Radar, la stoccata di Gobbi: “La troppa libertà alle polizie comunali ha portato a questa situazione”

Radar, la stoccata di Gobbi: “La troppa libertà alle polizie comunali ha portato a questa situazione”

Il Consigliere di Stato leghista torna sulla polemica: “Avevo messo in guardia su un uso più coordinato dei controlli…”

“La troppa libertà alle Polizia comunali ha portato a questa situazione”. Parliamo di radar e il giudizio virgolettato è firmato da Norman Gobbi. Il Consigliere di Stato leghista è tornato sullo spinoso argomento sull’ultimo numero del Mattino. Il domenicale, nella rubrica Forum, ha posto a una serie di personalità le seguenti domande: a suo parere, i radar vengono abusati per fare cassetta invece che prevenzione? Le loro posizioni andrebbero segnalate? E la segnalazione di controlli radar ad opera di privati (ad esempio tramite gruppi social) andrebbe depenalizzata?
“Per inquadrare nel modo corretto la tematica – risponde Gobbi – occorrerebbe specificare che gli introiti del Cantone attraverso le multe di circolazione sono pari allo 0.5% delle entrate, ossia corrispondono a 50 centesimi su 100 franchi. Detto questo, stiamo facendo a livello cantonale delle riflessioni e la mia lettera inviata ai Municipi ancora prima dell’inizio di questa campagna anti-radar, nella quale mettevo in guardia sulla necessità di un uso più coordinato dei controlli di velocità, andava proprio in questa direzione. Anche perché dare troppa libertà operativa alle Polcom ha portato a questa situazione”.
La stoccata alle polizie comunali, viene così argomentata dal Direttore del DI: “Le “comunali” hanno a disposizione in totale ben 10 radar e 7 sistemi di controlli laser, contro i 2 radar, i 3 laser e le 4 postazioni semi stazionarie della Polizia cantonale (quest’ultime usate soprattutto a protezione dei cantieri autostradali). In tutto questo non si può dimenticare come la prevenzione condotta dalla Polizia cantonale abbia permesso di ridurre il numero di morti sulle nostre strade, il nostro obiettivo prioritario!”.
“Sulla depenalizzazione delle segnalazioni – termina il suo pensiero Gobbi – come Dipartimento eravamo aperti, mettendo però in guardia che queste possono mettere in pericolo i controlli di sicurezza eseguiti non per la circolazione ma per controllare immigrazione illegale, trasporto di stupefacenti, oppure i posti di blocco dopo furti e rapine”.

Da www.liberatv.ch

Visione, obiettivi e finanze: Norman Gobbi incontra i funzionari dirigenti del DI

Visione, obiettivi e finanze: Norman Gobbi incontra i funzionari dirigenti del DI

Comunicato stampa

Martedì 16 maggio si è tenuto il primo pomeriggio dipartimentale della nuova legislatura. Un momento dedicato all’incontro tra il Direttore e le funzionarie e i funzionari dirigenti del Dipartimento delle istituzioni. L’occasione per proporre e discutere la visione del Dipartimento e gli obiettivi strategici 2023-2027, con attenzione alla conferma della qualità dei servizi offerti all’utenza, in un contesto finanziario che chiama ogni Dipartimento a un contenimento della spesa secondo le indicazioni fornite del Governo nel rispetto di quanto deciso dal Popolo.

Il Direttore Norman Gobbi è intervenuto durante la giornata dipartimentale dedicata ai dirigenti, suddividendo le sue comunicazioni in due momenti: nel primo, come d’abitudine, ha presentato ai funzionari dirigenti i dati più significativi riguardanti il personale e la situazione finanziaria, tematizzando l’aggiornamento del preventivo 2023 per ridurre il disavanzo previsto dell’Amministrazione cantonale e alcune riflessioni su quello del prossimo anno. Su questo tema le funzionarie e i funzionari dirigenti sono chiamati a raggiungere un obiettivo molto impegnativo, ossia una riduzione significativa dell’impatto finanziario, rivedendo e ottimizzando i processi interni. La qualità dei servizi offerti all’utenza va mantenuta e semmai incrementata grazie a un ulteriore sforzo, in particolare, legato alla digitalizzazione.
Il raggiungimento del pareggio di bilancio previsto secondo piano finanziario nel preventivo 2025 si presenta come una strada in salita, ma i primi riscontri all’interno del Dipartimento delle istituzioni sulla correzione del preventivo 2023 e sul preventivo 2024 vanno nella giusta direzione.
Nel secondo momento, il Direttore si è soffermato sulla visione e sugli obiettivi strategici delle singole unità amministrative per il quadriennio appena iniziato. I funzionari dirigenti sono stati sensibilizzati sull’approccio richiesto e caratterizzato da motivazione, innovazione e assunzione di responsabilità. Ricorrente l’immagine della “squadra” spesso utilizzata dal Direttore, a sottolineare l’importanza del lavoro condiviso e partecipativo a tutti i livelli.
Nella prima parte del pomeriggio, svoltosi a Mendrisio allo stand di tiro de “La Mendrisiense”, in modo facoltativo i funzionari dirigenti del Dipartimento delle istituzioni hanno potuto partecipare al tradizionale Tiro federale in campagna, gara con pistola e fucile d’ordinanza. Cristiano Nenzi, ufficiale della Polizia cantonale e responsabile del V Reparto stradale, si è aggiudicato il primo posto nella classifica con la pistola da 25 metri, mentre Christophe Cerinotti, pure lui ufficiale della Polizia cantonale e responsabile della Sezione della formazione, è risultato il migliore nella gara con il fucile da 300 metri. Tra le donne Frida Andreotti, direttrice della Divisione della giustizia, ha confermato le vittorie degli scorsi anni con la pistola e Bernadette Rüegsegger, responsabile del Servizio giuridico della Polizia cantonale, è invece stata la migliore nel tiro sulla lunga distanza.  

 

“I Cantoni non devono versare soldi in più per l’arrivo dei migranti”

“I Cantoni non devono versare soldi in più per l’arrivo dei migranti”

Norman Gobbi respinge la proposta di cofinanziamento avanzata da Berna

Niente partecipazione dei Cantoni ai costi supplementari per la realizzazione di nuove infrastrutture d’accoglienza dei migranti, il cui numero è destinato a rimanere elevato durante i prossimi mesi. È questa la risposta ferma che i Cantoni hanno dato, dopo la proposta avanzata il 26 aprile scorso dal Consiglio federale. “I Cantoni sono uniti su questa presa di posizione”, afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi. “Con le colleghe e i colleghi direttori dei Dipartimenti cantonali di giustizia e polizia ci eravamo già espressi in questo senso, subito dopo l’annuncio del Governo che intendeva far partecipare i Cantoni alle spese per nuove infrastrutture dove accogliere i migranti. La legge sull’asilo è chiara: la competenza è della Confederazione. Senza dimenticare che i Cantoni, Ticino in primis, devono già investire risorse pubbliche a causa della presenza di persone entrate illegalmente in Svizzera. Chiedere di più ai Cantoni non può rientrare in un discorso coerente e sostenibile. Rispettare i principi basilare della ripartizione dei costi nel settore dell’asilo è una questione di principio. Non solo: mischiare tra i due livelli istituzionali (Confederazione e Cantoni) i costi crea sicuramente confusione e una gestione difficile, con competenze poco chiare. A questo riguardo anche la Conferenza delle direttrici e dei direttori cantonali delle finanze mette in guardia il Consiglio federale da intraprendere questa strada. Tocca a Berna, per il tramite della SEM, soddisfare eventuali necessità supplementari con la messa in opera di nuove strutture”, sottolinea il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.
Vedremo quale sarà la decisione finale. “Stando a tutte le prese di posizione è chiaro che i Cantoni non vogliono assumersi costi supplementari legati all’asilo. Il Ticino, porta principale d’entrata Sud della Svizzera per i migranti illegali, è messo sotto pressione, anche se nelle condizioni attuali la situazione viene gestita in modo positivo. Come ho già sottolineato, nel corso degli anni siamo riusciti a creare un sistema efficace che risponde anche alle emergenze. Ma non mancano i problemi, causati in queste ultime settimane soprattutto da giovani adulti provenienti in particolare dall’Afghanistan e dal Marocco. Nei centri di registrazione le risse sono numerose così come gli atti di vandalismo e di microcriminalità sul territorio! La pressione migratoria ha inoltre acuito la presenza di passatori. L’anno scorso ne sono stati intercettati ben 155: un ricordo! E questo brutto fenomeno si è confermato nei primi 4 mesi del 2023, con 40 fermi”.
Con la Segreteria di Stato della migrazione (SEM) la collaborazione è buona, anche se a livello generale manca una politica proattiva da parte di Berna per essere meglio in grado di anticipare le emergenze che il fenomeno migratorio pone a tutti gli Stati. Nella situazione attuale, chiedere più soldi ai Cantoni è un esempio di mancata capacità di affrontare i problemi. Per il Ticino, poi, vi è il mancato riconoscimento nel 2023 dei costi assunti negli ultimi anni. Si tratta di alcuni milioni di franchi che avrebbero fatto bene alle nostre casse. Il Consiglio federale posticipa questi soldi almeno sino al 2024, quando ci sarà finalmente la base legale che riconosce quanto i Cantoni fanno a favore della politica d’asilo, nel campo della sicurezza in particolare. Speriamo che le promesse siano mantenute!”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 21 maggio 2023 de Il Mattino

Una tragedia evitabile?

Una tragedia evitabile?

Il dramma di Aurigeno è stato preceduto dalle minacce che l’omicida aveva rivolto alla vittima – Parla il responsabile del Gruppo Prevenzione e negoziazione che si è occupato del caso

Quanto accaduto ad Aurigeno poteva essere evitato? È l’interrogativo che ricorre da giovedì scorso, dal giorno dell’uccisione del custode della scuola più volte minacciato dall’uomo che gli ha sparato. Di queste minacce si era occupato anche il Gruppo Prevenzione e negoziazione (GPN) della Polizia cantonale, cui possono rivolgersi le potenziali vittime che si sentono in qualche modo a rischio.

Sono stati loro i primi a far risuonare un campanello d’allarme, poi sfociato nel ricovero coatto nel 2022 alla clinica psichiatrica di Mendrisio. Purtroppo non è bastato. Il responsabile del GPN, il capitano Andrea Cucchiaro, che è tenuto al segreto istruttorio, ha risposto ad alcune domande della RSI. “Ci siamo occupati della persona, con dei contatti sia con lui sia con chi gli stava attorno, per diversi mesi, a seguito di una segnalazione. Quando la situazione era un po’ rientrata lo abbiamo consegnato al servizio psicosociale”.
Sembrava aver dato segni di miglioramento, dice Cucchiaro: “Pareva di sì, secondo quelle che sono le analisi fatti con i nostri strumenti, ma anche da quello che risultava dalla stessa persona”.
Parlando più in generale, di fronte ad esempio a delle minacce nella vita reale ma anche in quella virtuale dei social, il GPN “si attiva, operando con un gruppo multidisciplinare su segnalazione. Introduciamo in strumenti di analisi accreditati il testo della minaccia, il racconto della potenziale vittima e via dicendo. Da questo emerge un grado di rischio e quello che può essere la gestione del caso”.
Non è necessaria una denuncia per attivare il monitoraggio. “Uno degli scopi del GPN è proprio di porsi a metà strada tra il non fare niente o denunciare qualcuno”. La risposta da parte della persona problematica che viene contattata da agenti di polizia appare collaborativa: “C’è un tasso di adesione volontaria alle nostre richieste di colloquio che supera il 95%. La nostra finalità è di porci come interlocutore verso tutti: la magistratura, il servizio psicosociale, le ARP. Segnalare contribuisce ad erodere quel non emerso di chi non se la sente di fare il passo forte di una querela”.
Purtroppo lo scopo preventivo, stavolta, non è riuscito ad evitare il dramma. Anche all’interno del GPN la reazione di fronte all’omicidio di Aurigeno è stata dolorosa. I colleghi, dice Cucchiaro, “sono rimasti molto dispiaciuti e toccati”.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Una-tragedia-evitabile-16247728.html

Guardia Svizzera del Papa: legame stretto con il Ticino

Guardia Svizzera del Papa: legame stretto con il Ticino

Alcune considerazioni di Norman Gobbi dopo la visita di lavoro a Roma

Per il Consigliere di Stato Norman Gobbi il fine settimana scorso è stato caratterizzato da tre giorni di lavoro a Roma con la Conferenza governativa per gli affari militari, la protezione civile e i pompieri (CG MPP). Sabato 6 maggio, inoltre, ha partecipato al tradizionale giuramento della Guardia Svizzera Pontificia. “È tradizione che la Conferenza governativa per gli affari militari, la protezione civile e i pompieri svolga un viaggio di studio in una capitale, per osservare da vicino aspetti legati al militare e alla protezione della popolazione”, afferma il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. “La visita a Roma a strutture della Protezione civile, dei Vigili del fuoco, ma anche al Comando Operativo di Vertice Interforze era in programma già nel 2020. Annullata a causa del Covid, si è svolta regolarmente quest’anno. Incontri ad alto livello molto interessanti”.

Il momento però più emozionante è coinciso con il giuramento della Guardia Svizzera. “Quest’anno erano 23 i nuovi alabardieri che hanno giurato di servire fedelmente il Papa. Tra loro anche due reclute di lingua italiana. Il giuramento avviene sempre il 6 maggio, anniversario del sacco di Roma, quando, nel 1527, 189 guardie svizzere, di cui 147 rimasero uccise, difesero Papa Clemente VII contro i lanzichenecchi arruolati nell’esercito di Carlo V. Ho apprezzato le parole del colonnello Christoph Graf, comandante della Guardia Svizzera, quando ha sottolineato ai giovani che non portano la divisa come fosse un abito di scena, ma come espressione del loro servizio. E i soldati della Guardia Svizzera assolvono un compito importante legato alla sicurezza all’interno del Vaticano, sia per la protezione particolare del Papa, sia per garantire l’ordine e la rappresentanza durante le cerimonie papali e i ricevimenti di Stato”, sottolinea Norman Gobbi.

La Guardia Svizzera da alcuni anni ha un legame particolare con il Ticino. “Infatti una parte della formazione delle nuove guardie svizzere si svolge al Centro di formazione della Polizia cantonale. Un’apposita convenzione firmata in Vaticano la prima volta il 26 settembre del 2016 definisce gli accordi che permettono ai giovani – ricordo: tutti svizzeri! – di formarsi anche in Ticino. Sabato è stato come sempre emozionante partecipare al giuramento!”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 14 maggio 2023 de Il Mattino

 

Discorso pronunciato in occasione dell’Assemblea generale ordinaria dell’Associazione ticinese dei giudici di pace

Discorso pronunciato in occasione dell’Assemblea generale ordinaria dell’Associazione ticinese dei giudici di pace

Cureglia, 13 maggio 2023

– Fa stato il discorso orale –  

Gentili signore, egregi signori

vi porgo i miei più cordiali saluti e ringrazio l’Associazione per il gradito invito a partecipare alla vostra Assemblea annuale, un momento sempre privilegiato durante il quale condividere tematiche legate al vostro ruolo, che è di primaria importanza nella giustizia civile di primo grado del nostro Cantone.
La rinnovata Direttiva, che colgo l’occasione per ringraziare anche a nome della Direzione della Divisione della giustizia, ha saputo mantenere e intensificare, attraverso scambi regolari con la Divisione, una collaborazione costruttiva, con l’obiettivo di agevolare e migliorare il vostro lavoro quotidiano.
Durante la riflessione su quali temi concentrare il mio intervento di oggi, beh il primo pensiero è andato senza indugio alla digitalizzazione, la grande sfida che toccherà a breve tutte le autorità giudiziarie, compresa la vostra, con il progetto Justitia 4.0.
È infatti stato chiarito dal recente Messaggio licenziato dal Consiglio federale concernente la piattaforma per la comunicazione elettronica nella giustizia, ora in attesa del dibattito Parlamentare, che tutta la giustizia che opera nell’ambito civile, unitamente a quella penale ed amministrativa, dovrà comunicare in forma elettronica nell’ambito dei rispettivi procedimenti giudiziari, presumibilmente a partire dal 2025, con un periodo transitorio di due anni.
Questo importante cambiamento legislativo impatterà dunque in maniera sostanziale sul vostro modo di operare e, di conseguenza, le competenze e l’abilità per lavorare in digitale diventeranno un requisito fondamentale per tutti i Giudici di pace.
A questo proposito sarà dunque fondamentale proseguire con impegno e perseveranza sul cammino già intrapreso, seppur con qualche difficoltà, nell’uso di Agiti/Juris!
A onor del vero, la digitalizzazione non è sicuramente l’unica sfida che dovrete affrontare! 
Anche dal profilo della materia, la nostra società crea infatti casistiche sempre più complesse e la peculiarità della figura del Giudice di pace “laico” vi impone un continuo e sempre più rilevante investimento nell’approfondire le casistiche incontrate. 
In questo ambito, la miglior risposta per far fronte a procedure sempre più articolate e formalità complesse, così come ai mille problemi minori che possono turbare i rapporti tra le persone, è sicuramente la formazione
Il Consiglio di Stato, e per esso la Divisione della giustizia, si è infatti adoperata in questi anni per l’organizzazione regolare di corsi di formazione continua e, parallelamente, ha sviluppato, tramite la SUPSI, un percorso formativo ad hoc, della durata di due semestri, che si articolerà sui contenuti del Manuale dei Giudici di pace e che permetterà di approfondire sia i principali concetti teorici sia analizzare diversi casi pratici. Il primo corso partirà a settembre per circa 25 giudici, prioritariamente titolari della funzione. 
La formazione è dunque sicuramente uno strumento essenziale per adempiere al meglio il vostro ruolo, ciò non di meno va sottolineato che sono necessarieoggi più di ieri, delle competenze di base che permettano l’acquisizione rapida della complessa materia giuridica e una certa predisposizione all’utilizzo di strumenti informatici. 
Accanto a quest’ultime, non meno rilevanti, sono necessarie una predisposizione a risolvere le controversie in modo equo ed efficiente e la capacità di farsi parte attiva nella prevenzione dei conflitti e nella promozione di una cultura della legalità e del rispetto delle leggi. 
In tale ottica, è fondamentale che si possano identificare, tra i cittadini e le cittadine interessati e interessate all’assunzione della carica, i profili che meglio rispondono alle caratteristiche evidenziate. Per questo il Dipartimento ha iniziato un’azione di sensibilizzazione verso i Municipi, in occasione della convocazione dell’assemblea del Comune in cui avrà luogo l’elezione di un nuovo Giudice titolare o supplente.   
In questo ambito anche il vostro contributo è prezioso, nel voler cogliere regolarmente l’occasione, nell’ambito dei vostri contatti quotidiani, per contribuire a diffondere una corretta immagine del vostro ruolo evidenziando sì l’onore che il coprire una tale carica comporta, ma anche gli oneri che questo implica, soprattutto in termini di impegno personale, forte motivazione e spirito di servizio. 
Oltre a ciò, come ho ricordato più volte, anche la giustizia di pace dovrà forzatamente evolvere, non solo negli strumenti informatici e nella formazione, ma, anche a livello organizzativo. S’impone quindi la riattivazione della riforma della giustizia di pace, tema già oggetto di riflessioni anni fa. Per questo la Divisione della giustizia darà avvio a settembre ai lavori di un apposito Gruppo di lavoro, nel quale come Associazione sarete certamente coinvolti, che si occuperà di rivedere l’assetto attuale della Giustizia di pace, per metterla in misura di meglio rispondere alle esigenze del cittadino e renderla ancor più efficace. A tal proposito ricordiamo a titolo di esempio la figura del giudice di pace supplente che resta praticamente inattiva nel 90% delle giudicature circa, a fronte di un importante onere formativo a loro carico che non può tuttavia essere messo a frutto, come pure lo statuto del giudice di pace che non risponde più alle esigenze attuali, ad esempio per quanto concerne modalità retributive e assicurative. 
Come avete visto sono tanti i cambiamenti e le sfide future, di fronte alle quali sono certo saprete mantenere un atteggiamento aperto e proattivo. Vi ringrazio, anche a nome del Consiglio di Stato, per il vostro impegno e per la vostra dedizione alla giustizia. Avanti dunque così e buon lavoro! 
Vi ringrazio per l’attenzione e vi aspetto il 12 ottobre, al consueto incontro annuale tra Dipartimento e Giustizia di pace.    

Pedaggio al San Gottardo, Gobbi: «È una riflessione da fare»

Pedaggio al San Gottardo, Gobbi: «È una riflessione da fare»

Un’attribuzione della gestione territoriale, quella che interessa la galleria del San Gottardo, che il Consiglio di Stato ticinese intende mettere in discussione in vista del raddoppio. Lo ha confermato oggi, ai microfoni di RadioTicino, il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

Tra il 2008 e il 2009, la gestione del San Gottardo fu affidata all’unità territoriale della Svizzera centrale nell’ambito del riordino delle competenze tra i Cantoni e la Confederazione. «Ora stiamo costruendo il secondo tunnel», ricorda Gobbi, e «dal punto di vista mio e del Governo si tratta di mettere in discussione» l’attribuzione «proprio perché di tunnel non ce ne sarà solo uno, ma ce ne saranno due. E quindi è giusto ritornare, diciamo, “in possesso” della gestione del Gottardo, almeno per quanto riguarda una canna. E l’altra canna la gestiranno magari gli urani. Ma in una maniera più equa e paritaria. Perché ogni tanto i nostri amici del nord la mentalità da landfogti non l’hanno ancora persa».

Di code, panne e chiusure del tunnel
E in tema di San Gottardo, non si poteva – alla luce delle recenti settimane – evitare la questione dei disagi, tra code, veicoli in avaria e chiusure del tunnel. Il problema sta anche nel rosso dei semafori di dosaggio? «Il problema sono anche le rampe. La rampa a nord è molto più ripida» e quindi, prosegue Gobbi, «da nord è molto più facile restare bloccati per una panne di un veicolo». Proprio questa «credo sia una delle preoccupazioni che abbiamo, perché è un asse vitale per il canton Ticino» ma «anche di transito internazionale».
La settimana prossima aprirà il passo del San Gottardo e questo andrà a risolvere alcuni di questi problemi, in particolare in vista dei prossimi due “ponti” per i giorni dell’Ascensione e di Pentecoste. «Però è una preoccupazione che c’è, perché poi quando c’è la coda, lo sappiamo, il traffico si riversa sulla strada cantonale, creando problemi». A tal proposito, Gobbi ha ricordato pure come «a nord hanno preso la decisione di chiudere tutte le entrate» autostradali. E queste «credo siano situazioni che dovremo discutere. E lo faremo sia con l’Ufficio federale delle strade che con i colleghi urani».

Pedaggio al San Gottardo: si o no?
E sulla proposta di un pedaggio per attraversare il San Gottardo? È “fantascienza” l’ipotesi di un accordo a tre teste con Uri e Grigioni? «Secondo me è necessario farlo», afferma Gobbi, pensando a soluzioni che sono già in vigore anche nei Paesi nostri vicini, come l’Austria. «Se questi cittadini pensano di poter attraversare le Alpi in maniera gratuita perché sono la via più sicura e veloce per raggiungere le loro destinazioni balneari… credo sia un’opportunità». E per questo motivo «credo sia una riflessione da fare».
 
Da Radio Ticino
(Immagine: TCS)
Il Direttore del DI incontra la Magistratura

Il Direttore del DI incontra la Magistratura

Comunicato stampa

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, accompagnato dalla direttrice della Divisione della giustizia, avv. Frida Andreotti e dall’aggiunta alla direttrice, Monica Bucci, ha incontrato i magistrati ieri nel tardo pomeriggio al Campus USI/SUPSI di Viganello. È il primo incontro plenario di questo livello, che si aggiunge agli appuntamenti con i Presidenti delle Magistrature permanenti, organizzati dal 2017 al 2020, in seguito interrotti per i problemi legati alla pandemia e ora in via di riattivazione. Erano presenti oltre 60 magistrati a tempo pieno su un totale di 83 persone.

Condividere i temi di interesse comune in ambito di personale, di informatica/digitalizzazione, di logistica, senza dimenticare gli aspetti finanziari: questi gli obiettivi dell’incontro, che hanno permesso al Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi di evidenziare l’importanza del lavoro compiuto dalla Magistratura.

Bilancio d’attività 2022 positivo per la Magistratura
Sono quasi 580 le persone attive in Magistratura, suddivisi in 83 magistrati a tempo pieno, 16 giudici supplenti del Tribunale d’Appello, 150 assessori-giurati, 76 giudici di pace e giudici di pace supplenti, oltre 250 funzionari giuristi e amministrativi, più gli apprendisti, stagiaires e gli alunni giudiziari. Il bilancio d’attività redatto dal Consiglio della Magistratura per il 2022 sottolinea come nel suo complesso la Magistratura cantonale inquirente e giudicante riesca a far fronte con successo ai suoi compiti in tempi ragionevoli e con buona qualità. Vi sono delle criticità, ha osservato Norman Gobbi, sulle quali il Dipartimento, d’intesa con le Magistrature interessate e il Consiglio della Magistratura, sta apportando dei correttivi per meglio rispondere ai bisogni della collettività.

Gli obiettivi finanziari del Governo
Dopo aver presentato l’evoluzione decennale dei costi e dei ricavi del Potere giudiziario, segnalando i potenziamenti intervenuti negli anni, il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha presentato gli obiettivi finanziari posti dal Governo, al fine di contenere il disavanzo nel 2023 e nel 2024, per giungere poi a un pareggio dei conti dell’amministrazione cantonale nel 2025, come voluto in votazione popolare dalle cittadine e dai cittadini ticinesi. Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni ha quindi annunciato la necessità di istituire un gruppo di lavoro, coordinato dalla Divisione della giustizia, focalizzato sulle tematiche finanziarie relative alla Magistratura, affinché anche il Potere giudiziario contribuisca nella sua specificità alle misure di contenimento del disavanzo.

La rivoluzione digitale
Ma l’appuntamento di ieri a Viganello ha pure permesso alla direttrice della Divisione della giustizia avv. Frida Andreotti e all’aggiunta alla direttrice, Monica Bucci di presentare in maniera dettagliata il progetto nazionale Justitia 4.0, volto alla digitalizzazione e alla trasformazione digitale della giustizia in ambito penale, civile e amministrativo, con oltre 3’000 addetti ai lavori coinvolti in Ticino. Una rivoluzione che cambierà in modo sostanziale il lavoro della Giustizia in Svizzera.

Infine sono stati evidenziati i principali progetti logistici a favore della Magistratura cantonale. Si va dalla ristrutturazione del Pretorio di Bellinzona, che diventerà sede della Pretura penale e della Corte di appello federale, alla ristrutturazione del Pretorio di Locarno, che accoglierà le Preture di Locarno e la Polizia cantonale, per giungere all’acquisto dello stabile EFG a Lugano, il cui messaggio è al vaglio della Commissione gestione e finanze del Gran Consiglio, e ristrutturazione del Palazzo di Giustizia di Lugano, con relativo mantenimento dello stabile delle Preture in via Bossi, sempre a Lugano. All’interno di questo ambito vi è poi tutto il tema legato alla sicurezza da assicurare all’esercizio delle varie funzioni in ambito giudiziario, con i progetti in via di esecuzione.

L’incontro ha permesso di consolidare il dialogo tra il Potere esecutivo e quello giudiziario e constatare la necessità di questi momenti di scambio reciproco, nell’ottica di affrontare al meglio le tante sfide future – digitalizzazione in primis – che attendono la Giustizia del Canton Ticino. Si coglie infine l’occasione per segnalare che nella mattinata di sabato 13 maggio il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi incontrerà i giudici di pace e i giudici di pace supplenti, intervenendo alla loro assemblea annuale in programma a Cureglia.

Effettivi dell’esercito e della PCi: “Una sfida per la nostra sicurezza”

Effettivi dell’esercito e della PCi: “Una sfida per la nostra sicurezza”

Gobbi: “Il numero dei militi deve essere adeguato per assolvere i compiti”

“La presenza dell’esercito a sud delle Alpi rappresenta per il Ticino l’opportunità di avere sul proprio territorio una grande azienda. Anche per questo motivo come autorità politica cantonale è importante mantenere rapporti stretti e privilegiati con i vertici dell’esercito”. Questa affermazione del Consigliere di Stato Norman Gobbi è avvalorata dai dati che dimostrano come in Ticino il nostro esercito dà occupazione diretta a circa 800 persone, con stipendi medio alti e crea un indotto economico significativo per parecchie altre nostre aziende. “Anche se – tiene subito a precisare il Direttore del Dipartimento delle istituzioni – il valore principale di questa presenza è sempre legato alla sicurezza. La conferma della consigliera federale Viola Amherd alla testa del Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport (DDPS) è stata per il Ticino molto positiva. I rapporti sono buoni e la Amherd ha dimostrato nei quattro anni in cui ha diretto il DDPS di saper gestire le questioni legate all’armamento con avvedutezza e lungimiranza. Un solo esempio: la votazione sugli aerei da combattimento”, sottolinea Norman Gobbi.

Sempre più persone in questi ultimi due/tre anni hanno compreso meglio l’importanza dell’esercito. “Le crisi che abbiamo vissuto internamente – penso al coronavirus, all’Ucraina, alla siccità e alla, per ora, scongiurata crisi energetica – hanno visto l’esercito e la protezione civile in prima fila a sostegno della popolazione. La guerra in Ucraina ha evidenziato inoltre che anche alle nostre porte può configurarsi uno scenario di conflitto. Di più: può scoppiare un conflitto vero e proprio! Conviviamo con situazioni di “multicrisi”, ossia crisi o emergenze che si sovrappongono ed è per questo che sul fronte della sicurezza e della protezione della popolazione occorre essere attrezzati. La sfida che ci attende in questi anni è quella di poter dotare l’esercito su piano nazionale e la protezione civile su scala cantonale di un numero sufficiente di militi in grado di adempiere al meglio i compiti loro assegnati”, afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Ritengo che sul fronte dei rapporti Ticino/Esercito siamo riusciti a costruire dei ponti importanti. In questo solco si spiega, solo per fare un esempio, la fattiva collaborazione nell’ambito delle esercitazioni Odescalchi, che permettono di far collaborare enti di primo intervento, di sicurezza civile e militare, fianco a fianco e in unione con i corrispettivi partner italiani. L’arrivo alla testa della divisione territoriale 3 del prossimo divisionario ticinese Maurizio Dattrino è da salutare con particolare piacere, così come l’ottima collaborazione con l’uscente comandante Lucas Caduff. Ritengo che ci siano tutti i presupposti per un lavoro ancora più approfondito a favore della sicurezza e del benessere delle cittadine e dei cittadini ticinesi”, conclude il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 7 maggio 2023 de Il Mattino