Il focolaio al confine preoccupa il Governo

Il focolaio al confine preoccupa il Governo

A Viggiù, a una manciata di chilometri dalla dogana momò, l’intero paese è risprofondato nel lockdown: scuole chiuse e spostamenti limitati, ma non per i frontalieri
Norman Gobbi: «I test di massa non sono sufficienti, bisogna anche collaborare e controllare la circolazione tra i due Stati»

Scuole chiuse e blocco totale degli spostamenti, ma non per chi si muove per motivi professionali. È quanto prevede il dispositivo scattato mercoledì a Viggiù, il piccolo comune a due passi dal confine con il Mendrisiotto tornato in zona rossa dopo le che autorità cittadine hanno identificato un focolaio in una scuola. Da un’analisi a tappeto, effettuata all’interno dell’istituto su docenti e allievi, sono emersi 14 casi di variante scozzese e un caso di variante inglese. Un numero considerevole che ha spinto le autorità a decretare il lockdown introducendo una serie di limitazioni importanti come, per l’appunto, il blocco totale degli spostamenti. Regole a cui tuttavia sfuggono i lavoratori frontalieri che muniti di autocertificazione possono transitare oltre confine. Al presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, da sempre critico sull’apertura dei valichi minori in periodo di pandemia, abbiamo chiesto che impatto potrebbe avere sul nostro territorio questa decisione.

«Mobilità troppo elevata»
La situazione che si è creata a Viggiù, a una manciata di chilometri dai confini con il Mendrisiotto, preoccupa il Governo cantonale, ci conferma Gobbi. «Prendiamo atto con preoccupazione della nascita di focolai di variante scozzese a pochi chilometri dal confine, soprattutto tenendo in considerazione la mobilità estremamente elevata tra le vicine Province italiane e il Ticino – continua il presidente del CdS – , dovuta in particolare al considerevole numero di lavoratori frontalieri italiani che quotidianamente si recano nel nostro Cantone. Non per niente il Consiglio di Stato ticinese si è più volte rivolto al Consiglio federale chiedendo il rafforzamento dei controlli alla frontiera in coordinazione con le competenti autorità italiane».

Analisi a tappeto ma non solo
Con l’introduzione degli allentamenti in Lombardia a partire dal 1. febbraio, il Cantone ha infatti mandato una richiesta scritta a Berna chiedendo, in aggiunta al divieto di recarsi all’estero per andare al ristorante o a fare la spesa, anche di introdurre l’obbligatorietà di test rapidi alla frontiera per chi entra in Svizzera. Richiesta rimasta però inascoltata. Le analisi a tappeto sono però una delle misure attuate a Viggiù per controllare il propagarsi del virus, ma secondo Gobbi non bastano. «I test di massa sono uno strumento importante e forse decisivo per controllare e limitare lo sviluppo della pandemia. Tuttavia allo stato attuale la limitazione della mobilità delle persone, anche transfrontaliera, rimane uno strumento fondamentale nella gestione della crisi», spiega il consigliere di Stato.

Varianti e pericoli derivanti
Quel che serve ora, sostiene Norman Gobbi, è maggiore omogeneità nella lotta alla COVID dai due lati del confine. «Questi focolai di pandemia con la presenza delle nuove varianti e il confinamento di interi territori mettono ulteriormente in evidenza la necessità di un maggiore coordinamento transfrontaliero tra le competenti autorità sanitarie, volte anche a ridurre l’asimmetria delle misure ai due lati del confine».

In merito all’eventualità di introdurre anche in Ticino test a tappeto, per arginare il pericolo che si creino situazioni simili, il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi si mostra possibilista. «In caso di necessità i test a tappeto sono già stati utilizzati. Ricordo, per esempio, la situazione alla scuola media di Morbio Inferiore alcuni giorni dopo i casi verificatisi nella casa anziani di Balerna. In condizioni particolari, quindi, potremmo ancora ricorrere a test a tappeto. La speranza ovviamente è che ciò non avvenga».

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 19 febbraio 2021 del Corriere del Ticino

«Troppo tempo tra una tappa e l’altra Il Governo ticinese lo farà presente»

«Troppo tempo tra una tappa e l’altra Il Governo ticinese lo farà presente»

Norman Gobbi e Raffaele De Rosa commentano le decisioni di Berna

Un allentamento graduale, a tappe e senza deroghe ai Cantoni. La via scelta da Berna per uscire dal confinamento passa, o meglio, inizia il 1. marzo con una serie di riaperture alla quale seguirà una seconda tappa il 1. aprile. Una scelta che il Ticino, cantone che proprio la scorsa settimana aveva inviato una lettera a Berna chiedendo di tener conto delle necessità e delle peculiarità regionali – ha accolto non senza qualche criticità. «Da un lato è un approccio molto prudente ma dall’altro non tiene conto di quanto avviene oltreconfine, in particolare nella vicina Penisola», osserva il presidente del Governo Norman Gobbi. «È evidente che se in Lombardia vigono più libertà per la popolazione ticinese diventa più difficile accettare delle misure così restrittive». Per il presidente dell’Esecutivo è «positivo che ci saranno più libertà in ambito commerciale e di tempo libero», mentre per quanto riguarda il settore della ristorazione c’è appunto «una grossa dicotomia con la realtà lombarda». Questo settore dovrà in ogni caso tirare la cinghia almeno fino al 1. aprile, data a patire dalla quale verranno valutati eventuali altri allentamenti. Delle eccezioni – leggasi aperture di bar e ristoranti – non verranno concesse sulla base della situazione epidemiologica dei singoli cantoni. Una decisione – ha specificato Berset – che è stata presa per non creare situazioni di disparità di trattamento tra cantoni. «Dal punto di vista della condotta è ammissibile, ma da quella epidemiologica bisogna tenere presente che il Ticino viaggia a una velocità diversa, con un’evoluzione molto positiva negli ultimi tre giorni. Ciò significa che le varianti non sembrano incidere sulla casistica. In fase di consultazione – spiega Gobbi – , esprimeremo il nostro punto di vista». Un altro aspetto che il Governo affronterà nella sua risposta al Consiglio federale è quello della tempistica. Come detto, si parla di quasi cinque settimane tra la prima e la seconda valutazione sugli allentamenti. Un lasso di tempo che il Consiglio di Stato rivedrebbe anche al ribasso: «Lo faremo presente a Berna», conferma Gobbi. «Va tenuto presente che a marzo la Germania valuterà delle riaperture e per la Svizzera diventerebbe ancora più difficile mantenere delle regole più ferree». Tornando in Ticino, aprile è sinonimo di ripresa della stagione turistica e a questo proposito il presidente del Governo conferma che l’obiettivo «è dare il via a una serie di test per il personale delle strutture ricettive in modo da poter tornare in sicurezza in alberghi e ristoranti almeno per Pasqua».

Dal canto suo, anche il direttore del DSS Raffaele De Rosa sottolinea che gli allentamenti «seguono l’orientamento voluto dal Consiglio di Stato, ossia quello di un’uscita a tappe che tenga conto dell’evoluzione epidemiologica». Nonostante ciò, «possiamo anche dire che la prospettiva tra la prima e la seconda tappa è piuttosto timida e lunga nei tempi perché già dopo 14 giorni si possono vedere gli effetti delle misure». In questo senso, spiega De Rosa, «lasciare un mese di tempo tra una tappa e l’altra appare un po’ eccessivo». Inoltre, anche sui «contenuti degli allentamenti nella seconda tappa c’è stata molta cautela, in particolare per il settore della ristorazione». Ad ogni modo «questa cautela da parte di Berna può essere compresa a fronte dei rischi presenti in questo momento, in particolare riguardo alla diffusione delle nuove varianti, che in Ticino oggi rappresentano il 40% dei nuovi casi, con picchi del 60%. È necessario evitare una terza ondata che potrebbe avere conseguenze nefaste». Riguardo agli allentamenti per le fasce più giovani della popolazione, De Rosa afferma che si «tratta di un passo nella giusta direzione. Questa sensibilità verso i giovani è benvenuta e assolutamente necessaria».

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 18 febbraio 2021 del Corriere del Ticino

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Da Berna una strategia che non scalda il TicinoGobbi: “Non si risponde alle criticità  emerse”.

Le novità  giunte ieri da Berna non scaldano particolarmente il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi. Raggiunto dalla “Regione” per un commento, afferma infatti che «da un lato é stata data un’indicazione, ma dall’altro non si risponde alle criticità emerse durante la riunione recente dei governi cantonali. Il Ticino e altri Cantoni si sono espressi criticamente su questa politica molto prudente vista l’evoluzione epidemiologica. Se é vero che questa non é uguale su tutto il territorio, é però vero che c’è una generale volontà  di tornare alla normalità  ritenuto come, anche tenendo conto dei cantoni che hanno un’evoluzione negativa, dal punto di vista sanitario e delle ospedalizzazioni non ci sono ricadute negative. Grazie anche alle vaccinazioni che tutelano le persone maggiormente a rischio». L’aspetto positivo, riprende Gobbi, «é un allentamento nei commerci, per lo sport all’aperto soprattutto a beneficio dei giovani, ma per il cittadino comune e per chi ha un’attività economica gli aiuti di Stato aumentati non andranno mai a sostituire la mancata attività». Resta aperta, ad ogni modo, la questione dei controlli alle frontiere più volte chiesti dal Ticino alla Confederazione ma che per ora restano fermi al palo. «La Svizzera é l’unico Paese che con Italia e Germania non chiede determinati controlli – risponde il direttore del Dipartimento istituzioni -. Chiederemo presto, e ancora, alla Confederazione di essere parte attiva perché é sua competenza tutelarci anche da un eventuale spostamento di traffico dal Brennero al Gottardo, cosa che, non solo dal punto di vista sanitario ma anche ambientale, ci preoccupa».

De Rosa: ‘Tempistica di un mese eccessiva’
Per il direttore del Dipartimento sanità e socialità Raffaele De Rosa «le proposte che vengono messe in consultazione vanno nella direzione di quanto auspicava il Consiglio di Stato, cioè avere una strategia di graduale ritorno alla normalità con un piano di azione a tappe, ponendo un accento particolare verso chi è toccato particolarmente da questa situazione come i giovani». Per De Rosa gli allentamenti proposti «danno una prospettiva», ma a titolo personale afferma che «quella del Consiglio federale è una prospettiva lunga nei tempi, perché la seconda tappa è prevista un mese dopo la prima annunciata per il 1° marzo. Sappiamo che l’efficacia di una misura può già essere valutata dopo due settimane e in questo senso – prosegue il direttore del Dss – la tempistica di un mese mi sembra eccessivamente lunga, oltre che timida nelle proposte».
Nel senso che, specifica, «tenuto conto della situazione epidemiologica attuale, si poteva sperare in qualcosa in più a livello di allentamenti». Detto questo, per De Rosa quanto deciso a Berna «si può però comprendere. È usare prudenza dopo che il Consiglio federale stesso aveva dichiarato apertamente di aver sottovalutato, la scorsa estate, il rischio di una seconda ondata. Fare tutto il possibile per evitare una terza ondata, soprattutto davanti al pericolo delle varianti, è importante». Anche perché la preoccupazione per queste varianti del virus è sempre più marcata. «È una situazione molto difficile e fluida – rileva De Rosa –. Non bisogna né eccedere con la cautela né con l’apertura, c’è il rischio di compromettere quanto di buono abbiamo fatto e i risultati ottenuti a prezzo di notevoli sacrifici da parte della popolazione e dell’economia». Sulle nuove varianti e il loro pericolo De Rosa snocciola i numeri: «A oggi in Ticino abbiamo avuto, in totale, 370 casi di varianti. Mediamente, rappresentano il 40% del totale con picchi che hanno raggiunto anche il 60%. Si diffondono rapidamente, e dobbiamo ricordarci che ciò sta avvenendo con le misure restrittive in vigore. Bisognerà tenere conto di questo rischio, e bisognerà essere pronti a reagire rapidamente».

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Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 18 febbraio 2021 de La Regione

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«Se le misure devono essere supportabili e sopportabili, abbiamo un problema»
Il presidente del Governo si esprime sulle decisioni del Consiglio federale e i “timidi” allentamenti previsti in marzo
«La Lombardia ha un’evoluzione simile alla nostra, eppure lì si può andare a bere il caffè e a pranzare al ristorante. Così è meno comprensibile».

«Se pensiamo alle richieste della società e di alcuni settori, ci sono andati leggeri sugli allentamenti». È questo il commento a caldo del consigliere di Stato Norman Gobbi, a margine della conferenza stampa del consiglio federale. Se le decisioni sono positive per i commerci e per i giovani, «per la vita sociale e gli esercenti diventa più difficile sostenere una situazione di questo tipo, a fronte di un’evoluzione positiva a livello di contagi e ospedalizzazioni». 
Le proposte di Berna per gli allentamenti di marzo resteranno in consultazione fino al 24 febbraio. Ma stando al presidente del Consiglio di Stato, i cantoni sono allineati nella loro visione della situazione. «Venerdì scorso abbiamo avuto la riunione del Comitato direttivo della Conferenza dei governi cantonali, da cui sono emerse voci critiche nei confronti di questo approccio molto prudente, considerata l’evoluzione epidemiologica e la campagna di vaccinazione che ha consentito di mettere al sicuro i più fragili». E se il Governo si fa portavoce della voce della sua popolazione, «dal punto di vista del cittadino è meno comprensibile un prolungamento delle limitazioni alla libertà».
Ma Alain Berset ha già indicato oggi che non è previsto un approccio differenziato per cantoni, perché le varianti del Covid-19 interessano l’intero territorio e anche per «evitare che poi ci si sposti nelle regioni in cui c’è più liberta». Cosa rispondere, allora, alla consultazione di Berna? «Chiederemo di considerare questa evoluzione favorevole della situazione epidemiologica e una differenza di realtà lungo il confine – aggiunge Gobbi -. La Lombardia ha un’evoluzione simile alla nostra, eppure lì si può andare a bere il caffè e a pranzare al ristorante». Stessa situazione, eppure maggiore libertà a pochi chilometri da noi. «Se le misure devono essere supportabili e sopportabili da parte del cittadino, in Ticino in questo momento abbiamo un problema».
Il Governo ticinese a inizio febbraio aveva chiesto a Berna di introdurre limitazioni alla frontiera per contenere la mobilità non essenziale da e per l’Italia, in particolare per fare la spesa o per andare al ristorante. «La nostra lettera è ancora senza risposta – conclude il presidente del Consiglio di Stato -. Ed è evidente che andare dall’altra parte del confine non può essere fatto senza le premunizioni necessarie. Inoltre, tenendo conto di quanto fanno i nostri vicini sui controlli del traffico di transito, segnaleremo all’autorità federale una necessità di intervento per allinearsi con i nostri colleghi austriaci».
 
Da www.tio.ch
 
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“Ci aspettavamo qualcosa in più”
Così il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi a margine delle decisioni del Consiglio federale. “Riapertura immediata ma graduale anche per i ristoranti”
Il Consiglio federale ha svelato le sue carte. Ora i Cantoni sono chiamati a dire la loro. Il Governo ticinese aveva già scritto negli scorsi giorni a Berna per chiedere di attuare degli allentamenti a causa della troppa stanchezza da parte della popolazione. Ad oggi, però, come ha spiegato il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi ai colleghi di Teleticino il Ticino non ha ricevuto delle risposte completamente soddisfacenti. “È una risposta parziale, da un lato ai giovani viene dato un feedback positivo ma in generale ci aspettavamo di più soprattutto per la ristorazione”.
Per il presidente Norman Gobbi, bar e ristoranti andavano riaperti “in maniera graduale”. “Non avremmo mai salutato un’apertura senza condizioni. Già prima di Natale avevamo previsto una regolamentazione differenziata”, aggiunge. “Percepiamo la volontà della popolazione di avere un approccio differenziato, capiamo la voglia di tornare a lavorare degli esercenti così come la voglia della popolazione di tornare al ristorante a mangiare. La Pasqua sembra il nuovo termine temporale per la Confederazione, ma ci aspettavamo sicuramente che si facesse qualcosa di più prima”, ha sottolineato.Ora quindi, si attende la consultazione coi Cantoni e la prossima conferenza stampa in programma per mercoledì. “La maggioranza dei cantoni mi sembra di aver percepito che siano critici nei confronti di questo approccio sulle riaperture. Se i grandi cantoni esprimono un parere critico, si potrà avrà avere un’apertura più accelerata ma sempre graduale come prevedeva anche l’approccio ticinese”.
Da www.ticinonews.ch
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Riapriranno negozi, musei e zoo

Il Consiglio federale propone le prime riaperture dal 1° marzo, ristorazione esclusa – Decisione definitiva fra una settimana dopo consultazione

Negozi, musei e zoo potranno aprire i battenti a partire dal 1° marzo, ma non bar e ristoranti: è quanto discusso oggi, mercoledì, dal Consiglio federale, che in conferenza stampa ha esposto le riaperture messe in consultazione fra i cantoni. Una decisione definitiva su questa prima tappa degli allentamenti sarà presa la prossima settimana.
Contagi, ospedalizzazioni e decessi sono in calo, ma, ha avvertito Alain Berset, potrebbero tornare a crescere per effetto delle mutazioni diffuse sul territorio elvetico e “si è vuole evitare un effetto yo-yo, con riaperture seguite da nuove chiusure”. Si è deciso di autorizzare attività dove il rischio di infezione è minore, un “rischio calcolato” ha precisato il ministro dell’interno: nei commerci, nei musei, nelle sale di lettura delle biblioteche e nei giardini zoologici e botanici sarà dunque obbligatoria la mascherina e il numero di persone ammesse sarà limitato per garantire il rispetto delle distanze.
All’esterno sarà nuovamente possibile incontrarsi in gruppi fino a 15 persone. Le istallazioni sportive all’esterno, come campi da calcio, piste del ghiaccio e campi da tennis, saranno pure riaperte, ma per gruppi di cinque persone al massimo alla volta e anche in questo caso con la mascherina. Le competizioni fra adulti restano vietate, tranne quelle professionistiche come finora. E come finora, i giovani potranno approfittare di facilitazioni in ambito culturale e sportivo: l’età massima per usufruirne sarà portata da 16 a 18 anni.
“So che in molti si aspettavano di più e capiamo l’impazienza di commercianti, operatori culturali, sportivi e ristoratori”, ha detto il presidente della Confederazione Guy Parmelin, ma si è optato per un allentamento graduale per non “rendere vani i progressi fatti finora”. Togliere tutte le misure sin da subito “sarebbe stato irrealistico”.
Quello che non cambia: rimane in vigore l’obbligo di lavorare da casa dove possibile e soprattutto resteranno chiusi ristoranti e bar, dove i contatti sono più prolungati. Un ulteriore allentamento sarà poi possibile da aprile se la situazione epidemiologica lo permetterà e se la campagna di vaccinazione che – ha ammesso Berset – avanza più lentamente di quanto si vorrebbe. Si potrebbe allora pensare anche di permettere eventi sportivi o culturali con pubblico limitato e alle terrazze dei ristoranti. Il Consiglio federale non ha voluto stabilire automatismi, ma ha dato alcune indicazioni: ulteriori aperture dipenderanno da un tasso di positività al di sotto del 5%, meno del 25% dei posti in cure intense occupati da pazienti COVID-19 e un tasso di riproduzione inferiore a 1 sull’arco di una settimana. Inoltre, l’incidenza dei contagi su 14 giorni in base alla popolazione dovrà essere, il 24 marzo, inferiore a quella del 1° marzo.

https://www.rsi.ch/news/svizzera/Riapriranno-negozi-musei-e-zoo-13836991.html

Da www.rsi.ch/news

Sì all’iniziativa anti burqa: “Difendiamo le nostre libertà”

Sì all’iniziativa anti burqa: “Difendiamo le nostre libertà”

Votazione federale del 7 marzo
Presidente, si sta avvicinando la votazione del 7 marzo sull’iniziativa contro la dissimulazione del viso. Ma per ora in Ticino il dibattito langue… “È vero, la gente in queste settimane pensa ad altre cose. Ed è comprensibile che sia così. I problemi legati al coronavirus sono importanti e ci toccano tutti da vicino. Molta gente fa fatica. Alcuni settori economici, come quelli legati alla ristorazione o ai piccoli commerci, sono colpiti duramente. E c’è chi a fine mese – ma già anche all’inizio! – si trova confrontato con difficoltà evidenti”.
Però non possiamo nemmeno lasciar passare in sordina questo voto. “No, perché si tratta di un momento comunque importante della nostra democrazia e del nostro vivere civile. In Ticino per fortuna abbiamo già una legge che vieta di nascondere con indumenti o altro il proprio volto, a parte ovvie e ragionevoli eccezioni. Lo abbiamo deciso già 8 anni fa con la modifica della nostra costituzione cantonale. Anche allora erano in pochi che apertamente sostenevano questa modifica. La Lega invece era convinta della necessità di lanciare un forte segnale a difesa della nostra società contro il pericolo dell’islamizzazione. Ci seguì una forte maggioranza delle e dei ticinesi. Ben il 65,4%! Ora questa impostazione vuole essere traslata sul piano nazionale. Molto bene, dico io. Perché non si tratta di un messaggio di chiusura, come vorrebbero far credere gli oppositori dell’iniziativa. Tutt’altro. Si tratta di avere piena coscienza del funzionamento del nostro stato di diritto, della sua difesa a garanzia della democrazia, oggi e domani”.
Anche questa volta ci stanno mettendo in testa che chi vota sì all’iniziativa sta facendo qualcosa di sbagliato… “È l’esempio classico del “politicamente corretto”. Pur di non fare un presunto torto (tutto ancora da dimostrare se di torto si tratti) è meglio lasciar perdere e tollerare anche azioni che portano – potenzialmente – ad attacchi alla nostra stessa libertà e democrazia. Sappiamo che il niqab o il burqa non sono simboli religiosi. Per questo reputo incoerente sotto il profilo della libertà religiosa chi giustifica questi indumenti che cancellano completamente l’identità di una donna. Siamo chiamati il 7 marzo a dare ancora una volta un messaggio preventivo. E questo non va contro quei cittadini di fede musulmana che accettano – nel segno della convivenza – i nostri usi e costumi, dimostrando da questo lato una vera volontà di integrazione”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.
Licenziato il messaggio che propone l’abbandono dell’aggregazione tra Bedano e Gravesano

Licenziato il messaggio che propone l’abbandono dell’aggregazione tra Bedano e Gravesano

Comunicato stampa

Nella sua seduta del 10 febbraio il Consiglio di Stato ha approvato il messaggio con cui propone l’abbandono del progetto di aggregazione tra i comuni di Bedano e di Gravesano, progetto che era stato respinto in votazione consultiva lo scorso 18 ottobre dalla popolazione di Gravesano.

Lo scorso 18 ottobre i cittadini di Bedano e Gravesano sono stati chiamati alle urne per esprimersi in votazione consultiva sul progetto di aggregazione tra i due comuni. L’aggregazione è stata accolta da una maggioranza molto ampia della cittadinanza di Bedano (80% dei votanti), mentre a Gravesano è stata respinta con una prevalenza di voti negativi pari al 55.54%.

Per entrambi i comuni l’aggregazione costituiva un’unione di opportunità e non di necessità; infatti, le due realtà comunali erano e rimangono autonome sia dal profilo finanziario che amministrativo nonché in grado di assolvere i propri compiti istituzionali. In quest’ottica il Governo propone quindi al Parlamento di decretare l’abbandono di questo progetto avviato nel novembre del 2018 con l’istanza aggregativa dei due municipi.

Il Consiglio di Stato ricorda che Bedano e Gravesano fanno parte dello scenario aggregativo “Malcantone Est” proposto dal Piano cantonale delle aggregazioni (PCA), attualmente al vaglio del Gran Consiglio. Si tratta di uno scenario che prevede la creazione di un comprensorio composto da 11 comuni che si estende territorialmente da Torricella-Taverne lungo la valle del Vedeggio fino ad Agno e copre il retrostante territorio malcantonese. Nel corso dello sviluppo del progetto alcune voci contrarie all’aggregazione ritenevano che si sarebbe potuto procedere con l’unione di un maggior numero di enti locali nella regione. Un aspetto peraltro verificato dai promotori dell’aggregazione a due, ma che non aveva raccolto adesioni in quel momento. Se i comuni della zona lo riterranno, il discorso potrà essere rilanciato nel prossimo futuro.

Sulla proposta di abbandono del progetto aggregativo si esprimerà il Gran Consiglio.

Il Governo scrive a Berna: «La popolazione è stanca»

Il Governo scrive a Berna: «La popolazione è stanca»

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 11 febbraio 2021 del Corriere del Ticino

Con toni smorzati rispetto alla bozza il Consiglio di Stato ticinese ha inviato una lettera al Consiglio federale affinché tenga conto delle necessità e delle peculiarità regionali.
Nessuna richiesta esplicita di aperture.

Limata e alleggerita rispetto alla prima bozza che chiedeva esplicitamente delle riaperture, la lettera del Consiglio di Stato ticinese è partita ieri in serata. «È una prima entrata in materia di carattere generale in vista delle prossime decisioni del Consiglio federale», ha commentato il presidente Norman Gobbi. Nella missiva il Governo ticinese ha voluto mettere l’accento sulle differenze regionali. «Abbiamo chiesto alla Confederazione di considerare le peculiarità sanitarie del Ticino rispetto al resto della Svizzera, valutando quindi una strategia di uscita dal semiconfinamento». A puntellare le richieste del Governo ticinese ci sono i dati della cellula sanitaria cantonale discussi e aggiornati ieri durante l’incontro con l’Esecutivo. «Il numero dei contagi in Ticino si è stabilizzato a livelli bassi e questo ha ridotto sensibilmente la pressione sul sistema ospedaliero», ha aggiunto Gobbi. Le persone ricoverate in Ticino per coronavirus sono infatti meno di 100. E anche l’occupazione dei reparti di cure intense si attesta su livelli che, secondo il Governo, non destano preoccupazione. «In questa situazione, ha aggiunto il presidente del Governo, diventa difficile continuare a chiedere sforzi alla popolazione. Visto il perdurare da mesi delle limitazioni, iniziamo a percepire una certa stanchezza». Non bastasse, ha fatto notare Gobbi, «a sud delle Alpi c’è un grande squilibrio tra le norme vigenti in Ticino e quelle in Lombardia, dove la vita è tornata quasi alla normalità».

«Situazione sotto controllo»
Aspetti puntuali che il Governo ticinese ha voluto portare all’attenzione del Consiglio federale in vista delle sue decisioni del 17 febbraio. La strada indicata la settimana scorsa da Alain Berset e dal presidente della Confederazione Guy Parmelin è infatti nota e prevede con buona probabilità un sostanziale status quo sulle misure in atto, anche dopo il 28 febbraio. Una posizione per altro confermata anche venerdì durante i colloqui Von Wattenwyl con i partiti di Governo. E che segue le preoccupazioni espresse dalla task force nazionale COVID-19, secondo cui «la variante britannica si diffonde sempre di più». Tanto che secondo gli esperti federali le misure andrebbero «addirittura rafforzate». Un aspetto che allo stato attuale tuttavia non preoccupa il Consiglio di Stato ticinese. «Anche da noi si riscontra un aumento dei casi di mutazione, a fronte però di una sostanziale stabilità dei positivi. La situazione è sotto controllo», commenta ancora Norman Gobbi. «La fascia più a rischio della popolazione è stata vaccinata. E questo è un altro elemento importante da tenere in considerazione per un’analisi dei rischi. Finora abbiamo somministrato circa 30 mila dosi». Anche se a rilento, la campagna insomma procede.

Musica del futuro
In questa lettera, dunque, il Consiglio di Stato ha deciso di non formulare alcuna richiesta esplicita su riaperture e allentamenti, come invece prevedeva la bozza, discussa e rivista nella seduta di ieri. «Queste richieste saranno oggetto di valutazioni future, che seguiranno la settimana prossima nell’ambito delle consultazioni federali», ha spiegato il consigliere di Stato. «Per il momento ci limitiamo a chiedere che l’autorità federale valuti con attenzione la situazione dei giovani, prevedendo l’apertura delle pratiche sportive outdoor e indoor, nonché delle attività culturali e di tempo libero». Nessuna menzione per contro a bar, ristoranti, manifestazioni, assembramenti e incontri privati. Su questi punti – anticipati nella nostra edizione di ieri – il Governo si esprimerà solo quando verrà consultato formalmente. «Queste comunque sono le premesse su cui formuleremo il piano cantonale per un rientro verso la normalità», conclude Gobbi.

«Non facciamoci illusioni»
«Chiediamo chiarezza e un orizzonte temporale preciso», ha commentato dal canto suo il presidente di GastroTicino Massimo Suter che su un eventuale allentamento delle restrizioni non si fa tante illusioni: «Difficilmente Berna andrà in questa direzione». Secondo il presidente di GastroTicino è inoltre poco probabile che Berna conceda ai Cantoni la possibilità di introdurre soluzioni su scala regionale, sulla falsariga di quanto ventilato nella lettera del Consiglio di Stato. «Rischieremmo di trovarci nella situazione di novembre, con i cantoni romandi chiusi e quelli tedeschi aperti. Sarebbe una disparità di trattamento che non ha ragione di essere e che creerebbe ancora più malcontento di quanto già oggi non serpeggi nel settore ». L’apertura a marzo, secondo Suter, sarebbe comunque fondamentale: «È un mese strategico per la ristorazione ticinese. Sarebbe un ottimo inizio per riprenderci dalle sei settimane di shock. Ma come detto non illudiamoci troppo. Da Berna arriverà un altro niet e con questo dovremo fare».

Il Ticino scrive di nuovo a Berna: “C’è stanchezza”

Il Ticino scrive di nuovo a Berna: “C’è stanchezza”

Da www.ticinonews.ch

Il presidente del Governo Norman Gobbi: “È importante la prudenza, ma anche evitare situazioni di stop & go”

Il Consiglio di Stato ticinese ha scritto nuovamente a Berna, segnalando che la popolazione ticinese comincia a essere stanca delle restrizioni e ha chiesto una strategia di uscita dalla crisi. “Questa stanchezza si percepisce su più fronti”, spiega il presidente del Governo Norman Gobbi, intervenuto al Tg di Teleticino. “Nell’ambito del programma che metteranno in consultazione settimana prossima presso i Cantoni abbiamo chiesto all’autorità federale di considerare questa stanchezza. Il pensiero vai ai giovani, che hanno bisogno di valvole di sfogo (sport, tempo libero, cultura), ma anche a quelle attività che potranno essere riammesse visto che in Svizzera c’è un’evoluzione favorevole, anche se non in tutti i Cantoni. Per questo abbiamo chiesto di considerare anche l’aspetto regionale”.

Il paragone con l’Italia
Gobbi ha poi paragonato la situazione ticinese con quella della vicina Italia: “Lombardia e Piemonte hanno una situazione epidemiologica simile a quella del Ticino, ma godono di maggiore libertà, con bar, ristoranti e negozi aperti”, ha rimarcato Gobbi. “È la prima volta che si riscontra questa differenza a favore delle province italiane”.

Berna risponde o no?
Non è la prima volta che il Consiglio di Stato scrive a Berna. Ma l’autorità federale risponde agli appelli ticinesi o restano lettera morta? “Spesso si fa orecchie da mercante. Uno degli elementi evidenti è che ci sono barriere linguistiche e geografiche. Purtroppo abbiamo più relazioni a sud che a nord. Questo impone comunque di guardare una relazione e una situazione che deve essere confortata. Se i ticinesi hanno fatto bene dal punto di vista dei contagi, alla fine gli sforzi devono essere premiati”.

La preoccupazione delle varianti
Gli esperti della Confederazione sono prudenti e hanno messo in guardia sugli allentamenti. C’è infatti preoccupazione per le varianti. La scelta è politica di fronte a queste previsioni? Bisogna dare retta ai medici o rischiare? “È importante la prudenza” risponde il consigliere di Stato. “Non possiamo permetterci di richiudere dopo eventuali allentamenti. Quello che abbiamo segnalato anche alla Confederazione è che dobbiamo evitare una situazione di “stop & go”, che sono logoranti. Se le misure non sono più supportate e sopportate dalla popolazione diventa difficile applicarle”.

https://www.ticinonews.ch/ticino/il-ticino-scrive-di-nuovo-a-berna-c-e-stanchezza-DY3809306 

“I Cantoni non sono stati consultati da Berna. Siamo pronti a scrivere una presa di posizione”

“I Cantoni non sono stati consultati da Berna. Siamo pronti a scrivere una presa di posizione”

Da www.liberatv.ch

Per il leghista ormai le misure sono “mal sopportate dalla popolazione” che non “capisce più perché a fronte di una diminuzione costante di casi e ospedalizzazioni si debba essere ancora fortemente limitati nelle proprie libertà. Noi penalizzati”

 Il Consiglio Federale non ha consultato i Cantoni prima di dire in conferenza stampa che probabilmente non ci saranno allentamenti nemmeno ai primi di marzo rispetto alle misure anti Covid. E questo fa sentire quelli che vivono una situazione migliore, come il Ticino, un po’ dimenticati (come a marzo, quando il nostro Cantone chiedeva misure più severe trovandosi con molti più contagi rispetto al resto del Paese).
Norman Gobbi ha espresso il suo malcontento e le sue perplessità ai microfoni di RadioTicino. La migliore delle ipotesi è a suo dire una consultazione coi Cantoni sulle riaperture, altrimenti “scriveremo ancora al Consiglio federale una presa di posizione per far capire dalla base come le misure per essere attuate e rispettate debbano essere supportate e sopportate dalla popolazione”.

Che cosa pensi il Ticino è evidente. “Da un lato il supporto comincia a mancare perché non si capisce più perché a fronte di una diminuzione costante di casi e ospedalizzazioni si debba essere ancora fortemente limitati nelle proprie libertà”, spiega il Consigliere di Stato, che fa notare come “le misure cominciano a essere anche meno sopportate dalla popolazione” e che “se non c’è il supporto e non c’è più la sopportazione diventa difficile fare rispettare queste regole”.
“C’è una volontà, e lo si percepisce soprattutto da parte di chi lavora al fronte, albergatori, ristoratori, esercenti, commercianti, di voler tornare a una normalità che però potrà essere data in maniera graduale, sappiamo che non ci possono essere allentamenti totali da zero a mille perché porterebbero a dei dérapage dal punto di vista della curva epidemiologica”, ha aggiunto come in questo momento da Berna “non viene dimenticato tutto il Ticino, ma tutti i territori che hanno andamenti positivi e hanno la necessità di tornare a un centro livello di normalità”.
A proposito di allentamenti, ipotizza che ci possa essere qualcosa in relazione alle attività all’aperto, come lo sci, in vista delle vacanze di Carnevale. 

“Mettiamo la persona al centro della riforma delle ARP”

“Mettiamo la persona al centro della riforma delle ARP”

Le novità che riguardano le autorità di protezione

“Al centro mettiamo la persona, ossia ogni individuo, minorenne o adulto, che ha bisogno di protezione. Che ha bisogno di un intervento da parte dell’autorità per essere tutelato in un momento delicato della sua esistenza”. Così si è espresso il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi nel corso della conferenza stampa con la quale questa settimana è stato annunciato l’avvio della consultazione relativa al messaggio sulla riorganizzazione delle Autorità di protezione (ARP). “Stiamo parlando di uno dei settori più delicati dell’attività statale e che storicamente ha visto protagonisti i Comuni con le loro Delegazioni tutorie comunali e in seguito con le commissioni tutorie regionali. Alla luce dell’evoluzione conosciuta dalla società, oggi proponiamo l’istituzione di una nuova Autorità giudiziaria specializzata nel diritto di protezione: le nuove Preture di protezione”.

Ma di che cosa si tratta concretamente? “Il nuovo modello organizzativo – spiega il presidente del Governo Norman Gobbi – si basa sulla “cantonalizzazione” delle Autorità di protezione, con il passaggio delle competenze sul loro funzionamento dai Comuni al Cantone, e sulla “giudiziarizzazione” del sistema mediante una nuova Autorità giudiziaria. In Ticino vi sono attualmente 16 Autorità regionali di protezione presenti sul territorio di natura amministrativa e con un’organizzazione comunale-intercomunale. L’indirizzo innovativo permetterà alla nuova autorità di disporre di competenze interdisciplinari in altri ambiti oltre al diritto quali ad esempio il lavoro sociale, la psicologia o la pedagogia e il campo medico. Un approccio indispensabile se si pensa alla società odierna”.

È una riforma, diciamo così, radicale, che si inserisce in un disegno più grande che tocca il settore della Giustizia ticinese. “Questa riorganizzazione rappresenta una priorità del Consiglio di Stato nonché un tassello essenziale nella riforma della Giustizia cantonale promossa dal Dipartimento delle istituzioni. È il frutto delle riflessioni e del lavoro condotto con il progetto “Giustizia 2018”. Altre riorganizzazioni seguiranno o sono già in corso, come il potenziamento del Ministero pubblico. Senza dimenticare gli aspetti logistici e di innovazione digitale che fanno parte anch’essi di questa riforma. E qui sto parlando dell’acquisto dell’ex Banca del Gottardo, dove intendiamo creare il polo luganese della Giustizia, assieme al rinnovamento dell’attuale palazzo di Giustizia di via Bossi a Lugano. Come pure i lavori che interesseranno l’ex Pretorio a Bellinzona e quello di Locarno. Per quanto riguarda invece la digitalizzazione è in corso il progetto di digitalizzazione dell’archivio notarile elettronico che si concluderà nel febbraio dell’anno prossimo. Il tutto inserito nel più vasto capitolo nazionale di Justitia 4.0 che sfocerà nello scambio di atti giuridici per via elettronica in sostituzione dei dossier cartacei presso tutte le istanze federali e cantonali in ambito penale, civile e amministrativo”, sottolinea il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

Torniamo alle ARP. Quando questa riforma potrà essere introdotta? “Non si parla di domani, ma del 2024 se vogliamo essere ottimisti. E personalmente lo voglio essere perché questa riforma è necessaria. Sarà poi in ultima battuta il popolo a decidere, perché occorre cambiare un passaggio della costituzione cantonale. Ed è importante che siano proprio le cittadine e i cittadini a decidere su questo cambiamento”, conclude il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi.

Dipartimento delle istituzioni: prorogate le regole per l’accesso agli sportelli  

Dipartimento delle istituzioni: prorogate le regole per l’accesso agli sportelli  

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni informa che le regole introdotte il 20 gennaio scorso concernenti l’accesso dell’utenza agli sportelli dei servizi erogati dal DI vengono prorogate sino a venerdì 19 febbraio 2021. Tutti gli sportelli rimarranno aperti, ma solo su appuntamento.

La misura – che ha avuto una buona rispondenza e accettazione da parte dell’utenza e che in un primo momento era valida sino al 5 di febbraio – si è resa necessaria per garantire una migliore lotta alla diffusione del virus a tutela della salute pubblica. Sino al 19 febbraio prossimo tutti gli sportelli che fanno riferimento al DI accessibili dalle cittadine e dai cittadini continueranno a essere aperti, ma solo su appuntamento.
Sono in particolare toccati gli sportelli della Sezione della circolazione di Camorino, gli sportelli dei servizi della Divisione della giustizia e quelli dello Stato civile della Sezione della popolazione.
Per quanto riguarda Camorino: viene normalmente garantita l’evasione delle pratiche che giungeranno tramite posta, depositate nell’apposita buca delle lettere collocata all’esterno della sede o online. Inoltre per casi di comprovata necessità sarà possibile fissare un appuntamento (da richiedere via e-mail o telefonicamente, allo 091 814 97 00) per evadere la pratica allo sportello. Gli esami di guida e i collaudi, che – vale la pena ricordarlo – già prima della pandemia venivano svolti su appuntamento, continueranno quindi a tenersi in modo regolare.
L’apertura degli sportelli su appuntamento riguarda pure gli uffici dei registri, l’ufficio del registro fondiario federale, l’ufficio del registro di commercio, l’autorità di prima istanza LAFE, gli uffici di esecuzione, gli uffici dei fallimenti e l’ufficio dell’incasso e delle pene alternative, che fanno capo alla Divisione della giustizia. I servizi online già in essere per tutti questi uffici sono garantiti (estratti in generale, documenti giustificativi, ecc.) come pure le pratiche evase per posta (istanze, richieste, ecc.). Non sarà possibile la consegna brevi manu senza appuntamento.
Pure gli sportelli dell’Ufficio dello stato civile della Sezione della popolazione sono accessibili unicamente su appuntamento. Si rammenta anche in questo caso la possibilità di evadere le procedure tramite i servizi online. Le informazioni all’utente saranno fornite esclusivamente via e-mail, tramite i servizi di posta tradizionale o telefonicamente.  

Take-away/asporto: regole chiare da rispettare

Take-away/asporto: regole chiare da rispettare

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni tiene a precisare le regole che permettono l’attività dei take-away e degli esercizi pubblici che si sono convertiti all’asporto. Questo anche a seguito delle numerose richieste e segnalazioni che giungono sia dai centri urbani, sia dalle regioni più periferiche del Cantone.

Le cifre legate alla pandemia sono fortunatamente positive in Ticino nelle ultime settimane. Ciononostante restano in vigore tutte le misure restrittive introdotte a livello federale per salvaguardare la salute pubblica e il sistema sanitario a fronte delle insidie legate alle varianti del virus. In questo contesto, sempre più segnalazioni e richieste giungono a proposito delle attività di asporto e take-away, siano esse concentrate nei centri urbani o nelle regioni più periferiche. Occorre dunque ribadire che l’ordinanza federale stabilisce indicazioni precise e restrittive:

Nel limite delle possibilità di cui dispone, il gestore deve prevedere nel suo piano di protezione anche misure volte a evitare assembramenti di persone all’ingresso della struttura. È vietato predisporre possibilità di consumare i prodotti in piedi o seduti nelle adiacenze; è permesso soltanto l’acquisto di cibi e bevande”.

Le limitazioni imposte a livello federale toccano pure eventuali manifestazioni di carattere gastronomico legate ai Carnevali. In questo senso il Dipartimento delle istituzioni, qualora le società intendessero farsi promotrici di iniziative puntuali, invita le stesse a collaborare con i ristoranti che potrebbero preparare i risotti “del Carnevale” da vendere in forma di asporto.  
Si ribadisce che l’ordinanza federale è valida su tutto il territorio nazionale.