In prigione, più soli che mai

In prigione, più soli che mai

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 25 marzo 2020 del Corriere del Ticino

Annullate buona parte delle attività lavorative e, soprattutto, le visite dei familiari – Il direttore: «È la misura che ho preso più a malincuore»
Detenuti e personale uniti per non fare entrare il virus: «Gli ospiti hanno dimostrato un senso di responsabilità che è andato oltre ogni mia aspettativa»

«La situazione è cambiata in modo drastico». Sono parole di Stefano Laffranchini, direttore delle strutture carcerarie ticinesi. È a lui che ci siamo rivolti per capire come l’emergenza coronavirus ha cambiato le giornate all’interno delle prigioni.
Il carcere infatti, nonostante sia per antonomasia un luogo di isolamento (dall’esterno), non è rimasto immune all’emergenza e in queste settimane ai detenuti (tra cui al momento non si registrano casi di positività al virus) sono stati imposti sacrifici. «La situazione – spiega Laffranchini – viene monitorata costantemente dal nostro servizio medico. Siamo in ogni caso pronti sia dal profilo logistico, sia da quello procedurale, a gestire l’epidemia nel caso in cui dovesse diffondersi.
Per preservare il personale, abbiamo inoltre messo in atto anche da noi le misure varate dal governo, limitando le attività (e conseguentemente le risorse necessarie) all’indispensabile e prevedendo la possibilità, per parte del personale, di lavorare da casa tenendosi pronto a raggiungere il posto di lavoro entro sessanta minuti».

Niente visite, ma più ore d’aria
Ma come è mutata la vita dei detenuti? «La situazione è cambiata in modo drastico, e la necessità di preservare la popolazione carceraria dal contagio mi ha purtroppo costretto a sospenderne alcuni diritti. I congedi verso l’esterno e ogni tipo di visita sono stati sospesi, quando normalmente ogni detenuto beneficia, in regime normale, di 7 ore di colloquio mensili. Ammetto che questa è stata la misura che ho preso più a malincuore, in quanto la risocializzazione dei detenuti passa dal mantenimento delle relazioni e dei propri contatti sociali. Ogni detenuto vive inoltre la stessa situazione del resto della popolazione, con parenti, anche vulnerabili e anziani, che ora non può più vedere o incontrare, una situazione che ne accresce la preoccupazione». Ma c’è di più. «Anche gran parte delle attività lavorative e tutte le formazioni sono state sospese, sia per l’impossibilità di garantire il concetto di distanza sociale, sia per mancanza di lavoro; riverbero del blocco di gran parte delle attività produttive deciso dal Governo. Non vi sono per contro state limitazioni alla libertà di movimento dei detenuti. Anzi, la stessa è stata ampliata. Questo per estendere la superficie di movimento e ridurre la densità delle persone, nel rispetto sempre del concetto di distanza sociale».

«Ho riscontrato maturità»
È dunque un periodo di detenzione più duro (anche solo dal punto di vista psicologico) del solito? «Per i motivi che ho accennato in precedenza, e per l’inattività forzata e l’impossibilità di intrattenere contatti di persona con i propri cari, la situazione per i detenuti non è affatto semplice. Eppure ho riscontrato una maturità, una presa di coscienza e un senso di responsabilità che è andato oltre ogni mia aspettativa. La crisi sta in qualche modo unendo popolazione carceraria e personale, che solidalmente si sentono unite nel tentativo di preservare le strutture dal contagio o, anche se questo dovesse avvenire, nel gestirlo nella calma e con responsabilità. Questo è stato possibile grazie a un dialogo continuo con l’insieme dei detenuti, ed è qualcosa che mi serve da insegnamento per il futuro. La gestione della quotidianità di un carcere non forzatamente deve essere comunicata tramite una circolare interna, ma può essere, nel limite del possibile, condivisa: anche in situazioni normali, le scelte gestionali più drastiche, se spiegate compiutamente e dovutamente, rispondendo immediatamente ai dubbi dei detenuti, potrebbero venir comprese e rispettate più responsabilmente».

Attaccamento al lavoro
E come stanno reagendo invece gli agenti di custodia? «Stanno dimostrando un attaccamento alla professione che non mi sorprende. Non è la prima volta che, in situazione di crisi, posso contare su collaboratori che danno tutto per il bene delle strutture carcerarie. Alcuni sollevano legittimi dubbi, perplessità e timori, ma grazie al rapporto di fiducia preesistente instauratosi con i superiori, con la direzione, con il servizio medico e con l’Ufficio dell’Assistenza Riabilitativa ne parlano apertamente, dando modo ai vari servizi di fornire loro le necessarie risposte in tempo reale». E per la sezione aperta? Immaginiamo che i detenuti che aveva una possibilità di lavoro esterno oggi non possono più svolgerla. «I congedi verso l’esterno dalla sezione aperta – spiega Laffranchini – sono stati sospesi, mentre chi lavora per un datore di lavoro continua a farlo, sempre che l’attività non sia stata sospesa. Sei detenuti continuano a essere impiegati all’azienda agricola ORTO, in quanto operativa in un’attività considerata essenziale. Occorre però immaginarsi le condizioni della sezione aperta quasi come quelle “domestiche”: a parte l’impossibilità di lasciare l’edificio e di rimanere con i propri cari, i mezzi di comunicazione, la libertà individuale, eccetera fanno sì che le condizioni dei detenuti non si discostino molto dal cittadino comune costretto a rimanere a casa».

“La decisione resta in vigore”

“La decisione resta in vigore”

Da www.rsi.ch/news

Norman Gobbi risponde alle critiche di Berna sulla chiusura delle attività in Ticino: “Dobbiamo preservare la salute pubblica”

Il Canton Ticino è stato bacchettato lunedì da Berna, tramite l’Ufficio federale di giustizia, per la sua decisione di chiudere i cantieri e tutte quelle attività economiche che non offrono servizi necessari alla popolazione. Una decisione che viola le regole federali.

Il Ticino però non intende retrocedere sulla sua posizione: “Il Consiglio di Stato si è confrontato anche oggi su questo aspetto”, ha spiegato alla RSI Norman Gobbi, a Berna per un incontro con i rappresentanti di alcuni cantoni, “e la decisione, presa settimana scorsa e comunicata sabato dal presidente Vitta, resta in vigore: non possiamo in questo momento fare un passo indietro”, prosegue il consigliere di Stato.

“Dobbiamo continuare a preservare la salute pubblica, pur riconoscendo la protezione e il sostegno all’economia e ai salariati, ed è qui la grande preoccupazione. Questa crisi non è breve, non si risolve in una settimana, durerà molto di più, quindi dobbiamo pensare già al domani, al sostegno alle aziende e ai salariati”.

Qualora il Consiglio federale dovesse decidere che le misure decise dal Ticino non sono legali, sarebbe necessario, continua Norman Gobbi di “un dialogo con Berna, per trovare una soluzione”. “Oggi si è parlato molto della necessità di coordinare e lavorare assieme”, conclude Gobbi, “ma evidentemente non con qualcuno che comanda sull’altro ma in maniera paritetica, tra Confederazione e Cantoni”.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/La-decisione-resta-in-vigore-12872792.html

“Chiediamo la regionalizzazione delle misure”

“Chiediamo la regionalizzazione delle misure”

Da www.ticinonews.ch

Il Consigliere di Stato in visita a Berna per un incontro con i Cantoni spiega che il Consiglio federale non ha messo alcun ultimatum al Cantone

Norman Gobbi, Consigliere di Stato, ieri è stato a Berna ad un incontro con i Cantoni insieme al Consiglio federale. A tal proposito è intervenuto al TgSpeciale in onda su Teleticino ed ha risposto ad alcune domande.
Quali impressioni ha di questo incontro?
“Da un lato c’è la disponibilità al dialogo, di coordinare e di collaborare ma c’è una differente percezione della tematica che è molto marcata tra i cantoni svizzeri tedeschi e il Ticino con Ginevra e Vaud”.

Berna ha bacchettato il Ticino, le aziende rischiano di non essere sostenute dalla Confederazione?
“L’obiettivo non è quello di mettere in difficoltà le aziende ma è quello di far sì che le misure adottate nel Ticino possano anche essere di incoraggiamento per la stessa Confederazione e gli altri Cantoni.
Per questo l’ordinanza deve essere rivista per rendere una flessibilità regionale, quello che chiediamo è una regionalizzazione delle misure”.

Quindi vietare agli over65 di andare a fare la spesa? Non è multabile un anziano nei supermercati a quell’ora?
“L’obiettivo non è multare ma far capire che oggi tutti i comuni del Canton Ticino assicurano consegna a domicilio della spesa”.
“L’obiettivo è far capire di tutelarli da un virus che soprattutto va a colpire quella fascia della popolazione, ci sono altre soluzioni che richiedono uno sforzo a tutti gli anziani che devono fare a meno della loro autonomia”

“La percezione è che dove non arriverà il buon senso di Berna arriverà il virus…”
“L’obiettivo è di garantire a tutti cure adeguate ed è per questo che si chiedono questi sforzi. L’obiettivo del Canton Ticino è di poter gestire sempre la situazione nell’interesse della comunità ed è per questo che al di là delle misure restrittive sta mettendo in campo misure a favore dell’economia”.

La confederazione vi ha messo un ultimatum?
“Nessun ultimatum, abbiamo ricevuto un parere giuridico”.
Coronavirus: alcune precisazioni del Consiglio di Stato

Coronavirus: alcune precisazioni del Consiglio di Stato

Comunicato stampa

Alla luce delle dichiarazioni rilasciate in data odierna dal direttore dell’Ufficio federale di giustizia Martin Dumermuth, il Consiglio di Stato tiene a ribadire quanto già dichiarato dal suo Presidente ieri: il Consiglio di Stato è fiducioso che il Consiglio federale possa comprendere le decisioni prese dal Cantone Ticino.
Decisioni che rimangono in vigore e che tengono conto delle particolarità riguardanti il nostro territorio, confrontato con uno scenario ben diverso rispetto ad altre realtà cantonali.
Eventuali ulteriori informazioni in merito saranno rilasciate durante l’infopoint di domani.

Tessin schliesst Baustellen und Industriebetriebe

Tessin schliesst Baustellen und Industriebetriebe

Da www.blick.ch

Shutdown in der Südschweiz
Das Tessin, im Würgegriff des Coronavirus, macht ernst: Der Staatsrat hat beschlossen, ab Montag alle Baustellen und Produktionsstätten zu schliessen.

Das Tessin wartet nicht auf den Bund. «Wir sind zwei Wochen weiter als der Rest der Schweiz», sagt Regierungsrat Norman Gobbi (42, Lega). Daher hat die Tessiner Kantonsregierung am Freitag verfügt: Baustellen und Industrieunternehmen müssen ihren Betrieb einstellen, wenn sie die Hygienemassnahmen und die Abstandsregeln für die Corona-Krise nicht einhalten. «Das können nur wenige», so Gobbi. Nur wer systemrelevant sei, wie die Lebensmittelversorgung und Pharmaunternehmen, dürfe den Betrieb weiterführen.
BLICK liegt der entsprechende Beschluss des Tessiner Staatsrats vor, unterschrieben von Regierungspräsident Christian Vitta (47, FDP). Mit diesem wird die Schliessung praktisch aller privaten Handels- und Produktionsaktivitäten besiegelt. Zunächst für eine Woche von Montag, 23., bis Freitag, 29. März.

Im Tessin drohen Strafverfahren
Baustellen und Produktionsbetriebe müssen beweisen, dass sie Abstands- und Hygienemassnahmen strikt einhalten. Nur dann bleiben sie offen. Selbst Pannen und Ausfälle dürfen nur durch eine Notfalltruppe behoben werden. Der Staatsrat ist strikt: Industrieunternehmen, die nicht sofort abstellen können, dürfen lediglich noch die «notwendigen Arbeiten zur Stilllegung der Produktionslinien» durchführen.
“Chiedo a tutti  la massima responsabilità”

“Chiedo a tutti la massima responsabilità”

È il momento della massima responsabilità individuale e collettiva”: con queste parole il Consigliere di Stato Norman Gobbi rivolge un ulteriore appello a tutte le cittadine e a tutti i cittadini ticinesi. 
“Ogni componente della nostra società deve dare il proprio contributo in questa emergenza sanitaria legata alla propagazione in Ticino del virus Covid-19. Da oggi e per ora sino al 29 marzo le persone con più di 65 anni non possono più uscire di casa nemmeno per fare la spesa, così come le persone di ogni età che appartengono alle categorie a rischio. Una decisione adottata proprio ieri dal Governo, che ha pure decretato, per ora sempre sino al 29 marzo, la chiusura di ogni attività commerciale, industriale e dei cantieri nel nostro Cantone, tranne quelle indispensabili per il nostro approvvigionamento alimentare e ovviamente quelle sanitarie. Una stretta assolutamente necessaria. Vi assicuro che tutta l’organizzazione predisposta per affrontare anche questo genere di situazioni sta operando al cento per cento delle possibilità. La macchina funziona, ma è indispensabile che tutti seguano con scrupolo e coscienza le indicazioni che giungono dall’autorità. È un atto di generosità e solidarietà quello a cui tutti noi siamo chiamati. Rimanere a casa è sicuramente difficile, ma è indispensabile. Chi deve uscire per la spesa (gli ultra 65 anni assolutamente no) o per lavoro (coloro che necessariamente devono ancora andare a lavorare) devono rispettare le distanze sociali, devono fare tutto il possibile per evitare i contatti ravvicinati. Le norme di igiene devono essere seguite scrupolosamente”, afferma il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, che aggiunge: “L’ultima settimana ha visto anche l’amministrazione cantonale e le amministrazioni comunali definire i compiti essenziali da garantire ai cittadini, tagliando gran parte del lavoro abituale – chiudendo per esempio gli sportelli – con lo scopo di permettere a molti funzionari di lavorare da casa, oppure di rimanere a casa. Il Consiglio di Stato ha pure deciso di annullare le elezioni comunali, convinto che in questo momento e nelle settimane che arriveranno il focus della nostra gente deve essere messo sulla salvaguardia della propria salute e in particolare di quella dei nostri anziani e delle persone che presentano patologie a rischio. L’isolamento che oggi viene imposto ci permette di contenere la crescita dei contagi e l’aumento delle ospedalizzazioni. Dobbiamo fare di tutto affinché il nostro sistema sanitario abbia le capacità di farsi carico dei nostri ammalati, senza andare in crash. Il rischio esiste, ne dobbiamo essere consapevoli. Tocca a ognuno di noi, come dicevo all’inizio, fare la sua parte. Solo così potremo uscire da questa emergenza con il minor danno possibile, in particolare cercando di limitare il numero dei decessi, destinato ad aumentare nei prossimi giorni, ma che vogliamo, con il nostro comportamento, cercare a tutti i costi di frenare”, conclude Norman Gobbi.

Se vuoi uscire ancora, devi stare a casa ora

Se vuoi uscire ancora, devi stare a casa ora

Se hai ricevuto questo volantino devi andare a casa. Cosa non ti è chiaro?

Cos’è il nuovo coronavirus?
È un virus che attacca il sistema respiratorio. Non esiste ancora un vaccino.

Come si trasmette?
Attraverso le goccioline che vengono emesse parlando, tossendo o starnutendo, che entrano in contatto con le mucose (occhi, naso o bocca) di un’altra persona. Il virus può vivere per alcune ore sulle superfici (cellulare, maniglie, touch-screen, mani, …), quindi può esserci anche una trasmissione indiretta. Per questo motivo la raccomandazione è di lavarsi spesso le mani.

Chi trasmette il virus?
Tutti possiamo trasmettere il nuovo coronavirus: infatti, vi sono casi di persone infette ma che non lo sapevano (senza sintomi). Potresti essere tu.

Cosa devi fare?
È facile: stai a casa il più possibile, mantieni le distanze, lavati le mani frequentemente, tossisci o starnutisci nel gomito.

Cosa potrebbe succedere (a breve) se non lo fai?
Il sistema sanitario potrebbe collassare: se gli ospedali sono pieni… dove andrai a farti curare se ne avrai bisogno?

Coronavirus: due decreti esecutivi per il buon funzionamento delle istituzioni

Coronavirus: due decreti esecutivi per il buon funzionamento delle istituzioni

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha approvato nella sua seduta straordinaria di oggi due Decreti esecutivi che definiscono da un lato l’operato procedurale delle Autorità amministrative cantonali e comunali e delle Autorità giudiziarie amministrative e civili e dall’altro quello dell’organizzazione istituzionale dei Comuni (e per analogia anche dei consorzi e dei Patriziati) in tempo di emergenza epidemiologica da COVID-19.

La gravità della situazione attuale ha imposto l’adozione da parte del Governo di disposizioni urgenti, in modo da raggiungere l’obiettivo essenziale nell’attuale situazione di crisi di contenere la diffusione del virus Covid-19, tutelando anche la salute degli attori coinvolti nell’amministrazione della giustizia e nell’amministrazione cantonale e comunale.

Il primo Decreto – che entra oggi stesso in vigore – istituisce norme comuni di diritto cantonale che permettono all’Amministrazione cantonale e alle Autorità comunali (Municipi, Autorità regionali di protezione, ecc.) come pure alle Autorità giudiziarie (Giudici di pace, Preture, Tribunale di appello, ecc.) di riorganizzarsi con l’obiettivo di limitare l’attività in ambito di procedimenti amministrativi e civili alle decisioni urgenti, essenziali, inderogabili e importanti per garantire il buon funzionamento delle Amministrazioni cantonale e comunali in questo periodo particolare.

Al lato pratico, per i cittadini e i loro avvocati, che hanno una procedura in corso, significa che:

  • udienze, sopralluoghi e ogni altro atto procedurale che non sono essenziali, sono rinviati a dopo il 19 aprile 2020;
  • i termini di diritto cantonale pendenti oggi (reclami, ecc) sono sospesi fino al 19 aprile 2020 compreso e rinviati d’ufficio a data successiva;
  • le decisioni che rivestono carattere urgente e non prorogabile verranno emesse (misure cautelari, protezione degli adulti e dei minori, ipoteche legali, esecuzione delle misure di sicurezza come l’idoneità alla guida, ecc.);
  • le Autorità cantonali e comunali e le Autorità giudiziarie amministrative e civili si astengono in principio dal notificare decisioni non urgenti fino al 19 aprile;

Di principio, invitiamo la cittadinanza che dovesse avere un problema di natura giuridica a prendere contatto telefonicamente con i rispettivi rappresentanti legali o con le Autorità per quanto di loro competenza, in modo da valutare nel singolo caso se sussista o meno una necessità di intervento.

Il Consiglio di Stato rammenta inoltre che fino al 19 aprile 2020 compreso, ai debitori non potranno essere notificati atti esecutivi (precetti esecutivi, ecc.).

Ieri il Tribunale federale ha pure comunicato di aver sospeso fino al 19 aprile 2020 i termini che ha fissato nei propri procedimenti pendenti.

Inoltre oggi il Consiglio federale – analogamente a quanto deciso dal Governo cantonale – ha anticipato le ferie giudiziarie per i procedimenti civili e amministrativi, che tradizionalmente sono previste per Pasqua.

In questo contesto normativo in continua e rapida evoluzione, raccomandiamo alla cittadinanza la massima comprensione e il sostegno dei professionisti del settore, precisando che l’amministrazione della giustizia cantonale resta garantita.  

Con il secondo Decreto il Consiglio di Stato in particolare stabilisce:

  • sino al 19 aprile non si svolgeranno più assemblee e consigli comunali;
  • si permette ai municipali di svolgere le sedute di Municipio a distanza derogando ad alcune norme della Legge organica comunale (LOC) e alla prassi consolidata;
  • il Municipio può validamente deliberare qualunque sia il numero dei presenti se per l’emergenza causata da COVID-19 non può essere presente alla seduta la maggioranza assoluta dei membri;
  • il Municipio, il sindaco o qualsiasi altro municipale informano immediatamente il Consiglio di Stato in caso di rischio d’impossibilità di deliberare oppure se non possono essere garantiti i servizi essenziali alla popolazione per motivi legati all’epidemia.

Queste disposizioni valgono, per analogia, anche per le amministrazioni consortili e per i Patriziati. Per qualsiasi informazione gli enti locali potranno rivolgersi a partire da lunedì all’hotline a loro dedicata (091/814.17.04), oppure scrivere a comunicazione-sel@ti.ch .

Il Consiglio di Stato ringrazia i rappresentanti del potere giudiziario e l’Ordine degli avvocati per la collaborazione fornita. Esprime poi un ringraziamento e un incoraggiamento a tutti gli amministratori attivi negli enti comunali per la disponibilità che dovranno garantire nelle prossime settimane e mesi. Uno sforzo comune a favore di tutta la cittadinanza, in vista anche della ripresa quando la crisi sanitaria sarà superata.    

Troppi interventi e ancora troppi comportamenti irresponsabili

Troppi interventi e ancora troppi comportamenti irresponsabili

Intervista a Matteo Cocchi (capo dello Stato Maggiore cantonale di condotta) pubblicata nell’edizione di venerdì 20 marzo 2020 del Corriere del Ticino

«Troppi comportamenti irresponsabili». È eloquente il commento del comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi, che in questa situazione straordinaria dirige lo Stato Maggiore cantonale di condotta (SMCC).
Cocchi, per sensibilizzare ulteriormente la popolazione, lancia una nuova campagna con uno slogan che non lascia spazio a interpretazioni: «Se vuoi uscire (ancora) devi stare a casa (ora)».

Comandante, lunedì scorso il suo primo bilancio sulla risposta della popolazione in seguito alle misure emanate dal Governo era in chiaroscuro: oggi la situazione è migliorata?
«No, purtroppo devo dire che non ci siamo ancora. È vero che la popolazione, in tutte le sue fasce d’età, è più sensibilizzata rispetto a quattro giorni fa, ma il cambiamento comportamentale non è ancora assolutamente sufficiente. Il messaggio che deve essere compreso profondamente dai ticinesi è: se vuoi uscire (ancora), devi stare a casa (ora). Un messaggio forte, me ne rendo conto. Le giornate soleggiate di questo ponte festivo “obbligatorio” sono accattivanti per uscire, ma tutti devono fare uno sforzo personale e responsabile. Da subito».

Ci si interroga ancora troppo spesso su cosa sia permesso e cosa sia vietato all’esterno delle mura domestiche, sebbene il messaggio, chiaro, sia quello di rimanere a casa: come mai?
«Il problema di fondo è proprio questo: si sta a sindacare sul tipo di uscita, sul genere di incontri o sul concetto di ciò che è indispensabile in termini di impegno professionale. E non ci si rende conto che la situazione è seria. È il momento di fermarsi e, uniti, contribuire a rallentare la curva della crescita dei contagi. Il tempo per le gite e le belle passeggiate è da posticipare di qualche settimana. Ora stiamo il più possibile in casa ed evitiamo al massimo i contatti sociali. Questo preserverà letti liberi in ospedale».

Tornando ai comportamenti irresponsabili, lei lunedì scorso ha utilizzato una metafora calcistica: ha dunque già mostrato qualche cartellino rosso in questi giorni oppure non si è ancora arrivati a vere e proprie sanzioni?
«Non è ancora il momento di tirare le somme. Gli interventi sono stati però diversi, anzi direi che sono stati assolutamente troppi. Richiamo nuovamente tutti alla propria responsabilità individuale».

Le segnalazioni di privati cittadini che notano una mancata osservanza dei divieti vi sono d’aiuto in questa fase?
«Certo, ed è importante che ognuno faccia la sua parte. Ma determinante è che il comportamento sbagliato di alcuni non sia l’alibi per gli altri. Troppo spesso si cerca di giustificare comportamenti non corretti confrontandosi con atteggiamenti ancora peggiori che si osservano sul territorio».

Come è stato organizzato il pattugliamento a favore del rispetto delle norme?
«È stato istituito un servizio dedicato e capillare che garantisce un controllo accresciuto e un contatto diretto con quella parte di popolazione che ancora, purtroppo, non mette in pratica correttamente le disposizioni del Governo».

Qual è la prassi d’intervento? Dopo la fase di sensibilizzazione si passa alla sanzione in caso di reiterata inosservanza delle norme comportamentali?
«Il concetto dell’intervento è soprattutto sensibilizzare. Se questo non è sufficiente vengono evidentemente presi provvedimenti necessari a livello sanzionatorio».

In Italia si sta pensando di vietare tutte le attività all’aperto: si arriverà a questo tipo di misura anche in Ticino?
«Noi stiamo seguendo una linea che prevede l’introduzione graduale di provvedimenti, indicati in particolare dal medico cantonale e dalla cellula sanitaria dello Stato Maggiore cantonale di condotta: provvedimenti che intendono rallentare la diffusione del contagio e quindi non posso escludere che nei prossimi giorni si possa aumentare la stretta ed emanare direttive ancora più severe».

Come si riesce a conciliare l’intervento ordinario della Polizia cantonale con l’emergenza coronavirus che assorbe ormai gran parte del vostro tempo?
«Come Polizia siamo pronti ad affrontare le sfide che ci aspettano su entrambi i fronti. Con questo intendo dire che la Polizia cantonale e quelle comunali, remando nella stessa direzione e consapevoli dell’importanza della missione, stanno mettendo in campo tutte le misure pianificate per affrontare questi momenti difficili».

E come sono scandite in queste settimane concitate le giornate del comandante Cocchi?
«Sono giornate lunghe, intense e “ritmate” da una situazione che cambia in continuazione e soprattutto evolve negativamente per quanto riguarda contagi, ospedalizzazioni e decessi. Io e il mio sostituto Ryan Pedevilla, possiamo contare sul contributo di uno Stato Maggiore costituito da persone di valore che si stanno adoperando per fornire un fondamentale contributo alla situazione di crisi e con cui ci confronteremo per diverse settimane. Per quanto riguarda la Polizia, nel suo compito legato alla crisi è gestita attualmente da Lorenzo Hutter, che di norma mi sostituisce al comando della Cantonale».

Quale messaggio si sente di mandare alla popolazione ticinese che vive da un lato con timore e dall’altro con ancora troppa leggerezza questa situazione?
«Le parole chiave sono centralità e responsabilità. Dobbiamo tutti essere sufficientemente lucidi per avere l’atteggiamento corretto e accettare diverse rinunce, senza vivere con eccessiva apprensione, il tutto al motto “se vuoi uscire (ancora) devi stare a casa (ora). Il tempo per ritornare alla normalità non è lontanissimo, ma ci aspetta un periodo di sacrifici e impegno a tutti i livelli».