“Camper e auto sotto una valanga sulla strada del passo del Lucomagno: ma è un’esercitazione!”. Questo era il titolo di una notizia apparsa settimana scorsa su diversi portali e sui giornali di casa nostra. “Una notizia – ci dice il Consigliere di Stato Norman Gobbi – che spero possa aver acceso qualche lampadina, perché quando tutto funziona alla perfezione, come spesso capita da noi anche nei momenti di emergenza, non si pensa mai a come fanno gli enti di primo intervento a essere così preparati e performanti. Per raggiungere una capacità di soccorso di alto livello occorre avere infatti un’organizzazione ottimale e questa organizzazione, specie se coinvolge diversi enti, deve essere costantemente allenata e aggiornata. L’esercitazione di una decina di giorni fa al Lucomagno rientrava proprio in questo contesto”.
Diretto da un quadro superiore della Polizia cantonale in stretta collaborazione con il Servizio della protezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni, “l’esercizio – ci spiega Norman Gobbi – ha visto impegnati un’ottantina di soccorritori provenienti dagli enti partner della protezione della popolazione. Significativo anche il coinvolgimento di collaboratori della Scuola di Sci Blenio, che si sono prestati a fare i figuranti, ossia le persone che sono rimaste coinvolte sotto la valanga. Nel caso dell’esercitazione al Lucomagno gli enti in prima linea erano la Polizia cantonale, i Corpi Pompieri di Biasca e di Blenio, i servizi dell’autoambulanza, l’organizzazione di protezione civile delle Tre Valli, il soccorso alpino svizzero, la REGA, la Pro Lucomagno con il proprio personale del servizio tecnico (coloro che hanno la responsabilità della strada del Pass, ndr) e il Centro di sci nordico di Campra, che ha coordinato gli aspetti logistici. A tutte queste persone rivolgo il mio ringraziamento, perché è grazie a loro se domani – ma si spera sempre che non capiti – si sarà in grado di intervenire in modo celere ed efficace nel caso di un incidente simile”, conclude il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.
****
Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 22 febbraio 2020 de La Regione
Uniti per la sicurezza online
Al via ‘Cyber sicuro’, piattaforma istituzionale ticinese contro minacce e rischi che corrono sul web Al progetto collaborano Dfe, Di, Decs con il supporto della Supsi: prevenzione e sensibilizzazione
Ogni anno l’Amministrazione cantonale subisce, in media, dai 30 ai 50mila tentativi di hackeraggio dei propri server. Attacchi quasi tutti automatizzati, e quindi respinti con agio. Quasi tutti, però. Perché in un paio di questi casi, sempre in media, la situazione si fa seria, e la gestione – comunque ottimale – richiede più sforzo e più attenzione.
Un problema, quello della sicurezza online, che interessa l’Amministrazione così come le aziende, i cittadini, le scuole. Tanto da portare il Cantone, con la campagna di prevenzione ‘Cyber sicuro’ presentata ieri, a farsi attivo «nell’affrontare rischi sempre più diffusi. In due studi del World economic forum si nota come siano al primo posto delle preoccupazioni in Europa, mentre sono secondi solo alle questioni climatiche se considerati nel loro insieme», annota il direttore del Dipartimento finanze ed economia Christian Vitta. Il Dfe, assieme al Dipartimento istituzioni e al Dipartimento educazione, cultura e scuola, è uno dei promotori della piattaforma che, come spiegato dal direttore del Di Norman Gobbi «ha l’intenzione di essere il punto di riferimento e di contatto per noi del governo, ma anche per enti pubblici, aziende, popolazione, associazioni di categoria e media». Il compito sarà quello di «coordinare le varie attività, analizzare tutti i rischi e le minacce per il nostro territorio, fornire supporto attivo al Consiglio di Stato ed elaborare contenuti informativi e di prevenzione». Per Gobbi è importante sottolineare che «gli attacchi informatici sono sempre più frequenti, i reati intesi come ‘classici’ ormai sono spostati anche sul web se pensiamo alle truffe di tipo economico e ai furti di dati». E quindi, dopo ‘Montagne sicure’, ‘Acque sicure’ e ‘Strade sicure’, con ‘Cyber sicuro’ il Dipartimento istituzioni parte con la quarta campagna di sensibilizzazione. Alla quale, riprende Vitta, «il Dfe parteciperà per aiutare a interagire col mondo delle aziende, incentivando competitività e produttività attraverso l’innovazione e la sicurezza. E per creare, con la formazione, profili professionali utili per questa lotta». Protagonista sarà anche il Decs, e il suo direttore Manuele Bertoli ricorda come «nella scuola dell’obbligo il tema della sicurezza è all’ordine del giorno negli ambiti dell’alfabetizzazione digitale, dell’educazione a un uso consapevole e dell’orientamento dei giovani al pensiero informatico». E al liceo «a settembre 2020 comincerà l’insegnamento dell’informatica».
Piattaforma ticinese, ‘Cyber sicuro’ avrà molti contatti con la Confederazione. Contatti spiegati dal segretario generale del Di Luca Filippini: «Il Consiglio federale è stato coinvolto nella fase di costituzione, e sarà fondamentale lo scambio d’informazioni con l’esercito e la Polizia federale». La centrale d’annuncio e d’analisi per la sicurezza dell’informazione Melani svolge già un gran lavoro. E sempre sulla cybersicurezza, Filippini dice che «avverranno incontri con il delegato svizzero su questo tema». Portando in Ticino quanto fatto a livello federale. Della partita sarà anche Alessandro Trivilini, docente e ricercatore del Dipartimento tecnologie innovative della Supsi. E ribadisce: «Le minacce cyber sono sempre più diffuse. Siamo tutti interconnessi, e basta un solo anello debole per compromettere tutta la catena. Il nostro lavoro sarà evitare che si crei questo anello debole».
****
Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 22 febbraio 2020 del Corriere del Ticino
Gioco di squadra contro i rischi informatici
È stata lanciata la campagna di prevenzione «Cyber sicuro» – Costituito un gruppo strategico Istituzioni, economia e formazione uniti per proteggere le attività dei cittadini, delle aziende e degli enti pubblici
La nostra quotidianità è sempre più permeata dalle nuove tecnologie. Con esse si presentano diverse opportunità, ma anche molti rischi. Per «fare gioco di squadra» contro le minacce informatiche, il Cantone ha lanciato la campagna «Cyber sicuro», che vede coinvolti il DI, il DFE e il DECS. Istituzioni, economia e formazione uniti per proteggere le attività quotidiane di cittadini, aziende e degli stessi enti pubblici dai pericoli legati al mondo cibernetico. Assieme alla campagna di prevenzione, il Governo ha anche istituito un Gruppo strategico che fungerà da punto di riferimento per le istituzioni, per gli enti pubblici, ma anche per le aziende e la popolazione. Il direttore delle Istituzioni Norman Gobbi, nel presentare la campagna di prevenzione, ha innanzitutto evidenziato come i reati più classici si stanno man mano spostano sulla rete: «Una volta le truffe venivano fatte porta a porta, mentre oggi avvengono tramite il web. Per questo motivo, dopo le campagne ‘‘ Strade sicure’’, ‘‘Acque sicure’’ e ‘‘Montagne sicure’’, oggi lanciamo questa campagna dedicata al mondo cibernetico». Il Gruppo «Cyber sicuro», oltre ad essere un punto di riferimento , coordinerà le attività in questo ambito degli attori istituzionali, analizzerà i rischi per il nostro territorio, fornirà consulenza al Consiglio di Stato e infine elaborerà contenuti per la prevenzione.
Il direttore del DFE Christian Vitta durante la presentazione ha rimarcato che lo scopo della campagna è anche quello di «minimizzare i rischi per poter cogliere le opportunità che le tecnologie offrono al territorio e alle aziende». A questo proposito ha sottolineato «l’importanza dell’innovazione per incentivare competitività e produttività. È un tema strategico per le aziende e i rischi informatici stanno diventando sempre più rilevanti per le imprese».
Il direttore del DECS ha infine fatto notare come nella scuola ticinese «siano in atto diverse riforme che considerano la questione della sicurezza informatica» e che i «contenuti della campagna confluiranno in queste riforme». Nella scuola dell’obbligo, ad esempio, nell’ambito della revisione del Piano di studio, un gruppo di lavoro sta definendo le competenze digitali da raggiungere entro la quarta media. Il direttore del DECS ha spiegato che anche i docenti saranno formati con la creazione degli «animatori digitali di sede» che si occuperanno di riportare agli allievi i contenuti della campagna. Infine Bertoli ha ricordato l’introduzione dell’informatica nel programma d’insegnamento dei licei.
La composizione Il Gruppo strategico «Cyber sicuro» è formato dal segretario generale del DI Luca Filippini, dal direttore del Centro sistemi informativi del Cantone Silvano Petrini, dall’ufficiale della Polizia cantonale Orlando Gnosca, dal direttore del Centro di risorse didattiche e digitali Daniele Parenti e dal docente e ricercatore della SUPSI Alessandro Trivilini.
È un onore per me poter intervenire qui oggi a Lucerna in questa chiesa dedicata a San Paolo per portare il saluto dell’autorità politica, sia nella mia veste di presidente della Conferenza governativa per gli affari militari, la protezione civile e i pompieri, sia come Consigliere di Stato della Repubblica e Cantone Ticino. Un Cantone qui rappresentato da un solo neo ufficiale di SMG. Un Cantone che costituisce però un territorio non solo fisico ma pure istituzionale molto importante per l’Esercito elvetico. Non è un caso – e qui colgo l’occasione per salutarlo e per complimentarmi per il lavoro che svolge – non è un caso dicevo che il comandante della Scuola di Stato Maggiore Generale sia un ticinese, il brigadiere Maurizio Dattrino.
Felicitazioni! Complimenti! Dopo un percorso molto impegnativo, oggi raccogliete i frutti di questi vostri sforzi. So che siete reduci dalla “100 km”: non già una marcia, ma una maratona intellettuale che vi ha impegnati per 36 ore consecutive, con uno sforzo psico-fisico di alto livello. È uno sforzo commisurato agli impegni che le vostre nuove posizioni all’interno dell’Esercito vi richiederanno.
Avete superato molte prove di selezione. Siete sicuramente l’élite del nostro Esercito e uno di voi un domani potrà essere chiamato a guidare l’Esercito svizzero. Questa consapevolezza vi deve guidare nei compiti che sarete chiamati a svolgere da oggi in avanti e per i quali vi faccio i miei auguri più sentiti.
Il federalismo So che in quest’ultima settimana siete stati impegnati anche in Ticino. Anche se la scuola ha la sua base a Kriens, è emblematico e normale che alcuni corsi si svolgano sia in Romandia, sia al sud delle Alpi. Per noi svizzeri e per l’Esercito in particolare il federalismo – e quindi la promozione e la difesa di tutte le 4 componenti culturali e linguistiche – sono un dato fondante. Sono un aspetto che fa parte del DNA, perché la nostra Nazione è nata, si è sviluppata e si è consolidata proprio grazie alla compartecipazione e alla promozione delle nostre quattro regioni. Un patto che è la forza della Svizzera.
Il mio intervento qui a Lucerna con voi assume pure questo significato: il rappresentante del Cantone della minoranza linguistica italiana viene chiamato a rappresentare tutta la Svizzera. Anche per questo sono particolarmente fiero di essere qui con voi, ma soprattutto, come voi, sono fiero di essere Svizzero.
La formazione Siete giunti al termine di una scuola che vi ha visti impegnati per otto settimane, suddivise in due sessioni a cavallo tra il 2019 e il 2020. Un impegno medio tra le 70 e le 80 ore settimanali, culminate, come ho già avuto modo di dire, con la 100 km. Una scuola di alto livello, che si inserisce in un percorso di formazione che vi ha portato a essere non solo militari migliori, ma uomini e professionisti migliori. Ritengo che i corsi a cui si accede all’interno della formazione militare siano quelli che meglio portano la persona ad acquisire competenze al top per essere sfruttate sia in ambito militare, sia in ambito civile. La maggior parte di voi – tenuto conto che più della metà siete soldati di milizia – potrà sfruttare questa risorsa anche nei vostri ambiti professionali. Sono sicuro che ne trarrete grande profitto personale. Ma sono anche convinto che la nostra economia in generale, e in particolare le aziende per le quali siete professionalmente occupati, ne trarranno pure un grande beneficio. Dico questo per esperienza personale. E lo dico anche per far comprendere che la qualità della formazione costituisce uno dei grandi meriti che dobbiamo riconoscere all’esercito. Lo dobbiamo sempre di più far capire anche al resto della popolazione civile.
Le sfide Le sfide che attendono il nostro Esercito sono molteplici. Non starò qui io a farvi un elenco preciso. A me spetta però il compito di toccare un paio di aspetti che già quest’anno ci vedranno impegnati.
Scontato è il primo elemento: il popolo svizzero sarà chiamato probabilmente in autunno a decidere sul finanziamento per l’acquisto dei nuovi aerei militari. Sarà una campagna dura. Ancora una volta gli oppositori dell’Esercito non perderanno occasione per sminuire e addirittura denigrare in alcuni casi il ruolo fondamentale dell’Esercito, oltre che la necessità imprescindibile di avere aerei da combattimento all’altezza dei compiti loro assegnati di protezione dello spazio aereo nazionale.
Non devo certo qui trovare con voi le giustificazioni per accogliere positivamente l’acquisto dei nuovi jet militari. A me semmai corre l’obbligo di sensibilizzarvi sulla difficoltà – come abbiamo potuto vedere in passato – anche di questa votazione e sull’importanza che ognuno di voi potrà personalmente avere, affinché l’esito del voto sia all’altezza delle nostre aspettative. È attraverso l’impegno personale che si vince questo tipo di sfida elettorale, per cui vi esorto a compiere ogni sforzo possibile nell’ambito delle nostre istituzioni democratiche e degli ambiti di interesse che tutti voi potete coltivare.
La seconda sfida attuale corre sul filo legislativo: la modifica della legge sul servizio civile per renderlo meno attrattivo, oggi al vaglio del Parlamento federale. Gli intendimenti sono chiari e il Consiglio federale nel messaggio ha accolto le preoccupazioni avanzate dai vertici dell’esercito e fatte proprie anche dalla Conferenza governativa per gli affari militari, la protezione civile e i pompieri. Vedremo che cosa decideranno in ultima istanza Consiglio Nazionale e Consiglio degli Stati.
Concludo qui questo mio intervento, sperando di aver saputo tener desta la vostra attenzione, nonostante le poche ore di sonno degli ultimi giorni…
Complimenti e auguri per tante soddisfazioni sia in ambito militare, sia in ambito professionale e nella vostra vita privata.
Creare una piattaforma istituzionale che analizzi le minacce e i rischi legati al mondo informatico per la realtà ticinese, fungendo da punto di contatto unico e autorevole per tutte le tematiche legate al mondo cyber, elaborando messaggi di prevenzione indirizzati a cittadini, aziende e istituzioni presenti sul territorio: questo lo scopo voluto dal Consiglio di Stato, che a tal proposito ha istituito un Gruppo strategico, su proposta del Dipartimento delle istituzioni e del Dipartimento delle finanze e dell’economia, al quale ha dato incarico di affinare e realizzare diverse attività informative e formative.
Obiettivi e contenuti di quella che sarà una vera e propria campagna di prevenzione denominata “Cyber sicuro” sono stati presentati venerdì 21 febbraio nel corso di una conferenza stampa, alla quale hanno partecipato il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, il presidente del Governo e Direttore del Dipartimento delle finanze e dell’economia, Christian Vitta e il Direttore del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport, Manuele Bertoli, oltre al presidente del Gruppo di lavoro “Cyber sicuro”, il segretario generale del DI Luca Filippini e al docente-ricercatore del Dipartimento delle tecnologie innovative della SUPSI e membro del Gruppo di lavoro, Alessandro Trivilini. La presenza di tre consiglieri di Stato evidenzia l’impegno e il lavoro interdipartimentale che si intende portare avanti, tenuto conto di tutti gli ambiti interessati: dall’economia alla scuola, senza dimenticare i rischi che anche le istituzioni pubbliche e ogni cittadino possono correre utilizzando dispositivi informatici.
Nel corso della conferenza è stata presentata la “roadmap” che caratterizzerà gli interventi già durante il 2020-2021 e allo stesso tempo è stato illustrato il sito internet (www.cybersicuro.ch), realizzato quale piattaforma a cui tutti possono rivolgersi se vittime, per esempio, di attacchi informatici, oppure semplicemente per avere le informazioni sull’uso responsabile degli strumenti informatici che ormai fanno parte della nostra quotidianità.
Il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha evidenziato gli scopi della nuova campagna di prevenzione, inserendola in un discorso di sicurezza a 360 grandi a favore del cittadino. Campagna che affiancherà le attività di sensibilizzazione che già vengono svolte con “Strade sicure”, “Acque sicure” e “Montagne sicure”. Inoltre ha evidenziato il carattere interdipartimentale e interdisciplinare alla base del Gruppo “Cyber sicuro”, per un approccio comune, coordinato e condiviso.
Il Direttore del Dipartimento delle finanze e dell’economia Christian Vitta ha sottolineato come sia importante nella sfida globale della digitalizzazione trasformare in opportunità i rischi che la stessa presenta e in questo senso la sicurezza nel mondo informatico preserva e incentiva competitività e produttività. La messa in rete delle competenze permette inoltre di sviluppare nuove soluzioni verso questi pericoli.
Dal canto suo il Direttore del DECS Manuele Bertoli ha ricordato come nella scuola ticinese siano in atto diverse riforme che considerano la dimensione della sicurezza informatica. I contenuti della campagna “Cyber sicuro” confluiranno in queste riforme. Il Gruppo di lavoro Cybersicuro, in collaborazione con il Centro di risorse didattiche e digitali (CERDD), preparerà della documentazione didattica sviluppata ad hoc da inserire nei processi di insegnamento/apprendimento.
Luca Filippini e Alessandro Trivilini, rispettivamente presidente e membro del Gruppo di lavoro “Cyber sicuro”, hanno presentato il sito web dedicato al tema (www.cybersicuro.ch) e i punti principali della “roadmap” già definita per gli anni 2020-2021.
Opinione pubblicata nell’edizione di venerdì 21 febbraio 2020 del Corriere del Ticino
La definizione «libera circolazione» – introdotta con l’omonimo accordo tra la Svizzera e gli Stati dell’UE e dell’AELS dal 2002 (esteso in fasi successive) – ci fa pensare subito a qualcosa di positivo, di bello, perché evoca immediatamente il concetto di libertà. La libertà rappresenta certamente uno dei valori a cui la natura umana aspira, nonché uno dei concetti che la politica e i politici evocano a beneficio dei cittadini, consapevoli che rendere liberi significa permettere a ognuno di potersi esprimere e realizzare.
Ma se osserviamo quali sono i vantaggi reali per il cittadino svizzero di fronte all’Accordo di libera circolazione allora capiamo subito che la positività del termine si trasforma in qualcosa di negativo. Lo dico pensando a tutti gli aspetti correlati alla «libera circolazione». Ecco allora che vediamo entrare in Ticino quasi liberamente, appunto, decine di migliaia di lavoratori provenienti da una regione, la Lombardia (solo in minima parte anche dal Piemonte) che ha un potenziale enorme di forza lavoro. Lavoratori che – a causa delle grandi differenze sul costo della vita tra noi e l’Italia – possono anche essere pagati con salari molto inferiori rispetto a quelli che devono essere elargiti a chi vive in Svizzera per poter far fronte agli oneri qui imposti.
Non dobbiamo nasconderci dietro un dito: se storicamente i frontalieri rappresentavano una forza-lavoro soprattutto per il settore industriale, riuscendo a far crescere questo importante ramo economico ticinese nonostante la carenza di manodopera indigena, oggi sono sempre più occupati anche nel terziario. E qui – non ci sono se e ma che tengano – vanno in aperta concorrenza «sleale» (per i fattori indicati poc’anzi) con i lavoratori residenti in Ticino.
L’attività di un settore importante del Dipartimento delle istituzioni, che ho il piacere di dirigere, è confrontata tutti i giorni con una serie di azioni burocratiche di controllo molto onerose e che spesso – addirittura – vengono criticate da chi ancora non capisce i grossi limiti imposti dall’Accordo di libera circolazione tra Svizzera e Unione europea. Parlo in particolare del lavoro svolto dalla Sezione della popolazione, chiamata a concedere i permessi per i lavoratori stranieri (permesso G per i frontalieri, permesso B di dimora). Ma mi riferisco anche all’attività della polizia cantonale e delle polizie comunali, che devono effettuare controlli sul terreno per determinare, per esempio, l’effettiva presenza in Ticino di chi chiede un permesso di residenza per lavorare. Senza pensare, poi, alle verifiche e ai sopralluoghi indispensabili per scongiurare lavoro nero, caporalato, dumping salariale e chi più ne ha più ne metta, di competenza di un altro Dipartimento, il DFE. Oppure ai controlli contro potenziali abusi sulle assicurazioni sociali, di competenza del DSS.
Quindi il nostro Stato è chiamato in virtù di questi accordi a concedere una «libertà» che va a beneficio di cittadini non residenti, imponendo poi tutta una serie di contromisure per tentare a posteriori di non far pagare troppo a caro prezzo questa «libertà» ai suoi cittadini. Insomma: un mondo alla rovescia, giacché l’azione dello Stato deve sempre favorire, proteggere e far crescere nel benessere chi vive all’interno dei suoi confini. È quanto hanno sempre fatto i politici di questo nostro meraviglioso Paese prima di annacquare il buon senso e di svendere a ogni piè sospinto il patrimonio identitario della Svizzera. Sino al 2002 (ossia prima dell’inizio dell’entrata in vigore dell’Accordo sulla libera circolazione) il concetto di «libertà» applicato al mondo del lavoro favoriva in modo chiaro i residenti: le istanze economiche elvetiche esprimevano un’esigenza di mano d’opera straniera per carenza di addetti svizzeri e l’autorità concedeva tali permessi, controllando però ab initio la reale necessità per non togliere le opportunità ai cittadini svizzeri o qui residenti. Detto per inciso: negli ultimi vent’anni, con questo ribaltamento di sistema imposto dalla libera circolazione, il numero di funzionari statali attivi in questo contesto non è diminuito, bensì aumentato, generando quindi maggiori costi alla collettività.
Chi crede che la Svizzera non abbia la forza di ritornare a un regime che consideri prioritarie le nostre libertà piuttosto che quella di altri soggetti ha ormai perso quel bagaglio di valori che ha caratterizzato l’evoluzione storica del nostro Paese e che potrebbe proiettarci in un futuro ricco di sfide, di cambiamenti e, comunque, di opportunità. Non dico che costoro non vogliano bene alla Svizzera; penso che non facciano il bene della Svizzera e dei suoi cittadini.
Si sono riuniti questa mattina a Mezzana (Cantone Ticino) i membri dell’Ufficio Presidenziale e del Comitato Direttivo della Comunità di lavoro Regio Insubrica.
Alla presenza dell’Assessore di Regione Lombardia e Presidente della Regio Insubrica, Massimo Sertori, del Consigliere di Stato del Cantone Ticino, Norman Gobbi e dell’Assessore della Regione Piemonte, Matteo Marnati la partecipazione dei rappresentanti delle Province di Como, Lecco, Novara, Verbano Cusio Ossola e della Città di Lugano, l’Ufficio Presidenziale e il Comitato Direttivo della Regio Insubrica hanno passato in rassegna diversi temi di particolare attualità e rilevanza per il territorio di riferimento.
L’Ufficio Presidenziale ha preso atto del passaggio, nel prossimo mese di settembre, della Presidenza annuale della Regio alla Regione Piemonte, che si svolgerà nell’ambito delle celebrazioni per il 25° anniversario della fondazione della Comunità di lavoro Regio Insubrica.
Nello specifico le parti si sono reciprocamente aggiornate sulle tematiche legate al nuovo bando del Programma Interreg 2014 – 2020 e alla programmazione 2021 -2027, alla questione del livello idrico estivo del Lago Maggiore, alla situazione del Comune di Campione d’Italia, alla problematica dell’utilizzo in territorio italiano di veicoli aziendali, targati in Svizzera, da parte di lavoratori frontalieri italiani, nonché sull’organizzazione e le possibili ricadute delle olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026 e della trasmissione oltre confine del segnale televisivo SSR/RSI. Il Cantone Ticino ha, inoltre, illustrato la portata della votazione federale del 17 maggio detta “iniziativa per la limitazione”.
Come ampiamente riportato dagli organi di informazione, nelle scorse settimane il Consiglio di Stato quale Autorità di vigilanza sui Comuni ha sanzionato con una multa il Sindaco e i Municipali del Comune di Vogorno. Il provvedimento si è reso necessario in seguito a violazioni della procedura prevista dalla Legge edilizia per il rilascio di licenze di costruzione, in particolare fuori zona edificabile. Le sanzioni sono nel frattempo divenute definitive, non essendo stato interposto ricorso al Tribunale amministrativo contro le stesse.
L’Esecutivo di Vogorno è incorso in svariate occasioni, dal 2015 al 2017, in violazioni delle norme procedurali sul rilascio di autorizzazioni per l’edificazione in e fuori zona edificabile. In particolare sono state emesse licenze edilizie in procedura di notifica quando era invece necessaria l’attivazione di una procedura ordinaria, con il coinvolgimento dei servizi del Dipartimento del territorio. In un caso è pure stato disatteso il precedente preavviso negativo vincolante del Dipartimento del territorio.
I permessi municipali si sono tradotti in costruzioni dall’effetto non propriamente irrilevante sul territorio. Sarà nell’ambito della procedura ricorsuale in corso che dovranno essere fatte tutte le valutazioni atte a chiarire definitivamente la conformità rispettivamente la difformità delle stesse rispetto alle disposizioni di legge. Ciononostante si è ritenuto che le mancanze procedurali emerse avessero rilevanza tale da richiedere già a questo stadio sanzioni in base alla Legge organica comunale.
Le sanzioni sono diventate definitive, poiché non è stato presentato ricorso al Tribunale cantonale amministrativo dai diretti interessati.
Varata la seconda tappa del progetto per una nuova ripartizione di compiti e flussi finanziari tra cantone e comuni: scuola e terza età gli aspetti cardine
E’ stata data luce verde all’avvio della seconda tappa del progetto “Ticino 2020”, con la prospettiva di verificare la sostenibilità tecnica, procedurale e finanziaria in merito a una diversa ripartizione dei compiti e dei flussi tra il cantone e i comuni, con particolare riferimento a settori chiave come quello della scuola e della terza età, riconoscendo così l’autonomia esecutiva delle singole autorità locali.
Il Consiglio di Stato ha reso noto mercoledì che entro la fine di quest’anno sarà pronta la proposta condivisa, “successivamente sottoposta a consultazione”. Il Governo cantonale ha valutato con favore la proposta trasmessa dal Comitato strategico del progetto “Ticino 2020”. Nelle prossime settimane la direzione del progetto affidata a Marzio Della Santa e Michele Passardi “pianificherà nel dettaglio lo svolgimento dei lavori per i quali saranno coinvolti attivamente ed equamente i funzionari e i politici cantonali e comunali coinvolti”.
Sempre il Comitato strategico ha stabilito che la seconda tappa dovrà concludersi entro il dicembre 2020, dopodiché la proposta di suddivisione dei compiti e dei flussi finanziari andrà in consultazione, prima di approdare in Parlamento e in Governo.
Il Consiglio di Stato ha preso atto della decisione del Comitato strategico del progetto «Ticino 2020» di proseguire con la verifica di fattibilità della nuova ripartizione dei compiti e dei flussi tra Cantone e Comuni. Entro la fine dell’anno sarà pronta la proposta condivisa, che sarà successivamente sottoposta a consultazione e, se del caso, in seguito approvata dal Governo e dal Parlamento.
Il Governo ha valutato positivamente la proposta del Comitato strategico del progetto «Ticino 2020», che in occasione della riunione della scorsa settimana ha condiviso l’opportunità di procedere con la verifica di fattibilità dell’ipotesi di ripartizione dei compiti e dei flussi tra Cantone e Comuni sin qui definita. Oltre alla Direzione del progetto (Marzio Della Santa e Michele Passardi), ai rappresentanti del Cantone (i Consiglieri di Stato Norman Gobbi, Raffaele De Rosa e Christian Vitta) e dei Comuni (Felice Dafond, Michele Foletti e Andrea Pellegrinelli) all’incontro ha partecipato pure il Consigliere di Stato Manuele Bertoli.
Al termine di un confronto costruttivo e trasparente il Comitato strategico ha deciso di procedere con l’avvio della seconda tappa del progetto «Ticino 2020», con l’obiettivo di verificare la sostenibilità (tecnica, procedurale, finanziaria, ecc.) di una diversa ripartizione dei compiti e dei flussi, con particolare riferimento al settore della scuola e a quello degli anziani, riconoscendo l’autonomia esecutiva dei Comuni.
In quest’ottica, nelle prossime settimane la Direzione del progetto pianificherà nel dettaglio lo svolgimento dei lavori per i quali saranno coinvolti attivamente ed equamente i funzionari e i politici cantonali e comunali sulla scorta di quanto sperimentato con successo in occasione della seconda edizione del Simposio sulle relazioni tra Cantone e Comuni. L’intento del Comitato strategico è quello di favorire un cambiamento culturale nella gestione della cosa pubblica, costruendo nuove modalità di collaborazione ed esecuzione dei compiti sia per il Cantone che per i Comuni.
Infine, il Comitato strategico ha stabilito che questa seconda tappa della riforma dovrà essere conclusa entro la fine dell’anno. Successivamente, la proposta di ripartizione dei compiti e dei flussi finanziari sarà sottoposta a consultazione e in seguito approderà sui tavoli del Consiglio di Stato e del Gran Consiglio.
Per fornire le migliori esperienze, utilizziamo tecnologie come i cookie per memorizzare e/o accedere alle informazioni del dispositivo. Il consenso a queste tecnologie ci permetterà di elaborare dati come il comportamento di navigazione o ID unici su questo sito. Non acconsentire o ritirare il consenso può influire negativamente su alcune caratteristiche e funzioni.
Funzionale
Sempre attivo
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono strettamente necessari al fine legittimo di consentire l'uso di un servizio specifico esplicitamente richiesto dall'abbonato o dall'utente, o al solo scopo di effettuare la trasmissione di una comunicazione su una rete di comunicazione elettronica.
Preferenze
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per lo scopo legittimo di memorizzare le preferenze che non sono richieste dall'abbonato o dall'utente.
Statistiche
L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici.L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici anonimi. Senza un mandato di comparizione, una conformità volontaria da parte del vostro Fornitore di Servizi Internet, o ulteriori registrazioni da parte di terzi, le informazioni memorizzate o recuperate per questo scopo da sole non possono di solito essere utilizzate per l'identificazione.
Marketing
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per creare profili di utenti per inviare pubblicità, o per tracciare l'utente su un sito web o su diversi siti web per scopi di marketing simili.