Protezione civile: il libretto di servizio cartaceo diventa digitale

Protezione civile: il libretto di servizio cartaceo diventa digitale

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni informa i militi di protezione civile che, a partire dal 1° giugno 2026, il libretto di servizio cartaceo sarà sostituito da un’apposita soluzione digitale sviluppata a livello federale. Il libretto non verrà più aggiornato né rilasciato. Un cambiamento che comporta importanti vantaggi sia per i militi, sia per la gestione dei processi amministrativi.

La misura si inserisce nel processo di digitalizzazione avviato dal Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport (DDPS), che prevede il passaggio a piattaforme centralizzate per la gestione dei dati amministrativi legati al servizio militare e alla protezione civile.
Per quanto riguarda i militi di protezione civile, in futuro tutte le informazioni finora contenute nel libretto confluiranno nella piattaforma digitale “Gestione dei servizi nella protezione civile”. Questo nuovo strumento permetterà di consultare in modo semplice e immediato i dati relativi alla propria carriera, ai servizi svolti e programmati, nonché ai propri dati personali. La nuova soluzione digitale contribuirà a semplificare i processi amministrativi e consentirà ai militi di accedere al sistema in ogni momento e da qualsiasi luogo. Anche dopo il 1° giugno 2026, il libretto di servizio cartaceo manterrà la sua validità come documento ufficiale per i dati registrati prima del passaggio al nuovo sistema digitale. Esso dovrà pertanto essere conservato fino al termine dell’obbligo di prestare servizio nella protezione civile.08
L’utilizzo della piattaforma digitale non è obbligatorio. L’introduzione del nuovo sistema avverrà in modo assistito e graduale, con il supporto delle Regioni di protezione civile, in occasione dei prossimi servizi.

Visita di cortesia del Consiglio di Stato del Canton San Gallo

Visita di cortesia del Consiglio di Stato del Canton San Gallo

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha ricevuto il Governo del Canton San Gallo, nell’ambito dei tradizionali incontri confederali. La visita di due giorni a sud delle Alpi ha offerto l’occasione per un confronto su svariati temi di interesse comune e per una serie di visite a realtà imprenditoriali e culturali del Locarnese.

Il Consiglio di Stato, guidato dal Presidente Claudio Zali, ha accolto ieri pomeriggio alla stazione ferroviaria di Locarno il Governo sangallese, guidato dal Presidente Beat Tinner. Le due delegazioni hanno poi visitato l’azienda agricola Terreni alla Maggia di Ascona.  
Nella giornata di oggi, venerdì, il Governo ha accompagnato i colleghi e le colleghe sangallesi alla scoperta di alcune realtà culturali del Locarnese. In mattina è stato visitato il Museo Castello San Materno di Ascona, seguita da un incontro conviviale con il Municipio del Borgo. I due Governi si sono poi trasferiti sulle Isole di Brissago, per una visita del giardino botanico.

Audit indipendente sul clima di lavoro della Polizia cantonale

Audit indipendente sul clima di lavoro della Polizia cantonale

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha deciso, nella sua seduta settimanale, di affidare a un ente esterno un audit indipendente sul clima di lavoro all’interno della Polizia cantonale, con l’obiettivo di disporre di un’analisi approfondita e oggettiva della situazione.

La decisione è conseguente alle discussioni e ai successivi atti parlamentari presentati negli ultimi mesi concernenti le condizioni di lavoro e il funzionamento del Corpo, che hanno portato a concludere per l’opportunità di un esame strutturato e indipendente.
L’incarico è stato attribuito alla società Ecoplan AG di Berna, istituto indipendente di ricerca e consulenza con esperienza consolidata nell’analisi delle organizzazioni pubbliche e nel settore della sicurezza. Il mandato prevede un’analisi strutturata e multilivello basata su documenti e dati disponibili, nonché lo svolgimento di colloqui con collaboratori della Polizia cantonale a diversi livelli gerarchici, al fine di valutare il grado di soddisfazione, le condizioni di lavoro e la percezione della gestione interna.
L’audit si concluderà con una relazione contenente i principali risultati e, se del caso, raccomandazioni operative. La consegna del rapporto è prevista indicativamente entro la fine del 2026.
Con questo mandato, il Consiglio di Stato intende disporre di una base conoscitiva solida per orientare eventuali misure volte a rafforzare il buon funzionamento del Corpo e il benessere del personale, nell’ottica di garantire un servizio di sicurezza efficace e di qualità a favore della popolazione.

«Un sì per restare Svizzera»

«Un sì per restare Svizzera»

Territorio sotto pressione: il 14 giugno si vota per frenare la crescita dell’immigrazione

Che Svizzera vogliamo? È la domanda al centro del dibattito sull’iniziativa popolare al voto il 14 giugno. Per il Consigliere di Stato Norman Gobbi le cifre parlano chiaro: « In poco più di dieci anni la popolazione è esplosa. Siamo passati da circa 8 a oltre 9 milioni di abitanti. Non stiamo purtroppo parlando di un boom di nascite, ma di una crescita dovuta soprattutto all’immigrazione che il nostro Paese non è più in grado di assorbire ». Da queste cifre, secondo Gobbi, si apre una discussione più profonda, legata all’identità. «Insieme ai numeri sta cambiando anche ciò che tiene unito il nostro Paese, quel senso di appartenenza che viene meno. Lo dico non solo come Consigliere di Stato, ma come cittadino svizzero che sente la responsabilità di custodire e trasmettere la nostra storia e le nostre tradizioni ». Per Gobbi, insomma, si tratta di « decidere se preservare l’identità e i valori della Svizzera o sacrificarli sull’altare di una crescita incontrollata ».

Cosa chiede l’iniziativa
L’iniziativa popolare federale “No a una Svizzera da 10 milioni!” propone di introdurre nella Costituzione un limite all’incremento della popolazione residente permanente in Svizzera: il tetto fissato è di 10 milioni di abitanti entro il 2050. Il testo prevede inoltre che, una volta superata la soglia dei 9,5 milioni, Confederazione e Parlamento debbano adottare misure correttive, in particolare nei settori dell’asilo e del ricongiungimento familiare.

I rapporti con l’UE non sono un tabù
Un passaggio chiave riguarda i rapporti con l’Unione europea e gli accordi internazionali. In caso di approvazione dell’iniziativa, il Consiglio federale sarebbe chiamato a rinegoziare o ad attivare le clausole di salvaguardia negli accordi. Se non fosse sufficiente, il testo prevede la possibilità di disdire l’Accordo sulla libera circolazione delle persone. « Non possiamo trasformare i rapporti con l’UE in un tabù che impedisce qualsiasi correzione democratica – commenta Gobbi -. Gli accordi internazionali devono servire e far prosperare il Paese, non il contrario. Se un’intesa produce effetti che la popolazione giudica eccessivi su alloggi, territorio e servizi, è legittimo rinegoziarla o attivare clausole di salvaguardia ».

Valorizzare il potenziale interno
Un altro aspetto riguarda il ruolo della manodopera estera. « La nostra economia ha bisogno anche di questi lavoratori ma è altrettanto importante chiarire che non stiamo parlando di una chiusura totale. Ogni anno infatti potrebbero entrare ancora 40’000 lavoratori », puntualizza Gobbi. « Ma oggi siamo diventati troppo dipendenti da questo fattore. Bisogna valorizzare meglio il potenziale interno e investire sulle risorse già presenti nel Paese ».

Controllare la crescita
Per il Consigliere di Stato leghista la domanda di fondo è: « Dobbiamo chiederci in che Paese vogliamo vivere. Un aumento di un milione di abitanti in soli 10 anni è un cambiamento strutturale che incide sulla qualità di vita e sulla capacità del sistema di reggere nel tempo ». Le ricadute sono concrete soprattutto in un cantone come il Ticino che subisce le dinamiche di confine: « Quando la crescita accelera aumentano anche le pressioni su territorio, infrastrutture e servizi. È lì che si mette alla prova quell’equilibrio che da sempre definisce la Svizzera. Con l’iniziativa abbiamo la possibilità di decidere se vogliamo avere gli strumenti per controllare la crescita o continuare a subirla ». In questo senso, Gobbi vede nel voto popolare l’occasione di riportare la politica federale a un livello di responsabilità più concreto. «Per anni si è parlato di gestione dell’immigrazione senza riuscire a concretizzarla con scelte incisive» , afferma. «Fissare un quadro più chiaro e vincolante significa assumersi finalmente questa responsabilità ». Per il Consigliere di Stato leghista, il voto del 14 giugno è una scelta di fondo. « Dire sì significa restare Svizzera: un Paese che custodisce le proprie radici e che costruisce il futuro senza perdere i valori che lo tengono unito ».

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 3 maggio  de Il Mattino della domenica