Mi distraggo? No grazie! La vita vale più di una distrazione

Mi distraggo? No grazie! La vita vale più di una distrazione

Comunicato stampa

Nel mese di gennaio 2026 si è conclusa la prima fase della campagna di prevenzione “Mi distraggo? No grazie!”, promossa nell’ambito del progetto Strade sicure del Dipartimento delle istituzioni, in collaborazione con la Polizia cantonale e le Polizie comunali e con il sostegno del Fondo per la sicurezza stradale. L’iniziativa, avviata il 3 novembre 2025, ha l’obiettivo di richiamare l’attenzione dei conducenti e, più in generale, di tutti gli utenti della strada sui rischi della distrazione e sulle conseguenze che può generare per sé e per gli altri.

La distrazione resta infatti una delle principali cause di sinistri e di situazioni di pericolo sulle strade. L’uso del telefonino per telefonate, messaggi e notifiche, la regolazione del navigatore o delle funzioni del veicolo, così come mangiare, bere o cercare oggetti, sono gesti che possono ridurre drasticamente i tempi di reazione e la capacità di percepire ciò che accade attorno. Anche pochi secondi di disattenzione possono essere sufficienti per trasformare una normale situazione di traffico in un evento grave. 

Nel corso delle settimane di campagna la sensibilizzazione è avvenuta in modo capillare attraverso diversi canali, con l’intento di raggiungere pubblici differenti e di incidere sui comportamenti quotidiani che più facilmente portano a “staccare” l’attenzione dalla strada. L’iniziativa ha previsto la presenza di affissioni e materiali informativi sul territorio, la diffusione di flyer e adesivi, nonché la pubblicazione online e sui social di tre filmati che rappresentano situazioni quotidiane vissute da automobilisti e ciclisti. 
Per favorire riconoscimento e consapevolezza, la campagna ha visto l’introduzione del personaggio di fantasia “Mix Distraggo”, appositamente creato per incarnare la distrazione con un approccio ironico ma incisivo. Un quiz interattivo pubblicato sulla pagina dedicata di Strade sicure ha inoltre permesso di mettere alla prova la propria attenzione e conoscenza dei rischi. La campagna è stata ulteriormente sostenuta da contenuti diffusi sui profili ufficiali della Polizia cantonale e dalla distribuzione di volantini informativi presso i posti di polizia e in occasione di controlli preventivi. 

Accanto all’attività di sensibilizzazione, prima e durante il periodo della campagna sono stati effettuati controlli mirati sul territorio. In questo contesto, si è registrato un aumento delle infrazioni di circa l’11% rispetto all’anno precedente. Nel dettaglio, nell’ottobre 2025 sono state elevate 1’154 contravvenzioni, in novembre 378 e in dicembre 408, per un totale di 1’940 contravvenzioni (nel 2024: 1’748). Di queste, 1’867 sono state comminate mediante multe disciplinari (OMD) (nel 2024: 1’656) e 73 con procedura ordinaria, intimata dall’Ufficio giuridico della Sezione della circolazione (nel 2024: 92).

Tra le denunce effettuate figurano diversi comportamenti particolarmente pericolosi. In un caso, un conducente è stato sorpreso mentre guardava un film sul telefono cellulare con il veicolo in movimento; in un altro, un automobilista ha lasciato il voltante con entrambe le mani, in autostrada, per fotografare e filmare il panorama, circolando sulla corsia centrale a una velocità inferiore al minimo consentito. Sono stati infine denunciati un conducente sorpreso mentre effettuava una videochiamata alla guida e un altro intento a leggere documenti mentre era al volante.
La sicurezza stradale è una responsabilità condivisa. Con questa iniziativa, il Dipartimento delle istituzioni, la Polizia cantonale e le Polizie comunali ribadiscono il proprio impegno costante nella
prevenzione e nella promozione di comportamenti responsabili, invitando tutti e tutte a un comportamento attento, responsabile e rispettoso sulle nostre strade, perché la vita vale più di una
distrazione. La campagna proseguirà anche nel 2026 con iniziative puntuali, attività informative e controlli mirati nell’ambito del progetto Strade sicure.

Ulteriori informazioni e i materiali della campagna, incluso il quiz, restano disponibili su www.stradesicure.ch

Roccia nella tempesta

Roccia nella tempesta

Sotto la guida del Consigliere di Stato Norman Gobbi (Lega dei Ticinesi), il Canton Ticino verifica da oltre dieci anni gli estratti del casellario giudiziale di cittadini UE nell’ambito delle domande di permesso di soggiorno o di lavoro frontaliero – sebbene gli accordi bilaterali lo vietino in linea di principio.

Ecco cosa è successo
Secondo un’inchiesta di «Tamedia», il Canton Ticino viola da oltre dieci anni gli accordi bilaterali tra la Svizzera e l’UE: sebbene le autorità svizzere non possano controllare gli estratti del casellario giudiziale di cittadini UE nell’ambito di richieste di permesso di soggiorno o di lavoro frontaliero senza un sospetto concreto, la “Sonnenstube” della Svizzera, sotto la direzione del responsabile del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi (Lega dei Ticinesi), fa esattamente questo – dall’aprile 2015.

Il fattore eroico
Già nel giugno 2015 la Confederazione aveva invitato il Canton Ticino, tramite lettera, a revocare il controllo degli estratti del casellario giudiziale. Anche l’ambasciatore svizzero a Roma è stato convocato presso il Ministero degli Esteri italiano a causa della vicenda.
Nonostante le critiche provenienti da Berna e Roma, il direttore del Dipartimento delle istituzioni Gobbi resta fermo nella sua posizione: la misura sarebbe una reazione a diversi gravi reati commessi nel Cantone da cittadini italiani con precedenti penali. «Si tratta di una misura adottata per proteggere la popolazione ticinese», ha dichiarato a «Tamedia».
E questo ancora oggi: «Ci consente di effettuare accertamenti approfonditi e di impedire l’ingresso in Svizzera di stranieri con precedenti penali», ha spiegato recentemente Gobbi al «Tagblatt».
Il Cantone intende mantenere la misura fino a quando non sarà disponibile un’«alternativa sostenibile».
Questa alternativa potrebbe arrivare a breve: con un’iniziativa cantonale, il Canton Ticino chiede la legittimazione della propria prassi – la richiesta è attualmente pendente a Berna. Parallelamente, il Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP) sta valutando se l’ottenimento degli estratti del casellario giudiziale possa essere consentito nell’ambito dell’adesione alla banca dati europea sulla criminalità. Allo stesso tempo, anche il Consiglio federale sta esaminando l’eventualità di un accordo bilaterale con l’Italia.

Come potrebbe perdere lo status di eroe
Norman Gobbi potrebbe ancora cedere alla pressione proveniente da Berna e Bruxelles e revocare anticipatamente la prassi ticinese. Non lo riteniamo probabile: chi resta saldo per oltre un decennio, con ogni probabilità continuerà a esserlo.

Da www.nebelspalter.ch

Sirene d’allarme, prova superata

Sirene d’allarme, prova superata

“La verifica dei dispositivi è importante per essere pronti in caso di emergenza”

Pochi secondi di brivido, uno sguardo all’orologio. Sono le 13.30 del primo mercoledì di febbraio. Tutto nella norma. È un appuntamento fisso fin dagli anni Settanta quello con la prova delle sirene che, anche per il 2026, è stata superata. Come ha fatto sapere l’Ufficio federale della protezione della popolazione, il 99 per cento dei 5’000 dispositivi fissi ha funzionato in modo ineccepibile.
In Ticino mercoledì scorso sono stati attivati i 416 dispositivi di Allarme generale che hanno rotto il silenzio con il loro suono modulato e continuo. Nel pomeriggio è stato anche testato il segnale di allarme acqua nelle zone situate a valle delle dighe.
«Un sistema di allarme è credibile solo se viene controllato con regolarità. – sottolinea Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni – La prova annuale consente di verificare che ogni componente funzioni correttamente e di intervenire prontamente in caso di criticità».

Prova superata in Ticino
Come rende noto la Sezione del militare e della protezione della popolazione, dal primo rapporto intermedio emerge che l’azionamento delle sirene dalle centrali d’allarme si è svolto regolarmente e senza criticità rilevanti. La verifica del funzionamento e dell’efficacia dei dispositivi può pertanto considerarsi superata.
La prova annuale del sistema permette non solo di testare le sirene ma anche di ricordare alla cittadinanza come comportarsi in caso di emergenza. Nell’eventualità di un vero Allarme generale, la popolazione è infatti invitata a seguire tre indicazioni fondamentali: ascoltare la radio, seguire le istruzioni delle autorità e informare i vicini.  
«La sicurezza è un obiettivo condiviso e il risultato di un lavoro costante – precisa Gobbi – Le istituzioni garantiscono infrastrutture affidabili, ma anche la responsabilità individuale, l’attenzione e la consapevolezza dei cittadini fanno parte del sistema di protezione».

Un sistema utile anche nella vita quotidiana
Il 29 dicembre del 2020 le sirene si attivarono nel comune di 3’000 abitanti di Rorbas nel Canton Zurigo. Accendendo la radio, i residenti hanno scoperto il motivo dell’allarme: l’acqua corrente era stata contaminata e doveva essere fatta bollire prima di essere bevuta. Un caso che ricorda come le sirene non servano solo per scenari estremi come una guerra, ma anche per emergenze concrete e locali che richiedono un’informazione rapida alla popolazione.
La giornata di test è servita anche a verificare la diffusione delle notifiche tramite l’app Alertswiss. In parallelo all’allarme generale, ogni Cantone ha inviato una notifica di livello “Informazione”, che non attiva segnali acustici sugli smartphone, ma consente di testare la corretta ricezione dei messaggi ufficiali. Dal suo lancio nel 2018, l’applicazione è stata installata su oltre 2,3 milioni di dispositivi e viene utilizzata regolarmente dalle autorità per informare la popolazione in caso di eventi rilevanti.
«Le sirene attirano l’attenzione immediata, ma oggi la protezione della popolazione passa anche da strumenti digitali – conclude Gobbi – Alertswiss permette di fornire indicazioni chiare e aggiornate, completando in modo efficace il sistema di allarme tradizionale».

Con GERES, il Ticino modernizza la piattaforma cantonale concernente i dati della popolazione

Con GERES, il Ticino modernizza la piattaforma cantonale concernente i dati della popolazione

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha approvato – su proposta del Dipartimento delle istituzioni – un messaggio che prevede un investimento di 4,2 milioni di franchi per l’adozione di GERES quale nuovo sistema centrale per la raccolta dei dati della popolazione, in sostituzione dell’attuale applicativo Movpop. Già utilizzata da 18 Cantoni, la piattaforma è in continua evoluzione e garantisce standard tecnici adeguati, interoperabilità tra livelli comunale, cantonale e federale e maggiore sicurezza e qualità dei dati. Il progetto rafforza la digitalizzazione dei servizi pubblici e pone le basi per un’Amministrazione più efficiente e orientata alla semplificazione dei processi.
Attraverso il messaggio approvato il 4 febbraio 2026, il Consiglio di Stato dà seguito alla strategia cantonale per la trasformazione digitale investendo nella piattaforma informatica GERES come nuovo sistema centrale per la raccolta, l’armonizzazione e lo scambio dei dati degli Uffici controllo abitanti comunali. L’attuale applicativo Movpop, in uso dal 2000, ha garantito per anni il corretto funzionamento delle attività legate ai registri della popolazione, ma sta raggiungendo il termine del proprio ciclo di vita. Questo passo segna dunque una svolta nella digitalizzazione dei servizi pubblici, garantendo standard tecnici attuali e interoperabilità a livello cantonale, comunale e federale.    

Il Sistema GERES  
Già adottato da 18 Cantoni in Svizzera (16 quali membri della GERES-Community mentre i Cantoni Zurigo e Berna come proprietari dell’applicativo), il sistema GERES rappresenta una soluzione consolidata e condivisa che permette di ripartire i costi di sviluppo e manutenzione, favorire l’evoluzione continua della piattaforma e assicurare un elevato grado di interoperabilità tra i sistemi comunali, cantonali e federali.   La nuova soluzione si configura come un’infrastruttura centrale e interdisciplinare, progettata per supportare numerosi compiti amministrativi e statistici, migliorare la qualità dei dati e consentire una trasmissione più efficiente e tempestiva delle informazioni, in particolare verso le autorità federali. Il progetto prevede uno stanziamento di credito di investimento complessivo di 4,2 milioni di franchi per l’acquisizione della piattaforma, per gli adeguamenti tecnici e per le risorse umane indispensabili affinché sia garantita una transizione ordinata e coerente dal prodotto attualmente in uso.    

I vantaggi di GERES  
L’adozione della piattaforma GERES consentirà al Cantone di:  

  • adeguarsi pienamente agli standard eCH richiesti per lo scambio elettronico dei dati, favorendo l’interoperabilità con i sistemi federali e comunali;
  • ridurre i rischi di obsolescenza tecnologica legati all’attuale banca dati, garantendo continuità, sicurezza e qualità dei dati;
  • creare un’infrastruttura moderna e modulabile, in grado di supportare futuri sviluppi digitali nei processi amministrativi, nelle statistiche e in ulteriori servizi pubblici;
  • alleggerire la pressione sugli investimenti interni attraverso la condivisione di costi di sviluppo e manutenzione con altri Cantoni.    

Sviluppo dell’amministrazione digitale: un passo ulteriore  
Con l’introduzione di GERES, il Cantone Ticino si allinea agli standard federali e consolida il trattamento trasversale dei dati della popolazione, ponendo le basi per un’Amministrazione più efficiente, interoperabile e orientata allo sviluppo di servizi digitali integrati. Il Dipartimento delle istituzioni conferma inoltre la volontà di orientare il proprio operato alla semplificazione delle procedure che coinvolgono cittadini, Comuni, istituzioni pubbliche e private, valorizzando appieno le potenzialità offerte dalle nuove tecnologie digitali, a beneficio dell’utenza.

Keine Personenfreizügigkeit für Kriminelle: Dieser Kanton trotzt Brüssel und Bern

Keine Personenfreizügigkeit für Kriminelle: Dieser Kanton trotzt Brüssel und Bern

Die bilateralen Verträge erlauben keinen systematischen Blick in das Strafregister von EU-Bürgern. Ein Kanton tut das trotzdem – weil ein vorbestrafter Italiener eine Bluttat beging.

Christoph Mörgeli wusste es genau. Ohne die «verfehlte Personenfreizügigkeit hätte es eine Katastrophe von Crans-Montana überhaupt nicht gegeben» , schrieb der «Weltwoche»-Journalist. Ohne die bilateralen Verträge, so Mörgeli weiter, hätte sich der vorbestrafte Franzose Jacques Moretti, der Besitzer und Betreiber der Bar Le Constellation, gar nicht in der Schweiz niederlassen dürfen. Hat der frühere Zürcher SVP-Nationalrat recht? Vielleicht. Mehr dazu am Schluss.
Tatsache ist: Seit Einführung des freien Personenverkehrs darf die Schweiz eine allfällige kriminelle Vergangenheit von Personen aus EU/Efta-Ländern nicht mehr systematisch überprüfen. Strafregisterauszüge einfordern dürfen die Behörden nur noch, wenn sie über konkrete Verdachtsmomente verfügen, dass eine Person eine Gefahr für die öffentliche Ordnung und Sicherheit darstellen könnte. Das ist etwa bei Mitgliedern des organisierten Verbrechens, Terroristen, Menschen- und Drogenhändlern der Fall. Ebenso bei Personen, die schwere Delikte gegen Leib und Leben begangen haben.

Tessin winkt nicht blind durch
Ein Kanton sträubt sich dagegen, Aufenthalts- und Grenzgängerbewilligungen quasi blind durchzuwinken. Seit April 2015 verlangt die Tessiner Regierung von EU/Efta-Bürgern flächendeckend einen Strafregisterauszug. Sicherheitsdirektor Norman Gobbi von der Rechtspartei Lega dei Ticinesi reagierte damals auf mehrere schwere Verbrechen, die vorbestrafte Italiener auf Tessiner Boden verübt hatten. So schoss ein Italiener in Losone auf zwei Türken, einen davon traf er tödlich. Als die Migrationsbehörden dem Mann die Aufenthaltsbewilligung erteilt hatten, wussten sie nicht, dass der Täter in Italien zu zwei mehrjährigen Haftstrafen wegen bewaffneten Raubs verurteilt worden war.
Im Tessin stiess die Massnahme auf parteiübergreifende Unterstützung, auch von der damaligen SP-Nationalrätin und heutigen Regierungsrätin Marina Carobbio. Verschnupft reagierte hingegen Bern. Der für die Migration zuständige Staatssekretär Mario Gattiker forderte Gobbi im Juni 2015 in einem Brief dazu auf, die Massnahme zurückzunehmen und sich an die bilateralen Verträge zu halten .
Doch Gobbi blieb hart. Es handle sich um eine vorübergehende Massnahme zum Schutz der Tessiner Bevölkerung, welche die Personenfreizügigkeit in keiner Weise einschränke, antwortete er dem Staatssekretariat für Migration. Zwei Jahre später schien der Kanton Tessin doch noch einzulenken, um ein letztes Hindernis für den Abschluss eines neuen Grenzgänger-Steuerabkommens mit Italien aus dem Weg zu räumen. Der Regierungsrat kündigte an, künftig auf ein System des freiwilligen Vorzeigens von Strafregisterauszügen zu bauen.  Umgesetzt wurde die Ankündigung jedoch nie, weil sich die Alternative als nicht praktikabel herausgestellt habe, wie die Justizdirektion sagt.
Auf Anfrage dieser Zeitung verteidigt Regierungsrat Gobbi das Vorgehen, das den Regeln der Personenfreizügigkeit widerspricht: «Es handelt sich um eine ausserordentliche Massnahme. Das Verlangen von Strafregisterauszügen ermöglicht es uns, vertiefte Abklärungen zu treffen und die Einreise von vorbestraften Ausländern in die Schweiz zu verhindern, sofern die gesetzlichen Voraussetzungen dafür erfüllt sind.» Die Massnahme diene dem Schutz aller Einwohner im Kanton Tessin, Schweizerinnen und Schweizer sowie auch Ausländerinnen und Ausländer. Der Tessin wolle daran festhalten, «bis eine tragfähige Alternative zur Verfügung steht».

Bilaterales Abkommen in Prüfung
Der Bundesrat prüft derzeit, ob ein bilaterales Abkommen mit Italien zum Austausch von Strafregisterauszügen möglich wäre. Den Auftrag dazu erteilt hat das Parlament. Es sorgt sich darum, dass die Mafia hierzulande stärker Fuss fassen könnte.  Parallel dazu strebt die Schweiz den Beitritt zu «Ecris» an. Dabei handelt es sich um ein System, in dem alle Strafregisterdatenbanken der EU-Staaten miteinander verknüpft sind. Der Bundesrat hat jedoch bereits betont, dass das systematische Abfragen von Strafregisterauszügen auch in diesem Kontext unzulässig bleibt.  Immer noch hängig sind zwei Tessiner Standesinitiativen und eine Fraktionsmotion der SVP mit dem Ziel, EU-Bürger auf Herz und Nieren zu prüfen, bevor sie sich in der Schweiz installieren.

https://www.aargauerzeitung.ch/schweiz/personenfreizuegigkeit-kanton-tessin-trotzt-bruessel-und-bern-ld.4113023

Traduzione:

I trattati bilaterali non consentono un controllo sistematico dei casellari giudiziali dei cittadini dell’UE. Un Cantone lo fa comunque – perché un italiano con precedenti penali ha commesso un delitto di sangue.
Christoph Mörgeli lo sapeva bene. Senza la «mal riuscita libera circolazione delle persone non ci sarebbe stata affatto la tragedia di Crans-Montana», ha scritto il giornalista della Weltwoche. Senza i trattati bilaterali, prosegue Mörgeli, il francese con precedenti penali Jacques Moretti, proprietario e gestore del bar Le Constellation, non avrebbe nemmeno potuto stabilirsi in Svizzera. L’ex consigliere nazionale zurighese dell’UDC ha ragione? Forse. Ne parleremo più avanti.
Il fatto è questo: dall’introduzione della libera circolazione delle persone, la Svizzera non può più verificare in modo sistematico un’eventuale passata attività criminale di persone provenienti da Paesi UE/AELS. Le autorità possono richiedere estratti del casellario giudiziale solo se dispongono di indizi concreti che una persona possa costituire una minaccia per l’ordine e la sicurezza pubblici. È il caso, ad esempio, di membri della criminalità organizzata, terroristi, trafficanti di esseri umani o di droga. Lo stesso vale per persone che hanno commesso gravi reati contro l’integrità fisica e la vita.

Il Ticino non timbra alla cieca
Un Cantone si oppone a concedere quasi automaticamente permessi di soggiorno e per frontalieri. Dall’aprile 2015 il Governo ticinese richiede in modo generalizzato un estratto del casellario giudiziale ai cittadini UE/AELS. Il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, del partito di destra Lega dei Ticinesi, reagì allora a diversi gravi reati commessi sul suolo ticinese da italiani con precedenti penali. Così, a Losone, un italiano sparò a due turchi, uccidendone uno. Quando le autorità migratorie gli avevano rilasciato il permesso di soggiorno, non sapevano che in Italia l’autore era stato condannato a due pene detentive pluriennali per rapina a mano armata.
In Ticino la misura incontrò un sostegno trasversale ai partiti, anche da parte dell’allora consigliera nazionale socialista e oggi consigliera di Stato Marina Carobbio. Berna, invece, reagì infastidita. Nel giugno 2015 il segretario di Stato competente per la migrazione, Mario Gattiker, chiese a Gobbi, in una lettera, di revocare la misura e di attenersi ai trattati bilaterali.
Gobbi però rimase fermo sulle sue posizioni. Si trattava di una misura temporanea a tutela della popolazione ticinese, che non limitava in alcun modo la libera circolazione delle persone, rispose alla Segreteria di Stato della migrazione. Due anni dopo il Cantone Ticino sembrò infine cedere, per rimuovere un ultimo ostacolo alla conclusione di un nuovo accordo fiscale sui frontalieri con l’Italia. Il Consiglio di Stato annunciò che in futuro si sarebbe fatto affidamento su un sistema di presentazione volontaria degli estratti del casellario giudiziale. Tuttavia, l’annuncio non è mai stato attuato, perché l’alternativa si è rivelata impraticabile, come afferma il Dipartimento di giustizia.
Interpellato da questo giornale, il consigliere di Stato Gobbi difende la procedura, che contrasta con le regole della libera circolazione delle persone: «Si tratta di una misura straordinaria. La richiesta degli estratti del casellario giudiziale ci consente di effettuare verifiche approfondite e di impedire l’ingresso in Svizzera di stranieri con precedenti penali, qualora siano soddisfatte le condizioni legali». La misura serve a proteggere tutti i residenti del Cantone Ticino, svizzere e svizzeri, così come straniere e stranieri. Il Ticino intende mantenerla «fino a quando non sarà disponibile un’alternativa sostenibile».

Accordo bilaterale in esame
Il Consiglio federale sta attualmente esaminando se sia possibile un accordo bilaterale con l’Italia per lo scambio di estratti dei casellari giudiziali. Il mandato in tal senso è stato conferito dal Parlamento, preoccupato che la mafia possa radicarsi maggiormente nel nostro Paese. Parallelamente, la Svizzera punta ad aderire a «Ecris», un sistema che collega tra loro tutte le banche dati dei casellari giudiziali degli Stati dell’UE. Il Consiglio federale ha però già sottolineato che anche in questo contesto il controllo sistematico degli estratti dei casellari giudiziali rimane inammissibile. Restano tuttora pendenti due iniziative cantonali ticinesi e una mozione di gruppo dell’UDC con l’obiettivo di sottoporre i cittadini dell’UE a controlli approfonditi prima che si stabiliscano in Svizzera.

Il presidente Gobbi in visita ai “Trenta”

Il presidente Gobbi in visita ai “Trenta”

Autorità in visita al Battaglione 30: focus sull’impiego di supporto durante il WEF

Temperature rigide e neve sul terreno hanno fatto da cornice alla visita delle autorità al Battaglione fanteria di montagna 30 a Hinterrhein. Un’occasione per offrire una panoramica concreta su addestramento, capacità operative e supporto alle autorità civili con la partecipazione di ex comandanti del “Trenta”, rappresentanti della polizia, delle società militari e dei circoli d’arma ticinesi, oltre a esponenti della società civile.

Sul terreno: autorità e capacità operative
Presente anche il presidente del Consiglio di Stato ticinese e direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, che ha partecipato alla visita accanto a diverse autorità militari e istituzionali. Con lui anche il divisionario Maurizio Dattrino, il capo della Sezione del militare e della protezione della popolazione del Canton Ticino Ryan Pedevilla e il capo dell’Ufficio del militare e della protezione civile del Canton Grigioni Pascal Porchet.
La giornata si è svolta con una serie di dimostrazioni operative, dall’impiego dei mortai agli esercizi di tiro di precisione, fino alle prove di tiro in movimento con veicoli blindati. Gli ospiti hanno potuto osservare da vicino l’efficacia dei mezzi e delle procedure di impiego in contesti complessi.

Coordinamento e sicurezza: il “Trenta” al servizio del Paese
Per il comandante del battaglione, il tenente colonnello SMG Tommaso Righenzi, la visita ha assunto un significato ancora più speciale: si è trattato infatti del suo ultimo corso di ripetizione alla guida dei “Trenta”. Nell’occasione, il comandante ha illustrato il ruolo del reparto nell’ambito del servizio svolto a supporto della Polizia cantonale grigionese in occasione del World Economic Forum (WEF), sottolineando l’importanza di una stretta collaborazione tra autorità civili e militari. «La sicurezza, tema sempre più rilevante e dibattuto, è un obiettivo condiviso che si costruisce anche grazie a questa preziosa sinergia – ha commentato il presidente Gobbi. L’impiego a supporto della Polizia cantonale grigionese durante il WEF dimostra quanto sia importante essere pronti e coordinati, in ogni situazione».

Missione e identità del battaglione
Il Battaglione fanteria di montagna 30 ha come missione principale quella di difendere. Nell’attuale corso, il focus è stato rivolto in particolare alla sicurezza e protezione, con una preparazione mirata anche ai compiti di sostegno alle forze di polizia. Negli ultimi anni il reparto ha svolto numerose attività di addestramento, tra cui esercitazioni nel combattimento in località, di giorno e di notte, oltre all’impiego di nuovi armamenti.
Il “Trenta” è inoltre un reparto con una connotazione particolare: è infatti l’unico battaglione di fanteria di lingua madre italiana all’interno dell’Esercito. Un elemento che rafforza l’identità ticinese e italofona del battaglione: per molti militi, dopo la scuola reclute o la formazione quadri, rappresenta anche un’occasione unica per poter parlare italiano con i propri camerati durante il servizio.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 1 febbraio 2026 de Il Mattino della domenica