Siamo arrivati a quota 100, andiamo avanti? Sì

Siamo arrivati a quota 100, andiamo avanti? Sì

«Restano un tema attuale ma ci vuole più attenzione a preservare la prossimità»

Il Ticino era, ancora negli anni ‘90, il cantone con il maggior numero assoluto di piccolissimiComuni, ben 44 realtà comunali con meno di 100abitanti l’una. Il primo timido passo verso una concentrazione delle forze avvenne nel 1995, conla fusione tra Crana, Comologno e Russo, cheridusse il numero di Comuni da 247 a 245. Ma è solo nel nuovo secolo che i processi aggregativi hanno acquisito potenza, travolgendo confini che un tempo sembravano intoccabili, fino al punto da arrivare a un Ticino a 100 Comuni,domenica scorsa, con le elezioni che hanno sancito la nascita dei nuovi Comuni aggregati di Giornico, Lema e Quinto. Un bel traguardo. Ma ora che si fa? Qualche aggregazione potrebbe ancora vedere la luce, nel Basso Mendrisiotto, forse nel Locarnese, seppur incompleta, si spera anche in Rovana. Allo stesso tempo emerge però anchemalcontento in alcuni quartieri aggregati, daCarona a Sessa, a dimostrare che l’aggregazione è come una pianta che deve essere curata in continuazione. «Una delle sfide che gli organi politici dei Comuni aggregati devono affrontarecon maggior consapevolezza consiste nel dialogo con la cittadinanza», avverte Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle Istituzioni.

«Occorre rimettere al centro il cittadino e non le istituzioni», afferma Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle Istituzioni, chiaramente soddisfatto dei progetti andati in porto ma consapevole della necessità di considerare sempre e comunque i bisogni della cittadinanza. «Il dialogo è a prima vista dispendioso, ma è l’unica via possibile», sostiene.

Consigliere Gobbi, il Ticino a 100 Comuni può essere considerato un suo successo?
«Il successo della politica aggregativa promossa dal Canton Ticino è la risultante del lavoro svolto da più consiglieri di Stato, funzionari dell’amministrazione cantonale, politici e amministratori locali che si sono succeduti negli ultimi trent’anni. Convinto fusionista della prima ora, da quando sono alla testa del Dipartimento delle istituzioni mi impegno a favore delle aggregazioni, sia per i Comuni che sono in uno stato di necessità che per quelli per i quali le aggregazioni costituiscono un’opportunità di sviluppo del proprio benessere residenziale. Una convinzione, la mia, che mi ha sempre portato a rispettare le autonomie locali e, conseguentemente, a sostenere le iniziative promosse dai comuni medesimi».

Quali sono i vantaggi di questa riduzione?
«Storicamente le prime aggregazioni hanno permesso ai Comuni più piccoli e deboli di recuperare la necessaria capacità di funzionamento, sia sul piano finanziario che su quello amministrativo o democratico. Molti di essi faticavano a trovare persone disposte ad assumere una carica pubblica. Col passare del tempo queste aggregazioni, che possiamo definire di necessità, hanno lasciato il posto ad aggregazioni di opportunità, la cui caratteristica principale è quella di permettere al nuovo Comune di di contribuire con più determinazione al benessere delle persone e delle aziende presenti sul proprio territorio»

E quali sono gli svantaggi?
«I trent’anni trascorsi e gli svariati progetti portati a termine con successo hanno evidenziato che le aggregazioni hanno contribuito ad allontanare il cittadino dalle istituzioni. In questo senso i Comuni aggregati devono impegnarsi maggiormente a favore di una politica capace di rafforzare la coesione sociale e promuovere un’identità locale».

Finora sono state fatte le aggregazioni «facili» e quelle «inevitabili». Ora restano le «difficili».
«Dire che finora sono state fatte solo aggregazioni facili o inevitabili non è corretto. Basti pensare a Lugano o Bellinzona per rendersi conto delle difficoltà incontrate per dare vita a questi nuovi Comuni. Certo è che quando l’aggregazione è di necessità la popolazione è più propensa a sostenerla, mentre quando si affrontano aggregazioni di opportunità occorre avere gli argomenti giusti per convincerli a votare favorevolmente. Fatta questa precisazione, per quanto ci siano ancora alcuni Comuni in una situazione di necessità, il futuro è fatto principalmente di aggregazioni di opportunità, e quindi più difficili da realizzare».

Pensa che l’onda aggregativa si stia esaurendo o si sia già esaurita?
«No, malgrado le difficoltà appena menzionate rimango convinto che le aggregazioni saranno un tema anche nei prossimi anni. Penso in modo particolare al Locarnese e al Basso Mendrisiotto, che a mio giudizio avrebbero vantaggio ad unire le proprie forze, anche solo per recuperare quel peso specifico che nel corso degli anni hanno progressivamente perso a vantaggio delle altre regioni del Cantone, che si sono trasformate sul piano istituzionale proprio grazie alle aggregazioni».

Di recente sono emersi casi di insoddisfazione nei quartieri aggregati (p.es. Sessa e Carona). Non crede che se questi quartieri fossero ancora autonomi potrebbreo difendere meglio le loro esigenze?
«Per rispondere a questa domanda occorre sottolineare che a seguito delle aggregazioni i cittadini e le aziende di molti quartieri traggono vantaggio dalla possibilità di usufruire di servizi pubblici qualitativamente migliori rispetto a prima. Tuttavia, come sottolineavo in precedenza, le aggregazioni hanno portato all’allontanamento del cittadino dalle istituzioni. Una delle sfide che gli organi politici dei Comuni aggregati devono accettare di affrontare con maggiore consapevolezza e determinazione consiste nel dialogo con la cittadinanza. Un dialogo che deve essere ricercato non tanto o solo per promuovere le proprie soluzioni, ma per riconoscere le differenze che possono sussistere da un quartiere all’altro e cercare insieme il modo per soddisfare i loro bisogni particolari. Si tratta di preservare quella prossimità al cittadino che nel nostro sistema federale costituisce la caratteristica principale del Comune. Un impegno a prima vista dispendioso, ma che costituisce l’unica via per ridurre il rischio di ricorsi o referendum che politicamente possono avverarsi assai più costosi».

In generale, le commissioni di quartiere stanno giocando un ruolo o sono un esercizio alibi?
«Ogni Comune aggregato ha interpretato le commissioni di quartiere a modo proprio. Esse sono spesso viste più come un fattore di disturbo che come un’opportunità. Le commissioni di quartiere devono diventare proprio quello strumento attraverso il quale gli organi politici del Comune, nel rispetto delle proprie competenze, entrano in contatto con la cittadinanza, le loro difficoltà, i loro bisogni e le loro aspettative. Inoltre, esse possono essere lo strumento ideale per promuovere la coesione sociale e il sentimento di appartenenza al Comune, che sono alla base dell’impegno civico».

Potrebbe citare degli esempi di quartieri che stanno meglio rispetto a quando erano Comuni?
«Per quanto ognuno di noi tenda a dimenticare velocemente i vantaggi che ha potuto acquisire in quanto cittadino di un Comune aggregato, è lecito affermare che quasi tutti i neo quartieri hanno visto migliorare la propria situazione. Lo dico nella consapevolezza che ve ne sono alcuni per i quali la mancanza di attenzione da parte della classe politica, propensa a perseguire obiettivi generali o fiscali, può aver comportato ladisattesa delle loro aspettative».

Secondo lei la presenza a Lugano di enclavi (o quasi enclavi) come Paradiso o Massagno rafforza o indebolisce la Città e, più in esteso, il Luganese?
«Dal punto di vista funzionale, la presenza di un’enclave, come Paradiso o Massagno per Lugano o Mezzovico-Vira per Monteceneri, costituisce un’opportunità mancata nella misura in cui non facilita e talvolta non permette di risolvere i problemi o la realizzazione delle opportunità offerte dal comprensorio. Queste difficoltà, tuttavia, per quanto in maniera più impegnativa rispetto alle realtà nelle quali vi è un solo Comune, possono essere superate se vi è una fiducia reciproca e la volontà di cooperare piuttosto che di competere».

È ipotizzabile, come già successo nel lontano passato, che un Comune aggregato si disaggreghi?
Sì, legalmente è possibile, ma la vera questione è sapere se questo è opportuno. Fatte alcune eccezioni, dove le aggregazioni si sono forse spinte oltre un limite funzionale, generalmente i problemi riscontrati possono essere risolti. Perché ciò avvenga, tuttavia, occorre quel cambiamento di cultura politica cui facevo riferimento in precedenza. Occorre rimettere il cittadino e non le istituzioni al centro. Occorre recuperare quella sensibilità democratica che porta la classe politica a dialogare con la cittadinanza, anche solo per spiegare perché alcune delle loro aspettative non possono essere soddisfatte. Fatta questa premessa, rimango convinto che le aggregazioni portano con sé più vantaggi che svantaggi».

Secondo lei, intorno a quale cifra si assesterà il numero di Comuni in Ticino?
«Spiacente, ma questa mattina mi si è rotto l’oracolo, per cui non sono in grado di rispondere in maniera assoluta a questa domanda. Posso solo sperare che qualsiasi sia il numero definitivo dei Comuni ticinesi, questi siano sempre in grado di assicurare il giusto equilibrio tra vicinanza alla cittadinanza, efficienza amministrativa e sostenibilità economica».

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 13 aprile 2025 de La Domenica

Norman Gobbi nuovo Presidente del Governo: festa a Quinto

Norman Gobbi nuovo Presidente del Governo: festa a Quinto

Mercoledì 16 aprile 2025, il Consigliere di Stato Norman Gobbi assumerà la presidenza del Governo per l’anno 2025/2026.
Lo stesso giorno, dalle ore 18.30, si terranno i festeggiamenti ufficiali alla Gottardo Arena di Ambrì, un momento speciale per celebrare la nuova carica.
Al termine dell’evento, sarà offerto un rinfresco.
Vi invitiamo a partecipare. Non mancate!

Richiedenti asilo criminali: verso una detenzione semplificata in vista dell’espulsione

Richiedenti asilo criminali: verso una detenzione semplificata in vista dell’espulsione

Norman Gobbi indica i passi da intraprendere per un’espulsione fattiva di richiedenti l’asilo criminali

La questione della gestione dei richiedenti asilo coinvolti in attività criminali è diventata una priorità nell’agenda politica svizzera, come conferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi: “la Conferenza delle direttrici e dei direttori dei dipartimenti cantonali di giustizia e polizia, ha indicato chiaramente come le attuali basi giuridiche presentino significative lacune, impedendo in molti casi la detenzione di richiedenti asilo criminali e persone senza diritto di permanenza in Svizzera in vista della loro espulsione”.

Le autorità cantonali e comunali stanno conseguentemente esercitando una crescente pressione sul Consigliere federale Beat Jans per risolvere questa problematica, evidenziando come l’impossibilità di trattenere efficacemente questi soggetti crei serie difficoltà per la gestione della sicurezza pubblica a livello locale. “La situazione attuale non solo compromette la fiducia dei cittadini nel sistema d’asilo, ma pone anche le autorità cantonali e comunali in una posizione particolarmente complessa e difficile”, continua Gobbi.

Per affrontare questa sfida, la Conferenza delle direttrici e dei direttori dei dipartimenti cantonali di giustizia e polizia ha avanzato la proposta di incaricare immediatamente il gruppo di lavoro Sicurezza, operante nell’ambito del progetto «Strategia globale sull’asilo», di procedere a un esame giuridico approfondito e di elaborare diverse possibili soluzioni. “L’obiettivo è quello di creare celermente nuove basi giuridiche che permettano una semplificazione delle procedure di detenzione per questi casi specifici”, precisa Gobbi.

Le autorità auspicano che i primi risultati di questo lavoro possano essere presentati prima della pausa estiva, sottolineando l’urgenza della questione. Per Gobbi “questa iniziativa rappresenterebbe un passo importante verso una gestione più efficiente e sicura del fenomeno migratorio in Svizzera, cercando di bilanciare le esigenze di sicurezza pubblica collettiva con il rispetto dei diritti fondamentali”.

I Cantoni e i Comuni, che si trovano in prima linea nella gestione quotidiana di queste problematiche, attendono con particolare interesse gli sviluppi di questa proposta, considerandola essenziale per disporre finalmente degli strumenti giuridici adeguati a gestire situazioni che attualmente risultano di difficile soluzione, causa un sistema troppo buonista a livello federale.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 13 aprile 2025 de Il Mattino della domenica