Locarno78: Politica e cinema, un rapporto da consolidare

Locarno78: Politica e cinema, un rapporto da consolidare

I parlamentari ticinesi si sono dati appuntamento, come da tradizione, nel chiostro della Magistrale – Il presidente Fabio Schnellmann ha augurato al festival di «continuare a stimolare lo sviluppo economico e culturale del cantone»

Politica e festival si sono dati di nuovo appuntamento, questa sera, nel tradizionale ricevimento del Gran Consiglio, momento istituzionale che sottolinea il legame storico tra la rassegna locarnese e il Legislativo cantonale.
Nel chiostro della Magistrale, la presidente del Festival Maja Hoffmann ha accolto i parlamentari ringraziandoli, in un breve discorso, per il riconfermato sostegno finanziario di 3,4 milioni di franchi all’anno per i prossimi quattro anni, definendolo «essenziale non soltanto per il suo valore diretto, ma per l’effetto di leva sui partner pubblici e privati».
Hoffmann ha inoltre ribadito l’obiettivo di rafforzare la posizione internazionale della manifestazione, senza rinunciare alle radici locali e al legame con la comunità, sottolineando come «un’opera può crescere unicamente se poggia su solide radici».
Subito dopo, il presidente del Gran Consiglio Fabio Schnellmann, ha augurato al festival di «continuare a parlare alle nuove generazioni e a stimolare lo sviluppo economico e culturale del cantone», ricordando che «la politica può imparare dal cinema: il coraggio di raccontare la verità, immaginare il futuro ed emozionare senza dividere».
Nel suo saluto, il sindaco di Locarno Nicola Pini ha annunciato le dimissioni dal Gran Consiglio, una decisione accolta da un lungo applauso dei presenti, che ha segnato uno dei momenti più intensi della serata.
A chiudere la serie di interventi, il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi ha sottolineato come il festival sia «un evento che porta il nome del Cantone oltre i confini» e un’occasione per «trasmettere la nostra parte migliore nei valori che il Ticino incarna», richiamando anche le riflessioni del CEO del Locarno Film Festival Raphaël Brunschwig sull’«anima collettiva» della regione e sull’importanza di coltivare questa stessa anima attraverso cultura, politica e coesione sociale.
La serata è stata infine arricchita dal saluto a Michele Dell’Ambrogio, al quale è stato conferito il Premio Cinema Ticino. Critico e direttore artistico del Circolo del cinema di Bellinzona, attivo da quasi 50 anni, è stato premiato per il suo impegno nel diffondere il cinema di qualità e avvicinare il pubblico alla settima arte, promuovendo un approccio partecipativo e di confronto critico, capace di creare un dialogo duraturo tra opere, spettatori e territorio. 

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 14 agosto 2025 del Corriere del Ticino

****

Il Festival e le radici del cielo
Riflessioni a margine del ricevimento in onore del Gran Consiglio, tra discorsi ufficiali e pellegrinaggi del CdA

Potremmo dire che quella di ieri, al Festival, è stata la giornata del territorio, con il ricevimento in onore del Gran Consiglio e la consegna, in Piazza Grande, del Premio cinema Ticino a una personalità, Michele Dell’Ambrogio, che l’arte cinematografica l’ha sostenuta e difesa innanzitutto nelle sale del cantone (vedi intervista a pagina 15). Potremmo dirlo, che ieri era la giornata dedicata al territorio, non fosse che poi verremmo bonariamente richiamati dalla direzione del Festival perché – immaginiamo già il contenuto del messaggio – “così sembra che il Festival guardi al Ticino un giorno su dieci se non addirittura un giorno su 365, quando l’attenzione è invece continua”.

Non è un tema nuovo, quello del rapporto tra Festival e realtà locali – usiamo questo termine, invece del generico “territorio”, visto che si parla di comunità e attori politici, economici e culturali grandi e piccoli –, ma negli ultimi tempi è diventato ancora più attuale, anche ma non solo in ragione della riorganizzazione del Festival. Per questo i discorsi ufficiali pronunciati ieri alla Magistrale non sono stati solo l’ineliminabile tedio a cui ci si sottopone in attesa dell’aperitivo: ascoltarli, o almeno ascoltarli quasi tutti, è stato interessante proprio per cercare di capire come si sta evolvendo, questo rapporto tra Festival e realtà locali.

Ma è stato anche interessante scoprire che, alcune ore prima del ricevimento con la politica, il vicepresidente del Consiglio d’amministrazione del Festival ha deciso di “fare il giro lungo” mentre andava a pranzo con un altro membro del Cda. Sono passati per alcuni negozi del centro per chiedere quelle impressioni e quelle sensazioni che gli studi sull’indotto economico per forza di cose lasciano indietro.

Torniamo alla parte ufficiale, iniziando dalla presidente del Festival Maja Hoffmann che, dopo i ringraziamenti di rito alla politica per il sostegno finanziario recentemente riconfermato, ha rimarcato come la strategia del Festival sia chiara: rafforzare la posizione internazionale. Ma questo rafforzamento, ha subito aggiunto, «non metterà in discussione le radici e l’ancoraggio locale e regionale». A riprova di ciò, il «necessario» anticipo delle date della manifestazione è stato presentato non come una esigenza di internazionalizzazione, ma come un passo per evitare un arretramento del Festival che danneggerebbe tutti.

Del discorso del Sindaco di Locarno, e ormai già granconsigliere, Nicola Pini si è già scritto. Il presidente del Gran Consiglio Fabio Schnellmann ha inflitto all’uditorio un discorso sul Festival come punto in cui il Ticino si apre al mondo e il mondo scopre il Ticino perché si crede al potere della cultura e l’arte non ha confini e altri passaggi che parevano scritti da ChatGPT. Decisamente più riuscito (anche perché meno era proprio difficile) il discorso del presidente del governo Norman Gobbi che ha raccontato cosa è il Festival per un politico molto ticinese: un’occasione, in un periodo di «multicrisi», per «proiettare verso l’esterno la nostra immagine migliore, non tanto per piacere agli altri, ma per ritrovare fiducia in noi stessi». E il Festival è una «preziosa eccezione» alla tendenza degli ultimi anni di sottovalutare la nostra creatività, resilienza, capacità di fare squadra (e qui forse c’era un sassolino nella scarpa per i rapporti tra governo e parlamento cantonali) e flessibilità.

L’impressione – dai discorsi ufficiali e dai resoconti captati fra una tartina e l’altra del giro di parte del Cda per le vie della città – è che il passo più urgente non sia anticipare le date del Festival, ma superare l’idea di una bilancia a due piatti, con la dimensione internazionale che cresce necessariamente a discapito di quella locale e viceversa.

Da www.laregione.ch

Saluto del Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi in occasione del Locarno Film Festival

Saluto del Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi in occasione del Locarno Film Festival

Ricevimento in onore del Gran Consiglio e del Premio Cinema Ticino

Caro presidente del Gran Consiglio,
Signore e signori Deputati,
Caro Sindaco,
Signore e signori Sindaci e municipali,
Lodevoli autorità tutte,
Signore e signori,  

ringrazio di cuore il Locarno Film Festival per questo invito. È un piacere e un onore essere di nuovo qui, a portare il caloroso saluto di tutti i colleghi di Governo.  
È la terza volta che partecipo a questo ricevimento come Presidente del Consiglio di Stato, e – come nelle altre occasioni – sento l’emozione di essere parte di un evento che porta il nome del nostro Cantone ben oltre i suoi confini.  
In un periodo storico complesso, attraversato da quella che potremmo chiamare una multicrisi, abbiamo bisogno di momenti come questo: occasioni in cui, insieme, proiettiamo verso l’esterno la nostra immagine migliore. Non tanto per “piacere” agli altri, ma per ritrovare fiducia in noi stessi, nei valori che il Ticino incarna ogni giorno.  
Nei primi giorni del mio mandato ho espresso un desiderio chiaro: avviare una riflessione su come parliamo di noi stessi. Negli anni, ci siamo forse abituati a descriverci in modi che non rendono giustizia alla nostra creatività, alla nostra resilienza, alla nostra capacità di fare squadra.  
In questo senso, il Locarno Film Festival è una preziosa eccezione: pur tra discussioni e divergenze, ha sempre lavorato con un obiettivo comune – il bene della rassegna e del territorio – dimostrando che la qualità nasce non solo dai mezzi, ma anche dalla passione e dall’ingegno.  
E questa sera celebriamo anche il Premio biennale Cinema Ticino, attribuito a Michele Dell’Ambrogio: un riconoscimento a un impegno di quasi mezzo secolo, fatto di amore per l’arte e dedizione alla comunità. La Svizzera è forte proprio perché tante persone, come lui, scelgono di mettersi a disposizione in modo disinteressato e costruttivo a favore della comunità.  
La Svizzera è nota per il suo sistema politico, ma anche per evitare di parlare dei temi evidenti. Care e cari deputati, eccoci all’“elefante nella stanza”: fra pochi giorni ci attende una seduta straordinaria del Parlamento che si preannuncia complessa.  
Sappiamo tutti che, da qualche anno e non solo nel nostro Cantone, il dialogo fra Governo e Parlamento è difficile. In altri sistemi politici potrebbe non essere un problema. Ma nella nostra democrazia diretta, fondata sulla partecipazione e la condivisione delle responsabilità, quando una parte si chiude in opposizione sterile, il risultato è il blocco delle decisioni.  
E non dobbiamo mai dimenticare: la ragione per cui siamo qui è servire. Non per fare performance individuali, non per collezionare “like” o applausi momentanei, ma per contribuire – insieme – al bene comune.
Il CEO del Locarno Film Festival, qualche mese fa, ha scritto per la Neue Zürcher Zeitung un articolo molto ambizioso sull’«anima perduta del Ticino», che purtroppo in Ticino è passato piuttosto inosservato.
Ognuno di noi è parte del Ticino, ha scritto Raphael Brunschwig. Una particella elementare con la responsabilità di prendersi cura dell’anima collettiva. Il cambiamento che auspico per il mio Cantone verrà dalla capacità di concentrarci sulle cose più piccole, ai margini e nelle fessure della vita culturale – una «cultura» intesa nel senso più ampio, cioè come il nostro modo molto specifico di fare le cose, in un determinato momento e in un determinato luogo. Uno stile di vita che possa diventare una «via ticinese».
Questo richiamo a un certo «modo di fare le cose» è un’interrogazione che rimane aperta, e intende aprire una discussione che riguarda ovviamente anche noi politici. Sono convinto che il “modo ticinese” di affrontare le sfide, è fatto di rispetto reciproco, ascolto e volontà di costruire.
In tempi di crisi – e noi viviamo tempi di multicrisi – la tentazione di cercare un colpevole è forte. Ma la strada giusta è un’altra: non puntare il dito, ma rimboccarsi le maniche. Non dividere, ma unire. Non isolarsi, ma cercare il punto d’incontro.   Perché il bene comune non è mai frutto del lavoro di uno solo. È sempre il risultato di un cammino condiviso.  
Ecco perché, stasera, oltre a celebrare il Festival, vi invito a portare con voi, nei prossimi mesi, un po’ della sua energia creativa. Mettiamola a servizio della politica, della cultura, della nostra comunità.
Facciamolo non per il nostro nome, ma per il nome del Ticino.
Grazie a tutti. E buona serata.

Un’estate “di fuoco” per la Stampa: “Il solito calo di detenuti non c’è stato”

Un’estate “di fuoco” per la Stampa: “Il solito calo di detenuti non c’è stato”

Il principio d’incendio che ha interessato ieri il carcere della Stampa avviene in un periodo già complicato, fra detenuti sempre più problematici, persone sotto pressione e sovraffollamento.
Il direttore Stefano Laffranchini: “Il calo che normalmente osserviamo in estate quest’anno non c’è stato”.
 
Polizia, pompieri e soccorritori sono accorsi numerosi ieri sera alla Stampa di Cadro a causa di un principio d’incendio divampato dalla cella di un detenuto. Un agente di custodia e due detenuti hanno riportato una lieve intossicazione e sono stati trasportati all’ospedale per dei controlli, mentre altri due agenti sono stati visitati sul posto. Più gravi i danni materiali alla cella da cui sono partite le fiamme, tali da renderla inagibile. “In 11 anni di direzione del carcere, sarà successo 4-5 volte”, commenta il direttore delle strutture carcerarie cantonali Stefano Laffranchini a Ticinonews. “La cosa è particolarmente problematica in un carcere: non è come in un hotel dove sono segnalate le vie di fuga. Le persone detenute dipendono in tutto e per tutto dagli agenti di custodia anche per essere tratte in salvo. Anche gli estintori in carcere sono sottochiave per evitare che si possano trasformare in armi”.
 
Le priorità in caso di incendio
Gli agenti di custodia, equipaggiati e formati anche per casi di questo tipo, sono intervenuti rapidamente, mettendo in sicurezza l’area interessata e i detenuti, accompagnati nel punto di raccolta stabilito, ossia la palestra del carcere. “Il problema principale in caso di incendio non è tanto la propagazione delle fiamme essendoci molto cemento, ma è soprattutto il fumo”, spiega ancora Laffranchini. “Il primo compito del personale è quello di trarre in salvo i detenuti. Una volta fatto questo, ci si concentra sull’evitare che l’incendio si propaghi. Infine, si inizia l’opera di spegnimento”.
 
Incendio doloso?
Toccherà ora all’inchiesta di Polizia stabilire le cause dell’accaduto. Il sospetto però è che possa trattarsi di un incendio intenzionale. Ipotesi di reato che, se venisse confermata, comporterebbe un deciso inasprimento della pena da scontare per il detenuto.
 
Le sfide del carcere
Il fatto di cronaca si inserisce in un periodo già intenso per le strutture carcerarie ticinesi, fra detenuti sempre più problematici da gestire e sovraffollamento. “Né la qualità delle persone detenute, né il periodo di sovraffollamento facilitano interventi di questo tipo”, prosegue Laffranchini. “Il sovraffollamento può essere un problema laddove alcune celle dovessero risultare inagibili a seguito di un incendio o altri eventi perché non avremmo spazi alternativi dove poter collocare i detenuti. Nel corso degli anni abbiamo vissuto una sorta di calo nei periodi estivi, quest’anno purtroppo non è avvenuto. L’allarme è dunque costante”.
 
Personale sotto pressione
Un allarme – 266 persone in detenzione per 267 posti disponibili – che ha conseguenze dirette sul personale. “Il personale è composto da persone straordinarie, ma lavora sotto pressione. Confido in loro e nel fatto che riusciremo a superare questo periodo difficile. Hanno appena concluso la scuola 7 agenti, abbiamo un nuovo concorso e contiamo di assumerne ancora. Questo ci permetterà di respirare”.
 
Nessuna conseguenza per il mini arrocco
Interventi strutturali, ma anche infrastrutturali. In attesa dell’edificazione di un nuovo carcere – lo studio di fattibilità è in corso – a corto termine vi è l’ipotesi concreta di un ampliamento tramite 5 prefabbricati securizzati. Serve però il sostegno politico. In questo senso, per Laffranchini, il fatto che dal mese prossimo Claudio Zali assumerà la conduzione politica di Polizia e Magistratura, mentre Norman Gobbi manterrà quella delle strutture carcerarie, non porrà problemi, nemmeno a livello comunicativo. “I contatti che intratteniamo con la polizia e la magistratura sono a livello operativo e non a livello politico-strategico. Da questo punto di vista non cambierà nulla”, conclude.
 
 
****
 
Principio di incendio al carcere La Stampa

Principio di incendio al carcere La Stampa

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni, le Strutture Carcerarie e la Polizia cantonale comunicano che oggi poco prima delle 19.30 vi è stato un principio di incendio presso il carcere La Stampa a Cadro.
Per cause che l’inchiesta di polizia dovrà stabilire, le fiamme sono divampate nella cella di un detenuto.
Gli agenti di custodia sono intervenuti rapidamente, mettendo in sicurezza i detenuti e l’area interessata. Sul posto sono quindi giunti agenti della Polizia cantonale e, in supporto, della Polizia Città di Lugano, i pompieri di Lugano che hanno provveduto a estinguere le fiamme e ad evacuare il fumo, nonché i soccorritori del 144. Un agente di custodia e due detenuti hanno riportato una lieve intossicazione e sono stati trasportati a titolo precauzionale in ambulanza all’ospedale per dei controlli. Due altri agenti di custodia sono stati visitati direttamente sul posto per aver inalato del fumo. Al momento non verranno rilasciate ulteriori informazioni.

Il Movimento Giovani Leghisti nomina il nuovo Segretario: Giacomo Riccardi

Il Movimento Giovani Leghisti nomina il nuovo Segretario: Giacomo Riccardi

Il Movimento Giovani Leghisti ha nominato Giacomo Riccardi nuovo Segretario del Movimento. La scelta è ricaduta su Riccardi in quanto persona motivata, concreta e con una visione orientata al futuro.
 
La nomina completa il vertice del Movimento Giovani Leghisti, composto dal Coordinatore Alessio Allio e dal vice coordinatore “Dido” Gaberell, con l’obiettivo di formare una squadra dinamica e motivata, unendo esperienze e percorsi differenti.
 
Riccardi è attivo in diversi incarichi politici e associativi a favore della collettività. Nel 2024 ha partecipato come volontario alle operazioni di sgombero in seguito alle alluvioni che hanno colpito la Mesolcina e la Valle Maggia. Oltre all’impegno politico, Riccardi ama mettersi concretamente al lavoro per realizzare progetti e interventi a favore della comunità. Attualmente è Consigliere comunale e Caposezione della Lega a Cadempino.
 
Il Movimento Giovani Leghisti invita tutti i giovani interessati a partecipare attivamente alla vita politica ad aderire al Movimento, contribuendo con idee e proposte per il futuro del Cantone.
Con Giacomo Riccardi come Segretario, il Movimento intende proseguire il lavoro di rappresentanza per aiutare le nuove generazioni a inserirsi nel mondo della politica, in vista delle prossime elezioni comunali, far sentire la propria voce nelle istituzioni e favorire l’ingresso di giovani motivati all’interno delle stesse.
Il Cantone acquista l’ex Infocentro Alptransit di Pollegio

Il Cantone acquista l’ex Infocentro Alptransit di Pollegio

Il Presidente del Consiglio di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha firmato oggi l’atto legale che completa l’acquisizione, da parte del Cantone, dello stabile e del terreno sul quale è edificato l’ex Infocentro AlpTransit di Pollegio. Come noto, l’operazione di salvataggio dello stabile – che oggi viene utilizzato come Centro di formazione – era uno dei tasselli legati al progetto per la realizzazione del futuro ospedale regionale di Bellinzona, in zona Saleggina, e alla parallela rinaturazione del fiume Ticino.

L’acquisizione dell’ex Infocentro AlpTransit di Pollegio – che finora era detenuto dal Cantone con la formula del diritto di superficie – era stata avviata nel gennaio 2022, con la firma di un atto di compravendita fra il Cantone e la Confederazione, rappresentata dall’ente militare armasuisse Immobili SA. Dal 2022 viene utilizzato dal Cantone quale centro di formazione per le attività legate alla protezione della popolazione.

La firma del contratto aveva segnato l’avvio di due progetti di interesse cantonale per i quali il Gran Consiglio aveva votato – nella primavera del 2021 – un credito da 16 milioni di franchi. Da un lato, la pianificazione ai Saleggi quale sede per il futuro Ospedale regionale di Bellinzona, unita alla rinaturazione del fiume Ticino; dall’altro, la contemporanea acquisizione da parte del Cantone dell’ex Infocentro AlpTransit di Pollegio che occupa una superficie di circa 2.800 m2. Il costo dell’acquisto ammonta a 135 mila franchi.

Con il passaggio di proprietà sottoscritto oggi, la trattativa giunge a conclusione. Il lungo periodo di attesa, che durava dall’inizio del 2022, è stato motivato dall’esigenza di attendere la conclusione dei lavori di bonifica ambientale su un’ex area militare di 10.000 m2 nel terreno della Saleggina a Bellinzona, risanamento che restituisce un ettaro di terreno agricolo di alta qualità, ossia una cosiddetta superficie per l’avvicendamento delle colture (SAC).

 

Il presidente della Diputació di Girona, Miquel Noguer, partecipa all’inaugurazione della 78ª edizione del Locarno Film Festival

Il presidente della Diputació di Girona, Miquel Noguer, partecipa all’inaugurazione della 78ª edizione del Locarno Film Festival

In concomitanza con l’evento, nella località svizzera è possibile visitare anche la mostra «La vita è un viaggio interminabile» su Jack Kerouac, prodotta dalla Casa de Cultura Les Bernardes.

Il presidente della Diputació di Girona, Miquel Noguer, ha partecipato all’inaugurazione della 78ª edizione del Festival del Cinema di Locarno, invitato dall’organizzazione del festival e dal governo del Cantone Ticino (Svizzera). Fino al prossimo 16 agosto, la cittadina diventerà l’epicentro globale del cinema indipendente, con oltre duecento film provenienti da tutto il mondo.

La visita a Locarno per il secondo anno consecutivo è stata motivata dall’inaugurazione — in concomitanza con il festival — della mostra «La vita è un viaggio interminabile» su Jack Kerouac, prodotta dalla Casa de Cultura Les Bernardes di Salt. Questa esposizione, divisa in due parti, sarà visibile durante il mese di agosto presso la galleria Il Rivellino e presso la banca EFG, con sede in Piazza Grande, il cuore pulsante del festival.

La mostra ospita una serie di fotografie dal set del film Los pasos dobles, del regista catalano Isaki Lacuesta. Le immagini, del fotografo Òscar Fernández, hanno come protagonista l’artista Miquel Barceló. Parallelamente, saranno esposti anche alcuni dipinti di Jack Kerouac, seguendo il concetto di viaggio ideato da Les Bernardes.

Nel programma ufficiale del festival sarà proiettato anche Kerouac’s Road: The Beat of a Nation, che esplora come l’eredità e l’impatto di On the Road, l’iconico romanzo di Jack Kerouac, si riflettano nell’America di oggi.

La mostra è stata inaugurata dopo che il presidente Miquel Noguer è stato ricevuto presso il Municipio di Locarno dal vicesindaco Claudio Franscella e dall’assessora alla Cultura Nancy Lunghi. Con loro ha potuto scambiare opinioni sull’impatto del festival sulla città e sull’importanza della cultura come motore sociale ed economico.

Successivamente, si è incontrato con il presidente del Cantone Ticino, Norman Gobbi, per esplorare possibili collaborazioni culturali tra le due regioni. Miquel Noguer gli ha donato una riproduzione del busto di Demetra, dea ellenistica dell’agricoltura, come omaggio istituzionale. Tra i presenti all’incontro vi era anche l’ex presidente del Parlamento del Cantone Ticino e attuale deputato, Michele Guerra.

Durante la sua visita a Locarno, il presidente della Diputació di Girona ha avuto anche incontri con il vicepresidente senior della banca privata EFG, Adriano Rampazzi, e con il sindaco di Locarno, Nicola Pini, poco prima dell’inaugurazione del festival del cinema.

****

El president, Miquel Noguer, assisteix a la inauguració de la 78a edició del Festival de Cinema de Locarno

Coincidint amb l’esdeveniment, a la localitat suïssa s’hi pot veure també l’exposició «La vida és un viatge interminable» sobre Jack Kerouac, produïda per la Casa de Cultura Les Bernardes

El president de la Diputació de Girona, Miquel Noguer, ha assistit a la inauguració de la 78a edició del Festival de Cinema de Locarno, convidat per l’organització del certamen i pel govern del cantó Ticino (Suïssa). Fins al proper 16 d’agost, la localitat es convertirà en l’epicentre global del cinema independent, amb més de dues-centes pel·lícules de tot el món. 

La visita a Locarno per segon any consecutiu ha estat motivada per la inauguració -coincidint amb el festival de cinema- de la mostra «La vida és un viatge interminable» sobre Jack Kerouac, produïda per la Casa de Cultura Les Bernardes de Salt. Aquesta exposició, dividida en dues parts, es podrà veure durant aquest mes d’agost a la galeria Il Rivellino i al banc EFG, amb seu a la Piazza Grande, centre neuràlgic del certamen. 

La mostra acull un seguit de fotografies del rodatge de la pel·lícula Los pasos dobles, del gironí Isaki Lacuesta. Les imatges, del fotògraf Òscar Fernández, tenen com a protagonista l’artista Miquel Barceló. Paral·lelament, també s’exposaran algunes pintures de Jack Kerouac seguint el concepte de viatge ideat a Les Bernardes. 

En la programació oficial del festival, s’hi podrà veure també Kerouac’s Road: The Beat of a Nation, que explora com el llegat i l’impacte d’On the Road, la icònica novel·la de Jack Kerouac, es reflecteix en l’Amèrica actual. 

L’exposició s’ha inaugurat després que el president, Miquel Noguer, hagi estat rebut a l’Ajuntament de Locarno pel vicealcalde, Claudio Franscella, i la regidora de Cultura, Nancy Lunghi. Amb ells, ha pogut intercanviar impressions sobre l’impacte del festival a la ciutat i la importància de la cultura com a motor social i econòmic.

Posteriorment, s’ha reunit amb el president del cantó Ticino, Norman Gobbi, per tal d’explorar possibles vies de col·laboració cultural entre les dues regions. Miquel Noguer li ha fet entrega d’una reproducció del bust de Demèter, deessa hel·lenística de l’agricultura, com a obsequi institucional. Entre els assistents a la trobada, hi havia l’expresident del Parlament del cantó Ticino i actual diputat, Michele Guerra.

Durant la seva visita a Locarno, el president de la Diputació de Girona també ha mantingut trobades amb el vicepresident sènior de la banca privada d’EFG, Adriano Rampazzi, i amb l’alcalde de Locarno, Nicola Pini, just abans de la inauguració del festival de cinema. 

https://www.ddgi.cat/web/noticia/15013/el-president-miquel-noguer-assisteix-a-la-inauguracio-de-la-78a-edicio-del-festival-de-cinema-de-locarno;jsessionid=74DEFCDE51537074BE96286FC9312F8B

«Das ist ein Traum von mir»

«Das ist ein Traum von mir»

Matteo Cocchi, Tessiner Polizeikommandant und oberster Polizist der Schweiz, über die Frauen-EM, die Super League und Tendenzen in Italiens Fussball.

Sie sind oberster Polizist der Schweiz. Wie haben Sie die Frauen-EM erlebt? 
Matteo Cocchi: Sehr positiv. Es war ein Fest ganz im Sinne des Sports, das international ausgestrahlt hat. Die Menschen gingen mit einer anderen mentalen Vorbereitung an die Spiele, als wir es manchmal in der Super League erleben: Sie wollten eine positive, friedliche und fröhliche Atmo-sphäre erleben. Es wäre wünschenswert und schön, könnten wir so etwas auch bei allen internationalen Männer-Nationalmannschaften oder sogar bei Spielen der Super League sehen. Das ist ein Traum von mir. Vielleicht wird er ja eines Tages wahr.

Im Vorfeld hat das Bundesamt für Informatik vor Cyberangriffen gewarnt. Gab es solche?
Nein, es gab sie nicht. Wir hatten zwar aufgrund unserer Erfahrungen mit Grossanlässen eine Liste mit möglichen Bedrohungen aufgestellt. Darin waren auch Cyberangriffe enthalten. Doch die Euro verlief tatsächlich sehr ruhig. Könnte man sich wünschen, wie ein Grossanlass verlaufen sollte, wäre die Frauen-EM das Musterbeispiel. 

Vor der Männer-Euro 2008 war die Situation anders. Die Nervosität war hoch, Bundesrat Samuel Schmid führte im Vorfeld Terrorübungen durch.
Ich war zwar 2008 noch nicht Polizeikommandant, sondern Berufsoffizier in der Armee. Klar ist aber: Seit der Euro 2008 gab es eine deutliche Entwicklung. Wir haben in dieser Zeit sehr viel gelernt, auch wegen der Terroranschläge von 2015 in Europa. Wir haben Polizeitaktiken neu konzipiert, die Dispositive weiterentwickelt. Die Partner im Sicherheitsverbund Schweiz arbeiten heute viel enger zusammen als damals.

Sorgten Grossanlässe wie Euro 2008, WEF , Wiederaufbau-Konferenz in Lugano und Bürgenstock-Konferenz für eine Art Routine?
Wir und alle beteiligten Sicherheitspartner bereiteten die Frauen-EM im Hintergrund so vor, wie wir heute jeden Grossanlass vorbereiten: ohne allzu grosse Öffentlichkeitsarbeit. Selbstverständlich gibt es eine sehr enge Zusammenarbeit der verschiedenen Polizeikorps innerhalb der Konferenz der Kantonalen Polizeikommandantinnen und -kommandanten der Schweiz KKPKS. Sagen wir es so: Die Maschine ist gut geölt. 

Gibt es polizeitaktisch einen wesentlichen Unterschied zwischen der Euro 2008 und der Euro 2025? 
Der Einsatz im Jahr 2008 verlief damals im Sinne der Vereinbarung über die interkantonalen Polizeieinsätze, auch weil ein wesentlich grösseres Polizeiaufgebot nötig war. 2025 waren die Kantone und Städte selbst für die Sicherheit verantwortlich, sie bewältigten die Einsätze selbstständig und unterstützten sich, wo nötig, innerhalb der Polizeikonkordate. Der Führungsstab Polizei erbrachte an der Euro 2025 stärkere Leistungen in der Koordination und in der Beurteilung der Lage als bei anderen Veranstaltungen.

Wer gehört dem Führungsstab Polizei an?
Geführt wird er von Andreas Moschin, dem Leiter der Flughafenpolizei Zürich und stellvertretenden Kommandanten der Kantonspolizei Zürich. Ihm stehen sämtliche Kanäle des Sicherheitsverbunds Schweiz offen, um ein Lagebild zu erstellen. Dazu gehören auch der Nachrichtendienst des Bundes und das Bundesamt für Polizei. Jeder Kanton ist mit einer Person im Stab vertreten. Wichtig ist, dass sich bei einem Grossanlass alle Partner des Sicherheitsverbundes Schweiz austauschen können.

Welche Leistungen erbrachte der Führungsstab? 
Er erstellte etwa ein Konzept für die Drohnenabwehr in den acht verschiedenen Stadien, wo die Spiele ausgetragen wurden. Heute müssen sich die Einsatzkräfte bei jeder Grossveranstaltung auf Drohnenangriffe vorbereiten. Wir haben dies im Vorfeld zentral koordiniert, damit bei jedem Spiel die Abwehr gewährleistet war mit den Mitteln, die zur Verfügung stehen.

Als Besucher fiel auf, dass die Städte unterschiedlich gewichteten. Bern sicherte die Fanzone beim Bundeshaus doppelt und sperrte für die Fanmärsche alle Seitenstrassen. In Basel waren die Seitenstrassen offen. Genf wiederum hatte eine hohe Polizeipräsenz. 
Genau wie in der Super League war eben jeder Kanton selbst für die Sicherheit von Spielen, Fanzonen und Fanmärschen verantwortlich. Bis auf wenige Empfehlungen machten weder der Führungsstab noch die Polizei kommandantenkonferenz Vorgaben auf Detailebene. Ich kann mir gut vorstellen, dass Schutzmassnahmen auch mit dem Standort verbunden waren. In der Innenstadt von Bern müssen andere Infrastrukturen geschützt werden als auf der Fanmarschroute in Basel.

Sie denken an Bundeshaus, Nationalbank und Berner Altstadt als Unesco-Weltkulturerbe?
Zum Beispiel. Grundsätzlich wenden wir im Ordnungsdienst die 3-D-Strategie an: Dialog, Deeskalation, Durchgreifen. Das ist die Basis. Die Frauen-EM konnten wir fast ausschliesslich über Dialog begleiten. 

Was kann der Männerfussball von der Frauen-EM lernen? 
So direkt lässt sich das nicht sagen. Der Unterschied liegt nicht in erster Linie beim Fussball selbst, sondern bei den Begleiterscheinungen um den Fussball herum. Besonders deutlich zeigt sich das jetzt in Italien. Da haben inzwischen mit der AC Milan und Inter Mailand Vereine selbst Massnahmen gegen gewalttätige Fans ergriffen.

Die AC Milan und Inter haben nach Ermittlungen gegen Ultra-Gruppierungen entschieden, «unerwünschte Fans», die gegen den Ethik-code der Vereine verstossen, nicht mehr ins San Siro zu lassen.
Genau. Wir müssen die Entwicklungen auch im Ausland beobachten. Sportveranstaltungen sind letztlich dafür da, allen Menschen Freude zu bereiten. Auch Familien sollen ohne Probleme an Fussballspiele gehen können. Deshalb wäre es schön und gut für alle, wenn Sportveranstaltungen generell so ablaufen würden wie die Spiele der Frauen-EM.

Wie beurteilen Sie die Situation heute in den Stadien der Super League? 
Wir müssen die Lage ständig neu beurteilen, weil wir Risiko-spiele haben. Mit dem Kaskadenmodell haben wir 2024 Massnahmen getroffen, die wir in dieser Saison weiterführen. 

Das Kaskadenmodell ist sehr umstritten, auch juristisch. 
Wir werden damit weiterfahren. Nach einer Saison lässt sich kein definitives Urteil fällen. Wir haben eine Linie und eine Modell-entwicklung und sind der Ansicht, dass sich die Situation damit verbessern lässt. Entscheidend bleibt allerdings der Dialog zwischen Bewilligungs-behörden, Polizei und Vereinen. Wir müssen ihn unbedingt weiterführen. Lösungen sind nur im Dialog möglich. Das sage ich in den Gremien immer wieder. Deshalb ist ein verstärkter Dialog auch die erste Massnahme im Kaskadenmodell, wenn etwas nicht gut läuft.

Führt die Polizei auch einen Dialog mit den Fans? 
Der Dialog mit den Fans ist ebenfalls Bestandteil unserer Arbeit. Er ist wichtig.

Die Konferenz der Kantonalen Justiz- und Polizeidirektoren will personalisierte Tickets. Wie sehen Sie das? 
Personalisierte Tickets sind ein mögliches Mittel, welches unter anderem dazu beitragen kann, die Einzeltäterverfolgung und die Sicherheit im Stadion generell zu verbessern. Dafür brauchen wir aber wohl gesetzliche Grundlagen. In anderen Ländern funktionieren personalisierte Tickets, das könnte auch bei uns so sein.

Meist findet Gewalt im Zusammenhang mit Fussball heute ausserhalb der Stadien statt. 
Diese Gewalt hat auch mit dem Spiel zu tun. Klar ist: Im Stadion selbst muss der Verein für Ruhe und Ordnung sorgen, ausserhalb des Stadions die Polizei. Es braucht die Zusammenarbeit aller.

In Zürich versuchen Fans des FC Zürich, GC-Fans mit Gewalt aus der Stadt zu vertreiben. Für wie gravierend halten Sie die Situation?
Diese Frage müssen Sie den zuständigen Polizeikorps stellen. Ich kann die Situation in Zürichnicht beurteilen. Entscheidend ist, dass man in solchen Situationen etwas unternimmt. Das ist in Zürich der Fall.

Sie selbst haben als Kommandant der Kantonspolizei Tessin gezeigt, wie man reagieren kann. Als Ende 2024 Ultras des Fussballklubs Lugano normale Fans des Eishockeyklubs Ambri-Piotta gewalttätig angriffen, reagierten Sie und verhafteten siebzehn Personen. Muss man schnell handeln, um eine Situation wie in Zürich zu verhindern?
Sie haben ein sehr gutes Adjektiv gewählt: schnell. Wenn etwas geschieht, muss man sofort ermitteln, um Fehlbare möglichst schnell anhalten zu können. Nicht nur im Stadion, auch ausserhalb. 

Können Sie sagen, was mit den siebzehn festgenommenen Personen geschehen ist?
Wir ermitteln noch. Aber ich hoffe, dass diese Ermittlungen ein Zeichen sind gegenüber anderen möglichen Gewalttätern.

Wie schätzen Sie sich als Polizeikommandant selbst ein? Sind Sie ein Hardliner? Ich bin sicher kein Hardliner. Aber ich mache als Polizeikommandant meinen Job. Wir sind verantwortlich für Ruhe und Ordnung. Greifen präventive Massnahmen und Dialog nicht und es passiert etwas, muss die Polizei handeln. Für das Urteil ist dann die Justiz zuständig. 

Sie sind seit Ende 2024 oberster Polizist der Schweiz. Hat sich Ihr Leben verändert? 
Nein. Ich sass schon zuvor für die Schweiz jahrelang im Atlas-Verbund der europäischen Antiterror-Spezialeinheiten. Und ich war Direktor der Interventionskurse am Schweizerischen Polizei-Institut. Jetzt habe ich eine neue Herausforderung, die mir sehr gut gefällt. Ich bin ein Mann des Dialogs und glaube, dass ich damit einiges erreichen kann.

Intervista al comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi pubblicata su oggi Aargauer Zeitung, Luzerner Zeitung und St. Galler Tagblatt.

Pagina giornale

Lega: grande partecipazione ed entusiasmo al 1° agosto sul Monte Ceneri

Lega: grande partecipazione ed entusiasmo al 1° agosto sul Monte Ceneri

Quest’anno la Lega dei Ticinesi ha celebrato il Natale della Patria con l’abituale calore popolare sulla Piazza d’Armi del Monte Ceneri, confermando il profondo legame con la gente e con i valori che fondano la nostra Svizzera.
Durante la festa è stata presentata una nuova iniziativa per garantire i sussidi di cassa malati alle famiglie ticinesi e lanciata la campagna per l’iniziativa cantonale per una piena deduzione dei premi di cassa malati pagati dai Ticinesi.

Oltre 400 simpatizzanti hanno condiviso un momento di festa, uniti da spirito civico, energia e voglia di costruire insieme il futuro del nostro Cantone.

Dopo l’introduzione del Coordinatore cantonale Daniele Piccaluga, sono intervenuti i Consiglieri di Stato Norman Gobbi e Claudio Zali, affrontando con lucidità le sfide che ci attendono. Il Consigliere nazionale Lorenzo Quadri ha portato lo sguardo su Berna, ribadendo l’importanza di difendere una Svizzera forte, libera e vicina ai cittadini.

Nel corso dell’evento è stata anche presentata una nuova iniziativa popolare, proposta dal Vicecoordinatore e Granconsigliere Alessandro Mazzoleni, per affrontare con misure concrete l’annoso problema dei sussidi per i premi di cassa malati – una priorità per migliaia di famiglie ticinesi.

In vista di un autunno politico intenso, con in primis la votazione cantonale sull’iniziativa che chiede la deduzione fiscale totale dei premi di cassa malati e la votazione comunale contro l’introduzione sistematica del limite di 30 km all’ora sulle strade di Lugano, la Lega rinnova il suo impegno: restare al fianco della popolazione con idee chiare e azioni concrete, sempre nel solco dei valori svizzeri.

Con questo spirito, auguriamo a tutta la cittadinanza un buon 1° agosto: che il senso di appartenenza e di responsabilità verso il nostro Paese ci accompagni ogni giorno dell’anno.

Il Mendrisiotto porta in sé una forza vitale vibrante

Il Mendrisiotto porta in sé una forza vitale vibrante

Saluto del Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, in occasione della Festa Nazionale, Chiasso, 1. agosto 2025

Caro Sindaco, Cari Municipali, Gentili signore, egregi signori
Amiche ed amici,

vi ringrazio di cuore per questo invito.
È un vero onore per me essere qui oggi a portarvi il mio saluto e quello del Consiglio di Stato, in un giorno che per il nostro Paese è diverso da tutti gli altri.

Essere invitati a tenere un discorso per il Primo agosto è come un regalo di Natale, per qualunque politico svizzero.
Non importa quante volte siamo invitati – l’emozione è sempre la stessa, e anche la voglia di essere all’altezza della sfida.

Questo è il momento dell’anno nel quale ci ricordiamo (anche i meno patriottici fra noi) che questo è pur sempre un Paese speciale – e che rituali civici come questa Festa nazionale fanno parte della formula di quel collante che ci tiene uniti, nonostante tutte le differenze e contraddizioni di un Paese multilingue, multiculturale e geograficamente complesso come il nostro.

Voglio quindi dirvi una volta ancora «grazie», dal profondo del cuore, per questo invito.

Il mio compito per i prossimi minuti sarà di onorarlo con qualche riflessione all’altezza di questa festa nazionale – che è sempre il giorno nel quale la Svizzera coglie l’occasione per guardarsi allo specchio, e per riflettere sull’immagine che lo specchio ci restituisce.

«Non mi parlate della Svizzera – il suo turno arriverà!».
Questa frase, lugubre e minacciosa, ha da poco compiuto ottantacinque anni. Fu pronunciata nel mese di luglio del 1940, dall’uomo che aveva ormai in pugno tutta l’Europa continentale – e si sentiva ormai sicuro che sarebbe presto riuscito a piegare anche l’ultima resistenza, invadendo la Gran Bretagna.
In quel momento niente sembrava ancora in grado di fermare la forza militare della Germania – soprattutto dopo la caduta della Francia, avvenuta al termine di un’operazione militare che aveva scioccato il mondo per la sua velocità.
Forte dei suoi alleati in Italia e in Spagna, il Reich tedesco sembrava insomma avere già chiuso la partita per il dominio del Continente.
Il suo Führer poteva quindi permettersi di rimandare più avanti nel tempo il momento in cui si sarebbe occupato della «questione svizzera» – evitando insomma di sprecare energie, in quel 1940, per combattere frontalmente un Paese piccolo ma tenace e geograficamente molto più complicato di quelli che le armate tedesche avevano affrontato fino a quel momento.

Questo era il clima politico, in quell’estate di 85 anni fa – e pur con tutte le difficoltà che noi viviamo oggi, il minimo che possiamo dire è che le cose ci stanno tutto sommato andando meglio che agli svizzeri dell’epoca…
Mettere le cose in prospettiva, come sempre, è un grande aiuto per ritrovare equilibrio nei nostri giudizi.

Tornando a quell’estate del 1940, il nostro Paese era in preda a un disorientamento molto comprensibile.
Lo stesso Consiglio federale si era fino a quel momento mostrato tentennante, e fra la popolazione si faceva largo la sensazione che non ci fosse più molto da fare. Presto o tardi, avremmo capitolato.

Una testimonianza dell’epoca riassume quello stato d’animo, a posteriori, con queste parole.
Il Paese sembrava scoraggiato, preoccupato e dava qualche segno di abbandono.
«A che scopo?» dicevano molti civili ai soldati che alloggiavano nelle loro case.
«A che serve?» chiedevano le famiglie ai militi in licenza.
«Che senso ha difendersi, visto che la guerra è già finita nei Paesi vicini? Grandi eserciti sono già stati sconfitti – e, se fossimo attaccati a nostra volta, non avremmo più alcuna possibilità di salvarci; e allora, non sarebbe il caso di evitare sacrifici inutili?»

Con un umore del genere ad aleggiare sul Paese, la capitolazione della Svizzera sembrava solo una questione di tempo.
Per nostra fortuna, però, una voce si levò sopra il rumore di fondo e si distinse per risolutezza – trovando le parole giuste per motivare alla resistenza gli ambienti militari e, più tardi, anche la popolazione.

È una storia che molti di voi ricordano sicuramente, magari dai tempi della scuola, e che nel tempo è entrata a fare parte dei nostri miti nazionali.
Con una battuta un po’ dissacrante, oggi la descriveremmo come un evento di «team building» destinato a entrare nella leggenda.
La storia è quella di un giorno come oggi, il 1. agosto del 1940, in cui il generale Guisan prese con sé circa 400 ufficiali e li portò con sé per una gita in battello sul Lago dei Quattro Cantoni, facendoli sbarcare sul praticello del Grütli.
Una volta arrivati lì, nella culla della Confederazione, il comandante dell’Esercito prese la parola per un discorso che non ci è arrivato nella sua versione originale, ma che nelle sue mille rievocazioni è stato tramandato fino a noi nel suo spirito.

Non è possibile tenere duro ripetendo a se stessi «A che serve difendersi? Qualsiasi cosa facciamo, saremo in grado di resistere solo per pochi giorni!» Parlare in questo modo significa venire meno al dovere – e significa ignorare la forza naturale del nostro Paese.

E poi, un affondo indimenticabile:
Lo dico ad alta voce, affinché lo sentano tutti oggi, su questo praticello del Grütli – affermazioni del genere sono crimini, e non avete il diritto di pronunciarle. Rimaniamo fedeli a noi stessi e alle nostre tradizioni.
La Svizzera vuole vivere la sua vita.

«La Svizzera vuole vivere la sua vita».
È un messaggio fortissimo, che non invecchierà mai – era attuale nel 1940, con la guerra mondiale letteralmente alle porte del Paese, come è attuale in questo 2025, con la sua complicata situazione geopolitica.

Non avrebbe senso negare le difficoltà del presente, o tentare di sminuirle al cospetto delle tragedie della Storia passata.
L’importante però, nonostante le difficoltà, è mantenere vivo il desiderio di restare fedeli a noi stessi, e di essere solo noi gli artefici delle nostre scelte – liberi e svizzeri.
A questo proposito, qualche mese fa ho partecipato alle commemorazioni per i 150 anni della nascita del Generale Guisan e ho scelto un passaggio di un altro suo discorso – pronunciato sempre in questo periodo ma cinque anni più tardi del precedente: nel 1945, al termine della Seconda guerra mondiale.

«L’immaginazione è un dono raro», disse allora il Generale ai suoi soldati, mentre li congedava dal servizio attivo: «La stragrande maggioranza del nostro popolo non sarà propensa a chiedersi, negli anni a venire… se il Paese potrebbe essere nuovamente minacciato, o come. Quello che abbiamo fatto… può sempre essere rifatto».

Questo invito a rimanere preparati, a considerare sempre «il peggio» come uno scenario possibile, dobbiamo considerarlo come il regalo di un caro amico – è un pezzo di mentalità elvetica che per decenni, in tempo di pace, non ci ha abbandonati, e che oggi siamo chiamati a riattivare per confrontarci a un mondo che non è più quello della fine del secolo scorso.

Con questa attitudine positiva, fedele al nostro ingegno e alla lungimiranza di chi ci ha preceduto, sapremo sicuramente rispondere in modo positivo alle avversità che il destino ha in serbo per il Paese – e continueremo a scrivere nuove pagine nella storia di questo Paese libero e democratico.

Se questi sono i pensieri che rivolgiamo alla Patria, nel giorno che le è dedicato, è vero che parlare di Svizzera – del nostro essere svizzeri – significa anche riflettere sulla nostra ticinesità, e sul posto che ci spetta nel contesto confederale.

Quando noi Consiglieri di Stato incontriamo ospiti che vengono dalle altre parti della Svizzera, spesso cerchiamo di spiegare loro le particolarità del Ticino spiegando che il nostro Cantone è come «un laboratorio».

Molte cose tendono a succedere prima a sud delle Alpi, anticipando dinamiche che poi interesseranno il resto del Paese.
L’esempio più clamoroso, negli ultimi anni, è stata la pandemia – con il Ticino che ha dovuto affrontare l’emergenza come prima regione svizzera, subito dopo la Lombardia.

Se questo ruolo di «laboratorio» appartiene al Ticino, nel suo rapporto con il resto della Svizzera, è altrettanto vero che il Mendrisiotto vive per certi versi una dinamica analoga, rispetto al resto del nostro Cantone.
Se il Ticino assomiglia a un cuneo di Svizzera infilato nell’Europa, e nel Nord Italia con i suoi 10 milioni di abitanti, è altrettanto vero che il Mendrisiotto è un triangolino al vertice di questo nostro cuneo.

Il rapporto con la dimensione di frontiera, che determina molte delle dinamiche che rendono unico il Ticino nel contesto svizzero, nel caso del Mendrisiotto è esasperato, nel bene e nel male.
Le dinamiche che voi conoscete, e i problemi che dovete affrontare, sono diversi da quelli di chi vive più a nord di voi – ed è giusto impegnarsi per fare in modo che siamo considerati di pertinenza di tutto il Cantone, e non di una sola regione.
Lo vediamo bene in queste settimane con la ristrutturazione della divisione Cargo di FFS, o con il dibattito sul futuro dell’autostrada – lo abbiamo visto negli ultimi anni con le discussioni sul mercato del lavoro, sui flussi migratori, sulla mobilità ferroviaria e sulla qualità dell’aria.

Ma il Mendrisiotto non è solo politica, e i temi politici non esauriscono la vivacità e l’interesse della vostra regione per il resto del Cantone.

Proprio in questo giorno di festa nazionale, l’idea che vorrei condividere con voi è che nel Mendrisiotto ci sia ancora un’energia vitale che il resto del Cantone ha spesso perduto di vista – e che sarebbe bello che ci aiutaste a reimparare.

Un paio di mesi fa il vostro redivivo Football club si è giocato la promozione in Seconda divisione.
Alla partita di spareggio che si è giocata a Sementina non è un’esagerazione dire che si è vista riunita metà della popolazione di Chiasso, sindaco compreso…
Non è una cosa che sarebbe successa per nessun’altra Città del nostro Cantone.
Non è un dettaglio, e non è solo calcio.

Il tessuto sociale del Mendrisiotto porta in sé una forza vitale vibrante, che si esprime in molti modi – dai carri allegorici per il carnevale, che ogni anno fanno ovunque incetta di premi, alle vivaci sezioni scout, dalla vita culturale alle sagre di paese, fino al panorama dei bar di quartiere.
È una forza profondamente svizzera, perché è animata dalla voglia delle singole persone di mettere a disposizione della collettività il meglio che hanno – il loro tempo, le loro energie, la loro esperienza e anche, perché no, un po’ del loro denaro.
In queste espressioni della vita comunitaria vediamo l’anima dello spirito di milizia che è all’opera in ogni elemento dell’identità svizzera – dalla politica all’esercito, dallo sport alla cultura.

Per i prossimi mesi e anni, auguro quindi con tutto il cuore al Mendrisiotto di conservare questa forza, fatta di persone e gruppi in cui queste persone si riuniscono per lavorare insieme.

E vi auguro anche di riuscire a esportare, a tutto il resto del nostro Cantone, un po’ di questa energia – per riscoprirci davvero comunità, e per mettere a frutto tutto il bello e il buono che c’è in Ticino.

Siamo un pezzo della Svizzera, felice di essere Svizzera.
Ma siamo anche e prima di tutto un Cantone magnifico, fatto di persone magnifiche.
Un Cantone che ha davanti a sé un futuro radioso, se tutti insieme continueremo ad aiutarci a vicenda a costruire ciò che va costruito, a migliorare ciò che va migliorato, e a riparare ciò che va riparato.

Grazie a tutti per la vostra presenza a questa festa nazionale.
Viva la Svizzera, viva il Ticino – e viva il Mendrisiotto!

Norman Gobbi