“È il fattore umano l’investimento più importante per la sicurezza”

“È il fattore umano l’investimento più importante per la sicurezza”

Norman Gobbi saluta i nuovi agenti di Polizia e agenti di custodia

“L’investimento più importante per la sicurezza è il fattore umano. La formazione di nuovi agenti di polizia, così come di nuovi agenti di custodia, assume una valenza decisiva per la sicurezza delle cittadine e dei cittadini ticinesi, per i loro beni e per le nostre aziende e attività economiche in generale. Per questo le due cerimonie svoltesi nei giorni scorsi al termine dei rispettivi percorsi formativi delle nuove e dei nuovi poliziotti e degli agenti di custodia che lavoreranno nelle nostre strutture carcerarie hanno un’importanza particolare”, così afferma il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, dopo aver ringraziato le donne e gli uomini che hanno concluso la Scuola cantonale di Polizia 2021 e le due Scuole per agenti di custodia del 2020 (in piena pandemia) e del 2022. “Le nuove e i nuovi agenti hanno svolto una formazione accurata. Hanno sviluppato le competenze necessarie per fare la loro professione nel migliore dei modi. Dovranno affrontare situazioni difficili, impegnative. Nel corso della loro carriera dovranno inoltre ritornare… sui banchi di scuola, perché al giorno d’oggi la formazione continua e il perfezionamento professionale sono d’obbligo, se si vuole rimanere aggiornati e in grado di affrontare le nuove sfide”. Le cerimonie al termine delle varie scuole assumo sempre un elevato valore istituzionale, proprio perché queste giovani e questi giovani andranno a svolgere dei compiti legati alla sicurezza dello Stato e di tutte le cittadine e cittadini. “Assieme ai loro superiori e colleghi sono chiamati a vigilare, prevenire e intervenire a nostro favore. Per rendere il Ticino sempre più sicuro, per un Cantone sempre più forte”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 12 marzo 2023 de Il Mattino

Pensa. Crea. Condividi. Settimana contro il razzismo 2023

Pensa. Crea. Condividi. Settimana contro il razzismo 2023

Comunicato stampa

L’edizione 2023 della Settimana contro il razzismo del Cantone Ticino si terrà dal 20 al 26 marzo 2023, con alcuni eventi di avvicinamento già dal 10 marzo e altri che proseguiranno fino al 31 del mese. Quest’anno una ventina tra enti, associazioni e comuni, in partenariato con il Servizio integrazione degli stranieri del Dipartimento delle istituzioni, saranno impegnati nella sensibilizzazione del grande pubblico nei confronti delle diverse forme di discriminazione. Questa edizione si presenta con ben 17 appuntamenti e avrà come filo conduttore la sensibilizzazione contro il razzismo attraverso tre esperienze diverse: Pensa. Crea. Condividi.  

L’edizione 2023 della Settimana contro il razzismo (SCR) si focalizzerà attorno a tre momenti, Pensa. Crea. Condividi., che raggruppati in un unico programma porteranno il pubblico a riflettere con modalità diverse sul fenomeno del razzismo.  
Sotto Pensa. sono inserite le attività riflessive su come decostruire il fenomeno delle discriminazioni e a sostegno di una società multietnica. Con Crea. si solletica la creatività e la partecipazione a spettacoli artistici o a esperienze in prima persona. Condividi. propone iniziative sul territorio volte a promuovere la condivisione di storie di migrazione e di confronto con la diversità.  
Attraverso questi tre approcci si invita la popolazione a riflettere su come il razzismo si alimenta, riproduce e sviluppa in maniera sistemica a ogni livello della vita sociale. Tra teorie complottiste razziste e un periodo caratterizzato dall’aumento delle forme d’odio, come attestano le varie ricerche e i rapporti a livello federale, occorre in risposta accrescere gli sforzi per sensibilizzare, prevenire e contrastare gli stereotipi nei confronti della diversità e della diffusione dei discorsi d’odio.  

17 occasioni per lottare contro il razzismo
Ben 17 gli appuntamenti che consentiranno una riflessione a 360 gradi nei confronti del razzismo. Dai film, a un simposio dedicato al cervello razzista, due tavole rotonde sul legame tra razzismo e umorismo, ma anche nello sport, ai libri senza parole, ai laboratori teatrali, all’esposizione di arte postale, ai podcast e persino ad una escape room, questi sono solo alcuni degli eventi che compongono il ricco e variegato programma della SCR 2023. Un programma che offre momenti di incontro e di riflessione con enti e associazioni, nonché con i comuni che in maniera coordinata si mobilitano contro la diffusione del fenomeno in Ticino.  

Frutto di una progettazione partecipata
La SCR di quest’anno inaugura anche una nuova modalità di collaborazione tra Cantone e società, tra Servizio per l’integrazione degli stranieri e comunità locali, improntata sulla progettazione partecipata e avviata con l’ideazione condivisa dello slogan di quest’anno. Il risultato finale confluito nel programma allegato, sottolinea la vivacità creativa, l’approccio innovativo e la collaborazione di associazioni locali attraverso ben 17 appuntamenti.  

Una nuova identità (grafica)
L’edizione 2023 inaugura pure la nascita della nuova linea grafica della SCR, che vuole garantire un’identità e una più facile riconoscibilità dell’evento, anche negli anni a venire. Si esprime attraverso forme composte, che assemblate formano l’acronimo SCR, suggerendo al tempo stesso lo sforzo che ognuno di noi deve fare per cambiare focus ed essere compresi. Si vuole in questo modo sottolineare un aspetto chiave della nostra diversità legata al nostro contesto di multiculturalità.  

Organizzazione
La Settimana contro il razzismo del Cantone Ticino è coordinata dal Servizio per l’integrazione degli stranieri del Dipartimento delle istituzioni in collaborazione con associazioni, enti e comuni del Cantone, oltre che con il settore del volontariato. Rientra nel Programma d’integrazione cantonale, PIC, e beneficia del sostegno della Confederazione. Il programma delle attività, nonché il nuovo logo, possono essere scaricati a lato.   

Sezione della circolazione: rinnovata la sede di Noranco per gli esami di guida

Sezione della circolazione: rinnovata la sede di Noranco per gli esami di guida

Comunicato stampa

Dal 27 febbraio 2023 una nuova sede a Noranco accoglie i candidati agli esami di guida. Sostituisce la vecchia struttura ormai in uno stato fatiscente e non più in grado di rispondere alle esigenze della Sezione della circolazione e della numerosa utenza. Una giornata di “porte aperte” è stata organizzata oggi, con l’invito a tutti i maestri conducenti attivi in Ticino.

La nuova sede voluta dal Dipartimento delle istituzioni, costata circa mezzo milione di franchi, è divisa su due piani: al pian terreno una zona d’attesa, due uffici di cui uno con funzione locale pausa con una piccola cucina, servizi igienici, compreso un bagno per disabili e una doccia; al piano superiore vi è un’ampia sala teoria che può ospitare sessioni d’esami teorici per 18 allievi o riunioni, munita inoltre di una lavagna interattiva multifunzione. La superfice totale è di circa 110m2.
A Noranco ogni anno si svolgono circa 4’000 esami pratici per allieve e allievi conducenti. Già nel 2019 erano iniziativi i lavori di progettazione con l’intervento della Sezione logistica cantonale del DFE. Purtroppo la pandemia e le conseguenti mutate priorità hanno rallentato i lavori, che però sono stati ripresi nel corso del 2022, con la messa in funzione della nuova sede nel corso dell’ultima settimana di febbraio di quest’anno. Oggi la sede di Noranco, presentata nel corso di una giornata di porte aperte a tutti i maestri conducenti ticinesi, può assolvere al meglio la sua funzione, permettendo a migliaia di giovani di effettuare l’esame pratico per l’ottenimento della licenza di circolazione anche nel Sottoceneri.  

‘Anziani in povertà’ ‘Tredicesima Avs’

‘Anziani in povertà’ ‘Tredicesima Avs’

Dopo la decisione di settimana scorsa del parlamento federale, in Ticino i socialisti presentano un’interpellanza e il capogruppo della Lega rilancia

C’è chi come Ivo Durisch chiede al Consiglio di Stato – con un’interpellanza, titolo “Anziani in povertà”, inoltrata per il Partito socialista – quanti siano gli anziani in Ticino “che hanno diritto alle prestazioni complementari, ma non le percepiscono”. E c’è chi come Boris Bignasca rilancia un tema caro al movimento di via Monte Boglia: la tredicesima Avs. «Dobbiamo tornare a lottare affinché venga introdotta», dice il capogruppo in Gran Consiglio parlando, ieri a Quartino, alla festa della Lega del Locarnese. E assicura: «La tredicesima Avs sarà oggetto del primo atto parlamentare che presenteremo all’inizio della prossima legislatura, perché i nostri anziani meritano rispetto». Concretamente? «Per esempio un’iniziativa cantonale, ma la forma dobbiamo ancora studiarla», precisa Bignasca avvicinato dalla ‘Regione’.

I socialisti: incomprensibile e scandalosa
Continua dunque a far discutere, e a suscitare indignazione, la decisione di settimana scorsa delle Camere federali di non riconoscere interamente il carovita alle rendite Avs. Quella “presa dal Consiglio nazionale e dal Consiglio degli Stati di non adeguare al rincaro completo (2,8%) le rendite di vecchiaia per il 2023” è una decisione, scrive Durisch nell’interpellanza, “sconcertante”. Ma anche “incomprensibile”, aggiunge il capogruppo socialista, “se pensiamo che molti anziani vivono di sola Avs in condizioni di povertà assoluta e questo perché, per pudore, non chiedono le prestazioni complementari pur avendone diritto”. Una decisione, rincara Durisch, “scandalosa” perché “l’inflazione colpisce particolarmente i redditi più bassi arrivando fino al doppio di quella misurata”. Non solo. “Se poi aggiungiamo due elementi, ossia il fatto che in Ticino l’inflazione lo scorso anno è stata superiore al resto della Svizzera e che sempre in Ticino vive la percentuale più alta di anziani in povertà assoluta, allora per il Ticino diventa un’emergenza”. Per il Ps “la dignità non ha prezzo e abbiamo il dovere di garantirla, garantendo le prestazioni complementari a tutte le persone che ne hanno diritto”. Prestazioni complementari che “vanno facilitate, perché oggi è ancora troppo difficile accedervi e perché le prestazioni sociali sono un diritto e non un delitto!”.

Quadri: servono aiuti più consistenti e mirati
Anche la Lega dei Ticinesi, ideologicamente distante anni luce dal Ps, protesta. Perlomeno quella parte della Lega che non condivide la posizione del proprio rappresentante a Berna, dove il deputato al Nazionale Lorenzo Quadri ha votato con la maggioranza, Udc compresa, contro l’adeguamento integrale delle rendite Avs al rincaro. «Parliamo di sette franchi in più al mese e a pioggia, nel senso che ne avrebbero approfittato anche i ricchi, a fronte di un costo per la Confederazione di oltre 400 milioni di franchi – afferma Lorenzo Quadri, da noi interpellato –. La stragrande maggioranza di questa somma sarebbe andata a chi appunto non ne ha bisogno. Per chi si trova in situazioni di ristrettezze sette franchi non risolvono nulla: se si vuole dare una mano a chi ha veramente bisogno, servono aiuti più consistenti e mirati. Come lo sarebbe stato e come lo sarebbe la tredicesima Avs».

Bignasca: ma è una questione di principio
Sette franchi in più. «Anche se non sono tanti soldi, è una questione di principio – spiega Bignasca alla festa leghista («Siamo una destra sociale») –. A chi ha lavorato una vita, a chi ha costruito questo paese va tutto il nostro rispetto e allora dobbiamo lottare per avere la tredicesima Avs». AQuartino intervengono, oltre a Bignasca, gli altri due candidati leghisti al Consiglio di Stato, ovvero i ministri uscenti. «Mentre dicono no ai nostri anziani, i parlamentari federali chiedono un adeguamento delle loro indennità…», osserva il capo del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi. «La mancata compensazione integrale al rincaro delle rendite Avs, anche minime, grida vendetta al cielo», evidenzia Claudio Zali. «Sulla tredicesima Avs alle persone anziane – continua il direttore del Dipartimento del territorio – dobbiamo tornare alla carica. Noi abbiamo un’anima sociale, non dimentichiamolo. E dobbiamo ricordarci sempre che noi siamo la Lega e che l’Udc è l’Udc».

DALLA FESTA LEGHISTA ‘Non sono biscotti del Mulino Bianco’
Già, i democentristi. E dunque la lista Lega-Udc per il governo alle imminenti elezioni cantonali. Convivenza non facile, in particolare dopo le recentissime schermaglie fra Boris Bignasca e Piero Marchesi, il presidente dell’Udc cantonale sulla lista unica insieme al collega di partito Paolo Pamini. Al raduno leghista di Quartino, Bignasca dapprima ricorda che «Claudio Zali ha portato in Ticino sei miliardi di investimenti federali e questi sono fatti» e che «Norman Gobbi garantisce in Ticino standard di sicurezza elvetici». Poi il resto. Bignasca non fa nomi di democentristi. Ma il messaggio all’indirizzo di Marchesi è chiaro: «Purtroppo sono un po’ meno contento di fare campagna o di essere sulla stessa lista con chi sta usando il nostro logo, non so neanche se l’abbia chiesto ufficialmente, ma noi non siamo formalisti, e fa campagna contro i nostri consiglieri di Stato, soprattutto contro uno dei due». Il riferimento è a Zali. «Chi usa il nostro logo – riprende Bignasca – deve rispettare la nostra storia e rispettare i nostri esponenti. È il minimo che si possa pretendere». Rileva a sua volta Zali: «La Lega non è l’Udc e io con l’Udc ho poco o nulla da spartire. E dato che siamo nel Locarnese, ricordo – prosegue il titolare del Dipartimento del territorio – due progetti: la galleria di Moscia e il collegamento A2-A13. Progetti destinati a diventare realtà. Questi non sono biscotti del Mulino Bianco»…

Cerimonia di dichiarazione di fedeltà per i nuovi agenti di custodia

Cerimonia di dichiarazione di fedeltà per i nuovi agenti di custodia

Comunicato stampa

Si è svolta venerdì pomeriggio, 3 marzo 2023, all’Auditorium della Scuola Cantonale di Commercio di Bellinzona la cerimonia di dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle leggi delle nuove e dei nuovi agenti di custodia attivi presso le Strutture Carcerari Cantonali (SCC). Quest’anno l’evento ha riunito in un unico momento 2 corsi, tenutisi nel 2020 e nel 2022. All’importante appuntamento istituzionale hanno portato il loro saluto il Consigliere di Stato, Norman Gobbi, la Direttrice della Divisione della giustizia, Frida Andreotti e il Direttore delle SCC, Stefano Laffranchini Del Torchio.

Sono 19 in totale i nuovi agenti che hanno terminato con successo la loro formazione teorica e pratica, durata 8 mesi, presso la Scuola per Agenti di Custodia delle Strutture Carcerarie Cantonali: 9 di loro hanno partecipato alla scuola nel 2020 (segnata dalla pandemia e per questo motivo privata della cerimonia finale) e 10 alla scuola del 2022. Tra loro vi sono 4 donne.
Nel suo intervento il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha evidenziato l’importanza del ruolo degli agenti di custodia, garanti da un lato della sicurezza nelle Strutture Carcerarie Cantonali e dall’altro chiamati ogni giorno ad accompagnare il detenuto nel suo percorso di esecuzione della pena e quindi del reinserimento nella società. In sostanza dunque una professione che grazie a un percorso di carriera interno permette la crescita professionale nonché la specializzazione nei diversi ambiti (ad es. unità cinofila, gruppo d’intervento, servizio trasporto detenuti, ecc.), caratterizzata per un’elevata responsabilità e che si vuole valorizzare e far ancor più conoscere, affinché susciti un sempre più ampio interesse quale possibile sbocco professionale.
La Direttrice della Divisione della giustizia Frida Andreotti ha dal canto suo voluto evidenziare le soddisfazioni che caratterizzano la funzione di agente di custodia, contestualizzando all’attenzione dei presenti la complessità di operare in un contesto detentivo. Nel 2022 sono stati ben 1300 i detenuti collocati a fronte di varie tipologie di reato, suddivisi nei tre stabilimenti carcerari ticinesi, provenienti da 31 nazionalità; di religioni, etnie e culture molto diverse, con conseguenti problematiche derivanti dal vivere comune. Rilevando l’importanza della formazione di base assolta in Ticino e la successiva formazione che seguirà presso il Centro svizzero di competenze in materia di esecuzione delle sanzioni penali di Friburgo, la Direttrice ha voluto ringraziare docenti, responsabili, colleghi, superiori, Direzione e la Magistratura penale, per aver sostenuto i nuovi agenti nel conseguimento di questo primo importante traguardo professionale.
Il Direttore delle Strutture carcerarie cantonali, Stefano Laffranchini Del Torchio ha infine indirizzato i migliori auguri alle nuove e ai nuovi agenti di custodia, sicuro che sapranno dialogare tra di loro e con i colleghi, collaborando alla costruzione di uno spirito di team indispensabile per operare a stretto contatto con situazioni sensibili, ma allo stesso tempo stimolanti e variate come quelle che si possono incontrare nell’accompagnare e sostenere quotidianamente i detenuti.
La cerimonia, a cui hanno partecipato rappresentanti delle Autorità penali e di polizia e numerosi famigliari, è stata allietata dalle note del Turrita Consort, gruppo formato da allievi dei corsi di perfezionamento della Federazione bandistica ticinese, coordinati dal maestro Elio Felice.

10 anni senza il Nano. Gobbi: “Senza di lui il Ticino sarebbe ancora nel medioevo politico”

10 anni senza il Nano. Gobbi: “Senza di lui il Ticino sarebbe ancora nel medioevo politico”

Il 7 marzo 2013 moriva improvvisamente, a 67 anni, il fondatore della Lega.
Quadri: “Era multitaskig prima che il termine entrasse nel vocabolario comune, adesso se fosse vivo sarebbe un influencer della politica”

Un fulmine a ciel sereno che squarciò il mondo della politica ticinese: il 7 marzo di 10 anni fa, era il 2013, arrivava la notizia dell’improvviso decesso di Giuliano Bignasca, fondatore della Lega dei Ticinesi. Il Nano aveva accusato un malore fatale dopo una riunione di partito. 
Una tragedia, arrivata senza preavviso, che aveva scosso non solo la Lega ma tutto il mondo politico cantonale e non solamente. Aveva fondato la Lega negli anni ’90, in protesta contro dinamiche che a suo dire non andavano più. Celebri alcune iniziative come la carovana della libertà. La sua grande innovazione è stata però il Mattino della Domenica, un giornale gratuito che uscisse ogni domenica, il primo nel suo genere.
La Lega in pochi anni è diventato il partito di maggioranza relativa in Ticino, conquistandosi seggi anche a Berna e la poltrona di sindaco di Lugano. 
Lorenzo Quadri, che con lui ha lavorato per lunghi anni in redazione, sostiene che oggi il Nano, se fosse vivo, sarebbe un influencer della politica. “Dettare l’agenda politica cantonale era per lui naturale, forte anche delle moltissime informazioni che raccoglieva dai media internazionali (nessuno era altrettanto attento a quello che succedeva in Ticino, in Svizzera e nel mondo) e della sua fittissima rete di contatti: la sua giornata era un continuo via vai di telefonate ed incontri con interlocutori di ogni tipo, sugli argomenti più disparati. Un “frullatore” che avrebbe stordito chiunque; ma non il Nano. Multitasking ancora prima che il termine entrasse nel vocabolario comune, uomo del fare oltre che del comunicare, non sorprende che si trovasse bene nel Municipio di Lugano e male in Consiglio nazionale, che infatti abbandonò dopo una sola legislatura”, così lo ricorda.
La memoria di Bignasca è vivissima nella Lega e diversi esponenti gli rivolgono un pensiero. “Era un grande visionario, su quei trend che poi hanno avuto postuma conferma: casse malati, immigrazione, lavoro e tutela del Ticino. Un grande intuitivo come dicevo prima, come lo era sul campo di calcio mi raccontano, ma anche una grande speranza per le e i Ticinesi. Ricordiamoci infatti che senza il Nano e la Lega, il Ticino sarebbe ancora stato nel medioevo politico, dal punto di vista delle libertà di espressione individuale e del regime partitocratico. E soprattutto, la Svizzera – grazie all’essenziale contributo della Lega e del Nano il 6 dicembre 1992 sul voto contrario all’adesione all’Europa – è oggi ancora un Paese libero e sovrano!”, scrive Norman Gobbi.
“Non c’erano mezze misure: o si litigava o si rideva, ma c’era sempre equilibrio nei due stati d’animo e ci si lasciava sempre con un abbraccio. Un po’ meno banale: a 10 anni dalla sua morte ci accorgiamo che ciò che ha seminato, ciò che ha coltivato e quello che ha costruito vive ancora, anche senza di lui, anche senza troppi amici che non ci sono più. Possiamo dire che è stato un imprenditore della politica che ha saputo lasciare un’eredità solida”, sono invece le parole di Michele Foletti.
E Claudio Zali ripercorre il loro primo incontro: “Ero stato “reclutato” dall’amico Marco (Borradori, ndr) per essere candidato alla carica di Giudice e una sera, con i quattro futuri compagni di lista, ci ritrovammo in via Monte Boglia per essere presentati al Nano. Ricordo che ero in jeans e portavo la giacca di pelle che era stata di mio padre, capelli più lunghi del solito. Ricordo anche di essere stato in apprensione al pensiero di incontrare il Nano, che conoscevo solo per la fama di personaggio vulcanico ed imprevedibile. Giunti al suo cospetto e rapidamente presentati, il Nano ci offrì un rapido e calzante monologo sui temi della giustizia e su altro. Alla fine, indicando noi, disse “uno, due, tre, quattro, cinque, ecco i candidati della Lega”. Colloquio terminato (ma non ricordo di avere aperto bocca, se non per dire il mio nome), procedura di selezione terminata. Unico e spiazzante”.

Da www.liberatv.ch

(Immagine: www.liberatv.ch)

Cerimonia di dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle leggi della Scuola di polizia 2021

Cerimonia di dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle leggi della Scuola di polizia 2021

Comunicato stampa

Ieri, sabato 4 marzo, al PalaCinema di Locarno si è tenuta la Cerimonia di dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle leggi da parte dei diplomati e delle diplomate alla Scuola di polizia del V circondario d’esame (SCP 2021). Durante il tradizionale evento, inaugurato dal Direttore del Centro formazione di polizia (CFP) Andrea Pronzini, hanno preso la parola il sindaco della Città di Locarno Alain Scherrer, il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi e il Comandante della Polizia cantonale col Matteo Cocchi. Pure presenti, la Presidente del Gran Consiglio Gina La Mantia, i rappresentanti delle Autorità politiche e i Comandanti, o loro rappresentanti, dei Corpi di polizia con agenti neodiplomati/e. 

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi nel suo discorso ha ricordato che la dichiarazione di fedeltà suggella il superamento di un impegnativo percorso formativo e rappresenta l’impegno preso nei confronti delle cittadine e dei cittadini a svolgere in modo irreprensibile e con il massimo impegno il ruolo di agente di polizia. Infatti il coinvolgimento che questa professione implica travalica i confini della sfera professionale toccando anche quella privata ed implica l’impegno ad essere sempre a disposizione della popolazione.

Rivolgendosi a sua volta ai e alle neoagenti, il Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi ha ricordato che “la dichiarazione odierna rappresenta una tappa simbolica ma di grande rilievo nel percorso formativo e di preparazione che avete affrontato e portato avanti con successo”, ed evidenziato come “il contesto geopolitico mutevole e il progresso tecnologico presenteranno nuove sfide con le quali vi troverete confrontati”.

Il Consigliere di Stato e il Comandante della Polizia cantonale hanno infine ringraziato il capitano Cristiano Nenzi per quanto fatto nei 12 anni in cui ha rivestito l’incarico di Ufficiale responsabile della Sezione formazione, facendogli gli auguri per la nuova sfida che lo vedrà a capo del V Reparto Gendarmeria stradale. Auguri rivolti anche al nuovo responsabile della Formazione, il capitano Christophe Cerinotti.

Dopo un percorso formativo sviluppatosi sull’arco di due anni, 27 neodiplomati e neodiplomate (15 della Polizia cantonale, 1 della Polizia comunale di Losone, 1 della Polizia Città di Locarno, 1 della Polizia comunale di Muralto, 3 della Polizia Città di Lugano, 1 della Polizia Città di Mendrisio, 1 della Polizia comunale di Chiasso, 2 della Polizia dei trasporti e 2 della Polizia militare) sono ora pronti/e ad affrontare una nuova realtà professionale in qualità di agenti formati/e presso i propri Corpi di appartenenza.

 

“Amo stare tra e con la gente Il Ticino? Un cantone sicuro”

“Amo stare tra e con la gente Il Ticino? Un cantone sicuro”

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, si racconta a 360 gradi, dai ricordi di chi ha reso grande il Movimento di via Monte Boglia al suo libro dei “sogni” (la Divina Commedia in dialetto).

Come vede oggi il nostro Cantone nel contesto politico elvetico e quale ruolo può avere nei prossimi anni?
Il periodo pandemico ha messo il Ticino sotto i riflettori nazionali, perché per primo ha acceso le spie d’allarme ed è stato il primo Cantone chiamato a intervenire, visto che si trovava a pochi chilometri dall’epicentro europeo dei contagi situato in Lombardia. Berna ha dovuto riconoscere lo stato speciale di necessità per il Cantone. In tutto il frangente della pandemia il nostro Cantone ha dimostrato capacità di gestione. Lo stesso vale per la risposta che abbiamo dato dopo lo scoppio della guerra in Ucraina, dove – grazie al Piano cantonale di accoglienza messo a punto in particolare dalla Sezione del militare e della protezione della popolazione – siamo stati in grado di far fronte ad un elevato numero di arrivi, dato dalla numerosa comunità già presente in Ticino. Sul tema migratorio poi, per la nostra posizione geografica, siamo eternamente al fronte, dimostrando anche qui capacità organizzative che preservino la sicurezza interna del nostro Cantone e di riflesso dell’intera Svizzera. Ecco, credo che il Ticino debba essere maggiormente riconosciuto per questo suo ruolo a favore dell’intero Paese; un ruolo non sempre adeguatamente contemplato se penso in particolare ai flussi finanziari confederali. Come membri del Governo, poi, siamo sempre più a contatto con quanto succede nel resto della Svizzera e siamo ascoltati a livello nazionale nei rispettivi ambiti di competenza. Un fattore che dobbiamo potenziare e valorizzare. Anche i contatti con la Deputazione a Berna si sono, a mio giudizio, rafforzati e hanno permesso di avere una collaborazione più intensa per portare all’interno del Parlamento svizzero, in particolare nelle commissioni, le “rivendicazioni” ticinesi. Direi quindi che oggi siamo messi bene, ma dobbiamo potenziare il nostro influsso a livello elvetico per garantire il giusto riconoscimento di quanto le e i Ticinesi fanno a favore dell’intera Confederazione.

Quali sono le motivazioni che l’hanno portata a ricandidarsi e quali sono i temi a lei più cari a livello cantonale?
La motivazione personale è la stessa di quando ho iniziato a far politica: a me stanno a cuore gli interessi delle e dei Ticinesi! Dopo 12 anni in Gran Consiglio e 12 anni in Consiglio di Stato questa volontà è addirittura cresciuta, grazie anche ad una squadra che nel tempo ho messo in campo per rispondere alle sfide cui siamo stati confrontati. Quindi la motivazione personale è sempre molto alta. E lo si percepisce, spero, ogni giorno della mia attività politica. D’altro canto ho ancora molti progetti da condurre in porto. Penso in particolare a quelli legati alla sicurezza (quindi Polizia e protezione della popolazione), alla giustizia e ai Comuni. Questi temi sono prioritari nel mio lavoro. Le preoccupazioni maggiori – e qui sto parlando della salvaguardia dei posti di lavoro dei residenti, per esempio – giungono dall’esterno. La crescita del frontalierato ha generato un forte dumping salariale sulle lavoratrici e sui lavoratori indigeni. Questo mi preoccupa. L’immigrazione illegale che giunge o attraversa il nostro Paese pone ancora altri problemi. Su questo ultimo punto siamo chiamati a essere efficaci, come lo siamo stati con l’impennata dell’immigrazione nel 2016. Facendo inoltre in modo che la Confederazione riconosca finanziariamente gli sforzi maggiori che il Ticino è chiamato a compiere per la sua posizione geografica.

Chi è il suo modello politico di riferimento? Chi l’ha ispirata negli anni?
Per la concretezza nel lavoro, per la capacità di individuare immediatamente i problemi e dare le risposte, il Nano mi ha certamente insegnato molto e a lui cerco di ispirarmi. Certo, la sua genialità non può essere imitata. Ma deve essere sempre fonte di ispirazione. Ho apprezzato molto per la sua capacità di mediazione anche Attilio Bignasca nel corso della sua attività parlamentare. Il politico deve poter essere molto più deciso e meno ingroppato nei tentacoli della burocrazia. Cerco di farlo al Dipartimento delle istituzioni e cerco di realizzarlo anche con i colleghi di Governo. Non è sempre facile… L’ispirazione è anche arrivata dai miei famigliari, con i loro valori guida e la forza che mi garantisce la mia famiglia.

Cosa le piace di più del Ticino e cosa di meno?
A me piace tutto del Ticino! Dal suo territorio alla sua gente. È per questo che mi impegno in politica da 28 anni, per un Cantone sempre più forte in tutte le sue dimensioni. 

Qual è il libro che vorrebbe sul comodino?
Vorrei poter leggere un grande classico: la Divina Commedia, però in dialetto!

Si descriva con tre aggettivi.
Genuino, empatico e deciso.

Le regalano la lampada di Aladino: i primi 3 desideri che le vengono in mente?
Un lavoro per tutte e tutti i Ticinesi con un salario adeguato. Affinché questo si realizzi chiederei quindi al “Genio della lampada” di cancellare gli accordi di libera circolazione con l’UE. Il bene più importante che abbiamo è la salute; per questo chiederei che la ricerca medica possa compiere passi sempre più importanti, così da alleviare le sofferenze. Il terzo desiderio lo tengo di scorta, quando i primi due si saranno realizzati e constaterò che cosa ancora ci manca…

La sicurezza cantonale sembra, anno dopo anno, migliorare. Cosa vede nel futuro delle forze dell’ordine? Ci saranno cambiamenti?
Tolga pure quel “sembra”. La sicurezza è migliorata costantemente negli ultimi 12 anni! La discussione politica ruota attorno alla questione della polizia unica e quindi vedremo come la politica risponderà a questa domanda. Sul piano strettamente tecnico presenteremo a breve il rapporto sulla “Polizia ticinese”, che vuole meglio indirizzare le forze attive sul territorio – sia la Polizia cantonale sia le Polizie comunali – per un intervento più efficace ed efficiente a tutela e protezione di persone e beni di questo magnifico Cantone, che vogliamo sicuro e accogliente.

Cosa risponde a chi afferma che in Ticino ci sono troppi poliziotti?
Che si sbaglia! Qui parlo di Polizia cantonale: abbiamo un numero di agenti commisurato ai compiti che un Cantone di frontiera (una frontiera politica con l’Italia a sud e una frontiera fisica e linguistica con le Alpi a nord) e turistico deve affrontare. Consideriamo infatti che il Ticino per diversi mesi l’anno conta ben oltre mezzo milione di persone presenti sul suo territorio (tra residenti, lavoratori frontalieri e turisti).

Lei è sempre molto vicino alla gente, sempre molto presente anche sui social media: quali sono i mezzi di comunicazione che preferisce? Non ha a volte l’impressione di esagerare?
La comunicazione che preferisco è il contatto diretto con le persone. Nei quasi due anni di limitazioni imposte dalla pandemia ho molto sofferto l’impossibilità di avere questo contatto diretto con la gente, in particolare durante le amate feste popolari. Oggi per fortuna la situazione è tornata alla normalità e posso approfittarne per partecipare a eventi, a incontri, per vedere amici, conoscenti. Già prima della pandemia e poi anche a causa di quest’ultima la mia presenza sui social media è sempre stata costante e intensa. È un modo per raggiungere tante persone che fisicamente non potrei avvicinare. Per parlare con loro e per ascoltare le loro reazioni. È una grande opportunità. Avendo facilità e dimestichezza sono in grado di proporre contenuti social senza perdere tempo. Un bel vantaggio che la gente mi dimostra di apprezzare.   

Le nostre valli, da lei molto amate, cosa portano all’economia e alla società cantonale? Qual è la loro importanza?
Qualcuno può immaginare un Ticino senza le sue Valli? E qui non penso solo alle vallate superiori, ma pure alla Valle di Muggio, alla Valle Onsernone, alla Val Colla, alla Val Mara, ecc. ecc. Già partendo da questa considerazione si intuisce l’importanza delle nostre Valli, a torto chiamate “periferiche”. Il Ticino è composto per oltre l’80% del suo territorio da montagne, valli, fiumi e boschi. Ma è pure un Cantone urbano, nel cui fondovalle si concentrano abitazioni e posti di lavoro, aree industriali e commerciali, vie di comunicazione, ecc. Abbiamo la fortuna di aver sviluppato nei secoli questa doppia identità, alpina e urbana. Riuscire a dare opportunità a queste due realtà è il senso del nostro impegno quali politici. In Ticino l’equilibrio è essenziale: non ci può essere benessere solo considerando le realtà urbane e viceversa. 

L’annoso problema dei radar: non pensa siano troppi? Qualcuno potrebbe pensare che si voglia solo “far cassetta”… 
Il problema è legato alla massiccia presenza di diversi radar gestiti dalle Polizie comunali. L’ho scritto ai Municipi. Quindi la domanda andrebbe girata ai municipali delle Città e dei Comuni che gestiscono le polizie comunali. A livello cantonale la preoccupazione è quella di migliorare il coordinamento dell’attività di prevenzione – a questo devono servire i radar! – che viene fatta localmente dalle “comunali”. Ma questa attività rientra nell’autonomia dei Comuni. Una chiosa: il tema dei radar è irrisolvibile e spacca molto la popolazione, che da una parte chiede controlli sotto casa e dall’altra si lamenta dei controlli…

Intervista pubblicata nell’edizione di domenica 5 marzo 2023 de Il Mattino

Formazione sulle valanghe alla Capanna Piansecco in Val Bedretto

Formazione sulle valanghe alla Capanna Piansecco in Val Bedretto

Appuntamento per domenica 5 marzo dalle 9 alle 14 all’Avalanche Training Center

Domenica 5 marzo, dalle 9 alle 14, si terrà una giornata dedicata alla prevenzione al Centro di formazione sulle valanghe (Avalanche Training Center) della Capanna Piansecco in Val Bedretto. Il Gruppo Ricerche e Constatazioni (Grc) della Polizia cantonale e il Soccorso alpino saranno a disposizione degli interessati per consigli e proporranno delle esercitazioni di ricerca persone (kit Artva).
L’evento rientra nelle attività di sensibilizzazione proposta sul terreno nell’ambito del progetto di prevenzione Montagne sicure promosso dal Dipartimento delle istituzioni.