La consegna dei diplomi ai primi infermieri forensi del Ticino

La consegna dei diplomi ai primi infermieri forensi del Ticino

La cerimonia, tenutasi lo scorso lunedì 16 marzo presso la SUPSI, ha segnato un traguardo storico per il nostro cantone.
Gobbi: «Il vostro compito sarà aiutare a far ritrovare la sicurezza a chi l’ha persa»

Sono 25 le diplomate e i diplomati che questo lunedì 16 marzo hanno ottenuto il diploma alla fine del corso di CAS Infermieristica forense della SUPSI.
Il loro lavoro, sostanzialmente è quello di identificare la violenza subita già nell’ambito delle cure, e procedere a fare da trait d’union fra il sistema sanitario e le autorità, facilitando il successivo lavoro d’indagine.
Si tratta della prima classe a completare il percorso in Ticino, segnando un punto, per più di un verso, storico per il cantone. Per il Consigliere di Stato Norman Gobbi, presente alla cerimonia, non si tratta tanto «di un traguardo raggiunto, ma bensì un punto di partenza».
«La sfida che ci attende è creare insieme le condizioni affinché la formazione che concludete oggi si traduca in un valore aggiunto concreto per il territorio, capace di rafforzare la presa a carico e la protezione delle vittime. Una sfida che richiede di mantenere solido il ponte fra le diverse discipline e le istituzioni coinvolte», ha continuato il direttore del Dipartimento delle istituzioni, «la sicurezza è un bene intangibile di cui ci si accorge solo quando manca. Voi sarete a contatto con donne, uomini e bambini che hanno subito delle violenze e che, a causa di questi episodi, hanno perso il senso di sicurezza. A voi spetterà il delicato compito di contribuire a ricostruirlo».
«Essere qui significa qualcosa che va oltre un certificato», ha chiosato la responsabile dell’Area sanità della Formazione continua SUPSI, Giovanna Colatrella, durante la cerimonia di consegna, «Significa assumersi un impegno verso le persone che incontrerete nel vostro cammino professionale. Un impegno verso la verità, verso la dignità e verso il territorio che ha bisogno di figure competenti, consapevoli e coraggiose».
Il lavoro delle diplomate e dei diplomati avrà un’importanza capitale in caso di indagini: «Solo attraverso una gestione impeccabile delle prove, e quindi di una documentazione delle lesioni accurata e ammissibile in tribunale, possiamo garantire alle vittime una base solida per ottenere giustizia», ha aggiunto la direttrice dell’Istituto di medicina legale Rosa Maria Martinez, «con la conclusione del primo in CAS in Infermieristica forense siamo già sulla buona strada per disporre anche in Canton Ticino di una documentazione corretta e utilizzabile in sede giudiziaria, anche nei casi in cui non venga presentata immediatamente una denuncia penale».
«Cura e giustizia condividono tre elementi: la sfida dello sguardo, vedere il non- visibile dove guardiamo; l’etica dell’osservazione: che cosa ce ne facciamo di quello che guardiamo e la necessità di non riconoscerci come onnipotenti, ma pensare sempre che ci sono sguardi che possono completare il nostro; infine, la coltura (e la cura) delle conoscenze e di noi stessi che le esercitiamo, per comprendere in modo profondo la realtà che incontriamo», aggiunge invece Lorenzo Pezzoli, professore SUPSI e co-responsabile CAS in Infermieristica forense, «una giustizia senza cura è una giustizia debole. E una cura senza giustizia non è una cura. È questa forse la sfida-ponte fra queste due discipline che la vostra professione e la vostra specializzazione oggi vi chiama ad assumere».
Un accenno alla genesi del corso, lo dà invece Cinzia Campello, docente-ricercatrice senior SUPSI e co-responsabile CAS in Infermieristica forense: «Siamo partiti da una ricerca svolta insieme ai Pronto Soccorso dell’EOC, chiedendoci quali fossero le difficoltà che medici e infermieri incontrano quando hanno di fronte una possibile vittima di violenze. Da questa ricerca e grazie all’incontro con la Dottoressa Martinez, abbiamo costruito questa formazione. Continueremo a lavorare con i nostri partner perché crediamo nell’importanza della formazione e della ricerca in questo ambito e a supporto delle vittime di violenza».
 
 
(Fonte: Supsi)
Punti di raccolta d’urgenza: i luoghi per la popolazione in caso di situazioni straordinarie

Punti di raccolta d’urgenza: i luoghi per la popolazione in caso di situazioni straordinarie

Comunicato stampa

Dal 1° gennaio 2026 sul territorio ticinese sono stati predisposti 160 punti di raccolta d’urgenza (PRU) destinati alla cittadinanza. La loro funzione principale è di offrire un primo punto di riferimento sicuro per ricevere informazioni tempestive e assistenza in caso di situazioni straordinarie. Questi luoghi, distribuiti in maniera capillare, sono il frutto di una stretta collaborazione tra le autorità cantonali, i Comuni ticinesi e l’Ufficio federale della protezione della popolazione (UFPP).

Durante le situazioni straordinarie, i normali canali di comunicazione potrebbero risultare compromessi o funzionare solo parzialmente. Per garantire un collegamento costante e diretto tra le autorità e la popolazione, il Cantone Ticino, in collaborazione con i Comuni ticinesi e l’UFPP, hanno organizzato 160 punti di raccolta d’urgenza (PRU) che saranno attivati in caso di eventi eccezionali come catastrofi naturali, interruzioni prolungate della corrente elettrica, o in generale in presenza di situazioni che comportano un pericolo diffuso. In questi luoghi, la cittadinanza potrà ottenere informazioni ufficiali aggiornate.
I punti di raccolta d’urgenza sono distribuiti all’interno dei confini comunali e si trovano in prossimità di strutture pubbliche. La posizione geografica di tutti i PRU è consultabile tramite la pagina www.ti.ch/pru oppure sul geoportale ufficiale della Confederazione.
In caso di situazione straordinaria, l’apertura dei punti di raccolta d’urgenza viene comunicata tempestivamente tramite i media tradizionali (come radio e televisione) dalla piattaforma Alertswiss (www.alertswiss.ch) e dai canali di comunicazione ufficiali del proprio Comune. La prontezza operativa e la gestione dei PRU sono riprese dai Comuni, che hanno designato un responsabile per la protezione della popolazione.
Tra il 16 e il 18 marzo 2026, presso il Centro d’istruzione della protezione civile di Rivera, ai responsabili comunali verrà consegnata una radio POLYCOM. Questo dispositivo, che fa parte della dotazione base di ogni PRU, garantisce la comunicazione d’urgenza anche quando i mezzi di comunicazione convenzionali non funzionano. A margine della consegna è previsto un momento di istruzione curato dai responsabili della Sezione del militare e della protezione della popolazione e dai servizi tecnici della Polizia cantonale. 
Con l’introduzione di questa rete, il Ticino si allinea agli altri Cantoni svizzeri, completando così l’implementazione a livello nazionale di una misura fondamentale di protezione della popolazione. Sebbene l’apertura dei PRU sia subordinata a situazioni straordinarie, i centri rimarranno presenti fisicamente sul territorio e costituiranno un tassello strategico della gestione delle emergenze e delle crisi a livello comunale, cantonale e federale.  

Maggiori informazioni sono disponibili sul sito: www.ti.ch/pru.

Neve in abbondanza in montagna, ma attenzione alle valanghe.

Neve in abbondanza in montagna, ma attenzione alle valanghe.

L’esperto: «La formazione è fondamentale»
Massimo Bognuda, rappresentante delle guide alpine ticinesi, dopo le nevicate registrate tra sabato e domenica: «Il fattore umano rappresenta la prima causa degli incidenti in montagna»
Il colpo di coda dell’inverno ha portato la neve, anche tanta, sulle montagne ticinesi e non solo. Un paesaggio incantato che nasconde diverse insidie, soprattutto per quanto riguarda le valanghe. L’allerta diramata dalle autorità è stata di livello 4 (pericolo forte) nella giornata di ieri, mentre oggi è di livello 3+ (pericolo marcato). «Non bisogna sottovalutare questi dati», spiega a Ticinonews Massimo Bognuda, rappresentante delle guide alpine ticinesi, «anche perché il 50% degli incidenti avviene proprio con un pericolo valanghe di livello 3».

Tutto parte dalla formazione
Chi vuole avventurarsi in montagna al di fuori dei comprensori sciistici deve quindi prendere determinate precauzioni, che vanno dalle conoscenze tecniche all’abbigliamento adeguato. «La base di partenza è la formazione, perché solo in questo modo si può imparare a leggere un bollettino valanghe, che contiene tutta una serie di informazioni fondamentali per la pianificazione di una gita». L’errore principale commesso dagli appassionati «è infatti quello della sopravvalutazione delle proprie conoscenze». In altre parole: «si sentono troppo sicuri». Proprio il fattore umano «rappresenta la prima causa degli incidenti da valanga o in montagna». Poi, come scritto, c’è l’equipaggiamento. «Pala, sonda e artva (apparecchio di ricerca in valanga) acceso sono la base, ma anche un telefono carico con già installata l’applicazione della Rega per un eventuale soccorso». Apparecchi fondamentali, «che però bisogna saper utilizzare».

«Il rischio zero non esiste»
In ogni caso, ricorda Bognuda, «il rischio zero non esiste in nessuna situazione, ma è possibile ridurlo». Come? «Formazione, valutazione corretta e autocritica» ad esempio.

https://www.ticinonews.ch/ticino/neve-in-abbondanza-in-montagna-ma-attenzione-alle-valanghe-lesperto-la-formazione-e-fondamentale-429165

La prevenzione in acqua vista dal punto di vista pratico

La prevenzione in acqua vista dal punto di vista pratico

Allo Splash and Spa di Rivera è andata in scena la seconda edizione di «Sicuri in acqua – Un tuffo nella prevenzione».
Presenti, oltre alle istituzioni e Salvataggio Paradiso, anche gli enti di pronto intervento: polizia lacuale e Croce Verde di Lugano.

Una dimostrazione pratica del salvataggio in acqua. È quanto andato in scena oggi allo Splash and Spa di Rivera. A fornire l’occasione per proporre questo evento è la seconda edizione di «Sicuri in acqua – Un tuffo nella prevenzione». Presenti, oltre alle istituzioni e Salvataggio Paradiso, anche gli enti di pronto intervento: polizia lacuale e Croce Verde di Lugano.

È passato il messaggio
«La prevenzione è tutto, non solo in piscina ma in generale nell’acqua. Ed è per questo che crediamo fermamente in questo progetto», spiega Alessandro Pellegrini, vicedirettore dello Splash and Spa. «Apprezziamo particolarmente che in questa giornata la prevenzione sia stata trattata dal punto di vista pratico. Il Ticino ha risposto presente: abbiamo ospitato tantissime famiglie e tanti bambini. E credo che il messaggio sia passato».
Un approccio pratico dimostrato anche dalla Croce Verde di Lugano che ha offerto la possibilità di sperimentare la rianimazione cardiopolmonare. «Abbiamo avuto parecchie persone interessate a questa formazione», rivela il caposettore sicurezza Massimiliano Palma. «È bello anche che molti bambini si sono dimostrati sensibili a questo tipo di problema»

Il ruolo dei bagnini
Per Palma importanti sono anche la competenza, l’efficacia e l’efficienza che devono dimostrare di avere i bagnini nel caso in cui si dovesse presentare un problema. «Solitamente la Croce Verde di Lugano arriva in seconda battuta: ecco all’ora che è importante che i bagnini siano tempestivi e inizino subito una rianimazione precoce fino all’arrivo del soccorso avanzato».

https://www.ticinonews.ch/ticino/la-prevenzione-in-acqua-vista-dal-punto-di-vista-pratico-429012

(Immagine: Ticinonews.ch)

Locarnese, il laboratorio apre la strada al futuro

Locarnese, il laboratorio apre la strada al futuro

I sette comuni prediligono lo scenario di un Comune unico. La palla passa ai Municipi.

«Dal lavoro svolto emerge un’indicazione chiara: tra gli scenari analizzati, quello di un unico Comune è stato ritenuto il più idoneo a sviluppare il potenziale del Locarnese». È con queste parole che il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha commentato i risultati delle due giornate di laboratorio dedicate al futuro istituzionale del Locarnese, che si sono svolte al Palexpo di Locarno venerdì 6 e sabato 7 marzo.
All’iniziativa hanno partecipato oltre 170 persone – municipali, consiglieri comunali, rappresentanti della società civile e del mondo economico – provenienti dalle sette realtà che hanno dato la loro disponibilità: Locarno, Losone, Minusio, Orselina, Tenero-Contra, Brione sopra Minusio e Mergoscia. Divisi in gruppi tematici e accompagnati dalla Sezione degli enti locali, i partecipanti hanno lavorato su diversi aspetti legati allo sviluppo del territorio nei prossimi anni.
Il risultato non rappresenta una decisione politica immediata, ma offre un importante elemento di riflessione. «Apprezzo l’apertura al dialogo dei sette comuni convolti – sottolinea Gobbi –. Non era affatto scontata la partecipazione a questo laboratorio e il risultato rappresenta un primo passo incoraggiante, che mette a disposizione dei Municipi un quadro di riferimento concreto su cui basare le prossime riflessioni».

Un processo che nasce dal dialogo e dal confronto
Il laboratorio non aveva l’obiettivo di avviare direttamente una procedura aggregativa. Il suo scopo era quello di raccogliere elementi oggettivi di valutazione – legati in particolare alla qualità di vita, alla pianificazione del territorio e alle prospettive di sviluppo del comprensorio – per alimentare una discussione informata all’interno dei Comuni.
Un punto emerge tuttavia con chiarezza: il Locarnese è chiamato a interrogarsi sul proprio posizionamento nel Cantone. «I territori che negli ultimi anni hanno scelto la strada delle aggregazioni – osserva Gobbi – hanno dimostrato di poter sviluppare con maggiore forza la propria capacità progettuale, soprattutto quando si tratta di affrontare sfide di portata regionale».

Il ruolo del Cantone: accompagnare senza imporre
Il passo successivo spetta ora agli Esecutivi comunali, che dovranno valutare se e come proseguire la riflessione. Il Cantone continuerà a seguire il processo, nel rispetto dell’autonomia dei Comuni. «Il Dipartimento delle istituzioni non impone soluzioni dall’alto», ricorda Gobbi. «Il nostro compito è accompagnare i territori, stimolare il dibattito e mettere a disposizione strumenti di analisi che permettano alle comunità locali di individuare le soluzioni più adeguate e sostenibili».

Il Basso Mendrisiotto: uno studio in fase avanzata
Sul fronte delle aggregazioni c’è un cantiere aperto anche nel Basso Mendrisiotto dove la Commissione di studio sta portando avanti il progetto di aggregazione tra i Comuni di Balerna, Breggia, Chiasso, Morbio Inferiore e Vacallo. Dopo aver raccolto le osservazioni emerse nella fase di consultazione, la Commissione ha confermato l’intenzione di mantenere l’impostazione iniziale dello studio e di consegnare il rapporto finale nel corso del 2026. Il documento verrà quindi trasmesso al Consiglio di Stato.
Se la tabella di marcia verrà rispettata, la popolazione potrebbe essere chiamata alle urne nell’estate del 2027. «Si tratta di una riflessione importante per tutta la regione – osserva Gobbi – perché un territorio che riesce a presentarsi con maggiore coesione ha inevitabilmente più forza nello sviluppo economico e nella pianificazione».

Nel Malcantone una votazione consultiva
Nel Malcantone invece c’è un processo aggregativo già maturo e destinato alla prova delle urne.  Il 29 novembre, infatti, i cittadini di Aranno, Bioggio, Neggio e Vernate saranno chiamati a esprimersi in una votazione consultiva sul progetto di aggregazione a quattro.
La procedura è stata avviata nel 2021 su iniziativa dei Municipi coinvolti. Se approvata, l’aggregazione darebbe vita a un nuovo Comune con circa 4.100 abitanti, che manterrebbe il nome di “Bioggio” e verrebbe guidato nella prima legislatura da un Municipio di sette membri. Il moltiplicatore politico coordinato massimo prospettato nello studio è del 75%.  Per sostenere la nascita della nuova entità, il Consiglio di Stato prevede inoltre contributi cantonali destinati sia alla riorganizzazione amministrativa sia agli investimenti di sviluppo.

Aggregazioni: da necessità a opportunità
«Fin dall’inizio del mio mandato alla guida del Dipartimento delle istituzioni ho sostenuto i processi aggregativi – afferma Gobbi – sia quando rispondono a situazioni di necessità sia quando rappresentano un’opportunità di sviluppo». Le prime aggregazioni realizzate in Ticino hanno consentito a molti piccoli Comuni di recuperare una capacità di funzionamento adeguata, sia dal punto di vista finanziario sia da quello amministrativo e democratico.
Con il passare degli anni il fenomeno si è evoluto: oggi sempre più progetti nascono con l’obiettivo di rafforzare il benessere residenziale e la competitività dei territori.  «Le aggregazioni di opportunità sono processi spesso più complessi da realizzare, ma che possono permettere ai territori di recuperare peso politico, capacità progettuale e prospettive di sviluppo. In un Cantone piccolo come il nostro – conclude Gobbi – unire le forze significa avere più capacità di decidere, di progettare e di contare».

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 15 marzo 2026 de Il Mattino della domenica

Dire addio ai piccoli comuni: in Svizzera fanno sul serio

Dire addio ai piccoli comuni: in Svizzera fanno sul serio

Il Ticino è passato dai 247 municipi del 1980 ai 100 di oggi e il numero è destinato a calare ancora.
Una tendenza che riguarda tutte le zone del Cantone, e che è incoraggiata dal governo di Bellinzona.

Ogni tanto bisognerebbe buttare l’occhio oltre la “ramina” (così è chiamata in Ticino la rete di confine) e magari interrogarsi sul motivo per cui l’efficiente – almeno sulla carta – macchina
amministrativa ticinese subisca in maniera così rilevante il fascino delle aggregazioni tra Comuni.
Già perché se lo scorso settembre quota 100 Municipi sembrava essere un risultato più che onorevole – con tanto di celebrazione pubblica da parte del Governo cantonale e del suo presidente Norman Gobbi – ora altre aggregazioni stanno prendendo corpo, a cominciare da quella che nell’estate del 2027 dovrebbe portare al voto i cittadini di cinque Municipi del Mendrisiotto.

Sul confine
Municipi che ruotano attorno a Chiasso e che hanno tante affinità con il nostro territorio, dalla Val d’Intelvi – con tanto di gemellaggio già in essere tra i due avamposti di frontiera di Scudellate (Breggia) ed Erbonne (Centro Valle Intelvi) – al Basso Lario, dove in maniera scherzosa lo scorso anno in occasione di “Nebiopoli” (il locale e storico Carnevale) il sindaco di Chiasso Bruno Arrigoni aveva lanciato una clamorosa annessione di Cernobbio e Maslianico.
E pensare che solo quarantacinque anni fa – nel 1980 – il Ticino contava 247 Comuni. Ora siamo a quota 100, ma il dato a stretto giro verrà ritoccato al ribasso.

Un progetto avanza anche nel Locarnese
A conferma di questa affermazione c’è anche il fatto che il Distretto del Locarnese, sin qui algido nonostante il clima nei confronti delle aggregazioni, si è messo in moto in maniera totalmente autonoma, organizzando la scorsa settimana un momento di confronto al “Palexpo” aperto a 170 persone tra autorità comunali, società civile e mondo economico. L’aggregazione dovrebbe (il condizionale è d’obbligo) interessare sette Municipi, vale a dire Locarno, Losone, Brione-Sopra Minusio, Orselina, Minusio e Tenero-Contra, mentre altri cinque si sono sfilati.
Se il Ticino va di corsa, i Grigioni hanno nel contempo ingranato la quinta (o sesta) marcia, tanto che il Governo cantonale ha già dichiarato di voler raggiungere il numero massimo di 50 Municipi, contro gli attuali 100. Anche in questo caso, vale la pena ricordare che nel 2001 i Comuni grigionesi erano ben 212. Questo dà l’esatta dimensione di quanto le aggregazioni tra Municipi abbiano rappresentato una priorità nell’agenda politica cantonale e dei singoli Municipi. Sia il Ticino che i Grigioni hanno dunque dimostrato che “più grande e più organizzato” è lo slogan con cui i singoli Comuni dovranno raffrontarsi negli anni a venire. D’altronde il Ticino ha dimostrato che nulla è impossibile, se si desidera raggiungere a tutti i costi quel determinato obiettivo.
Lo dimostra quanto accaduto nel 2017 a Bellinzona, città che da poco più di 18 mila abitanti è rapidamente passata ad averne 42 mila. Merito di una maxi aggregazione con altri dodici Comuni, finalizzata ad avere “un Comune con solide risorse finanziarie e tecniche”.

La grande Chiasso
La strada sembra ormai tracciata. E’ chiaro che il cammino anche per le aggregazioni in divenire è tutt’altro che semplice. Certo è che il Governo di Bellinzona guarda con attenzione e con spirito decisamente collaborativo a questo tipo di iniziative. Di sicuro anche il nostro territorio è uno spettatore interessato di parte di queste dinamiche. Qualora dovesse andare in porto l’aggregazione di Chiasso, i Comuni comaschi di confine si troverebbero a dialogare con un realtà forte di 20mila abitanti, capace di trattare – anche in chiave Interreg – progetti e iniziative con Bellinzona con un potere contrattuale decisamente più elevato rispetto all’attuale.

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 12 marzo 2026 de La Provincia/Frontiera: il lavoro senza confini

 

Riforma di tutele e curatele, un altro passo verso le preture

Riforma di tutele e curatele, un altro passo verso le preture

In Ticino si passerà da 16 ARP a 4 preture di protezione – Cantone e Comuni si confrontano sugli aspetti tecnici

Nei prossimi anni in Ticino cambierà radicalmente il settore di tutele e curatele: verrà cantonalizzato e professionalizzato e dalle 16 Autorità regionali di protezione (ARP) attive oggi, si passerà a 4 preture di protezione. Un passaggio di cui si è discusso giovedì mattina a Bellinzona, in un primo incontro tra Cantone e Comuni. Non mancano i nodi da sciogliere.

Il cantiere della riforma
A poco meno di due mesi dal plebiscito parlamentare, il cantiere delle preture di protezione, fa tappa a Bellinzona; in una sala dell’Istituto delle assicurazioni sociali ci si confronta su aspetti tecnico-pratici del nuovo organo giudiziario che si occuperà delle tutele e delle curatele e quindi di temi delicati quali diritto di visita dei figli, collocamenti in istituto e così via. “Sicuramente il dato essenziale è che è stato fatto questo passo importante, adesso si tratta di concretizzare. Qui ci scontriamo un poco con la realtà che dobbiamo affrontare”, dice alle telecamere della RSI Daniele Caverzasio, municipale di Mendrisio. Tra i punti da chiarire “ad esempio c’è la questione personale, c’è la questione di sviluppo software, c’è la questione comunicazione…”.
Frida Andreotti, direttrice della Divisione della giustizia, sottolinea che “stiamo parlando all’incirca di una quarantina di persone che oggi operano in un ambito di carattere amministrativo, quindi non decidono, non sono i presidenti, non sono i membri permanenti né i delegati comunali… sono le persone che si occupano del segretariato, delle revisioni. Eventuali giuristi potranno, se lo vorranno (perché il presupposto è il loro accordo) passare alla nuova organizzazione futura del Cantone, le preture di protezione”.
Preture che saranno quattro, tutte cantonalizzate. Dovranno perciò garantire uniformità dal punto di vista procedurale ma anche informatico. “Hanno visitato le varie sezioni ARP, si sono resi conto che sono parametri completamente diversi, per cui la gestione degli incarti è il primo atto che si dovrebbe fare, anche se non c’è ancora un sistema informatico, però è una richiesta proprio di un cambio anche metodologico di lavoro e culturale, proprio per facilitare poi la successione dell’implementazione informatica”, spiega Roberta Passardi, municipale di Torricella-Taverne.

Uniformità procedurale e informatica
Andreotti sottolinea che “il fatto di uniformare era proprio uno dei presupposti della riforma, che ha portato poi alla creazione dell’autorità giudiziaria che lavorerà secondo una legge di procedura specifica attualmente al vaglio del Parlamento. Si tratterà, una volta che avrà preso la decisione, anche di dare dei mezzi per poter lavorare in maniera uniforme. Qui penso anche a un sistema di gestione degli incarti unico, che è già stato stabilito e che è in adozione presso la magistratura del Canton Ticino”.

Il nodo del finanziamento
Le preture di protezione saranno realtà tra qualche anno. Nel frattempo si proverà a sciogliere il nodo politico del finanziamento, che si sarebbe dovuto regolare con la oramai “fu” riforma Ticino 2020.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Riforma-di-tutele-e-curatele-un-altro-passo-verso-le-preture–3587280.html

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Un primo incontro sul futuro delle ARP

Riforma delle Autorità regionali (ARP): finanziamento, logistica e personale sono stati al centro della riunione fra il Cantone e i Comuni-sede – Claudio Zali fiducioso sugli aspetti economici, ma il percorso «non sarà breve».
La riforma delle Autorità regionali di protezione (ARP) – dopo l’ampissimo sostegno ricevuto in Parlamento lo scorso gennaio – ha mosso un primo passo concreto. Ieri mattina, a Bellinzona, i rappresentanti degli attuali Comuni- sede (sedici in tutto) hanno incontrato il responsabile politico del dossier Claudio Zali, la direttrice della Divisione della Giustizia Frida Andreotti e il direttore aggiunto Cristoforo Piattini. Parecchi i temi messi sul tavolo durante la riunione: dal finanziamento al personale, passando per le questioni logistiche della riforma e alcuni aspetti tecnici, come l’implementazione di un nuovo applicativo informatico.

Il percorso
Prima di capire gli sviluppi della prima riunione « postvoto » del Gran Consiglio, è utile fare un piccolo passo indietro per mettere meglio a fuoco il tema. Come detto, nella prima sessione dell’anno il plenum ha approvato il rapporto per la riforma delle ARP, dando seguito a quanto stabilito in votazione dal popolo nel 2022: passare dall’attuale modello amministrativo gestito interamente dai Comuni a un modello giudiziario controllato dal Cantone. E questo per migliorare e controllare più da vicino un settore estremamente sensibile, che pronuncia circa 12 mila decisioni all’anno che toccano direttamente i cittadini. Le ARP, infatti, si occupano di proteggere e seguire sia i minori, sia gli adulti bisognosi di aiuto, decidendo come seguirli e assisterli nella vita quotidiana.

Conoscersi meglio
Il voto di gennaio ha dato il via libera alla prima parte della riforma, che contiene gli aspetti più tangibili come appunto il finanziamento, le sedi e il sistema di elezione dei magistrati (che spetterà al Gran Consiglio). Il secondo filone, al momento, è nelle mani della commissione, incaricata di allestire un rapporto sulla proposta del Go verno riguardante gli aspetti procedurali della riforma. Detto ciò, cerchiamo di capire meglio i contenuti della riunione di ieri. Una riunione a carattere informativo, con lo scopo di definire quali altri passi compiere nei prossimi mesi.

Non tutto è risolto
« I nodi riguardano il finanziamento, da risolvere con tutti i Comuni, non solo quelli che ospiteranno le future ARP, le risorse umane (che passeranno dagli Enti locali al Cantone, una quarantina di persone, ndr) e la logistica », spiega al Corriere del Ticino Claudio Zali, che si è occupato dell’apertura della riunione. Sul finanziamento, uno degli ostacoli principali dell’iter della riforma appena approvata, il consigliere di Stato si dice fiducioso, anche se una certa preoccupazione non manca visti i deficit di bilancio previsti dallo Stato nei prossimi anni. Il Cantone, scaduti i due anni transitori, dovrà infatti assumersi integralmente i costi della riforma così come stabilito dal Parlamento. Nel frattempo, i Comuni continueranno a pagare i costi finora assunti per il funzionamento delle ARP (circa 13,4 milioni), mentre il Cantone pagherà gli oneri aggiuntivi (pari a circa 6,2 milioni). Una volta entrate in vigore le nuove Preture di protezione, i costi per lo Stato saranno di circa 19,6 milioni all’anno. «Le risorse andranno reperite all’interno del Cantone, ma confido in una soluzione », aggiunge Zali. Per quanto riguarda gli aspetti logistici, invece, le ipotesi sono al vaglio. I Comunisede passeranno da 16 a 4 (saranno con ogni probabilità Mendrisio, Lugano, Locarno e Bellinzona), ma nulla è ancora stato deciso. «Sarebbe troppo bello avere già una soluzione», sorride il consigliere di Stato. «A Lugano, ad esempio, la sede della futura Pretura di protezione dipende da un riassetto complessivo della logistica della giustizia, un tema da anni in sofferenza».

La fotografia
L’obiettivo del Cantone, a questo punto, è anche quello di disporre di una fotografia esatta delle ARP, ad esempio in termini di personale e di logistica. «Il passaggio del personale dei Comuni  all’amministrazione dello Stato non è un automatismo», rileva da parte sua Frida Andreotti. Vanno quindi chiarite le questioni contrattuali, quantificando altresì quanti dipendenti vogliono effettivamente cambiare datore di lavoro. Per quanto riguarda gli spazi, come spiega ancora la direttrice della Divisione, una possibilità provvisoria è la locazione di alcune sedi in attesa di trovare una soluzione definitiva. Ad ogni modo il percorso richiederà ancora parecchio tempo. Come rileva ancora Zali, l’approvazione della riforma in Parlamento « è un traguardo, ma anche un punto di partenza. Ci sono ancora numerosi passaggi da compiere. Il percorso non è breve, ma dipende dalla velocità con cui si cammina».

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 13 marzo 2026 del Corriere del Ticino

“Non è solo lavoro. Valorizzare la diversità”. Settimana contro il razzismo 2026

“Non è solo lavoro. Valorizzare la diversità”. Settimana contro il razzismo 2026

Comunicato stampa

Sabato 21 marzo 2026, presso la Sala Polivalente del Campus Est SUPSI, si terrà l’evento di apertura della Settimana contro il razzismo 2026, organizzato dal Servizio per l’integrazione degli stranieri del Dipartimento delle istituzioni. L’incontro inaugura un programma di oltre dieci iniziative che, dal 21 al 29 marzo 2026, animeranno l’intero territorio cantonale.

L’edizione 2026 è dedicata alla gestione della diversità nel mondo del lavoro, con particolare attenzione alle persone con retroterra migratorio. La mattinata inaugurale propone interventi istituzionali, un inquadramento statistico aggiornato, una tavola rotonda con partner sociali e rappresentanti aziendali, quattro workshop tematici dedicati a strumenti operativi per il mondo del lavoro, innovazione tramite un incubatore di start-up, strategie di contrasto alle discriminazioni e lettura dei dati per orientare politiche inclusive. I lavori si concluderanno con una restituzione plenaria e raccomandazioni operative.

Il lavoro come specchio della società: oltre dieci appuntamenti per cambiare prospettiva
La Settimana proseguirà con eventi multidisciplinari su tutto il territorio: lezioni universitarie aperte, incontri pubblici, formazioni per dirigenti e associazioni, biblioteche viventi, progetti partecipativi con studenti dell’Istituto della transizione e del sostegno (ITS) e delle scuole professionali, performance teatrali da Lugano a Locarno fino a Vacallo e molto altro.

Il lavoro rappresenta uno spazio centrale di inclusione o esclusione sociale. In un contesto segnato da trasformazioni demografiche e da una crescente penuria di manodopera in diversi settori, valorizzare il potenziale delle persone con passato migratorio non è solo una questione di garantire equità e costruire spazi di lavoro inclusivi e rispettosi, ma anche una scelta strategica per il futuro economico e sociale del Cantone Ticino.

Dal dialogo alle pratiche: valorizzare la diversità nel lavoro e nella società
La Settimana contro il razzismo 2026 vuole essere un’occasione di confronto capace di tradursi in orientamenti concreti per imprese, istituzioni e società civile. L’obiettivo è rafforzare la collaborazione tra attori economici, partner sociali e mondo formativo, favorendo pratiche organizzative inclusive e politiche basate su esperienze reali. Attraverso momenti di dialogo, formazione e raccomandazioni operative, l’iniziativa invita datori di lavoro, professionisti, studenti e cittadini a riconoscere la diversità come risorsa e responsabilità condivisa. Contrastare il razzismo nel mondo del lavoro significa investire nella coesione sociale, nella competitività economica e nella qualità della convivenza nel Cantone.

La discriminazione nel mondo del lavoro: dati e tendenze
I dati più recenti, riferiti al 2024, mostrano che oltre la metà delle persone che hanno dichiarato di aver subito discriminazioni razziali in Svizzera ha indicato il mondo del lavoro come ambito principale (52%), sia nella vita professionale quotidiana (43%) sia nella fase di assunzione (24%). Il retroterra migratorio rappresenta un fattore particolarmente rilevante nell’accesso all’impiego: tra i casi di discriminazione nella ricerca di lavoro, il 31% riguarda persone con retroterra migratorio, contro il 10% senza. Questi elementi confermano l’urgenza di promuovere ambienti professionali inclusivi, capaci di riconoscere competenze e talento al di là delle origini.

Rinnovati i sostegni della Confederazione e di Swisslos  
Come nelle precedenti, anche l’edizione 2026 della SCR nel Cantone Ticino è ulteriormente valorizzata dal sostegno del Servizio per la lotta al razzismo della Confederazione. A questo contributo si affianca la rinnovata collaborazione con Swisslos che rafforza ulteriormente questa edizione e ne consolida il sostegno istituzionale.

Nascita e sviluppo delle Settimane contro il razzismo
In Svizzera le “Settimane contro il razzismo” sono state introdotte a livello locale all’inizio degli anni 2000, attraverso iniziative cantonali di sensibilizzazione; tra queste, Ginevra ha avviato nel 2006 una propria settimana tematica, ispirandosi a un’esperienza analoga nata in Québec nel 2000. La scelta di organizzare tali eventi attorno al 21 marzo, Giornata internazionale per l’eliminazione della discriminazione razziale proclamata dalle Nazioni Unite nel 1966 in memoria della strage di Sharpeville, conferisce all’iniziativa un forte riferimento simbolico e un inquadramento internazionale condiviso da molti Paesi, inclusa la Svizzera.

Volantino

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Comunicato stampa

La Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni ha tenuto oggi una seduta ordinaria – la prima del 2026 e la 76. dalla sua costituzione – alla presenza del Consiglio di Stato, accompagnato dal capo della Sezione enti locali, e dei rappresentanti dei Comuni ticinesi.

La riunione si è aperta con una discussione dedicata alle attese dei Comuni nei confronti del Consiglio di Stato e dell’Amministrazione cantonale. È stato in particolare discusso lo stato di avanzamento del progetto «Polizia ticinese», per il quale nel mese di ottobre del 2025 si è conclusa la fase di consultazione. Il Dipartimento delle istituzioni ha confermato che un rapporto sarà prossimamente trasmesso al Consiglio di Stato.
Il Dipartimento delle istituzioni ha poi informato sui prossimi passi per la riforma delle Autorità regionali di protezione (ARP), dopo che – lo scorso 27 gennaio – il Gran Consiglio ha approvato le norme relative alla creazione e all’assetto organizzativo delle nuove Preture di protezione. Un primo incontro con i rappresentanti dei Comuni-sede delle attuali ARP è in programma domani, giovedì 12 marzo.
È stata poi fornita una panoramica sull’ultima revisione dell’Ordinanza sulla protezione civile (OPCi) nell’ambito delle costruzioni di protezione, entrata in vigore lo scorso 1. gennaio; le modifiche si basano su un concetto di salvaguardia del valore dei rifugi e degli impianti di protezione. Prossimamente saranno pubblicate, sul Foglio Ufficiale, le zone di valutazione: è stato ricordato che i Comuni che presentano un tasso di copertura inferiore al 100% dovranno intervenire per garantire la presenza delle infrastrutture indispensabili.
Il Dipartimento del territorio ha infine brevemente presentato ai rappresentanti dei Comuni alcune modifiche di legge, relative in particolare ai provvedimenti coercitivi in caso di abusi edilizi e alla manutenzione delle proprietà private oggetto di derelizione.

La prossima seduta della Piattaforma è fissata per mercoledì 3 giugno 2026.