Un ritorno alla normalità? “C’è voglia di incontrarsi”

Un ritorno alla normalità? “C’è voglia di incontrarsi”

Gobbi: dopo il no alla Fiera di San Martino ben venga la Rassegna gastronomica del Mendrisiotto

Voglia di ritrovata normalità. Sembra un po’ questo lo spirito che aleggia tra la gente in queste giornate. È dello stesso parere il Consigliere di Stato Norman Gobbi. “Usciamo da un’estate altalenante, sia meteorologicamente sia socialmente parlando. Il tempo in luglio è stato quel che è stato, ma nello stesso tempo anche le discussioni attorno alla vaccinazione non sono sempre state…serene. In queste settimane però, tenuto conto che la situazione epidemiologica per fortuna si è assestata – quando in molti non tanto tempo fa ipotizzavano ancora una quarta o quinta ondata di contagi… – stiamo ritrovando una certa voglia di incontri, di partecipare a manifestazioni”. Però anche quest’anno non ci sarà la Fiera di San Martino a Mendrisio, prevista come sempre nella seconda settimana di novembre. “È stata una decisione presa dal Municipio di Mendrisio, che ha fatto una valutazione attenta e poi ha deciso di non organizzare la Fiera. Una scelta legittima – sottolinea il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. Anche se personalmente San Martino mi mancherà e avrei preferito finalmente ritornare a incontrarmi con tanti amici e molte persone che a Mendrisio si danno appuntamento. Un momento di aggregazione genuino, sempre spontaneo e all’insegna della cordialità e della convivialità. Peccato”

Però questa voglia di normalità non si ferma davanti all’annullamento della sagra mendrisiense- “Sì, per fortuna. La “vendemmia” a Lugano si è svolta, pur con il rammarico del brutto tempo di domenica. E proprio il prossimo fine settimana a Bellinzona si svolge la rassegna dedicata ai nostri formaggi. Un bel momento, in cui uno tra i prodotti d’eccellenza del nostro territorio viene messo in mostra per essere apprezzato e degustato dai cittadini. Anche i turisti potranno approfittare di questa rassegna sempre più apprezzata al Nord delle Alpi. Ma ci sono anche altri segnali di una ritrovata normalità. Per esempio ritengo degna di nota la Rassegna Gastronomica del Mendrisiotto e Basso Ceresio. È giunta addirittura alla 58esima edizione, segno di lungimiranza tra i promotori. Sono 39 i ristoranti che vi partecipano. Una rassegna che contraddistinguerà tutto il mese di ottobre, come sempre, e che è partita proprio all’indomani dell’introduzione dell’obbligo del Certificato COVID per chi si accomoda all’interno dei ristornanti. È la prova provata che anche davanti a mutate condizioni imposte da questo virus, la voglia di fare e l’intraprendenza possono vincere. Il ritrovarsi attorno a un tavolo per una buona cena o un buon pranzo sono manifestazioni dell’attività umana molto importanti. Anche un bicchiere vino (attenzione: con moderazione e con tutte le precauzioni in caso di guida!) può essere utile per ritornare a una routine positiva. E poi quest’anno il vino della Rassegna è il Merlot dell’azienda cantonale di Mezzana…”, conclude sorridendo il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

(Immagine: www.rassegna.ch)

Stefano Devrel nominato capo dell’Ufficio della migrazione

Stefano Devrel nominato capo dell’Ufficio della migrazione

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato nella sua seduta odierna ha nominato il lic. iur. Stefano Devrel capo ufficio dell’Ufficio della migrazione della Sezione della popolazione. Il signor Devrel sostituisce Morena Antonini, che ha raggiunto il beneficio della pensione dopo 8 anni alla guida dell’Ufficio della migrazione e 40 anni di servizio presso l’Amministrazione cantonale.

Stefano Devrel, 39 anni, domiciliato a Giubiasco, attualmente giurista sostituto capo ufficio, ha studiato a Basilea ottenendo nel 2008 la laurea in giurisprudenza. In seguito, nel 2012 è entrato nell’Amministrazione cantonale quale giurista presso l’Ufficio della migrazione.
Al lic. iur. Stefano Devrel il Consiglio di Stato formula i migliori auguri per la sua nuova attività e rivolge i ringraziamenti a Morena Antonini per la sua dedicazione nello svolgimento di un compito delicato e che impegna l’Ufficio con circa 150’000 pratiche ogni anno.

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha incontrato il Prefetto di Como Andrea Polichetti al CCPD di Chiasso

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha incontrato il Prefetto di Como Andrea Polichetti al CCPD di Chiasso

Comunicato stampa

 Il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha incontrato questa mattina a Chiasso il Prefetto di Como dott. Andrea Polichetti nell’ambito della mattinata di visita che quest’ultimo ha dedicato al Centro di cooperazione di Polizia e Doganale di Chiasso (CCPD). Presenti anche il coordinatore per la parte svizzera del centro, capitano Christophe Cerinotti e il suo omologo per la parte italiana colonnello Sergio De Francesco

Presso il CCPD di Chiasso operano per la parte svizzera la Polizia cantonale, l’Amministrazione Federale delle Dogane, l’Ufficio federale di polizia, la segreteria di Stato della migrazione. Per la parte italiana operano la Polizia di Stato, l’Arma dei Carabinieri, la Guardia di Finanza e l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Si tratta di un importante centro di collaborazione italo-svizzero per tutte le questioni che toccano i rapporti transnazionali nell’ambito della criminalità, dei reati contro la vita, il patrimonio, il traffico di stupefacenti, la tratta delle persone e il traffico di migranti, ma pure i reati economici e finanziari.

La visita del Prefetto Polichetti ha permesso così al Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi di affrontare congiuntamente alcuni temi, anche a seguito di due recenti incontri informali. Oltre a toccare le questioni che contraddistinguono il lavoro quotidiano (il contrasto alla criminalità transfrontaliera) si è parlato per esempio di una possibile crisi migratoria, sulla base soprattutto dell’efficace collaborazione avuta nell’ambito della crisi del 2016. Da segnalare inoltre il tema della coordinazione transfrontaliera in ambito di eventi catastrofici a cavallo del confine. “Si è trattato – ha affermato il Consigliere di Stato Norman Gobbi al termine della visita al CCPD – di un incontro molto proficuo, che ha consolidato l’ottimo rapporto con il Prefetto di Como. Un rapporto indispensabile, se si pensa alla sicurezza in due regioni così vicine e così permeabili tra loro. In questo senso abbiamo concordato di fissare un incontro ogni tre mesi sempre al Centro di cooperazione di Polizia e Doganale di Chiasso”.

“Un traforo con due canne per scongiurare nuove tragedie”

“Un traforo con due canne per scongiurare nuove tragedie”

Norman Gobbi da Consigliere di Stato airolose saluta l’avvio del cantiere

“È stato un momento storico e simbolico quello che abbiamo vissuto mercoledì con l’apertura ufficiale del cantiere per la realizzazione della seconda canna del tunnel autostradale del San Gottardo”. Con queste parole il Consigliere di Stato Norman Gobbi saluta l’avvio dei lavori, che per un airolese come lui riveste un significato ancora maggiore. “Quello che si è aperto è un cantiere che… arriva da lontano. Il prossimo 24 ottobre saranno 20 anni dal gravissimo incidente all’interno del tunnel autostradale, quando morirono 11 persone per uno spaventoso rogo innescato dallo scontro tra due camion, uno dei quali guidato da un autista ubriaco. Da quel giorno ci si rese conto ancora di più della pericolosità di un tunnel con una canna sola. E da quel giorno il dibattito sulla sicurezza sotto il San Gottardo non si è mai interrotto. Per fortuna, dico io, perché ciò ci ha permesso di trovare la soluzione adeguata, con l’unico intervento possibile: realizzare un secondo tunnel”.

Il nuovo traforo ha superato lo scoglio di una votazione popolare nel febbraio del 2016. “Ero presidente del Consiglio di Stato in quell’anno. E nei mesi prima del voto mi sono battuto affinché si comprendesse, anche a livello svizzero, che la sicurezza sotto il tunnel era basilare e che l’unica soluzione era la costruzione di una seconda galleria. La seconda canna infatti non porterà a raddoppiare la capacità del traforo sotto il San Gottardo, perché vi sarà una sola corsia unidirezionale per canna e l’accesso degli automezzi pesanti avverrà come attualmente, ossia con un dosaggio sia prima dell’accesso a nord, sia prima dell’accesso a sud. Il popolo svizzero ha ben compreso la posta in giuoco. In Ticino vi era pure la preoccupazione per quanto poteva avvenire a sud del Cantone, soprattutto a sud del Ponte diga di Melide, con un traffico aumentato su un’arteria già fortemente congestionata. Non aumentando la capacità sotto il San Gottardo grazie a un’unica corsia per canna si scongiura questo rischio. Ha prevalso nella scelta del cittadino l’importanza di garantire la sicurezza su un tratto di strada decisivo per i collegamenti nord-sud in Svizzera”, sottolinea il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

Per un cittadino di Airolo questo cantiere significa però anche altro, se pensiamo che una grande parte del materiale di scavo sarà utilizzata per una copertura dell’area dello svincolo attuale. “Verrà tolta l’attuale cesura che divide il territorio comunale, ridando terreni a un villaggio oggi molto sacrificato dagli interventi viari. Airolo potrà così garantire una migliore qualità di vita residenziale ai suoi cittadini e ai turisti che in Alta Leventina già oggi trovano un contesto ideale per le escursioni e per la pratica di diversi sport”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

 

10 anni alla testa della Polizia cantonale

10 anni alla testa della Polizia cantonale

Matteo Cocchi traccia un bilancio della sua attività in qualità di comandante, ricordando i momenti più salienti della sua carriera: “Il Ticino è diventato più sicuro”

 

10 anni. Tanto è passato da quando, il 1° ottobre 2011, Matteo Cocchi ha assunto la carica di comandante della Polizia cantonale. Cinque i papabili candidati che allora erano in corsa per rimpiazzare Romano Piazzini: oltre a Cocchi, l’ex comandante delle Guardie di Confine Mauro Antonini, il comandante della Polizia di Lugano Roberto Torrente, l’ex comandante della comunale di Locarno Andrea Ronchetti e l’avvocato e divisionario dell’esercito Stefano Mossi. La scelta è ricaduta sull’allora 37enne malcantonese, che vanta una formazione come giurista e che fino ad allora aveva svolto una carriera da militare professionista.

In questi 10 anni sono parecchi gli eventi e le operazioni che sono avvenute sotto la sua supervisione. Tra queste, ne citiamo alcune, l’operazione Duomo, che nell’ottobre 2015 ha portato all’arresto di 6 rapinatori che volevano assaltare un portavalori a Castelrotto; l’inaugurazione della galleria di base del San Gottardo il 1° giugno 2016; la crisi dei migranti a Como nell’estate del 2016; l’arresto, nel 2018, a Pregassona di alcuni membri dei Pink Panthers; la visita del Segretario di Stato americano Mike Pompeo a Bellinzona nel giugno 2019 e la costituzione dello Stato Maggiore Cantonale di Condotta a inizio 2020 per far fronte alla crisi di coronavirus. Tante, insomma, le esperienze vissute in questi 10 anni di servizio. In un’intervista a 360 gradi a Ticinonews, Cocchi racconta i suoi principali ricordi e alcuni aneddoti della sua carriera.

Come è stato il momento di entrare in servizio?
“È stato particolare. Iniziavo una nuova fase professionale. Dopo 10 anni, devo dire che sono motivato come quel giorno. Son successe tante cose, ma sembra ieri”.

Gli articoli dell’epoca rievocano il ruolo di Norman Gobbi nella sua nomina. All’epoca in che rapporti eravate e in che rapporti siete ora?“Prima della mia nomina non lo conoscevo molto bene. In 10 anni ci siamo avvicinati da un punto di vista professionale, ma anche in termini di amicizia. È un rapporto molto importante, che permette anche di essere molto franchi e di discutere in maniera positiva e costruttiva le problematiche. Avere un superiore politico che ascolta e dà seguito alle proposte fatte è molto importante”.

Cybercrimine e criminalità organizzata. La polizia cantonale è pronta a rispondere a queste sfide o servono maggiori risorse? 
“La Polizia si è evoluta negli anni e deve essere al passo con i tempi. L’evoluzione della criminalità o nuovi fenomeni devono spingerci ad anticipare, basandoci sempre su delle analisi. Abbiamo sicuramente ricevuto un ottimo adeguamento del personale, oggi bisogna concretizzare quello che abbiamo fatto e adattare la struttura e attività a queste situazioni. Una delle ultime decisioni che sono state prese è stata proprio quella di creare un nuovo reparto giudiziario, che fungerà da canale di captazione di informazioni e analisi. Sarà poi importante seguire il trend della tecnologia per migliorare e continuare essere efficaci”.

A seguito dei fatti dell’ex Macello, sembra che la fiducia della popolazione nelle istituzioni sia un po’ calata. Condivide questa riflessione?
“Credo che la popolazione ticinese abbia una grande fiducia nell’operato della Polizia. La maggioranza dei cittadini sa come lavoriamo e che operiamo a favore della sicurezza dei cittadini”.

Sappiamo che era mosso da buone intenzioni, ma pronuncerebbe ancora quella frase “andate in letargo” alle persone sopra i 65 anni, espressa durante la prima ondata pandemica?
“L’ho ribadito più volte, quella frase è uscita così in un momento difficile e di crisi. Eravamo molto preoccupati e la situazione era poco chiara. Era una frase forte diretta a chi in quel momento era in pericolo e che abbiamo cercato di proteggere con tutte le misure del caso”.

A suo avviso in questi 10 anni il Ticino è diventato un Cantone più sicuro?
“Il Cantone è sempre stato sicuro, oggi sicuramente lo è di più perché ci sono fenomeni che sono un po’ “spariti”, come per esempio i furti, che all’inizio della mia attività erano molto presenti e destavano preoccupazione tra la popolazione. Ci sono poi una serie di fenomeni che restano sotto traccia ed è compito della Polizia analizzarli, in collaborazione con altri enti, per poter procedere con questo trend positivo e di benessere nel Cantone”.

https://www.ticinonews.ch/ticino/10-anni-alla-testa-della-polizia-cantonale-HH4696292

Da www.ticinonews.ch

«Un modello unico in Svizzera»

«Un modello unico in Svizzera»

Per il consigliere di Stato la «Cellula operativa nomadi» è sempre stata un atout importante.
Il Governo offre aree di sosta agli jenisch ma non ai gruppi stranieri di passaggio – «Vorremmo averne una permanente»

Nel Canton Ticino nell’allora 2006 è stata costituita una « Cellula operativa nomadi » composta dal segretario generale del Dipartimento delle istituzioni, un referente della Polizia cantonale e un mediatore, come modello di gestione unico in Svizzera. 
La stretta collaborazione tra i referenti della «Cellula operativa nomadi » è da sempre stato un atout nella gestione delle situazioni puntuali, soprattutto durante la presenza negli anni passati dei nomadi stranieri, ovvero i rom. L’introduzione della figura di mediazione ha anche permesso alle autorità locali di venir a conoscenza dei diversi aspetti storico-culturali dei gruppi solitamente chiamati senza distinzione «zingari». Il lavoro sul terreno quale mediatrice e lo studio antropologico di Nadia Bizzini ci ha dato gli elementi per affermare che tra nomadi svizzeri (jenisch) e nomadi stranieri ( rom) le somiglianze sono unicamente legate alla scelta di vita itinerante, mentre non vi è alcuna affinità culturale, linguistica, storico-geografica e soprattutto nella maniera di interagire con le popolazioni locali.
È oltremodo importante sottolineare che dal 2002 i nomadi svizzeri sono riconosciuti come minoranza nazionale (cfr. perizia del 27 marzo 2002 dell’Ufficio federale di giustizia). Le autorità cantonali sono obbligate a fornire aree di stazionamento ai nomadi svizzeri anche in conformità con la sentenza del 28 marzo 2003 del Tribunale federale, che riconosce i diritti di praticare il nomadismo ai nomadi elvetici e promuove « la messa a disposizione di luoghi di sosta in numero sufficiente nei Cantoni, affinché i nomadi svizzeri possano condurre una vita conforme alle loro tradizioni» (Sentenza Tribunale Federale 2003). Per i nomadi stranieri, invece, la Costituzione elvetica non prevede il diritto di sosta in aree di transito in Svizzera come ribadito nella sentenza del 2019 del Tribunale federale in cui invita anche a differenziare i rom dagli jenisch appunto per evitare una discriminazione del tutto a sfavore degli jenisch.
Tale approccio abbraccia la politica del Governo ticinese, adottata già nel 2011 con la decisione di impegnarsi a garantire il soggiorno ai nomadi svizzeri in aree di sosta, ma non ai nomadi stranieri. Da qualche anno i nomadi 
svizzeri usufruiscono di una parte del terreno Seghezzone (quartiere di Giubiasco) come area provvisoria. L’obiettivo dei prossimi anni sarà di allestire un’area permanente, grazie alla preziosa collaborazione del Comune di Bellinzona.
Le difficoltà incontrate finora nel trovare un terreno da adibire ad area permanente per i nomadi svizzeri sono dovute alla reticenza della popolazione locale essenzialmente legata alla confusione tra gli jenisch e i rom, da cui l’importanza di informare la popolazione sulla indiscutibile differenza tra i due gruppi itineranti.

****

Dal campeggio sul Ceneri al Seghezzone a Giubiasco
Le tappe: parla il segretario generale del Dipartimento istituzioni Luca Filippini.

li jenisch per diversi anni avevano a disposizione un campeggio sul Monte Ceneri, di loro gestione, finanziato dalla Fondazione Radgenossenschaft der Landstrasse e in parte sovvenzionato anche dalle autorità cantonali. Nell’ottobre del 2010 i proprietari del terreno hanno deciso di cambiarne la destinazione annullando il contratto di locazione.

Le soluzioni alternative
Da allora si sono cercate soluzioni alternative, senza esiti, fino al 2014 quando l’allora Comune di Giubiasco accolse la richiesta del Cantone di mettere a disposizione una parte del terreno Seghezzone, da anni già a disposizione della Missione evangelica zigana svizzera per un paio di settimane l’anno.
L’area è dedicata unicamente ai nomadi svizzeri ed è aperta da marzo a ottobre, come soluzione temporanea.

Nessun disagio
Nel corso di questi anni non si sono riscontrati disagi tanto che con la nascita della Grande Bellinzona, il nuovo Comune ha voluto adottare la lunga tradizione ad accogliere i nomadi svizzeri, collaborando con le autorità cantonali per trovare un terreno sul quale adibire un’area jenisch permanente.

Articoli pubblicati nell’edizione di sabato 2 ottobre 2021 del Corriere del Ticino

Stop ai test gratuiti, per Gobbi una decisione «strana»

Stop ai test gratuiti, per Gobbi una decisione «strana»

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi commenta la revoca della gratuità dei test confermata oggi dal Consiglio Federale. 
E, riguardo ai costi per la società: «C’è chi dice che i test li paghiamo tutti, ma questo vale anche per i vaccini».

Tra dieci giorni addio test gratis per tutti. L’ha confermato oggi in conferenza stampa il ministro della sanità Alain Berset.
Questo, nonostante il disaccordo, almeno parziale, di diversi Cantoni, tra cui il Ticino. E il consigliere di stato Norman Gobbi non nasconde, ai microfoni di Radio Ticino, disappunto e preoccupazione.

Sbagliato obbligare – «Mi sembra un po’ una politica strana», esordisce Gobbi, «perché la cosa più importante non è obbligare tutti a vaccinarsi, ma continuare a depistare il virus. In questo periodo, la sua diffusione è contenuta grazie anche all’attuale politica di test». Il consigliere di stato discute poi le conseguenze della decisione di Berna sul piano sociale: «Quando i test diventeranno a pagamento si creerà una frattura, ed è quello che il Consiglio di Stato ticinese non vuole. Proprio per evitare divisioni tra chi è vaccinato e chi non lo è».

Spese per tutti, ma anche nel caso del vaccino – E, riguardo alla questione dei costi, Gobbi non si trova d’accordo con la visione del Consiglio federale e di molti cittadini: «C’è chi dice che insomma i test li paghiamo tutti noi, ma è lo stesso anche per i vaccini e tutto ciò che sta intorno all’organizzazione della campagna vaccinale». «L’obiettivo», conclude, «non è dire chi è più bravo dell’altro, ma piuttosto tenere unita questa comunità che, lo vediamo anche in alcuni risvolti emersi in ambito sportivo (riferito alle recenti risse nel calcio regionale ndr.), fa fatica a tornare alla normalità». 

https://www.tio.ch/ticino/attualita/1538998/test-gobbi-stato-decisione-consiglio

Stabilite le date delle elezioni cantonali 2023 e delle comunali 2024

Stabilite le date delle elezioni cantonali 2023 e delle comunali 2024

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha fissato le date delle elezioni cantonali del 2023 e delle elezioni comunali del 2024:

  • Domenica 2 aprile 2023 avranno luogo le elezioni del Consiglio di Stato e del Gran Consiglio per il periodo 2023-2027;
  • Domenica 14 aprile 2024 avranno luogo le elezioni dei Municipi e dei Consigli comunali per il periodo 2024-2028.  

Le elezioni del Consiglio nazionale e del Consiglio degli Stati sono invece fissate per domenica 22 ottobre 2023.

Segnaliamo inoltre che sul foglio ufficiale sono stati pubblicati i risultati definitivi delle votazioni dello scorso 26 settembre 2021.

Conferenza sulla nuova Legge federale sulla protezione dei dati

Conferenza sulla nuova Legge federale sulla protezione dei dati

Il Gruppo di lavoro strategico del Consiglio di Stato Cyber sicuro vi invita alla conferenza sul tema

La nuova Legge federale sulla protezione dei dati (LPD): genesi, sfide e opportunità

che si terrà giovedì 14 ottobre 2021 dalle ore 09:00 alle 12:00 al Cinestar di Lugano

Interverranno:
On. Norman Gobbi
Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni (DI)

On. Christian Vitta
Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle finanze e dell’economia (DFE)

Dr. Daniel Dzamko
Responsabile dell’Ambito direzionale Protezione dei dati presso l’Incaricato federale della protezione dei dati e per la trasparenza

Dr. Giorgio Rastrelli
Co-Direttore, Centro di Calcolo Elettronico SA

 Avv. Rocco Talleri
Avvocato e titolare dello studio legale Talleri Law

Programma

Iscrizioni