Presa di ostaggi, esercitazione congiunta per 3 polizie cantonali

Presa di ostaggi, esercitazione congiunta per 3 polizie cantonali

Comunicato stampa

Le polizie cantonali di Ticino, Turgovia e Zugo hanno condotto un’esercitazione intercantonale di grande portata, finora unica nel suo genere. Per due giorni l’attenzione si è concentrata sulla
gestione di una simulazione relativa a una presa di ostaggi e a un rapimento. L’obiettivo era quello di verificare il coordinamento operativo a livello superiore, la gestione congiunta dell’intervento e i processi di comunicazione tra i corpi coinvolti.
Per la prima volta in questa forma, i tre corpi di polizia partecipanti hanno affrontato insieme una situazione molto complessa. L’esercitazione, che si è svolta in diverse località nei cantoni di Zugo, Turgovia e Ticino, si è articolata in varie fasi: dalla prima segnalazione, alle misure tattiche e alle indagini, fino alla gestione operativa congiunta dell’evento.
Alla due-giorni hanno partecipato numerosi specialisti e specialiste dei tre corpi, supportati da ulteriori forze operative provenienti dai rispettivi concordati di polizia. L’esercitazione ha richiesto ai partecipanti un elevato livello di coordinazione, professionalità, flessibilità e comunicazione.
Lo scenario dell’esercitazione prevedeva il rapimento e la presa di ostaggi di più persone. Le prime segnalazioni sono pervenute quasi contemporaneamente nei cantoni Ticino e Zugo. In seguito, l’evento si è esteso al Canton Turgovia. I presunti autori, simulati, hanno dato sfoggio di elevata mobilità, ponendo le forze di polizia di fronte a complesse sfide tattiche e logistiche. Al termine di intense attività di polizia, i sette autori sono stati infine arrestati e tutte le vittime liberate.
Il fulcro dell’esercitazione era la collaborazione intercantonale in caso di evento non comune, in particolare in situazioni straordinarie che richiedono l’impiego di forze d’intervento specializzate
provenienti da più cantoni. Particolare attenzione è stata dedicata al coordinamento operativo a livello superiore, alla gestione dell’evento e alla comunicazione tra le formazioni operative coinvolte e gli stati maggiori di condotta.
Sulla base della valutazione dell’esercitazione, i corpi di polizia che hanno preso parte alle attività stanno ora verificando i processi, i mezzi operativi e le infrastrutture esistenti. Lo scopo è quello di
garantire che, in caso reale, la collaborazione intercantonale funzioni in modo professionale e affidabile e che l’evento possa essere gestito congiuntamente con successo.
In un primo bilancio, i tre comandanti dei corpi di polizia coinvolti hanno tratto conclusioni positive e considerano l’esercitazione un passo importante verso una gestione degli interventi ancora più efficiente e coordinata in situazioni non comuni.

Deputazione e Governo: fronte comune su perequazione e tagli FFS

Deputazione e Governo: fronte comune su perequazione e tagli FFS

C’è preoccupazione per la riorganizzazione di Cargo ed i progetti ferroviari messi in pausa, ma pure impegno a difendere gli interessi del Ticino a Berna

Questa mattina a Bellinzona si è tenuto l’incontro della deputazione ticinese alle camere federali con il Consiglio di Stato, al centro delle discussioni rimangono la perequazione finanziaria e i tagli previsti delle Ferrovie federali svizzere.
La perequazione finanziaria nella sua struttura attuale sfavorisce il cantone Ticino. Il Consiglio di Stato e la deputazione ticinese hanno ribadito la volontà di far fronte comune a Berna, sottolineando però le oggettive difficoltà nel far comprendere la posizione ticinese. 
La deputazione ha – tra le altre cose – incontrato anche i dirigenti di FFS. Soddisfazione per i dipendenti di Cargo, che hanno tutti trovato un nuovo impiego. Preoccupazione invece per quella che sarà una seconda ondata di licenziamenti. 
“Purtroppo – afferma Greta Gysin, presidente della deputazione ticinese alle Camere federali – questa riorganizzazione di Cargo è una necessità. Lo abbiamo visto dal punto di vista finanziario. Così Cargo, se non modifica i propri processi di produzione, non può sopravvivere. E perderemo di fatto tutti i posti di lavoro in Ticino. Ci sarà un seguito in questa riorganizzazione. E dovremo prestare attenzione perché, per le persone colpite, si trovino delle soluzioni. Ma anche perché il trasporto merci su ferrovia non cada nel dimenticatoio”.
Sempre in ambito ferroviario, il programma “Trasporti 45” ha messo nel cassetto alcuni progetti di ammodernamento delle stazioni ticinesi. Anche su questo punto è stata promessa battaglia.
“Ci sono diversi progetti – aggiunge Gysin – ma, per citare due esempi, si tratta di rendere più flessibili i nodi di Bellinzona e di Lugano per permettere una maggiore frequenza. Ma anche di adeguare ad esempio, il marciapiede di Mendrisio per permettere anche a treni più lunghi la fermata in quella stazione. Sono dei progetti di minore entità, ma che per il buon funzionamento e per il flusso del trasporto pubblico in Ticino, sono assolutamente essenziali”.
Una posizione evidentemente condivisa dal Consiglio di Stato. Il presidente Norman Gobbi ha confermato l’impegno comune per far rientrare queste opere nel programma “Trasporti. 45”. E sono progetti che, è stato detto, non hanno una valenza solo regionale, ma anche nazionale e internazionale.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Deputazione-e-Governo-fronte-comune-su-perequazione-e-tagli-FFS–3290072.html

 

 

 

Basta fake news – ecco di cosa tratta davvero la LMB

Basta fake news – ecco di cosa tratta davvero la LMB

Comunicato stampa di Alleanza Sicurezza Svizzera

Il PS antepone l’ideologia alla sicurezza della Svizzera: con delle fake news sta sabotando l’adeguamento – urgentemente necessario – della Legge sul materiale bellico (LMB). Tuttavia questi fumogeni ideologici della sinistra non attecchiscono: le affermazioni false si possono confutare facilmente – i diritti umani continueranno ad essere protetti anche in futuro. Una volta smascherate le fake news, la strada è libera per una discussione oggettiva sul perché le esportazioni di armamenti prodotti in Svizzera siano indispensabili per la nostra sicurezza.

L’invasione russa dell’Ucraina ha messo impietosamente in luce gli errori dell’inasprimento delle regole di esportazione di materiale bellico: i nostri principali Paesi partner, come Germania, Francia e Italia, non acquistano più materiale armamenti di provenienza svizzera. I motivi sono due: in primo luogo, se la NATO venisse trascinata in un conflitto con la Russia, gli Stati europei non riceverebbero più munizioni o pezzi di ricambio dalla Svizzera. In secondo luogo, non possono scambiare fra loro beni acquistati in Svizzera – condizione che oggi rappresenta una base imprescindibile per le procedure di acquisto.
La politica ha reagito e nella Sessione invernale deciderà in merito a due correzioni: primo, le aziende svizzere devono poter esportare i loro armamenti anche nei Paesi partner quando questi si trovano coinvolti in un conflitto. Anche la riesportazione è di base ammessa. Resta tuttavia garantito per legge che nessuna fornitura possa avvenire in caso di violazioni sistematiche dei diritti umani, di alto rischio di riesportazione verso destinatari indesiderati o di impiego contro la popolazione civile. Inoltre, il Consiglio federale può vietare esportazioni per ragioni di politica di sicurezza o di neutralità.

Divieto di forniture di armi a Paesi con violazioni dei diritti umani
I comunicati del PS contengono descrizioni quasi deliranti: «In futuro le armi svizzere potranno di nuovo essere esportate in Paesi in guerra civile come il Sudan oppure verso Stati che commettono gravi violazioni dei diritti umani come l’Arabia Saudita» (comunicato stampa del PS dell’11.11.2025).
Michael Götte, consigliere nazionale UDC, ha replicato in modo chiaro durante la conferenza stampa: «La Svizzera continuerà a non esportare armi in Paesi in guerra civile o in Paesi che non rispettano i diritti umani. Questo rimane proibito.» Il consigliere nazionale Heinz Theiler (PLR SZ) si è espresso così: «Il Consiglio federale può porre il veto anche per i Paesi LMB-2 per ragioni di politica estera, di sicurezza e di neutralità. Anche la neutralità rimane garantita. Il PS fa solo del facile allarmismo per preparare il proprio referendum.»

Linee guida chiare per l’export
Anche Andrea Gmür-Schönenberger, consigliera agli Stati Il Centro, ha sottolineato: «Il Consiglio degli Stati, ma anche la Commissione della politica di sicurezza del Consiglio nazionale, definiscono un quadro chiaro, il quale permette l’export verso i nostri Paesi partner, Paesi che in quanto Stati di diritto stabili sottostanno agli stessi obblighi internazionali della Svizzera nel commercio di armamenti.»

Fermare l’esodo delle aziende che producono armamenti – senza una propria industria degli armamenti, è a rischio la sicurezza della Svizzera
Con la legislazione attuale, la Svizzera viene esclusa nel settore della difesa dalle catene di fornitura, dalla ricerca e dalla cooperazione internazionale – Senza una propria industria degli armamenti, la sicurezza della Svizzera è compromessa. Non si tratta solo delle grandi imprese, ma di centinaia di PMI: «Il PS ignora una parte essenziale della nostra realtà economica: numerose PMI sono dei fornitori di questi produttori. Imprese come la mia, con circa 70 collaboratori, sono fortemente colpite dall’esodo di questi produttori.», ha dichiarato Giovanni Gaggini, presidente del CdA di Poretti & Gaggini SA.
E è stato il solo, anche Christoph Bertschi, co-fondatore & CEO di CDDS.ai, ha riportato come: «Un allentamento responsabile, come proposto dal Consiglio degli Stati e dalla CPS del Consiglio nazionale, ci permetterebbe di avviare la produzione in Svizzera e generare un importante valore aggiunto a livello economico: potremmo creare nuovi posti di lavoro, mantenere in Svizzera tecnologie di alta qualità e contribuire a sviluppi innovativi anche in futuro.»

Una nuova modalità digitale per richiedere la licenza allievo conducente

Una nuova modalità digitale per richiedere la licenza allievo conducente

Comunicato stampa

La Sezione della circolazione introduce una nuova modalità digitale per richiedere la licenza allievo conducente (LAC), la conversione della licenza estera e la licenza di condurre internazionale. Da oggi, i formulari cartacei vengono sostituiti da un formulario online interattivo presente sul sito internet.

Ogni anno vengono presentate circa 10’000 richieste di licenza allievo conducente, delle quali in passato oltre un terzo risultava incompleto o errato, causando ritardi, restituzioni postali e tempi d’attesa più lunghi.
Con la nuova procedura digitale, l’utente è certo di aver trasmesso tutta la documentazione necessaria prima dell’invio.
Il Servizio conducenti potrà così limitarsi alla verifica finale ed emettere più rapidamente il documento richiesto.  
Gli utenti possono inoltre seguire in tempo reale lo stato della propria pratica – se in attesa, in evasione o completata – grazie a un sistema di notifiche via e-mail e a un link personale che consente di consultare in qualsiasi momento l’avanzamento della richiesta, senza dover più telefonare o scrivere.
Per motivi di controllo qualità, si ricorda che l’utente deve conservare la documentazione cartacea originale, che potrà essere richiesta in caso di verifiche a campione o dubbi da parte del Servizio conducenti.  
Questa iniziativa si inserisce nel più ampio progetto di digitalizzazione dei servizi della Sezione della circolazione, volto a semplificare le procedure amministrative, ridurre i costi e limitare l’impatto ambientale.  
Per maggiori informazioni vi invitiamo a consultare la pagina dedicata sul sito internet della Sezione della circolazione.

L’esercito svizzero in Ticino: un pilastro per la sicurezza e l’economia regionale

L’esercito svizzero in Ticino: un pilastro per la sicurezza e l’economia regionale

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha commentato i dati sull’impatto dell’attività dell’esercito svizzero nel Canton Ticino, evidenziando come le forze armate rappresentino non solo un presidio di sicurezza, ma anche un importante motore economico per il territorio.

L’esercito svizzero sta attraversando un periodo di sfide significative“, ha esordito Gobbi, riferendosi ai costi legati all’acquisizione degli F-35 e alle problematiche del progetto droni. “Tuttavia, è fondamentale distinguere tra critica costruttiva e strumentalizzazione politica. Additare sistematicamente ogni problema come prova dell’inadeguatezza strutturale dell’esercito rivela spesso un’agenda politica precisa“, ha sottolineato il Presidente del Consiglio di Stato.

La presenza militare in Ticino si articola attraverso una rete capillare di infrastrutture distribuite sul territorio, da Airolo a Locarno, da Isone a Monteceneri. Complessivamente, 427 collaboratori del DDPS lavorano nel cantone, di cui 227 militari di professione e 200 civili, mentre altri 422 residenti ticinesi prestano servizio in altri cantoni. I militi ticinesi attualmente in servizio sono 5’382, di cui il 50% concentrato nelle tre principali unità: Gruppo artiglieria 49, Battaglione fanteria montagna 30 e Battaglione salvataggio 3.

L’impegno concreto dell’esercito sul territorio è emerso chiaramente durante l’operazione “AQUA 24” in Vallemaggia”, ha proseguito Gobbi, “dove le forze armate hanno fornito supporto essenziale con 76 ore di volo, fino a 42 militi impiegati e complessivamente 692 giorni di servizio nelle prime due fasi dell’intervento”. Oltre agli interventi d’emergenza, l’esercito sostiene regolarmente eventi civili attraverso varie prestazioni, con 1’347 giorni di servizio tra il 2024 e il 2025 per manifestazioni sportive e culturali sul territorio.

Un aspetto particolarmente rilevante riguarda l’impatto economico. Gli investimenti di armasuisse Immobili nella regione ticinese dal 2015 ammontano a 350 milioni di franchi, tra progetti conclusi, in realizzazione e in pianificazione. Secondo la media pluriennale, il 75% delle spese per prestazioni di pianificazione ed edili ricade su fornitori della regione linguistica, generando un importante indotto per l’economia locale. Tra i progetti realizzati spiccano il centro logistico del Monte Ceneri (22 milioni), la sala polivalente di Isone con certificazione Minergie-P-ECO (8 milioni) e la centrale termica a cippato dell’aerodromo di Locarno (8 milioni), che consente di risparmiare 75’000 litri di olio all’anno.

Guardando al futuro, sono in programma interventi significativi: la nuova costruzione del Centro Medico della Regione al Monte Ceneri (17 milioni), lo sviluppo della logistica nel Nord Ticino a Quinto (38 milioni) e la ristrutturazione totale delle caserme del Monte Ceneri (22 milioni). Sul fronte dei pernottamenti, l’Ufficio coordinazione ha registrato 138’747 pernottamenti nel 2024-2025, generando un flusso monetario complessivo di 7,6 milioni di franchi tra pagamenti ai comuni, ai privati, sussistenza e compensi ai militi.

In questo contesto, l’approccio più produttivo consiste nel riconoscere i problemi reali senza cadere nella trappola della demonizzazione sistematica“, ha concluso Gobbi. “L’esercito svizzero deve continuare a migliorarsi e adattarsi alle sfide contemporanee, ma trasformare ogni difficoltà in un atto d’accusa contro l’esistenza stessa delle forze armate serve solo a indebolire una componente fondamentale della sicurezza nazionale in un mondo sempre più instabile.”

Articolo pubblicato all’interno dell’edizione di domenica 16 novembre 2025 de Il Mattino della domenica

Incontro con il nuovo direttore del Servizio delle attività informative della Confederazione

Incontro con il nuovo direttore del Servizio delle attività informative della Confederazione

Comunicato stampa

Il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi ha accolto oggi a Bellinzona Serge Bavaud, che dal 1. novembre ha assunto il ruolo di direttore del Servizio delle attività informative della Confederazione.
L’incontro ha consentito una prima presa di contatto con una delle figure chiave per la politica di sicurezza in Svizzera. Nel suo ruolo di direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi ha inoltre potuto presentare le peculiarità del Cantone Ticino e le sfide alle quali il nostro territorio, vista la sua posizione geografica, è confrontato.
La discussione odierna è stata proficua e le parti hanno concordato di mantenersi in contatto per intensificare la collaborazione, a favore della sicurezza del territorio e della popolazione svizzera e ticinese.

Ticinesi sempre più in fuga dal militare

Ticinesi sempre più in fuga dal militare

Gobbi: «Preoccupante. Ci vuole un cambio di mentalità»

Sono sempre più numerosi i giovani che preferiscono il servizio civile a quello militare. Dal 15,9% del 2020 si è arrivati al 21,6% del 2024.
Nel 2024 il 21,6% dei giovani ticinesi ha scelto il servizio civile, preferendolo al militare. Una cifra, questa, che segna un deciso aumento (+5,7%) rispetto al 15,9% del 2020 e che è in netta controtendenza con il dato nazionale.
A svelarlo, nell’odierna conferenza stampa dedicata all’Esercito e al suo impatto in Ticino, è stato il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.
«Bisogna riconoscere l’impegno del soldato» – «A livello svizzero siamo passati dal 16,3% del 2020 al 14,6% del 2024», ha sottolineato il consigliere di Stato, soffermandosi poi sul trend ticinese. «Per il nostro cantone questa crescita è un elemento di preoccupazione perché mancando militi ticinesi anche le nostre formazioni rimangono indebolite».
E secondo Gobbi sarebbe auspicabile un dietrofront. «Bisogna valorizzare maggiormente il milite, e l’Esercito sta già sviluppando la comunicazione in questa direzione. Evidentemente a livello di curriculum fare il soldato di fanteria porta meno che operare come appoggio in una scuola o in una casa anziani. È questa la sfida».
«La verità è che oggi non viene riconosciuto l’impegno del soldato a difesa del proprio Paese e della popolazione», ha sottolineato il consigliere di Stato. «Ci deve essere quindi un cambio di mentalità generale».
Voto in vista e Gobbi raccomanda il “no” – Sull’onda di questo calo di interesse verso la scuola reclute Gobbi ha quindi raccomandato un no alla votazione federale del 30 novembre sul servizio civico. «Oggi più che mai abbiamo bisogno di creare delle forze principali a sostegno della difesa del Paese. Forse l’abbiamo un po’ dimenticato, ma l’Esercito è qui per difenderci. E ricordiamoci che siamo già sotto attacco, forse non siamo bersagliati con armi militari ma lo siamo attraverso gli attacchi informatici».
Difendere, prima di tutto – «La ragione d’essere delle forze armate è quella di difendere», ha convenuto Maurizio Dattrino, comandante della divisione territoriale 3. «Come altri compiti abbiamo aiutare e proteggere, ma se l’Esercito sa difendere sa anche aiutare e proteggere».
«Sì alla giornata informativa obbligatoria per le donne» – Si è quindi parlato del messaggio messo in consultazione questa settimana dal Consiglio federale riguardante l’introduzione della giornata informativa obbligatoria anche per le donne. «Il Ticino sostiene fortemente questa richiesta. E sono già diversi anni che scriviamo alle giovani ticinesi per ricordare loro la possibilità di partecipare», ha dichiarato Gobbi.
Gli investimenti – Al termine della conferenza stampa David Gastaldi, capo del Settore gestione delle costruzioni di Armasuisse, ha infine illustrato gli investimenti passati e futuri fatti dall’Esercito nel nostro cantone.
Tra i progetti futuri a corto termine si prospetta la realizzazione del nuovo Centro medico della regione al Monteceneri, con costi pari a 17 milioni di franchi, e la costruzione di nuovi edifici dedicati alla logistica nel nord del Ticino, con 38 milioni di franchi. I lavori, per entrambi, inizieranno nel 2026.
Con una visione più a lungo termine, è prevista la ristrutturazione totale della caserma del Monteceneri, con investimenti pari a 22 milioni e un inizio dei lavori nel 2033, così come il risanamento delle caserme di Ariolo, il cui cantiere prenderà il via nel 2034. «Questi investimenti hanno delle ricadute economiche dirette sul territorio, anche a favore di privati e Comuni», ha concluso Gobbi.

https://www.tio.ch/ticino/attualita/1883369/ticinesi-sempre-piu-in-fuga-dal-militare-gobbi-preoccupante-ci-vuole-un-cambio-di-mentalita

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Esercito, l’impatto in Ticino è di oltre 5mila militi e 350 milioni di franchi
Il direttore del Dipartimento istituzioni Gobbi, il comandante della Divisione territoriale 3 Dattrino e Castaldi per Armasuisse immobili fanno il punto.

227 militari di professione tra ufficiali, sottufficiali, specialisti e piloti. 5’382 militi ticinesi, di cui 5’271 assegnati a formazioni dell’esercito, la metà di questi tra Gruppo artiglieria 49, Battaglione fanteria di montagna 30 e Battaglione di salvataggio 3. Un dato allarmante, l’aumento di partenze per il servizio civile prima della scuola reclute – nel 2020 erano il 15,9% adesso il 21,6% –, quando a livello nazionale il dato è in controtendenza. Un altro dato, molto più lusinghiero: 350 milioni di franchi di investimenti dal 2015, con il 75% delle spese per prestazioni, pianificazione e edili che ricade sul territorio ticinese.
È questo in soldoni l’impatto dell’esercito sul Canton Ticino, oggetto di una conferenza stampa convocata oggi con l’obiettivo – afferma il direttore del Dipartimento istituzioni e presidente del governo Norman Gobbi – «di portare un’entità che sembra lontana e ogni tanto poco percettibile più vicina, a una dimensione più reale a livello umano, fisico e di investimento». Partendo dal ‘capitale umano’, i militi, che Gobbi ricorda essere per la metà nel gr art 49, nel bat fant mont 30 e nel bat salv 3 «dal momento che era uno degli obiettivi del Dipartimento, concentrare gli sforzi principali in tre battaglioni almeno a maggioranza assoluta italofona». Certo, le partenze verso il servizio civile fanno riflettere Gobbi: «È un numero molto elevato, ed elemento di preoccupazione perché mancando militi ticinesi anche le formazioni vengono indebolite nella loro alimentazione, che oggi più che mai necessità persone vista la situazione globale e geopolitica per nulla rassicurante». Per questo motivo «come capo del Dipartimento istituzioni raccomando di votare no all’iniziativa del 30 novembre, oggi più che mai abbiamo bisogno di creare sforzi principali a sostegno della difesa del Paese, della protezione della popolazione e per rispondere agli obblighi costituzionali».
Il direttore del Di ha anche salutato positivamente la decisione del Consiglio federale di promuovere la consultazione sull’obbligatorietà delle giornate formative per le donne: «Il Ticino ha sempre sostenuto questa richiesta, da anni scriviamo alle giovani ricordando la possibilità ora facoltativa di partecipare. Fondamentalmente il Consiglio federale chiede la parità di genere e permette di sensibilizzare meglio sulla questione della sicurezza». Che per Gobbi è fondamentale: «Fin da quando siamo piccoli veniamo allenati a scuola e a casa su come si separano i rifiuti, ma della sicurezza si parla poco e ci si accorge che manca solo quando non c‘è più. Per questo è una richiesta sostenuta dai Cantoni, e in Ticino a queste giornate partecipano già molte ragazze. Quindi, questa idea, tanto balzana non è».

‘Se c’è la difesa, ci sono anche tutti gli altri obblighi’
Di fianco a lui, era presente pure il Divisionario Maurizio Dattrino, comandante della Divisione territoriale 3, che non ci gira affatto attorno: «La ragion d’essere dell’esercito è difendere, se un esercito è in grado di farlo e ha i mezzi, i sistemi e il personale sufficiente per il compito, è in grado di assolvere anche a tutti gli altri compiti. Che sono aiutare e proteggere». Nella protezione, Dattrino ricorda quanto fatto dall’esercito durante i giorni della Ucraine recovery conference a Lugano nel 2022, e con il prospettarsi di una nuova conferenza nel 2026 «se la Polizia cantonale riterrà giusta una presenza della Divisione territoriale 3, risponderemo presente».
Per quanto riguarda l’aiuto, invece, non bisogna andare tanto in là con la memoria. Basta ricordare il dramma dell’alluvione della Vallemaggia, «con l’impiego ‘Aqua 24’ abbiamo sostenuto e aiutato al meglio possibile la popolazione», rivendica il Divisionario Dattrino.
Sulla difesa, invece, il discorso si fa anche economico: «La presenza militare e dei corsi di ripetizione nel biennio 2024/2025 ha dato 138’747 pernottamenti, con ricadute per Comuni e privati di quasi otto milioni di franchi».
Per non parlare dell’indotto generale, illustrato dal capo settore gestione delle costruzioni presso Armasuisse immobili David Castaldi. Ovvero quei 350 milioni tra progetti partiti, conclusi e previsti in Ticino. Esempi? «Il Centro logistico dell’esercito al Monte Ceneri, la sala polivalente della piazza d’armi di Isone, la centrale termica di Locarno, il centro medico della regione Monte Ceneri e, sempre sul Monte Ceneri, la prevista ristrutturazione delle tre caserme. Anche le tre di Airolo saranno ristrutturate, ma qui i tempi saranno leggermente più lunghi».

Il nodo servizio civile
Quindi molte luci, tanti soldi di indotto ma anche qualche ombra. Quella di un servizio civile più volte definito “concorrenza sleale” e dati che confermano una certa difficoltà nel reclutamento e nel suo mantenimento. Rispondendo a ‘laRegione’ sul tema, Gobbi sottolinea come «l’esercito sta sviluppando molto la comunicazione per valorizzare la figura dei militi. È chiaro: fare il soldato di fanteria a livello di curriculum porta molto meno che fare servizio civile in una scuola o in una casa anziani, non viene riconosciuto il sostegno a tutela della popolazione». Quindi, «occorre valorizzare di più i nostri soldati e militi, non solo quelli di carriera ma tutti. Il loro impegno per la nostra difesa è fondamentale, perché proprio ‘difendere’ oggi è un compito essenziale e che negli ultimi trent’anni è stato un po’ dimenticano. Spesso ci si dimentica che siamo già in una guerra ibrida, siamo già sotto attacco, non con armi militari ma con raccolta di informazioni, azioni di disturbo, minacce alla personalità. L’obiettivo generale è destabilizzare, e il ruolo dell’esercito è fondamentale». Gli fa eco Dattrino: «Ho pieno e assoluto rispetto per chi sceglie il servizio civile per motivi di coscienza, e serve anche essere onesti: a 18 o 19 anni anche io forse avrei preferito continuare i miei allenamenti e la mia vita piuttosto che prendere il treno la domenica mattina e ritornare il sabato. Fare il soldato di guardia alle due di notte al freddo può non essere motivante, ma l’esercito va oltre. E il suo ruolo lo abbiamo ben spiegato. Chiaramente dobbiamo essere coscienti che quella del servizio civile è una grande concorrenza, per questo motivo i Cantoni hanno sempre sostenuto le iniziative per rendere meno interessante questa comoda alternativa».

Da www.laregione.ch

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L’impatto economico e sociale dell’esercito in Ticino
Posti di lavoro, investimenti e sicurezza – A Bellinzona sono stati presentati i numeri, meno conosciuti, della presenza militare nel territorio

Le ricadute delle attività dell’esercito svizzero in Ticino. Il tema è stato al centro di una conferenza stampa tenutasi venerdì a Bellinzona. Un incontro che il direttore del Dipartimento delle istituzioni, al microfono del Quotidiano, ha motivato così: “Quando se ne parla sembra qualcosa di distante, invece è una realtà presente sul territorio cantonale con posti di lavoro, e sono quasi 850, ma anche ricadute dirette per quanto riguarda acquisti e la presenza della truppa. Ci sono inoltre gli investimenti per gli immobili che armasuisse crea nel nostro cantone”, ha detto Norman Gobbi.
Nella sala stampa di Palazzo delle Orsoline i relatori hanno sottolineato il ruolo dell’esercito nella difesa, nella protezione della popolazione e come aiuto. Ad esempio nella Vallemaggia alluvionata, con l’impiego di forze aeree, per la ricerca di persone, per lo sgombero di materiale e la ricostruzione.
Ma ci sono anche le ricadute economiche che la presenza grigioverde assicura al territorio: “Nel 2024 i pernottamenti sono stati circa 130’000 con una ricaduta di quasi 8 milioni di franchi a beneficio sia dei Comuni sia di alberghi e ristorazione“, ha ricordato Maurizio Dattrino, comandante della Divisione territoriale 3.
Per quanto concerne invece gli immobili dell’esercito, sono 350 i milioni di franchi per investimenti conclusi, in fase di realizzazione o in pianificazione. Lavori in gran parte affidati a ditte locali. “Nei prossimi anni – ha detto David Gastaldi, capo settore gestione costruzioni di armasuisse – saranno investiti 38 milioni per edifici a Quinto, Ambrì e Claro, dove è stato comprato uno stabile per avere una connessione con la rete ferroviaria. C’è inoltre il Centro medico regionale del Monte Ceneri dove saranno investiti 17 milioni”.
Un punto critico sottolineato in conferenza stampa è la tendenza, da parte dei ticinesi, a passare dal militare al servizio civile. Ora avviene nel 21,6% dei casi, ben al di sopra del 14,6% della media svizzera.
“Molti ticinesi – ha osservato Gobbi – sono studenti e oggi, per un piano di studi, il servizio civile è molto più compatibile. Questo però deve essere contrastato, secondo noi, con una valorizzazione di coloro che prestano servizio militare. Proprio perché è un servizio a favore della collettività per quanto concerne la sicurezza, la protezione e la difesa del nostro Paese. Un bisogno che oggi è più importante che mai”.
Attualmente sono quasi 5’400 i militi ticinesi, tra di loro le donne sono poco più di un centinaio.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/L%E2%80%99impatto-economico-e-sociale-dell%E2%80%99esercito-in-Ticino–3279551.html

“Acque sicure”: bilancio della stagione estiva 2025

“Acque sicure”: bilancio della stagione estiva 2025

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni e la Commissione consultiva del Consiglio di Stato “Acque sicure” presentano il bilancio della stagione estiva 2025, con particolare riferimento agli incidenti avvenuti nelle acque libere e agli effetti delle azioni di prevenzione e sensibilizzazione della campagna “La prudenza fa la differenza”, rivolta alla popolazione locale e ai turisti.    

Durante l’estate in Ticino si sono purtroppo registrati 5 annegamenti, 2 in più rispetto al 2024: 2 nei laghi, 2 nei fiumi e 1 in un corso d’acqua durante un’attività di torrentismo.
Dopo diversi anni di diminuzione costante degli incidenti mortali – dal picco negativo di 9 decessi nel 2021 (6 nel 2022, 4 nel 2023 e 3 nel 2024) – il dato 2025 segna una controtendenza. Le vittime, sia cittadini confederati che di nazionalità straniera, sono tutte accumunate, salvo un caso, dal fatto di essersi trovate sole al momento dell’annegamento.  
Per quanto riguarda invece gli incidenti gravi, nel fiume Verzasca, in particolare nella zona di Lavertezzo, sono stati 3, mentre altri 2 sono avvenuti nel lago Ceresio.
Permane elevato e preoccupa il numero degli incidenti gravi legati alla pratica del torrentismo che, oltre al già citato annegamento, hanno coinvolto 7 sportivi, richiedendo in un caso l’intervento della Rega. È inoltre stato constatato un netto aumento degli infortuni, anche gravi, causati da tuffi in acque naturali senza una preventiva valutazione della profondità e della conformazione del fondale.
Si segnala infine 1 decesso in una piscina privata dovuto a cause naturali.  

La campagna è stata promossa attraverso i consueti canali di comunicazione e supporti cartacei e multimediali. Sono stati affissi manifesti in quattro lingue nei luoghi di maggiore affluenza turistica, nelle principali stazioni ferroviarie, sui mezzi di trasporto pubblici e presso le stazioni di servizio.
Gli attori del settore turistico, le associazioni di categoria degli anziani e i centri diurni a loro dedicati, le scuole e le università, le associazioni e le colonie per i bambini, hanno contribuito in maniera determinante alla distribuzione del materiale informativo che invita all’adozione di comportamenti virtuosi nella pratica di attività sportive o ricreative in acqua.
Le persone che praticano canyoning sono state sensibilizzate tramite un volantino dedicato, distribuito con il supporto delle imprese idroelettriche, delle società di categoria e dei campeggi.
È stata intensificata la collaborazione con le associazioni di migranti attraverso incontri informativi nei principali poli cantonali.
Grazie alla collaborazione con Ticino Turismo, è stata proposta un’attività di sensibilizzazione presso l’Infopoint di Lugano Region. Un’iniziativa nuova che si aggiunge alla presenza a numerosi eventi, dove i messaggi della campagna sono stati diffusi con uno stand dedicato e delle proposte didattiche rivolte in particolare alle famiglie.
Tra le partecipazioni più significative figurano la giornata di sensibilizzazione presso Splash & Spa di Rivera, la giornata degli Sport acquatici al Lido di Locarno, il Longlake Festival di Lugano, le traversate di Melide-Bissone, del Ceresio, di Riva S. Vitale, di Magliaso-Agno e la manifestazione Sportissima a Lugano.
Nei mesi di luglio e agosto è stato garantito il pattugliamento quotidiano dei fiumi Maggia e Verzasca, una misura attiva da 15 anni. Grazie alla collaborazione con il Gruppo Sub Verzasca, i pattugliatori hanno potuto abbinare alla formazione teorica, comprendente anche fondamentali nozioni in ambito di primo intervento, una parte pratica dedicata al lancio della corda di salvataggio. Nell’ambito del programma di prevenzione realizzato con la Città di Lugano, per il quarto anno nei mesi di luglio e agosto i pattugliatori hanno presidiato nei fine settimana e nei giorni festivi la Foce del Cassarate, talvolta accompagnati da cani da salvataggio.  
Una nota positiva del 2025 è stata la quasi assenza dei cianobatteri nel lago Ceresio sino a fine agosto, nonostante vi fossero tutte le condizioni favorevoli per la loro proliferazione.

In conclusione, la prevenzione rimane la misura più efficace per evitare incidenti e annegamenti. Fondamentali sono le competenze personali, come la capacità di nuotare e tuffarsi correttamente, ma anche la consapevolezza dei rischi legati a disattenzione, consumo di alcool, stanchezza, comportamenti temerari, errata percezione del pericolo, sopravalutazione delle proprie capacità e scarsa conoscenza del territorio.

Nel quadriennio in corso, il Dipartimento delle istituzioni e la Commissione “Acque sicure” continueranno a sviluppare nuovi strumenti di prevenzione, con l’obiettivo di coinvolgere sempre più attivamente la popolazione residente e, in particolare, i turisti — principali vittime di annegamenti e infortuni gravi.  

Il Dipartimento delle istituzioni ringrazia tutti gli enti e le organizzazioni che, con il loro impegno e la loro collaborazione, hanno contribuito a contenere il numero di incidenti nonostante l’elevato afflusso di visitatori ai laghi e ai corsi d’acqua ticinesi.  

Le forze di polizia latine si dotano della divisa delle polizie svizzere

Le forze di polizia latine si dotano della divisa delle polizie svizzere

Comunicato stampa della Conferenza latina delle comandanti e dei comandanti delle Polizie cantonali (CLCPC)

Le forze di polizia latine si dotano della divisa delle polizie svizzere A partire da gennaio 2026, poliziotti/e e gendarmi della Svizzera romanda e del Canton Ticino inizieranno progressivamente a dotarsi della nuova uniforme KEP, già adottata dalla maggioranza dei Corpi di polizia in Svizzera. Per ragioni di sostenibilità e contenimento dei costi, la sostituzione avverrà in più fasi, tra il
2026 e il 2028.
Gennaio 2026 segnerà la prima tappa di un progetto di ampia portata: la sostituzione delle uniformi delle polizie latine, membre della Conferenza latina delle comandanti e dei comandanti 
di polizia (CLCPC). Le polizie latine (FR, GE, JU, NE, VD, VS e TI), riunite nell’ambito di UNIMATOS, hanno aderito al progetto KEP per il rinnovo delle uniformi di polizia svizzera.
L’adesione, approvata dalla Conferenza latina dei capi dei Dipartimenti di giustizia e polizia (CLDJP), è effettiva dal 22 ottobre 2024. Con questa decisione, le polizie latine si uniscono così
agli altri Corpi di polizia svizzeri che, a partire dal 2015, hanno progressivamente adottato un’uniforme comune.
Attualmente, la divisa KEP è indossata dalla maggior parte dei Corpi di polizia in Svizzera. In futuro sarà adottata da quasi tutti i Corpi di polizia svizzeri. L’obiettivo del progetto KEP è
garantire un’immagine omogenea delle poliziotte e dei poliziotti, ridurre i costi di acquisizione e ottimizzare la gestione logistica. Quest’ultima è affidata a un comitato di gestione, coordinato 
dalle Polizie cantonali di Berna e Zurigo in rappresentanza dell’insieme dei Corpi di polizia. 
I diversi Corpi di polizia manterranno una propria distinzione grazie a degli elementi personalizzati, come i badge e le mostrine. Queste nuove divise rispondono alle esigenze del lavoro quotidiano della polizia. Una versione in grigio sarà mantenuta per gli/le agenti e assistenti di sicurezza pubblica, mentre le divise degli/delle agenti di polizia saranno blu.
In un’ottica di sostenibilità, l’uniforme delle polizie latine non sarà sostituita tutta in una volta, ma saranno rimpiazzati progressivamente i capi usurati. Questo in tre fasi, tra il 2026 e il 2028.
Per contenere i costi durante questa fase transitoria, le polizie latine stanno implementando una piattaforma per la condivisione delle scorte residue all’interno dei vari Corpi, al fine di utilizzare
le forniture già acquistate. È inoltre in fase di studio un progetto per il riciclo delle vecchie uniformi UNIMATOS.

Faccia a faccia tra Governo e Gestione sul preventivo

Faccia a faccia tra Governo e Gestione sul preventivo

L’incontro a Palazzo è durato due ore – Gobbi: “Abbiamo chiesto di dare stabilità al sistema” – Sirica: “Sono fiducioso che troveremo una soluzione”

È durato all’incirca due ore il faccia a faccia sul Preventivo 2026 del Canton Ticino tra la Commissione della gestione e il Consiglio di Stato, accompagnato per l’occasione da un esperto di finanze pubbliche.
All’incontro, tenutosi martedì, era invece assente a Palazzo una maggioranza favorevole ai conti cantonali che per l’anno prossimo prevedono un disavanzo di poco inferiore ai 100 milioni di franchi. “Non da oggi ma da venticinque anni il Canton Ticino – ha detto il presidente del Governo Norman Gobbi ai microfoni della RSI – ha un deficit strutturale, pari a circa il 2% ogni anno sulla spesa pubblica. Questo, a fronte di un’evoluzione che ha visto alcune voci esplodere, conferma la capacità del Consiglio di Stato di controllare la spesa”. Alla Commissione, ha proseguito Gobbi, “abbiamo chiesto di dare stabilità al sistema. Con un preventivo che presenta già 120 milioni di risparmi e permette di assorbire l’ulteriore aumento dei sussidi di cassa malati dato dall’aumento annunciato dei premi”.
Da parte sua, il presidente della Gestione, Fabrizio Sirica, ha ribadito qual è “l’obiettivo e il punto fermo della Commissione, andare in aula a dicembre e quindi entro il 2 dicembre firmare il o i rapporti”. Alla richiesta del Governo di “fare i compiti”, Sirica replica, dicendo: “Penso che non sia costruttivo dare inviti a l’uno e l’altro potere. Altrimenti si potrebbe dire molto anche dal punto di vista del Parlamento sui compiti fatti oppure no dall’Esecutivo. Di certo la situazione finanziaria è strutturalmente complessa per le condizioni quadro. Però questo è il lavoro dei partiti politici e dei rappresentanti del popolo. Sono fiducioso che troveremo una soluzione”.
Nel frattempo a destra e sinistra si annunciano rapporti tra il critico e il contrario. Quello dell’UDC accelera sulla riduzione della spesa. Quello PS-Verdi frena su alcuni risparmi e propone di agire pure sulle entrate. Anche perché sullo sfondo ci sono le due iniziative sulle casse malati votate a fine settembre.
Il governo prevede una loro implementazione dal 2027, anche se la volontà popolare era di agire subito. “Un anno per attuare un’iniziativa che pesa potenzialmente 300 milioni e oltre il 10% della spesa cantonale è comunque un tempo rapido”, obietta il presidente del Governo. “Domani incontreremo i due comitati di iniziativa assieme per illustrare come pensiamo di attuare le due iniziative senza mandare a catafascio le finanze pubbliche”. Appuntamento mercoledì, sempre a Palazzo, sempre per fare i conti.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Faccia-a-faccia-tra-Governo-e-Gestione-sul-preventivo–3270722.html

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Preventivo 2026, Gobbi: “Situazione di grande fragilità. Serve stabilità finanziaria”
Il preventivo 2026 al centro stamattina di un incontro tra il Governo e la Commissione della Gestione.

Il presidente Norman Gobbi si appella all’unità: “Vogliamo attuare le iniziative sulle casse malati ma per farlo serve stabilità”, spiega. I deputati rispondono con due, forse tre rapporti sulle finanze.

Il Consiglio di Stato rilancia, “deputati, approvate il preventivo”. Questo, in sostanza, il messaggio tra le righe di quanto esposto stamattina alla Gestione con il supporto di un esperto: i bisogni dei ticinesi aumentano e il deficit strutturale del Cantone è al 2% della spesa. “È una situazione di grande fragilità che pone degli interrogativi su come poter assorbire le due iniziative popolari votate che dovremo e vogliamo mettere in vigore”, ci dice il presidente Norman Gobbi. “Vogliamo attuarle entrambe, ma tutto deve verificarsi in un quadro di stabilità finanziaria, che passa anche dall’approvazione del preventivo 2026 che prevede comunque già oggi delle misure di risparmio per circa 120 milioni, rispettivamente degli aggiustamenti sulla spesa in aiuto a questa fascia di popolazione che ha bisogno di recuperare potere d’acquisto con i sussidi di cassa malati”.

Parola alla Gestione
Dal canto suo la Gestione prende atto e risponde con due, forse tre rapporti. “Si può comunicare che ci sono due impostazioni differenti”, ci spiega il presidente Fabrizio Sirica. “Una dell’UDC, che verosimilmente ritiene si debba fare di più sul fronte delle uscite, e un’impostazione rossoverde che ritiene che determinati tagli non vadano fatti pur riconoscendo una certa urgenza della finanza pubblica”. I fronti che si stanno delineando sono per l’approvazione di questo preventivo rivisitato oppure per bocciarlo tout-court? “È ancora presto per dirlo, abbiamo ancora tre settimane per delineare maggioranze e minoranze rispetto ai conti pubblici”.

Centro in attesa
Quanto al centro politico per ora attende e, a seconda di come si svilupperanno i rapporti dei colleghi, deciderà se intraprendere una terza via, comunque verosimile. Tutti, però, sono consapevoli: le strategie vanno delineate sul medio termine anche in vista del messaggio per l’attuazione delle iniziative sulle casse malati, di cui è stata fornita la tabella di marcia. “Domani incontreremo i due fronti degli iniziativisti poi allargheremo la discussione proprio per presentare tutto il piano d’azione che prevede già una messa in vigore nel 2027. Questo proprio per rispondere a un bisogno essenziale della popolazione”, conclude Gobbi.

https://www.ticinonews.ch/ticino/preventivo-2026-gobbi-situazione-di-grande-fragilita-serve-stabilita-finanziaria-420997