“Acque sicure”: bilancio della stagione estiva 2025

“Acque sicure”: bilancio della stagione estiva 2025

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni e la Commissione consultiva del Consiglio di Stato “Acque sicure” presentano il bilancio della stagione estiva 2025, con particolare riferimento agli incidenti avvenuti nelle acque libere e agli effetti delle azioni di prevenzione e sensibilizzazione della campagna “La prudenza fa la differenza”, rivolta alla popolazione locale e ai turisti.    

Durante l’estate in Ticino si sono purtroppo registrati 5 annegamenti, 2 in più rispetto al 2024: 2 nei laghi, 2 nei fiumi e 1 in un corso d’acqua durante un’attività di torrentismo.
Dopo diversi anni di diminuzione costante degli incidenti mortali – dal picco negativo di 9 decessi nel 2021 (6 nel 2022, 4 nel 2023 e 3 nel 2024) – il dato 2025 segna una controtendenza. Le vittime, sia cittadini confederati che di nazionalità straniera, sono tutte accumunate, salvo un caso, dal fatto di essersi trovate sole al momento dell’annegamento.  
Per quanto riguarda invece gli incidenti gravi, nel fiume Verzasca, in particolare nella zona di Lavertezzo, sono stati 3, mentre altri 2 sono avvenuti nel lago Ceresio.
Permane elevato e preoccupa il numero degli incidenti gravi legati alla pratica del torrentismo che, oltre al già citato annegamento, hanno coinvolto 7 sportivi, richiedendo in un caso l’intervento della Rega. È inoltre stato constatato un netto aumento degli infortuni, anche gravi, causati da tuffi in acque naturali senza una preventiva valutazione della profondità e della conformazione del fondale.
Si segnala infine 1 decesso in una piscina privata dovuto a cause naturali.  

La campagna è stata promossa attraverso i consueti canali di comunicazione e supporti cartacei e multimediali. Sono stati affissi manifesti in quattro lingue nei luoghi di maggiore affluenza turistica, nelle principali stazioni ferroviarie, sui mezzi di trasporto pubblici e presso le stazioni di servizio.
Gli attori del settore turistico, le associazioni di categoria degli anziani e i centri diurni a loro dedicati, le scuole e le università, le associazioni e le colonie per i bambini, hanno contribuito in maniera determinante alla distribuzione del materiale informativo che invita all’adozione di comportamenti virtuosi nella pratica di attività sportive o ricreative in acqua.
Le persone che praticano canyoning sono state sensibilizzate tramite un volantino dedicato, distribuito con il supporto delle imprese idroelettriche, delle società di categoria e dei campeggi.
È stata intensificata la collaborazione con le associazioni di migranti attraverso incontri informativi nei principali poli cantonali.
Grazie alla collaborazione con Ticino Turismo, è stata proposta un’attività di sensibilizzazione presso l’Infopoint di Lugano Region. Un’iniziativa nuova che si aggiunge alla presenza a numerosi eventi, dove i messaggi della campagna sono stati diffusi con uno stand dedicato e delle proposte didattiche rivolte in particolare alle famiglie.
Tra le partecipazioni più significative figurano la giornata di sensibilizzazione presso Splash & Spa di Rivera, la giornata degli Sport acquatici al Lido di Locarno, il Longlake Festival di Lugano, le traversate di Melide-Bissone, del Ceresio, di Riva S. Vitale, di Magliaso-Agno e la manifestazione Sportissima a Lugano.
Nei mesi di luglio e agosto è stato garantito il pattugliamento quotidiano dei fiumi Maggia e Verzasca, una misura attiva da 15 anni. Grazie alla collaborazione con il Gruppo Sub Verzasca, i pattugliatori hanno potuto abbinare alla formazione teorica, comprendente anche fondamentali nozioni in ambito di primo intervento, una parte pratica dedicata al lancio della corda di salvataggio. Nell’ambito del programma di prevenzione realizzato con la Città di Lugano, per il quarto anno nei mesi di luglio e agosto i pattugliatori hanno presidiato nei fine settimana e nei giorni festivi la Foce del Cassarate, talvolta accompagnati da cani da salvataggio.  
Una nota positiva del 2025 è stata la quasi assenza dei cianobatteri nel lago Ceresio sino a fine agosto, nonostante vi fossero tutte le condizioni favorevoli per la loro proliferazione.

In conclusione, la prevenzione rimane la misura più efficace per evitare incidenti e annegamenti. Fondamentali sono le competenze personali, come la capacità di nuotare e tuffarsi correttamente, ma anche la consapevolezza dei rischi legati a disattenzione, consumo di alcool, stanchezza, comportamenti temerari, errata percezione del pericolo, sopravalutazione delle proprie capacità e scarsa conoscenza del territorio.

Nel quadriennio in corso, il Dipartimento delle istituzioni e la Commissione “Acque sicure” continueranno a sviluppare nuovi strumenti di prevenzione, con l’obiettivo di coinvolgere sempre più attivamente la popolazione residente e, in particolare, i turisti — principali vittime di annegamenti e infortuni gravi.  

Il Dipartimento delle istituzioni ringrazia tutti gli enti e le organizzazioni che, con il loro impegno e la loro collaborazione, hanno contribuito a contenere il numero di incidenti nonostante l’elevato afflusso di visitatori ai laghi e ai corsi d’acqua ticinesi.  

Le forze di polizia latine si dotano della divisa delle polizie svizzere

Le forze di polizia latine si dotano della divisa delle polizie svizzere

Comunicato stampa della Conferenza latina delle comandanti e dei comandanti delle Polizie cantonali (CLCPC)

Le forze di polizia latine si dotano della divisa delle polizie svizzere A partire da gennaio 2026, poliziotti/e e gendarmi della Svizzera romanda e del Canton Ticino inizieranno progressivamente a dotarsi della nuova uniforme KEP, già adottata dalla maggioranza dei Corpi di polizia in Svizzera. Per ragioni di sostenibilità e contenimento dei costi, la sostituzione avverrà in più fasi, tra il
2026 e il 2028.
Gennaio 2026 segnerà la prima tappa di un progetto di ampia portata: la sostituzione delle uniformi delle polizie latine, membre della Conferenza latina delle comandanti e dei comandanti 
di polizia (CLCPC). Le polizie latine (FR, GE, JU, NE, VD, VS e TI), riunite nell’ambito di UNIMATOS, hanno aderito al progetto KEP per il rinnovo delle uniformi di polizia svizzera.
L’adesione, approvata dalla Conferenza latina dei capi dei Dipartimenti di giustizia e polizia (CLDJP), è effettiva dal 22 ottobre 2024. Con questa decisione, le polizie latine si uniscono così
agli altri Corpi di polizia svizzeri che, a partire dal 2015, hanno progressivamente adottato un’uniforme comune.
Attualmente, la divisa KEP è indossata dalla maggior parte dei Corpi di polizia in Svizzera. In futuro sarà adottata da quasi tutti i Corpi di polizia svizzeri. L’obiettivo del progetto KEP è
garantire un’immagine omogenea delle poliziotte e dei poliziotti, ridurre i costi di acquisizione e ottimizzare la gestione logistica. Quest’ultima è affidata a un comitato di gestione, coordinato 
dalle Polizie cantonali di Berna e Zurigo in rappresentanza dell’insieme dei Corpi di polizia. 
I diversi Corpi di polizia manterranno una propria distinzione grazie a degli elementi personalizzati, come i badge e le mostrine. Queste nuove divise rispondono alle esigenze del lavoro quotidiano della polizia. Una versione in grigio sarà mantenuta per gli/le agenti e assistenti di sicurezza pubblica, mentre le divise degli/delle agenti di polizia saranno blu.
In un’ottica di sostenibilità, l’uniforme delle polizie latine non sarà sostituita tutta in una volta, ma saranno rimpiazzati progressivamente i capi usurati. Questo in tre fasi, tra il 2026 e il 2028.
Per contenere i costi durante questa fase transitoria, le polizie latine stanno implementando una piattaforma per la condivisione delle scorte residue all’interno dei vari Corpi, al fine di utilizzare
le forniture già acquistate. È inoltre in fase di studio un progetto per il riciclo delle vecchie uniformi UNIMATOS.

Faccia a faccia tra Governo e Gestione sul preventivo

Faccia a faccia tra Governo e Gestione sul preventivo

L’incontro a Palazzo è durato due ore – Gobbi: “Abbiamo chiesto di dare stabilità al sistema” – Sirica: “Sono fiducioso che troveremo una soluzione”

È durato all’incirca due ore il faccia a faccia sul Preventivo 2026 del Canton Ticino tra la Commissione della gestione e il Consiglio di Stato, accompagnato per l’occasione da un esperto di finanze pubbliche.
All’incontro, tenutosi martedì, era invece assente a Palazzo una maggioranza favorevole ai conti cantonali che per l’anno prossimo prevedono un disavanzo di poco inferiore ai 100 milioni di franchi. “Non da oggi ma da venticinque anni il Canton Ticino – ha detto il presidente del Governo Norman Gobbi ai microfoni della RSI – ha un deficit strutturale, pari a circa il 2% ogni anno sulla spesa pubblica. Questo, a fronte di un’evoluzione che ha visto alcune voci esplodere, conferma la capacità del Consiglio di Stato di controllare la spesa”. Alla Commissione, ha proseguito Gobbi, “abbiamo chiesto di dare stabilità al sistema. Con un preventivo che presenta già 120 milioni di risparmi e permette di assorbire l’ulteriore aumento dei sussidi di cassa malati dato dall’aumento annunciato dei premi”.
Da parte sua, il presidente della Gestione, Fabrizio Sirica, ha ribadito qual è “l’obiettivo e il punto fermo della Commissione, andare in aula a dicembre e quindi entro il 2 dicembre firmare il o i rapporti”. Alla richiesta del Governo di “fare i compiti”, Sirica replica, dicendo: “Penso che non sia costruttivo dare inviti a l’uno e l’altro potere. Altrimenti si potrebbe dire molto anche dal punto di vista del Parlamento sui compiti fatti oppure no dall’Esecutivo. Di certo la situazione finanziaria è strutturalmente complessa per le condizioni quadro. Però questo è il lavoro dei partiti politici e dei rappresentanti del popolo. Sono fiducioso che troveremo una soluzione”.
Nel frattempo a destra e sinistra si annunciano rapporti tra il critico e il contrario. Quello dell’UDC accelera sulla riduzione della spesa. Quello PS-Verdi frena su alcuni risparmi e propone di agire pure sulle entrate. Anche perché sullo sfondo ci sono le due iniziative sulle casse malati votate a fine settembre.
Il governo prevede una loro implementazione dal 2027, anche se la volontà popolare era di agire subito. “Un anno per attuare un’iniziativa che pesa potenzialmente 300 milioni e oltre il 10% della spesa cantonale è comunque un tempo rapido”, obietta il presidente del Governo. “Domani incontreremo i due comitati di iniziativa assieme per illustrare come pensiamo di attuare le due iniziative senza mandare a catafascio le finanze pubbliche”. Appuntamento mercoledì, sempre a Palazzo, sempre per fare i conti.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Faccia-a-faccia-tra-Governo-e-Gestione-sul-preventivo–3270722.html

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Preventivo 2026, Gobbi: “Situazione di grande fragilità. Serve stabilità finanziaria”
Il preventivo 2026 al centro stamattina di un incontro tra il Governo e la Commissione della Gestione.

Il presidente Norman Gobbi si appella all’unità: “Vogliamo attuare le iniziative sulle casse malati ma per farlo serve stabilità”, spiega. I deputati rispondono con due, forse tre rapporti sulle finanze.

Il Consiglio di Stato rilancia, “deputati, approvate il preventivo”. Questo, in sostanza, il messaggio tra le righe di quanto esposto stamattina alla Gestione con il supporto di un esperto: i bisogni dei ticinesi aumentano e il deficit strutturale del Cantone è al 2% della spesa. “È una situazione di grande fragilità che pone degli interrogativi su come poter assorbire le due iniziative popolari votate che dovremo e vogliamo mettere in vigore”, ci dice il presidente Norman Gobbi. “Vogliamo attuarle entrambe, ma tutto deve verificarsi in un quadro di stabilità finanziaria, che passa anche dall’approvazione del preventivo 2026 che prevede comunque già oggi delle misure di risparmio per circa 120 milioni, rispettivamente degli aggiustamenti sulla spesa in aiuto a questa fascia di popolazione che ha bisogno di recuperare potere d’acquisto con i sussidi di cassa malati”.

Parola alla Gestione
Dal canto suo la Gestione prende atto e risponde con due, forse tre rapporti. “Si può comunicare che ci sono due impostazioni differenti”, ci spiega il presidente Fabrizio Sirica. “Una dell’UDC, che verosimilmente ritiene si debba fare di più sul fronte delle uscite, e un’impostazione rossoverde che ritiene che determinati tagli non vadano fatti pur riconoscendo una certa urgenza della finanza pubblica”. I fronti che si stanno delineando sono per l’approvazione di questo preventivo rivisitato oppure per bocciarlo tout-court? “È ancora presto per dirlo, abbiamo ancora tre settimane per delineare maggioranze e minoranze rispetto ai conti pubblici”.

Centro in attesa
Quanto al centro politico per ora attende e, a seconda di come si svilupperanno i rapporti dei colleghi, deciderà se intraprendere una terza via, comunque verosimile. Tutti, però, sono consapevoli: le strategie vanno delineate sul medio termine anche in vista del messaggio per l’attuazione delle iniziative sulle casse malati, di cui è stata fornita la tabella di marcia. “Domani incontreremo i due fronti degli iniziativisti poi allargheremo la discussione proprio per presentare tutto il piano d’azione che prevede già una messa in vigore nel 2027. Questo proprio per rispondere a un bisogno essenziale della popolazione”, conclude Gobbi.

https://www.ticinonews.ch/ticino/preventivo-2026-gobbi-situazione-di-grande-fragilita-serve-stabilita-finanziaria-420997

Ticino in prima linea nel contrasto alla violenza domestica, sessuale e di genere

Ticino in prima linea nel contrasto alla violenza domestica, sessuale e di genere

Comunicato stampa

È stata inaugurata oggi, dalla Consigliera federale Elisabeth Baume-Schneider, la prima campagna nazionale di prevenzione della violenza domestica, sessuale e di genere, dal titolo L’uguaglianza previene la violenza.
La campagna – sviluppata e promossa dall’Ufficio federale per l’uguaglianza fra donna e uomo in collaborazione con la Confederazione, i Cantoni, i Comuni e numerose organizzazioni della Società civile – verrà riproposta ogni sei mesi durante i prossimi tre anni con lo scopo di coinvolgere l’insieme della popolazione in favore di una società fondata sul rispetto che prende le distanze da ogni forma di violenza a casa, per strada, sul lavoro o a scuola.
In una prima fase la campagna sarà destinata in particolare alle vittime, in una seconda fase alle persone loro vicine e in una terza fase alle persone violente o potenzialmente violente.
A partire da maggio 2026 la campagna promuoverà inoltre la diffusione del nuovo numero nazionale dedicato all’assistenza alle vittime (142), che sarà coordinato a livello cantonale dal Dipartimento della sanità e della socialità.  
In Ticino, la campagna s’inserisce nelle importanti attività portate avanti dal Consiglio di Stato che ha adottato dal 2021 un Piano d’azione cantonale sulla violenza domestica, come pure il Programma cantonale di promozione dei diritti, di prevenzione della violenza e di protezione di bambini e giovani (0-25 anni) e il Piano d’azione cantonale per le pari opportunità.
I messaggi della campagna verranno proposti attraverso spazi pubblicitari, canali social ufficiali dell’Amministrazione cantonale, varie attività di sensibilizzazione promosse da Istituzioni cantonali e comunali e numerose associazioni della società civile presenti in Ticino.
Nel corso del mese di novembre diversi Dipartimenti procederanno con l’invio del materiale informativo cartaceo (ad esempio locandine e volantini) agli enti partner, al fine di promuovere una maggiore divulgazione della campagna.
Il Consiglio di Stato ribadisce con convinzione il motto che “Tutti insieme uniti contro la violenza, possiamo davvero fare la differenza”.  
Informazioni, consigli e offerte di sostegno sono disponibili sul sito dedicato alla campagna www.senza-violenza.ch.  
Dal 25 novembre al 10 dicembre 2025 si terrà inoltre anche nel Canton Ticino la campagna mondiale denominata “16 giorni di attivismo contro la violenza di genere”, promossa dalla Divisione della giustizia del Dipartimento delle istituzioni.
In allegato il programma (non esaustivo) dedicato alla Campagna dei 16 giorni di attivismo contro la violenza di genere, disponibile anche all’indirizzo www.ti.ch/violenza.  
Per maggiori informazioni e per contribuire alla diffusione del materiale informativo, è possibile rivolgersi al Coordinamento istituzionale in ambito violenza domestica presso la Divisione della giustizia del Dipartimento delle istituzioni (violenzadomestica@ti.ch / 091 814 32 32).  

“Fatico a comprendere certe narrazioni”

“Fatico a comprendere certe narrazioni”

Il Consigliere di Stato risponde alle critiche dei centri urbani sui riversamenti di oneri: “Il saldo complessivo è a favore dei Comuni”.

Dopo le critiche dei sindaci dei cinque centri urbani sui riversamenti di oneri, Norman Gobbi invita alla calma: “Faccio fatica a comprendere certe narrazioni”, afferma il Consigliere di Stato in un’intervista al Corriere del Ticino, che dedica ampio spazio al tema delle finanze comunali e alla difficoltà di dialogo con il Cantone. “Analizzando il Preventivo 2026 del Cantone, l’insieme del ‘dare avere’ è a favore dei comuni”, sostiene il Consigliere di Stato, secondo cui il punto più delicato resta quello socioassistenziale, in particolare legato agli anziani. “È una voce di spesa che evolve in maniera negativa sia per i Comuni che per il Cantone, a causa dell’invecchiamento della popolazione e dei nuovi bisogni che ne derivano”.

Problemi strutturali
Il direttore del DI riconosce però problemi strutturali nei rapporti istituzionali: “È il gioco dei ruoli esprimere disappunto, ma il Cantone sostiene i Comuni e le città in modi diversi”, sostiene Gobbi, che cita alcuni investimenti per Bellinzona (la delocalizzazione delle Officine o il progetto Fortezza) o Lugano. Gobbi critica inoltre la mancanza di risposte sul progetto Ticino 2020, ancora fermo: “Da un anno e mezzo attendiamo dai Comuni una proposta per recuperare margini di manovra”. Sul dialogo assicura: “Vogliamo garantirlo e strutturarlo. L’attuale piattaforma di dialogo Cantone-Comuni ha raggiunto i suoi limiti: serve una nuova collaborazione tra i due livelli istituzionali”.

https://www.ticinonews.ch/ticino/gobbi-ai-sindaci-fatico-a-comprendere-certe-narrazioni-420896

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Preventivi in rosso e scarso dialogo I timori dei Comuni
Dagli Enti locali dure critiche al Cantone per i continui riversamenti di oneri C’è chi parla di assalto alla diligenza e chi, senza girarci troppo intorno, parla di rapina Ecco come le cinque città-polo intendono far fronte ai disavanzi previsti per il prossimo anno.

« Non possono continuare a rapinarci sul gettito fiscale. Ci sentiamo presi in giro, la nostra dignità è stata calpestata da un Consiglio di Stato probabilmente in difficoltà », tuona da Lugano il sindaco Michele Foletti. « Continuiamo ad essere attaccati da Geronimo come nella famosa pellicola Ombre Rosse del 1939», gli fa eco da Bellinzona il suo omologo Mario Branda. Dalla capitale economica a quella istituzionale, il grido di protesta contro i continui trasferimenti di oneri dal Cantone ai Comuni si leva forte e chiaro.
Non fanno eccezione Chiasso, Mendrisio e Locarno che, seppur con toni più sfumati, ribadiscono che così non si può più andare avanti. « Il meccanismo vuole che la partecipazione dei Comuni sia legata alla loro forza finanziaria e questo ci penalizza – sottolinea dal canto suo il sindaco di Mendrisio Samuele Cavadini –. Non potremo andare in avanti a lungo senza modificare qualche meccanismo, altrimenti i Comuni saranno sempre più in difficoltà ». Va detto, non sono nuove le voci di protesta che si levano dai cinque centri urbani. Lo scorso 10 ottobre ad esempio, in maniera congiunta, i sindaci avevano chiesto dialogo e corresponsabilità al fine di trovare un equilibrio duraturo. Il tema? Sempre quello: le possibili ricadute. «Le misure di equilibrio finanziario cantonali continuano a trasferire in maniera crescente oneri sui Comuni» avevano commentato facendo riferimento soprattutto all’impatto sui centri urbani, «già chiamati a rispondere a bisogni sociali e infrastrutturali sempre più pressanti». Gli esempi, visti da occhi comunali, non mancano: basti pensare all’aumento della partecipazione comunale in settori particolarmente sensibili come le prestazioni sociali (la riduzione dei premi dell’assicurazione malattia, RIPAM), il sostegno alle famiglie attraverso nidi e centri extra scolastici, nonché il finanziamento del trasporto pubblico regionale.

Questione di debito pubblico
Esprimono preoccupazione, dunque, le amministrazioni comunali. Anche perché, al di la delle richieste dal Cantone, le realtà sul territorio devono fare i conti in… casa propria. Lugano si trova confrontata con un debito pubblico di una certa importanza, destinato a crescere visto che vanno riscattate l’Arena sportiva e il Palazzetto. E senza misure di rientro, potrebbe passare da 1,23 miliardi del 2026 a oltre un miliardo e mezzo. È dunque plausibile che si vada ad agire sia sulla spesa corrente – tramite una seconda manovra – sia sul debito pubblico vero e proprio, riducendolo attraverso le cosiddette «dismissioni».

Progetti strategici
Per diventare grande davvero, non solo in termini di popolazione (peraltro in cresci ta) grazie all’aggregazione del 2017, Bellinzona deve spingere sull’acceleratore dei progetti strategici. Progetti fondamentali per lo sviluppo socioeconomico della Città con orizzonte temporale il 2040: dal quartiere con contenuti misti che si svilupperà a tappe una volta che le Officine FFS si saranno trasferite a Castione alla crescita del polo biomedico, senza dimenticare la valorizzazione della Fortezza. Grandi cantieri che contribuiranno ad accrescere l’attrattiva della Turrita e, quel che più conta, il suo gettito fiscale che consentirà a chi la amministra di dormire sonni più tranquilli. I riscontri che si è sulla strada giusta ci sono: negli ultimi anni si sono insediate all’ombra dei castelli diverse nuove società. Nel concreto, dal 2020 al 2024 si è registrata una crescita del 2,4% del numero di imprese, con un picco nel 2021. Con l’obiettivo di coltivare ulteriormente questa tendenza, la Città, attraverso il Servizio di sviluppo economico, ha deciso di puntare su pianificazione strategica, supporto all’innovazione e promozione di ecosistemi imprenditoriali. Una strategia con la quale ci si prefigge di attirare investimenti e creare delle sinergie tra attori pubblici e privati così da rendere Bellinzona non solo una città dove è bello vivere, ma anche lavorare e fare innovazione.
Nel corto termine, si continua ad agire per porre un freno all’aumento della spesa. Le misure previste per il 2026 sono limitati adeguamenti del personale, riduzione da sei a cinque della suddivisione per zone della scuola, rinuncia a uffici elettorali, concentrazione dell’attività degli sportelli comunali, rinuncia alla gestione degli uffici postali, verifica tramite enti esterni dell’efficienza dei processi e corretta dotazione di taluni settori dell’Amministrazione comunale.

Pareggio del bilancio
Incrementare il gettito d’imposta per centrare l’obiettivo del pareggio del bilancio e per poter far fronte alle grandi opere che si stagliano all’orizzonte è il mantra degli ultimi anni anche a Locarno. Gli appelli in questo senso da parte della Commissione della gestione non si contano più. E ne è consapevole anche il Municipio che, al di là delle misure per il contenimento delle spese di cui diremo più avanti, ha deciso intervenire anche sul fronte delle entrate. Come? Intensificando il marketing territoriale per attirare nuove aziende e attuando misure mirate per convincere i proprietari di residenze secondarie a portare il loro domicilio in Città. Per quel che riguarda le misure per il contenimento della spesa, l’Esecutivo locarnese intende adottarne per quasi 450 mila franchi. Esecutivo che tuttavia ammonisce: «Nel breve termine, una modifica rilevante delle voci di spesa è difficilmente attuabile senza la soppressione di servizi. In tale contesto, eventuali scelte strategiche, di natura più politica che tecnica, saranno nei prossimi mesi inevitabili».

«Politiche» già pianificate
Nel Magnifico Borgo l’Esecutivo ha dovuto avviare la revisione del Piano finanziario 2024-2028 poiché il risultato previsto per il 2026 risulta superiore rispetto a quanto stimato nella precedente pianificazione di circa 2 milioni di franchi. Piano che verrà ulteriormente aggiornato non appena saranno note le conseguenze economiche delle votazioni cantonali dello scorso settembre. Va altresì detto che la situazione finanziaria del capoluogo momò non è allarmante. Ma all’orizzonte c’è anche la volontà di dare seguito alle «politiche» pianificate. Quelle che Mendrisio ha fatto sue per il 2026 riguardano la digitalizzazione dell’amministrazione comunale, l’avvio del concorso di progettazione per la casa anziani Torriani 3 e i rinnovi di importanti stabili comunali. Tra i grandi progetti c’è inoltre una collaborazione con USI e SUPSI per valutare l’ampliamento del campus universitario della stazione.

Disavanzo da contenere
Infine Chiasso. La cittadina di confine, malgrado le cifre rosse, guarda al futuro con ottimismo. Sia per quel che riguarda le prospettive economiche, sia per quelle aggregative. La realizzazione della scuola di moda e la rinascita dello stabile ex Credit Suisse dimostrano che a Chiasso c’è fermento. Certo, bisognerà pur sempre fare i conti con le misure di contenimento del disavanzo: bisognerà soprattutto agire sul contenimento dei costi del personale e la razionalizzazione degli investimenti. Ma, come accennato, si punterà sul rafforzamento del gettito grazie al marketing territoriale.

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«Alcune narrazioni fatichiamo a comprenderle»
I sindaci dei cinque centri urbani, nell’ambito del riversamento degli oneri sociali, non hanno lesinato critiche nei confronti del Cantone.
Un tema sollevato anche nelle rispettive presentazioni dei Preventivi. Ne abbiamo parlato con il consigliere di Stato Norman Gobbi.

Questione preventivi, i sindaci dei centri urbani si sono lamentati dei riversamenti. Cosa ne pensa della critica?
«Faccio un po’ fatica a comprenderla. Anche perché, analizzando il Preventivo 26 l’insieme del “dare avere” è a favore dei Comuni. Una delle maggiori voci che viene criticata, ad onor del vero, è una voce in evoluzione che pesa sia sui Comuni sia sul Cantone».

Si parla dell’ambito socioassistenziale e di quello in particolare degli anziani.
«È una voce, come detto, che evolve in maniera negativa sia per i Comuni che per il Cantone ed è la conseguenza dell’invecchiamento della nostra popolazione e dei nuovi bisogni che ne derivano. Per quel che concerne il Preventivo 26 abbiamo cercato di garantire un certo equilibrio, ben consapevoli che tra i 100 comuni c’è ovviamente una differenza, ma nel computo totale, in previsione, ci sarà un’evoluzione positiva».

Nell’esporre le preoccupazioni, alcuni sindaci hanno utilizzato termini, diciamo così, un po’ forti. A Lugano si è parlato di rapina, a Bellinzona di assalto alla diligenza.
«Riconosciamo che ci sono problemi strutturali nei rapporti tra Cantone e Comuni e, ben inteso, è il gioco dei ruoli esprimere il proprio disappunto. Bellinzona, ricordo, nell’ambito del preventivo 2026 ha un saldo positivo. Per quel che riguarda Lugano e Mendrisio, invece, pur con delle differenze ci può stare. Ad ogni modo il Cantone è presente e sostiene i Comuni e le città in modi diversi, spesso meno evidenti, come per esempio quando si tratta di fare investimenti a favore della comunità. Se penso a Bellinzona, posso citare il sostegno dato nell’ambito della delocalizzazione delle Officine o il Progetto Fortezza. Per Lugano si possono citare varie iniziative locali che hanno visto il Cantone dare il proprio contributo, anche di riordino viario. A voler guardare bene se c’è un Comune che avrebbe potuto reclamare e non l’ha fatto quello è Paradiso. Risulta essere il più penalizzato nel computo “dare avere”».

I Comuni parlano anche di margini di manovra sempre più ridotti. Come si risolve?
«Nell’ambito di Ticino 2020 i Comuni da un anno e mezzo ci hanno promesso una comunicazione nella quale avrebbero dovuto essere evidenziati gli ambiti di competenza nei quali vorrebbero recuperare i citati margini di manovra. Ad oggi però, come consiglio di Stato, non abbiamo ricevuto ancora niente e questa è una delle ragioni per cui il progetto è in stallo».

I sindaci dei centri urbani, anche in una recente missiva, chiedono che si possa dialogare.
«Il dialogo noi vogliamo garantirlo e anche strutturarlo. Figura tra gli obiettivi che abbiamo lanciato il 10 settembre a Locarno durante l’incontro con tutti i sindaci. Serve però, appunto, che vi sia una nuova struttura perché l’attuale Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni ha raggiunto i suoi limiti. Per quanto ci riguarda, vi sono certamente i cinque centri urbani, ma dobbiamo considerare anche gli altri Comuni. A tal proposito a breve terremo un incontro con le cinque città, l’Associazione dei Comuni Ticinesi (ACT) e l’Ente regionale di sviluppo del Luganese. L’auspicio mio e del Governo è che i Comuni comprendano che senza una vera e propria struttura politica e amministrativa di supporto condiviso, sul modello di quanto fatto oltre trent’anni fa dai governi cantonali verso la Confederazione, sarà difficile avere una collaborazione reale tra i due livelli istituzionali, in modo particolare in un periodo storico dove per essere resilienti occorre saper agire con la giusta tempestività, non in reazione, ma neppure con i tempi lunghi della politica ticinese».

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 10 novembre 2025 del Corriere del Ticino

“Criminalità d’importazione, carceri svizzere piene”

“Criminalità d’importazione, carceri svizzere piene”

Statistica penitenziaria 2024: oltre 3’500 detenuti stranieri

Nel 2024 in Svizzera sono state eseguite 12’404 pene o misure detentive. Un dato che, pur non segnando un aumento esplosivo rispetto agli anni precedenti, racconta molto sull’evoluzione della società elvetica e sulla pressione crescente che grava sul sistema penitenziario.
Secondo le cifre ufficiali, quasi tre quarti delle esecuzioni riguardano effettivamente la detenzione in un istituto penale. Di queste, il 91% coinvolge uomini e ben il 69% persone di nazionalità straniera. Un quadro che conferma una tendenza ormai consolidata: la popolazione carceraria svizzera è composta in larga misura da stranieri, e questo elemento spiega in buona parte la crescita registrata negli ultimi decenni.
“Negli ultimi quarant’anni – spiega Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni ticinese – il numero di detenuti stranieri è aumentato del 350%. Si tratta di un’evoluzione impressionante, che riflette non solo l’aumento della popolazione straniera in Svizzera, ma anche l’impatto della criminalità transfrontaliera e della mobilità internazionale. Le carceri sono diventate lo specchio di questa realtà.”
Oggi, il rapporto tra detenuti svizzeri e stranieri è di circa uno a tre: per ogni detenuto svizzero ce ne sono due di nazionalità estera. In altre parole, solo un quarto della popolazione carceraria possiede il passaporto rossocrociato. “Per chi non ha domicilio fisso o radici nel Paese – precisa Gobbi -, la detenzione rimane la sola via praticabile. È però vero che l’immigrazione da determinate aree – in particolar modo dal Nord Africa – l’inclinazione alla delinquenza è marcata.”
Accanto alla detenzione, le pene alternative continuano comunque a rappresentare una parte importante del sistema. Nel 2024 oltre 3.000 condanne sono state eseguite sotto forma di lavoro d’interesse generale – quasi un quarto del totale – e il 3% tramite la sorveglianza elettronica. In queste modalità la percentuale di svizzeri è sensibilmente più alta, così come quella delle donne, a conferma del fatto che le misure extracarcerarie si applicano più facilmente a chi ha un contesto stabile.
Per Gobbi, la sfida dei prossimi anni sarà duplice: da un lato garantire la sicurez09za pubblica, dall’altro mantenere un sistema penitenziario equilibrato e sostenibile. “Non possiamo ignorare che due detenuti su tre non sono svizzeri. È una realtà che pesa sulle strutture e sulle finanze dei Cantoni. Dobbiamo lavorare a livello federale per coordinare meglio le politiche penali e migratorie, altrimenti continueremo a gestire gli effetti senza affrontare le cause.”
Le cifre del 2024, in fondo, raccontano una storia che va oltre le mura delle prigioni. Parlano di una Svizzera aperta e mobile, ma anche esposta a nuove sfide. Come ricorda Gobbi, “le carceri sono uno specchio della società: ci mostrano chi siamo e in che direzione stiamo andando. E a mio modo di vedere, vanno posti degli urgenti correttivi”.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 9 novembre 2025 de Il Mattino della domenica

Statistica detenuti

Il Quattromani pedala con Filippo Colombo

Il Quattromani pedala con Filippo Colombo

Questa mattina, sulle terrazze del Monte Tamaro da poco riaperte al pubblico con il nuovo impianto di risalita, il Merlot Quattromani ha trovato un nuovo padrino: Filippo Colombo, campione svizzero di mountain bike. L’annata 2023 è stata presentata al ristorante La Foppa come un tributo al territorio e allo spirito di collaborazione che, da venticinque anni, accompagna questo vino simbolo del Ticino.

Nato nel 2000 da un’intuizione del giornalista enogastronomico Alberto Dell’Acqua, il Quattromani riunisce le mani e le vigne di quattro produttori — Angelo Delea, Feliciano Gialdi, Claudio Tamborini e, all’origine, Guido Brivio — in un progetto raro per un Cantone dove la concorrenza è di casa. L’idea, allora, era quella di creare un vino capace di rappresentare l’intero territorio: un Merlot in purezza nato dall’assemblaggio dei migliori cru delle quattro regioni vinicole ticinesi, affinato in carati e riconosciuto oggi tra i rossi svizzeri di maggiore personalità.

«Siamo partiti da un’idea semplice, ma non scontata: unire le forze per rappresentare il meglio del nostro territorio», ha ricordato Tamborini, ripensando agli esordi. «Quello che all’inizio poteva sembrare un esperimento si è rivelato un progetto duraturo, fondato su fiducia e amicizia». Alla base, una filosofia condivisa: valorizzare la qualità e raccontare il Ticino come una terra capace di collaborazione, anche tra «concorrenti».

Angelo Delea ha aggiunto un ricordo personale, legato ai primi anni dell’avventura: «Quando iniziammo, nessuno sapeva davvero dove saremmo arrivati. C’era solo la convinzione che il vino ticinese meritasse di più, e che la strada giusta fosse crederci insieme. Dopo oltre quarant’anni di lavoro, quella sfida mi emoziona ancora».

Nel suo intervento, il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi ha ripreso quel senso di unità come chiave di identità: «Il Ticino ha bisogno di credere di più in sé stesso. Quattromani dimostra che quando si lavora insieme si cresce tutti, proprio come nello sport, dove il talento da solo non basta: servono disciplina, tecnica e passione».

Filippo Colombo, l’unico ad aver rinunciato alle nuove cabine dell’impianto di risalita per raggiungere il Tamaro in bicicletta, ha legato la metafora del vino al proprio percorso: «È un onore essere padrino di un Merlot che parla di tenacia e radici. Dopo una stagione intensa, e dopo delle vacanze dove mi sono concesso qualche bicchiere di vino ticinese, mi preparo ai prossimi obiettivi: il mondiale in Italia e l’europeo a pochi passi da qui». 

Accanto alla festa, anche un gesto concreto: i produttori hanno devoluto 10 mila franchi alla Fondazione Soccorso d’Inverno Ticino. Il suo presidente, il consigliere agli Stati e Municipale di Lugano Marco Chiesa, ha ricordato come questa realtà, nata nel 1936, continui a sostenere chi attraversa momenti difficili. «Non è assistenzialismo – ha spiegato – ma una forma di solidarietà attiva che aiuta le persone a superare le difficoltà quotidiane. Quattromani e Soccorso d’Inverno condividono lo stesso spirito: voler bene al nostro Cantone e trasformare la passione in impegno sociale».

A suggellare la giornata, la degustazione condotta dal sommelier Paolo Basso, che ha definito il Quattromani 2023 «un vino elegante e muscoloso, capace di raccontare il carattere del Ticino con forza e grazia».

https://www.cdt.ch/lifestyle/gusto/il-quattromani-pedala-con-filippo-colombo-410424

(Immagine: Daniele Maini)

Furti all’imbrunire: ecco come proteggervi!

Furti all’imbrunire: ecco come proteggervi!

Comunicato stampa

Oggi si tiene la campagna, condotta dalle polizie dei Cantoni di Friburgo, Ginevra, Neuchâtel, Vallese, Vaud e Ticino in collaborazione con la Prevenzione svizzera della criminalità (PSC) l’11esima giornata di prevenzione contro i furti con scasso. Questa campagna ha lo scopo di informare la popolazione sui rischi legati ai furti con scasso ricordando le misure di prevenzione da adottare.

Le statistiche mostrano che a livello nazionale i furti e le violazioni di domicilio sono in aumento. L’anno scorso l’aumento è stato di oltre il 11,2% nel corso dell’anno precedente (46’070 nel 2024 contro 41’429 nel 2023). Per la seconda volta consecutiva, il loro numero supera il valore registrato prima della pandemia (36’419 nel 2019). In Ticino per contro non è stato toccato da questi importanti aumenti, in effetti i furti sono diminuiti del 10%.
In autunno, quando le giornate si accorciano, è più probabile che i ladri notino se le case o gli appartamenti sono occupati. Tra ottobre e marzo si registra un aumento dei cosiddetti “furti al
crepuscolo” nelle abitazioni.
La polizia ricorda quindi ai cittadini di adottare misure preventive adeguate. Dopo tutto, il rischio di furto con scasso può essere ridotto considerevolmente senza grandi sforzi e con una serie di accorgimenti: 

– Chiudete sempre a chiave porte, finestre e altri accessi, anche durante brevi assenze.
– Non lasciate i vostri oggetti di valore a portata di mano ma metteteli in un luogo sicuro.
– Simulate la vostra presenza.
– Informate i vostri vicini se vi assentate a lungo.
– Non segnalate sui social la vostra assenza.
– Fate svuotare regolarmente la vostra bucalettere.
– Se notate movimenti sospetti, chiamate immediatamente il 117, rilevando, in presenza di veicoli, il numero di targa e la marca.
– Chiedete un consiglio. Molte forze di polizia, ma anche aziende private, dispongono di consulenti competenti in materia di sicurezza.

In occasione di questa giornata, la Polizia cantonale, le Polizie comunali e la Polizia dei trasporti saranno presenti in tutto il Cantone, nelle piazze, vicino ai centri commerciali e nelle vie di grande
affluenza per una distribuzione di opuscoli sulla prevenzione contro i furti e per puntuali consigli.

Flyer

Incontro dei funzionari dirigenti del Dipartimento delle istituzioni

Incontro dei funzionari dirigenti del Dipartimento delle istituzioni

Comunicato stampa

Si è svolto a Locarno il secondo incontro annuale dei funzionari dirigenti del Dipartimento delle istituzioni, un’occasione di dialogo e condivisione dedicata ai principali temi che coinvolgono l’attività del Dipartimento e la sua evoluzione.

La riunione si è tenuta nella suggestiva cornice della sala del Consiglio comunale di Locarno, all’interno dello storico Palazzo Marcacci.
Il Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento, Norman Gobbi, ha presentato gli aggiornamenti sui dossier in corso, soffermandosi sul valore della leadership e della collaborazione nel contesto lavorativo attuale. Ha inoltre invitato i presenti a riflettere insieme sulle sfide organizzative e gestionali che attendono l’Amministrazione cantonale nei prossimi anni.
Il Segretario generale, Luca Filippini, ha illustrato i principali dati relativi al preconsuntivo 2025 e al preventivo 2026, fornendo un quadro chiaro e trasparente dell’andamento finanziario del Dipartimento.
Uno spazio significativo è stato riservato al tema delle risorse umane, con un approfondimento sui primi risultati dei colloqui d’uscita introdotti per i collaboratori che concludono la loro attività presso il Dipartimento.
Il responsabile delle risorse umane della Segreteria generale, Paolo Arrigoni, ha condiviso alcuni spunti di riflessione emersi dall’analisi dei dati raccolti, offrendo prospettive utili per il miglioramento continuo dell’ambiente di lavoro.
Tra le attività in programma, anche un momento culturale presso la Fondazione Ghisla Art Collection, museo dedicato all’arte moderna e contemporanea. Accompagnati da Pierino Ghisla, fondatore della collezione, i partecipanti hanno potuto scoprire alcune delle opere più rappresentative e conoscere da vicino la storia del museo e della sua missione culturale.

Equipaggiamento invernale: una scelta di responsabilità

Equipaggiamento invernale: una scelta di responsabilità

Comunicato stampa

Con l’arrivo dell’autunno e dell’inverno, anche le giornate più soleggiate possono celare insidie per chi si mette alla guida. Le temperature rigide, il ghiaccio e le precipitazioni nevose influiscono sulle condizioni del fondo stradale, aumentando i rischi alla guida di veicoli non adeguatamente equipaggiati. In questo contesto, il Dipartimento delle istituzioni e la Polizia cantonale, attraverso il progetto di prevenzione “Strade sicure”, promuovono come di consueto una campagna di sensibilizzazione volta a ricordare l’importanza di dotare i veicoli del giusto equipaggiamento per la stagione invernale.

In Svizzera non vige un obbligo legale relativo all’uso di pneumatici invernali. Tuttavia, il principio di responsabilità personale impone ai conducenti di mantenere sempre il pieno controllo del proprio veicolo, adeguandosi alle condizioni stradali.
Attenzione: chi causa disagi alla circolazione o incidenti a causa della mancata dotazione di un equipaggiamento invernale può essere sanzionato.
Una maggiore sicurezza in inverno dipende anche dalla scelta degli pneumatici. Le basse temperature possono compromettere rapidamente l’aderenza dei veicoli, rendendo pericoloso l’utilizzo di gomme estive.
A titolo esemplificativo, su una strada innevata percorsa a 40 km/h, lo spazio di frenata con pneumatici estivi può raddoppiare rispetto a quello necessario con pneumatici invernali (circa 61 metri contro 29 metri).
Montare pneumatici invernali consente migliori prestazioni, maggiore aderenza e, di conseguenza, un controllo più sicuro del veicolo in condizioni critiche.
Nel caso di viaggi all’estero, si raccomanda di informarsi preventivamente sulla normativa locale: in diversi Paesi o regioni l’utilizzo di pneumatici invernali e/o la presenza a bordo di catene da neve è obbligatorio.  

Consigli per una guida sicura durante l’inverno:  

  • Sostituire gli pneumatici estivi con quelli invernali prima che la temperatura scenda sotto i 7 °C. Attenzione però che l’utilizzo di pneumatici invernali con un profilo del battistrada inferiore ai 4 mm è fortemente sconsigliato. Sebbene il limite minimo legale per gli pneumatici sia di 1,6 mm, per quelli invernali si raccomanda una profondità minima di 4 mm.    
  • Sulle strade innevate mantenere una distanza di sicurezza di almeno tre volte superiore rispetto a quella tenuta su strade asciutte.  
  • Evitare manovre brusche improvvise con lo sterzo.
  • Ricordarsi di utilizzare liquido lavavetri invernale.  

Informarsi sulle condizioni meteo e del traffico prima di mettersi in viaggio.  
Per ulteriori informazioni e materiali informativi www.stradesicure.ch.   

Flyer preumatici invernali