Antonella Bignasca: “Il caso Gobbi non ha penalizzato la Lega”

Antonella Bignasca: “Il caso Gobbi non ha penalizzato la Lega”

La vicecoordinatrice del movimento: “Non avevo dubbi sulla riconferma come sindaco di Michele Foletti. E quando veniamo attaccati sappiamo fare squadra”

“Non avevo dubbi sulla riconferma come sindaco di Michele Foletti. L’avevo detto anche a scrutinio in corso. Anzi, mi aspettavo uno scarto maggiore, più di mille voti”. Così Antonella Bignasca, vicecoordinatrice della Lega e “governo ombra” di via Monte Boglia, commenta sulla Regione la brillante votazione del sindaco di Lugano, vittorioso nella sfida interna con Marco Chiesa.

Foletti, afferma Antonella Bignasca, “è diventato sindaco in un momento difficile (la morte di Marco Borradori, ndr) e credo che tutti abbiano apprezzato il lavoro che ha fatto in questi anni. Ha quindi senz’altro meritato questa conferma. Un sindaco uscente che lavora bene, tendenzialmente viene riconfermato. E così è accaduto”.

L’ex deputata leghista, dopo aver premesso di essere da sempre favorevole all’alleanza con l’UDC, non risparmia una frecciatina a Chiesa: “Fare il sindaco e il consigliere agli Stati non è possibile, si può dire quello che si vuole, ma a Lugano non è possibile. Ritengo che di questo l’elettorato abbia tenuto conto”.

E alla domanda sul caso dell’incidente stradale che ha coinvolto il ministro e coordinatore della Lega Norman Gobbi, risponde: “Il caso Gobbi, come lo chiamate voi, ha ricompattato la Lega. L’incidente stradale avvenuto lo scorso novembre, e che viene fuori tutto a un tratto a poche settimane dalle elezioni comunali, la grande attenzione mediatica, l’apertura di un’inchiesta penale, dalla quale sono convinta che non salterà fuori niente, ha, ricompattato la Lega. Certamente la questione procuratori pubblici (la recente nomina di due magistrati che ha creato malumori sul ruolo della deputata Sabrina Aldi, ndr) ci ha fatto perdere dei voti, ma il caso Gobbi no e quando viene attaccata, la Lega sa fare squadra. Per le prossime elezioni cantonali partiremo con fiducia da qui, dai risultati odierni”.

Da Liberatv.ch

“La Corte europea prende in giro la Svizzera e gli svizzeri”

“La Corte europea prende in giro la Svizzera e gli svizzeri”

Norman Gobbi commenta la decisione della CEDU sul clima

“Dove è andata a finire la fierezza di essere svizzeri? Dov’è la consapevolezza di appartenere a una Nazione che è nata, che è cresciuta e si è sviluppata grazie al riconoscimento reciproco e al mutuo sostegno tra quattro culture e oggi tra 26 Cantoni. E alla certezza di essere unici. Non i migliori (forse anche!), certamente diversi, originali, capaci di sfruttare l’ingegno umano. Fieri delle nostre conquiste sociali e della nostra libertà. Della responsabilità individuale; della nostra neutralità e del nostro federalismo, oltre che dello spirito di milizia che ci caratterizza in molti ambiti. Così diversi tra un leventinese, un ginevrino, un abitante del Toggenburgo e uno zurighese, ma ugualmente fieramente svizzeri. Me lo chiedo quando una certa parte della popolazione che si riconosce nella “sinistra”, sostenuta massicciamente e clamorosamente dai media nazionali e locali, esalta, inneggia la “vittoria” contro il Consiglio federale per una decisione che giunge da una Corte europea, non da una elvetica”.
Per il Consigliere di Stato Norman Gobbi quanto deciso dalla Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) è l’ennesimo attacco nei confronti della Svizzera da parte di un organismo sovranazionale.“In buona sostanza la Svizzera no14n avrebbe messo in campo misure sufficienti per combattere il cosiddetto “cambiamento climatico”. È quasi una presa in giro, se pensiamo alla realtà di altre nazioni e regioni a noi vicine. Il Ticino, per esempio, subisce negativamente il grande inquinamento della Pianura padana, la regione più inquinata dell’intera Europa a causa anche del difficile riciclo d’aria poiché stretta tra Alpi e Appennini. Perché quindi viene condannata la Svizzera? Le misure introdotte da noi per diminuire il CO2 sono esemplari (e spesso provocano irritazione a molti cittadini, che giustamente si lamentano per leggi e regolamenti troppo invasivi della libertà, ma soprattutto che provocano costi). La riduzione dell’inquinamento delle acque è clamoroso se paragonato a quanto avviene in grandi città, ma pure in quelle realtà territoriali che più si avvicinano alla Svizzera. Questo ci fa comprendere che si tratta di una decisione politica: si picchia sulla Svizzera, non su Italia, Germania, Francia ecc. ecc. per raggiungere altri fini. E in tutto questo una parte dei nostri politici cosa fa? Salti di gioia!”.
Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi parte dalla notizia di questa settimana della condanna della Svizzera per commentare negativamente il clima anti svizzero che viene ingigantito dai media. “L’ho detto in apertura: l’atteggiamento di coloro che godono per una presa di posizione esterna contro la nostra Patria è pericoloso ed è indice di un cambiamento sociale in corso da alcuni decenni. L’immigrazione ha fatto e fa sicuramente la sua parte. Non possiamo solo prenderne atto, ma dobbiamo anche insistere sui valori fondanti della Svizzera, sulla difesa della nostra democrazia a sostegno delle nostre conquiste e libertà”, conclude Norman Gobbi.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 14 aprile 2024 de Il Mattino della domenica

Progetto per analizzare il sovraccarico di lavoro delle autorità del perseguimento penale cantonali

Progetto per analizzare il sovraccarico di lavoro delle autorità del perseguimento penale cantonali

Comunicato stampa

Progetto della Conferenza delle direttrici e dei direttori dei dipartimenti cantonali di giustizia e polizia (CDDGP) per analizzare il sovraccarico di lavoro delle autorità del perseguimento penale cantonali

Il 12 aprile 2024, a Berna, l’assemblea plenaria della Conferenza delle direttrici e dei direttori dei dipartimenti cantonali di giustizia e polizia (CDDGP) ha adottato un progetto volto ad analizzare le cause dell’eccessivo carico di lavoro di cui soffrono da tempo le autorità cantonali di perseguimento penale e a proporre misure per migliorare la situazione. Il progetto è stato presentato dal Consigliere di Stato Norman Gobbi, presidente della Commissione affari giuridici penali della CDDGP e da Michel-André Fels, responsabile tecnico del team di progetto e presidente della Conferenza svizzera dei procuratori pubblici. Si tratta della risposta politica dei direttori dei dipartimenti cantonali di giustizia e polizia alle affermazioni sempre più frequenti secondo cui il sistema giudiziario svizzero è sull’orlo del collasso e che ci sono più di 100’000 casi pendenti.

I direttori cantonali di giustizia e polizia ritengono che l’attuale situazione di tensione delle autorità del perseguimento penale nei Cantoni sia una conseguenza diretta della complicazione nella procedura penale, a 12 anni dell’introduzione del Codice di procedura penale federale (CCP), oltre ai numerosi emendamenti sostanziali fatti al codice penale svizzero (CP). Il CPP ha reso sempre più complesse le disposizioni relative alla procedura penale. Nonostante l’attribuzione di nuove risorse all’interno delle autorità del perseguimento penale cantonali, l’attuale organizzazione non permette di affrontare adeguatamente questo fenomeno; il sistema della catena penale rischia quindi di andare fuori regime nonostante l’aumento di personale, senza guadagnarne in efficienza, poiché le nuove disposizioni di legge non lo permettono. Inoltre, dall’introduzione del CPP, l’organico nei Cantoni non è mai stato allineato al mandato, ovvero è sempre stato troppo basso per tutti gli attori del sistema di giustizia penale: la polizia, i ministeri pubblici e i tribunali (di primo e secondo grado). Nel corso degli anni, questa situazione ha portato a un carico di lavoro sempre maggiore per tutte le autorità, che è diventato difficile gestire.

Va notato che la procedura che va dall’azione penale all’esecuzione della sentenza deve essere intesa come una catena di processi nel senso della terminologia manageriale (nota come catena penale). La catena penale è il risultato di procedure di diverse autorità o unità organizzative, che nel loro ordine cronologico permettono di raggiungere l’obiettivo del perseguimento penale, del giudizio e dell’esecuzione delle pene. Per questo motivo, le risorse finanziarie messe a disposizione delle autorità penali devono essere armonizzate per evitare un sovraccarico unilaterale.

L’obiettivo del progetto approvato oggi, per l’analisi del sovraccarico delle autorità del perseguimento penale cantonali, è quello di raccogliere dati affidabili per poter effettuare una disanima approfondita delle cause del sovraccarico. Concentrare il lavoro di tale progetto unicamente sulla legislazione (CPP) è insufficiente. È necessario considerare anche la questione dei cambiamenti sociali, la definizione delle priorità da parte dei Cantoni, l’applicazione del principio di opportunità, l’aumento dell’efficienza attraverso la digitalizzazione e in particolare le possibilità di applicazione dell’IA, ecc. Se dal lavoro dovesse emergere la necessità di una revisione legislativa, questa dovrebbe essere affrontata in una seconda fase, nell’ambito di un progetto separato.

L’obiettivo del progetto è raccogliere dati statistici e cifre, nonché opinioni degli operatori del settore, che forniscano un quadro complessivo del carico di lavoro e della situazione lavorativa della polizia, dei ministeri pubblici e dei tribunali (tribunali di primo e secondo grado e provvedimenti coercitivi) dall’introduzione del CPP; questo tenendo conto delle principali riforme del diritto penale sostanziale. Per quanto possibile, sarà anche necessario identificare in quali fasi della procedura e in quali aree del diritto vengono allocate le risorse, e se ciò avviene in base a priorità politiche o su base piuttosto casuale.

Le questioni relative all’amministrazione della giustizia sono al centro dell’analisi della situazione. In ogni caso, l’indipendenza della magistratura e l’autonomia dei Cantoni saranno rispettate.

I primi risultati del gruppo di lavoro dovrebbero essere disponibili entro un anno. Il rapporto finale ai direttori dei dipartimenti cantonali di giustizia e polizia è previsto per la fine del 2025.   

Ticket nominale alle partite: “l’obiettivo è sapere chi c’è allo stadio”

Ticket nominale alle partite: “l’obiettivo è sapere chi c’è allo stadio”

Il Consigliere di stato ticinese, direttore del Dipartimento delle Istituzioni ha spiegato l’obiettivo della misura approvata oggi dai direttori dei dipartimenti cantonali di giustizia e polizia.

Introdurre i biglietti nominali negli stadi: oggi la Conferenza delle direttrici e dei direttori dei dipartimenti cantonali di giustizia e polizia (Cddgp) ha avviato un progetto con questa misura volto a intensificare la lotta al tifo violento, che avverrà grazie alla revisione del concordato anti-hooligan. “Dovrà essere rivisto il Concordato sulle misure contro la violenza in occasione di manifestazioni sportive del 2 febbraio 2012”, ha spiegato a Ticinonews Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle Istituzioni. “Questo dovrà passare attraverso un’approvazione da parte della Cddgp e dei singoli parlamenti cantonali. L’iter è ancora lungo, ma è frutto di una rottura avvenuta nelle scorse settimane dopo che la Sfl, quando si sono identificate delle misure a cascata condivise con le società sportive, ha voluto rompere il tavolo di discussione, interrompendo così il dialogo e il rapporto di fiducia. La nostra volontà come Conferenza delle direttrici e dei direttori dei dipartimenti cantonali di giustizia e polizia è quella di continuare a lavorare con il dialogo e la fiducia, restano però fermi sulla nostra posizione per quanto riguarda questo il fenomeno della violenza nello sport, che costa socialmente e finanziariamente alla collettività”.

 “Vogliamo sapere chi è allo stadio”
L’obiettivo della misura, ha continuato Gobbi, “è sapere chi c’è all’interno dello stadio” perché “con il biglietto nominale in altri paesi si è debellato il fenomeno dell’hooliganismo”.
“E oggi ci battiamo per tutti i nostri Comuni”

“E oggi ci battiamo per tutti i nostri Comuni”

Il coordinatore ad interim ricorda l’entrata della Lega in Governo 29 anni fa

Era il 2 aprile del 1995, quasi trent’anni fa, quando la Lega dei Ticinesi fece il suo trionfale ingresso in Consiglio di Stato con Marco Borradori che fece un’esaltante votazione! “È una data da ricordare. Un momento decisivo per la vita politica del nostro Cantone: da quel giorno la Lega e soprattutto il popolo ticinese, quello fatto anche di gente che fino ad allora era spesso stata dimenticata e non tenuta in considerazione, sono riusciti a farsi sentire in Governo. Quel giorno si è rotta finalmente una consuetudine partitica che aveva anestetizzato negli ultimi due decenni il Cantone e soprattutto alimentato una spartizione del potere a beneficio dei “soliti” amici degli amici”. È questo il primo ricordo di quei momenti dell’attuale consigliere di Stato, Norman Gobbi, che in questi mesi prima delle elezioni comunali ha assunto anche il ruolo di coordinatore ad interim del movimento di via Monte Boglia.

Pochi giorni prima di quel 2 aprile avevo ottenuto il diritto di voto. E non ebbi alcuna esitazione a sostenere la Lega di Giuliano Bignasca. Per noi giovani rappresentava una ventata di libertà, di rottura del sistema. Nei 7 anni che precedettero l’entrata in Governo la Lega dei Ticinesi – con il Nano, con Flavio Maspoli, con Attilio, con Marco e con tanti altri leghisti della prima ora – il piccolo mondo politico ticinese si era confrontato con un vero e proprio tornado. Un modo di far politica all’ascolto della gente. Marco Borradori rappresentava benissimo la sintesi di quanto il Nano cercava: la sua l’intelligenza, accanto alla sua affabilità e disponibilità nei confronti di tutti gli permisero di entrare in Governo e in seguito di raggiungere e confermare risultati elettorali irripetibili e incredibili. Sembrano tempi lontani – tanto che se si vogliono ricercare i risultati del 1995 sul sito del Cantone nemmeno li si trovano!! –  ma l’essenza del leghismo ha validità oggi ancor più di ieri. L’ho detto spesso in queste settimane in cui da coordinatore ho visitato quasi tutto il Cantone: la lotta ai premi di cassa malati, le battaglie per una maggiore dignità nei confronti dei nostri anziani (e finalmente è arrivata la tredicesima AVS, che il Nano aveva pensato a livello cantonale già 15 anni fa!!)), la difesa delle nostre radici e tradizioni contro chi facilmente svenderebbe la Svizzera sono dei capisaldi che non smetteremo mai di difendere”, afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi, che aggiunge: “La Lega dei Ticinesi in questi più di 10 anni senza il Nano ha saputo continuare a convincere le cittadine e i cittadini ticinesi. Ci sarà un motivo! Tutti i partiti, e con loro molti media, da ormai un decennio martellano sulla fine della Lega dei Ticinesi. E invece ci siano ancora e vogliamo continuare a rappresentare chi ama il nostro Cantone, chi ama Lugano, chi ama le nostre Città e tutti i nostri Comuni, pronti a scrivere ogni giorno una pagina nuova della nostra storia, contro la malafede e l’invidia di molti, che in questi anni si sono visti bruciare sotto i piedi l’erba del piccolo potere che si erano costruiti. Spesso alle spalle dei più deboli!”, conclude Norman Gobbi.   

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 7 aprile 2024 de Il Mattino della domenica