Istituita la Commissione di studio dell’aggregazione tra Aranno, Bioggio, Neggio e Vernate

Istituita la Commissione di studio dell’aggregazione tra Aranno, Bioggio, Neggio e Vernate

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha approvato l’avvio di uno studio di aggregazione tra i comuni di Aranno, Bioggio, Neggio e Vernate, istituendo la Commissione di studio incaricata di elaborare il progetto aggregativo.

Dando seguito alle istanze di aggregazione dei municipi di Aranno, Bioggio, Neggio e Vernate, il Consiglio di Stato ha nominato una Commissione di studio che allestirà la proposta di aggregazione tra i quattro comuni ai sensi della Legge sulle aggregazioni e separazioni dei Comuni. Il Governo valuta con favore questa iniziativa, che si inserisce con coerenza nell’approccio indicato dal Piano cantonale delle aggregazioni (PCA). Il PCA è infatti impostato quale strumento di indirizzo a supporto delle iniziative promosse dal basso, orientate al consolidamento istituzionale e al rafforzamento dell’organizzazione comunale e dei servizi alla cittadinanza, in linea con l’ipotesi aggregativa formulata da Aranno, Bioggio, Neggio e Vernate. Questi comuni appartengono al medesimo comprensorio definito nel PCA, denominato “Malcantone Est”, ed è previsto che gli scenari possano essere realizzati in tappe successive.

Il progetto risponde pertanto pienamente agli orientamenti cantonali in tema di aggregazioni. Come da indicazione dei rispettivi municipi, la Commissione di studio è composta da:

per il Comune di Aranno: Stefano Magini, sindaco – Paolo Felix, vice sindaco

per il Comune di Bioggio: Eolo Alberti, sindaco – Daniele Bianchi, vice sindaco

per il Comune di Neggio: Antonella Notari, sindaco – Gracco Moreno Barberis, vice sindaco

per il Comune di Vernate: Andrea Russi, municipale – Angelo Vegezzi, municipale

e dai quattro segretari comunali, questi ultimi con ruolo tecnico.

Il contatto con il Dipartimento delle istituzioni verrà assicurato dalla Sezione degli enti locali.

(Immagine: www.bioggio.ch)

«La professione e il contesto sono in continua evoluzione»

«La professione e il contesto sono in continua evoluzione»

Matteo Cocchi festeggia oggi i suoi primi dieci anni nel ruolo di comandante della Polizia cantonale. È quindi il momento ideale per tracciare un bilancio e provare a guardare alle sfide che verranno.

Comandante, come si è evoluta la Polizia cantonale in questi dieci anni sotto la sua guida?
«Guardando con occhio retrospettivo a tutto quanto accaduto dall’ottobre del 2011, posso dire di aver portato un’ottima squadra a coordinare molti progetti, su più livelli e che hanno toccato l’insieme della struttura della Polizia cantonale. Pensiamo all’adeguamento degli effettivi o al superamento di alcune problematiche legate anche ai servizi di supporto (che hanno comunque un ruolo importante per il buon funzionamento dell’attività), passando poi per determinati fenomeni legati ai furti e ai flussi migratori, alle questioni legate alla prostituzione (operazione Domino), sino ad arrivare alla sicurezza dei grandi eventi (l’inaugurazione della galleria di base del San Gottardo nel 2016 così come la visita dell’allora Segretario di Stato USA Mike Pompeo), alla gestione della crisi pandemica e alle minacce legate alla recrudescenza del terrorismo che anche da noi non sono mancate. E tra le tante tappe di questi dieci anni non posso non citare quello che è un autentico fiore all’occhiello».

A cosa si riferisce?
«Mi riferisco alla Centrale comune di allarme (CECAL) che oggi riunisce sotto lo stesso tetto parte della struttura dell’Amministrazione federale delle dogane (AFD), il 118 dei Pompieri ticinesi e, da aprile, la sede ufficiale a livello cantonale di ricezione e trasmissione degli allarmi 144 su rete fissa e mobile. Si tratta di un unicum a livello svizzero del quale dobbiamo andare fieri».

E alla luce di questo percorso, come viene percepito il Corpo?
«Oggi la Polizia cantonale è riconosciuta a livello svizzero come un’ottima polizia. Lo abbiamo dimostrato in più occasioni sul piano operativo e ci siamo impegnati andando oltre quelli che sono i confini territoriali da Airolo a Chiasso: io per esempio sono delegato, nell’ambito della Conferenza svizzera dei comandanti di polizia, quale rappresentante della Confederazione, nel gruppo di lavoro europeo ATLAS che riunisce i comandanti dei vari corpi speciali di polizia europei oltre che Direttore dei corsi specifici dedicati ai Gruppi di intervento sotto il “cappello” dell’Istituto Svizzero di Polizia. Due funzioni che mi permettono di avere molti contatti in Svizzera e all’estero. Allo stesso modo, diversi ufficiali sono attivi in gruppi di lavoro a livello nazionale e questo ci permette di “far sentire la nostra voce” e di farci apprezzare per la professionalità che mettiamo nel nostro agire».

Come è cambiato il ruolo del Comandante? E quello dell’agente sul territorio?
«Quello di Comandante della Polizia cantonale è un compito affascinante e pieno di responsabilità, soprattutto in anni di grandi mutamenti come i nostri. La Polizia cantonale, in tutte le sue componenti, si evolve, fa un lavoro encomiabile e ha come missione di rispondere in maniera celere ed efficace ai bisogni dei cittadini. Questo in un contesto “liquido” in cui le nuove tecnologie vanno assumendo un ruolo sempre più di spicco, anche in termini di visibilità degli interventi ».

E quindi?
«Spesso ci troviamo confrontati con situazioni impreviste e le sfide per le Forze dell’Ordine si fanno più articolate in termini di prevenzione, specializzazione e collaborazione. Il nostro obiettivo è quello di reagire a un’urgenza cercando, dove possibile, di anticipare gli eventi con l’analisi e la ricerca di informazioni. Non mi stancherò mai di ribadire che la parte avversa è sempre “due caselle” più avanti per cui non è scontato anticipare le sue mosse e di conseguenza le possibili soluzioni. Da qui l’importanza della collaborazione, di essere più connessi e quindi più celeri».

In passato si parlava spesso di malumori in seno al Corpo, oggi di questo non si parla praticamente più: segno che la situazione «ambientale» è migliorata?
«Come Comandante, nel rispetto delle gerarchie, cerco, nel limite del possibile, di relazionarmi con tutti. Più volte sono al fronte, partecipo alle operazioni, frequento i posti di polizia e mi piace effettuare qualche turno in pattuglia assieme ai nostri agenti. Quando poi il Comandante è con chi è sul campo per interventi complicati, capita che qualcuno cerchi il suo sguardo, chiamato a reagire a seconda del momento con una parola o una pacca sulle spalle. Tutto ciò è fondamentale per rendersi conto del lavoro. Un capo deve farsi vedere, non può starsene chiuso in ufficio. Siamo una macchina complessa, ma anche una “grande famiglia” – e parlo senza retorica – che possiede le risorse e le capacità di affrontare le difficoltà».

Si è parlato invece in alcune circostanze di interventi un po’ troppo “robusti” di agenti, sfociati anche in denunce. Qual è il suo punto di vista sul “modus operandi” degli agenti in Ticino?
«L’agente deve avere la predisposizione a svolgere una professione che lo mette fortemente sotto pressione, che a volte impone di prendere delle decisioni in una frazione di secondo. In determinate circostanze, la polizia può, anzi deve, usare mezzi coercitivi nei limiti del principio di proporzionalità. È lo Stato stesso a conferirci questa facoltà attribuendoci un’importante responsabilità. Il modo di operare degli agenti nei diversi contesti è drasticamente cambiato e le dinamiche si sono evolute. Insistiamo molto in questo senso sia nel corso della formazione di base degli aspiranti (oggi articolata su due anni) sia nei tanti momenti di formazione continua. Un polso di come viene percepito il nostro lavoro è dato anche dall’importante numero di lettere di ringraziamento che giunge alla mia attenzione al Comando. Senza dimenticare l’ultima giornata di porte aperte svoltasi a Lodrino nell’autunno 2019 con oltre 6.000 persone accorse. Tante famiglie con bambini hanno lanciato un chiaro messaggio: la gente ci vuole bene».

La collaborazione con le Polizie Comunali è sempre d’attualità, e sullo sfondo vi è l’annoso progetto della Polizia unica: a che punto siamo su questo fronte?
«C’è un gruppo di lavoro che si sta chinando sulla tematica e le idee che ne usciranno potranno servire alla politica e alle istituzioni per decidere quale strada intraprendere. Ma sono adattamenti strutturali che dovranno essere decisi dalla politica. A noi toccherà metterli in pratica con professionalità e spirito collaborativo. In tema di collaborazione (e tornando alla CECAL), va aggiunto che, dalla fine dell’estate 2020, tutte le polizie comunali sono entrate a far parte del sistema di coordinamento immediato tra la Centrale stessa e le pattuglie. A fronte di un evento urgente e grazie alla geolocalizzazione, è possibile visualizzare in tempo reale la posizione di ogni pattuglia, consentendo alla Centrale di ingaggiare l’unità operativa più vicina. Questo ci permette di rispondere con più celerità alle esigenze dei cittadini che chiedono il nostro intervento ».

Uno dei suoi obiettivi è quello di incrementare le quote rosa all’interno del Corpo e dei Quadri: cosa ci può dire a tal proposito?
«Sin da subito ho espresso la volontà di accrescere la presenza femminile nel Corpo a tutti i livelli. Si tratta di una presenza importante e da valorizzare come dimostrato anche dalle ultime campagne di reclutamento e dal fatto che la quota di donne che hanno frequentato la scuola è in aumento. Spero che nei prossimi anni si possa far crescere anche la percentuale di quadri femminili in quanto possediamo un potenziale da non sottovalutare».

Dopo la demolizione dell’ex Macello, la realtà dell’autogestione è tornata di stretta attualità: il Comandante come si pone davanti alla tematica di chi chiede a gran voce spazi e infrastrutture dove potersi muovere in autonomia, e dove il compito di controllo e sicurezza delle Polizie diventa più arduo?
«Sulla questione dell’autogestione e degli spazi a disposizione, in termini generali, non posso che ribadire l’importanza di trovare una finestra di dialogo. Occorre sedersi a un tavolo e guardarsi negli occhi, così da individuare delle possibili soluzioni concordate e nel rispetto di chiare regole che dovranno poi essere rispettate».

Recentemente in Ticino è stato creato un nuovo Reparto giudiziario con l’intento finale di costituire un unico centro di competenza informatico e di intelligence: qual è lo scopo di questo progetto?
«Nel nuovo Reparto giudiziario 4 confluiranno i servizi già attivi nella raccolta, nell’elaborazione, nell’analisi e nella divulgazione di informazioni distribuiti in diverse Aree della Polizia cantonale. L’intero processo mira a garantire una migliore visione d’insieme e un migliore coordinamento di queste attività a beneficio dell’operatività del Corpo e della sicurezza della collettività».

Veniamo alla pandemia: la sensazione diffusa è che lei inizialmente era molto esposto mediaticamente, mentre nella seconda fase è rimasto più dietro le quinte. Ci spiega il motivo?
«Il mio ruolo durante la fase acuta tra marzo e giugno 2020 era quello di Capo dello Stato Maggiore Cantonale di Condotta. Il contesto, con la fine dello stato di necessità, è andato modificandosi. Fatta questa precisazione, va detto che ogni momento di una crisi, a seconda della situazione, ha le sue particolarità e necessità a livello di conduzione, di presenza (anche mediatica) o di puro lavoro di analisi e di pianificazione ».

Come guarda al futuro il Comandante Cocchi?
«È giunto il momento di consolidare e ottimizzare quanto fatto finora. Con la VISIONE 2025, la Polizia cantonale si prefigge di dare continuità all’evoluzione organizzativa attraverso la definizione di nuovi obiettivi, aggiornando ulteriormente la struttura. Questi i punti cardine: innalzare il livello di contrasto a una criminalità in grado di adattarsi facilmente all’evoluzione dei tempi e della tecnica; promuovere gli investimenti e gli aggiornamenti necessari al fine di mantenere, e se possibile migliorare, il livello qualitativo della tecnica; introdurre diverse figure specialistiche garantendo nel contempo il focus sui compiti generalisti; favorire gli scambi interni di personale nell’ottica del miglioramento formativo professionale. Detto questo, guardo al domani con entusiasmo rinnovato e voglia di fare. Tutto ciò con il medesimo slancio che mi motiva dal 1. ottobre 2011».

Intervista pubblicata nell’edizione di venerdì 1 ottobre 2021 del Corriere del Ticino

Avviati ufficialmente i lavori di realizzazione del secondo tunnel autostradale del San Gottardo

Avviati ufficialmente i lavori di realizzazione del secondo tunnel autostradale del San Gottardo

La costruzione del secondo tunnel autostradale del San Gottardo è ufficialmente cominciata con la cerimonia tenutasi questo mercoledì mattina prima a Göschenen e poi ad Airolo.

Presenti circa 150 invitati dotati di certificato Covid, con l’Ufficio federale delle strade e i sindaci a fare gli onori di casa e il Consiglio di Stato ticinese in corpore, così come era rappresentato quello urano. Il primo brillamento simbolico è avvenuto alle 11.01 al portale urano, ripetuto alle 12.40 all’ingresso meridionale.

L’asse stradale del San Gottardo “è un’arteria della Svizzera” e “un elemento essenziale della coesione nazionale”, ha detto il direttore dell’USTRA Jürg Röthlisberger. Il presidente Urban Camenzind ha ricordato che il Governo urano era inizialmente contrario alla realizzazione, ma ora la vede come un’opportunità per Göschenen per ripopolarsi e anche per tutto il cantone. Il materiale di scavo sarà in parte utilizzato per la rinaturazione del lago a Flüelen e una parte degli alloggi degli operai sarà poi riconvertita in appartamenti.

“L’apertura di questo tunnel dovrà combinare due esigenze volute dalla politica e dal popolo: la protezione delle Alpi e la sicurezza dei transiti. Due gallerie con una singola direzione di marcia permetteranno di raggiungere questo obiettivo”, ha dal canto suo affermato il presidente dell’Esecutivo ticinese Manuele Bertoli.

L’opera, la cui realizzazione costerà 2,14 miliardi di franchi, sarà inaugurata fra otto anni. Sarà lunga 16,9 chilometri, quasi esattamente come il primo tubo datato 1980, di cui permetterà il risanamento. L’avvio ufficiale dello scavo cade praticamente a 20 anni esatti dal rogo mortale del 2001.

La costruzione della galleria era stata accolta dal popolo il 28 febbraio 2016. I lavori preliminari sono in corso già nei primi mesi del 2020 e l’evento era previsto già in primavera, prima di essere rinviato a causa della pandemia.

Da www.rsi.ch/news

Nuovo permesso di soggiorno per cittadini UE/AELS  

Nuovo permesso di soggiorno per cittadini UE/AELS  

Comunicato stampa

A partire dal 1° ottobre 2021 anche nel Cantone Ticino sarà introdotta la nuova carta di soggiorno AA19 in formato carta di credito per cittadini UE/AELS nonché per i permessi per frontalieri G e i permessi C. Per i cittadini di Stati terzi titolari di permessi L, B e C la situazione rimarrà invariata poiché essi sono già ora in possesso di una carta biometrica.

La conversione al nuovo formato concretizza un progetto del Dipartimento federale di giustizia e polizia denominato PA19, per il quale è stata prevista un’introduzione scaglionata nei diversi Cantoni.
Il nuovo formato, nel quale saranno integrate la fotografia e la firma – ma non i dati biometrici – è stato previsto per garantire una maggior sicurezza e per rispondere meglio alle esigenze di una società moderna.
Per far fronte all’aumento di rilevamenti di dati personali conseguente a questo cambiamento, che arriverà a contare circa 250 registrazioni aggiuntive giornaliere, l’organizzazione della Sezione della popolazione è stata adeguatamente ridefinita e potenziata. Dal 1° ottobre 2021, i rilevamenti saranno effettuati dal Servizio documenti d’identità con sede a Bellinzona che già si occupa della registrazione dei dati relativi a cittadini di Stati terzi oltre all’elaborazione dei documenti d’identità svizzeri.  
Grazie a un’agenda online la persona straniera potrà spostare l’appuntamento in modo semplice e rapido in base alle proprie esigenze.  
Il nuovo formato è previsto al momento della prima richiesta, in caso di rinnovo, come pure in occasione di modifiche che rendono necessario un aggiornamento del permesso. I permessi di soggiorno rilasciati in forma cartacea rimangono dunque validi fino alla data della loro scadenza e saranno sostituiti unicamente in caso di modifiche.

Votazione del 26 settembre 2021 – Il commento del Consiglio di Stato

Votazione del 26 settembre 2021 – Il commento del Consiglio di Stato

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha preso atto dei risultati della votazione cantonale odierna su tre iniziative popolari.

Iniziativa popolare «Basta tasse e basta spese, che i cittadini possano votare su certe spese cantonali»

Il Consiglio di Stato ha preso atto del voto odierno della cittadinanza, che ha respinto l’iniziativa popolare «Basta tasse e basta spese, che i cittadini possano votare su certe spese cantonali» e ha accolto il controprogetto approvato dal Gran Consiglio il 23 febbraio 2021.
La modifica costituzionale approvata dalla cittadinanza istituisce lo strumento del referendum finanziario obbligatorio «filtrato» dal Parlamento. In particolare, il controprogetto stabilisce che il Gran Consiglio, con un terzo favorevole dei presenti e con un minimo di 25 deputati, potrà sottoporre a referendum gli atti comportanti una spesa unica superiore a 30 milioni di franchi o una spesa annua superiore a 6 milioni di franchi per almeno quattro anni.
Il Governo ricorda che il controprogetto adottato nella votazione odierna è il frutto di un lungo periodo di trattative fra la Commissione parlamentare della gestione e gli iniziativisti.

Iniziativa popolare «No alle pigioni abusive, sì alla trasparenza: per l’introduzione del formulario ufficiale ad inizio locazione»
Il Consiglio di Stato saluta positivamente la decisione della cittadinanza, che ha respinto l’iniziativa popolare denominata «No alle pigioni abusive, sì alla trasparenza: per l’introduzione del formulario ufficiale ad inizio locazione».
Le statistiche mostrano che sul mercato immobiliare vi sono numerose abitazioni disponibili, elemento che contribuisce a mantenere le pigioni a un livello moderato. Il Consiglio di Stato e il Gran Consiglio non ritenevano quindi necessario introdurre l’uso di un modulo ufficiale per la conclusione di un nuovo contratto di locazione. Va comunque sottolineato che le norme attualmente in vigore consentono già al Consiglio di Stato di intervenire in modo mirato qualora in determinati Comuni si verificasse una penuria di abitazioni disponibili.

Iniziativa popolare «Le vittime di aggressioni non devono pagare i costi di una legittima difesa»
Il Consiglio di Stato prende atto della decisione della cittadinanza, che ha approvato l’iniziativa popolare «Le vittime di aggressioni non devono pagare i costi di una legittima difesa». Governo e Parlamento cantonale proponevano di respingere l’iniziativa.
Il Governo, che avrebbe preferito rimanere al sistema vigente, grazie al quale è già prevista un’indennità per le spese sostenute in caso di assoluzione o di proscioglimento nonché l’assistenza giudiziaria e la copertura delle spese legali e procedurali di chi si trova in una situazione finanziaria precaria, auspica che la soluzione di rimborso adottata non legittimi comportamenti violenti e non incentivi i cittadini a farsi giustizia da sé, con un ricorso accresciuto alle armi.

 Gobbi: “Potenziato il lavoro di intelligence della Polizia”

 Gobbi: “Potenziato il lavoro di intelligence della Polizia”

“Più performanti contro il crimine organizzato, ma non solo”

Il Consiglio di Stato mercoledì ha nominato il capo di un nuovo Reparto delle Polizia giudiziaria (RG4). “È una nomina importante – afferma il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi – ma soprattutto è importante la creazione di questo nuovo reparto della Polizia giudiziaria. È voluto in primo luogo per rendere ancora più performante la lotta contro la criminalità organizzata. Nel GR4 confluiranno tutti i servizi attivi nella raccolta, nell’elaborazione, nell’analisi e nella divulgazione di informazioni oggi distribuiti in diverse Aree della Polizia cantonale. Si tratta di creare un unico centro di competenza informatico e di intelligence a beneficio dell’operatività del Corpo”.

“Grazie alla strategia che mira a perfezionare il processo di specializzazione di determinati settori, la Polizia cantonale avrà ancora maggiori possibilità per lottare contro il malaffare, per bloccare magari già sul nascere eventuali infiltrazioni della criminalità e per sviluppare strategie preventive contro il crimine”, sottolinea il Consigliere di Stato. Norman Gobbi mette in chiaro come il controllo sul nostro territorio, grazie a uno scambio continuo delle informazioni e a un lavoro cosante di intelligence, sia essenziale per giungere a risultati concreti. “Non si tratta di invadere gli spazi dei cittadini, ma di inserirsi in processi anche informatici che nascondono attività criminali. Poter individuare tali attività ci consente di intervenire a protezione della sicurezza dei ticinesi, dei loro beni e delle loro attività economiche”.

A proposito di controlli, proprio questa settimana sono giunte dal Tribunale federale due sentenze che modificano la giurisprudenza in ambito di concessione di permessi di soggiorno, allargano le maglie per chi chiede un permesso. “Ciò provocherà sicuramente dei contraccolpi – annota il Consigliere di Stato Norman Gobbi. I nuovi paletti definiti dal TF permetteranno a un cittadino dell’UE di ottenere la residenza anche senza abitare in modo continuativo in Ticino. Basta che vi rimanga almeno per sei mesi e un giorno. Vedo già dietro l’angolo il rischio di abusi, soprattutto nel campo degli aiuti sociali. Dovremo essere pronti a mantenere i controlli, sui quali peraltro sia il Tribunale amministrativo cantonale, sia il Tribunale federale hanno sempre dato il loro sostegno”, conclude il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

Prolungato sino al 15 ottobre il bando di concorso per aspiranti Agenti di Custodia  

Prolungato sino al 15 ottobre il bando di concorso per aspiranti Agenti di Custodia  

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni comunica che è stato prolungato sino al 15 ottobre 2021 il termine per la presentazione delle candidature al bando di concorso “aspiranti Agenti di Custodia” presso le Strutture carcerarie cantonali.

La scuola per i futuri Agenti di Custodia si terrà indicativamente nella prima metà del 2022 e ha una durata di 8 mesi, durante i quali sarà possibile apprendere questa professione affascinante e dalle interessanti condizioni retributive. Per permettere a un maggior numero possibile di potenziali candidate e candidati di partecipare alla selezione, la data di scadenza del bando è stata posticipata sino al 15 ottobre 2021. E possibile consultare le condizioni d’impiego e inviare la candidatura all’indirizzo www.ti.ch/concorsi.

Le caratteristiche e le possibilità di carriera, aperta a tutti i nati tra il 1976 e il 1997, di nazionalità svizzera, in possesso di un attestato federale di capacità (AFC) o titolo superiore, e che abbiano un buono stato generale di salute, sono disponibili sul sito www.orientamento.ch
Per ulteriori informazioni sulle condizioni del concorso si può contattare il signor Enrico Ghilardi, Responsabile  al 091 815 00 11.

Presentato il nuovo “Manuale del Giudice di pace”

Presentato il nuovo “Manuale del Giudice di pace”

Comunicato stampa

Si è svolto a inizio settembre all’Auditorium della Scuola cantonale di commercio di Bellinzona alla presenza del Consigliere di Stato Norman Gobbi l’annuale incontro organizzato dal Dipartimento delle istituzioni con i Giudici di pace e i Giudici di pace supplenti. Un appuntamento che quest’anno è stato focalizzato sull’importanza della formazione e, in questo contesto, è stato presentato il nuovo Manuale del Giudice di pace curato dalla Divisione della giustizia. Una pubblicazione agile e aggiornata che diventa un sussidio didattico essenziale per lo svolgimento dell’importante funzione del giudice di pace.

Il Ticino è diviso in 38 giudicature di pace e in ognuna di essa vi è un Giudice di pace e un supplente. Nel 2020, su complessivi 47’379 incarti evasi dalla magistratura cantonale, 7’478 lo sono stati dai Giudici di pace.
I Giudici di pace sono punti di riferimento, figure rispettate che svolgono un ruolo di prossimità importante nell’ambito della giustizia. Un’autorità presente sin dalla nascita del nostro Cantone, nel 1803, e che viene eletta dai cittadini, unica carica sottoposta a elezione popolare in seno alla magistratura. Non occorre essere avvocati o giuristi per accedere a questa funzione.
Il Consiglio di Stato, e per esso la Divisione della giustizia, organizza e finanzia corsi di formazione e di aggiornamento per garantire un’adeguata e specifica formazione ai Giudici di pace che possono altresì avvalersi, nell’esercizio della carica, della consulenza specialistica dell’avv. Emanuela Colombo Epiney, dell’avv. Giorgio Bassetti e dell’avv. Enrico Pusterla.
Martedì 7 settembre 2021 è stato presentato un nuovo strumento che completa lo sforzo di formazione indirizzato ai Giudici di pace: il “Manuale del Giudice di pace”. Curato dall’avv. Ljence Milani della Divisione della giustizia, che si è avvalsa della consulenza degli avvocati Colombo Epiney e Bassetti in particolare, tratta gli aspetti generali di natura istituzionale concernenti i Giudici di pace, la procedura civile, la procedura in materia di esecuzioni e fallimenti, i procedimenti civili speciali, la proclamazione e dichiarazione di fedeltà. Contiene inoltre indicazioni ed esempi pratici, nonché riferimenti a contributi dottrinali e giurisprudenziali.
Alla giornata, molto ben frequentata, è intervenuto con un saluto anche il presidente dell’Associazione dei Giudici di pace, Guglielmo Bernasconi.   

Luce verde agli 11 milioni per il centro di Camorino

Luce verde agli 11 milioni per il centro di Camorino

Netto sì del Gran Consiglio al credito di 11 milioni

Il Gran Consiglio ha approvato il credito per il nuovo stabile. Prevista pure la ristrutturazione del controverso ‘bunker’ che in futuro sarà utilizzato solo in caso di necessità.

Via libera da parte del Gran Consiglio – con 65 sì, 5 no e 5 astenuti – agli 11 milioni di franchi per la realizzazione di un Centro cantonale polivalente a Camorino dedicato all’accoglienza di richiedenti l’asilo. Si tratta di un progetto pilota, visto che sarà di proprietà e gestito dal Cantone e non più da enti esterni come la Croce Rossa. Questo centro andrà in particolare a sostituire quello di Paradiso (uno dei tre centri collettivi per richiedenti l’asilo presenti in Ticino, oltre a quelli di Cadro e Castione) che dovrebbe chiudere al più tardi a fine 2022. Michele Guerra, relatore del rapporto della Commissione della gestione, ieri ha sottolineato i vantaggi di questa nuova struttura polivalente: comporterà una «diminuzione dei costi, una razionalizzazione dei processi e una conduzione diretta nel settore dell’asilo, in particolare nel processo integrativo».

Si cercano soluzioni per i Nem
L’edificio sarà costruito sopra il criticato ‘bunker’, l’impianto di Protezione civile (che sarà ristrutturato) nel quale sono ospitati i cosiddetti Nem, la cui domanda d’asilo è stata respinta o per i quali è scattata la procedura di non entrata in materia. Tuttavia, il nuovo centro non ospiterà queste persone che beneficiano dell’aiuto d’urgenza. Attualmente il Cantone sta cercando spazi alternativi, visto che l’intenzione è quello di chiudere il bunker (come ha chiesto il Forum Alternativo in una petizione che ha raccolto quasi 1’600 firme) entro la fine dell’anno. Alternative che, tuttavia, non sono state ancora trovate, visto che nessuno ha risposto all’appello del Cantone – pubblicato il 14 luglio sul Foglio ufficiale e scaduto il 20 agosto – per la messa a disposizione, nell’arco di almeno cinque anni, di una struttura fuori terra dotata di minimo 30 posti letto. In ogni caso «stiamo cercando soluzioni», ha affermato il consigliere di Stato Norman Gobbi durante il breve dibattito in parlamento. Nel frattempo il collettivo R-esistiamo ha ribadito recentemente in una nota che nel bunker “le condizioni di vita sono inaccettabili”. Ne chiede quindi la “chiusura immediata” e di “concedere l’utilizzo degli alloggi sfitti” alle persone attualmente presenti nel rifugio.

Il ‘bunker’ utilizzato solo in caso di necessità
Tornando al progetto di Camorino (i cui lavori dovrebbero terminare nel 2023), gli impianti sotterranei saranno ristrutturati in modo da ottenere nell’attuale rifugio privato inutilizzato spogliatoi e servizi per il personale così come un magazzino. L’impianto della Protezione civile sarà riorganizzato in settori con 8 posti letto e uno spazio comune per un totale di 48 posti disponibili. Questi spazi saranno utilizzati solamente in caso di necessità (mancanza di altri spazi), per un periodo limitato e per alloggiare esclusivamente persone considerate non vulnerabili (maschi adulti in buona salute senza famiglia a carico). «È importante poter contare su una valvola di sfogo», ha confermato il consigliere di Stato Raffaele De Rosa, ad esempio nel caso in cui la situazione internazionale incerta porti a una aumento dei richiedenti l’asilo. In generale il centro polivalente avrà una capacità totale compresa tra i 173 e i 189 posti letto, si svilupperà su tre livelli e comprenderà spazi comuni e amministrativi. Gli ospiti avranno a disposizione camere singole per portatori di handicap, camere doppie, quadruple, altre di dimensioni maggiori e appartamenti, questi ultimi pensati prevalentemente per l’accoglienza di famiglie o per chi si trova nella fase finale del suo percorso integrativo. Visto che si tratta di un centro ‘polivalente’, esso sarà pure utilizzato per accogliere persone in cerca di protezione a seguito di eventi straordinari (come catastrofi naturali) che rappresentano una minaccia o un pericolo per la popolazione.