un coefficiente fisso e le emissioni di C02 moltiplicate per un coefficiente variabile. Ebbene, la manovra del Consiglio di Stato porta sul tavolo della politica un sistema di calcolo rivisto, in aggiunta alla formula sostenuta dal fronte PPD, Lega e UDC (che vuole plafonare gli incassi a 80 milioni) e a quella proposta dal PS e ripresa dal PLR (con le due forze politiche che hanno però visioni divergenti sul montante).

Gettito ridotto a 95 milioni
Secondo il Governo, questo nuovo sistema fornisce «una risposta ragionevole ed equilibrata» che tiene conto anche «delle esigenze di riequilibrio finanziario votate dal popolo». Più in dettaglio, esso prevede due sistemi di calcolo: per le automobili sino a 3.500 chilogrammi di peso e le automobili pesanti con emissioni fino a 95 grammi di CO2 al chilometro ammonta alla massa a vuoto moltiplicata per 0,11; per le altre automobili sino a 3.500 chilogrammi e le automobili pesanti con emissioni superiori a 95 grammi di CO2 al chilometro, a questo risultato va sommata la differenza tra le emissioni e un valore fisso di 95 g/km elevata a 1,385. Per il Consiglio di Stato, l’adozione di questo nuovo sistema «permette di avere una “tassa base” attrattiva per le automobili particolarmente rispettose dell’ambiente, tra le quali vi è comunque una differenza di imposizione in base alla loro massa. D’altro canto, oltre alla massa a vuoto, l’imposta di circolazione delle vetture con emissioni superiori ai 95 g/km di CO2 verrebbe calcolata proporzionalmente in base al livello di emissioni, coerentemente quindi con il concetto di causalità “chi più inquina, più paga”». Quanto messo sul tavolo dal Governo comporterà, in soldoni, una riduzione del gettito complessivo quantificabile in circa 10 milioni di franchi e, a conti fatti, si arriverebbe quindi a un tetto di 95 milioni di franchi, ossia una soglia ben lontana rispetto al plafone di 80 milioni chiesto dall’iniziativa popolare democratica.

I tre fronti
L’auspicio del Governo è che la Commissione riesca a convergere su una soluzione «nell’interesse degli automobilisti permettendo così l’entrata in vigore di una soluzione tecnicamente valida, equilibrata e giuridicamente sostenibile a partire dal 1° gennaio 2023». Uno scenario tutt’altro che scontato: in Gestione, come detto, ci sono infatti almeno tre fronti e gli iniziativisti hanno già annunciato di voler portare il tema in aula già a fine giugno. «Innanzitutto spiace constatare che dobbiamo apprendere questa proposta dalla stampa», osserva il presidente del PPD e iniziativista, Fiorenzo Dadò. «Ascolteremo il Governo martedì in Commissione, ma a un primo colpo d’occhio quanto messo sul tavolo dal Consiglio di Stato è abbastanza distante da quanto chiede la nostra iniziativa». Il deputato popolare democratico è categorico: «O c’è una riduzione sostanziale di quella che è l’imposta di circolazione più alta di tutta la Svizzera oppure è solo un esercizio di cosmesi. L’iniziativa prevede di abbassare l’incasso totale di 30 milioni, lasciando questo importo nelle tasche dei ticinesi già afflitti da altri costi eccessivi come l’aumento dei premi di cassa malati, della benzina e dei generi alimentari». Nonostante il tentativo in extremis del Governo, per il PPD è tempo che il Gran Consiglio e il popolo possano dire la loro: «L’iniziativa è datata 2017. La legge prevede che dopo 18 mesi il Gran Consiglio debba esprimersi. Ne sono passati oltre 60 e il tempo è ampiamente scaduto. Se ci saranno altri rapporti con altre proposte non c’è nessun problema, ma in giugno intendiamo andare in aula».
Come noto, il PS sta riflettendo se proporre un terzo rapporto insieme ai Verdi, ma per ora si valuterà il da farsi: «La novità è politica: il Governo fa una controproposta tramite comunicato stampa», commenta il capogruppo socialista Ivo Durisch. «Non entro nel merito del sistema di calcolo, anche se avremmo preferito che includesse pure la potenza del veicolo. Valuteremo martedì in Commissione».
La controproposta del Governo potrebbe convincere il PLR. «Il Consiglio di Stato conferma la volontà di diminuire l’imposta di circolazione, con la premessa importante che sia sostenibile, ragionevole e proporzionata», osserva Bixio Caprara, relatore del rapporto commissionale del PLR. «Mi fa piacere che la formula proposta corregga le criticità rilevate e sia più progressiva». Pure il prelievo massimo fissato a 95 milioni va nella stessa direzione del PLR ma certo è presto per parlare di accordo: «Ci sono ancora alcuni aspetti da valutare e vedremo come si posizioneranno i colleghi. Faccio mio l’auspicio del Governo di arrivare a un accordo senza strappi da 30 milioni che sono molto difficili da recuperare. Dal 2017 è cambiato tanto e bisogna tenerne conto».

«Soluzione sostenibile»
Dal canto suo, il direttore del DI, Norman Gobbi, difende il “controprogetto”: «Risponde a varie necessità, come quella ambientale, includendo le emissioni di CO2 e reintroducendo il criterio della massa del veicolo, che ha un considerevole impatto sulle nostre strade, infrastrutture sulle quali investiamo molto». Come detto, la riduzione del gettito è lontana dal limite di 80 milioni chiesto dal PPD nella sua iniziativa. Ancora Gobbi: «Stiamo lavorando al Preventivo 2023 e dobbiamo fare i conti con il contenimento della spesa e l’impatto delle varie crisi internazionali che si susseguono». Tradotto in parole povere, ridurre eccessivamente le entrate creerebbe non pochi problemi. Quella proposta è una soluzione sostenibile: spingere su una versione estrema da una parte o dall’altra non è invece sostenibile». Nella sua controproposta, il Governo esclude anche la possibilità di una moratoria: «Dopo 13 anni è superata dagli eventi e premierebbe ulteriormente veicoli poco efficienti creando disparità di trattamento».

Quanto pagherebbe la Tesla e quanto il Pandino?
Mettiamo a confronto una Tesla Model S con una Fiat Panda. Con il nuovo sistema di calcolo del Governo, la vettura elettrica dal peso di circa 2.162 kg costerebbe 237,82 franchi. Una Fiat Panda relativamente datata (peso 1.015 kg e emissioni pari a 130 g/km CO2) ne costerebbe invece circa 250.

Da www.cdt.ch

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Imposta circolazione, il compromesso
Il Consiglio di Stato ha elaborato la modifica di legge: “Risposta ragionevole ed equilibrata” – Combinazione di emissioni di CO2 e massa dei veicoli

Alla controversa questione dell’imposta di circolazione in Ticino si aggiunge un nuovo capitolo. Il Consiglio di Stato ha infatti elaborato una modifica di legge da sottoporre alla Commissione della Gestione e al Parlamento. Il calcolo della nuova tassa si basa su una combinazione di emissioni di CO2 e peso del veicolo.
La modifica prevede “l’auspicata riduzione del gettito complessivo quantificabile in circa 10 milioni di franchi, che andrebbero ad aggiungersi ai 5 milioni di franchi già raggiunti con la modifica di alcuni anni fa” scrive il Governo in una nota. Governo che sottolinea pure come si tratti di una proposta “equilibrata e ragionevole in grado di conciliare le esigenze di equilibrio finanziario votate dal popolo con quelle delle categorie di automobilisti attualmente penalizzate nel confronto intercantonale”. 
Martedì prossimo, 7 giugno, la modifica di legge verrà presentata alla Commissione Gestione e finanze che si sta occupando di allestire un modello d’imposta da sottoporre a breve termine al Gran Consiglio.  

La formula, evoluta rispetto a quella presentata precedentemente, è la seguente:  

  • Per le automobili sino a 3’500 kg e le automobili pesanti con emissioni fino a 95 g/km CO2: fr. 0.11 x massa a vuoto (kg)  
  • Per le altre automobili sino a 3’500 kg e le automobili pesanti con emissioni superiori a 95 g/km CO2: fr. 0.11 x massa a vuoto (kg) + (emissioni CO2 g/km – 95 g/km)*1,385

Secondo il Governo questa formula permetterà di avere una “tassa base” attrattiva per le automobili particolarmente rispettose dell’ambiente, a cui si aggiunge comunque una differenza di imposizione in base alla massa e di conseguenza al loro impatto sulle strade.
Allo stesso tempo l’imposta delle vetture con emissioni superiori ai 95 g/km di CO verrebbe calcolata “proporzionalmente in base al livello di emissioni, coerentemente quindi con il concetto di causalità “chi più inquina, più paga”” scrive ancora il Governo.  
Per le autorità cantonali il nuovo sistema di calcolo è giustificato anche dalla volontà di cancellare le disparità a favore di veicoli più vecchi e maggiormente inquinanti. L’intenzione, Gestione, Parlamento e iniziativa PPD permettendo (vedi correlati), è quella di fare entrare in vigore il nuovo sistema dal primo gennaio 2023.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Imposta-circolazione-il-compromesso-15382537.html

Da www.rsi.ch

Imposte di circolazione

Imposte di circolazione

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha elaborato una proposta aggiornata di modifica della Legge sulle imposte e tasse di circolazione che desidera ora sottoporre alla Commissione Gestione e finanze del Gran Consiglio. Secondo il Governo, questa nuova proposta fornisce una risposta ragionevole ed equilibrata per le categorie di automobilisti attualmente penalizzate nel confronto intercantonale tenendo conto, nel contempo, delle esigenze di riequilibrio finanziario votate dal popolo.

Il Consiglio di Stato, riunitosi in seduta straordinaria il 2 giugno 2022 per approfondire questioni di natura finanziaria, si è, tra l’altro, nuovamente occupato della tematica concernente la modifica della Legge sulle imposte e tasse di circolazione in vista di una possibile entrata in vigore il 1° gennaio 2023. Il Consiglio di Stato verrà sentito martedì 7 giugno dalla Commissione Gestione e finanze che si sta occupando di allestire un modello d’imposta da sottoporre a breve termine al Gran Consiglio.  Il Consiglio di Stato intende sottoporre una proposta aggiornata che prevede l’auspicata riduzione del gettito complessivo quantificabile in circa 10 milioni di franchi, che andrebbero ad aggiungersi ai 5 milioni di franchi già raggiunti con la modifica di alcuni anni fa. A mente del Governo, si tratta di una proposta equilibrata e ragionevole in grado di conciliare le esigenze di equilibrio finanziario votate dal popolo con quelle delle categorie di automobilisti attualmente penalizzate nel confronto intercantonale. La formula, evoluta rispetto a quella presentata con il messaggio governativo n. 7670, è la seguente:  

  • Per le automobili sino a 3500 kg e le automobili pesanti con emissioni fino a 95 g/km CO2:
    fr. 0.11 x massa a vuoto (kg)  
  • Per le altre automobili sino a 3500 kg e le automobili pesanti con emissioni superiori a 95 g/km CO2:
    fr. 0.11 x massa a vuoto (kg) + (emissioni CO2 g/km – 95 g/km)1.385  

L’adozione della formula sopra esposta permette di avere una “tassa base” attrattiva per le automobili particolarmente rispettose dell’ambiente, tra le quali vi è comunque una differenza di imposizione in base alla loro massa (e quindi al loro impatto sull’infrastruttura stradale). D’altro canto, oltre alla massa a vuoto, l’imposta di circolazione delle vetture con emissioni superiori ai 95 g/km di CO2 verrebbe calcolata proporzionalmente in base al livello di emissioni, coerentemente quindi con il concetto di causalità “chi più inquina, più paga”.  Il Consiglio di Stato, ai fini del raggiungimento dell’obiettivo di far entrare in vigore la nuova norma al più presto, ritiene che non vi possano più essere disparità di trattamento in favore di veicoli più vecchi e maggiormente inquinanti, soluzione questa discutibile dal punto di vista della parità di trattamento e difficilmente conciliabile con i principi stabiliti nella legislazione ambientale federale.  L’auspicio del Governo è che la Commissione Gestione e finanze riesca a convergere su una soluzione nell’interesse degli automobilisti permettendo così l’entrata in vigore di una soluzione tecnicamente valida, equilibrata e giuridicamente sostenibile a partire dal 1° gennaio 2023.