Odescalchi 2022: molti scenari di crisi e la firma di un nuovo Protocollo d’intesa tra Ticino e Italia  

Odescalchi 2022: molti scenari di crisi e la firma di un nuovo Protocollo d’intesa tra Ticino e Italia  

Comunicato stampa

Militari attivi nei battaglioni della Divisione territoriale 3; donne e uomini delle Organizzazioni regionali della Protezione civile; agenti della polizia cantonale, pompieri e soccorritori della Federazione cantonale ticinese servizi ambulanze collaboreranno con i loro omologhi italiani in un’esercitazione che affinerà le competenze e la conoscenza reciproca nell’ambito dell’aiuto militare e civile in caso di catastrofe. Il tutto sull’arco di un’intera settimana (dal 13 al 19 giugno 2022), su più scenari in Ticino e nelle regioni italiane sul confine con la provincia di Varese. Si tratta di “Odescalchi 2022”, un imponente impiego di personale e mezzi che avrà pure una concretizzazione di carattere politico: la firma di un nuovo protocollo d’intesa tra i Cantoni Ticino, Vallese, Grigioni e le Province italiane di confine.  

Odescalchi 2022 è la seconda edizione dopo quella del 2016 che si svolse nel Mendrisiotto (a Chiasso in particolare) e nella provincia di Como. Allora esercito e partner della protezione della popolazione svizzeri e italiani vennero sollecitati per il deragliamento sotto la galleria di Monte Olimpino 2 di un treno diretto a Milano con conseguente incidente chimico alla stazione di Chiasso. Decine di morti, centinaia di feriti, con una moltitudine di soccorritori impegnati. Odescalchi 2022 vedrà un più forte coinvolgimento di uomini e donne, di mezzi su più scenari emergenziali: si va da un incidente aviatorio con un grosso incendio nel Malcantone, a un importante inquinamento sul lago Ceresio, passando da un’esplosione a Maccagno, un impiego a supporto della Dogana Sud per il controllo delle frontiere, fino a giungere al trasporto di acqua dal lago di Lugano a Mendrisio con la necessità di renderla potabile.  
Nel corso di una conferenza stampa svoltasi oggi alla Centrale cantonale d’allarme a Bellinzona il Consigliere di Stato Norman Gobbi, il Divisionario Lucas Caduff, comandante della Divisione territoriale 3, il brigadiere Stefano Laffranchini, sostituto comandante della Divisione territoriale 3 e Ryan Pedevilla, capo della Sezione del militare e della protezione della popolazione, hanno presentato i contenuti di Odescalchi 2022, con gli obiettivi che si intendono raggiungere in ambito di collaborazione transfrontaliera.  
Partendo da fatti concreti (si ricorda per esempio il vasto incendio boschivo divampato a fine gennaio sopra l’Alpe di Neggia) il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha sottolineato come la possibilità di attivare in modo celere la controparte su un versante o sull’altro tra Svizzera e Italia in caso di catastrofe sia vitale per un intervento incisivo per proteggere la popolazione dei due Stati.  
Il Divisionario Lucas Caduff ha dal canto suo ricordato la possibilità del Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport (DDPS) di decidere, su richiesta del Dipartimento federale degli affari esteri, impieghi di soccorsi urgenti da parte di piccoli distaccamenti dell’esercito nell’ambito dell’aiuto in caso di catastrofe all’estero. La necessità di avere un’organizzazione performante e soldati allenati in grado di assolvere i compiti richiesti si può soddisfare con esercitazioni di questo tipo. Con scenari verosimili si esercitano in modo appropriato le situazioni di crisi che si possono verificare realmente.  
Stefano Laffranchini, sostituto comandante della Divisione territoriale 3 e Ryan Pedevilla, capo della Sezione del militare e della protezione della popolazione, hanno presentato nello specifico gli scenari di intervento e di collaborazione che saranno realizzati nel corso di tutta la settimana, specificando l’ingaggio della parte militare svizzera e italiana e quello di tutti i partner attivi sui due versanti del confine.  
Come detto, la settimana di Odescalchi 2022 vedrà la firma di protocolli d’intesa tra i Cantoni Ticino, Grigioni e Vallese con la controparte italiana nell’ambito di una sempre migliore pratica d’impiego italo-svizzera in caso di catastrofe. Un documento che verrà sottoscritto venerdì 17giugno a Pollegio.  

I principali scenari  

“LAGO”
Intervento sul Lago Ceresio a seguito di un importante inquinamento da idrocarburi (cisterna per trasporto gasolio) causato da problemi con un battello di linea della Società navigazione di Lugano nella zona di Ponte Tresa. L’autorità cantonale chiede l’appoggio dell’esercito per contenere la perdita.    

“TORRE”
La diffusione di un’epidemia all’interno del carcere La Stampa impedisce il normale servizio carcerario. Le autorità civili hanno deciso di realizzare un carcere temporaneo nel settore di Torricella.  

“CRASHFIRE”
In seguito alla caduta di un aereo di linea si sviluppano grossi incendi boschivi alimentati da forte vento che non permettono l’intervento degli elicotteri. Zona Astano/Malcantone. L’incendio si propaga per l’intera valle.  

“MACCAGNO”
Incendio ed esplosioni provocano interruzioni di vie di comunicazione. Le truppe di salvataggio spostano l’acqua in modo da garantire lo spegnimento da parte di volontari. Costruzione di un ponte di sostegno in zona Croglio per garantire una seconda possibilità viaria.  

“ACQUA”
Una prolungata siccità non permette più alle autorità di Mendrisio di approvvigionare con acqua potabile un intero quartiere. L’esercito interviene per prelevare l’acqua dal Ceresio, condurla a Mendrisio e potabilizzarla attraverso un innovativo procedimento.    

“CONFERENZA”
Impiego pianificato dell’esercito a supporto delle autorità civili nell’ambito di una conferenza internazionale. Durante questa esercitazione a Pollegio verranno firmati i nuovi protocolli d’intesa in caso di catastrofe.  

“AEROPORTO”
Impiego pianificato dell’esercito a supporto delle autorità civili a protezione di un aeroporto nell’ambito di una conferenza internazionale.  

“LIMES”
Impiego dell’esercito a supporto della Dogana Sud per il controllo alle frontiere.   

Esposizione dell’esercito  
Le formazioni dell’esercito svizzero, così come gli enti di primo intervento e gli alpini dell’esercito italiano, si presenteranno alla popolazione dal 15 al 19 giugno. All’aeroporto militare di Locarno – Magadino verrà installata un’esposizione aperta al pubblico. Si potranno visitare i diversi stand espositivi, ma anche assistere all’esibizione della fanfara militare della divisione territoriale 3, alle evoluzioni dei PC-7 Team, dei paracadutisti dell’esercito e alle prestazioni dei cavalli e dei cani del centro di competenza del servizio veterinario e degli animali dell’esercito.

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi in visita in alcuni Comuni del Mendrisiotto

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi in visita in alcuni Comuni del Mendrisiotto

Comunicato stampa

Continuano le visite del Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi nei Comuni ticinesi. I temi all’ordine del giorno degli appuntamenti con alcuni Municipi del Mendrisiotto sono stati l’aggregazione del Basso Mendrisiotto che entrerà nel vivo a inizio giugno e le iniziative che si possono attuare per rendere la cittadinanza attiva. A questo proposito la Sezione degli enti locali sta valutando di inserire nella riforma del quadro normativo un incentivo per i Comuni che prediligono il coinvolgimento dei cittadini nei processi decisionali. Iniziati nel 2018 il quarto ciclo di incontri proseguirà il 30 maggio 2022 con alcuni Comuni dell’alto Luganese.

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi, accompagnato dal Capo della Sezione degli enti locali Marzio Della Santa, dall’ispettore comunale Alan Lancetti e dalla responsabile dei progetti aggregativi Daniela Baroni, ha incontrato i Municipi di Coldrerio, Morbio Inferiore e Vacallo nonché i sei Comuni che hanno aderito allo studio preliminare per un’eventuale aggregazione del Basso Mendrisiotto.
Durante il primo degli incontri, quello con il Comune di Coldrerio, il Municipio ha illustrato i progetti in cantiere ponendo l’accento sull’edificazione del nuovo parco intergenerazionale che vedrà la luce nel corso dell’autunno e sarà un luogo d’incontro nel cuore del paese a disposizione di tutta la comunità. La discussione è proseguita in maniera costruttiva passando in rassegna le politiche che le istituzioni comunali possono attuare per coinvolgere la cittadinanza nei processi decisionali. Un coinvolgimento della popolazione all’inizio dei processi decisionali può frenare l’inoltro di ricorsi o l’avvio di referendum, migliorando la progettualità comunale.
Durante la riunione con il Comune di Morbio Inferiore, all’indomani della bocciatura del referendum contro l’edificazione di un nuovo Ecocentro comunale, l’accento ancora una volta è stato messo sull’importanza di coinvolgere i cittadini, già in una fase decisionale, per creare consenso sui progetti comunali.
Infine, il Municipio di Vacallo ha messo in evidenza la grande vivacità della propria comunità e la forte presenza di associazioni sul territorio, due caratteristiche che rendono la popolazione del Comune molto attiva. Un ottimo auspicio per il progetto di studio preliminare di aggregazione che prenderà avvio nelle prossime settimane.
La visita si è conclusa nel tardo pomeriggio con una riunione alla quale sono stati invitati gli Esecutivi di Balerna, Breggia, Chiasso, Morbio Inferiore, Novazzano e Vacallo per discutere dello studio introduttivo per il progetto aggregativo del Basso Mendrisiotto che entrerà nel vivo a inizio giugno. Lo scorso autunno, infatti, dando seguito alla richiesta dei Comuni, il Dipartimento delle istituzioni ha avallato un nuovo procedimento in materia di aggregazione: prima di dare avvio a un vero e proprio processo, i sei Comuni interessati a creare una nuova realtà comunale analizzeranno e valuteranno le potenzialità di quello che potrebbe essere il futuro del Basso Mendrisiotto. La Sezione degli enti locali coordinerà i lavori dei due giorni di seminari previsti il 3 e il 4 giugno, attuando ancora una volta le pratiche del governo collaborativo già sperimentate con successo in altre realtà come Faido.
Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni ha tenuto a specificare che «il Dipartimento delle istituzioni ha promosso il Buon governo dei Comuni, con l’intento di aiutare i Comuni a coinvolgere attivamente i cittadini nei processi decisionali diventando parte attiva della discussione e quindi anche delle decisioni. I processi partecipativi aiutano a migliorare la fiducia della popolazione nei confronti del sistema politico e consentono pure di accrescere la trasparenza delle decisioni prese e consentono anche ad altri cittadini di comprendere meglio i meccanismi democratici politici».
Per quel che concerne la partecipazione attiva Marzio Della Santa ha fatto presente che «nella revisione totale della Legge organica comunale si sta valutando di inserire una modifica per favorire i Comuni che prediligono la partecipazione attiva alzando per essi, ad esempio, l’asticella per inoltrare un referendum. In questo senso le visite nei Comuni sono fondamentali perché arricchiscono le riflessioni sulle riforme in corso di spunti e suggerimenti concreti».

“Solidali ma vigili contro i possibili abusi”

“Solidali ma vigili contro i possibili abusi”

Il Consigliere di Stato parla della crisi creata dalla guerra in Ucraina

Nella conferenza stampa di marzo, quando venne presentato il Piano cantonale d’accoglienza riguardante i profughi ucraini, il Consigliere di Stato Norman Gobbi aveva sottolineato – oltre alla grande solidarietà manifestata dai ticinesi – anche alcuni rischi insiti in una situazione straordinaria e del tutto particolare come quella della fuga di milioni di persone da un territorio di guerra. “Le analisi che si fanno in queste circostanze devono tener conto anche dei fattori di rischio, delle criticità e dei pericoli che può comportare l’accoglienza di profughi in fuga dalla guerra. Pur sottolineando che l’aspetto umanitario è prioritario – e in questo senso le ticinesi e i ticinesi si sono dimostrati campioni – è compito dell’autorità fare in modo che non vi siano pericolose derive: da un lato da parte di chi viene accolto, ma soprattutto da chi accoglie, o meglio da ambienti che possono magari approfittare della situazione con comportamenti scorretti. Qui penso per esempio allo sfruttamento su un posto di lavoro, visto che lo statuto S a cui i profughi ucraini hanno diritto dà la facoltà di svolgere un’attività remunerata. Ma pure, in un ambito ancora molto più pericoloso, allo sfruttamento delle persone in un contesto criminale”.
Le criticità che nascono possono essere diverse. “I datori di lavoro che hanno intenzione di assumere un profugo ucraino (si parla al maschile, ma saranno soprattutto donne a trovare lavoro) devono rispettare tutte le procedure, senza scorciatoie. Devono assicurare alla persona che lavora alle loro dipendenze uno stipendio in base al contratto vigente nel settore. In caso contrario verrebbero penalizzati ancora i residenti, già spesso superati… sulla destra dai frontalieri”, afferma il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.
Suscita critiche il fatto che a tutte le persone con lo statuto S venga corrisposto una specie di “soldo”, oltre alla copertura della cassa malati e delle spese di alloggio, anche a chi lavora. “La critica è giusta. Ma attenzione: anche le persone con permesso S sono o saranno assoggettate all’imposta alla fonte. Questo vuol dire che chi lavorerà dovrà pagare le imposte. Inoltre le prestazioni erogate vengono calcolate tenendo conto delle entrate della persona e se sarà autosufficiente non riceverà più i soldi delle prestazioni. Sono molte le informazioni che l’autorità richiede ai profughi, proprio per evitare possibili abusi. Tra questi anche un formulario in cui devono dichiarare se hanno capitali in Svizzera o all’estero ed eventuali redditi”, chiarisce il Consigliere di Stato Norman Gobbi.
Molti si sono chiesti che senso ha sostenere finanziariamente profughi ucraini che girano sulle nostre strade con le Maserati… “Le ho viste anch’io queste auto. Sono persone generalmente molto facoltose e hanno potuto lasciare l’Ucraina appena è scoppiata la guerra. Si tratta della prima ondata. In seguito però sono giunti coloro che la guerra l’hanno vista e subita veramente. Però l’autorità non può essere sprovveduta e deve mettere in campo tutti i mezzi per accogliere, ma con le dovute attenzioni. Quest’ondata migratoria è completamente diversa da quelle vissute nel passato. La mia impressione è che l’apparato federale – competente in materia di politica d’asilo – non si sia adattato. Oltre che solidali, dobbiamo essere vigili, perché comunque questa crisi ci presenterà un conto salato, che dovremo pagare tutti noi”, conclude il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

“Migliorare la protezione della popolazione”

“Migliorare la protezione della popolazione”

Lo chiedono i direttori militari cantonali, secondo cui l’Esercito svizzero dovrebbe concentrarsi sulla difesa
Comando, processi decisionali e misure immediate in caso di guerra devono essere ridefiniti a causa della guerra in Ucraina, secondo i consiglieri di Stato competenti – nei Cantoni – per gli affari militari. L’Esercito svizzero deve concentrarsi sul cuore della sua attività, ovvero la difesa.
 
“Rinnovare i rifugi”
In una presa di posizione pubblicata oggi la Conferenza governativa per gli affari militari, la protezione civile e i pompieri (CG MPP) ha sottolineato che i rifugi sono un mezzo importante per proteggere la popolazione in un conflitto armato. Per questo vanno rinnovati e sviluppati. Va ad esempio valutato se quelli costruiti prima del 1987 rispondono ancora alle esigenze odierne. Ci vorrebbe poi in generale più trasparenza nel settore.

L’importanza di comunicazione e sicurezza
Grande importanza hanno poi sistemi di comunicazione sicuri, sia in caso di guerra sia di intervento per catastrofi naturali o emergenze. Da diversi anni vengono sviluppati tre progetti chiave sul tema, che però avanzano lentamente, secondo la CG MPP. Oltre a questo, vista la situazione incerta a livello di politica di sicurezza, la Conferenza invita l’Esercito svizzero a riconcentrarsi principalmente sulla difesa. Per fare questo, è necessario personale sufficiente e materiale di riserva.
 
Da www.ticinonews.ch
 
Con il Comune ticinese nel cuore

Con il Comune ticinese nel cuore

Per Norman Gobbi occorre sempre più valorizzare gli enti locali

Un settore importante dell’attività del Dipartimento delle istituzioni è quello dedicato ai Comuni ticinesi. In questi ultimi anni sono stati portati avanti molti progetti per rafforzare il primo dei nostri tre livelli istituzionali. “Il primo e il più importante – afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi – perché quello più vicino a cittadine e cittadini, ed aziende. È a livello comunale che si intercettano i bisogni, le esigenze, le preoccupazioni della popolazione. Poi le risposte non possono essere date sempre solo dal Comune. Ma questa prossimità è un valore di grande importanza. Per questo dobbiamo dare sempre più mezzi ai Comuni. In questo discorso non entra solo il tema delle aggregazioni. Queste ultime sono un tassello importante, ma non l’unico”, sottolinea il Direttore del Dipartimento delle istituzioni.

Oggi si parla di “Comune residenziale”, che, diciamo così, prende il posto del Comune dei servizi e del Comune economico, come lo abbiamo inteso nei decenni scorsi. Ci spieghi di che cosa si tratta. “In primo luogo non si intende “Comune dormitorio”. Anzi: tutto il contrario! Il Comune, la sua amministrazione, Municipio e Consiglio comunale, ma pure le associazioni sportive, culturali e di svago devono contribuire a migliorare la qualità di vita dei cittadini e delle aziende. Se si riesce a fare questo salto di qualità vuol dire che si stanno soddisfacendo le esigenze dei cittadini. Ma tra il dire e il fare però… Ed ecco che come Dipartimento vogliamo dare gli strumenti per fare questo salto di qualità. In questo senso si inseriscono i progetti di “Buon Governo”, oppure quello del “Comune socialmente responsabile”. Ma pure i risultati che stiamo ottenendo con Ticino 2020 (la riforma che vuole riordinare e ridefinire i rapporti tra Comuni e Cantone, ndr) vanno in questa direzione. Gli incontri bilaterali che ho con gli amministratori comunali durante le mie visite nei Comuni ticinesi, inoltre, vanno nella direzione di stabilire un ponte di contatto tra Comuni e Cantone. Da questo rapporto diretto possono nascere molti stimoli e sempre più mi convinco del buon lavoro che i Comuni ticinesi stanno portando avanti, degli sforzi che fanno per migliorare quella qualità di vita dei cittadini di cui dicevo prima. Il dialogo, anche franco, può solo portare a risultati positivi e a superare barriere che solo sino a poco tempo fa potevano sembrare invalicabili”, conclude il Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

“L’anonimato protegge troppo”

“L’anonimato protegge troppo”

Norman Gobbi spiega perché introdurre il biglietto nominale potrebbe essere la soluzione per porre fine o arginare il problema del tifo violento

“Dobbiamo smettere di dire che sono dei compagni che sbagliano. Sono dei violenti che si camuffano da tifosi”. Non ha usato mezzi termini il consigliere di Stato Norman Gobbi nel condannare gli atti di vandalismo perpetrati dai tifosi dello Young Boys durante la loro trasferta a Lugano e al loro rientro sul treno speciale FFS.
Per il direttore del DI il problema riguarda l’anonimato che queste manifestazioni garantiscono al tifo organizzato. “Sono persone che sotto questo cappello cedono alla loro vera natura, ovvero di essere dei violenti che nell’anonimato vogliono dar sfogo alla loro frustrazione, ma creando un danno alla collettività”.
L’unica soluzione per Gobbi resta dunque il biglietto nominale. “Nell’ambito di queste manifestazioni l’animato protegge troppo coloro che vogliono essere dei violenti”, ha ribadito ai microfoni di Ticinonews.

https://www.ticinonews.ch/ticino/l-anonimato-protegge-troppo-KB5388149

Da www.ticinonews.ch

Ticino 2020, ultimi nodi da sciogliere

Ticino 2020, ultimi nodi da sciogliere

Il Governo: accordo in vista. Dafond (Comuni): vogliamo partecipare alle decisioni

Forse ci siamo. Forse. L’accordo fra Cantone e Comuni su ‘Ticino 2020’, l’annoso progetto di riforma dei flussi finanziari e della ripartizione delle competenze fra i due livelli istituzionali, sarebbe vicino. Lo rende noto il Consiglio di Stato. Entro l’autunno, scrive il Governo, “sarà possibile sottoporre il progetto a un’ultima fase di informazione e consultazione”.
I recenti sviluppi dell’importante cantiere istituzionale vengono comunicati dopo l’ultima riunione, tenutasi prima di Pasqua, del Comitato strategico di ‘Ticino 2020’ alla quale hanno partecipato la Direzione del progetto – Marzio Della Santa e Michele Passardi, accompagnati da Danilo Mattenberger –, i rappresentanti del Cantone – i consiglieri di Stato Norman Gobbi, Raffaele De Rosa e Christian Vitta – e quelli dei Comuni: Felice Dafond, Michele Foletti e Andrea Pellegrinelli. Riunione nella quale il Comitato strategico, fa sapere il Consiglio di Stato, ha dato “luce verde alla proposta di ripartizione dei compiti e di nuovi flussi finanziari”. Concretamente? Il progetto di riforma prevede di attribuire al Cantone “i compiti relativi alla promozione delle famiglie, alla protezione dei minori incluse le autorità di protezione, all’assistenza sociale e alle assicurazioni sociali, alla comunità tariffale e alla centrale di allarme del servizio autoambulanza”. Il Cantone, annota ancora il Governo, “assumerà integralmente i costi degli aiuti diretti per il mantenimento degli anziani a domicilio”. Il finanziamento del settore anziani e delle prestazioni complementari Avs/Ai “rimarranno invece di competenza di entrambi i livelli istituzionali, così come il trasporto regionale, che continuerà a essere gestito da Cantone e Comuni congiuntamente”. Il finanziamento delle scuole comunali “passerà per contro integralmente ai Comuni cui contestualmente all’introduzione del concetto di istituto scolastico minimo verranno concesse maggiori autonomie operative”. In merito alle autorità di protezione occorre ricordare che sotto la lente del parlamento c’è la riforma proposta dal Governo, ovvero il passaggio dal modello amministrativo – oggi incentrato sulle Autorità regionali di protezione (Arp) facenti capo ai Comuni – a quello giudiziario, con l’introduzione delle Preture di protezione e quindi con la ‘cantonalizzazione’ del settore tutele e curatele.

Ma ci sono punti da chiarire
Nel comunicato diffuso ieri pomeriggio il Consiglio di Stato precisa che restano ancora “da affinare i dettagli relativi ad alcuni aspetti finanziari legati ai flussi generali nonché le modalità di ripartizione delle competenze e del finanziamento del settore anziani”. «Da una parte – spiega, da noi contattato, il responsabile della Sezione enti locali (Dipartimento istituzioni) Marzio Della Santa – il Dipartimento finanze ed economia ritiene necessario verificare l’impatto sul Piano finanziario del Cantone di alcune modifiche di natura finanziaria discusse nell’ultima riunione del Comitato strategico, dall’altra si tratta di individuare delle soluzioni procedurali per aumentare la partecipazione dei Comuni, che chiedono sia attiva, a decisioni del Cantone che li concernono, come per esempio la pianificazione integrata nel settore anziani».

‘Aspetto per noi imprescindibile per aderire al progetto’
Dei sei temi proposti nel progetto, annota, raggiunto dalla ‘Regione’ Felice Dafond, presidente dell’Associazione dei comuni ticinesi, «cinque hanno trovato una soluzione. Rimane il tema degli anziani e servizi aiuti e cura a domicilio del quale i Comuni sopportano oltre ai 4/5 dei costi a carico dell’ente pubblico e per il quale i Comuni già oggi, oltre che finanziare cospicuamente il settore, offrono soluzioni interessanti per l’utenza». Se da un lato, prosegue il sindaco di Minusio, «ben si comprende che in questo settore Cantone e Comuni continuino ad assumersi costi così importanti, dall’altro è indispensabile che venga loro concesso, seppure a livello comprensoriale, un potere di co-decisione con il Cantone. Sono sicuro che il Dipartimento sanità e socialità saprà dimostrare ai Comuni, che vorranno organizzarsi a livello comprensoriale, negli imminenti e prossimi approfondimenti un’importante autonomia condivisa peraltro sempre con il Cantone. Questo è per noi un punto nodale e imprescindibile per aderire alla Riforma ‘Ticino 2020’».

Il tema dei dettagli relativi ad alcuni aspetti finanziari sui flussi generali e sul settore degli anziani non preoccupa il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi che, interpellato dalla ‘Regione’, non ha timori in merito a possibili allungamenti delle tempistiche: «L’obiettivo in questi ambiti è essere abbastanza neutri, poi sul singolo Comune si potranno registrare un po’ di differenze tra l’oggi e il domani ma il sistema sarà da un lato più chiaro dal punto di vista di responsabilità e ruoli, dall’altro anche più trasparente». Trasparenza che «è un nostro obiettivo e una risposta alla critica mossa al Cantone nell’ambito della perequazione, perché al di là della perequazione diretta, quindi al livellamento intercomunale, abbiamo molte sottoperequazioni che mostrano il reale costo delle prestazioni». Insomma, al di là di alcuni punti interrogativi l’orizzonte comunque è tratteggiato. Sul fatto che il percorso sia stato e sia tortuoso Gobbi premette come «dobbiamo ammettere che gli obiettivi inizialmente posti siano stati fin troppo ambiziosi, la mentalità e la predisposizione a un cambiamento che riconoscesse e valorizzasse maggiormente i Comuni che hanno fatto sforzi importanti nella politica delle aggregazioni e nella strutturazione dei servizi comunque si scontrano con una cultura politica atavicamente un po’ refrattaria alle riforme importanti». Ciò detto, però, il direttore del Di trova «positivo» il fatto che «piano piano si stia trovando una quadra tra le posizioni dei Comuni sui vari dossier, l’ultimo da chiudere è quello degli anziani perché più complesso e strutturato e perché c’è da allineare le reciproche aspettative». Ad ogni modo, riprende Gobbi, oggi «i Comuni sono pronti e predisposti a questo cambio di mentalità perché hanno fatto sforzi per meglio strutturarsi, organizzarsi e aumentare le competenze in casa». In parallelo, però, «anche all’Amministrazione cantonale va fatto capire che i Comuni sono più capaci di dare risposte in un contesto dove abbiamo politiche settoriali in cui Cantone e Comuni si sovrappongono con ruoli diversi, ma anche con ruoli che richiedono maggiore collaborazione». Collaborazione che per Gobbi «è essenziale nell’ambito di un servizio che deve essere garantito a cittadini e aziende». La ripartizione dei compiti cui ha dato via libera il Comitato strategico consentirà, rileva il Consiglio di Stato, “una semplificazione” dei rapporti finanziari tra i due livelli istituzionali, “garantendo la neutralità finanziaria della riforma sia tra Cantone e Comuni che tra i Comuni stessi”. L’accordo permetterà inoltre di sbloccare la riforma del sistema di perequazione finanziaria intercomunale che è “parte integrante del progetto Ticino 2020“. E ora? Il “prossimo passo” consiste nella trasmissione al Consiglio di Stato di un rapporto conclusivo, che permetta di avviare “l’ultima fase d’informazione e consultazione entro la fine dell’anno”.

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 5 maggio 2022 de La Regione

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Verso la svolta per «Ticino 2020» L’accordo è sempre più vicino

Cresce l’ottimismo per l’attesa riforma dei rapporti istituzionali tra il Cantone e i Comuni, un cantiere iniziato oltre otto anni fa Norman Gobbi: «Aspettative forse troppo elevate ma questo risultato è apprezzabile» – Felice Dafond: «Siamo a un minuto dalla mezzanotte»

Era il gennaio del 2014 quando si iniziò a parlare del progetto «Ticino 2020». Da allora, di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia e per la riforma dei rapporti tra Cantone e Comuni la strada si è fatta viepiù in salita: avviata nel 2015, è rimasta bloccata per anni a causa delle divergenze tra i due piani istituzionali. Ma dopo quasi un decennio di attesa, i tempi per concretizzare la riforma sembrano infine maturi: come annunciato ieri dal Consiglio di Stato, l’accordo sul progetto si sta avvicinando. Insomma, pare sia la volta buona, anche se restano da affinare i dettagli di alcuni aspetti finanziari e del settore «anziani». In ogni caso, per il Governo «entro l’autunno sarà possibile sottoporre il progetto a un’ultima fase di informazione e consultazione».

Cosa prevede il progetto?
In buona sostanza, il progetto prevede di affidare al Cantone i compiti relativi alla promozione delle famiglie, alla protezione dei minori incluse le Autorità regionali di protezione, all’assistenza sociale e alle assicurazioni sociali, alla comunità tariffale e alla centrale di allarme del servizio autoambulanza. Il Cantone assumerà integralmente i costi degli aiuti diretti per il mantenimento degli anziani a domicilio. Il finanziamento del settore anziani e delle prestazioni complementari AVS/AI rimarrà invece di competenza di entrambi i livelli istituzionali, così come il trasporto regionale. Il finanziamento delle scuole comunali passerà per contro integralmente ai Comuni a cui, contestualmente all’introduzione del concetto di istituto scolastico minimo, verranno concesse maggiori autonomie operative. Nei prossimi mesi i due livelli istituzionali si incontreranno con l’obiettivo di giungere a un accordo più completo anche sulla presa a carico a domicilio degli anziani.
Il compromesso su «Ticino 2020 » permette inoltre di sbloccare la riforma del sistema di perequazione finanziaria intercomunale che è parte integrante del progetto. Infine, la nuova ripartizione permette una semplificazione dei rapporti finanziari tra i due livelli, garantendo la neutralità finanziaria della riforma sia tra Cantone e Comuni sia tra i Comuni stessi (oltre che per il cittadino).

Due punti in sospeso
Soddisfazione (e un po’ di ottimismo) sui passi avanti compiuti viene espressa dal presidente dell’Associazione dei Comuni ticinesi Felice Dafond. «Si tratta di un progetto ambizioso, un cantiere più che importante per il nostro cantone. E ora credo di poter dire che siamo a un minuto dalla mezzanotte », spiega al CdT. A mancare all’appello sono essenzialmente un paio di cantieri aperti. «Dei sei temi proposti nel progetto cinque hanno trovato una soluzione. Rimane il tema degli anziani e dei servizi di aiuto e cura a domicilio, per noi imprescindibile. Su questo fronte i Comuni sopportano i quattro quinti dei costi ed è quindi indispensabile che venga loro concesso, perlomeno a livello di comprensori, un potere di co-decisione con il Cantone ». Su questo aspetto, Dafond si dice comunque sicuro che «il DSS potrà dimostrare ai Comuni che vorranno organizzarsi a livello comprensoriale un’importante autonomia, seppur sempre condivisa con il Cantone». Infine, l’altro nodo ancora da sciogliere riguarda i flussi finanziari. In particolare, spiega Dafond, l’unico punto rimasto aperto «sono i 4,5 milioni che il Parlamento ha riconosciuto ai Comuni, in aggiunta alla proposta dell’Esecutivo per neutralizzare l’imminente entrata in vigore della riforma fiscale delle persone giuridiche. Ed è solo su questo che si dovrà trovare una soluzione». Insomma, su questo fronte si dice fiducioso. Anche se, conclude Dafond, non dimentichiamo «che i Comuni hanno già fatto tutto il possibile, con molte concessioni. E quindi ora la palla passa nel campo del Consiglio di Stato».
Sul fronte cantonale, anche il capo Sezione degli enti locali Marzio Della Santa si rallegra dei passi avanti: «C’è fiducia, più che in passato, che si possa raggiungere un accordo. E questo perché c’è la volontà da parte di tutti gli attori di arrivare a un risultato finale». Insomma, «c’è una convergenza di massima tra le parti. Anche se a volte, non va dimenticato, il diavolo si nasconde nei dettagli. Si tratta di un cambiamento culturale, quindi non facile da attuare». Ad ogni modo, conclude Della Santa, «ora ci siamo dati un orizzonte temporale di alcuni mesi. Non di anni. E quindi si vedrà subito se c’è, o meno, la volontà di andare fino in fondo».

Autonomia da valorizzare
A rallegrarsi dei passi avanti è anche il direttore del DI, Norman Gobbi. In occasione del dibattito sul Consuntivo 2020, affermò che «il Ticino è un cantone refrattario alle riforme». Ma quindi come si è arrivati a questa svolta? chiediamo. «Tenuto conto della sfida affrontata, abbiamo raggiunto un risultato che ritengo apprezzabile, anche se la riforma non è completa e ci sono ancora punti da appianare. Lo faremo nel corso dei prossimi mesi, presentando in seguito un rapporto conclusivo al Governo», risponde. «Le aspettative erano certo elevate e ho già detto in altre circostanze che forse lo erano anche troppo – ammette -. Detto questo, l’esperienza sin qui maturata mi ha convinto della necessità di migliorare profondamente i rapporti tra Comuni e Cantone. Senza un’adeguata comunicazione e collaborazione tra i due livelli sui temi inevitabilmente condivisi, in futuro risulterà sempre più difficile trovare soluzioni utili per il cittadino, al quale non interessa necessariamente sapere quale livello di governo gli assicura il servizio di cui ha bisogno. Inoltre, gli incontri che svolgo regolarmente con i Comuni mi confermano la necessità per il Cantone di avere un approccio differenziato: non tutti i Comuni sono uguali e la loro capacità di assumere maggiori responsabilità dipende da fattori quali la dimensione o la capacità amministrativa. In futuro sarà sempre meno possibile porre Lugano e Linescio sullo stesso piano». Ma per giungere a questo compromesso gli obiettivi sono stati ridimensionati? Ancora Gobbi: «Riordinare e ridefinire i rapporti fra Comuni e Cantone è necessario. L’intento del Consiglio di Stato – il progetto, è bene ricordarlo, è voluto dall’intero Governo – è quello di valorizzare l’autonomia dei Comuni, che negli ultimi decenni sono stati confrontati con troppe centralizzazioni di compiti nelle mani del Cantone. Si tratta sostanzialmente di un cambiamento culturale nella gestione della cosa pubblica. Da questo punto di vista gli obiettivi sono stati raggiunti laddove lo si è ritenuto politicamente fattibile. Non parlerei quindi di un ridimensionamento, ma piuttosto di un adeguamento».

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 5 maggio 2022 del Corriere del Ticino

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I nuovi compiti di Comune e Cantone

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Servizio all’interno dell’edizione di mercoledì 4 maggio 2022 de Il Quotidiano

Verso un accordo per la riforma dei rapporti fra Cantone e Comuni

Verso un accordo per la riforma dei rapporti fra Cantone e Comuni

Comunicato stampa

Dopo aver definito e analizzato le proposte di ripartizione dei compiti e di nuovi flussi finanziari, si avvicina l’accordo tra il Cantone e i Comuni sul progetto di riforma istituzionale «Ticino 2020». Rimangono ancora da affinare i dettagli relativi ad alcuni aspetti finanziari legati ai flussi generali nonché le modalità di ripartizione delle competenze e del finanziamento del settore «anziani». Entro l’autunno sarà possibile sottoporre il progetto a un’ultima fase di informazione e consultazione.

Nella sua ultima riunione, il Comitato strategico del progetto «Ticino 2020» ha dato luce verde alla proposta di ripartizione dei compiti e di nuovi flussi finanziari. All’incontro hanno preso parte la Direzione del progetto (Marzio Della Santa e Michele Passardi accompagnati da Danilo Mattenberger), i rappresentanti del Cantone (i Consiglieri di Stato Norman Gobbi, Raffaele De Rosa e Christian Vitta) e dei Comuni (Felice Dafond, Michele Foletti e Andrea Pellegrinelli).  
Il progetto di riforma prevede di affidare al Cantone i compiti relativi alla promozione delle famiglie, alla protezione dei minori incluse le Autorità regionali di protezione (ARP), all’assistenza sociale e alle assicurazioni sociali, alla comunità tariffale e alla centrale di allarme del servizio autoambulanza. Il Cantone assumerà integralmente i costi degli aiuti diretti per il mantenimento degli anziani a domicilio. Il finanziamento del settore anziani e delle prestazioni complementari AVS/AI rimarranno invece di competenza di entrambi i livelli istituzionali, così come il trasporto regionale, che continuerà a essere gestito da Cantone e Comuni congiuntamente. Il finanziamento delle scuole comunali passerà per contro integralmente ai Comuni cui contestualmente all’introduzione del concetto di istituto scolastico minimo verranno concesse maggiori autonomie operative. Nei prossimi mesi avranno luogo una serie di riunioni a cui prenderanno parte politici e tecnici rappresentanti i due livelli istituzionali con l’obiettivo di giungere a un accordo più completo anche sulle modalità di governo del settore degli anziani.
L’accordo trovato permette di sbloccare la riforma del sistema di perequazione finanziaria intercomunale che è parte integrante del progetto Ticino 2020. Inoltre la nuova ripartizione permette una semplificazione dei rapporti finanziari tra i due livelli istituzionali, garantendo la neutralità finanziaria della riforma sia tra Cantone e Comuni che tra i Comuni stessi.  
L’intento del Comitato strategico è quello di favorire un cambiamento culturale nella gestione della cosa pubblica, costruendo nuove modalità di collaborazione ed esecuzione dei compiti sia per il Cantone che per i Comuni salvaguardando l’autonomia comunale per i compiti di prossimità.  
Il prossimo passo consiste nella trasmissione al Consiglio di Stato di un rapporto conclusivo, che permetta di avviare l’ultima fase di informazione e consultazione entro la fine dell’anno.

Cambio di Presidenza del Consiglio di Stato

Cambio di Presidenza del Consiglio di Stato

Comunicato stampa

Nel corso della seduta odierna, il Consiglio di Stato ha proceduto al tradizionale cambio di Presidenza. Il Consigliere di Stato Claudio Zali ha assunto la carica, per il quarto anno della Legislatura 2019/2023, succedendo al Consigliere di Stato Manuele Bertoli. Il Consigliere di Stato Raffaele De Rosa ha invece assunto la carica di Vicepresidente.