Il Presidente del Consiglio di Stato in viaggio di lavoro a Roma

Il Presidente del Consiglio di Stato in viaggio di lavoro a Roma

Comunicato stampa

Dal 18 al 20 aprile, il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi sarà impegnato in un viaggio di lavoro a Roma: il programma prevede la sottoscrizione di un accordo che risolverà le attuali vertenze relative ai permessi per le guardie giurate, e una serie di incontri istituzionali di alto livello ministeriale.

 Il viaggio di lavoro a Roma del Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi ha quale obiettivo principale la sottoscrizione di un accordo con il Ministero degli interni italiano, per la ripresa dello scambio delle informazioni fra l’Italia e la Svizzera in vista del rilascio delle autorizzazioni per gli agenti privati di sicurezza. Parimenti, il Presidente del Governo avrà l’opportunità di discutere in prima persona alcune questioni prioritarie per il Canton Ticino.
Nell’ambito della visita si terrà inoltre l’incontro presso la Santa Sede con il Comandante della Guardia Svizzera Pontificia, Christoph Graf, per fare il punto sul programma di formazione delle guardie svizzere. A livello ministeriale si prevedono poi appuntamenti con il Ministro dello sviluppo economico Giancarlo Giorgetti, con il Ministro al turismo Massimo Garavaglia, con il Sottosegretario del Ministero degli Interni Nicola Molteni.Va infine segnalato che, in vista dell’esercitazione internazionale delle forze di sicurezza e primo intervento «Odescalchi 2022», la delegazione del Canton Ticino terrà una riunione di lavoro con il Capo Dipartimento della Protezione civile italiana, Fabrizio Curcio. Martedì 20 aprile nel pomeriggio, al termine della visita, è previsto un punto stampa per i corrispondenti svizzeri.

“Si potevano anticipare le aperture”

“Si potevano anticipare le aperture”

Norman Gobbi accoglie positivamente le decisioni della Confederazione, anche se le ritiene un po’ tardive – Per Marcus Caduff è “la direzione giusta”

Le prime reazioni ticinesi agli allentamenti decisi oggi, mercoledì, dal Consiglio federale, giungono dal presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, che rimarca come si sarebbe potuto anticipare queste aperture: “Questi allentamenti del Consiglio federale sono sicuramente una cosa positiva, ma potevano essere fatti anche dieci giorni fa. Nonostante un importante afflusso di turisti dal nord delle Alpi, dopo Pasqua non c’è stata un’esplosione dei casi in Ticino. Significa che c’è una certa stagionalità del virus, come abbiamo visto l’anno scorso”.
Il deputato leghista si augura ora che a fine mese si potrà aprire in maniera ancora più massiccia: “Quello odierno è un primo piccolo passo, le aspettative della popolazione sono però più elevate. Spero che per la fine del mese si possa tornare alla normalità, che comunque comporterà il rispetto dei piani di protezione”. Gobbi guarda già alla prossima estate: “C’è la voglia di tornare a vivere assieme. L’estate 2020 non è stata problematica, malgrado un importante afflusso di persone da fuori cantone e alle numerose attività promosse all’interno dello stesso. Non c’è stata un’esplosione dei casi e questo è un elemento positivo. D’altra parte, lo sappiamo, dovremo rispettare dei comportamenti basilari per tenere sotto controllo la situazione, specie in vista di grandi eventi”.
Anche il Consigliere di Stato grigionese Marcus Caduff condivide la scelta dell’Esecutivo federale: “Le decisioni vanno nella direzione giusta. Ci aspettavamo che non si sarebbe deciso di aprire del tutto i ristoranti, ma la possibilità di usare le terrazze è una cosa positiva. Rimangono però delle sfide per i ristoranti, devono avere diritto a delle indennità. Serve però ancora prudenza, la crisi sanitaria non è terminata, ma si possano prendere questi rischi decisi oggi perché le persone vulnerabili sono vaccinate.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Si-potevano-anticipare-le-aperture-13991641.html

Da www.rsi.ch/news

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Gobbi: “La gente conosce le regole, sa che se non si rispettano si richiude”
“Troppo ottimista pensare a riaperture a maggio? Calcoliamo che lo scorso anno quando si riaprì a maggio, qualcuno pensava a delle stragi. Lo stesso è avvenuto a Pasqua e per fortuna è stato tutto sotto controllo”
Riaprire completamente a maggio? Sono le ipotesi ventilate, in cui ovviamente si spera, di Berna. Norman Gobbi le accoglie positivamente.
“Troppo ottimista pensarci? Calcoliamo che lo scorso anno quando si riaprì a maggio, qualcuno pensava a delle stragi. Lo stesso è avvenuto a Pasqua e per fortuna è stato tutto sotto controllo”, ha spiegato, in collegamento con la RSI. “E perché è avvenuto? Le persone sanno che cosa fare, rispettano le regole”. “D’altro canto, si è consapevoli che se non vengono seguite, si richiude”, ha avvisato.
Dunque, l’augurio è di poter davvero riaprire. Il Ticino sta valutando la questione dei test di massa e una decisione è attesa la prossima settimana, anche se per Gobbi la vera utilità riguarda grossi focolai, come poteva essere quello del Liceo di Lugano.

Da www.liberatv.ch

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“Non è una riapertura senza regole”

Norman Gobbi è soddisfatto delle decisioni di Berna ma sottolinea: “Avevamo già chiesto l’apertura a Pasqua”. La campagna di vaccinazione? “Sta portando i suoi frutti”

Allentamenti in arrivo da lunedì 19 aprile. È questa la decisione del Consiglio federale, il quale oggi in conferenza stampa da Berna ha presentato la sua strategia. A margine dell’incontro, il presidente del Consiglio di Stato ha espresso le sue considerazioni in diretta a Ticinonews su Teleticino.

Cosa ne pensa?

“È un passo positivo, benché avessimo già chiesto l’apertura delle terrazze per Pasqua. Un periodo per cui alcuni hanno paventato scenari catastrofici che non si sono verificati: la settimana scorsa abbiamo avuto una diminuzione di un terzo dei contagi e questa settimana l’andamento è simile a quella precedente. Quello che chiedeva il Governo ticinese era dunque sensato. Il Consiglio federale ha deciso di fare una scelta prudente”.

Solo un parametro era rispettato, non c’è il rischio di velocizzare le aperture?
“Questa è una valutazione che ha fatto il Consiglio federale. Se tengo conto di quello che abbiamo vissuto nel 2020 con le riaperture molto accelerate in maggio, alla fine non abbiamo avuto gli scenari apocalittici. Questo significa che la popolazione segue le misure ma è stanca, ma vuol anche dire che la campagna di vaccinazione sta portando i suoi frutti. Questo permette di guardare con positività la situazione, la Svizzera nonostante le chiusure dei ristoranti e le aperture delle stazioni sciistiche non ha avuto grossi problemi come è successo all’estero. Il Canton Ticino sta beneficiando di un’evoluzione anche più positiva”.

Auspica un’estensione degli spazi all’aperto per il settore della ristorazione?
“Lo avevamo già fatto l’anno scorso quando nel mese di maggio era stata data la possibilità chiedendo ai comuni di essere più generosi. Questo credo che sarà fatto anche quest’anno, i Comuni sono vicini agli esercenti del proprio territorio. L’aspetto più importante è che si tratta di una riapertura con delle regole e queste vanno rispettate”.

Viste le riaperture, sul capitolo delle dogane ci potrebbero essere delle riaperture?
“Questo dipende dal governo italiano. L’Italia sta avendo un’evoluzione positiva, le regioni confinanti sono passate dal rosso all’arancione e significa che il virus ha un effetto stagionale che da noi è un effetto di maggior vita all’esterno rispetto che all’interno”.

Da adesso via ripercorreremo la stessa situazione della scorsa estate?
“Il Consiglio federale vuole avere un passo prudente con test di massa e un importante campagna di vaccinazione. La Svizzera è ai primi posti in questo senso e il Canton Ticino ha fatto uno sforzo per tutelare la fascia di popolazione che ha sofferto”.

https://www.ticinonews.ch/ticino/non-e-una-riapertura-senza-regole-LY4076368

Da www.ticinonews.ch

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Norman Gobbi: «È lo spiraglio che tutti aspettavamo»
Il presidente del Consiglio di Stato saluta favorevolmente la decisione di Berna – «Benché parziale, questa prima riapertura fornisce una prospettiva agli operatori economici.
La decisione sulle terrazze conferma che forse la stessa decisione poteva essere adotta già a Pasqua»

Sollecitata per il fine settimana pasquale da Gastrosuisse e appoggiata dal Consiglio di Stato, la riapertura delle terrazze dei ristoranti si è infine concretizzata. Il Governo ha accolto favorevolmente gli allentamenti decisi da Berna, seppur con la convinzione che si sarebbe anche potuto giocare d’anticipo: «Salutiamo favorevolmente la decisione di riaprire almeno le terrazze dei ristoranti e dei bar», afferma il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi. «Benché parziale, questa prima riapertura fornisce una prospettiva agli operatori economici. La decisione odierna sulla riapertura delle terrazze conferma che forse la stessa decisione poteva essere adotta già per il periodo pasquale. Si tratta comunque di un segnale importante per tutta la società: la Svizzera è incamminata sulla strada del ritorno alla normalità».

Graduale ritorno alla normalità
Un ritorno alla normalità, seppur graduale, che passa anche dagli allentamenti per le attività culturali e per le attività sportive sia all’interno, sia all’aperto. Un passo nella direzione soprattutto dei ragazzi e dei giovani adulti. Tuttavia, se da un lato questi allentamenti sono da interpretare come un segnale positivo, dall’altro è chiaro che non si può ancora cantare vittoria. «La decisione di Berna deve infondere fiducia e speranza: il traguardo si sta avvicinando», osserva Gobbi, che precisa: «La situazione resta delicata e fragile. La campagna di vaccinazione procede in maniera costante, condizionata però dal numero di dosi a disposizione. Il nostro auspicio è che possa davvero arrivare il cambio di velocità che stiamo aspettando con trepidazione. Il Ticino è pronto per questo cambio di velocità, non appena la materia prima ci verrà consegnata». Già, le vaccinazioni. La campagna è nel suo pieno svolgimento ma a destare qualche preoccupazione sono i problemi riscontrati da AstraZeneca e Johnson & Johnson. Due prodotti che, lo ricordiamo, in Svizzera non sono utilizzati. «È importante affermare con forza che i vaccini scelti dalla Svizzera (Pfizer e Moderna, ndr) si stanno dimostrando sicuri ed efficaci. Sono lo strumento imprescindibile per superare la crisi. Come Consiglio di Stato siamo contenti che l’adesione alla campagna sia molto buona: speriamo che questa fiducia si confermi anche con le fasce più giovani della popolazione. Come abbiamo detto più volte, senza la partecipazione attiva della popolazione non potremo uscire da questa crisi».

La responsabilità individuale
Popolazione che, nonostante gli allentamenti e l’aumento delle persone vaccinate, è ancora chiamata a un comportamento responsabile. «Voglio sottolineare che le regole di comportamento devono continuare a essere rispettate. Lo ripeto ancora una volta: dobbiamo rimanere prudenti e disciplinati. Il periodo pasquale è stato esemplare in questo senso: abbiamo dimostrato di saper seguire le regole e abbiamo tenuto sotto controllo la diffusione del virus».

Il bilancio di Pasqua
Gettando uno sguardo proprio al fine settimana pasquale, il bilancio di questa data segnata in rosso sul calendario turistico ticinese è stato più che positivo. Ancora il presidente del Consiglio di Stato: «Il grande afflusso di turisti a Pasqua è stato sicuramente benefico per la nostra economia. Tutto si è però svolto in maniera ordinata, e per questo voglio ringraziare tutti i Comuni e gli enti esterni che hanno collaborato alla sensibilizzazione dei nostri amici confederati».

Da www.cdt.ch

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NORMAN GOBBI ‘Sulla strada del ritorno verso la normalità’

“Il Consiglio di Stato saluta favorevolmente la decisione del Consiglio federale di riaprire almeno le terrazze dei ristoranti e dei bar”. È quanto afferma il presidente del governo Norman Gobbi attraverso una breve nota. “Benché parziale, questa prima riapertura fornisce una prospettiva agli operatori economici”, continua Gobbi sottolineando che “la decisione odierna sulle riaperture delle terrazze conferma che poteva essere adottata già per il periodo pasquale”. Ricordiamo che il Consiglio di Stato, proprio nell’imminenza della Pasqua che segna di fatto l’inizio della stagione turistica, aveva sollecitato più volte il Consiglio federale ad allentare proprio la misura relativa alle terrazze. “Si tratta comunque di un segnale importante per tutta la società: la Svizzera è incamminata sulla strada del ritorno alla normalità”.
Lo stesso discorso vale per le riaperture delle attività culturali e per attività sportive sia all’interno, sia all’aperto. “Permangono delle limitazioni, ma è uno spiraglio che dovrebbe contribuire a favorire il nostro benessere psicofisico”, commenta il presidente del Consiglio di Stato. La situazione resta comunque delicata e fragile. “La campagna di vaccinazione procede in maniera costante, condizionata però dal numero di dosi a disposizione”. “L’auspicio è che possa davvero arrivare il cambio di velocità che stiamo attendendo con trepidazione”, aggiunge Gobbi che ricorda come è pronto a questo cambio di velocità “avendo creato un’organizzazione efficace”. Tutto dipenderà dalla velocità di fornitura dei vaccini.
Ma al di là dell’aumento del numero di persone vaccinate, Gobbi sottolinea “che le regole di comportamento devono continuare a essere rispettate continuando a rimanere prudenti e disciplinati”. “Il periodo pasquale – si continua ancora – è stato esemplare in questo senso avendo dimostrato di sapere seguire le regole tenendo sotto controllo la diffusione del virus”.
Il grande afflusso di turisti a Pasqua è stato certamente benefico per l’economia. “Tutto si è però svolto in maniera ordinata grazie anche alla collaborazione dei Comuni e degli enti esterni che hanno sensibilizzato i nostri amici confederati”, scrive Gobbi che conclude con un invito alla fiducia: “Non durerà pre sempre e la strada intrapresa è quella giusta”.

Da www.laregione.ch

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Flyer

Anche il 144 sotto il tetto della Centrale Comune d’Allarme

Anche il 144 sotto il tetto della Centrale Comune d’Allarme

Comunicato stampa

Importante nuovo arrivo alla Centrale Comune d’Allarme (CECAL): dallo scorso 1° aprile è stata infatti attivata anche la sede ufficiale a livello cantonale di ricezione e trasmissione degli allarmi 144 su rete fissa e mobile. Si completa in questo modo il progetto per raggruppare sotto lo stesso tetto gli enti di primo intervento a livello cantonale.

Il 14 aprile è tradizionalmente il giorno delle centrali di allarme sanitario urgente (CASU), in ragione della corrispondenza con il numero delle urgenze 144. Quest’anno la Federazione Cantonale Ticinese dei Servizi Autoambulanze (FCTSA) è particolarmente orgogliosa di poter sottolineare l’evento con l’ufficializzazione della nuova centrale Ticino Soccorso 144 che, dopo oltre un ventennio di attività nel Luganese, si è spostata a Bellinzona, in quello che a tutti gli effetti è ora il polo cantonale delle urgenze. La realtà della CECAL è viva e in costante evoluzione. A dimostrarlo, nel 2020 vi sono stati due importanti novità: lo spostamento di parte della struttura dell’Amministrazione federale delle dogane e l’arrivo del numero 118 dei Pompieri ticinesi, gestito dal personale della Polizia cantonale presente in centrale. La prima ha permesso di recuperare degli spazi ed è stata immediatamente colta come un’opportunità dalle Autorità politiche ticinesi, così come dal Comando della Polizia cantonale, che hanno fortemente voluto proseguire la via della condivisione della struttura con gli enti di primo intervento presenti sul nostro territorio. Da qui, in meno di un anno, è nata ed è poi stata sviluppata l’idea di integrare la Centrale di allarme e coordinamento sanitario Ticino Soccorso 144 nel nuovo polo delle urgenze. Una proposta accettata con entusiasmo e con grande slancio da parte della FCTSA, che ha così sposato la visione e la missione di questo centro di competenza, il più moderno a livello svizzero. Considerata la natura societaria della FCTSA, il rapido insediamento è stato possibile grazie ad un accordo tra FCTSA e le Autorità cantonali concretizzatosi in un contratto di affitto per i prossimi 10 anni. Questo ha permesso anche l’insediamento degli altri servizi della FCTSA:
• Qualità e ricerca
• Dispositivo eventi straordinari
• Accademia per la formazione in medicina d’urgenza (AMUT)
In totale oltre una trentina di collaboratori, attivi a vario titolo, hanno iniziato una nuova era della loro avventura, potendo adesso contare sulle risorse logistiche offerte dalla moderna struttura. Gli operatori professionisti della FCTSA lavoreranno infatti spalla a spalla con il personale già attivo in CECAL, concretizzando un importante traguardo strategico per la centralizzazione della condotta degli enti di primo intervento a livello ticinese a beneficio dei cittadini. Questa modalità di gestione, soluzione peraltro già praticata sul campo in occasione di interventi interdisciplinari come ad esempio per gli incidenti stradali, permetterà infatti di ottimizzare la qualità del servizio offerto a favore di tutta la popolazione ticinese. 

Se la vittima è lo Stato

Se la vittima è lo Stato

Crediti Covid: più di cinquanta inchieste. Presunti abusi indennità per lavoro ridotto: una trentina di segnalazioni. Procura e Polizia cantonale fanno il punto.

Tra «i fenomeni sviluppatisi in Ticino all’ombra della pandemia», per citare le parole del portavoce della Polizia cantonale Renato Pizolli, ci sono anche i raggiri, o presunti tali, commessi da imprenditori, o sedicenti imprenditori, nell’ambito degli aiuti erogati dallo Stato per sostenere le imprese che per giro d’affari e posti di lavoro hanno subìto gli effetti nefasti del coronavirus. Aiuti di cui hanno beneficiato pure coloro che a questi contributi non avevano diritto di accedere. Ebbene, tra il marzo 2020 e l’inizio di aprile di quest’anno, il Ministero pubblico, in collaborazione con la Polizia cantonale, ha aperto più di cinquanta procedimenti penali «per sospetta o conclamata truffa al credito Covid»: oltre una quindicina gli incarti che sono nel frattempo sfociati «in decreti d’accusa oppure in rinvii a giudizio». Questi e altri i dati forniti ieri da Andrea Maria Balerna, uno dei due sostituti procuratori generali, responsabile della squadra di magistrati inquirenti che al Ministero pubblico indaga sui reati economico-finanziari. Cinquanta e passa incarti per un totale di circa novanta crediti concessi, pari a un importo che oltrepassa i dieci milioni di franchi. Per quanto attiene ai singoli casi in odor di malversazione finiti sotto la lente degli investigatori, le cifre vanno “da poche migliaia a oltre un milione e mezzo di franchi”, precisa la PolCantonale in una nota. Una novantina le persone sotto inchiesta (cittadini stranieri e svizzeri), tredici delle quali finite in carcere preventivo. Più o meno il trenta per cento quanto si è riusciti finora a recuperare, tra sequestri e restituzione delle somme indebitamente percepite.
Ma le inchieste penali sin qui avviate non concernono solo i furbetti dei crediti Covid, crediti garantiti dalla fideiussione della Confederazione. Nella conferenza stampa indetta da Ministero pubblico e Polizia cantonale per fare il punto sull’evoluzione della criminalità finanziaria in Ticino, si è parlato anche degli abusi, o dei presunti abusi, legati all’erogazione delle indennità per lavoro ridotto previste dalla legge federale sull’assicurazione contro la disoccupazione, un aiuto che per fare fronte alle conseguenze economiche della pandemia, evitando licenziamenti, è stato notevolmente potenziato da Berna. «Più di trenta le segnalazioni» giunte agli organi penali inquirenti e sulle quali «sono in corso verifiche in collaborazione con gli uffici dell’Amministrazione federale e di quella cantonale», ha spiegato il maggiore Thomas Ferrari, responsabile in seno alla Cantonale della Polizia giudiziaria. Dunque oltre trenta casi, gli ha fatto eco il sost pg Balerna, «di indennità percepite abusivamente». Ottenute da aziende, afferma la Polizia nel comunicato, che “avrebbero fornito cifre non veritiere circa le ore di lavoro perse a seguito della crisi pandemica”. A differenza dei crediti Covid garantiti dalla Confederazione, le agevolazioni introdotte dallo Stato per l’accesso alle indennità per lavoro ridotto sono ancora in vigore: non è quindi da escludere un aumento del numero di casi per i quali si renderanno necessari accertamenti da parte di magistratura e polizia. Del resto, ha rammentato Ferrari, «non ci sono state nella storia crisi di cui dei soggetti non ne abbiano approfittato per arricchirsi illecitamente». La crisi indotta dal Covid-19 non fa eccezione.

‘Attenzione alla pericolosità sociale degli illeciti finanziari’
L’incontro con i media è stata l’occasione per sottolineare l’importanza dell’azione di contrasto agli illeciti economico-finanziari. Reati, hanno rilevato Balerna e Ferrari, che possono danneggiare anche lo Stato: si pensi ai menzionati abusi nella concessione degli aiuti pubblici previsti in questo periodo, ma si pensi pure ai fallimenti fraudolenti dai quali emergono non di rado malversazioni in campo fiscale e assicurativo, con il mancato versamento di imposte e oneri sociali. Tutto questo priva l’ente pubblico di risorse finanziarie, da destinare per esempio alla scuola, alla socialità, all’ambiente o agli investimenti. «Non va sottovalutata la pericolosità sociale della criminalità finanziaria», ha avvertito il capo della Polizia giudiziaria.
E a proposito di crac societari fraudolenti, talvolta addirittura programmati da imprenditori senza scrupoli, Balerna e Ferrari hanno evidenziato il ruolo fondamentale, nella repressione e nella prevenzione, giocato del ‘Perito contabile’, figura introdotta in tempi recenti dal Dipartimento istituzioni guidato da Norman Gobbi. Operativo dall’agosto del 2019 nell’organico della Divisione giustizia, il perito è attualmente Peter Ranzoni, economista, una lunga esperienza nel settore bancario e un Master alla Supsi in diritto economico e business crime. È lui a indicare al Ministero pubblico quei fallimenti nei quali si sospetta la commissione di uno o più reati: bancarotta fraudolenta, cattiva gestione, omissione di contabilità. La lista può includere anche la falsità in documenti, l’appropriazione indebita, la diminuzione dell’attivo in danno dei creditori, il riciclaggio… Le segnalazioni del Perito agli inquirenti del Palazzo di giustizia non mancano davvero. «Nell’arco di un anno ha esaminato un centinaio di incarti segnalati come possibilmente problematici dai gestori fallimentari su un totale di un migliaio circa di procedure fallimentari – illustrava nell’ottobre scorso, interpellata dalla ‘Regione’, la direttrice della Divisione Frida Andreotti –. Del centinaio di incarti vagliati da Ranzoni, una trentina ha già dato origine a segnalazioni al Ministero pubblico». Era l’autunno 2020.

‘Come un cancro, che può intaccare l’intero tessuto economico’
Chi fa impresa, ha osservato il sostituto procuratore generale Balerna, «non può non prendere in considerazione la possibilità di fallire, qui però si tratta di crac usati come uno strumento per arricchirsi a danno di terzi». Per esempio a danno dei fornitori. Uno strumento per arricchirsi «togliendo nel contempo mezzi finanziari allo Stato: imposte e tasse non versate, oneri sociali non pagati». Fallimenti fraudolenti, truffe, appropriazioni indebite… la criminalità finanziaria, ha rincarato Balerna, «è come un cancro, che può intaccare l’intero tessuto economico e sociale», che è in grado di alterare il mercato, introducendo forme di «concorrenza sleale» e di renderlo così «poco o per nulla attrattivo per gli imprenditori onesti». Pertanto meno ditte che si insediano nel territorio, meno posti di lavoro, meno benessere: «Un terreno fertile» per il manifestarsi di altri reati, come furti e rapine, che generano e alimentano nella popolazione un sentimento di insicurezza.

Quella economico-finanziaria è una criminalità che in genere «ha una certa conoscenza dei meccanismi del sistema giudiziario e dell’apparato amministrativo, nonché delle nuove tecnologie», ha messo in guardia Ferrari. Tuttavia, ha continuato il capo della Polizia giudiziaria ticinese, non basta il solo lavoro delle autorità di perseguimento penale. Oltre a magistratura e polizia, la lotta coinvolge, deve coinvolgere «la società civile» e «i servizi dell’Amministrazione». Per far sì che l’azione di contrasto sia incisiva è allora necessario lo scambio di informazioni tra i vari uffici cantonali, è necessario «investire» nelle risorse umane e nei mezzi. Si sta andando in questa direzione, ma si può e si deve fare di più. Le difficoltà economiche odierne dovute alla pandemia potrebbero attirare i capitali, da riciclare, di associazioni criminali di stampo mafioso. «Nel contesto pandemico – ha detto Balerna – non abbiamo per il momento evidenze in Ticino di un’accresciuta attività di queste organizzazioni». Per il momento.

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 13 aprile 2021 de La Regione

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Presunte truffe covid per 10 milioni
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/13987135 

Ok ai 16 milioni per la Saleggina

Ok ai 16 milioni per la Saleggina

Sì del Gran Consiglio all’acquisto dei terreni per il nuovo ospedale e dell’Infocentro

Anche la rinaturazione dell’argine del fiume rientra nel pacchetto
Luce verde da parte del Gran Consiglio – con 80 voti favorevoli, due contrari e due astenuti – ai 16 milioni di franchi per l’acquisto da parte del Cantone dei terreni del comparto Saleggina, dove dovrebbe essere costruito il nuovo Ospedale regionale di Bellinzona e rivitalizzato il fiume Ticino nell’ambito del progetto già avviato del Parco fluviale. Il credito approvato ieri sarà usato anche per acquisire l’ex Infocentro di Pollegio per servizi di pubblica utilità. In Leventina saranno inoltre spostate parte delle attività militari attualmente presenti alla Saleggina. Infatti, i terreni di quest’ultimo comparto appartengono ad Armasuisse alla quale AlpTransit cederà il terreno di Pollegio per le sue esigenze di istruzione militare. Le attività legate allo stand di tiro a Bellinzona (che sarà smantellato) saranno invece integrate nel nuovo Centro polifunzionale d’istruzione e tiro previsto nel Comune di Monte Ceneri.
‘Un effetto domino virtuoso’ Durante il dibattito poco acceso (come dimostra l’esito della votazione) è stato più volte sottolineato l’ottimo lavoro svolto dal Consiglio di Stato (ben quattro i dipartimenti coinvolti) e dalla Commissione parlamentare della gestione per essere riusciti a far convergere progetti e attori diversi in un unico pacchetto. Il relatore commissionale Bixio Caprara (Plr) ha parlato di «un effetto domino virtuoso» che permetterà di accontentare un po’ tutti: a Bellinzona sarà infatti necessaria una nuova sede per l’Ospedale San Giovanni, visto che non vi è più «nessun margine» per adattare e ristrutturare ulteriormente la struttura «che presenta i segni del tempo». Inoltre, il Parco fluviale «consentirà una rilevante riqualifica ambientale a favore di tutta la popolazione». Michele Guerra (pure relatore commissionale e municipale nel Comune di Pollegio) si è da parte sua detto molto soddisfatto che l’ex Infocentro, «contrariamente ai programmi, non verrà abbattuto», ma anzi «sarà valorizzato». Il deputato leghista ha inoltre sottolineato come questo passo possa essere anche visto come un «sostegno alle zone periferiche». Pure per Fiorenzo Dadò (Ppd), altro relatore, la «situazione logistica non più ottimale» del San Giovanni «va affrontata». Con l’acquisto della Saleggina si va dunque in questa direzione, ma questo «non deve aprire il varco a una concentrazione di competenze, sottraendole ad altre parti del cantone», ha avvertito. Il quarto relatore ad esprimersi è stato il socialista Henrik Bang che ha definito la questione come un «puzzle complicato»: essere però riusciti a combinare tutti i pezzi dimostra come «la politica possa anche essere concreta e costruttiva». Inoltre, il Parco fluviale previsto, oltre che portare benefici ai futuri pazienti dell’ospedale, darà anche un «contributo concreto alla biodiversità». In ambito ambientale sarà anche importante la bonifica del terreno della Saleggina, «il cui sottosuolo è inquinato» a causa dell’utilizzo militare e per la presenza tra gli anni 50 e 70 di una discarica per rifiuti edili, solidi urbani e materiale di scavo. E, non da ultimo, pure la riqualifica di 10’000 metri quadri in zona agricola Sac (superfici per l’avvicendamento delle colture) – ovvero la stessa superficie che a Pollegio sarà convertita in zone per attrezzature ed edifici pubblici (Ap/Ep) – è da accogliere positivamente. Ricordiamo che per questa procedura servirà una variante del Piano regolatore dei Comuni di Bellinzona e Pollegio su cui saranno chiamati a esprimersi i rispettivi Consigli comunali. È poi intervenuto a nome dei vari dipartimenti coinvolti, il direttore di quello delle Istituzioni Norman Gobbi: anche il consigliere di Stato ha usato una metafora per descrivere il pacchetto di progetti, ovvero quella del «mosaico» che ha permesso di far «collimare i vari interessi» in gioco. Un mosaico che ha visto la luce anche «grazie all’Esercito» che ha dato la sua disponibilità a vendere i terreni di sua proprietà. Insomma, si è così generata una situazione «win-win» per tutti gli attori coinvolti.

Nosocomio previsto nel 2046
Il parlamento cantonale ha dunque dato il via libera alla realizzazione di questi progetti, ma i tempi saranno lunghi. In particolare per il nuovo ospedale che dovrebbe essere inaugurato (se tutto andrà come previsto) nel 2046: i lavori dovrebbero iniziare nel 2028 e richiederanno circa 12 anni. Concretamente, il Cantone acquisterà da Armasuisse per 13,7 milioni di franchi i 214’246 metri quadri del comparto della Saleggina. Su una parte di questo terreno (circa 130mila m2) dovrebbe sorgere il nuovo nosocomio, mentre su quella che si affaccia sul fiume sarà realizzata un’ulteriore importante tappa del Parco fluviale che prevede la rinaturazione di alcuni punti da Bellinzona a Gudo (in totale per questo progetto si parla di 80 milioni di franchi in gran parte sussidiati da Confederazione e Cantone). Attualmente su questo sedime sono presenti lo stand di tiro, accampamenti militari e un’azienda agricola (per la quale, visto che sarà sfrattata, la commissione della Gestione nel suo rapporto e altri granconisiglieri hanno chiesto al Consiglio di Stato di trovare una soluzione, attivandosi nella ricerca di terreni adatti alla pascolazione e alla fienagione così come terreni arabili). Per continuare a svolgere le attività militari Armasuisse acquisterà l’Infocentro di Pollegio e i terreni circostanti di proprietà di AlpTransit, dove è prevista una Piazza militare con caserma. L’Infocentro sarà poi acquisito dal Cantone e sarà utilizzato per servizi di pubblica utilità (investimento previsto di 1,15 milioni). Oltre 1,2 milioni saranno poi necessari per lo smaltimento del materiale inquinato e per garantire la qualità Sac (la bonifica della discarica, per i quali il Cantone stima altri 11 milioni, non è compresa nel pacchetto).

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 13 aprile 2021 de La Regione

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Per il futuro ospedale la strada ora è in discesa
Via libera del Gran Consiglio al credito di 16 milioni di franchi per l’acquisto da Armasuisse dei terreni sui quali è prevista l’edificazione della nuova struttura sanitaria – In cambio l’Esercito riceverà i lotti di Pollegio

La strada è in discesa per il nuovo ospedale di Bellinzona. Con 80 voti favorevoli, 2 contrari e 2 astensioni il Gran Consiglio ha dato ieri luce verde al credito di poco superiore ai 16 milioni di franchi per l’acquisto da Armasuisse dei terreni della Saleggina sui quali è infatti prevista, non prima del 2028, la costruzione della struttura sanitaria che dovrà sostituire il vetusto San Giovanni. «Non c’è chi non veda che l’attuale ospedale presenta tutti i segni dei tempi» ha rilevato Bixio Caprara (PLR) corelatore del rapporto della Commissione della gestione che invitava ad approvare il credito. «Un credito – ha aggiunto Caprara – che è un chiaro investimento per il futuro e che consentirà il rilancio e la riqualifica del nostro territorio». E non solo in ottica sanitaria. L’acquisizione delle cinque parcelle di terreno che complessivamente occupano una superficie di oltre 214.000 metri quadrati consentirà di condurre in porto anche un secondo importante progetto: quello del Parco fluviale che proprio nel comparto della Saleggina avrà il suo cuore. «Le prime opere appena portate a termine nel comparto della Torretta dimostrano già il valore che questo progetto rappresenta per la popolazione del Bellinzonese» ha sottolineato il secondo corelatore del rapporto della Gestione Henrik Bang (PS). Parco fluviale, ha aggiunto il deputato socialista, che potrà avere dei benefici anche sui futuri pazienti dell’ospedale che vi sorgerà accanto.

Vantaggi anche in Leventina
Ma il credito di 16 milioni di franchi al quale ha dato via libera il Gran Consiglio permette il conseguimento di un ulteriore importante obiettivo: offrire ad una zona periferica, segnatamente quella della Bassa Leventina, una prospettiva e un indotto interessanti: ci riferiamo all’acquisizione dell’ex Infocentro AlpTransit di Pollegio che, lo rammentiamo, era destinato alla demolizione. Per l’immobile si prevede un uso polivalente: formazione degli addetti alla protezione della popolazione; laboratorio alimentare a gestione privata (con inclusa una mensa); spazi amministrativi e spazi per attività espositive e socioculturali. I terreni circostanti all’Infocentro passeranno all’Esercito per compensare quelli «persi» alla Saleggina oggi utilizzati per le esercitazioni delle truppe sanitarie. «Se questo è un giorno felice per la Città di Bellinzona, lo è anche per il piccolo Comune di Pollegio» ha sottolineato dal canto suo Michele Guerra (Lega) terzo corelatore del rapporto commissionale riferendosi appunto alla destinazione futura prevista per l’ex Infocentro che, seppur in buono stato, verrà risanato e convertito per le nuove esigenze con un investimento di poco inferiore al milione di franchi. Per la salvaguardia dell’Infocentro che ora è possibile grazie al voto quasi plebiscitario del Gran Consiglio, ha dal canto suo rammentato il quarto corelatore del rapporto Fiorenzo Dadò (PPD), si erano mobilitati cittadine e cittadini delle Tre Valli che in migliaia avevano sottoscritto la petizione lanciata proprio dal suo partito.

Soluzione win-win
Insomma, come sottolineato da più parti durante il dibattito parlamentare, la luce verde all’acquisizione dei terreni della Saleggina dà il via ad un effetto domino virtuoso che dovrebbe poter portare alla concretizzazione di vari progetti di valenza cantonale. Più che di effetto domino, il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi ha parlato di mosaico d’interessi le cui tessere hanno potuto trovare la giusta collocazione grazie al gioco di squadra dei diversi attori in campo. Una soluzione win-win sotto diversi punti di vista e che ora dovrà portare i frutti sperati nei tempi previsti.

Le prossime tappe
Una volta cresciuta in giudicato la concessione del credito di 16 milioni, dovrà essere formalmente sottoscritto il contratto di compravendita dei terreni della Saleggina. Terreni che tra quest’anno ed il prossimo dovranno essere sistemati in particolare per quanto attiene alla creazione della zona SAC. L’avvio dei lavori di costruzione del nuovo ospedale è previsto indicativamente dal 2028. Nel frattempo, è l’auspicio levatosi da più parti, andrà trovata una soluzione per l’azienda agricola che attualmente ha in affitto in terreni della Saleggina per il pascolo di 60-70 capi di bestiame e per l’approvvigionamento di fieno. Parallelamente si avvieranno anche le procedure per il passaggio di proprietà dell’ex Infocentro e per la creazione della nuova piazza d’armi.

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 13 aprile 2021 del Corriere del Ticino

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16 milioni per la Saleggina
Il Gran Consiglio ticinese approva il credito per l’acquisto del terreno a Bellinzona

Il Gran Consiglio ticinese ha dato il suo via libera ai 16 milioni di franchi per l’acquisto di 200’000 metri quadrati di terreno, ora di proprietà dell’esercito, in zona Saleggina al confine fra Bellinzona e Giubiasco. Il credito è stato appoggiato da 80 deputati, mentre 2 si sono detti contrari e altri 2 si sono astenuti.
Nell’area è prevista la costruzione del nuovo ospedale regionale di Bellinzona, così come la realizzazione di un parco fluviale, dopo il trasferimento del poligono di tiro al Monte Ceneri, i cui lavori dovrebbero cominciare nel 2024.
Il credito servirà anche per l’acquisto dell’Infocentro di Pollegio, i cui spazi saranno usati per la formazione degli addetti alla protezione della popolazione, come laboratorio alimentare a gestione privata, inclusa una mensa, per amministrazione e attività espositive e socioculturali.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/16-milioni-per-la-Saleggina-13986967.html

Da www.rsi.ch/news

Reati finanziari e COVID-19: sviluppare i giusti anticorpi

Reati finanziari e COVID-19: sviluppare i giusti anticorpi

Comunicato stampa

Oltre 50 incarti aperti da Ministero pubblico e Polizia cantonale per presunti illeciti legati alla concessione dei crediti COVID (per un totale di circa 10 milioni di franchi erogati) e più di trenta segnalazioni per possibili abusi nell’ambito delle indennità per il lavoro ridotto. Sono alcune delle cifre legate a fenomeni sviluppatisi all’ombra della pandemia che confermano la capacità della criminalità economica e finanziaria di adattarsi rapidamente ed in maniera versatile a nuovi scenari.

Gli analisti concordano da tempo sul fatto che in Svizzera i reati economici e finanziari noti alle autorità di perseguimento penale (Ministero pubblico e Polizia) rappresentino solo una parte di quelli realmente commessi poiché non denunciati. Da qui una consapevolezza accresciuta che negli anni, a più livelli, ha permesso di sviluppare strategie nel contesto del quadro legislativo vigente e di stringere le maglie della rete. Da tempo infatti le autorità penali e le varie unità dell’Amministrazione si sforzano di perfezionare le procedure di lavoro, di monitoraggio e di segnalazione dei fenomeni criminali o potenzialmente tali. Molto è tuttavia ancora possibile fare – in termini anche di presa di coscienza da parte della società – per arginare una piaga che tende a riorientare rapidamente i propri meccanismi, adattandosi a un contesto sociale e tecnologico in continua evoluzione e cagionando importanti danni diretti o indiretti alle istituzioni pubbliche e alla collettività.

Emblematico in tal senso è quanto avvenuto con gli illeciti finanziari legati alla concessione dei crediti COVID messi a disposizione per sostenere le attività economiche. Tra il 26 marzo e il 31 luglio 2020 le aziende elvetiche hanno infatti potuto beneficiare di crediti garantiti dalla Confederazione. Per molte imprese confrontate con seri problemi di liquidità si è trattato di una indubbia boccata di ossigeno, non sono mancati tuttavia comportamenti abusivi da parte di chi ha tentato di approfittare della situazione per commettere illeciti sia in fase di ottenimento sia in fase di utilizzo dei crediti.

Numeri sotto la lente
Dati alla mano, come evidenziato nel corso della conferenza stampa odierna dal Procuratore generale sostituto (Sezione reati economico finanziari) Andrea Maria Balerna, fino ad oggi il Ministero pubblico ha aperto oltre 50 incarti.
La maggior parte delle denunce è giunta dalle banche stesse tramite l’Ufficio di comunicazione in materia di riciclaggio di denaro (MROS). Gli importi erogati spaziano da poche migliaia ad oltre un milione e mezzo di franchi. Il totale della massa dei crediti oggetto di accertamenti si aggira intorno ai 10 milioni di franchi. Gli importi sin qui sequestrati o già restituiti agli istituti di credito ammontano a circa il 30% del totale. Sempre guardando alle cifre, le persone indagate sono più di novanta (di cui 13 toccate dalla misura della carcerazione preventiva). Sotto la lente delle autorità – ha spiegato ancora il magistrato – sono finite diverse tipologie di possibili infrazioni: si va dalle indicazioni false nella richiesta di credito all’utilizzo degli importi ricevuti per finalità estranee agli scopi delle misure di sostegno.

Una seconda fattispecie che sta emergendo in maniera preoccupante sullo sfondo della pandemia è quella degli abusi alle indennità per lavoro ridotto perpetrati da aziende che avrebbero fornito cifre non veritiere circa le ore di lavoro perse a seguito della crisi pandemica. Numerosi i casi oggetto di accertamenti da parte delle autorità amministrative preposte e oltre trenta le segnalazioni sin qui giunte al Ministero pubblico. Alcune di queste ultime hanno già condotto a importanti operazioni svolte dalla Polizia cantonale in collaborazione con gli uffici federali e cantonali competenti.

Stringere le maglie della rete
Quanto verificatosi nel corso dell’ultimo anno all’ombra della pandemia – ha evidenziato il capo della Polizia giudiziaria, maggiore Thomas Ferrari – dimostra l’importanza di una costante ricerca in seno ai vari livelli dell’Amministrazione pubblica di strategie  preventive volte a contenere il danno, sviluppando il senso critico e i meccanismi di riconoscimento delle potenziali situazioni di abuso. Un lavoro che deve andare di pari passo con la percezione del fenomeno da parte della cittadinanza. Alla criminalità economico finanziaria non è infatti ancora riconosciuto dall’opinione pubblica il suo effettivo grado di pericolosità sociale, dal momento che essa non va ancora ad intaccare in maniera  significativa il buon livello di sicurezza percepito e non compromette ancora la capacità dello Stato di erogare servizi e prestazioni di qualità. Un intervento a tutti i livelli prima che ciò accada è tuttavia imprescindibile. I benefici di una strategia congiunta e strutturata su più linee di difesa (società civile, autorità amministrative e di perseguimento penale) contro gli illeciti economici sono molteplici: oltre a permettere di perseguire un numero maggiore di casi e di ridurre gli abusi a danno dell’ente pubblico, vi è anche un effetto deterrente nei confronti di chi cerca di sfruttare in maniera abusiva i diritti materiali e procedurali previsti dal nostro ordinamento. Il tutto a salvaguardia del tessuto economico sano e, in ultima analisi, del benessere di tutta la cittadinanza.

Elezioni comunali 2021 – Scadenze e programma dello spoglio

Elezioni comunali 2021 – Scadenze e programma dello spoglio

Comunicato stampa

Domenica prossima, 18 aprile 2021, è previsto il rinnovo dei Municipi e dei Consigli comunali nelle località ticinesi che prevedono un’elezione combattuta. Nell’imminenza di questo momento centrale per la vita delle istituzioni del nostro Cantone – come ricorda anche la campagna di sensibilizzazione «Il mio voto, la mia voce» – il Consiglio di Stato rinnova l’invito alla cittadinanza a esercitare il proprio diritto di voto. Le elettrici e gli elettori che utilizzeranno il voto per corrispondenza, inoltre, sono esortati a tenere in considerazione le scadenze postali.

In vista del 18 aprile, il Consiglio di Stato ricorda nuovamente a tutta la cittadinanza ticinese che votare per le elezioni comunali è essenziale per partecipare attivamente alla vita del proprio Comune. Considerata l’attuale situazione epidemiologica, il Governo conferma inoltre il proprio invito a privilegiare il voto per corrispondenza, possibile dal momento in cui ogni cittadino ha ricevuto il materiale di voto.
Chi ha scelto di utilizzare il voto per corrispondenza – modalità che assicura a tutti la piena sicurezza sanitaria nell’espressione delle proprie preferenze – deve ricordare le scadenze postali: le buste compilate dovranno essere spedite entro martedì 13 aprile (posta B) o giovedì 15 aprile (posta A), oppure depositate nelle cassette comunali entro le 12.00 di domenica 18 aprile.
Per quanto riguarda invece i lavori di spoglio, i dati in tempo reale saranno consultabili come di consueto sul sito web del Cantone, accompagnati da aggiornamenti in diretta attraverso il canale twitter @ti_SIC. Va ricordato che, a causa delle disposizioni sanitarie, la pubblicazione avverrà più lentamente rispetto al passato. È quindi verosimile che i risultati dei Municipi delle principali Città ticinesi siano resi noti solo nella giornata di lunedì 19 aprile.
Il Consiglio di Stato coglie l’occasione per sottolineare nuovamente la centralità del voto di ogni cittadina e ogni cittadino, come segno di vitalità della nostra democrazia diretta. Come ricorda anche la campagna di sensibilizzazione denominata «Il mio voto, la mia voce», l’auspicio del Governo è infatti che la pandemia non scoraggi le elettrici e gli elettori dal partecipare alla scelta delle persone che guideranno i loro Comuni nei prossimi tre anni.

“Gli sforzi sono stati ripagati: oggi il Ticino è più sicuro!”

“Gli sforzi sono stati ripagati: oggi il Ticino è più sicuro!”

Norman Gobbi commenta quanto fatto dalla Polizia cantonale nel 2020 e nell’ultimo decennio

Un Ticino più sicuro! Era questo l’obiettivo che 10 anni fa si era posto il neo consigliere di Stato Norman Gobbi all’entrata in Governo. E oggi il Ticino è decisamente un luogo più sicuro. “Fino a una decina di anni fa la popolazione aveva un sentimento soggettivo di sicurezza molto inferiore rispetto a oggi – afferma il presidente del Governo Norman Gobbi. Abbiamo intrapreso una strada lunga e impegnativa, su più fronti. A cominciare dalla ristrutturazione organizzativa e logistica, per giungere a un maggior impegno nella formazione, senza dimenticare le collaborazioni con le comunali e quelle con altri corpi cantonali e con la Polizia federale. Più pattuglie sulle strade, un maggior dialogo con i cittadini e più capacità investigative. Un mix di misure che ha portato a notevoli successi e di conseguenza ad aumentare quel sentimento di sicurezza a cui tutti noi aspiriamo per vivere bene nel nostro paese. Ma non possiamo e non potremo mai nell’ambito della sicurezza abbassare la guardia”.

Le statistiche sulla criminalità lo stanno a dimostrare. “Di recente la Polizia cantonale ha presentato il bilancio d’attività 2020. Statistiche molto particolari, perché influenzate dalla straordinarietà legata alla pandemia. Ma se gettiamo uno sguardo su un arco di tempo più lungo, allora si constaterà come i furti, le rapine e altri reati contro il patrimonio, per esempio, sono calati. Così come gli incidenti della circolazione, altro settore delicato per la nostra qualità di vita”, sottolinea il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

E se vogliamo guardare invece solo a quanto avvenuto nel 2020? “Le cifre ci mostrano un calo marcato dei furti (-30% quelli con scasso e -26% quelli senza scasso e quelli nelle abitazioni sono passati da 693 nel 2019 a 497 nel 2020); le rapine sono state 23 contro le 34 dell’anno precedente. Ha influito in modo positivo il maggior controllo alle frontiere con l’Italia, così come la chiusura totale o parziale per un certo lasso di tempo di alcuni valichi minori. Il lockdown non ha scoraggiato invece le attività criminali di trafficanti e spacciatori e qui l’azione investigativa e repressiva ha permesso di ottenere notevoli successi. Sono stati intercettati 246 chili di hashish, contro i 3,8 chilogrammi nel 2019 e 78,7 chili di marijuana, contro i 22,6 del 2019. I chilogrammi di eroina sequestrati sono stati ben 11,8, rispetto ai 4,6 di 12 mesi prima. L’unico calo registrato è quello dei sequestri di cocaina: nel 2019 furono 28,5 chili sequestrati, nel 2020 “solo”, si fa per dire, 16 chilogrammi”.

“Ciò che più ha segnato l’attività della nostra Polizia nel 2020 – continua il nostro interlocutore – è stata l’azione a sostegno dell’attività del Governo e dei ticinesi per affrontare la pandemia. Il ruolo del comandante Cocchi è stato centrale quale capo dello Stato Maggiore cantonale di condotta istituito dal Consiglio di Stato. Ma tutto il corpo si è distinto, soprattutto in interventi legati alla prevenzione e al monitoraggio per il contenimento dei contagi. Una cifra più di tutte può spiegare l’attività della Polizia cantonale nel 2020: le telefonate alla centrale sono state 370mila, contro le 250mila circa dell’anno precedente. Ciò significa un incremento di quasi il 50%! Insomma, nel momento del bisogno, nel momento dell’emergenza le collaboratrici e i collaboratori della Polizia erano al fronte per sostenere i ticinesi!”, conclude il presidente del Governo Norman Gobbi.

A 10 anni dal raddoppio leghista

A 10 anni dal raddoppio leghista

Il 10 aprile 2011 in Ticino ci fu una sorta di rivoluzione con l’elezione di tre nuovi consiglieri di Stato e la conquista da parte della Lega del secondo seggio in Governo a svantaggio del PLR – I ricordi, le valutazioni e gli aneddoti con i protagonisti di allora.

«La Lega rompe gli argini». Così, a tutta pagina, titolava il Corriere del Ticino nell’edizione dell’11 aprile 2011. La data è una di quelle che segna uno spartiacque della politica nel nostro cantone: esattamente 10 anni fa, il 10 aprile 2011, alle elezioni cantonali il movimento di via Monte Boglia riuscì nell’impresa di portare a casa il secondo seggio in Consiglio di Stato, strappandolo ai «rivali» del PLR. Eletti nel nuovo Governo gli uscenti Marco Borradori (Lega) e Laura Sadis (PLR) e tre «volti nuovi»: Norman Gobbi (Lega), Paolo Beltraminelli (PPD) e Manuele Bertoli (PS).

Il pompiere
Tra chi ricorda molto bene quel 10 aprile di dieci anni fa c’è ovviamente Marco Borradori. L’attuale sindaco di Lugano si ripresentava infatti per il suo quinto mandato in seno all’Esecutivo cantonale. Solo quattro anni prima, nel 2007, il movimento di via Monte Boglia riuscì a difendere l’allora unico seggio in Governo nonostante i sondaggi dessero come possibile l’esclusione del rappresentante leghista. «All’epoca avevo manifestato al Nano la mia disponibilità a lasciare il posto a qualcun altro. Giuliano Bignasca mi convinse a restare e alla fine conquistammo una rielezione sulla carta molto dura», ricorda Borradori, che conseguì il miglior risultato tra tutti i candidati. Quattro anni più tardi, nel 2011, il vento era cambiato e i sondaggi ipotizzavano il raddoppio leghista. «Non è stato un fulmine a ciel sereno», afferma. «Personalmente sono sempre molto guardingo sui pronostici e, forse anche per scaramanzia, anche allora ero scettico». Alla fine, però, i sondaggi non si smentirono e con l’entrata in Governo di Gobbi, va da sé, il PLR perse un seggio. Un’esclusione «inaspettata, dovuta presumibilmente alle difficoltà tra le due ali del partito». E quando ormai i risultati delle urne si stavano delineando, Bignasca affermò: «Da domani ci saranno i cambiamenti che vorrò imporre ai miei consiglieri di Stato». Traducibile in un «da domani governiamo noi». Ma è stato veramente così? Borradori, chiamato in quell’occasione a fare da pompiere, sostiene di no: «Non è che di colpo cambia tutto. Non sarebbe accaduto nemmeno se avessimo ottenuto la maggioranza assoluta: dopo 26 anni trascorsi tra Esecutivo cantonale e comunale posso dire che è difficilissimo per una maggioranza imporre in maniera arrogante la sua linea. Si cerca di trovare un punto in comune per uscire il più compatti possibile, mettendo sul tavolo le varie visioni». In ogni caso, per la doppia rappresentanza leghista in Governo fu un inizio con il botto: «Una delle prime decisioni fu il blocco dei ristorni, approvato per tre voti a due, una decisione per certi versi giusta che causò una spaccatura nel Paese e con Italia per molti mesi. Ago della bilancia Paolo Beltraminelli, che addirittura tornò in aereo dalle vacanze per votare».

L’ago della bilancia
Un volo tra la Sardegna e il Ticino che lo stesso Beltraminelli, contattato dal Corriere del Ticino, ricorda molto bene: «Ero talmente sicuro di non essere eletto che qualche mese prima delle elezioni prenotai le vacanze. Laura Sadis, presidente del Governo, mi telefonò dicendomi che se non avessi presenziato alla seduta, rientrando in Ticino, il mio voto non sarebbe stato valido. Le risposi di darmi un po’ di tempo per organizzare il viaggio e tre giorni più tardi ero a Bellinzona». Il 30 giugno la votazione in Consiglio di Stato, come sappiamo, finì 3 a 2 in favore del blocco. «Sì, sono stato decisivo in quell’occasione. Ma non fu una decisione contro gli italiani», ricorda Beltraminelli. «Era importante mandare un segnale forte a Berna e dare una scossa per sbloccare il dossier fermo da troppo tempo». E il dossier, effettivamente, si sbloccò. Il resto, come si suol dire, è storia.
Ma tornando al 10 aprile, Beltraminelli rammenta anche «l’incredibile euforia» a Lugano di quella sera, con i festeggiamenti della Lega in piazza della Riforma e quelli del PPD al Palazzo dei congressi. Già, perché «quella fu sì una vittoria della Lega, ma anche una vittoria per Lugano, che allora trainava il Ticino più di oggi, una città che dava speranze e dove la politica portava avanti nuove idee e si stava aggregando a molti altri Comuni. In quei tempi si diceva spesso che era il Governo a ‘scendere a Lugano’. Oggi invece le cose sono cambiate». Dopo quella domenica elettorale, infatti, il Consiglio di Stato contava tre rappresentanti luganesi (Borradori, Sadis e Beltraminelli, allora municipale proprio a Lugano). «E non bisogna dimenticare – aggiunge l’ex consigliere di Stato – che storicamente il Governo non è mai stato filo-luganese. Tanto è vero che oggi di Lugano non resta più nessuno nell’Esecutivo cantonale». Ricordando i primi mesi in Consiglio di Stato, Beltraminelli racconta poi che c’era chi lo definiva il «terzo leghista in Governo»: «Per un po’ di tempo ho sofferto questa etichetta. Ma poi ho dimostrato negli anni di lavorare con la mia testa. Sono sempre stato solo al servizio del mio partito e dei ticinesi». E in ogni caso, conclude, «anche se spesso ero io l’ago della bilancia, in Consiglio di Stato in fin dei conti si ragiona come cinque colleghi. In quel contesto vengono prima le persone, e poi i partiti».

Punto su punto
Un concetto condiviso anche dall’altro «nuovo volto» entrato in Governo quella domenica: il socialista Manuele Bertoli. «Il Consiglio di Stato è prima di tutto un luogo in cui i cinque membri si confrontano personalmente, in cui l’elemento personale diventa più importante di quello partitico. È chiaro che ognuno si porta dietro un corredo di valori ben definito e diverso da quello degli altri, ma c’è la coscienza di dover trovare soluzioni insieme». Riguardo alle prime settimane in Governo, Bertoli ricorda che «per certi versi da parte dei due leghisti c’era la volontà di segnare quel cambiamento anche con atti politici». Tuttavia, tranne che per qualche dettaglio simbolico, «alla fine non ci furono atti politici particolari, anche perché ci trovammo sin da subito a fronteggiare le difficoltà finanziarie lasciate dai Governi precedenti. Si faceva fatica a far quadrare i conti e quindi anche tutta la progettualità politica fu da subito molto condizionata da questo fattore». E sul raddoppio della Lega il consigliere di Stato socialista racconta che allora, nel 2011, non era particolarmente preoccupato da questo cambiamento: «Sapevo di avere una posizione uguale a quella dei miei predecessori, ovvero di essere, all’interno dell’Esecutivo, uno contro quattro. Sapevo sin dall’inizio che sarebbe stato necessario combattere punto su punto per ogni dossier». E proprio per questo motivo, aggiunge Bertoli, «non fa molta differenza se ci sono due liberali o due leghisti. Semmai, come detto, dipende dalle persone. Ci sono leghisti e leghisti, così come sicuramente ci sono socialisti e socialisti». Concludendo, il consigliere di Stato ricorda la prima seduta di quel Governo, che segnò a suo modo un altro importante cambiamento, quello dei Dipartimenti: «Iniziammo alle 10 e terminammo verso le 18. Dovevamo in qualche modo prendere una decisione, perché il Paese ci stava aspettando. E naturalmente il cambio di maggioranza relativa e l’entrata di tre nuovi membri complicarono le cose. Alla fine però arrivò un cambiamento storico, il DECS andò al sottoscritto dopo oltre 70 anni di guida liberale e il DSS andò al PPD dopo una guida socialista che durava dalla sua nascita. Ci sarebbero molti aneddoti da raccontare su quella seduta, ma è ancora troppo presto».

Dal canto suo, l’allora consigliera di Stato Laura Sadis, contattata dal CdT, ha preferito non rilasciare dichiarazioni.

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 10 aprile 2021

(Foto: Archivio CdT)

«Una barricata meno rumorosa e più costruttiva»

«Una barricata meno rumorosa e più costruttiva»

Che ricordi ha di quel giorno, quando la Lega conquistò il secondo seggio?
«Arrivavo da un periodo particolare. Ero da un anno subentrato al compianto Attilio Bignasca in Consiglio nazionale, la campagna fu molto agitata poiché – con la rinuncia a ricandidarsi di Gabriele Gendotti – si poteva sognare il raddoppio. La domenica 10 aprile la passai con familiari e amici (mia figlia Gaia aveva appena 3 mesi e mezzo) all’Agriturismo Altanca in attesa dei risultati. Poi, appena si capì che la mia elezione era certa, con Rodolfo Pantani alla guida scendemmo a Lugano sino in piazza della Riforma, già gremita di amici leghisti. La gioia era tanta, come testimoniano le foto di quel momento, soprattutto per il Nano che quel giorno festeggiava pure il compleanno e l’inizio del suo agognato “triplete”, che si concluse con la conquista del sindacato di Lugano con Borradori nel 2013».

Dopo la vittoria il Nano disse che dai due leghisti si aspettava il rispetto del decalogo. Quel decalogo finì sul tavolo del Governo?
«Il decalogo leghista era ed è un programma di partito, mentre all’interno di un Governo si lavora in squadra, ognuno però con i suoi valori e le sue idee politiche. Noi queste idee, riprodotte nel decalogo, le abbiamo portate. Pensiamo al blocco dei ristorni fatto nel giugno 2011. Sul fatto del “governiamo noi”, quando venni eletto venivo da un’esperienza comunale dove c’era (e c’è) una maggioranza assoluta di un’altra forza nel Municipio, e quindi non ho mai inteso e vissuto il governare come un imporre bensì come un costruire, se possibile assieme».

Com’è cambiato il modo di governare e di fare politica della Lega con il raddoppio?
«Quella che Giorgio Salvadè chiamava “Lega di governo e barricata” è rimasta, anche se forse la barricata è un po’ meno rumorosa e più costruttiva. Da 26 anni la Lega siede in Consiglio di Stato, da 10 con due consiglieri di Stato. Questo ha portato per taluni a essere troppo filogovernativi, anche se personalmente le critiche le prendo positivamente se giustificate (vedi radar ad esempio), proprio perché sono nato politicamente in Gran Consiglio mettendo in discussione l’azione politica anche del nostro unico consigliere di Stato di allora (Marco Borradori, ndr)».

Le toccò il «poco simpatico» Dipartimento delle istituzioni, che disse di aver trovato «completamente azzurro» (PPD, ndr). E oggi?
«Poco simpatico ma voluto. Poco simpatico perché, capiti quel che capiti, siamo più esposti di altri poiché a maggior contatto con la cittadinanza; voluto perché vedevo un grande potenziale di miglioramento, nonché per la mia inclinazione personale. Dopo 10 anni il Dipartimento è più equilibrato, sia per sensibilità politiche sia per genere. Il mono pensiero è acritico e pericoloso, perché da un lato non ci si innova e dall’altra parte non ci si mette in discussione».

Sono passati 10 anni, cosa ha fatto di leghista questo Governo con la vostra spinta?
«Il Governo è finalmente un Governo di uomini di Stato e non rappresentanti di partito. Forse il tavolo di sasso o i presunti “maître à penser” esistono ancora, ma oggi il Consiglio di Stato è più sovrano e mi permetto di dire anche più autorevole rispetto al passato. Le decisioni le prendiamo noi, non altri. La spinta leghista? Beh, sicuramente ha portato il Governo ad avvicinarsi alla gente; ricordo con piacere il pranzo a San Martino con il Governo in corpore nel 2015 sotto la mia presidenza. Alla fine siamo dei semplici servitori dello Stato e quindi del Popolo, e questo non lo dimentico mai, come ricordo frequentemente ai miei funzionari dirigenti. Questa spinta, questa energia e questo impegno voglio continuare a metterli al servizio delle cittadine e dei cittadini ticinesi ancora nei prossimi anni di Governo».

Intervista all’interno dell’edizione di sabato 10 aprile 2021 del Corriere del Ticino