Passo del Lucomagno: auto e camper travolti da una valanga (ma è un’esercitazione)

Passo del Lucomagno: auto e camper travolti da una valanga (ma è un’esercitazione)

Comunicato stampa

L’allarme è scattato con una telefonata al 117 alle ore 18.55 ieri sera, mercoledì. Un automobilista che stava percorrendo il passo del Lucomagno ha visto davanti a sé la carreggiata invasa da una valanga. Immediatamente la polizia ha avvertito tutti gli enti interessati. Sono partiti i soccorsi, perché sotto la valanga era sicura la presenza di almeno una vettura. Per fortuna tutto si è risolto al meglio: si trattava di un’esercitazione.

Con lo scopo di testare la prontezza d’intervento a seguito di un avvenimento lungo la strada del Passo del Lucomagno la Pro Lucomagno, responsabile per la gestione della strada nel periodo invernale, ha proposto ieri, mercoledì 12 febbraio dalle 18.00 alle 23.30, un esercizio di salvataggio in scala 1:1. L’operazione ha coinvolto i partner della protezione della popolazione e conseguentemente le strutture di condotta e il personale preposto al salvataggio. Questi ultimi hanno dovuto operare in uno scenario che prevedeva, appunto, la caduta di una valanga lungo la strada del Passo, con il coinvolgimento di un’auto e di un camper.L’esercizio, diretto da un quadro superiore della Polizia cantonale in stretta collaborazione con il Servizio della protezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni, ha visto l’impiego di un’ottantina di soccorritori provenienti dagli Enti partner della protezione della popolazione, oltre che di figuranti (messi a disposizione della Scuola Svizzera di Sci Blenio, per simulare i passeggeri dei veicoli) per rendere il tutto verosimile.
In particolare hanno collaborato: la Polizia cantonale, i corpi pompieri di Biasca e di Blenio, i servizi d’autoambulanza, l’organizzazione di protezione civile delle Tre Valli, il soccorso alpino svizzero, la REGA, la Pro Lucomagno con il proprio personale del servizio tecnico e il Centro di sci nordico di Campra (aspetti logistici).  

Grazie allo scenario predisposto si è potuto testare l’attivazione della catena d’allarme e allenare il coordinamento, così come la condotta di un dispositivo d’urgenza al fronte, denominato SMEPI (Stato maggiore degli enti di primo intervento). La direzione d’esercizio ha messo l’accento sulle modalità (tecnico/tattiche) di intervento e sulle capacità di condotta, quali elementi fondamentali per riuscire ad affrontare questo genere di situazioni.  

L’esercitazione, organizzata nell’ambito delle attività della Commissione dell’istruzione della protezione della popolazione (CT istr PP), ha avuto un riscontro molto positivo e ha permesso d’identificare alcuni spunti di miglioramento che verranno ora elaborati e conseguentemente implementati.

Nominata l’Aggiunta alla Direzione della Divisione della giustizia

Nominata l’Aggiunta alla Direzione della Divisione della giustizia

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha nominato oggi la signora Monica Bucci quale Aggiunta presso la Direzione della Divisione della giustizia del Dipartimento delle istituzioni. Affiancherà la Direttrice della Divisione, avv. Frida Andreotti.

Monica Bucci, attuale Capoarea della gestione amministrativa della Sezione delle risorse umane del Dipartimento delle finanze e dell’economia, è laureata in psicologia del lavoro e delle organizzazioni con un diploma di studi superiori in psicologia del lavoro e perfezionamenti post-laurea in valutazione e sviluppo delle risorse umane, diritto del lavoro, conduzione e direzione del personale nonché mediazione. Ha iniziato la sua attività presso l’Amministrazione cantonale nel 2001 quale collaboratrice scientifica presso la Sezione delle risorse umane occupandosi in particolare di consulenza e organizzazione, progetti e formazione. Dal 2008 ha assunto la funzione di Capoarea sempre presso la Sezione delle risorse umane, occupandosi di pianificare, coordinare e controllare la gestione dei rapporti d’impiego dell’Amministrazione cantonale, selezione del personale, formazione, sviluppando nel contempo dei progetti ad hoc volti a migliorare la politica del personale.

La nuova Aggiunta alla Direttrice Monica Bucci avrà il compito di coadiuvare la Direttrice nella conduzione, nella gestione e nel coordinamento dell’attività interna ed esterna della Divisione della giustizia. La Divisione conta oltre all’Ufficio della direzione, quattro macrosettori di competenza: esecuzione e fallimenti, esecuzione pene e misure, registri e l’amministrazione della giustizia. Sono circa 700 le collaboratrici e i collaboratori che vi fanno capo. Essa è confrontata con sfide di grande portata. Ricordiamo in particolare la riforma della giustizia con le Autorità regionali di protezione (ARP), per la quale si attende nel mese di marzo una decisione del Governo circa gli indirizzi organizzativi, la riorganizzazione della Giustizia di pace entro fine anno, il grande progetto a livello nazionale di digitalizzazione della giustizia Justitia 4.0, il coordinamento della violenza domestica con l’implementazione della Convenzione di Istanbul, la riorganizzazione interna con il riordino delle competenze in ambito esecuzione pene, la realizzazione del nuovo polo della Giustizia a Lugano, il cui messaggio per l’acquisizione dell’ex Banca del Gottardo e la ristrutturazione del Palazzo di Giustizia di Lugano è attualmente al vaglio del Parlamento.

Alla nuova Aggiunta alla Direzione della Divisione della giustizia Monica Bucci il Consiglio di Stato augura buon lavoro nella sua nuova funzione.

Selma e Silvana, due donne della mia vita

Selma e Silvana, due donne della mia vita

Iniziativa editoriale “la mia nonna la ricordo così”
58 personaggi “di casa nostra” del mondo politico, del lavoro, dello sport, dello spettacolo, ecc., hanno risposto all’invito di scrivere i ricordi della propria nonna.
Con questa iniziativa abbiamo voluto dare voce alle nonne, donne comuni che non appaiono nelle liste delle donne famose, ma come protagoniste anonime hanno lasciato delle impronte nei solchi della Storia.

Scrivere delle mie nonne, Selma da parte paterna e Silvana da parte materna, è compiere un lungo balzo nel passato, poiché come molti – immagino – buona parte della mia fanciullezza la passai con loro. Figlio di genitori molto giovani, mia madre aveva appena compiuto 21 anni quando mi mise al mondo e mio papà non ancora 20, le nonne sono state figure molto presenti nei primi anni della mia vita e di conseguenza importanti per tutta la vita, benché da primogenito della nuova generazione ne prendi quasi subito coscienza che loro non saranno “solo” le tue nonne, ma anche quelle dei tuoi fratelli, sorelle e cugini.
Entrambe nate nel 1930, entrambe con uno dei due genitori di origini bernesi, l’una cresciuta ad Airolo e l’altra a Lugano-Besso. I miei ricordi sono – come amo raccontare – frammenti di vita, fatti di emozioni, sensazioni tattili, profumi e colori, che raccogliamo in maniera più o meno ordinata e a cui cerchiamo di dare un senso. I ricordi di nonna Selma e nonna Silvana sono proprio unite dal senso dell’affetto per due figure femminili, il cui solo pensare loro mi emozione e mi fa venire il “groppo” commosso…
Fino agli anni Novanta, le due nonne vissero a nemmeno 200 metri l’una dall’altra nel villaggio di Piotta, dove io passai i miei primi anni di vita. Era quindi facile passare da casa Gobbi a casa Bertolotti, in maniera anche non pianificata. Nonna Selma attiva nell’azienda di famiglia (ristorante, panetteria e negozio) aveva meno tempo da dedicare durante il giorno, mentre nonna Silvana come casalinga poteva occuparsi di me e poi anche di mio fratello (le altre nipoti arrivarono solo 14 anni dopo).
A casa di nonna Silvana posso ricordare i gusti dell’orto curato da mio nonno Angelo, fatti di “curnitt” croccanti che separava dalle estremità sul tavolo di cucina color blu screziato, oppure i colori intensi delle gustose fragole cresciute in quei riquadri di eternit oggi tanto aberrati, ma che poi male non ci han mai fatto. Se penso ad un profumo che mi lega a lei, sicuramente quello del sugo rosso cotto nel pentolino con la passata, il concentrato di pomodori e la salvia, ovviamente dell’orto del nonno. Nonna Silvana era anche la nonna delle vacanze al mare e dei pick-nick; lei, che aveva anche le patenti della moto perché ottenne la patente in quegli anni che le consegnavano unitamente all’ottenimento della licenza di condurre per l’automobile, però non guidava. Erano vacanze organizzate, dove il perfezionismo di nonno Angelo talvolta superava le sue stesse sopportazioni, in cui ci si divertiva, si imparava a nuotare anche con lei, si giocava alla sabbia, a bocce in spiaggia e a carte la sera. Ecco, qui usciva il suo animo competitivo, come in quello delle parole crociate: ci teneva a vincere, anche se il suo occhio benevolo su di noi nipoti accettava qualche giocata a scala 40 non propriamente limpida.
Nonna Selma invece la incontravamo indaffarata nella gestione del negozio o del servizio del ristorante, assieme a nonno Dante. I momenti di incontro erano i pranzi, le cene e le vacanze erano solo quelle di Natale con la chiusura degli esercizi pubblici, nel limite del possibile. Me la ricordo ancora benissimo con il suo “scusà” per il lavoro di un bordeaux intenso e quel profumo di canfora che proveniva dai “vestee” di casa. Un profumo molto presente era quello del pane, visto che sin da piccolo l’aiutavo in bottega e anche nella preparazione dei panini per gli eventi estivi e le partite casalinghe dei BiancoBlù. Teneva molto alla cucina, come d’altronde nonna Silvana,  anche se – vivendo la realtà di un ristorante – la variazione era maggiore e ancora oggi trovo impareggiabile la sua “mozzarella in carrozza”, piatto veloce consumato la sera dopo l’allenamento di hockey. I momenti maggiormente condivisi furono appunto in bottega o a tavola, dove trovavamo “casa” tra il mattino e il pomeriggio scolastico ad Ambrì se mia mamma lavorava e non poteva preparare pranzo.
Le emozioni – che vanno oltre a gusti, colori e profumi – sono quelle di cui solo le nonne che vogliono bene ai loro nipoti sono capaci di regalarci. Uno sguardo basta a farti capire l’amore che provano per te, e con gli stessi occhi dare uno sguardo che – senza aggiungere parole – ti richiama ad un comportamento più appropriato, e pure questo è amore. Posso dire che l’imprinting avuto da loro è stato molto forte. Da un lato con nonna Selma la dedizione per il lavoro e la famiglia, con il sacrificio e talvolta il dolore silente (perse un figlio di soli 4 anni travolto da uno zurighese davanti casa quando la cantonale fungeva da dorsale internazionale), come pure di rinunce per quei viaggi che tanto amava e seguiva in televisione, che solo con l’amica Sandra e mia mamma si concesse dopo i furiosi anni Ottanta. Dall’altro lato con nonna Silvana l’impegno per sociale per la famiglia e le associazioni, come i Samaritani, la Ginnastica o agli spacci della Valascia in cui fu operativa per anni, ma anche la condivisione di momenti di felicità e la necessità di assecondare una famiglia molto sportiva, dovendo anche lei fare molte rinunce.
Nonna Selma ha lasciato solo nonno Dante dopo una breve malattia degenerativa ereditata da papà Victor, ed è morta il 19 settembre 2001. Nonna Silvana da alcune settimane è ospite di una casa anziani della città di Lugano, in quanto la sua salute non le permette più di essere autonoma e sicura a casa con nonno Angelo. Questi i miei brevi ricordi delle mie nonne, due donne importanti della mia vita.


Questo è l’Effetto Nonna!
58 storie, sorrisi e ricordi, e spunti di riflessione, un ritorno al passato, per alcuni non senza un po’ di nostalgia…
Esarito in poco tempo, il libro Effetto Nonna, in collaborazione con Unitas, ora rinasce in forma di audiolibro, con un pensiero rivolto anche a chi ha difficoltà con la vista, agli anziani, e tutti coloro che non trovano mai il tempo per leggere.
Dalla parola scritta alla voce che sa trasmettere emozioni profonde perché …..”rivivere con piacere il passato è viverlo due volte”.
L’iniziativa ha anche un risvolto solidale: il ricavato della vendita del libro andrà in parte a favore di Unitas, e in parte a sostegno di programmi educativi per l’infanzia.
L’audiolibro viene proposto con due supporti: Cd e chiavetta Usb inserita in una penna, così da rispondere alle esigenze diverse (costo fr 25 / 23 Euro)
La chiavetta Usb inserita da 8 Gb può essere utilizzata per caricare altri dati personali.
È possibile avere anche le due cose separatamente, (fr 15 / 14 Euro)

Disponibile in libreria, oppure su ordinazione al nostro segretariato con modulo di contatto. (+ spese di spedizione)

 

“L’Esercito è una grande azienda che fa bene al nostro Cantone”

“L’Esercito è una grande azienda che fa bene al nostro Cantone”

Impegno per garantire la presenza del settore militare in Ticino

È un’azienda dalle grandi dimensioni quella costituita dalla presenza in Ticino dell’esercito svizzero. “Certo – afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi. Se pensiamo che sono circa 700 i collaboratori/militari professionisti e che la massa salariale globale in Ticino ammonta a circa 66 milioni di franchi si può capire come l’esercito svizzero, se considerato anche in quest’ottica, dia un buon contributo alla nostra economia, senza dimenticare l’indotto che crea. E in questo senso a livello salariale si possono aggiungere tranquillamente altri 30 milioni di franchi. Siamo molto vicini ai 100 milioni: non male davvero come azienda! Inoltre ci sono posti di lavoro, e qui mi riferisco solo per fare un esempio alla RUAG presente soprattutto a Lodrino, con un alto contenuto tecnologico e innovativo. Insomma, posti di lavoro dall’elevato “valore aggiunto”, come si usa dire in queste situazioni”.

Ma l’Esercito qui a sud delle Alpi comporta pure altri punti di forza. “A livello strategico è importante mantenere una presenza forte a sud del massiccio del San Gottardo, nella zona di frontiera con l’Italia e più in generale con l’area mediterranea. L’impegno del Dipartimento delle istituzioni è quello di rafforzare questa presenza, sia per offrire ai giovani ticinesi possibili sbocchi di impiego, sia per garantire una partecipazione attiva e concreta della Terza Svizzera all’interno dell’Esercito. Il Ticino in questo senso ha molto da dare all’Esercito, anche nella costruzione di quella coesione nazionale che porta a mantenere e a rinnovare l’identità della nostra Nazione”, sottolinea Norman Gobbi. “Su questa linea vorrei citare anche i vantaggi che offre una formazione militare all’economia privata. Una crescita dell’individuo che può svilupparsi in maniera sinergica tra il settore militare e il settore civile. Se invece parliamo del significato e dell’importanza dell’Esercito, allora non si può dimenticare come oggi esso si ponga a supporto delle forze dell’ordine. E qui dobbiamo essere ben coscienti che se il nostro livello di sicurezza – anche in Ticino –  ha raggiunto uno standard elevato lo si deve anche alla presenza dell’Esercito. Non dobbiamo mai dimenticarlo. Per questo ogni azione che tende a indebolire l’Esercito è una picconata al pilastro della nostra sicurezza individuale e collettiva”, conclude il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi.

I Comuni chiedono autonomia

I Comuni chiedono autonomia

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 5 febbraio 2020 de La Regione

Nell’ambito della riforma ‘Ticino 2020’ gli enti locali più grandi desidererebbero maggiori deleghe Per Norman Gobbi è una richiesta legittima a patto che ci sia più responsabilità da parte di chi è chiamato ad amministrare

I Comuni chiedono più autonomia e non solo di ordine finanziario. È questo in estrema sintesi, il dato saliente emerso durante il secondo simposio sulle relazioni tra il Cantone e i Comuni svoltosi ieri a Lugano e promosso dalla Sezione degli enti locali del Dipartimento delle istituzioni. «Ci sono Comuni che interpretano l’autonomia prettamente dal punto di vista finanziario. Altri, invece, da quello operativo o nell’erogazione di determinati servizi», afferma Norman Gobbi, consigliere di Stato e direttore del Dipartimento delle istituzioni, intervenuto al convegno luganese. Evento a cui hanno partecipato anche altri tre membri del governo cantonale: Manuele Bertoli (Decs); Raffaele De Rosa (Dss) e Christian Vitta (Dfe). «Ovviamente – ci spiega Gobbi – nel rispetto dei vincoli stabiliti dalle leggi superiori».

Questo – quello dell’autonomia ‘differenziata’ tra piccoli e grandi Comuni – è solo un aspetto che potrebbe rientrare della complessa riforma istituzionale denominata ‘Ticino 2020’. Infatti, a dispetto della data inserita nel nome, è una riforma che non vedrà la luce entro la fine di quest’anno. «L’obiettivo – continua ancora il consigliere di Stato – è quello di riconoscere sì una maggiore autonomia, sgravando magari alcuni compiti al Cantone, ma responsabilizzando maggiormente gli enti locali». Insomma, l’autonomia bisogna meritarsela indipendentemente dalla stazza comunale. «Pensiamo alle procedure e alla pianificazione edilizia. Negli anni si è concentrato questo compito molto a livello cantonale perché in passato ci sono stati abusi», continua il direttore del Dipartimento delle istituzioni che precisa anche che «l’amministrazione cantonale deve uscire da un ruolo paternalistico». «I Comuni sono cambiati a livello di strutture. ‘Ticino 2020’ intende rafforzare la capacità di azione soprattutto a livello locale, in nome di un principio molto importante: quello della prossimità fra cittadino e le autorità».

Alla vigilia del voto per il rinnovo dei poteri locali il messaggio di Gobbi è quindi quello di avere dei Municipi che – dove c’è una struttura che lo permette – deleghino molto di più all’amministrazione comunale.

Uno dei compiti dei Comuni è quello di garantire la sicurezza. Lugano, per esempio, chiede da tempo maggiore autonomia anche per quanto riguarda l’attività di Polizia. Anche questo aspetto rientra nella futura riforma? «È una delle riflessioni che si stanno facendo con il gruppo ‘Polizia ticinese’. Anche in questo caso la prossimità è diversa da regione a regione e uno dei compiti del Cantone è quello di garantire un elevato livello di sicurezza su tutto il territorio. A costi accessibili, però», risponde Gobbi. Per i Comuni più piccoli e senza agenti si potrebbe delegare un assistente di polizia che diventerebbe una sorta di usciere 2.0.

Le aggregazioni comunali potrebbero però risolvere molti di questi problemi. «Le aggregazioni non sono state pensate per questo scopo. Con i Comuni cerchiamo il dialogo e non imponiamo nulla. Se avessimo calato una riforma dell’alto sarebbe stata ancora più difficile da implementare. Ci sono obiettivi più facilmente raggiungibili perché condivisi, altri che necessitano di più tempo. Iniziamo dai primi in modo da convincere anche i più reticenti ad aderire», conclude Gobbi. A fine giornata sono stati premiati i Comuni di Stabio e Capriasca per due progetti innovativi a favore della cittadinanza.

****

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 5 febbraio 2020 del Corriere del Ticino

I Comuni cercano più autonomia «ma da noi le riforme fanno fatica»

Durante il simposio sui rapporti tra Cantone ed Enti locali, questi ultimi chiedono meno ingerenza da parte di Bellinzona
Secondo Norman Gobbi per il progetto Ticino 2020 «bisogna partire dagli interventi più piccoli e che trovano meno resistenze»

È un tormentone che ormai va avanti da anni e, con l’avvicinarsi a grandi passi dell’appuntamento con le urne per le elezioni comunali, è una tema più che mai scottante. Anzi, per dirla con le parole del sindaco di Lugano, «il tema dei rapporti tra Cantone e Comuni deve essere discusso con urgenza». Proprio così Marco Borradori al Palazzo dei congressi ha aperto i lavori del secondo simposio Cantone-Comuni, una giornata organizzata dalla Sezione degli Enti locali (SEL) in cui numerosi amministratori comunali, e non solo, si sono confrontati tra loro in quattro gruppi di lavoro dedicati allo spinoso tema. E proprio durante i lavori del simposio, per la maggioranza degli amministratori locali presenti, la parola chiave era una sola: «Ai Comuni serve più autonomia».

Durante il suo discorso il sindaco di Lugano ha infatti rimarcato che il «mondo sta cambiando a un ritmo velocissimo e che i rapporti tra Cantone e Comuni dovrebbero evolvere in maniera altrettanto veloce. Ma purtroppo, malgrado la buona volontà, si ha l’impressione che si arrivi sempre un po’ in ritardo». A questo proposito il sindaco della città sul Ceresio ha ricordato l’importanza del progetto Ticino 2020 che, appunto, dovrà ridisegnare i compiti e i flussi finanziari tra i due livelli istituzionali e il cui obiettivo è proprio ridare più autonomia ai Comuni. Un progetto «molto atteso», ha spiegato Borradori, precisando che però «sembra ci sia un certo scetticismo al riguardo». Raggiunto a margine del simposio, il direttore del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi ha in parte confermato lo scetticismo citato dal sindaco di Lugano, affermando che «no», il progetto Ticino 2020 non vedrà la luce entro la fine dell’anno. Insomma, rispetto a quanto inizialmente previsto servirà ancora qualche anno per portare a termine l’importante cantiere. Il consigliere di Stato ha precisato che oggi è necessario innanzitutto «trovare dei piccoli successi, ad esempio con la correzione di alcuni flussi finanziari che non sono necessari o poco comprensibili. Perché se invece mettiamo tutti i dossier insieme è più difficile avanzare. È importante partire con quei progetti che hanno meno resistenze, dimostrando che l’approccio è corretto, per poi portare avanti gli altri dossier». Altri cantieri che, sottolinea Gobbi, «richiederanno molto più tempo anche per via di un certo irrigidimento da una parte e dall’altra». Ma non solo, aggiunge il direttore delle Istituzioni: «Bisogna anche tenere conto delle imminenti elezioni comunali; magari i nuovi amministratori non avranno le stesse opinioni». Ad ogni modo secondo Gobbi «tutte le riforme in questo cantone hanno bisogno di più tempo rispetto a quanto preventivato. Da una parte perché siamo molto prudenti e conservatori, ma anche perché vogliamo creare il dialogo, e questo richiede tempo».

Più tranquillità
Tornando al simposio, il capo della Sezione Enti locali Marzio Della Santa nel suo discorso iniziale ha evidenziato che l’obiettivo dell’incontro è «di favorire il dialogo per capire quale sarà il Comune del futuro». E a questo proposito ha anticipato alcune delle risposte date a un sondaggio che verrà pubblicato nelle prossime settimane. Sondaggio dal quale è emerso che i cittadini, nel valutare quali criteri sono più importanti per spostarsi da un Comune all’altro, mettono nelle prime tre posizioni «il costo dell’abitazione, la tranquillità e la qualità del paesaggio e dell’aria». «Non è certo il moltiplicatore a stare nei primi posti», ha fatto notare Della Santa, spiegando poi che la funzione dei comuni in futuro sarà sempre più quella «residenziale» al fine di «migliorare la qualità di vita per i cittadini nel territorio».

Dialogo e milizia
Prima della tavola rotonda che ha chiuso il simposio, il presidente del Governo Christian Vitta ha dal canto suo evidenziato che, riguardo al progetto Ticino2020, «specialmente in un momento di grandi cambiamenti come questo, il Comune in quanto istituzione più vicina al cittadino è fondamentale». E in questo senso, ha rimarcato Vitta, «è il dialogo tra le parti che rende possibile trovare compromessi». Dal canto suo, il presidente del Gran Consiglio Claudio Franscella, pensando alle prossime elezioni comunali, ha fatto notare che «la politica di milizia fa sempre più fatica». Da più persone durante il simposio è infatti stata fatta notare la difficoltà in queste settimane di «riempire» le liste per le imminenti elezioni comunali. In questo senso Franscella ha ringraziato chi si è messo a disposizione della cosa pubblica, concludendo con una domanda provocatoria «per il prossimo simposio»: «Sarà necessaria una professionalizzazione della politica?».

****

Servizio all’interno dell’edizione di martedì 4 febbraio 2020 de Il Quotidiano
Cantone e comuni, chi fa cosa?

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/12702198

****

Servizio all’interno dell’edizione di martedì 4 febbraio 2020 del TG di Teleticino
Ripensare il ruolo di municipale

http://teleticino.ch/il-tg/ripensare-il-ruolo-di-municipale-EB2311732

Incredulità Campione

Incredulità Campione

Intervista all’interno dell’edizione di mercoledì 5 febbraio 2020 de La Regione

L’entrata nello spazio doganale europeo dell’enclave sta comportando una serie di criticità che pesano sulla vita quotidiana dei cittadini campionesi che non possono prescindere dalla stretta collaborazione, in termini anche di servizi, con il Ticino e la Confederazione.

Campione d’Italia sta vivendo uno dei suoi momenti più delicati. Dopo la dichiarazione di dissesto finanziario votata dal Consiglio comunale il 6 giugno 2018 e la chiusura, per fallimento, del Casinò ventun giorni dopo, il primo gennaio scorso la volontà unilaterale della penisola di inserire l’enclave in territorio svizzero nello spazio doganale europeo sta facendo affiorare, una ad una, numerose criticità.
Problematiche che ricadono quotidianamente sulla pelle della popolazione campionese che, nell’aprile 2019, le aveva già paventate attraverso una petizione sottoscritta da 1’605 cittadini (su 1’950) con la richiesta di sospendere o revocare la direttiva comunitaria in quanto “rischiava di compromettere e di pregiudicare, in maniera irreparabile, i bisogni di vita primari degli abitanti di Campione”.
Detto e avveratosi puntualmente, oggi i cittadini dell’enclave devono convivere, oltre che con un tessuto economico e sociale compromesso, con una dogana che non hanno voluto. In questo senso il forte legame che da sempre lega il piccolo paese (1,5 km quadrati) al Canton Ticino, sta impegnando commissario, Comitato civico e la Nuova associazione campionese operatori economici, presieduta da Mauro Rubbini, a rendere accorte e consapevoli le istituzioni italiane della necessità di continuare, non solo per posizione geografica ma anche per consuetudine centenaria, a non prescindere dai servizi svizzeri e ticinesi.
Abbiamo parlato dei rapporti fra l’enclave e il Canton Ticino con il consigliere di Stato, Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni.

Campione d’Italia è legato al Ticino da una storia ultracentenaria. Come vive da ‘vicino di casa’ questo momento particolarmente difficile dell’enclave?
Con preoccupazione ma anche con una certa dose di incredulità. Pur partendo dal principio della sovranità italiana sulla gestione del proprio territorio, mi sembra evidente che la modifica dello statuto doganale, oltre a far sorgere numerosi problemi burocratici nell’erogazione dei servizi alla comunità campionese, abbia provocato una ferita nel tessuto sociale dei nostri territori, legati da profondi e storici legami di amicizia e collaborazione.

Nel momento più delicato della storia campionese, ovvero all’entrata dell’enclave nello spazio doganale Ue, lei si è espresso personalmente evocando un’annessione svizzera di Campione d’Italia, peraltro salutata positivamente da buona parte della popolazione campionese. Cosa l’ha portata ad esprimere una dichiarazione così ‘forte’?
Sono un convinto fautore dei processi democratici che tengano in debita considerazione le preoccupazioni e le volontà dei cittadini. In quanto tale, a titolo personale e pur sapendo gli ostacoli giuridici e politici che si frappongono all’ipotesi di una modifica territoriale tra Stati, ho ritenuto fosse importante porre la questione campionese sotto i riflettori, proprio in vista dell’imminente cambio di statuto doganale e dell’inerzia della politica.

Fuori dai denti, crede che un picchetto delle Guardie di confine all’arco di Campione sia una risorsa ‘persa’, che potrebbe essere utilizzata in una forma più efficace in altri ambiti, con costi peraltro non indifferenti? Ripeto, la modifica dello statuto doganale dell’enclave ha prevedibilmente portato e porterà a una maggiore burocrazia e quindi maggiori costi di gestione, che avremmo potuto risparmiarci. Ovviamente la sicurezza è per me da porre al centro, soprattutto in momenti di vuoto istituzionale come quello vissuto ora da Campione.

L’Italia nel cancellare il codice di avviamento postale 6911 della posta o paventare la conclusione di alcuni servizi ticinesi a favore dei campionesi, ha giustificato la decisione sulla scorta di una asserita volontà svizzera. C’è diversamente la possibilità che, su richiesta italiana, la Confederazione e il Canton Ticino continuino ad elargire questi importanti e necessari servizi, mantenendo, ad esempio, sulla scorta di specifico accordo italo-svizzero, per i cittadini di Campione le patenti e le targhe svizzere, come in essere da molti decenni?
La volontà della Svizzera e del Cantone di collaborare in modo solidale con le autorità italiane e campionesi non può venire messa in discussione. Ricordo che il Ticino ha mantenuto l’erogazione dei servizi a Campione malgrado il Comune, in dissesto finanziario, abbia contratto debiti significativi nei confronti del Cantone. I limiti dati nel continuare l’erogazione di determinati servizi dopo il 1° gennaio non sono dipesi dalla volontà della Svizzera bensì dal quadro normativo svizzero e italiano e dalla portata delle richieste italiane.

Ritiene, quale esponente del governo del Canton Ticino, che possano essere precisati e regolamentati alcuni aspetti ‘svizzeri’ della vita dei campionesi sulla base di accordi sottoscritti in via preliminare tra il Comune di Campione e il Canton Ticino in ossequio agli accordi bilaterali del 2011, poi ovviamente da ratificare dai rispettivi governi?
Se il Comune di Campione dovesse richiedere di rivedere determinati accordi con il Cantone non mancheremo certo di entrare in materia e cercare le migliori soluzioni nell’interesse dei nostri rispettivi territori.

Prova sirene oggi mercoledì 5 febbraio 2020

Prova sirene oggi mercoledì 5 febbraio 2020

Comunicato stampa

Oggi mercoledì 5 febbraio 2020 è prevista in Ticino la prova annuale di verifica dei dispositivi di allarme alla popolazione. Saranno coinvolte nel test tutte le sirene della Protezione civile installate sul territorio cantonale, che diffonderanno l’Allarme generale e l’Allarme acqua.  

Il programma della prova prevede dapprima l’attivazione delle sirene per l’Allarme generale (413 dispositivi); alle 13.30, 13.35, 13.45 e 13.55 sarà diffuso un suono continuo e modulato, dalla durata di 1 minuto. Ricordiamo che – nell’eventualità di un vero Allarme generale, – la popolazione deve ascoltare la radio, seguire le istruzioni delle autorità e informare i vicini.
Alle 14.15 e alle 15.00, nelle zone a valle degli impianti di accumulazione (dighe), saranno in seguito attivate le sirene per l’Allarme acqua (127 dispositivi). In questo caso saranno diffusi 12 suoni continui e gravi (più cupi rispetto a quelli dell’Allarme generale), in sequenze di 20 secondi a intervalli di 10 secondi, per un totale di 6 minuti. In caso di vero Allarme acqua, la popolazione deve abbandonare immediatamente la zona a rischio e attenersi alle istruzioni delle autorità.
Trattandosi di prove di funzionamento del sistema, come di consueto non occorrerà intraprendere misure reali: il test serve a controllare lo stato delle installazioni, esercitare il personale ed informare la popolazione sui comportamenti corretti. Il Dipartimento si scusa per eventuali disagi e conta sulla comprensione di tutta la popolazione.
Con l’introduzione del nuovo applicativo Alertswiss le informazioni relative alla prova annuale come pure tutte le informazioni e le raccomandazioni in caso di evento sono ora anche disponibili sul sito www.alertswiss.ch o scaricando la relativa applicazione.
Allarme acqua – Informiamo che accedendo al sito www.ti.ch/allarmi è possibile consultare i prospetti informativi “Allarme acqua – cosa fare, come reagire”, anche nelle versioni tradotte, come pure creare un affisso personalizzato, dove vengono riportati i punti di raccolta in caso di evento.Ulteriori informazioni possono essere consultate sui siti internet www.protpop.ch oppure richieste all’indirizzo di-spci@ti.ch. 

Discorso pronunciato in occasione del 2° Simposio Cantone-Comuni

Discorso pronunciato in occasione del 2° Simposio Cantone-Comuni

Lugano – 4 febbraio 2020

– Fa stato il discorso orale –

Gentili signore, egregi signori
Permettetemi due considerazioni iniziali: sono molto soddisfatto della risposta che avete dato al nostro invito per questo secondo Simposio Cantone/Comuni. Lo sono sia per quanto riguarda il numero, sia e soprattutto per la qualità della vostra presenza. La seconda considerazione va da sé ed è il ringraziamento mio e del Consiglio di Stato a tutti voi per essere qui a discutere sul futuro dell’istituzione che ci sta particolarmente a cuore: il Comune  

Questo Simposio assume una valenza decisiva per la continuazione del lavoro che svolgiamo assieme. Un’importanza sottolineata in modo chiaro anche nel programma di legislatura (Linee direttive) 2019-2023 presentato dal Governo. Il primo asse strategico “Rapporti con la cittadinanza e le istituzioni” – e già è emblematica la scelta di posizionare al numero uno questo capitolo – contempla l’obiettivo 5 con il titolo “Migliorare il dialogo e la ripartizione dei compiti tra Cantone e Comuni”. Per il Consiglio di Stato diventa imperativo favorire (cito) “le occasioni di dialogo e instaurare un clima di collaborazione, aperto e costruttivo”. Da qui “organizzare regolarmente eventi per facilitare il dialogo e il confronto costruttivo tra i due livelli di governo. Momenti informativi dedicati alle autorità politiche dei Comuni come, ad esempio, il Simposio di dialogo Cantone-Comuni” (fine della citazione).  

Una modalità di lavoro introdotta già lo scorso anno con reciproca soddisfazione, stando alle reazioni avute 12 mesi fa. Ma sulla questione legata al dialogo mi riaggancerò nella parte conclusiva di questo intervento.  

Negli ultimi anni ci siamo concentrati sue due dei tre assi di riforma dell’istituto comunale: da un lato la dimensione del Comune e quindi tutta la politica delle aggregazioni sino a giungere al Piano cantonale delle aggregazioni. Dall’altro lato i compiti da affidare al Comune. E qui rientra il progetto Ticino 2020 voluto dal Governo che in questi mesi sta entrando nella fase decisiva e i cui risultati finali sono ancora da cogliere.  

Il terzo asse della riforma, ossia il funzionamento del Comune, lo stiamo discutendo e lanciando proprio oggi. È un grande cantiere anche questo. Il Dipartimento delle istituzioni con la sua Sezione degli enti locali sarà impegnato assieme a tutte le istanze interessate – penso ovviamente quindi ai Comuni e ai Patriziati con le loro associazioni – per individuare quali elementi introdurre in quella che sarà la revisione del quadro legislativo che regge il funzionamento del Comune. Una riflessione che durerà per tutto il 2020. Nelle nostre intenzioni vorremmo poi giungere al termine della legislatura comunale con l’approvazione da parte del Gran Consiglio della revisione delle norme legislative.  

Parallelamente non si interrompe il lavoro sulle aggregazioni e su Ticino 2020. Quest’anno diamo inizio al terzo asse che andrà a completare il quadro strategico che il Cantone ha elaborato per il Comune. Ma abbiamo ancora diverse pennellate da spalmare sulla tela di questa riforma. C’è però una riflessione sulla metodologia da mettere in campo in questa nostra azione che vorrei condividere con voi. Se vogliamo davvero definire i rapporti tra Cantone e Comune nel rispetto dei principi di sussidiarietà, di equivalenza fiscale, di federalismo asimmetrico e di partecipazione solidale, tenendo conto della nuova realtà socioeconomica ticinese, non possiamo esimerci da compiere un grande sforzo nella direzione del dialogo.  

Infatti, a prescindere da quelle che sono le riforme dell’istituto comunale, ciò che le due legislature passate mi hanno insegnato è costituito dal fatto che i rapporti tra i due “governi” (cantonale e comunale) sono messi in difficoltà da un dialogo insufficiente. Questa constatazione si è rafforzata dopo aver incontrato personalmente molti Municipi. Sono stati moltissimi i sindaci e i municipali che mi hanno ringraziato per essere andato a casa loro a discutere. Perché a livello generale manca un dialogo – aperto, franco e costruttivo – che non può essere demandato alla carta da lettera o a intermediari. Bisogna avere il coraggio di sedersi allo stesso tavolo di lavoro. Stare assieme per parlare e ascoltare. Solo da un ascolto attivo si potrà sperare di avere soluzioni che possano soddisfare entrambi i livelli istituzionali. E in ultima istanza che possano soddisfare il cittadino, che costituisce il nostro referente ultimo e più importante.  

In questo senso, così come lo fu il primo Simposio lo scorso anno che non deluse le attese, anche questo incontro odierno ci permetterà di dare nuovo slancio alla nostra azione comune… per il Comune.  

Per questo rimango positivo sul destino del Comune, anche se non nascondo le difficoltà e gli sgambetti che dovremo – assieme – superare. Il rinnovo dei poteri comunali nel prossimo mese di aprile dovrà rappresentare un’opportunità e non uno stop in questo importante processo.  

Ringrazio infine il Capo Sezione degli enti locali Marzio della Santa e i suoi collaboratori per l’organizzazione e tutti i relatori impegnati nei workshop di questo evento.           

“I tre seggi sono a rischio”

“I tre seggi sono a rischio”

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 3 febbraio 2020 de La Regione

Il movimento di via Monte Boglia lancia l’allarme e intima agli elettori: ‘Votate secco per la Lega!’
Nella festa pre-elettorale della Lega dei Ticinesi a Pregassona contrattacco al Plr e un solo obiettivo: ‘Desideriamo continuare a governare’

L’anno prossimo la Lega dei Ticinesi compirà trent’anni, una maturità che ha portato il movimento di via Monte Boglia dalle barricate e dalle carovane alle stanze dei bottoni. Presente in 63 Comuni su 107 cerca oggi nuove conferme, soprattutto a Lugano. Perché è proprio qui, sulle sponde del Ceresio, che si giocherà una campagna elettorale delicata: «Rivincere – ha esordito il sindaco leghista Marco Borradori alla festa tenutasi al capannone di Pregassona – è sempre più difficile che vincere. Nessuno ci regalerà nulla e per questo non esistono seggi o uscenti al sicuro. Ma a Lugano vogliamo continuare a governare, anche con gli altri, perché la Lega non ha mai messo da parte nessuno». Un terzo seggio, dunque, «tutt’altro che sicuro» non ha nascosto Borradori, plaudendo alla ‘velocità di crociera’ raggiunta con l’alleanza con l’Unione democratica di centro. Poi l’accenno alle “voci strane” che si sono fatte largo nelle ultime settimane e il chiaro riferimento al Partito liberale radicale: «Fa un po’ strano vedere questo defilarsi, questo buttare terra sugli altri per mascherare pasticci in cui si sono loro stessi infilati, questo far ricadere tutto su di noi, come se tutti non dovessero prendersi le proprie responsabilità, anche degli errori».

‘Più radici nei Comuni’
Un movimento che ieri – intonando più volte l’inno del ‘vota Lega e non esitar!’ – ha schierato, fra un salamino e un piatto di risotto, consiglieri di Stato e granconsiglieri, consiglieri nazionali e agli Stati, municipali e consiglieri comunali: «Dobbiamo mettere sempre più radici nei Comuni – ha annotato il direttore del Dipartimento del territorio Norman Gobbi –, da quel terreno dove arrivano mal di pancia e disillusioni. Perché, anche se gli altri stanno facendo peggio, non dobbiamo fermarci né sottovalutare le insidie. Occorre mobilitarci se vogliamo continuare a crescere».

Tre seggi a rischio, evocati anche dal municipale uscente Lorenzo Quadri: «Ogni voto conta» si è rivolto alla numerosa platea ribadendo i valori fondanti del movimento, quel ‘prima i nostri’, «anche nel sociale e nell’emergenza occupazionale». Dopo di lui è salito sul palco Michele Foletti, “l’uomo del pallottoliere” (nell’esecutivo luganese è responsabile delle finanze, ndr): «Siamo tre municipali complementari, che andiamo d’accordo e non siamo gelosi l’uno degli altri, capaci di condurre una città solida». La parola è poi passata all’unica candidata leghista, Sabrina Aldi: «La Lega dei Ticinesi – ha ribadito – può contare su donne valide e competenti e per una presenza, dunque, non solo per ragioni di quote». L’altra metà del cielo luganese: «La Lega – non ha mancato di dire – è nata sul Ceresio ed è qui che deve tornare a vincere». Vittoria che si fa quindi non scontata tanto che il consigliere comunale nonché cerimoniere della giornata, insieme a Michael Nyffeler, Andrea Sanvido lo ha detto chiaro: «Non è stato facile trovare i nomi per la lista dei candidati, anche per una certa diffidenza per chi oggi gestisce la politica. La Lega deve dunque mantenere i propri valori e utilizzare un linguaggio in grado di attirare i giovani. Se speculiamo sugli altri perderemo le elezioni».

I candidati
Il 5 aprile per la Lega ci saranno il sindaco Marco Borradori, i municipali uscenti, Michele Foletti e Lorenzo Quadri, e la grancosigliera Sabrina Aldi. Ad affiancarli, in quota Udc (partito alleato), ci saranno Raide Bassi, Tiziano Galeazzi e Alain Bühler. Per il Consiglio comunale i candidati leghisti sono: Luisa Aliprandi, Alessandro Barbero, Franco Bernasconi, Lukas Bernasconi, Moreno Berta, Samuele Berta, Gian Maria Bianchetti, Boris Bignasca, Marco Bortolin, Marcello Caduff, Andrea Censi, Stefano Di Casola, Michele Foletti, Stefano Gilardi, Laura Kämpf, Nirman Luraschi, Nicholas Marioli, Ero Medolago, Lucia Minotti, Michael Nyffeler, Alain Noser, Marusca Ortelli, Flavio Pesciallo, Rodolfo Pulino, Lorenzo Quadri, Gianluca Sala, Andrea Sanvido, Fabio Snaldi, Christian Tresoldi e Omar Wicht.
L’Udc schiera Paolo Andreetti, Raide Bassi, Gregory Bronz, Alain Bühler, Leonardo Bussi, Antonio Chiesa, Ivano Foraboschi, Carlo Frey, Tiziano Galeazzi, Stefano Gambazzi, Eleni Mandilas, Siro Mazzuchelli, Eros Nicola Mellini, Fabio Padovan, Claudio Paoletta, Antimo Queleroso, Maurizio Reichlin, Paolo Reichlin, Alan Rusconi, Zahra Rusconi, Ferenc Szerdahelyi, Rosita Testorelli, Marco Vigilante.

Alcuni partiti si scannano, “ma io credo nei Comuni”

Alcuni partiti si scannano, “ma io credo nei Comuni”

Dopo la presentazione delle liste per le elezioni comunali

“Leggendo i giornali nelle ultime settimane deve dire che la preoccupazione per le sorti dei Comuni, in vista delle elezioni di aprile, non mi è mancata. Si è riferito spesso di liti all’interno dei partiti, in particolare dei due partiti di centro PLR e PPD, sulla costituzione delle liste. Diatribe spesso di carattere personale, non già sui temi, lotte di potere per chi osserva la realtà in modo distaccato. L’esempio di Lugano è solo uno, sicuramente il più eclatante vista l’importanza della città per tutto il Ticino. È evidente che qualcosa in questi partiti sta succedendo. Vedremo come si svilupperanno in futuro tali vicende e quali strascichi avranno sul risultato stesso delle elezioni”. A esprimersi così è il Consigliere di Stato Norman Gobbi, che in qualità di Direttore del Dipartimento delle istituzioni ha particolarmente a cuore, come ancora evidenziato la scorsa settimana da queste colonne, i destini degli enti locali ticinesi. “Devo però aggiungere che se penso alle migliaia di persone che oggi in Ticino si mettono ancora a disposizione per entrare nei Municipi o nei Consigli comunali (è di lunedì la presentazione di tutte le liste nei Comuni, ndr) allora un po’ mi tranquillizzo. Resta il fatto che il sentimento di appartenenza e la disponibilità di impegnarsi per la cosa pubblica sono valori che vanno coltivati e in questo senso spero che chi governa gli enti locali se ne renda sempre più conto, sostenendo tutte quelle associazioni che permettono all’individuo di sentirsi parte di una comunità che va oltre sé stesso, rispettivamente coinvolgendo i cittadini con coraggio nei processi decisionali. Spero quindi che le cittadine e i cittadini di questo nostro Cantone abbiano sempre e ancora voglia di impegnarsi per il bene dei Comuni, che rimangono l’istituzione politica decisiva – in questo nostro sistema federalista – per lo sviluppo, il benessere e la qualità di vita dei ticinesi. In questi anni alla guida del Dipartimento delle istituzioni e prima quale consigliere comunale e municipale di Quinto ho potuto toccare con mano quanto sia necessaria e vitale l’attività dei nostri Comuni e il lavoro dei politici impegnati a questo livello. Chi fa politica nei Municipi e nei Consigli comunali deve avere la convinzione, come detto, di essere una persona molto importante. Rispondere ai bisogni della gente, quelli che ci toccano più direttamente, immaginare un futuro sempre migliore, impegnarsi per creare opportunità di lavoro, di svago, di qualità residenziale: ecco a cosa le migliaia di persone in lista devono aspirare. E tutti possono raggiungere questi obiettivi, anche perché, per dirla con Benedetto Croce “non abbiamo bisogno di chissà quali grandi uomini, abbiamo solo bisogno di più gente onesta”. Per questo dico GRAZIE a tutti coloro che hanno accettato di figurare sulle liste e di pensare al bene della comunità in cui vive”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.