Esercito, l’impatto in Ticino è di oltre 5mila militi e 350 milioni di franchi
Il direttore del Dipartimento istituzioni Gobbi, il comandante della Divisione territoriale 3 Dattrino e Castaldi per Armasuisse immobili fanno il punto.
227 militari di professione tra ufficiali, sottufficiali, specialisti e piloti. 5’382 militi ticinesi, di cui 5’271 assegnati a formazioni dell’esercito, la metà di questi tra Gruppo artiglieria 49, Battaglione fanteria di montagna 30 e Battaglione di salvataggio 3. Un dato allarmante, l’aumento di partenze per il servizio civile prima della scuola reclute – nel 2020 erano il 15,9% adesso il 21,6% –, quando a livello nazionale il dato è in controtendenza. Un altro dato, molto più lusinghiero: 350 milioni di franchi di investimenti dal 2015, con il 75% delle spese per prestazioni, pianificazione e edili che ricade sul territorio ticinese.
È questo in soldoni l’impatto dell’esercito sul Canton Ticino, oggetto di una conferenza stampa convocata oggi con l’obiettivo – afferma il direttore del Dipartimento istituzioni e presidente del governo Norman Gobbi – «di portare un’entità che sembra lontana e ogni tanto poco percettibile più vicina, a una dimensione più reale a livello umano, fisico e di investimento». Partendo dal ‘capitale umano’, i militi, che Gobbi ricorda essere per la metà nel gr art 49, nel bat fant mont 30 e nel bat salv 3 «dal momento che era uno degli obiettivi del Dipartimento, concentrare gli sforzi principali in tre battaglioni almeno a maggioranza assoluta italofona». Certo, le partenze verso il servizio civile fanno riflettere Gobbi: «È un numero molto elevato, ed elemento di preoccupazione perché mancando militi ticinesi anche le formazioni vengono indebolite nella loro alimentazione, che oggi più che mai necessità persone vista la situazione globale e geopolitica per nulla rassicurante». Per questo motivo «come capo del Dipartimento istituzioni raccomando di votare no all’iniziativa del 30 novembre, oggi più che mai abbiamo bisogno di creare sforzi principali a sostegno della difesa del Paese, della protezione della popolazione e per rispondere agli obblighi costituzionali».
Il direttore del Di ha anche salutato positivamente la decisione del Consiglio federale di promuovere la consultazione sull’obbligatorietà delle giornate formative per le donne: «Il Ticino ha sempre sostenuto questa richiesta, da anni scriviamo alle giovani ricordando la possibilità ora facoltativa di partecipare. Fondamentalmente il Consiglio federale chiede la parità di genere e permette di sensibilizzare meglio sulla questione della sicurezza». Che per Gobbi è fondamentale: «Fin da quando siamo piccoli veniamo allenati a scuola e a casa su come si separano i rifiuti, ma della sicurezza si parla poco e ci si accorge che manca solo quando non c‘è più. Per questo è una richiesta sostenuta dai Cantoni, e in Ticino a queste giornate partecipano già molte ragazze. Quindi, questa idea, tanto balzana non è».
‘Se c’è la difesa, ci sono anche tutti gli altri obblighi’
Di fianco a lui, era presente pure il Divisionario Maurizio Dattrino, comandante della Divisione territoriale 3, che non ci gira affatto attorno: «La ragion d’essere dell’esercito è difendere, se un esercito è in grado di farlo e ha i mezzi, i sistemi e il personale sufficiente per il compito, è in grado di assolvere anche a tutti gli altri compiti. Che sono aiutare e proteggere». Nella protezione, Dattrino ricorda quanto fatto dall’esercito durante i giorni della Ucraine recovery conference a Lugano nel 2022, e con il prospettarsi di una nuova conferenza nel 2026 «se la Polizia cantonale riterrà giusta una presenza della Divisione territoriale 3, risponderemo presente».
Per quanto riguarda l’aiuto, invece, non bisogna andare tanto in là con la memoria. Basta ricordare il dramma dell’alluvione della Vallemaggia, «con l’impiego ‘Aqua 24’ abbiamo sostenuto e aiutato al meglio possibile la popolazione», rivendica il Divisionario Dattrino.
Sulla difesa, invece, il discorso si fa anche economico: «La presenza militare e dei corsi di ripetizione nel biennio 2024/2025 ha dato 138’747 pernottamenti, con ricadute per Comuni e privati di quasi otto milioni di franchi».
Per non parlare dell’indotto generale, illustrato dal capo settore gestione delle costruzioni presso Armasuisse immobili David Castaldi. Ovvero quei 350 milioni tra progetti partiti, conclusi e previsti in Ticino. Esempi? «Il Centro logistico dell’esercito al Monte Ceneri, la sala polivalente della piazza d’armi di Isone, la centrale termica di Locarno, il centro medico della regione Monte Ceneri e, sempre sul Monte Ceneri, la prevista ristrutturazione delle tre caserme. Anche le tre di Airolo saranno ristrutturate, ma qui i tempi saranno leggermente più lunghi».
Il nodo servizio civile
Quindi molte luci, tanti soldi di indotto ma anche qualche ombra. Quella di un servizio civile più volte definito “concorrenza sleale” e dati che confermano una certa difficoltà nel reclutamento e nel suo mantenimento. Rispondendo a ‘laRegione’ sul tema, Gobbi sottolinea come «l’esercito sta sviluppando molto la comunicazione per valorizzare la figura dei militi. È chiaro: fare il soldato di fanteria a livello di curriculum porta molto meno che fare servizio civile in una scuola o in una casa anziani, non viene riconosciuto il sostegno a tutela della popolazione». Quindi, «occorre valorizzare di più i nostri soldati e militi, non solo quelli di carriera ma tutti. Il loro impegno per la nostra difesa è fondamentale, perché proprio ‘difendere’ oggi è un compito essenziale e che negli ultimi trent’anni è stato un po’ dimenticano. Spesso ci si dimentica che siamo già in una guerra ibrida, siamo già sotto attacco, non con armi militari ma con raccolta di informazioni, azioni di disturbo, minacce alla personalità. L’obiettivo generale è destabilizzare, e il ruolo dell’esercito è fondamentale». Gli fa eco Dattrino: «Ho pieno e assoluto rispetto per chi sceglie il servizio civile per motivi di coscienza, e serve anche essere onesti: a 18 o 19 anni anche io forse avrei preferito continuare i miei allenamenti e la mia vita piuttosto che prendere il treno la domenica mattina e ritornare il sabato. Fare il soldato di guardia alle due di notte al freddo può non essere motivante, ma l’esercito va oltre. E il suo ruolo lo abbiamo ben spiegato. Chiaramente dobbiamo essere coscienti che quella del servizio civile è una grande concorrenza, per questo motivo i Cantoni hanno sempre sostenuto le iniziative per rendere meno interessante questa comoda alternativa».