Votazione del 28 settembre: il piano d’azione del Consiglio di Stato

Votazione del 28 settembre: il piano d’azione del Consiglio di Stato

Il Governo ticinese conferma l’intenzione di applicare le due iniziative parallelamente e a tappe a partire dal 2027

Dopo l’approvazione delle due iniziative popolari dello scorso 28 settembre, il Consiglio di Stato ha avviato “una serie di incontri che hanno permesso di approfondire le modalità di applicazione […] nel contesto della già fragile situazione delle finanze cantonali”. Dopo due faccia a faccia con gli iniziativisti e poi quelli di mercoledì con i Comuni e i rappresentanti del mondo economico, lo stesso Governo ticinese ha confermato giovedì “l’intenzione di applicare le due iniziative parallelamente e in maniera graduale (a tappe), a partire dal 2027”, con un messaggio al Parlamento “entro la prossima primavera”.
Gli incontri hanno coinvolto anche il professore Nils Soguel, esperto di finanze pubbliche.
L’obiettivo degli incontri era quello di riuscire ad “approfondire le possibili modalità di applicazione della volontà popolare con uno sguardo complessivo sulla già fragile situazione delle finanze pubbliche ticinesi”. Il Governo nella nota stampa ricorda che “i tre oggetti avranno infatti importanti conseguenze finanziarie per il Cantone e per i Comuni” e si sommeranno ad altri oneri, come “le misure di risparmio annunciate dalla Confederazione” e “la riforma sanitaria EFAS”. Nel 2025, solo per i sussidi di cassa malati, il Cantone spenderà “oltre 420 milioni di franchi”,  pari a “oltre il 10% della spesa corrente dello Stato”, una cifra destinata inoltre a crescere.
Il Consiglio di Stato agirà su tre fronti: “Creazione delle basi tecniche, finanziarie e politiche”, “misure per rendere sostenibile l’impatto sui conti pubblici” e “contenimento della crescita della spesa sanitaria”.
Le iniziative entreranno in vigore “solo contemporaneamente all’approvazione delle misure di finanziamento” e “attraverso l’introduzione di meccanismi transitori”.
Per l’imposta sulle abitazioni secondarie, è già attivo “un gruppo di lavoro per definire le modalità e i contenuti”, con applicazione prevista “a partire dal 2028”.
Il Governo ribadisce che “il voto del 28 settembre non risolverà il problema di fondo, che consiste nell’aumento della spesa sanitaria” e annuncia che continuerà “a fare pressione sulle autorità federali” per una “profonda riforma” del sistema.

https://www.rsi.ch/play/tv/-/video/-?urn=urn:rsi:video:3294692

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Votazione-del-28-settembre-il-piano-d%E2%80%99azione-del-Consiglio-di-Stato–3293489.html

Regio Insubrica: riunioni dell’Ufficio Presidenziale e del Comitato Direttivo

Regio Insubrica: riunioni dell’Ufficio Presidenziale e del Comitato Direttivo

Comunicato stampa della Comunità di Lavoro Regio Insubrica (20 novembre 2025) 

Si sono tenute questa mattina presso la Sala del Consiglio del Comune di Morbio Inferiore (Cantone Ticino) le riunioni dell’Ufficio Presidenziale e del Comitato Direttivo della Comunità di Lavoro Regio Insubrica, alle quali hanno partecipato il Presidente del Consiglio di Stato del Cantone Ticino, Norman Gobbi, il Sottosegretario alla Presidenza di Regione Piemonte, Alberto Preioni, e il rappresentante di Regione Lombardia, Fabrizio Turba, nonché Presidenti e rappresentanti delle Province di Como, Novara e Verbano Cusio Ossola.
Sono stati passati in rassegna diversi temi di particolare attualità e rilevanza per il territorio di riferimento, trattati nei lavori dei tavoli tematici e dei gruppi di lavoro della Regio Insubrica, quali Economia, Turismo e Cultura, Migrazioni transfrontaliere di fauna selvatica, Protezione Civile, Concertazione Inerti e Mobilità, ambito per il quale si attende l’entrata in vigore dell’Accordo sul cabotaggio firmato tra Svizzera e Italia nel 2024.
È stata dedicata una finestra di approfondimento sui XXV Giochi Olimpici Invernali Milano Cortina 2026, che si terranno dal 6 al 22 febbraio 2026, e si è provveduto ad un aggiornamento sul Programma di Cooperazione Italia-Svizzera Interreg 2021-2027, per il quale il Comitato di Sorveglianza si riunirà a Malles Venosta (BZ) il 10 e 11 dicembre.
È stato infine stabilito che l’Assemblea generale 2026 si terrà nella seconda metà di settembre in Piemonte, dove avrà luogo, con la ricorrente annuale rotazione, il passaggio di Presidenza per l’anno 2026-2027 da Regione Lombardia a Regione Piemonte.
Al termine degli incontri istituzionali, i partecipanti sono stati accompagnati nella visita al Parco delle gole della Breggia dal Sindaco di Morbio Inferiore, Claudia Canova. L’organizzazione nel 2025 delle riunioni di Ufficio Presidenziale e Comitato Direttivo in forma itinerante ha sottolineato l’importanza per la Regio Insubrica dei legami con il territorio e del coinvolgimento delle autorità locali.

Votazione del 28 settembre 2025: il piano d’azione del Consiglio di Stato

Votazione del 28 settembre 2025: il piano d’azione del Consiglio di Stato

Comunicato stampa

Nelle ultime settimane, il Consiglio di Stato ha svolto una serie di incontri che hanno permesso di approfondire le modalità di applicazione delle due iniziative popolari – approvate dalla popolazione ticinese lo scorso 28 settembre 2025 – nel contesto della già fragile situazione delle finanze cantonali e tenendo conto dell’evoluzione prevista per i prossimi anni. Il Consiglio di Stato conferma l’intenzione di applicare le due iniziative parallelamente e in maniera graduale (a tappe), a partire dal 2027: un messaggio sarà presentato entro la prossima primavera per permettere al Parlamento di poterlo esaminare per tempo. Nel rispetto della volontà popolare, l’obiettivo del Governo è di assicurare la sostenibilità finanziaria – nel rispetto del meccanismo costituzionale del freno ai disavanzi – e garantire, nel contempo, la stabilità del sistema e delle finanze cantonali nel tempo.

Dopo la votazione del 28 settembre 2025, il Consiglio di Stato ha avviato una serie di approfondimenti e incontri per individuare un modo finanziariamente sostenibile per applicare le due iniziative approvate a livello cantonale e l’imposta immobiliare cantonale sulle abituazioni secondarie, accolta a livello federale. Il Consiglio di Stato ha incontrato in due occasioni i promotori delle iniziative cantonali e, nella giornata di ieri, i rappresentanti dei Comuni ticinesi e quelli del mondo economico e sindacale. Nelle scorse settimane, il Governo ticinese ha, inoltre, incontrato il prof. Nils Soguel, esperto di finanze pubbliche e direttore dell’Istituto di studi superiori in amministrazione pubblica dell’Università di Losanna.  
L’obiettivo di questi incontri era di approfondire le possibili modalità di applicazione della volontà popolare con uno sguardo complessivo sulla già fragile situazione delle finanze pubbliche ticinesi e la sua evoluzione nei prossimi anni. Come noto, i tre oggetti avranno infatti importanti conseguenze finanziarie per il Cantone e per i Comuni ticinesi e andranno a sommarsi ad altri nuovi oneri, come quelli legati alle misure di risparmio annunciate dalla Confederazione e quelli provocati dall’entrata in vigore della riforma sanitaria EFAS. Il nostro sistema dei sussidi di cassa malati (RIPAM) è tra i più generosi di tutta la Svizzera: nel 2025 il Cantone dedicherà a questa voce di spesa oltre 420 milioni di franchi, pari a oltre il 10% della spesa corrente dello Stato – una somma che nel 2026 è destinata a salire a quasi 450 milioni e che dal 2020 è già cresciuta di oltre 100 milioni a causa dell’aumento dei premi di cassa malati.  
Date queste premesse, il Consiglio di Stato ha deciso di agire su tre elementi:

  • creazione delle basi tecniche, finanziarie e politiche per attuare le due iniziative
  • possibili misure per rendere sostenibile l’impatto sui conti pubblici
  • ulteriore contenimento della crescita della spesa sanitaria.

Il Governo elaborerà ora una proposta per assicurare l’imprescindibile finanziamento delle misure approvate dalla cittadinanza, lavorando su tre principi: gradualità di applicazione, coordinamento degli aspetti tecnici, politici e finanziari, e responsabilità condivisa tra tutti gli attori interessati. La soluzione ricercata dovrà garantire il rispetto delle normative sulla gestione finanziaria dello Stato e, in particolare, il vincolo costituzionale del meccanismo di freno ai disavanzi.  
Per quanto riguarda le due iniziative popolari cantonali, il Consiglio di Stato conferma che l’entrata in vigore potrà avvenire solo contemporaneamente all’approvazione delle misure di finanziamento. Il Consiglio di Stato intende applicarle in maniera graduale (a tappe) a partire dal 2027, attraverso l’introduzione di meccanismi transitori, sia per l’applicazione del principio del 10% del reddito disponibile sia per l’integrazione delle deduzioni fiscali, in modo da creare un sistema unitario e coerente. Il messaggio con le proposte del Governo verrà trasmesso al Parlamento entro la primavera del 2026 e conterrà le proposte di finanziamento e tutti i dettagli tecnici sull’applicazione delle due iniziative. Nell’elaborazione delle proposte di applicazione, è previsto un ulteriore il coinvolgimento dei rappresentanti dei Comuni ticinesi oltre che dei rappresentanti del mondo politico, economico e sindacale, e dei due Comitati d’iniziativa in modo da continuare ad approfondire le riflessioni già avviate.  
Per quanto riguarda invece l’imposta immobiliare cantonale sulle abitazioni secondarie, il Consiglio di Stato ha già costituito un gruppo di lavoro, che coinvolge anche i Comuni, per definire le modalità e i contenuti della nuova imposta sulle residenze secondarie. Considerato il venire meno dei proventi fiscali legati all’imposizione del valore locativo, l’intento è di limitare l’impatto finanziario del cambiamento di sistema che, sulle base delle attuali indicazioni, dovrebbe avvenire a partire dal 2028.  
In parallelo a questi sforzi, il Consiglio di Stato intende inoltre continuare a promuovere iniziative a livello federale, in collaborazione con la Deputazione ticinese alle Camere federali. In questo ambito occorrerà continuare a lavorare sulla riduzione dei costi del sistema sanitario, sulle modalità di messa in vigore della riforma EFAS e su una revisione del sistema di perequazione finanziaria intercantonale.  
In conclusione, il Consiglio di Stato sottolinea nuovamente che il voto del 28 settembre non risolverà il problema di fondo, che consiste nell’aumento della spesa sanitaria. Il Governo continuerà perciò a sfruttare ogni margine di manovra a sua disposizione sul piano cantonale e, parallelamente, a fare pressione sulle autorità federali – invitandole a prendere atto che il sistema attuale ha ormai ampiamente mostrato i propri limiti e che è necessaria una profonda riforma, che preveda tra l’altro sistemi perequativi aggiornati alla realtà della Svizzera odierna.

Presa di ostaggi, esercitazione congiunta per 3 polizie cantonali

Presa di ostaggi, esercitazione congiunta per 3 polizie cantonali

Comunicato stampa

Le polizie cantonali di Ticino, Turgovia e Zugo hanno condotto un’esercitazione intercantonale di grande portata, finora unica nel suo genere. Per due giorni l’attenzione si è concentrata sulla
gestione di una simulazione relativa a una presa di ostaggi e a un rapimento. L’obiettivo era quello di verificare il coordinamento operativo a livello superiore, la gestione congiunta dell’intervento e i processi di comunicazione tra i corpi coinvolti.
Per la prima volta in questa forma, i tre corpi di polizia partecipanti hanno affrontato insieme una situazione molto complessa. L’esercitazione, che si è svolta in diverse località nei cantoni di Zugo, Turgovia e Ticino, si è articolata in varie fasi: dalla prima segnalazione, alle misure tattiche e alle indagini, fino alla gestione operativa congiunta dell’evento.
Alla due-giorni hanno partecipato numerosi specialisti e specialiste dei tre corpi, supportati da ulteriori forze operative provenienti dai rispettivi concordati di polizia. L’esercitazione ha richiesto ai partecipanti un elevato livello di coordinazione, professionalità, flessibilità e comunicazione.
Lo scenario dell’esercitazione prevedeva il rapimento e la presa di ostaggi di più persone. Le prime segnalazioni sono pervenute quasi contemporaneamente nei cantoni Ticino e Zugo. In seguito, l’evento si è esteso al Canton Turgovia. I presunti autori, simulati, hanno dato sfoggio di elevata mobilità, ponendo le forze di polizia di fronte a complesse sfide tattiche e logistiche. Al termine di intense attività di polizia, i sette autori sono stati infine arrestati e tutte le vittime liberate.
Il fulcro dell’esercitazione era la collaborazione intercantonale in caso di evento non comune, in particolare in situazioni straordinarie che richiedono l’impiego di forze d’intervento specializzate
provenienti da più cantoni. Particolare attenzione è stata dedicata al coordinamento operativo a livello superiore, alla gestione dell’evento e alla comunicazione tra le formazioni operative coinvolte e gli stati maggiori di condotta.
Sulla base della valutazione dell’esercitazione, i corpi di polizia che hanno preso parte alle attività stanno ora verificando i processi, i mezzi operativi e le infrastrutture esistenti. Lo scopo è quello di
garantire che, in caso reale, la collaborazione intercantonale funzioni in modo professionale e affidabile e che l’evento possa essere gestito congiuntamente con successo.
In un primo bilancio, i tre comandanti dei corpi di polizia coinvolti hanno tratto conclusioni positive e considerano l’esercitazione un passo importante verso una gestione degli interventi ancora più efficiente e coordinata in situazioni non comuni.

Deputazione e Governo: fronte comune su perequazione e tagli FFS

Deputazione e Governo: fronte comune su perequazione e tagli FFS

C’è preoccupazione per la riorganizzazione di Cargo ed i progetti ferroviari messi in pausa, ma pure impegno a difendere gli interessi del Ticino a Berna

Questa mattina a Bellinzona si è tenuto l’incontro della deputazione ticinese alle camere federali con il Consiglio di Stato, al centro delle discussioni rimangono la perequazione finanziaria e i tagli previsti delle Ferrovie federali svizzere.
La perequazione finanziaria nella sua struttura attuale sfavorisce il cantone Ticino. Il Consiglio di Stato e la deputazione ticinese hanno ribadito la volontà di far fronte comune a Berna, sottolineando però le oggettive difficoltà nel far comprendere la posizione ticinese. 
La deputazione ha – tra le altre cose – incontrato anche i dirigenti di FFS. Soddisfazione per i dipendenti di Cargo, che hanno tutti trovato un nuovo impiego. Preoccupazione invece per quella che sarà una seconda ondata di licenziamenti. 
“Purtroppo – afferma Greta Gysin, presidente della deputazione ticinese alle Camere federali – questa riorganizzazione di Cargo è una necessità. Lo abbiamo visto dal punto di vista finanziario. Così Cargo, se non modifica i propri processi di produzione, non può sopravvivere. E perderemo di fatto tutti i posti di lavoro in Ticino. Ci sarà un seguito in questa riorganizzazione. E dovremo prestare attenzione perché, per le persone colpite, si trovino delle soluzioni. Ma anche perché il trasporto merci su ferrovia non cada nel dimenticatoio”.
Sempre in ambito ferroviario, il programma “Trasporti 45” ha messo nel cassetto alcuni progetti di ammodernamento delle stazioni ticinesi. Anche su questo punto è stata promessa battaglia.
“Ci sono diversi progetti – aggiunge Gysin – ma, per citare due esempi, si tratta di rendere più flessibili i nodi di Bellinzona e di Lugano per permettere una maggiore frequenza. Ma anche di adeguare ad esempio, il marciapiede di Mendrisio per permettere anche a treni più lunghi la fermata in quella stazione. Sono dei progetti di minore entità, ma che per il buon funzionamento e per il flusso del trasporto pubblico in Ticino, sono assolutamente essenziali”.
Una posizione evidentemente condivisa dal Consiglio di Stato. Il presidente Norman Gobbi ha confermato l’impegno comune per far rientrare queste opere nel programma “Trasporti. 45”. E sono progetti che, è stato detto, non hanno una valenza solo regionale, ma anche nazionale e internazionale.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Deputazione-e-Governo-fronte-comune-su-perequazione-e-tagli-FFS–3290072.html

 

 

 

Basta fake news – ecco di cosa tratta davvero la LMB

Basta fake news – ecco di cosa tratta davvero la LMB

Comunicato stampa di Alleanza Sicurezza Svizzera

Il PS antepone l’ideologia alla sicurezza della Svizzera: con delle fake news sta sabotando l’adeguamento – urgentemente necessario – della Legge sul materiale bellico (LMB). Tuttavia questi fumogeni ideologici della sinistra non attecchiscono: le affermazioni false si possono confutare facilmente – i diritti umani continueranno ad essere protetti anche in futuro. Una volta smascherate le fake news, la strada è libera per una discussione oggettiva sul perché le esportazioni di armamenti prodotti in Svizzera siano indispensabili per la nostra sicurezza.

L’invasione russa dell’Ucraina ha messo impietosamente in luce gli errori dell’inasprimento delle regole di esportazione di materiale bellico: i nostri principali Paesi partner, come Germania, Francia e Italia, non acquistano più materiale armamenti di provenienza svizzera. I motivi sono due: in primo luogo, se la NATO venisse trascinata in un conflitto con la Russia, gli Stati europei non riceverebbero più munizioni o pezzi di ricambio dalla Svizzera. In secondo luogo, non possono scambiare fra loro beni acquistati in Svizzera – condizione che oggi rappresenta una base imprescindibile per le procedure di acquisto.
La politica ha reagito e nella Sessione invernale deciderà in merito a due correzioni: primo, le aziende svizzere devono poter esportare i loro armamenti anche nei Paesi partner quando questi si trovano coinvolti in un conflitto. Anche la riesportazione è di base ammessa. Resta tuttavia garantito per legge che nessuna fornitura possa avvenire in caso di violazioni sistematiche dei diritti umani, di alto rischio di riesportazione verso destinatari indesiderati o di impiego contro la popolazione civile. Inoltre, il Consiglio federale può vietare esportazioni per ragioni di politica di sicurezza o di neutralità.

Divieto di forniture di armi a Paesi con violazioni dei diritti umani
I comunicati del PS contengono descrizioni quasi deliranti: «In futuro le armi svizzere potranno di nuovo essere esportate in Paesi in guerra civile come il Sudan oppure verso Stati che commettono gravi violazioni dei diritti umani come l’Arabia Saudita» (comunicato stampa del PS dell’11.11.2025).
Michael Götte, consigliere nazionale UDC, ha replicato in modo chiaro durante la conferenza stampa: «La Svizzera continuerà a non esportare armi in Paesi in guerra civile o in Paesi che non rispettano i diritti umani. Questo rimane proibito.» Il consigliere nazionale Heinz Theiler (PLR SZ) si è espresso così: «Il Consiglio federale può porre il veto anche per i Paesi LMB-2 per ragioni di politica estera, di sicurezza e di neutralità. Anche la neutralità rimane garantita. Il PS fa solo del facile allarmismo per preparare il proprio referendum.»

Linee guida chiare per l’export
Anche Andrea Gmür-Schönenberger, consigliera agli Stati Il Centro, ha sottolineato: «Il Consiglio degli Stati, ma anche la Commissione della politica di sicurezza del Consiglio nazionale, definiscono un quadro chiaro, il quale permette l’export verso i nostri Paesi partner, Paesi che in quanto Stati di diritto stabili sottostanno agli stessi obblighi internazionali della Svizzera nel commercio di armamenti.»

Fermare l’esodo delle aziende che producono armamenti – senza una propria industria degli armamenti, è a rischio la sicurezza della Svizzera
Con la legislazione attuale, la Svizzera viene esclusa nel settore della difesa dalle catene di fornitura, dalla ricerca e dalla cooperazione internazionale – Senza una propria industria degli armamenti, la sicurezza della Svizzera è compromessa. Non si tratta solo delle grandi imprese, ma di centinaia di PMI: «Il PS ignora una parte essenziale della nostra realtà economica: numerose PMI sono dei fornitori di questi produttori. Imprese come la mia, con circa 70 collaboratori, sono fortemente colpite dall’esodo di questi produttori.», ha dichiarato Giovanni Gaggini, presidente del CdA di Poretti & Gaggini SA.
E è stato il solo, anche Christoph Bertschi, co-fondatore & CEO di CDDS.ai, ha riportato come: «Un allentamento responsabile, come proposto dal Consiglio degli Stati e dalla CPS del Consiglio nazionale, ci permetterebbe di avviare la produzione in Svizzera e generare un importante valore aggiunto a livello economico: potremmo creare nuovi posti di lavoro, mantenere in Svizzera tecnologie di alta qualità e contribuire a sviluppi innovativi anche in futuro.»

Una nuova modalità digitale per richiedere la licenza allievo conducente

Una nuova modalità digitale per richiedere la licenza allievo conducente

Comunicato stampa

La Sezione della circolazione introduce una nuova modalità digitale per richiedere la licenza allievo conducente (LAC), la conversione della licenza estera e la licenza di condurre internazionale. Da oggi, i formulari cartacei vengono sostituiti da un formulario online interattivo presente sul sito internet.

Ogni anno vengono presentate circa 10’000 richieste di licenza allievo conducente, delle quali in passato oltre un terzo risultava incompleto o errato, causando ritardi, restituzioni postali e tempi d’attesa più lunghi.
Con la nuova procedura digitale, l’utente è certo di aver trasmesso tutta la documentazione necessaria prima dell’invio.
Il Servizio conducenti potrà così limitarsi alla verifica finale ed emettere più rapidamente il documento richiesto.  
Gli utenti possono inoltre seguire in tempo reale lo stato della propria pratica – se in attesa, in evasione o completata – grazie a un sistema di notifiche via e-mail e a un link personale che consente di consultare in qualsiasi momento l’avanzamento della richiesta, senza dover più telefonare o scrivere.
Per motivi di controllo qualità, si ricorda che l’utente deve conservare la documentazione cartacea originale, che potrà essere richiesta in caso di verifiche a campione o dubbi da parte del Servizio conducenti.  
Questa iniziativa si inserisce nel più ampio progetto di digitalizzazione dei servizi della Sezione della circolazione, volto a semplificare le procedure amministrative, ridurre i costi e limitare l’impatto ambientale.  
Per maggiori informazioni vi invitiamo a consultare la pagina dedicata sul sito internet della Sezione della circolazione.

L’esercito svizzero in Ticino: un pilastro per la sicurezza e l’economia regionale

L’esercito svizzero in Ticino: un pilastro per la sicurezza e l’economia regionale

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha commentato i dati sull’impatto dell’attività dell’esercito svizzero nel Canton Ticino, evidenziando come le forze armate rappresentino non solo un presidio di sicurezza, ma anche un importante motore economico per il territorio.

L’esercito svizzero sta attraversando un periodo di sfide significative“, ha esordito Gobbi, riferendosi ai costi legati all’acquisizione degli F-35 e alle problematiche del progetto droni. “Tuttavia, è fondamentale distinguere tra critica costruttiva e strumentalizzazione politica. Additare sistematicamente ogni problema come prova dell’inadeguatezza strutturale dell’esercito rivela spesso un’agenda politica precisa“, ha sottolineato il Presidente del Consiglio di Stato.

La presenza militare in Ticino si articola attraverso una rete capillare di infrastrutture distribuite sul territorio, da Airolo a Locarno, da Isone a Monteceneri. Complessivamente, 427 collaboratori del DDPS lavorano nel cantone, di cui 227 militari di professione e 200 civili, mentre altri 422 residenti ticinesi prestano servizio in altri cantoni. I militi ticinesi attualmente in servizio sono 5’382, di cui il 50% concentrato nelle tre principali unità: Gruppo artiglieria 49, Battaglione fanteria montagna 30 e Battaglione salvataggio 3.

L’impegno concreto dell’esercito sul territorio è emerso chiaramente durante l’operazione “AQUA 24” in Vallemaggia”, ha proseguito Gobbi, “dove le forze armate hanno fornito supporto essenziale con 76 ore di volo, fino a 42 militi impiegati e complessivamente 692 giorni di servizio nelle prime due fasi dell’intervento”. Oltre agli interventi d’emergenza, l’esercito sostiene regolarmente eventi civili attraverso varie prestazioni, con 1’347 giorni di servizio tra il 2024 e il 2025 per manifestazioni sportive e culturali sul territorio.

Un aspetto particolarmente rilevante riguarda l’impatto economico. Gli investimenti di armasuisse Immobili nella regione ticinese dal 2015 ammontano a 350 milioni di franchi, tra progetti conclusi, in realizzazione e in pianificazione. Secondo la media pluriennale, il 75% delle spese per prestazioni di pianificazione ed edili ricade su fornitori della regione linguistica, generando un importante indotto per l’economia locale. Tra i progetti realizzati spiccano il centro logistico del Monte Ceneri (22 milioni), la sala polivalente di Isone con certificazione Minergie-P-ECO (8 milioni) e la centrale termica a cippato dell’aerodromo di Locarno (8 milioni), che consente di risparmiare 75’000 litri di olio all’anno.

Guardando al futuro, sono in programma interventi significativi: la nuova costruzione del Centro Medico della Regione al Monte Ceneri (17 milioni), lo sviluppo della logistica nel Nord Ticino a Quinto (38 milioni) e la ristrutturazione totale delle caserme del Monte Ceneri (22 milioni). Sul fronte dei pernottamenti, l’Ufficio coordinazione ha registrato 138’747 pernottamenti nel 2024-2025, generando un flusso monetario complessivo di 7,6 milioni di franchi tra pagamenti ai comuni, ai privati, sussistenza e compensi ai militi.

In questo contesto, l’approccio più produttivo consiste nel riconoscere i problemi reali senza cadere nella trappola della demonizzazione sistematica“, ha concluso Gobbi. “L’esercito svizzero deve continuare a migliorarsi e adattarsi alle sfide contemporanee, ma trasformare ogni difficoltà in un atto d’accusa contro l’esistenza stessa delle forze armate serve solo a indebolire una componente fondamentale della sicurezza nazionale in un mondo sempre più instabile.”

Articolo pubblicato all’interno dell’edizione di domenica 16 novembre 2025 de Il Mattino della domenica

Incontro con il nuovo direttore del Servizio delle attività informative della Confederazione

Incontro con il nuovo direttore del Servizio delle attività informative della Confederazione

Comunicato stampa

Il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi ha accolto oggi a Bellinzona Serge Bavaud, che dal 1. novembre ha assunto il ruolo di direttore del Servizio delle attività informative della Confederazione.
L’incontro ha consentito una prima presa di contatto con una delle figure chiave per la politica di sicurezza in Svizzera. Nel suo ruolo di direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi ha inoltre potuto presentare le peculiarità del Cantone Ticino e le sfide alle quali il nostro territorio, vista la sua posizione geografica, è confrontato.
La discussione odierna è stata proficua e le parti hanno concordato di mantenersi in contatto per intensificare la collaborazione, a favore della sicurezza del territorio e della popolazione svizzera e ticinese.

Ticinesi sempre più in fuga dal militare

Ticinesi sempre più in fuga dal militare

Gobbi: «Preoccupante. Ci vuole un cambio di mentalità»

Sono sempre più numerosi i giovani che preferiscono il servizio civile a quello militare. Dal 15,9% del 2020 si è arrivati al 21,6% del 2024.
Nel 2024 il 21,6% dei giovani ticinesi ha scelto il servizio civile, preferendolo al militare. Una cifra, questa, che segna un deciso aumento (+5,7%) rispetto al 15,9% del 2020 e che è in netta controtendenza con il dato nazionale.
A svelarlo, nell’odierna conferenza stampa dedicata all’Esercito e al suo impatto in Ticino, è stato il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.
«Bisogna riconoscere l’impegno del soldato» – «A livello svizzero siamo passati dal 16,3% del 2020 al 14,6% del 2024», ha sottolineato il consigliere di Stato, soffermandosi poi sul trend ticinese. «Per il nostro cantone questa crescita è un elemento di preoccupazione perché mancando militi ticinesi anche le nostre formazioni rimangono indebolite».
E secondo Gobbi sarebbe auspicabile un dietrofront. «Bisogna valorizzare maggiormente il milite, e l’Esercito sta già sviluppando la comunicazione in questa direzione. Evidentemente a livello di curriculum fare il soldato di fanteria porta meno che operare come appoggio in una scuola o in una casa anziani. È questa la sfida».
«La verità è che oggi non viene riconosciuto l’impegno del soldato a difesa del proprio Paese e della popolazione», ha sottolineato il consigliere di Stato. «Ci deve essere quindi un cambio di mentalità generale».
Voto in vista e Gobbi raccomanda il “no” – Sull’onda di questo calo di interesse verso la scuola reclute Gobbi ha quindi raccomandato un no alla votazione federale del 30 novembre sul servizio civico. «Oggi più che mai abbiamo bisogno di creare delle forze principali a sostegno della difesa del Paese. Forse l’abbiamo un po’ dimenticato, ma l’Esercito è qui per difenderci. E ricordiamoci che siamo già sotto attacco, forse non siamo bersagliati con armi militari ma lo siamo attraverso gli attacchi informatici».
Difendere, prima di tutto – «La ragione d’essere delle forze armate è quella di difendere», ha convenuto Maurizio Dattrino, comandante della divisione territoriale 3. «Come altri compiti abbiamo aiutare e proteggere, ma se l’Esercito sa difendere sa anche aiutare e proteggere».
«Sì alla giornata informativa obbligatoria per le donne» – Si è quindi parlato del messaggio messo in consultazione questa settimana dal Consiglio federale riguardante l’introduzione della giornata informativa obbligatoria anche per le donne. «Il Ticino sostiene fortemente questa richiesta. E sono già diversi anni che scriviamo alle giovani ticinesi per ricordare loro la possibilità di partecipare», ha dichiarato Gobbi.
Gli investimenti – Al termine della conferenza stampa David Gastaldi, capo del Settore gestione delle costruzioni di Armasuisse, ha infine illustrato gli investimenti passati e futuri fatti dall’Esercito nel nostro cantone.
Tra i progetti futuri a corto termine si prospetta la realizzazione del nuovo Centro medico della regione al Monteceneri, con costi pari a 17 milioni di franchi, e la costruzione di nuovi edifici dedicati alla logistica nel nord del Ticino, con 38 milioni di franchi. I lavori, per entrambi, inizieranno nel 2026.
Con una visione più a lungo termine, è prevista la ristrutturazione totale della caserma del Monteceneri, con investimenti pari a 22 milioni e un inizio dei lavori nel 2033, così come il risanamento delle caserme di Ariolo, il cui cantiere prenderà il via nel 2034. «Questi investimenti hanno delle ricadute economiche dirette sul territorio, anche a favore di privati e Comuni», ha concluso Gobbi.

https://www.tio.ch/ticino/attualita/1883369/ticinesi-sempre-piu-in-fuga-dal-militare-gobbi-preoccupante-ci-vuole-un-cambio-di-mentalita

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Esercito, l’impatto in Ticino è di oltre 5mila militi e 350 milioni di franchi
Il direttore del Dipartimento istituzioni Gobbi, il comandante della Divisione territoriale 3 Dattrino e Castaldi per Armasuisse immobili fanno il punto.

227 militari di professione tra ufficiali, sottufficiali, specialisti e piloti. 5’382 militi ticinesi, di cui 5’271 assegnati a formazioni dell’esercito, la metà di questi tra Gruppo artiglieria 49, Battaglione fanteria di montagna 30 e Battaglione di salvataggio 3. Un dato allarmante, l’aumento di partenze per il servizio civile prima della scuola reclute – nel 2020 erano il 15,9% adesso il 21,6% –, quando a livello nazionale il dato è in controtendenza. Un altro dato, molto più lusinghiero: 350 milioni di franchi di investimenti dal 2015, con il 75% delle spese per prestazioni, pianificazione e edili che ricade sul territorio ticinese.
È questo in soldoni l’impatto dell’esercito sul Canton Ticino, oggetto di una conferenza stampa convocata oggi con l’obiettivo – afferma il direttore del Dipartimento istituzioni e presidente del governo Norman Gobbi – «di portare un’entità che sembra lontana e ogni tanto poco percettibile più vicina, a una dimensione più reale a livello umano, fisico e di investimento». Partendo dal ‘capitale umano’, i militi, che Gobbi ricorda essere per la metà nel gr art 49, nel bat fant mont 30 e nel bat salv 3 «dal momento che era uno degli obiettivi del Dipartimento, concentrare gli sforzi principali in tre battaglioni almeno a maggioranza assoluta italofona». Certo, le partenze verso il servizio civile fanno riflettere Gobbi: «È un numero molto elevato, ed elemento di preoccupazione perché mancando militi ticinesi anche le formazioni vengono indebolite nella loro alimentazione, che oggi più che mai necessità persone vista la situazione globale e geopolitica per nulla rassicurante». Per questo motivo «come capo del Dipartimento istituzioni raccomando di votare no all’iniziativa del 30 novembre, oggi più che mai abbiamo bisogno di creare sforzi principali a sostegno della difesa del Paese, della protezione della popolazione e per rispondere agli obblighi costituzionali».
Il direttore del Di ha anche salutato positivamente la decisione del Consiglio federale di promuovere la consultazione sull’obbligatorietà delle giornate formative per le donne: «Il Ticino ha sempre sostenuto questa richiesta, da anni scriviamo alle giovani ricordando la possibilità ora facoltativa di partecipare. Fondamentalmente il Consiglio federale chiede la parità di genere e permette di sensibilizzare meglio sulla questione della sicurezza». Che per Gobbi è fondamentale: «Fin da quando siamo piccoli veniamo allenati a scuola e a casa su come si separano i rifiuti, ma della sicurezza si parla poco e ci si accorge che manca solo quando non c‘è più. Per questo è una richiesta sostenuta dai Cantoni, e in Ticino a queste giornate partecipano già molte ragazze. Quindi, questa idea, tanto balzana non è».

‘Se c’è la difesa, ci sono anche tutti gli altri obblighi’
Di fianco a lui, era presente pure il Divisionario Maurizio Dattrino, comandante della Divisione territoriale 3, che non ci gira affatto attorno: «La ragion d’essere dell’esercito è difendere, se un esercito è in grado di farlo e ha i mezzi, i sistemi e il personale sufficiente per il compito, è in grado di assolvere anche a tutti gli altri compiti. Che sono aiutare e proteggere». Nella protezione, Dattrino ricorda quanto fatto dall’esercito durante i giorni della Ucraine recovery conference a Lugano nel 2022, e con il prospettarsi di una nuova conferenza nel 2026 «se la Polizia cantonale riterrà giusta una presenza della Divisione territoriale 3, risponderemo presente».
Per quanto riguarda l’aiuto, invece, non bisogna andare tanto in là con la memoria. Basta ricordare il dramma dell’alluvione della Vallemaggia, «con l’impiego ‘Aqua 24’ abbiamo sostenuto e aiutato al meglio possibile la popolazione», rivendica il Divisionario Dattrino.
Sulla difesa, invece, il discorso si fa anche economico: «La presenza militare e dei corsi di ripetizione nel biennio 2024/2025 ha dato 138’747 pernottamenti, con ricadute per Comuni e privati di quasi otto milioni di franchi».
Per non parlare dell’indotto generale, illustrato dal capo settore gestione delle costruzioni presso Armasuisse immobili David Castaldi. Ovvero quei 350 milioni tra progetti partiti, conclusi e previsti in Ticino. Esempi? «Il Centro logistico dell’esercito al Monte Ceneri, la sala polivalente della piazza d’armi di Isone, la centrale termica di Locarno, il centro medico della regione Monte Ceneri e, sempre sul Monte Ceneri, la prevista ristrutturazione delle tre caserme. Anche le tre di Airolo saranno ristrutturate, ma qui i tempi saranno leggermente più lunghi».

Il nodo servizio civile
Quindi molte luci, tanti soldi di indotto ma anche qualche ombra. Quella di un servizio civile più volte definito “concorrenza sleale” e dati che confermano una certa difficoltà nel reclutamento e nel suo mantenimento. Rispondendo a ‘laRegione’ sul tema, Gobbi sottolinea come «l’esercito sta sviluppando molto la comunicazione per valorizzare la figura dei militi. È chiaro: fare il soldato di fanteria a livello di curriculum porta molto meno che fare servizio civile in una scuola o in una casa anziani, non viene riconosciuto il sostegno a tutela della popolazione». Quindi, «occorre valorizzare di più i nostri soldati e militi, non solo quelli di carriera ma tutti. Il loro impegno per la nostra difesa è fondamentale, perché proprio ‘difendere’ oggi è un compito essenziale e che negli ultimi trent’anni è stato un po’ dimenticano. Spesso ci si dimentica che siamo già in una guerra ibrida, siamo già sotto attacco, non con armi militari ma con raccolta di informazioni, azioni di disturbo, minacce alla personalità. L’obiettivo generale è destabilizzare, e il ruolo dell’esercito è fondamentale». Gli fa eco Dattrino: «Ho pieno e assoluto rispetto per chi sceglie il servizio civile per motivi di coscienza, e serve anche essere onesti: a 18 o 19 anni anche io forse avrei preferito continuare i miei allenamenti e la mia vita piuttosto che prendere il treno la domenica mattina e ritornare il sabato. Fare il soldato di guardia alle due di notte al freddo può non essere motivante, ma l’esercito va oltre. E il suo ruolo lo abbiamo ben spiegato. Chiaramente dobbiamo essere coscienti che quella del servizio civile è una grande concorrenza, per questo motivo i Cantoni hanno sempre sostenuto le iniziative per rendere meno interessante questa comoda alternativa».

Da www.laregione.ch

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L’impatto economico e sociale dell’esercito in Ticino
Posti di lavoro, investimenti e sicurezza – A Bellinzona sono stati presentati i numeri, meno conosciuti, della presenza militare nel territorio

Le ricadute delle attività dell’esercito svizzero in Ticino. Il tema è stato al centro di una conferenza stampa tenutasi venerdì a Bellinzona. Un incontro che il direttore del Dipartimento delle istituzioni, al microfono del Quotidiano, ha motivato così: “Quando se ne parla sembra qualcosa di distante, invece è una realtà presente sul territorio cantonale con posti di lavoro, e sono quasi 850, ma anche ricadute dirette per quanto riguarda acquisti e la presenza della truppa. Ci sono inoltre gli investimenti per gli immobili che armasuisse crea nel nostro cantone”, ha detto Norman Gobbi.
Nella sala stampa di Palazzo delle Orsoline i relatori hanno sottolineato il ruolo dell’esercito nella difesa, nella protezione della popolazione e come aiuto. Ad esempio nella Vallemaggia alluvionata, con l’impiego di forze aeree, per la ricerca di persone, per lo sgombero di materiale e la ricostruzione.
Ma ci sono anche le ricadute economiche che la presenza grigioverde assicura al territorio: “Nel 2024 i pernottamenti sono stati circa 130’000 con una ricaduta di quasi 8 milioni di franchi a beneficio sia dei Comuni sia di alberghi e ristorazione“, ha ricordato Maurizio Dattrino, comandante della Divisione territoriale 3.
Per quanto concerne invece gli immobili dell’esercito, sono 350 i milioni di franchi per investimenti conclusi, in fase di realizzazione o in pianificazione. Lavori in gran parte affidati a ditte locali. “Nei prossimi anni – ha detto David Gastaldi, capo settore gestione costruzioni di armasuisse – saranno investiti 38 milioni per edifici a Quinto, Ambrì e Claro, dove è stato comprato uno stabile per avere una connessione con la rete ferroviaria. C’è inoltre il Centro medico regionale del Monte Ceneri dove saranno investiti 17 milioni”.
Un punto critico sottolineato in conferenza stampa è la tendenza, da parte dei ticinesi, a passare dal militare al servizio civile. Ora avviene nel 21,6% dei casi, ben al di sopra del 14,6% della media svizzera.
“Molti ticinesi – ha osservato Gobbi – sono studenti e oggi, per un piano di studi, il servizio civile è molto più compatibile. Questo però deve essere contrastato, secondo noi, con una valorizzazione di coloro che prestano servizio militare. Proprio perché è un servizio a favore della collettività per quanto concerne la sicurezza, la protezione e la difesa del nostro Paese. Un bisogno che oggi è più importante che mai”.
Attualmente sono quasi 5’400 i militi ticinesi, tra di loro le donne sono poco più di un centinaio.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/L%E2%80%99impatto-economico-e-sociale-dell%E2%80%99esercito-in-Ticino–3279551.html