«Una Scuola da sempre attenta alle nuove minacce alla sicurezza»

«Una Scuola da sempre attenta alle nuove minacce alla sicurezza»

Intervista ad Andrea Pronzini, responsabile del Centro formazione di Polizia
Si è aperto martedì 2 marzo il nuovo concorso per aspiranti agenti di Polizia in Ticino. Facciamo il punto della situazione con il responsabile del Centro di formazione Andrea Pronzini.

Nel corso dell’ultimo anno gli agenti di Polizia si sono trovati ad affrontare una situazione nuova per tutti: la pandemia. Spesso le autorità hanno messo l’accento sull’importanza del dialogo con la popolazione. In questo senso anche la formazione dei nuovi agenti cambierà in qualche modo? Più in generale, che influenza avrà questa crisi sulla formazione delle nuove leve?
«L’attenzione per il dialogo con la popolazione è da tempo una parte importante nel percorso formativo dei futuri agenti. Il nuovo Piano di formazione di polizia introdotto lo scorso anno e che stabilisce un quadro comune per lo sviluppo dei piani di studio e di formazione a livello svizzero, dà il giusto spazio alla polizia di prossimità e all’acquisizione di competenze comunicative e sociali che devono tradursi in un agire il più possibile vicino ai cittadini e capace di rispondere alle preoccupazioni della popolazione. Inoltre, gli aspiranti effettuano uno stage presso le diverse polizie comunali proprio con l’obiettivo formativo di dare risposta ai bisogni della popolazione nell’ambito dei compiti di polizia di prossimità».

Al di là della pandemia, le forze di Polizia in questi ultimi anni si stanno adattando a tanti altri nuovi fenomeni sempre più complessi: si pensi alla cybercriminalità, ai reati finanziari, ai flussi migratori e alla violenza giovanile. Come è cambiata in questo senso la formazione?
«In verità da sempre la Scuola di Polizia del V circondario è stata attenta all’evolvere dei crimini e dei delitti e più in generale all’emergere di nuove minacce alla sicurezza pubblica, integrando nel curriculum formativo dei futuri agenti le tematiche alle quali di volta in volta si rende necessario dare spazio. Penso ad esempio all’attenzione dedicata da anni al tema dell’interculturalità e all’analisi e alla discussione in classe di casi pratici legati alla violenza giovanile. Riguardo al problema della cybercriminalità, a livello di formazione di base da alcuni anni è stata introdotta questa materia, prestando particolare attenzione alla creazione di sinergie con altri centri formativi e alle indicazioni fornite dall’Istituto svizzero di polizia».

Vista la complessità di questi fenomeni, al di là della formazione di base, anche la professione di agente di Polizia sta diventando sempre più specialistica?
«La scuola di Polizia del V circondario è integrata nel Centro Formazione di Polizia (CFP). Il Centro si occupa di erogare la formazione di base ed è a sua volta parte della Sezione della formazione che si occupa anche di formazione continua e di formazione esterna; dallo scorso anno è stata integrata nella sezione anche la formazione legata al mantenimento d’ordine. La Polizia cantonale ticinese è dunque dotata di una struttura formativa che consente sia una formazione di base di qualità (la scuola di polizia e le formazioni di base per gli assistenti di sicurezza pubblica, per la Guardia svizzera pontificia e i moduli specifici per gli agenti di sicurezza privata) coordinata dal Centro di formazione, sia formazioni specialistiche. Non va però dimenticato che al di là di una maggiore necessità di specializzazioni che rispondono a nuove sfide, la “spina dorsale” della professione rimane la funzione di gendarme. Proprio pensando alla gendarmeria va anche ricordato che l’attività dell’agente non si esaurisce nell’azione preventiva o repressiva, bensì è pure caratterizzata da interventi di supporto e sostegno alla popolazione, come ad esempio per soccorrere con i defibrillatori una persona in arresto cardiaco».

Dallo scorso anno la formazione alla Scuola di polizia non è più di un anno bensì di due. È già possibile tracciare un primo bilancio di questo cambiamento?
«Un vero bilancio sarà possibile solo dopo aver concluso la prima formazione biennale che porta al conseguimento dell’attestato professionale federale di agente di polizia, dunque solo nella primavera del prossimo anno. Va comunque ricordato che in Ticino già dal 2014, dopo il conseguimento dell’attestato federale, gli agenti fanno un anno di pratica presso i diversi posti di Polizia. Il nuovo piano di formazione, valido a livello nazionale e che prescrive una formazione della durata di due anni, costituisce dunque per certi aspetti la continuazione di un discorso iniziato da più di un lustro».

Quanti sono in totale gli aspiranti agenti che attualmente prendono parte alla formazione? E quante sono le donne che hanno scelto questo percorso?
«Con l’inizio della SCP 2021 e con la scuola 2020 che entra nel secondo anno di formazione avremo per la prima volta due Scuole di polizia presso il Centro di formazione (anche se la formazione degli agenti nel secondo anno si svolgerà prevalentemente presso i posti di polizia, la SCP rimane un punto di riferimento sia per la preparazione e l’organizzazione dell’esame professionale, sia per interventi formativi puntuali e mirati). In totale avremo dunque 81 aspiranti. Dal 2001 a oggi la percentuale di donne che si sono candidate alla Scuola oscilla tra il 10% e il 24% del totale dei candidati. La quota di donne che hanno effettivamente frequentato la scuola è in aumento negli ultimi quattro anni. Negli ultimi due anni le donne sono poco meno di un quarto del totale degli aspiranti».

Intervista pubblicata nell’edizione di giovedì 4 marzo 2021 del Corriere del Ticino

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Comunicato stampa

La Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni ha tenuto oggi la prima seduta ordinaria del 2021 – la 57. dalla sua costituzione – alla presenza del Consiglio di Stato, accompagnato dal Capo della Sezione degli enti locali, e dei rappresentanti dei Comuni ticinesi.

In apertura della riunione, i membri della Piattaforma si sono aggiornati reciprocamente sulle attività intraprese durante la seconda ondata pandemica. Su questo tema si è discusso dello scambio e della collaborazione reciproca tra Cantone e Comuni in merito alle offerte d’aiuto ai cittadini.
Il Dipartimento della sanità e della socialità ha inoltre ringraziato i Comuni ticinesi per la collaborazione nella gestione delle richieste legate alla prestazione ponte COVID e nella comunicazione legata alla campagna vaccinale, che entra oggi in una nuova fase con la vaccinazione degli «over 75» al centro cantonale di vaccinazione di Giubiasco.
In merito alla riforma istituzionale «Ticino 2020», è stato confermato che le discussioni nei gruppi di lavoro dedicati ai settori «anziani» e «scuole comunali» sono entrati nel vivo e dovrebbero concludersi entro la fine del mese di aprile.
È stata in seguito affrontata la proposta di istituire in tutti i Comuni la figura di un medico del personale, che possa analizzare e verificare i certificati medici presentati dal personale per un miglior rispetto della sfera privata degli interessati. Il tema sarà oggetto di approfondimenti giuridici anche per definire la possibilità di istituire una figura che possa servire più Comuni, così da arrivare a una proposta che risulti soddisfacente.
Il Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport (DECS) ha in seguito informato sul tema dei tempi di percorrenza nella scuola dell’obbligo, così da fissare la possibilità per ogni allievo di rallentare o accelerare il proprio percorso scolastico. La nuova procedura, integrata in una revisione del Regolamento delle Scuole comunali, sarà ora approfondita nei suoi aspetti applicativi da un gruppo di lavoro con rappresentanti degli ispettori e dei direttori.
Il DECS ha inoltre annunciato delle possibili modifiche normative sul tema della refezione scolastica nelle scuole dell’infanzia e nelle scuole elementari. I documenti saranno presto trasmessi ai Comuni affinché possano prendere posizione nel quadro di una consultazione.
Il Dipartimento del territorio ha in seguito presentato le diverse misure che sono in fase di studio o di attuazione per fronteggiare gli effetti del cambiamento climatico in Ticino. È stato ricordato che i Comuni hanno un ruolo determinante nel prevenire il surriscaldamento delle aree abitate, ad esempio per quanto riguarda lo sviluppo degli insediamenti. L’obiettivo in tal senso è quello di mettere in rete le informazioni così da favorire la collaborazione tra Cantone e Comuni, molti dei quali hanno dimostrato negli ultimi anni grande attenzione per il tema anche grazie a politiche energetiche lungimiranti spesso certificate dal marchio “Città dell’energia”.
Il Dipartimento delle finanze e dell’economia (DFE) ha poi presentato una modifica alla Legge sulla misurazione ufficiale dell’8 novembre 2005 (LMU). Tenuto conto del maggiore sostegno federale, per i lavori di interesse nazionale non sarà più richiesta una partecipazione finanziaria ai Comuni. Il DFE ha inoltre fornito un aggiornamento sulla nuova legge sui pompieri.
In merito alla riorganizzazione del settore della polizia, il Dipartimento delle istituzioni (DI) ha spiegato che l’obiettivo è quello di migliorare il sistema attuale in termini di efficacia e di efficienza. Si vuole quindi valorizzare la prossimità ed evitare le ridondanze, così da contenere le spese.
Per quanto riguarda il nuovo assetto del settore della protezione del minore e dell’adulto, il DI ha confermato che il Consiglio di Stato intende presentare il proprio messaggio al Gran Consiglio entro l’estate 2021.
La Cancelleria dello Stato ha infine annunciato che le operazioni di spoglio legate alle elezioni comunali del 18 aprile 2021 saranno rallentate dalle misure COVID. Si prevedono quindi possibili rallentamenti nella pubblicazione dei risultati.

La prossima seduta ordinaria della Piattaforma è prevista per mercoledì 26 maggio 2021.

Pretorio di Bellinzona: presentati i lavori

Pretorio di Bellinzona: presentati i lavori

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato nella sua ultima seduta ha approvato il messaggio con il quale chiede al Gran Consiglio un credito di 43 milioni e 420 mila franchi per la ristrutturazione e l’ampliamento del Pretorio di Bellinzona. L’edificio, che sorge a fianco del Tribunale penale federale (TPF), potrà così soddisfare le nuove esigenze del TPF e ospitare la Pretura civile del distretto di Bellinzona, la Gendarmeria e la Polizia giudiziaria.

Prosegue e si rafforza la collaborazione istituzionale tra l’autorità federale e l’autorità ticinese nell’ambito della presenza del Tribunale penale federale a Bellinzona.
La sfida lanciata nell’ormai lontano 2002 dal Canton Ticino – assieme ai Grigioni, alla deputazione ticinese alle Camere e al Comune di Bellinzona a nome di tutta la Svizzera italiana – di poter ospitare la sede del TPF oggi si completa con il progetto attraverso il quale la sede dell’ex Pretorio di Bellinzona accoglierà nuovi spazi del TPF a seguito dell’istituzione della Corte d’Appello indipendente, voluta dalle Camere federali nel marzo del 2017 per consolidare la tutela giurisdizionale nella procedura penale federale.

La pianificazione logistica per la Giustizia in Ticino
Prima di conoscere le nuove esigenze del TPF, la pianificazione della Giustizia in Ticino prevedeva di portare al Pretorio di Bellinzona le sedi della Pretura penale, del Tribunale penale cantonale oltre che della Pretura civile del distretto bellinzonese.
Le necessità del TPF hanno obbligato il Consiglio di Stato a un cambiamento di strategia, centralizzando così a Lugano le sedi del Tribunale d’appello cantonale, del Ministero pubblico unificato, della Corte di appello e di revisione penale, della Pretura penale e del Tribunale penale cantonale, attraverso il prospettato acquisto dell’ex Banca del Gottardo e la ristrutturazione completa dell’attuale Palazzo di Giustizia di via Bossi (il relativo messaggio governativo del 27 novembre 2019 è all’esame della commissione Gestione e finanze del Gran Consiglio).

Il progetto
La ristrutturazione e l’ampliamento del Pretorio di Bellinzona comporteranno un investimento da parte del Cantone di 43 milioni e 420 mila franchi (più 3 milioni di franchi assicurati dalla Confederazione per esigenze particolari specifiche). Il progetto – per il quale il Gran Consiglio ha già stanziato il credito di progettazione per un importo di 3 milioni e 830 mila franchi – si inserisce in un concetto urbano che fa di Viale Stefano Franscini un elemento essenziale nella trasformazione della città medievale in capitale permanente della Repubblica e Cantone Ticino.
Gli stabili del TPF e del Pretorio rivestono un’importanza strategica per l’assetto del viale, che si relaziona in modo diretto e ben percepibile con il quartiere governativo, con il Castelgrande e con il nucleo. Gli edifici del Pretorio e del TPF (sede in origine della prima scuola cantonale di commercio) sono strettamente legati alla storia e alla memoria collettiva della città e sono considerati beni culturali d’importanza comunale. Per questo i volumi principali, i corpi di testa a carattere rappresentativo che si affacciano su Viale Stefano Franscini saranno integralmente conservati, ciò che ben s’inserisce nella strategia, legata ai beni storici, del Cantone e della Sezione della logistica del Dipartimento delle finanze e dell’economia (DFE). La superficie totale che sarà ricavata è di 3’648 metri quadrati, così suddivisi: 1’456 saranno riservati al Tribunale penale federale; 1’511 verranno utilizzati dalla Polizia cantonale (sede della Gendarmeria, della polizia giudiziaria e per altri servizi, tra cui le celle di fermo). Infine 611 metri quadrati saranno destinati alla Pretura civile di Bellinzona.
Secondo il programma previsto nel messaggio la consegna dell’edificio dovrebbe avvenire nel novembre del 2025.

L’importanza dell’intervento dello Stato in materia edilizia
La ristrutturazione e l’ampliamento del Pretorio prevedono investimenti importanti che, in un periodo come quello attuale, rappresentano un sostegno al settore dell’edilizia cantonale, confrontato con le ripercussioni negative originate dalla pandemia da Coronavirus. Gli investimenti previsti contribuiranno infatti ad aumentare gli investimenti pubblici in modo anticiclico, anche in previsione di un possibile rallentamento nel campo dell’edilizia privata e dei settori ad essa collegati.
Un passo in questa direzione è inoltre stato compiuto anche a fine gennaio, quando il Gran Consiglio ha approvato un credito di 100 milioni di franchi, per il periodo 2020-2027, destinato a interventi volti a risanare il patrimonio immobiliare dello Stato, prolungandone la durata di vita e il valore.
I contenuti del messaggio governativo sono stati presentati nel corso di una conferenza stampa, che ha visto la partecipazione del presidente del Governo e direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, del direttore del Dipartimento delle finanze e dell’economia Christian Vitta, del capo della Sezione della logistica cantonale Giovanni Realini e dell’architetto Pia Durisch dello studio Durisch + Nolli.

Bando di concorso aspiranti 2022

Bando di concorso aspiranti 2022

Comunicato stampa

La Polizia cantonale comunica che oggi è stato pubblicato sul Foglio ufficiale il bando di concorso per l’assunzione di nuovi aspiranti ispettori/trici di Polizia giudiziaria per la Polizia cantonale, di nuovi aspiranti gendarmi per la Polizia cantonale e di nuovi aspiranti agenti per le Polizie comunali di Ascona, Bellinzona, Ceresio Sud, Chiasso, Locarno, Lugano, Mendrisio e Muralto. I candidati seguiranno la Scuola di Polizia a partire dal 1. marzo 2022. Il percorso formativo che conduce all’Esame professionale per il conseguimento dell’attestato professionale federale di agente di polizia prevede un primo anno quale aspirante presso la Scuola di polizia del V circondario (SCP) e un secondo anno in qualità di agente in formazione presso i Corpi di appartenenza. Come di consueto, attraverso un processo di selezione verrà verificata l’idoneità dei candidati a seguire la formazione biennale di agente di polizia. La decisione sull’assunzione degli aspiranti giungerà al più tardi entro tre mesi dall’inizio della formazione. Le candidature vanno inoltrate entro il 02.04.2021. Il bando di concorso e i formulari possono essere scaricati dal sito internet della Polizia cantonale, all’indirizzo www.polizia.ti.ch

‘Più degli aiuti conta la visione di sviluppo’

‘Più degli aiuti conta la visione di sviluppo’

Norman Gobbi commenta la situazione di pareggio (2 sì e 2 no) scaturita dai quattro Cc

Due a due e palla al centro. La ‘partita’ in corso per la creazione del nuovo Comune della Bassa Leventina aggregando Giornico, Bodio, Pollegio e Personico riparte dal pareggio scaturito il 22 febbraio dalle votazioni dei rispettivi Consigli comunali (positive nei primi due casi, negative negli altri due). Ora la commissione di studio e i quattro Municipi dovranno inviare al Consiglio di Stato i rispettivi preavvisi includendo quelli dei Legislativi. Poi sarà avviata la procedura che porterà alla votazione consultiva popolare prevista il prossimo autunno. Il cui esito farà da base alla valutazione governativa all’indirizzo del Gran Consiglio (varare o abbandonare l’aggregazione ed eventualmente con quanti Comuni). Decisione parlamentare che sarà impugnabile con referendum e ricorsi. Di fronte al recente pareggio che getta un’ombra d’incertezza in più sul progetto, pareggio che molto probabilmente rispecchia anche il ‘sentire’ della popolazione, abbiamo raccolto l’opinione del consigliere di Stato Norman Gobbi, direttore delle Istituzioni e ‘padre’ del Piano cantonale delle aggregazioni.

Anzitutto l’esito delle votazioni nei quattro Cc. Cosa pensa dello scetticismo emerso guardando al medio e lungo termine tra riforma Ticino 2020 e nuova perequazione?
Questo progetto aggregativo ha preso avvio nel lontano 2013. Otto anni di gestazione per un’iniziativa che non fu promossa dai locali Municipi, come avviene d’abitudine, ma da un gruppo di cittadini determinati nel dare al comprensorio un nuovo assetto istituzionale, capace di meglio affrontare le sfide sociali ed economiche che caratterizzano la regione. Per due dei Comuni interessati si tratta di un’aggregazione che per certi versi potremmo definire quasi di necessità, mentre per gli altri due di un’aggregazione – in questo momento – di opportunità. E sappiamo benissimo che è più facile rassegnarsi di fronte alla necessità che cogliere un’opportunità. Il progetto di riforma Ticino 2020, sia per le ipotesi di diversa ripartizione dei compiti e dei flussi tra Cantone e Comuni, sia per la revisione del sistema perequativo, poggia su Comuni capaci di assumere i nuovi spazi di autonomia responsabilmente sul piano politico e amministrativo. I Comuni che non avranno questa capacità non potranno verosimilmente trarre tutti i vantaggi prospettati con la riforma istituzionale in corso.

Un segnale chiaro, quindi, rivolto agli scettici e ai contrari e che il sindaco di Personico, Emilio Cristina, ha rimarcato su queste colonne subito dopo le quattro votazioni. Ma a suo giudizio, cosa potrebbe far cambiare loro idea? Forse la garanzia di un aiuto finanziario cantonale più elevato?
Gli aiuti finanziari concessi dal Cantone non sono frutto di un mercanteggio. Il mio Dipartimento è chiamato ad assicurare le basi della possibile promozione dello sviluppo del comprensorio interessato, per esempio sostenendo i progetti di sviluppo socio-economico che le Commissioni di studio prospettano (le decisioni attuative spetteranno alla futura comunità), ma anche un’equità di trattamento tra un progetto e l’altro. Equità stabilita in base a criteri uniformi, che tengono in particolare conto della situazione finanziaria di partenza dei Comuni che vogliono aggregarsi, calibrando l’aiuto cantonale in modo che il nuovo Comune possa, con una gestione attenta, realizzare quanto previsto mantenendo un equilibrio finanziario autonomo e sostenibile anche a lungo termine. Le aggregazioni di opportunità conclusesi con successo negli ultimi anni dimostrano che non è stato tanto l’ammontare degli aiuti finanziari promessi dal Cantone a far pendere l’ago della bilancia a favore del nuovo Comune, quanto piuttosto la visione di sviluppo socio-economico che la Commissione è riuscita a elaborare e comunicare alla popolazione. Se così non fosse, non si spiegherebbero i consensi espressi dai cittadini dei Comuni che con l’aggregazione si sono visti aumentare il moltiplicatore d’imposta.

A proposito di visione, a Pollegio il rapporto di maggioranza della Commissione della Gestione in Cc ritiene il progetto a quattro riduttivo e vecchio ed evidenzia la mancata riflessione sul possibile coinvolgimento di Biasca. Ragionare su questo punto non sarebbe forse opportuno?
Ricordo che la popolazione di Pollegio nel 2011 aveva bocciato l’idea di un’aggregazione con Biasca. Quanto espresso dalla Commissione della Gestione, se non è stato detto per opporsi anche a questo progetto aggregativo, evidenzia un interessante cambiamento di attitudine, riferito però a un progetto che neppure esiste. In questo momento l’unico progetto avviato in conformità alla Legge sulle aggregazioni riguarda il comprensorio dei quattro Comuni della Bassa Leventina. Mentre l’ipotesi di estenderlo a Biasca – che nel caso dovrebbe raccogliere l’adesione di tutti i cinque Comuni e dei promotori della petizione e implicherebbe l’allestimento di uno studio completamente nuovo – non è stata formalizzata nel corso degli anni.

Sempre in materia di sviluppo, la zona industriale di Bodio e Giornico dal 2019 è riconosciuta dal Cantone come Polo di sviluppo economico (Pse). Uno sviluppo che non si capisce come possa concretizzarsi, se già la vicina Zona industriale d’interesse cantonale (Ziic) di Biasca da decenni fatica a raggiungere i livelli auspicati. Cosa si sta facendo per rafforzare il Pse, rispondendo così ai timori dei contrari all’aggregazione?
La capacità di sviluppo economico di una regione dipende da diversi fattori quali la disponibilità di terreni, l’accesso a vie di traffico veloci o a forza lavoro qualificata, ma anche dalla qualità di vita residenziale per chi vuole andarvi a lavorare o a creare impresa, o dalla capacità dell’ente locale di disporre di un’amministrazione capace, di Piani regolatori adeguati e di dotare il comprensorio delle necessarie infrastrutture pubbliche. In questo senso ogni realtà ha le proprie specificità e le proprie chance. Quello che è certo è che tutto questo ha molte più probabilità di concretizzarsi sotto l’azione di un solo Comune.

Fondamentale sarà la capacità di convincere la popolazione. Tuttavia con due Legislativi contrari su quattro la missione sembra quasi impossibile. Quale messaggio forte sarà portato avanti per cercare di costruire il necessario consenso?
Il Cantone tramite i servizi del mio Dipartimento promuove le aggregazioni che nascono dal basso. La Sezione degli enti locali, in questo senso, offre il proprio supporto, affiancando la Commissione di studio e il consulente scelto dai Comuni, per imbastire un’informazione che contenga tutti gli argomenti utili alla creazione di un consenso. Questa opportunità non viene sempre colta dai Comuni o non lo viene in tempo utile; ma a prescindere da ciò spetta ai membri della Commissione di studio, che vivono e conoscono la realtà del nuovo Comune, elaborare una visione e progetti di sviluppo socioeconomico capaci di rispondere ai bisogni e alle aspettative sentiti dalla popolazione. Quando questo non avviene, spesso l’esito è negativo.

Intervista pubblicata nell’edizione di martedì 2 marzo 2021 de La Regione

(Foto: www.bodio.ch)

La Gendarmeria Stradale approda a Mendrisio

La Gendarmeria Stradale approda a Mendrisio

Comunicato stampa

Importante nuovo tassello nel progetto di riorganizzazione del V° Reparto di Gendarmeria Stradale della Polizia cantonale. Nell’ottica di un costante miglioramento della gestione dei problemi legati alla viabilità, ma anche al fine di ulteriormente migliorare la capacità di reazione in un contesto viario fortemente sollecitato, a partire da oggi – 1. marzo 2021 – è infatti attiva la nuova sede operativa di Mendrisio (negli spazi dell’ex Pretorio), che andrà ad aggiungersi a quella di Camorino. L’obiettivo è quello di garantire un’accresciuta presenza assicurando un rapido intervento delle pattuglie in occasione di qualsiasi avvenimento previsto o imprevisto a sud del ponte-diga di Melide. Volontà già implementata con l’insediamento del Reparto di Gendarmeria del Mendrisiotto presso il nuovo Centro di Pronto Intervento (CPI) e che completa la presenza di agenti della Cantonale specificatamente formati in un comparto geografico che vive quotidianamente e in continua evoluzione tutta una serie di problematiche legate al traffico, soprattutto sull’importante asse della A2.

La novità è stata segnata nel corso della giornata odierna da un breve incontro a cui hanno preso parte il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, il Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi, il capo area della Gendarmeria, maggiore Marco Zambetti, e il responsabile del V° Reparto di Gendarmeria Stradale, capitano Marco Guscio. 

La scelta di disporre di una sede operativa a Mendrisio si inserisce nel solco di una serie di adattamenti finalizzati all’istituzione di un vero e proprio centro di competenza del traffico della Polizia cantonale. A questo scopo, già dal 1. aprile 2020, il V° Reparto ha ripreso tutte le attività relative all’interventistica sull’asse autostradale nella fascia oraria 06.00-22.00, mentre, dal 1. novembre 2020, la Centrale del Traffico è stata subordinata al Reparto al fine di migliorare la gestione della viabilità. Il progetto avrà ulteriori tappe future e si svilupperà con la progressiva assunzione del personale necessario alla gestione, nel 2023, del costruendo Centro di Controllo dei Veicoli Pesanti (CCVP) di Giornico.

Coronavirus: aggiornamento sull’attività di polizia

Coronavirus: aggiornamento sull’attività di polizia

Comunicato stampa

A un mese dall’introduzione delle nuove disposizioni penali previste nel Rapporto esplicativo relativo all’ordinanza del 19 giugno 2020 sui provvedimenti per combattere l’epidemia di COVID19 nella situazione particolare (01.02.2021), la Polizia cantonale, assieme alle Polizie comunali, comunica un aggiornamento dei dati relativi ai controlli eseguiti e alle sanzioni disciplinari inflitte.
Nelle scorse settimane sono stati effettuati controlli capillari su tutto il territorio, sia da parte della Polizia cantonale sia da parte delle Polizie comunali. In particolare, sono stati verificati il rispetto delle limitazioni sugli assembramenti e l’osservanza del porto della mascherina e delle altre disposizioni specifiche previste dall’ordinanza federale.

In questo senso, dal 01.02.2021 al 28.02.2021 sono stati effettuati in totale 878 controlli. Sono state riscontrate 535 irregolarità, sfociate in 490 multe disciplinari e 16 segnalazioni al Ministero pubblico. La maggior parte delle sanzioni disciplinari inflitte riguardano la partecipazione ad assembramenti con più di cinque persone (255) e l’omissione del porto della mascherina dove è obbligatorio (153).

Si sottolinea che, dopo un primo momento in cui sono stati rilevati diversi comportamenti contrari alle disposizioni (225 multe nella prima settimana), nel corso del mese si è notato un sensibile calo delle infrazioni riscontrate (153 nella seconda, 59 nella terza e 53 nell’ultima). Queste sanzioni sembrerebbero quindi aver avuto un effetto deterrente e l’auspicio è che possano contribuire a una maggiore sensibilizzazione della popolazione a comportamenti corretti da seguire in questo particolare periodo.

Nelle prossime settimane saranno effettuati ulteriori controlli conformemente alle decisioni delle Autorità federali.

Scuola di polizia 2021

Scuola di polizia 2021

Comunicato stampa

Oggi alle 8.30 a Giubiasco ha preso avvio la Scuola di polizia del V circondario d’esame (SCP 2021). Il Capo della Sezione formazione, capitano Cristiano Nenzi, e il direttore della Scuola, Andrea Pronzini, hanno accolto i nuovi aspiranti con un discorso ufficiale. La Polizia cantonale comunica di aver assunto 21 nuovi aspiranti gendarmi (di cui 5 donne) e un aspirante ispettore di Polizia giudiziaria. Oltre agli aspiranti della Polizia cantonale frequenteranno la Scuola pure 8 aspiranti (di cui 2 donne) delle Polizie comunali, 2 aspiranti della Polizia dei trasporti nonché 2 aspiranti della Polizia militare. Il percorso formativo che conduce all’Esame professionale per il conseguimento dell’attestato professionale federale di agente di polizia prevede un primo anno quale aspirante presso la Scuola di polizia del V circondario (SCP) e un secondo anno in qualità di agente in formazione presso i Corpi di appartenenza.

“La macchina funziona bene. Basta avere la benzina”

“La macchina funziona bene. Basta avere la benzina”

La campagna di vaccinazione, i ritardi e la diminuzione dei morti

La situazione epidemiologica è stabile: i contagi per ora sono sotto controllo e la diminuzione delle persone ospedalizzate nelle ultime 5-6 settimane è stata importante. “Ma soprattutto – afferma il presidente del Governo Norman Gobbi – il numero delle persone che purtroppo perdono la vita a causa del virus è di molto diminuito. È il risultato più importante già raggiunto dalla campagna di vaccinazioni avviata in Ticino, che ha visto prima di tutto completata la vaccinazione nelle case anziani, così da proteggere proprie le persone più vulnerabili. Anche le vaccinazioni per gli over85 e over80 sono a buon punto con la seconda dose (osservo però che chi non avesse ancora voluto vaccinarsi e ha più di 80 anni lo può fare sempre) e che abbiamo aperto la possibilità di prenotare l’appuntamento per il vaccino agli over75”.

Ma c’è chi dice che abbiamo fatto troppo poco in queste prime settimane di vaccinazioni… “Comprendo queste critiche, però bisogna essere chiari. Il problema sta nel numero di dosi vaccinali che la Confederazione può mettere a disposizione dei Cantoni. La macchina in Ticino funziona molta bene. Se però manca la benzina si ferma. Ma appena arriva il carburante la macchina va a pieno regime. Ci sono stati ritardi di consegna del vaccino Pfizer alla Svizzera e di riflesso i Cantoni non hanno potuto continuare a vaccinare a ritmo sostenuto. Però, ripeto, l’organizzazione funziona molto bene e di questo occorre dare merito a molte persone e organizzazioni che si impegnano su questo fronte: i medici, i sanitari dei servizi ambulanze, i Comuni, la protezione civile, la Sezione del militare e della protezione della popolazione. Una vera e propria squadra che si mette al servizio della gente”.

Quali sono ora i prossimi passi di questa campagna? “Proprio nel corso di questa settimana il Governo ha presentato le varie fasi della campagna di vaccinazione, con l’apertura il prossimo mercoledì 3 marzo di un grande centro cantonale a Giubiasco. Entriamo nella fase tre, e possono prenotare la vaccinazione le persone dai 75 anni in su. Si tratta di un gruppo di 17mila persone. Poi nella fase 4 saranno vaccinati i malati cronici (circa 25mila persone) e in seguito gli over 65, una fascia di popolazione di 35mila persone. La vaccinazione fa parte dei quattro pilastri che il Governo ha posto per uscire da questa crisi: Limitare, Testare, Proteggere, Vaccinare. Vediamo il traguardo all’orizzonte, ma non sappiamo ancora bene quanto sia vicino. Per questo è importante rimanere vigili e prudenti”, conclude il consigliere di Stato Norman Gobbi.

Da lunedì terrazze chiuse sulle piste

Da lunedì terrazze chiuse sulle piste

Braccio di ferro tra Confederazione e Cantoni
Norman Gobbi sul braccio di ferro con Berna: ‘Si voleva evitare una crisi istituzionale’.
Per i gestori: ‘Decisioni troppo repentine’.
Bosco Gurin anticiperà la chiusura stagionale.

Non più terrazze aperte sulle piste da sci da lunedì. Lo ha deciso il Consiglio di Stato. Il tema, stando ad alcune testate svizzero tedesche, avrebbe scaldato gli animi a Berna. «Per evitare una crisi in un momento delicato, abbiamo deciso di adeguarci alle disposizioni federali», afferma il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi. Il governo federale avrebbe usato toni forti nei confronti dei Cantoni, arrivando addirittura, secondo il ‘Blick’, a minacciare di non elargire aiuti per i casi di rigore, questo se non fosse stato accettato di chiudere le terrazze. «A nostro modo di vedere si tratta di una ‘fake news’», dice Gobbi. «Per poter sanzionare occorre una base legale, cosa che ovviamente non è data». Secondo Norman Gobbi si è trattato di una «decisione congiunta adottata dai sei Cantoni che permettevano l’utilizzo delle terrazze (oltre al Ticino: Uri, Svitto, Nidvaldo, Obvaldo e Glarona, ndr)». Ma non manca il disappunto: «Rimango convinto che le terrazze fossero una soluzione intelligente davanti alla possibilità, decisa da Berna, di tener aperte le piste da sci». Per questo motivo il Consiglio di Stato ha fatto valere le proprie ragioni durante i colloqui con la Confederazione, in particolare la convinzione che «la regolamentazione di questi spazi rientra nelle disposizioni previste dai piani di protezione per i comprensori sciistici e quindi di competenza dei Cantoni».
Sul tema prende posizione anche l’Udc che scrive in una nota: “Si comprende la volontà di evitare attriti tra i governi cantonali e il Consiglio federale, ma la decisione odierna non fa altro che dare forza alla strategia incoerente e arbitraria del Consiglio federale nella gestione della pandemia”.

Gestori in difficoltà
Per i gestori delle piste da sci, l’annuncio di ieri mette in grande difficoltà: «Non contesto le ragioni che hanno portato a questa decisione, ma le modalità», ci spiega Gabriele Gendotti, presidente della Nuova Carì Sagl. «Abbiamo quaranta dipendenti e da lunedì ne dovremo lasciare a casa alcuni». Decisioni che arrivano all’ultimo momento e che portano dubbi anche sugli aiuti: «C’è molta confusione. Non si capisce se abbiamo effettivamente diritto a un certo tipo d’indennità. È difficile gestire un’azienda in questo modo. Siamo costretti a navigare a vista». Non sarà più possibile utilizzare le terrazze, ma le piste rimarranno aperte e le persone consumeranno comunque i pasti offerti dal servizio di ‘take away’. «L’utilizzo delle terrazze è un sistema efficace per gestire con più ordine i clienti», ci dice Matteo Milani, presidente degli Amici del Nara Sa. «Le persone acquistano il cibo e si siedono ordinatamente ai tavoli sui quali non sono ammesse più di quattro persone. È più difficile tenere la gente sotto controllo quando si assembra e si sposta in uno spazio libero».
A pensarla in maniera differente è Virginie Masserey, responsabile della Divisione malattie infettive dell’Ufficio federale della sanità pubblica. «Quando le persone si riuniscono come su una terrazza […], sono più vicine e si muovono maggiormente», pertanto questi incontri aumenterebbero il rischio d’infezione. È meglio, aggiunge Masserey, «che le persone si sparpaglino un po’ e si tengano a distanza, invece di riunirsi su una terrazza». Ed è anche una questione di equità verso gli altri ristoranti che non possono aprire i loro patii: «Ecco perché tutti dovrebbero rimanere chiusi».

Bosco Gurin chiude
«Questa situazione è degenerata, non sono una marionetta da fermare e muovere come si vuole», così il proprietario degli impianti turistici di Bosco Gurin Giovanni Frapolli che annuncia la chiusura della stazione sciistica a partire da lunedì. «Domenica chiudo e invierò la fattura al Cantone». Non le manda a dire Frapolli che afferma di provare delusione anche nei confronti del Comune di Bosco Gurin e del patriziato: «Ognuno si deve prendere le proprie responsabilità. Anche se non si ha potere, bisogna avere il coraggio di dire qualcosa, per lo meno quello che si pensa». E aggiunge: «Non è mai colpa solo di una persona o di un ente, ci sono altri che fomentano».

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 27 febbraio 2021 de La Regione

****

Retromarcia dei Cantoni sulle terrazze
È arrivato il dietrofront di sei Cantoni Norman Gobbi: «Abbiamo deciso di non innescare una crisi istituzionale»

Questo fine settimana avete in programma di recarvi sulle piste da sci? Bene. Godetevela: perché sarà l’ultima volta – per questa stagione, s’intende – che potrete gustarvi un pranzo comodamente seduti a un tavolino di una terrazza. Dalle 17 di domani questi luoghi – che negli scorsi giorni hanno sollevato un polverone di polemiche – verranno chiusi al pubblico. Infatti, i colloqui tra i rappresentanti del Consiglio federale e di alcuni Cantoni svizzeri, tra cui il Ticino, in merito all’utilizzo delle terrazze dei take-away situati nei comprensori sciistici non hanno permesso di trovare un compromesso. Con quelli ticinesi chiuderanno anche gli spazi di Uri, Svitto, Nidvaldo, Obvaldo e Glarona. I Grigioni, invece, dopo la decisione di mercoledì del Consiglio federale avevano sbarrato immediatamente le terrazze. Secondo i Cantoni, comunque, la regolamentazione di questi spazi rientra nelle disposizioni previste dai piani di protezione per i comprensori sciistici e, di conseguenza, sarebbe di competenza dei Cantoni. Il Consiglio federale non ha condiviso questa interpretazione e ha quindi ribadito che l’utilizzo di questi spazi è regolamentato dall’Ordinanza federale. Le autorità cantonali hanno cercato – invano – di spiegare alle autorità federali i vantaggi legati alla messa a disposizione di questi spazi per il consumo di bevande e alimenti sulle piste da sci. Poi la retromarcia. «In un momento molto delicato – non dimentichiamoci che davanti a noi ci sono in vista allentamenti e che le trattative con Berna sono sempre intense – abbiamo deciso di non innescare una crisi istituzionale», ha spiegato al Corriere del Ticino il presidente del Governo Norman Gobbi. «Rimango convinto che l’uso delle terrazze fosse una soluzione, mi si passi il termine, intelligente di fronte alla decisione de Consiglio federale di tenere aperti gli impianti sciistici». Nel frattempo, il proprietario degli impianti turistici di Bosco Gurin Giovanni Frapolli ha reso noto a «La Regione» che da lunedì gli impianti saranno fermi proprio a causa del divieto di apertura delle terrazze dei ristoranti sulle piste.

Smentito il «ricatto»
Ieri mattina il «Blick» aveva riportato di un possibile «taglio», ipotizzato dal presidente della Confederazione Guy Parmelin, degli aiuti finanziari legati alla COVID-19 ai cosiddetti «Cantoni ribelli». «Non si può sanzionare senza una base legale. Per questo considero quanto riportato una fake news», ha tagliato corto Gobbi. Nic/G.C.

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 27 febbraio del Corriere del Ticino

****

Terrazze chiuse anche in Ticino
Retromarcia del Consiglio di Stato che si piega alla volontà di Berna: da domenica sera non sarà più possibile utilizzare questi spazi

Il canton Ticino cambia rotta: da domenica 28 febbraio alle 17.00 le terrazze dei take away nei comprensori sciistici dovranno essere chiuse. Lo segnala una nota stampa del Cantone.
La decisione è stata presa dalle autorità cantonali di concerto con quelle dei cantoni di Uri, Svitto, Nidvaldo, Obvaldo e Glarona.
Fa seguito ad alcuni colloqui con rappresentanti del Consiglio federale e di alcuni cantoni svizzeri durante i quali non è stato possibile trovare una soluzione di compromesso.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Terrazze-chiuse-anche-in-Ticino-13860211.html