L’anno di tutti i pericoli

L’anno di tutti i pericoli

Ospite a Lugano dell’Associazione per la Rivista militare svizzera di lingua italiana, il capo uscente dell’esercito, Thomas Süssli, ha illustrato la possibile strategia di difesa mentre nei cieli europei le nubi si fanno sempre più minacciose.
Entro il 2027 la Federazione Russa sarà militarmente in grado di estendere il conflitto in Europa e la Cina di annettere Taiwan.

«Il 2027 sarà l’anno più pericoloso. Le informazioni raccolte dai servizi segreti dei Paesi europei convergono nell’indicare che tra due anni la Russia sarà militarmente in grado di estendere il conflitto in Europa». A lanciare l’allarme è stato martedì sera al LAC di Lugano il comandante di corpo e capo dell’esercito elvetico uscente Thomas Süssli, invitato dall’Associazione per la Rivista militare svizzera di lingua italiana ARMSI in occasione della propria Conferenza annuale. Prima della relazione del Capo dell’Esercito, alcuni militi della Scuola reclute «Scuola di salvataggio 75» moderati da Giancarlo Dillena – hanno portato al foltissimo pubblico presente una testimonianza sulla loro esperienza. Introdotta da un messaggio videoregistrato del consigliere di Stato Norman Gobbi, la serata è stata condotta da Marco Netzer, presidente dell’ARMSI.
«Lo scenario più pericoloso per la Svizzera è un’Europa destabilizzata e divisa»- ha affermato Süssli -. «E tutti gli sviluppi geopolitici e di politica di sicurezza attuali vanno proprio in questa direzione, in un contesto mondiale sempre più destabilizzato e conflittuale». Il capo dell’esercito ha sottolineato il fatto che il Dipartimento degli esteri elvetico, nel suo Rapporto 2021 (ovvero prima dell’invasione russa dell’Ucraina) presentava l’evoluzione in corso a livello mondiale come una «svolta epocale». L’epoca presente si configura come il passaggio turbolento ad un mondo multipolare, in cui sempre più Paesi non si attengono a regole internazionalmente condivise.

La politica di Pechino in Asia
In questo contesto, la Cina forte di una massa critica, di una dotazione militare (compresa quella di testate nucleari) e della capacità economica e tecnologica di una superpotenza – conduce una politica di egemonia dei Paesi del Sud globale e di controllo militare dell’area asiatica, a cominciare da quella del Mare del Sud cinese. Entro il 2027, nelle intenzioni di Xi Jinping, l’obiettivo di annessione militare di Taiwan sarà raggiungibile. Sul fonte europeo – ha affermato Süssli – la Russia intende ridiventare una potenza mondiale, allargando i suoi territori. Putin ha avvertito che la Russia rifiutava il ruolo di piccola potenza regionale che gli USA e l’Europa le volevano assegnare dopo il crollo dell’URSS e nel dicembre 2021 ha posto alla NATO, come condizione per superare il conflitto russo-ucraino, di ritirarsi entro i confini che aveva nel 1997, ciò che avrebbe significato la fine della NATO stessa.

Mosca fomenta le divisioni
La Russia pratica già una strategia (che tocca la Svizzera) di disinformazione, spionaggio, sabotaggi e test di droni nei cieli europei per verificare la capacità di difesa reale della NATO e dell’Europa. Mosca fomenta inoltre le divisioni fra i Paesi dell’UE e specula su quelle all’interno alla NATO (e sul fatto che ci vuole l’unanimità per applicare la clausola dell’aiuto reciproco sancita dall’art. 5, in caso di attacco a uno dei Paesi membri). A partire dal 2027, lo stato dei suoi armamenti ( incrementati a marce forzate e piazzati alle frontiere europee) dovrebbe permetterle di lanciare un nuovo attacco esplorativo in Europa. La Svizzera è pronta per uno scenario come questo? Le riforme militari fatte nei decenni scorsi sotto il segno del «dividendo della pace » hanno ridotto il compito di difesa a mera competenza, tagliando significativamente le spese dell’armamento e gli effettivi.

Una difesa dissuasiva
L’esercito svizzero ha attuato le decisioni del Parlamento e del popolo con la riforma Esercito XXI (adottata a larga maggioranza nel 2003). La conseguenza è che oggi il materiale bellico in dotazione è obsolescente e insufficiente. Il tempo, purtroppo, stringe. Che fare? «Stiamo lavorando per rendere di nuovo il nostro esercito capace di dissuasione » – ha affermato Süssli – . «Presentando in modo credibile che siamo disposti a difendere la nostra sovranità, in terra, nei cieli e nello spazio cyber. I margini finanziari dell’esercito, a partire dal 2018, crescono. Dal 1.1.2024 abbiamo un Comando Cyber. Dal 2028 avremo i nuovi jet e una difesa aerea molto performante. E forti di una capacità tecnologica avanzata, entro il 2027 avremo un sistema incisivo di droni di attacco». La guerra in Ucraina in corso dimostra fino a che punto la tecnologia (droni, robotica, intelligenza artificiale…) è un elemento decisivo per i conflitti militari attuali e futuri.
«Ma da soli non si può agire. Stiamo attuando una politica di cooperazione internazionale militare attiva. La neutralità non si tocca – ha precisato Süssli – e l’entrata nella NATO è fuori discussione. Ma uno scambio di conoscenze e una collaborazione nelle esercitazioni della difesa aerea e di terra con i Paesi vicini è necessaria da subito. Nel momento in cui dovessimo far fronte ad un conflitto europeo bisognerebbe aver costruito in precedenza una interoperatività con i partner. « Chiamo tutto questo ripristino di una difesa credibile e, di conseguenza, dissuasiva verso chi intendesse colpire anche la Svizzera» – ha concluso il capo dell’esercito. È l’eredità che consegna, dal 1. gennaio 2026, al suo successore Benedikt Roos.

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 17 ottobre 2025 del Corriere del Ticino

 

Bilaterali, Gobbi: “Cantoni verso approvazione”

Bilaterali, Gobbi: “Cantoni verso approvazione”

A Bruxelles il presidente del governo ticinese ha delineato le tappe che porteranno al voto “presumibilmente nel 2027” sul pacchetto di accordi – “Ticino sempre esposto, serviranno misure”

Un sì dei Cantoni e il voto nel 2027. Il presidente del governo ticinese Norman Gobbi, parlando a Bruxelles in veste di rappresentante dei governi cantonali (“e non in veste di leghista della prima ora”, ha specificato ai microfoni del Radiogiornale), ha delineato le tappe che porteranno al voto sul nuovo pacchetto di accordi tra Svizzera e Unione Europea, i cosiddetti Bilaterali III. L’occasione è stata una tavola rotonda con governatori e rappresentanti politici delle regioni confinanti con la Svizzera.
Secondo Gobbi il prossimo 24 ottobre i governi cantonali prenderanno probabilmente una posizione favorevole sull’intero pacchetto, nonostante non tutte le osservazioni critiche nell’ambito della libera circolazione saranno accolte. Il processo proseguirà con la conclusione della consultazione da parte del Consiglio federale nelle prossime settimane, seguita dalla preparazione di un messaggio per il Parlamento federale.
“Ci sarà tutto il 2026 per dibatterne a livello di Consiglio nazionale e Consiglio degli Stati”, ha spiegato Gobbi, aggiungendo che “molto presumibilmente nel 2027 ci sarà la votazione popolare”, prima quindi delle successive elezioni federali.
Il consigliere di Stato ha poi sottolineato la particolare posizione del Ticino: “Noi siamo il cantone più esposto alle criticità degli accordi già oggi vigenti e probabilmente anche di quelli futuri”, evidenziando in particolare le problematiche legate alla forte presenza di lavoratori frontalieri e all’effetto dumping sui salari.
In vista di un possibile esito positivo della votazione federale, Gobbi ha quindi anticipato la necessità di misure compensative: “Sarà compito del Canton Ticino e dei suoi rappresentanti, sia a livello cantonale che federale, portare avanti misure di compensazione a tutela del nostro territorio”.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Bilaterali-Gobbi-%E2%80%9CCantoni-verso-approvazione%E2%80%9D–3198444.html

(Immagine: RSI)

Navigazione laghi: Gobbi critica la gestione di SNL

Navigazione laghi: Gobbi critica la gestione di SNL

Norman Gobbi tira le orecchie alla Navigazione
Il presidente del Governo critica i vertici della partecipata

«Abbiamo anche informato loro (i sindacati) che è da tre mesi che attendiamo le risposte ai quesiti e alle domande che abbiamo posto alla Società di navigazione (Snl) del lago di Lugano».
Il presidente del governo cantonale Norman Gobbi non usa parole di circostanza per commentare l’esito dell’incontro di ieri sulla Società di navigazione del lago di Lugano, a Palazzo delle Orsoline tra i sindacati tradizionali (Sev, Unia e Ocst) e il Consiglio di Stato, che ha in seguito incontrato anche la rappresentante dell’Associazione del personale lacuale e terrestre (Aplt).

Che impressione le hanno fatto le rimostranze dei sindacati Sev, Unia e Ocst? «Intanto abbiamo messo in evidenza che il Cantone ha una rappresentanza dell’8%, oltre che essere finanziatore di alcune attività – risponde il presidente del governo cantonale –. Di conseguenza, la strategia aziendale evidentemente viene dettata dall’azionista di riferimento che ne porta anche le conseguenze. Le diverse vertenze in atto, compresa quella sul personale, concorrono a influenzare il rinnovo della concessione che Snl sta attendendo dall’Ufficio federale competente». Tocca quindi ai vertici di Snl, continua il presidente del Consiglio di Stato, «rendersi parte diligente nei confronti di tutte le autorità, in primis quella federale per il rinnovo della concessione, poi anche quella cantonale per le questioni attinenti ai disservizi che ci sono sul Lago Maggiore e rispettivamente alle mancanze di carattere tecnico sul Lago Ceresio». Dal canto loro, i sindacati hanno anticipato al Consiglio di Stato che riceverà la lettera con la richiesta della commissione di conciliazione cantonale per la disdetta del Contratto collettivo di lavoro (Ccl), ritenuta vergognosa.

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 14 ottobre 2025 de La Regione

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Gobbi critico: servizio a rischio?

Sembra sempre più allargarsi la frattura fra Società Navigazione di Lugano, sindacati e Consiglio di Stato, con il presidente di quest’ultimo, Norman Gobbi, che ieri al termine di un incontro sul tema con le associazioni a tutela dei lavoratori non ha lesinato parole critiche nei confronti di SNL, in particolare per la qualità del servizio offerta sul Verbano. Il tutto nell’ambito di una situazione già tesa in seguito alla disdetta da parte di SNL del contratto collettivo di lavoro e dell’annuncio di tagli al personale. «A tre mesi dall’incontro con la direzione di SNL – ha detto Gobbi ai microfoni di Tele-Ticino e RSI – non abbiamo ancora ricevuto nessuna risposta ai quesiti che abbiamo posto. Questo si ripercuote anche sulla possibilità di ottenere una nuova concessione a lungo termine. Visto che non ci sono le premesse in questo senso, siamo altrettanto preoccupati proprio perché mancherebbe un vettore turistico sui nostri due laghi». In questo senso il presidente del Consiglio di Stato si rammarica di una decisione in particolare: «Nel 2017 il Consiglio di Stato è subentrato in un finanziamento di un’attività che fino a quel momento non era finanziata dal settore pubblico. Questo dal punto di vista di qualche anno dopo è stato un errore, perché ha aperto il fronte a delle attese di carattere finanziario che non possono essere corrisposte». In tutto ciò, ieri i sindacati hanno chiesto al Governo di aprire una procedura di conciliazione con SNL a fronte di una disdetta riconosciuta non giustificata. Natalia Ferrara, presidente dell’Associazione del personale di SNL, ha parlato di un momento di difficoltà di un’azienda con potenziale. L’obiettivo è la firma di un nuovo CCL.

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 14 ottobre 2025 del Corriere del Ticino

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Navigazione laghi: Gobbi critica la gestione di SNL
Servizio sul Verbano “non qualitativamente rispondente” alle aspettative – “Disattese determinate attività”, rileva il presidente del Governo dopo un incontro coi sindacati

Sulla Società di navigazione del lago di Lugano (SNL), un incontro si è svolto a Bellinzona oggi, lunedì, fra i sindacati e il Consiglio di Stato. Al Governo è stata così rivolta la richiesta di aprire una procedura di conciliazione con la società, la quale in estate ha annunciato tagli al personale e annunciato la disdetta dei contratti collettivi di lavoro da tempo in essere con SEV, OCST e UNIA. Per parte sua la direzione della SNL aveva già incontrato l’Esecutivo.
Il Cantone, ricordiamo, è azionista di minoranza di SNL. Al termine dei colloqui odierni Norman Gobbi ha incontrato i media e non ha lesinato critiche su come viene gestita la società. Intanto si parla della possibilità che, in un futuro a medio-lungo termine, non sia più SNL a gestire la tratta sul Lago Maggiore. “Nel 2017 il Consiglio di Stato”, ha rilevato il suo presidente, “è subentrato in un finanziamento di un’attività che fino a quel momento non era finanziata dal settore pubblico”. Ciò è stato “un errore”, ha aggiunto, “proprio perché ha aperto il fronte a delle attese di carattere finanziario che non possono essere corrisposte”.
Quanto alla situazione del servizio sul Verbano, “è vero” che essa “non è qualitativamente rispondente a quello che ci si attende”, proprio “perché sono state disattese determinate attività”. Gobbi, ai microfoni di SEIDISERA, ha in questo senso citato “la manutenzione ordinaria dei pontili”, come pure “il trasporto corretto di turisti che erano” sulle isole di Brissago e che “non hanno potuto essere trasportati a riva”.
Tra questi, “anche dei confederati in sedia a rotelle”. Si tratta quindi “davvero di un disservizio” che getta delle “ombre sull’attività di SNL, non solo sul Lago Maggiore, ma in generale”, ha concluso il presidente del Governo ticinese.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Navigazione-laghi-Gobbi-critica-la-gestione-di-SNL–3193731.html

https://www.rsi.ch/play/tv/-/video/-?urn=urn:rsi:video:3194436

 

Conferenza sull’iniziativa «Servizio civico» con il Consigliere federale Martin Pfister

Conferenza sull’iniziativa «Servizio civico» con il Consigliere federale Martin Pfister

Il prossimo 30 novembre 2025 il popolo svizzero sarà chiamato a votare sull’iniziativa ‘Servizio civico’.
Se questa iniziativa dovesse essere accolta, tutte le svizzere e tutti gli svizzeri dovranno prestare servizio civile. E questo significherebbe una massiccia intromissione nella libertà individuale dei cittadini e delle cittadine. All’economia verrebbe a mancare manodopera indispensabile, per molte donne il servizio civile comporterebbe un notevole carico aggiuntivo e, inoltre, il conflitto fra servizio militare e servizio civile inasprirebbe ulteriormente. Il Consiglio federale e la grande maggioranza del Parlamento respingono questa iniziativa.

Saremo lieti di informarla sui contenuti e le conseguenze dell’iniziativa ‘Servizio civico’ e la invitiamo alla conferenza del Consigliere federale Martin Pfister, che si terrà:

Il 24 ottobre 2025, 17.00
presso la sala del Consiglio comunale di Lugano
Piazza della Riforma 1, 6900 Lugano

Con il seguente programma:
• Saluto del Sindaco della Città di Lugano, on. Michele Foletti
• Saluto del Presidente della Repubblica e Cantone Ticino, on. Norman Gobbi
• Saluto del Presidente GMDSI, on. Filippo Lombardi
• Saluto del Direttore della Camera di commercio e dell’industria del Cantone Ticino, Luca Albertoni
• Relazione del Consigliere federale Martin Pfister, Capo del DDPS
• Sessione di domande
Al termine sarà offerto un aperitivo alla popolazione nell’ Atrio del Municipio della Città di Lugano

Saremo lieti di darvi il benvenuto a questo importante incontro.

Cordiali saluti

Reto Nause
Presidente Alleanza Sicurezza Svizzera

Scacchi e Spitzbarth incoronati “re del tiro”

Scacchi e Spitzbarth incoronati “re del tiro”

Si è chiuso il 17° Tiro Storico del San Gottardo, andato in scena tra venerdì 10 e sabato 11 ottobre ad Airolo.
L’edizione 2025 ha fatto registrare una punta di partecipazione con 720 tiratrici e tiratori provenienti da ogni angolo della Svizzera, confermando la vitalità e il fascino di una manifestazione che unisce competizione sportiva e tradizione nazionale.

I re del tiro
A imporsi nelle classifiche individuali sono stati Massimiliano Scacchi della Tiratori San Salvatore di Paradiso alla pistola 25 metri e Roland Spizbarth della SG Stadt Zürich al fucile 300 metri, che conquistano così i titoli di “re del tiro” del San Gottardo 2025. Entrambi hanno dominato le rispettive categorie grazie a prestazioni solide e costanti, frutto di esperienza e concentrazione. In particolare al fucile, la vittoria si è assicurata con il punteggio massimo e un miglior colpo centrale da 100 su cento, lasciando Ronald Jucker dell’Unione Tiratori Locarno, che aveva un peggior colpo centrale, al podio di miglior veterano. Alla pistola il miglior giovane è Andrea Della Bella della Mendrisiense, il miglior veterano Markus Aebischer della SG Liestal e il miglior attivo Pirmin Käslin della Pistolenschützen Sarnen. Al fucile miglior giovane è Aris Arcotti della Tiratori di campagna Contone-Quartino e miglior attivo Luca Veglio della Tiratori del Lucomagno di Ponto Valentino.

Le migliori sezioni
Sul fronte delle classifiche per società, tra gli ospiti si sono imposte la SG Stadt Zürich al fucile e la Combat League Aarau-Wildegg alla pistola. Per quanto riguarda invece le sezioni ticinesi, il successo è andato ai Carabinieri Faidesi al fucile 300m (che si assicura la vetrata premio di sezione) e alla Mendrisiense nella pistola 25m, a conferma dell’eccellente livello dei tiratori di casa. Seguono al fucile La Mendrisiense e l’Unione Tiratori del Gottardo di Airolo, mentre alla pistola l’Unione Tiratori del Gottardo e la Tiro Sportivo di Bedano, che si aggiudica la vetrata in premio, in quanto le prime due l’avevano già vinta negli scorsi anni.

Tradizione e spirito sportivo
Il Tiro Storico del San Gottardo, giunto alla sua diciassettesima edizione, rimane uno degli appuntamenti più sentiti del calendario elvetico. La cornice di Airolo, con il suo significato simbolico legato al cuore delle Alpi e alla storia della Confederazione, ha offerto come sempre un contesto ideale per una due giorni di sport, cameratismo e passione.
L’organizzazione, curata nei minimi dettagli, ha permesso lo svolgimento di gare regolari e combattute, valorizzando ancora una volta la disciplina del tiro sportivo e il suo radicamento nella cultura svizzera. I tiratori al fucile sono stati 424 e alla pistola 296.

“Un doppio sì che modernizza la giustizia ticinese e rafforza la fiducia dei cittadini”

“Un doppio sì che modernizza la giustizia ticinese e rafforza la fiducia dei cittadini”

La doppia approvazione del Gran Consiglio ticinese, che ha dato luce verde sia alla digitalizzazione della giustizia sia alla reintroduzione della figura del sostituto procuratore pubblico, rappresenta per Norman Gobbi un segnale di maturità istituzionale e di visione strategica. In un momento di forte pressione sulla credibilità del sistema giudiziario, il direttore del Dipartimento delle istituzioni ha definito questo doppio voto “una tappa decisiva per modernizzare la macchina della giustizia, restituendole efficienza e fiducia pubblica”.
Gobbi ha sottolineato come la digitalizzazione non sia solo un aggiornamento tecnologico, ma una riforma culturale dell’intero apparato. L’approvazione del credito di 3,6 milioni di franchi per l’infrastruttura digitale dei tribunali e del Ministero pubblico permetterà di aderire pienamente al progetto nazionale Justitia 4.0, con dossier elettronici e scambio digitale di atti tra autorità. “Ridurre tempi, costi e burocrazia significherà rendere la giustizia più accessibile e trasparente, una giustizia che dialoga con il cittadino”, ha dichiarato.
La trasformazione tecnologica dovrà procedere insieme al rafforzamento delle competenze del personale: “La sfida è duplice, aggiornare strumenti e menti affinché l’innovazione non diventi complicazione”. Il processo sarà graduale e coordinato con la Confederazione, per armonizzare le piattaforme cantonali e federali.
Non meno importante, secondo Gobbi, è la reintroduzione del sostituto procuratore pubblico, approvata a larga maggioranza. “È una risposta concreta al sovraccarico dei procuratori, chiamati a gestire centinaia di incarti. Dare loro sostegno significa restituire efficacia all’azione penale e tempi di giustizia più umani.” I quattro nuovi sostituti, nominati dal Gran Consiglio, si occuperanno dei casi minori, liberando risorse per le indagini più complesse.
Gobbi ha definito questa scelta “un ritorno all’equilibrio”: dopo anni di ridimensionamenti, la giustizia ticinese ritrova strumenti adeguati per affrontare l’aumento dei casi e le nuove forme di criminalità, anche informatica. “Il sostituto procuratore garantisce quella flessibilità operativa necessaria in una società dove i confini tra reato tradizionale e crimine digitale sono sempre più labili.”
Sul piano politico, Gobbi ha ringraziato le forze parlamentari per aver superato le divisioni ideologiche in nome dell’interesse pubblico: “Questo doppio voto dimostra che, quando l’obiettivo è rafforzare lo Stato di diritto, la politica ticinese sa trovare convergenza”.
Guardando avanti, il direttore ha invitato a mantenere il ritmo delle riforme: “Abbiamo imboccato la strada giusta, ma serve continuità. Digitalizzazione e potenziamento della giustizia devono procedere insieme, con visione e pragmatismo. Solo traducendo queste decisioni in risultati concreti per cittadini e professionisti potremo dire di aver davvero modernizzato la giustizia ticinese.”

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 12 ottobre 2025 de Il Mattino della domenica

HCAP: analisi del difficile momento

HCAP: analisi del difficile momento

Il Consigliere di stato Norman Gobbi (nella foto con l’ex idolo biancoblù Dale Mc Court) ha seguito con interesse ed una certa apprensione gli ultimi sviluppi della crisi dell’Ambrì Piotta.
Già membro nel CdA leventinese dal 2009 al 2011, il capo del Dipartimento delle istituzioni non ha nascosto la sua preoccupazione per il futuro ed ha invitato tutti a rimboccarsi le maniche.

Che idea si è fatto sulla crisi del club leventinese?
Anzitutto, mi lasci ringraziare Duca e Cereda per tutta quanto hanno fatto con impegno, dedizione e costanza per questo club e per questi colori. Gliene saremo per sempre grati. Credo che Lombardi e il CdA siano riusciti a trasformare una crisi sportiva – seria ma non più grave di altre affrontate in passato – in una vera e propria crisi societaria, culminata con la perdita simultanea di tre figure fondamentali: allenatore, direttore sportivo e presidente (anche se formalmente ancora in carica). Come molti hanno osservato, probabilmente si era arrivati alla fine di un ciclo, ma le modalità con cui si è chiuso questo capitolo restano davvero imperdonabili. Hanno generato un senso di tristezza e preoccupazione tra i tifosi, ma anche tra i diretti interessati. Duca e Cereda non erano semplici collaboratori di una società sportiva, ma autentiche bandiere: figure ormai sempre più rare nello sport contemporaneo.

Lombardi ha compiuto un clamoroso autogol. È d’accordo?
Credo che non vi siano dubbi sul fatto che sia stato commesso un grave errore, con conseguenze significative. Nel breve periodo si è aperto un problema di stabilità interna, mentre nel medio periodo sarà necessario ricostruire. Colpisce il fatto che la lunga e variegata esperienza di Lombardi non lo abbia messo al riparo da un simile scivolone e, come egli stesso ha ammesso, da un errore di valutazione tanto evidente. Ora è essenziale che tutta la società si ricompatti per affrontare insieme questo momento delicato.

Secondo lei Lombardi ha tradito i valori che tanto decantava?
Su questo fronte ho un’opinione meno netta. Ricordiamoci che l’Ambrì Piotta è una realtà unica nel panorama sportivo, quasi un piccolo miracolo se si considera l’evoluzione dello sport moderno. A questo miracolo ha contribuito – in modo decisivo – nei sedici anni Lombardi. Non credo che un singolo errore, pur grave, debba mettere in discussione tutto ciò che è stato costruito: penso in particolare alla realizzazione della nuova pista e al riordino societario e sportivo che hanno consolidato la posizione dell’Ambrì nell’hockey svizzero. Sarebbe però un errore fatale pensare che tale posizione sia ormai acquisita: è un traguardo che va continuamente difeso e riconquistato.

Come si esce da un momento così difficile?
Nel breve termine, serve ricompattarsi immediatamente e sostenere con convinzione i giocatori e lo staff tecnico ad interim: devono sentire la nostra vicinanza, perché da loro passa la serenità di tutto l’ambiente. Le buone prestazioni non sono mancate in questo inizio di stagione e non è stato tutto da buttare. Parallelamente è indispensabile avviare un lavoro di ricostruzione. Credo che, a differenza del passato, oggi si possa ripartire da basi più solide, ma serve un cambio di passo. Sarà fondamentale individuare le persone giuste per questa nuova fase della storia dell’Ambrì. Da questa crisi si può – e si deve – ripartire con forze fresche, che abbiamo la stessa voglia e la stessa determinazione di Duca e Cereda per far proseguire la storia dell’Ambrì. Qualcuno che abbia ora voglia di mettersi a portare il “sacco” come l’ha definito Duca.

Ci potrebbero essere conseguenze sul fronte degli sponsor?
Errori di questo tipo minano la credibilità del club e inevitabilmente incidono sulla fiducia degli investitori. Per questo motivo è necessario rimboccarsi le maniche e ripartire subito con determinazione. La storia dell’Ambrì è, in fondo, anche una storia di ripartenze: tante cadute dalle quali ci si è però sempre rialzati. La lotta e la resilienza fanno parte del nostro DNA. Bisogna guardare al futuro con fiducia, convinti di potercela fare ancora una volta, nonostante le difficoltà e le condizioni avverse.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 12 ottobre 2025 de Il Mattino della domenica

 

Gobbi: bene la priorità 1 per l’autostrada, ma serve completare anche AlpTransit

Gobbi: bene la priorità 1 per l’autostrada, ma serve completare anche AlpTransit

Non si sono fatte attendere le reazioni al documento del Politecnico di Zurigo che sottolinea quali progetti, in Svizzera, dovrebbero essere realizzati per primi

Un documento di base per decidere come sviluppare strada e rotaia in Svizzera nei prossimi 20 anni: è stato presentato in questi termini il rapporto “Trasporti 2045” stilato dal Politecnico federale di Zurigo (ETH), su incarico del Dipartimento federale dei trasporti, dell’energia e della comunicazione (DATEC). Un rapporto che evidenzia quali progetti dovrebbero avere la precedenza, poiché le finanze della Confederazione non permetteranno di realizzare tutti i progetti previsti. E le reazioni non si sono fatte attendere.

Gobbi: bene l’attenzione sull’A2, ma serve anche il completamento dell’AlpTransit
In Ticino si punta principalmente sul potenziamento della rete autostradale, con il collegamento A2-A13 e il potenziamento delle corsie dell’autostrada A2 tra Lugano e Mendrisio. Opere che, secondo il rapporto, hanno la massima priorità, mentre il proseguimento di AlpTransit a sud di Lugano non viene indicato come una priorità.
Norman Gobbi, Consigliere di Stato ticinese e presidente del Governo, ai microfoni del Radiogiornale reagisce così: “Sicuramente è positivo che venga riconosciuta la priorità 1 per questo tipo di infrastrutture ma su altri fronti dovremo lavorare per far capire che il completamento anche a sud dell’asse ferroviario del San Gottardo, in direzione di Milano per quanto riguarda le persone e verso Luino e poi  Varese per le merci, per noi è altrettanto prioritario, nell’ottica di completare un’opera che è d’interesse non solo ticinese ma soprattutto nazionale e internazionale”.
Questa perizia sembra però mettere nel cassetto per decenni lo sviluppo ferroviario a sud di Lugano… “Un difetto dello studio – reagisce Norman Gobbi – è il fatto che considera AlpTransit come una dorsale interna di collegamento nazionale, mentre è stata costruita in particolare per connettere meglio la Svizzera al resto dell’Europa a nord e a sud. (il potenziamento verso sud, ndr.) Per noi è prioritario, proprio perché se l’obiettivo è di rafforzare la Svizzera, e anche il Ticino quindi, come luogo di produzione e di sviluppo, dobbiamo migliorare i collegamenti: quindi potenziando l’asse di Luino per le merci, e completando l’asse a sud di Lugano per migliorare ulteriormente i collegamenti verso Milano. Una città che interessa il Ticino ma anche Zurigo”.

 
Polizia Cantonale sotto pressione, vertici aperti al dialogo

Polizia Cantonale sotto pressione, vertici aperti al dialogo

“Sono problematiche conosciute e da sempre collaboriamo per migliorare le condizioni di lavoro”. Così l’ex responsabile politico Norman Gobbi commenta le criticità relative al carico di lavoro emerse da un sondaggio promosso dai sindacati.

“Il travaso dalla Polizia Cantonale alle Comunali è conosciuto, è vero che si contano ore di lavoro in più e anche maggiori turni nei festivi e la notte”. È la premessa dell’ormai ex responsabile politico della polizia Norman Gobbi, sollecitato sul disagio espresso da 345 agenti, circa la metà degli effettivi, attraverso un sondaggio dei sindacati. Dall’analisi, presentata al Comando martedì, è emerso che il 72% dei partecipanti ha dichiarato di aver già pensato di cambiare posto di lavoro. Il 25% ne è attualmente alla ricerca.

Vertici aperti al dialogo
Il presidente del Governo però rassicura:  “Queste discussioni le abbiamo già avute diverse volte con le associazioni del personale ma credo che sia il collega Zali, che oggi ha la responsabilità, sia il Comando, continueranno a farle proprio nell’ottica di migliorare le condizioni di lavoro”. Gobbi tiene inoltre a mettere in evidenza un aspetto: “Quanto emerso non pregiudica la qualità di lavoro della Polizia cantonale”. Dal canto suo, anche il portavoce del corpo Renato Pizolli assicura apertura: ” Oltre alle criticità, tipiche di un lavoro a turni e in cui ci si ritrova sotto pressione, dal sondaggio è anche emerso in modo preponderante l’attaccamento degli agenti alla polizia”. Per Pizolli si tratta di un’ottima base di partenza per costruire un percorso basato sul dialogo e per finalizzare i passi da compiere.

“Necessario agire”
Sono in effetti due i piani su cui, secondo i sindacati, occorre lavorare: “Alcuni punti riguardano ciò che può fare il comando di polizia, pensiamo al distaccamento emerso tra i vertici e gli agenti del corpo”, commenta il sindacalista Ocst Claudio Isabella. Per quanto riguarda invece il piano politico, condizioni contrattuali, vacanze, carico di lavoro, i sindacati sono consapevoli del momento delicato per le finanze cantonali. Secondo Isabella, agire in modo tempestivo è però nell’interesse di tutti: “Avere personale stanco con in mano una pistola non sempre è una soluzione ottimale, quindi delle vie per affrontare i problemi sono fondamentali e vanno trovate”. 

Autopsie al San Giovanni, aperte due nuove sale

Autopsie al San Giovanni, aperte due nuove sale

Allestite da Dipartimento delle istituzioni ed Eoc, permetteranno di centralizzare e razionalizzare tutti gli aspetti legati alla medicina legale

Determinare le cause (e il possibile intervento di terzi) di un decesso, così come le responsabilità di violenze su persone ancora in vita. È questo lo scopo principale della medicina legale e dell’Istituto inaugurato nel febbraio dello scorso anno a Bellinzona. Ora, con l’apertura di due sale autoptiche all’Ospedale San Giovanni, sono state raggruppate tutte le procedure legate agli esami necroscopici, attuati su richiesta dalla magistratura. All’inaugurazione dello spazio allestito nell’attuale nosocomio – in attesa, come ha sottolineato il direttore del San Giovanni, Alessandro Bressan, di poterlo traslare nel nuovo Ospedale regionale finora previsto alla Saleggina – hanno preso parte le autorità cantonali e comunali, così come la direttrice dell’Istituto di medicina legale, Rosa Maria Martinez. La quale ha sottolineato come «il vantaggio garantito dalle nuove sale è rappresentato da una maggiore efficienza, grazie alla vicinanza con la sede amministrativa dell’Istituto e con quella della polizia scientifica».

Procedure razionalizzate
Lo scopo principale di un’autopsia medico-legale, ha proseguito la dottoressa Martinez, consiste nel definire la modalità di un decesso (morte naturale o non naturale), determinarne la causa ed escludere (o confermare) l’intervento di terze persone, stabilirne l’ora e conservare materiale biologico probatorio per ulteriori accertamenti. A razionalizzare tutte le procedure, anche la possibilità di avere a disposizione un apparecchio per l’esecuzione di Tac post-mortem, grazie alle quali evidenziare lesioni, ricostruire meccanismi, dare un’identità alla salma, localizzare corpi estranei e confermare la necessità di un’autopsia medico-legale. Esami radiologici per i quali, in precedenza, era necessario appoggiarsi all’Ospedale italiano di Lugano. E quello della radiologia forense – ha precisato ancora la dottoressa Martinez – è un ramo «in costante sviluppo: nel 2024 sono state effettuate ben 83 Tac a fronte di 102 autopsie. Il fatto di poter avere a disposizione la necessaria strumentazione rappresenta dunque una più che benvenuta razionalizzazione del lavoro».

‘Punto di riferimento a livello internazionale’
Presente pure il presidente del Consiglio di Stato, Norman Gobbi: «Quello che ci troviamo a inaugurare è un tassello importante che suggella la riforma della medicina legale, portata avanti in questi ultimi anni e che rappresenta un pilastro della giustizia». L’Istituto di medicina legale necessitava di spazi moderni e «grazie alla collaborazione tra il Dipartimento delle istituzioni e l’Ente ospedaliero cantonale è stato possibile allestire una struttura all’avanguardia. Una struttura che oggi diventa un punto di riferimento non soltanto a livello svizzero, bensì internazionale». D’altro canto le cifre parlano da sole. Infatti, alle 102 autopsie eseguite nel 2024 «se ne sono aggiunte 81 in questi primi dieci mesi scarsi del 2025, per un servizio che rimane aperto 24 ore su 24, 365 giorni su 365».

Un servizio, quello medico-legale, del quale beneficia la magistratura, come ha sottolineato il sindaco di Bellinzona, Mario Branda: «Ma prima lasciatemi ringraziare chi ha voluto, nella mia persona, invitare la Città a questa cerimonia. Perché, per essere onesti, Bellinzona non può vantare alcun merito, se non il fatto di avere sul suo territorio, da tempo immemore, una struttura come il San Giovanni. Tuttavia, come ex procuratore pubblico posso testimoniare quanto sia importante avere a disposizione un istituto di medicina legale di qualità e competenza. Questo facilita enormemente il lavoro dei magistrati».

Trattamento dignitoso, accoglienza decorosa
Dal canto suo la dottoressa Martinez, nella presentazione di quelli che sono gli obiettivi e lo svolgimento di un esame autoptico, ha ricordato come le nuove sale del San Giovanni non rispondano unicamente a un criterio di efficienza (garantita dalla vicinanza amministrativa e dalla centralizzazione delle attività), ma rappresentino altresì la certezza di un trattamento dignitoso delle salme in un unico luogo di gestione e un’accoglienza decorosa per parenti e conoscenti. A compendio della presentazione, l’architetto Ivan Sboarina che ha curato la costruzione del nuovo reparto, costato quattro anni di progettazione, 22 mesi di cantiere e che ha visto l’impiego di 62 figure professionali, ha fornito alcuni ragguagli su quella che è stata l’opera di edificazione della nuova struttura. Perché non bastano due tavoli operatori per fare una sala autoptica. Sono necessari uffici per i medici legali, spogliatoi, una saletta per i famigliari e per l’eventuale riconoscimento della salma, celle frigorifere, celle di congelamento, ambienti adatti alla conservazione di reperti biologici probatori… «È stata una pianificazione piuttosto complessa, nel corso della quale si è pure reso necessario risolvere l’aspetto dei vari incroci delle salme con medici, infermieri, visitatori, in un ambiente ospedaliero attivo 24 ore su 24. La soluzione ritenuta ideale è stata la ristrutturazione delle vecchie camere ardenti, dopo aver proceduto all’eliminazione di tutti i materiali nocivi: policlorobifenili (Pcb), amianto, colle di vario tipo… In seguito – ha concluso il progettista – siamo riusciti a incastrare il tassello molto importante del collegamento con la radiologia e alla fine tutto ha trovato una sua collocazione, in un percorso il più possibile coerente con le varie fasi della procedura».
Al termine della parte ufficiale, tutti gli interessati hanno avuto la possibilità di effettuare un’istruttiva visita ai nuovi locali.

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 10 ottobre 2025 de La Regione

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I corpi sono un alfabeto

Quando e come si effettua un’autopsia? A colloquio con la direttrice dell’Istituto di medicina legale Rosa Maria Martinez.

Nel corso della sua carriera ha eseguito centinaia di autopsie («almeno più di cinquecento»). Dal 1º gennaio 2024, Rosa Maria Martinez dirige l’Istituto di medicina legale del Cantone. Alla domanda se, in senso figurato, i corpi siano in grado di parlare, osserva che lo fanno sì dopo la morte, ma anche da vivi.

«Le lesioni possono aiutare a ricostruire i fatti» – «Da questo punto di vista – aggiunge – l’affermazione è vera non solo nella fase post mortem, ma anche in quella “viva”. Se, per esempio, si effettua una visita medica dopo una presunta violenza, si cercano lesioni che possano contribuire a ricostruire i fatti accaduti in precedenza».
Quando si fanno le autopsie – In generale, si effettua un’autopsia medico-legale in caso di decessi considerati insoliti. «Si tratta di morti in cui i medici legali e la polizia scientifica devono accertare o escludere l’intervento di terzi». Sono i casi in cui, alla fine, si deve dichiarare se si tratta di una morte naturale oppure no, per esempio nei casi di omicidio, suicidio o incidente.
La durata – Un esame medico-legale approfondito del corpo di una persona deceduta («cioè un’autopsia medico-legale») dura di solito circa tre ore. «Ovviamente – aggiunge Martinez – dipende dal caso». L’autopsia si svolge con la presenza di «due medici e di un preparatore umano». All’inizio viene eseguito un esame esterno, durante il quale viene valutata e documentata la parte esterna del corpo.
La “sezione” – Poi viene eseguita una “sezione”: «Si procede cioè all’esame degli organi interni. Alla fine, in tutti i nostri casi, viene redatta una perizia medico-legale, successivamente inviata al Ministero pubblico».
L’inaugurazione – Proprio ieri, all’Ospedale San Giovanni di Bellinzona, sono state inaugurate le nuove sale per le autopsie medico-legali, già operative da settembre. Si tratta di un progetto inserito nell’ambito dello sviluppo dell’Istituto di medicina legale del Canton Ticino, che il Dipartimento delle istituzioni ha realizzato in collaborazione con l’Ente ospedaliero cantonale.

L’Istituto di medicina legale fornisce le sue prestazioni di medicina legale in favore delle autorità giudiziarie – in particolare del Ministero pubblico – e ha assunto anche incarichi per conto della Segreteria di Stato della migrazione (SEM), nell’ambito delle perizie per l’accertamento dell’età dei richiedenti asilo presunti minorenni.

https://www.tio.ch/ticino/attualita/1874626/i-corpi-sono-un-alfabeto

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Medicina legale: a Bellinzona due nuove sale per 100 autopsie l’anno

All’Ospedale San Giovanni sono state inaugurate ufficialmente le nuove sale autopsie. Un progetto congiunto tra EOC e Dipartimento delle Istituzioni che mira a migliorare efficienza, logistica e collaborazione con la polizia scientifica.

Due nuove sale autopsie, moderne e funzionali, centralizzano ora al San Giovanni di Bellinzona l’attività di medicina legale in Ticino. Un passo concreto per rispondere a un volume di lavoro che supera le 100 autopsie medico-legali l’anno, ma anche un segnale di maggiore efficienza logistica e scientifica. “Con quanto accaduto in Vallemaggia ci siamo resi conto della necessità di maggiore spazio”, ha sottolineato la direttrice dell’Istituto di medicina legale Rosa Maria Martinez.

Spazi moderni e potenziati
Entrate in funzione già lo scorso settembre, le sale sono state inaugurate ufficialmente oggi. A disposizione ci sono due ambienti per le autopsie e spazi refrigeratori con una capienza fino a 13 salme. “Per noi era fondamentale poter essere vicini alla radiologia forense ma anche alla Polizia Scientifica” ha evidenziato la direttrice Martinez.

Un traguardo importante
Per il Dipartimento delle Istituzioni, questa centralizzazione rappresenta un traguardo importante nell’ambito della medicina legale ticinese. I numeri confermano la necessità di spazi adeguati e di un lavoro sempre più integrato con la polizia scientifica, ora fisicamente più vicina. “Abbiamo scelto questa formula per far crescere competenze che fino a qualche anno fa non c’erano” ha spiegato il direttore del DI Norman Gobbi. 

Una sfida accolta anche dall’EOC
L’Ente Ospedaliero Cantonale ha accolto con favore il progetto, che ha permesso di riorganizzare i flussi e di garantire standard qualitativi più elevati in un settore delicato come quello della medicina legale. “Prima le salme venivano spostate da Locarno a Lugano per i diversi accertamenti ora, invece, sarà tutto centralizzato, sicuramente un passo avanti anche per il personale coinvolto”, ha sottolineato il direttore dell’Ospedale Regionale Bellinzona e Valli Alessandro Bressan. 

https://www.ticinonews.ch/ticino/medicina-legale-a-bellinzona-due-nuove-sale-per-100-autopsie-lanno-419424

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Due nuove sale per le autopsie a Bellinzona
Sono attive da settembre all’ospedale San Giovanni per il centro cantonale di medicina legale

Sono circa un centinaio all’anno le autopsie eseguite dall’Istituto di medicina legale, autopsie che, dallo scorso mese di settembre, si svolgono nelle due nuove sale ricavate all’interno dell’ospedale San Giovanni di Bellinzona.
“Queste nuove sale autopsie al San Giovanni rappresentano una centralizzazione dell’Istituto di medicina legale, soprattutto perché abbiamo qui a Bellinzona la sede amministrativa del nostro istituto, abbiamo la vicinanza della polizia scientifica e soprattutto abbiamo adesso un unico posto dove possiamo anche effettuare le TAC post-mortem, cioè la radiologia forense ed effettuare le autopsie medico-legali”, spiega alle telecamere del Quotidiano della RSI Rosa Maria Martinez, direttrice dell’Istituto cantonale di medicina legale.
In sostanza un unico centro di competenze nella città, che rafforza la collaborazione con l’ente ospedaliero cantonale. Alessandro Bressan, direttore dell’Ospedale regionale Bellinzona e Valli, spiega che si tratta di una collaborazione interessante. “Il Dipartimento delle istituzioni ci ha contattato cinque anni fa. L’idea è sempre quella di concentrare, di fare sinergie, di sfruttare le competenze che ci sono ma cercando di concentrarle. Prima le autopsie, fino ad agosto, venivano fatte all’Istituto cantonale di patologia (ICP), però le TAC venivano fatte all’ospedale italiano di Lugano, a Viganello, quindi la salma faceva grandi tragitti con i medici legali che invece sono qui a Bellinzona, per cui si è reso naturalmente molto interessante riuscire a concentrare queste attività tutte qui”.
Due sale autoptiche, celle frigorifere e una saletta per accogliere i familiari nel delicato momento del riconoscimento delle salme. Rosa Maria Martinez ha sottolineato che è importante avere questo spazio, “uno spazio dignitoso che prima non avevamo a Locarno. Sappiamo che i casi medico-legali non sono facili per nessuno, soprattutto per la famiglia, è per questo che abbiamo questa parte dedicata anche ai familiari”.
Fino a un mese fa le autopsie venivano eseguite all’istituto di patologia di Locarno. Bressan spiega che sono stati trasferiti i due preparatori delle salme dall’ICP all’ospedale San Giovanni e durante il 2026 “studieremo di trasferire anche le autopsie mediche, che sono tra le 10 e 20 all’anno, anche loro da Locarno qui al San Giovanni. L’ICP userà gli spazi per riorganizzarsi, per sfruttarli meglio, per ampliare l’offerta e per riorganizzarsi meglio”. A questo si aggiunge la richiesta, in attesa di luce verde, di riconoscimento come centro di formazione per specialisti in medicina legale.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Due-nuove-sale-per-le-autopsie-a-Bellinzona–3185412.html