Gordola e Lavertezzo verso l’unione

Gordola e Lavertezzo verso l’unione

Dopo quasi due anni di stop e il ritiro della precedente trattativa, Lavertezzo ha cambiato rotta e rilanciato il processo, sostenuto da una situazione finanziaria solida e dalla volontà di rafforzare servizi e pianificazione territoriale. «La porta è aperta alla partecipazione attiva di consiglieri e cittadini», ha dichiarato il sindaco Berri, annunciando serate pubbliche per informare e coinvolgere la popolazione.
Anche il sindaco Vignuta ha sottolineato l’importanza del coinvolgimento della cittadinanza, parlando di «un nuovo capitolo» fondato su legami storici, sociali e su numerose collaborazioni già consolidate.
L’iter prevede ora la nomina da parte del Consiglio di Stato di una commissione di studio incaricata di valutare aspetti organizzativi, finanziari e prospettive del nuovo Comune. Il rapporto sarà sottoposto a votazione consultiva nei due Comuni, prima della decisione finale spettante al Gran Consiglio.
La commissione sarà composta da sei rappresentanti: Damiano Vignuta, René Grossi e Nicola Domenighetti per Gordola; Andrea Berri, Göksungur Mehmet e Claudio Zanierato per Lavertezzo.
L’aggregazione poggia su basi già solide: i due Comuni collaborano da anni in ambito di sicurezza, pompieri, scuola, assistenza sociale e attività culturali e sportive. A rafforzare il progetto vi sono anche legami storici con la Valle Verzasca e la continuità territoriale e urbanistica.

https://www.tio.ch/ticino/politica/1872102/gordola-e-lavertezzo-verso-l-unione

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Gordola e Lavertezzo vogliono convolare a nozze
I due comuni hanno inoltrato l’istanza aggregativa e incontrato il consigliere di Stato Norman Gobbi. Il sindaco di Gordola Damiano Vignuta: “Oggi iniziamo a scrivere un nuovo capitolo”.

Lunedì 29 settembre i sindaci Damiano Vignuta (Gordola) e Andrea Berri (Lavertezzo) hanno incontrato a Bellinzona il Consigliere di Stato Norman Gobbi per presentare l’istanza aggregativa tra i due Comuni. Con questo passo formale si apre un percorso che potrebbe portare alla nascita di un nuovo Comune, frutto di una volontà condivisa di rafforzare i servizi, valorizzare le risorse e pianificare lo sviluppo territoriale in modo coordinato.

Il cambio di rotta di Lavertezzo
Dopo quasi due anni dalla precedente trattativa sfumata, Lavertezzo ha invertito la rotta e ha scelto di intraprendere nuovamente la strada dell’aggregazione. “L’iter per annullare la precedente istanza è stato lungo e non privo di difficoltà”, ricorda il sindaco. “Abbiamo lavorato per verificare la situazione finanziaria dei due Comuni, che è risultata solida ed estremamente positiva”, sottolinea Berri, aggiungendo che è stata sondata anche la possibilità di un’aggregazione con il “Comune del Piano”, ma senza successo.

L’iter aggregativo
Il processo aggregativo durerà diversi anni e prevede la nomina da parte del Consiglio di Stato di una commissione di studio incaricata di analizzare opportunità e sfide della fusione, con particolare attenzione agli aspetti finanziari e organizzativi. Il rapporto che ne scaturirà sarà sottoposto a votazione consultiva nei due Comuni, mentre la decisione definitiva spetterà al Gran Consiglio. In questa fase le autorità locali hanno ribadito l’importanza della trasparenza e della partecipazione: sono già previste serate informative e momenti di coinvolgimento dei cittadini.

La collaborazione tra i due comuni
Negli anni Gordola e Lavertezzo hanno costruito un’intensa collaborazione: dalla Polizia Intercomunale del Piano al Corpo Pompieri di Tenero-Contra, passando per la direzione scolastica condivisa e i servizi sociali intercomunali. Non mancano legami storici e sociali, legati alla Valle Verzasca e alla vita associativa comune, così come una continuità territoriale e urbanistica. “Oggi iniziamo a scrivere un nuovo capitolo”, ha dichiarato il sindaco Vignuta, sottolineando la volontà di costruire un progetto solido e condiviso con la popolazione.

https://www.ticinonews.ch/ticino/gordola-e-lavertezzo-vogliono-convolare-a-nozze-418910

(Immagine: Comune Gordola)

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Gordola-Lavertezzo, l’istanza d’aggregazione è servita
Formalmente consegnata lunedì al ministro Gobbi

Gordola e Lavertezzo pronti a scambiarsi gli anelli (o quasi). Quantomeno, lunedì hanno formalmente inoltrato al Dipartimento delle Istituzioni l’istanza aggregativa e contestualmente hanno incontrato il ministro delle Istituzioni, Norman Gobbi, per illustrargliene contenuti e obiettivi.
In una nota congiunta i due Comuni rilevano che “a seguito del lavoro preparatorio compiuto dalle autorità, l’istanza rappresenta la volontà condivisa di proseguire lo sviluppo del progetto aggregativo, nell’ottica di rafforzare i servizi, valorizzare le risorse e pianificare in maniera coordinata lo sviluppo del territorio”. Per Lavertezzo si tratta di un’inversione di rotta dopo la precedente trattativa di aggregazione avviata con Locarno.

Trasparenza e partecipazione
Durante l’incontro con Gobbi il sindaco di Lavertezzo, Andrea Berri, ha sottolineato «l’importanza della trasparenza e della partecipazione in questa fase. L’iter per annullare la precedente istanza è stato lungo e non privo di difficoltà. Abbiamo lavorato per verificare la situazione finanziaria dei due Comuni, che è risultata solida ed estremamente positiva».
Berri ha aggiunto che è stata sondata anche la possibilità di un’aggregazione con il Comune del Piano, ma questa eventualità non aveva avuto successo: «Verrà sicuramente organizzata una serata pubblica, non appena la commissione avrà stabilito la data e le modalità precise – ha assicurato il sindaco di Lavertezzo –. Come abbiamo sempre sostenuto, la porta è aperta a chiunque voglia partecipare a questa fase preparatoria. La nostra speranza risiede nella partecipazione attiva dei nostri consiglieri comunali, che invito a farsi avanti con proposte costruttive».

‘Legami storici e sociali, ora inizia un nuovo capitolo’
Da parte sua il sindaco di Gordola, Damiano Vignuta, ha voluto ribadire come «oggi iniziamo a scrivere un nuovo capitolo che ci porterà ad approfondire le caratteristiche del nuovo Comune, che può contare su numerose collaborazioni già avviate così come su legami storici e sociali ben radicati nella popolazione».
Una collaborazione fra Gordola e Lavertezzo è in effetti già in atto da tempo. Tra i servizi condivisi vanno citati, nell’ambito della sicurezza, la Polizia Intercomunale del Piano e il Corpo Pompieri di Tenero-Contra. Nella formazione da anni vi è una Direzione scolastica intercomunale e da quest’anno un numero significativo di allievi della scuola dell’infanzia di Gordola, soprattutto residenti nella zona confinante, frequenta le scuole di Lavertezzo.
Nella nota congiunta viene inoltre ricordato che i due Comuni collaborano anche in ambito sociale, con la figura dell’assistente sociale intercomunale, e stanno intensificando le collaborazioni con la squadra esterna. 
Inoltre, Vignuta ha tenuto a confermare l’importanza del coinvolgimento della popolazione: «Sin dalle prime riunioni del gruppo di lavoro la comunicazione alla popolazione è stato un tema chiave, ogni spunto è positivo e ci aiuterà a costruire un progetto solido e convincente».
L’iter prevede che una commissione di studio, nominata dal Consiglio di Stato, elabori un rapporto che possa illustrare in modo dettagliato sfide e opportunità del nuovo Comune, così come gli aspetti organizzativi e finanziari. Lo stesso sarà poi oggetto di una votazione consultiva nei due Comuni. Sarà infine il Gran Consiglio, preso atto del documento e dell’esito della votazione, a esprimersi in modo definitivo.
Le persone che i due Municipi hanno proposto per formare la Commissione aggregativa sono per Gordola Damiano Vignuta, René Grossi e Nicola Domenighetti; e per Lavertezzo Andrea Berri, Göksungur Mehmet e Claudio Zanierato.

Una storia parallela
Ad accomunare i territori sono anche aspetti storici e sociali, grazie al profondo legame con la Valle Verzasca: i due Comuni di Gordola e Lavertezzo erano destinati a ospitare i vallerani che d’inverno trovavano rifugio al piano. Oltre a questi aspetti, ad accomunare generazioni di cittadini sono la frequentazione della stessa scuola media, delle stesse associazioni sportive e culturali, così come la collaborazione tra la Parrocchia di Gordola e la rettoria di Montedato. Una continuità esiste infine anche dal profilo territoriale e urbanistico.

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 1 ottobre 2025 de La Regione

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Gordola e Lavertezzo preparano i documenti per convolare a nozze
Consegnata a Norman Gobbi l’istanza d’aggregazione tra i due Comuni del Piano

Lo avevamo scritto che era solo questione di giorni (vedi CdT del 6 settembre). E così è stato. Lunedì il sindaco di Gordola Damiano Vignuta e il suo omologo di Lavertezzo Andrea Berri hanno consegnato nelle mani di Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni, l’istanza di aggregazione tra i due Comuni del Piano. Si tratta del passo formale che giunge a coronamento del lavoro preparatorio svolto dagli amministratori dei due enti locali sulla base dell’intensa collaborazione che hanno già instaurato nel corso degli anni. Collaborazione che ora, dopo lo stop decretato dal Consiglio di Stato ai lavori preparatori in vista di un possibile matrimonio di Lavertezzo con Locarno, si intende tramutare in aggregazione. E questo con l’obiettivo di «rafforzare i servizi, valorizzare le risorse e pianificare in maniera coordinata lo sviluppo del territorio», scrivono i due Esecutivi in una nota stampa congiunta.

Ecco la Commissione
Nell’istanza i due Municipi hanno anche proposto i nominativi della Commissione aggregativa. Gordola dovrebbe essere rappresentata, oltre che dal sindaco Vignuta, anche dai municipali René Grossi e Nicola Domenighetti. Dal canto suo Lavertezzo ha proposto il sindaco Berri, affiancato dai municipali Mehmet Göksungur e Claudio Zanierato. Non appena il Consiglio di Stato darà luce verde all’istanza aggregativa e alla composizione della Commissione, quest’ultima si metterà al lavoro per allestire un rapporto nel quale saranno illustrate in modo dettagliato sfide ed opportunità del nuovo Comune, senza naturalmente dimenticare gli aspetti organizzativi e finanziari. La procedura, che si stima possa durare diversi anni, prevede che questo documento sarà poi sottoposto alla popolazione dei due Comuni chiamata ad esprimersi sul progetto aggregativo in una votazione consultiva. Sarà infine compito del Gran Consiglio, sulla scorta dell’esito di quella votazione, esprimersi in modo definitivo sull’unione tra Gordola e Lavertezzo.

«Trasparenza e partecipazione»
Nell’incontro con il direttore del Dipartimento delle istituzioni, il sindaco di Lavertezzo ha sottolineato l’importanza della trasparenza e della partecipazione della popolazione in questa fase preparatoria dell’aggregazione con Gordola. «L’iter per annullare la precedente istanza (quella con Locarno, ndr.) è stato lungo e non privo di difficoltà. Abbiamo lavorato per verificare la situazione finanziaria dei due Comuni, che è risultata solida ed estremamente positiva», ha rilevato Berri, aggiungendo come sia stata sondata anche la possibilità di partecipare ai lavori del cosiddetto scenario «Piano», ma senza successo. «Verrà sicuramente organizzata una serata pubblica non appena la commissione avrà stabilito la data e le modalità precise. Come abbiamo sempre sostenuto, la porta è aperta a chiunque voglia partecipare a questa fase preparatoria», ha continuato Berri invitando i consiglieri comunali di Lavertezzo a farsi avanti con proposte costruttive.

«Ogni spunto è positivo»
Concorde sull’importanza di coinvolgere la popolazione è evidentemente il sindaco di Gordola. «Sin dalle prime riunioni del gruppo di lavoro, la comunicazione alla popolazione è stato un tema chiave. Ogni spunto è positivo e ci aiuterà a costruire un progetto solido e convincente», ha osservato Vignuta, il quale ha ribadito che «oggi iniziamo a scrivere un nuovo capitolo che ci porterà ad approfondire le caratteristiche del nuovo Comune, che può contare su numerose collaborazioni già avviate così come su legami storici e sociali ben radicati nella popolazione ». Legami che nel corso degli anni hanno portato i due Comuni a condividere vari servizi (Polizia e Corpo pompieri). Da tempo vi è poi una direzione scolastica intercomunale e quest’anno un numero significativo di allievi della scuola dell’infanzia di Gordola, frequenta le scuole di Lavertezzo. I due Comuni collaborano inoltre in ambito sociale con la figura dell’assistente sociale intercomunale e stanno intensificando le collaborazioni con la squadra esterna.

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 1 ottobre 2025 del Corriere del Ticino

“Ci aspetta un lavoro immane”

“Ci aspetta un lavoro immane”

Casse malati, il presidente del Governo ticinese ha indicato i prossimi passi dopo il doppio sì: “Nei prossimi giorni convocheremo gli iniziativisti”
I tempi? “Non li detta la collega Carobbio”

“Quello che ci aspetta è un lavoro immane”. Parola del presidente del Governo ticinese Norman Gobbi che, intervistato lunedì sera da Reto Ceschi a 60Minuti, ha parlato delle “difficoltà di implementazione” delle due iniziative cantonali sulle casse malati, approvate domenica. Non sarà facile, ha detto il consigliere di Stato, “trovare il finanziamento per l’iniziativa socialista del 10% e anche cercare di calmierare l’effetto sulle finanze comunali dell’iniziativa della Lega per le deduzioni fiscali dei premi di cassa malati”.
L’esito del voto, al di là dei proclami della vigilia, non ha sorpreso Gobbi: “Dopo l’ennesimo annuncio, da parte della Confederazione, su un aumento dei premi in Ticino superiore rispetto a quanto prospettato fino a qualche mese fa, era molto più probabile un doppio sì”.
Secondo il presidente del Consiglio di Stato “quello di domenica è stato un voto contro un sistema che non riesce a rispondere alla necessità, da un lato, di prendersi cura di sé attraverso un sistema sanitario di qualità, dall’altro, di un equilibrio dal punto di vista soprattutto dei costi”.
Ora, ha proseguito Gobbi, per il governo si tratta di trovare un “doppio equilibrio, dopo un doppio sì che è abbastanza contraddittorio, proprio perché l’iniziativa socialista chiede di aumentare fortemente le uscite attraverso un potenziamento dei sussidi. Quella della Lega di ridurre le imposte con un prelievo fiscale inferiore”.
Il sistema (di finanziamento dei costi della salute, ndr), ha ribadito Gobbi, “ormai ha raggiunto il suo limite ed è questo uno dei compiti che cercheremo di assumerci, assieme a quello di far una quadra tra le due posizioni”.
Nel corso dell’intervista, il presidente del Governo ha pure evidenziato che le “posizioni sono molto distanti e contrapposte” in materia, tra i sindacati e i rappresentanti dell’economia. Il prossimo passo, per il Consiglio di Stato sarà “avere un dialogo. Questo mercoledì, in seduta, formalmente decideremo di convocare proprio nei prossimi giorni gli iniziativisti per ascoltare le loro argomentazioni, le loro ipotesi di soluzioni. Questo ci permetterà di avere le carte sul tavolo per affrontare la costruzione di una soluzione condivisa. La Svizzera è la Repubblica del compromesso, che oggi sembra quasi una bestemmia. Però fa parte della cultura politica del nostro Paese trovare un minimo comun denominatore tra le parti nell’interesse del bene comune, che oggi spesso dimentichiamo, difendendo più le singole bandierine”.
Chiamato a commentare le parole della direttrice del DECS, che domenica ha detto che “occorre fare in fretta”, Gobbi ha risposto che “i tempi non li detta la collega Carobbio, così come non li detta il Consiglio di Stato. Sono tempi che devono essere maturi per una condivisione delle soluzioni. Poi si passerà comunque sempre attraverso una votazione del Gran Consiglio e molto probabilmente ancora attraverso una votazione popolare. Questo evidentemente è il percorso democratico”.

La ricandidatura: “Dipenderà… ma sono ancora a disposizione”
Un percorso che rischia di accavallarsi con le elezioni cantonali del 2027. Gobbi si ricandiderà? A domanda diretta, così ha risposto: “Questo dipenderà da quello che capiterà ancora nei prossimi mesi. Però ho già detto che sono ancora a disposizione proprio perché ho l’entusiasmo”. 

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Gobbi-%E2%80%9CCi-aspetta-un-lavoro-immane%E2%80%9D–3155611.html

 

Un nuovo spazio per anticipare le crisi e dare aiuto alla popolazione

Un nuovo spazio per anticipare le crisi e dare aiuto alla popolazione

Camorino: apre le porte il nuovo Centro cantonale polivalente, per accogliere i migranti ma anche chi, in Ticino, si trova ad affrontare situazioni di emergenza

Sabato pomeriggio a Camorino apre le porte alla popolazione il nuovo Centro cantonale polivalente. Un centro che accoglierà parte dei migranti attribuiti al Ticino dalla Segreteria di Stato della migrazione. Aprirà il 1° ottobre e avrà una capacità di circa 170 posti letto.
Il centro – ed è una prima – sarà gestito direttamente dal Dipartimento delle Istituzioni (DI), che collaborerà con la Croce Rossa. Il nostro Radiogiornale ne ha parlato con il consigliere di Stato Norman Gobbi, direttore del DI, che ha spiegato il perché di un centro polifunzionale, ovvero che: “Questo obiettivo lo abbiamo sviluppato dopo le crisi migratorie: abbiamo capito che è importante avere delle strutture in grado di assorbire quelli che sono dei flussi migratori ingenti. Flussi che regolarmente si sono presentati negli ultimi anni. Lo Stato deve anticipare le crisi o le emergenze, essendo (il centro, ndr.) polifunzionale è anche dedicato alla protezione della popolazione. Per esempio, in caso di evacuazioni da immobili per incendi o in caso di allontanamento da casa per violenze domestiche. Oppure pensiamo anche a tutti i pericoli naturali che si stanno manifestando: è un centro a disposizione di tutta la popolazione e non solo nell’ambito della prima accoglienza dei migranti”.
Una delle particolarità di questa struttura, continua Norman Gobbi, è il fatto di essere modulare e vedrà l’intervento anche di funzionari del Dipartimento della sanità e della socialità, nell’ambito della presa a carico delle persone fragili.  

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Un-nuovo-spazio-per-anticipare-le-crisi-e-dare-aiuto-alla-popolazione–3150243.html

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Accoglienza, apre i battenti il centro di Camorino

https://www.rsi.ch/play/tv/il-quotidiano/video/il-quotidiano?urn=urn:rsi:video:3115100

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Migranti ma non solo al nuovo centro di Camorino, Chiesa: “è concepito per un uso flessibile”

170 i posti letto presenti nella struttura, che potrà essere adottata anche a esigenze di protezione della popolazione. Tutto ciò in un momento in cui il pressing migratorio sul Cantone rimane a livelli estremamente alti.
Porte aperte oggi al nuovo centro polivalente di Camorino. La struttura appena ultimata ospiterà migranti, ma potrà anche essere adattata a esigenze di protezione della popolazione. “È uno spazio concepito per un uso estremamente flessibile”, spiega a Ticinonews Federico Chiesa, capo Ufficio del Centro. “Al pian terreno troviamo degli appartamenti pensati per famiglie o per persone nell’ultima fase di permanenza nella struttura, in modo che abbiano la possibilità di imparare a gestire un appartamento, prima di riceverne uno sul territorio”. Al primo piano, invece, “abbiamo delle camere doppie, triple, quadruple, e degli spazi comuni”. La struttura si vuole assolutamente aperta alla realtà circostante. “Aperta nel senso che vogliamo stimolare le persone a uscire sul territorio. Il nostro obiettivo è di poter mantenere gli ospiti occupati”.
 
I numeri
La collaborazione fra DI, Croce Rossa e DSS permetterà agli ospiti di affrontare al meglio la prima fase d’integrazione, in un momento in cui i numeri migratori in Ticino restano alti. “L’anno scorso sono stati attribuiti al nostro cantone 533 persone facenti parte del settore dell’asilo ordinario”, conferma Renzo Zanini, Capo Ufficio Richiedenti asilo e rifugiati. “Nel 2025 i numeri dovrebbero confermarsi all’incirca su quei valori. Oggi a beneficio di prestazioni assistenziali ci sono 2’400 persone con Statuto di protezione S, a cui si sommano oltre 2’000 individui facenti parte dell’asilo ordinario”. Il Cantone, recentemente, ha portato diverse misure per il contenimento dei costi. “Non è tuttavia possibile farsi bastare quanto eroga la Confederazione, perché il contributo fornito è destinato solo a una parziale copertura delle spese”.
 
La questione della sicurezza
Per il centro resta fondamentale anche la dimensione della sicurezza, che beneficia di un approccio organizzativo innovativo. “Siamo andati a visitare sette Cantoni e un elemento che hanno sottolineato tutti è di evitare assolutamente le divise”. Non per niente “il nostro personale di sorveglianza sarà in civile. Sono professionisti formati nell’ambito della mediazione, dunque per un’interazione serena con gli ospiti”, conclude Chiesa.
 
 
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Inaugurato il nuovo centro per migranti

Aprirà le porte mercoledì 1° ottobre e avrà una disponibilità di 170 posti letto. Si tratta del nuovo Centro cantonale polivalente presentato sabato a Camorino. Ospiterà parte dei migranti assegnati al canton Ticino dalla Segreteria di Stato della migrazione, nel quadro della loro prima fase di integrazione, ma la sua multifunzionalità permetterà di adattarlo anche nel caso in cui ad averne bisogno fosse la popolazione, come nei casi, ha precisato il consigliere di Stato Norman Gobbi, di spostamento di persone a causa di incendi o di allontanamenti dal domicilio successivi a violenza domestica.
Particolarità del nuovo Centro, sarà gestito direttamente dall’Amministrazione cantonale per quel che attiene a logistica, amministrazione, sorveglianza e presa a carico sanitaria.
La Croce Rossa svizzera collaborerà, su mandato del Dipartimento della sanità e della socialità, per quanto riguarda il percorso integrativo degli ospiti.
Ospiti che potranno appartenere a profili diversi: persone in possesso di uno status di rifugiato, persone che non possono essere rimpatriate a causa della situazione politica nel loro Paese e persone in procedura ampliata. Secondo il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, il nuovo Ccp «risponde a un obiettivo sviluppato dopo le ultime crisi migratorie, per permetterci di assorbire quelli che sono i flussi migratori importanti. Che, per altro, negli ultimi anni si sono ripresentati in maniera regolare».
La nuova costruzione sorge nel quartiere Ala Munda, accanto allo svincolo autostradale e alla Sezione della circolazione, in una zona discosta dall’abitato, la cui popolazione è comunque stata coinvolta nel processo di informazione sull’edificazione del Ccp e che sabato pomeriggio ha potuto visitare la struttura e relazionarsi con il personale.

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 29 settembre 2025 de La Regione
 
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«Integrazione e accoglienza» Tolti i veli al Centro migranti
La struttura, realizzata in zona «Ala Munda», si appresta ad ospitare i richiedenti l’asilo attribuiti al Cantone e prevede un ruolo diretto del Dipartimento delle istituzioni – Il capoufficio Federico Chiesa: «Studiate le soluzioni ottimali»

Accoglienza, apertura e integrazione. Sono le parole usate per descrivere il nuovo Centro cantonale polivalente di Camorino nel quartiere «Ala Munda», la cui inaugurazione è avvenuta sabato alla presenza del direttore del Dipartimento delle istituzioni e presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi e del sindaco di Bellinzona Mario Branda. Il nuovo Centro prevede il ruolo diretto dell’amministrazione cantonale (tramite il DI) nella sua gestione in termini logistici, amministrativi, di sorveglianza e di presa a carico sanitaria. «Gli ospiti sono il fulcro di tutta la struttura, abbiamo studiato le soluzioni migliori per garantire un’accoglienza e un’integrazione sul territorio», spiega Federico Chiesa, capoufficio del Centro cantonale polivalente, tracciando il profilo del nuovo stabile che inizierà ad accogliere i primi ospiti mercoledì 1. ottobre.
 
Investimento da 13,5 milioni
«In questi anni è stato fatto un lavoro importante», prosegue Chiesa. La struttura, realizzata con un investimento di 13,5 milioni di franchi, si sviluppa su tre piani e dispone di circa 170 posti letto (oltre agli spazi comuni e amministrativi). Qui saranno accolti parte dei migranti attribuiti al Ticino dalla Segreteria di Stato della migrazione nel corso della prima fase di integrazione. Gli ospiti, durante il soggiorno a Camorino, parteciperanno ad attività occupazionali, integrative, formative e scolastiche per i più piccoli, in attesa che venga loro attribuito un appartamento. Ma non solo richiedenti l’asilo: la struttura è a disposizione anche di chi fugge da situazioni di violenza domestica.
 
Rispondere alla pressione
Un’idea, quella del progetto, che ha visto la luce già una decina di anni fa, sull’onda della pressione migratoria del 2015-2016. « Abbiamo capito che serviva un Centro gestito direttamente dallo Stato», evidenzia Chiesa. Centro che può contare anche sulla collaborazione con la Croce Rossa (che opera su mandato del Dipartimento sanità e socialità) a livello psicologico e sociale. «Per capire come realizzare al meglio questa struttura abbiamo fatto un giro in sette centri di accoglienza migranti della Svizzera, oltre a quelli presenti in Ticino. Volevamo vedere come lavoravano e alcune realtà sono state illuminanti ». Sulla base di queste osservazioni sono quindi stati adattati dei concetti strutturali e gestionali, « pensando anche all’ambito della sicurezza ».
 
Personale in civile
E proprio riguardo alla sicurezza, rileva Chiesa, è stata scelta una linea precisa: «Gli agenti di sicurezza e il personale sanitario lavoreranno in civile per permettere una maggiore vicinanza agli ospiti e fare in modo che anche alla vista la loro presenza sia meno evidente. Abbiamo anche ridotto leggermente la presenza di questo personale rispetto ad altre strutture». Una scelta fatta per evitare di creare troppa dipendenza dalla struttura nei richiedenti l’asilo e lasciare loro più indipendenza. «Anche perché il Centro è pensato per soggiorni dai 9 ai 12 mesi, dopodiché gli ospiti saranno comunque seguiti ma senza più una struttura d’accoglienza. Quello che vogliamo fare è quindi riuscire a creare un equilibrio con l’obiettivo che queste persone, con un vissuto molto difficile, siano pronte a trovare la loro indipendenza». In tal senso il Centro è stato studiato in modo da essere il più possibile uno spazio aperto: «Gli ospiti usciranno per le loro necessità quotidiane, come la spesa, proprio per abituarsi a vivere sul territorio e integrarsi al meglio».
 
Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 29 settembre 2025 del Corriere del Ticino
Un militare di carriera a capo dell’Esercito

Un militare di carriera a capo dell’Esercito

La nomina di Benedikt Roos alla guida dell’esercito svizzero rappresenta una scelta strategica fondamentale in un momento di crisi senza precedenti per la sicurezza nazionale. Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni non nasconde la sua fiducia nelle capacità del nuovo comandante di corpo, pur consapevole delle sfide epocali che lo attendono.
L’esperienza quasi trentennale di Roos nel Corpo degli istruttori costituisce secondo Gobbi un capitale inestimabile per guidare il necessario ripristino delle capacità difensive. “Non possiamo permetterci un periodo di apprendimento in questa fase critica”, osserva, sottolineando come sia fondamentale avere un comandante che conosca a fondo ogni aspetto dell’apparato militare svizzero. La progressione attraverso diverse funzioni operative ha permesso al nuovo capo dell’esercito di acquisire quella visione completa del sistema che la situazione attuale richiede imperiosamente.
Il recente ruolo di comandante delle Forze terrestri ha già messo Roos di fronte alle problematiche più urgenti della modernizzazione militare. L’aggiornamento tecnologico delle forze armate, reso indispensabile dalle nuove minacce multidimensionali, dalla guerra informatica ai sistemi d’arma avanzati come i droni, necessita di una leadership capace di coniugare innovazione e tradizione. Gobbi evidenzia come questa esperienza operativa diretta rappresenti un vantaggio decisivo per comprendere le carenze che devono essere superate.
La gestione delle conseguenze delle difficoltà incontrate dai vari progetti strategici dell’Esercito costituisce una delle prove più complesse. La riorganizzazione di questo settore strategico richiede competenze manageriali eccezionali e anche una visione industriale chiara (se si pensa alla RUAG), qualità che la fiducia accordata dalle organizzazioni militari professionali sembra confermare. “Il nuovo comandante dovrà dimostrare di possedere non solo competenza militare, ma anche quella leadership civica necessaria per riguadagnare il favore dell’opinione pubblica dopo i problemi degli ultimi anni”, insiste Gobbi.
Particolarmente delicata si presenta la questione della cooperazione internazionale. Roos diventa il primo capo dell’esercito svizzero chiamato a bilanciare neutralità e necessità di cooperazione militare in un contesto di guerra europea. Le sue convinzioni sulla necessità di prepararsi a cooperazioni militari anche da paese neutrale dimostrano, secondo Gobbi, quella sensibilità diplomatica indispensabile per navigare questa complessità inedita.
La gestione simultanea delle minacce tradizionali e di quelle ibride, dalle violazioni informatiche alle operazioni di intelligence straniera, richiede un approccio integrato che solo un leader con esperienza operativa concreta può garantire. A questo proposito, per Gobbi “il coordinamento tra politica estera e politica di difesa assume dimensioni strategiche che la formazione pluridecennale di Roos ha sviluppato adeguatamente”.
Il fattore tempo rappresenta l’elemento più critico. “La pressione temporale non consente lunghi periodi di apprendimento, serve un comandante operativo immediatamente su tutti i fronti. La combinazione tra conoscenza approfondita dell’apparato militare e consapevolezza delle sfide contemporanee posiziona Roos come la figura più adatta per questa fase di trasformazione accelerata della difesa nazionale”, prosegue Gobbi.
Per quanto attiene alla definizione dei ruoli, Gobbi precisa infine che “non è più l’epoca dei “sottosegretari alla Difesa”: il comandante dell’esercito dovrà concentrarsi sugli aspetti strettamente operativi e militari, assumendo il suo ruolo naturale di primus inter pares nel coordinamento della condotta delle forze armate. I rapporti politici, la comunicazione istituzionale e la gestione dei grandi contratti a livello strategico devono rimanere saldamente nelle mani del capo del dipartimento. Solo questa separazione di competenze può evitare che future difficoltà tecniche si trasformino automaticamente in crisi politiche, come purtroppo abbiamo visto di recente”.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 28 settembre 2025 de Il Mattino della domenica

Giovani feriti a Gaza curati in Ticino, Gobbi: “un’azione concreta a una situazione intollerabile”

Giovani feriti a Gaza curati in Ticino, Gobbi: “un’azione concreta a una situazione intollerabile”

Il presidente del Governo ticinese Norman Gobbi spiega le ragioni che hanno spinto il Ticino a dirsi disponibile a ospitare alcuni minorenni della Striscia di Gaza che necessitano cure mediche urgenti.

“Alle parole devono seguire delle azioni”. Norman Gobbi, presidente del governo ticinese, spiega a Ticinonews sera la disponibilità del Canton Ticino di “ospitare alcuni minorenni della Striscia di Gaza che necessitano di cure mediche urgenti, insieme alle proprie famiglie”. Ricordiamo infatti che a maggio l’esecutivo ticinese aveva scritto al Consiglio federale per chiedere di “assumere una posizione di condanna nei confronti delle violazioni del diritto internazionale umanitario, commesse dalle forze armate dello Stato di Israele nell’ambito dell’occupazione della Striscia di Gaza”.

Accolti sono i minorenni
Il Cantone, come scritto, si è detto disponibile ad accogliere alcuni minorenni. “È una decisione dell’autorità federale dovuta soprattutto alla mancanza di infrastrutture a Gaza”. Una misura adottata “in risposta a una necessità di aiuto umanitario”. Mentre per quanto riguarda le famiglie che accompagneranno i giovani, “sarà il Dipartimento della sanità e della socialità a occuparsi della loro gestione e sistemazione”.

https://www.ticinonews.ch/ticino/giovani-feriti-a-gaza-curati-in-ticino-gobbi-unazione-concreta-a-una-situazione-intollerabile-418702

Accoglienza di minorenni provenienti dalla Striscia di Gaza da parte della Svizzera e del Cantone Ticino

Accoglienza di minorenni provenienti dalla Striscia di Gaza da parte della Svizzera e del Cantone Ticino

Comunicato stampa

Nell’ambito dell’azione umanitaria coordinata dalla Confederazione, anche il Ticino accoglierà alcuni minorenni della Striscia di Gaza, che necessitano di cure mediche urgenti. Rispondendo positivamente alla richiesta delle autorità federali, il Consiglio di Stato ha espresso la disponibilità del nostro Cantone a partecipare.
La guerra in corso nella Striscia di Gaza sta creando enormi problemi nell’assistenza sanitaria alla popolazione, che non può più essere curata in maniera adeguata nelle strutture mediche locali. Seguendo iniziative analoghe avviate da altri Paesi, anche la Svizzera ha quindi organizzato un’azione umanitaria per accogliere sul proprio territorio alcune persone che necessitano di cure mediche urgenti. La decisione è stata confermata, nella giornata odierna, dal Consiglio federale.
Il Ticino, tramite il Consiglio di Stato, ha garantito la propria disponibilità a ospitare sul proprio territorio alcuni minorenni che necessitano di cure mediche urgenti, insieme alle proprie famiglie. L’accoglienza – coordinata dalla Segreteria di Stato della migrazione – è resa possibile dalla collaborazione tra le autorità cantonali e l’Ente Ospedaliero Cantonale, ed in particolare l’Istituto pediatrico della Svizzera italiana.

Sigirino, slitta lo svincolo autostradale: servono nuove verifiche foniche

Sigirino, slitta lo svincolo autostradale: servono nuove verifiche foniche

L’inizio dei lavori per lo svincolo di Sigirino saranno posticipati almeno al 2028. Le cause sono attribuibili ad una pressione degli organi federali sull’inquinamento fonico.

Lo svincolo autostradale di Sigirino non sarà pronto nei tempi inizialmente previsti: i lavori, che avrebbero dovuto partire nel 2026 e concludersi entro il 2027, slitteranno di un paio d’anni. La notizia è emersa durante un incontro tra l’Ufficio federale delle strade (Ustra), il Cantone, la Commissione regionale dei trasporti del Luganese (Crtl) e Vedeggio Valley, che riunisce diversi Comuni della zona. A riportarlo è LaRegione.

Il motivo
Il ritardo è legato a una sentenza del Tribunale federale su un progetto a Zurigo, che ha imposto controlli più severi sull’inquinamento acustico. Di conseguenza, l’Ufficio federale dell’ambiente ha chiesto di applicare lo stesso principio a Sigirino. Come spiegato dal consigliere di Stato Norman Gobbi, la prudenza del Dipartimento federale dell’ambiente, dei trasporti, dell’energia e delle comunicazioni (Datec) mira a prevenire possibili ricorsi futuri. “Meglio fare un passo in più oggi piuttosto che rifare il lavoro dopo”, ha commentato.

Quali sono gli accertamenti?
Le verifiche riguarderanno il monitoraggio dei rumori lungo la tratta, con la necessità di aggiornare i ripari fonici, ad esempio sostituendo i vetri singoli con doppi. “Si tratta di un progetto importante e prioritario per la valle del Vedeggio”, ha ribadito Gobbi, ricordando anche l’impatto positivo atteso sul traffico e sulla qualità di vita degli abitanti. Dal canto suo, il presidente della Crtl Filippo Lombardi non ha nascosto l’amarezza per lo slittamento: “In questo caso il ritardo è da imputare agli enti pubblici, non ai privati. Noi abbiamo fatto tutto ciò che era nelle nostre possibilità”. Il costo complessivo dell’opera è stimato in 32,8 milioni di franchi, finanziati in parte dalla Confederazione (20%) e per il resto da Cantone e Comuni. Il nuovo orizzonte temporale prevede l’apertura dello svincolo non prima del 2028-2029.

https://www.ticinonews.ch/ticino/sigirino-slitta-lo-svincolo-autostradale-servono-nuove-verifiche-foniche-418656

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Svincolo autostradale di Sigirino: ritardo di un paio d’anni
Una perizia fonica richiesta dall’Ufficio federale dell’ambiente comporta uno slittamento dei tempi, dal 2027 al 2028-29. Lombardi: ‘Triste fenomeno’
 
Bisognerà aspettare qualche anno in più per vedere realizzato lo svincolo autostradale di Sigirino. La notizia è stata discussa mercoledì sera durante un incontro tra Ufficio federale delle strade (Ustra), Cantone, Commissione regionale dei trasporti del Luganese (Crtl) e Vedeggio Valley, la Commissione che riunisce i Comuni di Bedano, Lamone, Mezzovico-Vira, Monteceneri e Torricella-Taverne. La causa? Una sentenza del Tribunale federale che ha portato l’Ufficio federale dell’ambiente a richiedere una perizia fonica.
 
Il precedente di Zurigo
Una notizia che arriva dopo mesi di speculazioni e qualche nervosismo dietro le quinte. Non una buona notizia, sebbene il consigliere di Stato Norman Gobbi ne ridimensioni un po’ la portata negativa: «Posso capire la delusione dei comuni della valle del Vedeggio per un allungamento dei tempi, dall’altra parte posso capire però anche la prudenza del Datec (Dipartimento federale dell’ambiente, dei trasporti, dell’energia e delle comunicazioni, ndr). Secondo loro è meglio fare un passo in più seguendo quanto deciso nell’ambito di un progetto molto più grande (la circonvallazione di Zurigo, ndr), che piuttosto dover magari rifare questo lavoro dopo una decisione del tribunale». Meglio aspettare un po’ e fare le cose per bene, piuttosto che subire ritardi a causa di possibili lungaggini legali, in sostanza.
 
Andranno aggiornati i ripari fonici
Il riferimento del consigliere di Stato è a una sentenza del Tribunale federale che proprio sul progetto zurighese ha imposto di verificare le emissioni di decibel «e l’Ufficio federale dell’ambiente (Ufam) ha chiesto di applicare la stessa procedura anche per lo svincolo di Sigirino. Si sarebbe potuto anche non farlo, ma la segreteria generale del Datec ha ritenuto di seguire questa indicazione per anticipare eventuali problemi, visto che c’è anche un ricorso di un privato (legata proprio al tema dei rumori, ndr). Qualora si fosse proseguito senza effettuare le verifiche indicate, il Tribunale amministrativo federale avrebbe potuto dire che quella procedura andava seguita, basandosi sul precedente attestato dal Tf che diceva che andava fatto questo tipo di percorso». Nel concreto, spiega Gobbi, deve essere fatto un monitoraggio dei rumori lungo tutta la tratta interessata. «Rilievi che la Divisione costruzioni e gli altri servizi del Dipartimento del territorio hanno in larga parte già fatto a suo tempo per la strada cantonale e questo permetterà di condividere più velocemente queste informazioni nell’ottica di accelerare questa fase di analisi per capire dove è necessario intervenire per effettuare le sostituzioni necessarie». Ad esempio, i vetri dei ripari fonici, che in alcune parti sono ancora singoli invece che doppi, andranno potenziati.
 
Gobbi: ‘Progetto prioritario’
«Si tratta di un progetto importante, prioritario per la valle del Vedeggio, e fortemente atteso – conclude il consigliere –. A breve aprirà anche la nuova infrastruttura sportiva proprio a Sigirino e quindi lo svincolo diventa ancora più importante». Il progetto, ricordiamo, è stato elaborato dall’Ustra ed è stato approvato dal Consiglio federale il 27 maggio del 2020 dopo una lunga gestazione. Voluto dal basso, le prime riflessioni sono nate in senso alla Crtl nel 2011 in risposta a sollecitazioni provenienti dai Comuni, lo svincolo si è scontrato con un primo semaforo rosso del Datec l’anno seguente, per essere poi ridiscusso fino a ottenere un finanziamento del 20% dalla Confederazione. Il resto del costo – in totale parliamo di circa 32,8 milioni di franchi –, dopo il sì del Gran Consiglio nel 2023, sarà suddiviso tra Cantone e Comuni tramite Crtl. Scopo dell’opera è: scaricare dal traffico lo snodo autostradale di Lugano Nord e delle strade affluenti, spesso intasati durante le ore di punta; il miglioramento della qualità di vita degli abitanti della valle, dato che è attesa una contrazione del traffico parassitario sulla Cantonale tra Rivera e Sigirino del 60% e del 20% tra Taverne e Lugano Nord e una spinta allo sviluppo industriale e non solo dell’area.
 
Lombardi: ‘Ritardo accumulato dagli enti pubblici…’
«È una misura di alleggerimento importante per tutta la mobilità su questo asse – aggiunge sul tema il presidente della Crtl, Filippo Lombardi – e quindi l’abbiamo caldeggiata fin dall’inizio. Però non abbiamo avuto nessun compito di allestimento: una volta presa la decisione politica, la progettazione è stata gestita da Confederazione». Il capodicastero Sviluppo territoriale di Lugano non nasconde dunque una certa amarezza per lo slittamento. «Assistiamo alla finestra a questo triste fenomeno, ancora una volta, del rallentamento delle opere pubbliche – osserva –. Di solito si deplorano i privati che fanno i ricorsi, ma in questo caso il ritardo lo hanno accumulato gli enti pubblici e questo fa ancora più dispiacere alla Crtl. Noi abbiamo fatto tutto quel che era in nostro potere per fare le cose in modo giusto».
I lavori avrebbero dovuto iniziare l’anno prossimo e terminare nel 2027, una data già posticipata rispetto alle previsioni iniziali, ma ora l’orizzonte temporale è stato aggiustato al 2028-29, a dipendenza di come proseguirà ora l’iter. Lo svincolo, parte del Programma di agglomerato del Luganese di terza generazione, verrà edificato sfruttando quello provvisorio edificato nel 2002-03 per i lavori della galleria di base del Ceneri di AlpTransit.
 
Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 26 settembre 2025 de La Regione
 
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Sigirino, lo svincolo che si allontana
Un anno di ritardo per la necessità di uno studio aggiuntivo sull’impatto fonico – I comuni interessati non faranno ricorso ma rimarranno vigili

Come anticipato da La Regione slitta così di un anno l’inizio dei lavori per il nuovo svincolo autostradale di Sigirino. Il committente, ossia l’Ufficio federale delle strade (USTRA) ha infatti annunciato di dover procedere ad uno studio supplementare sull’impatto fonico lungo il tratto fra Rivera e Lugano nord. Questo studio “comporta una spesa maggiore di circa 50’000 franchi”, precisa il portavoce dell’USTRA Eugenio Sapia. Il cantiere prenderà quindi avvio nel 2028. Ed è delusione fra i comuni della valle del Vedeggio, che vedevano ormai più vicina un’opera strategica per la mobilità di tutta la regione.
La causa del ritardo è di natura tecnica e concerne la previsione del rumore generato dal traffico, quando lo svincolo sarà in esercizio. Nel giugno del 2024 il Cantone, che copre l’80% dei costi, aveva chiesto a Berna di considerare con più prudenza l’impatto fonico: un’osservazione accolta dall’Ufficio federale dell’ambiente (UFAM) lo scorso 10 settembre, anche sulla scorta di una sentenza del Tribunale federale (TF) che, nel 2023, aveva imposto ulteriori verifiche foniche al progetto di circonvallazione della città di Zurigo. Si tratta ora, osserva Sapia, di “presentare un progetto con dei dati aggiornati”.
Il consigliere di Stato Norman Gobbi ha espresso comprensione per entrambe le parti: la prudenza degli uffici federali e la delusione dei Comuni, i quali non ricorreranno contro questa decisione, ma rimarranno vigili. “Noi come commissione regionale dei trasporti del Luganese, proprio per quest’opera abbiamo già fissato una data a primavera per ritrovarci, per vedere a che punto sono questi lavori”, spiega Mario Canepa, presidente della delegazione delle autorità, auspicando di poter a quel punto “avere già dei risultati abbastanza concreti”.
Risultati che permetteranno all’USTRA di definire l’estensione dei ripari fonici lungo l’autostrada. E le previsioni dicono che non dovrebbero esserci modifiche rilevanti rispetto a quanto già progettato.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Sigirino-lo-svincolo-che-si-allontana–3148953.html

L’Assessore di Regione Lombardia Massimo Sertori alla guida della Comunità di lavoro Regio Insubrica

L’Assessore di Regione Lombardia Massimo Sertori alla guida della Comunità di lavoro Regio Insubrica

Comunicato stampa della Comunità di lavoro Regio Insubrica

Passaggio di consegne della Presidenza dal Cantone Ticino alla Lombardia: l’assessore regionale con delega alla Confederazione Elvetica Massimo Sertori ha infatti assunto oggi la carica di Presidente della Regio Insubrica, durante l’Assemblea Generale che si è svolta a Varese, nella prestigiosa location delle Ville Ponti.
È stata anche l’occasione per celebrare il trentesimo anniversario dalla Dichiarazione di Intesa con cui è stata costituita la Regio Insubrica, firmata proprio a Varese il 19 gennaio del 1995.
La Comunità di lavoro è nata per promuovere la cooperazione nell’area italo-svizzera dei laghi prealpini e riunisce il Cantone Ticino, le Regioni Lombardia e Piemonte, le Province del Verbano Cusio Ossola, di Novara, di Como, di Lecco e di Varese.

Dalla sua creazione nel 1995 – dichiara il Presidente uscente Norman Gobbi, Consigliere di Stato del Cantone Ticino – la Regio Insubrica ha saputo ergersi a piattaforma riconosciuta di dialogo e cooperazione del territorio transfrontaliero italo-svizzero, attivandosi quale facilitatrice tra le amministrazioni pubbliche e gli enti di riferimento, promuovendo il dialogo, la cooperazione e la mutua conoscenza, allo scopo di permettere all’area insubrica di cogliere le opportunità che si presentano in termini di sviluppo sostenibile ai due lati della frontiera per sfruttare tutto il potenziale del territorio, trasformando il confine in un’alleanza dinamica.“

È per me un onore – afferma il neo Presidente della Regio Insubrica Massimo Sertori – prendere il testimone da Norman Gobbi e quindi condurre la presidenza della Regio Insubrica per l’anno 2025-2026”. “Questa Comunità di lavoro – continua – è ormai una piattaforma collaudata fondamentale nel dialogo e nella cooperazione transfrontaliera Italo Svizzera. Trae la propria forza nel recepire le istanze dal basso provenienti dai singoli territori e quindi trasformando le stesse in proposte risolutive da sottoporre al Cantone, alla Regione finanche ai livelli superiori, come la Confederazione e lo Stato. Si sostanzia quindi in una catena di trasmissione fondamentale tra le comunità e le istituzioni dei singoli Stati”. “Anche in questo mio anno di presidenza – conclude Sertori – l’impegno è quello di rafforzare sempre più la cooperazione territoriale in svariati ambiti e realizzare progetti strategici e di qualità a beneficio delle nostre comunità”.

La Regio Insubrica – commenta Alberto Preioni, Sottosegretario alla Presidenza di Regione Piemonte – unita da storia e cultura comuni, guarda al futuro con la volontà di rafforzare la collaborazione transfrontaliera”. “Vogliamo e dobbiamo crescere insieme – continua – attraverso progetti condivisi che valorizzino le nostre comunità e aprano nuove opportunità di sviluppo. Infrastrutture moderne, turismo sostenibile e collegamenti sempre più efficienti sono le chiavi per rendere competitivo il nostro territorio”. “Siamo impegnati – conclude Preioni – a mantenere un dialogo costante con tutti i partner istituzionali, da entrambe le frontiere. Il nostro obiettivo è chiaro: costruire una Regio forte, unita e prospera per le generazioni future.”

È intervenuto all’Assemblea anche il Presidente di Regione Lombardia, Attilio Fontana.
È per me un grande piacere – dichiara il governatore lombardo – prendere parte quest’oggi all’Assemblea della Regio Insubrica che proprio nel 2025 celebra il trentennale dalla sua fondazione”. “La Regio Insubrica – continua Fontana – per la sua capacità di ascolto delle istanze territoriali e per la sua propositività, rappresenta un modello di condivisione, dialogo e mediazione cui altri territori transfrontalieri si stanno ispirando: grazie alla sua dinamicità, le sfide che caratterizzano queste aree di confine, dalle quali transita il 90% dello scambio commerciale tra Italia e Svizzera, acquisiscono nuova centralità”.

Presenti, inoltre, il Sindaco della Città di Varese Davide Galimberti, il Presidente della Provincia di Varese Marco Magrini, l’Ambasciatore di Svizzera in Italia Roberto Balzaretti e l’Ambasciatore d’Italia in Svizzera Gian Lorenzo Cornado.

Il Segretario Generale della Comunità di lavoro, Francesco Quattrini ha presentato il rapporto delle attività realizzate nel 2024 e dell’attività per l’anno in corso. Ha inoltre aggiornato sul Programma di cooperazione transfrontaliera Interreg VI-A Italia-Svizzera 2021-2027, in particolare riguardo ai progetti presentati per l’area della Regio Insubrica.
L’Assemblea ha dedicato un momento alla presentazione del progetto di ricerca “Città dei Laghi, un atlante per il territorio insubrico”, a cura dell’architetto ricercatore Francesco Rizzi. Il progetto è sviluppato sulla visione della Città dei Laghi, come modello territoriale di riferimento cooperativo transfrontaliero tra il Ticino e le province italiane della Regio Insubrica.
I membri della Comunità di lavoro hanno infine approvato i conti preventivi per gli anni 2025 e 2026 e il consuntivo del 2024.

Matteo Cremaschi e Caroline Roth entrano nello staff della Direzione del DI

Matteo Cremaschi e Caroline Roth entrano nello staff della Direzione del DI

Comunicato stampa

A seguito della scomparsa di Gianmaria Pusterla e dei successivi avvicendamenti interni, il Consiglio di Stato – su proposta del Direttore del Dipartimento delle istituzioni (DI), Norman Gobbi – ha assunto Matteo Cremaschi e Caroline Roth nello staff di direzione del DI, con entrata in funzione quali collaboratori personali il 1. gennaio 2026.

Per la prima volta una posizione di questo tipo è stata messa a concorso pubblico: sono pervenute 104 candidature. Dopo una prima analisi, sono stati selezionati 12 profili (6 uomini e 6 donne) ritenuti conformi al bando e alle competenze richieste per il primo colloquio. Da questa rosa è seguita una seconda selezione, più tecnico-pratica, alla quale hanno avuto accesso quattro candidati (due uomini e due donne).
La scelta finale di Cremaschi e Roth riflette la volontà di affrontare con nuove energie le sfide presenti e future del Dipartimento e del Consigliere di Stato Norman Gobbi: da un lato, i compiti legati alla riorganizzazione e semplificazione delle competenze; dall’altro, il rafforzamento del coordinamento della comunicazione dipartimentale.
Matteo Cremaschi, laureato in Scienze della comunicazione politica e sociale, è attualmente Sostituto Responsabile del Servizio comunicazione e portavoce del Ministero pubblico della Confederazione. Vanta una solida esperienza nella comunicazione istituzionale e di crisi, maturata anche presso la SUPSI e nel settore bancario. Oltre a un’ottima padronanza delle lingue nazionali, conosce a fondo il contesto politico-istituzionale ticinese e svizzero. Ha inoltre sviluppato competenze nella gestione di progetti, tra cui l’iniziativa “Prospettiva 2040” promossa dal Cantone Ticino, esperienza che gli sarà utile per i compiti legati alla semplificazione dei rapporti tra Cantone, cittadini, aziende e Comuni.
Caroline Roth, Caporedattrice di Teleticino dal 2021, lavora presso l’emittente dal 2011. Laureata in Biotecnologie veterinarie all’Università degli Studi di Milano, ha intrapreso una carriera giornalistica che l’ha portata a ruoli di crescente responsabilità fino alla guida della redazione. Giornalista iscritta all’albo, unisce competenze scientifiche e comunicative a una solida esperienza nel panorama mediatico ticinese e a buone conoscenze dell’ambito istituzionale cantonale. Con ottime conoscenze delle lingue nazionali e dello svizzero-tedesco, offre un supporto qualificato nei rapporti con i media d’Oltralpe e nelle attività intercantonali del Consigliere di Stato.