“L’eredità di Borradori e nel 2013 il triplete del Nano”

“L’eredità di Borradori e nel 2013 il triplete del Nano”

1995-2025: 30 anni della Lega dei Ticinesi in Consiglio di Stato

Il 2 aprile 1995 è una data spartiacque nella politica ticinese: quel giorno, Marco Borradori venne eletto in Consiglio di Stato, segnando l’ingresso della Lega dei Ticinesi nell’esecutivo cantonale.
A trent’anni di distanza, quell’evento rappresenta non solo una vittoria elettorale, ma l’inizio di una trasformazione profonda del panorama politico del Canton Ticino.
“Borradori,” ricorda Norman Gobbi, “è stato una figura carismatica e pragmatica, il volto istituzionale di un movimento nato come protesta e rapidamente divenuto forza di governo.
La sua elezione consacrò un partito che, fondato nel 1991 da Giuliano Bignasca, aveva saputo conquistare consensi con temi come l’autonomia ticinese, la lotta alla burocrazia e l’opposizione al centralismo di Berna”.
Nei suoi diciotto anni di mandato nel Consiglio di Stato (1995-2013), Borradori guidò il Dipartimento del territorio, contribuendo alla modernizzazione delle infrastrutture cantonali e consolidando la credibilità della Lega come forza di governo. “ La sua capacità di mediazione e il suo approccio pragmatico gli valsero stima anche al di fuori dell’elettorato leghista, portandolo a essere rieletto con largo consenso”, prosegue Gobbi.

Il triplete e l’eredità di Bignasca
L’anno 2013 fu un altro momento chiave per la Lega, anche se segnato da un evento doloroso. Giuliano Bignasca, figura dirompente e leader carismatico del nostro movimento, scomparve ad inizio marzo di quell’anno. La sua morte rappresentò uno shock, ma il suo lascito politico si concretizzò in un trionfo elettorale storico: la Lega conquistò per la prima volta tre seggi su sette in Municipio a Lugano ma soprattutto Marco Borradori venne eletto sindaco della principale città ticinese. Fu il cosiddetto “triplete”, oltre a confermare la propria presenza nel Consiglio di Stato. Quella vittoria postuma fu il sigillo della strategia politica di Bignasca, dimostrando che il movimento da lui fondato aveva radici profonde nel tessuto ticinese.

Dal Cantone al Municipio di Lugano
Il passaggio di Borradori alla carica di sindaco di Lugano nel 2013 non segnò un arretramento della Lega, ma l’inizio di una nuova fase.
“Il movimento riuscì a mantenere e rafforzare la propria rappresentanza nell’esecutivo cantonale, a conferma che la rivoluzione iniziata nel 1995 aveva modificato in modo irreversibile la politica ticinese,” sottolinea Gobbi.
La scomparsa prematura di Borradori nell’agosto 2021, mentre era ancora in carica come sindaco, ha commosso l’intero Cantone, oltrepassando le divisioni politiche. “La sua figura rimane emblematica di un modo di fare politica che ha saputo coniugare le istanze della cittadinanza con la responsabilità di governo,” aggiunge Gobbi. “A 30 anni da quella storica elezione, la Lega dei Ticinesi resta una forza significativa, sebbene abbia affrontato trasformazioni e sfide, compresa la perdita di due leader come Bignasca e Borradori”.

Lo spirito dei fondatori
La presenza trentennale della Lega in Consiglio di Stato ha contribuito a ridisegnare l’identità politica del Ticino, affrontando temi cruciali come i rapporti con l’Italia, la questione dei frontalieri, l’immigrazione e la difesa dell’identità locale in un contesto globalizzato.
“Questi restano argomenti centrali nel dibattito pubblico e continuano a definire l’agenda politica cantonale,” insiste Gobbi. “Guardando a questi tre decenni, è evidente che l’elezione di Borradori non fu solo l’affermazione di un movimento, ma il segnale di un cambiamento più profondo nella cultura politica ticinese”, conclude Gobbi. “Da forza di protesta a elemento stabile di governo, la Lega ha dovuto affrontare le sfide di un mondo sempre più interconnesso, cercando di mantenere vivo lo spirito originario di autonomia e identità locale che aveva animato i suoi fondatori”.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 30 marzo 2025 de Il Mattino della domenica

“Un Movimento di rottura”

“Un Movimento di rottura”

30 anni di Lega in Governo

Ne parliamo con alcuni protagonisti di quel 1995: Pantani, Foletti e Castelli

Quando la Lega vide la luce, ad inizio dell’ormai lontano 1991, i soliti “esperti” (politici e giornalisti) dissero che sarebbe durata qualche mese: il medesimo pronostico, clamorosamente toppato, che venne formulato l’anno precedente, in occasione della nascita del Mattino.
Invece, già alle prime elezioni cantonali cui si presentò, quelle dell’aprile 1991, la Lega ottenne un risultato di tutto rispetto, mancando l’ingresso in Consiglio di Stato solo per qualche punto percentuale. La crescita proseguì impetuosa ai successivi appuntamenti con le urne: le federali del 1991, in cui la Lega portò Flavio Maspoli e Marco Borradori in Consiglio nazionale e Giorgio Morniroli al Consiglio degli Stati, e le comunali del 1992, che permisero al Movimento di staccare seggi in numerosi municipi, città incluse (due posti nell’Esecutivo di Lugano, con Marco Borradori e Giorgio Salvadé, tanto per dirne una).
Arrivarono poi le elezioni cantonali del 1995. Furono caratterizzate dall’accesa competizione tra Borradori e Maspoli, con Flavio che organizzò pure un tour elettorale in torpedone. A spuntarla, come pronosticato dal Nano, fu tuttavia un giovane Marco Borradori, soprannominato “il volto pulito della Lega” che divenne così il primo – e popolarissimo – Consigliere di Stato del Movimento. Per la Lega, la sua elezione fu un vero terno a lotto.
In questi 30 anni di governo, la Lega, come un fiume in piena, ha scolpito il territorio politico del Ticino, arricchendolo di successi, insegnamenti e ammettiamolo… anche di qualche inciampo. Ne parliamo con chi ha vissuto quell’anno, il 1995, come la prima campagna politica o l’inizio della propria carriera politica dietro i banchi del Palazzo delle Orsoline: Roberta Pantani, Michele Foletti e Christian Castelli.

****

Roberta Pantani
“Borradori, una grande sorpresa”

Sono passati 30 anni dall’ingresso della Lega dei Ticinesi in Consiglio di Stato. Qual è la prima sensazione che prova ripensando a quel periodo?
Sembra incredibile, ma mi sembra ieri. Il tempo è volato e mi sconvolge pensare che sono già passati tre decenni. La Lega, sin dal suo ingresso in politica, ha rappresentato una forza dirompente, capace di sconvolgere non solo il panorama politico cantonale, ma anche la mentalità dei cittadini ticinesi. Già con l’uscita del Mattino della Domenica, nei primi anni ’90, si era capito che qualcosa stava cambiando. Poi, con l’elezione di Marco Borradori in Consiglio di Stato, il cambiamento è diventato realtà.

Nel 1995 molti si aspettavano l’elezione di Flavio Maspoli, ma alla fine fu Marco Borradori a conquistare il seggio. Che ricordi ha di quella campagna elettorale?
Fu una grande sorpresa. Marco Borradori vinse giocando da outsider, mentre tutti davano per scontato l’ingresso di Maspoli in governo. Maspoli non la prese benissimo, ma quello fu l’inizio della carriera politica sfavillante di Borradori. Personalmente, quella campagna l’ho vissuta da lontano, anche perché in famiglia c’era mio padre che per la prima volta si presentava per il Gran Consiglio – e fu brillantemente eletto – e poi perché ero incinta del mio secondo figlio.

Con l’ingresso della Lega in Consiglio di Stato cambiarono anche gli equilibri di potere. Come visse quel momento?
Ci fu un vero e proprio scossone nel sistema politico ticinese. Un cambiamento che si rifletté anche nelle nomine nei consigli di amministrazione degli enti statali e parastatali. Ricordo bene che alla fine del ’96 ricevetti una telefonata: “Vai in BancaStato.” E io, semplicemente, obbedii. Era un periodo in cui si vedevano cambiare molte cose, e la Lega si trovò improvvisamente a dover gestire il potere, con tutte le responsabilità che ne derivavano.

In questi anni la Lega ha fatto tante promesse. C’è qualcosa che secondo lei non è stato mantenuto?
Sarò scontata, ma sui radar non abbiamo fatto una gran figura. All’inizio combattevamo contro le imposizioni dall’alto con la Carovana della Libertà, denunciavamo le restrizioni e difendevamo i cittadini. Poi, alla fine, ogni ticinese si è ritrovato a pagare multe per eccesso di velocità. È una cosa che ancora oggi mi disturba. Ci tengo a precisare che io non ho mai preso un radar e non mi è mai stata ritirata la patente, ma il punto non è questo: il problema è che abbiamo dato un messaggio e poi non siamo riusciti a mantenerlo fino in fondo.

La politica è cambiata molto rispetto a 30 anni fa. Come vede le nuove generazioni di leghisti?
Oggi vedo meno grinta, meno determinazione. Quando noi abbiamo iniziato, dovevamo farci conoscere e far sentire la nostra voce in modo concreto, perché non c’erano i social dove bastava postare una foto per farsi notare. Bisognava metterci la faccia, e questo ha significato anche ricevere tanti colpi, non solo metaforici. Io, Foletti, e tanti altri abbiamo preso “calci nei denti” – per non dire altrove – e siamo andati avanti lo stesso. Oggi ho la sensazione che se un giovane entra in politica e dopo due settimane prende una critica, lascia perdere.

Guardando indietro, ha qualche rimpianto?
Nessuno. Ho sempre creduto in quello che ho fatto, e i fatti mi hanno dato ragione. Se tornassi indietro, rifarei tutto esattamente allo stesso modo. La Lega mi ha insegnato tanto, mi ha forgiato e mi ha fatto diventare la persona che sono oggi.

****
 
Michele Foletti
“Abbiamo cambiato la politica ticinese”

Michele Foletti, lei nel 1995 era alla sua prima candidatura. Che ricordi ha di quella campagna?
Per me era la prima volta in lista per il Gran Consiglio. I reduci della storica lista del ’91 c’erano ancora, come Max Robbiani e ovviamente Antonella Bignasca. Ricordo anche il clima acceso di quegli anni: Flavio Maspoli aveva aperto L’Altra Notizia e iniziato ad attaccare duramente Marco Borradori, accusandolo di essere un leghista annacquato.

E lei come visse questa tensione interna?
Mi ritrovai nel mezzo. Un giorno mi intervistarono a TeleTicino – o forse si chiamava ancora Telecampione – e io difesi pubblicamente Borradori. Maspoli, inutile dirlo, non la prese bene. Dopo la vittoria di Marco, Maspoli era capogruppo in Gran Consiglio e me la fece pagare: nonostante la mia buona elezione, mi confinò per quattro anni nella Commissione bonifiche fondiarie.

Guardando alla Lega di oggi, si riconosce ancora in quel movimento?
No, la Lega di allora e quella di oggi sono due cose completamente diverse. Ai tempi era un movimento di ribellione contro un sistema politico vecchio, clientelare. C’erano i “tavoli di sasso”, dove i presidenti di due o tre partiti decidevano le sorti del Cantone. Noi abbiamo rotto quel sistema.

Questo cambiamento è stato un successo o un limite?
Un successo, perché la Lega ha costretto tutti a cambiare modo di fare politica. Certo, oggi non avrebbe più senso riproporre quella stessa Lega barricadera. Sarebbe antistorico.

Alcuni, però, dicono che, entrati nelle stanze dei bottoni, abbiate perso lo spirito originario.
È normale. Quando hai responsabilità di governo, devi comportarti in modo diverso. Il problema è che oggi tutti i partiti preferiscono stare all’opposizione piuttosto che governare. Se si vuole davvero tornare a essere barricaderi, allora bisogna uscire dal governo e fare solo opposizione. Ma è davvero la soluzione migliore?

C’è una promessa della Lega che non è stata mantenuta?
Due, direi: le casse malati e i frontalieri. Non potevamo certo risolverli da soli. Ma si poteva spingere di più. Il problema delle casse malati, poi, non lo risolverà mai nessuno!

****

Christian Castelli
“Sono ricordi indelebili”

Qual è il primo ricordo di quel periodo?
Così di primo acchito direi che la campagna elettorale del 1995 fu caratterizzata da un grande fermento politico. Con l’entrata di un nuovo movimento politico – guai a chiamarlo partito – in Ticino la domanda che si poneva non era tanto se, ma fino a che punto la Lega avrebbe cambiato gli equilibri in essere.

La passione per la politica, per certi versi, travalicava quanto il politico potesse effettivamente influenzare.
Anche grazie ad un approccio diretto, a tratti provocatorio, temi quali le questioni locali, il lavoro, l’economia e l’identità culturale la fecero da padroni in quella campagna elettorale di 30 anni fa.

Ha un aneddoto della campagna?
I ricordi sono quelli di comizi molto animati, di dibattiti politici accesi, candidati che cercavano visibilità in un mondo senza ‘social’. A quel tempo la differenza la faceva la stampa scritta e parlata. Se fare campagna con visibilità mediatica non assicurava il successo, farlo senza garantiva la sconfitta. In questo il fatto che fossi anche candidato al Consiglio di Stato, oltre che in Gran Consiglio, fu sicuramente di aiuto. Anche perché mezzi finanziari – all’epoca ero studente – non ne avevo per cartelloni o santini.
Dunque dovetti sfruttare l’unica apparizione in televisione per profilarmi. E, seppur a distanza di 30 anni, l’aneddoto che meglio ricordo è questo: accadde che mio padre un giorno mentre pranzavamo in famiglia mi raccontò che quella mattina, mentre si recava in bus in città, un suo conoscente lo salutò chiamandolo per cognome. Di lì a breve una persona che non lo conosceva gli chiese se fosse parente del ‘Castelli il giovane candidato che partecipò la sera prima al dibattito in TV’. Mio padre disse che era suo figlio e lui gli chiese di farmi i complimenti.
Se ho imparato qualcosa da quell’episodio, è che nella vita uno deve sempre cercare di dare il meglio di sé. Sembrerà vano, ma qualcuno che osserva e che apprezza c’è sempre. E a lungo andare questo aiuta a coltivare professionalità, disciplina e competenze.

Articolo e interviste pubblicate nell’edizione di domenica 30 marzo 2025 de Il Mattino della domenica

Il nostro è un Cantone sicuro!

Il nostro è un Cantone sicuro!

Nel corso dell’ultimo anno la Polizia cantonale ticinese ha affrontato sfide complesse, dimostrando prontezza e determinazione nel garantire la sicurezza della comunità. “In situazioni eccezionali, come la grave alluvione in Valle Maggia”, esordisce il Direttore del Dipartimento delle istituzioni,  “un coordinamento rapido ha permesso di contenere i danni e offrire immediato supporto alle popolazioni colpite, sottolineando l’importanza dell’esperienza sul campo”.
“Nonostante il Ticino sia un Cantone di transito e di frontiera, con importanti implicazioni sulla sicurezza, le attività di contrasto ai reati, sia contro il patrimonio, sia violenti, hanno progressivamente ridotto gli episodi di furto, mentre furti con effrazione e rapine sono stati contenuti grazie a interventi tempestivi e a una solida rete di collaborazione a livello cantonale e internazionale”, prosegue Gobbi, aggiungendo inoltre che “le misure di prevenzione e il rapido intervento nei casi di tensioni domestiche abbiano inoltre limitato l’impatto della violenza familiare, rafforzando la fiducia dei cittadini nelle istituzioni”.
Anche sul fronte del traffico si è registrata una leggera riduzione degli incidenti, nonostante alcuni eventi gravi abbiano messo in luce la necessità di aggiornare le competenze dei conducenti, soprattutto in età avanzata, aspetto che, prosegue Gobbi, “ha comportato  la creazione di progetti dedicati alla formazione e all’aggiornamento con l’obiettivo di favorire una guida più sicura, adattandosi alle esigenze di una popolazione che invecchia e che richiede supporto per mantenere elevati standard di sicurezza”.
Infine, l’incremento dei reati digitali ha richiesto strategie innovative e una stretta collaborazione internazionale per contrastare truffe e abusi informatici. “Il bilancio dell’anno testimonia un percorso di crescita e consolidamento delle attività di prevenzione e intervento, evidenziando come il sistema di sicurezza ticinese, grazie al continuo aggiornamento degli strumenti operativi e alla formazione del personale, sia capace di proteggere efficacemente un territorio complesso e in continua evoluzione”, conclude il Consigliere di Stato.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 30 marzo 2025 de Il Mattino della domenica