«Solo grazie alle aggregazioni si conserva l’unità della valle»

«Solo grazie alle aggregazioni si conserva l’unità della valle»

Lo storico Fabrizio Viscontini analizza i matrimoni tra Comuni in Leventina in vista dell’appuntamento alle urne di domenica 6 aprile a Quinto e Giornico – «Vado oltre: non sarebbe male, in futuro, se ci fosse unicamente un ente locale»

« L’identità storica della Leventina è sempre stata contraddistinta da una forte unità. Quella stessa unità oggi la ritroviamo nelle aggregazioni che portano un nuovo vigore a tutta la valle». Fabrizio Viscontini non ha dubbi. Lo storico, che vive a Faido e che conosce molto bene la realtà locale, ha percorso con noi storia, identità e prospettive di questa regione. Il tutto nell’ottica, naturalmente, delle prossime elezioni del 6 aprile in alta e bassa Leventina che sanciranno la nascita ufficiale dei nuovi Comuni aggregati di Giornico (dall’unione con Bodio) e Quinto (dall’unione con Prato Leventina). Aggregazioni che, secondo il nostro interlocutore, sono l’unico modo per evitare che questa valle diventi una regione periferica, «anche perché non lo è mai stata». «I matrimoni tra Comuni sono una strategia vincente per tutta la Leventina e lo dico avendo vissuto l’esperienza da faidese ». Di più. «Rappresentano un processo centrale e un passo necessario grazie al quale possiamo tornare a pensare il futuro della valle con una nuova forza, fondamentale per la creazione e la realizzazione di progetti importanti».

Far sentire la propria voce
Ma facciamo un passo indietro. « Negli ultimi anni, dal 2006 al 2016, ci sono state aggregazioni in diversi Comuni », spiega Viscontini, «che però hanno toccato soprattutto la media valle, senza interessare né l’alta né la bassa Leventina. Ora, finalmente, ci troviamo davanti a due unioni anche in queste zone con Quinto e Giornico». È importante, dunque, osservare da vicino il fenomeno per capirne il senso e l’importanza. «Prima di queste spinte aggregative in Leventina si contavano ben 21 Comuni», ricorda il nostro interlocutore. « Le unioni che ci sono state hanno permesso la creazione di un ente locale più grande, che può portare avanti strategie economiche più incisive, aumentare la propria disponibilità finanziaria e contare su una maggiore forza demografica ». Senza dimenticare l’impatto politico. «Un Comune più grande, infatti, può fare sentire meglio la propria voce e le proprie esigenze davanti al Cantone».

Spirito e identità
Lo spirito dell’aggregazione, secondo Viscontini, si riallaccia al forte senso di unione che caratterizza la storia dell’intera valle fin dai tempi antichi. «I 21 Comuni di Leventina che esistevano prima delle aggregazioni sono stati creati in tempi relativamente recenti: con la Legge patriziale del 1857 che ha separato il Comune patriziale da quello politico. Questi enti, come li conosciamo oggi, hanno dunque 150 anni di storia ». Ma come era l’amministrazione della valle prima della nascita degli enti locali? «Bisogna tornare indietro attorno all’anno 1000 », spiega il nostro interlocutore, «quando esistevano 10 grandi Comuni rurali (vicinanze). Ed esisteva soprattutto una forte unità identitaria». Questo nonostante il controllo del territorio da parte di poteri esterni. «Anche se la Leventina dal 948 al 1480 dipese politicamente dai canonici della chiesa di San Ambrogio di Milano – ed era presente un governatore ( Podestà) proveniente dall’esterno – è sempre esistito un Consiglio di valle, tribunale di seconda istanza e organo amministrativo superiore a livello regionale, e un Parlamento che si riuniva nel mese di maggio a Faido». Un’identità a livello amministrativo, giudiziario e politico, mantenuta anche più avanti, come baliaggio del Cantone sovrano di Uri (14801798): «Almeno fino alla cosiddetta “ Rivolta di Leventina” del 1755 – in realtà si trattò di una protesta – c’era sì il landfogto inviato da Oltralpe, ma comunque esistevano sempre il Consiglio di valle, il Parlamento e i notabili leventinesi partecipavano al governo balivale».

La crisi industriale
Arrivando invece a tempi più recenti, quelli dello sviluppo industriale, la Leventina ha conosciuto un periodo di forte crescita economica, anche in virtù della sua posizione geografica strategica: una via di collegamento tra il Sud e il Nord delle Alpi. «Si è passati dalle mulattiere alla strada carrabile. Poi è arrivata la ferrovia, la Gotthardbahn e, infine, l’autostrada», spiega Viscontini. Ma non solo viabilità: «La valle ha prosperato nel periodo del boom economico grazie alla presenza delle fabbriche, una su tutte la Monteforno, e dei servizi. E c’erano anche diversi posti di lavoro creati grazie alla linea ferroviaria». Un boom destinato però a spegnersi nel corso degli anni ’90. «In quel momento per la regione inizia un periodo di crisi economica: chiudono alcune fabbriche e viene meno anche la presenza del personale ferroviario. La valle inizia quindi a trovarsi in difficoltà». Arriva poi AlpTransit, una grande opera, certo. «Ma, per la prima volta nella storia, una importante via di comunicazione non attraversa la Leventina, ci passa sotto».

Chiudere il cerchio
Il rischio – ribadisce Viscontini – è quindi quello che attualmente la regione, sugli strascichi di questa crisi, rischi sempre più di diventare una periferia. A pesare non è solo la chiusura degli stabilimenti industriali: «A questo si aggiungono anche le perdite demografiche della valle, una tendenza che ha iniziato ad essere importante soprattutto negli anni ’90 ». Ed ecco, quindi, la necessità di attuare le aggregazioni. «Trovandosi in una situazione di crisi i Comuni sono spinti a collaborare tra loro. E questa collaborazione significa aggregazione », spiega il nostro interlocutore, auspicando anche che si continui in questa direzione e che – come riportato anche nel messaggio del Governo – si arrivi a formare tre Comuni. «Bassa, media e alta Leventina, come in Valle di Blenio ». Ma non solo. « Dal mio punto di vista personale ritengo che alla fine debba nascere un unico Comune di Leventina », andando così a chiudere il cerchio e «ritrovando questa identità culturale e storica che in passato è esistita per secoli».

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 28 marzo 2025 del Corriere del Ticino

La Conferenza latina di giustizia e polizia in Ticino

La Conferenza latina di giustizia e polizia in Ticino

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni comunica che mercoledì 26 e giovedì 27 marzo ha avuto l’onore di ospitare, per la quarta volta dal 2011 in Ticino, la riunione della Conferenza Latina dei Capi dei Dipartimenti di Giustizia e Polizia (CLDJP), della Conferenza Latina dei Capi dei Dipartimenti di Asilo e Migrazione (CLDAM) e della Conferenza Latina dei Direttori degli Affari Militari e della Protezione Civile (CLAMPP).  

Le Conferenze latine riuniscono i Consiglieri di Stato dei Cantoni di Friburgo, Ginevra, Giura, Neuchâtel, Vallese, Vaud e Ticino. Alla CLDJP hanno partecipato anche i Comandanti delle Polizie cantonali e i responsabili dei settori dell’esecuzione delle pene e delle misure.  

L’incontro, svoltosi nella regione del Malcantone, ha rappresentato un’importante occasione di confronto su tematiche di grande attualità, tra cui l’aumento generalizzato delle giornate di carcerazione negli istituti cantonali e la revisione del Concordato sull’esecuzione delle pene detentive e delle misure per adulti e giovani adulti nei cantoni latini. Il Canton Ticino aderisce parzialmente a questo Concordato, la cui modifica sarà sottoposta prossimamente al Parlamento cantonale.  

In ambito di polizia, si è discusso del rafforzamento della cooperazione intercantonale tra le forze dell’ordine dei cantoni romandi e quella ticinese, in particolare nella lotta alla criminalità. Un tema reso ancora più attuale dai dati pubblicati nei giorni scorsi dalla statistica criminale svizzera, che evidenziano un aumento dell’8% dei reati.  

Durante la riunione della CLDJP è stato salutato il presidente Frédéric Favre, Consigliere di Stato vallesano, che lascia la politica per assumere il ruolo di CEO dell’Associazione Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali 2038. È stato inoltre congedato il Consigliere di Stato del Canton Neuchâtel Alain Ribaux, co-presidente della Conferenza delle direttrici e dei direttori di giustizia e polizia, che terminerà il proprio mandato a maggio. Infine, la CLDJP ha salutato il Segretario generale Blaise Péquignot, prossimo al pensionamento, dando il benvenuto al suo successore Christian Clerici. 

Commissariati: un 2024 scandito da inchieste e arresti

Commissariati: un 2024 scandito da inchieste e arresti

Comunicato stampa

Nel 2024 i Commissariati di Lugano, Mendrisio, Bellinzona e Locarno sono stati coinvolti in numerosi interventi legati alla media e grande criminalità. In particolare sul territorio cantonale sono stati registrati tre omicidi (1 nel 2023), due a Chiasso e uno a Morbio Inferiore. Le inchieste avviate per tentato omicidio sono state 27, un dato in crescita rispetto all’anno precedente (23). In diminuzione per contro i reati di lesioni personali gravi, passati da 40 a 25, e di lesioni semplici, da 483 a 397. Le inchieste riguardanti le rapine indicano una sostanziale stabilità, con 36 (34) casi.

Tra i fatti più gravi del 2024 e che hanno coinvolto gli/le inquirenti dei Commissariati emergono tre omicidi, tutti avvenuti nel Mendrisiotto. In due casi le vittime sono state donne, uccise da uomini, mentre nell’altro caso un uomo è stato ucciso da un altro uomo. A inizio marzo a Chiasso, un 27enne cittadino somalo residente nella cittadina di confine si è recato presso l’abitazione di un conoscente, un 50enne cittadino svizzero, presumibilmente alla ricerca di sostanze stupefacenti. Durante l’incontro è scoppiata una lite durante la quale il giovane ha colpito il 50enne con più fendenti di arma da taglio, causandone il decesso sul posto. Sempre a Chiasso, nel mese di settembre, un intervento di polizia per un allarme AED (Automated external defibrillator) ha portato all’apertura di un procedimento penale per assassinio. La vittima, una 40enne cittadina srilankese, è stata rinvenuta senza vita all’interno del proprio appartamento. A seguito degli accertamenti d’inchiesta e degli interrogatori sono stati arrestati il marito della donna, un 44enne srilankese, e il fratello di lui, un 49enne srilankese, fermato in Italia in provincia di Bergamo e successivamente estradato. A fine novembre a Morbio Inferiore una 65enne cittadina italiana residente in Italia, ospite presso la casa della sorella per motivi di salute, è stata uccisa dal cognato, un 68enne cittadino italiano, che ha confessato il crimine.
Con un’incidenza più marcata nel Mendrisiotto e nel Luganese, sono state 27 (23) le inchieste avviate per tentato omicidio a seguito di aggressioni con arma da taglio o colpi sferrati con violenza.
Lo scorso anno le rapine registrate sono state 36 (34 nel 2023). In diverse occasioni all’origine dell’intervento vi sono state liti, risse o aggressioni scaturite per motivi diversi, poi terminate in modo non premeditato con la sottrazione di beni appartenenti a uno o più dei protagonisti. La regione più interessata dal fenomeno resta il Luganese seguita dal Mendrisiotto, mentre il Sopraceneri è coinvolto solo in un caso su cinque. Nell’89% dei casi gli autori sono stati identificati, tutti o in parte, e si è proceduto al loro arresto o all’emanazione di ordini di arresto a livello nazionale o internazionale. Le persone implicate sono state complessivamente 133, di cui 108 identificate. Le rapine alle stazioni di servizio sono state cinque, di cui una tentata. Anche se in massima parte questi reati avvengono in luoghi pubblici (sulla pubblica via, in stazioni o esercizi pubblici), sono state prese di mira alcune abitazioni private. In un caso una conoscente dell’anziana vittima l’ha aggredita al suo domicilio dopo essersi vista rifiutare del denaro. In altri due casi alla base dei fatti vi sono dei debiti legati all’acquisto e alla vendita di sostanze stupefacenti.
La rapina ad aver avuto particolare risonanza sui media ticinesi, svizzeri e anche esteri, è quella avvenuta a inizio luglio in pieno giorno in una gioielleria nel centro di Lugano. Il tempestivo intervento di due agenti della Polizia Città di Lugano ha permesso il fermo degli autori e il recupero della refurtiva. La banda ha agito con modalità lampo conosciute oramai in tutta Europa. Complessivamente, gli accertamenti effettuati dagli e dalle inquirenti della Polizia cantonale hanno visto finire in detenzione preventiva sette persone. Oltre ai quattro autori materiali, è stato infatti possibile stabilire il coinvolgimento di tre altre persone. Protrattosi per diversi mesi, questo lavoro di indagine è stato scandito da una fitta collaborazione con le autorità estere. A seguito dei mandati di cattura internazionale firmati dalla Magistratura ticinese si è così arrivati all’arresto dei sospetti complici, poi estradati dall’Italia e dall’Ungheria. Buona parte dei membri della banda ha precedenti specifici o è oggetto di procedimenti penali in altri Paesi europei per reati analoghi.
Particolarmente impegnativa è stata inoltre l’inchiesta, sviluppata su più fronti, legata ai disordini avvenuti a margine dell’incontro di hockey Ambrì-Piotta – Lugano dell’11.10.2024. Gli accertamenti hanno riguardato il lancio di un oggetto pirotecnico presso la Gottardo Arena di Ambrì, per cui due persone sono finite in manette. Vi è stato poi il successivo episodio di violenza, avvenuto alcune ore dopo la partita, in territorio di Rivera. In questo caso le indagini hanno permesso di individuare e arrestare, in tre momenti distinti, 19 persone coinvolte a titolo diverso nei fatti.
Infine, lo scorso anno sono stati registrati un totale di 380 infortuni (un dato in linea con gli scorsi anni), per i quali l’intervento della Polizia giudiziaria è stato necessario in una ventina di casi. Le principali casistiche si riscontrano nei settori edilizio/industriale, domestico e montano. Si evidenzia che la maggior parte di questi infortuni è da ricondurre al mancato rispetto delle norme di sicurezza, all’uso di un equipaggiamento non conforme o alla disattenzione.