Firmato il nuovo Protocollo d’intesa in caso di catastrofe tra Canton Ticino e Provincia del Verbano Cusio Ossola

Firmato il nuovo Protocollo d’intesa in caso di catastrofe tra Canton Ticino e Provincia del Verbano Cusio Ossola

Comunicato stampa

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi e il Prefetto di Verbano Cusio Ossola Michele Formiglio hanno sottoscritto ieri pomeriggio sulle Isole di Brissago il nuovo Protocollo d’intesa sulle attività di gestione di emergenze di protezione civile causate da eventi naturali o connessi con l’attività dell’uomo di carattere transfrontaliero. Tale protocollo contribuisce a migliorare la collaborazione del Canton Ticino con tutte le province di confine.

Le Isole di Brissago hanno accolto le delegazioni ticinese e piemontese per la firma del nuovo Protocollo d’intesa. A rappresentare il Canton Ticino, assieme al Consigliere di Stato Norman Gobbi, erano presenti il comandante della Polizia cantonale, col Matteo Cocchi, l’aggiunto sostituto capo della Sezione del militare e della Protezione della Popolazione, Michele Fattorini, il Delegato per le relazioni esterne del Consiglio di Stato, Francesco Quattrini e, quali rappresentanti degli enti partner della protezione della popolazione, il cap Antonio Ciocco per la Polizia cantonale, il cap Tiziano Guarisco per il corpo civici pompieri di Locarno, il Dr. Lorenzo Tommasetti quale presidente dei servizi di autoambulanza di Locarno e Valli e il Sig. Alex Helbling presidente del consorzio di protezione civile Locarno e Valle Maggia. La delegazione italiana era rappresentata dal prefetto Michele Formiglio.

Sia il Consigliere di Stato Norman Gobbi, sia il Prefetto Michele Formiglio hanno ricordato come tra il Ticino e la Provincia di Verbano Cusio Ossola i rapporti di collaborazione transfrontaliera in caso di catastrofe siano fondamentali per il reciproco supporto nell’eventualità di eventi maggiori che potrebbero colpire la regione transfrontaliera, dove il traffico è molto intenso e dove la presenza di attività economiche è molto sviluppata e quindi i rischi di catastrofe non possono essere esclusi. Scenari che sono stati esercitati durante la prima (2016) e la seconda (2022) esercitazione ODESCALCHI. Per questo motivo, per eventi emergenziali di protezione civile che possano interessare il territorio a confine tra la Provincia di Verbano Cusio Ossola e il Canton Ticino, il reciproco concorso tra le squadre d’intervento italiane e svizzere può rappresentare un utile supporto alla comune gestione dell’emergenza.

La firma odierna segue quella avvenuta a Pollegio il 17 giugno 2022 tra il Canton Ticino e la provincia di Varese e quella del 6 settembre 2022 con la provincia di Como.

Gottardo chiuso: «Il danno è grave, le prospettive non bellissime»

Gottardo chiuso: «Il danno è grave, le prospettive non bellissime»

La galleria autostradale del San Gottardo non sarà percorribile fino a nuovo avviso. È quanto ha rivelato l’Ufficio federale delle strade (USTRA) stamattina, dopo che ieri pomeriggio il tunnel è stato chiuso «per problemi tecnici». Nella soletta situata in prossimità del portale nord della galleria si è infatti formata una crepa lunga circa 25 metri. 
Intanto, a distanza di un mese dal deragliamento di un treno merci, il tunnel ferroviario del Gottardo resta chiuso al traffico dei passeggeri. E il problema diventa duplice. Il consigliere di Stato Norman Gobbi ne ha parlato ai microfoni di Radio Ticino.
«Le prospettive non sono proprio bellissime, almeno da quanto mi è stato detto stamattina», così Gobbi. «Le verifiche tecniche che vengono fatte in queste ore saranno importanti per capire se il danno è limitato a quell’unica parte di copertura o se ci sono ulteriori pericoli che comporterebbero un prolungamento della chiusura della galleria».
«Il danno, stando alle immagini che ho visto, è grave», continua. «Non si tratta di una piccola crepa, quindi la prudenza ci va tutta: la prospettiva non è di alcune ore ma probabilmente di qualche giorno».
L’incidente si verifica poi nel momento più sbagliato. «Ci vorrà tempo anche per risanare la galleria ferroviaria di base del Gottardo. Il Ticino si trova quindi confrontato con un problema di connessione con il resto del Paese. Questo ci fa capire quanto il nostro cantone abbia bisogno di infrastrutture sicure per poter rimanere in contatto col resto della Confederazione».
Il collegamento «è comunque assicurato attraverso il Passo del Gottardo», tiene infine a sottolineare il consigliere di Stato, consapevole però che «se tutti si riversano sul passo ci vorrà un po’ più del solito per percorrerlo».

Da www.ticinonline.ch

“Contrasto alla criminalità organizzata: il massimo impegno in Ticino”

“Contrasto alla criminalità organizzata: il massimo impegno in Ticino”

Gobbi ha incontrato il Procuratore generale della Confederazione Blättler

“Il nostro Cantone, confinando con l’Italia, è più facilmente esposto – in teoria – al pericolo di infiltrazioni mafiose. Il massiccio del San Gottardo non impedisce però a questi fenomeni di insediarsi al nord delle alpi. L’estensione nel nord Italia di organizzazioni legate alla mafia è cosa ormai nota. È anche per questo motivo che in Ticino il monitoraggio e l’attenzione sono ritenuti degni di attenzione particolare. Quest’attenzione si traduce in una costante collaborazione fattiva tra la Polizia cantonale, l’Ufficio federale di polizia fedpol, il Ministero pubblico ticinese e il Ministero pubblico della Confederazione. Anche sul piano politico ho attirato più volte l’attenzione dei miei omologhi su questi concreti rischi, ricordando anche all’autorità federale l’impegno del Ticino per la sua particolare posizione geografica”. A parlare è il Consigliere di Stato Norman Gobbi, al termine dell’incontro di lavoro avuto in settimana con il Procuratore generale della Confederazione, Stefan Blättler.
Il contrasto alle grandi organizzazioni criminali per il Ticino rimane una tematica meritevole di attenzione particolare. “ Vogliamo che la popolazione ticinese e le nostre attività economiche – afferma Norman Gobbi – siano tutelate dai pericoli legati alle infiltrazioni criminali. L’ingente capitale liquido a disposizione dellegrandi organizzazioni criminali, può essere immesso nei normali circuiti economici per essere riciclato; penso al settore della ristorazione, maanche dell’edilizia e di tutta una serie di altre attività economiche. Già nel 2014 avevo lanciato questo monito, nel corso dell’apertura dell’Anno giudiziario. Un impegno che mi ha portato a ribadire anno dopo anno l’importanza di operare pure attraverso la messa in atto di tutte le misure preventive a disposizione anche a livello amministrativo, oltre che penale. Un ulteriore strumento di prevenzione è costituito dalla sensibilizzazione della società civile sui possibili rischi correlati alle infiltrazioni. Concetti sui quali si trova totalmente concorde anche il Procuratore generale della Confederazione Blättler, con il quale i rapporti sono ottimi a dimostrazione della concreta e quotidiana collaborazione che le forze inquirenti cantonali danno all’autorità federale, competente a livello legislativo di contrastare le organizzazioni criminali internazionali. I risultati sono positivi e l’intenzione è quella di proseguire nel solco di queste importanti iniziative di collaborazione al fine di ridurre i rischi legati a queste pericolose forme di criminalità, che mirano anche ad intaccare il tessuto sociale”, conclude il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 10 settembre 2023 de Il Mattino della Domenica

Il Consiglio di Stato incontra il Governo del Canton Lucerna e la Consigliera federale Karin Keller-Sutter

Il Consiglio di Stato incontra il Governo del Canton Lucerna e la Consigliera federale Karin Keller-Sutter

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato, guidato dal presidente Raffaele De Rosa, è stato impegnato giovedì 7 e venerdì 8 settembre in una visita di due giorni oltralpe. Il programma ha previsto incontri di lavoro con il Governo del Canton Lucerna e con la Consigliera federale Karin Keller-Sutter, direttrice del Dipartimento federale delle finanze.

Il Consiglio di Stato è stato ricevuto ieri dal Governo del Canton Lucerna, guidato dal neo presidente Fabian Peter. Il programma ha previsto una visita al Centro culturale della città (KKL) e il successivo trasferimento alla villa Senar di Weggis: costruita e abitata dal compositore e direttore d’orchestra Sergei Rachmaninoff, la residenza è oggi un centro culturale e di formazione di proprietà del Cantone. Oltre alla condivisione di questi momenti conviviali, la giornata ha consentito ai due Governi di discutere vari temi di interesse comune, con un particolare accento sul tema dei collegamenti sull’asse nord-sud.

Per quanto riguarda invece l’incontro di stamattina con la Consigliera federale Karin Keller-Sutter, la discussione con il Consiglio di Stato si è concentrata su diversi argomenti d’attualità. Sono state affrontate questioni di carattere interno – dalla situazione delle finanze della Confederazione al sistema di perequazione intercantonale, dalla promozione del plurilinguismo alla riforma delle dogane – e sono state approfondite le prospettive nelle relazioni con l’Italia. Il Consiglio di Stato ha poi portato all’attenzione della direttrice del Dipartimento federale delle finanze altre tematiche prioritarie di interesse per l’intero Consiglio federale quali la mobilità, in particolare sensibilizzandola sulla situazione specifica del Canton Ticino rispetto all’ipotesi di pedaggio al San Gottardo nonché la situazione migratoria e la problematica dei costi della salute.

Il Governo incontra Blättler

Il Governo incontra Blättler

Il procuratore generale della Confederazione è stato ricevuto a Palazzo delle Orsoline
Norman Gobbi: «È stata sottolineata l’ottima collaborazione in ambito di lotta alla grande criminalità».

Il Consiglio di Stato, guidato dal presidente Raffaele De Rosa, ha ricevuto ieri a Palazzo delle Orsoline il procuratore generale della Confederazione Stefan Blättler. Si è trattato di un primo incontro con il Governo ticinese dopo che, lo scorso 14 giugno, l’Assemblea federale ha riconfermato in carica il Procuratore generale e i due sostituti Ruedi Montanari e Jacques Rayroud, per il periodo 2024/2027.
Al termine dell’incontro conoscitivo con il Governo in corpore, il direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi – accompagnato dal procuratore generale Andrea Pagani, dal comandante della Polizia cantonale, Matteo Cocchi e dal responsabile della Polizia giudiziaria Thomas Ferrari – ha tenuto una riunione di lavoro con il procuratore generale della Confederazione.

Intesa di vedute
È stata sottolineata l’ottima collaborazione tra gli inquirenti ticinesi e quelli federali in ambito di lotta alla grande criminalità e alla criminalità organizzata con i relativi pericoli di infiltrazioni mafiose. Inoltre, sono state esaminate le questioni legate alperseguimento penale sulla base dei quotidiani rapporti tra il livello federale e quello cantonale. Per il consigliere di Stato Norman Gobbi è stata l’occasione per ribadire l’importanza di operare pure at traverso la messa in atto di tutte le misure preventive a disposizione anche a livello amministrativo. Un campo, quest’ultimo, su cui il Ticino insiste in modo particolare per aumentare l’efficacia contro la criminalità organizzata. «L’intesa di vedute reciprocamente dimostrata anche nel corso di questo appuntamento è la miglior garanzia a favore della sicurezza della popolazione, delle aziende e in generale della nostra economia », ha commentato il consigliere di Stato Norman Gobbi.

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 7 settembre 2023 del Corriere del Ticino

Nel nuovo Centro di controllo sanzionato un camion su tre

Nel nuovo Centro di controllo sanzionato un camion su tre

Entrato in servizio lo scorso dicembre, nei primi sei mesi di attività ha eseguito oltre tremila verifiche. In 140 casi le infrazioni sono risultate di grave entità

Con i suoi 15 agenti di polizia uniformati, 33 assistenti di polizia e tre funzionari amministrativi, per un totale di 51 unità impiegate, ha rapidamente raggiunto la velocità di crociera il nuovo Centro di controllo veicoli pesanti (Ccvp) di Giornico entrato ufficialmente in servizio nel dicembre 2022 sostituendo la vecchia piazzola che veniva raggiunta percorrendo da Biasca la corsia autostradale dedicata. Cifre alla mano, il tenente Franco D’Andrea , ufficiale responsabile della struttura da 250 milioni di franchi finanziata dalla Confederazione, spiega che nei primi sei mesi di esercizio sono stati effettuati 3’416 controlli su 154’812 veicoli pesanti transitati in direzione nord. I transiti giornalieri variano da 1’500 a 1’700, con picchi di 2’000. Quasi un terzo dei veicoli verificati, per la precisione 1’078, è stato sanzionato presentando delle anomalie. Di questi, in 140 casi sono emerse infrazioni gravi che possono comportare un rischio concreto per la sicurezza stradale. A seconda della fattispecie e delle responsabilità, possono venire sanzionati sia il conducente sia la ditta. Al momento, tuttavia, dati riguardanti l’incasso di multe non sono ancora a disposizione: per avere le cifre occorrerà attendere i bilanci di fine anno.

Quale bilancio può fare dei primi mesi di attività?
Il bilancio non può che dirsi confortante, soprattutto in termini di prevenzione e sensibilizzazione. Questo tenuto conto di quelle che sono le sfide principali in tema di irregolarità nel traffico pesante. Pensiamo in particolar modo alla sfida determinata dai cambiamenti tecnologici e dalle manomissioni informatiche. Cito ad esempio le modifiche al sistema antinquinamento, alle apparecchiature del veicolo stesso per renderlo più potente o al tachigrafo: premesso che ogni caso va valutato e trattato come caso a sé stante, le statistiche a livello europeo indicano che tre veicoli su dieci risultano modificati.

Oltre all’accresciuta qualità dei controlli, quali altri vantaggi comporta il Ccvp?
La sua entrata in esercizio ha comportato un indubbio miglioramento nel controllo e nel dosaggio dei veicoli pesanti sia in qualità sia in sicurezza. Il personale è motivato. Vi è poi il discorso legato agli autisti che possono oggi disporre di ampi spazi e di servizi igienici, docce e approvvigionamento acqua gratuiti durante il riposo, le pause o le verifiche del caso. Senza dimenticare la sicurezza: meno pericoli legati ai mezzi fermi ai lati della carreggiata e poche colonne di veicoli pesanti al portale sud del San Gottardo. Colonne di camion diminuite specialmente in occasione di eventi che richiedono la chiusura della galleria. In definitiva posso senz’altro affermare che lo stoccaggio dei veicoli pesanti al di fuori del sedime autostradale è ottimale e rappresenta un grandissimo punto a favore della sicurezza.

Come fate a decidere quale camion verificare e quale no?
Tutti i mezzi pesanti in transito verso nord devono uscire dall’A2 e immettersi nell’area di controllo. Dove di norma i controlli avvengono a campione. Tuttavia la formazione ricevuta permette al nostro personale di sviluppare l’occhio critico necessario a rilevare possibili anomalie. Inoltre al casello di triage si lavora in coppia (un assistente meccanico con un assistente circolazione) e perciò il primo controllo visivo permette già di fare una ‘radiografia’ al veicolo e all’autista. Spesso si procede inoltre con gli esami dell’alcolemia. Questa modalità consente di eseguire una valutazione/selezione il più possibile efficace dei veicoli che meritano maggiore attenzione. Dopo un primo screening, possono proseguire verso il San Gottardo (scaglionati tramite dosaggio), fermarsi nell’area di sosta oppure, se selezionati per un controllo più approfondito, passare alla fase successiva. Nei casi degni di attenzione, si procede quindi con ulteriori verifiche. Le possibili irregolarità possono essere rilevate anche dalle telecamere posizionate in autostrada o all’entrata della struttura di Giornico. Queste ultime apparecchiature sono in grado di rilevare il peso e la lunghezza del carico. Qualora ritenute necessarie, le riparazioni vengono eseguite a Giornico o in officine esterne a dipendenza della gravità del caso e da dove l’utente decide di rivolgersi.

Quali le irregolarità riscontrate con maggior frequenza?
Con una media di circa tre casi al giorno, sono legate ai sovraccarichi o ai carichi non ben ripartiti sul camion. Seguono poi problemi legati a perdite di varia natura (soprattutto olio) o agli pneumatici e ai freni (semirimorchio, rimorchio o veicolo). Per quanto riguarda invece le manomissioni, quelle più frequenti riguardano il tachimetro elettronico che permette di monitorare i dati sulla guida, le relative tempistiche ed eventuali anomalie. Se per esempio la velocità del veicolo risulta differente a quella segnalata, anche di pochi chilometri orari, sulle lunghe tratte risultano più ore di lavoro di quelle effettivamente svolte. Da ultimo, particolare attenzione viene data alla questione del riposo degli autisti.

Può elencare alcune irregolarità degne di nota?
Posso segnalarne alcune recenti. Il 17 luglio, poco prima delle 5.30 del mattino, durante un normale controllo da parte del personale del Centro è stato riscontrato un grave caso di guida in stato di ebrietà. La prova con l’etilometro probatorio cui è stato sottoposto l’autista di professione, un 44enne italiano che si trovava alla guida di un camion proveniente dal Bellinzonese e diretto Oltralpe, ha infatti dato esito positivo con un’importante alcolemia, pari a 0,76 mg/l. Perciò è stato denunciato al Ministero pubblico per grave infrazione alla Legge federale sulla circolazione stradale e guida in stato di ebbrezza. Gli è inoltre stata ritirata la licenza di condurre.
Da notare che in oltre sette mesi di attività del Ccvp si è trattato del primo ritiro, mentre nell’ambito delle irregolarità per alcolemia e stupefacenti sono emersi 16 casi lievi e due gravi. Tornando a quel caso, l’autoarticolato appartenente a una ditta svizzera è stato successivamente preso in consegna da un altro autista abilitato. Risale poi al 31 luglio un secondo episodio utile a comprendere le fattispecie con cui siamo confrontati: poco prima delle 19.30 a Sant’Antonino, nell’area di sosta ‘Al Motto’ lungo l’A2, è stato controllato un Tir con targhe polacche immessosi nel parcheggio nonostante il divieto di circolazione per autocarri. Le verifiche poi eseguite al Ccvp hanno permesso di scoprire che il semirimorchio presentava freni difettosi sulla ruota destra del terzo asse, pedane della bisarca non fissate e manipolazioni scorrette del cronotachigrafo. In pratica è stata constatata 19 vole l’omissione di iscrivere il cambiamento della nazione sul cronotachigrafo. Inoltre è stato accertato che aveva circolato sull’A2 in direzione nord a una velocità di 95 chilometri orari in un tratto con limite di 80. L’autista, un 48enne turco, è stato denunciato per grave infrazione alla Legge federale sulla circolazione stradale. Il Tir ha potuto ripartire dopo le riparazioni del caso in un’officina.

L’avvento del Ccvp ha aumentato il numero di controlli e sanzioni?
Il contesto in cui venivano effettuati i controlli prima dell’apertura del Ccvp è completamente differente e un paragone a livello di dati non fornirebbe pertanto una lettura attendibile. In passato venivano per esempio sfruttate le aree di sosta in Riviera e in Leventina senza alcuna struttura fissa. Si trattava di principio di due controlli fissi alla settimana, più quelli che svolgevano le pattuglie di polizia quando notavano qualcosa di anomalo nei Tir in transito sull’A2. Per inquadrare meglio il cambio di passo e l’impossibilità di fare paragoni, basti dire che le ispezioni a campione sul traffico pesante, effettuate su mandato e finanziamento della Confederazione, prevedevano in passato un obiettivo fissato dall’Ufficio federale delle strade di circa 12’700 ore sui 12 mesi. L’apertura del Ccvp di Giornico dovrebbe garantire il raggiungimento di 90’000 ore di controlli annui.

In generale come giudica l’odierna qualità dei veicoli e dei conducenti controllati rispetto all’ultimo ventennio? Si va verso un miglioramento?
Non avendo un’unità di paragone tra la situazione attuale e quella passata, risulta difficile fare una valutazione effettiva. Generalmente lo stato tecnico dei veicoli pesanti può dirsi buono. Le sfide principali a livello di infrazioni, come osservato in precedenza, riguardano le manomissioni informatiche. Particolare importanza è data al discorso della prevenzione: il Ccvp rappresenta un filtro importante che permette di effettuare i controlli in maniera molto più sistematica e agevole rispetto a un tempo.

Quali sono le situazioni in cui viene sanzionato il conducente e quali invece il datore di lavoro?
Se la negligenza è da attribuire al conducente (per esempio per infrazioni concernenti l’Ordinanza sulla durata del lavoro e del riposo dei conducenti professionali di veicoli a motore) si procede nei suoi confronti. Se invece l’infrazione è da attribuire anche al detentore del veicolo (si pensi ai difetti causati da una negligenza nelle manutenzioni), possono venir sanzionati sia il conducente per aver guidato, sia il detentore per la messa in circolazione.

Se è vero, come dicono i vostri dati, che quasi un terzo dei camion controllati è stato sanzionato, questo significa che in teoria quasi un terzo di camion transitanti sull’A2 presenta anomalie e/o malfunzionamenti?
Per avere una lettura obiettiva dei dati occorrerà attendere la conclusione del primo anno d’attività. Le irregolarità riguardano un ampio ventaglio di problematiche. Ad esempio, per quanto riguarda sovraccarichi e carichi non ben ripartiti, questi oggi vengono segnalati da un’apparecchiatura tecnica che controlla tutti i camion in transito nel Ccvp, consentendo così di correggere ciascuna anomalia. Un bel passo avanti rispetto al passato, quando si procedeva solo in presenza di dubbi. Tornando alla domanda, e premesso che le statistiche devono essere interpretate, i dati dei primi sei mesi fanno riflettere. Siamo consapevoli che vi sono diversi veicoli pesanti che presentano difetti o autisti che non rispettano le varie ordinanze. Prima del 2023 non venivano eseguiti controlli così approfonditi e ne deriva che i conducenti magari azzardavano il transito. In quest’ambito il fatto di poter disporre di un’infrastruttura moderna che consente dei controlli sistematici e capillari è sicuramente un passo avanti importante anche in termini di prevenzione.

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 7 settembre 2023 de La Regione

Il Consiglio di Stato incontra il Procuratore generale della Confederazione

Il Consiglio di Stato incontra il Procuratore generale della Confederazione

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato, guidato dal Presidente Raffaele De Rosa, ha ricevuto oggi a Palazzo delle Orsoline il Procuratore generale della Confederazione Stefan Blättler. Si è trattato di un primo incontro con il Governo ticinese dopo che, lo scorso 14 giugno, l’Assemblea federale ha riconfermato in carica il Procuratore generale e i due sostituti Ruedi Montanari e Jacques Rayroud, per il periodo 2024/2027.

Al termine dell’incontro conoscitivo con il Governo in corpore, il direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi – accompagnato dal Procuratore generale Andrea Pagani, dal comandante della Polizia cantonale, Matteo Cocchi e dal responsabile della Polizia giudiziaria Thomas Ferrari – ha tenuto una riunione di lavoro con il Procuratore generale della Confederazione.  
È stata sottolineata l’ottima collaborazione tra gli inquirenti ticinesi e quelli federali in ambito di lotta alla grande criminalità e alla criminalità organizzata con i relativi pericoli di infiltrazioni mafiose. Sono state esaminate le questioni legate al perseguimento penale sulla base dei quotidiani rapporti tra il livello federale e quello cantonale. Per il Consigliere di Stato Norman Gobbi è stata l’occasione per ribadire l’importanza di operare pure attraverso la messa in atto di tutte le misure preventive a disposizione anche a livello amministrativo. Un campo, quest’ultimo, su cui il Ticino insiste in modo particolare per aumentare l’efficacia contro la criminalità organizzata. L’intesa di vedute reciprocamente dimostrata anche nel corso di questo appuntamento è la miglior garanzia a favore della sicurezza della popolazione, delle aziende e in generale della nostra economia.

“Bellinzona sarà più bella grazie al nuovo Pretorio”

“Bellinzona sarà più bella grazie al nuovo Pretorio”

“Un ulteriore importante tassello per la Giustizia cantonale e nazionale”

Sono iniziati a Bellinzona i lavori per la costruzione del nuovo Pretorio. Il progetto prevede di mantenere la vecchia e storica facciata che dà su viale Franscini, aggiungendovi un nuovo corpo. “Una volta ultimato, l’edificio accoglierà la Corte di appello del Tribunale penale federale, la Pretura penale – la cui sede sarà dunque confermata a Bellinzona, seguendo altresì gli auspici del Parlamento – e la Polizia cantonale. La nuova importante realizzazione – afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi – si inserisce nella strategia logistica generale promossa dal Governo, nell’ottica di assicurare pari dignità nelle varie regioni del Cantone alle sedi della Giustizia: dal Pretorio di Bellinzona, appunto, alla futura ristrutturazione del Pretorio di Locarno i cui lavori sono programmati a partire dal 2025 per giungere all’auspicato acquisto del nuovo Palazzo di giustizia di Lugano nello stabile Botta. Progetti che devono essere intesi quali investimenti, in una prospettiva lungimirante e di lungo periodo, tesi a rispondere, rispettando la storia del nostro Cantone a livello della presenza delle autorità sul territorio, alle esigenze della Giustizia e di chi vi opera: una Giustizia moderna che in futuro conoscerà la digitalizzazione dell’attività, ciò che richiede degli stabili adeguati e funzionali. L’investimento a Bellinzona per i lavori al nuovo Pretorio sarà di circa 50 milioni di franchi e la Capitale diventerà più bella grazie a questa realizzazione”, sottolinea Norman Gobbi.

Nelle principali città del Cantone tre sedi istituzionali che danno dignità logistica alla Giustizia. Però manca ancora un tassello, quello di Lugano. “Il messaggio che chiede un credito di circa 80 milioni di franchi per l’acquisto dell’ex Banca del Gottardo (oggi sede della EFG, ndr) è in discussione in commissione della Gestione da quasi 4 anni. Molte le osservazioni avanzate da alcuni deputati. Legittime. Abbiamo fornito tutte le precisazioni, accolto talune istanze, dimostrando che non si vuole concentrare tutta la Giustizia a Lugano. Teniamo presente che a partire dal 2025 partiranno, come detto, i lavori anche al Pretorio di Locarno, dopo quelli a Bellinzona. Auspico che alla ripresa dei lavori delle commissioni del Gran Consiglio vi sia un’accelerazione sul messaggio, per giungere finalmente in porto. Per la Città di Lugano poter dare un futuro sicuro e prestigioso all’edificio realizzato dall’architetto Mario Botta e mantenere in città importanti e qualificati posti di lavoro rappresenta un valore aggiunto a beneficio dei propri cittadini. Per la Giustizia cantonale sarebbe la soluzione ideale in una prospettiva di lungo corso” conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi. 

03

Tpf, in Ticino anche l’Appello: ‘A Berna c’erano dei dubbi’

Tpf, in Ticino anche l’Appello: ‘A Berna c’erano dei dubbi’

Il rinnovato Pretorio accoglierà pure polizia e Pretura civile

Corte d’appello federale, servizi della Polizia cantonale e Pretura civile del distretto diBellinzona. Questi i contenuti che includerà lo stabile dell’ex Pretorio una volta ristrutturato attraverso un’operazione da oltre 50 milioni di franchi. Ieri mattina in cima a viale Franscini si è tenuto un momento simbolico per celebrare l’inizio dei lavori di costruzione dell’opera che dovrebbe essere inaugurata fra tre anni.
Fino a una decina di anni fa il progetto di ristrutturazione e ampliamento prevedeva il collocamento all’ex Pretorio anche del Tribunale penale cantonale, della Corte di appello e di revisione penale e della Pretura penale. Tuttavia le nuove esigenze della Confederazione hanno portato il Consiglio di Stato ticinese a cambiare rotta, optando per una loro centralizzazione a Lugano. A Bellinzona l’intervento andrà in particolare a garantire nuovi spazi per l’adiacente Tribunale penale federale (Tpf): nell’ex Pretorio sarà collocata la Corte d’appello federale, che lascerà l’adiacente sede del Tpf (che un tempo ospitava la Scuola cantonale di commercio) dove gli spazi non sono più sufficienti. La Polizia cantonale centralizzerà invece i suoi servizi regionali dei reparti Gendarmeria e Giudiziaria. Spazio anche per le celle per la carcerazione preventiva e altri servizi di polizia come l’assunzione di informazioni preliminari, analisi strategiche e contrasto a fenomeni gravi. Troverà posto anche la nuova sede della Pretura civile del distretto, attualmente collocata in piazza Governo. Lo stabile (realizzato con standard Minergie e allacciato alla rete di teleriscaldamento) sarà composto da sei piani, due interrati, tre sopraelevati più il pianterreno. Nei due livelli interrati saranno inseriti parcheggi, depositi, locali tecnici, spazi dedicati alla polizia. La Corte d’appello federale sarà insediata principalmente su due piani, mentre gli spazi al secondo e al terzo piano saranno dedicati alla Pretura civile e alla polizia.

Accumulato un po’ di ritardo
L’investimento complessivo ammonta a poco più di 50 milioni di franchi (3,8 milioni per la progettazione e 46,7 per la realizzazione, di cui 3 a carico della Confederazione). «A oggi – ha informato il direttore del Dipartimento delle finanze e dell’economia Christian Vitta – sono già stati deliberati oltre 28 milioni di franchi a ditte ticinesi per lavori e appalti, proprio in un momento in cui il settore dell’edilizia reclama maggiori investimenti». Come indicato dal capo della Sezione della logistica Giovanni Realini, i lavori – cominciati nel 2021 con le opere preliminari seguite dalla demolizione di gran parte dell’edificio – hanno accumulato un po’ di ritardo a causa di due ricorsi che sono però nel frattempo stati respinti. Tuttavia la consegna dell’opera è ora prevista nell’autunno del 2026 (e non a fine 2025 come ipotizzato dal messaggio approvato dal Gran Consiglio nel 2021). Riferendosi all’arrivo a Bellinzona del Tpf nel 2004 e all’imminente ampliamento dei suoi servizi, il direttore del Dipartimento delle istituzioni (Di) Norman Gobbi ha parlato di «una rivendicazione di questo cantone per far vivere il liberalismo e la parità di trattamento tra tutte le regioni linguistiche. Far capire che anche la giustizia federale fa parte della coesione nazionale – ha proseguito il consigliere di Stato – è stato sicuramente uno dei motivi che ha poi portato la Confederazione ad accogliere la richiesta del Ticino, che ricordo non era il solo e abbiamo quindi dovuto combattere. Non nego poi che qualche anno fa, qualcuno sotto la cupola di Palazzo federale si chiedeva perché mantenere in Ticino anche la Camera d’appello. Fortunatamente, grazie all’impegno di tutti e alla forte volontà del Cantone, si è riusciti a togliere dal tavolo queste velleità». Gobbi ha poi accennato al progetto per la nuova ‘Cittadella’ della giustizia a Lugano che prevede nuovi spazi con l’acquisto dello stabile dell’ex Banca del Gottardo e la ristrutturazione completa dell’attuale Palazzo di giustizia in via Bossi. Un annoso e controverso dossier che, come noto, è ancora pendente sul tavolo della Commissione della gestione. Vitta ha infine sottolineato come l’edificio del Pretorio e del Tpf siano «strettamente legati alla storia e alla memoria collettiva della città di Bellinzona». Piace al Direttore del Dfe l’attenzione posta dalla Sezione della logistica alla flessibilità degli spazi e al mantenimento del carattere storico dell’edificio. I corpi di testa del Pretorio che si affacciano su viale Franscini non sono stati abbattuti e verranno integralmente conservati.

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 2 settembre de La Regione

****

«Un’opera strategica per il Ticino»
A Bellinzona è stata posata la prima pietra – L’edificio vedrà la luce nel 2026

La cerimonia per l’inizio dei lavori si è svolta di fronte a numerose autorità politiche e giudiziarie – La consegna dell’edificio che accoglierà anche la Corte d’Appello del Tribunale penale federale è prevista nel 2026 – «L’occasione per ribadire l’indirizzo cantonale in materia di polizia e giustizia»

Una bilancia, la Costituzione federale e una bandiera del Canton Ticino. Tre oggetti consegnati ai posteri attraverso una capsula del tempo collocata al centro del grande cantiere dove, a partire dall’autunno del 2026, sorgerà il nuovo Pretorio di Bellinzona. La cerimonia di posa della prima pietra si è svolta ieri alla presenza di numerose autorità politiche e giudiziarie cantonali, federali e comunali. Un momento «simbolico » con cui il Consiglio di Stato ticinese ha ufficialmente dato il via ai lavori di ristrutturazione, ribadendo nello stesso tempo l’indirizzo strategico che si intende dare a giustizia e polizia attraverso questo nuovo insediamento.

«Rivendicazione federalista»
Una volta ristrutturato e ampliato, lo stabile, situato in cima a viale Franscini, accoglierà la Corte d’Appello indipendente del Tribunale penale federale (TPF), oltre alla Pretura civile del distretto di Bellinzona e alla Polizia Cantonale (Gendarmeria, Polizia giudiziaria, celle e altri servizi). Nel suo intervento, il direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, ha ricordato il significato politico di quest’opera: «Vent’anni fa il Ticino rivendicava a Berna l’arrivo a Bellinzona del Tribunale penale federale. Oggi celebriamo l’ultimo tassello di questa rivendicazione con l’insediamento della Corte d’Appello indipendente». Una vittoria (contro quei Cantoni che negli anni si sono messi di traverso) conquistata all’insegna del federalismo e della parità di trattamento tra le regioni linguistiche.

Il direttore del Dipartimento delle finanze dell’economia (DFE), Christian Vitta, dal canto suo, ha ripercorso il lungo iter istituzionale che a portato all’inizio dei lavori con l’approvazione dal parte del Gran Consiglio del messaggio per il credito di ristrutturazione e ampliamento dello stabile. Un progetto da 50 milioni (43 finanziati dal Cantone) per il quale ne sono già stati deliberati più della metà a favore di ditte ticinesi, ha detto Vitta. «Un sostegno al settore dell’edilizia cantonale in un momento di rallentamento e di diminuzione degli ordini».

Ex Banca del Gottardo
Da ultimo Vitta ha sottolineato il valore strategico del progetto in ottica di una riorganizzazione cantonale in materia di giustizia e polizia. Un tema caro anche al consigliere di Stato Norman Gobbi, il quale è tornato a ribadire l’importanza dell’acquisizione dello stabile dell’ex Banca del Gottardo a Lugano per insediarvi la cosiddetta cittadella della giustizia. Un polo dove concentrare tutte le autorità penali giudicanti, ovvero le sedi del Tribunale d’appello cantonale, del Ministero pubblico unificato, della Corte di appello e di revisione penale, della Pretura penale e del Tribunale penale cantonale. «Una soluzione definitiva e rappresentativa della giustizia ticinese che il Governo intende ribadire davanti al Parlamento », ha detto Gobbi. «Per questo progetto però, oltre al sostegno politico, occorre il convincimento delle autorità giudiziarie» (vedi box a lato).

Novità in Gestione
Pendente oramai da diverso tempo in Commissione gestione e finanze del Gran Consiglio, il dossier prossimamente potrebbe tuttavia conoscere nuovi sviluppi: « A metà settembre è prevista un’audizione con il Consiglio di Stato e i funzionari dei dipartimenti coinvolti», ha commentato da noi sollecitato a margine dell’evento il presidente della commissione Michele Guerra. «È previsto un aggiornamento sul tema. Pare vi siano importanti novità. Non sappiamo quali, ma possiamo immaginare che riguardino alcuni degli aspetti maggiormente divisivi, ossia il prezzo di compravendita e l’importo degli investimenti necessari per rendere lo stabile adeguato agli scopi previsti ».

Tempistiche e restauro
Tornando al cantiere del nuovo Pretorio, per un punto finale sullo stato dei lavori la parola è passata a Giovanni Realini, capo della Sezione della logistica del DFE. «I lavori di demolizione e scavo sono iniziati come da programma nell’agosto del 2022, per poi subire un’interruzione a causa di due ricorsi, nel frattempo respinti. A giugno sono ripresi e pertanto prevediamo di essere a tetto nell’autunno del 2026». I preventivi di spesa approvati dal Gran Consiglio, al momento, dopo aver deliberato circa il 60% dei lavori, sono interamente rispettati, ha precisato Realini. In conclusione, il consigliere di Stato Christian Vitta ha ricordato che il Pretorio di Bellinzona è strettamente legato alla storia cittadina e pertanto protetto come bene culturale d’importanza comunale. «Per questo, i volumi principali e la facciata dell’edificio saranno integralmente conservati».

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 2 settembre 2023 del Corriere del Ticino

****

Prima pietra per il Pretorio di Bellinzona
Ospiterà la Corte di appello del Tribunale penale federale, la Pretura penale e la polizia cantonale

È stata posata venerdì mattina a Bellinzona la prima pietra del nuovo Pretorio di Bellinzona. Lo stabile, una volta ristrutturato e ampliato, ospiterà la Corte di appello del Tribunale penale federale, la Pretura penale e la polizia cantonale. La cerimonia si è tenuta alla presenza dei consiglieri di Stato Christian Vitta e Norman Gobbi, del presidente del TPF Alberto Fabbri, del presidente della Corte di appello del TPF Olivier Thormann e dei rappresentanti della magistratura ticinese.
Architettonicamente, verrà conservato il corpo di testa che si affaccia su Viale Stefano Franscini, mentre verrà ricostituito quello retrostante.
Il progetto era stato approvato dal Gran Consiglio nel settembre del 2021 e prevede un investimento di 50,25 milioni di franchi. Si inserisce in un quadro più ampio, che, come ha ricordato Gobbi, comprende la ritrutturazione del Pretorio di Locarno a partire dal 2025 e l’acquisto dello stabile Botta a Lugano per creare la “cittadella della giustizia”, ancora da sottoporre al Legislativo.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Prima-pietra-per-il-Pretorio-di-Bellinzona-16511494.html

Da www.rsi.ch/news

Posata la prima pietra nel cantiere del nuovo Pretorio di Bellinzona

Posata la prima pietra nel cantiere del nuovo Pretorio di Bellinzona

Comunicato stampa

Si è tenuta questa mattina a Bellinzona la cerimonia di posa della prima pietra del nuovo Pretorio di Bellinzona. Una volta ristrutturato, lo stabile, che ospiterà la Corte di appello del Tribunale penale federale, la Pretura penale e la Polizia cantonale, simboleggerà il federalismo, la dignità della Giustizia e la fiducia della cittadinanza nelle istituzioni.

Questa mattina in Viale Franscini a Bellinzona, alla presenza dei Consiglieri di Stato Christian Vitta e Norman Gobbi, del presidente del Tribunale penale federale (TPF), Alberto Fabbri, del presidente della Corte di Appello del TPF, Olivier Thormann e dei rappresentanti della Magistratura ticinese si è tenuta la cerimonia di posa della prima pietra del nuovo Pretorio.  

Il progetto di ristrutturazione e ampliamento del nuovo Pretorio di Bellinzona, si ricorda, è stato approvato dal Gran Consiglio nel mese di settembre del 2021, con un investimento complessivo pari a 50 milioni e 250 mila franchi. Una volta ultimato, l’edificio accoglierà la Corte di appello del Tribunale penale federale, la Pretura penale – la cui sede sarà dunque confermata a Bellinzona, seguendo altresì gli auspici del Parlamento – e la Polizia cantonale. La nuova importante realizzazione – ha affermato il Consigliere di Stato Norman Gobbi – si inserisce nella strategia logistica generale promossa dal Governo, nell’ottica di assicurare pari dignità nelle varie regioni del Cantone alle sedi della Giustizia: dal Pretorio di Bellinzona, appunto, alla futura ristrutturazione del Pretorio di Locarno i cui lavori sono programmati a partire dal 2025 per giungere all’auspicato acquisto del nuovo Palazzo di giustizia di Lugano nello stabile Botta. Progetti che devono essere intesi quali investimenti, in una prospettiva lungimirante e di lungo periodo, tesi a rispondere, rispettando la storia del nostro Cantone a livello della presenza delle autorità sul territorio, alle esigenze della Giustizia e di chi vi opera: una Giustizia moderna che in futuro conoscerà la digitalizzazione dell’attività, ciò che richiede degli stabili adeguati e funzionali.  

Il progetto di ristrutturazione del Pretorio si inserisce in un concetto urbano che fa di Viale Stefano Franscini un elemento essenziale nella trasformazione della città medievale in capitale permanente della Repubblica e Cantone Ticino. In questo senso, gli stabili del Tribunale penale federale e del Pretorio sono legati alla memoria storica della Città di Bellinzona e rivestono un’importanza strategica per l’assetto del viale: si relazionano infatti in modo diretto e ben percepibile con il quartiere governativo, con il Castelgrande, con il teatro sociale e con il nucleo.  

È per questa ragione che il corpo di testa a carattere rappresentativo che si affaccia su Viale Stefano Franscini, come già realizzato per il TPF, sarà integralmente conservato mentre il corpo retrostante sarà ricostituito secondo gli stessi criteri tipologici e architettonici che contraddistinguono la sostanza attuale. In questo senso, come sottolineato dal Consigliere di Stato Christian Vitta, i progettisti e la Sezione della logistica del Dipartimento delle finanze e dell’economia (DFE) hanno compiuto degli sforzi importanti, prestando attenzione alla flessibilità degli spazi e dei contenuti e al recupero della sostanza storica. Ciò s’inserisce perfettamente nella strategia legata ai beni storici. Una strategia che mira a rivalutare la sostanza esistente nell’ottica di una trasformazione che ne conservi il carattere urbano e storico, permettendo l’inserimento di nuovi contenuti con un linguaggio architettonico attuale.  

Il progetto è inoltre esemplare dal punto di vista della sostenibilità: si è infatti intervenuti applicando i concetti imposti dallo standard Minergie. Una volta ultimato, l’edificio potrà dunque raggiungere delle ottime prestazioni in termini di qualità dell’aria e di benessere termico, come pure mantenere il proprio valore. Inoltre l’approvvigionamento del calore avverrà attraverso il sistema di distribuzione del teleriscaldamento del Bellinzonese (TERIS), ciò che garantirà una fornitura di energia rinnovabile.  

La ristrutturazione e l’ampliamento del Pretorio durerà circa tre anni e la consegna dell’edificio è prevista per l’autunno del 2026.