Consegna Premio Arge Alp 2022 ai vincitori della categoria regionale

Consegna Premio Arge Alp 2022 ai vincitori della categoria regionale

Comunicato stampa

Si è svolta oggi a Palazzo delle Orsoline la consegna del Premio Arge Alp 2022 ai vincitori della categoria regionale. Il progetto «Ecoligia», sviluppato da giovani laureati ticinesi, è un contributo tangibile e didattico alla sensibilizzazione in ambito climatico.

Venerdì 21 ottobre 2022, durante la 53a riunione dei Capi di Governo della comunità di lavoro Arge Alp che si è svolta ad Innsbruck, sono stati resi noti i vincitori del premio Arge Alp 2022, dedicato alla tutela climatica. L’obiettivo del premio era quello di mettere in risalto grandi progetti, progetti startup e progetti grassroots particolarmente innovativi nei settori della sostenibilità e della tutela climatica.
Il Cantone Ticino ha ricevuto il premio regionale della categoria «Grassroots» con il progetto «Ecoligia».
Il progetto, scelto su tre finalisti, è stato sviluppato da tre giovani laureati ticinesi, Chiara Pedrazzini, Cristiana Pedrazzini e Ludovico Conti, che hanno creato una valigia con contenuti di sensibilizzazione in ambito di ecologia (da qui il nome «Ecoligia»).
I promotori del progetto, dopo aver organizzato una giornata di sensibilizzazione nel Comune di Comano con un percorso ludico e didattico per i ragazzi e di approfondimento scientifico per gli adulti allo scopo di spiegare in modo semplice cosa sia il cambiamento climatico grazie a concreti accorgimenti per ridurre nella quotidianità il nostro impatto sul pianeta, hanno preparato del materiale informativo e didattico da far viaggiare nelle scuole, tramite, appunto, una valigia.
All’interno di questa «Ecoligia» sono contenute schede per spiegare ai ragazzi dei primi cicli di formazione il complesso tema del cambiamento climatico, offrendo anche ai docenti degli spunti per sensibilizzare gli allievi ai cambiamenti climatici. I contenuti, ricchi di immagini e di eco-eroi, sono suddivisi in tre parti, che comprendono spiegazioni semplici con esperienze ludiche e interattive su temi importanti quali: cos’è il cambiamento climatico, quali sono gli effetti in Svizzera (con particolare attenzione ai ghiacciai e al permafrost) e sull’aumento delle temperature nei laghi ticinesi e sulle microplastiche.
La scelta della giuria è caduta su questo progetto della categoria «Grassroots», anche poiché i suoi contenuti seguono le linee guida della Prospettiva 2040 del Cantone, con la consapevolezza che la transizione trasformativa e la sensibilizzazione su questi temi inizia proprio con le giovani generazioni.
Il premio di 1’000 fr. copre le spese finora sostenute dai promotori, ma ha soprattutto il pregio di ottenere visibilità anche all’interno delle regioni Arge Alp.

Della Comunità di Lavoro delle Regioni Alpine (ARGE ALP) fanno parte 26 milioni di abitanti delle seguenti regioni, cantoni e province di Germania, Austria, Svizzera e Italia: Baviera, Salisburgo, Tirolo, Vorarlberg, Lombardia, Alto Adige, Trentino, S. Gallo, Ticino e Grigioni.

«Roberto Maroni un amico, ha fatto molto per i rapporti con il Ticino»

«Roberto Maroni un amico, ha fatto molto per i rapporti con il Ticino»

Anche i leghisti sul fronte ticinese del confine ricordano l’ex ministro dell’interno: «Venne al funerale di Giuliano Bignasca, si comportò da vero signore»

Anche la Lega, quella sul fronte ticinese del confine, piange la scomparsa di Roberto Maroni. L’ex ministro dell’interno italiano ha visitato spesso Lugano, in particolare via Monte Boglia. «Anche il giorno del funerale di Giuliano Bignasca – racconta la deputata leghista Maruska Ortelli – era venuto nella nostra sede assieme a Umberto Bossi portando una corona di fiori. Era commovente come quel giorno si prese cura del fondatore della Lega Nord, sembravano quasi padre e figlio. Con il Nano poi ci sono state diverse cene assieme, alle quali spesso partecipavo anche io, e una bellissima festa a sorpresa, che ricordavamo spesso. Oltre a essere un grande politico è stato una brava persona, sempre rispettoso ed educato: ho appreso della sua morte con un profondo dolore».

«Acuto, sensibile ma soprattutto umile – commenta il secondo vicepresidente del Gran Consiglio Michele Guerra -. Nonostante avesse ricoperto alcune delle cariche più importanti della politica italiana, stava volentieri con i giovani per dare loro consigli. È stato un piacere parlare con lui nei vari incontri organizzati tra le due leghe, una figura che mancherà non solo all’Italia ma anche al Ticino».

Chi lo ha conosciuto bene è certamente Norman Gobbi che, racconta, lo ha «incontrato in quasi tutte le sue funzioni: co-fondatore della Lega Lombarda, Ministro del Governo italiano e infine Governatore della Lombardia. In questa funzione ho avuto maggiormente modo di interagire con lui e apprezzarne l’approccio pragmatico che lo ha sempre contraddistinto. Ricordo che l’istituzionalizzazione dei rapporti tra Canton Ticino e Regione Lombardia avvenne nel 2015 sotto la sua egida; a seguito di questo ci portò poi a rivedere l’organizzazione strategica della Regio Insubrica dopo l’impasse data dallo “svuotamento” delle province da compiti essenziali, elevando le Regioni italiane al tavolo presidenziale con il nostro Ticino».

Momenti istituzionali, ma anche di amicizia: «Nel 2016 a Como ci incontrammo nell’incontro che dava seguito all’accordo di collaborazione tra Ticino e Lombardia e, al momento dello scambio di doni, ci mettemmo a ridere per i reciproci regali: da parte ticinese un cristallo di forma fallica fumé e da parte lombarda una ciotola d’argento che ricordava un’urna cineraria. Scoppiammo a ridere, dicendoci che fortunatamente non sono i regali a qualificare le relazioni di amicizia personale e di vicinanza tra Governi…».

Da www.cdt.ch

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Roberto Maroni è morto a 67 anni
L’ex ministro dell’Interno italiano lottava da tempo contro una grave malattia

Roberto Maroni, già ministro dell’Interno italiano, è morto martedì mattina all’età di 67 anni. Il politico leghista, tra i fondatori del movimento, lottava da tempo contro una grave malattia, che lo scorso anno lo aveva spinto a ritirare la sua candidatura come sindaco di Varese. I funerali si svolgeranno venerdì mattina a Varese.
Nella sua lunga carriera politica è stato più volte ministro e una volta vicepremier, oltre ad aver ricoperto la carica di presidente della Regione Lombardia tra il 2013 e il 2018.
Una carriera politica in cui ha militato nelle fila della Lega Nord, di cui era stato confondatore nel 1989 e di cui ha coperto la carica di segretario federale dal 2012 al 2013, dopo le dimissioni di Umberto Bossi e prima di Matteo Salvini.
Per Maroni non sono mancati i problemi con la giustizia: fu condannato per oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale per aver impedito, nel 1996, l’accesso alla sede del partito a Milano agli agenti inviati per una perquisizione. È stato anche nel mirino di un’inchiesta legata a Expo 2015, che si è tenuta a Milano. Dopo essere stato assolto in cassazione nel 2020, era stato nuovamente rinviato a giudizio lo stesso anno.
“Era una persona molto pragmatica, nei suoi diversi ruoli”. Così Norman Gobbi ricorda Roberto Maroni, con il quale ha avuto modo di interagire soprattutto nella sua veste di Governatore della Lombardia. Una persona che cercava la concretezza anche quando non era facile trovarla, aggiunge il Consigliere di Stato, con la quale è iniziato il ravvicinamento tra Ticino e Lombardia che ha poi portato alla collaborazione transfrontaliera con la Regio Insubrica.

https://www.rsi.ch/news/mondo/Roberto-Maroni-%C3%A8-morto-a-67-anni-15806149.html

Da www.rsi.ch/news

Dialog «Sexuelle Gewalt» lanciert

Dialog «Sexuelle Gewalt» lanciert

Keller-Sutter: «Viele Frauen haben Angst vor dem Verfahren»
Die zuständigen Stellen bei Bund und Kantonen haben den Dialog «Sexuelle Gewalt» ins Leben gerufen. Damit sollen die Opfer den Behörden stärker vertrauen.

Das Vertrauen der Opfer von sexueller Gewalt in die Behörden ist wichtig, um Täter und Täterinnen verurteilen zu können. Die zuständigen Stellen bei Bund und Kantonen haben den Dialog «Sexuelle Gewalt» lanciert, in dessen Zentrum die Begleitung der Opfer, die vereinheitlichte Ausbildung der Behörden und die Verbesserung der Datenlage stehen.
Am ersten Treffen am Montag nahmen Vertreterinnen und Vertreter von Bund, Kantonen sowie von Polizeien und Strafverfolgungsbehörden eine erste Bestandesaufnahme vor. Es seien drei Handlungsfelder definiert worden, die nun vertieft würden, berichtete Justizministerin Karin Keller-Sutter nach dem Treffen in Bern vor den Medien.
Zuerst einmal solle die Datenlage geklärt werden, etwa zur Zahl der Anzeigen und Verurteilungen. Das zweite Feld seien die Begleitung und Unterstützung der Opfer im Strafprozess und das dritte vereinheitlichte Aus- und Weiterbildungen zum Thema sexuelle Gewalt bei Polizei, Staatsanwaltschaften und Gerichten.

Opfer müssen beraten und begleitet werden
Das Parlament debattiert derzeit die Revision des Sexualstrafrechts. Umstritten ist, ob künftig «Nur Ja heisst Ja» oder aber «Nein heisst Nein» im Gesetz verankert werden soll. Je nachdem begeht eine Straftat, wer eine sexuelle Handlung an einer Person ohne deren Zustimmung oder trotz deren ausdrücklicher Ablehnung vornimmt.
Die laufende Revision werde so oder so eine Etappe sein, sagte Keller-Sutter. Damit aber effektiv mehr Delikte angezeigt würden als heute, sei es wichtig, die Opfer zu beraten und zu begleiten und ihre Erwartungen und Ängste ernst zu nehmen. «Viele Frauen haben Angst vor dem Verfahren», so Keller-Sutter.
Die Statistik zeige, dass nur wenige Sexualstraftaten zu einer Anzeige führten, sagte der Tessiner Staatsrat Norman Gobbi namens der Konferenz der Kantonalen Justiz- und Polizeidirektoren (KKJPD). «Das macht uns Sorgen.» Gründe für die Zurückhaltung der Opfer könnten Beziehungen zu Tätern oder Abhängigkeit von ihnen sein.
Keller-Sutter hob ein Angebot des Universitätsspitals Lausanne als gutes Beispiel hervor. Opfer von Sexualstraftaten könnten sich dort untersuchen lassen, und die Befunde würden danach aufbewahrt. Sollte das Opfer sich später für eine Anzeige entscheiden, stünden die erhobenen Beweise für das Verfahren zur Verfügung.

Präziser werden
Die Datengrundlagen zu Anzeigen von Sexualstraftaten seien nicht sehr ausgegoren, sagte Keller-Sutter. Es gebe grosse Differenzen zwischen den Kantonen. «Hier müssen wir präziser werden.»

https://www.derbund.ch/keller-sutter-viele-frauen-haben-angst-vor-dem-verfahren-824573935715

Da www.derbund.ch

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Bundesrätin bündelt die Kräfte
Karin Keller-Sutter stellt Strategie gegen sexuelle Gewalt vor
Bundesrätin Karin Keller-Sutter will mit vereinten Kräften sexuelle Gewalt bekämpfen. Sie ruft ganz unterschiedliche Akteure dazu auf, den Opfern verstärkt zur Seite zu stehen.

Justizministerin Karin Keller-Sutter (58) trat am Montag vor die Medien und informierte über die Lancierung des Dialogs «Sexuelle Gewalt». Dafür trommelte die FDP-Bundesrätin Akteure von Bund, Kantonen und aus der Praxis zusammen.
Am ersten Treffen am Montag nahmen Vertreterinnen und Vertreter von Bund, Kantonen sowie von Polizeien und Strafverfolgungsbehörden eine erste Bestandesaufnahme vor. Es seien drei Handlungsfelder definiert worden, die nun vertieft würden, berichtete Justizministerin Keller-Sutter nach dem Treffen in Bern vor den Medien.

Parlament debattiert über Revision des Sexualstrafrechts
Zuerst einmal solle die Datenlage geklärt werden, etwa zur Zahl der Anzeigen und Verurteilungen. Das zweite Feld seien die Begleitung und Unterstützung der Opfer im Strafprozess und das dritte vereinheitlichte Aus- und Weiterbildungen zum Thema sexuelle Gewalt bei Polizei, Staatsanwaltschaften und Gerichten.
Das Parlament debattiert derzeit die Revision des Sexualstrafrechts. Umstritten ist, ob künftig «Nur Ja heisst Ja» oder aber «Nein heisst Nein» im Gesetz verankert werden soll. Je nachdem begeht eine Straftat, wer eine sexuelle Handlung an einer Person ohne deren Zustimmung oder trotz deren ausdrücklicher Ablehnung vornimmt.

Beratung und Begleitung von Opfern
Die laufende Revision werde so oder so eine Etappe sein, sagte Keller-Sutter. Damit aber effektiv mehr Delikte angezeigt würden als heute, sei es wichtig, die Opfer zu beraten und zu begleiten und ihre Erwartungen und Ängste ernst zu nehmen. «Viele Frauen haben Angst vor dem Verfahren», so Keller-Sutter.
Die Statistik zeige, dass nur wenige Sexualstraftaten zu einer Anzeige führten, sagte der Tessiner Staatsrat Norman Gobbi (45) namens der Konferenz der Kantonalen Justiz- und Polizeidirektoren (KKJPD). «Das macht uns Sorgen.» Gründe für die Zurückhaltung der Opfer könnten Beziehungen zu Tätern oder Abhängigkeit von ihnen sein.

Grosse Differenzen zwischen Kantonen
Keller-Sutter hob ein Angebot des Universitätsspitals Lausanne als gutes Beispiel hervor. Opfer von Sexualstraftaten könnten sich dort untersuchen lassen, und die Befunde würden danach aufbewahrt. Sollte das Opfer sich später für eine Anzeige entscheiden, stünden die erhobenen Beweise für das Verfahren zur Verfügung.
Die Datengrundlagen zu Anzeigen von Sexualstraftaten seien nicht sehr ausgegoren, sagte Keller-Sutter. Es gebe grosse Differenzen zwischen den Kantonen. «Hier müssen wir präziser werden.»

Zusammenführung mit Dialog «Häusliche Gewalt»
Bessere Daten zu Sexualdelikten in der Schweiz und verschiedenen Formen dieser Art von Gewalt forderte kürzlich bereits die internationale Expertinnen- und Expertengruppe des Europarats (Grevio). Sie hatte die Umsetzung der Istanbul-Konvention in der Schweiz überprüft.
Nach der Bestandesaufnahme vom Montag würden die drei bezeichneten Handlungsfelder vertieft, sagte Keller-Sutter. Im nächsten Jahr soll der Dialog «Sexuelle Gewalt» mit dem Dialog «Häusliche Gewalt» zusammengeführt und eng mit dem Nationalen Aktionsplan zur Umsetzung der Istanbul-Konvention koordiniert werden.
Hauptakteure im Dialog sind neben dem Justiz- und Polizeidepartement (EJPD) die KKJPD, die Konferenz der kantonalen Sozialdirektorinnen und Sozialdirektoren und das Eidgenössische Gleichstellungsbüro. Vertreten waren auch das Bundesamt für Statistik und die wichtigsten Organisationen der kantonalen Polizeien, der Staatsanwaltschaften, der Gerichte, des Opferschutzes und die Kriminalprävention. (SDA/bgs)

https://www.blick.ch/politik/bundesraetin-buendelt-die-kraefte-karin-keller-sutter-stellt-strategie-gegen-sexueller-gewalt-vor-id18072861.html?utm_source=campaign&utm_medium=email&utm_campaign=share-button&utm_term=blick_app_ios

Da www.blick.ch

La Confederazione e i Cantoni lanciano il dialogo sulla violenza sessuale

La Confederazione e i Cantoni lanciano il dialogo sulla violenza sessuale

Comunicato stampa del Dipartimento federale di giustizia e polizia

La fiducia delle vittime nelle autorità di perseguimento penale e nei tribunali è un elemento fondamentale per lottare contro la violenza sessuale. Oltre alla revisione in corso del diritto penale in materia sessuale, sono necessarie anche altre misure per rafforzare tale fiducia. Su iniziativa della consigliera federale Karin Keller Sutter, il 21 novembre 2022 alcuni importanti attori della Confederazione e dei Cantoni hanno lanciato il dialogo «Violenza sessuale», che si concentra sulla consulenza e l’assistenza alle vittime. Durane la prima riunione gli attori politici hanno stilato il quadro della situazione e fissato le prossime tappe.
Attualmente, le Camere federali discutono la revisione del diritto penale in materia sessuale. Secondo la consigliera federale Karin Keller-Sutter, si tratta di un passo importante che tuttavia non basta a risolvere tutti i problemi. Già lo scorso giugno aveva pertanto annunciato di voler avviare un dialogo sulla violenza sessuale. Poiché gli autori dei reati possono essere condannati soltanto se le vittime li denunciano, occorre garantire che queste si sentano prese sul serio, ha affermato la capo del Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP) dopo il primo incontro svoltosi il 21 novembre 2022.
Oltre al DFGP, gli attori principali del dialogo «Violenza sessuale» sono la Conferenza delle direttrici e dei direttori dei dipartimenti cantonali di giustizia e polizia (CDDGP), la Conferenza delle direttrici e dei direttori cantonali delle opere sociali (CDOS) e l’Ufficio federale per l’uguaglianza tra donna e uomo (UFU). Alla riunione hanno partecipato anche rappresentanti dell’Ufficio federale di statistica (UST) e delle organizzazioni più importanti delle polizie cantonali, dei ministeri pubblici, dei tribunali, della protezione delle vittime e della prevenzione della criminalità.

Migliorare il sostegno alle vittime e rafforzare la fiducia nelle autorità
L’incontro è servito in particolare a stilare un primo quadro della situazione e a definire i parametri del dialogo. Quest’ultimo si concentra sulla consulenza e l’assistenza alle vittime di violenza sessuale, sulla formazione delle autorità inquirenti e dei tribunali nonché sulla situazione inerente ai dati. Ai partecipanti è stata presentata una panoramica delle misure già adottate e delle buone pratiche, al fine di dedurne possibili opzioni d’intervento nei prossimi mesi.
L’obiettivo del dialogo è rafforzare la fiducia delle vittime di violenza sessuale nelle autorità di perseguimento penale e nei tribunali. Per ottenere i migliori risultati possibili il dialogo deve istituire un obbligo politico. In primavera sarà connesso con il dialogo «Violenza domestica» e strettamente coordinato con il piano d’azione nazionale per l’attuazione della Convenzione di Istanbul sotto la direzione del Dipartimento federale dell’interno (DFI).

https://www.admin.ch/gov/it/pagina-iniziale/documentazione/comunicati-stampa.msg-id-91822.html

Da www.admin.ch

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Avviato un ‘dialogo’ per spronare le vittime a sporgere denuncia
Keller-Sutter: non basta la revisione del codice penale

Va trovato un modo per incoraggiare le vittime di violenza sessuale a sporgere denuncia. Lo ha dichiarato la consigliera federale Karin Keller-Sutter al termine di un incontro con i rappresentanti dei Cantoni. Secondo la ministra di Giustizia e polizia, occorre intensificare il sostegno alle vittime e la sensibilizzazione delle autorità penali e giudiziarie. «Dobbiamo trovare il modo migliore per sostenere le vittime di violenza sessuale quando avviano un procedimento legale», che può essere molto pesante. Molte donne hanno paura di ciò che questo comporta, ha riconosciuto la sangallese in una conferenza stampa a Berna. Le vittime di violenza sessuale devono sentirsi prese sul serio. La revisione della definizione di stupro nel diritto penale, attualmente in corso in Parlamento, è un passo importante nella giusta direzione, ha spiegato Keller-Sutter. Ma non sarà sufficiente a risolvere tutti i problemi, ha avvertito.

Cifre attuali molto basse
Confederazione e Cantoni hanno avviato un ‘dialogo’ sulla violenza sessuale. Sono coinvolti anche gli attori del settore, tra cui l’Ufficio federale per l’uguaglianza fra uomo e donna, le forze di polizia cantonali, i pubblici ministeri, i tribunali e le agenzie di protezione dei minori e di prevenzione dei reati. Il primo incontro svoltosi ieri ha permesso di fare mente locale. Nei prossimi mesi verranno definite le aree di intervento, in particolare per quanto riguarda la consulenza e il sostegno alle vittime, la formazione delle autorità di perseguimento penale e giudiziarie e i dati statistici disponibili in questo settore. I partner coinvolti sulla violenza sessuale si riuniranno la prossima primavera con coloro che si occupano di violenza domestica. Ciò garantirà il coordinamento con il piano d’azione nazionale per l’attuazione della Convenzione di Istanbul del Consiglio d’Europa, che mira a combattere tutte le forme di violenza contro le donne. L’obiettivo è di consentire a un maggior numero di donne vittime di sporgere denuncia. Le cifre attuali sono molto basse, ma esistono delle lacune nei dati. Molti reati avvengono in un ambiente familiare o conosciuto, ad esempio in una coppia, «il che rende difficile la procedura», ha detto Keller-Sutter.

40mila firme per la soluzione del consenso
Sempre ieri, cinquanta organizzazioni e più di 40mila persone hanno chiesto al Parlamento, mediante una petizione, di adottare la soluzione del consenso esplicito ‘Solo un sì è un sì’ per definire lo stupro nel diritto penale. La petizione è stata presentata alla Cancelleria federale da Amnesty International, Operazione Libero e dai partner sostenitori. Erano presenti anche deputati di vari schieramenti, tra cui le consigliere nazionali Léonore Porchet (Verdi/Vd), Tamara Funiciello (Ps/Be) e Kathrin Bertschy (Verdi liberali/Be). In un’azione simbolica, gli attivisti hanno svegliato una ‘Giustizia’ d’argento sulla terrazza di Palazzo federale con una sveglia XXL. Hanno chiesto che le persone che hanno subito abusi sessuali in Svizzera ricevano giustizia.

Disaccordo in Parlamento
Attualmente, in Svizzera è considerato stupro solo la penetrazione non consensuale di una donna da parte di un uomo. E la vittima deve aver mostrato una certa resistenza. Al momento è allo studio una revisione del diritto penale. In Parlamento però si fatica a trovare un accordo. Il Consiglio degli Stati vorrebbe attenersi al principio ‘no significa no’, cioè all’espressione di un rifiuto. La commissione competente del Consiglio nazionale preferisce invece il principio del consenso esplicito ‘solo un sì è un sì’, una soluzione che piace maggiormente anche ad organismi internazionali e organizzazioni non governative. La votazione del plenum è prevista nel corso dell’incipiente sessione invernale delle Camere federali.

Le Nazioni Unite e il Consiglio d’Europa hanno recentemente criticato la Svizzera per come gestisce il problema della violenza domestica e sessuale. Sono state rilevate carenze, in particolare, nel finanziamento del sostegno alle vittime, nella formazione delle autorità penali e giudiziarie, nelle statistiche e, appunto, a livello legislativo.

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 22 novembre 2022 de La Regione

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Stupri, fra vittime e autorità occorre maggiore dialogo
REATI SESSUALI / La Confederazione lancia una campagna per migliorare il rapporto di fiducia durante il processo di denuncia dell’abuso – «Chi subisce violenze deve essere preso sul serio», avverte la consigliera federale Karin Keller-Sutter – Norman Gobbi: «Solo poche donne riescono ad andare fino in fondo»

Aumentare il rapporto di fiducia tra le vittime di reati sessuali e le autorità giudiziarie. «Dobbiamo assicurarci che le vittime si sentano prese sul serio », ha dichiarato ieri la consigliera federale Karin Keller-Sutter nell’ambito di un incontro con i Cantoni sul tema della violenza sessuale. La fiducia nelle autorità giudiziarie è un prerequisito essenziale nella lotta contro i reati sessuali, ha aggiunto il capo del Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP): «Solo se le vittime sporgono denuncia ci saranno condanne».

Dialogo sulla violenza
Con questo obiettivo, il Dipartimento di giustizia e polizia ieri ha comunicato di aver avviato un dialogo sulla violenza sessuale con i Cantoni e, più in generale, con tutti gli attori del settore, tra cui l’Ufficio federale per l’uguaglianza fra uomo e donna, le forze di polizia cantonali, i pubblici ministeri, i tribunali e le agenzie di protezione dei minori e di prevenzione dei reati. «La revisione della definizione di stupro nel diritto penale, attualmente in corso in Parlamento, è un passo importante nella giusta direzione ha dichiarato Karin Keller-Sutter – ma non sarà sufficiente a risolvere tutti i problemi». Di qui, appunto, l’appello della consigliera federale affinché la politica rafforzi questo legame di fiducia tra autorità e vittime. In che modo? «In Svizzera è necessario rafforzare la consulenza alle vittime e la formazione delle autorità penali e giudiziarie », ha spiegato Keller-Sutter.

«Più consulenza»
Nell’incontro di ieri è stato quindi definito un piano di intervento che verrà messo in atto nei prossimi mesi, in particolare per quanto riguarda la consulenza e il sostegno alle vittime, la formazione delle autorità giudiziarie e i dati statistici disponibili in questo ambito. I partner coinvolti sulla violenza sessuale si riuniranno la prossima primavera, con l’obiettivo di garantire un coordinamento efficace con il piano d’azione nazionale per l’attuazione della Convenzione di Istanbul del Consiglio d’Europa. Un piano che – ricordiamo – mira a combattere tutte le forme di violenza contro le donne.

I prossimi passi
«Durante l’incontro abbiamo definito i prossimi passi con i principali ambiti d’intervento », ha spiegato il direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, presente ieri a Berna come membro della Conferenza delle direttrici e dei direttori dei dipartimenti cantonali di giustizia e polizia. «In primo luogo è stata definita la necessità di una formazione continua per tutti gli operatori della catena penale, dal ministero pubblico ai Tribunali, ma anche in ambito statistico, pur sapendo – tuttavia – che i reati denunciati sono solo una minima parte rispetto a quelli commessi», ha aggiunto Gobbi. «Solo pochi reati sfociano in una denuncia e questo ci preoccupa», ha detto Gobbi. Per una corretta e migliore definizione della dimensione delle violenze sessuali, durante l’incontro, è stata anche evocata l’importanza della medicina legale. «In quest’ottica – ha spiegato il direttore del DI – il Ticino partecipa a un progetto pilota con Losanna e Ginevra, nell’ambito dell’Osservatorio latino contro la violenza domestica ». Più in generale, e su diversi punti, il nostro Cantone, in materia di lotta contro la violenza domestica e contro i reati sessuali, ha già implementato alcune misure. «La formazione di base degli agenti prevede già alcuni corsi per la gestione del primo contatto tra vittima e autorità, per esempio, durante la denuncia nei posti polizia», spiega Gobbi che ribadisce: «Alla base, occorre comunque migliorare il rapporto di fiducia tra autorità e vittima, affinché quest’ultima trovi il terreno giusto e il coraggio per denunciare il proprio aguzzino».

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 22 novembre 2022 del Corriere del Ticino