Peste suina africana – Esercitazione nel Mendrisiotto e raccomandazioni per la popolazione

Peste suina africana – Esercitazione nel Mendrisiotto e raccomandazioni per la popolazione

Comunicato stampa

Da martedì 6 maggio a giovedì 8 maggio 2025, verrà organizzata un’esercitazione nel Mendrisiotto sulle misure da applicare in caso di comparsa della peste suina africana (PSA) in Ticino. Le autorità colgono l’occasione per ricordare alla popolazione le raccomandazioni di comportamento per prevenire la comparsa della malattia – innocua per gli esseri umani ma mortale per cinghiali e maiali – nel nostro territorio.

Le autorità cantonali – Ufficio del veterinario cantonale del Dipartimento della sanità e della socialità, la Sezione del militare e della protezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni, l’Ufficio caccia e pesca del Dipartimento del territorio, la Sezione dell’agricoltura del Dipartimento delle finanze e dell’economia in collaborazione con altri enti – organizzano una nuova esercitazione che si svolgerà a Chiasso nella zona della collina del Penz. Il programma prevede di simulare la ricerca di cinghiali infetti in una zona boschiva. Come per l’esercitazione dello scorso autunno, saranno appositamente collocate alcune carcasse di cinghiale (non contagiose e prive di virus) nella zona boschiva che questa volta verranno ricercate anche grazie all’impiego di cani specializzati e di droni.  

In accordo con le autorità comunali, la cittadinanza dei quartieri di Pedrinate e Seseglio è stata informata mediante una lettera, inviata a tutti i fuochi. Nella zona interessata verrà inoltre collocata una segnaletica specifica per ricordare in particolare l’obbligo di tenere i cani al guinzaglio.   

Ricordiamo che la peste suina africana è una malattia virale che colpisce esclusivamente suini selvatici e domestici. Da tempo le autorità cantonali monitorano lo spostamento e l’evoluzione della malattia. Ad oggi essa si è propagata in varie parti d’Europa, con focolai nel Nord Italia a 50 chilometri dai confini ticinesi. L’eventualità che la patologia sconfini nei nostri boschi è elevata. Le autorità cantonali collaborano con vari enti per la gestione operativa in caso la malattia si presentasse nel nostro territorio.  

Le misure preventive rivolte a tutta la popolazione sono:

  • È vietato foraggiare gli animali selvatici.
  • È vietato foraggiare i suini con resti alimentari.
  • Tutti i resti di cibo devono essere smaltiti in modo che siano inaccessibili ai cinghiali.
  • Al rientro da una regione colpita dalla PSA è vietato portare con sé dai territori colpiti provviste per il viaggio (carne e insaccati)
  • Segnalare il ritrovamento di carcasse di cinghiali (pestesuina@ti.ch, 091 814 41 08 oppure 117 fuori orario d’ufficio e giorni festivi). È necessario indicare il luogo del ritrovamento e scattare delle fotografie.

Ricordiamo infine che l’evoluzione della situazione della PSA richiede una maggiore attenzione da parte degli allevatori, dei cacciatori e dei viaggiatori.   

Ticino-Campione d’Italia: incontro annuale della Commissione paritetica

Ticino-Campione d’Italia: incontro annuale della Commissione paritetica

Comunicato stampa

Il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, in rappresentanza del Governo cantonale, ha presieduto oggi l’annuale riunione della Commissione Paritetica tra Cantone Ticino e Comune di Campione d’Italia. L’incontro ha permesso di stabilire il punto della situazione in merito a diverse tematiche.

La Commissione Paritetica tra Ticino e Campione d’Italia è prevista dalla Dichiarazione sulla cooperazione tra la Repubblica e Cantone Ticino e il Comune di Campione d’Italia del 6 settembre 2011. La riunione odierna è la terza tenutasi dopo l’inserimento dell’enclave nello spazio doganale europeo a partire dal 1° gennaio del 2020.  
L’incontro si è svolto oggi a Bissone in un clima cordiale e costruttivo e ha permesso di fare il punto sullo stato delle relazioni e delle collaborazioni, sulla situazione finanziaria e su vari incarti, questi ultimi sia di carattere generale sia concernenti ambiti che hanno presentato delle criticità dopo la modifica dello statuto doganale. Si è discusso, in particolare, dell’erogazione di servizi da parte di enti e aziende del Cantone Ticino, della gestione congiunta in caso di eventi naturali o catastrofi, della raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi e dei materiali inerti, delle prestazioni socio-sanitarie e della frequentazione degli istituti scolastici ticinesi da parte degli allievi campionesi. L’incontro ha permesso anche di fare il punto della situazione in merito alla peste suina africana, una malattia innocua per l’uomo ma letale per cinghiali e suini, attualmente non presente in Svizzera e rilevata a una cinquantina di chilometri a sud del confine italo-svizzero.  
Si ricorda, infine, che la Commissione ha funzione permanente di consultazione, di mediazione, di coordinamento, di preavviso e di vigilanza tra il Cantone Ticino e il Comune di Campione d’Italia e le istituzioni competenti sul territorio. Sono membri della Commissione per il Cantone Ticino il Consigliere di Stato Norman Gobbi che la presiede, il Sindaco di Lugano Michele Foletti, il Sindaco di Bissone Andrea Incerti, e per il Comune di Campione il Sindaco Roberto Canesi, Cristina Ferrari, Emanuele Verda e Enrico Lironi. Il coordinamento della Commissione è assicurato dal Delegato cantonale alle relazioni esterne Francesco Quattrini.

Visita del Ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare della Repubblica Italiana

Visita del Ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare della Repubblica Italiana

Comunicato stampa

I Presidenti del Consiglio di Stato e del Gran Consiglio hanno ricevuto ieri a Palazzo delle Orsoline il Ministro italiano per la Protezione civile e le Politiche del mare, Nello Musumeci, accompagnato dall’Ambasciatore d’Italia a Berna, Gian Lorenzo Cornado, e dal Console Generale d’Italia a Lugano, Uberto Vanni d’Archirafi.

L’incontro fa seguito alla visita protocollare a Roma del Presidente del Gran Consiglio, lo scorso 27 febbraio 2025. I rappresentanti delle autorità italiane sono stati accolti ieri a Palazzo delle Orsoline, per una riunione durante la quale sono stati discussi diversi temi di interesse comune – fra cui la mobilità transfrontaliera e i collegamenti tra il Ticino e l’Italia, la Protezione civile e la gestione delle emergenze, oltre a diverse iniziative che vedono una cooperazione diretta fra i due Paesi.
All’incontro hanno partecipato anche il Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi, il Capo della Sezione del militare e della protezione della popolazione Ryan Pedevilla, il Delegato cantonale per le relazioni esterne Francesco Quattrini e il Consulente giuridico del Gran Consiglio Roberto Di Bartolomeo.
Le due delegazioni hanno in seguito visitato la Centrale comune d’allarme di Bellinzona (CECAL) dove è stato presentato il concetto di Stato maggiore cantonale di condotta. Il Comandante della Regione di Protezione civile Locarnese e Vallemaggia, Patrik Arnold – accompagnato dal Presidente della Delegazione consortile Alex Helbling – ha poi presentato il dispositivo di emergenza messo in campo nel giugno 2024 a seguito del nubifragio che ha colpito la Vallemaggia. La visita si è poi conclusa al Centro cantonale di istruzione di Rivera.
Nell’ambito dei lavori, al Ministro è stata consegnata la lettera di intenti di Ticino, Lombardia, Piemonte e Liguria atta a chiedere alle autorità svizzere, italiane ed europee di accelerare il completamento di AlpTransit quale perno centrale del corridoio ferroviario Rotterdam-Porto di Genova.
Un tema che si è rivelato di grande interesse per il Governo italiano visto che ogni settimana fra Italia e Svizzera vengono scambiati più di un miliardo di franchi ed il 90% delle merci che vengono scambiate passa dall’asse del Gottardo. A fronte del mancato completamento di AlpTransit attualmente i treni fra Lugano e Milano circolano però ad una velocità media di circa 65 km/h: da cui l’importanza condivisa per completare l’opera al più presto.

SCP: bando di concorso aspiranti 2026

SCP: bando di concorso aspiranti 2026

Comunicato stampa

La Polizia cantonale comunica che oggi è stato pubblicato sul Foglio ufficiale il bando di concorso per l’assunzione di nuovi/e aspiranti gendarmi per la Polizia cantonale, di nuovi/e aspiranti agenti per le Polizie comunali di Bellinzona, Chiasso, Locarno, Lugano, Mendrisio e Stabio nonché per la Polizia dei trasporti.

I candidati e le candidate seguiranno la Scuola di polizia a partire dal 01.03.2026. Il percorso formativo che conduce all’Esame professionale per il conseguimento dell’Attestato professionale federale di agente di polizia prevede un primo anno quale aspirante presso la Scuola di polizia del V circondario (SCP) e un secondo anno in qualità di gendarme/agente in formazione presso i Corpi di appartenenza.

Come di consueto, per accedere a questa formazione biennale l’idoneità dei candidati e delle candidate sarà verificata attraverso un processo di selezione. La decisione sull’assunzione degli e delle aspiranti giungerà al più tardi entro tre mesi prima dell’inizio della formazione. Le candidature vanno inoltrate entro il 26.05.2025 (fa stato il timbro postale). Il 14.05.2025 dalle 19 alle 22 si terrà una serata informativa presso l’Auditorium della Scuola Cantonale di Commercio in viale Stefano Franscini 32 a Bellinzona.

Il bando di concorso, le modalità di iscrizione ai test fisici e i formulari possono essere consultati/scaricati dal sito internet della Polizia cantonale al seguente indirizzo: www.ti.ch/scuoladipolizia

 

Musumeci a palazzo delle Orsoline per il prolungamento di AlpTransit

Musumeci a palazzo delle Orsoline per il prolungamento di AlpTransit

https://www.rsi.ch/play/tv/-/video/-?urn=urn:rsi:video:2786014

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Completamento di AlpTransit, si aggiunge un altro tassello
Incontro Guerra-Musumeci per consolidare l’intesa

«Italia e Svizzera si scambiano più di un miliardo di euro alla settimana e il 90% delle merci passa, attraverso l’asse del Gottardo, proprio dal Ticino. Purtroppo però su questo tratto, che vede il nostro Cantone perno centrale del corridoio ferroviario che va da Rotterdam al porto di Genova, le opere non sono complete, tanto che oggi tra Lugano e Milano i treni circolano a una velocità media di circa 65 chilometri orari». È per questo che il presidente del Gran Consiglio Michele Guerra da mesi si prodiga a favore del completamento di AlpTransit. Auspicio a cui, ieri, si è aggiunto un ulteriore tassello. Guerra ha infatti consegnato personalmente al ministro italiano per la protezione civile e per le politiche del mare Nello Musumeci, in visita a Bellinzona, la lettera sottoscritta da Ticino, Lombardia, Piemonte e Liguria, affidata a inizio mese anche al consigliere federale Ignazio Cassis, responsabile del Dipartimento federale affari esteri. «Un incontro positivo», ha commentato il presidente del Gran Consiglio a margine dell’incontro, osservando che, «dato l’interesse convergente, è giusto giocare di sponda».

I prossimi passi
Dello stesso avviso anche Musumeci. «Sono convinto – afferma il ministro – che dobbiamo avviare, non soltanto a partire dalla mia visita, un rapporto nuovo con il Canton Ticino e con tutti i Paesi confinanti con l’Italia per uno scambio di idee e soluzioni comuni». Obiettivo quindi potenziare ulteriormente la collaborazione per il completamento di AlpTransit, «proprio perché – evidenzia Guerra – nel 2026-2027 il governo svizzero dovrà decidere se considerare questo tema una priorità o se lasciarlo slittare dopo il 2050». Gli fa eco il ministro italiano: «Lo scambio di esperienze e capacità propositive tra uno Stato e l’altro è fondamentale. Ci sono diversi temi comuni tra i due Paesi, in particolare la centralità del corridoio ferroviario che conduce a Genova». Consegnata la petizione, quali i prossimi passi? «Sottoporremo nei prossimi giorni il tema del completamento di questa tratta all’attenzione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti immaginando un tavolo bilaterale che possa consentire uno scambio di idee e fissare obiettivi certi». Di più. «Esamineremo le istanze evidenziate nella petizione nell’ottica di organizzare un incontro per confrontarci e per capire quali siano i temi che possono essere affrontati e risolti e quali invece quelli che possono essere sì affrontati, ma solo a lunga scadenza».

Sul tavolo, anche la protezione civile
Sul tavolo, non solo il completamento di AlpTransit, ma anche la protezione civile. L’incontro di ieri tra il presidente del Gran Consiglio Guerra e il ministro Musumeci fa infatti seguito a quello tenutosi a febbraio a Roma. Oltre all’asse ferroviario, due gli altri aspetti salienti. Ovvero, rileva Guerra, «la collaborazione tra i corpi di protezione civile in caso di catastrofe e la cultura e storia migratoria tra Sicilia, Svizzera e Ticino». In merito, illustra il ministro della protezione civile e del mare, «oggi (ieri per chi legge, ndr) abbiamo discusso di prevenzione, nonché della capacità di prevedere eventi fino a ieri inimmaginabili, come la crisi della siccità. Temi e sfide che il cambiamento climatico ha accentuato e di fronte ai quali non possiamo farci trovare impreparati». Sull’asse della protezione civile, aggiunge Guerra, «c’è già un accordo con le Prefetture di Verbano-Cusio-Ossola, Varese e Como. In tal senso, quando si tratta di imparare reciprocamente, siamo in prima fila».

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 29 aprile 2025 de La Regione

 

Passi avanti per la trasformazione digitale

Passi avanti per la trasformazione digitale

Durante l’annuale incontro con le Magistrature permanenti, la Divisione della giustizia ha aggiornato i presenti sui prossimi passi verso Justitia 4.0 – Dal prossimo anno il nuovo software in tutte le Preture del Cantone

Le autorità giudiziarie ticinesi, per usare le parole di Frida Andreotti, direttrice della Divisione della giustizia, hanno davanti a loro «una grande sfida, quella della trasformazione digitale».
Nei prossimi anni, infatti, entrerà nel vivo il progetto
 Justitia 4.0 che, appunto, mira a digitalizzare il terzo potere dello Stato in tutta la Svizzera. E, come noto, il Ticino è tra i «pionieri» di questo cambiamento. Ieri, a tal proposito, durante l’annuale incontro tra la Divisione e le Magistrature permanenti si è infatti discusso soprattutto di trasformazione digitale. «Il primo cambiamento, di natura tecnica ma imprescindibile per poter attuare Justitia 4.0, riguarda l’adozione del nuovo software gestionale (dall’attuale Juris/Agiti risalente agli anni Novanta al più moderno myAbi/Juris) che in futuro, molto concretamente, permetterà con un solo clic di interagire con la piattaforma nazionale justitia.swiss », spiega Andreotti.
Si tratta, dunque, dell’adattamento tecnico necessario per poi implementare la già citata
 Justitia 4.0, ossia la digitalizzazione del settore. Una svolta dal cartaceo al digitale, aggiunge la direttrice, non da poco: «Se pensiamo che in Ticino vengono trattati circa 50 mila incarti all’anno, questo cambiamento permetterà di rendere più efficiente tutto il settore, con risvolti positivi anche per il cittadino; più efficienza significa minori tempi di evasione e, si auspica, anche minori costi per tutti». E le tempistiche? «In questa fase la Pretura di Riviera sta fungendo da apripista, quale progetto pilota in Ticino per Justitia 4.0, e sta già configurando il programma informatico in base alle sue esigenze. Ma dall’anno prossimo inizieremo a implementare il nuovo software in tutte e dieci le Preture. Per poi passare al Ministero pubblico e, man mano, a tutte le altre autorità giudiziarie del Cantone».
Insomma, rileva Andreotti, «i cambiamenti stanno arrivando ». Non a caso, proprio sul fronte di
 Justitia 4.0, «il prossimo 28 maggio a Bellinzona avremo una riunione con i rappresentanti del progetto nazionale per lanciare il sesto progetto pilota della Svizzera».
L’incontro di ieri è stato anche l’occasione per aggiornare
 le Magistrature sul tema della logistica. Come spiega Cristoforo Piattini della Divisione, «è stata fatta una panoramica della situazione nelle varie regioni, con un accento sul Luganese. In questa fase sono in corso i lavori della Sezione della Logistica e verso fine giugno/inizio luglio dovremmo avere le prime indicazioni sul futuro del comparto» rispetto alla grida pubblica fatta per cercare soluzioni dopo la bocciatura dell’acquisto del nuovo Palazzo di Giustizia a Lugano.
Sul fronte dei potenziamenti, spiega infine Andreotti, è al momento previsto quello per la pretura penale, che giungerà nelle prossime settimane con il messaggio per la trasformazione digitale della Giustizia. E, infine, sempre nelle prossime settimane sarà messo in consultazione pure il messaggio per permettere anche ai magistrati di lavorare a tempo parziale. 

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 29 aprile 2025 del Corriere del Ticino

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Nuovo applicativo, si parte con le preture civili

Si comincerà dalle preture civili (tranne quindi, per il momento, quella penale). Dal prossimo anno useranno ‘myAbi/Juris’, il programma informatico che nelle varie autorità giudiziarie ticinesi rimpiazzerà l’attuale sistema ‘Juris/Agiti’, introdotto oltre trent’anni fa. Si tratta del primo, imprescindibile, tassello della trasformazione digitale della giustizia elvetica, decisa in tempi recenti da governo e parlamento federali. Sullo sfondo c’è il progetto nazionale ‘Justitia 4.0’, che prevede lo scambio degli incartamenti per via elettronica fra le parti – magistrati e avvocati – di un procedimento civile, penale o amministrativo federale. Questo attraverso la piattaforma ‘justitia.swiss’, che entrerà in funzione quando «almeno diciotto cantoni avranno aderito alla relativa convenzione», ricorda alla ‘Regione’ la responsabile della Divisione giustizia Frida Andreotti. E la digitalizzazione è stato «il piatto forte» dell’annuale incontro, ieri a Bellinzona, fra la direzione del Dipartimento istituzioni e i vertici delle magistrature permanenti cantonali. Presente anche il Consiglio della magistratura.
Acquistato lo scorso dicembre dal Consiglio di Stato, il programma ‘myAbi/Juris’ è in fase di implementazione alla Pretura di Riviera, la cui sede a Biasca dispone già della necessaria infrastruttura, ovvero rete e cablaggi. Lo stato dei lavori, riprende Andreotti, è stato illustrato durante l’incontro dallo stesso pretore di Riviera, Elisa Bianchi Roth. «A implementazione avvenuta e dopo un test, il nuovo applicativo informatico verrà introdotto anche in tutte le altre preture civili ticinesi, cosa che dovrebbe avvenire il prossimo anno», spiega la direttrice della Divisione giustizia. Dopo le preture civili «sarà la volta del Ministero pubblico, in seguito sarà il turno degli altri organi della magistratura».
Senza il nuovo programma informatico, sottolinea Andreotti, «sarà di fatto impossibile utilizzare la piattaforma ‘justitia.swiss’, che costituirà l’elemento centrale della giustizia digitalizzata, in quanto consentirà la comunicazione elettronica tra procuratori, giudici e avvocati». Gli atti giudiziari «saranno trasmessi unicamente per via appunto elettronica». Quando? «A Berna si ipotizza il 2032, ma sarebbe il termine massimo: in ogni caso magistrati e avvocati devono farsi trovare pronti, peraltro la comunicazione elettronica di dati riguardanti procedimenti giudiziari sarà obbligatoria», avverte la responsabile della Divisione, segnalando che il 28 maggio saranno in Ticino i responsabili nazionali del progetto Justitia 4.0.
Altro tema dell’incontro, la logistica. Cristoforo Piattini, collaboratore scientifico della Divisione giustizia, ha fatto il punto della situazione, aggiornando anche sulle ristrutturazioni in atto di edifici destinati ad accogliere una parte degli uffici giudiziari. Il grosso dovrebbe però confluire a Lugano e qui, dopo la bocciatura in votazione popolare dell’acquisto dello stabile Efg, si è alla ricerca di adeguate sistemazioni. «La Sezione della logistica – dice Piattini – sta approfondendo le offerte rientrate dopo la grida pubblica riguardante i quattro blocchi pianificati da destinare alle autorità giudiziarie. Si sta procedendo celermente».

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 29 aprile 2025 de La Regione

Col San Gottardo non si scherza

Col San Gottardo non si scherza

Da tre anni prima di passare la galleria i camion sono obbligati a fermarsi a Giornico «Abbiamo allenato gli occhi alla sicurezza»

Il giovane camionista del Kirghizistan aspetta guardando il telefono cellulare. È seduto davanti al suo camion targato Lituania che è passato al setaccio dagli assistenti di polizia. Alan Combi e Mario Galvan sono due di loro. Indossano pettorine e vestiti gialli fosforescenti e come i loro colleghi hanno una specializzazione particolare per lavorare al Centro di controllo dei veicoli pesanti di Giornico. Perché devono essere un po’ poliziotti, un po’ meccanici e un po’ autisti. Combi è sotto il camion. Galvan alla guida. Assieme, stanno testando tutti i possibili punti deboli del mezzo pesante, come i freni, anche se in realtà guardano tutto. Dai bulloni al parabrezza, passando per il motore, le ruote, il telaio e gli assi. Controllano a fondo senza trovare niente che non va. Il giovane camionista del Kirghizistan alza lo sguardo dal telefono. Poco prima ha dovuto spiegare a Galvan come mai sul tachigrafo è risultato che ha guidato più delle quattro ore e mezza consentite prima di fare una pausa di 45 minuti. «Ha detto che stava cercando parcheggio, per quello ha sforato di 20 minuti». Anche se non sono emerse altre irregolarità gravi, né sul suo conto, né sul veicolo, non si potrà fare finta di niente. Per lui è pronta una multa di 100 franchi. Perché rispettare i tempi di riposo così come guidare un camion in perfette condizioni non sono due questioni di poco, soprattutto poco prima di mettersi in strada in direzione della galleria autostradale del San Gottardo.

A 24 anni dalla tragedia
Anche se sono passati 24 anni dal terribile incidente tra due TIR che si verificò dentro al tunnel e costò la vita a 11 persone, il ricordo di quella tragedia è come se aleggiasse sempre qui, dove fino al settembre 2022 non c’era il Centro di controllo dei veicoli pesanti, ma solo l’area dismessa dell’ex acciaieria Monteforno.
Questo perché la genesi del progetto nacque proprio un anno dopo la tragedia, nel 2002. Affinché non potessero ripetersi più incidenti come quello del 24 ottobre 2001, vennero introdotte tutta una serie nuove misure di sicurezza in galleria, ma anche fuori, come il sistema del contagocce (adottato nel settembre 2002), che scagliona l’ingresso dei camion nella galleria, e la creazione, appunto, di nuovi Centri di controllo per dosare, ma anche verificare i mezzi pesanti. «Oggi questi Centri in tutta la Svizzera sono 12; il primo fu aperto nel 2009 a Ripshausen nel Cantone di Uri», annota Franco D’Andrea, ufficiale della polizia cantonale responsabile del Centro di Giornico, dove l’anno scorso, come si è appreso a fine marzo, sono stati controllati 12 mila i veicoli pesanti, da cui sono emersi 3 mila casi di irregolarità.

Un’area immensa
I camion che vogliono attraversare il San Gottardo sono obbligati a uscire a Giornico, dove è stato realizzato uno svincolo autostradale anche per le auto, che però non possono entrare nell’area del Centro. Un’area enorme, in realtà, che con i suoi 170mila metri quadri può arrivare ad accogliere fino a 640 camion, prima che questi inizino a occupare la corsia a loro riservata sull’autostrada. «Non capita spesso di riempirla, anzi, è raro, ma è già successo», sottolinea D’Andrea. Per prima cosa gli autisti devono attraversare una specie di casello. Gli assistenti di polizia con cui devono interfacciarsi hanno già visto grazie a telecamere, sensori e bilance sotto il manto stradale, se i loro mezzi sono in regola. È il primo controllo. A cui possono seguirne altri. « A contare è sicuramente l’esperienza – riprende D’Andrea – un assistente di polizia attento si accorge subito se qualcosa non torna anche dopo un primo controllo positivo». Se è il caso, il camion non può quindi mettersi in fila per tornare in autostrada, ma sottoporsi ad altre verifiche. Una di queste è ovviamente più approfondita della prima.

La scatola nera
Stavolta tocca a un TIR targato Lituania. A guidarlo è il giovane camionista del Kirghizistan di prima. Combi e Galvan iniziano l’ispezione. Sarà la prima di due. Torcia alla mano vengono osservati i freni, le gomme, il frontale, gli specchietti, la tela che avvolge il mezzo e se ci sono o meno sporgenze. Anche il peso è molto più dettagliato e approfondito. Inoltre, si prendono i dati del tachigrafo, che è una specie di scatola nera del TIR. Sullo schermo del computer in cui sono stati riversati i dati Galvan può tornare indietro di 56 giorni e scoprire per quanto tempo il giovane camionista ha guidato, ma anche quanto è andato veloce. È così che Galvan nota ad esempio che il giovane ha superato i limiti di velocità in Germania, poco sotto Monaco di Baviera. Non può multarlo perché il fatto non si è verificato in Ticino ma può sicuramente tenerne conto.
Nel controllo successivo a cui sarà sottoposto il mezzo, Combi andrà ancora più in là. Sceso in una buca scavata sotto il livello della strada controllerà il veicolo anche dal basso e in particolare verificherà se il misuratore di chilometri percorsi è stato manomesso. «Purtroppo è tecnicamente possibile farlo, ma abbiamo i mezzi per rilevarlo, anche se trovano sempre degli espedienti nuovi». Oltre a manomettere il misuratore sotto il camion, gli autisti che vogliono infrangere le regole possono anche agire sul tachigrafo stesso, che è posizionato dentro la cabina. Stavolta non è comunque il caso. Superata anche la terza verifica, il giovane camionista può rimettersi in strada.

Il museo degli orrori
Non sempre va così. D’Andrea, Combi e Galvan salgono le scale dell’edificio dove si eseguono i controlli tecnici più approfonditi per mostrare ciò che può essere considerato un piccolo museo dell’orrore. Gomme usurate, quasi a pezzi. Freni e dischi arrugginiti e crepati. Telai e parti di essi altrettanto lacerati. «Per fortuna non è sempre così, ma…». Ma qui a Giornico è capitato. Come del resto è successo lo scorso 26 marzo e reso noto a inizio aprile, quando un 36.enne camionista della Macedonia del Nord che stava transitando dal Centro è stato multato e denunciato assieme al proprietario del veicolo per grave infrazione alla Legge federale sulla circolazione stradale. Il TIR che stava guidando superava la lunghezza massima prevista e presentava soprattutto un’importante lacerazione al telaio.

Il giusto approccio
«Il nostro approccio è improntato su professionalità, correttezza e cortesia – chiarisce D’Andrea – dobbiamo infatti sempre tenere a mente di trovarci di fronte a dei lavoratori che fanno un mestiere duro e faticoso. Certo, sul rispetto delle regole non si transige. Ma bisogna appunto tenere presente che di norma non ci troviamo confrontati con criminali ». Ecco perché quasi sempre l’atteggiamento degli autisti è collaborativo. Anche se quando sono sottoposti a controlli nei loro confronti e al camion che stanno guidando devono mettere in conto una perdita di tempo sulla tabella di marcia. Una tabella che il più delle volte non ammette ritardi e anzi assomiglia di più a una lotta contro il tempo.
«Questo è il locale di custodia, ma non l’abbiamo mai dovuto usare», precisa D’Andrea, mostrando lo spazio chiuso realizzato all’interno del Centro di controllo, a riprova della buona collaborazione tra tutte le parti. Non è insomma una casualità che molti autisti preferiscano sostare a Giornico invece che in un’area di servizio autostradale. « Ormai è sempre più una loro abitudine. Si fermano da noi per recuperare le ore di guida. Probabilmente a incidere è anche il fatto che qui le docce e i servizi igienici sono gratuiti », evidenzia l’ufficiale di polizia, lasciandosi andare a un sorriso. La tragedia del 24 ottobre 2001 ha insomma insegnato molto. Anzi, si può tranquillamente affermare che ha segnato uno spartiacque tra un prima e un dopo. Perché sono passati 24 anni da quel giorno. Ma è come se fosse successo l’altro ieri. Forse anche per questo tutte le misure che contribuiscono a migliorare la sicurezza prima e durante l’attraversamento del tunnel riescono a vedere la luce. Come quella di realizzare una seconda canna, approvata dal popolo svizzero nel 2016, che si è iniziato a scavare da poche settimane e dovrebbe diventare realtà nel 2030.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 27 aprile 2025 de La Domenica

L’importanza di una rete di protezione preventiva

L’importanza di una rete di protezione preventiva

Norman Gobbi commenta la conferenza AETAP tenutasi a Lugano dall’8 al 10 aprile 2025

Dal 8 al 10 aprile 2025, il campus USI/SUPSI di Lugano ha ospitato la sedicesima edizione della conferenza dell’Association of European Threat Assessment Professionals (AETAP), un appuntamento di rilievo internazionale che ha riunito circa 150 esperti in materia di sicurezza, prevenzione e gestione delle minacce. L’evento ha visto la partecipazione di rappresentanti delle forze dell’ordine, psicologi, accademici e operatori del settore sanitario impegnati nel sostegno alle vittime.
“Nel corso della conferenza – ha spiegato il Consigliere di Stato Norman Gobbi – si sono susseguiti numerosi workshop e interventi che hanno affrontato questioni di grande attualità, come la violenza domestica, lo stalking e le minacce connesse al terrorismo. Professionisti provenienti da tutta Europa e anche dagli Stati Uniti hanno offerto contributi di elevata qualità, favorendo un confronto costruttivo tra esperienze diverse”.
Gobbi ha sottolineato come, in ogni ambito operativo, il confronto tra specialisti rappresenti un’occasione essenziale per perfezionare strumenti, strategie e metodologie nell’ambito della gestione delle minacce. “La possibilità di instaurare e rafforzare contatti sia a livello intercantonale che internazionale consente un miglioramento costante delle pratiche di prevenzione, promuovendo uno scambio bilaterale di competenze”.
Elemento centrale della conferenza è stata la promozione di una rete di protezione preventiva capillare e intersettoriale, in grado di coinvolgere tutti gli ambiti della società: dalle istituzioni scolastiche al volontariato, dalle realtà sportive ai servizi sociali. “In Svizzera – ha precisato Gobbi – non abbiamo riscontrato la presenza di cellule organizzate, ma piuttosto individui isolati e imprevedibili. Proprio per questo, risulta fondamentale attivare una rete di segnalazioni e collaborazioni capillare, in grado di rilevare tempestivamente segnali di rischio. Ogni cittadino può diventare un ‘sensore sociale’, capace di cogliere segnali critici e favorire un intervento precoce”.
Nel corso della conferenza è stata posta particolare attenzione all’esperienza maturata in Ticino, dove nel 2017 è stato avviato un progetto pilota all’interno della Polizia cantonale per la gestione delle minacce. “Nel 2019 – ha ricordato Gobbi – questa iniziativa si è strutturata nel Gruppo prevenzione e negoziazione, una realtà unica in Svizzera per composizione e approccio operativo. Il gruppo integra agenti di polizia, psicologi e mediatori specializzati in tecniche di de-escalation, garantendo così una risposta multidisciplinare e articolata. Grazie al coordinamento con istituzioni esterne – come scuole, associazioni sportive e servizi sociali – è possibile intervenire in modo mirato e risolutivo anche in situazioni potenzialmente critiche”.
Tra i numerosi temi trattati nei workshop figurano le metodologie per la valutazione del rischio, le strategie di contrasto alla radicalizzazione e le buone pratiche per la tutela delle vittime di stalking e violenza domestica. “Molti relatori hanno presentato casi concreti tratti dalla loro esperienza sul campo, sottolineando l’importanza della formazione continua e dell’adozione di protocolli condivisi tra tutti gli attori coinvolti nella gestione delle minacce”, ha proseguito Gobbi.
“La conferenza AETAP tenutasi a Lugano ha ribadito con forza quanto sia essenziale il dialogo tra professionisti e lo scambio di know-how. La sinergia tra istituzioni, mondo accademico e società civile rappresenta la vera chiave per una protezione preventiva efficace, duratura e soprattutto condivisa”, ha concluso il Consigliere di Stato.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 27 aprile 2025 de Il Mattino della domenica

Il Consiglio di Stato nomina Athos Guanziroli quale Responsabile di settore della Polizia cantonale

Il Consiglio di Stato nomina Athos Guanziroli quale Responsabile di settore della Polizia cantonale

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha nominato nella sua seduta della scorsa settimana Athos Guanziroli quale Responsabile di settore della Polizia cantonale. In qualità di funzionario dirigente del settore concernente i progetti, i processi e la tecnica, Guanziroli assumerà il ruolo ricoperto in precedenza da Richard Bortoletto.

Nella sua funzione di dirigente, Athos Guanziroli, avrà il compito di coordinare la gestione dei progetti di polizia, principalmente a livello informatico, e la loro rispettiva evoluzione, analizzando e monitorando puntualmente il portafoglio delle iniziative nonché assumendo la direzione di quelli particolarmente complessi. Questo garantendo pure la gestione corrente del suo settore di competenza. In quest’ambito dovrà inoltre sostenere l’efficienza del processo decisionale nonché supportare e fornire la necessaria consulenza al Comando della Polizia cantonale.
Athos Guanziroli, ingegnere gestionale classe 1983, ha conseguito nel 2020 il Master of Science SUPSI in Business Administration con approfondimento in Innovation Management.
Nel corso della sua attività lavorativa ha sviluppato competenze nella gestione di progetti complessi e nell’ottimizzazione dei processi. La sua carriera professionale lo ha visto in veste di Senior Innovation Manager presso RUAG dove ha implementato programmi strutturati, gestendo portafogli di progetti e definendo indicatori di performance nonché come Managing Director presso il Swiss Drone Competence Center di Lodrino dove si è occupato della creazione della struttura di governance promuovendo collaborazioni strategiche tra istituzioni pubbliche e private. Inoltre, è attivo quale docente in “Innovation Management” e membro della commissione direttiva del Dipartimento Tecnologie Innovative (DTI) della Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana (SUPSI). Infine, dal 2021 ricopre il ruolo di Sostituto Comandante della Protezione civile per la Compagnia 51, gestendo interventi in caso di emergenze nonché le attività logistiche e operative per garantirne l’efficienza.
Il Consiglio di Stato formula ad Athos Guanziroli i migliori auguri per la nuova sfida professionale che l’attende all’interno della Polizia cantonale.

“Esempio di umiltà, vicinanza e instancabile impegno per la pace”

“Esempio di umiltà, vicinanza e instancabile impegno per la pace”

La morte di papa Francesco è stata subito commentata anche dall’amministratore apostolico della Diocesi di Lugano Alain de Raemy che, con una lettera inviata alle redazioni a metà mattinata, ha voluto lanciare un messaggio di positività. “Ho appreso con profonda tristezza – scrive de Raemy in una lettera inviata ai fedeli – della morte del nostro caro papa Francesco. Ora, per Lui, si compie l’incontro con il Signore e comincia la festa, come Lui stesso aveva ricordato durante un’udienza del 2022”. Per ricordare papa Francesco alle 15 tutte le campane della Diocesi, come nel resto della Svizzera, hanno suonato a lutto a lungo. “Ritengo – scrive sempre de Raemy – che sia stato per noi un esempio di autentica umiltà e attenzione ai più bisognosi, insegnandoci l’importanza della sinodalità, all’interno della Chiesa e tra tutti gli uomini. Papa Francesco ci ha subito colpito per il nome scelto, per i suoi modi poco protocollari, per la scelta del luogo di residenza e per il linguaggio popolare”.

«In questo Lunedì dell’Angelo, un velo di tristezza accompagna la notizia della scomparsa di papa Francesco, figura che ha profondamente segnato l’ultimo decennio con il suo esempio di umiltà, vicinanza e instancabile impegno per la pace. Il suo richiamo costante a tutte le persone di buona volontà a perseguire la fratellanza, il perdono e il dialogo rappresenta un’eredità morale e spirituale di immenso valore». Il presidente del governo ticinese Norman Gobbi ricorda così papa Bergoglio. «Come rappresentanti delle istituzioni – continua il consigliere di Stato, da noi contattato –, siamo chiamati a far vivere ogni giorno questi valori, cercando soluzioni giuste e dignitose per tutti, con rispetto, ascolto e responsabilità”. Il Canton Ticino “si unisce al cordoglio della Chiesa cattolica e del mondo intero per la perdita di un grande uomo, che h saputo parlare al cuore di credenti e non credenti con semplicità e verità”.

C’è poi anche un tema in un certo senso politico che in questo momento si riaffaccia. Ed è quello del futuro timoniere della Curia di Lugano. “Da oltre due anni e mezzo – riprende Gobbi – la nostra Diocesi è affidata a un amministratore apostolico. Nonostante la richiestas di nominare un vescovo ticinese , con la recente scomparsa del Pontefice l’attesa per una nuopva nomina rischia di protrarsi ulteriormente. (…)

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 22 aprile 2025 de La Regione

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Ticinonews edizione straordinaria

Minuto 15:30

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«Un grande uomo, che ha saputo parlare al cuore di credenti e non»

Il messaggio di cordoglio per la scomparsa di Papa Francesco di Norman Gobbi, presidente del Consiglio di Stato, a nome delle istituzioni

«In questo Lunedì dell’Angelo, un velo di tristezza accompagna la notizia della scomparsa di Papa Francesco, figura che ha profondamente segnato l’ultimo decennio con il suo esempio di umiltà, vicinanza e instancabile impegno per la pace». Con queste parole, Norman Gobbi, presidente del Consiglio di Stato, si è unito – a nome delle istituzioni ticinesi – al cordoglio per la scomparsa di Papa Francesco.
«Il suo richiamo costante a tutte le persone di buona volontà a perseguire la fratellanza, il perdono e il dialogo rappresenta un’eredità morale e spirituale di immenso valore. Come rappresentanti delle istituzioni, siamo chiamati a far vivere ogni giorno questi valori, cercando soluzioni giuste e dignitose per tutti, con rispetto, ascolto e responsabilità. Senza smania di potere, ma con l’onestà di chi desidera costruire un futuro migliore. Il Cantone Ticino si unisce al cordoglio della Chiesa cattolica e del mondo intero per la perdita di un grande uomo, che ha saputo parlare al cuore di credenti e non credenti con semplicità e verità».

https://www.tio.ch/ticino/attualita/1831796/un-grande-uomo-che-ha-saputo-parlare-al-cuore-di-credenti-e-non