Polizia Cantonale sotto pressione, vertici aperti al dialogo

Polizia Cantonale sotto pressione, vertici aperti al dialogo

“Sono problematiche conosciute e da sempre collaboriamo per migliorare le condizioni di lavoro”. Così l’ex responsabile politico Norman Gobbi commenta le criticità relative al carico di lavoro emerse da un sondaggio promosso dai sindacati.

“Il travaso dalla Polizia Cantonale alle Comunali è conosciuto, è vero che si contano ore di lavoro in più e anche maggiori turni nei festivi e la notte”. È la premessa dell’ormai ex responsabile politico della polizia Norman Gobbi, sollecitato sul disagio espresso da 345 agenti, circa la metà degli effettivi, attraverso un sondaggio dei sindacati. Dall’analisi, presentata al Comando martedì, è emerso che il 72% dei partecipanti ha dichiarato di aver già pensato di cambiare posto di lavoro. Il 25% ne è attualmente alla ricerca.

Vertici aperti al dialogo
Il presidente del Governo però rassicura:  “Queste discussioni le abbiamo già avute diverse volte con le associazioni del personale ma credo che sia il collega Zali, che oggi ha la responsabilità, sia il Comando, continueranno a farle proprio nell’ottica di migliorare le condizioni di lavoro”. Gobbi tiene inoltre a mettere in evidenza un aspetto: “Quanto emerso non pregiudica la qualità di lavoro della Polizia cantonale”. Dal canto suo, anche il portavoce del corpo Renato Pizolli assicura apertura: ” Oltre alle criticità, tipiche di un lavoro a turni e in cui ci si ritrova sotto pressione, dal sondaggio è anche emerso in modo preponderante l’attaccamento degli agenti alla polizia”. Per Pizolli si tratta di un’ottima base di partenza per costruire un percorso basato sul dialogo e per finalizzare i passi da compiere.

“Necessario agire”
Sono in effetti due i piani su cui, secondo i sindacati, occorre lavorare: “Alcuni punti riguardano ciò che può fare il comando di polizia, pensiamo al distaccamento emerso tra i vertici e gli agenti del corpo”, commenta il sindacalista Ocst Claudio Isabella. Per quanto riguarda invece il piano politico, condizioni contrattuali, vacanze, carico di lavoro, i sindacati sono consapevoli del momento delicato per le finanze cantonali. Secondo Isabella, agire in modo tempestivo è però nell’interesse di tutti: “Avere personale stanco con in mano una pistola non sempre è una soluzione ottimale, quindi delle vie per affrontare i problemi sono fondamentali e vanno trovate”. 

Autopsie al San Giovanni, aperte due nuove sale

Autopsie al San Giovanni, aperte due nuove sale

Allestite da Dipartimento delle istituzioni ed Eoc, permetteranno di centralizzare e razionalizzare tutti gli aspetti legati alla medicina legale

Determinare le cause (e il possibile intervento di terzi) di un decesso, così come le responsabilità di violenze su persone ancora in vita. È questo lo scopo principale della medicina legale e dell’Istituto inaugurato nel febbraio dello scorso anno a Bellinzona. Ora, con l’apertura di due sale autoptiche all’Ospedale San Giovanni, sono state raggruppate tutte le procedure legate agli esami necroscopici, attuati su richiesta dalla magistratura. All’inaugurazione dello spazio allestito nell’attuale nosocomio – in attesa, come ha sottolineato il direttore del San Giovanni, Alessandro Bressan, di poterlo traslare nel nuovo Ospedale regionale finora previsto alla Saleggina – hanno preso parte le autorità cantonali e comunali, così come la direttrice dell’Istituto di medicina legale, Rosa Maria Martinez. La quale ha sottolineato come «il vantaggio garantito dalle nuove sale è rappresentato da una maggiore efficienza, grazie alla vicinanza con la sede amministrativa dell’Istituto e con quella della polizia scientifica».

Procedure razionalizzate
Lo scopo principale di un’autopsia medico-legale, ha proseguito la dottoressa Martinez, consiste nel definire la modalità di un decesso (morte naturale o non naturale), determinarne la causa ed escludere (o confermare) l’intervento di terze persone, stabilirne l’ora e conservare materiale biologico probatorio per ulteriori accertamenti. A razionalizzare tutte le procedure, anche la possibilità di avere a disposizione un apparecchio per l’esecuzione di Tac post-mortem, grazie alle quali evidenziare lesioni, ricostruire meccanismi, dare un’identità alla salma, localizzare corpi estranei e confermare la necessità di un’autopsia medico-legale. Esami radiologici per i quali, in precedenza, era necessario appoggiarsi all’Ospedale italiano di Lugano. E quello della radiologia forense – ha precisato ancora la dottoressa Martinez – è un ramo «in costante sviluppo: nel 2024 sono state effettuate ben 83 Tac a fronte di 102 autopsie. Il fatto di poter avere a disposizione la necessaria strumentazione rappresenta dunque una più che benvenuta razionalizzazione del lavoro».

‘Punto di riferimento a livello internazionale’
Presente pure il presidente del Consiglio di Stato, Norman Gobbi: «Quello che ci troviamo a inaugurare è un tassello importante che suggella la riforma della medicina legale, portata avanti in questi ultimi anni e che rappresenta un pilastro della giustizia». L’Istituto di medicina legale necessitava di spazi moderni e «grazie alla collaborazione tra il Dipartimento delle istituzioni e l’Ente ospedaliero cantonale è stato possibile allestire una struttura all’avanguardia. Una struttura che oggi diventa un punto di riferimento non soltanto a livello svizzero, bensì internazionale». D’altro canto le cifre parlano da sole. Infatti, alle 102 autopsie eseguite nel 2024 «se ne sono aggiunte 81 in questi primi dieci mesi scarsi del 2025, per un servizio che rimane aperto 24 ore su 24, 365 giorni su 365».

Un servizio, quello medico-legale, del quale beneficia la magistratura, come ha sottolineato il sindaco di Bellinzona, Mario Branda: «Ma prima lasciatemi ringraziare chi ha voluto, nella mia persona, invitare la Città a questa cerimonia. Perché, per essere onesti, Bellinzona non può vantare alcun merito, se non il fatto di avere sul suo territorio, da tempo immemore, una struttura come il San Giovanni. Tuttavia, come ex procuratore pubblico posso testimoniare quanto sia importante avere a disposizione un istituto di medicina legale di qualità e competenza. Questo facilita enormemente il lavoro dei magistrati».

Trattamento dignitoso, accoglienza decorosa
Dal canto suo la dottoressa Martinez, nella presentazione di quelli che sono gli obiettivi e lo svolgimento di un esame autoptico, ha ricordato come le nuove sale del San Giovanni non rispondano unicamente a un criterio di efficienza (garantita dalla vicinanza amministrativa e dalla centralizzazione delle attività), ma rappresentino altresì la certezza di un trattamento dignitoso delle salme in un unico luogo di gestione e un’accoglienza decorosa per parenti e conoscenti. A compendio della presentazione, l’architetto Ivan Sboarina che ha curato la costruzione del nuovo reparto, costato quattro anni di progettazione, 22 mesi di cantiere e che ha visto l’impiego di 62 figure professionali, ha fornito alcuni ragguagli su quella che è stata l’opera di edificazione della nuova struttura. Perché non bastano due tavoli operatori per fare una sala autoptica. Sono necessari uffici per i medici legali, spogliatoi, una saletta per i famigliari e per l’eventuale riconoscimento della salma, celle frigorifere, celle di congelamento, ambienti adatti alla conservazione di reperti biologici probatori… «È stata una pianificazione piuttosto complessa, nel corso della quale si è pure reso necessario risolvere l’aspetto dei vari incroci delle salme con medici, infermieri, visitatori, in un ambiente ospedaliero attivo 24 ore su 24. La soluzione ritenuta ideale è stata la ristrutturazione delle vecchie camere ardenti, dopo aver proceduto all’eliminazione di tutti i materiali nocivi: policlorobifenili (Pcb), amianto, colle di vario tipo… In seguito – ha concluso il progettista – siamo riusciti a incastrare il tassello molto importante del collegamento con la radiologia e alla fine tutto ha trovato una sua collocazione, in un percorso il più possibile coerente con le varie fasi della procedura».
Al termine della parte ufficiale, tutti gli interessati hanno avuto la possibilità di effettuare un’istruttiva visita ai nuovi locali.

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 10 ottobre 2025 de La Regione

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I corpi sono un alfabeto

Quando e come si effettua un’autopsia? A colloquio con la direttrice dell’Istituto di medicina legale Rosa Maria Martinez.

Nel corso della sua carriera ha eseguito centinaia di autopsie («almeno più di cinquecento»). Dal 1º gennaio 2024, Rosa Maria Martinez dirige l’Istituto di medicina legale del Cantone. Alla domanda se, in senso figurato, i corpi siano in grado di parlare, osserva che lo fanno sì dopo la morte, ma anche da vivi.

«Le lesioni possono aiutare a ricostruire i fatti» – «Da questo punto di vista – aggiunge – l’affermazione è vera non solo nella fase post mortem, ma anche in quella “viva”. Se, per esempio, si effettua una visita medica dopo una presunta violenza, si cercano lesioni che possano contribuire a ricostruire i fatti accaduti in precedenza».
Quando si fanno le autopsie – In generale, si effettua un’autopsia medico-legale in caso di decessi considerati insoliti. «Si tratta di morti in cui i medici legali e la polizia scientifica devono accertare o escludere l’intervento di terzi». Sono i casi in cui, alla fine, si deve dichiarare se si tratta di una morte naturale oppure no, per esempio nei casi di omicidio, suicidio o incidente.
La durata – Un esame medico-legale approfondito del corpo di una persona deceduta («cioè un’autopsia medico-legale») dura di solito circa tre ore. «Ovviamente – aggiunge Martinez – dipende dal caso». L’autopsia si svolge con la presenza di «due medici e di un preparatore umano». All’inizio viene eseguito un esame esterno, durante il quale viene valutata e documentata la parte esterna del corpo.
La “sezione” – Poi viene eseguita una “sezione”: «Si procede cioè all’esame degli organi interni. Alla fine, in tutti i nostri casi, viene redatta una perizia medico-legale, successivamente inviata al Ministero pubblico».
L’inaugurazione – Proprio ieri, all’Ospedale San Giovanni di Bellinzona, sono state inaugurate le nuove sale per le autopsie medico-legali, già operative da settembre. Si tratta di un progetto inserito nell’ambito dello sviluppo dell’Istituto di medicina legale del Canton Ticino, che il Dipartimento delle istituzioni ha realizzato in collaborazione con l’Ente ospedaliero cantonale.

L’Istituto di medicina legale fornisce le sue prestazioni di medicina legale in favore delle autorità giudiziarie – in particolare del Ministero pubblico – e ha assunto anche incarichi per conto della Segreteria di Stato della migrazione (SEM), nell’ambito delle perizie per l’accertamento dell’età dei richiedenti asilo presunti minorenni.

https://www.tio.ch/ticino/attualita/1874626/i-corpi-sono-un-alfabeto

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Medicina legale: a Bellinzona due nuove sale per 100 autopsie l’anno

All’Ospedale San Giovanni sono state inaugurate ufficialmente le nuove sale autopsie. Un progetto congiunto tra EOC e Dipartimento delle Istituzioni che mira a migliorare efficienza, logistica e collaborazione con la polizia scientifica.

Due nuove sale autopsie, moderne e funzionali, centralizzano ora al San Giovanni di Bellinzona l’attività di medicina legale in Ticino. Un passo concreto per rispondere a un volume di lavoro che supera le 100 autopsie medico-legali l’anno, ma anche un segnale di maggiore efficienza logistica e scientifica. “Con quanto accaduto in Vallemaggia ci siamo resi conto della necessità di maggiore spazio”, ha sottolineato la direttrice dell’Istituto di medicina legale Rosa Maria Martinez.

Spazi moderni e potenziati
Entrate in funzione già lo scorso settembre, le sale sono state inaugurate ufficialmente oggi. A disposizione ci sono due ambienti per le autopsie e spazi refrigeratori con una capienza fino a 13 salme. “Per noi era fondamentale poter essere vicini alla radiologia forense ma anche alla Polizia Scientifica” ha evidenziato la direttrice Martinez.

Un traguardo importante
Per il Dipartimento delle Istituzioni, questa centralizzazione rappresenta un traguardo importante nell’ambito della medicina legale ticinese. I numeri confermano la necessità di spazi adeguati e di un lavoro sempre più integrato con la polizia scientifica, ora fisicamente più vicina. “Abbiamo scelto questa formula per far crescere competenze che fino a qualche anno fa non c’erano” ha spiegato il direttore del DI Norman Gobbi. 

Una sfida accolta anche dall’EOC
L’Ente Ospedaliero Cantonale ha accolto con favore il progetto, che ha permesso di riorganizzare i flussi e di garantire standard qualitativi più elevati in un settore delicato come quello della medicina legale. “Prima le salme venivano spostate da Locarno a Lugano per i diversi accertamenti ora, invece, sarà tutto centralizzato, sicuramente un passo avanti anche per il personale coinvolto”, ha sottolineato il direttore dell’Ospedale Regionale Bellinzona e Valli Alessandro Bressan. 

https://www.ticinonews.ch/ticino/medicina-legale-a-bellinzona-due-nuove-sale-per-100-autopsie-lanno-419424

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Due nuove sale per le autopsie a Bellinzona
Sono attive da settembre all’ospedale San Giovanni per il centro cantonale di medicina legale

Sono circa un centinaio all’anno le autopsie eseguite dall’Istituto di medicina legale, autopsie che, dallo scorso mese di settembre, si svolgono nelle due nuove sale ricavate all’interno dell’ospedale San Giovanni di Bellinzona.
“Queste nuove sale autopsie al San Giovanni rappresentano una centralizzazione dell’Istituto di medicina legale, soprattutto perché abbiamo qui a Bellinzona la sede amministrativa del nostro istituto, abbiamo la vicinanza della polizia scientifica e soprattutto abbiamo adesso un unico posto dove possiamo anche effettuare le TAC post-mortem, cioè la radiologia forense ed effettuare le autopsie medico-legali”, spiega alle telecamere del Quotidiano della RSI Rosa Maria Martinez, direttrice dell’Istituto cantonale di medicina legale.
In sostanza un unico centro di competenze nella città, che rafforza la collaborazione con l’ente ospedaliero cantonale. Alessandro Bressan, direttore dell’Ospedale regionale Bellinzona e Valli, spiega che si tratta di una collaborazione interessante. “Il Dipartimento delle istituzioni ci ha contattato cinque anni fa. L’idea è sempre quella di concentrare, di fare sinergie, di sfruttare le competenze che ci sono ma cercando di concentrarle. Prima le autopsie, fino ad agosto, venivano fatte all’Istituto cantonale di patologia (ICP), però le TAC venivano fatte all’ospedale italiano di Lugano, a Viganello, quindi la salma faceva grandi tragitti con i medici legali che invece sono qui a Bellinzona, per cui si è reso naturalmente molto interessante riuscire a concentrare queste attività tutte qui”.
Due sale autoptiche, celle frigorifere e una saletta per accogliere i familiari nel delicato momento del riconoscimento delle salme. Rosa Maria Martinez ha sottolineato che è importante avere questo spazio, “uno spazio dignitoso che prima non avevamo a Locarno. Sappiamo che i casi medico-legali non sono facili per nessuno, soprattutto per la famiglia, è per questo che abbiamo questa parte dedicata anche ai familiari”.
Fino a un mese fa le autopsie venivano eseguite all’istituto di patologia di Locarno. Bressan spiega che sono stati trasferiti i due preparatori delle salme dall’ICP all’ospedale San Giovanni e durante il 2026 “studieremo di trasferire anche le autopsie mediche, che sono tra le 10 e 20 all’anno, anche loro da Locarno qui al San Giovanni. L’ICP userà gli spazi per riorganizzarsi, per sfruttarli meglio, per ampliare l’offerta e per riorganizzarsi meglio”. A questo si aggiunge la richiesta, in attesa di luce verde, di riconoscimento come centro di formazione per specialisti in medicina legale.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Due-nuove-sale-per-le-autopsie-a-Bellinzona–3185412.html

Visita di cortesia dell’Ambasciatore del Kazakhstan

Visita di cortesia dell’Ambasciatore del Kazakhstan

Comunicato stampa

Il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi ha ricevuto oggi a Palazzo delle Orsoline Kairat Sarzhavov, Ambasciatore della Repubblica del Kazakhstan accreditato a Berna. La visita di cortesia ha consentito di discutere vari temi di interesse comune e di presentare le particolarità del nostro Cantone.

La visita di cortesia dell’Ambasciatore Kairat Sarzhavov – accompagnato dal terzo segretario Adil Makeyev – ha permesso di discutere svariati temi di attualità, offrendo l’occasione per un confronto sulle relazioni diplomatiche e commerciali che legano la Confederazione e il Kazakhstan.
Il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi ha inoltre colto l’opportunità per condividere con l’Ambasciatore alcune informazioni sulle caratteristiche che contraddistinguono il Ticino e sull’attuale situazione socio-economica, politica e culturale del nostro Cantone.

Sull’entrata in vigore Lega e Ps ribadiscono: ‘Si agisca in fretta’

Sull’entrata in vigore Lega e Ps ribadiscono: ‘Si agisca in fretta’

Così il presidente del governo Norman Gobbi dopo l’incontro con i fautori delle due iniziative avallate alle urne. Prioritario per Ps e Lega agire in fretta

Il governo incontra gli iniziativisti dopo il doppio sì alle urne per discuterne il finanziamento.
Gobbi: ‘Cerchiamo una soluzione partecipata e condivisa. Ma con i veti incrociati è difficile’.
È stata una prima storica. Mai, come tiene a sottolineare il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, il governo aveva incontrato i promotori di un’iniziativa approvata alle urne. Già, perché il doppio sì del 28 settembre alle iniziative – quella del 10% e quella per la deducibilità integrale – sulle casse malati «pone un problema non indifferente», rimarca Gobbi.
Quello del finanziamento, visto che le due misure ‘pesano’ 350 milioni sulle casse del Cantone. «Questi incontri fanno parte del piano che abbiamo per arrivare a una soluzione partecipata e condivisa. Una soluzione che deve arrivare per rispondere al grido d’allarme che hanno lanciato i cittadini ticinesi». Ascoltate le posizioni e le proposte di socialisti e leghisti, il Consiglio di Stato – che ha partecipato in corpore agli incontri – farà ora le sue valutazioni. «Poi verranno interrogati altri attori – aggiunge Gobbi –. Questo perché vogliamo una soluzione, come detto, che sia il più condivisa possibile». Nel mezzo però ci sono i paletti che i due fronti di iniziativisti hanno già piantato pubblicamente… «Con i veti incrociati è difficile trovare una soluzione che risponda pienamente a questo grido d’allarme della popolazione. Ognuno ha le sue soluzioni che sono talvolta anche diametralmente opposte ma che perlomeno vogliono contribuire a risolvere il problema». Da definire ci saranno vari aspetti: «Quale modello di servizio pubblico vogliamo, quale livello di pressione fiscale e come garantire l’equilibrio tra principio di solidarietà e responsabilità individuale». Altro tema delicato: le tempistiche. «Evidentemente i due fronti vogliono un’applicazione delle iniziative che sia il più rapido possibile, lo comprendiamo», afferma Gobbi. «Le finanze pubbliche servono però a garantire servizi essenziali e non possiamo sconquassarle».

Frapolli (Lega): ‘Vanno trovate delle soluzioni, ma non tra due anni’
Un incontro esplorativo, come ci spiega il vicecoordinatore della Lega Gianmaria Frapolli. «È stata una riunione interlocutoria in cui abbiamo ribadito la nostra posizione». Cioè: «Che la nostra iniziativa per rendere integralmente deducibili i premi di cassa malati venga applicata al più presto, possibilmente già dal 2026, e che il governo decida finalmente delle misure di contenimento della spesa agendo in modo chiaro e strutturato sulle uscite». La Lega, ricorda Frapolli, «ha già messo sul tavolo le sue ricette per limitare le uscite con le quaranta misure di risparmio e l’iniziativa ‘Stop all’aumento dei dipendenti cantonali’». Insomma, la priorità per il leghista è che il Consiglio di Stato non cincischi: «Siamo consapevoli che non tutte le misure potranno essere sicuramente implementate, però vanno trovate delle soluzioni», osserva Frapolli. Che rimarca: «Non tra due anni, ma in modo decisivo nei prossimi mesi». In tal senso, sottolinea, «anche se è giusto discuterne, non abbiamo bisogno di incontri interlocutori, ma di decisioni». Quello di ieri è infatti per Frapolli un appuntamento che lascia in sospeso troppe questioni. «Ci saremmo potuti ritenere soddisfatti – commenta – se fossimo usciti da Palazzo delle Orsoline con la conferma di una messa in atto delle iniziative da parte del Consiglio di Stato. Questo non è avvenuto perché è stato un incontro interlocutorio, quindi la soddisfazione non c’è», sancisce il vice-coordinatore. E ora cosa succede, sono previsti altri incontri? «Noi non abbiamo ricevuto nessuna indicazione», afferma Frapolli. Ma avverte: «Se non verranno sollecitati altri incontri per trovare una soluzione, sarà nostra responsabilità come partito di governo proporne altri». Dopo i leghisti è toccato al Ps incontrare il governo. «Come iniziativisti abbiamo ribadito che per noi è estremamente importante un’implementazione urgente della misura approvata dal popolo. I premi di cassa malati stanno esplodendo e le persone non ce la fanno più», commenta la copresidente del Ps Laura Riget senza aggiungere altro. «Le negoziazioni si fanno seduti a un tavolo guardandosi in faccia. Non sui media».

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Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 9 ottobre de La Regione

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Per le iniziative sulle casse malati un rebus nelle mani del Governo
Primo «round» di colloqui tra i promotori e l’Esecutivo – La Lega mette i paletti: «Da applicare il prossimo anno, si agisca sulla spesa» Il PS non si sbilancia e avverte: «Aperti al dialogo, ma non a tutti i costi» – E Norman Gobbi mira all’intesa: «Coinvolgeremo tutte le parti»

Non si può certo dire che i volti degli iniziativisti, così come quello del presidente del Governo, fossero particolarmente sorridenti ieri pomeriggio fuori da Palazzo delle Orsoline al termine dei primi colloqui dedicati all’implementazione delle iniziative popolari sui premi di cassa malati approvate il 28 settembre dal popolo.
Le posizioni delle parti, come d’altronde è ovvio che sia in un primo «round» di negoziati, non si sono mosse di un millimetro rispetto agli scorsi giorni. Entrambi i fronti chiedono la messa in vigore «il prima possibile» dei rispettivi testi votati dai cittadini. Ed entrambi i fronti sono consapevoli che trovare i soldi non è un’impresa scontata. Così come entrambi i fronti restano su posizioni diametralmente opposte: la Lega chiede tagli alla spesa per finanziare la sua iniziativa, mentre il PS propone aumenti d’entrate fiscali. Al centro, tra i due fronti, c’è il Governo. Un Esecutivo che, almeno per il momento, sembra fungere più che altro da «arbitro ». Un direttore di gara che si è limitato ad ascoltare le posizioni delle rispettive squadre, senza immischiarsi nel «gioco». Il Consiglio di Stato si prenderà infatti ora qualche settimana per consolidare la sua posizione. E poi allargherà la consultazione a tutti gli altri attori, dai partiti ai sindacati e alle associazioni economiche. Come dire: per avere qualche indicazione in più su come sarà trovata la famosa quadratura del cerchio, bisognerà attendere. Ma per il momento una cosa è certa: trovare quella quadratura sarà certamente impresa ardua, una corsa in salita.

Gli strumenti ci sono
I primi a presentarsi in Piazza Governo dopo l’incontro, poco dopo le 14.30, sono stati i leghisti Daniele Piccaluga, Boris Bignasca e Gianmaria Frapolli. Quest’ultimo, nel rispondere alle domande dei media, non ha nascosto una certa delusione per il primo incontro. «Sicuramente è stata una discussione che non ha portato dei frutti », ha esordito. «Noi abbiamo continuato a mettere sul tavolo le nostre prerogative». Una su tutte: «Il fatto che questo paese non deve avere aumenti d’imposte». E che quindi «bisogna agire sulla spesa pubblica ». Una linea che, ha ricordato Frapolli, la Lega ribadisce «da diversi mesi». Anche sul fronte delle tempistiche il leghista è stato chiaro: «Abbiamo già chiesto che la nostra iniziativa sia applicata il prima possibile, a partire dall’anno prossimo ». Per via Monte Boglia, detto altrimenti, «è il momento di agire» e «non si possono aspettare due o tre anni per applicare » la proposta. Riguardo al finanziamento dell’iniziativa la Lega ha quindi rimesso sul tavolo le 40 misure di risparmio presentate negli scorsi mesi e che, nello stesso Preventivo 2026, sono state essenzialmente già cassate dal Governo. Ma, a questo proposito, via Monte Boglia non ha intenzione di cedere. Anzi. E concretamente chiede che il Governo ne applichi almeno una parte. Senza dimenticare l’iniziativa popolare per ridurre il numero dei dipendenti pubblici. Come dire: gli strumenti per ridurre la spesa ci sono, vanno solo implementati. Anche perché, ha spiegato Frapolli, «bisogna agire. E agire vuol dire anche saper comunicare che occorre fare sacrifici». Sull’ipotesi di un eventuale aumento delle entrate, la Lega si è detta più e più volte contraria. Tuttavia, ieri non ha comunque completamente chiuso la porta. Anche se, ha infine evidenziato Frapolli, una cosa è certa: «Non vogliamo discutere di entrate prima che sia fatto l’esercizio sulle uscite». Insomma: prima il Governo faccia i compiti tagliando la spesa, e poi se ne riparlerà. i costi. Ora tocca anche agli altri».

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Un cortocircuito
Tornando al pomeriggio, l’ultimo a presentarsi davanti ai media in Piazza Governo è stato il consigliere di Stato Norman Gobbi. «È iniziato il primo giro di dialogo con gli iniziativisti che ha permesso loro di esplicitare i punti ai quali tengono ». Ovvero, i loro paletti rossi. L’obiettivo del Governo in questo frangente, ha d’altronde chiarito Gobbi, era proprio quello di ascoltare. «Abbiamo condiviso con loro l’obiettivo di implementare le iniziative», ha spiegato Gobbi, ma tenendo conto di due aspetti: le posizioni «molto distanti» tra gli iniziativisti e la necessità di trovare le garanzie finanziarie per implementare le due misure. Detto diversamente: implementarle «il prima possibile» significa anche trovare i soldi per farlo. Ad ogni modo, ora «il Consiglio di Stato, dopo questo primo giro di colloqui, consoliderà la propria posizione e poi coinvolgerà altri partner nell’ottica di avere un processo partecipativo». Anche perché, ha sottolineato il consigliere di Stato, «una soluzione condivisa ha maggiori possibilità di riuscita».
A questo punto, va però detto, restano ancora diversi nodi da sciogliere. Uno, ad esempio, riguarda l’inscindibilità (o meno) delle due proposte. Saranno presentati due messaggi o uno solo? «È uno di quegli elementi ancora da chiarire», ha risposto Gobbi, proprio «perché un’iniziativa chiede di ridurre le entrate, l’altra chiede una maggiore erogazione di aiuti». E ciò, dal punto di vista finanziario, rappresenta «un cortocircuito» di non facile soluzione.
Sia come sia, ha ribadito Gobbi, per trovare la famosa quadratura del cerchio sarà necessario intervenire sia sul fronte delle entrate sia su quello delle uscite. «Sarà difficile trovare la quadratura? Sicuro. Vogliamo trovarla? Certamente. Ma lo faremo assieme, coinvolgendo tutte le parti necessarie », ha chiosato il presidente del Governo.

Da sapere

Le cifre dietro l’inghippo

Due direzioni opposte
Le iniziative popolari approvate dai ticinesi il 28 settembre vanno applicate in tempi brevi. E su questo punto sono tutti concordi. L’inghippo, a questo stadio, risiede però in due punti. Il primo riguarda il fatto che le iniziative vanno in due direzioni opposte: una chiede minori imposte (e quindi meno entrate per lo Stato) e l’altra chiede più aiuti (e quindi più uscite). Per finanziarle, dunque, occorrerà trovare un compromesso tra queste due vie.

Il costo non indifferente
Secondo le stime del Governo per finanziare l’iniziativa del PS occorrono circa 300 milioni. Per gli iniziativisti circa 200 milioni (perché non tutti poi chiedono effettivamente i sussidi).
L’iniziativa della Lega, invece, dovrebbe comportare circa 50 milioni di minori entrate per il Cantone e 44 per i Comuni.

Il quadro generale
Tutto ciò, in un quadro generale per le finanze cantonali già fragile. Giovedì scorso il Governo ha presentato il Preventivo 2026, con un deficit che sfiora i 100 milioni. Ma la situazione è destinata a peggiorare. Con la riforma EFAS, i risparmi della Confederazione, l’abolizione del valore locativo e l’implementazione delle due iniziative popolari sui premi di cassa malati, all’orizzonte si staglia un deficit che potrebbe aggirarsi attorno ai 700 milioni all’anno.

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 9 ottobre 2025 del Corriere del Ticino

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Cassa malati, tra preoccupazione e opzioni aperte
Il Consiglio di Stato ticinese ha incontrato gli iniziativisti di Lega e Partito Socialista per capire come finanziare quanto votato dal popolo

Nessuno è particolarmente soddisfatto ma nemmeno particolarmente insoddisfatto. Tutti però sono preoccupati. È quanto è emerso a Bellinzona, mercoledì pomeriggio, quando il Consiglio di Stato ha incontrato gli iniziativisti di Lega e Partito Socialista per affrontare il primo passo dopo la vittoria delle due iniziative per sgravare i ticinesi di parte dell’onere dei premi di cassa malati. Come sappiamo in gioco ci sono circa 400 milioni di franchi, fra minori entrate e maggiori uscite per lo Stato.
SEIDISERA della RSI ha chiesto come sono andati gli incontri odierni al presidente del Consiglio di Stato, Norman Gobbi. “Oggi è iniziato il primo giro di dialogo con gli iniziativisti, che ha permesso di esplicitare da parte loro i punti ai quali tengono. Abbiamo condiviso con loro l’obiettivo di implementare le iniziative”. La domanda a questo punto è: implementare le iniziative o implementarle il più presto possibile, che è uno dei nodi? “Implementarle il più presto possibile richiede anche l’analisi di come poterle finanziare – dice Norman Gobbi – Da un lato, proprio perché non possiamo dar seguito senza avere chiari determinati aspetti che sono stati anche chiesti da loro. Quindi in questo senso si lavorerà assieme. Il Consiglio di Stato dopo questo primo giro di colloqui farà un consolidamento della propria posizione, poi coinvolgerà altri partner proprio nell’ottica di avere un processo partecipativo, perché una soluzione condivisa ha maggiori possibilità di riuscire”.
Da parte sua, per i socialisti, la co-presidente Laura Riget ha dichiarato ai microfoni di SEIDISERA che l’incontro è andato bene. “Come iniziativisti abbiamo ribadito che secondo noi è importante un’implementazione rapida: i premi di cassa malati stanno esplodendo, le persone non ce la fanno più. Quindi non si può rimandare l’attuazione. Per tutto il resto pensiamo che i negoziati vanno fatti al tavolo, guardandosi in faccia, non sui media. Quindi non rilasceremo ulteriori commenti”.
Gianmaria Frapolli, uno dei vice coordinatori della Lega, invece ha spiegato che “sicuramente è stata una discussione che non ha portato dei frutti. Noi abbiamo continuato a mettere comunque sul tavolo quelle che sono le nostre prerogative importanti: il fatto che comunque questo Paese non deve avere degli aumenti di imposta e che, da questo punto di vista, bisogna agire sulla spesa pubblica. Questo è un tema che ribadiamo da diversi mesi. I cittadini ticinesi si sono già esposti l’anno scorso con delle riduzioni fiscali e quest’anno hanno detto che non vogliono spendere di più”.
Ora come si andrà avanti? Come ha dichiarato a SEIDISERA il presidente Gobbi, ora il lavoro andrà fatto all’interno del Governo, per individuare almeno alcuni punti fermi su cui costruire sia una strada percorribile finanziariamente sia un consenso fra le forze politiche.
Il Consiglio di Stato vuole tenere tutte le opzioni aperte. Anche, se lo ritenesse necessario, l’opzione di avanzare a velocità differenti. Alla domanda se, idealmente si va verso uno o due messaggi separati, Gobbi risponde: “Questo sarà ancora uno degli elementi da chiarire, proprio perché da una parte abbiamo un messaggio che ci chiede di ridurre le entrate e quindi minor pressione fiscale, dall’altra parte maggior erogazione di aiuti. E questo evidentemente pone la questione del corto circuito dal punto di vista finanziario”.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Cassa-malati-tra-preoccupazione-e-opzioni-aperte–3181068.html

https://www.rsi.ch/play/tv/-/video/-?urn=urn:rsi:video:3181620

«Ciò che accade in Ticino diventerà realtà in tutta la Svizzera»

«Ciò che accade in Ticino diventerà realtà in tutta la Svizzera»

Problemi finanziari
Il Consiglio federale deve confrontarsi con la situazione del suo Cantone, dice il presidente del Governo Norman Gobbi.

Nell’ottobre 2024 il Ticino avrebbe dovuto essere il Cantone ospite all’Olma, ma il Consiglio di Stato ha annullato all’ultimo momento. Le spese di 1,5 milioni di franchi per la partecipazione non erano opportune vista la difficile situazione finanziaria.
Il Cantone Ticino lotta da anni con i bilanci in rosso. Anche il budget 2026 presenta un deficit di 97,4 milioni, su una spesa complessiva di 4 miliardi di franchi. Ma non è tutto: il 28 settembre il problema finanziario del Cantone si è aggravato di diverse centinaia di milioni di franchi con un colpo solo. Gli elettori ticinesi hanno approvato due iniziative popolari, una per maggiori riduzioni sui premi assicurativi e l’altra per maggiori detrazioni fiscali sui premi delle casse malati. Entrambe insieme costeranno al Cantone, secondo un comunicato del Consiglio di Stato, circa 350 milioni di franchi all’anno. A questo si aggiungono due decisioni nazionali che pesano sulle casse cantonali: l’abolizione del valore locativo e il nuovo finanziamento sanitario che entrerà in vigore nel 2028. Il Cantone rischia un deficit complessivo di 700 milioni di franchi tra il 2027 e il 2029, scrive il Consiglio di Stato. «Per una regione come il Ticino questo è insostenibile».

Invecchiamento, frontalieri, poco compenso finanziario
E ora? Il presidente del Governo Norman Gobbi siede pochi giorni dopo questa domenica di voto decisiva nella Sala Protocollo del Palazzo delle Orsoline a Bellinzona, un edificio rappresentativo del XVIII secolo. Viene appena da una seduta del Consiglio di Stato. «Alcuni miei colleghi sono gravati dalla situazione», dice il politico della Lega. Lui stesso è piuttosto ottimista. «Siamo ancora vivi, si troverà una soluzione». Tuttavia, la politica ticinese cerca da anni invano una soluzione. Gobbi spiega i fattori su cui il Cantone ha poco controllo: i molti frontalieri (80’000, un terzo di tutti i lavoratori), che comprimono i salari e pagano solo l’imposta alla fonte; l’invecchiamento, che fa lievitare i costi sanitari; e il compenso finanziario intercantonale, visto dal Ticino come ingiusto. Il Ticino riceve per abitante e anno 301 franchi, l’Aargau 788, il Grigioni 1095 e il Vallese 2469 franchi.
Ma ci sono anche errori fatti in casa: riduzioni fiscali che, secondo i critici, sono costate al Cantone circa 200 milioni di franchi di entrate — senza che però si sia insediato un numero sufficiente di persone con redditi elevati; un’elevata densità ospedaliera e molte visite mediche. Gobbi dice: «Su questo siamo molto ‹latini›, troppi ticinesi vanno dal medico anche per un semplice raffreddore». L’amministrazione cantonale è considerata sovradimensionata con circa 6000 dipendenti; un’iniziativa popolare chiede ora un blocco delle assunzioni e una riduzione del 10% del budget per il personale. In realtà, il Consiglio di Stato potrebbe già attuarlo oggi. I partiti che hanno lanciato l’iniziativa dominano il Governo. Gobbi dice solo che i primi passi sono stati avviati — ma non la dura politica di austerità richiesta dall’iniziativa. Serve un compromesso da sinistra a destra, «altrimenti non usciremo da questa situazione», dice Gobbi. In breve, la sinistra deve contribuire con misure di risparmio, i borghesi con aumenti fiscali. Domani il Consiglio di Stato si incontra con i promotori delle iniziative popolari sui costi sanitari per valutare i margini di manovra nella loro attuazione. Il doppio sì del 28 settembre è stato un «grido d’aiuto della popolazione». «Non si può andare avanti così».

A lungo termine anche la Confederazione deve affrontare la situazione del Ticino, dice Gobbi. «Molti fenomeni vissuti dal Cantone Ticino diventeranno, con ritardo, realtà in tutta la Svizzera». Esempi sono la pandemia di coronavirus e la pressione derivante dalla migrazione. «La Confederazione deve anche rendersi conto che ci sono compiti che il Ticino semplicemente non può gestire da solo, perché a differenza di altre regioni svizzere non può giocare in squadra. Tra questi c’è la sanità».

Alla domanda se fosse favorevole a una cassa malati unica, Gobbi risponde: «Sì, almeno per l’assicurazione di base. Qui non serve concorrenza».

(…)

https://www.tagesanzeiger.ch/tessin-700-millionen-franken-defizit-wegen-steigender-gesundheitskosten-789052824127

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 7 ottobre del Tages Anzeiger

“Questi metodi non ci appartengono”

“Questi metodi non ci appartengono”

Proteste pro Palestina

L’ufficio di Norman Gobbi è immerso in una luce autunnale. Fuori, il traffico scorre ordinato lungo i viali di Bellinzona. Dentro, l’atmosfera è calma, quasi sospesa. Ma quando il tema si sposta sugli episodi legati alle recenti manifestazioni pro Palestina in Ticino, lo sguardo del Consigliere di Stato si fa più vigile, più fermo.
Parla lentamente, scegliendo le parole con la cautela di chi non vuole alzare i toni ma ribadire principi. «Il diritto di manifestare è sacro», esordisce. «Fa parte del nostro DNA democratico. Ma quando da Bellinzona arrivano notizie di violenze verbali e insulti, quando a Lugano vediamo blocchi del traffico e lavoratori impossibilitati a svolgere la loro giornata, allora non siamo più dentro quel perimetro. In quel momento, chi protesta non difende più una causa: la danneggia. E, soprattutto, perde ragione. Si mette dalla parte del torto
La sua voce non è dura, ma decisa. Gobbi insiste sull’idea di misura, un concetto che in Svizzera ha un peso quasi culturale. «Siamo cresciuti con un modello fatto di dialogo e confronto civile, con il rispetto reciproco come bussola. Questo è l’approccio tipicamente elvetico che ci distingue. Ed è per questo che episodi come quelli visti qui ci preoccupano: perché introducono pratiche che non ci appartengono. Sono importazioni dall’Italia, metodi estranei al nostro tessuto sociale.»
Le sue parole scorrono come un avvertimento: la Svizzera non è un terreno neutro dove qualsiasi modalità di protesta può attecchire indisturbata. «Chi blocca strade, chi insulta i politici, chi ostacola i lavoratori, non sta esercitando un diritto. Sta imponendo un disordine che nulla ha a che fare con il nostro modo di vivere la democrazia. E dobbiamo dirlo chiaramente: questi comportamenti sono di importazione. Non fanno parte della nostra tradizione, non devono radicarsi qui.»
C’è un passaggio che Gobbi ripete più volte, come se fosse il cuore del suo messaggio: «Quando si superano certi limiti, il confine è chiaro. Non è più dialogo, non è più democrazia partecipata. È un passo oltre, ed è un passo verso il torto che non aiuta la causa.»
L’incontro si chiude con una riflessione che sembra una sorta di bussola per i cittadini. «Il Ticino e la Svizzera hanno la forza di accogliere idee diverse, di discuterle anche quando sono scomode. Ma questo va fatto con gli strumenti che conosciamo: il rispetto, il confronto civile, la responsabilità. Non con metodi urlati o con blocchi che paralizzano la vita quotidiana. Non lasciamoci trascinare da logiche che non sono nostre.»
Fuori, il traffico continua a scorrere. Dentro, resta la sensazione che il vero nodo non sia il merito delle proteste, ma il metodo. Perché, come sottolinea Gobbi, «il come» in Svizzera è sempre stato importante quanto «il cosa».

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 5 ottobre 2025 de Il Mattino della domenica

 

Intervento del Presidente del Consiglio di Stato in occasione della conferenza stampa sul preventivo 2026

Intervento del Presidente del Consiglio di Stato in occasione della conferenza stampa sul preventivo 2026

Gentili ed egregi rappresentanti dei media, cittadine e cittadini del Canton Ticino. Governare significa prevedere e non prevedere nulla significa andare incontro alla rovina. È con questa citazione di Emile de Girard che oggi presentiamo il Preventivo 2026 dello Stato della Repubblica e Cantone Ticino. È un esercizio che si colloca in un contesto particolarmente delicato tanto sul piano internazionale, quanto su quello nazionale e cantonale. Le tensioni economiche globali, i nuovi dazi statunitensi e la congiuntura incerta incidono anche sul nostro Cantone.

Sul fronte interno siamo confrontati a una dinamica della spesa pubblica che cresce più velocemente delle entrate e a nuove sfide che derivano da decisioni federali e cantonali, anche di carattere popolare. Qualcuno ha posto la domanda – che ci siamo anche noi posti – se avesse senso presentarlo oggi e con questa forma. La risposta è sì. L’incertezza data dalla dimensione del voto di domenica, il cui peso finanziario è pari a quello di un intero Dipartimento o anche di più Dipartimenti, non può compromettere le prestazioni che già oggi lo Stato eroga a favore della cittadinanza. Bloccare un processo che dà le basi finanziarie al Cantone per operare non ha senso e creerebbe ulteriori incomprensioni nella popolazione.

Il Preventivo 2026 prevede un disavanzo d’esercizio di circa 97 milioni di franchi e un disavanzo totale che si attesta a 156 milioni di franchi, con un debito pubblico che a fine anno 2026 potrebbe superare i 2,9 miliardi di franchi. Sono numeri preoccupanti che ci impongono responsabilità, serietà e visione di lungo periodo. Per rispettare il freno ai disavanzi abbiamo integrato nuove misure di riequilibrio per circa 120 milioni di franchi. Sono misure che toccano trasversalmente tutti i settori in uno spirito di equa condivisione degli sforzi e che consentono di mantenere il bilancio entro i limiti imposti dalla nostra Costituzione.

Ma sappiamo bene che i numeri non bastano a raccontare la realtà. Domenica scorsa il popolo ticinese ha approvato a larga maggioranza due iniziative popolari sulle casse malati: quella che fissa un tetto del 10% del reddito disponibile per i premi e quella che prevede un ampliamento delle deduzioni fiscali. È un segnale forte che il Consiglio di Stato rispetta e ascolta con attenzione. Questo voto esprime la fatica crescente delle famiglie e delle persone di fronte a premi di assicurazione malattia sempre più pesanti. È un chiaro segnale di malessere e di preoccupazione che non possiamo ignorare.

La loro entrata in vigore comporterà per il Cantone un onere oggi stimato di circa 350 milioni di franchi all’anno. Si tratta di un impegno enorme, se teniamo già conto dei circa 400 milioni e passa degli attuali sussidi cassa malati. Sommando questi 350 milioni significa quasi la dimensione di due Dipartimenti – penso, per esempio, al Dipartimento dell’Istruzione e del Territorio – quindi un peso importantissimo a livello di spesa pubblica. Un impegno enorme che dovrà essere pianificato con responsabilità e anche con il coinvolgimento di tutte le parti interessate.

E già la settimana prossima incontreremo come Consiglio di Stato i due fronti iniziativisti. Un coinvolgimento che permetterà una traduzione ordinata e sostenibile delle decisioni democratiche. Il messaggio politico e il mandato che viene affidato alla politica è chiaro: ridurre e limitare la pressione dei costi sanitari sulle cittadine e sui cittadini. La sfida è ora quella di conciliare due principi apparentemente contrapposti: da una parte rispondere alle legittime aspettative della popolazione e, dall’altra, garantire la sostenibilità finanziaria attraverso le coperture finanziarie delle due iniziative.

Non sarà un compito facile. Significherà per tutti doversi mettere in gioco fuori dalle trincee ideologiche. Richiederà dialogo, coraggio e senso di responsabilità collettiva. Come Consiglio di Stato, continueremo a difendere gli interessi del Ticino anche a livello federale, sia per ottenere condizioni più eque nella perequazione finanziaria intercantonale, sia per affrontare le riforme sanitarie e fiscali che oggi pesano sui nostri bilanci.

Il Preventivo che oggi vi presentiamo non è un punto di arrivo, ma una tappa di un percorso iniziato da svariati anni e che continuerà anche nei prossimi. Un percorso che potremo affrontare solo con il contributo di tutti: del Governo stesso, del Parlamento, dei Comuni, ma soprattutto delle cittadine e dei cittadini, ai quali siamo chiamati a rendere conto del nostro operato.

Permettetemi di concludere con una convinzione. Il Ticino ha sempre dimostrato resilienza nei momenti difficili. Anche oggi, pur nelle sfide, dobbiamo guardare avanti con fiducia. Il successo dipenderà dalla nostra capacità di unire rigore, solidarietà, responsabilità e attenzione ai bisogni concreti delle persone, tutto per dare stabilità e sicurezza al Ticino e ai ticinesi.

Preventivo 2026 del Cantone Ticino e ulteriori misure di riequilibrio finanziario

Preventivo 2026 del Cantone Ticino e ulteriori misure di riequilibrio finanziario

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha approvato il preventivo 2026 del Cantone che prevede un disavanzo d’esercizio di 97.4 milioni di franchi, rispettando il vincolo del freno ai disavanzi pubblici. Unitamente al preventivo vengono presentate delle ulteriori misure di rientro finanziario per un ammontare di circa 120 milioni di franchi. I dati relativi al Piano finanziario della gestione corrente 2027-2029 mostrano che la situazione finanziaria permane fragile e sarà ulteriormente aggravata dai nuovi oneri derivanti dalle riforme appena approvate in votazione popolare così come da decisioni prese a livello federale.

Il preventivo presenta un disavanzo di 97.4 milioni di franchi, un autofinanziamento di 134 milioni di franchi e un grado di autofinanziamento del 46.2%. Considerato un onere netto per investimenti di 290 milioni di franchi, mantenuto quindi a livelli elevati, il disavanzo totale ammonta nel 2026 a 156 milioni di franchi e il debito pubblico a fine 2026 dovrebbe superare l’importo di 2.9 miliardi di franchi. Il capitale proprio resta negativo e potrebbe attestarsi, tenuto conto dei dati di preconsuntivo 2025 e di preventivo 2026, a -361.9 milioni di franchi.

La spesa corrente (spese totali, dedotti i contributi da riversare e gli addebiti interni) cresce di 107.1 milioni di franchi rispetto al preventivo 2025 (+2.6%). Gli aumenti di spesa maggiori si riscontrano per le spese di trasferimento (+95.8 milioni di franchi), per quelle finanziarie (+9.2 milioni) e per le spese sul personale (+8.9 milioni).

I ricavi correnti (ricavi totali, dedotti i contributi da terzi da riversare e gli accrediti interni) aumentano di 104.2 milioni di franchi rispetto al preventivo 2025 (+2,6%), grazie in particolare alla crescita dei ricavi da trasferimento (+62.4 milioni) e dei ricavi fiscali (+47.8 milioni).

Gli sforzi intrapresi nell’ambito del preventivo 2024 e del preventivo 2025 sono continuati con questo preventivo, che prevede ulteriori misure di riequilibrio finanziario per un importo di circa 120 milioni di franchi che interessano sia il fronte delle uscite che quello delle entrate. Ciò consente di presentare un preventivo 2026 con un risultato entro il limite imposto dal freno all’indebitamento, anche se preoccupante in ottica futura.

Le misure proposte con il preventivo 2026 si aggiungono nei vari ambiti a quelle decise negli scorsi anni e che continuano tuttora ad esplicare i loro effetti; l’impatto sul 2026 delle misure decise nell’ambito dei preventivi 2024 e 2025 può essere quantificato in circa 68 milioni di franchi, per un totale cumulato di poco meno di 190 milioni di franchi. Le misure sono in parte di competenza del Governo e in parte di competenza del Parlamento (per i dettagli si rimanda allo specifico capitolo del messaggio). Le stesse toccano tutti gli ambiti, dal personale, ai beni e servizi, ai trasferimenti, ai ricavi, e sono da considerare complessivamente nell’ottica di un’equa partecipazione di tutti i settori al risanamento dei conti cantonali. Le misure proposte porteranno un leggero beneficio per le finanze comunali in quanto le stesse sono più che compensate con l’aumento di gettito comunale derivante dall’adeguamento delle stime immobiliari e da altre puntuali misure.

Assieme al preventivo 2026, il presente messaggio contiene il piano finanziario 2027-2029 che già considera una stima dell’importante impatto finanziario di EFAS (finanziamento uniforme delle prestazioni) e delle misure di risparmio della Confederazione, ma non le conseguenze finanziarie della riforma fiscale del valore locativo e delle due iniziative concernenti i premi di cassa malattia approvate dai cittadini nelle votazioni federali e cantonali del 28 settembre 2025.

A livello cantonale, il Consiglio di Stato ha preso atto dell’esito delle votazioni popolari sulle due iniziative popolari relative ai premi di cassa malattia, la prima volta a contenere i premi entro il limite del 10% del reddito disponibile, e la seconda a concedere un aumento della loro deduzione fiscale. L’approvazione di entrambe le iniziative, non considerata né nel preventivo 2026 né nel piano finanziario, comporta un aggravio per il Cantone stimato a 350 milioni di franchi. Il Consiglio di Stato incontrerà a breve tutte le parti interessate al fine di discutere le modalità d’implementazione delle iniziative e di garantire il loro finanziamento. La loro entrata in vigore dovrà essere stabilita unitamente alla loro copertura finanziaria. A questo aggravio si aggiunge anche quello derivante dall’approvazione a livello federale della riforma relativa al valore locativo, riforma non ancora considerata nei dati di piano finanziario, che potrebbe pesare sulle finanze cantonali fino a 55 milioni di franchi a seconda delle misure di compensazione che verranno adottate, verosimilmente a partire dal 2028.

Se aggiungiamo anche l’impatto di EFAS e le misure di risparmio della Confederazione il disavanzo complessivo è superiore ai 700 milioni di franchi, insostenibile per una realtà come il Ticino. Per questo motivo Consiglio di Stato, Parlamento, Comuni e partner sociali dovranno confrontarsi e accordarsi sulle misure necessarie a garantire l’imprescindibile copertura finanziaria.

I dati di piano finanziario mostrano ad ogni modo una situazione molto preoccupante in prospettiva, che non permetterà di rispettare il freno ai disavanzi già a partire dal 2027, evidenziando quindi la necessità di importanti interventi che considerino sia il fronte della spesa che quello delle entrate nell’ambito dei futuri preventivi. Ricordiamo che il freno ai disavanzi impone di ammortizzare il saldo negativo del conto di compensazione, per cui il rispetto del vincolo finanziario imporrà a termine anche di compensare questo saldo negativo.

Le misure proposte con i preventivi 2024 e 2025 e con quello attuale del 2026 contribuiscono a migliorare le tendenze finanziarie, ma non sono sufficienti per raggiungere un equilibrio finanziario che diviene obiettivo ancora più complicato ora, considerando i nuovi oneri legati alle iniziative approvate. Occorrerà quindi rinnovare e intensificare gli sforzi per poter rispondere alle necessità del Cantone e della sua popolazione e nel contempo rispettare quanto la Costituzione e la legge sulla gestione e sul controllo finanziario ci impone, ossia l’equilibrio finanziario e i vincoli del freno ai disavanzi che ne conseguono. Questo richiede il coinvolgimento di tutti a fronte di un contesto preoccupante che richiede un importante sforzo collettivo.