Elezioni comunali 2021 – Scadenze e programma dello spoglio

Elezioni comunali 2021 – Scadenze e programma dello spoglio

Comunicato stampa

Domenica prossima, 18 aprile 2021, è previsto il rinnovo dei Municipi e dei Consigli comunali nelle località ticinesi che prevedono un’elezione combattuta. Nell’imminenza di questo momento centrale per la vita delle istituzioni del nostro Cantone – come ricorda anche la campagna di sensibilizzazione «Il mio voto, la mia voce» – il Consiglio di Stato rinnova l’invito alla cittadinanza a esercitare il proprio diritto di voto. Le elettrici e gli elettori che utilizzeranno il voto per corrispondenza, inoltre, sono esortati a tenere in considerazione le scadenze postali.

In vista del 18 aprile, il Consiglio di Stato ricorda nuovamente a tutta la cittadinanza ticinese che votare per le elezioni comunali è essenziale per partecipare attivamente alla vita del proprio Comune. Considerata l’attuale situazione epidemiologica, il Governo conferma inoltre il proprio invito a privilegiare il voto per corrispondenza, possibile dal momento in cui ogni cittadino ha ricevuto il materiale di voto.
Chi ha scelto di utilizzare il voto per corrispondenza – modalità che assicura a tutti la piena sicurezza sanitaria nell’espressione delle proprie preferenze – deve ricordare le scadenze postali: le buste compilate dovranno essere spedite entro martedì 13 aprile (posta B) o giovedì 15 aprile (posta A), oppure depositate nelle cassette comunali entro le 12.00 di domenica 18 aprile.
Per quanto riguarda invece i lavori di spoglio, i dati in tempo reale saranno consultabili come di consueto sul sito web del Cantone, accompagnati da aggiornamenti in diretta attraverso il canale twitter @ti_SIC. Va ricordato che, a causa delle disposizioni sanitarie, la pubblicazione avverrà più lentamente rispetto al passato. È quindi verosimile che i risultati dei Municipi delle principali Città ticinesi siano resi noti solo nella giornata di lunedì 19 aprile.
Il Consiglio di Stato coglie l’occasione per sottolineare nuovamente la centralità del voto di ogni cittadina e ogni cittadino, come segno di vitalità della nostra democrazia diretta. Come ricorda anche la campagna di sensibilizzazione denominata «Il mio voto, la mia voce», l’auspicio del Governo è infatti che la pandemia non scoraggi le elettrici e gli elettori dal partecipare alla scelta delle persone che guideranno i loro Comuni nei prossimi tre anni.

“Gli sforzi sono stati ripagati: oggi il Ticino è più sicuro!”

“Gli sforzi sono stati ripagati: oggi il Ticino è più sicuro!”

Norman Gobbi commenta quanto fatto dalla Polizia cantonale nel 2020 e nell’ultimo decennio

Un Ticino più sicuro! Era questo l’obiettivo che 10 anni fa si era posto il neo consigliere di Stato Norman Gobbi all’entrata in Governo. E oggi il Ticino è decisamente un luogo più sicuro. “Fino a una decina di anni fa la popolazione aveva un sentimento soggettivo di sicurezza molto inferiore rispetto a oggi – afferma il presidente del Governo Norman Gobbi. Abbiamo intrapreso una strada lunga e impegnativa, su più fronti. A cominciare dalla ristrutturazione organizzativa e logistica, per giungere a un maggior impegno nella formazione, senza dimenticare le collaborazioni con le comunali e quelle con altri corpi cantonali e con la Polizia federale. Più pattuglie sulle strade, un maggior dialogo con i cittadini e più capacità investigative. Un mix di misure che ha portato a notevoli successi e di conseguenza ad aumentare quel sentimento di sicurezza a cui tutti noi aspiriamo per vivere bene nel nostro paese. Ma non possiamo e non potremo mai nell’ambito della sicurezza abbassare la guardia”.

Le statistiche sulla criminalità lo stanno a dimostrare. “Di recente la Polizia cantonale ha presentato il bilancio d’attività 2020. Statistiche molto particolari, perché influenzate dalla straordinarietà legata alla pandemia. Ma se gettiamo uno sguardo su un arco di tempo più lungo, allora si constaterà come i furti, le rapine e altri reati contro il patrimonio, per esempio, sono calati. Così come gli incidenti della circolazione, altro settore delicato per la nostra qualità di vita”, sottolinea il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

E se vogliamo guardare invece solo a quanto avvenuto nel 2020? “Le cifre ci mostrano un calo marcato dei furti (-30% quelli con scasso e -26% quelli senza scasso e quelli nelle abitazioni sono passati da 693 nel 2019 a 497 nel 2020); le rapine sono state 23 contro le 34 dell’anno precedente. Ha influito in modo positivo il maggior controllo alle frontiere con l’Italia, così come la chiusura totale o parziale per un certo lasso di tempo di alcuni valichi minori. Il lockdown non ha scoraggiato invece le attività criminali di trafficanti e spacciatori e qui l’azione investigativa e repressiva ha permesso di ottenere notevoli successi. Sono stati intercettati 246 chili di hashish, contro i 3,8 chilogrammi nel 2019 e 78,7 chili di marijuana, contro i 22,6 del 2019. I chilogrammi di eroina sequestrati sono stati ben 11,8, rispetto ai 4,6 di 12 mesi prima. L’unico calo registrato è quello dei sequestri di cocaina: nel 2019 furono 28,5 chili sequestrati, nel 2020 “solo”, si fa per dire, 16 chilogrammi”.

“Ciò che più ha segnato l’attività della nostra Polizia nel 2020 – continua il nostro interlocutore – è stata l’azione a sostegno dell’attività del Governo e dei ticinesi per affrontare la pandemia. Il ruolo del comandante Cocchi è stato centrale quale capo dello Stato Maggiore cantonale di condotta istituito dal Consiglio di Stato. Ma tutto il corpo si è distinto, soprattutto in interventi legati alla prevenzione e al monitoraggio per il contenimento dei contagi. Una cifra più di tutte può spiegare l’attività della Polizia cantonale nel 2020: le telefonate alla centrale sono state 370mila, contro le 250mila circa dell’anno precedente. Ciò significa un incremento di quasi il 50%! Insomma, nel momento del bisogno, nel momento dell’emergenza le collaboratrici e i collaboratori della Polizia erano al fronte per sostenere i ticinesi!”, conclude il presidente del Governo Norman Gobbi.

A 10 anni dal raddoppio leghista

A 10 anni dal raddoppio leghista

Il 10 aprile 2011 in Ticino ci fu una sorta di rivoluzione con l’elezione di tre nuovi consiglieri di Stato e la conquista da parte della Lega del secondo seggio in Governo a svantaggio del PLR – I ricordi, le valutazioni e gli aneddoti con i protagonisti di allora.

«La Lega rompe gli argini». Così, a tutta pagina, titolava il Corriere del Ticino nell’edizione dell’11 aprile 2011. La data è una di quelle che segna uno spartiacque della politica nel nostro cantone: esattamente 10 anni fa, il 10 aprile 2011, alle elezioni cantonali il movimento di via Monte Boglia riuscì nell’impresa di portare a casa il secondo seggio in Consiglio di Stato, strappandolo ai «rivali» del PLR. Eletti nel nuovo Governo gli uscenti Marco Borradori (Lega) e Laura Sadis (PLR) e tre «volti nuovi»: Norman Gobbi (Lega), Paolo Beltraminelli (PPD) e Manuele Bertoli (PS).

Il pompiere
Tra chi ricorda molto bene quel 10 aprile di dieci anni fa c’è ovviamente Marco Borradori. L’attuale sindaco di Lugano si ripresentava infatti per il suo quinto mandato in seno all’Esecutivo cantonale. Solo quattro anni prima, nel 2007, il movimento di via Monte Boglia riuscì a difendere l’allora unico seggio in Governo nonostante i sondaggi dessero come possibile l’esclusione del rappresentante leghista. «All’epoca avevo manifestato al Nano la mia disponibilità a lasciare il posto a qualcun altro. Giuliano Bignasca mi convinse a restare e alla fine conquistammo una rielezione sulla carta molto dura», ricorda Borradori, che conseguì il miglior risultato tra tutti i candidati. Quattro anni più tardi, nel 2011, il vento era cambiato e i sondaggi ipotizzavano il raddoppio leghista. «Non è stato un fulmine a ciel sereno», afferma. «Personalmente sono sempre molto guardingo sui pronostici e, forse anche per scaramanzia, anche allora ero scettico». Alla fine, però, i sondaggi non si smentirono e con l’entrata in Governo di Gobbi, va da sé, il PLR perse un seggio. Un’esclusione «inaspettata, dovuta presumibilmente alle difficoltà tra le due ali del partito». E quando ormai i risultati delle urne si stavano delineando, Bignasca affermò: «Da domani ci saranno i cambiamenti che vorrò imporre ai miei consiglieri di Stato». Traducibile in un «da domani governiamo noi». Ma è stato veramente così? Borradori, chiamato in quell’occasione a fare da pompiere, sostiene di no: «Non è che di colpo cambia tutto. Non sarebbe accaduto nemmeno se avessimo ottenuto la maggioranza assoluta: dopo 26 anni trascorsi tra Esecutivo cantonale e comunale posso dire che è difficilissimo per una maggioranza imporre in maniera arrogante la sua linea. Si cerca di trovare un punto in comune per uscire il più compatti possibile, mettendo sul tavolo le varie visioni». In ogni caso, per la doppia rappresentanza leghista in Governo fu un inizio con il botto: «Una delle prime decisioni fu il blocco dei ristorni, approvato per tre voti a due, una decisione per certi versi giusta che causò una spaccatura nel Paese e con Italia per molti mesi. Ago della bilancia Paolo Beltraminelli, che addirittura tornò in aereo dalle vacanze per votare».

L’ago della bilancia
Un volo tra la Sardegna e il Ticino che lo stesso Beltraminelli, contattato dal Corriere del Ticino, ricorda molto bene: «Ero talmente sicuro di non essere eletto che qualche mese prima delle elezioni prenotai le vacanze. Laura Sadis, presidente del Governo, mi telefonò dicendomi che se non avessi presenziato alla seduta, rientrando in Ticino, il mio voto non sarebbe stato valido. Le risposi di darmi un po’ di tempo per organizzare il viaggio e tre giorni più tardi ero a Bellinzona». Il 30 giugno la votazione in Consiglio di Stato, come sappiamo, finì 3 a 2 in favore del blocco. «Sì, sono stato decisivo in quell’occasione. Ma non fu una decisione contro gli italiani», ricorda Beltraminelli. «Era importante mandare un segnale forte a Berna e dare una scossa per sbloccare il dossier fermo da troppo tempo». E il dossier, effettivamente, si sbloccò. Il resto, come si suol dire, è storia.
Ma tornando al 10 aprile, Beltraminelli rammenta anche «l’incredibile euforia» a Lugano di quella sera, con i festeggiamenti della Lega in piazza della Riforma e quelli del PPD al Palazzo dei congressi. Già, perché «quella fu sì una vittoria della Lega, ma anche una vittoria per Lugano, che allora trainava il Ticino più di oggi, una città che dava speranze e dove la politica portava avanti nuove idee e si stava aggregando a molti altri Comuni. In quei tempi si diceva spesso che era il Governo a ‘scendere a Lugano’. Oggi invece le cose sono cambiate». Dopo quella domenica elettorale, infatti, il Consiglio di Stato contava tre rappresentanti luganesi (Borradori, Sadis e Beltraminelli, allora municipale proprio a Lugano). «E non bisogna dimenticare – aggiunge l’ex consigliere di Stato – che storicamente il Governo non è mai stato filo-luganese. Tanto è vero che oggi di Lugano non resta più nessuno nell’Esecutivo cantonale». Ricordando i primi mesi in Consiglio di Stato, Beltraminelli racconta poi che c’era chi lo definiva il «terzo leghista in Governo»: «Per un po’ di tempo ho sofferto questa etichetta. Ma poi ho dimostrato negli anni di lavorare con la mia testa. Sono sempre stato solo al servizio del mio partito e dei ticinesi». E in ogni caso, conclude, «anche se spesso ero io l’ago della bilancia, in Consiglio di Stato in fin dei conti si ragiona come cinque colleghi. In quel contesto vengono prima le persone, e poi i partiti».

Punto su punto
Un concetto condiviso anche dall’altro «nuovo volto» entrato in Governo quella domenica: il socialista Manuele Bertoli. «Il Consiglio di Stato è prima di tutto un luogo in cui i cinque membri si confrontano personalmente, in cui l’elemento personale diventa più importante di quello partitico. È chiaro che ognuno si porta dietro un corredo di valori ben definito e diverso da quello degli altri, ma c’è la coscienza di dover trovare soluzioni insieme». Riguardo alle prime settimane in Governo, Bertoli ricorda che «per certi versi da parte dei due leghisti c’era la volontà di segnare quel cambiamento anche con atti politici». Tuttavia, tranne che per qualche dettaglio simbolico, «alla fine non ci furono atti politici particolari, anche perché ci trovammo sin da subito a fronteggiare le difficoltà finanziarie lasciate dai Governi precedenti. Si faceva fatica a far quadrare i conti e quindi anche tutta la progettualità politica fu da subito molto condizionata da questo fattore». E sul raddoppio della Lega il consigliere di Stato socialista racconta che allora, nel 2011, non era particolarmente preoccupato da questo cambiamento: «Sapevo di avere una posizione uguale a quella dei miei predecessori, ovvero di essere, all’interno dell’Esecutivo, uno contro quattro. Sapevo sin dall’inizio che sarebbe stato necessario combattere punto su punto per ogni dossier». E proprio per questo motivo, aggiunge Bertoli, «non fa molta differenza se ci sono due liberali o due leghisti. Semmai, come detto, dipende dalle persone. Ci sono leghisti e leghisti, così come sicuramente ci sono socialisti e socialisti». Concludendo, il consigliere di Stato ricorda la prima seduta di quel Governo, che segnò a suo modo un altro importante cambiamento, quello dei Dipartimenti: «Iniziammo alle 10 e terminammo verso le 18. Dovevamo in qualche modo prendere una decisione, perché il Paese ci stava aspettando. E naturalmente il cambio di maggioranza relativa e l’entrata di tre nuovi membri complicarono le cose. Alla fine però arrivò un cambiamento storico, il DECS andò al sottoscritto dopo oltre 70 anni di guida liberale e il DSS andò al PPD dopo una guida socialista che durava dalla sua nascita. Ci sarebbero molti aneddoti da raccontare su quella seduta, ma è ancora troppo presto».

Dal canto suo, l’allora consigliera di Stato Laura Sadis, contattata dal CdT, ha preferito non rilasciare dichiarazioni.

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 10 aprile 2021

(Foto: Archivio CdT)

«Una barricata meno rumorosa e più costruttiva»

«Una barricata meno rumorosa e più costruttiva»

Che ricordi ha di quel giorno, quando la Lega conquistò il secondo seggio?
«Arrivavo da un periodo particolare. Ero da un anno subentrato al compianto Attilio Bignasca in Consiglio nazionale, la campagna fu molto agitata poiché – con la rinuncia a ricandidarsi di Gabriele Gendotti – si poteva sognare il raddoppio. La domenica 10 aprile la passai con familiari e amici (mia figlia Gaia aveva appena 3 mesi e mezzo) all’Agriturismo Altanca in attesa dei risultati. Poi, appena si capì che la mia elezione era certa, con Rodolfo Pantani alla guida scendemmo a Lugano sino in piazza della Riforma, già gremita di amici leghisti. La gioia era tanta, come testimoniano le foto di quel momento, soprattutto per il Nano che quel giorno festeggiava pure il compleanno e l’inizio del suo agognato “triplete”, che si concluse con la conquista del sindacato di Lugano con Borradori nel 2013».

Dopo la vittoria il Nano disse che dai due leghisti si aspettava il rispetto del decalogo. Quel decalogo finì sul tavolo del Governo?
«Il decalogo leghista era ed è un programma di partito, mentre all’interno di un Governo si lavora in squadra, ognuno però con i suoi valori e le sue idee politiche. Noi queste idee, riprodotte nel decalogo, le abbiamo portate. Pensiamo al blocco dei ristorni fatto nel giugno 2011. Sul fatto del “governiamo noi”, quando venni eletto venivo da un’esperienza comunale dove c’era (e c’è) una maggioranza assoluta di un’altra forza nel Municipio, e quindi non ho mai inteso e vissuto il governare come un imporre bensì come un costruire, se possibile assieme».

Com’è cambiato il modo di governare e di fare politica della Lega con il raddoppio?
«Quella che Giorgio Salvadè chiamava “Lega di governo e barricata” è rimasta, anche se forse la barricata è un po’ meno rumorosa e più costruttiva. Da 26 anni la Lega siede in Consiglio di Stato, da 10 con due consiglieri di Stato. Questo ha portato per taluni a essere troppo filogovernativi, anche se personalmente le critiche le prendo positivamente se giustificate (vedi radar ad esempio), proprio perché sono nato politicamente in Gran Consiglio mettendo in discussione l’azione politica anche del nostro unico consigliere di Stato di allora (Marco Borradori, ndr)».

Le toccò il «poco simpatico» Dipartimento delle istituzioni, che disse di aver trovato «completamente azzurro» (PPD, ndr). E oggi?
«Poco simpatico ma voluto. Poco simpatico perché, capiti quel che capiti, siamo più esposti di altri poiché a maggior contatto con la cittadinanza; voluto perché vedevo un grande potenziale di miglioramento, nonché per la mia inclinazione personale. Dopo 10 anni il Dipartimento è più equilibrato, sia per sensibilità politiche sia per genere. Il mono pensiero è acritico e pericoloso, perché da un lato non ci si innova e dall’altra parte non ci si mette in discussione».

Sono passati 10 anni, cosa ha fatto di leghista questo Governo con la vostra spinta?
«Il Governo è finalmente un Governo di uomini di Stato e non rappresentanti di partito. Forse il tavolo di sasso o i presunti “maître à penser” esistono ancora, ma oggi il Consiglio di Stato è più sovrano e mi permetto di dire anche più autorevole rispetto al passato. Le decisioni le prendiamo noi, non altri. La spinta leghista? Beh, sicuramente ha portato il Governo ad avvicinarsi alla gente; ricordo con piacere il pranzo a San Martino con il Governo in corpore nel 2015 sotto la mia presidenza. Alla fine siamo dei semplici servitori dello Stato e quindi del Popolo, e questo non lo dimentico mai, come ricordo frequentemente ai miei funzionari dirigenti. Questa spinta, questa energia e questo impegno voglio continuare a metterli al servizio delle cittadine e dei cittadini ticinesi ancora nei prossimi anni di Governo».

Intervista all’interno dell’edizione di sabato 10 aprile 2021 del Corriere del Ticino

Con la pandemia raggiri informatici ancor più sotto la lente

Con la pandemia raggiri informatici ancor più sotto la lente

Comunicato stampa

Gli autori di reati legati alla cybercriminalità hanno sfruttato la pandemia per tentare di ottenere ancor più guadagni illeciti, traendo giovamento dal confinamento delle
persone tra le quattro mura di casa. Le truffe, legate in particolare alla compravendita di materiale sanitario e prodotti igienici, nonché l’acquisizione illecita di dati personali attraverso applicativi dedicati al telelavoro sono solo alcuni esempi di come il settore si sia adattato celermente al nuovo scenario. Sempre in auge anche le truffe denominate Business Email Compromise (BEC) e gli attacchi ransomware.

Le attività svolte dalla Sezione Analisi Tracce Informatiche (SATI) sono in costante aumento e questo va di pari passo con l’incremento generalizzato dei dispositivi informatici e di comunicazione nella nostra società. Fenomeno ancor più accentuatosi nel periodo pandemico.

Nel corso dell’anno la Sezione è stata attiva in 38 inchieste su casi specifici che presentavano componenti tecnico informatiche particolari. Ha inoltre svolto 55 perquisizioni in supporto ad altri servizi, ha effettuato 1’253 analisi informatico forensi a favore delle indagini condotte da altre unità della Polizia giudiziaria e della Gendarmeria, ha elaborato 37 analisi criminali operative, ha collaborato in 23 ricerche d’urgenza e ha evaso 517 richieste e-mail giunte da utenti o da altre autorità. In quest’ambito ransomware e BEC hanno richiesto particolare attenzione. I BEC prevedono, attraverso le tecniche di social engineering, l’accesso illecito a una casella di posta elettronica (solitamente aziendale) e la conseguente scoperta di una relazione finanziaria. I truffatori, spacciandosi quindi per il creditore, comunicano alla controparte delle false coordinate bancarie, sulle quali eseguire il trasferimento fraudolento di denaro. In quest’ambito lo scorso anno la Sezione Analisi Tracce Informatiche (SATI) della Polizia cantonale ha indagato su 19 casi, dai quali è emerso un danno economico pari a circa 3’300’000 franchi.

Attraverso un attacco ransomware i criminali riescono invece a criptare i dati contenuti nei dispositivi, così da poter chiedere un riscatto in cambio della chiave di decifratura. Gli autori, attraverso varie tecniche, selezionano in maniera sempre più mirata gli obiettivi, prediligendo grandi aziende (fenomeno conosciuto come whaling), al fine d’incrementare i propri profitti grazie all’estorsione d’ingenti somme di denaro.

Questi fenomeni hanno, di fatto, un comun denominatore, la difficoltà sempre maggiore nell’identificare gli autori e nel perseguirli poiché sfruttano l’anonimato legato al fatto di agire in rete. La prevenzione riveste quindi estrema importanza e la popolazione ha la possibilità di informarsi consultando i siti della Polizia cantonale www.polizia.ti.ch , del gruppo cantonale Cyber Sicuro www.cybersicuro.ch e della Prevenzione svizzera della criminalità (PSC) https://www.skppsc.ch/it/temi/internet/. Per quanto riguarda invece le segnalazioni è attivo il Centro nazionale per la cibersicurezza (NCSC) all’indirizzo https://www.ncsc.admin.ch/ncsc/it/home.html.

Ancora in aumento le richieste provenienti da forze dell’ordine estere che, sulla base della convenzione sulla criminalità informatica, richiedono la conservazione dei dati presenti su server di società ubicate in Ticino. Il 2020 ha inoltre visto altre due particolari attività d’interesse: l’analisi criminale operativa, dettata dalla grande mole di dati, nel contesto di un’inchiesta per titolo di truffa e l’implementazione del nuovo gestionale in dotazione al Tracciamento Contatti COVID-19 dal mese di dicembre.

 

Sensibile calo delle rapine nel 2020

Sensibile calo delle rapine nel 2020

Dopo l’importante diminuzione delle rapine osservata nel 2018 in Ticino anche il 2020 ha registrato la stessa tendenza. Se nel primo caso era attribuibile all’efficacia delle misure intraprese per contrastare il fenomeno, nel secondo l’andamento positivo è verosimilmente legato alle limitazioni di movimento delle persone dovute all’emergenza sanitaria. Nel corso dell’anno si sono contate 23 rapine (34 nel 2019), occorse prevalentemente sulla pubblica via. Nessun episodio ha coinvolto banche o uffici postali mentre i distributori rapinati sono stati 3 (6). Un solo caso di omicidio, plurimo, ha funestato il Ticino.

Nel 2020 in Ticino le rapine hanno registrato un -32%. La regione più colpita è stata il Luganese, mentre il Mendrisiotto è stato quasi del tutto risparmiato (un solo caso). In quattro casi su 5 è stato possibile identificare gli autori, procedendo all’arresto o all’emissione di mandati di arresto internazionali. Le indagini su eventi degli anni scorsi hanno avuto importanti risvolti e le collaborazioni internazionali, in gran parte con l’Italia, hanno permesso di risolvere e identificare autori fino ad oggi sconosciuti. Il risultato più importante è legato alla risoluzione della rapina ad un furgone portavalori, con presa d’ostaggio del conducente, avvenuta a Molinazzo di Monteggio nell’estate 2019.

Per ottenere una ponderazione degli atti di violenza la Statistica criminale di polizia adotta una classificazione semplificata dei reati in casi gravi e di poca entità. La parte attribuita agli atti di violenza grave, passati da 77 a 48, è del 3.4%. Fra questi figurano gli omicidi (7, inclusi i tentati), le lesioni personali gravi (33) e le violenze carnali (8). Per gli omicidi e le lesioni personali gravi l’uso dell’arma da fuoco è un’evenienza estremamente rara. Fra gli atti di violenza di poca entità figurano, in ordine di frequenza, le lesioni semplici (466), le vie di fatto (132), la coazione (130), l’aggressione (63 infrazioni in 22 casi), la violenza/minaccia contro l’autorità (35) e la rapina (23). Il numero di minacce di violenza, rappresentato dai reati di minaccia ed estorsione, è sceso a 463 (-13%). Lo scorso anno si è registrato un solo caso di omicidio (plurimo). In maggio, all’interno di un esercizio pubblico a Giubiasco è stato ucciso a colpi di pistola un uomo. Pure uccisa la sua compagna, ex moglie dell’omicida. Quest’ultimo si è poi tolto la vita. In due occasioni delle liti in famiglia sono degenerate in percosse, rispettivamente con martello e bastone, portando ad emettere l’ipotesi di tentato omicidio. Nel corso del mese di ottobre a Gentilino vi è stato un tentato omicidio intenzionale a danno di un giovane confederato a seguito di un’aggressione da parte di due minorenni, che lo hanno colpito con un’arma da taglio ferendolo alla nuca. In novembre infine è stato garantito il necessario supporto al Ministero pubblico della Confederazione e a fedpol nell’ambito dell’inchiesta relativa all’attacco all’arma bianca avvenuto presso un grande magazzino di Lugano. 

Per quanto riguarda l’attività della Sezione TESEU, dal 1 gennaio 2020, dopo un periodo di transizione di sei mesi, vengono applicate le disposizioni della nuova Legge cantonale sull’esercizio della prostituzione (LProst). Durante l’anno sono quindi stati autorizzati 11 locali erotici e sono stati notificati 21 appartamenti all’interno dei quali è consentito l’esercizio della prostituzione. Le nuove persone che si sono annunciate alla Polizia cantonale per esercitare sono state 238 (-21 rispetto al 2019). Le nazionalità più rappresentate si confermano quella romena (63%), italiana (26%) e spagnola (5%). Le presenze di prostitute nei locali erotici è andata diminuendo con il protrarsi dell’emergenza pandemica fino a raggiungere le 74 unità censite nel mese di dicembre. Dalle attività di controllo 66 persone sono state denunciate per esercizio illecito della prostituzione. Per 13 di queste sono emerse anche violazioni delle disposizioni della Legge federale sugli stranieri e la loro integrazione. A livello di inchieste, un cittadino spagnolo residente in Ticino è sospettato di aver messo a disposizione di prostitute numerosi appartamenti con affitti molto superiori al valore di mercato. Una coppia di cittadini rumeni residente nel Bellinzonese è invece stata denunciata per aver gestito un giro di prostituzione illegale in diverse località del Ticino, collocando in appartamenti donne che gli dovevano corrispondere buona parte dei loro guadagni.

Le attività di monitoraggio e approfondimento effettuati dalla Polizia cantonale e dagli enti preposti al controllo della forza lavoro non hanno evidenziato la presenza di fattispecie penalmente perseguibili e pertanto in quest’ambito nel 2020 non sono state avviate nuove indagini. Ciò premesso, la Polizia cantonale ha continuato in questo senso a collaborare fattivamente con l’Ufficio dell’ispettorato del lavoro, l’Ufficio sorveglianza mercato del lavoro, le commissioni paritetiche e i sindacati. Si evidenzia come tale coordinamento abbia anche effetti positivi in termini preventivi.

L’effetto pandemico che ha caratterizzato il 2020 ha influito anche sul traffico di migranti. In quest’ottica le restrizioni imposte dalle diverse nazioni hanno, in termini generali, limitato notevolmente le possibilità di movimento delle persone. Di conseguenza i flussi migratori verso il Nord Europa hanno negli ultimi mesi prediletto piuttosto a la via dei Balcani non toccando quindi il nostro territorio. Lo scorso anno, in particolare grazie all’azione delle Guardie di confine, la Polizia cantonale ha denunciato 20 passatori (per 16 dei quali è stato ordinato l’arresto provvisorio) sospettati d’aver favorito l’ingresso illegale in Ticino di clandestini. Nella stragrande maggioranza dei casi la destinazione dei migranti concerneva nazioni differenti dalla Svizzera e pertanto il nostro Paese fungeva esclusivamente da transito. 

10 aprile di 10 anni fa l’incredibile raddoppio

10 aprile di 10 anni fa l’incredibile raddoppio

Le emozioni dell’ennesima giornata che scombussolò la partitocrazia

Dieci anni il 10 aprile prossimo. È un giorno da sottolineare. Quella domenica del 2011 le ticinesi e i ticinesi hanno sancito un risultato elettorale storico, straordinario, al di sopra di ogni immaginazione, soprattutto per chi ha i paraocchi e non vede come va la società. La Lega dei Ticinesi entrava in Governo con due suoi candidati, interrompendo l’egemonia dei partiti storici. A Marco Borradori si affiancava in Consiglio di Stato Norman Gobbi. Ed è proprio l’attuale presidente del Governo che ci racconta le emozioni di quel giorno: “Fu incredibile. Marco con oltre 81 mila voti, il sottoscritto con oltre 61 mila voti. Avevo 34 anni e ottenni più voti dalla Consigliera di Stato in carica Laura Sadis, l’unica liberale radicale a conservare il seggio. In quella tornata elettorale le cittadine e i cittadini del Ticino hanno dato uno scossone alla partitocrazia premiando le persone vicine a loro, vicine al popolo e ai problemi della gente. Che festa in Piazza della Riforma quella sera. Lacrime di gioia. Tante lacrime, perché siamo così: possiamo sembrare duri, ma dentro batte un grande cuore. È il cuore della Lega!” afferma il nostro interlocutore.

Ma quali sono i segreti del successo? “Quanto messo in moto da Giuliano Bignasca 20 anni prima fu una cosa straordinaria. Con questo giornale che ospita questa mia intervista ha posto le basi per un nuovo tipo di comunicazione, che entra nel cuore e nella pancia di tutti noi. Concretamente poi sul piano politico ci ha insegnato ad ascoltare la gente, a rompere gli schemi, a pensare che quanto c’era prima poteva e doveva essere cambiato e non perpetuato all’infinito a beneficio sempre e solo di una ristretta cerchia di persone. Nel movimento sono confluite persone in gamba, che potevano dire la loro sulla ribalta politica. Borradori era una macchina di voti per quel che ha fatto al Dipartimento del territorio e per la persona che è. Da parte mia ho messo in campo la voglia di fare, di confrontarmi con tutti, la mia cocciutaggine (da buon leventinese!) e di portare avanti gli insegnamenti del Nano. Punti fissi come il disaccordo… agli accordi con l’Europa per esempio. A questa Europa centralista, irriconoscente delle libertà delle regioni, che vede la Svizzera come una terra da conquistare e non come un partner con cui trattare”, chiarisce il consigliere di Stato Norman Gobbi.

“Il10 aprile del 2011 è quindi per me personalmente e per tutto il movimento un giorno da ricordare. Da ricordare perché fu l’inizio del “triplete” che il Nano agognava, conclusosi con la conquista del sindacato a Lugano con Marco Borradori. Da ricordare per richiamarci tutti all’impegno che abbiamo assunto di fronte alle e ai cittadini del Ticino. Lo faccio ogni giorno nel mio lavoro quotidiano. Lo dobbiamo fare tutti noi, impegnati in politica per la Lega. E lo dobbiamo dimostrare anche nelle ormai imminenti elezioni comunali. Da qui il mio invito al massimo lavoro per ottenere il massimo risultato!”, afferma il presidente del Governo Norman Gobbi.

Programma di promozione dei diritti, di prevenzione della violenza e di protezione dei bambini e dei giovani

Programma di promozione dei diritti, di prevenzione della violenza e di protezione dei bambini e dei giovani

Comunicato stampa

Se ci sono diversi Cantoni che negli scorsi anni hanno lanciato delle campagne di sensibilizzazione sui diritti dell’infanzia, sinora nessun Cantone ha avviato un vero e proprio programma cantonale di promozione dei diritti dell’infanzia, di prevenzione della violenza e di protezione dei bambini e dei giovani. La specificità del programma cantonale ticinese, condiviso dal Consiglio di Stato, risiede nel fatto di essere un programma che coinvolge i vari Dipartimenti, in particolare Dipartimento della sanità e della socialità (DSS), Dipartimento delle Istituzioni (DI) e Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport (DECS), di avere una durata di quattro anni, di disporre di un budget significativo e di voler coinvolgere i Comuni, nonché l’insieme degli enti attivi sul territorio, le famiglie e i giovani.

Il Programma prende spunto dalla “Strategia cantonale di prevenzione della violenza che coinvolge i giovani (0 – 25 anni) per il periodo 2017 – 2020”, includendo i diversi insegnamenti tratti ma con una prospettiva innovativa estesa alla promozione dei diritti dell’infanzia.

Se la Strategia aveva come obiettivo principale la riduzione della violenza che coinvolge i giovani, rafforzando il senso di appartenenza e il sentimento generale di sicurezza, il Programma di promozione dei diritti dell’infanzia intende promuovere il buon trattamento, proteggere da ogni forma di maltrattamento o abuso, prevenire tutte le forme di violenza, migliorare la presa a carico delle situazioni vulnerabili o problematiche. La missione è dunque quella di garantire tutti i diritti del bambino sanciti nella Convenzione ONU.

Il programma si articolerà attraverso la messa a punto di misure specifiche lungo 4 assi di sviluppo (promozione, prevenzione, rilevamento precoce e intervento) e in 5 contesti di riferimento (Famiglia, Scuola e Formazione, Spazio sociale, settore Amministrativo e Giudiziario, settore Socio-sanitario).  

Per l’elaborazione del “Programma cantonale di promozione dei diritti, di prevenzione della violenza e di protezione dei bambini e dei giovani” è stata incaricata un’apposita direzione interdipartimentale con rappresentanti DSS, DECS e DI, presieduta dal magistrato dei minorenni Reto Medici e il cui coordinamento operativo è garantito dall’Ufficio del sostegno a enti e attività per le famiglie e i giovani. Il Programma cantonale cercherà di identificare i bisogni del territorio, valorizzare le iniziative in atto, promuovere progetti innovativi, sensibilizzare la popolazione sui diritti dell’infanzia, favorire l’ascolto e la partecipazione di bambini, giovani e famiglie.

Il Programma avrà tra le sfide principali il rafforzamento della partecipazione dei bambini e dei giovani alle decisioni che li riguardano, della promozione delle politiche giovanili, della prevenzione (attraverso il rinforzo della salute psicologica dei bambini e dei giovani) e della protezione dei minorenni, con particolare attenzione al tema “minorenni e psichiatria”, al rinforzo dei diritti di visita, delle competenze genitoriali, del sostegno a minori nella violenza domestica, delle prese a carico nei centri educativi per minorenni. Ulteriori misure potranno essere identificate attraverso specifiche audizioni e gruppi di lavoro.

Il Programma cantonale, che si inserisce pienamente nel Programma di legislatura 2019-2023 (Azioni 28 e 29) potrà beneficiare di un budget di 450’000 franchi annui per quattro anni già a partire dal 2021 al fine di avviare ricerche e iniziative pilota. Oltre a eventuali sostegni tramite il Programma cantonale, a seguito di una recente decisione del Consiglio federale e grazie al sostegno da parte del Cantone Ticino e della Conferenza delle Direttrici e dei Direttori degli affari sociali, le organizzazioni che sensibilizzano sui diritti dell’infanzia gli operatori del settore della formazione e della formazione continua potranno beneficiare di eventuali contributi federali sino ad un massimo di 200’000 franchi.

Visita di cortesia dell’Ambasciatrice della Gran Bretagna

Visita di cortesia dell’Ambasciatrice della Gran Bretagna

Comunicato stampa 

Il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi ha ricevuto oggi a Palazzo delle Orsoline Jane Caroline Owen, Ambasciatrice della Gran Bretagna per la Svizzera. L’incontro ha permesso di discutere vari argomenti di attualità politica ed economica.
La visita di cortesia dell’Ambasciatrice Jane Caroline Owen, accompagnata dal suo collaboratore Edward Inglett, ha permesso di discutere svariati temi di attualità, con particolare attenzione alla gestione della pandemia da coronavirus e alle relazioni che Svizzera e Gran Bretagna intrattengono con l’Unione Europea.
L’Ambasciatrice si è detta certa che i rapporti tra i nostri due Paesi continueranno a rafforzarsi, e ha brevemente presentato l’organizzazione della campagna di vaccinazione in Gran Bretagna, sottolineandone il successo nel ridurre i nuovi contagi e il numero di decessi e ospedalizzazioni.
Il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi ha come di consueto condiviso con l’Ambasciatrice alcune informazioni sulle particolarità che distinguono il Ticino nel contesto culturale, politico e socio-economico svizzero, presentando i principali progetti e le sfide che attendono il Cantone a medio e lungo termine.

Anche nel 2020 meno incidenti sulle strade ticinesi

Anche nel 2020 meno incidenti sulle strade ticinesi

Anche il 2020 ha segnato una diminuzione degli incidenti della circolazione stradale in Ticino. Lo scorso anno infatti la Polizia cantonale e le polizie comunali sono intervenute per la constatazione di 3’194 incidenti (-14% rispetto al 2019). Di questi 2’602 con soli danni (-13.3%), 419 con feriti leggeri (-20.7%) e 157 con feriti gravi (- 17.5%). È stata invece purtroppo registrata una sensibile crescita di quelli mortali, 16 in totale con 17 vittime (+11). Si tratta di 11 automobilisti, 3 motociclisti, 2 conducenti di e-bike e un pedone. Fra gli utenti più deboli si sono registrati 342 incidenti con coinvolti motociclisti (-16%), 75 con coinvolti velocipedi (+3%), 65 con coinvolti pedoni (-28%) e 36 con coinvolte e-bike (+16%).

L’obiettivo fissato dall’USTRA a livello nazionale sul fronte degli incidenti della circolazione stradale, prevede entro il 2030 di scendere sotto la soglia dei 100 morti (187 nel 2019), e di non superare i 2’500 ferimenti gravi all’anno (3’639), rispettivamente non oltre i 25 morti (64) e i 500 feriti gravi (1’720) fra gli utenti della mobilità lenta. Una sfida soprattutto per quest’ultima categoria, il cui numero di incidenti, in controtendenza, è in aumento da diversi anni. Per farvi fronte sono in corso di valutazione diverse misure di sicurezza, in particolare in relazione ai velocipedi elettrici. L’emergenza sanitaria vissuta in Ticino ha avuto un effetto più rilevante sulla statistica degli incidenti stradali rispetto al resto della Svizzera, specialmente nel periodo del primo lockdown con il drastico calo del traffico, in particolare la sostanziale mancanza del traffico internazionale e l’assenza dell’abituale esodo pasquale. Con l’allentamento delle misure in estate, l’utenza si è poi orientata sulle due ruote. Il ridotto flusso veicolare, soprattutto sull’asse autostradale a sud, ha pure comportato una diminuzione delle infrazioni per eccesso di velocità. Nel complesso le revoche sono scese a 2’068 rispetto alle 2’624 del 2019. Appare logico, per molti versi anche auspicabile, che la mobilità riprenderà ad essere importante e il traffico il Ticino tornerà a essere fortemente congestionato. La gestione della viabilità permane quindi una delle grandi sfide per la Polizia cantonale. In quest’ambito il progetto “Strada Libera” sarà mantenuto e in l’applicazione di un concetto di priorità operativa, parte del personale del V° Reparto Gendarmeria stradale è stato dislocato a Mendrisio.

I controlli con apparecchi radar mobili e laser sono stati 472 (305 nel 2019), di cui 155 in abitato, 78 fuori abitato e 239 in autostrada. Su 344’300 veicoli controllati il 3.6% era in infrazione (con 477 revoche di licenza). Gli apparecchi fissi e semi-stazionari hanno controllato 14,2 milioni di veicoli di cui lo 0.8% in infrazione (con 1’675 revoche). I casi pirata sono stati 25 rispetto ai 27 del 2019, di cui 6 in abitato. Quattro sono stati individuati grazie a video pubblicati sui social media dai medesimi conducenti. Vanno segnalate tre inchieste che coinvolgono radar. Quella di un apparecchio semi-stazionario danneggiato nel 2019 si è conclusa in estate con l’arresto dell’autore grazie all’analisi del DNA. L’ultima vede coinvolto l’apparecchio fisso di Balerna; l’autore è stato rapidamente identificato e denunciato. In relazione alle verifiche sull’abuso di alcol al volante, nel 2020 ne sono state effettuate 5‘894 rispetto alle 7’549 del 2019, di cui 1’059 a seguito di un incidente e 716 fra gli autisti professionali. I casi positivi registrati sono stati 506 (762). In quest’ambito, nonostante la diminuzione registrata, non si assiste un cambiamento delle abitudini dei conducenti di veicoli a motore e la decrescita è anch’essa derivante dalla situazione particolare legata allo scorso anno.

I lavori per la realizzazione del nuovo Centro di Controllo dei Veicoli Pesanti di Giornico sono continuati nel rispetto della tabella di marcia. La struttura sarà ultimata entro fine 2022. I controlli sui veicoli pesanti su mandato dell’USTRA hanno comunque raggiunto le 12’775 ore. Nello specifico settore del rispetto dell’Ordinanza lavoro e riposo sono stati esaminati 1’083 conducenti di 381 aziende, rilevando 147 infrazioni.

L’emergenza COVID ha dirottato il personale in specifiche attività di controllo, riducendo gli interventi nell’educazione stradale, anche per motivi di sicurezza, a 144 ore
effettive contro le 440 del 2019. A livello di prevenzione si aggiungono la campagna “In sicurezza sui passi alpini” destinata a tutti i motociclisti (Strade sicure), e la giornata della luce (UPI).