Aggregazioni nel Locarnese – presentati i risultati dei laboratori partecipativi

Aggregazioni nel Locarnese – presentati i risultati dei laboratori partecipativi

Comunicato stampa

Qualità di vita elevata, ma anche sfide sempre più complesse legate a mobilità, alloggi, sviluppo territoriale e competitività regionale. È il quadro che emerge dal rapporto finale elaborato al termine del percorso promosso dai sette Comuni coinvolti – Locarno, Losone, Brione sopra Minusio, Orselina, Minusio, Tenero-Contra e Mergoscia – con il coordinamento della Sezione degli enti locali del Dipartimento delle istituzioni. I risultati sono stati presentati giovedì 20 maggio in una serata pubblica che ha visto un’ottima partecipazione di popolazione. Toccherà ai Municipi decidere se, e in che modo, dare seguito agli spunti emersi dal percorso partecipativo.

Nel corso della serata, il Capo della Sezione degli enti locali Marzio Della Santa ha presentato i principali risultati emersi dal lavoro svolto nelle scorse settimane, che ha coinvolto autorità comunali, rappresentanti della società civile e mondo economico in un ampio esercizio di riflessione sullo sviluppo futuro del comprensorio e sui possibili scenari istituzionali della regione. È seguito un momento di dialogo aperto con la popolazione, durante il quale i rappresentanti dei sette Comuni hanno potuto rispondere alle domande e raccogliere osservazioni e spunti.
Dal rapporto emerge come il Locarnese presenti oggi un livello di qualità di vita generalmente elevato, grazie in particolare alla qualità del territorio, dei servizi e dell’offerta culturale, sociale ed economica presenti nel comprensorio. Allo stesso tempo, i lavori hanno evidenziato alcune importanti sfide future legate in particolare all’evoluzione demografica, all’accesso all’alloggio, alla mobilità, alla capacità progettuale del territorio e al mantenimento della competitività regionale.
I laboratori partecipativi, che si sono svolti il 6 e 7 marzo a Locarno, avevano l’obiettivo di individuare le principali misure necessarie per affrontare queste sfide nei prossimi anni e di valutare quale assetto istituzionale potesse risultare maggiormente idoneo a sostenerle in modo efficace e sostenibile. In questo senso, per numerosi ambiti emersi durante i lavori – tra cui pianificazione territoriale, mobilità, politiche giovanili, sviluppo economico e coordinamento dei servizi – i partecipanti hanno ritenuto che uno scenario aggregativo possa offrire maggiori capacità di coordinamento e di sviluppo.
Nel corso della presentazione è stato inoltre sottolineato come il laboratorio non avesse l’obiettivo di prefigurare decisioni politiche o imporre soluzioni istituzionali, bensì quello di mettere a disposizione dei Municipi e della popolazione elementi concreti di riflessione sul futuro del comprensorio. Il rapporto precisa, infatti, che i risultati emersi non costituiscono in alcun modo una decisione aggregativa formale, ma rappresentano una base di valutazione a disposizione dei Comuni.
Con la serata pubblica di Minusio si conclude il lavoro di accompagnamento svolto dalla Sezione degli enti locali nell’ambito di questo percorso. Nel pieno rispetto dell’autonomia comunale, spetterà ora ai sette Municipi determinarsi sui possibili passi successivi.

 
 
 
Sessione estiva delle Camere federali – Il CdS incontra la Deputazione ticinese

Sessione estiva delle Camere federali – Il CdS incontra la Deputazione ticinese

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha incontrato oggi la Deputazione ticinese alle Camere federali per la tradizionale riunione in vista della sessione parlamentare estiva, in programma dal 1° al 19 giugno.

Consiglio di Stato e Deputazione ticinese alle Camere federali hanno colto l’occasione, oltre che per uno scambio sui principali oggetti che saranno trattati nella sessione estiva, per discutere di varie questioni di stretta attualità.
Per quanto concerne i temi relativi alla mobilità, Consiglio di Stato e Deputazione hanno discusso del progetto “Trasporti ‘45”, il quale verrà posto a breve in consultazione, e delle opere infrastrutturali previste per il Ticino, concordando nel giudicare insufficiente la proposta attuale e sottolineando la necessità di maggiori investimenti sul territorio cantonale.
La discussione si è in seguito spostata sui temi di carattere finanziario: Governo e Deputazione si sono aggiornati in merito alla proposta di modifica dell’ordinanza sulla perequazione finanziaria, respinta dal Consiglio federale, nonché sui lavori dedicati al prossimo rapporto sull’efficacia della perequazione finanziaria. Successivamente l’attenzione è stata rivolta alle misure con impatto significativo per i Cantoni previste sia nell’ambito del pacchetto di misure di sgravio adottato dal Parlamento nella sessione primaverile, sia nel progetto “Dissociazione 27”, attualmente in consultazione, che mira ad una nuova ripartizione dei compiti e delle responsabilità finanziarie tra Confederazione e Cantoni. Il progetto, condivisibile negli obiettivi, presenta tuttavia misure che rischiano di penalizzare ulteriormente quei Cantoni già attualmente svantaggiati nel contesto perequativo.
Per il settore dell’asilo è stato tematizzato il passaggio da permesso S a permesso B (per il periodo 2027 – 2032) previsto dal Consiglio federale e il relativo significativo impatto finanziario per i Cantoni, mentre per il settore della sanità l’attenzione è stata rivolta a diverse mozioni, di prossima trattazione, dedicate al tema dei familiari curanti.
Durante l’incontro l’accento è stato posto anche su dossier di carattere internazionale, quali le relazioni con l’Italia, il pacchetto di accordi tra Svizzera ed Europa, attualmente al vaglio delle commissioni parlamentari, con particolare riferimento al settore universitario e alle misure compensatorie previste.
A margine dell’incontro con il Consiglio di Stato, la Deputazione ticinese alle Camere federali ha tenuto la sua riunione ordinaria, presieduta dal Consigliere nazionale Bruno Storni. Nel corso della seduta, la Deputazione ha ricevuto per degli scambi una delegazione dell’associazione ESI Elettricità Svizzera Italiana – che raggruppa le aziende di produzione e/o distribuzione del settore – e una delegazione della Società Navigazione del Lago di Lugano. Durante la sessione estiva a Berna, il programma della Deputazione ticinese prevede incontri con il Consigliere federale Ignazio Cassis, con la Consigliera federale Karin Keller-Sutter e con la direzione delle Ferrovie federali svizzere.

 
 
 
Il Consiglio di Stato incontra il Consigliere federale Ignazio Cassis

Il Consiglio di Stato incontra il Consigliere federale Ignazio Cassis

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha ricevuto oggi a Bellinzona il Consigliere federale e responsabile del Dipartimento federale degli affari esteri Ignazio Cassis. Nel corso dell’incontro sono stati affrontati diversi temi rilevanti per il Cantone Ticino, le relazioni fra Svizzera e Italia, la perequazione finanziaria intercantonale, le misure di risparmio della Confederazione e la promozione della lingua italiana in Svizzera, in particolare tramite la presenza di persone italofone nell’Amministrazione federale.

Il Consiglio di Stato, guidato dal Presidente del Governo Claudio Zali, ha ricevuto oggi a Bellinzona il Consigliere federale Ignazio Cassis, accompagnato dal segretario generale del Dipartimento federale degli affari esteri, Markus Seiler, e da una delegazione di collaboratori.
L’incontro ha permesso uno scambio franco a proposito di vari temi rilevanti per il Canton Ticino. Il Governo ticinese ha espresso gratitudine per l’opportunità di un confronto diretto con il Consigliere federale: in un contesto nazionale e internazionale sempre più complesso e caratterizzato da rapide trasformazioni, è infatti essenziale mantenere uno scambio costante e costruttivo tra Confederazione e Cantoni, per rafforzare la coesione del Paese.
Per quanto riguarda gli argomenti affrontati durante la riunione, si è discusso in particolare delle relazioni tra la Svizzera e l’Italia, che rivestono grande importanza per il Ticino. Il Consiglio di Stato ha espresso preoccupazione per lo sviluppo di alcune questioni (come la prevista “tassa sanitaria” o le intenzioni al riguardo delle “zone economiche speciali”) auspicando che il dialogo bilaterale possa svilupparsi in modo costruttivo con il sostegno della Confederazione, così da affrontare le questioni aperte e preservare rapporti di buon vicinato fondamentali per il nostro Cantone.
In ambito di finanze pubbliche, il Governo ticinese ha poi attirato l’attenzione sul progressivo ampliarsi del divario tra i Cantoni finanziariamente più forti e quelli con minori risorse. È stata espressa in proposito la convinzione che – date le crescenti disparità cantonali – lo strumento della perequazione non risulti più adeguato nella sua forma attuale e, in assenza di correttivi, possa concorrere a minare fortemente la coesione nazionale.
La riunione ha permesso di approfondire vari altri temi d’attualità, fra cui anche la promozione della lingua italiana in Svizzera. Il Consiglio di Stato ha salutato con grande favore l’opportunità privilegiata di proporre contenuti nella piattaforma gestita dal Dipartimento federale degli affari esteri a Venezia, nel Palazzo Trevisan. Con questa operazione sarà possibile realizzare interessanti progetti e fornire al nostro Cantone un’ottima vetrina di visibilità per promuovere l’immagine del territorio.
Si è infine discusso lo stato di preparazione della riunione annuale del Consiglio dei Ministri dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) che si terrà a Lugano, il 3 e 4 dicembre 2026.

Nuove regole europee: disoccupazione ai frontalieri pagata dalla cassa disoccupazione svizzera

Nuove regole europee: disoccupazione ai frontalieri pagata dalla cassa disoccupazione svizzera

Norman Gobbi non ci sta: “Blocchiamo la fregatura!”
Il Mattino della domenica, Anche la Francia fa pressione, la Svizzera dovrà pagare la disoccupazione ai frontalieri?, 17.05.2026
L’Unione europea cambia le regole e la Svizzera paga. Stiamo parlando della revisione del regolamento europeo 883/2004 e l’introduzione del principio della cosiddetta Lex Loci Laboris, una modifica che potrebbe costare molto caro alla Confederazione. Di cosa si tratta? Oggi un frontaliere occupato in Svizzera che perde il lavoro, percepisce l’indennità di disoccupazione nel proprio Paese di domicilio. La Confederazione partecipa rimborsando allo Stato di residenza una quota delle prestazioni erogate. Se la modifica sarà accolta, in futuro toccherà alla cassa disoccupazione svizzera coprire integralmente le prestazioni per i frontalieri rimasti senza lavoro. Per il Consigliere di Stato Norman Gobbi, la riforma avrebbe conseguenze pesanti. « Qui non si tratta di un dibattito teorico o burocratico ma di ricadute concrete », afferma. « Parliamo di centinaia di milioni di franchi e della sostenibilità del nostro sistema sociale ».

Rischio di abusi
Non sorprende che oltre confine si parli di un “terremoto finanziario” che sta per investire la Svizzera. Secondo le stime pubblicate dalla Segreteria di Stato dell’economia, infatti, l’impatto per la Confederazione potrebbe oscillare tra i 600 e i 900 milioni di franchi all’anno in più. Il lavoratore frontaliere potrà percepire la disoccupazione dopo sole 22 settimane consecutive di lavoro (meno di 6 mesi) e percepire indennità “svizzere” pur vivendo in un Paese dove il costo della vita è inferiore. « Non solo è una disparità di trattamento verso i disoccupati residenti in Ticino », commenta il Consigliere di Stato leghista, « ma può generare derive pericolose. Il nostro Cantone, per la sua posizione al confine, è particolarmente esposto al fenomeno delle società bucalettere », osserva Gobbi. « Il rischio è quello di incentivare contratti di breve durata o rapporti di lavoro costruiti ad arte, al solo scopo di maturare il diritto alle indennità svizzere di disoccupazione. Insomma, è un clamoroso assist per chi vuole fregare il sistema ».

Chi paga il conto?
C’è un’altra questione rilevante: con il prevedibile boom di iscrizioni di frontalieri agli Uffici regionali di collocamento, inevitabilmente sarà necessario un potenziamento di risorse e personale. Ma qui, per Gobbi, si raggiunge il paradosso. « In pratica dovremmo rafforzare le strutture affinché aiutino a ricollocare i lavoratori frontalieri facendo concorrenza ai ticinesi».

Le pressioni della Francia
A calcare la mano ci ha pensato, negli scorsi giorni, anche il ministro francese Philippe Tabarot, che ha confermato la volontà di Parigi di esercitare pressioni sulla Svizzera affinché si adegui alle nuove regole europee. « Fa riflettere vedere come si dia quasi per scontato che la Svizzera debba conformarsi automaticamente a decisioni prese dall’Unione europea », commenta Gobbi. Secondo il Consigliere di Stato, oltre alla questione economica, il tema tocca direttamente il margine di autonomia della Confederazione nei rapporti con Bruxelles. « Per questo è fondamentale che Berna affronti questo dossier con grande fermezza. La Svizzera deve poter difendere i propri interessi senza subire automatismi o imposizioni indirette. I rapporti con l’Europa devono basarsi sul rispetto reciproco e non sulla logica della pressione politica », afferma Gobbi. « La partita non è ancora finita e la posta in gioco è alta. Il Consiglio federale, anche attraverso il Comitato misto Svizzera-UE, ha ancora margine di manovra per tutelare con decisione gli interessi del nostro Paese ed è quello che auspico. In caso contrario, il conto sarà salatissimo ».

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 17 maggio 2026 de Il Mattino della domenica

Dunja Valsesia nominata a capo della Sezione della popolazione

Dunja Valsesia nominata a capo della Sezione della popolazione

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato comunica di aver nominato l’avv. Dunja Valsesia quale nuova Capa della Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni, in sostituzione di Silvia Gada, che lascerà l’Amministrazione cantonale a beneficio della pensione.

Dunja Valsesia, classe 1976, ha conseguito la licenza in diritto all’Università di Zurigo e ottenuto il brevetto di avvocato nel 2010. Dal 2014 al 2018 ha lavorato presso il Servizio giuridico della Polizia cantonale. Nel 2018 ha iniziato la sua attività presso la Sezione della popolazione, dapprima quale Collaboratrice scientifica all’Ufficio della migrazione e dal 2019 come Aggiunta della Sezione della popolazione, con l’attribuzione della conduzione dell’Ufficio dello stato civile a partire dal 2021; funzione questa che ricopre tuttora.
Nel corso della sua carriera l’avv. Dunja Valsesia ha maturato una solida esperienza nei settori dello Stato civile e della migrazione, sviluppando una conoscenza approfondita dei processi interni, del quadro normativo e dei numerosi partner con i quali la Sezione della popolazione è chiamata a collaborare. Le sue competenze giuridiche, unite alla capacità di conduzione, coordinamento e dialogo con interlocutori diversi, rappresentano qualità importanti per dirigere una Sezione chiamata a operare in ambiti sensibili e di forte impatto per la popolazione.
La nuova responsabile avrà il compito di assicurare la conduzione della Sezione, composta dall’Ufficio della migrazione e dall’Ufficio dello stato civile, proseguendo gli importanti sforzi in corso in materia di semplificazione e digitalizzazione dei processi amministrativi. L’entrata in funzione è prevista per il 1° settembre 2026.
Il Consiglio di Stato coglie l’occasione per esprimere a Silvia Gada i propri ringraziamenti per il prezioso lavoro svolto con impegno e competenza al servizio dell’Amministrazione cantonale, e formula i migliori auguri all’avv. Dunja Valsesia per la sua nuova attività professionale.

Salpare verso l’estate, ma in sicurezza

Salpare verso l’estate, ma in sicurezza

La polizia lacuale ticinese si prepara a una nuova stagione ed esorta chi frequenterà laghi e fiumi a rispettare le regole – A causa delle crisi mondiali, si preannuncia un’estate di grande affluenza

Col primo sole, le rive della Svizzera italiana verranno prese d’assalto. Tra prevenzione, salvataggi e controlli, il responsabile ticinese della polizia lacuale, Marcel Luraschi, conferma a Il Quotidiano che in estate il lavoro non manca. Anche perché le barche immatricolate in Ticino sono 6700, mentre gli agenti che pattugliano i laghi e i fiumi del Cantone sono cinque.

Obiettivo: sicurezza
Tendenzialmente puntiamo sempre sulla sicurezza, quindi controlliamo l’equipaggiamento che deve essere presente, come il giubbotto di salvataggio o l’estintore. Poi, chiaramente, i documenti personali, dalla patente al libretto del gas di scarico, che è obbligatorio sui natanti.” Tra le infrazioni più diffuse, spiega Luraschi, l’assenza della “seconda persona a bordo quando si fa sci nautico. La zona rivierasca interna, poi, è dove ogni anno riscontriamo numerose infrazioni. Ma questo è dovuto anche al turismo di massa che arriva in Ticino: per guardare le casette o trovare un ristorante, navigano parallelamente anche a 50-100 metri da riva.”
Sempre più frequenti, poi, sono gli interventi di soccorso alle imbarcazioni, rimaste senza benzina o sorprese da un temporale. “Quando il lago comincia a diventare scuro, increspato, è un segnale che sta arrivando un temporale”, avvisa il responsabile della polizia lacuale. “La gente aspetta veramente troppo tempo per rientrare a riva, per mettersi in sicurezza e chiudere l’imbarcazione per prevenire danni.”

Grande incognita della stagione, l’affluenza
Durante la pandemia i turisti si erano riversati in massa sui laghi. Quest’estate, con un quadro internazionale non ottimale per i viaggi lontani, potrebbe ripetersi lo scenario, afferma Marcel Luraschi. “Con tutti questi imprevisti, secondo noi ci troveremo con più affluenza di natanti e di bagnanti. Non solo nei laghi, ma anche nei fiumi.” Decisiva, dunque, sarà la prevenzione.
La polizia lacuale esorta a facilitare la convivenza rispettando le regole, a tenere sotto controllo l’alcolemia e a valutare bene le condizioni meteo.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Salpare-verso-l%E2%80%99estate-ma-in-sicurezza–3745315.html

Carceri svizzere sempre più affollate, non si vedeva dal 1988. E in Ticino?

Carceri svizzere sempre più affollate, non si vedeva dal 1988. E in Ticino?

Strutture penitenziarie. In Svizzera picco record di detenuti. Dati così non si vedevano dal 1988. Ma com’è la tendenza in Ticino? Ne abbiamo parlato con il direttore delle strutture ticinesi Stefano Laffranchini.

Carceri svizzere sempre più affollate, toccato un nuovo record. Le persone detenute nelle strutture penitenziare su territorio elvetico sono infatti 7’119. Un dato che non si vedeva dal 1988. Il tasso d’occupazione delle 90 carceri elvetiche è di 96,6%. A riferirlo è l’Ufficio federale di statistica. «Rapportato alla popolazione residente, la proporzione rimane inferiore a quella osservata 10 anni fa», aggiunge l’Ufficio. Una situazione a cui il Ticino è abituato, come ci dice il direttore delle strutture carcerarie cantonali Stefano Laffranchini: «Il Ticino è confrontato da due anni con questa situazione. Considerate le peculiarità del nostro Cantone, una regione di frontiera che conosce il fenomeno della criminalità transfrontaliera ed un Cantone di transito che conosce il fenomeno dei corrieri di droga, è stato confrontato in anticipo con questa problematica. In questo senso abbiamo adottato delle misure per far sì che siamo più preparati degli altri cantoni della Svizzera».  

Le misure intraprese
Ticino dunque preparato sia dal profilo operativo che da quello del personale: «Abbiamo aumentato di 5 posti la capienza del carcere penale della Stampa e del carcere giudiziario della Farera», afferma Laffranchini. «In caso di emergenza abbiamo anche 10 posti ulteriori presso le strutture carcerarie. Dal profilo del personale, si sta conclude la scuola degli agenti di custodia e abbiamo appena concluso il concorso della nuova scuola degli agenti di custodia che conta be 170 candidature». Senza dimenticarsi poi dell’apporto politico: «Grazie all’impegno della politica, siamo riusciti ad ampliare la nostra flotta droni per sgravare il personale e farlo concentrare su attività in contatto con persone detenute».

Le cause del sovraffollamento
102% d’occupazione sia per la Farera che per la Stampa, ci dice Laffranchini. Un fenomeno pressoché solo maschile. Se in Svizzera la percentuale di donne in detenzione si attesta al 6,2%, in Ticino raggiunge quota 10%. Le cause, in Ticino, una recrudescenza dei reati contro la legge federale sugli stupefacenti e un acuirsi della delinquenza legata alle persone provenienti dal Maghreb. Una tendenza che non preoccupa Laffranchini: «Io incontro gente stanca, anche provata, ma assolutamente volonterosa di continuare la propria missione. Onestamente, quando si hanno al proprio fianco persone del genere, non si smette mai di lottare e la preoccupazione va in secondo piano». Al vaglio della politica ticinese, afferma sempre Laffranchini, un aumento dei posti polivalenti nelle carceri.

https://www.ticinonews.ch/ticino/carceri-svizzere-sempre-piu-affollate-non-si-vedeva-dal-1988-e-in-ticino-433320

I patriziati ticinesi guardano al futuro

I patriziati ticinesi guardano al futuro

All’assemblea annuale spazio a digitalizzazione, investimenti sul territorio e coinvolgimento delle nuove generazioni – Riconfermato il presidente Tiziano Zanetti

“Stiamo guardando avanti in modo concreto”. È con questo messaggio che l’Alleanza patriziale ticinese (ALPA) ha voluto presentare sabato a Cevio la propria visione del futuro durante l’assemblea annuale, che ha riunito i rappresentanti dei 198 patriziati del cantone.
L’incontro è stato segnato dal rinnovo parziale del Consiglio direttivo, dalla riconferma per i prossimi quattro anni del presidente Tiziano Zanetti e dal lancio del nuovo sito internet dell’associazione. Al centro della giornata c’è quindi stato soprattutto il tema della modernizzazione dei patriziati.
“Dobbiamo cominciare a parlare adesso dei patriziati moderni”, ha dichiarato Zanetti a SEIDISERA, spiegando che molti enti stanno investendo sempre di più sul territorio e aggiornando i propri strumenti amministrativi.
Tra le novità presentate figura anche GEREPA (Gestione Registro Patriziali), un nuovo applicativo per la gestione del registro patriziale, pensato per semplificare l’amministrazione dei circa 90’000 patrizi ticinesi. Uno strumento “atteso da dieci anni” che, secondo Zanetti, renderà la gestione “molto immediata e fruibile”.
Il presidente dell’ALPA ha inoltre respinto l’idea di patriziati legati soltanto al passato. “C’è il legame al territorio, al passato, alle nostre origini, certamente, ma stiamo guardando avanti in modo concreto”, ha affermato, ricordando gli investimenti realizzati negli ultimi anni e le collaborazioni con enti regionali, organizzazioni turistiche e Comuni.
Uno degli obiettivi dichiarati resta anche quello di coinvolgere maggiormente i giovani. Negli ultimi quattro anni, ha spiegato Zanetti, otto membri del Consiglio direttivo sono stati sostituiti con persone “giovani” e “motivate”.
“Sono sempre ottimista”, ha concluso il presidente dell’ALPA, parlando dello stato di salute dei patriziati ticinesi. Ma “si può ancora migliorare”.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/I-patriziati-ticinesi-guardano-al-futuro–3728424.html

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I temi più cari ai patriziati
https://www.rsi.ch/play/tv/-/video/-?urn=urn:rsi:video:3727563

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‘Dai Patriziati valore aggiunto incalcolabile’
All’assemblea dell’Alleanza patriziale ticinese, il presidente Tiziano Zanetti rivendica il ruolo dei patrizi ticinesi – Norman Gobbi: «Lupo, fare di più: il rischio di alpeggi abbandonati è reale».

«Il valore aggiunto che i Patriziati portano al Ticino è incalcolabile: la difesa delle tradizioni e la cura dei luoghi di montagna non sono solo atti di conservazione, ma creano un indotto turistico ed economico vitale per l’intero equilibrio regionale». E, ancora di più, «la nostra missione per i prossimi anni sarà quella di continuare a promuovere la modernizzazione tecnologica, l’abituale salvaguardia del territorio e l’ulteriore consolidamento del ruolo dei Patriziati nella società moderna coinvolgendo sempre più i giovani, trasformando l’amore per la propria terra in un impegno civile concreto e consapevole». Tiziano Zanetti, presidente dell’Alleanza patriziale ticinese riunitasi in assemblea a Cevio sabato, ha le idee in chiaro: 198 enti, con quasi 100mila patrizi ticinesi, hanno un ruolo «fondamentale» sotto vari aspetti.

Innovazione tecnologica
Per espletarlo al meglio, non mancano progressi tecnologici come il nuovo software ‘Gerepa’, «ideato per la tenuta dei registri ma che non è solo un aggiornamento tecnico, bensì una vera  rivoluzione che snellirà la burocrazia e le procedure interne. Consentirà un approccio semplice ed efficace a tutti i dati». Questo perché, riprende Zanetti nel suo discorso, «l’attività patriziale nel nostro cantone è poliedrica. Se la manutenzione del paesaggio resta il cuore pulsante del nostro mandato, i Patriziati si distinguono oggi come motori di cultura, didattica e turismo».

I progetti continuano
Dal punto di vista operativo e finanziario, il presidente Alpa riferisce che «spiccano progetti di ampio respiro come il recupero degli alpeggi e la tutela delle aree boschive, che testimoniano una programmazione lungimirante. Molte di queste opere sono state possibili grazie al sostegno del Fondo per la gestione del territorio o del Fondo di aiuto patriziale, ma è altrettanto significativo notare come molte amministrazioni abbiano agito in totale autonomia economica, attingendo a fondi propri». Infine, tra i temi più complessi affrontati dal Consiglio direttivo, e per  salvaguardare
l’economia alpestre», ovviamente c’è il lupo: «Occorre al più presto trovare una soluzione per limitare e gestire efficacemente la sua presenza che diventa sempre più preoccupante e invasiva».

Gobbi: ‘Custodi del territorio’
Nel suo intervento, il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi ricorda che i Patriziati sono «i custodi del territorio in un contesto sempre più complesso, segnato da eventi estremi e sfide che richiedono capacità di adattamento senza perdere il legame con le proprie radici». Dopo aver sottolineato l’importanza dell’ammodernamento con il software ‘Gerepa’, Gobbi annota anche come «nel 2025 l’attività di sostegno del Cantone attraverso il Fondo di aiuto patriziale e il Fondo gestione territorio è ulteriormente cresciuta. Sono stati sostenuti 25 progetti tramite il Fap per un importo totale di oltre 1 milione di franchi, mentre l’Fgt ha finanziato 6 progetti per quasi 577mila franchi. Complessivamente, parliamo di sussidi per circa 1,6 milioni di franchi. Sono numeri che dimostrano due aspetti fondamentali: da una parte il dinamismo dei Patriziati, dall’altra la volontà concreta del Cantone di continuare a investire nella gestione e valorizzazione del territorio». Una combinazione che Gobbi definisce «efficace e proficua».

‘Per Blatten mobilitazione federale rapida, per la Vallemaggia no’
Perché «il nostro territorio negli ultimi anni è stato segnato da eventi estremi e il luogo dove ci troviamo (Cevio, ndr) ne è un esempio. L’alluvione ha scosso profondamente le comunità locali e causato ingenti danni anche a proprietà patriziali. Le tragedie hanno purtroppo mostrato anche un’altra realtà: non tutte le catastrofi sembrano ricevere la stessa attenzione da Berna». E Gobbi punta il dito, con assoluta determinazione: «In situazioni recenti come quella di Blatten la mobilitazione federale è stata rapida e immediata. Per la Vallemaggia e la Mesolcina, invece, la sensazione diffusa è stata quella di dover attendere più a lungo e lottare maggiormente per ottenere risposte». Ma in tutto questo, assicura, «il Cantone c’è e non farà mai mancare la propria presenza».

‘Tutelare la biodiversità non sia sacrificio silenzioso di chi vive e lavora in montagna’
Sulla gestione del lupo, Gobbi afferma che «la tutela della biodiversità non può tradursi in un sacrificio silenzioso di chi vive e lavora in montagna. Comprendo bene l’apprensione dei Patriziati e lo sconforto degli allevatori. Il rischio di un progressivo abbandono degli alpeggi è reale e avrebbe conseguenze profonde sul territorio. Perché senza agricoltura e allevamento non perdiamo soltanto un’attività economica: perdiamo presidio del territorio, la valorizzazione del paesaggio, la cura dei pascoli e una parte importante dell’identità delle nostre valli». E l’auspicio è che arrivino «soluzioni per interventi più incisivi ed efficaci». Come noto, intanto, l’Ufficio caccia e pesca presenterà a breve una proposta che «prevede la creazione di un ristretto gruppo di cacciatori di fiducia, appositamente formati, che possano affiancare i guardiacaccia nell’esecuzione degli abbattimenti, senza essere vincolati ai periodi di caccia ordinari».

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 11 maggio 2026 de La Regione

(Nella foto Tiziano Zanetti, Presidente ALPA)

La sfida dell’essere umano contro muri alti 7 metri

La sfida dell’essere umano contro muri alti 7 metri

Sgombero neve alla Novena: Norman Gobbi sul campo con le squadre operative

A 2’478 metri di altitudine, dove il paesaggio si fa essenziale e le condizioni cambiano rapidamente, il passo della Novena torna ogni anno a rappresentare una sfida tecnica e umana. La riapertura del valico alpino che collega la Val Bedretto con la Valle di Goms, nell’alto Vallese, segna molto più di un semplice cambio di stagione: è il ripristino di un collegamento vitale tra territori. Le operazioni di sgombero della neve sono affidate al Centro manutenzione alpino di Chiggiogna, che fa capo alla Divisione delle costruzioni, impegnato con sei uomini e quattro mezzi. La responsabilità per la riapertura del passo è affidata a Claudio Giudici, che nelle scorse settimane ha effettuato i sopralluoghi e coordinato la pianificazione degli interventi con i colleghi vallesani attivi sul versante opposto. Se le condizioni meteo si manterranno favorevoli, quest’anno le prime automobili potrebbero raggiungere la sommità della Novena già all’inizio di giugno. Molto dipenderà dall’evoluzione delle condizioni nelle prossime settimane.

“Solo” sette metri
I lavori di sgombero neve sul versante ticinese sono iniziati il 27 aprile da All’Acqua. Una settimana dopo, il Direttore incaricato della Divisione delle costruzioni Norman Gobbi ha voluto essere presente sul campo, raggiungendo la zona di Rosalba, considerata dagli esperti la più critica dell’intero tracciato. Sul percorso di 11 km, è infatti il punto dove la neve si accumula in quantità maggiore, creando immense pareti che richiedono interventi mirati. Quest’anno, paradossalmente, le condizioni sono state considerate favorevoli: “solo” sette metri di neve, contro i tredici che si registrano solitamente negli anni più impegnativi. « Essere qui permette di vedere quanto impegno e quanta professionalità vengono messe in campo per garantire l’apertura di queste strade» , ha sottolineato Gobbi. «È un lavoro complesso, che richiede grande competenza e prudenza. Mi ha fatto piacere vedere una squadra molto affiatata ».

Sgombero e messa in sicurezza
Le operazioni di sgombero avanzano grazie a un lavoro coordinato in più fasi. Una fresa cingolata apre il primo varco nei tratti più critici, dove gli accumuli di neve raggiungono altezze maggiori. Seguono due frese gommate che consentono di proseguire lungo il tracciato. Dove necessario, entra in azione anche un escavatore cingolato, indispensabile per rimuovere la neve che resta ancorata alle pareti rocciose. Se le condizioni lo permetteranno, già nel corso del prossimo fine settimana si potrebbe raggiungere la sommità del passo. Ma il traguardo operativo non coincide ancora con l’apertura al traffico. Seguirà infatti una fase altrettanto delicata: la messa in sicurezza del tracciato, con la posa della segnaletica verticale, la pulizia completa della carreggiata e, soprattutto, i brillamenti controllati per eliminare gli ultimi accumuli di neve instabile.

Una rete viaria di oltre 1’200 km
La presenza sul posto del Direttore Gobbi si inserisce in un approccio che, da settembre 2025, privilegia il contatto diretto con la parte più operativa della Divisione. Un modo per conoscere da vicino le sfide quotidiane del settore e valorizzare il lavoro di chi, spesso lontano dai riflettori, garantisce infrastrutture sicure e funzionali. « In questi mesi ho visitato numerosi cantieri per conoscere da vicino la realtà e la complessità operativa del settore. Le visite ai centri di manutenzione cantonali mi hanno inoltre permesso di interagire con collaboratrici e collaboratori che, con grande impegno, garantiscono quotidianamente la gestione di una rete complessa che si estende per oltre 1’200 chilometri: un patrimonio importante, da gestire con cura ». In Val Bedretto questo impegno prende forma concreta: ogni metro liberato dalla neve è un passo verso la riapertura, ma anche la testimonianza di un lavoro indispensabile per il territorio.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 10 maggio 2026 de Il Mattino della domenica