“Comuni più forti per un Cantone più forte”

“Comuni più forti per un Cantone più forte”

Il 2 febbraio a Bellinzona si terrà il 4° Simposio Cantone-Comuni rivolto a politici e amministratori dei due livelli istituzionali, ma aperto anche a rappresentanti dei partiti politici. “Il Simposio Cantone-Comuni è stato voluto per far incontrare e dialogare coloro che si occupano e hanno a cuore le sorti delle nostre istituzioni e il benessere delle cittadine e dei cittadini ticinesi” – afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi, che ha promosso 4 anni fa questa importante giornata. “Quest’anno il Simposio costituisce il primo atto del progetto “Democrazia viva”. Un progetto sviluppato dalla Sezione degli enti locali del Dipartimento delle istituzioni e che ha come obiettivo quello di rilanciare il nostro sistema di democrazia diretta, adeguandolo a una società che si muove in maniera diversa rispetto al passato. Alla luce delle esperienze che il Cantone e i Comuni, spesso assieme, hanno maturato di fronte alle crisi globali degli ultimi tre anni, si tratterà di capire come cogliere nuove opportunità anche dalle difficoltà. Un processo che permette alle istituzioni di essere resilienti e di rinnovarsi, sviluppando nuove capacità. Come quella di migliorare il coinvolgimento attivo della cittadinanza”, sottolinea il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

“A partire dal 2018 ho voluto incontrare tutti i Municipi dei Comuni ticinesi. È un tour sicuramente impegnativo, ma che ha permesso al sottoscritto e ai miei funzionari della Sezione degli enti locali di toccare con mano le realtà che vivono i nostri Comuni. Oggi abbiamo una conoscenza maggiore delle dinamiche che affrontano gli amministratori, siano essi politici o funzionari, nel quotidiano svolgimento dei compiti. Da queste conoscenze, assieme ai risultati dei precedenti Simposi, sono scaturiti nuovi progetti portati avanti dalla SEL. L’obiettivo condiviso è quello di avere Comuni più forti e sempre meglio in grado di rispondere ai bisogni dei cittadini. Un processo che non può più passare solo con l’aggregazione dei Comuni. Il progetto del “Buon Governo dei Comuni”, per esempio, vuole dare nuovi strumenti per proporre interventi concreti e voluti dalla popolazione. Le visite ai Municipi e i Simposi hanno avviato una positiva dinamica tra Comuni e Cantone. Ed è proprio quello che mi ero prefissato, convinto che solo con Comuni più forti potremo avere un Cantone più forte!”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Per iscriversi al 4° Simposio Cantone-Comuni (iscrizioni entro il 30 gennaio): www.ti.ch/eventisel

 

 

4. Simposio sui rapporti tra Cantone e Comuni

4. Simposio sui rapporti tra Cantone e Comuni

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni propone una nuova edizione del Simposio sui rapporti tra Cantone e Comuni: si discuterà della capacità delle nostre istituzioni pubbliche di affrontare il cambiamento, sia esso dettato da emergenze o da modifiche strutturali della società. L’invito è rivolto a municipali, consiglieri comunali, autorità politiche cantonali, rappresentanti dei partiti politici, funzionari dell’Amministrazione cantonale e di quelle locali. L’evento si terrà giovedì 2 febbraio 2023, dalle 14.00, nell’Auditorium della Scuola cantonale di commercio a Bellinzona, e potrà essere seguito anche in diretta streaming sul sito web dell’Amministrazione cantonale all’indirizzo www.ti.ch/eventisel.  

Dopo il successo delle prime tre edizioni del Simposio sui rapporti tra Cantone e Comuni, il Dipartimento delle istituzioni propone un nuovo pomeriggio di riflessione. Verrà affrontato un tema d’attualità, ovvero quello della capacità delle istituzioni pubbliche di cogliere le opportunità portate dai cambiamenti, siano essi imprevisti e rapidi o annunciati. Pandemia, guerra in Ucraina e crisi energetica da un lato ed evoluzione demografica e cambiamenti climatici dall’altro, sono solo esempi di mutamenti con cui la classe politica comunale e cantonale è confrontata e a cui deve fornire delle risposte alla cittadinanza e al mondo economico. La resilienza non è però soltanto questo: un’istituzione pubblica può essere definita resiliente nella misura in cui riesce anche a cogliere le opportunità che si nascondono dietro i cambiamenti.
La domanda al centro dell’evento riguarderà le condizioni necessarie affinché un’istituzione pubblica possa veramente dirsi resiliente, in termini di approccio, di attitudine individuale, procedure e rimedi di diritto.
Il 4. Simposio sui rapporti tra Cantone e Comuni costituisce il primo atto del progetto «Democrazia viva», promosso sempre dal Dipartimento delle istituzioni. Un progetto che si prefigge l’obiettivo di rilanciare il nostro sistema di democrazia diretta, adeguandolo a una società diversa rispetto al passato e con nuove priorità.
Il Simposio si svolgerà nell’Auditorium della Scuola cantonale di commercio a Bellinzona, a partire dalle 14.00 di giovedì 2 febbraio 2023, e potrà essere seguito anche in diretta streaming. Il programma si divide in due parti, e prevede che i partecipanti – persone attive sia negli organi politici sia nelle Amministrazioni di Cantone e Comuni – siano dapprima orientati sui fattori che possono rendere un Comune più solido in tempo di crisi, anche grazie alla presenza di esperti che forniranno il loro punto di vista. Nella seconda parte del pomeriggio un momento di dialogo tra rappresentanti del Consiglio di Stato e dei Comuni consentirà di ipotizzare soluzioni condivise. L’esito finale delle riflessioni confluirà poi all’interno del progetto «Democrazia viva», per fornire a tutte le parti interessate – autorità comunali, cantonali, partiti politici e cittadinanza – strumenti che possano favorire e stimolare la partecipazione alla vita politica ai vari livelli.
La partecipazione al Simposio è gratuita, con iscrizione obbligatoria entro il 30 gennaio 2023 tramite il formulario pubblicato sul sito web www.ti.ch/eventisel, dove è pure consultabile il programma dettagliato del pomeriggio. 

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi prosegue le visite nei Comuni

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi prosegue le visite nei Comuni

Comunicato stampa

Proseguono gli incontri del Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi con i Comuni ticinesi. La conoscenza reciproca, il dialogo, la salute della democrazia a livello locale e l’importanza di attivare e stimolare la comunità sono stati i temi al centro dei tre appuntamenti con i Comuni di Val Mara, Vico Morcote e Bissone. Il ciclo, iniziato nel 2018 a Stabio, proseguirà il 17 gennaio 2023 nel Luganese, continuando una campagna di incontro e scambio di informazioni che tocca ogni parte del Ticino.  

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi, accompagnato dal Capo della Sezione degli enti locali Marzio Della Santa, e dall’ispettore comunale Alan Lancetti ha incontrato i Municipi di Val Mara, Vico Morcote e Bissone.
Nel primo incontro, quello con il Comune di Val Mara, il Municipio ha illustrato gli sforzi profusi per mettere in funzione la nuova realtà comunale in seguito all’aggregazione che si è consolidata nell’aprile del 2022. Una delle grandi sfide del nuovo Comune è senza dubbio l’importanza di stimolare la comunità creando una nuova identità senza però cancellare le identità dei tre quartieri. Un punto sul quale l’Esecutivo sta lavorando è la costituzione delle commissioni di quartiere che vogliono essere ideate all’insegna della partecipazione dei cittadini.
Il Municipio di Vico Morcote ha invece evidenziato come i movimenti nella popolazione residente degli ultimi anni abbiano inciso sullo spirito comunitario del Paese. Sensibile a offrire momenti di incontro, di svago e di aggregazione ai propri cittadini, l’Esecutivo riconosce una difficoltà a tenere unito il tessuto comunitario.
Nell’ultimo incontro, quello con il Municipio di Bissone, l’accento è stato messo sull’importanza del coinvolgimento dei giovani all’interno della comunità, in quanto erediteranno un giorno la gestione della cosa pubblica. Una sfida per le Autorità comunali che devono ingegnarsi per proporre momenti d’incontro attrattivi per le nuove generazioni.
Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha evidenziato che grazie alle visite «possiamo rivedere il funzionamento della Sezione degli enti locali. Una delle nostre priorità è quella di fare in modo che le istituzioni siano al passo con i tempi, per offrire servizi appropriati a una cittadinanza sempre più esigente. In questo senso grazie agli spunti raccolti in questi incontri istituzionali possiamo calibrare le riflessioni in corso. Il nostro obiettivo è di estendere il mandato della Sezione oltre alla vigilanza e all’attività ordinaria».
Infine, il capo della Sezione degli enti locali Marzio Della Santa ha preso atto con piacere della «consapevolezza dei Municipi di investire per creare una comunità solida e una cittadinanza attiva. Questo va oltre i compiti tradizionali dei Comuni, definiti dalla legge. Un Comune non può esistere senza una comunità viva. In questo senso la Sezione degli enti locali si sta impegnando per promuovere una serie di progetti – come il Buon governo – che consentono di rivoluzionare il modo di funzionare dei Comuni, per essere al passo con i tempi».

In Svizzera mancano agenti «In Ticino effettivi idonei»

In Svizzera mancano agenti «In Ticino effettivi idonei»

Secondo la Federazione dei funzionari di polizia nel nostro Paese servirebbero almeno 7 mila unità in più A Sud delle Alpi, però, il loro numero è tra i più alti della Confederazione
Importante crescita delle candidature femminili

«In Svizzera mancano migliaia di poliziotti. La professione va resa più attrattiva e la politica deve assicurare sufficienti risorse ». L’appello è stato lanciato a fine dicembre dalla Federazione svizzera dei funzionari di polizia (FSFP), la quale si è detta preoccupata per la motivazione e il carico di lavoro in seno alle forze dell’ordine.
Stando alle cifre della Conferenza dei comandanti delle polizie cantonali (CCPCS), all’inizio del 2022 la Svizzera poteva contare su poco più di 19.000 agenti sul campo, ossia un poliziotto ogni 447 abitanti. L’ONU, tuttavia, raccomanda a ogni Paese di dotarsi di circa un poliziotto ogni 333 abitanti. Tradotto su scala elvetica, dunque, nel nostro Paese complessivamente servirebbero 26.000 agenti, ossia 7.000 in più rispetto a oggi. E proprio da questo dato è partito l’appello della FSFP.
Ma il Ticino? Come è messo da questo punto di vista? Cifre alla mano, la situazione nel nostro cantone è più vicina alle raccomandazioni dell’ONU. Sempre stando alle cifre della CCPCS, il Ticino può infatti contare su 1.164 agenti sul campo (699 della Cantonale e 465 delle Comunali). Tenendo conto dei 351 mila abitanti del nostro cantone, il Ticino può contare su un agente ogni 301 persone. Addirittura meglio, dunque, delle raccomandazioni fornite dall’ONU.
A questo proposito, da noi interpellato, il portavoce della Polizia cantonale Renato Pizolli precisa che «l’ONU propone cifre a livello generale» e quindi, quale premessa, va evidenziato che «i problemi di sicurezza variano molto da un Paese all’altro e non possono essere affrontati semplicemente a livello numerico». Detto altrimenti, le cifre statistiche non dicono tutto. Entrando nel merito della questione, Pizolli osserva che «per quanto riguarda il Ticino l’effettivo attuale, che comprende sia agenti della Polizia cantonale sia agenti delle Polizie comunali, viene ritenuto idoneo per assicurare la sicurezza dei suoi circa 350.000 abitanti a cui si aggiungono quasi quotidianamente oltre 75.000 frontalieri nonché, in particolare in estate, migliaia di turisti».
Insomma, se ai 351.000 abitanti si aggiungessero frontalieri e turisti, la cifra raccomandata dall’ONU non verrebbe raggiunta nemmeno dal Ticino, che in Svizzera, come noto, è il Cantone con il maggior numero di agenti in rapporto al numero di abitanti.
Non a caso, alle nostre latitudini l’assemblea del sindacato OCST agenti qualche settimana fa ha votato una risoluzione per chiedere alla politica che la gendarmeria della Polizia cantonale sia dotata delle «necessarie risorse» affinché possa operare «in modo adeguato». Ma, chiediamo quindi a Pizolli, in Ticino (e in particolare nella Gendarmeria) c’è una mancanza di agenti? «La direzione della Polizia cantonale – risponde il portavoce – è da sempre attenta alle necessità delle diverse aree e si adopera costantemente per far fronte alle criticità che si possono manifestare e la Gendarmeria in questo senso non fa certo eccezione». Ad ogni modo, sottolinea Pizolli, «va comunque ricordato come il Corpo è in grado di far fronte alle necessità di sicurezza con gli effettivi che gli sono stati messi a disposizione dall’Autorità politica. Ed è evidente che ogni rinforzo che dovesse essere integrato negli effettivi andrebbe ad aumentare il già alto livello quantitativo e qualitativo delle prestazioni fornite alla cittadinanza ».

Una scelta pagante
Nel lanciare il suo appello, la FSFP aveva pure spiegato che, per rendere la professione più attrattiva, bisognerebbe tenere maggiormente conto delle richieste delle nuove generazioni, che vogliono più equilibrio fra vita professionale e privata. Ma non solo. La FSFP aveva pure spiegato di vedere di buon occhio anche una maggiore promozione delle candidature femminili. E in questo senso, anche in Ticino si stanno facendo dei passi avanti significativi. «Da alcuni anni – racconta il portavoce – anche in fase di reclutamento si è posto l’accento sulla ricerca di profili femminili. E in quest’ambito possiamo affermare che la scelta è stata pagante e dal 2013 al 2023 il numero di donne attive quali agenti della Polizia cantonale è passato da una sessantina a un centinaio». A conferma di tale tendenza, aggiunge Pizolli, «si evidenzia che circa il 30% dei candidati e delle candidate ammessi alla Scuola cantonale di Polizia 2022 (attualmente in formazione) è composto da persone di sesso femminile ». 

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 12 gennaio 2023 de Il Corriere del Ticino

Imposte di circolazione 2023

Imposte di circolazione 2023

Comunicato stampa

In questi giorni i detentori di un veicolo stanno ricevendo o riceveranno al loro domicilio la fattura dell’imposta di circolazione 2023. La stessa potrà essere pagata entro il 1. marzo 2023. L’imposta di circolazione di quest’anno è stata calcolata in base alla nuova formula, votata dal popolo il 30 ottobre 2022 e comprende gli adeguamenti portati dall’iniziativa parlamentare approvata il 15 dicembre scorso dal Gran Consiglio alla Legge sulle imposte e tasse di circolazione dei veicoli a motore. La nuova formula di calcolo è incentrata sulle emissioni di CO2 del veicolo. La modifica interessa unicamente le automobili e automobili pesanti, in quanto per tutti gli altri generi di veicolo le formule restano quelle applicate nel 2022.  

Il 2022 è stato un anno impegnativo e ricco di attività per la Sezione della circolazione del Dipartimento delle istituzioni. Oltre alla grande mole di lavoro ordinario a cui la Sezione è stata confrontata (si legga al proposito l’allegato 1), la stessa ha accompagnato l’iter riguardante la votazione popolare sulla nuova imposta di circolazione ed è stata in grado di assicurare in un lasso di tempo esiguo l’introduzione della nuova imposta per il 2023. Si ricorda che per le imposte di circolazione del 2024 e anni seguenti il Consiglio di Stato presenterà al Gran Consiglio un apposito messaggio governativo. L’intenzione è di permettere al Parlamento di poter decidere prima della fine della legislatura.
Nel 2023 il gettito prodotto con l’imposta di circolazione per le sole automobili (quelle toccate dall’iniziativa approvata dal popolo) ammonta a 81 milioni di franchi, mentre nel 2022 si attestava a 104.8 milioni di franchi. Il totale fatturato dal Cantone per le imposte di circolazione di tutti i veicoli ammonta invece a 111 milioni di franchi, importo sensibilmente inferiore rispetto ai 134 milioni del 2022, proprio come conseguenza delle modifiche legislative citate. A questi 111 milioni si aggiungono circa 3.6 milioni di franchi per le imposte di navigazione.
Come è noto, per le automobili immatricolate prima dell’1.01.2009 l’imposta di circolazione non subirà modifiche rispetto a quella del 2022, per effetto della moratoria di un anno inserita nel testo di legge approvato dal popolo e confermata dall’iniziativa parlamentare approvata il 15 dicembre scorso.
Al 31 dicembre 2022 l’intero parco veicoli ticinese si attesta a ben 324’508 unità (+491). Il numero di automobili immatricolate (224’455) è leggermente diminuito rispetto al 2021 (225’042, -587 unità).
Ricordiamo che per il pagamento dell’imposta – da saldare entro il 1. marzo 2023 – vi è la possibilità di usufruire della procedura elettronica (e-fattura). Inoltre allegato alla fattura relativa l’imposta, sia agli utenti che usufruiscono della e-fattura, che agli utenti che prediligono l’invio per posta tradizionale, viene trasmesso un volantino informativo intitolato “Info mobilità 2023” (vedi allegato 2).
Ulteriori informazioni sull’imposta di circolazione, così come un calcolatore online sono disponibili sul sito internet della Sezione della circolazione (www.ti.ch/imposta23), unitamente a molte altre informazioni utili al disbrigo delle pratiche.

Attività in pillole

Flyer Info Mobilità

Bando di concorso aspiranti 2024

Bando di concorso aspiranti 2024

Comunicato stampa

La Polizia cantonale comunica che oggi è stato pubblicato sul Foglio ufficiale il bando di concorso per l’assunzione di nuovi/e ispettori/ispettrici di Polizia giudiziaria e di nuovi/e aspiranti gendarmi per la Polizia cantonale nonché di nuovi/e aspiranti agenti per le Polizie comunali di Bellinzona, Locarno, Lugano e Mendrisio. I candidati e le candidate seguiranno la Scuola di polizia a partire dal 01.03.2024. Il percorso formativo che conduce all’Esame professionale per il conseguimento dell’Attestato professionale federale di agente di polizia prevede un primo anno quale aspirante presso la Scuola di polizia del V circondario (SCP) e un secondo anno in qualità di gendarme in formazione presso i Corpi di appartenenza. Come di consueto, per accedere a questa formazione biennale l’idoneità dei candidati e delle candidate sarà verificata attraverso un processo di selezione. La decisione sull’assunzione degli e delle aspiranti giungerà al più tardi entro tre mesi prima dell’inizio della formazione. Le candidature vanno inoltrate entro il 10.02.2023. Il 27.01.2023 dalle 19 alle 22 si terrà una serata informativa presso l’Auditorium della Scuola Cantonale di Commercio in viale Stefano Franscini 32 a Bellinzona.
Il bando di concorso, le modalità di iscrizione ai test fisici e i formulari possono essere consultati/scaricati dal sito internet della Polizia cantonale al seguente indirizzo: www.ti.ch/scuoladipolizia

Telelavoro: la Regio Insubrica vuole l’accordo

Telelavoro: la Regio Insubrica vuole l’accordo

La Comunità di Lavoro transfrontaliera chiede che Roma e Berna rinnovino l’intesa stabilita durante la pandemia

Anche la Regio Insubrica chiede a Berna e a Roma di ripristinare l’accordo amichevole italo-svizzero, concluso durante la pandemia, che regolava l’imposizione fiscale dei frontalieri durante le giornate di telelavoro. Un accordo – che andrà a cadere il primo febbraio – disdetto dall’Italia e che permetteva ai frontalieri di sottostare al regime fiscale elvetico anche nei periodi in cui lavoravano in remoto, da casa, in Italia.
Ancora non si può dire se Roma deciderà di riattivare l’accordo. Ma la presa di posizione della Regio Insubrica potrebbe avere un peso piuttosto importante sulle decisioni che ora dovrà prendere il Governo italiano. Questo perché quest’anno la presidenza della Regio Insubrica è guidata dalla Regione Lombardia (dall’assessore Massimo Sertori).

A Roma se ne discuterà presto
Il tema finirà comunque nei prossimi giorni sul tavolo del ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti. “È chiaro – ha spiegato alla RSI Silvana Snider, consigliera del ministro Giorgetti per le questioni di frontiera – che tutte le esigenze che in questo momento provengono dal territorio vengono ancor più vagliate dal Ministero delle Finanze, dove siede tra l’altro un ministro (Giorgetti, ndr) che conosce molto bene il territorio essendo della zona di Varese. In più c’è l’aspetto riguardante la Regione Lombardia, che fa sapere attraverso la Regio Insubrica che questa problematica è molto sentita. Pertanto la si discuterà sicuramente”. E la si discuterà nell’ambito della discussione sulla ratifica del più ampio accordo sui frontalieri

Un tema che unisce padronato e sindacati
La disdetta dell’accordo da parte italiana rischia di creare – per i frontalieri – difficoltà burocratiche. Questo perché a partire dal primo febbraio, nei giorni in cui lavoreranno da casa in Italia, saranno soggetti alla tassazione italiana. Anche per questo ieri l’Associazione industrie ticinesi, la Camera di commercio e i sindacati OCST e UNIA hanno scritto alla Segreteria di Stato per le questioni finanziarie internazionali chiedendo di attivarsi con l’Italia per ripristinare l’accordo.

Le mosse del Consiglio di Stato
Su questo tema il Consiglio di Stato ticinese aveva già scritto a Berna il 30 novembre, chiedendo di prendere contatto con il Governo italiano e tentare di prolungare l’accordo. La Svizzera, in linea generale, sembra propensa a voler trovare una soluzione. Anche perché, paradossalmente, le ripercussioni potrebbero essere più grandi in Italia. “Per i frontalieri – ci ha spiegato Giordano Macchi, direttore della Divisione delle Contribuzioni del Canton Ticino – senza l’accordo ci sarebbero problemi burocratici e amministrativi molto gravi. Ci sarebbero anche rischi per le imprese ticinesi, ma ci sarebbe anche un danno economico per i Comuni italiani di frontiera”.

I rischi per i Comuni italiani di confine
Questo perché, spiega Macchi, non considerando frontalieri le persone impegnate in telelavoro, da parte Svizzera (in questo caso ticinese) non vi sarebbero neppure più i ristorni. Ristorni che vengono destinati ai Comuni della fascia di confine. “Ci sarebbe un danno piuttosto importante per loro”. Motivo che spinge Macchi a dirsi piuttosto fiducioso in merito a un ripristino dell’accordo. “È  necessario che i due Paesi si mettano al tavolo e, come sono riusciti in tempi brevi a trovare soluzioni durante la pandemia, facciano altrettanto nel periodo post-pandemico. Perché la pandemia ha dato una spinta al telelavoro e queste realtà dovrà essere gestita anche dopo la crisi sanitaria”.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Telelavoro-la-Regio-Insubrica-vuole-l%E2%80%99accordo-15925741.html

Da www.rsi.ch/news

Quando lo Stato “ti pulisce” il denaro

Quando lo Stato “ti pulisce” il denaro

Il Canton Ticino chiede a Berna un giro di vite sul pagamento dei debiti in contante; il rischio di riciclaggio è troppo elevato

Il problema (per alcuni) è che gli uffici di recupero crediti accettano pagamenti in contanti senza l’obbligo di fare delle verifiche sull’origine del denaro, a differenza delle banche che per importi superiori ai 15’000 franchi devono chiarire da dove vengono i soldi ed eventualmente segnalare casi dubbi. Qualcosa negli ultimi mesi però si è mosso: il Consiglio federale ha messo in consultazione una revisione della Legge federale sull’esecuzione e sul fallimento che prevede tra le altre cose di fissare un limite per il pagamento in contanti: 100’000 franchi. Ancora troppo per le autorità cantonali ticinesi, ma anche, ad esempio, per la Conferenza svizzera degli ufficiali di esecuzione e fallimenti e altri Cantoni (pochi a dire il vero) che chiedono di ridurre il limite a 15’000 franchi come le banche, appunto. Questo, dice alla RSI la direttrice della Divisione ticinese della giustizia, Frida Andreotti, “per evitare che lo Stato diventi uno strumento per riciclare del denaro”. Il Consiglio federale ritiene invece che il debitore debba aver la possibilità di pagare in contante anche somme importanti di denaro in modo da evitare anche all’ultimo minuto possibili pignoramenti. Ritiene inoltre che i pagamenti elevati in contanti siano molto rari, che il rischio di abuso sia quindi limitato.

La soluzione ticinese
La procedura di consultazione nel frattempo è conclusa, ora si attende il rapporto del Governo. Il Ticino ha deciso però di agire anche sul piano cantonale. Ha avviato verifiche sulla possibilità di introdurre un’autodichiarazione già a partire dai 5’000 franchi. Dove la persona che vuole effettuare il pagamento deve indicare l’origine del denaro contante, se è “provento dalla propria attività, da una donazione, da una vendita, da familiari o da finanziamenti bancari”. Le verifiche giuridiche dovranno dire se un simile formulario sia legale.
A prescindere da quanto sia utilizzato il meccanismo di riciclaggio di cui vi stiamo parlando, le autorità ticinesi vogliono dare un segnale. “Il tema è sensibile e va seguito”, dice alla RSI Fernando Piccirilli che è il Capo della Sezione ticinese di esecuzione e fallimento, “va quindi fatto un tentativo per arginare questo fenomeno”. Intervenire anche sul metodo di pagamento dei debiti, è un “piccolo grande segnale verso chi vuole utilizzare il Ticino per attività illecite”, conclude Frida Andreotti.

Come si fa
Il meccanismo è semplice e poggia sulla complicità tra due persone che si spacciano per creditore e debitore. La persona A spicca un precetto esecutivo alla persona B con la quale è d’accordo. Nello stesso tempo sempre la persona A da alla persona B il denaro “sporco”, provento da attività illecite, per pagare il debito. La persona B paga il debito a A passando dall’Ufficio esecuzione e fallimenti, che dopo aver trattenuto le spese, lo versa alla persona A. E così, spiega Fernando Piccirilli, “il denaro torna indietro al creditore pulito da parte dell’Ufficio esecuzione e fallimenti”, ovvero, dallo Stato. Il finto debitore, che si presta al gioco, di solito riceve una commissione. Ogni anno in Ticino vengono spiccati circa 180’000 precetti esecutivi, quindi “c’è un buon potenziale” anche perché se una persona non contesta il debito è praticamente impossibile per l’autorità capire che il precetto esecutivo è falso. “L’Ufficio esecuzione non verifica tutte le volte il creditore, basta adempiere alle formalità”. Ovvero: nome e cognome del creditore, del debitore, l’importo in valuta svizzera e il motivo del debito
che può essere anche fittizio.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Quando-lo-Stato-ti-pulisce-il-denaro-15914071.html

Da www.rsi.ch

PREVENA 2022: una maggiore presenza a favore della sicurezza

PREVENA 2022: una maggiore presenza a favore della sicurezza

Comunicato stampa

Durante il mese di dicembre si è svolta l’operazione di prevenzione dei furti durante il periodo natalizio denominata PREVENA. Azione che ha visto collaborare agenti della Polizia cantonale, delle Polizie comunali e della Polizia dei trasporti. Una presenza accresciuta sul terreno che ha permesso di aumentare le interazioni con il cittadino e rinsaldare il rapporto di fiducia. 
Come avviene ormai da diversi anni, dal 5 al 24 dicembre si è svolta l’operazione PREVENA. Si tratta di un’azione di prevenzione che ha quale obiettivo principale di accrescere il contatto con il cittadino, aumentando il controllo del territorio. Infatti, durante il periodo natalizio molti malintenzionati ne approfittano per compiere furti con scasso, borseggi e altri reati. L’operazione è strutturata sul concetto di tre livelli di sicurezza:
livello sicurezza del cittadino: allo scopo di garantire il sostegno alle necessità della popolazione;
livello di sicurezza del territorio: con l’obiettivo di prevenire i reati ed agire dinamicamente sul terreno con l’impiego mobile delle forze;
livello sicurezza dei fenomeni: per garantire un costante monitoraggio degli eventi che, con serialità, vanno oltre l’attività ordinaria.
Effettuata in collaborazione tra la Polizia cantonale, le polizie comunali e la Polizia dei trasporti, PREVENA ha premesso di effettuare 373 posti di controllo nei punti più sensibili, in particolare in ottica di prevenzione di furti con scasso nelle abitazioni. Sono invece state 409 le pattuglie appiedate svolte con un’attenzione accresciuta a borseggi e taccheggi e furti nei veicoli, in luoghi di grande affluenza quali negozi, centri commerciali e mercatini di Natale.
Oltre a rafforzare il contatto con il cittadino l’operazione ha permesso di effettuare 22 fermi o arresti per furto o taccheggio, constatare 5 infrazioni o contravvenzioni alla legge sugli stupefacenti (LStup) e 4 casi di inattitudine alla guida con conseguente ritiro della licenza di condurre.

Vita e sogni dietro le sbarre, un calendario per parlarne

Vita e sogni dietro le sbarre, un calendario per parlarne

È quanto ha realizzato un gruppo di detenuti nelle carceri ticinesi. Foto e riflessioni raccontano la loro quotidianità.
Il direttore Laffranchini: ‘Iniziativa partita da loro’.

“La vita non finisce qui”. È un messaggio proiettato al futuro quello apposto sopra una foto che ritrae delle sbarre di ferro e un muro di cemento, scelti per caratterizzare il supporto da appendere alla parete del calendario 2023 delle Strutture carcerarie cantonali. Un’iniziativa nata dal basso, ovvero dal Gruppo cucina formato da persone detenute. Come immagine di copertina il calendario riporta una pietanza disposta su piatti di plastica preparata dagli ideatori del progetto, mentre nelle pagine interne, associate alle caselle dei giorni, si trovano degli scatti che mostrano momenti e luoghi emblematici della quotidianità in prigione: cassette di verdure e di pane, una torta appena sfornata, scorci di cielo che riempiono i vuoti di un reticolo di filo spinato, tricicli per bambini posteggiati all’esterno.

Ognuno di essi è accompagnato dal pensiero di un prigioniero: “Fuori c’è qualcuno che mi vuole bene”. “Spero di non tornarci mai più. Dovrò lavorarci anche quando sarò fuori”. “Facendo l’apprendistato ho una vita normale e ho ripreso i rapporti con i miei genitori”. Riflessioni concise, formulate con semplicità, ma cariche di profonda valenza per coloro che le hanno espresse e per chi fuori aspetta il ricongiungimento. Come d’altronde è carico di significato proprio l’oggetto calendario, fatto da persone per cui depennare i giorni significa contare il tempo che le separa dalla ritrovata libertà.

‘La loro idea iniziale era di venderlo e dare i ricavi in favore delle vittime’
«L’iniziativa è partita da una persona detenuta che lavora in cucina e mi ha scritto che assieme ad altre desiderava fare un calendario – racconta a ‘laRegione’ il direttore delle Strutture carcerarie cantonali Stefano Laffranchini –. La loro idea era poi di venderlo e dare i soldi in favore delle vittime. Ci è sembrata un’ottima proposta e abbiamo deciso di concretizzarla sotto forma di progetto pilota, ma per ora senza la vendita». Per questo primo anno è dunque stato creato il calendario da regalare a persone e a istituzioni vicine al mondo della detenzione in modo da tastare il terreno e valutarne l’impatto per poi eventualmente ripetere l’iniziativa nell’ottica pensata dalle persone detenute.
Le quali, dice Laffranchini, sono molto contente di quanto hanno creato: «Si tratta di un piccolo progetto a cui però si sono dedicate con molta passione. È stato necessario capire come impostare la grafica, scattare le fotografie, redigere i testi e impaginarli. Sono stati coinvolti anche i docenti della scuola che hanno contribuito alla realizzazione del calendario. Inoltre è stata un’opportunità che ha permesso a chi si è messo in gioco di interrogarsi sul proprio percorso».

‘L’obiettivo dell’esecuzione penale è la risocializzazione’
Progetti come quello descritto si inseriscono nel quadro del mandato di risocializzazione affidato ai penitenziari del nostro Paese. «L’articolo 75 del Codice penale svizzero prevede essere la risocializzazione lo scopo della pena, quindi l’obiettivo dell’esecuzione penale è la riabilitazione – sottolinea il direttore delle Strutture carcerarie cantonali –. Per questo tutti i progetti e tutti gli interventi anche esterni vengono valutati in ottica riabilitativa. Se riteniamo che le proposte possano apportare un contributo in questo senso, le seguiamo più che volentieri nei limiti del possibile». Anche in modo piuttosto flessibile, dice Laffranchini: «Proponiamo ad esempio dei corsi di yoga di cui forse non si vede direttamente la pertinenza con il reinserimento nella società, ma di cui intuitivamente è comprensibile il beneficio». Accanto alle proposte che vengono dal basso e a quelle più distensive, in carcere esistono diversi laboratori dove si praticano attività retribuite. «C’è la falegnameria, stampiamo le targhe, lavoriamo per Swissminiatur e Geomat, abbiamo il Gruppo lavanderia e appunto quello cucina – illustra degli esempi Laffranchini –. Evidentemente il lavoro è un fondamento su cui costruire la risocializzazione, da una parte tramite la normalizzazione, per far sì cioè che le persone si abituino ad avere un ritmo di scansione della giornata che poi ritroveranno all’esterno. Mentre dall’altra parte imparano o reimparano a vivere dei proventi del proprio lavoro».

‘In questo periodo aumenta il senso di solitudine ma anche la distensione’
Un pensiero in questo periodo va al modo in cui i detenuti vivono le festività. «È un momento un po’ particolare perché potrebbe amplificare il senso di solitudine dato che si tratta di giorni che solitamente si trascorrono con i propri cari mentre chi è in carcere si trova a non poterlo fare – osserva Laffranchini –. Comunque percepisco una distensione generale in questi momenti, forse anche perché offriamo delle possibilità maggiori: un po’ più di tempo fuori dalla cella, un po’ di più di tempo con i propri parenti. Questo probabilmente contribuisce ad alimentare un clima festivo anche per loro, malgrado la situazione di privazione della libertà e degli affetti che vivono».

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 2 gennaio 2023 de La Regione