Il Ticino presidente nel 2024 della Comunità di lavoro alpina Arge Alp

Il Ticino presidente nel 2024 della Comunità di lavoro alpina Arge Alp

Comunicato stampa

La 54a conferenza dei rappresentanti dei Governi delle regioni della Comunità di lavoro alpina Arge Alp ha avuto luogo oggi a Bad Ragaz. Nel corso della stessa, oltre alla sottoscrizione di due risoluzioni di collaborazione, è avvenuto il passaggio di consegne: il Cantone Ticino assumerà la presidenza per il 2024.

Oggi, venerdì 20 ottobre 2023 si è tenuta a Bad Ragaz la 54a riunione dei rappresentanti dei Governi della comunità di lavoro Arge Alp. Durante i lavori è stata più volte sottolineata l’importanza della collaborazione transfrontaliera fra le regioni dell’arco alpino, in particolare in momenti, come quelli attuali, così carichi di sfide geopolitiche. A tale proposito sono state condivise, discusse e approvate due importanti dichiarazioni di collaborazione:

  1. Rafforzamento della cooperazione transfrontaliera Eusalp. Il Canton San Gallo ha sfruttato la sua funzione di Cantone ospite e la sua presidenza di Arge Alp per rafforzare le reti tra le due istituzioni alpine EUSALP, la Strategia Macroregionale dell’Unione Europea per lo Spazio Alpino e Arge Alp, approvando già il giorno precedente, in concomitanza con la chiusura dell’anno di presidenza svizzero di EUSALP, una risoluzione in questo senso.
  2. Politica di protezione del clima orientata al futuro per la regione alpina, con particolare riferimento allo sviluppo dell’approvvigionamento energetico con fonti di energia rinnovabile, come l’idrogeno, al fine di rafforzare la cooperazione nell’approvvigionamento energetico. A questo proposito sono state formulate proposte per garantire la connessione alla rete di approvvigionamento di idrogeno di livello superiore (dorsale dell’idrogeno) e l’armonizzazione del quadro normativo.

Al termine della Conferenza dei rappresentanti dei Governi è avvenuto il passaggio ufficiale della presidenza di Arge Alp fra il Canton di San Gallo e il Cantone Ticino. Da oggi e fino al prossimo 25 ottobre 2024 il Cantone Ticino assumerà infatti il coordinamento delle dieci regioni alpine. Il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha presentato il programma della presidenza ticinese. Il tema principale verterà sul tema dell’acqua e in particolare sulla carenza idrica e sull’uso parsimonioso di questa essenziale risorsa. In linea con le tre priorità strategiche di Arge Alp per il quadriennio 2021-2024 (protezione dell’ambiente, adattamento al cambiamento climatico e gestione dei rischi naturali), il Cantone Ticino approfondirà l’impatto che sta avendo il cambiamento climatico sulla gestione della risorsa “acqua” per l’agricoltura di montagna.

Nel corso dell’anno saranno organizzati diversi incontri a livello tecnico su tutto il territorio ticinese, che culmineranno il 25 ottobre 2024 con la 55° Conferenza dei responsabili dei Governi Arge Alp.

Sul nostro territorio, fra le varie attività previste, sarà inoltre organizzato un terzo convegno tecnico sul tema del lupo per dare continuità alla gestione transfrontaliera coordinata di questo grande predatore, in linea con i contenuti della risoluzione già sottoscritta nel 2022.

La conferenza, con il corollario di incontri e scambi istituzionali, ha nuovamente sottolineato la necessità di avere delle istituzioni solide e stabili, che collaborano al di là dei confini cantonali e regionali.  

Della Comunità di Lavoro delle Regioni Alpine (ARGE ALP) fanno parte 26 milioni di abitanti delle seguenti regioni, cantoni e province di Germania, Austria, Svizzera e Italia: Baviera, Salisburgo, Tirolo, Vorarlberg, Lombardia, Alto Adige, Trentino, S. Gallo, Ticino e Grigioni.

Il Dipartimento delle istituzioni incontra i Giudici di pace e i Giudici di pace supplenti  

Il Dipartimento delle istituzioni incontra i Giudici di pace e i Giudici di pace supplenti  

Comunicato stampa

Nell’aula magna della Scuola cantonale di Commercio di Bellinzona si è svolto giovedì 12 ottobre 2023 l’annuale incontro organizzato dal Dipartimento delle istituzioni con la Giustizia di pace. Un’occasione per il Consigliere di Stato Norman Gobbi di ribadire l’importanza della figura del Giudice di pace quale primo tassello di giudizio a stretto contatto con il cittadino e per ricordare le sfide con le quali l’istituto del giudice di pace dovrà confrontarsi nei prossimi anni. Un’occasione pure per ringraziare in particolare l’avv. Emanuela Colombo Epiney, al termine di una proficua e prolungata collaborazione in qualità di consulente giuridica a favore dei giudici di pace e dei giudici di pace supplenti, che spesso non sono giuristi di formazione.

Digitalizzazione nel segno di Justitia 4.0; formazione giuridica e formazione al ruolo per giudici laici/non di carriera; ridefinizione dello statuto del giudice di pace; raggruppamento delle giudicature – oggi suddivise in 38 Circoli – anche alla luce dell’importante impegno e onere formativo, come quello attuale in corso alla SUPSI: queste sono solo alcune delle sfide con le quali l’Istituto del Giudice di pace dovrà confrontarsi nei prossimi mesi e anni, ha affermato nel suo intervento il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi.
Il tutto si concretizzerà da inizio anno con un gruppo di lavoro che vedrà il coinvolgimento attivo delle diverse istanze interessate – con l’obiettivo di rafforzare – nel segno della continuità – il ruolo del Giudice di pace.  

Dopo il saluto di Emma Crugnola, Presidente dell’Associazione dei giudici di pace, la direttrice della Divisione della giustizia, avv. Frida Andreotti, ha tracciato un rendiconto sull’attività della Giustizia di pace per il 2022: i nuovi incarti sono stati 7’241 e quelli evasi sull’arco dei 12 mesi assommano a 7’289. Ricordando il ruolo di supporto della Divisione della giustizia a favore dei Giudici di pace, Frida Andreotti si è in particolare soffermata sulla formazione, pilastro indispensabile per mantenere e far crescere la qualità e la professionalità dei Giudici di pace e dei Giudici di pace supplenti, per poi sottolineare i passi che dovranno portare alla riforma della Giustizia di pace, l’avvio del progetto nazionale Justitia 4.0 e i prossimi cambiamenti del Codice di procedura civile che, a partire dal 1° gennaio 2025, toccheranno in parte anche il lavoro dei Giudici di pace. Il tema della formazione è stato approfondito in seguito dall’Aggiunta alla Direzione della Divisione della Giustizia, Monica Bucci, che ha sviscerato i contenuti del percorso formativo intrapreso in collaborazione con la SUPSI e quanto previsto per il nuovo anno in tale ambito. È poi seguita un’interessante relazione sul tema della “Decisione giudiziaria” tenuta dall’avv. Emanuela Colombo Epiney. La già giudice del Tribunale d’appello, che termina quest’anno la sua preziosa collaborazione di consulenza a favore dei Giudici di pace e Giudici di pace supplenti, è stata altresì sentitamente ringraziata per l’impegno e la disponibilità mostrata in questi anni.

‘Possibile nuova sede nel Sottoceneri’

‘Possibile nuova sede nel Sottoceneri’

Il capo della Sezione della circolazione Elia Arrigoni: ‘Fondamentale continuare a investire in nuove infrastrutture per smaltire i ritardi nei collaudi’

Ritardi nelle convocazioni al collaudo della propria vettura, con attese anche di un anno. Questo è quanto segnalatoci da diversi lettori nelle ultime settimane. I controlli tecnici delle vetture sono effettuati in linea di principio a Camorino dall’Ufficio tecnico della Sezione della circolazione e a Rivera dal Touring club svizzero (Tcs). Come spiega il sito del Dipartimento delle istituzioni, di cui la ‘Circolazione’ fa parte, il tema è importante per diversi motivi: “La sicurezza stradale e la protezione dell’ambiente – si legge infatti online – esigono che i veicoli in circolazione rispettino dei precisi requisiti”. Ne abbiamo parlato con Elia Arrigoni, capo della Sezione della circolazione, il quale ci assicura che «la situazione è costantemente monitorata e che numerose iniziative sono state recentemente introdotte, mentre altre sono attualmente allo studio per ottimizzare ulteriormente le tempistiche».

Ci sono effettivamente dei ritardi nei collaudi? Se sì, in quale misura e a cosa sono dovuti?
Sì, in effetti a livello svizzero vi sono dei ritardi nei collaudi. In Ticino, al momento, un veicolo viene convocato per il collaudo tra i dodici e i quattordici mesi dopo il termine previsto per legge. I ritardi sono principalmente il risultato dell’incremento dell’età media delle vetture in circolazione e, in parte, dell’aumento del parco veicoli. Questa situazione ha portato alla necessità di svolgere un numero maggiore di collaudi per rispettare la periodicità prevista nell’Ordinanza sulle esigenze tecniche dei veicoli. Le automobili e i motoveicoli vengono collaudati secondo la periodicità 5-3-2 (cinque anni la prima volta, successivamente dopo tre anni e in seguito ogni due anni). Attualmente i ritardi costituiscono una sfida significativa per l’Ufficio tecnico, costantemente monitorata e affrontata.

I ritardi concernono solo i controlli tecnici o anche altri settori?
Al momento i ritardi sono principalmente circoscritti ai collaudi di veicoli e non si estendono ad altri settori. Come dicevo, sono essenzialmente correlati all’alto numero di veicoli da sottoporre a collaudo e all’invecchiamento del parco veicoli.

Quali conseguenze comporta tale situazione, anche a livello di sicurezza della circolazione?
I ritardi nei collaudi possono in effetti avere delle implicazioni per la sicurezza stradale. Va però precisato che gli incidenti stradali dovuti a difetti tecnici dei veicoli sono rari. Ciononostante è comunque un aspetto che richiede la massima attenzione e un intervento tempestivo per garantire il mantenimento degli standard di sicurezza. La tematica è costantemente discussa a livello intercantonale, proprio perché la gran parte dei Cantoni, come detto, deve far fronte a questi ritardi. Da parte sua la Sezione della circolazione si adopera per implementare ogni soluzione atta a ridurre i tempi d’attesa.

Sono previste delle misure per venirne a capo? Se sì, con quali tempistiche?
La Sezione della circolazione ha già intrapreso misure significative per migliorare l’efficienza nell’ambito dei collaudi veicoli, come l’introduzione delle conferme di riparazione e l’installazione di nuovi lift. Queste iniziative hanno permesso al Canton Ticino di migliorare la propria posizione nel confronto intercantonale. Tuttavia, per affrontare appieno la questione, è fondamentale continuare a investire in nuove infrastrutture. Al riguardo si sta approfondendo la possibilità di creare una nuova sede della Sezione della circolazione nel Sottoceneri, ciò che rappresenterebbe un passo centrale per ridurre ulteriormente i ritardi e migliorare la qualità del servizio offerto ai cittadini.

Nel frattempo, quali altre soluzioni esistono?
Altre soluzioni per ridurre i ritardi nei collaudi vengono regolarmente introdotte. È stata promossa per esempio la possibilità per i professionisti del settore automobilistico di prenotare gli appuntamenti online mediante un sistema dedicato, grazie al quale garage e carrozzerie possono facilmente riservare degli appuntamenti anche all’ultimo minuto, contribuendo così a ottimizzare l’impiego delle risorse. Altre misure in fase di valutazione includono inoltre il trasferimento di alcune responsabilità attualmente gestite dagli esperti della circolazione al settore amministrativo, come la gestione degli esami di guida teorici e le ispezioni presso le aziende con targhe professionali. Inoltre, il Dipartimento delle istituzioni ha recentemente stipulato una convenzione con Carrosserie Suisse per il riconoscimento delle ispezioni svolte dall’associazione, liberando in questo modo delle risorse per i collaudi. Allo stesso modo, un accordo è stato raggiunto con il Tcs per l’impiego condiviso di strutture per lo svolgimento degli esami teorici. Come la precedente, anche questa misura consente di recuperare risorse da dedicare ai collaudi.

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 20 ottobre 2023 de La Regione

‘Formula più equa’ ma sale il gettito totale

‘Formula più equa’ ma sale il gettito totale

Alla voce entrate anche il calcolo che considera, oltre alle emissioni, peso e potenza del veicolo. L’incasso globale di 91,5 milioni, tira però aria di referendum

Una nuova formula di calcolo «più equa» per stabilire l’imposta di circolazione a partire dal 2024. È quanto ha presentato il Consiglio di Stato, che conta di incassare da questa voce di spesa 91,5 milioni di franchi il prossimo anno. I 9,5 milioni in più rispetto al 2023 sono inoltre inseriti tra le misure di riequilibrio finanziario. Una delle poche voci di ‘entrata’. «Vogliamo stabilizzare la formula, togliendo le disparità di trattamento che sussistono con il calcolo attuale», afferma Norman Gobbi, direttore del Dipartimento istituzioni (Di). Il messaggio sarà ora sottoposto al Gran Consiglio e «mira a trovare una soluzione che possa durare nel corso degli anni». Per il 2023 infatti, al termine di un lungo valzer politico, si era arrivati a un Decreto legislativo urgente della durata di un anno. «Un decreto – ricorda Gobbi – necessario per scongiurare le conseguenze negative non previste e non volute dall’iniziativa e dal testo conforme messo in votazione popolare». Un calcolo, quello del 2023, più complesso e articolato che genera alle casse del Cantone entrate per circa 82 milioni di franchi. È inoltre in vigore anche una moratoria annuale per i veicoli immatricolati prima del 2009, che il governo suggerisce di non rinnovare, come invece chiede un’iniziativa parlamentare del Centro. Un aumento delle entrate per le casse pubbliche attraverso le imposte di circolazione che il direttore del Di spiega così: «È l’ammontare indicato nell’opuscolo informativo che accompagnava il voto popolare, e quindi approvato dai cittadini».

Un coefficiente cantonale per regolare il gettito
In ogni caso l’ultima parola spetta al parlamento, che avrà la possibilità di pilotare le entrate finali modificando il ‘coefficiente cantonale K’, un nuovo elemento inserito all’interno della nuova formula. Il calcolo tiene inoltre conto della massa a vuoto del veicolo, della potenza e, ovviamente delle emissioni di CO2 tramite il vettore energetico. «Sono valori caratteristici che non rischiano di variare nel tempo e che sono facilmente consultabili», spiega Elia Arrigoni , capo della Sezione della circolazione. «Considerare i fattori di massa e potenza permette di rendere stabile nel tempo il gettito dell’imposta, visto che sono valori costanti». Le emissioni, come è stato spiegato, dipendono invece dai cicli di omologazione. Un problema che è all’origine delle disparità presenti quest’anno. «Non cambia il risultato, ovvero un’imposta più giusta ed equa, ma solo il metodo di calcolo». Tornando al gettito complessivo, questo «deve coprire i costi delle infrastrutture stradali, come prevede la legge. La media dei costi annui sostenuti – precisa Gobbi – negli ultimi sette anni ha superato i 106 milioni di franchi».

Meno differenze tra elettrico e benzina
Durante l’incontro con i media è stata illustrata anche una serie di esempi concreti: una Fiat Punto del 2005 pagherà meno dell’imposta attuale (ovvero la moratoria) e di quello che prevederebbe la formula votata. Questo poiché si prenderebbero in considerazione peso e potenza. Una Tesla del 2021 vedrebbe invece raddoppiare la propria imposta, che sarebbe però comunque inferiore alla media intercantonale. «Nessun vettore (elettrico o a benzina, ndr) sarà palesemente favorito o sfavorito – dice Arrigoni –. Le auto elettriche pesanti e potenti pagheranno un’imposta di circolazione più elevata rispetto alle auto elettriche piccole ed economiche. Insomma, a veicoli con caratteristiche simili verranno applicate imposte di circolazione coerenti e analoghe».

Presente alla conferenza stampa – in qualità di attento spettatore – anche Fiorenzo Dadò, ‘padre insieme al collega del Centro Marco Passalia, dell’iniziativa popolare ‘Per un’imposta di circolazione più giusta’ depositata nel 2017. Iniziativa che aveva raccolto oltre 12mila firme (ne bastavano 7mila) ed è stata accolta dal popolo lo scorso 30 ottobre con il 60,3% dei consensi. «In diciassette anni che faccio politica cantonale non ho mai visto che venisse disattesa in questo modo la volontà popolare. Il popolo ha deciso chiaramente e questo cambio di rotta ci sorprende». È perentorio il presidente cantonale del Centro. E continua: «L’aumento di 10 milioni dell’imposta di circolazione per noi è inaccettabile». Con il nuovo messaggio il Gran Consiglio avrà comunque l’ultima parola sulle eventuali modifiche del ‘coefficiente cantonale K’. «Non è nulla di nuovo – ribatte Dadò –. Che il parlamento avesse voce in capitolo era già previsto dall’iniziativa». La palla passa dunque di nuovo alla Commissione e poi al Gran Consiglio. «Noi confidiamo nel buon senso dei partiti – afferma il granconsigliere – di rispettare la volontà popolare». Ma avverte: «Se il parlamento dovesse aderire a questo messaggio, è verosimile che ci sarà un referendum». Contraria “alla prospettiva di un aumento delle entrate cantonali tramite imposte di circolazione” si è detta anche la Lega, movimento del direttore del Di Norman Gobbi.

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 19 ottobre 2023 de La Regione

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«Una nuova formula più equa»

«Non cambia il risultato, ma solo il metodo di calcolo». Presentata ieri la modifica della “Legge sulle imposte e tasse di circolazione dei veicoli a motore” approvata dal Governo. «Quella attualmente in vigore ha i suoi limiti – ha commentato il direttore del DI Norman Gobbi – inoltre, ha validità solo per il 2023 perché introdotta da un decreto legislativo urgente. Il gruppo di lavoro per la nuova imposta aveva fra i suoi obiettivi il rispetto della volontà popolare ed evitare una disparità di trattamento».
Come spiegato dal capo della Sezione della circolazione Elia Arrigoni, il nuovo sistema è stato predisposto dopo aver «raccolto e analizzato i dati del parco veicoli ticinese, valutate le
criticità e coinvolti gli specialisti». L’obiettivo è raggiungere «la stabilità negli anni e la parità di trattamento».
Il risultato è una formula che tiene conto della “massa a vuoto” e della potenza, oltre a un coefficiente cantonale K. La palla passerà al Parlamento.

Da www.20minuti.ch

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Un nuovo calcolo per l’imposta di circolazione

Nel messaggio sul preventivo è scritto chiaro e tondo: «Il Governo presenterà a breve una proposta per una revisione del calcolo dell’imposta di circolazione». L’importo di incasso previsto? 91,5 milioni di franchi pari, a mente dell’Esecutivo, a quello votato un anno fa dal popolo ticinese. Detto, fatto: poche ore dopo le comunicazioni sulla dolorosa manovra di rientro, l’Esecutivo ha illustrato una nuova formula per calcolare l’imposta.

La soluzione
Già, ma perché dopo meno di 12 mesi dal voto bisogna scrivere un nuovo capitolo nella storia «infinita» di questa imposta? È Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni, a chiarirlo. «Questa ulteriore modifica stabilizza la formula attualmente in vigore, che ha mostrato i suoi limiti». Una formula, della validità di un anno (per il 2023), resasi necessaria da un decreto urgente seguito alla votazione popolare. Il tutto per evitare le disparità di trattamento svantaggiose per i veicoli più moderni e più ecologici, causate dai differenti cicli di omologazione impiegati (ricorderete le lunghissime discussioni sui cicli WLTP e NEDC). «Senza questa modifica di legge, entrerà in vigore la formula conforme che enfatizzerà gli effetti negativi» delle disparità di trattamento, ricorda il Governo. Di qui la necessità di trovare il modo di riequilibrare il calcolo e, soprattutto, di renderlo equo. La soluzione trovata, di concerto con UPSA, TCS, ACS e CarrosserieSuisse, tiene conto della massa a vuoto del veicolo, della sua potenza e delle emissioni di CO2. A questi fattori viene applicato un coefficiente (chiamato «K») che sarà di competenza della politica, dunque del Gran Consiglio. «Così facendo si supera l’aspetto di vetustà, applicando parametri generali per tutto il parco veicoli ticinese», nota ancora Gobbi. «Il coefficiente K dà la responsabilità al Parlamento di decidere qual è il gettito totale», rileva da parte sua Elia Arrigoni, Capo della Sezione della circolazione. «La formula sarà equa e corretta per ogni genere di veicolo, mentre il gettito generato spetterà alla politica». Secondo il Governo, la nuova base di calcolo offre numerosi vantaggi. I valori caratteristici non rischiano di variare nel tempo, sono facilmente reperibili, mentre i valori di massa e potenza rendono stabile il gettito nel tempo. Inoltre, nessun vettore energetico viene favorito o sfavorito, mentre le auto elettriche verranno comunque avvantaggiate dal calcolo complessivo. Con delle differenze: «Se ho un’auto elettrica piccola e leggera, pagherò meno rispetto a chi ha un modello grande e pesante», chiarisce Arrigoni. «Al momento il fattore K è stato fissato a 1,13, in modo da rispondere a quanto votato dal popolo che prevedeva un prelievo di 91,5 milioni di franchi nel 2024», aggiunge Gobbi. Toccherà come detto al Parlamento stabilire il coefficiente, «per decidere quanto sarà il prelievo tenendo conto di una visione globale. È anche compito del Gran Consiglio, non solo del Governo, avere una visione d’insieme». Infine, nel messaggio, il Governo ha chiesto al Legislativo di respingere l’iniziativa parlamentare del Centro, che vuole prorogare la moratoria prevista nel decreto legislativo urgente per i possessori di veicoli immatricolati prima del 2009.

Tutto bene? Non proprio
Tutto bene? Non proprio. Anzi. Fiorenzo Dadò, presidente del Centro, non ci sta. «La prima criticità è il prelievo di 10 milioni di franchi in più rispetto a quello attuale», dice. «A un anno dalla votazione, non possiamo lasciar passare un aumento dell’imposta a tutti i ticinesi. Il nuovo calcolo andrà valutato, ma dovrà rispettare quanto deciso dai cittadini. La nostra iniziativa? Volevamo preservare le fasce meno abbienti e gli anziani. Confidiamo nel buon senso di tutti i partiti in Parlamento: che nessuno alzi l’imposta di circolazione ai ticinesi. In caso contrario, siamo pronti al referendum». Il Centro avrà sicuramente un alleato: la Lega, infatti, «si batterà per ottenere l’abbassamento del calcolo che determina l’imposta di circolazione nell’ambito della nuova formula», scrive il movimento di via Monte Boglia in un comunicato. La battaglia è assicurata.

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 19 ottobre 2023 del Corriere del Ticino

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https://www.rsi.ch/play/tv/il-quotidiano/video/il-quotidiano?urn=urn:rsi:video:1897312

Servizio all’interno dell’edizione di mercoledì 18 ottobre 2023 de Il Quotidiano

Gobbi: ‘C’è chi chiede più spesa, chi meno uscite e tutto il Cantone ne va di mezzo’ 

Gobbi: ‘C’è chi chiede più spesa, chi meno uscite e tutto il Cantone ne va di mezzo’ 

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Il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi dal canto suo dice le cose come stanno senza tanta poesia: «Spesso come governo dobbiamo confrontarci con visioni dicotomiche: da un lato c’è chi chiede di ridurre le entrate, dall’altro chi di rallentare le uscite. Il Consiglio di Stato non può rimanere statico, dobbiamo far funzionare una macchina che eroga servizi in molti ambiti, e questa e altre politiche si fanno con gli investimenti». Queste misure, continua Gobbi, «correggono alcune tendenze e rimodulano alcune spese, sapendo però che ci sono bisogni crescenti in ogni ambito e una società sempre più fragilizzata che ha bisogno di reti di protezione». Per questo anche lui dice che «dobbiamo lavorare insieme», ma ribadendo una seconda volta che «se ci si ferma a chi vuole più spesa e chi meno entrate si è in una situazione di stallo e paga le conseguenze tutto il Cantone, cittadinanza e aziende comprese». Ma anche i dipendenti pubblici, visto che il Cantone è il primo datore di lavoro in Ticino. Le misure per il personale non rischiano di compromettere l’attrattività del lavoro in seno all’Amministrazione pubblica e anche la qualità dei servizi erogati dal Cantone? A prendere la parola è ancora Gobbi, che risponde come «le misure prese sul personale sono sicuramente dolorose, ma abbiamo voluto evitare di adottarne di più dolorose come il blocco degli scatti. C’è consapevolezza – aggiunge Gobbi – che anche il personale debba essere parte della sfida che ci troviamo ad affrontare. La misura che abbiamo deciso non avrà un impatto strutturale sugli avanzamenti di carriera». Gobbi, lo ricordiamo, si era opposto fin dall’inizio a un eventuale blocco degli scatti.

(…)

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 19 ottobre 2023

Violenza domestica: nuova prevenzione

Violenza domestica: nuova prevenzione

Al via il progetto Vido+: approccio e presa a carico innovativi di quei casi di disagio familiare che non sfociano in reato penale, ma potrebbero farlo

“A casa tutto bene?”. Una domanda diventata quasi un intercalare della nostra quotidianità, nonché il motto scelto per l’ultimo progetto promosso dalla Città di Lugano per combattere la violenza domestica. Una lotta che si vuol fare giocando d’anticipo. ‘Vido+’, questo il nome dell’iniziativa, avrà infatti il compito principale di intervenire in situazioni di disagio familiare, lavorando molto sulla prevenzione affinché situazioni delicate un domani non sfocino in casi di violenza domestica e dunque di rilevanza penale.

Nuovi gruppo di lavoro e protocollo
«L’obiettivo è quello di intercettare quegli indizi che poi potrebbero sfociare in un reato» conferma la capodicastero Sicurezza della Città Karin Valenzano Rossi. Per farlo, gli agenti della Polizia comunale potenzieranno le proprie competenze, ossia quelle delle prossimità, senza entrare nel campo di quelle della Polcantonale. «È stato costituito un nuovo gruppo interno alla Polcom e anche un nuovo protocollo d’azione» spiega la municipale. Sostanzialmente, in quei casi di disagio familiare che non sfociano in reato, gli agenti intervenuti segnaleranno al nuovo team le singole situazioni. Questi agenti specificatamente formati approcceranno poi a loro volta le persone toccate dal disagio, con l’obiettivo primario di informare sui servizi di supporto attivabili.

L’appoggio del Cantone
Ma come faranno gli agenti a identificare precocemente i fattori di rischio? Grazie a uno screening, denominato ‘piramide del rischio’ e che peraltro è una prima svizzera a livello di polizie, introdotto dal Centro competenza violenza della Polizia cantonale diretto dalla psicologa Marina Lang proprio appositamente per la Polcantonale e per la Polcom luganese. Tutti i poliziotti hanno quindi una formazione di base e tutti sapranno, se necessario, informare le persone nei propri interventi. Una volta effettuato il primo approccio – «accogliente e non aggressivo» sottolinea Valenzano Rossi –, le persone verranno informate dell’esistenza del progetto Vido+ nonché degli altri strumenti esistenti, fra i quali la possibilità di un accompagnamento del disagio basato sulla presenza e l’ascolto. Nel mentre, il Centro cantonale di competenza analizzerà i risultati della piramide del rischio e accompagnerà la procedura dando indicazioni al team.

L’importanza della collaborazione
Il progetto nasce dunque da una forte collaborazione fra autorità cantonali e comunali, come sottolineato anche dal direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, che ha evidenziato come quasi il 60% di tutti gli omicidi consumati in Svizzera nel 2021 fossero stati commessi nella sfera domestica e che in generale il 40% di tutti i reati registrati nel Paese sia classificato come violenza domestica. Il Cantone ha pertanto accolto la richiesta arrivata dalla Città di sostenere il progetto, con l’intento poi eventualmente di estenderne l’attuazione nel resto del Ticino, a cominciare quantomeno dai centri urbani. Ma la cooperazione non è solo fra le due polizie. «Quel che è davvero cambiato negli ultimi quindici anni circa – osserva il consigliere di Stato – è che la reciproca diffidenza e le barriere che esistevano fra i vari attori coinvolti nel contrasto alla violenza domestica stanno sempre più affievolendosi, a beneficio di tutta la comunità».

Consultorio in prima linea
E tra gli attori certamente più coinvolti sul territorio ticinese, vi è il Consultorio familiare con le sue sedi di Lugano e Bellinzona. Proprio quest’ente, come spiega la direttrice Federica Invernizzi Gamba, partecipa al progetto Vido+ offrendo la possibilità alle persone che lo desidereranno di essere accompagnate per cercare di risolvere le problematiche. «Rappresentiamo la parte forse più operativa all’interno del progetto – spiega – proprio perché offriamo un luogo preposto al lavoro sulle dinamiche relazionali all’interno delle famiglie: relazioni di coppia, questioni educative, gestione e risoluzione di conflitti, aspetti finanziari e altro ancora». Per favorire la presa a carico di situazioni ancora ritenute precoci e non sfociate in altre più gravi, la Città coprirà i costi dei primi tre incontri con il Consultorio.

Aiuto anche finanziario dalla Città
A finanziare queste consulenze sarà la Divisione socialità: «Per noi è fondamentale offrire un accompagnamento ed essere presenti nell’ottica della prossimità», spiega il capodicastero Lorenzo Quadri, ricordando che i costi del Consultorio in ogni caso sono basati sul reddito. Il progetto verrà avviato il 21 ottobre e già il 28 in piazza Dante ci sarà una giornata di sensibilizzazione volta a promuovere, anche in modo giocoso quando si tratta di bambini, consigli per la prevenzione della violenza domestica. Una volta che sarà ben avviato e che ci saranno sufficienti elementi per valutarlo, Vido+ sarà anche analizzato dalla Supsi, in modo da – conclude Valenzano Rossi – apportare eventuali accorgimenti.
Capitolo cifre, infine. Di tutti i reati legati alla violenza domestica in Ticino, un quinto avviene a Lugano. In città, gli interventi legati all’ambito domestico sono piuttosto frequenti: 201 nel 2022 (quasi 4 a settimana), dei quali 46 sfociati in reati d’ufficio. L’obiettivo del progetto è inserirsi proprio in questi 4/5 di casi senza reati penali, cercando di risolvere le tensioni affinché non degenerino.

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 19 ottobre 2023  del Corriere del Ticino

Il Governo approva la modifica della Legge sulle imposte e tasse di circolazione per i veicoli a motore

Il Governo approva la modifica della Legge sulle imposte e tasse di circolazione per i veicoli a motore

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha approvato il messaggio che modifica la Legge sulle imposte e tasse di circolazione dei veicoli a motore e ha di conseguenza adottato una nuova formula di calcolo che definisce l’imposta di circolazione per il 2024 e per gli anni successivi, tenendo conto della volontà espressa dalla maggioranza dei votanti il 30 ottobre 2022.

L’imposta di circolazione in vigore quest’anno ha validità solo per il 2023, perché introdotta con un decreto legislativo urgente (che decade dopo 12 mesi, appunto) dal Parlamento il 15 dicembre 2022 in seguito alla citata votazione popolare. Tale decreto si era reso necessario per scongiurare le conseguenze negative non previste e non volute dall’iniziativa e dal testo conforme posto in votazione. Ci si ricorderà, a questo proposito, le lunghe discussioni nate attorno ai differenti cicli di omologazione delle vetture immatricolate (ciclo WLTP e ciclo NEDC) che avrebbero quale conseguenza una disparità di trattamento svantaggiosa per le auto più moderne e, quindi, normalmente più ecologiche. Qualora non venisse adottata una modifica, dal 2024, entrerebbe in vigore la formula conforme che enfatizzerà gli effetti negativi citati.

Come si è proceduto
Il compito di individuare una nuova formula per il calcolo dell’imposta di circolazione per il 2024 e per gli anni successivi è stato affidato a uno speciale gruppo di lavoro. A questi professionisti del settore è stato chiesto di elaborare una formula che rispettasse i principi (in particolare ecologici e di competenza) proposti con l’iniziativa popolare generica. Inoltre, si è chiesto che nel suo complesso l’imposta fosse equa per gli automobilisti. Sempre basandosi sullo spirito dell’iniziativa, con la nuova formula si doveva garantire anche la copertura dei costi per il mantenimento dell’infrastruttura stradale per un ammontare indicato nell’opuscolo informativo che accompagnava il voto popolare di 91,5 milioni di franchi per il 2024. Al tavolo tecnico si sono seduti, coordinati dai responsabili della Sezione della circolazione del Dipartimento delle istituzioni, rappresentanti di UPSA (Unione professionale svizzera dell’automobile, sezione Ticino), TCS, ACS, CarrosserieSuisse (Ticino) e della Divisione dell’ambiente del Dipartimento del territorio. Gli approfondimenti hanno portato a elaborare una formula che garantisce un’effettiva e concreta correttezza del sistema di calcolo, nel rispetto della volontà popolare espressa lo scorso ottobre, senza modificare il risultato complessivo del gettito, ma assicurando la dovuta parità di trattamento.

Tra i vantaggi della proposta si possono in particolare evidenziare i seguenti punti:

  • La formula si basa su valori caratteristici che non rischiano di variare nel tempo, come invece fu il caso per i cicli di omologazione con la “formula 2023”.
  • A veicoli con caratteristiche simili vengono applicate imposte di circolazione coerenti e analoghe.
  • Viene considerato il fattore CO2 legato al vettore energetico, così da debitamente rispettare la volontà espressa dal popolo in occasione della votazione del 30 ottobre 2022.
  • Si tratta di una formula facile da calcolare (senza esponente) e senza cifre o fattori di calcolo aleatori.

Con il messaggio sulla modifica della Legge sulle imposte e tasse di circolazione dei veicoli a motore il Consiglio di Stato propone nello stesso tempo al Gran Consiglio di respingere l’iniziativa parlamentare elaborata del 22 maggio 2023 (dei deputati del Gruppo il Centro + Giovani del Centro Fiorenzo Dadò e Marco Passalia). La proposta chiede di mantenere a tempo indeterminato il regime di deroga fissato nell’art. 11 cpv. 3 del decreto legislativo urgente del 15 dicembre 2022. Tale iniziativa propone in sostanza di prorogare la moratoria inserita nel citato decreto per i possessori di veicoli immatricolati prima del 1. gennaio 2009, “al fine di tutelare in particolare le persone anziane e delle fasce più deboli della popolazione che fanno fatica a cambiare l’automobile”.

Come detto, però, l’articolo che si vuole modificare con l’iniziativa decadrà il 31 dicembre 2023, poiché introdotto a titolo provvisorio dal Gran Consiglio con il Decreto legislativo urgente del 15 dicembre 2023. Non avrà quindi alcuna validità a partire dal 2024. A mente del Consiglio di Stato la nuova formula di calcolo assicura la parità di trattamento tra tutti i detentori di veicoli, tiene conto dell’iniziativa votata dal popolo il 22 ottobre 2022, permette di far fronte ai costi di costruzione e manutenzione delle strade in Ticino e tutela anche i possessori di veicoli ante 2009 e le persone anziane e le fasce più deboli della popolazione che fanno fatica a cambiare l’automobile.

Sindaco di Massagno – Sospensione dalla carica

Sindaco di Massagno – Sospensione dalla carica

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha deciso la sospensione dalla carica di membro di Municipio e di Sindaco del Comune di Massagno del signor Giovanni Bruschetti, accogliendo la sua richiesta in questo senso. Il signor Bruschetti sarà sostituito in seno al collegio da un supplente municipale. La conduzione del collegio è affidata al Vice-Sindaco.

Con notifica del 13 ottobre 2023 secondo l’art. 200 LOC il Procuratore Generale sostituto ha informato il Consiglio di Stato dell’apertura di un procedimento penale a carico del signor Giovanni Bruschetti, Sindaco di Massagno, indicando che il reato penale che si prospetta è l’infedeltà nella gestione pubblica (art. 314 CP) e che alternativamente il fatto potrebbe configurare i reati di amministrazione infedele aggravata (art. 158 cifra 1 cpv. 3 CP) o truffa (art. 146 cpv. 1 CP). Il procedimento riguarda l’acquisto da parte del Sindaco per conto del Comune di un dipinto; danneggiato dall’agire in questione sarebbe il Comune nella misura di CHF 400.–.  

A sua volta il signor Giovanni Bruschetti – con scritto al Consiglio di Stato del 12 ottobre 2023 – ha chiesto espressamente di essere sospeso dalle sue funzioni, data la pendenza dell’esposta procedura penale e fino al chiarimento della medesima.  

Secondo l’art. 198 cpv. 1 LOC se un membro del Municipio è perseguito per crimini o delitti contrari alla dignità della carica, il Consiglio di Stato può sospenderlo dalle sue funzioni. La sospensione in base a questo articolo non è una sanzione in senso stretto, bensì ha natura essenzialmente cautelare e ha lo scopo di proteggere gli interessi del Comune e la dignità della carica dai pregiudizi che possono derivare dall’apertura e dalla pendenza di procedimenti penali a carico di membri dell’Esecutivo comunale.  

Visto che le ipotesi di reati nel procedimento penale in corso si riferiscono a fatti direttamente attinenti allo svolgimento della carica pubblica, come richiesto dall’interessato si è ritenuta appropriata la sospensione del signor Bruschetti dalla carica di membro del Municipio e di Sindaco del Comune di Massagno, fino al chiarimento definitivo della sua situazione a livello penale. Ciò salvaguardata la presunzione di innocenza a suo favore.

«In Svizzera la minaccia resta elevata»

«In Svizzera la minaccia resta elevata»

L’intelligence elvetica: «Al momento non siamo a conoscenza di alcuna pianificazione concreta di tali atti nella Confederazione» In Ticino ci sarà un rafforzamento delle misure di sicurezza e di controllo

«La minaccia terroristica per la Svizzera rimane elevata». A confermarlo è il Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC), gli «007 elvetici» che si occupano – tra le altre cose – della lotta contro il terrorismo e dello spionaggio.
«L’attentato a Bruxelles conferma l’attuale valutazione della minaccia terroristica », ci spiega Isabelle Graber, capo della comunicazione del SIC. Tale minaccia è influenzata in particolare da simpatizzanti dello «Stato islamico» o da individui ispirati dalla propaganda jihadista. La Svizzera potrebbe dunque essere un bersaglio degli estremisti islamici? «Lo scenario terroristico più plausibile è un attacco a sfondo jihadista commesso da un individuo isolato», continua Graber, secondo cui questo tipo di attentato sarebbe rivolto a «obiettivi poco protetti» – ad esempio gli assembramenti di persone – e necessita di poche risorse logistiche e organizzative. «Tuttavia, il SIC non è a conoscenza di alcuna pianificazione concreta di tali atti in Svizzera», precisa la funzionaria del servizio di intelligence.

Mondo ostile all’Islam
«Agli occhi dei jihadisti, la Svizzera appartiene al mondo occidentale, che considerano ostile all’Islam e quindi un obiettivo legittimo per le azioni terroristiche». Tuttavia, secondo le valutazioni dell’intelligence elvetica, sono altri Paesi ad essere obiettivi prioritari, in particolare quelli che partecipano militarmente alle coalizioni internazionali contro lo «Stato Islamico» oppure quelli che sono percepiti dai jihadisti come particolarmente ostili all’Islam.

Prevenire, non imporre
In ogni caso, il servizio di intelligence non può imporre misure per contrastare il terrorismo. I suoi compiti principali sono la prevenzione e la valutazione della situazione all’attenzione degli organi decisionali politici, ma può appoggiare i Cantoni nella salvaguardia della sicurezza interna. «Il SIC non ha competenza per definire misure, né tantomeno per imporle ai Cantoni», ribadisce Graber. Ciò significa che non c’è una risposta coordinata a livello nazionale per la lotta al terrorismo: ogni Cantone è quindi chiamato a definire e attuare per conto proprio le misure.

Il Ticino già negli scorsi giorni ha deciso di rafforzare le misure di sicurezza
e di controllo sul territorio. «La Polizia cantonale, in base all’analisi dei rischi effettuata dai servizi interni relativa all’aggravarsi del conflitto israelo-palestinese, ha disposto un generale rafforzamento dei pattugliamenti, nonché una sorveglianza più stretta degli obiettivi sensibili sul nostro territorio», indica Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni.

Nessun caso di intolleranza
In Ticino la competenza delle misure di sicurezza – in assenza di rappresentanze diplomatiche – è della Polizia cantonale, «che coordina il dispositivo in collaborazione con i partner della sicurezza». Nonostante il rafforzamento delle misure, per il momento non sono stati segnalati casi concreti di violenze. «In Ticino sinora non sono stati riscontrati episodi di intolleranza nei confronti delle comunità toccate dall’accentuarsi della crisi », sottolinea il consigliere di Stato, aggiungendo che «la situazione è costantemente monitorata e rivalutata con l’obiettivo, qualora fosse necessario, di incrementare le misure adottate a tutela della sicurezza».

Bocche cucite al confine
A collaborare con le autorità ticinesi è anche l’Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini (UDSC). I recenti avvenimenti in Francia e in Belgio hanno portato a un innalzamento dell’allerta terrorismo in tutta Europa. La Svizzera non sta a guardare, ma mantiene la bocca cucita sulle misure concrete messe in atto. L’UDSC, dal canto suo, si limita a rispondere che i controlli ai confini vengono effettuati sulla base dell’analisi del rischio. «Per motivi tattici non possiamo fornire ulteriori dettagli», taglia corto Nadia Passalacqua, portavoce per la Svizzera italiana.

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 18 ottobre 2023 del Corriere del Ticino

Preventivo 2024 del Cantone Ticino e primo pacchetto di misure di riequilibrio finanziario

Preventivo 2024 del Cantone Ticino e primo pacchetto di misure di riequilibrio finanziario

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha approvato il preventivo 2024 del Cantone che prevede un disavanzo d’esercizio di 95.7 milioni di franchi. Unitamente al preventivo viene presentato un primo pacchetto di misure di rientro finanziario per un ammontare di circa 134 milioni di franchi. I dati relativi al Piano finanziario della gestione corrente 2025-2027 mostrano la necessità, peraltro già programmata, di una seconda fase di riequilibrio nell’ambito dell’allestimento del preventivo 2025.

Dal 2020 l’economia mondiale è entrata in una fase economica instabile: la pandemia, l’avvio della Guerra in Ucraina e le tensioni geopolitiche, hanno portato a un rallentamento economico, a una forte pressione inflazionistica, a un rialzo dei tassi di interesse e a importanti flussi migratori verso l’Europa. Questi fattori, a cui si aggiungono i risultati negativi della BNS nel 2022, incidono negativamente anche a livello locale sulle finanze cantonali, portando a una maggiore divaricazione tra spese e ricavi.

Per correggere progressivamente questa situazione e ritrovare il pareggio dei conti nel 2025, il piano di azione del Governo prevede un primo intervento con il preventivo 2024 e, come già annunciato, un secondo intervento con il preventivo 2025. Per il 2024 il Consiglio di Stato ha operato agendo su tre livelli: correggendo le tendenze relative all’evoluzione della spesa; rivedendo i meccanismi e i parametri alla base di alcune prestazioni in un’ottica strutturale; sfruttando i margini di manovra, comunque ridotti, a disposizione sul fronte delle entrate.

Con il preventivo 2024 sono presentate misure di rientro finanziario per un ammontare di circa 134 milioni di franchi, in parte di competenza del Governo, in parte di competenza del Parlamento. Le misure toccano tutti gli ambiti, dal personale, ai beni e servizi, ai trasferimenti, riservati gli ambiti esclusi dal decreto legislativo sul preventivo 2023. Esse sono da considerare complessivamente nell’ottica di un’equa partecipazione di tutti i settori al risanamento dei conti cantonali. È quindi importante che un eventuale scostamento rispetto alle proposte contenute nel preventivo sia compensato con misure di pari importo così da confermare il difficile percorso di riequilibrio intrapreso.

Il preventivo 2024 prevede un disavanzo d’esercizio di 95.7 milioni di franchi, che rispetta il vincolo previsto dal freno ai disavanzi. Rileviamo che, considerando l’attuale situazione dei mercati e la riserva per distribuzioni future negativa, il Consiglio di Stato ha deciso di non prevedere alcuna quota sugli utili della BNS nel preventivo e di prevederne due nel piano finanziario. Questa scelta ha portato da -40 a -95.7 milioni di franchi il disavanzo per il 2024. La differenza corrisponde sostanzialmente ai versamenti della BNS di cui il Cantone ha beneficiato annualmente in media negli ultimi 10-20 anni.

L’autofinanziamento si attesta a 122.5 milioni di franchi, mentre il grado di autofinanziamento è del 40.8%. Considerato un onere netto per investimenti, che si mantiene a livelli importanti, di 300.2 milioni di franchi, il disavanzo totale ammonta nel 2024 a 177.6 milioni di franchi e il debito pubblico a fine 2024, considerando i dati del preconsuntivo 2023, potrebbe superare i 2.7 miliardi di franchi mentre il capitale proprio potrebbe superare i -390 milioni di franchi.

La spesa corrente (spese totali, dedotti i contributi da riversare e gli addebiti interni) cresce dell’1.5% rispetto al preventivo 2023 (+59.3 milioni di franchi), quindi a un tasso contenuto, mentre i ricavi correnti (ricavi totali, dedotti i contributi da terzi da riversare e gli accrediti interni), nonostante non siano previste quote sugli utili della BNS, aumentano dell’1.1% rispetto al preventivo 2023 (+42.7 milioni di franchi).

Assieme al preventivo 2024, il presente messaggio contiene il piano finanziario 2025-2027. I dati di piano finanziario evidenziano la necessità, peraltro già programmata, di una seconda fase di riequilibrio nell’ambito dell’allestimento del preventivo 2025 e questo per correggere ulteriormente il disavanzo che permane nel 2024.

Qualora non venisse intrapreso questo primo pacchetto di misure di rientro, il rischio è che già nel 2025 i parametri del meccanismo al freno ai disavanzi previsti nella Costituzione non siano rispettati. È fondamentale che la politica riesca a far fronte comune e ad affrontare in modo responsabile un tema basilare quale quello del riequilibrio dei conti dello Stato. Questa è la sfida che tutti gli attori devono saper affrontare e superare nell’interesse del Cantone e della cittadinanza. Essa presuppone dialogo, collaborazione e senso di responsabilità collettiva da parte di tutti gli attori.