“La presenza dell’esercito è un fattore di forza per il Ticino”

“La presenza dell’esercito è un fattore di forza per il Ticino”

L’impegno del Consigliere di Stato Norman Gobbi su questo fronte

La presenza in Ticino dell’esercito svizzero costituisce un punto di forza a livello strategico e a livello economico, offrendo molte opportunità. “In queste settimane partecipo a diversi grossi appuntamenti organizzati dall’esercito proprio qui nel nostro Cantone. Venerdì per esempio la Brigata Logistica 1 ha tenuto alla Gottardo Arena di Ambrì il suo Rapporto di Brigata con almeno mille partecipanti. Tra una decina di giorni invece a Locarno si terrà un seminario della Divisione Territoriale 3 della durata di 2 giorni e al quale dovrebbe partecipare anche il capo dell’esercito Thomas Süssli. Senza dimenticare che dal 10 al 14 marzo dopo 25 anni si terrà in Ticino l’esercizio di truppa durante il corso di ripetizione del gruppo artiglieria 49. Occasioni di incontri ad alto livello e presenza effettiva che non servono solo a dare visibilità momentanea al Ticino, ma che confermano come il nostro Cantone sia un elemento cardine della difesa nazionale. Per questo abbiamo la possibilità di mantenere e sviluppare tutte le infrastrutture e le attività, producendo un indotto economico non indifferente”, afferma il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

All’inizio del 2020 su queste colonne lei ci aveva presentato il grosso contributo economico che l’esercito dà al Ticino. “Lo ricordo bene, anche perché dopo pochi giorni sarebbe scoppiata a livello globale la pandemia legata al COVID-19. In quei giorni di inizio febbraio il Dipartimento delle istituzioni, assieme ad altri uffici del Cantone, si stava preparando per affrontare una ipotetica situazione di emergenza, che divenne poi reale in pochissimo tempo. Quell’esperienza – come ho ricordato venerdì mattina ad Ambrì nel Rapporto della Brigata Logistica 1 – permise di capire ancora meglio il ruolo del nostro esercito, che visse la sua prima mobilitazione in tempo di pace e sostenne le attività di protezione della popolazione. Il Ticino venne aiutato concretamente. Così come concretamente ogni anno l’esercito produce una massa salariale in Ticino attorno ai 100 milioni di franchi, grazie alla presenza di 800 collaboratori/militari professionisti e ai posti di lavoro creati dall’indotto che ruota attorno alla presenza dei militari. A livello strategico, poi, è sempre più importante mantenere una presenza forte a sud del massiccio del San Gottardo, nella zona di frontiera con l’Italia e in generale con l’area mediterranea. La crisi internazionale con la guerra in Ucraina ci ha confrontati in modo evidente ai rischi che possono nascere anche sul nostro continente e quindi anche alla necessità di essere sempre pronti. Cosciente di tutti questi fattori il mio impegno è stato e sarà quello di assicurare sempre al Ticino una presenza importante del nostro esercito. E questo per avere un Cantone forte!”, conclude il Consigliere di Stato, Norman Gobbi.

(Immagine © div ter 3)

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 29 gennaio 2023 de Il Mattino

‘La Polizia farà la sua parte per ridurre la spesa pubblica’

‘La Polizia farà la sua parte per ridurre la spesa pubblica’

Lo ha detto Norman Gobbi durante l’annuale Rapporto di Corpo della cantonale. ‘Positivo il bilancio del 2022 e la capacità di adattamento’

L’attuale situazione delle finanze cantonali richiede importanti sforzi per ridurre la spesa. In questo esercizio, anche la Polizia cantonale sarà chiamata a fare la sua parte. A dirlo è stato il direttore del Dipartimento istituzioni (Di) Norman Gobbi durante l’annuale Rapporto di Corpo della Polizia cantonale, tenuto al centro della Protezione civile di Rivera. Un’operazione di contenimento della spesa – necessaria in seguito al mancato versamento dei contributi ai cantoni da parte della Banca nazionale – che, ha precisato Gobbi, «non dovrà avere ripercussioni sull’operatività e i servizi». L’appuntamento di Rivera ha coinvolto agenti, inquirenti e personale amministrativo. È stata l’occasione – hanno spiegato le forze dell’ordine – anche per ripercorrere e trarre un bilancio dell’ultimo anno di attività. Il direttore del Di ha anche ricordato la sempre attuale minaccia di carenza di energia e difficoltà di approvvigionamento. «Già nel 2014 ci si era esercitati su questo scenario, come anche su quello legato a una possibile pandemia, nell’ambito dell’Esercitazione della Rete integrata Svizzera per la sicurezza». Un test, ha sottolineato Gobbi, «che si è rivelato utile visto quanto successo negli ultimi anni, che hanno visto il Corpo della polizia cantonale in prima linea sia in ambiti di pianificazione che di condotta e di prevenzione». Durante il rapporto sono anche stati ricordati gli sforzi intrapresi per creare dei centri di competenza in risposta alle problematiche attuali: il contrasto alla violenza, in particolare quella domestica, e il cybercrimine.

Gobbi: ‘La Nuova Legge polizia permetterà di ottimizzare le prestazioni’
Per quanto riguarda la Nuova Legge di polizia, attualmente in consultazione, Gobbi ha spiegato che «permetterà di ottimizzare le prestazioni e le capacità di risposta nelle attività di polizia, adeguandosi al contesto moderno e adattandone i contenuti dopo la sua entrata in vigore, che risale al lontano 1989». Concludendo il suo intervento il consigliere di Stato ha sottolineato l’unità d’intenti tra il Dipartimento istituzioni e la Polizia cantonale «che ha permesso un ammodernamento generale su più fronti e la realizzazioni d’importanti progetti come la centrale comune d’allarme a Bellinzona, il centro di controllo veicoli pesanti a Giornico e una serie di progetti informatici che hanno reso più efficiente il lavoro dei collaboratori a ogni livello».

Cocchi: ‘Confrontati con compiti nuovi’
Il comandante Matteo Cocchi ha invece ringraziato il Corpo, che nel corso dell’anno «ha dimostrato una forte dose di adattamento, anche di fronte a compiti con cui non si era finora confrontato». Tra questi è stato citato il dispositivo di sicurezza pianificato e messo in campo in occasione dell’Ukraine Recovery Conference, svolto a Lugano lo scorso luglio con la presenza di diverse figure internazionali. «Si è trattato di un grande lavoro organizzativo in un contesto altamente variabile a causa della guerra in corso». Cocchi ha poi ricordato la necessità della collaborazione di tutti per far fronte alle sfide e continuare a garantire un alto livello di sicurezza». Per quanto riguarda la Nuova Legge di polizia, il comandante ha detto che «gli obiettivi e l’organizzazione del Corpo dovranno continuare a evolvere a una velocità sempre maggiore rispetto al passato». Questo «nell’ottica di prevenire i fenomeni criminali e non solo reprimerli al momento in cui si presentano».

Da www.laregione.ch

Politica di milizia, partendo dal cittadino

Politica di milizia, partendo dal cittadino

Sarà uno dei temi del Simposio sui rapporti tra Cantone e Comuni. Della Santa: ‘Il coinvolgimento attivo per destare l’interesse per la cosa pubblica’.

La politica di milizia è in crisi in Ticino? «Se ci limitiamo alle istituzioni locali, in alcuni Comuni funziona, in altri è in difficoltà, in altri ancora è in crisi. Diciamo che la situazione in generale tende, purtroppo, a peggiorare, con sempre meno persone che si candidano alla carica di municipale o a quella di consigliere comunale». A scattare la fotografia è Marzio Della Santa, responsabile, al Dipartimento istituzioni, della Sezione enti locali, la Sel. Il futuro del sistema di milizia nella nostra democrazia, che vede negli organi legislativi ed esecutivi (ad eccezione del Consiglio di Stato) politici non professionisti, sarà uno dei temi della quarta edizione, organizzata dalla Sel, del ‘Simposio sui rapporti tra Cantone e Comuni’, in programma per la prossima settimana, giovedì 2 febbraio con inizio alle 14, nell’Auditorium della Scuola cantonale di commercio a Bellinzona. L’evento, fa sapere il Dipartimento, è destinato anzitutto a municipali, consiglieri comunali, autorità politiche cantonali, rappresentanti dei partiti, funzionari dell’Amministrazione cantonale e di quelle locali (iscrizione obbligatoria entro il 30 di questo mese tramite il formulario su www.ti.ch/eventis sito dove il simposio potrà essere pure seguito “in diretta streaming”). L’accresciuta complessità dei problemi che la politica è chiamata a risolvere, la necessità di disporre anche di competenze specifiche, la difficoltà di conciliare attività istituzionale, impegni professionali e/o vita familiare: questi e altri i motivi che possono indurre a rinunciare a candidarsi o a mollare la carica alla quale si è stati eletti. Ma al di là di fattori più o meno contingenti, c’è una questione, anzi, la questione di fondo: l’interesse per la cosa pubblica. O meglio, il disinteresse. Che qualcuno sostiene essere vieppiù diffuso, in Ticino come altrove. E allora, restando sul piano comunale, come ridestare l’interesse per la cosa pubblica? E di riflesso come rivitalizzare il sistema di milizia? «Nell’avvicinare o nel riavvicinare i cittadini alle istituzioni – afferma Della Santa –. Intendiamoci, non è una sfida da poco. Ma dobbiamo affrontarla, anche per arginare l’astensionismo in occasione degli appuntamenti elettorali. Dobbiamo affrontarla affinché quella che chiamiamo democrazia viva non rimanga una visione romantica. Per questo, come Sezione enti locali, facciamo leva sul concetto di partecipazione. In altre parole, secondo noi è fondamentale che le istituzioni comunali coinvolgano, in maniera attiva, i cittadini nell’individuare le soluzioni, in grado di raccogliere il più ampio consenso possibile, ai problemi. Nel trovare quelle soluzioni che possano soddisfare al meglio i bisogni riconosciuti».

Per il capo della Sel, il coinvolgimento non passa solo dall’informazione alla popolazione sui progetti che il Comune intende realizzare o dalle serate pubbliche organizzate dal Municipio su questo o quel tema. Occorre spingersi oltre. «Chi viene eletto – rileva Della Santa – non dovrebbe più considerarsi o essere considerato il portatore esclusivo di decisioni e soluzioni: le istituzioni locali dovrebbero avere la capacità di coinvolgere, ripeto attivamente, i cittadini. Raccogliendo così le loro opinioni, le loro proposte, facendo tesoro delle loro competenze. Rendendoli insomma veramente partecipi della vita politica comunale. Si tratta infatti non solo di cercare la soluzione migliore, ma anche di creare un consenso allargato intorno a quella soluzione. È la cittadinanza attiva che crea una comunità». Una cittadinanza attiva che «rafforza la responsabilità individuale e che favorisce l’acquisizione di una cultura politica che punta alla composizione dei conflitti e non a sterili contrapposizioni». Come possono i Comuni ‘reclutare’ cittadini attivi? «Per esempio con un annuncio pubblico, oppure sorteggiandone un determinato numero, liberi poi i cittadini di accettare o meno, liberi di partecipare o meno alla ricerca della o delle soluzioni e dunque all’azione politica del Comune».

Oggi, continua il responsabile della Sezione enti locali, «i cittadini fanno fatica a identificarsi nei partiti, in famiglia non si cresce più a pane e politica e in diversi provano una certa frustrazione, che per finire può tradursi in sfiducia nelle istituzioni, perché non riescono a capire meccanismi e ragioni di questa o quella decisione dell’autorità politica locale. E non è sufficiente assistere alle sedute del consiglio comunale, che in alcuni casi sono contraddistinte da un livello di litigiosità che rende la carica pubblica scarsamente attrattiva». Della Santa non ha dubbi: «Se i cittadini si sentono attivamente coinvolti nella vita politica comunale, alcuni di loro, che hanno potuto già testare le rispettive competenze, saranno poi disposti anche a candidarsi alle elezioni. Avremo in tal modo, a proposito di competenze individuali, delle candidature anche di qualità».

Mazzoleni: parliamo di una componente dell’identità svizzera

La politica di milizia, da quella comunale a quella cantonale. «La questione è più complessa di quanto sembra», premette il politologo. Oscar Mazzoleni, direttore dell’Osservatorio della vita politica regionale dell’Università di Losanna. «Da un lato c’è la difficoltà, per il parlamentare, di far ‘quadrare il cerchio’, tra politica, vita privata e attività professionale; dall’altro c’è la milizia come valore. Non stiamo quindi parlando solo dell’esercizio di una carica, ma di un principio, di una componente dell’identità svizzera: dell’idea che la politica deve essere un servizio per la comunità e non una professione, ossia una fonte di guadagno. La forza del principio di milizia – prosegue Mazzoleni – spiega perché quando i cittadini svizzeri sono chiamati alle urne, in molti cantoni e anche in Ticino, come è accaduto a Bellinzona nel 2018, tendono a opporsi all’aumento delle retribuzioni delle cariche politiche». Questo si spiega dal fatto che «il professionismo politico è visto come un allontanamento del politico dal cittadino. E in un’epoca di disaffezione verso la politica e di anti-politica, è facile alimentare il sospetto che i politici professionisti si trasformino in una casta che si contrappone agli interessi dei cittadini».

Guardando al parlamento cantonale ticinese, «ci si può chiedere se la milizia su cui si regge stia effettivamente riducendo l’attrattività della carica, visto il record di candidati per il Gran Consiglio (924, ndr)». Per Mazzoleni è quindi difficile ipotizzare un cambiamento delle ‘condizioni’ (con magari un aumento della remunerazione) per i parlamentari: «Come per qualsiasi posto di lavoro, le condizioni offerte vengono in genere migliorate, anche da un punto di vista remunerativo, quando ci sono pochi aspiranti». Questo nonostante negli anni sia aumentata la pressione pubblica e mediatica, anche sui granconsiglieri. «Fino a qualche decennio fa i parlamentari erano meno esposti. C’era meno personalizzazione della politica, il ruolo dei media era diverso e non esistevano i social. Inoltre, i gruppi parlamentari erano più compatti. Tutto ciò rendeva i singoli deputati meno visibili al pubblico e quindi era anche più facile gestire la propria immagine». Tuttavia, precisa il politologo, «proprio la maggiore notorietà pubblica rappresenta anche, nel contempo, un incentivo positivo. Non c’è infatti solo l’aspetto remunerativo che rende ambita una carica politica, ma il prestigio e la popolarità che tale carica porta con sé. A questo si aggiunge la possibilità di stringere relazioni che possono aiutare nella vita professionale».

Appare però anche chiaro che la politica di milizia implichi «persistenti e persino aumenti delle disuguaglianze nell’accesso alle cariche pubbliche», afferma Mazzoleni. «Più una carica richiede tempo e competenze, più diventa selettiva sul piano socio-professionale. Ciò significa che l’accesso alla carica tende a essere riservato a persone che possono più facilmente liberare tempo dagli impegni famigliari e professionali e che dispongono delle risorse formative che non tutti hanno. Ciò spiega anche una parte degli abbandoni, ovvero di deputati che non si ripresentano più alle elezioni».

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 27 gennaio 2023 de La Regione

Per dare CONTINUITÀ la Lega dei Ticinesi parte da Giubiasco

Per dare CONTINUITÀ la Lega dei Ticinesi parte da Giubiasco

L’inizio ufficiale della campagna elettorale della Lega dei Ticinesi è fissato per domenica 5 febbraio 2023, quando al Mercato coperto di Giubiasco (dalle ore 11.30) si terrà la prima di quattro Feste ticinesi
Un evento proposto dagli amici della Sezione di Bellinzona in stretta collaborazione con le principali Sezioni del Bellinzonese e Alto Ticino: in particolare Biasca, Blenio, Cadenazzo, Faido, Pollegio e Riviera. 
Successivamente sarà il turno del Mendrisiotto (Mercato coperto Mendrisio – 12 febbraio 2023), di Locarno e Valli (Centro Miraflores Quartino – 5 marzo) e infine Luganese (Capannone Pregassona – 12 marzo).
Come consuetudine, alla parte politica è abbinato un pranzo conviviale offerto dal Movimento di Via Monte Boglia.
Nella prima parte della Festa interverranno i tre candidati al Consiglio di Stato Norman Gobbi, Claudio Zali e Boris Bignasca; a seguire saliranno sul palco per un saluto i candidati al Gran Consiglio del Bellinzonese e Alto Ticino.
Con questi quattro appuntamenti la Lega dei Ticinesi si augura di riunire un ampio numero di Leghisti e simpatizzanti, così da dimostrare un sostegno tangibile a tutti i candidati in lizza alle prossime importanti elezioni cantonali, per dare continuità all’impegno politico del Movimento.
L’invito è quindi quello di confermare subito la propria partecipazione, unitamente a quella di famigliari e amici a:

Daniela              079/546 18 57
Manuela             079/155 70 82
Pato                   079/457 23 61

Mail: ldtbellinzona@gmail.com

Vi aspettiamo numerosi per un coinvolgente inizio di campagna elettorale.

Lega dei Ticinesi

‘Si decida sulla Città della Giustizia’

‘Si decida sulla Città della Giustizia’

Lugano Città della Giustizia e il messaggio governativo del 2019, Quadranti (Plr): ‘È ora di decidere’. Dadò (il Centro): ‘Ma oggi non è una priorità, viste le finanze’.

Norman Gobbi:‘ Non una spesa, ma un investimento’
Il Dipartimento istituzioni è sempre convinto della bontà del progetto? «Certamente! Il progetto – annota Norman Gobbi – mantiene tutta la sua validità, apportando le soluzioni logistiche di cui la Giustizia ticinese ha estremamente bisogno sul medio e lungo termine. Lo stato attuale del Palazzo di giustizia di Lugano lo può confermare. Oggi sta letteralmente cadendo a pezzi. Nel breve termine – continua il direttore del Dipartimento istituzioni – abbiamo necessità di investire 10 milioni di franchi per problemi strutturali e per rimanere al passo con l’informatica. Dovremo spostare da via Bossi uffici amministrativi per le necessità di spazio del Tribunale d’appello». Solleciterete la commissione parlamentare? «Abbiamo dato innumerevoli risposte alla Gestione sulle legittime domande dei commissari. Il Consiglio di Stato ha confermato la necessità di trovare gli spazi necessari per i prossimi 30/50 anni. La proposta, sul tavolo del parlamento da oltre tre anni, è giunta alla fine di una serie di valutazioni su numerose altre soluzioni, che per un motivo o per l’altro sono state scartate. Lo abbiamo ribadito più volte ai deputati. In merito al ‘Decreto Morisoli’ il progetto deve essere visto come un investimento e non come una spesa, un investimento di carattere patrimoniale in particolare. Questo perché il Cantone diventerebbe proprietario in centro città a Lugano di un bene immobiliare di grande valore. L’alternativa? Pagare affitti elevatissimi per strutture che non saranno mai in grado di assumere il ruolo, anche di rappresentanza istituzionale, che la Giustizia ticinese ben si merita».

È uno stand-by che starebbe per terminare quello in cui si trova il dossier sull’acquisto da parte del Cantone dell’edificio Efg di Lugano. Sull’operazione volta a centralizzare in una sede principale la magistratura – oggi dislocata tra Locarno, Bellinzona e Lugano – è tornato di recente il presidente della sezione Plr di Lugano Paolo Morel con un contributo su queste colonne – titolo: “Lugano Città della Giustizia” – in cui sollecitava la politica a pedalare “alla velocità del mondo reale” senza “restare imbrigliati nel campanilismo” che “fa perdere tempo, fa lievitare i costi ed è inefficiente”. «Non essendo finora emersa una valida alternativa, mi adopererò per concludere il rapporto e portarlo in commissione (la Commissione parlamentare della gestione, ndr) prima della fine della legislatura», dichiara a ‘laRegione’ il collega di partito di Morel e granconsigliere Matteo Quadranti, correlatore assieme al leghista Michele Guerra del rapporto sul messaggio varato dal Consiglio di Stato nel novembre 2019. Nulla di nuovo sul fronte delle cifre, fa sapere il deputato liberale radicale: «Per l’acquisto dello stabile Efg servono 80 milioni, a cui se ne dovrebbero aggiungere circa altri 50 per i lavori di riadattamento, da farsi però anche nei prossimi 15 anni». C’è poi la ristrutturazione dell’attuale Palazzo di giustizia, sempre sulle rive del Ceresio, che farebbe lievitare i costi complessivi intorno ai 230 milioni, «ma questo aspetto sarebbe oggetto di un messaggio governativo a parte».

‘Confido in una maggiore ragionevolezza’
A ora non cambia però nemmeno la mancanza di una maggioranza commissionale, come conferma Quadranti: «A favore, assieme a noi, c’era la Lega. Nel frattempo il Consiglio di Stato ha fatto alcune proposte di mediazione, soprattutto riguardo alle Corti da lasciare a Bellinzona e Locarno, perché una parte delle contestazioni erano di questo tipo, non solo relative ai costi. Spero che una volta presentato il rapporto ci possa essere una maggiore ragionevolezza». Per Quadranti – che all’ultimo Congresso Plr ha proposto un emendamento per inserire tra gli obiettivi del partito il sostegno alla logistica della Giustizia – è ora fondamentale prendere una decisione: «Anche perché proprio la Sezione della logistica ha bisogno di capire se va in porto o meno questo progetto in quanto deve programmare degli interventi abbastanza costosi di cablaggio e digitalizzazione. Senza una chiara visione sugli intenti, il rischio è di sperperare inutilmente dei milioni».

‘La concentrazione delle autorità in un solo luogo contraria al sistema elvetico’
«Credo che nella difficile situazione finanziaria in cui ci si trova, e con i chiari di luna all’orizzonte, il Cantone debba darsi delle priorità e questa non è una priorità», osserva perentorio Fiorenzo Dadò, deputato e presidente del Centro/Ppd nonché presidente della Gestione. «Se poi entriamo nello specifico del progetto, non è assolutamente chiaro l’utilizzo degli spazi. Non va poi bene che la magistratura sia concentrata in un solo luogo del cantone, anche perché la forza del sistema elvetico sta nella prossimità. E un partito come il mio – ricorda Dadò – che ha sempre difeso i servizi sul territorio non può essere d’accordo con una concentrazione degli uffici giudiziari. L’investimento complessivo, poi, supererebbe di molto i 200 milioni di franchi, cosa che impone soprattutto di questi tempi una profonda riflessione. E se il Gran Consiglio andasse comunque avanti, di fronte a un investimento di tale entità il popolo dovrebbe potersi esprimere attraverso il referendum finanziario obbligatorio, strumento voluto anche dal partito (la Lega, ndr) di Norman Gobbi», capo del Dipartimento istituzioni, che con il Dipartimento finanze ed economia, diretto da Christian Vitta (Plr), ha allestito il messaggio del 2019.

Aldi (Lega): l’operazione va valutata attentamente
Rileva a sua volta la vicecapogruppo della Lega Sabrina Aldi: «Capisco la necessità di dare alla magistratura una logistica confacente, ma dal profilo delle finanze cantonali il momento è delicato e l’investimento prospettato ingente. Non dico di congelare il progetto, ma di valutarlo attentamente, in ogni suo aspetto. Certo, non dobbiamo dimenticare l’approvazione nel maggio scorso in votazione popolare del ‘Decreto Morisoli’, che dà una chiara indicazione sulle modalità di risanamento delle finanze del Cantone. Risanamento che io condivido».

Durisch (Ps): mancanza di chiarezza sugli spazi in esubero
«Come socialisti siamo sempre stati scettici su questo progetto – sostiene Ivo Durisch –. E sin qui non abbiamo ottenuto spiegazioni sufficientemente chiare da parte della Divisione della giustizia e della Sezione della logistica circa il futuro utilizzo degli spazi in esubero, all’interno dell’edificio Efg e del Palazzo di giustizia, che non si intendono destinare alla magistratura. Su una cosa – aggiunge il capogruppo del Ps in Gran Consiglio – concordiamo con il Dipartimento istituzioni, ovvero il mantenimento degli uffici giudiziari nel centro cittadino, per evitare la partenza di altre attività. Questo progetto, fermo in commissione da diversi mesi, dovrebbe, secondo me, slittare comunque alla prossima legislatura: i tempi non mi sembrano maturi per avere una maggioranza consolidata. Chiaramente parliamo di un progetto finanziariamente impegnativo che tra tutto contempla un ammortamento in gestione corrente di circa 21 milioni di franchi all’anno». Compatibile con il ‘Decreto Morisoli’? «Beh, questa domanda dovrebbero farsela chi ha proposto e chi ha votato quel decreto».

Pamini (Udc): se del caso chiederemo il referendum finanziario obbligatorio Paolo Pamini:
Commenta il democentrista «Non abbiamo una preclusione di principio verso il progetto, anche se ci sembra un po’ tanto lussuoso e un po’ tanto costoso. E probabilmente non mancherebbero delle soluzioni alternative, con tutti i palazzi sfitti che ci sono a Lugano. Il progetto in ballo ha sicuramente le sue ragioni, forse però non è il caso di mandarlo avanti adesso». Già, l’attuale precaria situazione delle casse cantonali. «Tuttavia – riprende Pamini – se gli altri partiti intendono comunque procedere, noi chiederemo il voto popolare, richiamando la norma sul referendum finanziario obbligatorio. Non per bloccare il progetto, ma affinché i cittadini contribuenti possano esprimersi su un investimento rilevante».

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 25 gennaio 2023 de La Regione

«Io un uomo senza cuore? La solita strumentalizzazione»

«Io un uomo senza cuore? La solita strumentalizzazione»

Da 12 anni in Consiglio di Stato e con tanta voglia di andare avanti a dirigere il Dipartimento delle istituzioni.
Anche se si lascia scappare un «mai dire mai».

Abbiamo intervistato Norman Gobbi: la sua azione politica, il suo modo di essere e di porsi.

Iniziamo con un tormentone ormai dimenticato da tutti ma sul quale lei puntava molto. Ricorda la riforma «Giustizia 2018 »? Siamo nel 2023, che fine ha fatto quel progetto? Lo possiamo considerare fallito?
«La riforma delle Autorità di protezione, il cui principio è stato approvato praticamente all’unanimità dal Parlamento e dal 77,5% del Popolo ticinese nonché in tutti i Comuni, rappresenta uno dei più importanti cantieri avviati anche grazie a “Giustizia 2018”. Siamo giunti a proporre una nuova Autorità giudiziaria con tanto di modifica della Costituzione cantonale accettata in modo convinto in votazione popolare lo scorso 30 ottobre, in un ambito molto delicato che tocca soprattutto le persone più fragili della nostra società. Un risultato frutto della condivisione e della partecipazione che il mio Dipartimento con la Divisione della giustizia ha costruito negli anni. In tal senso, gli approfondimenti dei Gruppi di lavoro appositamente costituiti con “Giustizia 2018” hanno fornito tutta una serie di indicazioni che sono state utili per interventi puntuali e per riforme importanti quali appunto quella relativa alle Autorità di protezione. Altre sono in fase di analisi, penso ad esempio alla riorganizzazione del settore della giustizia di pace. Un lavoro continuo, quindi, per una Giustizia e delle Istituzioni in evoluzione con l’obiettivo di rispondere in modo efficace ai nuovi bisogni della cittadinanza».

A proposito di sicurezza: oggi in Ticino abbiamo meno rapine e scippi di un tempo (sono cambiate le abitudini e si gira con meno contante). Il Ticino con Norman Gobbi è più sicuro?
«Lo dicono i dati: meno furti, meno rapine, meno incidenti della circolazione. Ma poi c’è una criminalità che trova sempre nuovi canali per delinquere. Penso alla criminalità internazionale, che spesso si muove sfruttando le nuove tecnologie. Il sentimento soggettivo di sicurezza in Ticino negli ultimi 10 anni è migliorato, grazie al lavoro delle Polizie. Ma non intendo, come ho dimostrato, sedermi sugli allori. Si deve sempre migliorare, sia in ambito di prevenzione, sia in ambito di repressione».

Un Cantone sicuro ma anche molto presidiato, specie sulle strade. Ma questa è prevenzione o repressione?
«Ricordo le critiche che si muovevano alla Polizia più di dieci anni fa: troppa gente in ufficio e troppo poche pattuglie sulle strade. Ero anch’io in qualità di deputato – tra coloro che condividevano questa opinione. Detto fatto: dalla mia elezione diverse cose sono cambiate e i risultati, come detto, ci sono. I cittadini e le cittadine si sentono sicuri e quindi anche più liberi quando sanno di essere protetti senza oppressione. La presenza delle pattuglie infonde questo sentimento di protezione e permette un rapido intervento in caso di bisogno».

Ci sono poi sempre i radar, amati da chi deve fare quadrare i conti pubblici e odiati da chi ne subisce l’azione sempre più invasiva. Gobbi oggi è amico o nemico dei radar?
«Gobbi sa che l’utilizzo dei radar non serve per fare cassetta, come semplicisticamente e demagogicamente si vuol lasciare intendere. Abbiamo condotto un monitoraggio a seguito di numerose segnalazioni da parte di cittadini e rappresentanti politici comunali in merito a controlli ritenuti “vessatori”. Tale analisi ha fatto emergere come la Polizia cantonale esegue circa un controllo all’anno per agente di gendarmeria, mentre le polizie comunali ne eseguono almeno tre per agente uniformato. Questi dati suggeriscono un utilizzo talvolta improprio di questi strumenti. È anche per questo motivo che ho scritto ai Municipi interessati per sottoporre il problema, con l’auspicio che attraverso il gruppo di lavoro “Polizia ticinese” si possa elaborare un insieme di misure preventive di controllo della velocità, che non si basi unicamente sui radar».

Sul finire di questa legislatura sta tornando in auge il tema della polizia unica. Lei da che parte sta? Alla fine questo concetto un po’ semplicistico non è fondamentalmente superato?
«Non è superato nella misura in cui in buona fede ci si interroga su quale possa essere la miglior soluzione per il Ticino. Per questo vedo di buon occhio la discussione politica in atto all’interno del Parlamento sulla mozione Ghisletta. In un’ottica stretta di ottimizzazione di risorse e finanze, una sola polizia sarebbe sicuramente più efficiente; occorre però tener conto anche delle particolarità ticinesi e dell’autonomia dei Comuni, valore altrettanto importante per me. Quanto facciamo oggi mi sembra porti a risultati soddisfacenti. Domani vedremo se ciò basterà,oppure se saremo chiamati a imboccare una strada con meno curve e meno in salita, obbligati anche da un uso ancor più parsimonioso dei soldi dei cittadini».

Rapporto Cantone- Comuni: il tavolo, aperto da anni, pare un po’ la montagna pronta a partorire il topolino. Ha ancora senso andare avanti?
« Se si riferisce a Ticino2020 allora posso dire che fermarsi ora quando siamo vicini al traguardo dopo innumerevoli sforzi sarebbe da incoscienti. Sul piatto porteremo qualcosa, a brevissimo: non un menu completo, ma pur sempre una chiara regolazione dei flussi finanziari e delle competenze su vari fronti. Se invece si riferisce ai rapporti a 360 gradi tra Cantone e Comuni, allora qui abbiamo fatto moltissimo. Grazie alle mie visite assieme ai responsabili della Sezione degli enti locali in ogni Comune, grazie ai Simposi Cantone- Comuni ( il 2 febbraio a Bellinzona si terrà il quarto Simposio), grazie alla Piattaforma Cantone-Comuni il dialogo è costante. Ciò aiuta a individuare soluzioni. Più in particolare il Dipartimento che dirigo ha avviato una serie di progetti (“ Buon Governo”, “ Democrazia viva”, “Responsabilità sociale dei Comuni”) che vogliono migliorare la partecipazione della cittadinanza, la conduzione e la gestione del Comune. Il tutto porterà nel prossimo quadriennio a proporre anche una revisione totale della Legge organica comunale ( LOC), ammodernandola e riconoscendo che i Comuni ticinesi sono differentemente strutturati tra loro. Perché Comuni più forti fanno un Cantone più forte ».

Da sinistra Gobbi viene considerato un po’ l’orco che fustiga coloro che chiedono un permesso di diversa natura, persone che cercano una mano tesa. Insomma, viene dipinto come un uomo senza cuore. Come risponde?
«È un’immagine strumentalizzata, questa dell’uomo senza cuore. Ci convivo da 12 anni. Il Dipartimento che dirigo influenza questa “visione”, perché siamo chiamati a far rispettare le leggi in ogni contesto. Anche in quello della politica d’asilo, definita da una legge federale voluta dal Popolo».

È in carica dal 2011, ma non intende mollare. L’entusiasmo per andare avanti (almeno?) altri 4 anni da dove arriva?
«Arriva dallo spirito di servizio nei confronti delle cittadine e dei cittadini ticinesi. Arriva dall’amore verso questo splendido Ticino, che vorrei sempre più protetto, sempre più valorizzato e sempre più svizzero. Arriva poi dalla volontà di difendere le nostre tradizioni, la nostra identità. E poi dal desiderio di portare a termine alcune realizzazioni che oggi sono sulla rampa di lancio».

Cambiare dipartimento dopo 12 anni. Ci ha mai pensato?
«Come tutti vedono a me piace questo Dipartimento. Siamo come la fanteria per un esercito e negli ultimi 3 anni siamo stati in prima fila a gestire anche le crisi più impegnative, COVID docet. Come detto ci sono ancora molti progetti – legati ai Comuni, legati alla Giustizia oppure alla Polizia e alle collaborazioni nella protezione della popolazione – che vorrei portare avanti. Mai dire mai, però… Cominciamo a essere rieletti il 2 aprile».

Leghista e tesserato UDC: come vede il duello tra Claudio Zali e Piero Marchesi?
«Aperto, con il mio cuore che batte per la continuità».

Cosa ne dice dello scivolone con quel «coglionazzi» espresso da Paolo Pamini? Come dice talvolta lei «ribollono le busecche»?
«Per me è già archiviato. Ognuno faccia le sue riflessioni anche se ricamarci troppo sopra mi sembra un’inutile esagerazione ».

Lei e Manuele Bertoli siete molto differenti. Ma c’è qualcosa che le mancherà del collega che in aprile lascerà il Governo?
«Siamo differenti, ma ugualmente cocciuti. Ribadisco: se dovessi essere rieletto mi mancherà la sua persona; quando si lavora assieme per 12 anni si stabiliscono rapporti personali stretti, al di là delle differenze di vedute puntuali e spesso anche accese. Spero che troveremo il tempo per nuovi incontri, più rilassati davanti a un buon piatto di risotto».

Intervista pubblicata nell’edizione di mercoledì 25 gennaio 2023 del Corriere del Ticino

Le ticinesi e i ticinesi  meritano un Cantone forte

Le ticinesi e i ticinesi meritano un Cantone forte

Norman Gobbi lancia il suo slogan per i prossimi 4 anni

Con alcuni recenti post sui suoi canali social il Consigliere di Stato Norman Gobbi ci ricorda quanti giorni mancano al 2 aprile, data delle elezioni cantonali. Ma non lo fa come fosse un conto alla rovescia in attesa del giorno fatidico, bensì per sottolineare che non si può sprecare il tempo. “Ogni giorno è importante. La legislatura non è ancora finita e il lavoro da portare avanti è tanto. Quindi il 2 aprile è una data a partire dalla quale si aprirà un nuovo quadriennio, ma oggi rimaniamo focalizzati sul lavoro quotidiano. Abbiamo ancora due mesi abbonanti davanti a noi”, afferma il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi.

Questo però ci dà lo spunto per parlare di campagna elettorale e – per rimanere in tema di comunicazione – per specificare il significato dello slogan scelto quest’anno da Norman Gobbi: CANTONE FORTE. “Quattro anni fa, dopo otto anni in Governo, lo slogan era “Pronti!”. Ossia una squadra – quindi non solo io – matura e pronta ad affrontare le sfide davanti a noi. E credo che questa squadra abbia dimostrato ampiamente di essere pronta! Come Dipartimento siamo riusciti ad affrontare, per esempio, l’emergenza Covid con grande spirito di collaborazione, mettendo in campo le forze del DI per sostenere la popolazione nei mesi più impegnativi (lo Stato Maggiore Cantone di Condotta era diretto dal comandante della Polizia cantonale, Matteo Cocchi, che aveva quale vice il Capo delle Sezione del militare e della protezione della popolazione, Ryan Pedevilla) e per organizzare una campagna di vaccinazione dai connotati storici. Ora, personalmente e assieme a tutti i miei collaboratori vogliamo che il Cantone sia FORTE. Perché le ticinesi e i ticinesi meritano di avere un Cantone FORTE. Lo posso affermare dopo 12 anni in Governo. In prima persona e assieme alla mia “squadra” ci impegneremo affinché ciò avvenga. Il solo mezzo che abbiamo è quello del lavoro, dando CONTINUITÀ – proprio come dice lo slogan della campagna elettorale della Lega dei Ticinesi – alla nostra presenza in Governo. Il Cantone per essere FORTE deve poter contare su Comuni forti. E il rafforzamento dei Comuni sarà un impegno costante nel prossimo quadriennio. Un Cantone per essere FORTE deve poter avere delle istituzioni solide e ci impegneremo nei prossimi quattro anni affinché Giustizia e Polizia possano svolgere sempre al meglio il loro lavoro. Un Cantone per essere FORTE deve avere politici forti, anche nei confronti delle istituzioni nazionali e transfrontaliere. Il mio impegno nei prossimi quattro anni in ambito nazionale nei consessi in cui lavoro avrà un influsso positivo per rendere il Ticino FORTE. Una qualità di vita migliore per le cittadine e i cittadini ticinesi, grazie a più lavoro per i nostri, a più sicurezza, a più opportunità, combattendo sprechi e abusi: è l’obiettivo che vogliamo raggiungere. E per questo dobbiamo avere un CANTONE FORTE”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.     

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha concluso le visite nei Comuni  

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha concluso le visite nei Comuni  

Comunicato stampa

Si sono conclusi a Comano gli incontri del Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi con i Comuni ticinesi per la legislatura corrente. La conoscenza reciproca, il dialogo, la salute della democrazia a livello locale e l’importanza di attivare e stimolare la comunità sono stati i temi al centro anche dei due appuntamenti con i Comuni di Porza e Comano. Il ciclo, iniziato nel 2018 a Stabio, ha permesso di incontrare l’80% dei Municipi. Le numerose suggestioni raccolte sono destinate a confluire nella revisione della Legge organica comunale, che sarà sviluppata durante la Legislatura cantonale 2023/2027 e negli altri progetti strategici quali il Buon governo e Democrazia Viva.  

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi, accompagnato dal Capo della Sezione degli enti locali Marzio Della Santa e dall’ispettore comunale Alberto Gamboni, ha incontrato i Municipi di Porza e Comano.
Durante l’incontro con il Municipio di Porza è emersa una certa difficoltà nel coinvolgere attivamente la popolazione alla vita associativa del Paese. Pur non mancando le occasioni di ritrovo organizzate nel corso dell’anno, molti cittadini preferiscono condurre una vita indipendente, limitandosi a cogliere le opportunità offerte da un territorio pregiato. L’Esecutivo, in una franca e costruttiva discussione, ha mostrato particolare interesse agli sforzi profusi dalla Sezione degli enti locali nell’ambito del progetto del Buon governo per dare un nuovo slancio vitale alla vita democratica delle realtà comunali.
Nel corso del secondo incontro, quello con il Comune di Comano, il Municipio ha illustrato le svariate attività che le associazioni presenti sul territorio propongono per la cittadinanza insieme al Comune. La comunità partecipa con entusiasmo alle iniziative promosse, rivolte in particolare alle molte famiglie che si sono stabilite nel corso degli anni. In quest’ottica l’esecutivo ha voluto investire strategicamente nella creazione di servizi ad hoc per i propri cittadini.
Si è quindi concluso l’ultimo ciclo di incontri della legislatura cantonale 2019/2023 voluto dal Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi per favorire la conoscenza reciproca tra il Cantone e i Comuni, promuovere il dialogo, raccogliere tutta una serie di segnalazioni degli enti locali, con l’impegno di verificarle e risolverle attraverso i servizi cantonali competenti.
Gli spunti di riflessione emersi nel corso delle visite nei Comuni confluiranno nei grandi progetti avviati dalla Sezione degli enti locali, tra cui la revisione della Legge organica comunale che tra le varie proposte di modifica rivedrà anche i compiti della SEL, estendendo ulteriormente le prestazioni offerte nel campo del supporto, a fianco della vigilanza istituzionale che resterà un compito primario.

Così gli anziani sanno cosa li minaccia

Così gli anziani sanno cosa li minaccia

Falsi operatori di Pro Senectute che cercano di infilarsi nelle case. Email con link trappola su cui i più distratti cliccano inguaiandosi. Telefonate nell’ora della pennichella in cui si annuncia l’incidente del figlio, chiedendo soldi per l’intervento chirurgico urgente. I truffatori giocano sempre più la carta delle emozioni per raggirare gli anziani ticinesi. Ne sono consapevoli le cinque associazioni che di recente hanno stretto un patto di collaborazione con la Polizia cantonale. L’alleanza è stata presentata lunedì pomeriggio a Bellinzona.  

Una fetta di popolazione fragile – Pro Senectute, Associazione ticinese per la terza età (ATTE), Generazione più, Generazioni & Sinergie, Associazione italiana Lugano anziani (AILA, legata all’Ospedale Italiano) si uniscono per fare prevenzione. Roberto Friedel, presidente di Generazione & Sinergie, ammette: «C’è una fetta di popolazione molto fragile. Vogliamo mandarle un messaggio. Farle capire che ci sono punti di riferimento a cui rivolgersi in caso di dubbio o difficoltà. Le truffe legate alla tecnologia sono sicuramente quelle più diffuse». 

La tecnologia che evolve – «Abbiamo deciso di coordinare i nostri incontri – aggiunge Laura Tarchini, portavoce di Pro Senectute –. Ne faremo diversi sparsi in tutto il territorio. La tecnologia evolve e quindi è normale che anche gli appuntamenti rivolti al pubblico vadano aggiornati».  

Gioco d’anticipo – Antonio Menghini, segretario cantonale di Generazione Più, evidenzia: «Il Ticino è un luogo sicuro. Ma la sicurezza non è mai troppa. Il percorso che vogliamo fare insieme alla polizia cantonale è mirato ad anticipare e a scongiurare eventuali disguidi. Giochiamo d’anticipo. Tanto per fare un esempio noi siamo già partiti a ottobre 2020 per spiegare agli anziani come funzionano i pagamenti QR».  

«Formiamo una corazza» – «Nel 2022 – dice Renato Pizzolli, portavoce della Polizia cantonale – c’è stato un aumento delle truffe del falso nipote. Sia a livello di cifre sia nell’intensità. E in generale occorre stare attenti all’avanzata della tecnologia. Attraverso l’informazione si può trovare una corazza. Vogliamo contribuire alla percezione di una sicurezza collettiva accresciuta. Desideriamo allertare, non allarmare. Questo è anche un modo per avvicinare la cittadinanza alla polizia. Per noi è importante raccogliere le paure della popolazione. La creazione di una rete di contatti con un mondo vicino agli anziani ci faciliterà il compito». 

La collaborazione – Paola Poggi, portavoce di AILA, conclude: «La polizia è un partner importante. Prima di tutto organizza con noi le giornate di sensibilizzazione e distribuisce flyer informativi. Inoltre ha sott’occhio il numero di denunce e il tipo di reati. D’altra parte noi invece rappresentiamo delle antenne ben presenti sul territorio e possiamo fornire alla polizia determinati feedback». 

(Immagine: Tio/20Minuti)

Da www.tio.ch