Bando di concorso aspiranti 2024

Bando di concorso aspiranti 2024

Comunicato stampa

La Polizia cantonale comunica che oggi è stato pubblicato sul Foglio ufficiale il bando di concorso per l’assunzione di nuovi/e ispettori/ispettrici di Polizia giudiziaria e di nuovi/e aspiranti gendarmi per la Polizia cantonale nonché di nuovi/e aspiranti agenti per le Polizie comunali di Bellinzona, Locarno, Lugano e Mendrisio. I candidati e le candidate seguiranno la Scuola di polizia a partire dal 01.03.2024. Il percorso formativo che conduce all’Esame professionale per il conseguimento dell’Attestato professionale federale di agente di polizia prevede un primo anno quale aspirante presso la Scuola di polizia del V circondario (SCP) e un secondo anno in qualità di gendarme in formazione presso i Corpi di appartenenza. Come di consueto, per accedere a questa formazione biennale l’idoneità dei candidati e delle candidate sarà verificata attraverso un processo di selezione. La decisione sull’assunzione degli e delle aspiranti giungerà al più tardi entro tre mesi prima dell’inizio della formazione. Le candidature vanno inoltrate entro il 10.02.2023. Il 27.01.2023 dalle 19 alle 22 si terrà una serata informativa presso l’Auditorium della Scuola Cantonale di Commercio in viale Stefano Franscini 32 a Bellinzona.
Il bando di concorso, le modalità di iscrizione ai test fisici e i formulari possono essere consultati/scaricati dal sito internet della Polizia cantonale al seguente indirizzo: www.ti.ch/scuoladipolizia

Telelavoro: la Regio Insubrica vuole l’accordo

Telelavoro: la Regio Insubrica vuole l’accordo

La Comunità di Lavoro transfrontaliera chiede che Roma e Berna rinnovino l’intesa stabilita durante la pandemia

Anche la Regio Insubrica chiede a Berna e a Roma di ripristinare l’accordo amichevole italo-svizzero, concluso durante la pandemia, che regolava l’imposizione fiscale dei frontalieri durante le giornate di telelavoro. Un accordo – che andrà a cadere il primo febbraio – disdetto dall’Italia e che permetteva ai frontalieri di sottostare al regime fiscale elvetico anche nei periodi in cui lavoravano in remoto, da casa, in Italia.
Ancora non si può dire se Roma deciderà di riattivare l’accordo. Ma la presa di posizione della Regio Insubrica potrebbe avere un peso piuttosto importante sulle decisioni che ora dovrà prendere il Governo italiano. Questo perché quest’anno la presidenza della Regio Insubrica è guidata dalla Regione Lombardia (dall’assessore Massimo Sertori).

A Roma se ne discuterà presto
Il tema finirà comunque nei prossimi giorni sul tavolo del ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti. “È chiaro – ha spiegato alla RSI Silvana Snider, consigliera del ministro Giorgetti per le questioni di frontiera – che tutte le esigenze che in questo momento provengono dal territorio vengono ancor più vagliate dal Ministero delle Finanze, dove siede tra l’altro un ministro (Giorgetti, ndr) che conosce molto bene il territorio essendo della zona di Varese. In più c’è l’aspetto riguardante la Regione Lombardia, che fa sapere attraverso la Regio Insubrica che questa problematica è molto sentita. Pertanto la si discuterà sicuramente”. E la si discuterà nell’ambito della discussione sulla ratifica del più ampio accordo sui frontalieri

Un tema che unisce padronato e sindacati
La disdetta dell’accordo da parte italiana rischia di creare – per i frontalieri – difficoltà burocratiche. Questo perché a partire dal primo febbraio, nei giorni in cui lavoreranno da casa in Italia, saranno soggetti alla tassazione italiana. Anche per questo ieri l’Associazione industrie ticinesi, la Camera di commercio e i sindacati OCST e UNIA hanno scritto alla Segreteria di Stato per le questioni finanziarie internazionali chiedendo di attivarsi con l’Italia per ripristinare l’accordo.

Le mosse del Consiglio di Stato
Su questo tema il Consiglio di Stato ticinese aveva già scritto a Berna il 30 novembre, chiedendo di prendere contatto con il Governo italiano e tentare di prolungare l’accordo. La Svizzera, in linea generale, sembra propensa a voler trovare una soluzione. Anche perché, paradossalmente, le ripercussioni potrebbero essere più grandi in Italia. “Per i frontalieri – ci ha spiegato Giordano Macchi, direttore della Divisione delle Contribuzioni del Canton Ticino – senza l’accordo ci sarebbero problemi burocratici e amministrativi molto gravi. Ci sarebbero anche rischi per le imprese ticinesi, ma ci sarebbe anche un danno economico per i Comuni italiani di frontiera”.

I rischi per i Comuni italiani di confine
Questo perché, spiega Macchi, non considerando frontalieri le persone impegnate in telelavoro, da parte Svizzera (in questo caso ticinese) non vi sarebbero neppure più i ristorni. Ristorni che vengono destinati ai Comuni della fascia di confine. “Ci sarebbe un danno piuttosto importante per loro”. Motivo che spinge Macchi a dirsi piuttosto fiducioso in merito a un ripristino dell’accordo. “È  necessario che i due Paesi si mettano al tavolo e, come sono riusciti in tempi brevi a trovare soluzioni durante la pandemia, facciano altrettanto nel periodo post-pandemico. Perché la pandemia ha dato una spinta al telelavoro e queste realtà dovrà essere gestita anche dopo la crisi sanitaria”.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Telelavoro-la-Regio-Insubrica-vuole-l%E2%80%99accordo-15925741.html

Da www.rsi.ch/news