Strutture carcerarie: sette agenti di custodia ticinesi tra i neodiplomati

Strutture carcerarie: sette agenti di custodia ticinesi tra i neodiplomati

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni comunica che il 5 dicembre scorso ha avuto luogo a Friborgo l’annuale cerimonia di consegna dei diplomi di Agente di custodia, con attestato professionale federale, organizzata dall’Organo responsabile degli esami federali per il personale dell’esecuzione delle sanzioni penali (efsp, www.epjv.ch), in collaborazione con il Centro svizzero di competenze in materia d’esecuzione di sanzioni penali (www.skjv.ch), responsabile per la formazione di base.
Sono 163 le neo diplomate e i neo diplomati, tra cui vi sono sette ticinesi attivi alle Strutture carcerarie cantonali: Rusca Marika, Becatti Mattia, Canonica Alef, D’Addazio Daniele, Jornod Marc André, Quaresima Mirko e Lanfranchini Claudio, che è intervenuto davanti alle oltre 500 persone presenti, autorità e famigliari, condividendo in particolare il significato dei principi appresi nell’ambito del percorso formativo e lavorativo.
Gli agenti di custodia – che sono la colonna portante degli stabilimenti penitenziari, dove svolgono al contempo attività di sicurezza e inquadramento – rappresentano nelle strutture detentive la dignità e la legalità dello Stato.
Il rispetto della dignità umana e la tutela dei diritti fondamentali costituiscono i principi guida nel lavoro con persone in detenzione. 
Il Presidente del Consiglio di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi si unisce alla Direzione della Divisione della giustizia e alla Direzione delle Strutture carcerarie cantonali, augurando alla neo diplomata e ai neo diplomati una carriera ricca di soddisfazioni e successi professionali.
Il Dipartimento delle istituzioni comunica che, dopo la conclusione della procedura di selezione, nel corso del mese di febbraio 2026 per nove aspiranti Agenti di custodia prenderà avvio una nuova edizione della scuola di formazione interna delle Strutture carcerarie cantonali.  

A 80 km/h sull’A2, ‘non si prevede un trasferimento del traffico sulle strade cantonali’

A 80 km/h sull’A2, ‘non si prevede un trasferimento del traffico sulle strade cantonali’

Il Governo risponde alle preoccupazioni di Isabella (Centro) e cofirmatari: ‘Un limite non fisso, ma variabile a seconda delle condizioni del traffico’

“Il limite non sarà fissato a 80 chilometri orari, bensì sarà variabile a seconda delle condizioni del traffico”. Mette i puntini sulle ‘i’ la risposta del Consiglio di Stato all’interrogazione presentata dal deputato del Centro Claudio Isabella. L’atto parlamentare prendeva spunto da una comunicazione dell’Ustra, l’Ufficio federale delle strade, sul tema della congestione autostradale. Un fenomeno che, secondo l’Ustra, viene combattuto non aumentando la velocità, ma rendendola più uniforme. Tradotto: abbassando temporaneamente il limite a circa 80 chilometri orari, i flussi diventano più stabili e si riducono le code. Isabella e cofirmatari (tutti del Centro) temono però che un “limite di 80 chilometri all’ora, anche se applicato solo in certi periodi, rischi di ridurre la funzionalità dell’autostrada A2 a quella di una semplice strada cantonale, compromettendo così l’efficienza della principale arteria di collegamento del cantone”. E che anzi “si tratta di un intervento che non affronta la causa principale, cioè l’eccessiva domanda rispetto alla reale capacità della strada”.

‘Renderemo attenta l’Ustra delle criticità’
Il sistema introdotto dall’Ustra, premette nella sua risposta il governo, “si chiama SDinSP, sfrutta algoritmi e dati in tempo reale ed è già in funzione su circa 1’015 chilometri della rete nazionale, nonché su circa 46 chilometri della rete nazionale nella zona Ticino-Grigioni. Per raggiungere l’obiettivo di ridurre entro il 2030 del 25% le ore di coda annue rispetto al 2015, l’Ustra intende ora estendere questo principio a ulteriori tratti autostradali, tra cui l’intera tratta A2 su territorio ticinese. Di questa intenzione il Consiglio di Stato non è stato informato direttamente e coinvolto nelle fasi di analisi”. Nel merito delle domande di Isabella, “assunto che abbassando progressivamente la velocità massima consentita da 120 a 100 o 80 chilometri orari sia possibile ridurre le differenze di andatura fra i veicoli e rendere più uniforme e scorrevole la circolazione su un determinato tratto, ciò permette – evidenzia il governo – anche di aumentare la sicurezza e la capacità di trasporto complessiva dell’autostrada, contribuendo a ritardare la formazione di code e a contenere gli ingorghi in generale”. Tuttavia, “nell’ambito dell’attuazione e informazione che avremo con l’Ustra sull’estensione di questa misura, il Consiglio di Stato renderà attente le autorità federali che la misura rischia di essere penalizzante per la nostra realtà locale, anche se oggettivamente il traffico di transito (quindi non locale o transfrontaliero) è fortemente aumentato negli ultimi anni”, scrive l’Esecutivo.

‘Maggiore sicurezza e capacità di trasporto’
Rispetto alle preoccupazioni dei parlamentari, il Consiglio di Stato dà rassicurazioni: “L’obiettivo della misura è proprio quello di evitare il riversamento del traffico dall’autostrada alle strade cantonali. Infatti, generalmente il traffico si trasferisce sulle strade cantonali quando quello autostradale è bloccato”. In poche parole, “siccome le misure messe in atto mirano a evitare preventivamente il crearsi di blocchi del traffico, non ci si attende un trasferimento del traffico sulle strade cantonali”. Anche perché “le misure intraprese dall’Ustra in tutta la Svizzera sono il frutto di analisi e sperimentazioni sul campo con dati reali, che hanno dimostrato nel resto del Paese come la capacità massima sia raggiungibile con una riduzione della velocità pari a circa 85 chilometri orari”. E quindi: “Pur essendo criticata, la misura, tecnicamente già oggi applicata, permette di aumentare la capacità di transito sui tratti interessati e migliorare anche la sicurezza”.
Il sistema, ricorda in ultima battuta il Consiglio di Stato, è già attivo sul tratto Lugano Nord-Chiasso (in entrambe le direzioni), tra Quinto e Airolo (solo verso nord) e lo sarà da novembre tra Bellinzona Sud e Bellinzona Nord (due direzioni). Anche se “il Cantone Ticino non è stato direttamente coinvolto, si presume che lo sarà in futuro, attraverso una consultazione”.

Da www.laregione.ch

23 nuovi ufficiali di Protezione civile

23 nuovi ufficiali di Protezione civile

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni accoglie con soddisfazione la promozione di 23 nuovi ufficiali di Protezione civile, tra i quali figurano anche un nuovo istruttore professionista e due donne.

Lo scorso 12 dicembre 2025, presso il Centro cantonale di istruzione della Protezione civile di Rivera, si è svolta una breve ma significativa cerimonia. 
Alla presenza dei Comandanti, dei Capi istruzione, dei collaboratori della Sezione del militare e della protezione della popolazione e di alcuni ospiti – tra cui due funzionari della Direzione generale e sicurezza di Protezione civile Regione Lombardia – il Presidente del Consiglio di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, si è rivolto ai nuovi ufficiali ringraziandoli per l’impegno e la disponibilità dimostrati a favore della cittadinanza, nonché per l’elevato livello di formazione raggiunto.
In seguito, ha proceduto alla consegna dei diplomi di riconoscimento.
I neo promossi sono:

Regione PCi 3Valli
tenente Frusetta Florin
tenente Maroni Steve

Regione PCi Bellinzonese
capitano Ducoli Matteo
tenente Paris Christian
tenente Pellegrini Andrea
tenente Ruchonnet Patrick

Regione PCi Locarno e Vallemaggia
tenente Knobel Russel
tenente Maggini Michele
tenente Mancini Christian
tenente Martinoni Filippo

Regione PCi Lugano Campagna
tenente Campana Ruben
tenente Canonica Danilo
tenente Gianinazzi Aramis
tenente Tami Jordan
tenente Vos Robin

Regione PCi Lugano Città                                           
tenente Brasser Jessica
tenente Fuoti Sacha
tenente Manser Loris
tenente Marano Andrea
tenente Pelloni Federico
tenente Prati Emanuele

Regione PCi Mendrisiotto
tenente Caccialanza Giorgio

Sezione del militare e della protezione della popolazione
tenente Pennino Anna                                                                

“Lugano entra in una nuova dimensione”

“Lugano entra in una nuova dimensione”

Inaugurato il sottopasso pedonale di Lugano-Besso, aperto ai viaggiatori stamattina

Il nuovo sottopasso pedonale di Lugano – Besso è ufficialmente aperto da oggi (come previsto dal cambio orario, introdotto questa notte) ma è stato inaugurato giovedì: un’intera giornata dedicata alla popolazione – alla presenza di autorità cantonali e comunali, oltre ai vertici di FFS – che ha potuto visitare in anteprima un tunnel moderno e all’avanguardia.
La strategia che il Cantone ha promosso negli ultimi anni – come evidenzia il Direttore incaricato della Divisione delle costruzioni Norman Gobbi – “consiste nel realizzare e migliorare tutti gli spazi del trasporto pubblico. Da un lato, con l’apertura del tunnel di base del San Gottardo prima e del Monte Ceneri poi, si sono aperti nuovi orizzonti che sono stati sviluppati in seguito ampliando l’offerta del trasporto pubblico, in particolar modo con TiLo. Si necessitava, però, anche di infrastrutture moderne; si è pertanto investito su tutte le stazioni ferroviarie, da Chiasso fino a Biasca e oggi Lugano che con questa ulteriore opera entra in una nuova dimensione.
Con i suoi oltre 100 metri di lunghezza distribuiti su 2 livelli, 11 metri di larghezza e puntualmente anche 5 metri di altezza, il nuovo sottopasso pedonale di Lugano – Besso si distingue per la sua modernità e per la generosità degli spazi che consentono una percezione immediata e ordinata dei volumi e degli ambienti – che permetteranno di accogliere fino a 15’000 utenti al giorno. Inoltre l’abbondante apporto di luce naturale e le aperture verso l’esterno rendono l’attraversamento ancora più funzionale e confortevole. Nella parte che si affaccia sulla città sono stati inseriti tre spazi commerciali: un chiosco e due attività di ristorazione da asporto. Il costo dell’opera, pari a circa 60 milioni di franchi, è stato finanziato dal Cantone, dalla Città di Lugano, dai Comuni della Commissione regionale dei trasporti del Luganese e dalla Confederazione, secondo la chiave di riparto dei Programmi d’agglomerato di prima generazione per un totale di 50 milioni di franchi; 10 milioni di franchi sono inoltre stati garantiti dalle FFS, per le parti di propria competenza.
Alla cerimonia ufficiale di inaugurazione sono intervenuti: il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, il Sindaco di Lugano Michele Foletti, la Direttrice FFS SA Regione Sud Roberta Cattaneo e il Presidente del Gran Consiglio Fabio Schnellmann. Presente anche il Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento del territorio Claudio Zali.

Pianificazione e investimenti
Grazie alla sua posizione, il nuovo sottopasso pedonale di Lugano – Besso permette di unire la parte alta della città (Besso alta) con la sua parte bassa (parco del Bertaccio), garantendo inoltre l’accesso diretto, tramite nuove scale e comodi lift, ai marciapiedi della stazione FFS di Lugano, al nuovo nodo d’interscambio dei bus, all’autosilo di Besso e, in particolare, alla futura fermata sotterranea della Rete tramtreno del Luganese.
Nel corso del suo intervento in occasione dell’inaugurazione di giovedì, il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi ha ricordato, in particolare, che la stazione FFS di Lugano è “uno dei principali nodi della mobilità in Ticino e da anni oggetto di una pianificazione sostenuta da importanti investimenti cantonali promossi dal Dipartimento del territorio per una mobilità più moderna e sostenibile. I progetti, sviluppati in sinergia con la Città di Lugano, le FFS e la Commissione regionale dei trasporti del Luganese, mirano a riorganizzare il nodo intermodale e la viabilità attorno alla stazione, potenziando il trasporto pubblico e rafforzando il ruolo di Lugano quale polo urbano attrattivo per l’intera regione”. Dal canto suo, il Sindaco di Lugano, Michele Foletti ha evidenziato come “Il nuovo sottopasso non rappresenti un punto di arrivo, ma un tassello fondamentale per il futuro della mobilità dell’agglomerato. Grazie al collegamento con la futura stazione sotterranea del tram-treno, esso costituisce un elemento centrale del nodo di interscambio della stazione di Lugano, garantendo un accesso coordinato ed efficiente alla rete FFS e al trasporto pubblico su gomma. Oggi il sottopasso ricongiunge Besso e Lugano, ricucendo la parte alta e quella bassa della città. Ciò che nel XIX secolo aveva diviso, oggi diventa il luogo di un nuovo passaggio, più comodo e più accessibile. Questo passaggio non appartiene solo a chi viaggia in treno. È un’infrastruttura al servizio dei passeggeri e dei pendolari, di chi da Besso vorrà raggiungere il centro a piedi, di quanti lo attraverseranno per andare al lavoro o a scuola e di tutti coloro che lo integreranno nel loro percorso quotidiano.

Un ampio cantiere
La Direttrice di FFS SA Regione Sud, Roberta Cattaneo ha invece colto l’occasione per ricordare come per le FFS la stazione di Lugano è la stazione principale per numero di passaggi giornalieri. Ha poi aggiunto “Siamo orgogliosi di poter dire che, in questi quattro anni e quattro mesi di lavori, treni e viaggiatori hanno continuato a transitare quasi senza accorgersi dell’ampio cantiere sottostante. E da oggi la stazione si presenta ancora più bella, accessibile e moderna – anche grazie al nuovo tabellone orario posato da poco nell’atrio principale. Infine, il Presidente del Gran Consiglio, Fabio Schnellmann ha ricordato che “La nuova infrastruttura si inserisce nell’ambito del più ampio progetto di rinnovo del Comparto stazione che prevede, accanto ad altre opere in via di realizzazione, il collegamento diretto alla fermata Lugano della Rete Tram-Treno del Luganese, uno dei progetti strategici principali promossi dal Cantone Ticino per il futuro della mobilità”.
I lavori di realizzazione del sottopasso hanno richiesto un impegno considerevole sotto il profilo tecnico e ingegneristico. Durante tutte le fasi di cantiere sono state realizzate importanti opere provvisorie, indispensabili per garantire la viabilità ferroviaria, stradale e del trasporto pubblico su gomma, limitare al massimo i disagi e consentire la continuità delle attività. Come, per esempio il ponte provvisorio su via Maraini che ha permesso di lavorare alle opere di scavo senza intralciare il transito dei bus e dei veicoli di servizio su Piazzale Stazione. Sempre per poter procedere con i lavori di scavo, nell’estate del 2022 è stato inoltre spostato di 40 metri un edificio di servizio di oltre 600 tonnellate, protetto per la sua importanza storica e architettonica. Importanti successi, questi, che sono stati raggiunti grazie all’impegno e alla professionalità delle maestranze.

Sinergie fra partner
Va infine sottolineato come la stazione FFS di Lugano rappresenti uno dei principali nodi della mobilità in Ticino. Da diversi anni l’area circostante è infatti oggetto di un’intensa pianificazione, con numerosi progetti interconnessi e sviluppati in sinergia tra diversi partner, tra cui il Dipartimento del territorio, la Città di Lugano e le FFS. In particolare, il progetto StazLu1 prevede la riorganizzazione della viabilità nell’area della stazione FFS di Lugano, con l’obiettivo di adeguare le infrastrutture di mobilità alle esigenze di un moderno e attrattivo nodo del trasporto pubblico. Nei prossimi anni si prevedono ulteriori interventi: un autosilo interrato, un nodo intermodale per tutte le linee regionali e comunali, un nuovo sottopasso stradale e opere inerenti alla mobilità stradale per migliorare l’accesso alla stazione.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 15 dicembre 2025 de Il Mattino della domenica

“Calcolato l’aumento dell’utenza”

“Calcolato l’aumento dell’utenza”

Inaugurato il sottopasso di Besso «Un tassello della futura mobilità»
Dopo 4 anni di lavori e un investimento complessivo di 60 milioni di franchi ha preso forma il primo elemento di una lunga serie di infrastrutture destinate a riorganizzare il trasporto pubblico – Foletti: «Oggi è un giorno di festa» – Gobbi: «Capitolo importante»

Non un punto di arrivo, ma un tassello, anzi, un tassello tra i più importanti della futura mobilità luganese. È stata questa una delle definizioni usate ieri all’inaugurazione del nuovo sottopasso di Besso, che dopo 4 anni di lavori e un investimento di 60 milioni di franchi, non solo ha sostituito il vecchio sottopassaggio pedonale, ma permetterà, da domenica 14 dicembre, al quartiere posto a Nord della stazione, Besso appunto, di essere di nuovo collegato con la Città e allo stesso tempo di formare uno dei pilastri del nuovo sistema della mobilità del Luganese. Un sistema sostenuto, ha ricordato il presidente del Consiglio di Stato e direttore incaricato della Divisione delle costruzioni del Dipartimento del territorio (DT), Norman Gobbi, da importanti investimenti cantonali promossi dal Dipartimento del territorio per una mobilità più moderna e sostenibile. Investimenti che si traducono in particolare in progetti «sviluppati in sinergia con la Città di Lugano, le FFS e la Commissione regionale dei trasporti del Luganese, che mirano a riorganizzare il nodo intermodale e la viabilità attorno alla stazione, potenziando il trasporto pubblico e rafforzando il ruolo di Lugano quale polo urbano attrattivo per l’intera regione ». Progetti come il nuovo sottopasso Genzana (che dopo una disputa legale può procedere secondo i tempi, vedi articolo a lato), il nuovo autosilo interrato e il nuovo nodo intermodale della rete Tram treno in piazzale di Besso (ex Pestalozzi).

Commerci e l’effetto «piazza»
Grandi spazi e tanta luce. È questa la prima impressione che si ricava percorrendo gli oltre 100 metri di lunghezza del nuovo sottopasso, che con i suoi 11 metri di larghezza e 5 metri di altezza, non permette solo un passaggio pedonale, ma invita anche alla sosta, grazie alla presenza di tavoli e panchine realizzati con il legno di castagno del Malcantone, ma anche grazie alla presenza di tre superfici commerciali: un chiosco e due offerte gastronomiche takeaway. Spazi commerciali che si affacciano su una grande « finestra » dalla quale si può ammirare il golfo di Lugano. A colpire, camminando nel sottopasso rivestito dal granito di Cresciano, è che non sembra di camminare, appunto, in un sottopassaggio. Gli spazi generosi, la luce naturale che filtra dall’alto, contribuiscono a creare quell’«effetto piazza» fortemente voluto e concretizzato dal team di architetti capeggiati da Lorenzo Felder.

«Un elemento centrale»
Del resto da qui è previsto che passeranno 16 mila persone al giorno. Pendolari, certo. Ma anche cittadini. Perché, con questa nuova opera appena inaugurata, la cesura tra Besso e il centro città è stata eliminata. E in futuro visto che si tratta, come detto poc’anzi, di un tassello tra i più importanti della futura mobilità luganese, andrà inoltre a comporre il nuovo volto della Città e del Luganese. «Grazie al collegamento con la futura stazione sotterranea del Tram-treno – ha precisato il sindaco di Lugano, Michele Foletti all’inaugurazione, parlando di un giorno di festa – il nuovo sottopasso di Besso costituisce un elemento centrale del nodo di interscambio della stazione di Lugano, garantendo un accesso coordinato ed efficiente alla rete FFS e al trasporto pubblico su gomma ». Con questa opera, ha aggiunto, Besso e Lugano, ovvero la parte alta e quella bassa della città, sono ricongiunte. Ciò che nel XIX° secolo aveva diviso, oggi diventa il luogo di un nuovo passaggio, più comodo e più accessibile. «Un passaggio che non appartiene solo a chi viaggia in treno. È un’infrastruttura – ha continuato Foletti – al servizio dei passeggeri e dei pendolari, di chi da Besso vorrà raggiungere il centro a piedi, di quanti lo attraverseranno per andare al lavoro o a scuola e di tutti coloro che lo integreranno nel loro percorso quotidiano».

Tra regali e sfide tecniche
A parlare di un «capitolo importante per Lugano» è stato anche Gobbi, che ha definito la nuova struttura efficiente e sostenibile, pensata all’interno di un sistema di trasporto che mira a riorganizzare le infrastrutture per renderle al passo coi tempi e alle esigenze di mobilità della popolazione. Ma essere portato a termine è stato anche uno sforzo non da poco. A sottolinearlo è stata ieri anche la direttrice di FFS SA Regione Sud, Roberta Cattaneo. «Per le Ferrovie federali svizzere la stazione di Lugano è la più importante per numero di passeggeri della Regione Sud. A dimostrarlo sono anche le cifre. Se nel 2016 i passeggeri giornalieri erano 16 mila, oggi sono diventati 34 mila ». Portare a termine il nuovo sottopasso non è stato inoltre semplice, ha ricordato Cattaneo. Questo perché la circolazione dei treni non è mai stata fermata. Non trascurabile è stata anche la complessità tecnica degli interventi, raggiunta grazie al grande livello di professionalità dimostrato da tutti quelli che hanno lavorato al cantiere, dagli architetti agli operai. A congratularsi ieri alla cerimonia di inaugurazione è stato anche il presidente del Gran Consiglio, Fabio Schnellmann. « Questo è il secondo regalo di Natale sotto l’albero per Lugano, dopo l’avvio dei lavori del ponte Spada », ha detto, prima di portare il sostegno del Legislativo al rinnovo del comparto stazione che prevede, accanto ad altre opere in via di realizzazione, «il collegamento diretto alla fermata Lugano della rete Tram-treno del Luganese, uno dei progetti strategici principali promossi dal Cantone Ticino per il futuro della mobilità, che spero possa ricevere il via libera settimana prossima dal Gran Consiglio », ha sottolineato.
La cerimonia di inaugurazione è poi proseguita con lo svelamento della targa originale del sottopasso ricollocata all’entrata Sud, lato parco del Bertaccio e con la distribuzione di una zuppa sociale, tè caldo e panettone a tutta la popolazione a cura del Gruppo Grott Mobil e dei collaboratori della Fondazione Francesco (Centro Sociale Bethlehem). Nel pomeriggio hanno invece fatto visita all’infrastruttura i bambini delle scuole elementari e i primi cittadini che da domenica potranno camminare di nuovo sotto la stazione e ammirare i nuovi spazi moderni, funzionali e sostenibili appena inaugurati. I primi di una lunga serie.

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 12 dicembre 2025 del Corriere del Ticino

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Luce e accessibilità: il sottopasso si presenta
La struttura costata 60 milioni di franchi collega Besso, Bertaccio e tutti i binari della stazione di Lugano. Domenica aprirà ufficialmente al pubblico

Non mancherà la luce nel nuovo sottopasso di Besso. Tra lucernari e un’ampia finestra con vista sul monte Brè, i turisti e i pendolari diretti a Lugano potranno immergersi in uno spazio che si distingue per la sua modernità e per gli ambienti generosi, capaci di accogliere fino a 15mila utenti al giorno. Per rendere più attrattiva l’area inaugurata ieri mattina – ma ufficialmente accessibile a tutti da domenica 14 dicembre – nella parte affacciata verso Bertaccio sono stati inseriti anche tre spazi commerciali. A tagliare il nastro di quest’opera architettonica costruita con le pietre di Caprino, il granito di Cresciano e il legno di castagno del Malcantone erano presenti diverse autorità cantonali, comunali e delle Ffs, che hanno illustrato questa struttura lunga oltre cento metri e inserita nel progetto StazLu1.

Oltre 34mila passaggi giornalieri
Il primo a prendere la parola è stato il sindaco di Lugano, Michele Foletti, che ha sottolineato come l’opera rappresenti un passo importante verso la mobilità lenta e il ricongiungimento tra la parte alta e quella bassa della città. Dopo aver ripercorso la storia della stazione, inaugurata nel 1874, Foletti ha precisato che «la sostituzione del vecchio sottopasso pedonale di Besso rappresenta un intervento necessario e strategico. L’opera si inserisce infatti nella visione di un nodo di interscambio moderno, integrato e capace di collegare in modo efficiente la rete ferroviaria, tranviaria e il trasporto pubblico su gomma (oltre al tram che, secondo il Cantone, sarà inaugurato nel 2035; nell’area ex Pestalozzi è prevista anche una pensilina nella quale transiteranno una quindicina di linee di trasporto pubblico, ndr)».
Roberta Cattaneo, direttrice Ffs Regione Sud, ha snocciolato le cifre del nuovo collegamento pedonale, costato circa 60 milioni di franchi e finanziato dal Cantone, dalla Città di Lugano, dai Comuni della Commissione regionale dei trasporti del Luganese e dalla Confederazione secondo la chiave di riparto dei Programmi d’agglomerato di prima generazione, per un totale di 50 milioni di franchi; gli altri 10 sono stati garantiti direttamente dalle Ffs. «Lugano è la stazione più rilevante a sud delle Alpi per numero di frequenze, che si attestano a oltre 34mila passeggeri giornalieri. Un dato impressionante se pensiamo che nel 2016 erano circa 16mila. Questa crescita testimonia una mobilità in aumento e un territorio sempre più connesso. Ed è proprio per rispondere a questa evoluzione che la stazione è al centro di una profonda trasformazione». Dopo il sottopasso, prosegue Cattaneo, «nel 2026 è previsto il risanamento dello stabile a sud della stazione, dove si trovano diversi spazi commerciali. Stiamo inoltre lavorando alla sistemazione dell’edificio di servizio (stabile protetto che è stato letteralmente sollevato e spostato per permettere i lavori senza subire danni, ndr), dove saranno previste ulteriori attività». Tornando al nuovo spazio appena inaugurato, largo 11 metri e alto fino a 5 metri, Cattaneo sottolinea che «grazie ai nuovi ascensori, alle scale mobili e alle rampe d’accesso, la struttura è priva di barriere architettoniche e garantisce maggiore comodità per tutti. Grazie ai lavori conclusi quest’estate con l’innalzamento del marciapiede centrale, sia a nord sia a sud, l’intera stazione è ora conforme alla legge sui disabili». A rendere la stazione ancora più moderna, proprio nei giorni scorsi è stato installato un nuovo tabellone orario nell’atrio principale.

Gobbi: calcolato ‘l’aumento dell’utenza’
Per la politica cantonale sono intervenuti Fabio Schnellmann, presidente del Gran Consiglio, e Norman Gobbi, presidente del Consiglio di Stato. Il primo ha ricordato che i cantieri non termineranno qui: nell’area sono previsti anche il sottopassaggio stradale di Genzana, il nodo intermodale, un autosilo e, soprattutto, il tramtreno, la quale discenderia sarà direttamente collegata con il sottopasso. Nonostante l’Udc abbia chiesto il rinvio della trattanda relativa al credito aggiuntivo da 87 milioni di franchi, Schnellmann ha auspicato che «la settimana prossima il Gran Consiglio entri in materia e approvi questo nuovo e importante credito per realizzare la rete tram-treno del Luganese». Gobbi, invece, ha spiegato che «con queste opere il Dipartimento del territorio mira a organizzare l’intero nodo viario dell’area della stazione, con l’obiettivo di adeguare le infrastrutture alle esigenze di un moderno e attrattivo centro del trasporto pubblico, con una visione rivolta al futuro e un approccio sempre più orientato alla sostenibilità». In merito alle critiche emerse negli scorsi giorni, secondo cui l’infrastruttura non sarebbe in grado di servire l’utenza prevista nel 2035, Gobbi ha tenuto a precisare che «la pianificazione tiene conto dell’aumento dell’utenza legato allo sviluppo del sistema ferroviario Tilo e del costante potenziamento dell’infrastruttura ferroviaria, così come della futura realizzazione della rete tram-treno».
Con questi lavori si è inoltre colta l’occasione per rinnovare il verde pubblico della città. In particolare, i carpini nell’aiuola di via Maraini schermano la vista della strada e contribuiscono all’assorbimento acustico. Inoltre, il progetto verde del Bertaccio garantirà un’alternanza di fioriture e fruttificazioni dall’inizio della primavera fino all’autunno inoltrato.

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 12 dicembre 2025 de La Regione

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Ecco il nuovo sottopasso della stazione di Lugano
Il collegamento pedonale aprirà ufficialmente al pubblico il 14 dicembre, insieme a tre nuovi spazi commerciali

È stato inaugurato oggi, giovedì, il nuovo sottopasso pedonale della stazione di Lugano, che sarà ufficialmente accessibile dal cambio orario del 14 dicembre. L’opera unisce Besso col Bertaccio, garantendo inoltre l’accesso diretto, tramite scale e lift, alla stazione FFS di Lugano e alle future strutture dei trasporti (il nodo d’interscambio dei bus, l’autosilo di Besso e la fermata sotterranea del tram-tremo del Luganese).
Lungo 100 metri, largo 11 e distribuito su 2 livelli, il sottopasso accoglierà fino a 15’000 utenti al giorno. Nella parte che si affaccia sul centro cittadino sono stati inseriti tre spazi commerciali: un chiosco e due attività di ristorazione da asporto.
La realizzazione – costata 60 milioni di franchi – è iniziata più di quattro anni fa. Durante le fasi di cantiere sono state realizzate opere provvisorie, indispensabili per garantire la viabilità ferroviaria, stradale e del trasporto pubblico su gomma, limitare al massimo i disagi e consentire la continuità delle attività.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Ecco-il-nuovo-sottopasso-della-stazione-di-Lugano–3347162.html

Inaugurato il nuovo sottopasso pedonale di Lugano – Besso

Inaugurato il nuovo sottopasso pedonale di Lugano – Besso

Comunicato stampa

Il Dipartimento del territorio (DT), le Ferrovie federali svizzere (FFS SA), la Città di Lugano e la Commissione regionale dei trasporti del Luganese (CRTL) comunicano che è stato inaugurato questa mattina, presso la Stazione FFS di Lugano, il nuovo sottopasso pedonale di Lugano – Besso.

Alla cerimonia ufficiale di inaugurazione sono intervenuti il Presidente del Consiglio di Stato e Direttore incaricato della Divisione delle costruzioni, Norman Gobbi, il Sindaco di Lugano, Michele Foletti, la Direttrice di FFS SA Regione Sud, Roberta Cattaneo e il Presidente del Gran Consiglio, Fabio Schnellmann.
Per l’occasione l’accesso all’infrastruttura è stato aperto a tutta la popolazione che ha la possibilità di visitare l’infrastruttura in anteprima fino alle 20.00 di oggi. Il sottopasso sarà in seguito accessibile dal cambio orario del 14 dicembre prossimo.
Grazie alla sua posizione, il nuovo sottopasso pedonale di Lugano – Besso permette di unire la parte alta della città (Besso alta) con la sua parte bassa (parco del Bertaccio), garantendo inoltre l’accesso diretto, tramite nuove scale e comodi lift, ai marciapiedi della stazione FFS di Lugano, al nuovo nodo d’interscambio dei bus, all’autosilo di Besso e, in particolare, alla futura fermata sotterranea della Rete tram-treno del Luganese.
Nel corso del suo intervento in occasione dell’inaugurazione odierna, il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi ha ricordato che la stazione FFS di Lugano è “uno dei principali nodi della mobilità in Ticino e da anni oggetto di una pianificazione sostenuta da importanti investimenti cantonali promossi dal Dipartimento del territorio per una mobilità più moderna e sostenibile. I progetti, sviluppati in sinergia con la Città di Lugano, le FFS e la Commissione regionale dei trasporti del Luganese, mirano a riorganizzare il nodo intermodale e la viabilità attorno alla stazione, potenziando il trasporto pubblico e rafforzando il ruolo di Lugano quale polo urbano attrattivo per l’intera regione”.  
Dal canto suo, il Sindaco di Lugano, Michele Foletti ha evidenziato come “Il nuovo sottopasso non rappresenti un punto di arrivo, ma un tassello fondamentale per il futuro della mobilità dell’agglomerato. Grazie al collegamento con la futura stazione sotterranea del tram-treno, esso costituisce un elemento centrale del nodo di interscambio della stazione di Lugano, garantendo un accesso coordinato ed efficiente alla rete FFS e al trasporto pubblico su gomma. Oggi il sottopasso ricongiunge Besso e Lugano, ricucendo la parte alta e quella bassa della città. Ciò che nel XIX secolo aveva diviso, oggi diventa il luogo di un nuovo passaggio, più comodo e più accessibile. Questo passaggio non appartiene solo a chi viaggia in treno. È un’infrastruttura al servizio dei passeggeri e dei pendolari, di chi da Besso vorrà raggiungere il centro a piedi, di quanti lo attraverseranno per andare al lavoro o a scuola e di tutti coloro che lo integreranno nel loro percorso quotidiano.”
La Direttrice di FFS SA Regione Sud, Roberta Cattaneo ha invece colto l’occasione per ricordare come per le FFS la stazione di Lugano è la stazione principale per numero di passaggi giornalieri. Ha poi aggiunto “Siamo orgogliosi di poter dire che, in questi quattro anni e quattro mesi di lavori, treni e viaggiatori hanno continuato a transitare quasi senza accorgersi dell’ampio cantiere sottostante. E da oggi la stazione si presenta ancora più bella, accessibile e moderna – anche grazie al nuovo tabellone orario posato da poco nell’atrio principale.”
Infine, il Presidente del Gran Consiglio, Fabio Schnellmann ha ricordato che “La nuova infrastruttura si inserisce nell’ambito del più ampio progetto di rinnovo del Comparto stazione che prevede, accanto ad altre opere in via di realizzazione, il collegamento diretto alla fermata Lugano della Rete Tram-Treno del Luganese, uno dei progetti strategici principali promossi dal Cantone Ticino per il futuro della mobilità.”  

Il nuovo sottopasso pedonale di Lugano – Besso
Con i suoi oltre 100 metri di lunghezza distribuiti su 2 livelli, 11 metri di larghezza e puntualmente anche 5 metri di altezza, il nuovo sottopasso si distingue per la sua modernità e per la generosità degli spazi – che consentono una percezione immediata e ordinata dei volumi e degli ambienti – che permetteranno di accogliere fino a 15’000 utenti al giorno. Inoltre l’abbondante apporto di luce naturale e le aperture verso l’esterno rendono l’attraversamento ancora più funzionale e confortevole. Nella parte che si affaccia sulla città sono stati inseriti tre spazi commerciali: un chiosco e due attività di ristorazione da asporto, che apriranno i battenti il 14 dicembre prossimo.
I lavori di realizzazione, della durata di poco più di quattro anni, hanno richiesto un impegno considerevole sotto il profilo tecnico e ingegneristico. Durante tutte le fasi di cantiere sono state realizzate importanti opere provvisorie, indispensabili per garantire la viabilità ferroviaria, stradale e del trasporto pubblico su gomma, limitare al massimo i disagi e consentire la continuità delle attività. Come, per esempio il ponte provvisorio lungo 40 metri e largo 6,5 metri a sbalzo su via Maraini che ha permesso di lavorare alle opere di scavo senza intralciare il transito dei bus e dei veicoli di servizio su Piazzale Stazione. Sempre per poter procedere con i lavori di scavo, nell’estate 2022 è stato inoltre spostato di 40 metri un edificio di servizio di oltre 600 tonnellate protetto per la sua importanza storica e architettonica. Importanti successi, che sono stati raggiunti grazie all’impegno e alla professionalità delle maestranze.

Costi e finanziamento
Il costo dell’opera, pari a circa 60 milioni di franchi, è stato finanziato dal Cantone, dalla Città di Lugano, dai Comuni della Commissione regionale dei trasporti del Luganese e dalla Confederazione, secondo la chiave di riparto dei Programmi d’agglomerato di prima generazione per un totale di 50 milioni di franchi; 10 milioni di franchi sono inoltre stati garantiti dalle FFS, per le parti di propria competenza.

Il progetto StazLu1
La stazione FFS di Lugano è uno dei principali nodi della mobilità in Ticino. Da diversi anni l’area circostante è oggetto di un’intensa pianificazione, con numerosi progetti interconnessi e sviluppati in sinergia tra diversi partner, tra cui il Dipartimento del territorio, la Città di Lugano e le FFS. In particolare, il progetto StazLu1 prevede la riorganizzazione della viabilità nell’area della stazione FFS di Lugano, con l’obiettivo di adeguare le infrastrutture di mobilità alle esigenze di un moderno e attrattivo nodo del trasporto pubblico. Segnatamente, nei prossimi anni si prevedono ulteriori interventi: un autosilo interrato, un nodo intermodale per tutte le linee regionali e comunali, un nuovo sottopasso stradale e opere inerenti alla mobilità stradale per migliorare l’accesso alla stazione.

Il Consiglio di Stato incontra la Consigliera federale Elisabeth Baume-Schneider

Il Consiglio di Stato incontra la Consigliera federale Elisabeth Baume-Schneider

Comunicato stampa

Una delegazione del Consiglio di Stato ha incontrato oggi a Berna la Consigliera federale e responsabile del Dipartimento federale dell’interno Elisabeth Baume-Schneider in rappresentanza del Consiglio federale. Nel corso dell’incontro, richiesto dal Governo ticinese nelle scorse settimane, sono stati affrontati diversi temi di rilevanza per il Cantone Ticino come la perequazione finanziaria intercantonale, le misure di risparmio della Confederazione e il tema dell’aumento dei costi della salute che – come noto – ha un impatto molto forte sulle famiglie ticinesi e sulle finanze cantonali. Con questo genere di incontri, il Consiglio di Stato intende rafforzare la consapevolezza delle autorità federali sulla complessità delle sfide che il Ticino sta affrontando e per individuare margini di manovra per attuare misure concrete.

Una delegazione del Consiglio di Stato, composta dal Presidente del Governo Norman Gobbi e dai Consiglieri di Stato Raffaele De Rosa e Marina Carobbio Guscetti, ha incontrato oggi a Berna la Consigliera federale Elisabeth Baume-Schneider accompagnata da alcuni rappresentanti dall’Amministrazione federale, tra cui la direttrice dell’Amministrazione federale delle finanze Sabine D’Amelio-Favez.
L’incontro ha permesso uno scambio franco e diretto con le autorità federali in particolare sull’aumento dei costi della salute e sulle conseguenze di questa dinamica a livello cantonale. Il Consiglio di Stato ha anzitutto ricordato che la forte crescita dei premi di cassa malati, negli ultimi anni, ha avuto un impatto rilevante sul bilancio delle famiglie e sulle finanze del Cantone. La delegazione ha inoltre sottolineato la particolare situazione a livello economico e sociale in Ticino.
Alla luce del quadro descritto, fonte di enorme preoccupazione sotto ogni prospettiva, il Consiglio di Stato ticinese ha ribadito la richiesta di considerare con urgenza l’adozione di misure strutturali a livello federale, per evitare che l’attuale problema dell’assicurazione malattia – con una situazione divenuta insostenibile per le economie domestiche e per le finanze pubbliche – comprometta ulteriormente la fiducia della cittadinanza nel sistema sanitario e abbia effetti negativi sulla coesione nazionale.
Il Consiglio di Stato, inoltre, ha tematizzato anche gli ulteriori oneri previsti per il Cantone a fronte delle misure di risparmio della Confederazione e il futuro del sistema di perequazione intercantonale. Su questo tema, come noto, è ora stata messa in consultazione una modifica dell’ordinanza federale che – grazie a un costante lavoro di informazione e sensibilizzazione nei confronti delle autorità federali – tiene conto di alcune richieste da parte del Cantone Ticino.

Centro polivalente di Camorino: tra iter d’integrazione e quesiti su regole, sanzioni e recinzioni

Centro polivalente di Camorino: tra iter d’integrazione e quesiti su regole, sanzioni e recinzioni

Una settantina di persone: perlopiù sole, qualche coppia e alcuni nuclei familiari, tra cui sette minori. È questo il numero e la composizione degli ospiti che vivono oggi nel Centro cantonale polivalente di Camorino. Fra loro anche due neonati e un bambino già inserito nelle scuole elementari locali.
A poco più di due mesi dall’entrata in funzione della nuova struttura destinata principalmente all’alloggio di persone afferenti all’ambito dell’asilo, a fare il punto della situazione è Federico Chiesa, capoufficio presso la Sezione del militare e della protezione della popolazione del Dipartimento istituzioni, che del Centro polivalente gestisce gli aspetti logistici, infrastrutturali, amministrativi e relativi alla sicurezza.
A margine del terzo Tavolo della solidarietà e dell’integrazione organizzato dalla Città di Bellinzona lo scorso 2 dicembre, lo abbiamo incontrato per approfondire il funzionamento del Centro e in particolare per comprendere le ragioni di un regolamento e di una struttura concepiti almeno all’apparenza su un paradigma molto securitario. Partiamo però dai principali aspetti messi in luce durante l’evento.

I compiti del Cantone
Il Centro di Camorino, che dispone di quasi 170 posti letto, è una delle cinque strutture collettive ordinarie presenti in Ticino – cui se ne affiancano altre 14 temporanee – che accolgono le persone afferenti il settore dell’asilo attribuite dalla Confederazione al nostro Cantone secondo la chiave di riparto che per il Sud delle Alpi è del 4%. È definito “polivalente” perché, grazie alla struttura modulabile, può ospitare anche altre tipologie di utenza, come vittime di violenza domestica o persone evacuate dalle proprie abitazioni ad esempio a seguito di un incendio. A differenza degli altri Centri gestiti integralmente dalla Croce Rossa Sezione Sottoceneri su mandato del Consiglio di Stato, qui la gestione è “mista”: Croce Rossa si occupa delle attività d’integrazione e dell’inserimento socio-professionale degli ospiti, mentre il Dipartimento istituzioni degli altri aspetti menzionati.
Nel corso del Tavolo proposto a Bellinzona, Renzo Zanini, responsabile dell’Ufficio dei richiedenti l’asilo e dei rifugiati, ha illustrato il modo in cui si svolge il processo d’integrazione in Ticino che si suddivide in due fasi. Dopo il deposito della domanda d’asilo in un Centro federale (come quello di Chiasso), entro un massimo di 140 giorni la persona viene attribuita a un Cantone che per legge deve fornire alloggio e garantire l’aiuto sociale, sia tramite l’erogazione di prestazioni economiche sia tramite l’attivazione di un percorso di integrazione sociale, linguistica e di inserimento socio-professionale, grazie a una serie di misure tarate sui bisogni e le potenzialità dei singoli beneficiari di prestazioni. La prima fase avviene nei Centri collettivi e dura in media 9-12 mesi, finché la persona non raggiunge una buona base di autonomia; segue il trasferimento in un appartamento e l’avvio della seconda fase, gestita da Sos Ticino.

Un bambino alle Elementari
L’obiettivo della prima fase, ha rimarcato Mirko Bianchi, responsabile area integrazione della Croce Rossa, è proprio che queste persone acquisiscano una buona base di autonomia, ciò che si traduce nel compito di portare gli adulti a un livello d’italiano pari almeno all’A2, di far conoscere loro il territorio, i suoi usi e costumi, e di definire insieme un progetto professionale. Per i giovani dai 16 ai 25 anni l’obiettivo linguistico minimo è più alto, vale a dire un livello orale B1, necessario per seguire percorsi formativi che richiedono un certo grado di competenze; il loro passaggio alla seconda fase avviene solo dopo l’inserimento in una formazione o in un tirocinio. Per seguire e sostenere i diversi ospiti lungo i loro percorsi, nei Centri operano educatori, case manager e job coach. Dal canto loro i bambini sotto i 16 anni vengono subito inseriti nel sistema scolastico.
In concomitanza con l’apertura del Centro cantonale polivalente, il direttore delle scuole comunali di Camorino Mauro Valli ha elaborato un progetto specifico per i bambini della struttura: una classe di accoglienza con un organico al 120% formato da due maestre. Dopo un primo incontro con le famiglie, il protocollo prevede l’inserimento dei piccoli in questa classe d’accompagnamento per permettere loro di ambientarsi. Fin da subito sono invitati a fare ricreazione con gli altri bambini, per poi iniziare gradualmente a seguire alcune lezioni come ginnastica e arti visive, e in seguito venire inseriti nella classe più adeguata al loro livello. L’obiettivo è garantire transizioni armoniose e percorsi adeguati alla situazione personale di ognuno, premesse – ha evidenziato Valli – fondamentali per una buona riuscita scolastica. Come indicato, per ora c’è solo un minore in età da scuola elementare alloggiato al Centro polivalente, ma l’auspicio sia di Valli che di Chiesa è che altri possano beneficiare di questo programma di accoglienza.
Accanto all’importante lavoro orientato a favorire l’inserimento delle persone richiedenti l’asilo nella società promosso dal Centro di Camorino e da una rete di altri attori coinvolti, si trovano però aspetti relativi alla struttura che perlomeno a prima vista possono destare delle perplessità. In particolare il lungo regolamento del Centro – 9 pagine – dedica ampio spazio a misure di sicurezza e disciplina: prevede e regolamenta perquisizioni; ispezioni di camere e armadi senza preavviso; sanzioni; in determinate circostanze uso della forza fisica, di misure coercitive e del fermo di breve durata da parte del personale di sicurezza. Disposizioni che insieme alla presenza di recinzioni metalliche e telecamere configurano più l’immagine di una struttura penitenziaria che di uno spazio dedicato ad accogliere persone in possesso di un permesso (B, F o N) attribuite al Cantone. Ne abbiamo parlato con il responsabile.

Federico Chiesa, come mai si è optato per questa impostazione così securitaria? Di fronte a persone spesso fuggite da conflitti, persecuzioni, situazioni di reclusione, non c’è il rischio di riaccendere traumi, alimentare una cultura del sospetto e rendere più difficoltosa l’integrazione?
Un regolamento è una base legale che tutela sia ospiti sia personale, definendo con chiarezza diritti e limiti. Tante regole sono semplici norme di convivenza della casa per garantire serenità a tutti. In una struttura così grande sono essenziali per una buona convivenza comune. Lo spettro delle misure è ampio proprio anche per evitare derive che potrebbero portare ad adottare misure non ortodosse, che andrebbero a minare la fiducia tra il personale e i beneficiari ospitati. Vogliamo impedire episodi simili. La redazione di questo documento è partita dai regolamenti elaborati e applicati da Croce Rossa Sezione Sottoceneri nei propri centri. Proprio per evitare discriminazioni legate all’alloggio che viene attribuito a una persona abbiamo basato il nostro Regolamento sulle regole già applicate sul territorio, ispirandoci e affinando vari aspetti anche sulla base di quanto viene fatto in strutture analoghe in altri sette cantoni. Questo ci ha portati a scelte precise, come far operare il personale di sicurezza in abiti civili e non in divisa, ciò che ha un migliore impatto sugli utenti.

Quali competenze possiede nella gestione dei conflitti il personale di sicurezza?
È stata nostra premura fare intervenire personale con specifiche competenze di mediazione: il tentativo di de-escalation è sempre il primo passo, mentre l’intervento fisico è l’ultima ratio.

È già successo dall’apertura del Centro di impiegare misure coercitive, forza fisica o il fermo di breve durata?
Fortunatamente no, e siamo fiduciosi che la situazione continuerà in questo modo. La procedura applicabile in caso di lite è regolamentata. In caso di lite grave avvertiamo la polizia, ma nell’attesa dobbiamo poter proteggere le persone. Per questo ogni aspetto è regolamentato.
Nelle 9 pagine la parola ‘accoglienza’ compare solo una volta nella frase: ‘Il Centro conserva il fascicolo individuale di ogni beneficiario composto dalle informazioni raccolte all’accoglienza’.
La parte sociale e integrativa non è presente, ma semplicemente perché questo aspetto è di competenza del partner incaricato dal Dss per l’esecuzione di queste misure.

Qual è lo scopo delle recinzioni e delle telecamere? Che percezione hanno gli ospiti?
Da fuori la struttura può dare l’impressione di essere molto ‘protetta’, e lo conferma anche un piccolo sondaggio interno: all’inizio ci si può sentire un po’ osservati negli spazi comuni, dove sono presenti le telecamere. Dopo una settimana, però, la maggior parte degli utenti racconta di sentirsi davvero a casa. Va detto che le barriere fisiche non servono a “chiudere dentro”: le persone possono entrare e uscire liberamente. La configurazione è stata pensata perché il Centro è in un comparto attraversato da mezzi pesanti, pattuglie e viabilità prioritaria, quindi molto pericoloso, per cui le protezioni servono essenzialmente a evitare incidenti.

Gli ospiti possono uscire quando vogliono, ma entro limiti precisi: per le 23, salvo deroghe, devono rientrare. Perché questi orari? È mai stato dato un coprifuoco anticipato?
No, sempre alle 23. Così come viene fatto negli altri Centri in Ticino, è stato fissato un orario di rientro in quanto gli orari servono perché ci sono camere comuni: alcune persone lavorano e tutte hanno bisogno di riposo, in questo modo si evitano possibili situazioni di disturbo e di conflitto. Ma nessuno è costretto a restare dentro neanche dopo quell’ora, basta che chi ha esigenza di rientrare più tardi o di un congedo richieda un’autorizzazione. Si tratta di una semplice formalità che ci permette di sapere chi si trova all’interno della struttura in quanto siamo responsabili della polizia del fuoco. C’è ad esempio un ospite che lavora nella ristorazione e ha il permesso di rientrare dopo le 23.

Chi rientra tardi viene accompagnato in un locale dove si registra la motivazione. Alcuni dicono che sembra un ‘interrogatorio’.
A seguito di un rientro tardivo, la persona viene sentita così da poter spiegarne il motivo. La verbalizzazione avviene all’ingresso in modo informale. È una semplice presa di conoscenza. In caso di sanzione, questa viene comunicata all’ospite all’interno di una sala colloqui.

La sanzione parte subito allo scattare delle 23? Di che tipo è?
In generale i rientri tardivi non sono molti, circa 4 o 5 a settimana. La prima volta viene dato un ammonimento, che spesso e volentieri permette di chiarire l’incomprensione in merito alla procedura da seguire in caso di rientro dopo le 23. Manteniamo un certo margine di flessibilità, senza però eccedere, così da preservare l’efficacia delle regole ed evitare situazioni di disparità. In caso di recidiva, la sanzione può anche prevedere detrazioni economiche.

Il regolamento prevede 5 giorni per i reclami, senza effetto sospensivo: a chi ci si deve rivolgere? Non è un termine troppo breve?
Il reclamo può essere inoltrato direttamente alla Sezione: è rapido e immediato. Abbiamo preso spunto dalla base federale, che concede 3 giorni, e ne abbiamo aggiunti 2. I contatti li forniamo su richiesta e supportiamo chi vuole reclamare.

Nel Centro esistono spazi interni dedicati alla socializzazione o allo studio, oltre alle cucine e alle camere?
Nei pressi di alcuni piani cottura ci sono spazi multiuso con anche dei beamer per attività comuni. Per lo studio non c’è un locale dedicato, ma stiamo valutando se aprire a fine pomeriggio una sala colloqui che dopo le 17 non viene più usata. Il nostro invito è comunque a uscire e conoscere il territorio: per studiare è ad esempio possibile andare in biblioteca. D’altro canto gli utenti vanno già a fare la spesa autonomamente, cucinano, si recano dal medico quando necessario. Stiamo ampliando anche le attività facoltative da promuovere, spesso grazie alla messa a disposizione di accessi gratuiti da parte degli organizzatori. In agenda abbiamo la possibilità di assistere a una partita di calcio e altre attività presenti sul territorio cantonale. Tutto questo sempre in ottica di favorire la conoscenza del cantone, delle sue offerte e incentivare i contatti e i legami con la popolazione.

Qual è il suo bilancio di questi primi due mesi?
Personalmente sono molto contento di come si sta sviluppando il progetto, che seguo ormai dagli albori. Un aspetto importante è che abbiamo un approccio marmoreo: al contrario siamo coscienti che il sistema va adeguato, va sempre mantenuto in vita come un organismo, anche perché la situazione cambia man mano che arrivano gli ospiti. A ora tuttavia la rispondenza delle persone è buona e questo ci dà fiducia per il futuro.

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 10 dicembre 2025 de La Regione

La Fondazione Nizzola celebra il merito: premiati i migliori studenti SUPSI

La Fondazione Nizzola celebra il merito: premiati i migliori studenti SUPSI

Comunicato stampa

La Fondazione Nizzola rinnova il proprio impegno a favore del talento ingegneristico e dell’innovazione tecnologica in Ticino, confermando anche quest’anno l’assegnazione dei premi ai tre migliori diplomati al Master of Science in Engineering (MSE) della SUPSI.
Un appuntamento ormai consolidato, che si conferma punto di riferimento nella valorizzazione delle eccellenze emergenti del territorio.
Fedele alla propria missione, favorire lo sviluppo scientifico e tecnologico del Cantone e incoraggiare le nuove generazioni ad affrontare il futuro con competenza e responsabilità, la Fondazione Nizzola ha selezionato tre progetti distintisi per innovazione, rigore metodologico e impatto concreto.
La consegna dei riconoscimenti è avvenuta durante la cerimonia del 1° dicembre per mano del Presidente della Fondazione Nizzola, Norman Gobbi, della Vicepresidente, Anna Nizzola, e del Direttore generale della SUPSI, Franco Gervasoni, anch’egli membro della Fondazione Nizzola.
La loro presenza congiunta sottolinea la collaborazione solida e continuativa tra Fondazione, mondo accademico e giovani professionisti chiamati a contribuire allo sviluppo tecnologico del Ticino.

I premiati 2025

1° Premio: Jonathan Jemini
Riconosciuto per un lavoro di straordinaria qualità dedicato allo sviluppo di un metodo predittivo innovativo per la rottura a fatica dei componenti meccanici. Svolto in collaborazione con le FFS di Bellinzona, il progetto si distingue per l’eccellenza scientifica e la forte applicabilità industriale, aprendo nuove prospettive nel campo della manutenzione e dell’affidabilità dei sistemi meccanici.

2° Premio: Marco de Piaz
Premiato per la solidità e la profondità del proprio percorso di ricerca, de Piaz ha sviluppato un progetto di Master orientato alle tecnologie a basso impatto ambientale. Il suo lavoro risponde pienamente alle sfide della sostenibilità e dell’innovazione responsabile, offrendo soluzioni avanzate e concretamente attuabili.

3° Premio: John Steele
Riconosciuto per l’abilità nel coniugare teoria e pratica, pienamente in linea con lo spirito dell’ingegneria SUPSI. Il progetto dedicato al fotovoltaico affronta un tema determinante per il futuro energetico del Ticino e non solo e dimostra come professionisti MSE della sua qualità siano fondamentali per sostenere il progresso tecnologico del territorio.

L’impegno della Fondazione Nizzola
Con queste premiazioni, la Fondazione Nizzola ribadisce la propria volontà di sostenere il merito, promuovere la formazione di alto livello e contribuire alla crescita di un ecosistema tecnologico innovativo e competitivo.
La collaborazione con la SUPSI continuerà a rappresentare un pilastro strategico per la formazione di professionisti capaci di affrontare con competenza, creatività e senso di responsabilità le sfide del domani.
La Fondazione Nizzola, oltre a premiare i tre migliori diplomati Master MSE della SUPSI, sostiene da anni il talento ticinese attraverso borse di studio destinate ai migliori studenti del Politecnico Federale di Zurigo e del Politecnico Federale di Losanna. 
A partire dal prossimo anno, estenderà ulteriormente il proprio impegno includendo borse di studio rivolte ai tre migliori studenti Master MSE delle Scuole universitarie professionali della Svizzera occidentale e orientale.

Per maggiori informazioni: www.fondazione-nizzola.ch

“Celio mi ha fatto scoprire la politica attiva”

“Celio mi ha fatto scoprire la politica attiva”

«La scomparsa di Franco Celio mi addolora profondamente», afferma il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi.
«Perdo un collega stimato, ma soprattutto il docente che alle scuole medie mi ha trasmesso la passione per la storia, la geografia e il senso civico. Fu durante le sue lezioni di civica che mi fece sperimentare le prime vere palestre di politica attiva, incoraggiandomi al confronto e alla responsabilità verso la comunità».
Per Gobbi, «ritrovarlo anni dopo come collega nel Municipio di Quinto e nel Gran Consiglio fu un privilegio: portava nell’impegno pubblico la stessa dedizione e la stessa umanità che aveva mostrato in aula. La sua memoria storica e il suo spirito di servizio resteranno un riferimento per molti di noi. Alla moglie Rita e alla sorella Elena porgo le mie più sentite condoglianze».

Da www.laregione.ch