Cinque giorni di “Porte aperte” per conoscere i nomadi svizzeri

Cinque giorni di “Porte aperte” per conoscere i nomadi svizzeri

Comunicato stampa

Per avvicinare la popolazione alla conoscenza dei nomadi svizzeri (jenisch, sinti e manouches), il Dipartimento delle istituzioni propone una settimana di “Porte aperte” prevista a inizio settembre 2022 al Seghezzone, Quartiere di Giubiasco dove i nomadi svizzeri sono soliti sostare da marzo a ottobre. Numerose le manifestazioni in programma con entrata libera.

Da diversi anni a Giubiasco alcuni concittadini nomadi svizzeri sostano in camper e roulotte in un’apposita area ubicata in zona Seghezzone. Si tratta di persone con modalità di vita semi-nomade da diversi secoli e che spesso suscitano curiosità proprio perché poco conosciute.
Poiché quest’area di sosta è provvisoria, l’obiettivo del Dipartimento delle istituzioni è di trovare una soluzione condivisa con il Comune di Bellinzona per crearne una permanente. Da qui l’importanza di sensibilizzare la popolazione  alla conoscenza dei nomadi svizzeri spesso confusi con altre popolazioni nomadi con nazionalità straniera e appartenenti al gruppo culturale dei rom. A differenza di questi ultimi, gli jenisch, sinti e manouches svizzeri sono riconosciuti quale minoranza nazionale, così come il loro idioma (lo jenisch), anche perché abitano nel territorio svizzero ancora prima che esistesse lo Stato elvetico.
Questo progetto è sostenuto e promosso dalla Città di Bellinzona, dalla Fondazione Assicurare un futuro ai nomadi svizzeri, dall’Ufficio federale della cultura e dall’associazione J.M.S. (Jenisch, Sinti e Manouches svizzeri).
Il programma prevede mercoledì 7 settembre l’apertura alle 13:00 con la mostra fotografica di Eric Roset e alle 15:30 lo Spettacolo teatrale della compagnia Sughi di Inchiostro: “Ma ke razza di treno”, per bimbi e adulti.
Giovedì 8 settembre alle 10:00 vi sarà l’apertura ufficiale con le autorità di riferimento: il Consigliere di Stato Norman Gobbi; il Sindaco di Bellinzona Mario Branda, la Signora Rosalita Giorgetti-Marzorati per l’Ufficio Federale della Cultura (UFC).
Venerdì 9 settembre alle 17:00 è prevista una presentazione sul tema “Nomadismo” da parte della professoressa Stefania Pontrandolfo (Università di Verona), seguita da una discussione aperta con la presenza del professore André Petitat (Università di Losanna) e della dott.ssa Nadia Bizzini, collaboratrice esterna del Dipartimento delle istituzioni sulla tematica “nomadi”. Alle 18:30 fino alle 22:00 è previsto un concerto del gruppo Ajeles Tracks.
Sabato 10 settembre apertura alle 09:00; alle 16:00 vi sarà la presentazione della comunità jenisch svizzera con la presenza di Eva Moser e Uschi Waser; in seguito serata musicale con gli Jeniche Mulhauser Trio seguiti dal gruppo Jazz Manouche, fino alle 22:00.
Domenica 11 settembre dalle 10:00 tavolo di discussione pubblica e presentazione dei nomadi svizzeri (professioni e cultura); alle 15:30 è previsto lo spettacolo teatrale della compagnia Sughi d’Inchiostro: “Note in viaggio”, animazione musicale clownesca. Chiusura ufficiale alle 20:00.
Sul posto si potranno consumare pietanze e bevande in un’atmosfera spontanea e conviviale. Entrata libera e possibilità di parcheggio in loco. L’invito a partecipare è rivolto a tutta la cittadinanza. 

Programma Porte aperte nomadi svizzeri

Sul San Gottardo due Musei “che sono la nostra storia”

Sul San Gottardo due Musei “che sono la nostra storia”

Norman Gobbi evidenzia l’importanza del massiccio per il Ticino e per la Svizzera

Il massiccio del San Gottardo ha vissuto nel corso di quest’estate importanti momenti che ne hanno esaltato la centralità in ambito storico, culturale e militare per tutta la Svizzera. “Il San Gottardo è il cuore della nostra Nazione. E in questo senso il Museo nazionale del San Gottardo e il Museo del Sasso San Gottardo sono due elementi centrali che ci ricordano chi siamo e da dove veniamo”, afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi.
Proprio i due musei sono stati protagonisti in questo 2022 e il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ne mette in risalto i meriti. “Il Museo nazionale che sorge sul passo completamente in territorio ticinese in quella che era la vecchia Sosta è stato completamente rinnovato. Grazie al lavoro della Fondazione oggi il visitatore può ancora meglio capire l’evoluzione storica della “via delle genti” e che cosa voleva dire valicare il passo quando ancora non c’era la ferrovia e tantomeno l’autostrada. Un percorso tortuoso che ha permesso però di collegare il nord con il sud delle Alpi e di “allacciare” il Ticino al resto della Svizzera, mantenendolo inserito politicamente ed economicamente nel contesto elvetico”.
A poca distanza, invece, il Museo Sasso San Gottardo mostra l’importanza militare che il massiccio ha assunto per tutta la Svizzera, soprattutto con lo sviluppo della dottrina militare del Ridotto nazionale. “Una settimana fa la Fondazione Sasso San Gottardo ha organizzato un evento in cui ha voluto ricordare i 60 anni della morte del General Guisan. Una manifestazione che avrebbe dovuto cadere nel 2020 (il generale è morto infatti nel 1960) ma che per i problemi legati alla pandemia è stata posticipata. L’evento ha permesso di ricordare una figura importante per la nostra storia e che nel corso della Seconda Guerra Mondiale permise al Paese di trovare unità di fronte al pericolo d’invasione dell’esercito tedesco. Il concetto di resistenza a oltranza chiesto da Guisan a tutte le cittadine e a tutti i cittadini svizzeri trovava proprio nel “Ridotto” del San Gottardo la sua centralità”, osserva il Consigliere di Stato Norman Gobbi.
Oggi viviamo momenti delicati per la crisi sviluppata dall’invasione della Russia ai danni dell’Ucraina che non mancheranno di avere ripercussioni anche su di noi. Conoscere la nostra storia e quello che è stato fatto ci aiuta a leggere anche il presente e dovrebbe consigliarci come comportarci in queste situazioni delicate che richiedono resilienza, unità e chiarezza nelle scelte politiche, economiche e sociali. Non ho infatti mai nascosto che le scelte compiute in questo contesto dal Consiglio federale mi siano apparse affrettate oltre che pericolosamente in contrasto con il concetto elvetico di neutralità. Neutralità che ora è tornata al centro del dibattito politico e che va difesa con tutte le nostre forze, affinché la posizione internazionale della Svizzera possa essere rafforzata a beneficio di tutto il Paese e della sua popolazione”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

In Ticino gli ucraini trovano meno lavoro

In Ticino gli ucraini trovano meno lavoro

Solo 113 hanno ottenuto un’autorizzazione. «Colpa anche della lingua». Le cifre del Dipartimento delle istituzioni
Alberghi, ristoranti e aziende informatiche sono i principali datori di lavoro
Sarà il mercato del lavoro, più piccolo e meno florido che altrove. Sarà una questione linguistica. Fatto sta che in Ticino i rifugiati ucraini fanno più fatica a trovare impiego, rispetto al resto della Svizzera. Lo dicono i dati forniti a tio.ch/20minuti dal Dipartimento delle istituzioni (DI).
Su 2897 titolari di permesso S nel nostro cantone, a oggi, solo 113 hanno ottenuto un’autorizzazione lavorativa: meno del 4 per cento. A livello svizzero la quota è più del doppio, circa l’11 per cento, ha comunicato martedì il Dipartimento di giustizia e polizia.
Il gap rispetto a oltre Gottardo pesa ancora di più a stagione turistica ancora in corso: la maggior parte dei rifugiati ucraini lavorano nel settore alberghiero e della ristorazione (circa il 30 per cento). Seguono l’informatica e la consulenza, l’insegnamento, l’agricoltura.
Uno dei motivi della differenza con il resto della Svizzera, spiegano da Bellinzona, sta nel fatto che «in Ticino la lingua rappresenta un ostacolo maggiore rispetto ad altri cantoni». L’inglese apre molte più porte in Svizzera tedesca, mentre a sud delle Alpi «sono prioritarie le conoscenze di italiano e tedesco» sottolinea il DI.   

Da www.tio.ch

Treks: una passeggiata nella natura tra Arosio e Iseo

Treks: una passeggiata nella natura tra Arosio e Iseo

Nell’ambito del progetto di prevenzione “Montagne sicure”, domani sera – giovedì 25 agosto 2022 – andrà in onda una nuova puntata di Treks che toccherà, tra i vari temi, la problematica della sicurezza in montagna e l’attività dei patriziati sul territorio.

Appuntamento alle ore 19.00 su Teleticino.

http://teleticino.ch/programmi/treks/treks-malcantone-250822-BE5512146

Buona visione!

 

 

 

“Abusi dello statuto S, pochi casi”

“Abusi dello statuto S, pochi casi”

La segretaria di Stato della migrazione Christine Schraner Burgener sulle verifiche effettuate dopo alcune segnalazioni in Ticino

“Confermiamo che ci sono stati degli abusi, il cui numero è però limitato. Mi sembra siano stati esaminati sette casi, in alcuni dei quali abbiamo ritirato il permesso S. Queste persone hanno sfruttato le falle del sistema a cavallo del confine”. La segretaria di Stato della migrazione Christine Schraner Burgener- interpellata dalla RSI – si esprime sui casi di persone che pur non vivendo in Ucraina al momento dell’inizio della guerra, hanno fatto richiesta e ottenuto il permesso “S” in Ticino. Si tratta di persone che vivevano in Italia.
Questi casi sospetti erano stati segnalati dal consigliere di Stato ticinese Norman Gobbi in una lettera inviata alla responsabile del Dipartimento federale di giustizia e polizia Karin Keller-Sutter.
Schraner Burgener sottolinea poi che abusi o tentativi di abuso si sono verificati anche in altre regioni di confine, dove cittadini di Stati terzi hanno tentato di registrarsi come ucraini, presentando patenti false. Il numero di casi – a confronto delle oltre 58’000 persone che hanno ricevuto lo statuto S – è ritenuto marginale.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Abusi-dello-statuto-S-pochi-casi-15574114.html

Da www.rsi.ch/news

La scuola riprende: occhi puntati sulla sicurezza

La scuola riprende: occhi puntati sulla sicurezza

Comunicato stampa

Superato il giro di boa di Ferragosto, sono in pieno fermento i preparativi per la ripresa dell’anno scolastico. Il ritorno sui banchi rappresenta uno dei momenti cardine dell’anno, non solo per gli allievi ma anche per i genitori e gli adulti in generale. Ai primi, terminate le vacanze, viene richiesta la dovuta attenzione per consolidare le nozioni lungo la via dell’apprendimento, mentre per i secondi si impone di prestare maggiore attenzione verso gli utenti più giovani della strada. Con l’obiettivo di prevenire gli incidenti, la Polizia cantonale, in collaborazione con il programma di prevenzione “Strade sicure” del Dipartimento delle istituzioni, torna a sensibilizzare con una serie di consigli a tutela dei più piccoli.

In base alle più recenti statistiche, 36 bambini si sono infortunati l’anno scorso a seguito di incidenti avvenuti sulle strade ticinesi. Il numero risulta stabile rispetto al 2020, mentre nel 2019 i casi totali erano stati 27. Di questi, dati alla mano, 15 (10) erano pedoni, con 7 bimbi (4) investiti o urtati sulle strisce pedonali. Da qui l’importanza di mantenere sempre alta la soglia dell’attenzione.
Rammentiamo alcuni fondamentali consigli di comportamento.  

Per coloro che si spostano a piedi, il consiglio è di rendersi il più possibile visibili, indossando ad esempio indumenti fluorescenti, e di procedere in fila indiana, con il bambino più grande dietro e il più piccolo davanti, allo scopo di garantire a tutti una maggiore visibilità. Le regole da applicare in caso di attraversamento della strada sulle strisce pedonali sono sempre valide: mi fermo e aspetto, guardo e ascolto, attraverso.
Per i genitori o i conoscenti che accompagnano i bambini a scuola in auto ricordiamo invece di non fermarsi nei pressi del perimetro scolastico ma nei parcheggi ufficiali. Concentrazione e prudenza devono essere alte durante le manovre in retromarcia, poiché vi è sempre il rischio di non avere il controllo totale delle aree vicine, soprattutto quando vi sono dei bimbi nei dintorni. Il tutto senza dimenticare come resti vietato parcheggiare sul marciapiede.  

Per evitare spiacevoli conseguenze, occorre assicurare correttamente i bambini con gli appositi sistemi di sicurezza all’interno dell’abitacolo. A tutela dei pedoni e di tutti gli utenti della strada, nelle settimane a venire la Polizia veglierà affinché siano rispettate le regole durante gli attraversamenti nonché l’utilizzo dei dispositivi, ad esempio i seggiolini per bambini, nelle auto.
Ricordando infine come la distrazione alla guida sia una delle principali cause di incidente, particolare attenzione verrà posta anche all’uso non corretto del cellulare. Questo ribadendo che essere alla guida richiede concentrazione: occhi dunque sempre sulla strada e zero distrazioni per viaggiare in tutta sicurezza.  
Ulteriori informazioni sul sito del programma di prevenzione “Strade sicure”: https://www4.ti.ch/di/strade-sicure/mobilita-lenta/mobilita-pedonale/tutti-a-scuola/  

Opuscolo

Il sindaco del come

Il sindaco del come

Conta più un sindaco o un consigliere di Stato? L’interrogativo è del tutto attuale se, a quanto sembra, Mario Branda non concorrerà alle prossime elezioni cantonali per continuare a concentrarsi sulla sua Città. Ed è significativo che un funzionario di grande esperienza come Mauro Dell’Ambrogio, attivo nel pubblico e nel privato su su fino ai più alti gradi dell’amministrazione federale, abbia sempre ammesso di avere trovato le maggiori soddisfazioni nelle tre legislature da sindaco di Giubiasco. Non sono mancati naturalmente sindaci poi divenuti consiglieri di Stato – due nell’attuale conformazione, Vitta e De Rosa – ma rimane rarissimo il percorso inverso. Prima di Marco Borradori il nome più celebre fu quello di Camillo Olgiati, a Palazzo delle Orsoline per un solo anno nel 1917 e poi lungamente sindaco del suo Comune, Giubiasco, tra il 1922 e il 1940. Per questa ragione quanto successo in riva al Ceresio nell’aprile del 2013 continua a sembrarmi un evento quasi epico, tra i maggiori della nostra storia politica recente.
Ci volevano personalità e carisma per entrare da vincente in un contesto che da quasi due secoli (1830) aveva conosciuto solo maggioranze liberali. La politica cittadina era sempre stata d’altronde questione per pochi nomi noti – il record è dei Battaglini di Cagiallo – con sequenze cronologiche da Guinness dei primati: 32 anni per Giacomo Luvini-Perseghini, 29 per Giorgio Giudici, 20 per Paride Pelli, 14 per Carlo Frasca.
Subentrando a Giudici nella primavera del 2013 Borradori ereditò una Città che aveva una chiara visione su alcuni sviluppi futuri (i cosiddetti «poli »), un’università ben avviata e un nascente centro culturale. Si trovò però anche sul tavolo alcuni dossier scottanti e soprattutto una situazione finanziaria delicatissima dopo la crisi del 2009-12.
Il pareggio di bilancio raggiunto in pochi anni, non senza tagli dolorosi, è stato forse il risultato più importante, anche perché fu conquistato con un grande lavoro di squadra. L’infelice destino dell’aeroporto, invece, il punto più basso: ma nel bene come nel male si trattò sempre di responsabilità condivise.
Se Marco Borradori è riuscito a lasciare il segno nei suoi pochi anni è stato però soprattutto per l’interpretazione che ha saputo offrire del ruolo di primo uomo dell’amministrazione comunale: un primus inter pares che è stato un sindaco del «come» più che del «cosa», perché sempre ha voluto mettere al centro il rapporto diretto e cordiale con i cittadini. La rottura dell’idillio rappresentata dall’infelice (dai due lati) questione dell’ex Macello deve essere perciò letta anche in quest’ottica, quella di un politico che aveva fatto del consenso la sua principale cifra distintiva.
Ognuno potrà fornire in proposito una sua testimonianza. La mia non è priva di un certo imbarazzo. Negli anni devo avergli scritto decine di discorsi, poco o nulla utilizzati perché non gli mancava la capacità di parlare a braccio in pubblico.
Un giorno lo mandai allo sbaraglio a una trasmissione RSI con dati poco accurati sulla storia di Villa Ciani, e incalzato da un interlocutore capace finì per inciampare in qualche punto. A cose fatte mi telefonò, ma non ebbe che parole di ringraziamento e nemmeno una di biasimo. Troppo signore per mettere il dito nella piaga.
Una cortesia innata, la sua, che ha caratterizzato tutta la sua lunga carriera politica, dall’entrata in Municipio e in Consiglio nazionale nel 1992 ai quattordici anni quale responsabile del Dipartimento del territorio. Ancora oggi a Bellinzona una signora di mia conoscenza è solita vantarsi che quando passa davanti al governo i consiglieri di Stato attraversano la strada per salutarla. Nonostante la simpatia della signora, credo sia più probabile il contrario. In un solo caso non ci sono dubbi su chi avrebbe fatto il primo passo. La strada che Borradori ha attraversato l’11 agosto 2021 non può purtroppo essere percorsa a ritroso. Siamo noi, fermi sul ciglio dei fiume, a doverlo salutare da lontano. Ciao Marco.

 

Giorgio Salvadé, un politico insolito quanto esemplare

Giorgio Salvadé, un politico insolito quanto esemplare

Cade oggi il decimo anniversario della morte di Giorgio Salvadè. Salvadè è stato, tra l’altro, un uomo politico ticinese esemplare per dedizione al bene comune. Una purezza di intenti, completamente libera da disegni di carriera e da logiche di partito, sostenuta da una sorprendente efficacia e premiata da risultati di grande importanza per il Cantone. Affermazioni, queste, che per non suonare vane e retoriche vanno sostanziate con esempi, piccoli e grandi. Per incominciare dalle cose grandi, basti dire che l’idea di creare l’Università in Ticino, non uno dei mille progetti che circolavano in quel torno di tempo ma esattamente quella che esiste dalla metà degli anni 90, fu sua. Appena eletto, a sorpresa, nel Municipio di Lugano (1992) sulla lista della nascente Lega, si appassionò all’improbabile sogno e convocò un gruppetto di amici cui chiese di studiare il progetto, quello che prese corpo dopo tre anni con l’istituzione delle due facoltà di Economia e Scienze della Comunicazione, appoggiato da Giuliano Bignasca e accolto con entusiasmo e con il consueto fiuto politico dal sindaco PLR Giorgio Giudici. «Per provenienza culturale e appartenenza politica eravamo lontani», racconta Giudici, «ma un vero politico non trae spunto dalle differenze per coltivare divisioni. Per l’USI Salvadè lavorò tantissimo, con discrezione e senza protagonismi, come fece anche per dare luce al LAC. Era uno che creava unità attorno ai progetti belli e realistici, anche se a prima vista utopici.

Con lui sono stati otto anni di Municipio bellissimi». Frattanto, nel 1999, Salvadè viene eletto in Gran Consiglio, sempre per la Lega (vi resterà fino al giorno della morte), abbandonando il Municipio luganese nel 2000. Forse solo per non dire di no a Bignasca che lo voleva in lista nel suo nuovo Comune di residenza, Massagno, nel 2008 si candida e viene eletto in Consiglio comunale. «Molti, anche nel mio partito [il PPD, forte allora come oggi di una maggioranza assoluta in Comune] temevano una presenza di opposizione barricadiera», ricorda il capo dell’Esecutivo massagnese, Giovanni Bruschetti, un altro sindaco lungimirante e «costruttore». Già dopo il primo colloquio a tu per tu, Bruschetti si stupisce di avere di fronte a sé un politico molto insolito, interessato più ai progetti che alla loro scuderia di provenienza. Una legislatura, quella tra il 2008 e il 2012, costruttiva come poche, tra nuovo Centro scolastico e copertura della trincea ferroviaria per ospitarvi la sede SUPSI. Ma c’è un episodio che il sindaco Bruschetti ha visivamente nella memoria. «Salvadè aveva proposto il bonus di 1.000 franchi alle famiglie di Massagno per ogni nuovo nato (l’idea era di mostrare la simpatia del Comune per i genitori che si aprivano a una nuova vita). Una proposta bollata allora come leghista e come tale rifiutata in Commissione da tutti gli altri partiti, di destra e di sinistra. Incurante e determinato lui si presenta davanti al plenum e argomenta con tale credibilità e abilità da convincere a poco a poco una decina di consiglieri: io vedevo proprio le facce, soprattutto di quelli del mio partito, mutare pian piano espressione, dallo scetticismo alla positività. Alla fine, anche se per un solo voto, la spuntò».

Qualche anno dopo, Giorgio portò la medesima proposta in Gran Consiglio e anche lì, dopo un’epica battaglia, la sua convinzione contagiò una sparuta maggioranza: «Tra gli applausi, Salvadè annunciò che avrebbe pagato da bere a tutti i parlamentari», ricorda il gran consigliere Michele Guerra. Era fatto così.

Opinione di Claudio Mésoniat pubblicata nell’edizione di venerdì 12 agosto 2022 del Corriere del Ticino