“Wir schaffen das”… nicht!

“Wir schaffen das”… nicht!

Dieci anni dopo: riflessioni dalla frontiera sud

Dieci anni fa, il 31 agosto 2015, Angela Merkel pronunciava la frase destinata a diventare il simbolo della politica migratoria tedesca senza reali controlli: «Wir schaffen das» (“Ce la faremo”).
Con quelle parole, la Germania si presentava come faro di speranza. Oggi, a distanza di un decennio, quella dichiarazione continua a dividere l’opinione pubblica e, in particolare, la Svizzera e la regione ticinese ne hanno vissuto direttamente le conseguenze.
«Diversi episodi di criminalità e terrorismo hanno riacceso il dibattito sulla gestione dei confini e sull’efficacia dei controlli» osserva il consigliere di Stato Norman Gobbi. «Alcuni responsabili di attentati in Germania e in altri Paesi europei risultavano entrati con i flussi migratori del 2015–2016, senza verifiche sistematiche. Inoltre – prosegue Gobbi – le statistiche mostrano un aumento dei reati commessi da richiedenti asilo o persone prive di uno status definito, in particolare furti e aggressioni. Questo conferma come la politica migratoria delle porte aperte, sostenuta dai movimenti no-borders, si sia rivelata fallimentare».
Le difficoltà, sottolinea Gobbi, non si sono limitate alla sicurezza. «Dal punto di vista socio-economico, l’arrivo massiccio e incontrollato di migranti ha avuto conseguenze pesanti. Ancora oggi una parte significativa di loro non ha raggiunto un’autonomia economica sufficiente e continua a dipendere dall’assistenza sociale, con costi rilevanti per la collettività e con forti tensioni sociali. Anche scuole e sistemi di formazione hanno faticato ad assorbire i nuovi arrivati, soprattutto adulti con scarse competenze linguistiche e professionali».
Il 2016 fu l’anno in cui la frontiera sud della Confederazione, il Canton Ticino, si trovò al centro della cosiddetta “stagione delle porte aperte”, generata dalle politiche tedesche di accoglienza. «In quell’anno – ricorda Gobbi – furono registrati quasi 34’000 ingressi illegali solo in Ticino: un record per la Svizzera, che mise a dura prova la sicurezza e le strutture di accoglienza. L’ondata migratoria creò sfide politiche, sociali e operative senza precedenti sia per il Cantone sia per la Confederazione».
La situazione fu particolarmente critica a Chiasso, principale punto di transito verso la Svizzera interna. «La pressione era tale – spiega Gobbi – che furono necessari interventi straordinari in materia di ordine pubblico, protezione civile, polizia e coordinamento con Berna. Nell’emergenza, abbiamo aperto un centro di riammissione a Rancate, capace di gestire l’alto numero di arrivi. Una risposta possibile solo grazie alla rapidità e alla capacità del mio Dipartimento e dei miei collaboratori. Abbiamo dimostrato al resto della Confederazione che il Ticino è davvero la Porta Sud del Paese».
Quale insegnamento trarre da quegli anni? «L’ondata migratoria del 2015–2016 ha mostrato chiaramente che non bastano i buoni sentimenti o gli slanci umanitari – conclude Gobbi –. Serve una politica migratoria chiara e rigorosa, con controlli di frontiera efficaci e una cooperazione concreta, non semplici slogan emotivi».

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 31 agosto 2025 de Il Mattino della domenica

Amministrazione: cerimonia di fine apprendistato

Amministrazione: cerimonia di fine apprendistato

Comunicato stampa

L’Auditorium della Scuola cantonale di commercio di Bellinzona ha ospitato mercoledì 27 agosto 2025 la tradizionale cerimonia per la chiusura del ciclo di formazione degli apprendisti dell’Amministrazione cantonale. L’evento ha permesso di onorare l’impegno delle giovani e dei giovani che hanno svolto il loro tirocinio nei diversi Dipartimenti, e di sottolineare l’impegno di tutti i servizi coinvolti nel mettere a disposizione un ambiente di lavoro stimolante e orientato alla crescita personale.

La cerimonia, organizzata per concludere simbolicamente l’ultimo anno di apprendistato, ha visto la partecipazione del Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, del Caposezione delle risorse umane, Raniero Devaux, del Presidente dell’Associazione dei pensionati dello Stato, Pierre Spocci – oltre che di un numeroso pubblico formato da genitori, parenti, responsabili della formazione e funzionari in rappresentanza dei diversi settori di attività del Cantone.

Nei loro interventi, i relatori hanno sottolineato il ruolo attivo dell’Amministrazione cantonale nella formazione dei giovani, e la volontà di mettere a disposizione delle giovani generazioni un ambiente di lavoro stimolante. Ai giovani presenti è stato rivolto l’invito a considerare l’attestato di fine tirocinio come un traguardo intermedio, da arricchire con l’esperienza professionale e – soprattutto – tramite un approccio orientato alla formazione individuale permanente.  

Di seguito, la lista dei 74 apprendisti e stagisti hanno terminato con successo il loro tirocinio, suddivisi nelle varie categorie professionali:  

  • apprendista addetto alle attività agricole CFP: Eros Cacciola
  • apprendista agricoltore AFC: Tristan Taddei
  • apprendisti/e cuochi/e AFC: Matilde Domeniconi, Tommaso Scarpa
  • apprendista geomatico AFC: Amel Zekan
  • apprendisti/e gestori/trici delle informazioni e della documentazione AFC: Elia Anghinoni, Samuel Columpsi, Nolween Kümin, Simona Soldati, Jamila Zanoli
  • apprendisti/e impiegati/e di commercio AFC: Nelson Almeida Vieitos, Gioele Arnaboldi, Giada Conforti, Alice Dellatorre, Edina Hrnic, Ivan Jozak, Nicolò Manfrina, Carlos Mina, Martino Musso, Mattia Novaresi, Raffaele Pedrioli, Roberta Praino, Sebastian Scaramella, Tommaso Taccogna, Yasemin Top
  • apprendista impiegata di commercio CFP: Elisa Daniele
  • apprendista impiegato in logistica AFC: Gjulian Dujaka
  • apprendista operatore di edifici e infrastrutture AFC: Milo Cavallo
  • apprendisti informatici AFC: Leonardo Calamaro, Noé Conti, Marco Grebac, Marco Merlini, Sascha Nasciuti, Fabio Pirro
  • apprendista interactive media designer AFC: Lara D’Argenio
  • apprendista laboratorista in biologia AFC: Alan Ciarpelli
  • apprendista meccatronico AFC: Theo Jaquet-Richardet
  • apprendisti operatori informatici AFC: Angelo Berva, Gregory Delcev
  • apprendista operatrice socioassistenziale AFC: Aylin Cömertpay
  • apprendista polydesiger 3D AFC: Matilde Baiardi
  • stagisti/e per il conseguimento della maturità professionale commerciale: Elisa Antonioletti, Martina Beltraminelli, Luigi Benincasa, Matteo Bricalli, Samir Youssef Camponovo, Giovanna Cardoso Giglio, Amélie Crivelli, Sandra Cvetkova, Katarina Jovcic, Nicole La Rocca, Michele Lanini, Cassandra Marra, Alan Metral, Elisa Natali, Martino Novaresi, Ludovico Olivieri, Andrea Pinesi, Christian Raia, Stefano Rappazzo, Bennan Saliji, Saranghi Sivasangaran, Sophia Städler, Matteo Thoma, Samuel Viggiano
  • stagista per il conseguimento dell’attestato federale di capacità quale impiegato di commercio AFC: Anna Pandini, Mayra Pisano, Ambra Rodoni, Elisa Sperolini, Michel Steyaert, Monica Tedone

Il premio speciale dell’Associazione dei pensionati dello Stato, destinato a chi si è distinto particolarmente durante il tirocinio, è stato attribuito a Matilde Baiardi (polydesigner 3D), Giada Conforti (impiegata di commercio), Matilde Domeniconi (cuoca), Theo Jaquet-Richardet (meccatronico), Marco Merlini (informatico aziendale), Simona Soldati (gestrice delle informazioni e della documentazione).  

Sessione autunnale delle Camere federali – Il Consiglio di Stato incontra la Deputazione ticinese

Sessione autunnale delle Camere federali – Il Consiglio di Stato incontra la Deputazione ticinese

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha incontrato oggi la Deputazione ticinese alle Camere federali per la tradizionale riunione in vista della sessione parlamentare autunnale, in programma dall’8 al 26 settembre.

Durante la sessione autunnale delle Camere federali verranno trattati diversi oggetti di particolare interesse per il Cantone Ticino, dei quali Consiglio di Stato e Deputazione alle Camere federali hanno discusso durante il tradizionale incontro di preparazione.
Per quanto concerne i temi relativi alla mobilità, Consiglio di Stato e Deputazione hanno dapprima discusso dell’attuale e futura gestione operativa dei due tunnel autostradali al San Gottardo, successivamente è stato tematizzato il credito d’impegno stanziato dal Consiglio federale per quanto concerne l’offerta di trasporto del traffico regionale viaggiatori, giudicato insufficiente dal Governo per rapporto agli obiettivi e alla copertura del fabbisogno dei Cantoni. Governo e Deputazione hanno colto l’occasione per un aggiornamento reciproco in merito alla situazione di FFS Cargo e all’impatto sul Cantone.
La discussione si è in seguito spostata sulla situazione finanziaria della Confederazione e sulle misure di risparmio federali, di prossima trattazione, nonché dei diversi progetti che saranno verosimilmente destinati a subire le conseguenze, come ad esempio gli annunciati tagli legati al Programma Gioventù+Sport.
Per quanto concerne i temi relativi al Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport, l’attenzione è stata rivolta in maniera particolare alla trattazione congiunta dell’Assemblea federale di numerosi atti parlamentari dedicati alla promozione della formazione professionale.
In ambito di politica sanitaria è stata discussa la situazione relativa ai costi della salute, con particolare riferimento alle due iniziative cantonali per ridurre la spesa per i medicamenti a carico dell’assicurazione malattia, presentate dal Consiglio di Stato lo scorso 9 luglio tramite il messaggio governativo numero 8597.
Durante l’incontro l’accento è stato posto anche su dossier con potenziali importanti ripercussioni finanziarie per il Cantone, quali la perequazione finanziaria nazionale, e sull’impatto derivante dall’entrata in vigore dei dazi statunitensi nei confronti della Svizzera e del Ticino.
A margine dell’incontro con il Consiglio di Stato, la Deputazione ticinese alle Camere federali ha tenuto la sua riunione ordinaria, presieduta dalla Consigliera nazionale Greta Gysin.
Nel pomeriggio sono previsti i festeggiamenti per la Presidente della Deputazione nel Comune di Val Mara.
Il programma di incontri della Deputazione ticinese a Berna durante la sessione autunnale prevede un incontro con il Consigliere federale Ignazio Cassis e con i vertici di Swisscom.

Inaugurata la nuova Riserva forestale Val Marcri: un patrimonio naturale di oltre 1’400 ettari

Inaugurata la nuova Riserva forestale Val Marcri: un patrimonio naturale di oltre 1’400 ettari

È stata ufficialmente inaugurata la Riserva forestale Val Marcri, una delle più estese del Cantone Ticino con i suoi 1’464 ettari, compresi tra i 900 e i 2’310 metri di altitudine. L’inaugurazione si è svolta in presenza del Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, il Sindaco di Personico Emilio Cristina, il Presidente dell’Alleanza Patriziale Ticinese Tiziano Zanetti, il Direttore dell’Organizzazione Turistica Regionale Bellinzonese e Alto Ticino Juri Clericetti, il Presidente del Patriziato di Personico Remo Guzzi, l’Ingegnere circondario in pensione già membro della Commissione Cantonale Riserve Forestali Dottor Flavio Tognini e il Responsabile dell’Ufficio forestale 2° circondario di Biasca, Aron Ghiringhelli.

L’area protetta comprende le valli sospese della Val Marcri, Val d’Ambra e Val Nèdro, modellate dai ghiacciai e rimaste in gran parte intatte grazie alla difficoltà di accesso e al ridotto sfruttamento boschivo negli ultimi decenni. Qui si incontrano faggete, abetine, peccete e lariceti che potranno evolvere liberamente senza intervento umano, offrendo un habitat ideale a cervi, caprioli, camosci e persino alla lince.

Una lunga storia di collaborazione
Il progetto affonda le sue radici negli anni ’90, quando un giovane ingegnere forestale immaginò per la prima volta di trasformare la Val Marcri in una riserva. Nel 2005 arrivò un lavoro di diploma sul tema, realizzato da Federico Rossini, tra l’altro moderatore della giornata inaugurativa, nel 2007 l’approvazione dello studio preliminare dei tre Patriziati, e nel 2012 quella del progetto definitivo da parte del Gran Consiglio che autorizzava il Consiglio di Stato a firmare la relativa convenzione.
Il dott. Flavio Tognini, ricordando il percorso trentennale, ha dichiarato:
“È una storia lunga, fatta di idee fuori dal comune, di partecipazione e di collaborazione. Fare riserva piace sempre di più, e con l’ampliamento del 2016 siamo arrivati ai 1’464 ettari attuali. Oggi, trent’anni dopo quell’idea iniziale, inauguriamo con grande emozione questa straordinaria opera collettiva”.

Il valore politico e istituzionale
Il Presidente del Consiglio di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, ha ricordato l’importanza del progetto anche come segnale di coesione territoriale:
“Questo risultato celebra le nostre radici, la collaborazione e la visione per il futuro. È un’iniziativa che valorizza una delle nostre preziose valli e ribadisce il ruolo imprescindibile dei patriziati nella cura del territorio ticinese: senza di loro molte aree rischierebbero l’abbandono, con la perdita di una parte essenziale della nostra storia, identità e anima.”

Un modello di governance territoriale
Durante la cerimonia, Cristina Emilio, Sindaco di Personico ha sottolineato:
“Nonostante gli anni trascorsi, i vari attori coinvolti hanno sempre creduto nella bontà di questo progetto. Oggi celebriamo non solo una riserva, ma anche un modello virtuoso di governance territoriale, in cui enti locali e autorità hanno condiviso obiettivi di tutela ambientale e di sviluppo di un turismo sostenibile”.

Turismo responsabile, educazione e ricerca
La riserva non è solo un santuario naturale: diventerà un laboratorio scientifico e didattico, aperto a scuole, ricercatori e cittadini, che potranno osservare l’evoluzione spontanea degli ecosistemi forestali.
Grazie ai 26 km di sentieri escursionistici, curati dai patriziati in collaborazione con Organizzazione Turistica Regionale Bellinzonese e Alto Ticino e Alto Ticino e TicinoSentieri, il territorio sarà accessibile in sicurezza, con segnaletica rinnovata, rifugi rustici (come Alpe Marcri, Stabbio di Mezzo e Cascina di Lago) e punti panoramici attrezzati.
Il Juri Clericetti, Direttore, ha evidenziato:
“La Val Marcri è un autentico paradiso naturale che arricchisce l’offerta turistica del nostro territorio. Vogliamo promuoverlo come esperienza autentica, in linea con i nostri valori legati alla sostenibilità e all’accoglienza”.

Il ruolo dei Patriziati
Tiziano Zanetti, Presidente ALPA (Alleanza Patriziale Ticinese), ha voluto ringraziare i numerosi volontari e tutti coloro che hanno reso possibile la realizzazione della riserva sottolineando:
“Un progetto che testimonia la solida rete di collaborazione tra Patriziati, Comune e Cantone, grazie alla quale è possibile realizzare numerose iniziative a favore della comunità e della cura e valorizzazione del territorio. Una collaborazione che ALPA continua a rafforzare, promuovere e far conoscere, coinvolgendo anche le giovani generazioni attraverso la sinergia con Lingue e Sport. Ringrazio di cuore chi ha lavorato e collaborato a questo progetto, perché la riserva è davvero il frutto di un impegno collettivo e della nostra comunità”.

Un bene comune
A nome dei patriziati coinvolti, è stato ribadito l’impegno a garantire la manutenzione dei sentieri e a sostenere iniziative di valorizzazione della riserva, affinché diventi un patrimonio vivo della comunità locale.
“Con questa riserva doniamo alle generazioni future un patrimonio naturale intatto e allo stesso tempo accessibile, un luogo dove natura, scienza ed educazione si incontrano. Ringrazio i nostri antenati per averci donato questi luoghi incantati”, ha dichiarato Remo Guzzi, Presidente del Patriziato di Personico, Patriziato pilota dell’ente promotore della riserva con i Patriziati di Bodio e Pollegio.

Durante la cerimonia di inaugurazione è intervenuto anche Aron Ghiringhelli, Responsabile dell’Ufficio forestale 2° circondario di Biasca che auspica che la riserva forestale possa diventare un patrimonio della comunità locale e vivere grazie alla promozione di iniziative in sintonia con gli scopi per la quale è stata istituita.

Comunicato stampa dei promotori sull’inaugurazione della Riserva Forestale Val Marcri

«Molto rumore per nulla»

«Molto rumore per nulla»

Toni forti ieri al Palazzo dei Congressi durante la sessione straordinaria extra muros per discutere dello scambio al vertice fra Gobbi e Zali, con quest’ultimo assente.
Critiche, stoccate e malumori si sono infranti contro un muro di (almeno apparente) tranquillità. Assente Claudio Zali, il Consiglio di Stato si è presentato ieri al Palazzo dei Congressi di Lugano (quello delle Orsoline è al momento off-limits per lavori) compatto e deciso.
L’obiettivo era chiaro: difendere senza esitazioni l’“arrocchino”, ovvero il cambio di dipartimento “light” fra i due consiglieri di Stato leghisti. 
La linea esposta da Norman Gobbi, in qualità di presidente ma anche come diretto interessato, e ribadita poi dagli altri membri dell’Esecutivo, è rimasta costante: la decisione è stata presa collegialmente, nel rispetto delle leggi e con l’intento dichiarato – su impulso di Zali – di “sbloccare” la riforma della giustizia. Una vicenda, secondo il Consiglio di Stato, ingigantita oltremisura:
«Molto rumore per nulla». Rumore, però, ce n’è stato eccome. Nel lungo pomeriggio di lavori non sono mancati interventi al vetriolo e attacchi poco velati ai due consiglieri leghisti.
Le critiche hanno spaziato dal “giochino politico” in ottica elettorale alla «complicazione più che semplificazione», fino all’accusa di una decisione calata dall’alto. Più volte è stata citata la
questione della comunicazione: la “velina” del 9 luglio, giudicata perentoria e poco esplicativa.
Su richiesta di Matteo Pronzini (Mps) si è quindi votato per sospendere la sessione, al fine di sottoporre all’Ufficio presidenziale tre risoluzioni sul tema.
Due di esse chiedevano di rivedere l’arrocchino. Dopo la deliberazione, l’Ufficio ha però deciso di non fare propria nessuna delle tre.

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 26 agosto 2025 di 20Minuiti

Infrastrutture critiche nel mirino degli hacker

Infrastrutture critiche nel mirino degli hacker

In Svizzera oltre 100 attacchi in poco più di quattro mesi – L’analisi dell’esperto di sicurezza informatica Alessandro Trivilini

Gli attacchi vengono perpetrati di nascosto. I criminali spesso sono entità invisibili, che si muovono con grande destrezza nel cyberspazio. Ma quando colpiscono, fanno male e possono causare danni enormi. Stiamo parlando della cybercriminalità, che anche in Svizzera è sempre più diffusa.
Per le autorità federali, proteggere popolazione ed economia dalla criminalità informatica è diventata una priorità. E per poter osservare la situazione e proteggere altre istituzioni, dal mese di aprile di quest’anno per i gestori di infrastrutture critiche è obbligatorio segnalare qualsiasi attacco subito.
Ebbene, stando all’Ufficio federale per la cibersicurezza, sono stati colpiti anche enti pubblici. Da aprile ad agosto, ci sono stati ben 24 attacchi: 10 a livello comunale, 5 cantonale e 9 a livello federale.
E nel mirino dei pirati informatici finiscono sempre più spesso anche altre strutture nevralgiche: aeroporti, ospedali o aziende attive nei trasporti pubblici. Nel dettaglio, la Confederazione segnala 8 attacchi a istituzioni sanitarie, 9 nel settore dell’istruzione, 5 nelle telecomunicazioni, 3 ad aziende elettriche e 4 attacchi a fornitori di acqua potabile. A questi se ne sommano altri, in settori come le assicurazioni o la finanza, per un totale di 106 attacchi.
Per migliorare ancora la trasparenza, da ottobre si passerà dal semplice obbligo di notifica a un sistema di multe per chi non comunicherà di essere stato vittima di un cyberattacco.

L’IA che facilita la costruzione degli attacchi e un ecosistema sempre più complesso
Oltre 100 attacchi a infrastrutture critiche in poco più di quattro mesi in Svizzera. “È un dato altamente sottovalutato” afferma Alessandro Trivilini, responsabile Servizio informatica forense della Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana (SUPSI), interpellato dal Telegiornale della RSI. Da una parte, sottolinea, “siamo entrati appieno nell’evoluzione dell’intelligenza artificiale generativa, che facilita la costruzione di attacchi”, dall’altra “la sicurezza informatica è diventata più complessa”, in cui gli attacchi colpiscono un ecosistema formato da fornitori, consulenti, aziende di servizi a istituzioni.
Negli attacchi, continua Trivilini, vengono presi di mira gli enti pubblici, perché si tratta di “soldi facili”. Gli enti pubblici devono infatti rispondere ai cittadini per quanto riguarda la protezione dei loro dati sensibili. “Non possono permettersi di dire che non erano preparati, quindi: o evitano l’attacco oppure pagano il riscatto”.
Ma cosa devono fare ditte e gestori di infrastrutture critiche per proteggersi? Innanzitutto si devono rendere conto se fanno parte dei gestori di infrastrutture critiche, spiega ancora l’esperto. “In un piccolo Comune della Valle di Muggio che ha in gestione l’acquedotto, il sindaco ha le stesse responsabilità tecniche del direttore dell’AIL, che fornisce acqua a una grossa città” afferma, a titolo di esempio. È quindi fondamentale “adeguarsi alle normative attuali e assicurarsi che tutti i fornitori e consulenti da cui si ricevono servizi informatici siano adeguati e formati, e questo nel tempo e non una volta all’anno, perché gli attacchi continuano a cambiare” conclude Trivilini.

https://www.rsi.ch/info/svizzera/Infrastrutture-critiche-nel-mirino-degli-hacker–3061412.html

Male i consiglieri di Stato sui social, ma si distingue Gobbi

Male i consiglieri di Stato sui social, ma si distingue Gobbi

Il ticinese vanta su Instagram un discreto numero di follower. Gli altri colleghi in Svizzera? Scarso seguito e pochi post

Una ristretta base di follower e post neutri, oltre che poco frequenti. Queste, in estrema sintesi, le conclusioni di uno studio pubblicato da ricercatori dell’Università di Losanna (UNIL) sull’utilizzo dei social media da parte dei consiglieri di Stato.
Stando agli esperti dell’Istituto superiore di studi in amministrazione pubblica dell’ateneo romando, Facebook è la piattaforma su cui i membri dei vari governi cantonali hanno il più alto numero di seguaci: la maggior parte ne conta fra gli zero e i 5000. Eccezioni sono rappresentate da politici noti su scala nazionale come gli ex deputati a Berna Natalie Rickli (UDC/ZH), con oltre 27’000, e Mathias Reynard (PS/VS), con più di 12’000.

Anche su Instagram i consiglieri di Stato faticano a costruire delle grandi community. Secondo le cifre dello studio, la media di follower è inferiore ai 5000. A distinguersi è il leghista ticinese Norman Gobbi, che sfora quota 14’000.
Per quanto riguarda l’ultimo social preso in considerazione, ovvero X, è emerso che in molti snobbano il servizio di microblogging di proprietà di Elon Musk. La maggior parte infatti non ha nemmeno un profilo. Ancora una volta, è Rickli a rappresentare un’anomalia (45’000 follower), così come, in Romandia, il centrista vallesano Christophe Darbellay (12’000) o la liberale-radicale vodese Isabelle Moret (9000).
I ricercatori dell’UNIL hanno inoltre osservato differenze legate alla regione linguistica di appartenenza. In media, i “ministri” cantonali francofoni hanno un tasso di pubblicazione simile a quello dei loro colleghi italofoni. I politici svizzerotedeschi sono invece meno attivi.
Su Facebook, i consiglieri di Stato tendono a postare raramente. Gli autori dello studio riferiscono di una frequenza generalmente inferiore a 0,2 messaggi al giorno. Tuttavia, alcuni, in particolare quelli sulla cinquantina, emergono per la loro attività più costante.
La situazione è simile su Instagram, dove non si raggiungono gli 0,1 post al giorno. La stragrande maggioranza non pubblica o lo fa molto poco su X, il che porta i ricercatori a definire un canale di comunicazione “marginale” questo social media.
Passando al contenuto dei post, l’83% ha un legame con il ruolo di consigliere di Stato. Sono invece in pochi gli eletti che condividono aspetti della loro vita privata. Un numero prevalente di messaggi ha peraltro nessuno o scarso contenuto politico.
I “ministri” sono spesso neutri (77%) a livello di emozioni quando pubblicano qualcosa. Una percentuale contenuta (21%) si mostra positiva, mentre quasi nessuno lascia trasparire negatività (2%).
Infine, lo studio, realizzato analizzando 154 membri di esecutivi durante tutto il 2024, evidenzia come un gran numero di post non affronti questioni di politica pubblica. I più popolari sono temi come la cultura, le tradizioni, lo sport o il tempo libero. Al contrario, si preferisce glissare su argomenti che dividono la popolazione, vedasi la sanità, le tasse o la migrazione.
 
La riserva verde della Val Marcri è realtà

La riserva verde della Val Marcri è realtà

Dopo anni di gestazione, sabato è stato inaugurato in Bassa Leventina un progetto che arriva da lontano e che riunisce tre patriziati con un valore importante per l’ambiente, la ricerca e il turismo

Dopo trent’anni di gestazione la Riserva forestale della Val Marcri è realtà, un risultato ottenuto dalla collaborazione tra i patriziati di Personico, Bodio e Pollegio con chiari obiettivi naturalistici, scientifici e ricreativi. La riserva in Bassa Leventina occupa 1’500 ettari, oltre 2’000 campi da calcio, con un forte potenziale turistico come evidenziato dal servizio del Quotidiano.

Il punto più basso della Riserva forestale è a 900 metri d’altitudine, il più alto a 2’300. In mezzo ettari di boschi tra faggi, abeti, ontani e larici, una lunga rete di sentieri, laghetti e rivoli d’acqua, fra le tre valli laterali sospese di Marcri, Nedro e D’Ambra.

Sabato circa 200 persone di ogni età hanno festeggiato a tre ore e mezzo di cammino da Personico – a 1’740 metri di altitudine – la realizzazione di questo progetto iniziato tanto tempo fa.

“L’idea della riserva l’abbiamo avuta negli anni Novanta – ha riferito Flavio Tognini, già membro della Commissione cantonale riserve forestali – quando abbiamo scoperto una valle sospesa, dal paesaggio incantevole e dai boschi di grande valore naturalistico. Particolarità è che tre patriziati si sono uniti in questo progetto che ha portato poi alla creazione di una delle riserve forestali più grandi del Ticino”. Remo Guzzi, presidente del Patriziato di Personico, ha aggiunto che non è stato così difficile unirsi. In fondo – ha spiegato alla RSI – “i tre patriziati sono formati da persone che amano la montagna, hanno il loro rustico e l’hanno vista lunga”. Di attuale proficua collaborazione, ha parlato anche Stefano Borsini, presidente del Patriziato di Bodio.

Ora vi è la possibilità di monitorare quello che è lo sviluppo di un ecosistema boschivo per i prossimi cinquant’anni senza l’influsso umano e imparare dalla natura quelli che sono i processi che regolano questo sviluppo, come sottolineato all’inaugurazione da Aron Ghiringhelli dell’Ufficio forestale del 2° circondario. Il progetto ha anche un importante impatto sul turismo.

La riserva è stata finanziata per 1,4 milioni di franchi da Cantone e Confederazione, per indennizzo e manutenzione dell’area, che comprende pure una quindicina di rifugi a disposizione degli amanti della montagna.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/La-riserva-verde-della-Val-Marcri-%C3%A8-realt%C3%A0–3060116.html

 

Una formazione per escursionisti consapevoli

Una formazione per escursionisti consapevoli

Diffondere un approccio più consapevole e sicuro all’escursionismo, offrendo nozioni fondamentali e approfondimenti pratici per vivere la montagna in sicurezza. È questo l’obiettivo della nuova iniziativa formativa dedicata a chi frequenta la montagna in modo occasionale ideata da TicinoSentieri, in collaborazione con il progetto di prevenzione Montagne sicure, denominata ‘Escursionista consapevole’. Il percorso formativo si articola in dieci moduli, che comprendono sia contenuti teorici sia uscite pratiche tra escursioni e passeggiate. È possibile, viene precisato nella relativa nota, partecipare anche a singoli moduli, scegliendo in base agli interessi e alle possibilità. Al termine del corso ognuno dei partecipanti riceverà inoltre un certificato di frequenza per i moduli a cui ha preso parte. La formazione, si spiega poi, dovrebbe venire riproposta regolarmente nel tempo, garantendo così flessibilità e continuità. Durante il corso, si legge nel comunicato, “verranno trattati i punti importanti da considerare in sede di pianificazione e preparazione di un’escursione, come scegliere un itinerario adatto, interpretare le previsioni meteorologiche ed equipaggiarsi adeguatamente”.

Il prossimo 3 settembre alle 20.30 è prevista una presentazione online della formazione (l’iscrizione è obbligatoria). Il primo modulo, intitolato ‘Introduzione all’escursionismo’, si svolgerà venerdì 3 ottobre con una serata teorica, seguita da un’escursione pratica il giorno successivo, sabato 4 ottobre. Per maggiori informazioni, consultare il sito web www.ticinosentieri.ch.

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 21 agosto 2025 de La Regione

(Immagine: www.ticinosentieri.ch)