Accoglienza profughi, via al piano ticinese

Accoglienza profughi, via al piano ticinese

Il Consiglio di Stato ha spiegato i particolari operativi e burocratici; la prima struttura ad aprire si trova in Valle Maggia ed aprirà il 17 marzo offrendo 60 posti

Il Consiglio di Stato lunedì ha presentato a Bellinzona il piano cantonale di accoglienza dei profughi in fuga dal conflitto ucraino: si tratta di un programma che getta le basi per l’accoglienza di queste persone e che verrà adeguato – viene sottolineato – in base alle nuove informazioni che verranno man mano comunicate dalla Segreteria di Stato della migrazione (SEM) e anche in base all’esperienza operativa. Nell’aprire la conferenza, il presidente Manuele Bertoli ha parlato di un movimento di persone senza eguali dal dopoguerra. Il consigliere di Stato Raffaele de Rosa ha spiegato che potrebbero arrivare in Ticino 40 o 50 persone al giorno per un periodo di tempo: il tutto in maniera flessibile ma organizzata allo scopo, spiega il responsabile del DSS, dando “sicurezza, stabilità e calore umano” a chi fugge dalla guerra. In Ticino vi sono già 200 persone a casa di privati ed altre 250 a Chiasso. La prima struttura per l’ospitalità pronta ad aprire, con circa 60 posti, sarà l’ostello ad Aurigeno-Ronchini, in Valle Maggia.
L’arrivo di queste persone in Ticino è possibile attraverso l’accoglienza da parte di parenti, conoscenti o amici che hanno la possibilità di accogliere queste persone – almeno per un periodo transitorio – in spazi a loro disposizione oppure l’arrivo è possibile in maniera non organizzata in forma individuale o collettiva. Si intendono con questo quei cittadini provenienti dall’Ucraina che si recano individualmente o in gruppo in Ticino con mezzi propri, trasporti pubblici o viaggi organizzati, senza tuttavia avere dei contatti sul territorio cantonale.
La permanenza del soggiorno senza richiesta di protezione (S) è di 90 giorni al massimo, questo in virtù degli accordi di Schengen sulla libera circolazione. Indipendentemente dalla modalità di arrivo, tutti i profughi provenienti dall’Ucraina possono fare richiesta di protezione (Statuto S) presso uno dei Centri federale d’Asilo (CFA). Uno di questi centri, come noto, si trova a Chiasso e chi giunge in Ticino fa quindi riferimento a questo luogo. Il Centro si occupa inoltre di rilevare i dati anagrafici e tutti gli altri utili per la permanenza in Svizzera.
Dopo la registrazione presso il CFA sono possibili diversi percorsi: le persone che sono già ospitate in un alloggio privato, dopo essersi annunciate al CFA, rientreranno presso tale alloggio e sono pertanto attribuite al Cantone di residenza; quelle ritenute “non vulnerabili” sono indirizzate verso uno sportello d’orientamento gestito dall’Organizzazione svizzera di aiuto ai rifugiati (OSAR), su mandato della SEM, per il Ticino SOS, che valuta la possibilità di fornire loro alloggio presso privati consultando la banca dati nazionale CAMPAX; quelle ritenute “vulnerabili” vengono indirizzate, in collaborazione con il punto di contatto cantonale, verso una struttura socio-sanitaria.
Dopo una prima decisione di attribuzione ad un Cantone (della regione 6 “Svizzera centrale e Ticino”), OSAR/SOS consulta la banca dati CAMPAX (circa 1’000 posti per il Ticino), per identificare una possibilità di ospitare privatamente le persone che lo desiderano nel cantone designato. Una volta identificata una soluzione per l’alloggio sarà loro chiesto di recarsi al Punto di Affluenza cantonale di Cadenazzo per il relativo annuncio, senza dunque necessità di soggiorno presso la struttura. Al suo interno verranno espletate le attività amministrative e informative e valutate tutte le necessità delle persone prese a carico dal Cantone come beni di prima necessità, vestiti, pernottamento, sussistenza, gestione di casistiche particolari.
Se non è stato possibile trovare un alloggio privato o le persone accolte preferiscono restare in gruppo con altri connazionali, in coordinamento con la SEM le persone vengono assegnate ai singoli cantoni. Le persone assegnate al Ticino senza una soluzione abitativa privata sono temporaneamente alloggiate presso il Punto di affluenza cantonale (PAF) di Cadenazzo, che prevede una capacità di accoglienza per 100 persone (massimo 150). La permanenza presso il PAF è, di principio, prevista per un massimo di 72 ore. Dopo la registrazione al PAF, le persone si trasferiranno nei centri regionali di alloggio collettivo dove saranno completate le pratiche amministrative non portate a termine durante la seconda fase di accoglienza (es. apertura ccp o affiliazione alla cassa malati) e saranno valutati i bisogni individuali per la collocazione definitiva presso strutture collettive o private/individuali.
Il consigliere di Stato Norman Gobbi ha ringraziato i Comuni perchè “hanno svolto un ruolo importante e anche nel piano a tre fasi e continuano a essere attori centrali ed essenziali per la buona riuscita delle operazioni”. In particolare, come comunicato nelle scorse settimane, da Bellinzona hanno ricordato di continuare con la registrazione delle persone alloggiate da privati, con la raccolta delle disponibilità di privati ad accogliere e con l’informazione e il contatto con la popolazione.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Accoglienza-profughi-via-al-piano-ticinese-15160960.html

Da www.rsi.ch/news

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https://www.ticinonews.ch/ticino/accoglienza-in-ticino-ecco-il-piano-cantonale-KL5287840

Da www.ticinonews.ch

Crisi umanitaria in Ucraina: la PCi risponde “presente”

Crisi umanitaria in Ucraina: la PCi risponde “presente”

Norman Gobbi: “Comuni e Regioni di Protezioni civile si sono già attivati”

Ancora una volta nel giro di pochi mesi la Protezione civile (PCi) dimostra tutta la sua utilità. Prima con la pandemia e la parallela grande campagna di vaccinazione, oggi – sommandosi alle esigenze sanitarie ancora aperte per far fronte al coronavirus – con la crisi innescata dalla guerra in Ucraina. “La PCi è l’importante riserva di risorse umane e di mezzi a disposizione delle autorità per la protezione della popolazione. In Ticino, le Regioni della PCi, emanazione diretta dei Comuni, assumono anche nella crisi attuale un ruolo decisivo” – afferma il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. “Confederazione e Cantone hanno già chiesto la scorsa settimana l’attivazione dei vari dispositivi nei confronti dei Comuni e quindi delle organizzazioni regionali di PCi. Si tratta di affrontare due differenti impegni: da un lato quello legato all’arrivo di cittadini ucraini che fuggono dalla guerra nel loro Paese. Dall’altro – in una prospettiva che mai vorremmo si attuasse – quello di accogliere nei rifugi tutti i residenti nel caso il conflitto avesse ripercussioni, in una maniera o in un’altra, anche sulla Svizzera. Dico subito, per non generare inutili paure e preoccupazioni su questo ultimo aspetto, che attualmente una simile eventualità appare lontana”, precisa il Consigliere di Stato Norman Gobbi. “È però importante che già oggi si sia attivato tutto il dispositivo per essere in prontezza. In questo senso stanno dunque operando le Regioni di Protezione civile, per rendere agibili tutti i rifugi, così come da disposizioni fatte avere ai Comuni”.
Ritorniamo allora al tema dell’arrivo dei profughi ucraini. “Si presume che a partire da domani, lunedì, la Segreteria della migrazione (SEM) potrà iniziare ad assegnare ai Cantoni un certo numero di profughi. Persone, in particolare donne, bambini e anziani, che nel frattempo sono giunte in Svizzera”, sottolinea Norman Gobbi. “A livello cantonale abbiamo predisposto un centro di prima accoglienza a Cadenazzo, utilizzando una struttura di protezione civile che viene gestita dal Cantone e che recentemente è stata ammodernata. Qui le persone sono però destinate a rimanere pochissimo tempo, al massimo tre giorni. Poi verranno accolte in altre strutture, appartamenti o altri alloggi collettivi che nel frattempo sono stati individuati. Anche in questo caso ci vorrà una buona coordinazione e collaborazione affinché il flusso sia gestito con puntualità e in modo efficace”, si auspica in conclusione il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

Ucraina – Da domani disponibile una helpline cantonale

Ucraina – Da domani disponibile una helpline cantonale

Comunicato stampa

A partire da domani sarà disponibile una helpline cantonale per rispondere alle domande della popolazione ticinese in merito al nuovo statuto di protezione S e, più in generale, ad aspetti relativi all’accoglienza delle persone in fuga dall’Ucraina. La helpline cantonale sarà raggiungibile al numero di telefono 0800 194 194 e sarà attiva tutti i giorni (da lunedì a domenica) dalle 9.00 alle 17.00.
A seguito delle decisioni odierne del Consiglio federale relative al nuovo statuto di protezione S e alle domande che potrebbero scaturire nella popolazione ticinese, il Cantone ha deciso di mettere a disposizione una helpline cantonale raggiungibile al numero 0800 194 194. Questo punto di contatto telefonico sarà attivo (a partire da domani mattina) sette giorni su sette, dalle 9.00 alle 17.00.  
Le collaboratrici e i collaboratori risponderanno alle domande della popolazione, in particolare per quanto riguarda le procedure di registrazione delle persone che giungeranno in Ticino a causa del conflitto in atto in Ucraina.  
Per maggior informazioni è anche possibile consultare la pagina web www.ti.ch/ucraina.  
Infine ricordiamo che rimane a disposizione anche una helpline federale gestita dalla Segreteria di Stato della migrazione (SEM). Maggiori informazioni sulla pagina web della autorità federali.  

Modifica della Legge organica comunale del 10 marzo 1987 (LOC)

Modifica della Legge organica comunale del 10 marzo 1987 (LOC)

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha approvato il messaggio per la modifica della Legge organica comunale (LOC). È un ulteriore passo nel processo di costante aggiornamento di questa legge e di arricchimento degli strumenti a disposizione dei Comuni, pur con un approccio prudente che evita di toccare meccanismi assodati e funzionanti.
Insieme a qualche adeguamento di entità minore, il messaggio propone la facoltà di tenere ordinariamente sedute municipali e delle Commissioni dei Legislativi in videoconferenza, un aggiornamento delle tempistiche d’approvazione dei conti e di licenziamento dei relativi messaggi municipali, infine la possibilità di ricorrere a terzi per l’attuazione di investimenti su infrastrutture comunali.  Lo spunto della revisione è il consolidamento nella LOC di una modalità operativa sperimentata negli ultimi 2 anni in base al Decreto concernente il funzionamento delle Autorità comunali, consortili e patriziali in tempo di emergenza epidemiologica da COVID-19 del 20 marzo 2020: la facoltà di tenere sedute in videoconferenza per il Municipio e le Commissioni del Legislativo. In parallelo, si coglie l’occasione per ritoccare le norme della LOC sulla tempistica d’approvazione dei conti e di licenziamento dei relativi messaggi municipali. Si codifica inoltre la possibilità da parte del Comune, a determinate condizioni, di ricorrere a terzi per l’attuazione di investimenti su infrastrutture comunali. Infine, si procede a sistemare taluni disposti della LOC, la cui applicazione pratica ha evidenziato esigenze di precisazione/correzione.
Non si tratta ancora di una revisione di grande portata della Legge organica comunale del 10 marzo 1987. Sono stati avviati in questi mesi gli approfondimenti – nell’ambito di un Cantiere di riforma condotto dalla Sezione degli enti locali denominato Cantiere F – per sondare e inquadrare esigenze e aspettative di cambiamento nell’assetto del funzionamento istituzionale del Comune. Nel corso del corrente anno e del 2023 saranno coinvolti i diversi attori a livello comunale e cantonale. L’obiettivo è quello di possibilmente convogliare gli indirizzi che ne scaturiranno in un progetto di vera e propria integrale riforma della LOC. L’orizzonte temporale potrebbe essere la messa in vigore di una “nuova LOC” nella seconda metà del decennio 2020-2030 in sostituzione di quella del 1987.

Ucraina: informazioni utili tramite un sito web

Ucraina: informazioni utili tramite un sito web

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato comunica che all’interno del sito web del Cantone è stata aperta oggi una pagina che riassume le informazioni istituzionali più rilevanti per la popolazione sulle attività della Confederazione, del Cantone e dei Comuni a seguito della crisi in Ucraina. La pagina web – raggiungibile all’indirizzo www.ti.ch/ucraina – verrà aggiornata e completata in maniera costante.

Il Consiglio di Stato segue attentamente la situazione in Ucraina e per permettere un flusso ordinato di informazioni fra le autorità e la popolazione, nella giornata di oggi è stata aperta una pagina web sul sito ufficiale del Cantone, alla quale è possibile accedere tramite l’indirizzo www.ti.ch/ucraina.
La pagina web raccoglie una serie di informazioni rilevanti di natura istituzionale, per consentire alla popolazione di avere rapidamente un quadro delle attività che la Confederazione, il Cantone e i Comuni stanno svolgendo in relazione alla crisi. Di particolare importanza è il tema dell’accoglienza delle persone in fuga dalle zone di guerra: a questo proposito, il Cantone ha già diffuso una serie di note informative ai Comuni, per orientarli sul modo migliore per organizzare la grande propensione alla solidarietà dimostrata in queste ore e giorni dalla popolazione ticinese.  
A complemento di queste informazioni, segnaliamo che a partire da oggi sarà attiva una helpline federale, gestita dalla Segreteria di Stato della migrazione (SEM), raggiungibile tramite posta elettronica (ukraine@sem.admin.ch) oppure telefonicamente allo +41 (0)58 465 99 11 (dalle 10 alle 12 e dalle 14 alle 16).  
Il Consiglio di Stato coglie l’occasione per rivolgere un pensiero di vicinanza alla popolazione ucraina e esprimere la propria volontà di facilitare il ritorno alla pace, come pure di sostenere tutti gli sforzi orientati all’accoglienza di profughi sul suolo ticinese – tenendo fede a una tradizione di ospitalità disinteressata, che nel secolo scorso ha più volte caratterizzato l’agire del nostro Cantone durante le crisi internazionali.

Cyber sicuro: il bilancio del 2021 e le prospettive per il 2022

Cyber sicuro: il bilancio del 2021 e le prospettive per il 2022

Comunicato stampa

Nel corso del 2021 l’attività del Gruppo di lavoro strategico Cyber sicuro è stata essenzialmente incentrata su azioni divulgative concernenti la nuova Legge sulla protezione dei dati (nLPD). Nello specifico, oltre a 4 webinar organizzati con l’obiettivo di presentare la nuova legge a 4 specifici settori (sanitario, economico, formativo e degli Enti pubblici), si è in particolare tenuta a ottobre una conferenza dedicata a questo tema con la presenza, tra gli altri, di un rappresentante dell’Incaricato federale della protezione dei dati e della trasparenza (IFPDT).

Quello stilato per l’anno 2021 da parte del Gruppo di lavoro strategico Cyber sicuro è un bilancio positivo, in particolare in ragione della cospicua adesione di partecipanti riscontrata sia tramite i webinar che in occasione della conferenza tenutasi in presenza il 14 ottobre – intitolata «La nuova Legge federale sulla protezione dei dati (nLPD): genesi, sfide e opportunità» – alla quale hanno partecipato oltre un centinaio di persone.
A causa dei numerosi e sempre più frequenti attacchi informatici ai danni delle amministrazioni pubbliche, nel corso del 2022 le attività si focalizzeranno invece sugli enti locali, con l’obiettivo – tramite un seminario in presenza – di illustrare cosa occorre fare per gestire in maniera ottimale la propria sicurezza informatica, nonché come agire correttamente in caso di attacco, fornendo loro degli strumenti tramite i quali possano valutare il proprio grado di preparazione ad un attacco informatico rispettivamente di allestire un piano di risposta strutturato, simulando pure dei casi realistici. Queste tipologie di informazioni, in forma più concisa, verranno pure divulgate a specifici settori in occasione di alcuni webinar, ricalcando la strategia dello scorso anno.
Anche il 2022 si preannuncia quindi un anno ricco di sfide che il Gruppo Cyber sicuro monitorerà intervenendo laddove necessario con delle attività informative e di prevenzione: si pensi in particolare alla crescente diffusione delle criptovalute, al sempre costante fenomeno del «phishing» come pure alla futura penuria di figure professionali attive nel settore della sicurezza informatica.

Un motivatore contro corrente

Un motivatore contro corrente

Peccato che i giovani di oggi non possano conoscere il Nano per la persona che era: un motivatore che ti spingeva ad impegnarti a fare politica, ad impegnarti per il Ticino e la sua gente. Un iniziatore, un visionario, un picconatore del “tavolo di sasso”, ma sicuramente, a dir poco, un passionale. Un passionale perché ci credeva in quello che faceva. Gli esempi possono essere tanti, ma voglio citare le sue partecipazioni ai dibattiti televisivi: oggi ci si addormenta, sempre più di frequente. Con il Nano era difficile addormentarsi e non c’era tanto da inventarsi le risposte o girarci attorno: lui puntava sempre dritto al sodo, con formulazioni magari colorite ma che lasciavano il segno nella gente che guardava, divertita sì ma attenta e ricettiva.
Oggi ci si dimentica troppo velocemente che la nascita dell’Università della Svizzera Italiana USI ha nel Nano un padre importante, grazie all’accordo fatto con Giorgio Giudici e Carlo Croci (a livello comunale) e l’aggancio con l’allora Consigliere di Stato Giuseppe Buffi a livello cantonale. Le città di Lugano e di Mendrisio – e di riflesso l’intero Ticino – si sono così proiettate in una nuova dimensione, con un’USI in crescita ed evoluzione, che oggi può contare anche una facoltà di scienze biomediche.L’esempio da imitare è sempre lui, soprattutto nel saper osare e andare contro i modi convenzionali, proprio perché le visioni arrivano da chi osa. Un esempio recentissimo è la proiezione di Lugano nel mondo delle criptovalute, con un’accelerata importante che porta nuova luce alla sua Città a guida leghista con l’amico e sindaco Michele Foletti, trascinatore di questa svolta.
Dicevo che bisogna imitarlo negli slanci, anche se di Nano ce n’è stato e ce ne sarà solo uno. Per questo non è possibile imitarlo in tutto e per tutto. È però indispensabile seguire i suoi guizzi, talvolta anche un po’ pericolosi, ma sempre coraggiosi. Imitiamolo anche nei suoi gesti di generosità, che riservava a tante persone in difficoltà che con pudore chiedevano aiuto. Un’eredità questa raccolta dalla Fondazione promossa da suo figlio Boris e a lui intitolata, che aiuta e fa del bene ai Ticinesi.
Oggi siamo qui, a nove anni dalla sua scomparsa. Ci manca il suo sostegno, ma ci mancano anche le sue tirate d’orecchio! Nel cuore è ben presente e ci stimola ogni giorno. Ciao Nano, molom mia!

Norman

Attacchi informatici, la protezione è essenziale”

Attacchi informatici, la protezione è essenziale”

Nel 2022 la campagna Cyber sicuro si concentrerà sugli enti pubblici

Al termine di un anno incentrato particolarmente sulla nuova Legge federale sulla protezione dei dati, le attività del Gruppo Cyber sicuro (campagna di sensibilizzazione sulla sicurezza informatica gestita dal Dipartimento delle istituzioni) nel 2022 saranno incentrare a favore degli enti pubblici e dei Comuni. Ne abbiamo parlato con il Consigliere di Stato Norman Gobbi, il quale ci ha spiegato le ragioni di questa scelta.
“Nel corso degli ultimi anni, ma in particolare nel 2021, abbiamo assistito ad un crescente numero di attacchi informatici ai danni di enti pubblici e, in particolare, di alcuni Comuni, con tutti i rischi e le problematiche che ne conseguono. Ho quindi ritenuto importante che il progetto Cyber sicuro si concentrasse in particolare su queste realtà, affinché ogni ente pubblico possa acquisire la necessaria sensibilità su questa tematica”.
Il Gruppo Cyber sicuro, che negli scorsi giorni è entrato nel suo terzo anno d’attività, organizzerà infatti un seminario (in presenza) dove illustrerà a Comuni ed Enti pubblici cosa occorre fare per gestire in maniera ottimale la propria sicurezza informatica, nonché come agire correttamente in caso di attacco. “Il grande valore aggiunto di questo seminario è che ai presenti verrà fornito un “template” tramite il quale gli enti pubblici potranno da un lato valutare il proprio grado di preparazione ad un attacco informatico, rispettivamente allestire un piano di risposta strutturato. Verranno in questo caso simulati anche dei casi realistici”.
La strategia di divulgazione resta infatti analoga a quella dello scorso anno: prima del citato seminario, previsto in autunno, verranno organizzati alcuni webinar destinati a specifici settori (economico, sanitario, ecc.), in occasione dei quali, non solo si illustrerà come gestire in maniera ottimale la propria sicurezza in informatica, ma pure quali sono le responsabilità in caso di attacco. “È essenziale che sia il settore pubblico sia quello privato siano adeguatamente informati sulle conseguenze di un attacco informatico e che di riflesso prendano sul serio la questione: a seguito di un attacco un’azienda potrebbe dover interrompere temporaneamente la propria attività con tutti i danni economici del caso, mentre un ente pubblico potrebbe vedersi sottrarre dati sensibili dei cittadini, documentazioni riservate, oppure essere confrontata con la manomissione di infrastrutture critiche ed essenziali. Pensiamo, per esempio, alle comunicazioni, ai trasporti, al sistema sanitario o di approvvigionamento idrico ed elettrico. Bisogna sempre tenere a mente che sovente questi attacchi avvengono in maniera mirata, con l’obiettivo esplicito di destabilizzare o mettere in cattiva luce una determinata organizzazione, ma allo stesso tempo che tutti, cittadini compresi, possono potenzialmente esserne vittima”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

«Una formazione che si adatta alle richieste della società civile»

«Una formazione che si adatta alle richieste della società civile»

Dal 2020 la Scuola di Polizia ticinese ha vissuto un importante cambiamento. Da allora i futuri agenti vengono formati sull’arco di due anni, invece di uno. Ne parliamo con Andrea Pronzini, direttore della Scuola.

Si è da poco concluso il primo ciclo di formazione biennale. Qual è il vostro bilancio?
«Va premesso che siamo stati i primi in Svizzera a proporre questa novità. E va pure detto che, per quanto riguarda il primo anno di formazione, non ci sono stati grandi cambiamenti. Ma la vera novità riguarda, appunto, il secondo anno di formazione degli aspiranti agenti, il quale si svolge quasi esclusivamente presso il relativo Corpo di appartenenza e ha un carattere prevalentemente pratico. Da questo punto vista la qualità c’era prima e c’è adesso. Ma è chiaro che ora durante il secondo anno di formazione dedicato alle attività presso i Corpi di appartenenza ci sono più tempo da dedicare alla pratica e maggiore sistematicità nel sostenere i gendarmi in formazione. Infine, va aggiunto che durante il secondo anno di formazione si forgia la capacità di analisi e riflessione del gendarme in formazione».

Come è cambiata la formazione dei futuri agenti in questi anni?
«La formazione si è man mano adeguata alle richieste della società civile: cambiano le minacce e la tipologia di reati ai quali si deve far fronte, ma mutano pure le esigenze a livello di sicurezza e ordine pubblico. Ad esempio, lo scorso anno è stato integrato nel programma della Scuola un corso finalizzato a mettere i futuri gendarmi nella condizione di poter rilevare tempestivamente segnali di radicalizzazione ed estremismo e di agiredi conseguenza. Quest’anno questo percorso formativo, adattato alle esigenze specifiche, sarà esteso anche al resto del Corpo. Da anni si dà ampio spazio e si continua a perfezionare la formazione inerente al tema della violenza domestica. Inoltre, negli ultimi due anni anche a causa della pandemia c’è stata una forte spinta sul fronte della digitalizzazione, con l’informatica quale strumento di sostegno alla didattica. Digitalizzazione che, nei prossimi anni, assumerà un ruolo sempre più importante. Ad esempio, a livello svizzero, si sta discutendo molto delle opportunità offerte dalla realtà virtuale».

Un importante cambiamento di questo ultimo decennio riguarda l’utilizzo massiccio dei social network. Sensibilizzate gli aspiranti su questi aspetti?
«L’aspirante agente è sensibilizzato sin da subito, a prescindere dai social media, sul fatto che deve fungere da ‘‘modello’’, poiché rappresenta le istituzioni e quindi il suo comportamento deve essere esemplare. In questo contesto, ovviamente, rientra pure il comportamento corretto su queste piattaforme. D’altro canto, è pure vero che la stessa Polizia è maggiormente ‘‘osservata’’ rispetto al passato, perché le informazioni sui social media corrono velocemente. Quindi si sensibilizza sul fatto che tutto ciò che si fa è costantemente sotto l’occhio dell’opinione pubblica. Ma va precisato che questo fenomeno è un aiuto a qualcosa che noi diamo per assodato a prescindere dai social network, ossia il comportamento corretto da parte dell’aspirante».

Riguardo al tema «digitale», un’altra importante evoluzione concerne i reati informatici. Cosa si fa su questo fronte dal punto di vista della formazione?
«A livello di Scuola abbiamo un corso specifico sul “cybercrime”, ma va sottolineato che si tratta di una formazione di base. La specializzazione è possibile, in un secondo tempo, una volta terminata la Scuola e, dopo aver maturato la necessaria pratica entrando nel percorso formativo specifico della Polizia giudiziaria».

Le opportunità di carriera, quindi, non mancano?
«Certamente. Ci sono diverse specializzazioni ed opportunità. Penso, ad esempio, al Reparto interventi speciali (RIS) e alla cinofila o alla lacuale, oppure alla possibilità di diventare istruttore. Da questo punto di vista non si tratta di una professione statica, bensì molto dinamica. E non va dimenticato che si tratta di una scuola che porta al conseguimento di un attestato professionale federale. Insomma, una formazione di livello terziario molto impegnativa, ma anche molto appagante. E che, appunto, fornisce pure al giovane molteplici opportunità di carriera».

‘Profughi ucraini, primi arrivi nel giro di due, tre settimane’

‘Profughi ucraini, primi arrivi nel giro di due, tre settimane’

Il Ticino si prepara ad accogliere chi fugge dalla guerra. Il Cantone scrive ai municipi. Possibili scenari e pianificazione

Il Ticino si prepara ad accogliere i cittadini ucraini in fuga dalla guerra. Con i primi importanti arrivi attesi nelle prossime due, tre settimane. La previsione è del Dipartimento istituzioni, e meglio della Smpp, la Sezione del militare e della protezione della popolazione. Che ieri, unitamente all’Ufficio dei richiedenti l’asilo e dei rifugiati (Dipartimento sanità e socialità) e per il tramite della Sezione degli enti locali, ha scritto a tutti i municipi. È la prima comunicazione del Cantone ai Comuni sul possibile impatto umanitario del conflitto, con indicazioni sulla sua gestione che per ora non possono che essere di massima. «Dobbiamo cominciare a pianificare, non possiamo aspettare oltre», dice alla ‘Regione’ il colonnello Smg Ryan Pedevilla, capo della Smpp. “Il continente europeo – scrive il Dipartimento istituzioni agli esecutivi locali – si trova confrontato con un forte afflusso di persone in fuga dalla zona del conflitto. Se non si riuscisse a trovare un accordo a breve termine per porre fine agli scontri, milioni di profughi – in particolare anziani, donne e bambini – necessiteranno di un luogo in cui stare. In questo senso i Paesi europei si stanno muovendo in maniera concertata per organizzare e gestire la presa a carico e sembra si voglia proporre una chiave di riparto tra gli Stati per coordinare gli sforzi volti ad aiutare queste persone”. La Confederazione “ha attivato uno Stato maggiore di crisi in ambito di asilo che insieme alla Segreteria di Stato per la migrazione (Sem) dovrebbe fornire delle prime indicazioni nei prossimi giorni. Lo Stato Maggiore Cantonale di condotta può, invece, essere attivato dalle autorità cantonali appena ritenuto necessario”.

In attesa di conoscere le intenzioni delle autorità federali, prosegue la lettera, il Cantone “si sta muovendo per intavolare le prime riflessioni e inizializzare i preparativi per essere pronti ad accogliere i primi arrivi sul territorio cantonale che potrebbero avvenire nel giro di 2 o al massimo 3 settimane”. Sono “due” gli scenari che “potrebbero interessare la Confederazione e, rispettivamente, il Canton Ticino”. Il primo: “L’arrivo autonomo sul territorio cantonale di profughi ucraini che non dispongono di un permesso di dimora (procedura semplificata introdotta negli scorsi giorni dal Consiglio federale) per un periodo limitato (di norma massimo tre mesi) e che in una seconda fase potranno depositare una domanda d’asilo (situazione attuale)”. Il secondo: “La concessione da parte della Sem dello statuto di persone bisognose di protezione prive di un permesso di dimora a tutti i profughi ucraini, ponendoli al beneficio di un permesso S, rilasciato per 12 mesi e per al massimo 5 anni. Dopo l’arrivo in Svizzera queste persone saranno verosimilmente attribuite dalla Confederazione ai singoli Cantoni”. Ed è quest’ultimo lo scenario prospettato ieri dal Consiglio federale: la concessione del permesso S. Sulla proposta del governo si pronunceranno a breve i Cantoni. Se ne saprà di più la prossima settimana.

I profughi, indica ancora il Dipartimento istituzioni agli enti locali, dovrebbero giungere in Ticino “viaggiando su autobus o treni, facilitando la gestione dell’accoglienza”. E al momento “è realistico pianificare un dispositivo in grado di accogliere 2’400 persone diluite su un lasso di 1-2 settimane (quota del 5% a livello federale)”. Le organizzazioni di Protezione civile “stanno effettuando le prime analisi per garantire l’accoglienza e l’assistenza dei profughi identificando possibili strutture protette per gestire temporaneamente le persone bisognose di protezione in attesa di un’attribuzione definitiva”.

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 5 marzo 2022 de La Regione