«Per sviluppare il Locarnese ora serve un unico Comune»

«Per sviluppare il Locarnese ora serve un unico Comune»

Il consigliere di Stato Norman Gobbi commenta gli esiti dei laboratori al Palexpo dedicati alle aggregazioni «La strada è ancora lunga ma è un primo passo incoraggiante, che offre ai Municipi un elemento concreto su cui riflettere»

«Dal lavoro svolto emerge un’indicazione chiara: tra gli scenari analizzati, quello di un unico Comune è stato ritenuto il più idoneo a sviluppare il potenziale del Locarnese. È un risultato che accolgo con soddisfazione, perché ho sempre creduto nelle aggregazioni comunali come opportunità per rafforzare i territori e migliorare la capacità di progettare il futuro». È con queste parole che il consigliere di Stato Norman Gobbi commenta al Corriere del Ticino i risultati dei due giorni di laboratorio dedicati alle aggregazioni, che si sono conclusi al Palexpo di Locarno sabato pomeriggio.
Più di 170 persone, rappresentative delle sette località coinvolte nelle riflessioni (oltre alla Città, anche Losone, Minusio, Orselina, Tenero, Brione sopra Minusio più Mergoscia) e divise per settori tematici, hanno preso parte a una serie di riflessioni guidate dalla Sezione degli Enti locali. La strada, però, è ancora lunga, sottolinea ancora il titolare del Dipartimento istituzioni, «ma è un primo passo incoraggiante, che offre ai Municipi un elemento concreto su cui riflettere ».

Una base di dati oggettivi
«Naturalmente, non bisogna avere l’illusione che questo si traduca automaticamente in un’istanza formale di aggregazione. Il laboratorio non aveva questo obiettivo. Il suo scopo era mettere a disposizione dei Comuni elementi oggettivi di valutazione, legati in particolare alla qualità di vita e allo sviluppo futuro del comprensorio, affinché i Municipi possano ora discutere al loro interno i possibili passi successivi. Resta tuttavia un dato di fondo: il Locarnese non può permettersi di perdere velocità. In Ticino vediamo sempre più spesso come i territori che hanno scelto di aggregarsi riescano a muoversi con maggiore forza e capacità progettuale, soprattutto quando si tratta di sviluppare progetti di portata regionale».

«Stimolare il dibattito»
Ora, il passo successivo spetta agli Esecutivi: «Il Cantone accompagna questo percorso nel pieno rispetto dell’autonomia comunale e senza imporre soluzioni dall’alto. Il nostro obiettivo è continuare a stimolare il dibattito e favorire una riflessione condivisa che aiuti il territorio a individuare le soluzioni più adeguate e sostenibili. Se le realtà locali decideranno di fare questo passo, il Dipartimento delle istituzioni sarà pronto a fare la sua parte». Positivo anche il parere del sindaco di Locarno, Nicola Pini, impegnato in una delle venti squadre all’opera sui dieci «capitoli» individuati dal Cantone per capire il migliore assetto istituzionale nei prossimi dieci o quindici anni: «Dando uno sguardo ai tabelloni e ascoltando la discussione conclusiva, mi è sembrato che alcuni preconcetti verso l’aggregazione si siano attenuati. Non significa che la scelta sia fatta, ma si riconosce che l’idea ha una sua logica e potrebbe portare benefici. Ora bisognerà analizzare tutto nel dettaglio, ma almeno si è arrivati al punto di dire: forse vale la pena pensarci seriamente».

«Una nuova mentalità»
Secondo il timoniere di Palazzo Marcacci, questo singolare appuntamento – che ha coinvolto municipali, consiglieri comunali, ma pure cittadine e cittadini comuni oltre a rappresentati di aziende – ha «inaugurato un nuovo modo di lavorare. Abbiamo affrontato il tema cercando di mettere sul tavolo elementi il più possibile oggettivi, così che la decisione finale, dei Municipi, dei Consigli comunali o, se necessario, della popolazione, possa poggiare su basi solide». Le due sessioni di lavoro sono state concluse da altrettanti momenti conviviali, con un pranzo e una cena a base – per quanto possibile – di prodotti locali.

In arrivo il rapporto
«Condividere un pasto, scambiare due parole davanti a un bicchiere di vino o a un dolce aiuta ad abbattere barriere e incomprensioni, favorendo un dialogo più autentico e la ricerca di soluzioni condivise», evidenzia il caposezione degli Enti locali Marzio Della Santa.
È lui, infine, a illustrare quali saranno le prossime tappe: «Ora raccoglieremo il materiale prodotto e redigeremo un rapporto finale, che consegneremo ai gruppi tecnici e politici che hanno seguito questo progetto. Sarà una sintesi oggettiva, senza giudizi, che proporremo di condividere sia con i partecipanti sia, auspicabilmente, con la popolazione, attraverso momenti informativi dedicati».

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 9 marzo 2026 del Corriere del Ticino

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Sette comuni del Locarnese a confronto sul futuro
Un laboratorio riunisce politici e gruppi d’interesse della società civile per discutere il futuro istituzionale di una regione che, dice Della Santa, “è in perdita di velocità”

Il Locarnese rimane l’unica regione ticinese frammentata e poco aggregata, ma qualcosa potrebbe cambiare. Sette Comuni stanno prendendo parte a un laboratorio, per confrontarsi sui bisogni e per capire se rimanere soli sia ancora la via più vantaggiosa.
A dialogare sono Locarno, Losone, Minusio, Brione sopra Minusio, Orselina, Tenero-Contra e Mergoscia, che hanno messo a confronto rappresentanti politici, ma anche di gruppi di interesse e della società civile.
Ogni postazione si è dedicata a un target su cui riflettere: giovani, anziani, imprese, villeggianti, per esempio. Imparare a dialogare per rispondere a una domanda di fondo: per garantire il benessere che vogliamo, separati è ancora la via migliore? “È bello aver intavolato una discussione”, dice al microfono del Quotidiano, il sindaco di Locarno, Nicola Pini: “Trovarsi, parlare e mettere sul tavolo degli elementi oggettivi che poi permetteranno ai Municipi, ai Consigli comunali e, in ultima battuta, alla cittadinanza, di decidere con consapevolezza quale sarà il futuro istituzionale della regione”.
Due gli scenari di aggregazione in analisi: uno urbano, l’altro peri-urbano. Minusio è l’unico comune che, per così dire, ha due piedi in due scarpe. Dire che, comunque andrà, Minusio sarà della partita, secondo il sindaco Renato Mondada, “al momento attuale è un po’ prematuro. Dovremo discuterne in Municipio e condividere le nostre riflessioni con i nostri gruppi. Ma, secondo me, il fatto di approfondire due scenari, ci dà degli elementi in più per poi prendere una decisione”.
Domani, sabato, si tireranno le somme, che sfoceranno in un rapporto finale. E se dovesse uscire un “no” all’aggregazione? “L’importante è che durante queste due giornate emergano delle proposte”, risponde Marzio Della Santa, capo della Sezione Enti locali: “Proposte concrete, volte a preservare o ad accrescere il livello di benessere nei prossimi 10-15 anni. Questo sarà già un contenuto forte, che servirà alla politica locale. Detto questo, è pur sempre vero che i Comuni mantengono la loro piena autonomia decisionale. Spetterà ai Municipi decidere se andare, o no, verso un percorso aggregativo. Se però guardiamo gli altri distretti e capoluoghi di tutto il cantone, quella che osserviamo è una perdita di velocità nel Locarnese”.
Si vedranno dunque i risultati di quella che già è stata una sorta di prima prova di aggregazione.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Sette-comuni-del-Locarnese-a-confronto-sul-futuro–3572343.html

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Si parla di aggregazioni nel Locarnese. Ed è già una notizia

Circa 170 rappresentanti di autorità comunali, società civile e mondo economico di sette comuni partecipano al laboratorio promosso dal Cantone
Il Locarnese può mantenere il suo elevato grado di benessere anche con l’attuale configurazione istituzionale o è davvero arrivato il momento di ridisegnare il territorio attraverso delle aggregazioni? È la domanda di fondo alla quale cercano di dare risposta le circa 170 persone tra rappresentanti delle autorità comunali, della società civile e del mondo economico appartenenti a sette Comuni della regione (Locarno, Losone, Brione sopra Minusio, Orselina, Minusio, Tenero-Contra e Mergoscia) che oggi pomeriggio (e domani mattina) al Palazzetto Fevi di Locarno si sono ritrovate a discutere – e questa è già una notizia – del presente ma soprattutto del futuro, che oggi più che mai potrebbe appunto far rima con aggregazioni.

Norman Gobbi: ‘L’elevata qualità di vita potrebbe non bastare per affrontare le sfide di domani’
«Il fatto che queste persone si siano messe a disposizione e siano qui a parlarne, è forse l’aspetto più positivo – afferma il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi –. Il Locarnese, a differenza delle altre principali regioni del Ticino, non ha ancora messo in atto un’ampia politica aggregativa delle aree urbane e questa potrebbe rivelarsi una criticità nell’affrontare le sfide di oggi e soprattutto essere pronti per quelle di domani. Come è emerso anche in tutti gli incontri con le autorità dei vari Comuni, la qualità di vita qui è molto elevata, ma questa qualità va preservata e in ogni caso da sola potrebbe non bastare, bisogna mettersi in discussione e superare certe paure».
Per provare a dare una “spinta” in questa direzione, è stato quindi avviato un processo partecipativo, scaturito dal dialogo avviato nel corso del 2024 tra il Dipartimento delle istituzioni e i Municipi della regione, a seguito del quale è emersa la disponibilità di alcuni Comuni – si fa notare in particolare l’assenza di Ascona, ma non solo (ad esempio Muralto) – ad approfondire possibili forme di collaborazione istituzionale. Su questa base è partita una fase di pre-studio finalizzata a raccogliere informazioni e valutazioni condivise a supporto delle future decisioni politiche, che va detto spetterà sempre ai vari enti locali prendere, in completa autonomia. Informazioni raccolte in particolare attraverso un sondaggio (bilancio partecipato) sottoposto alla popolazione e alle aziende dei Comuni coinvolti – dal quale è appunto emerso come in generale il grado di soddisfazione per benessere e qualità di vita sia piuttosto elevato – le cui risultanze fungono da punto di partenza proprio per il laboratorio del Fevi. Un cambio quindi di approccio, da parte delle autorità cantonali, rispetto al passato… «Le ultime aggregazioni – spiega ancora Gobbi –, soprattutto nelle città (penso in particolar modo a Bellinzona, dove sembrava impossibile raggiungere questo obiettivo), sono partite dal basso. Il Cantone oltre quindici anni fa aveva già provato a spingere per un’unione urbana (la sponda sinistra della Maggia, nel 2011, ndr) ma era stata bocciata in maniera netta dalla popolazione. Abbiamo quindi cercato di cambiare approccio facendo ragionare assieme le persone e coinvolgendole sin dall’inizio, per far loro capire che il Locarnese rischia di rimanere indietro se non fa un passo nella direzione di un rafforzamento della governance territoriale. Quindi l’auspicio è che se anche questa iniziativa non dovesse portare a passi concreti in ambito aggregativo, possa perlomeno portare questa regione a essere più preparata e strutturata per affrontare il futuro».

Lavoro a gruppi per individuare il miglior scenario
La prima mezza giornata dei lavori, coordinati dalla Sezione degli enti locali, ha visto i partecipanti suddivisi in venti gruppi – dieci per ciascuno dei due scenari aggregativi previsti, quello urbano con Locarno, Losone, Orselina, Brione sopra Minusio, Minusio e quello periurbano con ancora quest’ultimo Comune unito a Mergoscia e Tenero-Contra – in rappresentanza di vari pubblici di riferimento come adulti, anziani, giovani, ma anche villeggianti e aziende dei vari settori. Gruppi chiamati, anche sulla scorta dei risultati del bilancio partecipato, ad analizzare la situazione attuale e identificare le principali sfide e prospettive di sviluppo su un orizzonte temporale di 10-15 anni, in relazione a temi quali ad esempio invecchiamento della popolazione, digitalizzazione, economia, mondo del lavoro, sicurezza, mobilità e via dicendo. Arrivando infine a individuare gli elementi positivi del territorio e quelli che invece rappresentano delle criticità, che verranno riprese nella mattinata di domani, incentrata sull’identificazione delle possibili misure e sulla valutazione dei due assetti istituzionali proposti, con l’obiettivo di individuare il modello più idoneo a sostenere le priorità emerse durante i lavori.
«Questo workshop rappresenta un’occasione unica per riflettere liberi da vincoli sul futuro, da cogliere non chiedendosi cosa un’aggregazione potrebbe portare al proprio Comune, bensì cosa quest’ultimo possa mettere sul piatto a beneficio di tutti» ha sottolineato in apertura il presidente dell’Ente regionale di sviluppo, Giacomo Garzoli. Un’opportunità che ha voluto cogliere appieno Minusio, che ha chiesto di venir incluso (unico Comune) in entrambi gli scenari… «È la dimostrazione che vogliamo affrontare la questione fino in fondo e senza scuse – la spiegazione del sindaco Renato Mondada –. Sono due scenari che comportano dinamiche molto differenti per noi ed è ancora presto per dire se e quale potrebbe essere quello corretto, ma solo essere qui a parlarne, riunendo oltre 170 persone per due mezze giornate per affrontare temi anche storicamente complicati e che in passato hanno portato a fratture, è molto positivo».
Le conclusioni del laboratorio saranno raccolte dagli esperti della Sel in una relazione finale che verrà messa a disposizione delle autorità politiche, le quali avranno così accesso a uno strumento in più per decidere su quale cartina del Locarnese disegnare il proprio futuro.

Da www.laregione.ch
(Immagine: LaRegione)

Infiltrazioni mafiose: vietato abbassare la guardia

Infiltrazioni mafiose: vietato abbassare la guardia

Il casellario giudiziale, uno strumento a tutela del territorio e della sicurezza pubblica

Lunedì 23 febbraio: una vasta operazione antidroga scattata contemporaneamente in Francia, Italia e Svizzera ha permesso di smantellare un traffico internazionale di cocaina gestito dalla camorra e dalla ‘ndrangheta. Il comunicato stampa diffuso dalle autorità giudiziarie ha spiegato che l’inchiesta è partita dopo una segnalazione degli inquirenti elvetici su un cittadino italiano sospettato di ripulire i capitali delle organizzazioni mafiose.  L’uomo in questione – ha riferito la RSI – abitava nei Grigioni, a Roveredo. Il 52enne si era trasferito in Mesolcina nel 2021, dove aveva ottenuto un permesso di dimora. Prima di approdare nel Canton Grigioni, aveva tentato di stabilirsi in Ticino. La Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni gli aveva però negato il rilascio del permesso B, sulla base dei precedenti penali emersi durante la procedura. Un elemento che dimostra l’efficacia degli strumenti di controllo preventivo.  «Si tratta di un esempio concreto che dimostra l’importanza di disporre di strumenti di verifica», osserva il Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. «Senza questi controlli preventivi, le autorità avrebbero minori possibilità di intervenire tempestivamente a tutela della sicurezza del territorio».

Il casellario giudiziale: uno strumento determinante
La criminalità organizzata è un fenomeno che si manifesta con modalità sempre più sofisticate e difficili da individuare e il casellario giudiziale rappresenta uno degli strumenti che hanno un effetto preventivo. Per i cittadini provenienti da Stati terzi (extra UE/AELS), il documento è richiesto nell’ambito della procedura ordinaria di rilascio del permesso. Il Canton Ticino richiede l’estratto del casellario giudiziale ai cittadini comunitari nell’ambito delle procedure di rilascio e rinnovo dei permessi G (frontalieri) e B (dimora). Si tratta di una misura straordinaria adottata dal Consiglio di Stato in attesa di una soluzione strutturale a livello europeo, in particolare l’adesione della Svizzera allo European Criminal Records Information System (ECRIS), tuttora pendente. La richiesta del casellario consente alle autorità di individuare eventuali precedenti penali e, laddove vi siano le condizioni legali, impedire l’entrata in Svizzera di cittadini che hanno dei trascorsi criminali all’estero. «È una procedura che permette di prevenire il rischio di infiltrazioni sul nostro territorio e proteggere la collettività» precisa Gobbi. A questo proposito ricordiamo che nel 2015 il Canton Ticino ha inoltrato due iniziative cantonali a cui l’Assemblea federale ha dato seguito e che restano tuttora pendenti in attesa di attuazione.

Più prevenzione, più protezione
La criminalità organizzata segue l’evoluzione della società. Sono cambiate le modalità operative, oggi meno visibili e sempre più orientate all’utilizzo della tecnologia, che consentono alle organizzazioni criminali di agire in modo discreto, infiltrandosi nei tessuti economici e sociali. L’intensità del fenomeno in Europa, tuttavia, non è diminuita. Il Canton Ticino, per la sua posizione geografica e la sua integrazione economica nel contesto europeo, non è purtroppo immune da questi rischi. Per questo motivo è indispensabile poter contare su strumenti efficaci, inseriti in un quadro coordinato a livello federale e cantonale. In questa direzione si inserisce la strategia nazionale di lotta alla criminalità organizzata adottata dal Consiglio federale il 19 dicembre 2025. Voluta e promossa dal Consigliere federale Beat Jans, capo del Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP), la strategia ridefinisce il contrasto alla criminalità organizzata come un compito che coinvolge l’intero Stato e la società nel suo insieme, e non soltanto le autorità di polizia. Confederazione, Cantoni, Comuni, Ministero pubblico della Confederazione, polizie cantonali e partner internazionali sono chiamati a operare in modo coordinato per rafforzare la capacità di prevenzione, individuazione e repressione delle attività criminali. «La nuova strategia federale è certamente importante. Il dialogo e la collaborazione tra tutti i partner istituzionali sono essenziali ad ogni livello ma a volte non bastano», sottolinea Gobbi. «Proprio perché il fenomeno evolve rapidamente e non sempre le soluzioni arrivano con la necessaria tempestività, il Ticino ha dovuto assumersi la responsabilità di adottare decisioni mirate e misure preventive autonome, nell’ambito delle proprie competenze, per tutelare in modo concreto il territorio e la collettività».

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 8 marzo 2026 de Il Mattino della domenica

Il Ticino rafforza la cooperazione con la Provincia di Girona

Il Ticino rafforza la cooperazione con la Provincia di Girona

Comunicato stampa

Si è svolto ieri un incontro ufficiale tra una delegazione del Cantone Ticino e una delegazione del Consiglio Provinciale di Girona (Catalogna, Spagna), terminato con la firma di un Protocollo d’intenti per rafforzare il dialogo e la cooperazione tra i due territori in diversi ambiti di interesse comune.

L’incontro, si è svolto a Girona su invito del Consiglio Provinciale, a conferma della volontà delle autorità catalane di rafforzare i rapporti con il Cantone Ticino. L’iniziativa fa seguito al colloquio avvenuto in occasione del Locarno Film Festival tra il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi e il Presidente del Consiglio Provinciale di Girona Miquel Noguer i Planas. La delegazione ticinese era composta dal Presidente Gobbi, dal Delegato alle relazioni esterne Francesco Quattrini e dal Vicesindaco della Città di Locarno Claudio Franscella.
Il Protocollo esprime la volontà di sviluppare una cooperazione nei settori del turismo, dell’innovazione, della sostenibilità, della gestione delle risorse naturali e della formazione. In quest’ottica sono previsti scambi di esperienze e buone pratiche, contatti tra istituzioni accademiche e culturali e iniziative comuni nel turismo sostenibile. Il Protocollo non comporta obblighi giuridicamente vincolanti né impegni finanziari, ma costituisce una base per lo sviluppo progressivo di relazioni istituzionali e per l’eventuale attivazione di progetti di cooperazione nei rispettivi ambiti di competenza.
L’iniziativa si inserisce nel quadro dell’attività di relazioni internazionali sostenuta dal Consiglio di Stato, volta a rafforzare il posizionamento del Cantone Ticino quale interlocutore attivo e affidabile nel contesto europeo e a sviluppare partenariati con regioni che condividono caratteristiche territoriali, economiche e culturali affini.

«Ticino pronto ad alzare i toni»

«Ticino pronto ad alzare i toni»

L’incontro con la «ministra» Karin Keller-Sutter ha lasciato insoddisfatto il Consiglio di Stato – Berna prende tempo sia sulla tassa sulla salute, sia sulla perequazione finanziaria intercantonale – «Ma non intendiamo mollare e stiamo valutando alcune misure più incisive»

Ha lasciato l’amaro in bocca al Governo ticinese l’incontro avvenuto pochi giorni fa a Berna con la consigliera federale Karin Keller-Sutter.
Un faccia a faccia, annunciato in occasione dell’incontro con la Deputazione ticinese alle Camere, che – nelle intenzioni dell’Esecutivo – doveva servire per sensibilizzare il Consiglio federale. Convincerlo a muoversi con un’azione diplomatica e politica nei confronti dell’Italia per affrontare le criticità emerse negli ultimi mesi, in primis la cosiddetta tassa sulla salute. Alla fine, però, le speranze ticinesi si sono rivelate vane.
Come conferma il presidente del Consiglio di Stato, Norman Gobbi, che era presente (in videocollegamento) insieme ai colleghi Claudio Zali e Christian Vitta, «l’incontro non ci ha dato grandi soddisfazioni, anzi». La «ministra» delle finanze, infatti, non solo ha ribadito la posizione già espressa dalla Segreteria di Stato per le questioni finanziarie internazionali – secondo la quale la tassa sulla salute non violerebbe l’accordo fiscale firmato tra Svizzera e Italia – ma ha anche preso tempo su un altro tema caro al Ticino: la perequazione intercantonale e, in particolare, il computo dei redditi dei frontalieri. «Per quanto riguarda la tassa sulla salute – spiega Gobbi – non ci è stata ancora fornita alcuna analisi giuridica, ma secondo l’interpretazione di Berna allo stato delle informazioni attuali non sarebbe in contrapposizione con l’accordo sulla fiscalità dei frontalieri. Un’interpretazione, quella della Confederazione, che non collima affatto con la nostra. Attendiamo quindi di ricevere la loro perizia e le argomentazioni sollevate, in modo da poter poi eventualmente replicare con una controperizia ».

«L’agnello sacrificale»
In tutti i casi, il Governo non intende mollare la presa. «Secondo me, e secondo l’intero Governo cantonale, c’è il rischio che il Ticino sia ancora una volta l’agnello sacrificale. Berna non vuole avere problemi con Roma e finisce per assecondare l’Italia anche su un provvedimento che, a nostro avviso, ha tutte le caratteristiche di un’imposta, e che come tale viola un’intesa sottoscritta tra i due Paesi. Ma, soprattutto, ci sembra evidente che la Confederazione mira ad avere buoni rapporti con tutti i Paesi, a scapito dei Cantoni, che devono pagarne le conseguenze ».

Modello di calcolo da rivedere
Ma il Ticino rischia di rimanere a bocca asciutta anche sulla perequazione finanziaria intercantonale. Da anni, lo ricordiamo, il Governo lamenta che, nel complesso modello di calcolo che porta a definire quanto spetta a ogni Cantone, sono considerati i redditi dei frontalieri, che secondo l’Esecutivo fanno sembrare il Ticino più ricco della realtà, non considerando i relativi effetti negativi. Qualche mese fa, alla fine, la «ministra» delle finanze Keller-Sutter si era detta disposta a colmare questo svantaggio. Il Consiglio federale aveva quindi proposto di rivedere – almeno in parte – il sistema di sistema di calcolo, che sarebbe dovuto entrare in vigore nel 2027. Peccato che, malgrado l’esito favorevole della consultazione, Berna sembra ora tentennare. «Da quanto ci è stato detto, non sembra esserci la disponibilità a controbilanciare con altre misure una situazione che crea distorsioni», spiega Gobbi. «Nonostante nell’ambito della consultazione una maggioranza ampia di Cantoni si sia detta favorevole a rivedere il metodo di calcolo, Berna si nasconde dietro ad altri gremi. E noi iniziamo a essere stufi di rimanere incastrati in giochi che vanno da San Gallo a Ginevra e che non considerano che in questo Paese c’è anche una parte a Sud delle Alpi. Dei rapporti economici con l’Italia beneficia tutta la Svizzera, ma le conseguenze pratiche e fiscali ricadono unicamente sulle spalle del Ticino». Anche in questo caso, però, il Governo intende tornare alla carica. «Non intendiamo demordere, anche perché l’esito della consultazione è stato chiaro e non è possibile metterlo in discussione a dipendenza di che cosa fa più comodo. Siamo pronti, quindi, ad alzare ulteriormente i toni e, anche, a prendere ulteriori misure». Come? Nel concreto, spiega il presidente dell’Esecutivo, «non c’è solo l’ipotesi di bloccare o decurtare i ristorni, ma soprattutto quella di sospendere la nostra partecipazione dai gremi federali che cercano di assecondare la volontà del Consiglio federale». Nelle prossime settimane, quindi, il Governo valuterà quali passi intraprendere nei confronti di Berna. «Non si tratta di fare i Calimero o i ‘‘piangina’’, come qualcuno dice. Ma di far rispettare ciò che è giusto. È assurdo che, secondo i parametri fiscali della perequazione, il Ticino sia considerato più forte di Friburgo, che riceve all’anno 400 milioni di franchi e che mi sembra tutto fuorché un Cantone in difficoltà. Ricordo che in Ticino abbiamo salari mediani inferiori del 20% rispetto al resto del Paese e un quarto della popolazione a rischio povertà. Possiamo sembrare finanziariamente forti se ci si affida solo al dato delle imposte federali dirette, ma la verità è un’altra. Friburgo ha come vicini di casa Berna e Losanna. Noi, invece, Varese e Como. È ben diverso».

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 5 marzo 2026 del Corriere del Ticino

Montagne sicure: domenica giornata di formazione sulle valanghe ad Airolo Pesciüm

Montagne sicure: domenica giornata di formazione sulle valanghe ad Airolo Pesciüm

Domenica 8 marzo 2026, dalle 9.00 alle 15.00, presso il Centro di formazione sulle valanghe (Avalanche Training Center), si terrà ad Airolo Pesciüm una giornata dedicata alla prevenzione dei rischi legati alle valanghe.
Il Gruppo Ricerche e Costatazioni (GRC) della Polizia cantonale, insieme ad alcuni soccorritori del Soccorso Alpino Ticino (SATI), sarà a disposizione degli interessati per fornire utili consigli e proporre esercitazioni di ricerca di persone utilizzando il kit ARTVA.
Durante la giornata sarà inoltre presente l’unità cinofila del SATI per un momento di formazione: l’occasione per vedere all’opera i cani da valanga e conoscere il loro prezioso contributo nelle operazioni di soccorso.
L’evento è gratuito, non richiede iscrizione ed è organizzato in collaborazione con Valbianca SA.
L’iniziativa rientra nelle attività di sensibilizzazione sul territorio promosse nell’ambito del progetto di prevenzione “Montagne sicure” del Dipartimento delle istituzioni.

La votazione consultiva sull’aggregazione tra Aranno, Bioggio, Neggio e Vernate si svolgerà il 29 novembre 2026

La votazione consultiva sull’aggregazione tra Aranno, Bioggio, Neggio e Vernate si svolgerà il 29 novembre 2026

Comunicato stampa

La cittadinanza di Aranno, Bioggio, Neggio e Vernate si esprimerà in votazione consultiva domenica 29 novembre 2026 sul progetto di aggregazione che coinvolge i quattro comuni malcantonesi. Il Consiglio di Stato ha infatti approvato il rapporto preparato dall’apposita Commissione di studio e ha fissato la data della consultazione.

La procedura aggregativa è stata avviata nell’autunno 2021 con l’approvazione delle istanze formulate dai quattro municipi e l’istituzione di una Commissione di studio incaricata di presentare una proposta di unione tra Aranno, Bioggio, Neggio e Vernate.  
La Commissione ha sottoscritto il proprio rapporto, realizzato con l’accompagnamento di un consulente esterno, nel novembre 2025 per poi trasmetterlo al Consiglio di Stato lo scorso 13 febbraio 2026, accompagnato dai preavvisi favorevoli dei quattro municipi e dei rispettivi consigli comunali (Aranno, Neggio e Vernate all’unanimità, a Bioggio 18 favorevoli, 6 contrari e 4 astenuti).  
Il Comune aggregato, che conterà una popolazione di circa 4’100 abitanti, prenderà il nome di “Bioggio” e verrà guidato nella prima legislatura da un Municipio di 7 membri e da un Consiglio comunale composto da 30 persone; successivamente, la composizione degli organi sarà stabilita dal regolamento del nuovo Comune. L’aggregazione consentirà una composizione più equilibrata delle componenti del gettito, in particolare tra persone fisiche e giuridiche, riducendo l’eccesso di dipendenza dall’uno o dall’altro e l’esposizione alle fluttuazioni congiunturali. Il moltiplicatore politico coordinato massimo prospettato nello studio è del 75%.  
Il rapporto individua una serie di investimenti strategici e azioni in linea con l’obiettivo di rendere Bioggio un Comune attrattivo per la residenza di nuove famiglie e rispondere alle esigenze dettate dall’evoluzione demografica. Per favorire la nascita del nuovo Comune, il Consiglio di Stato si è impegnato tra l’altro a chiedere al Gran Consiglio un contributo di 0,2 milioni per la riorganizzazione amministrativa e di 0,8 milioni per investimenti di sviluppo.  
Come auspicato dalla Commissione di studio, per poter assicurare un’adeguata informazione pubblica la votazione consultiva è stata fissata per domenica 29 novembre 2026, data già riservata per eventuali votazioni federali.

Un tuffo nella prevenzione: giornata dedicata alla sicurezza in acqua

Un tuffo nella prevenzione: giornata dedicata alla sicurezza in acqua

Sabato 14 marzo 2026, dalle ore 12.00 alle ore 18.00, Splash e Spa Tamaro ospiterà la seconda edizione di “Sicuri in acqua – Un tuffo nella prevenzione”, un’iniziativa dedicata alla promozione della sicurezza in acqua e alla sensibilizzazione sull’importanza della prevenzione degli incidenti acquatici.
L’evento nasce dalla collaborazione tra Splash e Spa Tamaro, Croce Verde Lugano, Polizia cantonale, la campagna di prevenzione Acque Sicure e la Società di Salvataggio Paradiso, con l’obiettivo di diffondere una cultura della sicurezza acquatica attraverso attività pratiche e momenti informativi rivolti a bambini, famiglie e adulti.
Nel corso della giornata, il pubblico potrà assistere a simulazioni di salvataggio, partecipare a laboratori didattici e attività educative pensate per diverse fasce d’età, oltre a confrontarsi direttamente con professionisti del settore, a disposizione per fornire consigli utili e approfondimenti sulla prevenzione e sulla gestione delle situazioni di emergenza in acqua.
In occasione dell’evento sarà inoltre proposta una tariffa agevolata per l’ingresso Splash di 4 ore, acquistabile esclusivamente online in prevendita entro il 13 marzo.
Sicuri in acqua – Un tuffo nella prevenzione” rappresenta un’importante occasione di sensibilizzazione su un tema di grande rilevanza per la comunità, grazie al coinvolgimento di istituzioni ed esperti del settore.

https://www.splashespa.ch/it/altro/news-e-promozioni/marzo/un-tuffo-nella-prevenzione/

Aggregazioni nel Locarnese: il 6 e 7 marzo un laboratorio partecipativo 

Aggregazioni nel Locarnese: il 6 e 7 marzo un laboratorio partecipativo 

Comunicato stampa

Prosegue nel Locarnese il lavoro di approfondimento avviato da sette Comuni della regione – Locarno, Losone, Brione sopra Minusio, Orselina, Minusio, Tenero-Contra e Mergoscia – sul proprio futuro istituzionale. Nelle giornate di venerdì 6 e sabato 7 marzo 2026, presso il Palazzetto FEVI di Locarno, si terrà un laboratorio partecipativo che permetterà ai Municipi di disporre di una valutazione condivisa per comprendere quale assetto istituzionale – Comuni separati o Comune aggregato – risulti più adatto a sostenere lo sviluppo futuro del territorio. Sulla base di tali risultati, ciascun Comune potrà successivamente decidere in piena autonomia se avviare o meno un progetto aggregativo formale. I lavori saranno coordinati dalla Sezione degli enti locali del Dipartimento delle istituzioni.

L’iniziativa scaturisce dal dialogo avviato nel corso del 2024 tra il Dipartimento delle istituzioni e i Municipi della regione. A seguito di questi incontri è emersa la disponibilità di alcuni Comuni ad approfondire possibili forme di collaborazione istituzionale. Su questa base è stata avviata una fase di pre-studio finalizzata a raccogliere informazioni e valutazioni condivise a supporto delle future decisioni politiche.  
Il laboratorio riunirà circa 170 persone, tra rappresentanti delle autorità comunali, della società civile e del mondo economico. Nel corso delle due giornate saranno esaminati i principali fattori che incidono sulla qualità di vita e sulla competitività del territorio, individuati i temi prioritari per i prossimi anni e discusse possibili misure di intervento a livello comunale.  
La prima giornata sarà dedicata all’analisi della situazione attuale e all’identificazione delle principali sfide e prospettive di sviluppo. La seconda giornata sarà invece incentrata sull’identificazione delle possibili misure e sulla valutazione di due possibili assetti istituzionali – Comuni separati oppure Comuni aggregati – con l’obiettivo di individuare quale modello risulti più idoneo a sostenere le priorità emerse durante i lavori.  
Al termine del laboratorio, i Municipi disporranno di una valutazione condivisa che consentirà di comprendere quale assetto istituzionale – Comuni separati o Comune aggregato – risulti più adatto a sostenere lo sviluppo futuro del territorio. Spetterà quindi a ciascun Comune decidere autonomamente se avviare o meno un progetto aggregativo formale.
Il Dipartimento delle istituzioni esprime il proprio apprezzamento per la disponibilità e l’impegno dimostrati dai Municipi e dalle amministrazioni comunali del Locarnese che hanno voluto questo esercizio di confronto democratico. Nel rispetto dell’autonomia comunale e senza imporre scelte dall’alto, il Cantone ribadisce che intende continuare a stimolare il dibattito su questo tema, favorendo una riflessione costruttiva, capace di orientare la futura gestione delle politiche locali verso soluzioni sempre più adeguate e sostenibili.  

Il nuovo ponte di Visletto sarà agibile entro fine anno

Il nuovo ponte di Visletto sarà agibile entro fine anno

Visita al cantiere con le autorità, Gobbi: “Tempi e costi rispettati”

A meno di due anni dall’alluvione che ha duramente colpito la Vallemaggia, il Consigliere di Stato Norman Gobbi e gli ingegneri della Divisione delle costruzioni hanno incontrato il Municipio di Cevio per fare il punto sullo stato dei lavori nel cantiere per la costruzione del nuovo ponte di Visletto. Un momento di aggiornamento istituzionale, ma anche un segnale di continuità e vicinanza alla Valle, che è ormai entrata pienamente nella fase di ricostruzione. Il manufatto militare sta svolgendo il suo compito e, da luglio 2024, permette la viabilità verso l’Alta Vallemaggia, ma comporta una serie di importanti limitazioni, oltre a essere un collegamento provvisorio.

Un segnale concreto di ritorno alla normalità
La ricostruzione del nuovo ponte è stata fin da subito una priorità per il Consiglio di Stato e il Dipartimento del territorio. I lavori sono iniziati a luglio 2025 e procedono spediti. “L’alluvione del giugno 2024 è una ferita ancora aperta per tutti – ha commentato il Consigliere di Stato incaricato della Divisione delle costruzioni Norman Gobbi –. Il Governo è stato presente fin dall’inizio nella gestione della crisi, dimostrando la propria vicinanza alla Vallemaggia sia nella fase emergenziale sia in quella di ricostruzione. Arrivati a questo punto era importante confermare che il cantiere sta procedendo come previsto e discutere insieme i prossimi interventi. Questo dialogo ci permette di guardare al futuro con fiducia e di dare un segnale di ottimismo alle autorità e alla popolazione.”

Ponte: pronto a novembre 2026
Il nuovo ponte di Visletto verrà consegnato alla popolazione nei tempi previsti, a novembre 2026. Durante l’incontro, che si è svolto nella Casa Comunale di Cevio, i tecnici della Divisione delle costruzioni hanno illustrato la tabella di marcia. Allo stato attuale, tutte le principali opere di fondazione sono terminate. Da gennaio sono in corso i lavori di posa della carpenteria metallica e, a partire da maggio, seguirà l’esecuzione della sovrastruttura del ponte, vale a dire la parte portante destinata ad accogliere la pavimentazione stradale, le finiture e tutte le componenti funzionali. L’opera garantirà anche il funzionamento ottimale delle infrastrutture essenziali, come le condotte per l’evacuazione delle acque luride, la rete di approvvigionamento di acqua potabile, la fornitura di energia elettrica e i sistemi di comunicazione. L’investimento complessivo ammonta a 8.9 milioni di franchi – di cui 8.45 milioni per il manufatto e i raccordi stradali e 450 mila franchi.

Aiuti dalla Confederazione, le tempistiche bernesi…
Intanto scadrà a breve la consultazione del Consiglio federale con la proposta di stanziare un aiuto straordinario di 17 milioni, da suddividere tra le zone più duramente colpite dal maltempo nell’estate del 2024. Da Berna, per la ricostruzione dell’Alta Vallemaggia, dovrebbero arrivare circa 10 milioni di franchi aggiuntivi. Il Consiglio di Stato ha già risposto alla consultazione che scadrà il 12 marzo. “Metteremo nero su bianco le nostre ragioni – commenta Gobbi – e il Ticino chiederà di poter ottenere qualcosa in più. Quello che mi lascia una certa amarezza sono le tempistiche. Questa decisione sarebbe potuta arrivare molto prima, senza farci aspettare oltre due anni.” Fortunatamente la ricostruzione non segue le tempistiche bernesi e il ponte di Visletto sta prendendo forma e garantirà, entro la fine del 2026, la piena ricucitura dell’Alta Vallemaggia con il resto del Cantone.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 1 marzo 2026 de Il Mattino della domenica