Tentativo di truffa phishing a nome della Polizia cantonale

Tentativo di truffa phishing a nome della Polizia cantonale

Comunicato stampa

La Polizia cantonale informa che nelle scorse ore sono state inviate delle e-mail a privati cittadini, istituzioni e aziende nelle quali il destinatario viene falsamente accusato di aver commesso un reato grave. Nel messaggio viene richiesto di contattare le autorità entro 72 ore, con l’obiettivo di esercitare pressione e indurre a rispondere attraverso il link presente nel testo. Per rendere la truffa più credibile vengono indebitamente utilizzati il nome della Polizia cantonale e i riferimenti di funzionari di polizia. Si tratta di un tentativo di phishing.

Come proteggersi:

 – Non rispondere e non fornire dati personali o sensibili
 – Non cliccare su link e non aprire allegati
 – Verificare sempre attentamente l’indirizzo del mittente

Si rinnova l’invito a essere diffidenti in caso di e-mail che esortano a fornire dati personali e che affermano che se non si procede in tal senso vi saranno conseguenze (ad esempio perdite di denaro, denuncia penale, blocco delle carte).
Le persone che hanno ricevuto queste e-mail fraudolente sono invitate a inviare una segnalazione alla Polizia cantonale all’indirizzo prevenzione@polca.ti.ch.

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Finti poliziotti truffano in rete

https://www.rsi.ch/play/tv/il-quotidiano/video/finti-poliziotti-truffano-in-rete?urn=urn:rsi:video:3518992

 

‘Carceri sovraffollate, situazione senza precedenti’

‘Carceri sovraffollate, situazione senza precedenti’

Sul fronte dell’occupazione – meglio, del sovraffollamento – delle prigioni ticinesi è ormai allarme rosso. Sono sempre più piene di detenuti.
“La situazione registrata dall’inizio dell’anno appare senza precedenti, toccando peraltro tutta la Svizzera, e richiede la valutazione di misure straordinarie per quanto ci riguarda”, avverte la direttrice, in seno al Dipartimento istituzioni, della Divisione giustizia Frida Andreotti in una comunicazione all’intero Consiglio di vigilanza – allargato – sulle strutture carcerarie cantonali, nel quale è pure rappresentata quasi tutta la magistratura penale.
Una comunicazione fatta venerdì “a nome del presidente” del citato organo, il capo del Dipartimento Norman Gobbi. I vertici delle Strutture carcerarie e della Divisione, con il coinvolgimento dell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa e del Servizio di medicina penitenziaria, scrive Andreotti, “stanno esaminando interventi organizzativi immediati per alleviare la pressione”. Si sta valutando fra l’altro “il reintegro di personale di custodia e la possibilità di affidare compiti accessori ad agenzie di sicurezza privata”. I posti letto, aggiunge la responsabile della Divisione giustizia, “hanno dovuto essere aumentati, con tutte le conseguenze negative del caso. Trasferimenti oltre Gottardo e senza consenso nei Paesi d’origine delle persone sono al vaglio”.

Così venerdì scorso
I dati contenuti nella lettera indicano in maniera chiara l’estrema criticità della situazione. Si riferiscono all’occupazione delle strutture detentive nello stesso giorno della comunicazione, cioè venerdì 13 febbraio. Carcere penale La Stampa, destinato alle persone condannate a una pena privativa della libertà: “Tasso di occupazione superiore al 105%. Tale situazione incide direttamente sulla gestione del Carcere giudiziario, poiché, dal momento dell’autorizzazione dell’esecuzione anticipata della pena (oltre 20 persone in attesa), le tempistiche di trasferimento alla Stampa risultano dilatate per carenza di posti disponibili”. Carcere giudiziario La Farera, destinato alla carcerazione preventiva: “Tasso di occupazione del 110%. Per far fronte all’aumento della presenza si sta facendo puntualmente capo alla riconversione delle celle di rigore in celle ordinarie. La presenza di oltre 20 persone di sesso maschile in esecuzione anticipata della pena, di principio trasferibili alla Stampa, evidenzia l’effetto ‘collo di bottiglia’ determinato dalla sovraoccupazione del Carcere penale”. Sezione aperta Lo Stampino: “Tasso di occupazione attorno al 50%”. Celle di polizia (Cantonale) di Lugano e Mendrisio: “Occupazione pressoché al 100%”. Clinica psichiatrica cantonale: “Due persone collocate in camere securizzate per ragioni mediche”. Rileva Andreotti: “Nel complesso per le strutture chiuse si può parlare di un’occupazione totale prossima al 110%”.
Si registra dunque un “forte e persistente” sovraffollamento. Una situazione, di cui il Consiglio di Stato “ha preso atto”, che da un lato “ha ritardato i lavori per la completazione della nuova Sezione femminile al Carcere penale, lavori che verranno avviati per la fase conclusiva in questi giorni”, e dall’altro “rende necessario il collocamento temporaneo di persone in stato di carcerazione preventiva nelle celle di Polizia di Lugano e Mendrisio oltre i termini di omologazione delle celle”.

‘Conseguenze’ e ‘forte preoccupazione’
Il 2025, si ricorda nella recente missiva, è stato caratterizzato “da livelli di occupazione costantemente prossimi alla capacità massima e, in diversi periodi, superiori alla stessa, con conseguente aumento della complessità gestionale e del carico operativo”. L’inizio del 2026 “presenta un ulteriore peggioramento della situazione”. Annota la responsabile della Divisione giustizia: “Il numero significativo di persone attualmente in esecuzione anticipata della pena lascia verosimilmente presagire un protrarsi della pressione su tutta la catena penale e da ultimo sulle Strutture carcerarie cantonali”. Questa situazione “incide in maniera significativa sull’operatività quotidiana e sul carico di lavoro di tutto il personale operante all’interno delle Strutture carcerarie – agenti di custodia, capi arte, servizi amministrativi, operatrici e operatori sociali, nonché il Servizio di medicina penitenziaria – che continua a garantire professionalità, senso di responsabilità e qualità nell’adempimento dei propri compiti anche in un contesto particolarmente gravoso”.
Insomma, c’è “una forte preoccupazione”, anche “per l’evoluzione della situazione”, si legge nella comunicazione al Consiglio di vigilanza. Eloquenti le parole pronunciate lo scorso giugno in Gran Consiglio dal deputato del Plr Patrick Rusconi, autore del rapporto sull’attività tra il maggio 2024 e il maggio 2025 della commissione parlamentare che sorveglia sulle condizioni detentive in Ticino: il sovraffollamento è “ormai cronico”, il sistema penitenziario “non può reggere questa pressione, il rischio è il collasso”. Nel resto della Svizzera non si sta meglio: da un’indagine di Keystone-Ats, pubblicata ieri, emerge che “praticamente tutti i cantoni” hanno prigioni sovraffollate.

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 16 febbraio 2026 de La Regione

Montagne sicure: giornata di formazione sulle valanghe ad Airolo Pesciüm

Montagne sicure: giornata di formazione sulle valanghe ad Airolo Pesciüm

Venerdì 20 febbraio 2026 e domenica 8 marzo 2026, dalle 9.00 alle 15.00, si terranno ad Airolo Pesciüm presso il Centro di formazione sulle valanghe (Avalanche Training Center) due giornate dedicata alla prevenzione dei rischi legati alle valanghe.
Il Gruppo Ricerche e Costatazioni (GRC) della Polizia cantonale e alcuni soccorritori del Soccorso Alpino Ticino (SATI) saranno a disposizione degli interessati per fornire utili consigli e proporranno esercitazioni pratiche di ricerca persone (kit ARTVA).
L’evento, gratuito e senza obbligo di iscrizione, è svolto in collaborazione con Valbianca SA e rientra nelle attività di sensibilizzazione sul terreno nell’ambito del progetto di prevenzione Montagne sicure, promosso dal Dipartimento delle istituzioni.

 

Capire la montagna per evitare le valanghe

Capire la montagna per evitare le valanghe

Dopo la tragedia in Leventina, rischi e precauzioni spiegati da una guida alpina. “L’esperienza è anche saper rinunciare”

L’incidente mortale avvenuto venerdì scorso in Valle Leventina — dove due sciescursionisti belgi di 35 e 30 anni hanno perso la vita travolti da una valanga tra il Pizzo Prevat e il Pizzo Centrale sopra Airolo — riporta l’attenzione sui rischi legati alla frequentazione della montagna in inverno. Con loro si trovava una terza persona, rimasta illesa. In quella zona era in vigore un grado di pericolo valanghe 3 su 5.
Per comprendere meglio il contesto e gli accorgimenti necessari, SEIDISERA ha interpellato la guida alpina Massimo Bognuda, membro dell’Associazione Guide Alpine della Svizzera italiana e della Commissione Montagne Sicure.
Secondo la guida alpina il rischio in quell’area è strutturale: “La zona Gottardo, quindi in alta montagna innevata, è una zona dove il rischio valanghe c’è”. Quando sono presenti strati deboli nel manto nevoso, anche pendii apparentemente normali possono diventare letali: “La montagna non deve chiamarsi Eiger o Cervino per essere pericolosa”.

Il grado di pericolo non è da sottovalutare
Al momento dell’incidente era in vigore un grado di pericolo marcato, un livello che richiede particolare attenzione: “Per chi fa scialpinismo, fuoripista o escursioni su terreno innevato, e in zone non controllate, il grado 3 non è da sottovalutare”. Secondo le statistiche dell’Istituto per lo studio della neve e delle valanghe, molti incidenti avvengono proprio con questo grado di pericolo, mentre con il grado 4 spesso si rinuncia già alle uscite.

La formazione resta determinante
Secondo Bognuda, la preparazione è centrale. Molti frequentatori della montagna, osserva la guida, sopravvalutano le proprie competenze: “Come guida alpina, nei corsi di formazione vedo che molte persone pensano di sapere, ma poi effettivamente si rendono conto che ne sanno ben poco. Se uno non sa leggere e interpretare un bollettino valanghe sbaglia già di partenza”.
Anche affidarsi alle esperienze altrui o ai social può essere pericoloso, poiché fuorviante: secondo Bognuda, spesso si prendono come riferimento foto e racconti di uscite riuscite, senza considerare che le condizioni possono cambiare già nei giorni successivi.

Un inverno con neve fragile
Quest’anno, spiega Bognuda, la situazione del manto nevoso è particolarmente delicata. La presenza di strati deboli nella neve vecchia può favorire distacchi anche di grandi dimensioni.
Molti escursionisti, osserva la guida, si limitano a guardare il colore della cartina del pericolo senza leggere il testo del bollettino, dove sono spiegate le criticità specifiche. Anche l’evoluzione climatica influisce: gli inverni con poca neve iniziale e terreno ancora caldo favoriscono la formazione di uno strato basale fragile destinato a persistere nel tempo.

Informazione e cautela
I bollettini valanghe, oggi, sono facilmente accessibili anche per chi arriva dall’estero, ma la valutazione finale resta individuale, spiega la guida. Per questo, conclude, l’esperienza passa anche dalla capacità di fermarsi e rinunciare quando le condizioni non convincono.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Capire-la-montagna-per-evitare-le-valanghe–3509269.html

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‘Questa poca neve è molto insidiosa’
Dopo la morte di due belgi la guida Massimo Bognuda sensibilizza chi pratica scialpinismo: ‘Leggere bene la situazione e capire i bollettini sulle valanghe’

Sono state identificate le vittime della slavina staccatasi venerdì pomeriggio sopra Airolo tra il Pizzo Centrale e il Pizzo Prevat. La Polizia cantonale spiega che gli scialpinisti morti erano entrambi di nazionalità belga, un 35enne residente in Belgio e un 30enne in Germania. La tragedia si è consumata verso le 14 quando una valanga di neve si è staccata travolgendo tre escursionisti impegnati in un’uscita con le pelli di foca. Per due di loro non vi è stato nulla da fare, mentre il terzo se l’è cavata senza ferite. La Rega e il Soccorso alpino svizzero di Andermatt hanno potuto soltanto constatarne il decesso. Le verifiche avviate mirano a capire se il terzetto fosse cosciente che venerdì nell’intero arco alpino, a tutte le esposizioni poste sopra i 2’000 metri di quota, vi fosse un grado di pericolo slavine 3+ su un massimo di 5. Un grado dunque ‘marcato’, caratterizzato da strati deboli persistenti, che richiede un’approfondita analisi della situazione generale, a cominciare dalle condizioni dell’intero manto nevoso formatosi dall’autunno in avanti. Grado che ieri, a causa della neve soffiata, è diventato ‘forte’ passando a -4.

Un corso questo venerdì a Pesciüm
Di fronte a un simile quadro gli esperti sconsigliano di assumersi rischi inutili. E in ogni caso preziose sono le informazioni da raccogliere sia sul posto prima di avventurarsi, sia sui bollettini valanghe, come pure le nozioni apprese affidandosi a corsi specialistici organizzati dai vari sodalizi. A questo riguardo venerdì 20 febbraio, dalle 9 alle 15, si terrà ad AiroloPesciüm, al Centro di formazione sulle valanghe, una giornata dedicata alla prevenzione dei rischi legati alle valanghe. Il Gruppo ricerche e constatazioni della Polizia cantonale e alcuni operatori del Soccorso alpino Ticino saranno a disposizione degli interessati per fornire utili consigli e proporranno esercitazioni pratiche di ricerca persone. L’evento gratuito rientra nelle attività di sensibilizzazione del progetto ‘Montagne sicure’ promosso dal Dipartimento istituzioni ormai da alcuni anni.

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 16 febbraio 2026 de La Regione

Circonvallazione Agno – Bioggio

Circonvallazione Agno – Bioggio

Al via la consultazione sulla realizzazione a tappe

Nuovo importante capitolo relativo al dossier della circonvallazione Agno – Bioggio (CAB): si fa infatti largo l’ipotesi di procedere a tappe, a partire dal tratto Bioggio – Piodella, con l’obiettivo di poter beneficiare di un finanziamento federale. È questa, in buona sostanza, la novità annunciata martedì a Bellinzona dal Presidente del Consiglio di Stato e Consigliere di Stato incaricato della Divisione delle costruzioni, Norman Gobbi e dal Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento del territorio, Claudio Zali alla Delegazione delle autorità, che rappresenta gli enti locali e la commissione regionale dei trasporti del luganese.
Un importante aggiornamento che riguarda un’opera infrastrutturale di cui si parla da decenni, e che fa seguito all’incontro, tenutosi lo scorso 20 gennaio a Berna, con il segretario generale del Dipartimento federale dell’ambiente, dei trasporti, dell’energia e delle telecomunicazioni (DATEC), Yves Bichsel e con il vice direttore dell’Ufficio federale dello sviluppo territoriale (ARE), Ulrich Seewer, dal quale è emersa un’apertura in termini di partecipazione finanziaria all’opera.
Ed è sulla scorta di quanto espresso dalle autorità federali che si è deciso di ipotizzare una realizzazione a tappe della CAB, e prima di licenziare (verosimilmente entro la fine dell’anno) un messaggio aggiuntivo per la richiesta di credito, è prevista una consultazione degli enti interessati.

Norman Gobbi: “Un cambio di paradigma non indifferente”
Il Presidente del Consiglio di Stato e Consigliere di Stato incaricato della Divisione delle costruzioni, Norman Gobbi ha annunciato che “c’è ora la disponibilità ad entrare in materia di un finanziamento federale per le grandi opere infrastrutturali, che possono essere inserite nei Programmi di agglomerato. Non abbiamo ancora tutti gli elementi tecnici, ma l’apertura c’è ed è positiva”. Gobbi ha inoltre sottolineato come quello del DATEC e dell’Ufficio federale dello sviluppo territoriale sia “un cambio di paradigma non indifferente, proprio perché fino ad oggi questo tipo di opere sfuggivano a un finanziamento.

Claudio Zali: “Non sarà semplice arrivare sul podio”
Dal canto suo, il Direttore del Dipartimento del territorio, Claudio Zali, riferendosi al tracciato della CAB ha sottolineato come “considerato che qualunque sarà il destino della tratta più costosa – ovvero quella che indicativamente dalla Piodella di Muzzano chiude il percorso fino al vallone di Agno, in direzione di Magliaso – la prima parte è un punto fisso di qualsiasi soluzione si voglia adottare. Per cui sta maturando, quale riflessione, l’ipotesi di procedere a tappe. Ciò per tenere conto delle aspettative locali, che mirano al progetto migliore e a non compromettere la possibile apertura da parte di Berna. Un primo passo sensato sarà quello di cercare di contenere al massimo i costi di una prima tappa da realizzare possibilmente con il credito già disponibile (approvato nel 2011), integrato da un credito aggiuntivo che probabilmente sarebbe necessario, ma di un’entità assolutamente ragionevole, rispetto a quanto già disponibile; di sicuro inferiore ai 100 milioni” – ha precisato Zali. Infatti, per questa prima tratta non contestata, quella tra Bioggio e Piodella, l’intenzione è quella di presentare un messaggio all’attenzione del Gran Consiglio entro la fine dell’anno.

Da tre a due comparti: Bioggio e Centrale
Il nuovo approccio prevede, ora una divisione del tracciato in due parti, anziché le tre precedenti (comparto Bioggio, comparto Centrale e comparto Agno). Infatti con la nuova impostazione si raggrupperebbero i primi due comparti, lasciando il terzo per ultimo. La prima tappa comprende la realizzazione dei due comparti di Bioggio e Centrale, con quest’ultimo che termina a circa trecento metri a nord della strada cantonale della Piodella, con l’aggiunta di un nuovo innesto/svincolo presso la Piodella.
A restare fuori dalla prima tappa sarebbe dunque il comparto Agno. Un segmento – va ricordato – fortemente contestato dallo stesso Comune.
Per la prima tappa verrà richiesto un finanziamento federale nell’ambito Programma di agglomerato del Luganese di sesta generazione (PAL6).

Sempre nel PAL 6 verrà indicato anche ciò che si intende realizzare successivamente, ovvero il tratto interrato di Agno, così da presentare un progetto il più possibile strutturato. Per quanto attiene, invece, all’esito dell’esame del PAL 5, che contempla tutta una serie di altre misure e interventi di mobilità, occorrerà attendere fino al prossimo giugno.

La consultazione dei Comuni
Già nei prossimi giorni, gli enti interessati verranno coinvolti in una procedura di consultazione inerente a questo nuovo indirizzo voluto dal Consiglio di Stato. Soltanto successivamente verrà allestito il messaggio – destinato ad approdare in Consiglio di Stato prima e in Gran Consiglio poi, verosimilmente entro la fine dell’anno.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 15 febbraio 2026 de Il Mattino della domenica

 

Sovraffollamento delle carceri, in cerca di una soluzione

Sovraffollamento delle carceri, in cerca di una soluzione

In Ticino, come negli altri Cantoni, gli spazi per i detenuti sono al limite – Norman Gobbi: “I processi logistici, purtroppo, richiedono tempi più lunghi rispetto alle necessità o alle emergenze”

Le carceri ticinesi sono sovraffollate, e non è una novità. Sia alla Stampa sia alla Farera, il carcere preventivo, lo spazio a disposizione non è più sufficiente e, nelle ultime settimane, si è raggiunto il record di presenze. In alcuni casi è necessario l’utilizzo delle celle di fermo della polizia come celle di detenzione preventiva.
È dunque urgente trovare una soluzione. Il tema, del resto, è sul tavolo dal 2024: si discute, infatti, della possibilità di installare alla Stampa dei container prefabbricati per creare nuove celle. Soluzione che, secondo Norman Gobbi, presidente del Consiglio di Stato ticinese, potrebbe applicarsi d’urgenza senza passare dal Gran Consiglio.
“Ci sono delle limitazioni”, spiega Gobbi ai microfoni di SEIDISERA: “I processi logistici, purtroppo, richiedono tempi più lunghi rispetto alle necessità o alle emergenze. Inizialmente, durante il Covid, si pensava ad un momento transitorio, legato all’aumento dei traffici di droga. Oggi constatiamo che c’è anche un’elevata presenza di persone che, a seguito dei controlli svolti al confine, finiscono nelle nostre carceri”.
E lo Stampino? La sezione aperta in semi-prigionia del carcere penale potrebbe offrire degli spazi da destinare a celle chiuse? “Attualmente è sottoccupato ed è una misura di emergenza che stiamo valutando”, continua Gobbi. “Essendo una struttura aperta, prevede delle regole di impiego diverse: richiede degli accorgimenti logistici e un impegno di personale superiore. Stiamo lavorando con i collaboratori e stiamo discutendo con i sindacati per capire come possiamo affrontare queste sfide”.

Una situazione non soltanto ticinese
Non solo le carceri ticinesi, ma in generale quelle svizzere soffrono e sono sovraffollate. Non è infatti possibile, allo stato attuale, trasferire i detenuti in altri cantoni. Anche il personale è sotto pressione e per questo è stata approvata una nuova edizione della scuola di formazione di agenti di custodia, il cui bando verrà pubblicato prossimamente.

Verso il nuovo carcere femminile
Nel frattempo, è in fase di realizzazione il nuovo carcere femminile. Attualmente le detenute sono collocate alla Farera, ma con l’apertura della nuova area si potrebbero liberare diversi posti. “I lavori sono in fase conclusiva. Quando saranno terminati, potremo trasferire le donne attualmente ospitate alla Farera con l’espiazione anticipata in espiazione di pena presso la nuova sezione. Questo servirà a sgravare l’occupazione elevata al carcere preventivo”.
Resta il fatto che il sovraffollamento persiste ormai da due anni. Ai microfoni di SEIDISERA interviene anche Giulia Petralli, presidente della Commissione di sorveglianza delle condizioni di detenzione in seno al Gran Consiglio ticinese: “La soluzione di emergenza presuppone anche delle soluzioni alternative. Per noi sarà importante garantire ai detenuti delle condizioni di detenzione dignitose anche in questi luoghi non adibiti al 100% per una detenzione”.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Sovraffollamento-delle-carceri-in-cerca-di-una-soluzione–3498577.html

Aperto il concorso per l’assunzione di nuovi Agenti di custodia in formazione

Aperto il concorso per l’assunzione di nuovi Agenti di custodia in formazione

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni ha pubblicato il concorso per l’assunzione di Agenti di custodia in formazione. La professione unisce compiti di sicurezza, gestione operativa e accompagnamento delle persone detenute nel loro percorso di reinserimento. Le candidate e i candidati selezionati seguiranno una Scuola di 8 mesi a tempo pieno, a partire dall’autunno 2026, al termine della quale – previo superamento degli esami – entreranno nel Corpo degli Agenti di custodia delle Strutture carcerarie cantonali, subordinate alla Divisione della giustizia. Una serata informativa è prevista il 24 febbraio. Il termine per le candidature è fissato al 31 marzo.

Il concorso rappresenta un’importante opportunità sia per chi si affaccia al mondo del lavoro, sia per chi ha già maturato esperienza e desidera inserirsi in un contesto dinamico e ricco di sfide, contribuendo attivamente alla sicurezza e alla gestione delle istituzioni penitenziarie del nostro Cantone, nonché al percorso di reinserimento sociale delle persone detenute.
Sono ammessi al concorso candidate e candidati tra i 21 e i 48 anni. Per rispondere alle esigenze del personale e favorire la conciliabilità tra lavoro e famiglia, già dallo scorso anno è stata introdotta la possibilità di un’assunzione a tempo parziale, al termine del percorso formativo svolto a tempo pieno e una volta superati gli esami.  

Una professione attrattiva
La professione di Agente di custodia è cambiata nel tempo ed oggi comprende una gamma più ampia di compiti e responsabilità, che spaziano dalla sicurezza alla gestione operativa, fino alla dimensione relazionale del ruolo.
La sicurezza resta un elemento centrale, ma non si limita più al solo controllo fisico delle strutture. Le agenti e gli agenti sono chiamati a monitorare e gestire sistemi tecnologici avanzati, come telecamere di sorveglianza, dispositivi di accesso controllato e strumenti per la gestione dei flussi di persone, oltre a interagire quotidianamente con le persone detenute.
Questa funzione richiede la capacità di instaurare relazioni professionali basate sul rispetto e sull’assenza di discriminazioni, nonché una predisposizione ad accompagnare le persone detenute nella gestione della quotidianità. Viene altresì promosso un clima sereno e costruttivo, nel giusto equilibrio tra il rispetto delle regole e l’ascolto delle necessità individuali. Le agenti e gli agenti rivestono dunque un ruolo fondamentale nel processo di rieducazione e reinserimento delle persone detenute, favorendo comportamenti responsabili e sostenendo le attività formative o lavorative intraprese durante la detenzione.
Per svolgere al meglio questa funzione è prevista una formazione iniziale a tempo pieno, seguita da un ampio programma di aggiornamento continuo a livello cantonale e nazionale, che conduce al conseguimento di un Attestato federale. Un titolo che garantisce un solido bagaglio di conoscenze e una preparazione sempre aggiornata, elementi fondamentali per affrontare una professione impegnativa e al contempo gratificante. 

Serata informativa
Per conoscere meglio la professione, il percorso formativo e le modalità di partecipazione al concorso, è prevista una serata informativa presso il Centro di istruzione della Protezione Civile a Rivera, martedì 24 febbraio 2026. L’evento potrà essere seguito anche in streaming all’indirizzo www.ti.ch/multimedia o successivamente sul canale YouTube Repubblica e Cantone Ticino. 
Il bando completo e tutte le informazioni necessarie sono disponibili sul sito www.ti.ch/concorsi
Il termine per l’inoltro delle candidature è fissato al 31 marzo 2026.  

Flyer – Serata informativa agenti di custodia

Circonvallazione Agno-Bioggio

Circonvallazione Agno-Bioggio

Il Cantone ha fatto il punto sul progetto dopo un incontro con il DATEC – Gobbi: “La novità è stata data dal DATEC, che ha aperto al finanziamento di grandi opere per i piani di agglomerato” 

Il Cantone, sulla circonvallazione Agno-Bioggio, sta pensando di “procedere a tappe”. Lo ha comunicato martedì il Dipartimento del territorio ticinese in una conferenza stampa per fare il punto sul progetto dopo un incontro con il DATEC. La variante presentata nel giugno del 2025, e avversato dai Comuni del Malcantone, prevedeva un tracciato interamente in superficie (dopo la rinuncia per motivi finanziari alla parte sotterranea), per un costo di 338 milioni di franchi. Quel messaggio viene ora ritirato.
A Palazzo delle Orsoline a Bellinzona era presenti per l’occasione il consigliere di Stato incaricato della divisione delle costruzioni Norman Gobbi, il direttore del Dipartimento del territorio Claudio Zali ed il direttore della divisione delle costruzioni Diego Rodoni.
“La principale novità è stata data dal DATEC, che ha aperto al finanziamento di grandi opere per i piani di agglomerato”, ha premesso Gobbi. “E per il mese di giugno è attesa una valutazione sui piani di agglomerato che potranno essere finanziati da Berna”, ha aggiunto.
“L’apertura in una linea teorica di un finanziamento da parte di Berna ci pone di fronte ad un bivio. Sta maturando una riflessione: l’ipotesi è quella di procedere a tappe. L’idea è quella di contenere al massimo i costi di una prima tappa. Con la prospettiva di realizzare più avanti, una seconda tappa (dalla Piodella di Muzzano al Vallone di Agno, .ndr), che è quella più interessante per tutti”, ha poi precisato Zali.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Zali-%E2%80%9CL%E2%80%99ipotesi-%C3%A8-quella-di-procedere-a-tappe%E2%80%9D–3495043.html

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Si aggira prima Bioggio, poi Agno

La Circonvallazione Agno-Bioggio (Cab) sarà scorporata e realizzata in tappe. Lo ha deciso il Dipartimento del territorio (Dt), dopo aver incontrato a Berna il 20 gennaio due rappresentanti del Dipartimento federale dell’ambiente, dei trasporti, dell’energia e delle comunicazioni (Datec). Si congela quindi il messaggio licenziato nel giugno del 2025, che potrebbe venir ritirato e poi riscritto oppure semplicemente integrato. Il Consiglio di Stato presenterà questo nuovo messaggio entro la fine dell’anno e riguarderà unicamente la tappa 1 dell’opera, ovvero l’aggiramento del nucleo di Bioggio. Questo progetto, assieme a una valutazione più generica sulla tappa 2 – l’aggiramento di Agno, la parte più controversa – verrà poi inserito per una richiesta di finanziamento nel Programma di agglomerato del Luganese di sesta generazione (Pal6).

Valutazioni sul Pal5 cruciali
Questo in estrema sintesi il contenuto dell’infopoint convocato a Palazzo delle Orsoline da Claudio Zali e Norman Gobbi per aggiornare sul tribolato iter dell’attesa opera, attesa da decenni e che dovrebbe contribuire a ridurre il traffico nel Malcantone. Una conferenza stampa convocata dopo aver incontrato la Delegazione delle autorità, ovvero i rappresentanti dei Comuni (Agno, Bioggio, Muzzano, Lugano) e della Commissione regionale dei trasporti del Luganese. «La principale novità scaturita dall’incontro con il Datec è l’apertura sul finanziamento di grandi opere d’agglomerato. Questo cambiamento di paradigma, non indifferente – ha spiegato Gobbi – è dovuto alla maturità che i programmi d’agglomerato stanno raggiungendo in Svizzera. Questo è evidentemente positivo, ma a fronte di un deficit informativo: non sono ancora chiare le regole di approvazione, si sa solo che devono essere virtuosi e di qualità. Entro giugno avremo le valutazioni sul Pal5, da queste capiremo come impostare il Pal6».

‘La mentalità a Lugano deve cambiare’
«È un’apertura in linea teorica ad alcuni progetti – smorza Zali –, la concorrenza con quaranta programmi di agglomerato sarà molto agguerrita e per essere finanziati sarà necessario rientrare sul podio nel confronto con gli altri. Se dalle valutazioni sul Pal5 uscirà una sufficienza o peggio, è difficile pensare che riusciremo a diventare i primi della classe con il Pal6. È chiaro che occorre un cambio di mentalità, in una città che boccia le zone 30, che non vuole rinunciare al traffico veicolare sul lungolago e che dà un peso così forte al trasporto su gomma». La frecciatina del consigliere è chiaramente rivolta alla Città di Lugano. In una situazione di tale incertezza è stato dunque deciso di scorporare il progetto. Un’ipotesi che, a nostra domanda lo scorso giugno – quando era già emerso il malcontento di Agno per una variante integralmente a cielo aperto –, il direttore del Dt aveva escluso, spiegando che non avrebbe risposto agli obiettivi principali del progetto, ossia sgravare il nucleo di Agno dal traffico. «Qualunque sia il destino della parte più costosa (quella di Agno, dalla Piodella al Vallone, ndr), riteniamo corretto proseguire con la parte settentrionale, meno problematica».

Costi contenuti per la fase 1
A settembre erano state agendate delle serate pubbliche e una votazione consultiva. Questa procedura non verrà riproposta, proprio perché la parte di Bioggio è ritenuta meno divisiva. «Ai Municipi è stato chiesto di esprimersi nuovamente», ha tuttavia precisato Gobbi, aggiungendo che già durante l’incontro odierno i Comuni hanno chiesto delucidazioni e garanzie. Agno in particolare. «Le preoccupazioni locali sono comprensibili, ma la Confederazione entrerebbe in materia solo valutando entrambe le tappe. Quindi abbiamo dato questa garanzia e non ci deve essere la preoccupazione che si voglia fare solo la prima». La procedura scelta, hanno spiegato i due consiglieri di Stato leghisti, sarebbe vantaggiosa anche dal profilo finanziario, in quanto un primo credito per la Cab è stato già approvato nel 2011 e per realizzare la prima tappa – sostanzialmente costruire una strada che costeggi aeroporto e fiume e in zona Piodella si ricongiunga con la Cantonale – sarebbe sufficiente aggiornare i costi. Il messaggio attualmente, ricordiamo, stima in quasi 338 milioni i costi per la Cab, interamente a carico di Cantone e Comuni, ma pur sempre meno degli oltre 500 milioni che verrebbe a costare la parte interrata.

Errore di valutazione? Zali: ‘Possibilità che farà fatica a concretizzarsi: è vera gloria?’
Sulla questione ha sollevato diverse perplessità l’Udc, sottolineando che il Dt avrebbe dovuto inserire la Cab nel Pal5 per chiedere una parte dei finanziamenti per la variante più costosa, ritenuta migliore da entrambi i Comuni. Alla luce di questa decisione, non ritiene il Dt di aver fatto un errore di valutazione un anno fa? «La Cab interrata è certamente meritevole – premette Zali –. La prospettiva per questo progetto è di 700 milioni, Berna ci coprirebbe circa il 30%. Rimarrebbe una fattura a carico di Cantone e Comuni che rischia di essere insopportabile, laddove sottoposta a un voto popolare di referendum finanziario obbligatorio. Per rispondere alla domanda: è vera gloria aver ottenuto una teorica possibilità di finanziamento che farà fatica a esplicitarsi nella pratica?».

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 11 febbraio 2026 de La Regione

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Circonvallazione, si cambia
Dopo aver ricevuto, il 20 gennaio, rassicurazioni da Berna su un possibile cofinanziamento dell’opera si procederà passo dopo passo, iniziando dalla tratta Bioggio/Piodella – Gobbi: «C’è stato un importante cambio di paradigma» – Zali: «Sì, ma non sarà scontato farsi sussidiare»

Per la circonvallazione di Agno-Bioggio si procederà a tappe, a partire dal tratto Bioggio– Piodella, così da cercare di ricevere un finanziamento federale. È questa la novità forse più concreta sull’opera infrastrutturale del Malcantone emersa ieri a Bellinzona sulla scorta di un incontro avuto lo scorso 20 gennaio con il segretario generale del Dipartimento federale dell’ambiente, dei trasporti, dell’energia e delle telecomunicazioni (DATEC), Yves Bichsel e il vice direttore dell’Ufficio federale dello sviluppo territoriale, Ulrich Seewer. Ad aggiornare la situazione sono stati il presidente del Consiglio di Stato, Norman Gobbi, il direttore del Dipartimento del territorio (DT), Claudio Zali e il direttore della Divisione delle costruzioni del DT, Diego Rodoni. «Quello del DATEC e dell’Ufficio federale dello sviluppo territoriale è un cambio di paradigma non indifferente – ha spiegato Gobbi -; questo perché c’è ora la disponibilità ad entrare in materia di un finanziamento federale per le grandi opere infrastrutturali, che possono essere inserite nei Programmi di agglomerato. Non abbiamo ancora tutti gli elementi tecnici, ma l’apertura c’è ed è positiva».
Una delle prime conseguenze di questo cambio di paradigma è il ritiro del messaggio del DT all’indirizzo del Gran Consiglio – presentato lo scorso giugno – che non prevedeva finanziamenti federali e immaginava la realizzazione della circonvallazione con un tracciato tutto in superficie per un costo di 338 milioni di franchi. Messaggio che aveva cercato di trovare «un compromesso tra le esigenze finanziarie del Cantone sempre più ristrette e le aspettative dei Comuni», ha specificato ieri Zali, senza però trovare, appunto, la convergenza completa tra questi ultimi, dato che favorevole si era detto soltanto Bioggio.

Messaggio entro fine anno
Questa è comunque musica del passato, perché da oggi, come detto, per la circonvallazione (un progetto di cui si parla da decenni) si entra in una nuova fase. «Il primo passo sarà quello di contenere al massimo i costi della prima tappa che si andrà a realizzare con il credito già approvato nel 2011 integrandolo con un credito aggiuntivo di entità ragionevole, di sicuro inferiore ai 100 milioni», ha proseguito il direttore del DT, prima di precisare che per questa prima tratta non contestata, quella tra Bioggio e Piodella, l’intenzione è quella di presentare un messaggio all’attenzione del Gran Consiglio entro la fine dell’anno.
Dal profilo tecnico sarà per questa prima tappa che verrà richiesto un finanziamento federale nell’ambito del sesto Piano di agglomerato del Luganese (PAL). Anche se, ha puntualizzato Rodoni, «nel PAL 6 indicheremo anche quello che vogliamo realizzare successivamente, ovvero la seconda e la terza tappa della circonvallazione », così da presentare un progetto il più possibile organico e strutturato. Guardando indietro, l’esito dell’esame del PAL 5,
che contempla tutta una serie di altre misure e interventi di mobilità, è atteso invece per il mese di giugno di quest’anno. Il PAL, lo ricordiamo, è lo strumento attraverso il quale la regione del Luganese, per il tramite dell’omonima Commissione regionale dei trasporti (CRTL) e del Cantone Ticino, quale ente responsabile della sua attuazione, sottopone alla Confederazione una richiesta di cofinanziamento di misure infrastrutturali nel settore dei trasporti volte a migliorare il quadro complessivo delle condizioni di mobilità all’interno dell’agglomerato.

Coinvolti i Comuni
Oltre ad aver incontrato la stampa per fare il punto della situazione ieri Gobbi e Zalli hanno incontrato nel pomeriggio anche i rappresentanti dei Comuni coinvolti, è stato spiegato. Comuni ai quali, «attraverso i loro Municipi chiederemo di esprimersi anche sulla prima tappa», ha specificato il presidente del Governo. Solo dopo, è stato indicato, verrà allestito il messaggio che sarà presentato entro la fine dell’anno. Di sicuro, oltre a raccogliere le indicazioni dei Comuni coinvolti, ovvero Agno, Bioggio e Muzzano, il DT dovrà anche studiare come portare a termine la prima tappa della circonvallazione dal punto di vista tecnico. «Dovremo fare degli approfondimenti », ha chiarito Rodoni.

Obiettivo salire sul podio
Approfondimenti li dovrà però fare anche la Confederazione, che dovrà decidere se finanziare o meno il primo tratto della circonvallazione, una volta che avrà ricevuto la candidatura del Cantone. « Non sarà semplice arrivare sul podio » . Zali ieri, a margine della conferenza stampa, non si è fatto troppe illusioni. «Bisogna capire che a essere finanziati saranno pochi progetti, questo a fronte di decine di iniziative che arriveranno sul tavolo di Berna ». Sembra di capire che per riuscire nell’intento, il Cantone dovrà dimostrare di aver impostato la sua domanda di finanziamento anche su criteri più ambientali rispetto a quelli attuali. « Occorre un cambio collettivo di mentalità », si è lasciato sfuggire il direttore del DT.

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 11 febbraio 2026 del Corriere del Ticino

Carceri ticinesi oltre il limite, un problema ormai strutturale

Carceri ticinesi oltre il limite, un problema ormai strutturale

La Stampa e la Farera non hanno più posti a disposizione e le autorità sono sempre più spesso costrette a trovare soluzioni «alternative» In arrivo il credito sui prefabbricati – A mancare, oltre gli spazi, sono però anche le risorse umane: si aprirà (di nuovo) il concorso per agenti di custodia

Il sovraffollamento delle carceri ticinesi è ormai un tema ricorrente da diversi anni. «Carcere sovraffollato: se la soluzione è ‘creativa’», titolavamo ad esempio un articolo del 2 gennaio 2024, nel quale riportavamo dell’utilizzo delle «cellette» provvisorie della Polizia cantonale per ovviare alla mancanza di posti alla Farera, il carcere giudiziario per le detenzioni preventive. «Cellette» che, rispetto a quelle normali, non garantiscono lo stesso livello di diritti per i detenuti. Proprio in questi giorni, l’utilizzo di queste celle provvisorie (teoricamente omologate ‘solo’ per 72 ore) è tornato al centro dell’attenzione pubblica grazie alla segnalazione dell’avvocata Elisa Travella, dello Studio Nievergelt & Stoehr. L’uomo difeso dalla legale, infatti, è rimasto ben oltre le 72 ore consentite nelle celle di rigore, portando l’avvocata, appunto, a parlare di «condizioni al limite della dignità umana». Una puntuale situazione, ora rientrata, che rende bene l’idea delle conseguenze concrete di un sistema carcerario che ha ormai raggiunto il suo limite. Come confermatoci dalla direttrice della Divisione della giustizia, Frida Andreotti, da questo punto di vista i dati (aggiornati a ieri mattina) parlano chiaro: il tasso d’occupazione alla Stampa è del 110% (con circa 145 posti disponibili), alla Farera del 107% (con 88 posti). Insomma, le due strutture ticinesi sono già oltre il loro limite. E all’orizzonte, nel breve periodo, non si intravvedono miglioramenti legati a previste scarcerazioni. «Mi risulta essere il caso più lungo che abbiamo avuto, legato a una serie di sfortunate circostanze», afferma Andreotti riguardo all’uomo detenuto nelle «cellette » di polizia per otto giorni. «In ogni caso, la visita medica nelle prime 24 ore viene sempre garantita», rassicura la direttrice, spiegando che «il tema dell’integrità fisica e psichica dei detenuti rimane importantissimo ». Anche se, conferma, «a causa del sovraffollamento alla Farera in casi puntuali bisogna ricorrere a queste soluzioni. Cerchiamo comunque di fare tutto il possibile per garantire condizioni dignitose, malgrado il contesto».

In tutto il Paese
Ora, guardando al di là del caso puntuale, Andreotti rileva che il tema del sovraffollamento non riguarda unicamente il Ticino, ma un po’ tutta la Svizzera, «con un aumento delle carcerazioni del 7% nel 2024 – confermato dal nostro punto di vista anche nel 2025 – e un’occupazione che si aggira attorno al 95%». Non è un caso, da questo punto di vista, che a inizio febbraio una rivolta – che ha coinvolto 32 detenuti per circa 3 ore – sia scoppiata nel carcere Bellechasse a Sugiez (Canton Friburgo). Una protesta, appunto, legata proprio alle condizioni di prigionia. Ma non solo. Sempre la scorsa settimana, anche le autorità retiche hanno parlato di una «situazione tesa» nelle carceri grigionesi, anch’esse ormai prossime al limite strutturale in termini di posti a disposizione. Una problematica diffusa, dunque, che non aiuta certo il Ticino: se anche le carceri del resto del Paese sono sovraffollate, i trasferimenti (che non riguardano però le carcerazioni preventive) diventano ovviamente più difficili.

Alla ricerca di soluzioni
Tornando al contesto ticinese, Andreotti spiega anche quali potrebbero essere le potenziali soluzioni per alleviare un po’ la situazione. Sul corto termine, come abbiamo già avuto modo di riferire lo scorso anno, dovrebbero giungere per il carcere della Stampa i cosiddetti «moduli abitativi-detentivi». Ossia, dei prefabbricati che permetterebbero perlomeno di aggiungere qualche posto al carcere penale. Su questo fronte, spiega Andreotti, «abbiamo già ricevuto il nullaosta dall’Ufficio federale e stiamo dunque preparando la richiesta di credito all’indirizzo del Governo e quindi del Gran Consiglio», che dovrebbe giungere nei prossimi mesi. Per quanto riguarda il carcere giudiziario, invece, la situazione potrebbe migliorare leggermente sul medio termine quando sarà ultimata la sezione femminile, il cui cantiere (come abbiamo riferito nell’edizione di sabato) è nelle fasi finali. Ciò, infatti, permetterà di portare le detenute alla Stampa, liberando qualche posto alla Farera.
Sul lungo (se non lunghissimo) termine, invece, sono ancora nelle fasi preliminari le discussioni per il futuro carcere della Stampa, la cui attuale struttura ha ormai concluso il suo ciclo di vita. Su questo fronte, spiega la direttrice, «la prossima settimana è previsto un incontro con il gruppo di lavoro chiamato a valutare il fabbisogno per le misure terapeutiche stazionarie». Anche per queste misure, infatti, i posti in Svizzera e in Ticino mancano da tempo. E, anche in questo caso, malgrado siano disposte dai giudici non sempre si riesce effettivamente a effettuarle a causa della mancanza di strutture dedicate.

Una questione di risorse
Detto ciò, resta un ultimo tema importante riguardo ai limiti strutturali delle carceri ticinesi: la mancanza, cronica, di nuovi agenti di custodia. Come dire: non è solo una questione di spazi, ma anche di risorse umane. Negli scorsi anni più e più volte sono stati aperti dei concorsi per agenti di custodia. Ma il problema, spiega Andreotti, non è ancora risolto e per questo motivo proprio domani sarà aperto un ulteriore concorso. Il messaggio della direttrice, da questo punto di vista, è chiaro: «Fatevi avanti».

Sotto la lente dei deputati
Del tema del sovraffollamento, va infine detto, si occupa da tempo anche la Commissione (del Gran Consiglio) di sorveglianza delle condizioni di detenzione. Nell’ultimo rapporto, stilato nel maggio dello scorso anno, un intero capitolo era infatti dedicato alla problematica. E, va da sé, anche quest’anno il tema farà capolino nel rapporto annuale della Commissione. «Partecipiamo regolarmente alle riunioni del Consiglio di vigilanza» riguardanti il sovraffollamento, «e il tema ci è dunque noto», spiega la presidente del gremio, la deputata Giulia Petralli (Verdi). Ma, alla luce della problematica, la commissione ha recentemente sollecitato un incontro con la Divisione della giustizia e con il consigliere di Stato Norman Gobbi per fare il punto della situazione. Riunione che, spiega Petralli, «si terrà nelle prossime settimane». Anche se, rileva la presidente, «sappiamo che purtroppo di alternative non ce ne sono molte» e anche che «la Commissione non può fare molto per risolvere la situazione, se non sensibilizzare tutti i colleghi (ndr. del Gran Consiglio) sulla necessità di investire più risorse» nel settore.

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 10 febbraio 2026 del Corriere del Ticino

‘Sì alla giornata informativa obbligatoria anche per le donne, ma da Berna un adeguato indennizzo’

‘Sì alla giornata informativa obbligatoria anche per le donne, ma da Berna un adeguato indennizzo’

Esercito e protezione civile, il governo ticinese favorevole alla proposta messa in consultazione dal Consiglio federale. Tema finanze però da chiarire

Sì all’introduzione di una giornata informativa obbligatoria (anche) per le giovani svizzere sul servizio militare e sulla protezione civile, ma la Confederazione sostenga finanziariamente in maniera adeguata i Cantoni per i relativi costi supplementari. Così il governo ticinese sulla proposta del Consiglio federale di estendere l’obbligo di seguire la giornata informativa, ora sancito per gli uomini, alle donne. Per le quali oggi la partecipazione è facoltativa. E per le quali, a differenza dei giovani connazionali di sesso maschile, il servizio militare resterebbe comunque volontario.

‘Pari opportunità rafforzate’
Il Consiglio di Stato accoglie dunque “positivamente” quanto prospettato da Berna. “Questa iniziativa – scrive Bellinzona all’indirizzo del ministro federale della Difesa Martin Pfister – consente alle partecipanti di acquisire il diritto e il dovere di informarsi in modo approfondito sulla nostra politica di sicurezza, nonché di conoscere le numerose possibilità di impegno e le opportunità di carriera offerte dall’esercito e dalla protezione civile”. In tal modo, rileva il governo cantonale, “lo Stato compie un passo concreto verso una maggiore parità tra donne e uomini, contribuendo al rafforzamento delle pari opportunità”. Non solo. L’introduzione di una giornata informativa obbligatoria per le donne “contribuirà a garantire effettivi a favore del personale dell’esercito e della protezione civile favorendone l’omogeneità”, sottolinea il Consiglio di Stato, osservando che “il presente disegno di legge completa così altre misure attualmente adottate in relazione alle volontà di garantire il necessario effettivo di astretti al servizio”.

‘Onere sproporzionato per i Cantoni’
Nella presa di posizione trasmessa di recente a Berna nel quadro della procedura di consultazione, il governo ticinese affronta anche il capitolo finanziario e al riguardo tiene a evidenziare “l’importanza della collaborazione” tra Confederazione e Cantoni. Sì, perché l’eventuale obbligo anche per le donne di partecipare alla giornata informativa “comporterà dei costi aggiuntivi per i Cantoni”. Ragion per cui Bellinzona propone che la Confederazione “indennizzi in misura adeguata le spese supplementari derivanti dalla formazione”. Per il Consiglio di Stato, il principio dell’indennità “andrebbe fissato in linea di massima a livello di legge”, mentre l’importo “andrebbe disciplinato a livello di ordinanza”. E osserva: “Un’adeguata normativa in materia di indennità coprirebbe quindi i costi supplementari generati dalla Confederazione (esercito e protezione civile sono materie di sua competenza, ndr) secondo il principio della causalità, rafforzerebbe l’accettazione del progetto da parte dei Cantoni e garantirebbe la sicurezza per la pianificazione e per l’esecuzione”. Con l’estensione alle donne dell’obbligo di seguire la giornata informativa vi sarebbe infatti “un raddoppio del numero di partecipanti: a causa della preparazione, dell’attuazione e delle ovvie necessità logistiche ampliate, si prevedono costi supplementari annui pari a circa 3,3 milioni di franchi (costi complessivi stimati in circa 7 milioni di franchi)” sul piano nazionale. “Considerato – prosegue il governo ticinese – come la Confederazione quantifichi i propri costi supplementari annui pari a circa 150’000 franchi, risulta dunque sproporzionato l’onere posto a carico dei Cantoni”.
Insomma, il Consiglio di Stato si dice “favorevole” all’introduzione della giornata informativa obbligatoria anche per le donne, “ritenuto come questa misura rientri nel chiaro interesse della Confederazione, che è in ultima analisi la sola, ed esclusiva, responsabile dell’esercito”. Tornando all’aspetto finanziario, Bellinzona reputa però “inappropriato” – alla luce dei “limitati margini di manovra a livello cantonale”, dell’“elevato onere già derivante da altri compiti imposti dal diritto federale” e del “principio dell’equivalenza fiscale” – che i Cantoni “siano chiamati ad attuare l’estensione della giornata informativa senza un adeguato indennizzo”.
L’estensione alle giovani svizzere dell’obbligo di partecipare alla giornata informativa renderebbe preliminarmente necessaria la modifica della Costituzione federale, tramite votazione popolare. Il nuovo secondo capoverso dell’articolo 59, confezionato da Berna, sarebbe il seguente: “Per le Svizzere il servizio militare è volontario. Sono tenute a partecipare a una manifestazione informativa”. Per il Consiglio federale, come indicato dallo stesso nel comunicare lo scorso novembre l’avvio della consultazione, in caso di accettazione da parte del popolo e dei Cantoni, l’introduzione della giornata informativa obbligatoria per le donne “potrà avvenire il 1° gennaio 2030”.

Ora in Ticino
In Ticino le giornate informative, spiega dal Dipartimento istituzioni il capo della Sezione del militare e della protezione della popolazione (Smpp), il colonnello Smg Ryan Pedevilla, «si svolgono al Centro istruzione della protezione civile a Rivera e a esse sono convocati i cittadini svizzeri maschi che in quell’anno hanno raggiunto la maggiore età». Le giornate, organizzate dalla Smpp, sono più di una e concentrate nel mese di settembre. «Durante questi momenti informativi vengono illustrati ruoli e compiti dell’esercito, del servizio civile e della protezione civile e quindi le varie opportunità che si hanno, nell’ambito della politica di sicurezza della Confederazione, di servire il proprio Paese», ricorda Pedevilla. Nel 2025 le giornate sono state seguite da «1’430 giovani, di cui ottantacinque ragazze, che hanno partecipato a titolo volontario». Le giovani donne, continua Pedevilla, «hanno la possibilità di seguire le giornate insieme ai ragazzi oppure di prendere parte a questi momenti informativi in due sabati e in classi di sole ragazze, con la presenza di ufficiali donne in qualità di relatrici».

Da www.laregione.ch