Ticino in prima linea nel contrasto alla violenza domestica, sessuale e di genere

Ticino in prima linea nel contrasto alla violenza domestica, sessuale e di genere

Comunicato stampa

È stata inaugurata oggi, dalla Consigliera federale Elisabeth Baume-Schneider, la prima campagna nazionale di prevenzione della violenza domestica, sessuale e di genere, dal titolo L’uguaglianza previene la violenza.
La campagna – sviluppata e promossa dall’Ufficio federale per l’uguaglianza fra donna e uomo in collaborazione con la Confederazione, i Cantoni, i Comuni e numerose organizzazioni della Società civile – verrà riproposta ogni sei mesi durante i prossimi tre anni con lo scopo di coinvolgere l’insieme della popolazione in favore di una società fondata sul rispetto che prende le distanze da ogni forma di violenza a casa, per strada, sul lavoro o a scuola.
In una prima fase la campagna sarà destinata in particolare alle vittime, in una seconda fase alle persone loro vicine e in una terza fase alle persone violente o potenzialmente violente.
A partire da maggio 2026 la campagna promuoverà inoltre la diffusione del nuovo numero nazionale dedicato all’assistenza alle vittime (142), che sarà coordinato a livello cantonale dal Dipartimento della sanità e della socialità.  
In Ticino, la campagna s’inserisce nelle importanti attività portate avanti dal Consiglio di Stato che ha adottato dal 2021 un Piano d’azione cantonale sulla violenza domestica, come pure il Programma cantonale di promozione dei diritti, di prevenzione della violenza e di protezione di bambini e giovani (0-25 anni) e il Piano d’azione cantonale per le pari opportunità.
I messaggi della campagna verranno proposti attraverso spazi pubblicitari, canali social ufficiali dell’Amministrazione cantonale, varie attività di sensibilizzazione promosse da Istituzioni cantonali e comunali e numerose associazioni della società civile presenti in Ticino.
Nel corso del mese di novembre diversi Dipartimenti procederanno con l’invio del materiale informativo cartaceo (ad esempio locandine e volantini) agli enti partner, al fine di promuovere una maggiore divulgazione della campagna.
Il Consiglio di Stato ribadisce con convinzione il motto che “Tutti insieme uniti contro la violenza, possiamo davvero fare la differenza”.  
Informazioni, consigli e offerte di sostegno sono disponibili sul sito dedicato alla campagna www.senza-violenza.ch.  
Dal 25 novembre al 10 dicembre 2025 si terrà inoltre anche nel Canton Ticino la campagna mondiale denominata “16 giorni di attivismo contro la violenza di genere”, promossa dalla Divisione della giustizia del Dipartimento delle istituzioni.
In allegato il programma (non esaustivo) dedicato alla Campagna dei 16 giorni di attivismo contro la violenza di genere, disponibile anche all’indirizzo www.ti.ch/violenza.  
Per maggiori informazioni e per contribuire alla diffusione del materiale informativo, è possibile rivolgersi al Coordinamento istituzionale in ambito violenza domestica presso la Divisione della giustizia del Dipartimento delle istituzioni (violenzadomestica@ti.ch / 091 814 32 32).  

“Fatico a comprendere certe narrazioni”

“Fatico a comprendere certe narrazioni”

Il Consigliere di Stato risponde alle critiche dei centri urbani sui riversamenti di oneri: “Il saldo complessivo è a favore dei Comuni”.

Dopo le critiche dei sindaci dei cinque centri urbani sui riversamenti di oneri, Norman Gobbi invita alla calma: “Faccio fatica a comprendere certe narrazioni”, afferma il Consigliere di Stato in un’intervista al Corriere del Ticino, che dedica ampio spazio al tema delle finanze comunali e alla difficoltà di dialogo con il Cantone. “Analizzando il Preventivo 2026 del Cantone, l’insieme del ‘dare avere’ è a favore dei comuni”, sostiene il Consigliere di Stato, secondo cui il punto più delicato resta quello socioassistenziale, in particolare legato agli anziani. “È una voce di spesa che evolve in maniera negativa sia per i Comuni che per il Cantone, a causa dell’invecchiamento della popolazione e dei nuovi bisogni che ne derivano”.

Problemi strutturali
Il direttore del DI riconosce però problemi strutturali nei rapporti istituzionali: “È il gioco dei ruoli esprimere disappunto, ma il Cantone sostiene i Comuni e le città in modi diversi”, sostiene Gobbi, che cita alcuni investimenti per Bellinzona (la delocalizzazione delle Officine o il progetto Fortezza) o Lugano. Gobbi critica inoltre la mancanza di risposte sul progetto Ticino 2020, ancora fermo: “Da un anno e mezzo attendiamo dai Comuni una proposta per recuperare margini di manovra”. Sul dialogo assicura: “Vogliamo garantirlo e strutturarlo. L’attuale piattaforma di dialogo Cantone-Comuni ha raggiunto i suoi limiti: serve una nuova collaborazione tra i due livelli istituzionali”.

https://www.ticinonews.ch/ticino/gobbi-ai-sindaci-fatico-a-comprendere-certe-narrazioni-420896

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Preventivi in rosso e scarso dialogo I timori dei Comuni
Dagli Enti locali dure critiche al Cantone per i continui riversamenti di oneri C’è chi parla di assalto alla diligenza e chi, senza girarci troppo intorno, parla di rapina Ecco come le cinque città-polo intendono far fronte ai disavanzi previsti per il prossimo anno.

« Non possono continuare a rapinarci sul gettito fiscale. Ci sentiamo presi in giro, la nostra dignità è stata calpestata da un Consiglio di Stato probabilmente in difficoltà », tuona da Lugano il sindaco Michele Foletti. « Continuiamo ad essere attaccati da Geronimo come nella famosa pellicola Ombre Rosse del 1939», gli fa eco da Bellinzona il suo omologo Mario Branda. Dalla capitale economica a quella istituzionale, il grido di protesta contro i continui trasferimenti di oneri dal Cantone ai Comuni si leva forte e chiaro.
Non fanno eccezione Chiasso, Mendrisio e Locarno che, seppur con toni più sfumati, ribadiscono che così non si può più andare avanti. « Il meccanismo vuole che la partecipazione dei Comuni sia legata alla loro forza finanziaria e questo ci penalizza – sottolinea dal canto suo il sindaco di Mendrisio Samuele Cavadini –. Non potremo andare in avanti a lungo senza modificare qualche meccanismo, altrimenti i Comuni saranno sempre più in difficoltà ». Va detto, non sono nuove le voci di protesta che si levano dai cinque centri urbani. Lo scorso 10 ottobre ad esempio, in maniera congiunta, i sindaci avevano chiesto dialogo e corresponsabilità al fine di trovare un equilibrio duraturo. Il tema? Sempre quello: le possibili ricadute. «Le misure di equilibrio finanziario cantonali continuano a trasferire in maniera crescente oneri sui Comuni» avevano commentato facendo riferimento soprattutto all’impatto sui centri urbani, «già chiamati a rispondere a bisogni sociali e infrastrutturali sempre più pressanti». Gli esempi, visti da occhi comunali, non mancano: basti pensare all’aumento della partecipazione comunale in settori particolarmente sensibili come le prestazioni sociali (la riduzione dei premi dell’assicurazione malattia, RIPAM), il sostegno alle famiglie attraverso nidi e centri extra scolastici, nonché il finanziamento del trasporto pubblico regionale.

Questione di debito pubblico
Esprimono preoccupazione, dunque, le amministrazioni comunali. Anche perché, al di la delle richieste dal Cantone, le realtà sul territorio devono fare i conti in… casa propria. Lugano si trova confrontata con un debito pubblico di una certa importanza, destinato a crescere visto che vanno riscattate l’Arena sportiva e il Palazzetto. E senza misure di rientro, potrebbe passare da 1,23 miliardi del 2026 a oltre un miliardo e mezzo. È dunque plausibile che si vada ad agire sia sulla spesa corrente – tramite una seconda manovra – sia sul debito pubblico vero e proprio, riducendolo attraverso le cosiddette «dismissioni».

Progetti strategici
Per diventare grande davvero, non solo in termini di popolazione (peraltro in cresci ta) grazie all’aggregazione del 2017, Bellinzona deve spingere sull’acceleratore dei progetti strategici. Progetti fondamentali per lo sviluppo socioeconomico della Città con orizzonte temporale il 2040: dal quartiere con contenuti misti che si svilupperà a tappe una volta che le Officine FFS si saranno trasferite a Castione alla crescita del polo biomedico, senza dimenticare la valorizzazione della Fortezza. Grandi cantieri che contribuiranno ad accrescere l’attrattiva della Turrita e, quel che più conta, il suo gettito fiscale che consentirà a chi la amministra di dormire sonni più tranquilli. I riscontri che si è sulla strada giusta ci sono: negli ultimi anni si sono insediate all’ombra dei castelli diverse nuove società. Nel concreto, dal 2020 al 2024 si è registrata una crescita del 2,4% del numero di imprese, con un picco nel 2021. Con l’obiettivo di coltivare ulteriormente questa tendenza, la Città, attraverso il Servizio di sviluppo economico, ha deciso di puntare su pianificazione strategica, supporto all’innovazione e promozione di ecosistemi imprenditoriali. Una strategia con la quale ci si prefigge di attirare investimenti e creare delle sinergie tra attori pubblici e privati così da rendere Bellinzona non solo una città dove è bello vivere, ma anche lavorare e fare innovazione.
Nel corto termine, si continua ad agire per porre un freno all’aumento della spesa. Le misure previste per il 2026 sono limitati adeguamenti del personale, riduzione da sei a cinque della suddivisione per zone della scuola, rinuncia a uffici elettorali, concentrazione dell’attività degli sportelli comunali, rinuncia alla gestione degli uffici postali, verifica tramite enti esterni dell’efficienza dei processi e corretta dotazione di taluni settori dell’Amministrazione comunale.

Pareggio del bilancio
Incrementare il gettito d’imposta per centrare l’obiettivo del pareggio del bilancio e per poter far fronte alle grandi opere che si stagliano all’orizzonte è il mantra degli ultimi anni anche a Locarno. Gli appelli in questo senso da parte della Commissione della gestione non si contano più. E ne è consapevole anche il Municipio che, al di là delle misure per il contenimento delle spese di cui diremo più avanti, ha deciso intervenire anche sul fronte delle entrate. Come? Intensificando il marketing territoriale per attirare nuove aziende e attuando misure mirate per convincere i proprietari di residenze secondarie a portare il loro domicilio in Città. Per quel che riguarda le misure per il contenimento della spesa, l’Esecutivo locarnese intende adottarne per quasi 450 mila franchi. Esecutivo che tuttavia ammonisce: «Nel breve termine, una modifica rilevante delle voci di spesa è difficilmente attuabile senza la soppressione di servizi. In tale contesto, eventuali scelte strategiche, di natura più politica che tecnica, saranno nei prossimi mesi inevitabili».

«Politiche» già pianificate
Nel Magnifico Borgo l’Esecutivo ha dovuto avviare la revisione del Piano finanziario 2024-2028 poiché il risultato previsto per il 2026 risulta superiore rispetto a quanto stimato nella precedente pianificazione di circa 2 milioni di franchi. Piano che verrà ulteriormente aggiornato non appena saranno note le conseguenze economiche delle votazioni cantonali dello scorso settembre. Va altresì detto che la situazione finanziaria del capoluogo momò non è allarmante. Ma all’orizzonte c’è anche la volontà di dare seguito alle «politiche» pianificate. Quelle che Mendrisio ha fatto sue per il 2026 riguardano la digitalizzazione dell’amministrazione comunale, l’avvio del concorso di progettazione per la casa anziani Torriani 3 e i rinnovi di importanti stabili comunali. Tra i grandi progetti c’è inoltre una collaborazione con USI e SUPSI per valutare l’ampliamento del campus universitario della stazione.

Disavanzo da contenere
Infine Chiasso. La cittadina di confine, malgrado le cifre rosse, guarda al futuro con ottimismo. Sia per quel che riguarda le prospettive economiche, sia per quelle aggregative. La realizzazione della scuola di moda e la rinascita dello stabile ex Credit Suisse dimostrano che a Chiasso c’è fermento. Certo, bisognerà pur sempre fare i conti con le misure di contenimento del disavanzo: bisognerà soprattutto agire sul contenimento dei costi del personale e la razionalizzazione degli investimenti. Ma, come accennato, si punterà sul rafforzamento del gettito grazie al marketing territoriale.

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«Alcune narrazioni fatichiamo a comprenderle»
I sindaci dei cinque centri urbani, nell’ambito del riversamento degli oneri sociali, non hanno lesinato critiche nei confronti del Cantone.
Un tema sollevato anche nelle rispettive presentazioni dei Preventivi. Ne abbiamo parlato con il consigliere di Stato Norman Gobbi.

Questione preventivi, i sindaci dei centri urbani si sono lamentati dei riversamenti. Cosa ne pensa della critica?
«Faccio un po’ fatica a comprenderla. Anche perché, analizzando il Preventivo 26 l’insieme del “dare avere” è a favore dei Comuni. Una delle maggiori voci che viene criticata, ad onor del vero, è una voce in evoluzione che pesa sia sui Comuni sia sul Cantone».

Si parla dell’ambito socioassistenziale e di quello in particolare degli anziani.
«È una voce, come detto, che evolve in maniera negativa sia per i Comuni che per il Cantone ed è la conseguenza dell’invecchiamento della nostra popolazione e dei nuovi bisogni che ne derivano. Per quel che concerne il Preventivo 26 abbiamo cercato di garantire un certo equilibrio, ben consapevoli che tra i 100 comuni c’è ovviamente una differenza, ma nel computo totale, in previsione, ci sarà un’evoluzione positiva».

Nell’esporre le preoccupazioni, alcuni sindaci hanno utilizzato termini, diciamo così, un po’ forti. A Lugano si è parlato di rapina, a Bellinzona di assalto alla diligenza.
«Riconosciamo che ci sono problemi strutturali nei rapporti tra Cantone e Comuni e, ben inteso, è il gioco dei ruoli esprimere il proprio disappunto. Bellinzona, ricordo, nell’ambito del preventivo 2026 ha un saldo positivo. Per quel che riguarda Lugano e Mendrisio, invece, pur con delle differenze ci può stare. Ad ogni modo il Cantone è presente e sostiene i Comuni e le città in modi diversi, spesso meno evidenti, come per esempio quando si tratta di fare investimenti a favore della comunità. Se penso a Bellinzona, posso citare il sostegno dato nell’ambito della delocalizzazione delle Officine o il Progetto Fortezza. Per Lugano si possono citare varie iniziative locali che hanno visto il Cantone dare il proprio contributo, anche di riordino viario. A voler guardare bene se c’è un Comune che avrebbe potuto reclamare e non l’ha fatto quello è Paradiso. Risulta essere il più penalizzato nel computo “dare avere”».

I Comuni parlano anche di margini di manovra sempre più ridotti. Come si risolve?
«Nell’ambito di Ticino 2020 i Comuni da un anno e mezzo ci hanno promesso una comunicazione nella quale avrebbero dovuto essere evidenziati gli ambiti di competenza nei quali vorrebbero recuperare i citati margini di manovra. Ad oggi però, come consiglio di Stato, non abbiamo ricevuto ancora niente e questa è una delle ragioni per cui il progetto è in stallo».

I sindaci dei centri urbani, anche in una recente missiva, chiedono che si possa dialogare.
«Il dialogo noi vogliamo garantirlo e anche strutturarlo. Figura tra gli obiettivi che abbiamo lanciato il 10 settembre a Locarno durante l’incontro con tutti i sindaci. Serve però, appunto, che vi sia una nuova struttura perché l’attuale Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni ha raggiunto i suoi limiti. Per quanto ci riguarda, vi sono certamente i cinque centri urbani, ma dobbiamo considerare anche gli altri Comuni. A tal proposito a breve terremo un incontro con le cinque città, l’Associazione dei Comuni Ticinesi (ACT) e l’Ente regionale di sviluppo del Luganese. L’auspicio mio e del Governo è che i Comuni comprendano che senza una vera e propria struttura politica e amministrativa di supporto condiviso, sul modello di quanto fatto oltre trent’anni fa dai governi cantonali verso la Confederazione, sarà difficile avere una collaborazione reale tra i due livelli istituzionali, in modo particolare in un periodo storico dove per essere resilienti occorre saper agire con la giusta tempestività, non in reazione, ma neppure con i tempi lunghi della politica ticinese».

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 10 novembre 2025 del Corriere del Ticino

“Criminalità d’importazione, carceri svizzere piene”

“Criminalità d’importazione, carceri svizzere piene”

Statistica penitenziaria 2024: oltre 3’500 detenuti stranieri

Nel 2024 in Svizzera sono state eseguite 12’404 pene o misure detentive. Un dato che, pur non segnando un aumento esplosivo rispetto agli anni precedenti, racconta molto sull’evoluzione della società elvetica e sulla pressione crescente che grava sul sistema penitenziario.
Secondo le cifre ufficiali, quasi tre quarti delle esecuzioni riguardano effettivamente la detenzione in un istituto penale. Di queste, il 91% coinvolge uomini e ben il 69% persone di nazionalità straniera. Un quadro che conferma una tendenza ormai consolidata: la popolazione carceraria svizzera è composta in larga misura da stranieri, e questo elemento spiega in buona parte la crescita registrata negli ultimi decenni.
“Negli ultimi quarant’anni – spiega Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni ticinese – il numero di detenuti stranieri è aumentato del 350%. Si tratta di un’evoluzione impressionante, che riflette non solo l’aumento della popolazione straniera in Svizzera, ma anche l’impatto della criminalità transfrontaliera e della mobilità internazionale. Le carceri sono diventate lo specchio di questa realtà.”
Oggi, il rapporto tra detenuti svizzeri e stranieri è di circa uno a tre: per ogni detenuto svizzero ce ne sono due di nazionalità estera. In altre parole, solo un quarto della popolazione carceraria possiede il passaporto rossocrociato. “Per chi non ha domicilio fisso o radici nel Paese – precisa Gobbi -, la detenzione rimane la sola via praticabile. È però vero che l’immigrazione da determinate aree – in particolar modo dal Nord Africa – l’inclinazione alla delinquenza è marcata.”
Accanto alla detenzione, le pene alternative continuano comunque a rappresentare una parte importante del sistema. Nel 2024 oltre 3.000 condanne sono state eseguite sotto forma di lavoro d’interesse generale – quasi un quarto del totale – e il 3% tramite la sorveglianza elettronica. In queste modalità la percentuale di svizzeri è sensibilmente più alta, così come quella delle donne, a conferma del fatto che le misure extracarcerarie si applicano più facilmente a chi ha un contesto stabile.
Per Gobbi, la sfida dei prossimi anni sarà duplice: da un lato garantire la sicurez09za pubblica, dall’altro mantenere un sistema penitenziario equilibrato e sostenibile. “Non possiamo ignorare che due detenuti su tre non sono svizzeri. È una realtà che pesa sulle strutture e sulle finanze dei Cantoni. Dobbiamo lavorare a livello federale per coordinare meglio le politiche penali e migratorie, altrimenti continueremo a gestire gli effetti senza affrontare le cause.”
Le cifre del 2024, in fondo, raccontano una storia che va oltre le mura delle prigioni. Parlano di una Svizzera aperta e mobile, ma anche esposta a nuove sfide. Come ricorda Gobbi, “le carceri sono uno specchio della società: ci mostrano chi siamo e in che direzione stiamo andando. E a mio modo di vedere, vanno posti degli urgenti correttivi”.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 9 novembre 2025 de Il Mattino della domenica

Statistica detenuti

Il Quattromani pedala con Filippo Colombo

Il Quattromani pedala con Filippo Colombo

Questa mattina, sulle terrazze del Monte Tamaro da poco riaperte al pubblico con il nuovo impianto di risalita, il Merlot Quattromani ha trovato un nuovo padrino: Filippo Colombo, campione svizzero di mountain bike. L’annata 2023 è stata presentata al ristorante La Foppa come un tributo al territorio e allo spirito di collaborazione che, da venticinque anni, accompagna questo vino simbolo del Ticino.

Nato nel 2000 da un’intuizione del giornalista enogastronomico Alberto Dell’Acqua, il Quattromani riunisce le mani e le vigne di quattro produttori — Angelo Delea, Feliciano Gialdi, Claudio Tamborini e, all’origine, Guido Brivio — in un progetto raro per un Cantone dove la concorrenza è di casa. L’idea, allora, era quella di creare un vino capace di rappresentare l’intero territorio: un Merlot in purezza nato dall’assemblaggio dei migliori cru delle quattro regioni vinicole ticinesi, affinato in carati e riconosciuto oggi tra i rossi svizzeri di maggiore personalità.

«Siamo partiti da un’idea semplice, ma non scontata: unire le forze per rappresentare il meglio del nostro territorio», ha ricordato Tamborini, ripensando agli esordi. «Quello che all’inizio poteva sembrare un esperimento si è rivelato un progetto duraturo, fondato su fiducia e amicizia». Alla base, una filosofia condivisa: valorizzare la qualità e raccontare il Ticino come una terra capace di collaborazione, anche tra «concorrenti».

Angelo Delea ha aggiunto un ricordo personale, legato ai primi anni dell’avventura: «Quando iniziammo, nessuno sapeva davvero dove saremmo arrivati. C’era solo la convinzione che il vino ticinese meritasse di più, e che la strada giusta fosse crederci insieme. Dopo oltre quarant’anni di lavoro, quella sfida mi emoziona ancora».

Nel suo intervento, il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi ha ripreso quel senso di unità come chiave di identità: «Il Ticino ha bisogno di credere di più in sé stesso. Quattromani dimostra che quando si lavora insieme si cresce tutti, proprio come nello sport, dove il talento da solo non basta: servono disciplina, tecnica e passione».

Filippo Colombo, l’unico ad aver rinunciato alle nuove cabine dell’impianto di risalita per raggiungere il Tamaro in bicicletta, ha legato la metafora del vino al proprio percorso: «È un onore essere padrino di un Merlot che parla di tenacia e radici. Dopo una stagione intensa, e dopo delle vacanze dove mi sono concesso qualche bicchiere di vino ticinese, mi preparo ai prossimi obiettivi: il mondiale in Italia e l’europeo a pochi passi da qui». 

Accanto alla festa, anche un gesto concreto: i produttori hanno devoluto 10 mila franchi alla Fondazione Soccorso d’Inverno Ticino. Il suo presidente, il consigliere agli Stati e Municipale di Lugano Marco Chiesa, ha ricordato come questa realtà, nata nel 1936, continui a sostenere chi attraversa momenti difficili. «Non è assistenzialismo – ha spiegato – ma una forma di solidarietà attiva che aiuta le persone a superare le difficoltà quotidiane. Quattromani e Soccorso d’Inverno condividono lo stesso spirito: voler bene al nostro Cantone e trasformare la passione in impegno sociale».

A suggellare la giornata, la degustazione condotta dal sommelier Paolo Basso, che ha definito il Quattromani 2023 «un vino elegante e muscoloso, capace di raccontare il carattere del Ticino con forza e grazia».

https://www.cdt.ch/lifestyle/gusto/il-quattromani-pedala-con-filippo-colombo-410424

(Immagine: Daniele Maini)

Furti all’imbrunire: ecco come proteggervi!

Furti all’imbrunire: ecco come proteggervi!

Comunicato stampa

Oggi si tiene la campagna, condotta dalle polizie dei Cantoni di Friburgo, Ginevra, Neuchâtel, Vallese, Vaud e Ticino in collaborazione con la Prevenzione svizzera della criminalità (PSC) l’11esima giornata di prevenzione contro i furti con scasso. Questa campagna ha lo scopo di informare la popolazione sui rischi legati ai furti con scasso ricordando le misure di prevenzione da adottare.

Le statistiche mostrano che a livello nazionale i furti e le violazioni di domicilio sono in aumento. L’anno scorso l’aumento è stato di oltre il 11,2% nel corso dell’anno precedente (46’070 nel 2024 contro 41’429 nel 2023). Per la seconda volta consecutiva, il loro numero supera il valore registrato prima della pandemia (36’419 nel 2019). In Ticino per contro non è stato toccato da questi importanti aumenti, in effetti i furti sono diminuiti del 10%.
In autunno, quando le giornate si accorciano, è più probabile che i ladri notino se le case o gli appartamenti sono occupati. Tra ottobre e marzo si registra un aumento dei cosiddetti “furti al
crepuscolo” nelle abitazioni.
La polizia ricorda quindi ai cittadini di adottare misure preventive adeguate. Dopo tutto, il rischio di furto con scasso può essere ridotto considerevolmente senza grandi sforzi e con una serie di accorgimenti: 

– Chiudete sempre a chiave porte, finestre e altri accessi, anche durante brevi assenze.
– Non lasciate i vostri oggetti di valore a portata di mano ma metteteli in un luogo sicuro.
– Simulate la vostra presenza.
– Informate i vostri vicini se vi assentate a lungo.
– Non segnalate sui social la vostra assenza.
– Fate svuotare regolarmente la vostra bucalettere.
– Se notate movimenti sospetti, chiamate immediatamente il 117, rilevando, in presenza di veicoli, il numero di targa e la marca.
– Chiedete un consiglio. Molte forze di polizia, ma anche aziende private, dispongono di consulenti competenti in materia di sicurezza.

In occasione di questa giornata, la Polizia cantonale, le Polizie comunali e la Polizia dei trasporti saranno presenti in tutto il Cantone, nelle piazze, vicino ai centri commerciali e nelle vie di grande
affluenza per una distribuzione di opuscoli sulla prevenzione contro i furti e per puntuali consigli.

Flyer

Incontro dei funzionari dirigenti del Dipartimento delle istituzioni

Incontro dei funzionari dirigenti del Dipartimento delle istituzioni

Comunicato stampa

Si è svolto a Locarno il secondo incontro annuale dei funzionari dirigenti del Dipartimento delle istituzioni, un’occasione di dialogo e condivisione dedicata ai principali temi che coinvolgono l’attività del Dipartimento e la sua evoluzione.

La riunione si è tenuta nella suggestiva cornice della sala del Consiglio comunale di Locarno, all’interno dello storico Palazzo Marcacci.
Il Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento, Norman Gobbi, ha presentato gli aggiornamenti sui dossier in corso, soffermandosi sul valore della leadership e della collaborazione nel contesto lavorativo attuale. Ha inoltre invitato i presenti a riflettere insieme sulle sfide organizzative e gestionali che attendono l’Amministrazione cantonale nei prossimi anni.
Il Segretario generale, Luca Filippini, ha illustrato i principali dati relativi al preconsuntivo 2025 e al preventivo 2026, fornendo un quadro chiaro e trasparente dell’andamento finanziario del Dipartimento.
Uno spazio significativo è stato riservato al tema delle risorse umane, con un approfondimento sui primi risultati dei colloqui d’uscita introdotti per i collaboratori che concludono la loro attività presso il Dipartimento.
Il responsabile delle risorse umane della Segreteria generale, Paolo Arrigoni, ha condiviso alcuni spunti di riflessione emersi dall’analisi dei dati raccolti, offrendo prospettive utili per il miglioramento continuo dell’ambiente di lavoro.
Tra le attività in programma, anche un momento culturale presso la Fondazione Ghisla Art Collection, museo dedicato all’arte moderna e contemporanea. Accompagnati da Pierino Ghisla, fondatore della collezione, i partecipanti hanno potuto scoprire alcune delle opere più rappresentative e conoscere da vicino la storia del museo e della sua missione culturale.

Equipaggiamento invernale: una scelta di responsabilità

Equipaggiamento invernale: una scelta di responsabilità

Comunicato stampa

Con l’arrivo dell’autunno e dell’inverno, anche le giornate più soleggiate possono celare insidie per chi si mette alla guida. Le temperature rigide, il ghiaccio e le precipitazioni nevose influiscono sulle condizioni del fondo stradale, aumentando i rischi alla guida di veicoli non adeguatamente equipaggiati. In questo contesto, il Dipartimento delle istituzioni e la Polizia cantonale, attraverso il progetto di prevenzione “Strade sicure”, promuovono come di consueto una campagna di sensibilizzazione volta a ricordare l’importanza di dotare i veicoli del giusto equipaggiamento per la stagione invernale.

In Svizzera non vige un obbligo legale relativo all’uso di pneumatici invernali. Tuttavia, il principio di responsabilità personale impone ai conducenti di mantenere sempre il pieno controllo del proprio veicolo, adeguandosi alle condizioni stradali.
Attenzione: chi causa disagi alla circolazione o incidenti a causa della mancata dotazione di un equipaggiamento invernale può essere sanzionato.
Una maggiore sicurezza in inverno dipende anche dalla scelta degli pneumatici. Le basse temperature possono compromettere rapidamente l’aderenza dei veicoli, rendendo pericoloso l’utilizzo di gomme estive.
A titolo esemplificativo, su una strada innevata percorsa a 40 km/h, lo spazio di frenata con pneumatici estivi può raddoppiare rispetto a quello necessario con pneumatici invernali (circa 61 metri contro 29 metri).
Montare pneumatici invernali consente migliori prestazioni, maggiore aderenza e, di conseguenza, un controllo più sicuro del veicolo in condizioni critiche.
Nel caso di viaggi all’estero, si raccomanda di informarsi preventivamente sulla normativa locale: in diversi Paesi o regioni l’utilizzo di pneumatici invernali e/o la presenza a bordo di catene da neve è obbligatorio.  

Consigli per una guida sicura durante l’inverno:  

  • Sostituire gli pneumatici estivi con quelli invernali prima che la temperatura scenda sotto i 7 °C. Attenzione però che l’utilizzo di pneumatici invernali con un profilo del battistrada inferiore ai 4 mm è fortemente sconsigliato. Sebbene il limite minimo legale per gli pneumatici sia di 1,6 mm, per quelli invernali si raccomanda una profondità minima di 4 mm.    
  • Sulle strade innevate mantenere una distanza di sicurezza di almeno tre volte superiore rispetto a quella tenuta su strade asciutte.  
  • Evitare manovre brusche improvvise con lo sterzo.
  • Ricordarsi di utilizzare liquido lavavetri invernale.  

Informarsi sulle condizioni meteo e del traffico prima di mettersi in viaggio.  
Per ulteriori informazioni e materiali informativi www.stradesicure.ch.   

Flyer preumatici invernali

“Mi distraggo? No grazie!”

“Mi distraggo? No grazie!”

Comunicato stampa

Prende avvio oggi, 3 novembre, la nuova campagna di prevenzione “Mi distraggo? No grazie!”, promossa dal progetto Strade sicure del Dipartimento delle istituzioni in collaborazione con la Polizia cantonale, le Polizie comunali e con il sostegno del Fondo per la sicurezza stradale. Questa nuova campagna punta a sensibilizzare i conducenti e le conducenti sui rischi della distrazione al volante e sulle gravi conseguenze che può avere non solo per chi guida, ma anche per passeggeri e altri utenti della strada.

Una delle principali cause d’incidente
Lo scorso anno sulle strade ticinesi si sono registrati 3’901 incidenti e la distrazione continua a essere una delle cause principali.
Secondo i dati dell’Ufficio prevenzione infortuni (UPI), la distrazione rappresenta infatti uno dei comportamenti più rischiosi, in particolare l’uso del telefonino alla guida: solo nel 2024 sul territorio cantonale sono state rilevate oltre 4’200 infrazioni legate alla distrazione dovuta al cellulare. Le azioni più frequenti includono telefonare (anche con il vivavoce), scrivere o leggere messaggi ed email, regolare il navigatore o altre funzioni, nonché mangiare e bere mentre si guida.  

La nuova campagna
“Mi distraggo? No grazie!” nasce per ricordare che la sicurezza stradale inizia dall’attenzione di chi si mette alla guida – di un’automobile, di una bicicletta o di qualsiasi altro mezzo.
La campagna, che prende avvio oggi, 3 novembre, si propone di sensibilizzare in modo capillare tutti gli utenti della strada, in particolare i conducenti e le conducenti, e di invertire la tendenza che vede crescere gli incidenti dovuti alla distrazione.
L’iniziativa si appoggia a Mix Distraggo, un personaggio ironico ma incisivo che incarna la distrazione e cerca di “tentare” chi guida, ricordando quanto sia facile perdere la concentrazione.
“Mi distraggo? No grazie!” si articola attraverso più canali:

  • Affissioni stradali, flyer e adesivi
  • Tre brevi filmati che raccontano situazioni quotidiane di automobilisti/e e ciclisti/e, evidenziando come anche piccoli gesti possano distogliere l’attenzione dalla strada
  • Un quiz interattivo sulla pagina web dedicata di Strade sicure per testare la propria consapevolezza sui rischi della distrazione
  • Contenuti social sui profili ufficiali della Polizia cantonale
  • Volantini informativi, disponibili presso i posti di polizia e distribuiti durante controlli preventivi

Raccomandazioni
Per proteggere te stesso/a e gli altri adotta questi comportamenti:  

  • Mantieni lo sguardo sulla strada: anche un secondo di distrazione può essere sufficiente per causare un incidente
  • Attiva la modalità “aereo”, indipendentemente da come ti sposti: che sia in auto, in bici o a piedi disattivare le notifiche e le chiamate riduce il rischio di perdere la concentrazione
  • Imposta il navigatore o altre funzioni prima di partire
  • Se necessario, fermati in modo sicuro

La sicurezza stradale è una responsabilità condivisa.
on questa iniziativa, il Dipartimento delle istituzioni e la polizia ribadiscono il proprio impegno costante, invitando tutti e tutte a un comportamento attento, responsabile e rispettoso sulle nostre strade, perché la vita vale più di una distrazione 

Ulteriori informazioni, i diversi materiali e il quiz interattivo sono disponibili sul sito www.stradesicure.ch.     

Le FFS tagliano, il governo protesta

Le FFS tagliano, il governo protesta

I vertici delle Ferrovie incontrano il Consiglio di Stato e confermano le misure di risparmio.
Gobbi: ‘Posti qualificati tolti al Canton Ticino’

La conferenza stampa è iniziata con trenta minuti di ritardo. Un segnale che il confronto tra Consiglio di Stato e vertici delle Ferrovie federali è stato più complicato di quanto si pensava. A confermarlo d’altra parte è stato lo stesso Ceo delle Ffs: «Abbiamo ancora delle divergenze», esordisce Vincent Ducrot davanti ai media. Divergenze che riguardano i piani di risparmio delle Ffs per il Ticino e la conseguente perdita di posti di lavoro qualificati – 40 in tutto, per ora, nel settore Cargo – a sud della Alpi. «La situazione finanziaria di Ffs Cargo è complicata. Bisogna intervenire per garantire la sostenibilità finanziaria dell’azienda». Interventi che nel nostro cantone si traducono nella rinuncia ai terminal di Cadenazzo e Lugano-Vedeggio e dell’autostrada viaggiante. Il che come detto comporterà 40 posti di lavoro in meno. Ai collaboratori interessati è stata però trovata un’alternativa.
Ma non è finita qui. Ducrot non ha infatti nascosto che all’orizzonte ci saranno anche altri risparmi. Pure in Ticino. «Il vostro cantone ha una concentrazione di personale che è il doppio rispetto alla media svizzera. Il Ticino quindi resta una regione importante per le Ffs». Indicazioni precise non sono per il momento state fornite, se ne saprà di più nei prossimi mesi. Tra le ipotesi ventilate c’è anche la chiusura del deposito di Chiasso, una misura che comporterebbe un duro colpo per il Mendrisiotto ma che per il momento il Ceo delle Ffs smentisce, «si potrà valutare al massimo lo spostamento di alcuni macchinisti in altre sedi».
Per quanto riguarda le misure finora annunciate Ducrot è lapidario: «Non c’è margine di trattativa. Il quadro all’interno del quale ci dobbiamo muovere, ovvero il mandato attribuito dalla Confederazione alle Ferrovie, è chiaro. Non possiamo mantenere artificialmente in vita un servizio che non è sostenibile».

‘Ancora una volta scarsamente considerati’
Spiegazioni che non hanno convinto il Consiglio di Stato, presente in corpore all’incontro. «Ancora una volta si dimostra una scarsa sensibilità nei confronti del Ticino. Un’azienda in mano all’ente pubblico toglie posti di lavoro qualificati al nostro territorio e lo fa in un momento, lo sanno anche a Berna, difficile per l’economia e la società ticinese», afferma il presidente del governo Norman Gobbi. «Faremo tutto quello che è necessario per ribadire la nostra contrarietà». Gobbi allarga lo sguardo: «Queste decisioni calate da Berna si aggiungono alla perequazione intercantonale e ai nuovi accordi bilaterali con l’Unione europea. Due dossier nei quali il Ticino è fortemente penalizzato. Anzi, è l’agnello sacrificale della Confederazione». Ecco quindi le tre richieste del Consiglio di Stato alle Ffs. Primo: sospendere ogni ulteriore misura di riduzione del personale in Ticino fino alla conclusione di un confronto politico e tecnico con le autorità cantonali e le parti sociali. Secondo: garantire il mantenimento di una base operativa stabile e qualificata per il traffico merci nel nostro cantone, con particolare attenzione al nodo di Chiasso e al ruolo di Bellinzona. Terzo: elaborare una strategia nazionale per il traffico merci che valorizzi la posizione del Ticino come snodo logistico e non lo releghi a mera zona di transito.

La reazione dei sindacati
«Ducrot si è dimostrato in palese difficoltà nel difendere delle decisioni che sono invece indifendibili», afferma Thomas Giedemann segretario del sindacato Sev. «Le Ffs hanno una concentrazione di lavoratori più alta in Ticino non per beneficenza, ma perché siamo una regione strategica. Siamo l’asse nord-sud. Appellarsi a questi numeri per giustificare una riduzione di posti di lavoro è scandaloso».
Anche sul riferimento di Ducrot alle “mani legate” da parte della politica federale Giedemann ha qualcosa da puntualizzare: «La buona volontà per quanto riguarda i posti di lavoro le Ffs potrebbero dimostrarla in altri settori. Nella divisione viaggiatori e alle future Officine di Castione. Anche in questi ambiti, però, le Ferrovie tolgono personale e lo spostano in Svizzera interna. Di fatto le Ffs si stanno disimpegnando a livello occupazionale dal Ticino». Il segretario del Sev dà qualche cifra. «220 posti di Cargo concretamente a rischio, la non sostituzione di 29 macchinisti della Viaggiatori che andranno in pensione nei prossimi anni e 150 posti in meno a Castione rispetto a oggi e che verranno di fatto trasferiti Oltralpe. In totale si arriva a 400». Cifre che spaventano. Una nota positiva dalla giornata di venerdì è però arrivata: «La posizione del Consiglio di Stato, che compatto si è schierato dalla parte dei lavoratori».
«Quello che dicono le Ffs è molto riduttivo e non rispecchia la realtà», sostiene Luca Benato del sindacato dei macchinisti. «Ffs Cargo ha 2’500 dipendenti e solo 180 di questi sono in Ticino. Eppure il taglio più importante viene fatto qui. È un vero e proprio smantellamento!».
Per Benato i margini per trovare delle soluzioni ci sarebbero. «Ma se dall’altra parte non si vuole nemmeno dialogare diventa molto difficile…». A essere penalizzato, sottolinea il sindacato macchinisti, non è solo il Ticino, ma anche il Grigioni italiano. «Senza un intervento della Confederazione saremo di fronte a uno scollamento del federalismo. Apprezziamo quindi la presa di posizione compatta del Consiglio di Stato a difesa del lavoro a sud della Alpi». Per Benato un punto deve essere chiaro: «Non sono i 180 dipendenti ticinesi di Cargo ad aver creato il buco milionario di cui parlano i vertici di Ffs, non deve quindi essere su di loro che cade la mannaia».
Più pacata la reazione di Transfair che, pur criticando con fermezza la riorganizzazione messa in campo dalle Ffs, si dice contenta per i 40 collaboratori toccati. “Grazie all’impegno sindacale a tutti i lavoratori è stata offerta un’alternativa”.

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 3 novembre 2025 de La Regione

 

 

Per non finire in prigione

Per non finire in prigione

In Ticino, le persone che optano per il lavoro di utilità pubblica dopo una condanna a una multa (o detenzione breve) sono in crescita netta.
Ecco perché e come funziona

Dopo la condanna del Tribunale a una multa, c’è chi opta per pagarla, chi preferisce la prigione (e in Svizzera sono sempre di più) e chi opta – invece – per il lavoro di utilità pubblica (Lup). Anche quest’ultimo, lo confermano i dati, è in crescita netta nell’ultimo decennio. Come confermano i dati ufficiali del Cantone, dal 2013 a oggi le ore di impegno per la pubblica utilità sono più che raddoppiate. Si va dalle 1348 proprio del 2013 alle 2861 del 2024, anche se quest’ultimo è un anno anomalo che arriva giusto a ridosso di un biennio da “picco” con i 7464 (2021) e 6133 (2022). «Nel 2024 ne sono stati realizzati 125, di lavori di pubblica utilità, più che negli anni precedenti, ma sono state anche ritenute alcune esecuzioni che erano state rimandate, in particolare durante il periodo pandemico», ci spiega Siva Steiner, Capo dell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa del Cantone, «in generale non è così semplice indicare un trend sul medio-lungo termine».

Secondo la vostra esperienza quali sono i motivi che portano a questa scelta?
«Chi sceglie per il lavoro di utilità pubblica lo fa prevalentemente per motivi di ristrettezza economica, perché non può pagare la multa e vuole evitare una detenzione».

Quindi si può stilare un identikit del “luppista“ tipo…
«Quel che spesso accomuna le persone che svolgono un Lup è una situazione di fragilità economica, ma anche psicosociale, se penso in particolare alle dipendenze e alle malattie psichiche.
Vi è una prevalenza, come per le altre forme di esecuzione delle sanzioni, di uomini».

Sfogliando i dati del Cantone, saltano senz’altro all’occhio le età massime: 70enni, 80enni non sono una rarità, nel 2024 addirittura un 90enne… Come succede e, in questi casi, che tipologia di mansioni vengono scelte per i “senior”?
«Anche per le persone più anziane le motivazioni a chiedere un Lup sono analoghe a quelle delle altre fasce d’età. Per queste persone si cercano naturalmente soluzioni lavorative adatte alle capacità fisiche e psichiche, con attività che vengono svolte prevalentemente presso entispecializzati, Pro Senectute in primis»

Da 20Minuti.ch