Migranti, il Ticino batte cassa

Migranti, il Ticino batte cassa

Il consigliere nazionale Marco Romano (Il Centro) sollecita Berna affinché rimborsi già dal 2023 i costi sostenuti dal Cantone per l’accoglienza e la riammissione in Italia
Il direttore del DI Norman Gobbi: «Dal 2016 abbiamo speso 6 milioni e mezzo, ma ne abbiamo ricevuti solo uno e mezzo»

Sono 6,5 i milioni versati dal Ticino a partire dal 2016 per gestire l’accoglienza e la riammissione semplificata dei migranti in Italia. E, finora, solo una piccola parte – circa un milione e mezzo – è stata rimborsata dalla Confederazione. Troppo poco, secondo le autorità cantonali che ora chiedono a Berna di fare di più. «Il Ticino non lascia nessuno per strada, per questo il Cantone ha aperto una struttura apposita a Stabio (dove i migranti vengono accompagnati per passare la notte dopo la chiusura degli uffici italiani, n.d.r.) », premette il consigliere nazionale del Centro Marco Romano, che ha chiesto al Consiglio federale quando verrà dato il rimborso per le spese sostenute per la gestione dei flussi migratori. «Il costo principale è legato alla sicurezza delle strutture, per la quale dal 2020 abbiamo versato poco più di un milione di franchi all’anno», spiega da parte sua il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. «Solo per il 2022 parliamo di 437 mila franchi».

Cantone in pressing
La questione legata ai costi per la gestione dei flussi migratori è pendente sin dalla mozione depositata nel 2016 dall’allora consigliere agli Stati Fabio Abate (PLR). «A fronte degli importanti flussi migratori – spiega Gobbi – era stata sottoscritta una convenzione tra Ticino, Segreteria di Stato della migrazione (SEM) e l’Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini (UDSC) che garantiva una partecipazione ai costi da parte della Confederazione in base al numero di ingressi mensili». Ora, prosegue il consigliere di Stato, «visto che il Parlamento ha adottato la mozione Abate nel corso del 2022, stiamo sollecitando la SEM per definire i parametri finanziari e i termini di attuazione». Il problema, sostiene Romano, «è Berna: al momento non sembra intenzionata a dare soldi al Ticino. In pratica, vorrebbe far entrare in vigore la modifica di legge solo dal 2024. Invece ritengo sia importante che già quest’anno la Confederazione possa rimborsare ai Cantoni i costi sostenuti».
Anche perché, aggiunge ancora Gobbi, il flusso migratorio si è costantemente intensificato a partire dal 2015: «In vista dei prossimi mesi, comunque, il Ticino è pronto a fare la sua parte, garantendo una presa a carico dei migranti in procedura di riammissione semplificata nel rispetto della dignità umana e continuando a garantire gli standard di sicurezza necessari alla protezione dei migranti e della popolazione vicina alle strutture del dispositivo d’accoglienza».

«Blocco sopportabile»
Oltre al tema dei costi, di recente è emersa anche la questione relativa alla riammissione dei migranti in Italia. «Il blocco temporaneo dell’Italia all’ammissione dei rifugiati – risalente alla metà dello scorso dicembre – è ancora in vigore e riguarda l’intera area di Dublino», spiega al CdT un portavoce della SEM. «La Commissione europea e la Svizzera sono in contatto con le autorità italiane, ma al momento non si sa quando la decisione verrà revocata». Ciononostante, chiarisce la SEM, «visto che il termine per il trasferimento dei casi Dublino non scade in tempi brevi (rimane valido 6 mesi), un blocco a breve termine delle ammissioni è sopportabile, poiché i casi in questione possono essere trasferiti successivamente ». Insomma, per il momento la situazione appare gestibile, anche se attualmente sono circa 170 le persone in attesa di riammissione oltreconfine. «La SEM – viene anche precisato – è in contatto regolare con i Paesi vicini. Sono necessarie misure paneuropee e coordinate su questi temi», dice la Segreteria di Stato della migrazione, secondo cui «un’azione unilaterale da parte dei singoli Stati non porterà ai risultati desiderati. La migrazione irregolare può essere combattuta efficacemente solo attraverso una stretta collaborazione tra gli Stati interessati». Intanto, con un’interpellanza al Consiglio federale, il leghista Lorenzo Quadri chiede di sospendere Schengen fino a quando l’Italia non rivedrà la sua decisione.

Tra Dublino e Serpiano
Ma se l’Accordo di Dublino zoppica, quello di Serpiano, sottoscritto nel 2005 tra Svizzera e Italia per la riammissione semplificata dei migranti intercettati a ridosso del confine, continua a funzionare normalmente. «Non risultano esserci particolari problemi nella gestione della riammissione semplificata», conferma a tal proposito il direttore del DI Gobbi. Anche perché «i flussi migratori in questo periodo dell’anno subiscono una forte contrazione». Non a caso, dopo mesi intensi, anche i numeri registrati dal centro provvisorio di Stabio per i migranti in procedura di riammissione semplificata sono in calo. «Nell’ultima settimana di febbraio non abbiamo mai avuto più di una decina di ospiti al giorno», spiega Ryan Pedevilla, a capo della Sezione del militare e della protezione della popolazione. Ma, soprattutto, «la collaborazione con le autorità italiane prosegue normalmente proprio in virtù dell’Accordo di Serpiano».

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 3 marzo 2023 de Il Corriere del Ticino

Radar, permessi, Ticino 2020… i candidati si confrontano

Radar, permessi, Ticino 2020… i candidati si confrontano

Parliamo di riforme, permessi di soggiorno, accoglienza, sicurezza, controlli sulle strade, autogestione con Norman Gobbi (Lega), Samantha Bourgoin (Verdi) e Andrea Rigamonti (Plr).
Il consigliere: ‘Unificare la polizia? Richiederebbe un lavoro immenso’

Direttore Gobbi, come mai tanta fretta nel portare a casa la revisione totale della legge su alberghi e ristoranti, la Lear? Una mossa elettorale, per concludere entro la fine di questa legislatura e sfruttare il risultato?
Norman Gobbi: Alla prima domanda rispondo che occorreva e occorre migliorare e liberalizzare la legge. Alla seconda che non ho mai visto nessuno vincere le elezioni con la Lear. Peraltro sono oggi pochi i gerenti, essendo la maggior parte cittadini di nazionalità straniera, che votano, e pochi hanno preso parte attiva alla consultazione. Come Dipartimento istituzioni abbiamo lavorato in particolare con i partner istituzionali. Già quattro anni fa avevamo proposto dei correttivi puntuali alla Lear, poi arenatisi davanti alla proposta commissionale di abolire addirittura la legge e i suoi obblighi per i gerenti. Ora il nostro lavoro come Consiglio di Stato è stato fatto. Ilmessaggio definitivo, frutto anche della consultazione, è stato licenziato e qualche giorno fa la commissione parlamentare Costituzione e leggi ha dato il suo ok a questa riforma. Confido nell’approvazione pure del plenum del Gran Consiglio, nella sessione che si aprirà il 13 marzo. Ne beneficerà il nostro turismo già quest’anno. Samantha Bourgoin: Se una consultazione limitata a due settimane in piena campagna non è una mossa elettorale, allora quantomeno bisogna dire che non si tratta di un gesto molto gentile verso gli addetti ai lavori… Andrea Rigamonti: Si tratta in effetti di scadenze piuttosto inusuali, anche se per una volta una tempistica veloce e una politica decisionista non sono di per sé un male. Gobbi: Purtroppo siamo arrivati un po’ lunghi pur di svolgere un lavoro ampio di concertazione a monte. Gli ultimi dati sui pernottamenti e le molte segnalazioni dall’economia e dai Comuni – si pensi alla questione dei tavoli all’aperto emersa durante la pandemia – segnalavano la necessità di fornire soluzioni adeguate e flessibili.

Ha fatto discutere l’abbassamento da 18 a 16 anni dell’età minima per l’ingresso in discoteca, poi stralciato.
Bourgoin: Ritengo che l’abbassamento rifletta una concezione dei sedicenni solo come clientela aggiuntiva, senza considerarne le esigenze di socializzazione, che non possono essere subordinate a logiche puramente commerciali.
Gobbi: Abbiamo volutamente posto la misura in consultazione pur avendo già preavvisi negativi – ad esempio quello del medico cantonale circa la protezione della salute – per capire come muoverci, visto che da una parte si chiede di dare il diritto di voto ai sedicenni, ma poi si applicano certi divieti. In ogni caso, dai report che ci arrivano dai vari carnevali a preoccuparci sono semmai i dodici-tredicenni in giro soli di notte, cosa che desta forti preoccupazioni circa la loro rete famigliare.

Siete favorevoli alla realizzazione in Ticino di un corpo di polizia unico?
Rigamonti : Difficile rispondere ‘sì’o‘no’. La questione dell’efficienza è molto importante ed evidentemente ci sono margini di miglioramento. La politica deve dunque dare risposte tramite modifiche al sistema attuale, ma senza perdere di vista l’importanza della prossimità segnalatami anche da molti agenti.
Gobbi: Dal punto di vista del processo politico, l’unificazione della polizia richiederebbe un lavoro immenso. Come Dipartimento abbiamo dunque privilegiato un miglior coordinamento soprattutto delle risorse, perché oggi la soddisfazione circa la sicurezza pubblica è elevata – superiore a una dozzina d’anni fa – ma dobbiamo tenere d’occhio le risorse finanziarie utilizzate da Cantone e Comuni, ottimizzando anche la riorganizzazione delle strutture e la valorizzazione delle singole competenze. È poi importante che proprio le polizie comunali diano seguito al principio della prossimità, perché troppo spesso le vediamo impegnate più sull’interventistica che sulla cura del territorio, mentre la prevenzione inizia proprio da lì.
Bourgoin: Partendo proprio dalla prossimità occorre chiedersi se il modello di polizia unica possa essere adeguato. La popolazione può sentirsi protetta o avvertire un senso di insicurezza a seconda di come ci si pone, secondo percezioni anche soggettive, ma che dipendono molto dal fatto di conoscere l’agente locale. Quanto alla vicinanza, se mi si concede una battuta, è bello sentire che la polizia ha a cuore gli aspetti preventivi, invece dell’accanimento comequello che vediamo quando si parla di permessi di soggiorno.

A questo proposito, Gobbi, la Sezione della popolazione è stata più volte bacchettata – in primis dai tribunali – per la politica restrittiva sui permessi, da lei già descritta come “chiara scelta politica”. La valutazione del ‘centro d’interessi’ è dovuta cambiare, eppure si direbbe che la polizia continui a controllare le mutande nei cassetti, come abbiamo riportato di recente. Si punta all’integrazione e alla sicurezza o si gioca al gatto col topo?

Gobbi: I controlli non avvengono sistematicamente, masolo quando ci sono elementi che ci fanno seriamente dubitare che l’interessato non soggiorni regolarmente sul nostro territorio. Poi è vero che il mondo del lavoro è cambiato fortemente, quindi anche il concetto di centro d’interessi va adeguato. La giurisprudenza però ha dato segnali contrastanti, sollecitando sì questo adeguamento, ma confermando la necessità delle verifiche. L’obiettivo è comunque quello di garantire la legalità, dato che un permesso ‘accende’ anche una serie di diritti che poi diventa più difficile rimettere in discussione. Su questo è stato lo stesso legislativo a chiederci attenzione.
Bourgoin: Ma per il permesso B il centro d’interesse non è più richiesto, e i datori di lavoro hanno detto apertamente che scoraggiano la richiesta di permessi di residenza per non incappare in procedure proibitive…
Gobbi: Non mi pare che sia così.
Rigamonti : Non perdiamo di vista il fatto che abbiamo bisogno di un aumento demografico, non possiamopermetterci un calo comequello che sta vivendo per esempio il Mendrisiotto, con conseguenze negative sulla locazione delle abitazioni, il gettito fiscale e così via. Non dobbiamo dunque vedere l’ottenimento di un permesso B come fumo negli occhi: ben venga se le persone trovano qui le condizioni quadro adeguate per lavorare, fare impresa, portare la famiglia. A noi il compito-chiave di creare tali condizioni, anche per contrastare il progressivo invecchiamento della popolazione.
Gobbi: Negli ultimi due anni abbiamo comunque visto una risalita degli indicatori demografici. Solo di ucraini ne sono arrivati tremila, l’1% della popolazione, e secondo me – faccio una considerazione politica – sono arrivati per non andarsene più. D’altra parte, per la prima volta questo Paese vive tre tipi di immigrazione: quella ‘normale’ agevolata dall’accordo di libera circolazione, con permessi B in aumento; i flussi migratori dall’Africa e dall’Asia, con una politica d’accoglienza non sempre facile; gli ucraini e le persone provenienti da altri territori in difficoltà come i Balcani e la zona terremotata tra Turchia e Siria. La gestione di tutti questi flussi non è scontata, personalmente cerco un equilibrio tra la sostenibilità – anche a livello abitativo ed ecologico – cara ai Verdi e l’interesse economico enfatizzato dai Liberali.
Bourgoin: Però non si può avere sostenibilità ambientale senza quella sociale ed economica, occorre sempre ponderare questi fattori.

Passalia e Dadò (Centro) chiedono al governo se non si stia esagerando coi controlli di velocità per ‘far cassetta’, con buona pace di Giuliano Bignasca che sui radar metteva la taglia. C’è un effettivo accanimento?
Rigamonti : Le leggi ci sono e vanno rispettate, ma in Ticino è in atto un controllo eccessivo. È capitato anche a me d’imbattermi in controlli senza senso, evidentemente privi di utilità preventiva e concepiti per far cassetta. Secondo me, una volta messi a bilancio i venti milioni di franchi attesi da questo tipo di sanzioni, in un modo o nell’altro il Cantone punta a raggiungere l’obiettivo economico con scarse considerazioni di sicurezza. Sarebbe meglio svolgere un’attività di sensibilizzazione e prevenzione diversa, concentrata in luoghi sensibili e ben demarcata. Nel comune di cui sono vicesindaco (Vacallo, ndr) noi mettiamo zero franchi a preventivo per questi controlli, dando un chiaro messaggio politico.
Bourgoin: Concordo sull’importanza di puntare su misure di aiuto al cittadino nell’adozione di comportamenti responsabili. Da questo punto di vista potremmo mettere zero franchi a preventivo e puntare su cartelli informativi e radar amici. Se l’obiettivo fosse veramente quello di sensibilizzare, è chiaro che non si punterebbe su altri tipi di misure.
Gobbi: Comunque 4/5 dei controlli radar sono fatti in autonomia dalle polizie comunali. Abbiamo chiesto loro un maggior coordinamento per evitare la percezione di eccessivo controllo.

Le norme federali di Via Sicura sarebbero da modificare?
Bourgoin: La legge ha aspetti positivi, ma in certi casi è eccessivamente poliziesca.
Rigamonti : Anch’io penso che debba essere rivista, è giusto sensibilizzare ma il modello è eccessivo, con pene edittali, quelle previste dalla legge, sproporzionate. Gobbi: Il problema è proprio quello, la mancanza di margine di manovra per il giudice rispetto alle singole infrazioni, cosa che non succede invece per altri tipi di reati, incluse le molestie su fanciulli.

Gobbi, la Polizia cantonale è stata coinvolta nella demolizione del Molino. Si rimprovera qualcosa? E come pensa di impegnarsi per il futuro dell’autogestione in Ticino?
Gobbi
: È stata un’operazione decisa dal Municipio di Lugano, nell’ambito della quale la Polizia cantonale è stata messa a disposizione secondo quanto previsto dalla Legge sulla polizia. Il tema dell’autogestione rimane, ma come Consiglio di Stato abbiamo deciso in maniera molto trasversale, anche col collega Manuele Bertoli (direttore del Dipartimento educazione cultura e sport, ndr), di rimanere molto prudenti notando che si tratta di una ‘patata bollente’ – mi si passi il termine – di competenza delle città, secondo il principio della prossimità delle istituzioni locali rispetto ad attività culturali alternative.

Però il granconsigliere e municipale Udc di Lugano Tiziano Galeazzi insiste sulla necessità di un impegno cantonale.
Gobbi
: Abbiamo voluto le città più grandi anche grazie alle aggregazioni? Siano allora in grado di gestire questo problema sociale e culturale.
Bourgoin: Credo che l’autogestione sia un arricchimento nella ricerca di nuove vie di comunicazione. Sta alle autorità comunali trovare nuovi sbocchi in favore delle attività aggregative dei giovani, senza passare da interventi polizieschi.

L’impressione, tuttavia, è che Cantone e Comuni cerchino di scaricarsi la ‘peppa tencia’.
Rigamonti : Impressione corretta, ma anch’io parto dal presupposto che l’autogestione – alla quale sono sicuramente favorevole – parta dal basso e dunque debba trovare nel Comune un primo partner istituzionale. Fondamentale è un dialogo che negli anni è venuto un po’ a mancare.
Bourgoin: Un dialogo che passa anche da quello che si decide a livello di piano regolatore, in particolare nella destinazione d’uso di strutture vecchie che si potrebbero benissimo assegnare all’autogestione in attesa della loro dismissione.
Gobbi: Succede a Zurigo, dove gli immobili in attesa di ristrutturazione occupati da squatter vengono lasciati loro finché non inizia il cantiere. Per me è un vilipendio della proprietà privata e dell’ordine pubblico. Bourgoin: Però si possono creare semplicemente nuove destinazioni d’uso intermedie, invece di tenere stabili fatiscenti vuoti per quindici anni.
Gobbi: Ma rispetto alla realtà zurighese, a Lugano il problema è il conflitto interno agli autogestiti, tra chi vuole lo scontro e chi il dialogo per realizzare qualcosa di costruttivo.

Un’opera incompiuta del Dipartimento è il progetto ‘Giustizia 2018’. Avete forse sbagliato approccio con la magistratura nel portare avanti la riforma dell’apparato giudiziario ticinese?
Gobbi
: Penso ci sia stata un po’ di ingenuità da parte mia nel pensare che quando si tratta di utilizzare bene le risorse e migliorare le cose ci fosse un interesse di tutti, anche a costo di abbandonare la propria zona di comfort. Fin dall’inizio ho cercato di mirare all’efficienza, ma questo comporta una rimessa in discussione che a volte è faticosa. L’obiettivo ora è lavorare il più possibile con interlocutori come il Consiglio della magistratura per trovare soluzioni più innovative e rapide.

A fronte dei prospettati ulteriori cambiamenti normativi, al Ministero pubblico ticinese potrebbero servire nuovi rinforzi. Che avrebbero ovviamente un costo. Però Plr e Lega hanno sostenuto il decreto Morisoli che blocca le nuove spese. Come se ne esce?
Rigamonti : Se parliamo dell’autorità di perseguimento penale, il problema negli ultimi dieci anni è stata la creazione di una filiera produttiva a imbuto, potenziando molto il corpo di polizia, che produce una massa di rapporti e indagini che però poi si fermano al Ministero pubblico, rafforzato solo con qualche cerottino.
Gobbi: Beh, gli effettivi in Procura sono aumentati di un quinto anche di fronte alla riduzione dei reati commessi…
Rigamonti : Comunque a fronte di un notevole aumento dei contenziosi, e lo stesso vale per il Tribunale penale cantonale. Aumenta la mole di lavoro, ma non vi si risponde in modo omogeneo, e di questo la responsabilità è dell’onorevole Gobbi.

Troppe guardie, poche toghe?
Gobbi
: Senza il lavoro della Polizia giudiziaria si possono avere anche cento procuratori, ma è questa polizia che poi ne agevola il lavoro. D’altra parte, di recente il Parlamento federale ha accolto la compartecipazione delle parti agli interrogatori, che finirà per complicare e castrare il procedimento penale, permettendo agli avvocati di istruire i clienti alla luce delle dichiarazioni altrui.
Bourgoin: Credo che si possano aumentare i procuratori, ma è importante anche facilitare il processo di lavoro: il fatto che la giustizia operi ancora tutta su faldoni cartacei suona come una barzelletta. Mi pare che si fatichi a fare il grande salto verso la digitalizzazione, adeguando non solo l’organico, ma anche i profili professionali di supporto. È un passo che facilita anche le questioni logistiche e l’esercizio dei propri diritti. Rigamonti : La politica non ha neanche saputo intervenire per attribuire funzioni ai segretari giudiziari.
Allo stesso tempo la logistica è rimasta indietro, con sistemazioni indegne d’una giustizia celere e confacente ai suoi compiti. ‘Giustizia 2018’ è stata un flop e occorre ripartire da basi più solide, con un po’ di coraggio.

Quindi ora che si fa?
Gobbi
: Si tratta anche di capire come cambiare lo statuto della magistratura, eventualmente andando, per quanto riguarda la Procura, verso la creazione di alti funzionari e la nomina da parte del Gran Consiglio della sola Direzione del Ministero pubblico. Con quest’ultima che assume poi i magistrati inquirenti quali, appunto, alti funzionari.
Rigamonti : Ma anche questo comporta dei costi. Bisognerà scegliere e bloccare ad esempio l’aumento degli effettivi in polizia per riequilibrare la filiera.
Bourgoin: Questo non solo nel penale, per evitare che il servizio diventi un disservizio. Si pensi alle difficoltà con l’Ufficio fallimenti.
Gobbi: Risorse aggiuntive alla magistratura – procuratori, vicecancellieri, segretari giudiziari, un giudice del Tribunale penale cantonale in più e un giudice dei provvedimenti coercitivi in più – sono state assicurate. D’altra parte facciamo i conti con alcuni ritardi da recuperare, ad esempio per quanto riguarda la Pretura penale, per i quali si sta comunque pensando a dei rimedi puntuali. Si punta anche a creare centri di competenza, superando servizi più ‘distrettuali’, piccoli e dunque più fragili.
Bourgoin: Uscendo dal penale, molto lavoro viene anche da ‘ bisticci’ che potrebbero essere risolti o semplificati istituzionalizzando figure di mediatori.

Un cantiere che si trascina da molto, troppo tempo è ‘Ticino 2020’, la nuova ripartizione di compiti e costi fra Cantone e Comuni. Quando uscirete dal tunnel? E quanto si è speso?
Gobbi
: Premetto che il cantiere è del Governo, non del Dipartimento. Comunque: rimettersi in discussione è spesso difficile, stiamo arrivando ora a un rapporto il cui risultato si discosta un po’ dall’obiettivo di chiarire più nettamente la logica del ‘chi decide paga e chi paga comanda’. Molti paletti e vincoli finanziari ci hanno allontanato dall’obiettivo ideale, ma si va comunque verso una maggiore e più responsabilizzante trasparenza dei flussi finanziari, anche rispetto ai Comuni che beneficiano della perequazione fiscale.
Rigamonti : Oltre ai costi, attorno ai 12 milioni di franchi se non erro, si è iniziato nel 2015 e nel 2023 non è ancora arrivato nulla, col Comitato che a novembre/dicembre annuncia una consultazione che però slitterà a dopo le elezioni. È l’ennesimo flop, peccato: da amministratore locale nutrivo grandi aspettative. Anche in questo caso i progetti si sciolgono come neve al sole.
Gobbi: Anch’io sono deluso per risultato e tempistiche, ma questo fa parte del processo di condivisione coi colleghi di governo e con le varie istanze coinvolte.
Bourgoin: Una buona dose di frustrazione credo sia data dal fatto che il budget lasciato alla discrezione comunale si ferma al 20/40% del totale, a seconda del singolo comune. Se in più non sono ben chiare le competenze e c’è un veto a qualsiasi cambiamento degli equilibri finanziari, difficile essere coraggiosi. Incoraggianti, d’altronde, paiono i risultati di progetti pilota come quello sul buon governo a Faido, che potrebbero tornare utili anche a livello superiore.
Gobbi: Sui costi dobbiamo però essere in chiaro. Per questo contesto le cifre fornite da Rigamonti. Nel 2015 non sono state registrate spese. Ebbene, in sette anni, dal primo gennaio 2016 al 31 dicembre 2022, i costi totali ammontano a 2,8 milioni di franchi. E sono ripartiti tra Cantone e Comuni: metà e metà.

Al Dipartimento spetta anche l’integrazione degli stranieri. Nel Mediterraneo si registra l’ennesimo naufragio con decine di morti, eppure la Lega continua a sostenere la politica delle porte chiuse e per il Mattino ‘la barca è stracolma’. Che fare?
Gobbi
: Il Ticino ha un compito non indifferente data la sua posizione di porta a sud della Confederazione, con molti che passano da qui, ma per spostarsi in altri Paesi dove ritrovano le loro comunità di riferimento. Centri federali e altri servizi danno buona prova di accoglienza, si pensi ai rifugiati ucraini. Se poi l’Europa avesse investito nel supporto a Paesi come Italia, Spagna e Grecia anche solo una parte di quello che ha speso per rifornire di armi l’Ucraina, qualche disastro in meno ci sarebbe stato.

C’è però chi ritiene che quella dei rifugiati sia una corsa a ostacoli. Si può fare di più e di meglio?
Bourgoin: Si può e si deve: la legge lascia un margine di apprezzamento ai Cantoni in particolare rispetto alle decisioni di non entrata in materia, i cosiddetti Nem, per i quali delle eccezioni vanno pur fatte. I permessi speciali per gli ucraini mettono in evidenza un atteggiamento discriminatorio verso altri migranti: anche per loro dovremmo fare di più dal punto di vista umanitario, perché chi arriva è una persona, non un numero.
Rigamonti : La procedura è retta dalla legge federale sull’asilo, con margini limitati per l’autorità cantonale. Vengo dal Mendrisiotto che sicuramente fa già tanto. Ho seguito professionalmente casi molto toccanti, storie incredibili di vita: il Ticino da solo non potrà risolvere la questione migratoria, ma trovo che faccia la sua parte e che in futuro potrà dare ancora molto.

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 3 marzo 2023 de La Regione

Scuola di polizia 2023

Scuola di polizia 2023

Comunicato stampa

Oggi alle 8.00 a Giubiasco ha preso avvio la Scuola di polizia del V circondario d’esame (SCP 2023). Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, il capo della Sezione formazione, capitano Christophe Cerinotti, e il direttore del Centro formazione di polizia (CFP) Andrea Pronzini, hanno accolto i nuovi e le nuove aspiranti con discorsi ufficiali. La Polizia cantonale comunica di aver assunto 19 nuovi/e aspiranti gendarmi (13 uomini e 6 donne). Oltre agli e alle aspiranti della Polizia cantonale frequenteranno la Scuola pure 17 aspiranti delle Polizie comunali (16 uomini e 1 donna), 1 aspirante della Polizia militare (uomo), nonché 2 aspiranti agenti della Polizia cantonale dei Grigioni (1 uomo e 1 donna). Il percorso formativo che conduce all’Esame professionale per il conseguimento dell’Attestato professionale federale di agente di polizia prevede un primo anno quale aspirante presso la Scuola di polizia del V circondario d’esame (SCP) e un secondo anno in qualità di gendarme in formazione presso i Corpi di appartenenza. 

Legge bar e ristoranti, c’è già l’ok della commissione

Legge bar e ristoranti, c’è già l’ok della commissione

Tempi record per la riforma della Lear. A breve si pronuncerà il plenum del Gran Consiglio

Un iter brevissimo, praticamente da record nella più o meno recente storia ticinese dei parti legislativi, quello che ha caratterizzato la revisione totale della Lear, la Legge sugli esercizi alberghieri e sulla ristorazione. Neanche un mese fa la messa in consultazione da parte del Dipartimento istituzioni della bozza di messaggio sulla riforma, oggi il via libera della commissione parlamentare ‘Costituzione e leggi’ con la firma del rapporto elaborato dal leghista Andrea Censi e dalla liberale radicale Giovanna Viscardi. Fra una decina di giorni il voto del plenum del Gran Consiglio, nella sua ultima seduta prima delle elezioni cantonali. La ’Costituzione e leggi’ ha dato luce verde a maggioranza e diverse sono le firme con riserva, ma il sì del parlamento nella sessione al via lunedì 13 dovrebbe essere scontato. Anche perché non sono stati annunciati rapporti di minoranza, contrari alla revisione. Ma soprattutto perché il governo ha rinunciato a mantenere nel progetto di nuova Lear la proposta più controversa, ovvero l’abbassamento da 18 a 16 anni dell’età minima per poter entrare in discoteca. Una proposta contestata duramente dalle associazioni attive nel mondo giovanile e nella prevenzione: Pro Familia, Conferenza cantonale dei genitori, Pro Juventute, Aspi (vedi la ‘Regione’ del 18 febbraio).

Le novità
Le principali novità della riforma vengono ricordate nel rapporto di Censi e Viscardi. Fra queste: riorganizzazione e definizione più chiara dei compiti comunali e cantonali; abolizione dell’obbligo di presenza fisica del gerente; possibilità, a determinate condizioni, di effettuare la gerenza in più di un esercizio pubblico (gerenza multipla); introduzione di una seconda figura responsabile per quanto riguarda il rispetto della legge e del regolamento; alleggerimento del percorso formativo del gerente; ridefinizione del concetto di capacità ricettiva; inasprimento delle norme relative alla lotta contro l’abuso di sostanze alcoliche; maggiore flessibilità a livello di orari di apertura e chiusura; semplificazione dei tipi di esercizi pubblici e maggior flessibilità nella denominazione; ridefinizione delle strutture non assoggettate alla legislazione in ambito di esercizi pubblici. Senza dimenticare l’estensione straordinaria dei posti esterni.

‘Meglio cinquantadue estensioni all’anno’
Un aspetto, quello appena menzionato, importante. “Il rilascio dell’autorizzazione è di competenza comunale e concerne la messa a disposizione di suolo pubblico, solo per esercizi già autorizzati – spiegano i due relatori –. Questo concetto non è da confondersi con quello di permesso speciale col quale si autorizza la vendita di cibo e bevande in occasioni di manifestazioni (carnevali, feste di paese ecc.) su fondi che non dispongono di un’autorizzazione”. Il messaggio governativo “propone di limitare la possibilità di ottenere l’autorizzazione per l’estensione straordinaria dei posti esterni a un massimo di 15 estensioni nel corso di un anno civile della durata di 48 ore. La commissione – prosegue il rapporto – ritiene che prevedere una durata di 48 ore non sia realistico, se si pensa che la maggior parte delle manifestazioni organizzate si estende sull’arco di 24 ore. Si propone quindi di portare il limite massimo a 52 estensioni all’anno, per una durata di 24 ore, così come già applicato da altri Cantoni”.

’Una riforma che risponde alle effettive esigenze del settore’
Per Censi e Viscardi la riforma della Lear “risponde nel migliore dei modi a un settore di primaria importanza per il Canton Ticino: il nuovo disegno di legge è snello nelle procedure, accessibile nei suoi contenuti e facilmente fruibile da chi agisce nel settore”. Non solo: “Introduce alcuni elementi che sino ad ora erano solo parte di una prassi non meglio definita, e distribuisce in modo chiaro le competenze tra Cantone, Comuni e servizi vari”. La maggioranza commissionale accoglie quindi “con favore il disegno di legge e saluta positivamente la disponibilità dimostrata dal Consiglio di Stato e dai suoi servizi a collaborare in maniera fattiva e continua nell’allestimento del messaggio”. La partecipazione di un membro della ‘Costituzione e leggi’, ossia Censi, al gruppo di lavoro “ha garantito una costante comunicazione tra le varie parti coinvolte: questo modus operandi ha permesso di legiferare celermente e in maniera condivisa”. E ancora: “Essendo il frutto di un lavoro di concerto con tutti gli attori interessati, la commissione ritiene che la nuova Lear risponda alle effettive esigenze del settore: di chi vi lavora, di chi lo frequenta e di chi lo controlla”.
Commenta Censi da noi interpellato: «È la dimostrazione che quando la politica vuole tirare in gol ci riesce”. Manca solo l’ultimo step, quello del voto del plenum del Gran Consiglio.

Da www.laregione.ch

“Sciagurata libera circolazione per il nostro mercato del lavoro”

“Sciagurata libera circolazione per il nostro mercato del lavoro”

Norman Gobbi commenta la disparità salariale Ticino/resto della Svizzera
“Non giriamoci troppo intorno: la spiegazione dell’aumento del divario salariale tra il Ticino e il resto della Svizzera è dovuta oggi in gran parte alla massiccia presenza di frontalieri e a proposte salariali che le cittadine e i cittadini residenti non possono accettare, se appena vogliono essere in grado di pagare le fatture a fine mese! La causa di tutto questo è stata l’accettazione dell’Accordo di libera circolazione. Tutti i partiti lo hanno a suo tempo approvato, tranne l’UDC sul piano nazionale e la Lega dei Ticinesi”. Il Consigliere di Stato Norman Gobbi commenta così la recente pubblicazione da parte dell’Ufficio cantonale di statistica (USTAT) dei dati che riguardano il livello salariale in Ticino rispetto a quelli che toccano gli altri Cantoni. “Il divario è salito al 23,3 per cento e negli ultimi 10 anni se nel resto della Svizzera mediamente i lavoratori del settore privato hanno visto aumentare la loro busta paga di 439 franchi al mese, in Ticino questo aumento si è fermato a 188 franchi”.
Per il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, come detto, la causa è legata alla libera circolazione delle persone, e quindi anche dei lavoratori, tra gli Stati dell’UE e la Svizzera. “La statistica mostra una fotografia sul 2020 e noi sappiamo che nel frattempo vi è stata una ulteriore esplosione dei frontalieri, che oggi hanno raggiunto circa le 80mila unità. Il Ticino, attraverso la Sezione della popolazione del mio Dipartimento, è l’unico Cantone che almeno richiede i contratti di lavoro prima di accordare un permesso G (frontalieri) o un permesso B (residenti). È un mezzo per monitorare il mercato del lavoro, assieme agli altri organi preposti dell’amministrazione. Però sappiamo che si tratta di un cerotto che possiamo mettere su una ferita che invece necessiterebbe punti di sutura o un’amputazione per certi versi. L’accordo di libera circolazione ha allargato troppo le maglie. Il Ticino subisce un forte contraccolpo rispetto agli altri Cantoni, perché è confrontato a sud con un mercato del lavoro potenzialmente enorme, che può fornire manodopera attratta dai livelli salariali che per una cittadina o un cittadino italiano sono molto favorevoli. Una situazione che inizia a preoccupare – e molto – anche i responsabili politici ed economici italiani. La Lombardia in particolare si vede partire verso il Ticino decine e decine di migliaia di lavoratori anche molto qualificati. Stanno correndo ai ripari. La Lega Nord si sta impegnando affinché il governo italiano sostenga le imprese, con regole che aprono la strada a una Zona Economica Speciale o una Zona Logistica Speciale, mettendo i territori di confine nella condizione di essere competitivi. Vediamo cosa avverrà in Italia, ma dubito che le aziende italiane possano introdurre condizioni salariali tali da trattenere i lavoratori, che possono partire verso il Ticino e il resto della Svizzera”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 26 febbraio 2023 de Il Mattino

“Più lavoro per nostre aziende grazie alle commesse dell’esercito”

“Più lavoro per nostre aziende grazie alle commesse dell’esercito”

Norman Gobbi presenta la neonata associazione GMDSI

C’è una stortura, oggi, nel settore economico che penalizza non poco il Ticino e la Svizzera italiana in generale. Stiamo parlando dell’industria che produce componenti per i sistemi di difesa e sicurezza del nostro esercito. “La Legge federale stabilisce che per ogni grande acquisto di sistemi d’arma esteri – in questi tempi soprattutto aviazione e difesa contraerea, ma non solo – i contratti devono prevedere degli acquisti di compensazione che devono essere ripartiti equamente tra le regioni linguistiche del paese”, afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi. “Alla Svizzera italiana spetta di regola il 5% di queste commesse. Non stiamo parlando di noccioline, perché questi acquisti generalmente sono molto costosi. Decine e decine di milioni di franchi che oggi non giungono quasi mai al sud delle Alpi. Le cause sono da ricercare in una certa titubanza e timidezza delle nostre aziende, che o non partecipano alle gare d’appalto perché poco informate, o vengono regolarmente dimenticate da Berna. Eppure in Ticino e nei Grigioni italiano vi sono piccole e medie aziende con alto contenuto tecnologico che potrebbero avere molto più lavoro”.

Questa stortura deve finire. Per questo è nata l’associazione “Gruppo materiale difesa e sicurezza della Svizzera italiana (GMDSI). “Il comitato è presieduto da Filippo Lombardi e annovera professionisti del settore e gente che conosce bene la materia. Da parte mia assicurerò i contatti istituzionali tra il Ticino e gli ambienti interessati a Berna per cercare di fare le giuste pressioni, affinché anche le nostre aziende vengano tenute in considerazione. Si tratta in buona sostanza di raggiungere un obiettivo definito per legge. I romandi in questo senso fanno un lavoro di lobbying molto profilato e ottengono ottimi risultati. Noi dobbiamo fare altrettanto. In primis è necessario che le aziende del settore e tutte quelle interessate si uniscano. Il GMDSI vuole proprio favorire questa unità di intenti, come hanno ricordato in conferenza stampa anche lo stesso presidente Lombardi e il direttore della Camera di Commercio Cantone Ticino, Luca Albertoni. È indispensabile quindi far circolare l’informazione sulla creazione di questo gruppo. Speriamo che nei prossimi mesi altre aziende – oltre alla decina che già fanno parte dell’associazione – si uniscano a questo progetto. L’obiettivo, come detto, è di portare nella Svizzera italiana contratti di fornitura, difendendo quindi le capacità tecnologiche e soprattutto i posti di lavoro a sud delle Alpi. Anche da questo impegno che assumo in prima persona passerà la possibilità di avere un Ticino forte!”, conclude il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 19 febbraio 2023 de Il Mattino

Le sfide del Ticino

Le sfide del Ticino

1 Quali sono state le sfide principali di questo periodo alla guida del Cantone?

È stato un quadriennio “straordinario”. È un termine che riassume tutti i significati. “Straordinario”, perché è stato un periodo fuori dal comune, con in particolare la crisi pandemica che ci ha messo di fronte al grande dolore per la morte di un numero elevato di persone portate via dalla malattia e a sfide mai viste prima. Il bisogno di proteggerci dai contagi con l’istituzione dei vari lockdown, il grande sforzo per una vaccinazione di massa di portata storica. E poi non ancora terminata la pandemia, ecco lo scoppio del conflitto in Ucraina con l’invasione dei carri armati russi. Una guerra all’interno dei confini europei, che ha provocato ripercussioni dirette su tutti gli Stati, generando la crisi energetica e di riflesso economica. E a fare da sfondo, anche i cambiamenti climatici con le loro sfide: incendi boschivi, “bombe d’acqua”, dissesti idro-geologici, gli sforzi per garantire acqua potabile alla popolazione e risorse idriche alla produzione agricola, dagli alpeggi alle coltivazioni di pianura. Anche qui il Canton Ticino ha dovuto reagire in maniera “straordinaria”. Siamo riusciti a contenere la pandemia, stiamo reagendo per affrontare la crisi economica, migratoria e climatica. 

2 Il tema dei frontalieri è sempre stato centrale, tanto più con la questione dell’accordo che ha preso ulteriore tempo. Qual è il suo punto di vista sull’attuale situazione e quali sono le prospettive nel prossimo futuro?
La recente approvazione da parte del Senato italiano dell’accordo sulla fiscalità dei frontalieri e la sua imminente ratificazione è una buona notizia. Il lavoro frontaliero è una componente indissociabile del mercato del lavoro dei nostri territori e ne siamo tutti coscienti. Tuttavia vi è una necessità di riequilibrio nell’interesse dei due lati della frontiera. Da una parte è essenziale evitare che in Ticino si produca del dumping salariale e un effetto di sostituzione di mano d’opera locale con quella frontaliera, d’altra parte è giusto limitare un esodo di mano d’opera dalla vicina Italia verso la Svizzera con susseguente impoverimento del tessuto economico locale. Ritengo che il nuovo accordo possa costituire uno strumento utile nella ricerca di un maggior equilibrio dei flussi nel mercato del lavoro transfrontaliero. In Ticino abbiamo altresì preso atto dell’appello del Senato, trasversale a tutti i partiti politici, affinché il Governo italiano negozi rapidamente con la Confederazione un accordo sul lavoro da remoto che tenga conto delle mutate esigenze di lavoratori e aziende sull’onda dell’esperienza maturata durante la pandemia. Quale Cantone riteniamo che sia importante fare chiarezza sul tema e trovare un’intesa di lungo termine nell’interesse delle parti che permetta di ottimizzare i vantaggi del telelavoro ma senza che le nuove regole vadano a scapito della mano d’opera locale. Infine vorrei salutare il più che legittimo appello effettuato in aula dal Senatore Garavaglia che ha chiesto al Governo italiano di finalmente levare la Svizzera dall’annosa black list delle persone fisiche del 1998, dato che la sua presenza su questa lista non ha più ragione di essere da tempo!

3 Superata la pandemia, almeno così sembra, quali sono le priorità da affrontare per il prossimo governo?
Il tema finanziario è di primaria importanza. Il Governo dovrà essere in grado di proporre correttivi alla spesa, per contenere il deficit. Nello stesso tempo però sarà chiamato a fare una politica attiva, per sostenere le imprese, il mondo del lavoro e della formazione. Proprio la pandemia ci ha insegnato a muoverci in modo pragmatico, trovando soluzioni nuove. Ciò ha permesso al Ticino – anche grazie alla solidità del sistema sociale svizzero – di superare tutto sommato bene le difficoltà economiche. Il sistema politico ticinese ed elvetico si fonda sulla concordanza. I partiti politici e tutti i loro rappresentanti in Governo e nel Parlamento dovranno dare prova di unità d’intenti, per trovare soluzioni condivise. È un lavoro importante quello che ci attende, affinché non ci si fermi a una mera declamazione d’intenti fine a sé stessa. Anche i rapporti transfrontalieri, come detto, dovranno giocare il loro ruolo. Così come la capacità di gestire l’elevato afflusso da sud di stranieri che entrano illegalmente in Ticino. Una crisi, quella migratoria, che sta diventando sempre più importante, se pensiamo che nell’ultimo mese del 2022 e in questo primo scorcio di 2023 mille stranieri hanno cercato di entrare illegalmente ogni settimana nel nostro Cantone. Anche in questo settore nel recente passato abbiamo dimostrato in Ticino di saper trovare modalità corrette per affrontare la situazione. Lo faremo anche in questa circostanza. 

4 Quanto pesa il tema economico e quanto incide il connesso tema sociale?
Il tema economico incide sicuramente sul tessuto sociale, creando insicurezza e paura se l’economia non è in grado di generare benessere. Per questo il compito dello Stato è quello di creare condizioni quadro ottimali per il mondo economico, affinché possa svilupparsi. Per quanto di mia diretta competenza, la sicurezza intesa in senso lato (protezione delle persone e dei loro beni; sicurezza nel diritto) è un fattore di primaria importanza per favorire l’economia e quindi per sostenere la qualità di vita dei residenti. La pandemia inoltre ha creato difficoltà d’ordine psicologico e di relazioni interpersonali che in passato non avevamo mai conosciuto. La nostra società si è ulteriormente fragilizzata. Anche qui dobbiamo essere pragmatici e non piangerci addosso, ma proporre a tutti i livelli – nella scuola, nelle associazioni, nelle attività di volontariato e ricreative – nuove opportunità. È un impegno civico che tocca tutti in prima persona.    

5 Che tipo di campagna elettorale si aspetta? Come cambierà proprio anche la campagna elettorale, l’approccio con gli elettori dopo questi anni di emergenza sanitaria e connesse criticità economiche sociali?
Abbiamo la fortuna che in questi mesi tutte le restrizioni introdotte per proteggerci sono state tolte. Le persone hanno più voglia di incontrarsi, anche se con un’attenzione maggiore. Non dimentichiamoci che in Ticino nel 2020, appena è scoppiata la pandemia, sono state annullate le elezioni comunali. Non è il caso per queste elezioni cantonali. E questo è già un bene importante, perché poter esercitare il proprio diritto di voto è essenziale per la vita democratica di un Paese. Quest’anno tutti sostengono che la compagna elettorale risulti fiacca. Io non do importanza a questo fattore, perché sono concentrato su quanto ho ancora da fare ogni giorno prima della scadenza elettorale. I progetti sono tanti e non si può perdere nemmeno un momento di lavoro. Lo sento come un impegno forte nei confronti della cittadinanza, di ogni cittadina e cittadino elettore di questo magnifico Canton Ticino. Un impegno per avere anche in futuro un Cantone forte. 

Intervista pubblicata nell’inserto Frontiera del quotidiano La Provincia di Como 

Appuntamenti online per la Sezione della circolazione

Appuntamenti online per la Sezione della circolazione

Comunicato stampa
A partire dal 21 febbraio 2023 sarà possibile prenotare online gli appuntamenti del Servizio conducenti e del Servizio immatricolazioni effettuati dalla Sezione della circolazione, consentendo così all’utenza di evadere le proprie pratiche allo sportello con la massima priorità.  

Nel corso delle ultime settimane è stato messo in funzione e testato presso la Sezione della circolazione a Camorino un nuovo e moderno sistema di ticketing che ha dato ottimi risultati, garantendo una gestione dell’utenza ancora più efficace e funzionale.
Sempre grazie a questo sistema, a partire da martedì 21 febbraio 2023 sarà possibile prenotare online gli appuntamenti del Servizio conducenti e del Servizio immatricolazioni. Si tratta di una prima per tutta l’Amministrazione cantonale e di un altro importante passo del Dipartimento delle istituzioni nel segno della digitalizzazione, che garantisce servizi online moderni e sempre attivi.
L’operatività su appuntamento, introdotta durante le fasi acute della pandemia, ha da subito avuto molti estimatori tra l’utenza della Sezione della circolazione; allo stesso modo, le prime settimane di test su questo nuovo sistema hanno dato risultati molto incoraggianti. I vantaggi saranno infatti innumerevoli.
I cittadini e le cittadine che decideranno di prendere appuntamento online per evadere le proprie pratiche allo sportello avranno ovviamente la massima priorità. Questo non andrà però a discapito di coloro che si recheranno a Camorino senza appuntamento: l’evasione delle pratiche continuerà a essere garantita in tempi sempre più brevi. Grazie infatti a questo sistema, la Sezione della circolazione si prefigge di abbassare ulteriormente i tempi di attesa, dopo averli già ridotti del 75% negli ultimi 5 anni. Tutto a fronte di una mole di lavoro che rimane molto elevata, considerando che il solo Servizio immatricolazione evade annualmente oltre 200’000 pratiche, accogliendo agli sportelli una media di circa 300 utenti al giorno.
Per prendere appuntamento online basterà seguire passo per passo le istruzioni presenti sul sito internet della Sezione della circolazione (www.ti.ch/circolazione), per poi recarsi puntualmente a Camorino con la conferma della prenotazione ricevuta via email. All’entrata dello Stabile amministrativo sarà presente un totem tramite il quale effettuare il check-in (in caso di appuntamento) e attendere pochissimi istanti prima di poter accedere allo sportello. Chi non ha riservato online il suo appuntamento prenderà il ticket dal medesimo totem in attesa del proprio turno.
Ricordiamo che oltre a proporre l’orario continuato di apertura degli sportelli (dalle 07.30 alle 16.15), la Sezione della circolazione incoraggia l’invio delle pratiche per posta. Le pratiche vengono evase il giorno stesso della ricezione e rispedite rapidamente al mittente. La bucalettere situata all’esterno dello Stabile amministrativo permette inoltre di depositare targhe o altre pratiche in qualsiasi momento della giornata. 

Un’alleanza tra esperti che ‘cura’ dai cyber attacchi

Un’alleanza tra esperti che ‘cura’ dai cyber attacchi

L’offerta di ‘Sos Cyber’ si rivolge a ditte e istituzioni. Trivilini (Supsi): ‘Un’alleanza tra esperti per essere al passo con i tempi’. Attivato un numero verde.

L’iniziativa ‘Sos Cyber’ si rivolge a ditte e istituzioni. A coordinare informatici, avvocati e assicuratori è la Supsi. ‘Siamo una sorta di pronto soccorso, facciamo un’analisi della situazione’.
Il numero di attacchi informatici è in aumento. Al punto che, secondo la direttrice del Dipartimento tecnologie innovative della Supsi Milena Properzi, si può parlare di «crescita esponenziale. Gli attacchi hanno ormai una cadenza regolare. L’ultima ‘offensiva’ significativa risale a poche settimane fa e ha colpito in Francia, Italia e Stati Uniti». Ma il problema tocca anche il Ticino: «Abbiamo avuto casi di attacchi importanti, con ditte che hanno dovuto fermare la produzione per diversi giorni», ha affermato Paolo Lezzi, esperto di sicurezza informatica. E non mancano le segnalazioni, che si contano nell’ordine delle centinaia. «Spesso le piccole aziende si sentono al sicuro. Lontane dagli interessi dei malintenzionati. Ma non è così». Ecco perché è stata creata ‘ Sos Cyber’, un’alleanza tra esperti del settore – coordinati dalla Supsi – per offrire un’assistenza interdisciplinare a ditte e istituzioni pubbliche che si sentono minacciate. «Siamo una sorta di pronto soccorso: facciamo una prima analisi per capire se c’è un problema e poi, nel caso, organizzare un intervento». Il servizio è attivo da ieri al numero verde 0800 800 188 e offre, oltre a una consulenza tecnica, anche assistenza giuridica e assicurativa. «La tempestività è fondamentale – ha continuato Lezzi –. Come per la scena di un crimine, prima si interviene e più facile è stabilire cosa è successo e se ci sono ancora dei pericoli». Anche perché i singoli casi, se coordinati tra loro, «potrebbero portare a un problema per la sicurezza nazionale. Bisogna ricordarsi che il vero strumento è la prevenzione».

‘Dai Bitcoin alla Monero, la criminalità evolve’
L’iniziativa unisce pubblico e privato e non sarà gratuita per le ditte che richiedono il servizio. «Si tratta di una ‘prima’ a livello nazionale. Vogliamo proporre uno strumento nuovo e al passo con i tempi» ha affermato Alessandro Trivilini, responsabile del servizio informatica forense della Supsi. «La criminalità digitale è in continua evoluzione, alla ricerca di nuove zone grigie dove operare». Un esempio? «Prima alle vittime veniva richiesto un riscatto in Bitcoin. Ora questa moneta sta diventando sempre più tracciata e tracciabile. I criminali sono quindi passati alla Monero. Un altro sistema, più recente e meno conosciuto». Aziende e istituzioni sono quindi invitate ad avere un atteggiamento proattivo, anche perché dal prossimo settembre entrerà in vigore la nuova Legge sulla protezione dei dati «che impone di farsi trovare pronti».

‘C’è l’esigenza, non la consapevolezza’
Un problema, è stato ricordato più volte, che tocca in particolar modo le aziende. «Constatiamo che c’è l’esigenza ma non c’è la consapevolezza di avere l’esigenza», ha affermato Luca Albertoni , direttore della Camera di commercio dell’industria e dell’artigianato ticinese. «La piattaforma proposta è interessante, perché aperta e trasversale». Aspetto della prevenzione che è stato sottolineato anche dal direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi: «È la prima tappa nella sicurezza digitale. Che si basa su un aspetto fondamentale: la consapevolezza. Sia per le aziende che per le istituzioni e i singoli individui». Gobbi ha anche sottolineato il ruolo della polizia, che «va contattata in caso di reato, anche se si tratta di natura informatica». È poi stato ricordato il lavoro di ‘Cyber sicuro’, il gruppo di lavoro strategico del Consiglio di Stato che resta punto di riferimento a livello cantonale per tutte le questioni legate al tema della sicurezza informatica.

‘Il quadro giuridico internazionale diventa sempre più articolato’
L’alleanza, come detto, non offre consulenze solo su aspetti ‘tecnici’, ma anche legali e assicurativi.
«Dal profilo legale ci si muove in un contesto internazionale, dove l’aumento di normative è significativo. È però importante, per una singola azienda o istituzione, capire in quale campo ci si muove», ha detto l’avvocato Rocco Talleri. Per quanto riguarda il profilo assicurativo si è ricordato come questo debba costituire «un’ultima misura. Il rischio residuo deve essere ridotto il più possibile».
Anche perché «un rimborso assicurativo non equivale sempre a un recupero dei dati che possono essere persi».

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 15 febbraio 2023 de La Regione

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Presentata l’iniziativa SOS Cyber «Il Pronto soccorso per gli attacchi»
CRIMINALITÀ INFORMATICA / La piattaforma, raggiungibile tramite un numero verde, si propone di fornire alle aziende e alle amministrazioni pubbliche un gruppo di esperti per gestire l’emergenza – Alessandro Trivilini (SUPSI): «Le statistiche indicano un forte aumento dei casi»

Un numero verde contro gli attacchi informatici. Una sorta di Pronto soccorso, a cui le aziende e le amministrazioni pubbliche possono fare ricorso in caso di attacco informatico. L’iniziativa SOS Cyber è stata presentata ieri a Lugano e vede la collaborazione di diversi partner pubblici e privati, sotto il coordinamento del Servizio informatico forense della SUPSI.
«La sicurezza informatica ha un impatto sempre maggiore e diretto sulla società, sull’economia e sui cittadini», ha dichiarato Milena Properzi, direttrice del Dipartimento tecnologie innovative della SUPSI. «Le statistiche indicano un incremento importante del numero di attacchi informatici, anche in Ticino». Properzi ha poi ricordato il recente attacco subito da aziende e servizi in Francia e negli Stati Uniti, a conferma di una tendenza in atto da tempo: «L’avanzamento della digitalizzazione incide sulla sicurezza delle imprese che si trovano sempre più esposte. Ma in caso di attacco è importante agire tempestivamente e in modo sinergico, ossia attraverso un approccio interdisciplinare che garantisca tutte le conoscenze del caso, in ambito legale, assicurativo e di sicurezza informatica ».
Di qui, appunto, la nascita di SOS Cyber, «un’alleanza tra pubblico e privato – coordinata dal Servizio informatica forense della SUPSI – che mette a disposizione di aziende e amministrazioni pubbliche le competenze necessarie per gestire un attacco informatico», ha ribadito Alessandro Trivilini, responsabile del Servizio informatica forense della SUPSI.
Presente in sala, anche il direttore del Dipartimento istituzioni, Norman Gobbi, il quale ha salutato positivamente la nuova piattaforma: «L’iniziativa unisce il mondo pubblico e privato, il mondo accademico e quello economico, ma soprattutto risponde a un’esigenza concreta manifestata dalle aziende». Con la nascita di SOS Cyber, aziende ed Enti pubblici sotto attacco possono fare appello a una squadra di specialisti, ha detto Gobbi, prima di ricordare che «di fronte a un reato, anche di natura informatica, l’autorità da contattare in prima battuta rimane comunque la polizia cantonale, in particolare la sezione analisi tracce informatiche (SATI)». Gobbi ha poi sottolineato la nascita nel 2019, su iniziativa del Consiglio di Stato, del gruppo Cyber Sicuro con cui il DI negli ultimi anni ha portato avanti un’importante azione di sensibilizzazione nei Comuni, nelle aziende pubbliche e private. «Ma il primo passo decisivo – ha concluso Gobbi – è acquisire la consapevolezza necessaria dei rischi».
Un aspetto, quest’ultimo, sottolineato anche dal direttore della Camera di commercio (Cc-TI) e partner di SOS Cyber, Luca Albertoni: «Constatiamo che tra le aziende c’è un’esigenza concreta, ma che tuttavia manca ancora la giusta consapevolezza dei rischi». Molte realtà economiche si considerano al riparo in quanto piccole aziende. «Queste dinamiche invece sono trasversali a tutto il tessuto economico, e toccano ugualmente le grandi e le piccole aziende», ha detto Albertoni che ha poi lodato il carattere aperto dell’iniziativa: «Si tratta di una piattaforma inclusiva, dove chi ha le competenze necessarie può farsi avanti per collaborare e fornire assistenza tecnica qualificata alle aziende in difficoltà».

Fortificare le mura digitali
Ma SOS Cyber si propone anche di essere attiva in ambito di prevenzione dei rischi. Un compito fondamentale che tocca aspetti giuridici e assicurativi, ha osservato Trivilini. Le tempistiche legate alla presentazione dell’iniziativa non sono casuali. Il primo settembre 2023 entrerà in vigore la nuova Legge federale sulla protezione dei dati che imporrà alle aziende e alle istituzioni di farsi trovare pronti di fronte a un eventuale incidente informatico. «Le aziende non potranno più dire “non lo sapevo”, “non immaginavo”, ma dovranno implementare tutti i crismi di sicurezza e di procedura per dimostrare che hanno fatto il possibile per evitare l’attacco». Un aspetto sottolineato anche dall’avvocato Rocco Talleri, il quale ha presentato i principi che permettono di gestire il rischio cyber dal punto di vista legale: «A livello normativo, diverse disposizioni sono in procinto di entrare in vigore, tanto a livello federale quanto a livello europeo ». A questo proposito, Régis Dubied, co-fondatore di ASSIDU, ha spiegato che «dal profilo assicurativo una gestione efficace del cyber risk inizia riducendo la propria esposizione attraverso la prevenzione e la messa in atto di misure atte a ridurre il rischio». Dal canto suo, Paolo Lezzi, esperto di sicurezza informatica, ha ribadito «l’importanza della tempestività di reazione in caso di attacco». Ma ancora di più della prevenzione: «Occorre fortificare le mura digitali».

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 15 febbraio 2023 del Corriere del Ticino

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https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Una-soluzione-agli-attacchi-informatici-in-Ticino-16020319.html

Da www.rsi.ch/news

Grosso balzo in avanti delle domande d’asilo

Grosso balzo in avanti delle domande d’asilo

Nel 2022 sono state presentate oltre 24 mila richieste, con un aumento superiore al 64% Per l’anno prossimo se ne stimano 3 mila in più
Gobbi: «Siamo abituati a gestire questi flussi, ma Berna è sempre impreparata» – Più che una destinazione finale, la Svizzera si conferma un luogo di transito

Non siamo ai livelli da primato del 2015, quando si sfiorò quota 40 mila, ma l’anno scorso le domande d’asilo hanno fatto registrare una forte progressione. In totale, ne sono state presentate 24.511, il 64,2% in più rispetto al 2021 (14.928). Secondo la Segretaria di Stato della migrazione (SEM), questo aumento è stato favorito da diversi fattori: la revoca della maggior parte delle restrizioni di viaggio dovute alla pandemia; l’indebolimento economico, a causa del virus, di molti Stati dai quali tradizionalmente provengono o transitano i richiedenti l’asilo che giungono in Europa, aggravato dall’aumento dei prezzi per la guerra in Ucraina; la maggior pressione esercitata dalla Turchia sui 3,5 milioni di cittadini siriani e i circa 200-300 mila cittadini afghani presenti sul suo territorio; infine, le norme liberali in materia di visti di alcuni Stati (come la Serbia), che hanno agevolato i viaggi verso l’Europa. E per l’anno in corso la situazione non dovrebbe cambiare: lo scenario più probabile della SEM prevede circa 27 mila nuove domande (+3 mila). A queste vanno aggiunte le persone a beneficio di uno statuto di protezione S, concesso perlopiù ai profughi ucraini in fuga dalla guerra. Tenuto conto della situazione, le autorità si stanno preparando ad approntare nuovi alloggi di emergenza, facendo anche capo a personale dell’esercito.

Il Ticino si prepara
Berna ha evaso in prima istanza 17.599 domande, concedendo l’asilo a 4.816 persone, pari a una quota di riconoscimento del 30,6% ( 2021: 37%). Quanto alla quota di protezione (concessione dell’asilo e ammissione provvisoria successivamente a una decisione di prima istanza) è stata del 59%. Tutti i Cantoni saranno interessati dal ricollocamento, in base alla chiave di riparto. Anche il Ticino si sta preparando. «Siamo abituati a gestire i flussi migratori», dice il capo del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. « In quanto porta d’accesso a Sud siamo la regione più toccata dalle entrate illegali. A fine 2022 e inizio 2023, più del 50% di questi ingressi nel Paese sono avvenuti alla nostra frontiera ». Il consigliere di Stato, comunque non lesina critiche alla Confederazione, in particolare per quanto riguarda la gestione della logistica. « Il problema principale, è che la SEM negli ultimi dieci anni, nonostante le richieste, non è riuscita creare una struttura logistica che permettesse di assorbire flussi importanti. Questi fenomeni ciclicamente tornano e la Confederazione è sempre impreparata e chiede l’appoggio dell’esercito, che non può sempre mettere a disposizione le sue infrastrutture ».

Integrazione graduale
A Bellinzona è pendente un aggiornamento del credito per il futuro centro di Camorino. Secondo Gobbi, si tratta di una prima risposta concreta per evitare di collocare queste persone subito negli appartamenti e in esercizi pubblici. Altre ubicazioni sono in fase di valutazione. «Il concetto del Ticino è di gestire questo fenomeno con infrastrutture che consentano un’integrazione graduale di chi resterà sul territorio », sottolinea il consigliere di Stato, che comunque non nasconde la sua preoccupazione per le nuove forme che sta assumendo il fenomeno migratorio. «Per la prima volta il Paese è confrontato simultaneamente con tre tipi di migrazione: quella normale data dalla libera circolazione, i flussi migratori “tradizionali” provenienti dall’Africa e dell’Asia e i rifugiati ucraini (in Ticino sono più di 3 mila). Con il rischio che lo scoppio di ulteriori tensioni nei Balcani comporti conseguenze ancora più importanti ».

Sopra la media europea
Il principale Paese di provenienza dei richiedenti asilo è stato l’Afghanistan (7.054 domande), davanti alla Turchia, Eritrea, Algeria e Siria. Quanto allo statuto S per gli ucraini, fino a fine 2022 sono state presentate 75 mila richieste. Le risposte affermative sono state 72.600. Secondo la SEM, in ogni caso, la Svizzera non è più un Paese di destinazione per i migranti e potenziali richiedenti asilo. Le mete preferite sono Francia e Germania. La maggioranza delle persone intercettate ai confini, specie alla frontiera a sud e a quella ad est della Svizzera, non ha infatti depositato una domanda di asilo. Rispetto alle richieste di asilo globali inoltrate in Europa nel 2022 (stima 1,05 milioni compresa la Gran Bretagna, +55% rispetto al 2021) la parte di quelle in Svizzera si avvicina al 2,4%, vale a dire 0,1 punti percentuali in più rispetto al 2021. Dal 2016, questo tasso oscilla entro il 2% e il 2,4%. Un altro dato che rafforza la convinzione della SEM secondo cui la Confederazione è luogo di transito piuttosto che di arrivo. Tuttavia, con 2,8 richiedenti asilo per 1.000 abitanti (2021 :1,7), la Svizzera si piazza sopra la media europea, con 2 richiedenti asilo per 1.000 abitanti (2021 : 1,3). I Paesi europei con quote più elevate nel 2022 sono Cipro (24,1), Austria (12,2), Grecia (3,5), Lussemburgo (3,4), Slovenia (3,2), Belgio (3,2), Bulgaria (2,9), Germania (2,8) e Irlanda (2,7). 

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 14 febbraio 2023 de Il Corriere del Ticino