“È stata la chiusura peggiore per un derby”

“È stata la chiusura peggiore per un derby”

A That’s Hockey Norman Gobbi ha parlato della rissa di Lugano, di conseguenze e soluzioni

Nella puntata di questa settimana di That’s Hockey non si è potuto fare a meno di parlare del caso della settimana, ovvero dei tafferugli avvenuti tra alcuni tifosi dopo il derby della Cornèr Arena. In collegamento per parlare di quanto successo vi era anche il Direttore del Dipartimento delle Istituzioni del Cantone Norman Gobbi, che ha commentato su quale saranno le conseguenze per gli autori di quei brutti gesti: “È stata la chiusura peggiore per un derby. Ora la prima cosa sarà identificare i responsabili e non è facile vista l’omertà tra tifosi. Le misure che verranno prese poi saranno delle diffide, sia da parte del club che del Cantone per evitare che questi episodi si ripetano”.

“Preoccupa che un singolo deficiente possa provocare cose del genere, soprattutto nel settore famiglie”

Gli ospiti in trasmissione sono stati concordi nel dire che ha sorpreso la mancata presa di posizione da parte di entrambi i club e che un episodio del genere, anche se ormai molto più raro di un tempo, non deve essere minimizzato. Il Consigliere di Stato ha spiegato il mancato intervento della polizia: “La situazione all’inizio era sotto la responsabilità della sicurezza del club, nulla faceva presagire potenziali scontri, ma la mamma degli stupidi è sempre incinta”. Quali soluzioni per evitare episodi del genere in futuro? “Il biglietto nominale potrebbe essere una soluzione”.

https://www.rsi.ch/sport/hockey/%E2%80%9C%C3%88-stata-la-chiusura-peggiore-per-un-derby%E2%80%9D–1895812.html

Intervento durante la trasmissione That’s hockey RSI di lunedì 2 ottobre 2023

 

Pretoriali, al fondo sociale l’incasso delle porte vendute

Pretoriali, al fondo sociale l’incasso delle porte vendute

Vecchie Pretoriali: 8 blindate su 12 sono state comprate da privati generando un incasso di 1’600 franchi a favore del fondo sociale del Penitenziario cantonale

Ne sono state vendute otto su dodici e il ricavato di 1’600 franchi, per decisione di Norman Gobbi, sarà destinato al conto del Penitenziario cantonale usato per attività di risocializzazione.
Otto su dodici per un incasso complessivo di 1’600 franchi versati al Cantone da coloro che sono nel frattempo diventati i nuovi proprietari. Non è stato un successo pieno, ma qualcosa di concreto ha fruttato la messa in vendita delle dodici porte blindate delle vecchie celle sotterranee di Bellinzona. Parliamo delle cosiddette ‘carceri pretoriali’ che le autorità avevano dismesso diversi anni fa e che nei mesi scorsi sono state smantellate nell’ambito dei lavori di rifacimento del Pretorio cittadino destinato ad accogliere servizi penali sia federali, sia cantonali. La messa in vendita delle porte per 200 franchi l’una durante l’estate era stata predisposta dal Dipartimento delle istituzioni, il cui direttore Norman Gobbi ha ora deciso di destinare l’incasso al fondo sociale delle strutture carcerarie cantonali. Di cosa si tratta? Lo abbiamo chiesto al loro direttore.

Il concetto di risocializzazione – sottolinea Stefano Laffranchini riprendendo un’ intervista rilasciata al nostro giornale il 12 luglio 2022 – concerne il reinserimento nel tessuto sociale di chi è stato condannato e ha terminato di scontare la pena. Oltre a quelli della sicurezza e delle condizioni generali per una gestione efficace della struttura, si tratta di uno dei tre pilastri su cui poggia il sistema detentivo cantonale. Nel corso degli ultimi anni molto si è fatto per migliorare i primi due punti, che rappresentano le basi su cui impostare la miglior risocializzazione possibile, dopodiché il focus si è spostato su di essa grazie anche alla rivisitazione della funzione del direttore aggiunto, chiamato ora a coordinare i diversi enti che ruotano attorno alla risocializzazione dei detenuti, sviluppare e ottimizzare il contributo del personale penitenziario per realizzare il piano di esecuzione della pena, sostenere l’Ufficio dell’assistenza riabilitativa che allestisce e discute il piano con la persona detenuta. Fra gli obiettivi vi è anche quello di ridurre la recidiva, impedire cioè che chi torna in libertà si rimetta poi a delinquere. Da qui gli sforzi volti a un concreto reinserimento nella società e nel mondo lavorativo imparando, o reimparando, a rispettare lo stato di diritto, a cominciare dalle regole interne del carcere.

L’importanza della cassa solidale
In questo ambito il fondo sociale – ci spiega oggi il direttore Laffranchini – rappresenta un elemento non secondario: «In sé si tratta di una sorta di ‘cassa solidale’ che viene alimentata dai detenuti tramite l’acquisto di prodotti di vario genere nel negozietto interno al Penitenziario cantonale della Stampa. Il prezzo maggiorato del 10% consente di destinare il ricavato al finanziamento di attività volute a favore dei detenuti stessi. Attività disciplinate da un apposito regolamento. Cito ad esempio situazioni in cui la persona, una volta scontata la pena, necessita di un aiuto economico per il rimpatrio, oppure i momenti d’incontro collettivi all’interno del carcere cui possono partecipare i familiari, oppure ancora l’esigenza di garantire in determinate situazioni beni di prima necessità».

Proprio i contatti con i familiari, sottolinea ancora il direttore Laffranchini, rappresentano una componente importante della risocializzazione: «Parliamo di contatti sani che sono degni di essere salvaguardati, proprio nell’ottica di costruire, passo dopo passo, una fruttuosa risocializzazione. Per fare un esempio, vi sono stati casi in cui il fondo sociale ha aiutato parenti di nostri detenuti ad affrontare il viaggio per la visita, che altrimenti non si sarebbe svolta». Occasioni invero semplici ma preziose in un contesto molto ampio e complesso voluto per reindirizzare persone che nell’arco della loro vita hanno vissuto situazioni criminogene per le quali sono chiamate a pagare il conto con la giustizia. Persone che – ha stabilito il sistema penale e detentivo elvetico – non vanno semplicemente rinchiuse. In quest’ottica non sembra dunque paradossale il fatto che a sostenere la struttura carceraria nell’esercizio di risocializzazione sia proprio il ricavato della vendita di porte dietro le quali, in condizioni inadeguate, hanno trascorso infinite giornate migliaia di persone nelle prime ore successive all’arresto. Celle pretoriali bellinzonesi come detto smantellate nel 2006 – insieme a quelle di Locarno, Lugano e Mendrisio – perché giudicate disumane anche da organismi come Amnesty International e il Comitato del Consiglio d’Europa per la prevenzione della tortura, dei trattamenti e delle pene disumane o degradanti. E perciò sostituite dal Carcere giudiziario costruito al Piano della Stampa.

Truffa del falso nipote: “Niente panico! Riappendete subito!”

Truffa del falso nipote: “Niente panico! Riappendete subito!”

Norman Gobbi presenta la campagna nazionale contro questo odioso crimine

“Truffare i nostri anziani è una delle cose più brutte che si possano fare. “Giocare” poi sui sentimenti, sulla paura e sulle emozioni è un modo di fare ancora più odioso. Le truffe telefoniche, conosciute con la definizione “del falso nipote”, stanno purtroppo diventando un atto criminale sempre più usato da cittadini stranieri senza scrupoli!”. Il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha lanciato l’allarme, assieme ai suoi colleghi d’oltre San Gottardo, e sta per partire una campagna nazionale proprio per mettere sempre di più sull’attenti le persone che possono cadere in queste situazioni e perdere così anche tanti soldi.
“Queste truffe sono in aumento in tutta la Svizzera” – afferma il Direttore del Dipartimento delle istituzioni. “In Ticino solo nel 2023 vi sono stati diverse centinaia di tentativi e almeno in una trentina di casi sono andate a segno. Il danno economico subito dalle vittime si aggira addirittura sul milione e mezzo di franchi! In tutta la Svizzera nel 2023 le truffe telefoniche tentate sono state 2’800 e il danno finanziaria supera gli 8 milioni di franchi. Da gennaio a oggi la Polizia cantonale ha effettuato una decina di arresti. Un successo, perché si riesce ad assicurare alla Giustizia almeno una parte di questi criminali. Si tratta solitamente di persone legata a gruppi famigliari, che hanno la loro base in Polonia e in Italia”.
Davanti a questo crescendo di truffe e tentativi di truffa è stata lanciata una campagna di sensibilizzazione e di prevenzione in tutta la Svizzera da parte dell’ente Prevenzione Svizzera della Criminalità e dai Corpi di polizia cantonali e comunali. “Con questa campagna si vuole sensibilizzare la popolazione su come agire quando si riceve una chiamata scioccante – perché di regola chi chiama comunica sempre una notizia molto brutta (ma falsa) riferita a un parente stretto che provoca nella vittima uno stato di stress. La campagna ha per slogan: “Niente panico! Riappendete subito! “. Con spot televisivi, manifesti, volantini, informazioni sui social e altre iniziative si danno consigli utili. Come quello di chiamare subito la polizia. Le raccomandazioni sono quelle di non farsi mettere sotto pressione da sconosciuti che chiamano; di interrompere subito la chiamata; di contattare la persona indicata come vittima e chiedere se va tutto bene; di non consegnare mai contanti o altri oggetti di valore a una persona sconosciuta e, appunto, segnalare la truffa alla polizia”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.
La campagna è promossa in collaborazione con Pro Senectute e si svilupperà nelle sue varie forme a partire dai prossimi giorni.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 1 ottobre 2023 de Il Mattino della Domenica