Aggregazione nel Medio Malcantone: costituita la Commissione di studio

Aggregazione nel Medio Malcantone: costituita la Commissione di studio

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha approvato l’istanza di aggregazione formulata dai municipi di Bedigliora, Curio, Miglieglia e Novaggio, estendendo d’ufficio il comprensorio al Comune di Astano, e ha istituito la Commissione di studio incaricata di elaborare un progetto aggregativo tra i cinque comuni.

Lo scorso 3 febbraio 2021 i municipi di Bedigliora, Curio, Miglieglia e Novaggio hanno sottoscritto un’istanza congiunta per l’avvio di una procedura aggregativa nel loro comprensorio, aderendo all’eventualità che venga coinvolto anche il limitrofo Comune di Astano.
Quest’ultimo, dopo le dimissioni dell’allora Municipio e la ripetuta mancata disponibilità di candidati alla carica di municipale, da agosto 2020 è in gerenza a seguito di un provvedimento dell’Autorità di vigilanza, in attesa che si costituisse un municipio con le prossime elezioni comunali. Tuttavia, ad Astano non è stata depositata alcuna candidatura entro il termine ordinario (8 febbraio 2021) e neppure entro il secondo termine fissato dal Consiglio di Stato (1° marzo 2021) per un’eventuale elezione prorogata. Il Comune si trova quindi nuovamente nell’impossibilità di costituire un municipio con legittimazione popolare. Questo elemento rafforza ulteriormente la necessità di una soluzione aggregativa, che era e rimane una priorità collegata anche al supporto finanziario cantonale straordinario di cui Astano ha potuto beneficiare in vista, per l’appunto, di un’aggregazione.
L’istanza di Bedigliora, Curio, Miglieglia e Novaggio aperta all’inclusione di Astano, rende ora attuale e concreta una prospettiva aggregativa per Astano nel comprensorio del Medio Malcantone, mentre l’eventualità di un’entrata in materia con Tresa – a suo tempo unica ipotesi aggregativa concretamente ipotizzabile e promossa dall’allora Municipio con l’accordo dell’Assemblea comunale – si protrae ulteriormente e non è possibile valutare una tempistica, il Comune di Tresa non essendo ancora costituito.
Il Consiglio di Stato ha pertanto stabilito di inserire d’ufficio il Comune di Astano nello studio che sta per essere avviato nel Medio Malcantone, scenario riguardo al quale il precedente Municipio di Astano aveva formalizzato la propria apertura a entrare se del caso in materia.
I comuni di Astano, Bedigliora, Curio, Miglieglia e Novaggio sono confinanti e appartengono, come peraltro Tresa, allo scenario “Malcantone Ovest” del Piano cantonale delle aggregazioni (PCA), approvato dal Consiglio di Stato e all’esame del Gran Consiglio, che prevede la possibilità di realizzare gli scenari in tappe successive. Il comprensorio è quindi in linea con gli orientamenti della politica cantonale in tema di aggregazioni.

La Commissione di studio, su proposta dei rispettivi municipi, è composta da:

  • Bedigliora: Nicoletta Ferretti-Gianella, Municipale (sostituto: Tiziano Belloni, Sindaco)
  • Curio: Gianni Nava, Sindaco (sostituta: Franca Ponti, Municipale)
  • Miglieglia: Marco Marcozzi, Sindaco (sostituta: Fabia Orlando, Municipale)
  • Novaggio: Paolo Romani, Sindaco (sostituto: Igor Negri, Segretario comunale)

Il Gerente di Astano è invitato a trasmettere al Consiglio di Stato le proposte di nominativi in rappresentanza del Comune entro la fine del mese di aprile 2021. Fino alla designazione, o in caso di mancata disponibilità di persone a far parte della Commissione, in quest’ultima il Comune di Astano sarà rappresentato dal Gerente.
La Commissione potrà avvalersi del supporto di consulenti esterni e costituire gruppi di lavoro su temi specifici. Il contatto con il Dipartimento delle istituzioni verrà assicurato dalla Sezione degli enti locali.

(Foto: www.novaggio.ch)

Molino, sgombero o dialogo? Gobbi: “Situazione sempre meno sostenibile”.

Molino, sgombero o dialogo? Gobbi: “Situazione sempre meno sostenibile”.

Il presidente del Governo: “L’autogestione è un fenomeno che si è andato a svuotare anche dal punto di vista numerico. Inaccettabili questi atteggiamenti sprezzanti nei confronti dell’autorità e della popolazione”

“La situazione attuale è sempre meno sostenibile”. Così si è espresso il presidente del Governo e direttore del Dipartimento Istituzioni, Norman Gobbi, ieri sera a Matrioska. La prima parte del dibattito è stata dedicata agli scontri avvenuti lunedì sera alla stazione di Lugano tra polizia e manifestanti, alcuni dei quali riconducibili al Centro Sociale il Molino. L’autogestione, ha detto Gobbi, “è un tema che riguarda soprattutto la Città, e il Cantone in via secondaria”.
Infatti sarà proprio il Municipio di Lugano, domani, giovedì, a decidere la linea da intraprendere. Dopo la manifestazione non autorizzata di lunedì e gli scontri con le forze dell’ordine, il sindaco, Marco Borradori, è stato chiaro: “La misura è colma. Giovedì chiederò al Municipio una decisione sullo sgombero del Molino. E io voterò a favore”. Sulla stessa linea il vicesindaco Michele Bertini, e ancora più risoluto il municipale Lorenzo Quadri.

Ma torniamo alle dichiarazioni di Gobbi: “La soluzione attuale – ha detto – è stata condivisa tra Lugano e Cantone a suo tempo per trovare una soluzione all’autogestione, che però nel frattempo è un fenomeno che si è andato a svuotare anche dal punto di vista numerico, come abbiamo visto lunedì sera. E con questi atteggiamenti sprezzanti nei confronti dell’autorità ma anche della popolazione che fa degli sforzi, e ha espresso democraticamente un’opinione, la situazione attuale diventa sempre meno sostenibile”.

Al ministro ha replicato il presidente della sezione socialista di Lugano, Raoul Ghisletta, collegato via Skype: “Occorre un dialogo, occorre individuare una figura che faccia da mediatore. Non credo sia contestabile l’esigenza di uno spazio autogestito in una realtà urbana come Lugano. L’autogestione non va confusa con una trentina di persone che hanno fatto un pasticcio. Non siamo in uno stato forcaiolo dove si fa la giustizia a spron battuto. Esiste una convenzione che regola la gestione di questo spazio e un impegno a trovare una soluzione alternativa nel caso in cui il Molino non sia più utilizzabile. Si tratta di avere sangue freddo e di non cedere alla provocazione di pochi, perché sono centinaia le persone che frequentano gli spazi dell’autogestione. Bisogna essere razionali e seguire le regole della democrazia e che lo stato di diritto prevede quando succedono pasticci come questo. Come è successo alla Valascia e con i tifosi dello Zurigo in centro città. Certe cose finiscono male, ma ognuno come individuo si assume le proprie responsabilità che andranno accertate dalla Magistratura”.

Ma Gobbi ha ribattuto: “In questo caso c’è chi critica l’intervento della polizia in reazione all’attacco, e abbiamo visto alcuni manifestanti che hanno raccolto sassi dalla massicciata della ferrovia lanciandoli contro gli agenti. Credo che tollerare ancora una situazione in cui queste persone, che sono ospitate dalla Città di Lugano, che beneficiano di finanziamenti pubblici, perché il Cantone copre una parte dei costi che la presenza del Centro autogestito genera, non sia più possibile. Anche nei confronti dei contribuenti e dei cittadini che rispettano le leggi. Le istituzioni riconoscono il diritto all’autogestione a scopo culturale, divulgativo e ricreativo, ma se c’è un abuso di questo diritto si rompe quel patto che è stato siglato a suo tempo e che secondo me ha raggiunto i suoi limiti”.

A favore di una ricerca di dialogo si è espresso anche l’ex consigliere comunale del PPD Lorenzo Jelmini, pure ospite a Matrioska: “Quello che è successo lunedì sera è assurdo, la manifestazione è degenerata e i fatti sono condannabili. Mi rendo conto che è difficile, che da parte degli autogestiti manca la volontà di dialogare: ma se si vuole continuare questa esperienza importante, la premessa è accettare il dialogo con le autorità comunali e cantonali”.

Da www.liberatv.ch

Gobbi soddisfatto

Gobbi soddisfatto

Il presidente del Governo: «il risultato è una conferma che quanto applicato nel nostro cantone non ha creato problemi» 

Sì, il Ticino ha fatto da apripista sul divieto di dissimulare il proprio viso. Un tema che a lungo ha fatto discutere nel nostro Cantone e che oggi, a otto anni di distanza dal voto popolare ticinese del 2013, ha fatto breccia anche su scala nazionale. Un risultato che non sorprende il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi. «Il fatto che solo tre Comuni in Ticino (Bedigliora, Miglieglia e Onsernone, ndr) abbiano votato contro il divieto è un segnale chiaro», rimarca Gobbi, precisando che «si tratta pure di una conferma che quanto applicato nel nostro Cantone dopo il voto del 2013 non ha creato problemi». Ma non solo. Secondo il consigliere di Stato «dimostra pure che non si tratta di un voto contro qualcosa o qualcuno, bensì a favore di determinati valori e della sicurezza». E sul fatto che in Ticino in questi ultimi anni non siano state inflitte tante multe a chi non ha rispettato il divieto, il presidente del Governo spiega: «Non sono molte proprio perché abbiamo lavorato anche sull’informazione preventiva, ad esempio collaborando con il settore alberghiero». In ogni caso, per Gobbi si tratta anche di una questione di rispetto delle regole: «Si pensi al caso degli Stati Uniti, dove vige il divieto di consumare alcol sotto i 20 anni. Quando una persona va in quel Paese sa benissimo che deve rispettare le sue regole. C’è anche questo elemento da considerare». Infine, sul tema dell’islamofobia, il presidente dell’Esecutivo cantonale evidenzia: «Non mi sembra ci sia un problema di questo tipo in Ticino. Come Cantone abbiamo pure fatto un’analisi tramite uno studio della SUPSI, dal quale emergeva che la stragrande maggioranza dei musulmani presenti da noi hanno un approccio piuttosto laico. Gli estremisti che vedono nel burqa un elemento di identificazione sono una minoranza».

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 8 marzo 2021 del Corriere del Ticino

Al via la scuola di polizia

Al via la scuola di polizia

Cocchi: “Positivo l’aumento delle donne. Gestione dello stress, saper comunicare e risolvere i problemi, ecco come si diventa un buon agente”
Il Comandante Matteo Cocchi a tutto tondo: “È cambiata la scuola di polizia, ma non la sua missione. In gioco vi sono ben 81 aspiranti. Incrementare le quote di aspiranti femminili è un nostro obiettivo”

Esattamente una settimana fa ha preso il via a Giubiasco la Scuola di polizia del V circondario d’esame, mentre martedì scorso è stato pubblicato il bando di concorso per la SCP 2022 (www.polizia.ti.ch).. Gli aspiranti poliziotti (21 in totale, di cui 5 donne) hanno quindi iniziato il percorso che conduce all’Esame professionale dopo due anni. Dell’importanza dei corsi di formazione, del ‘fascino della divisa’ e di molto altro ancora ne abbiamo parlato con il Comandante Matteo Cocchi.

La pandemia e i nuovi compiti assunti dalla Polizia hanno modificato l’impostazione dei corsi di formazione?
“Come per altri settori vi è grande attenzione per quelle che sono le raccomandazioni che valgono per tutta la popolazione. In particolare l’uso delle mascherine, l’igiene delle mani e la distanza sociale a cui si aggiungono tutti i piani di protezione, sia per quanto riguarda la formazione in aula sia per quanto riguarda quella erogata all’esterno. Inoltre, la pandemia ha ridotto al minimo la formazione sia sul piano federale che cantonale, spingendoci così ad effettuare solo corsi di formazione strettamente necessari e non procrastinabili”.

Cosa spinge secondo lei, oggi, giovani uomini e donne a intraprendere una carriera nelle forze dell’ordine? Nel senso, quando conta la speranza in un lavoro sicuro in un momento incerto che non promette nulla di buono per il futuro, e quanto, invece, i valori connessi a queste professioni? O quello che una volta veniva definito “il fascino della divisa”?
“Ritengo che lo “spirito di servizio”, inteso come il mettersi a disposizione della popolazione per garantirle la miglior sicurezza possibile, nonché aiuto in caso di difficoltà, permanga la motivazione principale che spinge un giovane o una giovane ad intraprendere una carriera nelle forze dell’ordine. In assenza di questa caratteristica principale, l’attività di gendarme e di ispettore risulterebbe estremamente difficile da sopportare. Sicuramente le difficoltà nel trovare lavoro, che si sono acuite con la pandemia, giocheranno anch’esse un ruolo nel processo di decisione che poi porta a candidarsi alla Scuola di polizia”.

Come sono cambiati, se sono cambiati, i criteri di selezione degli aspiranti? E quali sono i principali motivi di inidoneità?
“L’età massima è stata aumentata di un anno. Infatti, per i futuri aspiranti agenti è stata fissata a 35 anni al momento dell’inizio della formazione. Nella valutazione delle attitudini fisiche si è deciso di essere meno selettivi, considerato che si tratta di un ambito che può essere in linea di principio migliorato con l’allenamento e che sarà parte integrante nel corso della formazione di base. Anche nell’ambito della valutazione psicologica sono stati apportati ulteriori affinamenti a complemento dell’attuale iter, che negli anni ha già dato buone indicazioni per il reclutamento dei futuri agenti di polizia ticinesi”.

Cosa significa, secondo lei, oggi, essere un agente di polizia? Quali dovrebbero essere le caratteristiche fondamentali per un buon poliziotto? Non solo dal profilo tecnico e fisico ma anche da quello umano…
“L’agente di polizia e chi si candiderà a vestire la divisa in futuro deve primariamente condividere gli obiettivi e i valori della Polizia cantonale e dello Stato di diritto. I precedenti e la condotta personale devono quindi essere privi di macchia. Ritengo inoltre che per un buon poliziotto il sapere gestire lo stress, l’avere buone doti di comunicazione, una buona capacità di analisi e di risoluzione dei problemi nonché la capacità di lavorare in team e a turni (365 giorni all’anno sull’arco delle 24 ore) siano dei requisiti basilari. Elementi questi che, uniti alla consapevolezza che a volte la vita privata deve essere messa in secondo piano, ben sintetizzano la difficoltà di svolgere una professione importante e fondamentale per il buon funzionamento della nostra società”.

Dallo scorso anno la formazione alla Scuola di polizia non è più di un anno bensì di due. Che valore aggiunto porta un anno in più alla formazione?
“Il valore aggiunto principale della formazione biennale è legato al fatto che il candidato nel corso del secondo anno di formazione ha maggiori possibilità di lavorare “sul terreno”, toccando con mano quella che sarà la sua futura funzione. Questo attraverso diversi e differenziati stage con il fondamentale apporto e accompagnamento formativo degli agenti già in attività da anni. In questo modo viene concretizzato in maniera formale e a livello nazionale quanto da noi anticipato con lungimiranza negli scorsi anni”.

Quanti sono in totale gli aspiranti agenti che attualmente prendono parte alla formazione? E quante le donne?
“Attualmente con l’inizio della SCP 2021 lo scorso 1° marzo e con la SCP 2020, entrata nel secondo anno pratico di formazione, avremo per la prima volta due curricoli formativi presso il Centro di formazione nonché presso i vari Corpi di appartenenza. In gioco vi sono dunque ben 81 aspiranti. Dal 2001 a oggi la percentuale di donne che si sono candidate alla Scuola oscilla tra il 10% e il 24% del totale dei candidati. Negli ultimi quattro anni constato che la quota di aspiranti femminili che la frequentano è in aumento. Questo è un aspetto estremamente positivo, in linea con gli obiettivi a livello di personale che ci siamo prefissati”.

Secondo lei, per diventare un buon poliziotto, è ancora necessario seguire la trafila della scuola di base? Nel senso, al di là di alcuni ufficiali (o ispettori, per esempio nel settore dei reati finanziari) che sono arrivati da professioni diverse, non sarebbe immaginabile una sorta di accademia che fornisca formazioni approfondite su temi complessi (criminalità economica e digitale, profili criminali, criminalità organizzata di vario livello, terrorismo, eccetera)?
“A livello di formazione siamo sempre stati attenti all’evolvere della criminalità e all’emergere di nuove minacce alla sicurezza pubblica. Questo integrandole nel curriculum formativo dei futuri agenti. Faccio in particolare riferimento alle tematiche dell’interculturalità e all’analisi e alla discussione in classe di casi pratici legati alla violenza giovanile e domestica. Inoltre, per quanto riguarda la cybercriminalità, la materia è già stata introdotta ed è parte integrante pure della formazione continua. Nonostante le specializzazioni siano molto importanti nel contrasto delle nuove sfide a livello di reati, non bisogna comunque dimenticare che la “spina dorsale” della professione rimane quella dei generalisti. L’attività di questi ultimi non si traduce unicamente nell’azione preventiva o repressiva, ma una parte importante della loro attività è legata a interventi di supporto e sostegno ai cittadini che richiedono il nostro aiuto e intervento”.

State pensando a una formazione para universitaria e multidisciplinare per chi aspira a una carriera in Polizia, con percorsi pianificati e diversificati in base agli obiettivi?
“Per quanto riguarda la formazione di base è una possibilità che al momento non è prevista. In relazione invece alla formazione dei quadri, a livello nazionale e sotto l’egida dell’Istituto svizzero di polizia, sono in corso una serie di progetti che integrano nella stessa anche corsi a livelli scolastici superiori e interdisciplinari. Questo con l’obiettivo di armonizzare pure questo tipo di formazione come già fatto per quella di base”.

Premesso che esiste una Polizia federale, competente per una serie di reati ben definiti, le sembra normale che in un mondo complesso e in continua evoluzione come quello in cui viviamo, gli inquirenti (anche a livello di Ministero pubblico) siano ancora suddivisi in reati economici e reati comuni?
“Ritengo di sì poiché il mondo sempre più complesso richiede una sempre maggiore specializzazione. Specializzazione che si rispecchia anche nella lotta ai reati comuni per rimanere al passo con i tempi. Per quanto riguarda i reati economico-finanziari in futuro, vista la loro complessità e continua evoluzione, il loro perseguimento richiederà ulteriori sforzi di collaborazione, già oggi positiva, da parte di chi in Svizzera è competente in materia”.

Quanto conta oggi per un poliziotto saper usare il cervello e la parola rispetto al manganello e alla pistola?
“L’attenzione per il dialogo con la popolazione è da tempo una parte importante del percorso formativo dei futuri agenti. In questo settore trova spazio anche l’aspetto della polizia di prossimità per rispondere al meglio alle preoccupazioni della cittadinanza. Inoltre, gli aspiranti effettuano uno stage presso le diverse polizie comunali proprio con l’obiettivo formativo di dare risposta ai bisogni della popolazione nell’ambito dei compiti di polizia di prossimità. Come da sempre e più volte ribadito, l’agire dell’agente di polizia deve essere contraddistinto in ogni momento dalla proporzionalità, che si basa sull’analisi della situazione e la messa in atto delle misure più opportune, anche a livello coercitivo”.

Da www.liberatv.ch

“Polizia stradale al fronte per i problemi del Mendrisiotto”

“Polizia stradale al fronte per i problemi del Mendrisiotto”

Presentata la nuova sede operativa aperta a Mendrisio

La mobilità è uno degli aspetti che caratterizzano il nostro tempo. Mobilità è libertà. Lo comprendiamo ancora meglio in questi mesi, durante i quali ci viene chiesto di limitare i contatti e gli spostamenti. “Garantire la miglior mobilità sugli assi stradali – afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi – è un compito prioritario, che aiuta tutti noi nel lavoro e nel tempo libero. In caso di incidenti o in caso di forte traffico la mobilità viene frustrata, creando molti problemi. Per questo motivo la Polizia cantonale ha sviluppato una strategia per essere sempre meglio pronta a intervenire nel risolvere i problemi legati alla viabilità; un progetto che abbiamo denominato “Via Libera”. Uno dei tasselli importanti di tale strategia si è concretizzato lunedì 1. marzo”.

Che cosa è avvenuto lunedì scorso? Abbiamo chiesto al direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi: “Nel progetto di riorganizzazione del V° Reparto di Gendarmeria Stradale della Polizia cantonale è stata attivata la nuova sede operativa di Mendrisio (negli spazi dell’ex Pretorio), che andrà ad aggiungersi a quella di Camorino. L’obiettivo è quello di garantire un’accresciuta presenza assicurando un rapido intervento delle pattuglie in occasione di qualsiasi avvenimento previsto o imprevisto a sud del ponte-diga di Melide. Volontà già implementata con l’insediamento del Reparto di Gendarmeria del Mendrisiotto presso il nuovo Centro di Pronto Intervento (CPI) e che completa la presenza di agenti della Cantonale specificatamente formati in un comparto geografico che vive quotidianamente e in continua evoluzione tutta una serie di problematiche legate al traffico, soprattutto sull’importante asse della A2”.

In effetti il Mendrisiotto negli ultimi 15 anni ha conosciuto una forte crescita di veicoli in transito da sud a nord e viceversa. “L’aumento del numero di frontalieri presenti in Ticino in questi anni è lì da vedere. Gli ultimi dati parlano di oltre 70mila lavoratori italiani che possono entrare da noi a lavorare. Le strade sono quelle che sono, anche se pure in questo campo miglioramenti ci sono stati. Penso al nuovo svincolo di Mendrisio, ma anche a un incremento dell’offerta dei mezzi pubblici che dal 5 aprile vedrà l’entrata in funzione dei nuovi orari del trasporto pubblico. Tutto questo però non basta e sappiamo come un piccolo incidente può creare notevoli inconvenienti, così come la presenza dei cantieri in autostrada e non solo. La riorganizzazione del V° reparto di Gendarmeria Stradale della Polizia cantonale vuole quindi portare un contributo importante al Mendrisiotto, anche sotto l’aspetto dell’impatto ambientale e della vivibilità. Pure il Luganese avrà dei benefici, se pensiamo che già a partire da Lugano Nord spesso i problemi sulla A2 sono notevoli”, conclude il presidente del Governo Norman Gobbi.   

Festa illegale alle medie di Locarno

Festa illegale alle medie di Locarno

Norman Gobbi infuriato
«Il mio sentimento è quello di molti ticinesi. Sono incazzato. Si tratta di un atto grave che non può essere tollerato. Ben venga la sospensione del docente e l’apertura di un’inchiesta per fare luce sull’accaduto», ha commentato in serata il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. Mentre il DECS, in una nota stampa, «denuncia questi atti intollerabili commessi da adulti, gravemente lesivi dell’immagine e della rispettabilità dell’istituzione scolastica».

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 6 marzo 2021 del Corriere del Ticino

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https://rsi.ch/play/tv/redirect/detail/13880785?startTime=1

Servizio all’interno dell’edizione di venerdì 5 marzo 2021 de il Quotidiano

Presentato il bilancio del primo anno di attività della campagna «Cyber sicuro»

Presentato il bilancio del primo anno di attività della campagna «Cyber sicuro»

Il pompiere digitale ma non solo per contrastare gli attacchi informatici
Il tema della sicurezza informatica è tornato d’attualità anche e soprattutto durante il lockdown, un periodo durante il quale l’utilizzo di piattaforme online è stato ulteriormente incentivato. Basti pensare al ricorso al telelavoro, alle piattaforme per le videoconferenze e per la didattica a distanza e agli acquisti via web. Di conseguenze, dunque, anche le attività illecite sui canali informatici sono aumentate. Ed è proprio in questo contesto di sicurezza informatica che il Gruppo di lavoro strategico “Cyber sicuro” è diventato il punto di riferimento e di contatto cantonale effettuando attività di analisi, informazione e prevenzione. Nel presentare il bilancio dell’omonima campagna di prevenzione, lanciata il 21 febbraio 2020, il direttore del Dipartimento delle istituzioni (DI) Norman Gobbi ha posto l’accento sulla «necessità di una maggiore sicurezza in ambito digitale, da raggiungere attraverso la sensibilizzazione e l’accrescimento della consapevolezza da parte degli utenti». Il tema – ha ricordato il segretario generale del DI Luca Filippini – è di grande attualità e lo dimostra il fatto che nel nostro cantone, i soli 20 casi di abusi segnalati hanno creato danni (anche di reputazione, evidenziando cioè la fragilità di un’azienda) ad aziende e privati per oltre tre milioni di franchi.

Una nuova legge
Per limitare al massimo queste intrusioni – ha rimarcato il responsabile del Servizio informatica forense della SUPSI Alessandro Trivilini – «bisogna assumere la figura del pompiere digitale». Allo scopo di evitare questo tipo di intrusione con conseguente furto di dati sensibili, il consiglio resta quello di verificare se la rete aziendale, spesso ampliata nel corso degli anni, è sicura. La Svizzera, dal canto suo, ha elaborato la nuova Legge sulla protezione dei dati, approvata lo scorso 25 settembre dal Parlamento, che fungerà da elemento chiave per dare avvio alla costruzione delle nuove regolamentazioni e linee guida per la gestione della cybersicurezza all’interno del perimetro nazionale e cantonale. Con l’entrata in vigore di questa legge, occorrerà prendere provvedimenti tecnici e organizzativi appropriati e proporzionali per garantire che la sicurezza dei dati personali sia adeguata al rischio. Insomma, ha ricordato Trivilini, non più strumenti come semplici antivirus ma una gestione ad hoc dei processi produttivi che trattano dati sensibili. In attesa del nuovo testo legislativo, la Confederazione ha elaborato standard minimo per rafforzare la resilienza informatica. Questa sorta di «check-list» si ispira al Framework del NIST (National Institute of Standards and Technology, USA), riconosciuto a livello internazionale, ed è compatibile con altri standard di cybersicurezza.

L’agenda 2021
Nel corso del 2021, il Gruppo di lavoro organizzerà quattro webinar per informare sull’impatto che la Legge sulla protezione dei dati avrà in altrettanti settori specifici (economia, sanità, formazione, enti pubblici), mentre in autunno verrà organizzata una conferenza per illustrare lo stato dell’arte a livello cantonale. 

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 6 marzo 2021 del Corriere del Ticino

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https://rsi.ch/play/tv/redirect/detail/13880854?startTime=3

Servizio all’interno dell’edizione di venerdì 5 marzo 2021 de Il Quotidiano

“Preoccupati, confine permeabile”

“Preoccupati, confine permeabile”

In Italia i contagi crescono. Gobbi ha sentito la Giunta Lombarda. Il Ticino è anche pronto a fare pressione su Berna per aumentare i controlli alla frontiera

L’evoluzione della pandemia in Italia preoccupa il Ticino. Per il momento concentrare i vaccini nelle zone di frontiera, come suggerito dal primario dell’ospedale Sacco di Milano, Massimo Galli, non è però un’opzione.

E se per il momento, come detto, questa opzione è scartata, per il Ticino è tuttavia aperta una linea di comunicazione con la Lombardia. E questa mattina il presidente del Governo cantonale, Norman Gobbi, ha sentito i colleghi della Giunta Lombarda. Il Cantone è inoltre pronto a fare nuovamente pressione su Berna per aumentare i controlli alla frontiera, pensando anche – a livello cantonale – ad una stategia per evitare che il flusso di frontalieri diventi un canale di contagio.

“Evidentemente ciò che avviene nell’area padana e soprattuto lombarda ci preoccupa perché la permeabilità del confine è elevata”, spiega Gobbi. “Lo abbiamo visto bene durante la prima ondata di un anno fa, quando evidentemente il virus è arrivato da sud”, aggiunge Gobbi. “E d’altra parte i contatti avuti questa mattina con i colleghi della Giunta regionale lombarda ci segnalano che passeranno ad un arancione rafforzato se non ad una zona rossa per tutta la Lombardia”.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Preoccupati-confine-permeabile-13877584.html

Da www.rsi.ch/news

Cyber sicuro: un primo anno ricco di sfide

Cyber sicuro: un primo anno ricco di sfide

Comunicato stampa

Il Gruppo di lavoro strategico Cyber sicuro ha stilato il bilancio del primo anno di attività dell’omonima campagna di prevenzione, presentata e avviata ufficialmente il 21 febbraio 2020. E il Gruppo di lavoro ha subito dovuto confrontarsi con sfide inedite, adattandosi con rapidità ed efficacia a un contesto mutevole di interazioni professionali, formative e private sempre più digitali.

È stata in particolare la crisi legata al Coronavirus a influenzare la campagna di prevenzione, sottolineando ulteriormente quanto la sicurezza nella sfera digitale acquisisca sempre maggiore importanza, soprattutto a seguito dell’incremento del telelavoro e delle nuove modalità di didattica a distanza, rispettivamente per la diffusione di nuovi strumenti di lavoro e comunicazione quali le videoconferenze.
La quarta campagna di prevenzione del Dipartimento delle istituzioni – dopo Strade sicure, Montagne sicure e Acque sicure – ha saputo raccogliere queste sfide effettuando attività di analisi, informazione e prevenzione puntuale per cittadini e aziende, organizzando inoltre webinar concernenti temi d’attualità senza tuttavia rinunciare – quando possibile – all’organizzazione di conferenze (in presenza) di alto profilo con relatori d’eccezione a livello nazionale, tra cui il Delegato federale alla cybersicurezza Florian Schütz (giunto per la prima volta in Ticino) e il Delegato della Confederazione e dei Cantoni per la Rete integrata Svizzera per la sicurezza André Duvillard.
L’anno attualmente in corso non sarà meno ricco di sfide per il Gruppo di lavoro strategico, con particolare riferimento alla Legge federale sulla protezione dei dati (LPD) a proposito della quale verranno organizzati diversi eventi (sia online che in presenza) per informare sull’impatto che la stessa avrà per la popolazione e per diversi settori professionali; d’altro canto proseguirà il monitoraggio dell’evoluzione delle tendenze in ambito di cybercriminalità e cybersicurezza, coinvolgendo infine sempre maggiormente gli enti locali per sensibilizzarli sull’importanza di questo settore.