Visita di cortesia dell’Ambasciatore del Kazakhstan

Visita di cortesia dell’Ambasciatore del Kazakhstan

Comunicato stampa

Il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi ha ricevuto oggi a Palazzo delle Orsoline Kairat Sarzhavov, Ambasciatore della Repubblica del Kazakhstan accreditato a Berna. La visita di cortesia ha consentito di discutere vari temi di interesse comune e di presentare le particolarità del nostro Cantone.

La visita di cortesia dell’Ambasciatore Kairat Sarzhavov – accompagnato dal terzo segretario Adil Makeyev – ha permesso di discutere svariati temi di attualità, offrendo l’occasione per un confronto sulle relazioni diplomatiche e commerciali che legano la Confederazione e il Kazakhstan.
Il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi ha inoltre colto l’opportunità per condividere con l’Ambasciatore alcune informazioni sulle caratteristiche che contraddistinguono il Ticino e sull’attuale situazione socio-economica, politica e culturale del nostro Cantone.

Sull’entrata in vigore Lega e Ps ribadiscono: ‘Si agisca in fretta’

Sull’entrata in vigore Lega e Ps ribadiscono: ‘Si agisca in fretta’

Così il presidente del governo Norman Gobbi dopo l’incontro con i fautori delle due iniziative avallate alle urne. Prioritario per Ps e Lega agire in fretta

Il governo incontra gli iniziativisti dopo il doppio sì alle urne per discuterne il finanziamento.
Gobbi: ‘Cerchiamo una soluzione partecipata e condivisa. Ma con i veti incrociati è difficile’.
È stata una prima storica. Mai, come tiene a sottolineare il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, il governo aveva incontrato i promotori di un’iniziativa approvata alle urne. Già, perché il doppio sì del 28 settembre alle iniziative – quella del 10% e quella per la deducibilità integrale – sulle casse malati «pone un problema non indifferente», rimarca Gobbi.
Quello del finanziamento, visto che le due misure ‘pesano’ 350 milioni sulle casse del Cantone. «Questi incontri fanno parte del piano che abbiamo per arrivare a una soluzione partecipata e condivisa. Una soluzione che deve arrivare per rispondere al grido d’allarme che hanno lanciato i cittadini ticinesi». Ascoltate le posizioni e le proposte di socialisti e leghisti, il Consiglio di Stato – che ha partecipato in corpore agli incontri – farà ora le sue valutazioni. «Poi verranno interrogati altri attori – aggiunge Gobbi –. Questo perché vogliamo una soluzione, come detto, che sia il più condivisa possibile». Nel mezzo però ci sono i paletti che i due fronti di iniziativisti hanno già piantato pubblicamente… «Con i veti incrociati è difficile trovare una soluzione che risponda pienamente a questo grido d’allarme della popolazione. Ognuno ha le sue soluzioni che sono talvolta anche diametralmente opposte ma che perlomeno vogliono contribuire a risolvere il problema». Da definire ci saranno vari aspetti: «Quale modello di servizio pubblico vogliamo, quale livello di pressione fiscale e come garantire l’equilibrio tra principio di solidarietà e responsabilità individuale». Altro tema delicato: le tempistiche. «Evidentemente i due fronti vogliono un’applicazione delle iniziative che sia il più rapido possibile, lo comprendiamo», afferma Gobbi. «Le finanze pubbliche servono però a garantire servizi essenziali e non possiamo sconquassarle».

Frapolli (Lega): ‘Vanno trovate delle soluzioni, ma non tra due anni’
Un incontro esplorativo, come ci spiega il vicecoordinatore della Lega Gianmaria Frapolli. «È stata una riunione interlocutoria in cui abbiamo ribadito la nostra posizione». Cioè: «Che la nostra iniziativa per rendere integralmente deducibili i premi di cassa malati venga applicata al più presto, possibilmente già dal 2026, e che il governo decida finalmente delle misure di contenimento della spesa agendo in modo chiaro e strutturato sulle uscite». La Lega, ricorda Frapolli, «ha già messo sul tavolo le sue ricette per limitare le uscite con le quaranta misure di risparmio e l’iniziativa ‘Stop all’aumento dei dipendenti cantonali’». Insomma, la priorità per il leghista è che il Consiglio di Stato non cincischi: «Siamo consapevoli che non tutte le misure potranno essere sicuramente implementate, però vanno trovate delle soluzioni», osserva Frapolli. Che rimarca: «Non tra due anni, ma in modo decisivo nei prossimi mesi». In tal senso, sottolinea, «anche se è giusto discuterne, non abbiamo bisogno di incontri interlocutori, ma di decisioni». Quello di ieri è infatti per Frapolli un appuntamento che lascia in sospeso troppe questioni. «Ci saremmo potuti ritenere soddisfatti – commenta – se fossimo usciti da Palazzo delle Orsoline con la conferma di una messa in atto delle iniziative da parte del Consiglio di Stato. Questo non è avvenuto perché è stato un incontro interlocutorio, quindi la soddisfazione non c’è», sancisce il vice-coordinatore. E ora cosa succede, sono previsti altri incontri? «Noi non abbiamo ricevuto nessuna indicazione», afferma Frapolli. Ma avverte: «Se non verranno sollecitati altri incontri per trovare una soluzione, sarà nostra responsabilità come partito di governo proporne altri». Dopo i leghisti è toccato al Ps incontrare il governo. «Come iniziativisti abbiamo ribadito che per noi è estremamente importante un’implementazione urgente della misura approvata dal popolo. I premi di cassa malati stanno esplodendo e le persone non ce la fanno più», commenta la copresidente del Ps Laura Riget senza aggiungere altro. «Le negoziazioni si fanno seduti a un tavolo guardandosi in faccia. Non sui media».

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Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 9 ottobre de La Regione

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Per le iniziative sulle casse malati un rebus nelle mani del Governo
Primo «round» di colloqui tra i promotori e l’Esecutivo – La Lega mette i paletti: «Da applicare il prossimo anno, si agisca sulla spesa» Il PS non si sbilancia e avverte: «Aperti al dialogo, ma non a tutti i costi» – E Norman Gobbi mira all’intesa: «Coinvolgeremo tutte le parti»

Non si può certo dire che i volti degli iniziativisti, così come quello del presidente del Governo, fossero particolarmente sorridenti ieri pomeriggio fuori da Palazzo delle Orsoline al termine dei primi colloqui dedicati all’implementazione delle iniziative popolari sui premi di cassa malati approvate il 28 settembre dal popolo.
Le posizioni delle parti, come d’altronde è ovvio che sia in un primo «round» di negoziati, non si sono mosse di un millimetro rispetto agli scorsi giorni. Entrambi i fronti chiedono la messa in vigore «il prima possibile» dei rispettivi testi votati dai cittadini. Ed entrambi i fronti sono consapevoli che trovare i soldi non è un’impresa scontata. Così come entrambi i fronti restano su posizioni diametralmente opposte: la Lega chiede tagli alla spesa per finanziare la sua iniziativa, mentre il PS propone aumenti d’entrate fiscali. Al centro, tra i due fronti, c’è il Governo. Un Esecutivo che, almeno per il momento, sembra fungere più che altro da «arbitro ». Un direttore di gara che si è limitato ad ascoltare le posizioni delle rispettive squadre, senza immischiarsi nel «gioco». Il Consiglio di Stato si prenderà infatti ora qualche settimana per consolidare la sua posizione. E poi allargherà la consultazione a tutti gli altri attori, dai partiti ai sindacati e alle associazioni economiche. Come dire: per avere qualche indicazione in più su come sarà trovata la famosa quadratura del cerchio, bisognerà attendere. Ma per il momento una cosa è certa: trovare quella quadratura sarà certamente impresa ardua, una corsa in salita.

Gli strumenti ci sono
I primi a presentarsi in Piazza Governo dopo l’incontro, poco dopo le 14.30, sono stati i leghisti Daniele Piccaluga, Boris Bignasca e Gianmaria Frapolli. Quest’ultimo, nel rispondere alle domande dei media, non ha nascosto una certa delusione per il primo incontro. «Sicuramente è stata una discussione che non ha portato dei frutti », ha esordito. «Noi abbiamo continuato a mettere sul tavolo le nostre prerogative». Una su tutte: «Il fatto che questo paese non deve avere aumenti d’imposte». E che quindi «bisogna agire sulla spesa pubblica ». Una linea che, ha ricordato Frapolli, la Lega ribadisce «da diversi mesi». Anche sul fronte delle tempistiche il leghista è stato chiaro: «Abbiamo già chiesto che la nostra iniziativa sia applicata il prima possibile, a partire dall’anno prossimo ». Per via Monte Boglia, detto altrimenti, «è il momento di agire» e «non si possono aspettare due o tre anni per applicare » la proposta. Riguardo al finanziamento dell’iniziativa la Lega ha quindi rimesso sul tavolo le 40 misure di risparmio presentate negli scorsi mesi e che, nello stesso Preventivo 2026, sono state essenzialmente già cassate dal Governo. Ma, a questo proposito, via Monte Boglia non ha intenzione di cedere. Anzi. E concretamente chiede che il Governo ne applichi almeno una parte. Senza dimenticare l’iniziativa popolare per ridurre il numero dei dipendenti pubblici. Come dire: gli strumenti per ridurre la spesa ci sono, vanno solo implementati. Anche perché, ha spiegato Frapolli, «bisogna agire. E agire vuol dire anche saper comunicare che occorre fare sacrifici». Sull’ipotesi di un eventuale aumento delle entrate, la Lega si è detta più e più volte contraria. Tuttavia, ieri non ha comunque completamente chiuso la porta. Anche se, ha infine evidenziato Frapolli, una cosa è certa: «Non vogliamo discutere di entrate prima che sia fatto l’esercizio sulle uscite». Insomma: prima il Governo faccia i compiti tagliando la spesa, e poi se ne riparlerà. i costi. Ora tocca anche agli altri».

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Un cortocircuito
Tornando al pomeriggio, l’ultimo a presentarsi davanti ai media in Piazza Governo è stato il consigliere di Stato Norman Gobbi. «È iniziato il primo giro di dialogo con gli iniziativisti che ha permesso loro di esplicitare i punti ai quali tengono ». Ovvero, i loro paletti rossi. L’obiettivo del Governo in questo frangente, ha d’altronde chiarito Gobbi, era proprio quello di ascoltare. «Abbiamo condiviso con loro l’obiettivo di implementare le iniziative», ha spiegato Gobbi, ma tenendo conto di due aspetti: le posizioni «molto distanti» tra gli iniziativisti e la necessità di trovare le garanzie finanziarie per implementare le due misure. Detto diversamente: implementarle «il prima possibile» significa anche trovare i soldi per farlo. Ad ogni modo, ora «il Consiglio di Stato, dopo questo primo giro di colloqui, consoliderà la propria posizione e poi coinvolgerà altri partner nell’ottica di avere un processo partecipativo». Anche perché, ha sottolineato il consigliere di Stato, «una soluzione condivisa ha maggiori possibilità di riuscita».
A questo punto, va però detto, restano ancora diversi nodi da sciogliere. Uno, ad esempio, riguarda l’inscindibilità (o meno) delle due proposte. Saranno presentati due messaggi o uno solo? «È uno di quegli elementi ancora da chiarire», ha risposto Gobbi, proprio «perché un’iniziativa chiede di ridurre le entrate, l’altra chiede una maggiore erogazione di aiuti». E ciò, dal punto di vista finanziario, rappresenta «un cortocircuito» di non facile soluzione.
Sia come sia, ha ribadito Gobbi, per trovare la famosa quadratura del cerchio sarà necessario intervenire sia sul fronte delle entrate sia su quello delle uscite. «Sarà difficile trovare la quadratura? Sicuro. Vogliamo trovarla? Certamente. Ma lo faremo assieme, coinvolgendo tutte le parti necessarie », ha chiosato il presidente del Governo.

Da sapere

Le cifre dietro l’inghippo

Due direzioni opposte
Le iniziative popolari approvate dai ticinesi il 28 settembre vanno applicate in tempi brevi. E su questo punto sono tutti concordi. L’inghippo, a questo stadio, risiede però in due punti. Il primo riguarda il fatto che le iniziative vanno in due direzioni opposte: una chiede minori imposte (e quindi meno entrate per lo Stato) e l’altra chiede più aiuti (e quindi più uscite). Per finanziarle, dunque, occorrerà trovare un compromesso tra queste due vie.

Il costo non indifferente
Secondo le stime del Governo per finanziare l’iniziativa del PS occorrono circa 300 milioni. Per gli iniziativisti circa 200 milioni (perché non tutti poi chiedono effettivamente i sussidi).
L’iniziativa della Lega, invece, dovrebbe comportare circa 50 milioni di minori entrate per il Cantone e 44 per i Comuni.

Il quadro generale
Tutto ciò, in un quadro generale per le finanze cantonali già fragile. Giovedì scorso il Governo ha presentato il Preventivo 2026, con un deficit che sfiora i 100 milioni. Ma la situazione è destinata a peggiorare. Con la riforma EFAS, i risparmi della Confederazione, l’abolizione del valore locativo e l’implementazione delle due iniziative popolari sui premi di cassa malati, all’orizzonte si staglia un deficit che potrebbe aggirarsi attorno ai 700 milioni all’anno.

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 9 ottobre 2025 del Corriere del Ticino

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Cassa malati, tra preoccupazione e opzioni aperte
Il Consiglio di Stato ticinese ha incontrato gli iniziativisti di Lega e Partito Socialista per capire come finanziare quanto votato dal popolo

Nessuno è particolarmente soddisfatto ma nemmeno particolarmente insoddisfatto. Tutti però sono preoccupati. È quanto è emerso a Bellinzona, mercoledì pomeriggio, quando il Consiglio di Stato ha incontrato gli iniziativisti di Lega e Partito Socialista per affrontare il primo passo dopo la vittoria delle due iniziative per sgravare i ticinesi di parte dell’onere dei premi di cassa malati. Come sappiamo in gioco ci sono circa 400 milioni di franchi, fra minori entrate e maggiori uscite per lo Stato.
SEIDISERA della RSI ha chiesto come sono andati gli incontri odierni al presidente del Consiglio di Stato, Norman Gobbi. “Oggi è iniziato il primo giro di dialogo con gli iniziativisti, che ha permesso di esplicitare da parte loro i punti ai quali tengono. Abbiamo condiviso con loro l’obiettivo di implementare le iniziative”. La domanda a questo punto è: implementare le iniziative o implementarle il più presto possibile, che è uno dei nodi? “Implementarle il più presto possibile richiede anche l’analisi di come poterle finanziare – dice Norman Gobbi – Da un lato, proprio perché non possiamo dar seguito senza avere chiari determinati aspetti che sono stati anche chiesti da loro. Quindi in questo senso si lavorerà assieme. Il Consiglio di Stato dopo questo primo giro di colloqui farà un consolidamento della propria posizione, poi coinvolgerà altri partner proprio nell’ottica di avere un processo partecipativo, perché una soluzione condivisa ha maggiori possibilità di riuscire”.
Da parte sua, per i socialisti, la co-presidente Laura Riget ha dichiarato ai microfoni di SEIDISERA che l’incontro è andato bene. “Come iniziativisti abbiamo ribadito che secondo noi è importante un’implementazione rapida: i premi di cassa malati stanno esplodendo, le persone non ce la fanno più. Quindi non si può rimandare l’attuazione. Per tutto il resto pensiamo che i negoziati vanno fatti al tavolo, guardandosi in faccia, non sui media. Quindi non rilasceremo ulteriori commenti”.
Gianmaria Frapolli, uno dei vice coordinatori della Lega, invece ha spiegato che “sicuramente è stata una discussione che non ha portato dei frutti. Noi abbiamo continuato a mettere comunque sul tavolo quelle che sono le nostre prerogative importanti: il fatto che comunque questo Paese non deve avere degli aumenti di imposta e che, da questo punto di vista, bisogna agire sulla spesa pubblica. Questo è un tema che ribadiamo da diversi mesi. I cittadini ticinesi si sono già esposti l’anno scorso con delle riduzioni fiscali e quest’anno hanno detto che non vogliono spendere di più”.
Ora come si andrà avanti? Come ha dichiarato a SEIDISERA il presidente Gobbi, ora il lavoro andrà fatto all’interno del Governo, per individuare almeno alcuni punti fermi su cui costruire sia una strada percorribile finanziariamente sia un consenso fra le forze politiche.
Il Consiglio di Stato vuole tenere tutte le opzioni aperte. Anche, se lo ritenesse necessario, l’opzione di avanzare a velocità differenti. Alla domanda se, idealmente si va verso uno o due messaggi separati, Gobbi risponde: “Questo sarà ancora uno degli elementi da chiarire, proprio perché da una parte abbiamo un messaggio che ci chiede di ridurre le entrate e quindi minor pressione fiscale, dall’altra parte maggior erogazione di aiuti. E questo evidentemente pone la questione del corto circuito dal punto di vista finanziario”.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Cassa-malati-tra-preoccupazione-e-opzioni-aperte–3181068.html

https://www.rsi.ch/play/tv/-/video/-?urn=urn:rsi:video:3181620

«Ciò che accade in Ticino diventerà realtà in tutta la Svizzera»

«Ciò che accade in Ticino diventerà realtà in tutta la Svizzera»

Problemi finanziari
Il Consiglio federale deve confrontarsi con la situazione del suo Cantone, dice il presidente del Governo Norman Gobbi.

Nell’ottobre 2024 il Ticino avrebbe dovuto essere il Cantone ospite all’Olma, ma il Consiglio di Stato ha annullato all’ultimo momento. Le spese di 1,5 milioni di franchi per la partecipazione non erano opportune vista la difficile situazione finanziaria.
Il Cantone Ticino lotta da anni con i bilanci in rosso. Anche il budget 2026 presenta un deficit di 97,4 milioni, su una spesa complessiva di 4 miliardi di franchi. Ma non è tutto: il 28 settembre il problema finanziario del Cantone si è aggravato di diverse centinaia di milioni di franchi con un colpo solo. Gli elettori ticinesi hanno approvato due iniziative popolari, una per maggiori riduzioni sui premi assicurativi e l’altra per maggiori detrazioni fiscali sui premi delle casse malati. Entrambe insieme costeranno al Cantone, secondo un comunicato del Consiglio di Stato, circa 350 milioni di franchi all’anno. A questo si aggiungono due decisioni nazionali che pesano sulle casse cantonali: l’abolizione del valore locativo e il nuovo finanziamento sanitario che entrerà in vigore nel 2028. Il Cantone rischia un deficit complessivo di 700 milioni di franchi tra il 2027 e il 2029, scrive il Consiglio di Stato. «Per una regione come il Ticino questo è insostenibile».

Invecchiamento, frontalieri, poco compenso finanziario
E ora? Il presidente del Governo Norman Gobbi siede pochi giorni dopo questa domenica di voto decisiva nella Sala Protocollo del Palazzo delle Orsoline a Bellinzona, un edificio rappresentativo del XVIII secolo. Viene appena da una seduta del Consiglio di Stato. «Alcuni miei colleghi sono gravati dalla situazione», dice il politico della Lega. Lui stesso è piuttosto ottimista. «Siamo ancora vivi, si troverà una soluzione». Tuttavia, la politica ticinese cerca da anni invano una soluzione. Gobbi spiega i fattori su cui il Cantone ha poco controllo: i molti frontalieri (80’000, un terzo di tutti i lavoratori), che comprimono i salari e pagano solo l’imposta alla fonte; l’invecchiamento, che fa lievitare i costi sanitari; e il compenso finanziario intercantonale, visto dal Ticino come ingiusto. Il Ticino riceve per abitante e anno 301 franchi, l’Aargau 788, il Grigioni 1095 e il Vallese 2469 franchi.
Ma ci sono anche errori fatti in casa: riduzioni fiscali che, secondo i critici, sono costate al Cantone circa 200 milioni di franchi di entrate — senza che però si sia insediato un numero sufficiente di persone con redditi elevati; un’elevata densità ospedaliera e molte visite mediche. Gobbi dice: «Su questo siamo molto ‹latini›, troppi ticinesi vanno dal medico anche per un semplice raffreddore». L’amministrazione cantonale è considerata sovradimensionata con circa 6000 dipendenti; un’iniziativa popolare chiede ora un blocco delle assunzioni e una riduzione del 10% del budget per il personale. In realtà, il Consiglio di Stato potrebbe già attuarlo oggi. I partiti che hanno lanciato l’iniziativa dominano il Governo. Gobbi dice solo che i primi passi sono stati avviati — ma non la dura politica di austerità richiesta dall’iniziativa. Serve un compromesso da sinistra a destra, «altrimenti non usciremo da questa situazione», dice Gobbi. In breve, la sinistra deve contribuire con misure di risparmio, i borghesi con aumenti fiscali. Domani il Consiglio di Stato si incontra con i promotori delle iniziative popolari sui costi sanitari per valutare i margini di manovra nella loro attuazione. Il doppio sì del 28 settembre è stato un «grido d’aiuto della popolazione». «Non si può andare avanti così».

A lungo termine anche la Confederazione deve affrontare la situazione del Ticino, dice Gobbi. «Molti fenomeni vissuti dal Cantone Ticino diventeranno, con ritardo, realtà in tutta la Svizzera». Esempi sono la pandemia di coronavirus e la pressione derivante dalla migrazione. «La Confederazione deve anche rendersi conto che ci sono compiti che il Ticino semplicemente non può gestire da solo, perché a differenza di altre regioni svizzere non può giocare in squadra. Tra questi c’è la sanità».

Alla domanda se fosse favorevole a una cassa malati unica, Gobbi risponde: «Sì, almeno per l’assicurazione di base. Qui non serve concorrenza».

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https://www.tagesanzeiger.ch/tessin-700-millionen-franken-defizit-wegen-steigender-gesundheitskosten-789052824127

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 7 ottobre del Tages Anzeiger

“Questi metodi non ci appartengono”

“Questi metodi non ci appartengono”

Proteste pro Palestina

L’ufficio di Norman Gobbi è immerso in una luce autunnale. Fuori, il traffico scorre ordinato lungo i viali di Bellinzona. Dentro, l’atmosfera è calma, quasi sospesa. Ma quando il tema si sposta sugli episodi legati alle recenti manifestazioni pro Palestina in Ticino, lo sguardo del Consigliere di Stato si fa più vigile, più fermo.
Parla lentamente, scegliendo le parole con la cautela di chi non vuole alzare i toni ma ribadire principi. «Il diritto di manifestare è sacro», esordisce. «Fa parte del nostro DNA democratico. Ma quando da Bellinzona arrivano notizie di violenze verbali e insulti, quando a Lugano vediamo blocchi del traffico e lavoratori impossibilitati a svolgere la loro giornata, allora non siamo più dentro quel perimetro. In quel momento, chi protesta non difende più una causa: la danneggia. E, soprattutto, perde ragione. Si mette dalla parte del torto
La sua voce non è dura, ma decisa. Gobbi insiste sull’idea di misura, un concetto che in Svizzera ha un peso quasi culturale. «Siamo cresciuti con un modello fatto di dialogo e confronto civile, con il rispetto reciproco come bussola. Questo è l’approccio tipicamente elvetico che ci distingue. Ed è per questo che episodi come quelli visti qui ci preoccupano: perché introducono pratiche che non ci appartengono. Sono importazioni dall’Italia, metodi estranei al nostro tessuto sociale.»
Le sue parole scorrono come un avvertimento: la Svizzera non è un terreno neutro dove qualsiasi modalità di protesta può attecchire indisturbata. «Chi blocca strade, chi insulta i politici, chi ostacola i lavoratori, non sta esercitando un diritto. Sta imponendo un disordine che nulla ha a che fare con il nostro modo di vivere la democrazia. E dobbiamo dirlo chiaramente: questi comportamenti sono di importazione. Non fanno parte della nostra tradizione, non devono radicarsi qui.»
C’è un passaggio che Gobbi ripete più volte, come se fosse il cuore del suo messaggio: «Quando si superano certi limiti, il confine è chiaro. Non è più dialogo, non è più democrazia partecipata. È un passo oltre, ed è un passo verso il torto che non aiuta la causa.»
L’incontro si chiude con una riflessione che sembra una sorta di bussola per i cittadini. «Il Ticino e la Svizzera hanno la forza di accogliere idee diverse, di discuterle anche quando sono scomode. Ma questo va fatto con gli strumenti che conosciamo: il rispetto, il confronto civile, la responsabilità. Non con metodi urlati o con blocchi che paralizzano la vita quotidiana. Non lasciamoci trascinare da logiche che non sono nostre.»
Fuori, il traffico continua a scorrere. Dentro, resta la sensazione che il vero nodo non sia il merito delle proteste, ma il metodo. Perché, come sottolinea Gobbi, «il come» in Svizzera è sempre stato importante quanto «il cosa».

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 5 ottobre 2025 de Il Mattino della domenica

 

Intervento del Presidente del Consiglio di Stato in occasione della conferenza stampa sul preventivo 2026

Intervento del Presidente del Consiglio di Stato in occasione della conferenza stampa sul preventivo 2026

Gentili ed egregi rappresentanti dei media, cittadine e cittadini del Canton Ticino. Governare significa prevedere e non prevedere nulla significa andare incontro alla rovina. È con questa citazione di Emile de Girard che oggi presentiamo il Preventivo 2026 dello Stato della Repubblica e Cantone Ticino. È un esercizio che si colloca in un contesto particolarmente delicato tanto sul piano internazionale, quanto su quello nazionale e cantonale. Le tensioni economiche globali, i nuovi dazi statunitensi e la congiuntura incerta incidono anche sul nostro Cantone.

Sul fronte interno siamo confrontati a una dinamica della spesa pubblica che cresce più velocemente delle entrate e a nuove sfide che derivano da decisioni federali e cantonali, anche di carattere popolare. Qualcuno ha posto la domanda – che ci siamo anche noi posti – se avesse senso presentarlo oggi e con questa forma. La risposta è sì. L’incertezza data dalla dimensione del voto di domenica, il cui peso finanziario è pari a quello di un intero Dipartimento o anche di più Dipartimenti, non può compromettere le prestazioni che già oggi lo Stato eroga a favore della cittadinanza. Bloccare un processo che dà le basi finanziarie al Cantone per operare non ha senso e creerebbe ulteriori incomprensioni nella popolazione.

Il Preventivo 2026 prevede un disavanzo d’esercizio di circa 97 milioni di franchi e un disavanzo totale che si attesta a 156 milioni di franchi, con un debito pubblico che a fine anno 2026 potrebbe superare i 2,9 miliardi di franchi. Sono numeri preoccupanti che ci impongono responsabilità, serietà e visione di lungo periodo. Per rispettare il freno ai disavanzi abbiamo integrato nuove misure di riequilibrio per circa 120 milioni di franchi. Sono misure che toccano trasversalmente tutti i settori in uno spirito di equa condivisione degli sforzi e che consentono di mantenere il bilancio entro i limiti imposti dalla nostra Costituzione.

Ma sappiamo bene che i numeri non bastano a raccontare la realtà. Domenica scorsa il popolo ticinese ha approvato a larga maggioranza due iniziative popolari sulle casse malati: quella che fissa un tetto del 10% del reddito disponibile per i premi e quella che prevede un ampliamento delle deduzioni fiscali. È un segnale forte che il Consiglio di Stato rispetta e ascolta con attenzione. Questo voto esprime la fatica crescente delle famiglie e delle persone di fronte a premi di assicurazione malattia sempre più pesanti. È un chiaro segnale di malessere e di preoccupazione che non possiamo ignorare.

La loro entrata in vigore comporterà per il Cantone un onere oggi stimato di circa 350 milioni di franchi all’anno. Si tratta di un impegno enorme, se teniamo già conto dei circa 400 milioni e passa degli attuali sussidi cassa malati. Sommando questi 350 milioni significa quasi la dimensione di due Dipartimenti – penso, per esempio, al Dipartimento dell’Istruzione e del Territorio – quindi un peso importantissimo a livello di spesa pubblica. Un impegno enorme che dovrà essere pianificato con responsabilità e anche con il coinvolgimento di tutte le parti interessate.

E già la settimana prossima incontreremo come Consiglio di Stato i due fronti iniziativisti. Un coinvolgimento che permetterà una traduzione ordinata e sostenibile delle decisioni democratiche. Il messaggio politico e il mandato che viene affidato alla politica è chiaro: ridurre e limitare la pressione dei costi sanitari sulle cittadine e sui cittadini. La sfida è ora quella di conciliare due principi apparentemente contrapposti: da una parte rispondere alle legittime aspettative della popolazione e, dall’altra, garantire la sostenibilità finanziaria attraverso le coperture finanziarie delle due iniziative.

Non sarà un compito facile. Significherà per tutti doversi mettere in gioco fuori dalle trincee ideologiche. Richiederà dialogo, coraggio e senso di responsabilità collettiva. Come Consiglio di Stato, continueremo a difendere gli interessi del Ticino anche a livello federale, sia per ottenere condizioni più eque nella perequazione finanziaria intercantonale, sia per affrontare le riforme sanitarie e fiscali che oggi pesano sui nostri bilanci.

Il Preventivo che oggi vi presentiamo non è un punto di arrivo, ma una tappa di un percorso iniziato da svariati anni e che continuerà anche nei prossimi. Un percorso che potremo affrontare solo con il contributo di tutti: del Governo stesso, del Parlamento, dei Comuni, ma soprattutto delle cittadine e dei cittadini, ai quali siamo chiamati a rendere conto del nostro operato.

Permettetemi di concludere con una convinzione. Il Ticino ha sempre dimostrato resilienza nei momenti difficili. Anche oggi, pur nelle sfide, dobbiamo guardare avanti con fiducia. Il successo dipenderà dalla nostra capacità di unire rigore, solidarietà, responsabilità e attenzione ai bisogni concreti delle persone, tutto per dare stabilità e sicurezza al Ticino e ai ticinesi.

Preventivo 2026 del Cantone Ticino e ulteriori misure di riequilibrio finanziario

Preventivo 2026 del Cantone Ticino e ulteriori misure di riequilibrio finanziario

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha approvato il preventivo 2026 del Cantone che prevede un disavanzo d’esercizio di 97.4 milioni di franchi, rispettando il vincolo del freno ai disavanzi pubblici. Unitamente al preventivo vengono presentate delle ulteriori misure di rientro finanziario per un ammontare di circa 120 milioni di franchi. I dati relativi al Piano finanziario della gestione corrente 2027-2029 mostrano che la situazione finanziaria permane fragile e sarà ulteriormente aggravata dai nuovi oneri derivanti dalle riforme appena approvate in votazione popolare così come da decisioni prese a livello federale.

Il preventivo presenta un disavanzo di 97.4 milioni di franchi, un autofinanziamento di 134 milioni di franchi e un grado di autofinanziamento del 46.2%. Considerato un onere netto per investimenti di 290 milioni di franchi, mantenuto quindi a livelli elevati, il disavanzo totale ammonta nel 2026 a 156 milioni di franchi e il debito pubblico a fine 2026 dovrebbe superare l’importo di 2.9 miliardi di franchi. Il capitale proprio resta negativo e potrebbe attestarsi, tenuto conto dei dati di preconsuntivo 2025 e di preventivo 2026, a -361.9 milioni di franchi.

La spesa corrente (spese totali, dedotti i contributi da riversare e gli addebiti interni) cresce di 107.1 milioni di franchi rispetto al preventivo 2025 (+2.6%). Gli aumenti di spesa maggiori si riscontrano per le spese di trasferimento (+95.8 milioni di franchi), per quelle finanziarie (+9.2 milioni) e per le spese sul personale (+8.9 milioni).

I ricavi correnti (ricavi totali, dedotti i contributi da terzi da riversare e gli accrediti interni) aumentano di 104.2 milioni di franchi rispetto al preventivo 2025 (+2,6%), grazie in particolare alla crescita dei ricavi da trasferimento (+62.4 milioni) e dei ricavi fiscali (+47.8 milioni).

Gli sforzi intrapresi nell’ambito del preventivo 2024 e del preventivo 2025 sono continuati con questo preventivo, che prevede ulteriori misure di riequilibrio finanziario per un importo di circa 120 milioni di franchi che interessano sia il fronte delle uscite che quello delle entrate. Ciò consente di presentare un preventivo 2026 con un risultato entro il limite imposto dal freno all’indebitamento, anche se preoccupante in ottica futura.

Le misure proposte con il preventivo 2026 si aggiungono nei vari ambiti a quelle decise negli scorsi anni e che continuano tuttora ad esplicare i loro effetti; l’impatto sul 2026 delle misure decise nell’ambito dei preventivi 2024 e 2025 può essere quantificato in circa 68 milioni di franchi, per un totale cumulato di poco meno di 190 milioni di franchi. Le misure sono in parte di competenza del Governo e in parte di competenza del Parlamento (per i dettagli si rimanda allo specifico capitolo del messaggio). Le stesse toccano tutti gli ambiti, dal personale, ai beni e servizi, ai trasferimenti, ai ricavi, e sono da considerare complessivamente nell’ottica di un’equa partecipazione di tutti i settori al risanamento dei conti cantonali. Le misure proposte porteranno un leggero beneficio per le finanze comunali in quanto le stesse sono più che compensate con l’aumento di gettito comunale derivante dall’adeguamento delle stime immobiliari e da altre puntuali misure.

Assieme al preventivo 2026, il presente messaggio contiene il piano finanziario 2027-2029 che già considera una stima dell’importante impatto finanziario di EFAS (finanziamento uniforme delle prestazioni) e delle misure di risparmio della Confederazione, ma non le conseguenze finanziarie della riforma fiscale del valore locativo e delle due iniziative concernenti i premi di cassa malattia approvate dai cittadini nelle votazioni federali e cantonali del 28 settembre 2025.

A livello cantonale, il Consiglio di Stato ha preso atto dell’esito delle votazioni popolari sulle due iniziative popolari relative ai premi di cassa malattia, la prima volta a contenere i premi entro il limite del 10% del reddito disponibile, e la seconda a concedere un aumento della loro deduzione fiscale. L’approvazione di entrambe le iniziative, non considerata né nel preventivo 2026 né nel piano finanziario, comporta un aggravio per il Cantone stimato a 350 milioni di franchi. Il Consiglio di Stato incontrerà a breve tutte le parti interessate al fine di discutere le modalità d’implementazione delle iniziative e di garantire il loro finanziamento. La loro entrata in vigore dovrà essere stabilita unitamente alla loro copertura finanziaria. A questo aggravio si aggiunge anche quello derivante dall’approvazione a livello federale della riforma relativa al valore locativo, riforma non ancora considerata nei dati di piano finanziario, che potrebbe pesare sulle finanze cantonali fino a 55 milioni di franchi a seconda delle misure di compensazione che verranno adottate, verosimilmente a partire dal 2028.

Se aggiungiamo anche l’impatto di EFAS e le misure di risparmio della Confederazione il disavanzo complessivo è superiore ai 700 milioni di franchi, insostenibile per una realtà come il Ticino. Per questo motivo Consiglio di Stato, Parlamento, Comuni e partner sociali dovranno confrontarsi e accordarsi sulle misure necessarie a garantire l’imprescindibile copertura finanziaria.

I dati di piano finanziario mostrano ad ogni modo una situazione molto preoccupante in prospettiva, che non permetterà di rispettare il freno ai disavanzi già a partire dal 2027, evidenziando quindi la necessità di importanti interventi che considerino sia il fronte della spesa che quello delle entrate nell’ambito dei futuri preventivi. Ricordiamo che il freno ai disavanzi impone di ammortizzare il saldo negativo del conto di compensazione, per cui il rispetto del vincolo finanziario imporrà a termine anche di compensare questo saldo negativo.

Le misure proposte con i preventivi 2024 e 2025 e con quello attuale del 2026 contribuiscono a migliorare le tendenze finanziarie, ma non sono sufficienti per raggiungere un equilibrio finanziario che diviene obiettivo ancora più complicato ora, considerando i nuovi oneri legati alle iniziative approvate. Occorrerà quindi rinnovare e intensificare gli sforzi per poter rispondere alle necessità del Cantone e della sua popolazione e nel contempo rispettare quanto la Costituzione e la legge sulla gestione e sul controllo finanziario ci impone, ossia l’equilibrio finanziario e i vincoli del freno ai disavanzi che ne conseguono. Questo richiede il coinvolgimento di tutti a fronte di un contesto preoccupante che richiede un importante sforzo collettivo.

Gordola e Lavertezzo verso l’unione

Gordola e Lavertezzo verso l’unione

Dopo quasi due anni di stop e il ritiro della precedente trattativa, Lavertezzo ha cambiato rotta e rilanciato il processo, sostenuto da una situazione finanziaria solida e dalla volontà di rafforzare servizi e pianificazione territoriale. «La porta è aperta alla partecipazione attiva di consiglieri e cittadini», ha dichiarato il sindaco Berri, annunciando serate pubbliche per informare e coinvolgere la popolazione.
Anche il sindaco Vignuta ha sottolineato l’importanza del coinvolgimento della cittadinanza, parlando di «un nuovo capitolo» fondato su legami storici, sociali e su numerose collaborazioni già consolidate.
L’iter prevede ora la nomina da parte del Consiglio di Stato di una commissione di studio incaricata di valutare aspetti organizzativi, finanziari e prospettive del nuovo Comune. Il rapporto sarà sottoposto a votazione consultiva nei due Comuni, prima della decisione finale spettante al Gran Consiglio.
La commissione sarà composta da sei rappresentanti: Damiano Vignuta, René Grossi e Nicola Domenighetti per Gordola; Andrea Berri, Göksungur Mehmet e Claudio Zanierato per Lavertezzo.
L’aggregazione poggia su basi già solide: i due Comuni collaborano da anni in ambito di sicurezza, pompieri, scuola, assistenza sociale e attività culturali e sportive. A rafforzare il progetto vi sono anche legami storici con la Valle Verzasca e la continuità territoriale e urbanistica.

https://www.tio.ch/ticino/politica/1872102/gordola-e-lavertezzo-verso-l-unione

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Gordola e Lavertezzo vogliono convolare a nozze
I due comuni hanno inoltrato l’istanza aggregativa e incontrato il consigliere di Stato Norman Gobbi. Il sindaco di Gordola Damiano Vignuta: “Oggi iniziamo a scrivere un nuovo capitolo”.

Lunedì 29 settembre i sindaci Damiano Vignuta (Gordola) e Andrea Berri (Lavertezzo) hanno incontrato a Bellinzona il Consigliere di Stato Norman Gobbi per presentare l’istanza aggregativa tra i due Comuni. Con questo passo formale si apre un percorso che potrebbe portare alla nascita di un nuovo Comune, frutto di una volontà condivisa di rafforzare i servizi, valorizzare le risorse e pianificare lo sviluppo territoriale in modo coordinato.

Il cambio di rotta di Lavertezzo
Dopo quasi due anni dalla precedente trattativa sfumata, Lavertezzo ha invertito la rotta e ha scelto di intraprendere nuovamente la strada dell’aggregazione. “L’iter per annullare la precedente istanza è stato lungo e non privo di difficoltà”, ricorda il sindaco. “Abbiamo lavorato per verificare la situazione finanziaria dei due Comuni, che è risultata solida ed estremamente positiva”, sottolinea Berri, aggiungendo che è stata sondata anche la possibilità di un’aggregazione con il “Comune del Piano”, ma senza successo.

L’iter aggregativo
Il processo aggregativo durerà diversi anni e prevede la nomina da parte del Consiglio di Stato di una commissione di studio incaricata di analizzare opportunità e sfide della fusione, con particolare attenzione agli aspetti finanziari e organizzativi. Il rapporto che ne scaturirà sarà sottoposto a votazione consultiva nei due Comuni, mentre la decisione definitiva spetterà al Gran Consiglio. In questa fase le autorità locali hanno ribadito l’importanza della trasparenza e della partecipazione: sono già previste serate informative e momenti di coinvolgimento dei cittadini.

La collaborazione tra i due comuni
Negli anni Gordola e Lavertezzo hanno costruito un’intensa collaborazione: dalla Polizia Intercomunale del Piano al Corpo Pompieri di Tenero-Contra, passando per la direzione scolastica condivisa e i servizi sociali intercomunali. Non mancano legami storici e sociali, legati alla Valle Verzasca e alla vita associativa comune, così come una continuità territoriale e urbanistica. “Oggi iniziamo a scrivere un nuovo capitolo”, ha dichiarato il sindaco Vignuta, sottolineando la volontà di costruire un progetto solido e condiviso con la popolazione.

https://www.ticinonews.ch/ticino/gordola-e-lavertezzo-vogliono-convolare-a-nozze-418910

(Immagine: Comune Gordola)

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Gordola-Lavertezzo, l’istanza d’aggregazione è servita
Formalmente consegnata lunedì al ministro Gobbi

Gordola e Lavertezzo pronti a scambiarsi gli anelli (o quasi). Quantomeno, lunedì hanno formalmente inoltrato al Dipartimento delle Istituzioni l’istanza aggregativa e contestualmente hanno incontrato il ministro delle Istituzioni, Norman Gobbi, per illustrargliene contenuti e obiettivi.
In una nota congiunta i due Comuni rilevano che “a seguito del lavoro preparatorio compiuto dalle autorità, l’istanza rappresenta la volontà condivisa di proseguire lo sviluppo del progetto aggregativo, nell’ottica di rafforzare i servizi, valorizzare le risorse e pianificare in maniera coordinata lo sviluppo del territorio”. Per Lavertezzo si tratta di un’inversione di rotta dopo la precedente trattativa di aggregazione avviata con Locarno.

Trasparenza e partecipazione
Durante l’incontro con Gobbi il sindaco di Lavertezzo, Andrea Berri, ha sottolineato «l’importanza della trasparenza e della partecipazione in questa fase. L’iter per annullare la precedente istanza è stato lungo e non privo di difficoltà. Abbiamo lavorato per verificare la situazione finanziaria dei due Comuni, che è risultata solida ed estremamente positiva».
Berri ha aggiunto che è stata sondata anche la possibilità di un’aggregazione con il Comune del Piano, ma questa eventualità non aveva avuto successo: «Verrà sicuramente organizzata una serata pubblica, non appena la commissione avrà stabilito la data e le modalità precise – ha assicurato il sindaco di Lavertezzo –. Come abbiamo sempre sostenuto, la porta è aperta a chiunque voglia partecipare a questa fase preparatoria. La nostra speranza risiede nella partecipazione attiva dei nostri consiglieri comunali, che invito a farsi avanti con proposte costruttive».

‘Legami storici e sociali, ora inizia un nuovo capitolo’
Da parte sua il sindaco di Gordola, Damiano Vignuta, ha voluto ribadire come «oggi iniziamo a scrivere un nuovo capitolo che ci porterà ad approfondire le caratteristiche del nuovo Comune, che può contare su numerose collaborazioni già avviate così come su legami storici e sociali ben radicati nella popolazione».
Una collaborazione fra Gordola e Lavertezzo è in effetti già in atto da tempo. Tra i servizi condivisi vanno citati, nell’ambito della sicurezza, la Polizia Intercomunale del Piano e il Corpo Pompieri di Tenero-Contra. Nella formazione da anni vi è una Direzione scolastica intercomunale e da quest’anno un numero significativo di allievi della scuola dell’infanzia di Gordola, soprattutto residenti nella zona confinante, frequenta le scuole di Lavertezzo.
Nella nota congiunta viene inoltre ricordato che i due Comuni collaborano anche in ambito sociale, con la figura dell’assistente sociale intercomunale, e stanno intensificando le collaborazioni con la squadra esterna. 
Inoltre, Vignuta ha tenuto a confermare l’importanza del coinvolgimento della popolazione: «Sin dalle prime riunioni del gruppo di lavoro la comunicazione alla popolazione è stato un tema chiave, ogni spunto è positivo e ci aiuterà a costruire un progetto solido e convincente».
L’iter prevede che una commissione di studio, nominata dal Consiglio di Stato, elabori un rapporto che possa illustrare in modo dettagliato sfide e opportunità del nuovo Comune, così come gli aspetti organizzativi e finanziari. Lo stesso sarà poi oggetto di una votazione consultiva nei due Comuni. Sarà infine il Gran Consiglio, preso atto del documento e dell’esito della votazione, a esprimersi in modo definitivo.
Le persone che i due Municipi hanno proposto per formare la Commissione aggregativa sono per Gordola Damiano Vignuta, René Grossi e Nicola Domenighetti; e per Lavertezzo Andrea Berri, Göksungur Mehmet e Claudio Zanierato.

Una storia parallela
Ad accomunare i territori sono anche aspetti storici e sociali, grazie al profondo legame con la Valle Verzasca: i due Comuni di Gordola e Lavertezzo erano destinati a ospitare i vallerani che d’inverno trovavano rifugio al piano. Oltre a questi aspetti, ad accomunare generazioni di cittadini sono la frequentazione della stessa scuola media, delle stesse associazioni sportive e culturali, così come la collaborazione tra la Parrocchia di Gordola e la rettoria di Montedato. Una continuità esiste infine anche dal profilo territoriale e urbanistico.

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 1 ottobre 2025 de La Regione

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Gordola e Lavertezzo preparano i documenti per convolare a nozze
Consegnata a Norman Gobbi l’istanza d’aggregazione tra i due Comuni del Piano

Lo avevamo scritto che era solo questione di giorni (vedi CdT del 6 settembre). E così è stato. Lunedì il sindaco di Gordola Damiano Vignuta e il suo omologo di Lavertezzo Andrea Berri hanno consegnato nelle mani di Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni, l’istanza di aggregazione tra i due Comuni del Piano. Si tratta del passo formale che giunge a coronamento del lavoro preparatorio svolto dagli amministratori dei due enti locali sulla base dell’intensa collaborazione che hanno già instaurato nel corso degli anni. Collaborazione che ora, dopo lo stop decretato dal Consiglio di Stato ai lavori preparatori in vista di un possibile matrimonio di Lavertezzo con Locarno, si intende tramutare in aggregazione. E questo con l’obiettivo di «rafforzare i servizi, valorizzare le risorse e pianificare in maniera coordinata lo sviluppo del territorio», scrivono i due Esecutivi in una nota stampa congiunta.

Ecco la Commissione
Nell’istanza i due Municipi hanno anche proposto i nominativi della Commissione aggregativa. Gordola dovrebbe essere rappresentata, oltre che dal sindaco Vignuta, anche dai municipali René Grossi e Nicola Domenighetti. Dal canto suo Lavertezzo ha proposto il sindaco Berri, affiancato dai municipali Mehmet Göksungur e Claudio Zanierato. Non appena il Consiglio di Stato darà luce verde all’istanza aggregativa e alla composizione della Commissione, quest’ultima si metterà al lavoro per allestire un rapporto nel quale saranno illustrate in modo dettagliato sfide ed opportunità del nuovo Comune, senza naturalmente dimenticare gli aspetti organizzativi e finanziari. La procedura, che si stima possa durare diversi anni, prevede che questo documento sarà poi sottoposto alla popolazione dei due Comuni chiamata ad esprimersi sul progetto aggregativo in una votazione consultiva. Sarà infine compito del Gran Consiglio, sulla scorta dell’esito di quella votazione, esprimersi in modo definitivo sull’unione tra Gordola e Lavertezzo.

«Trasparenza e partecipazione»
Nell’incontro con il direttore del Dipartimento delle istituzioni, il sindaco di Lavertezzo ha sottolineato l’importanza della trasparenza e della partecipazione della popolazione in questa fase preparatoria dell’aggregazione con Gordola. «L’iter per annullare la precedente istanza (quella con Locarno, ndr.) è stato lungo e non privo di difficoltà. Abbiamo lavorato per verificare la situazione finanziaria dei due Comuni, che è risultata solida ed estremamente positiva», ha rilevato Berri, aggiungendo come sia stata sondata anche la possibilità di partecipare ai lavori del cosiddetto scenario «Piano», ma senza successo. «Verrà sicuramente organizzata una serata pubblica non appena la commissione avrà stabilito la data e le modalità precise. Come abbiamo sempre sostenuto, la porta è aperta a chiunque voglia partecipare a questa fase preparatoria», ha continuato Berri invitando i consiglieri comunali di Lavertezzo a farsi avanti con proposte costruttive.

«Ogni spunto è positivo»
Concorde sull’importanza di coinvolgere la popolazione è evidentemente il sindaco di Gordola. «Sin dalle prime riunioni del gruppo di lavoro, la comunicazione alla popolazione è stato un tema chiave. Ogni spunto è positivo e ci aiuterà a costruire un progetto solido e convincente», ha osservato Vignuta, il quale ha ribadito che «oggi iniziamo a scrivere un nuovo capitolo che ci porterà ad approfondire le caratteristiche del nuovo Comune, che può contare su numerose collaborazioni già avviate così come su legami storici e sociali ben radicati nella popolazione ». Legami che nel corso degli anni hanno portato i due Comuni a condividere vari servizi (Polizia e Corpo pompieri). Da tempo vi è poi una direzione scolastica intercomunale e quest’anno un numero significativo di allievi della scuola dell’infanzia di Gordola, frequenta le scuole di Lavertezzo. I due Comuni collaborano inoltre in ambito sociale con la figura dell’assistente sociale intercomunale e stanno intensificando le collaborazioni con la squadra esterna.

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 1 ottobre 2025 del Corriere del Ticino

“Ci aspetta un lavoro immane”

“Ci aspetta un lavoro immane”

Casse malati, il presidente del Governo ticinese ha indicato i prossimi passi dopo il doppio sì: “Nei prossimi giorni convocheremo gli iniziativisti”
I tempi? “Non li detta la collega Carobbio”

“Quello che ci aspetta è un lavoro immane”. Parola del presidente del Governo ticinese Norman Gobbi che, intervistato lunedì sera da Reto Ceschi a 60Minuti, ha parlato delle “difficoltà di implementazione” delle due iniziative cantonali sulle casse malati, approvate domenica. Non sarà facile, ha detto il consigliere di Stato, “trovare il finanziamento per l’iniziativa socialista del 10% e anche cercare di calmierare l’effetto sulle finanze comunali dell’iniziativa della Lega per le deduzioni fiscali dei premi di cassa malati”.
L’esito del voto, al di là dei proclami della vigilia, non ha sorpreso Gobbi: “Dopo l’ennesimo annuncio, da parte della Confederazione, su un aumento dei premi in Ticino superiore rispetto a quanto prospettato fino a qualche mese fa, era molto più probabile un doppio sì”.
Secondo il presidente del Consiglio di Stato “quello di domenica è stato un voto contro un sistema che non riesce a rispondere alla necessità, da un lato, di prendersi cura di sé attraverso un sistema sanitario di qualità, dall’altro, di un equilibrio dal punto di vista soprattutto dei costi”.
Ora, ha proseguito Gobbi, per il governo si tratta di trovare un “doppio equilibrio, dopo un doppio sì che è abbastanza contraddittorio, proprio perché l’iniziativa socialista chiede di aumentare fortemente le uscite attraverso un potenziamento dei sussidi. Quella della Lega di ridurre le imposte con un prelievo fiscale inferiore”.
Il sistema (di finanziamento dei costi della salute, ndr), ha ribadito Gobbi, “ormai ha raggiunto il suo limite ed è questo uno dei compiti che cercheremo di assumerci, assieme a quello di far una quadra tra le due posizioni”.
Nel corso dell’intervista, il presidente del Governo ha pure evidenziato che le “posizioni sono molto distanti e contrapposte” in materia, tra i sindacati e i rappresentanti dell’economia. Il prossimo passo, per il Consiglio di Stato sarà “avere un dialogo. Questo mercoledì, in seduta, formalmente decideremo di convocare proprio nei prossimi giorni gli iniziativisti per ascoltare le loro argomentazioni, le loro ipotesi di soluzioni. Questo ci permetterà di avere le carte sul tavolo per affrontare la costruzione di una soluzione condivisa. La Svizzera è la Repubblica del compromesso, che oggi sembra quasi una bestemmia. Però fa parte della cultura politica del nostro Paese trovare un minimo comun denominatore tra le parti nell’interesse del bene comune, che oggi spesso dimentichiamo, difendendo più le singole bandierine”.
Chiamato a commentare le parole della direttrice del DECS, che domenica ha detto che “occorre fare in fretta”, Gobbi ha risposto che “i tempi non li detta la collega Carobbio, così come non li detta il Consiglio di Stato. Sono tempi che devono essere maturi per una condivisione delle soluzioni. Poi si passerà comunque sempre attraverso una votazione del Gran Consiglio e molto probabilmente ancora attraverso una votazione popolare. Questo evidentemente è il percorso democratico”.

La ricandidatura: “Dipenderà… ma sono ancora a disposizione”
Un percorso che rischia di accavallarsi con le elezioni cantonali del 2027. Gobbi si ricandiderà? A domanda diretta, così ha risposto: “Questo dipenderà da quello che capiterà ancora nei prossimi mesi. Però ho già detto che sono ancora a disposizione proprio perché ho l’entusiasmo”. 

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Gobbi-%E2%80%9CCi-aspetta-un-lavoro-immane%E2%80%9D–3155611.html

 

Un nuovo spazio per anticipare le crisi e dare aiuto alla popolazione

Un nuovo spazio per anticipare le crisi e dare aiuto alla popolazione

Camorino: apre le porte il nuovo Centro cantonale polivalente, per accogliere i migranti ma anche chi, in Ticino, si trova ad affrontare situazioni di emergenza

Sabato pomeriggio a Camorino apre le porte alla popolazione il nuovo Centro cantonale polivalente. Un centro che accoglierà parte dei migranti attribuiti al Ticino dalla Segreteria di Stato della migrazione. Aprirà il 1° ottobre e avrà una capacità di circa 170 posti letto.
Il centro – ed è una prima – sarà gestito direttamente dal Dipartimento delle Istituzioni (DI), che collaborerà con la Croce Rossa. Il nostro Radiogiornale ne ha parlato con il consigliere di Stato Norman Gobbi, direttore del DI, che ha spiegato il perché di un centro polifunzionale, ovvero che: “Questo obiettivo lo abbiamo sviluppato dopo le crisi migratorie: abbiamo capito che è importante avere delle strutture in grado di assorbire quelli che sono dei flussi migratori ingenti. Flussi che regolarmente si sono presentati negli ultimi anni. Lo Stato deve anticipare le crisi o le emergenze, essendo (il centro, ndr.) polifunzionale è anche dedicato alla protezione della popolazione. Per esempio, in caso di evacuazioni da immobili per incendi o in caso di allontanamento da casa per violenze domestiche. Oppure pensiamo anche a tutti i pericoli naturali che si stanno manifestando: è un centro a disposizione di tutta la popolazione e non solo nell’ambito della prima accoglienza dei migranti”.
Una delle particolarità di questa struttura, continua Norman Gobbi, è il fatto di essere modulare e vedrà l’intervento anche di funzionari del Dipartimento della sanità e della socialità, nell’ambito della presa a carico delle persone fragili.  

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Un-nuovo-spazio-per-anticipare-le-crisi-e-dare-aiuto-alla-popolazione–3150243.html

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Accoglienza, apre i battenti il centro di Camorino

https://www.rsi.ch/play/tv/il-quotidiano/video/il-quotidiano?urn=urn:rsi:video:3115100

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Migranti ma non solo al nuovo centro di Camorino, Chiesa: “è concepito per un uso flessibile”

170 i posti letto presenti nella struttura, che potrà essere adottata anche a esigenze di protezione della popolazione. Tutto ciò in un momento in cui il pressing migratorio sul Cantone rimane a livelli estremamente alti.
Porte aperte oggi al nuovo centro polivalente di Camorino. La struttura appena ultimata ospiterà migranti, ma potrà anche essere adattata a esigenze di protezione della popolazione. “È uno spazio concepito per un uso estremamente flessibile”, spiega a Ticinonews Federico Chiesa, capo Ufficio del Centro. “Al pian terreno troviamo degli appartamenti pensati per famiglie o per persone nell’ultima fase di permanenza nella struttura, in modo che abbiano la possibilità di imparare a gestire un appartamento, prima di riceverne uno sul territorio”. Al primo piano, invece, “abbiamo delle camere doppie, triple, quadruple, e degli spazi comuni”. La struttura si vuole assolutamente aperta alla realtà circostante. “Aperta nel senso che vogliamo stimolare le persone a uscire sul territorio. Il nostro obiettivo è di poter mantenere gli ospiti occupati”.
 
I numeri
La collaborazione fra DI, Croce Rossa e DSS permetterà agli ospiti di affrontare al meglio la prima fase d’integrazione, in un momento in cui i numeri migratori in Ticino restano alti. “L’anno scorso sono stati attribuiti al nostro cantone 533 persone facenti parte del settore dell’asilo ordinario”, conferma Renzo Zanini, Capo Ufficio Richiedenti asilo e rifugiati. “Nel 2025 i numeri dovrebbero confermarsi all’incirca su quei valori. Oggi a beneficio di prestazioni assistenziali ci sono 2’400 persone con Statuto di protezione S, a cui si sommano oltre 2’000 individui facenti parte dell’asilo ordinario”. Il Cantone, recentemente, ha portato diverse misure per il contenimento dei costi. “Non è tuttavia possibile farsi bastare quanto eroga la Confederazione, perché il contributo fornito è destinato solo a una parziale copertura delle spese”.
 
La questione della sicurezza
Per il centro resta fondamentale anche la dimensione della sicurezza, che beneficia di un approccio organizzativo innovativo. “Siamo andati a visitare sette Cantoni e un elemento che hanno sottolineato tutti è di evitare assolutamente le divise”. Non per niente “il nostro personale di sorveglianza sarà in civile. Sono professionisti formati nell’ambito della mediazione, dunque per un’interazione serena con gli ospiti”, conclude Chiesa.
 
 
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Inaugurato il nuovo centro per migranti

Aprirà le porte mercoledì 1° ottobre e avrà una disponibilità di 170 posti letto. Si tratta del nuovo Centro cantonale polivalente presentato sabato a Camorino. Ospiterà parte dei migranti assegnati al canton Ticino dalla Segreteria di Stato della migrazione, nel quadro della loro prima fase di integrazione, ma la sua multifunzionalità permetterà di adattarlo anche nel caso in cui ad averne bisogno fosse la popolazione, come nei casi, ha precisato il consigliere di Stato Norman Gobbi, di spostamento di persone a causa di incendi o di allontanamenti dal domicilio successivi a violenza domestica.
Particolarità del nuovo Centro, sarà gestito direttamente dall’Amministrazione cantonale per quel che attiene a logistica, amministrazione, sorveglianza e presa a carico sanitaria.
La Croce Rossa svizzera collaborerà, su mandato del Dipartimento della sanità e della socialità, per quanto riguarda il percorso integrativo degli ospiti.
Ospiti che potranno appartenere a profili diversi: persone in possesso di uno status di rifugiato, persone che non possono essere rimpatriate a causa della situazione politica nel loro Paese e persone in procedura ampliata. Secondo il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, il nuovo Ccp «risponde a un obiettivo sviluppato dopo le ultime crisi migratorie, per permetterci di assorbire quelli che sono i flussi migratori importanti. Che, per altro, negli ultimi anni si sono ripresentati in maniera regolare».
La nuova costruzione sorge nel quartiere Ala Munda, accanto allo svincolo autostradale e alla Sezione della circolazione, in una zona discosta dall’abitato, la cui popolazione è comunque stata coinvolta nel processo di informazione sull’edificazione del Ccp e che sabato pomeriggio ha potuto visitare la struttura e relazionarsi con il personale.

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 29 settembre 2025 de La Regione
 
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«Integrazione e accoglienza» Tolti i veli al Centro migranti
La struttura, realizzata in zona «Ala Munda», si appresta ad ospitare i richiedenti l’asilo attribuiti al Cantone e prevede un ruolo diretto del Dipartimento delle istituzioni – Il capoufficio Federico Chiesa: «Studiate le soluzioni ottimali»

Accoglienza, apertura e integrazione. Sono le parole usate per descrivere il nuovo Centro cantonale polivalente di Camorino nel quartiere «Ala Munda», la cui inaugurazione è avvenuta sabato alla presenza del direttore del Dipartimento delle istituzioni e presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi e del sindaco di Bellinzona Mario Branda. Il nuovo Centro prevede il ruolo diretto dell’amministrazione cantonale (tramite il DI) nella sua gestione in termini logistici, amministrativi, di sorveglianza e di presa a carico sanitaria. «Gli ospiti sono il fulcro di tutta la struttura, abbiamo studiato le soluzioni migliori per garantire un’accoglienza e un’integrazione sul territorio», spiega Federico Chiesa, capoufficio del Centro cantonale polivalente, tracciando il profilo del nuovo stabile che inizierà ad accogliere i primi ospiti mercoledì 1. ottobre.
 
Investimento da 13,5 milioni
«In questi anni è stato fatto un lavoro importante», prosegue Chiesa. La struttura, realizzata con un investimento di 13,5 milioni di franchi, si sviluppa su tre piani e dispone di circa 170 posti letto (oltre agli spazi comuni e amministrativi). Qui saranno accolti parte dei migranti attribuiti al Ticino dalla Segreteria di Stato della migrazione nel corso della prima fase di integrazione. Gli ospiti, durante il soggiorno a Camorino, parteciperanno ad attività occupazionali, integrative, formative e scolastiche per i più piccoli, in attesa che venga loro attribuito un appartamento. Ma non solo richiedenti l’asilo: la struttura è a disposizione anche di chi fugge da situazioni di violenza domestica.
 
Rispondere alla pressione
Un’idea, quella del progetto, che ha visto la luce già una decina di anni fa, sull’onda della pressione migratoria del 2015-2016. « Abbiamo capito che serviva un Centro gestito direttamente dallo Stato», evidenzia Chiesa. Centro che può contare anche sulla collaborazione con la Croce Rossa (che opera su mandato del Dipartimento sanità e socialità) a livello psicologico e sociale. «Per capire come realizzare al meglio questa struttura abbiamo fatto un giro in sette centri di accoglienza migranti della Svizzera, oltre a quelli presenti in Ticino. Volevamo vedere come lavoravano e alcune realtà sono state illuminanti ». Sulla base di queste osservazioni sono quindi stati adattati dei concetti strutturali e gestionali, « pensando anche all’ambito della sicurezza ».
 
Personale in civile
E proprio riguardo alla sicurezza, rileva Chiesa, è stata scelta una linea precisa: «Gli agenti di sicurezza e il personale sanitario lavoreranno in civile per permettere una maggiore vicinanza agli ospiti e fare in modo che anche alla vista la loro presenza sia meno evidente. Abbiamo anche ridotto leggermente la presenza di questo personale rispetto ad altre strutture». Una scelta fatta per evitare di creare troppa dipendenza dalla struttura nei richiedenti l’asilo e lasciare loro più indipendenza. «Anche perché il Centro è pensato per soggiorni dai 9 ai 12 mesi, dopodiché gli ospiti saranno comunque seguiti ma senza più una struttura d’accoglienza. Quello che vogliamo fare è quindi riuscire a creare un equilibrio con l’obiettivo che queste persone, con un vissuto molto difficile, siano pronte a trovare la loro indipendenza». In tal senso il Centro è stato studiato in modo da essere il più possibile uno spazio aperto: «Gli ospiti usciranno per le loro necessità quotidiane, come la spesa, proprio per abituarsi a vivere sul territorio e integrarsi al meglio».
 
Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 29 settembre 2025 del Corriere del Ticino
Un militare di carriera a capo dell’Esercito

Un militare di carriera a capo dell’Esercito

La nomina di Benedikt Roos alla guida dell’esercito svizzero rappresenta una scelta strategica fondamentale in un momento di crisi senza precedenti per la sicurezza nazionale. Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni non nasconde la sua fiducia nelle capacità del nuovo comandante di corpo, pur consapevole delle sfide epocali che lo attendono.
L’esperienza quasi trentennale di Roos nel Corpo degli istruttori costituisce secondo Gobbi un capitale inestimabile per guidare il necessario ripristino delle capacità difensive. “Non possiamo permetterci un periodo di apprendimento in questa fase critica”, osserva, sottolineando come sia fondamentale avere un comandante che conosca a fondo ogni aspetto dell’apparato militare svizzero. La progressione attraverso diverse funzioni operative ha permesso al nuovo capo dell’esercito di acquisire quella visione completa del sistema che la situazione attuale richiede imperiosamente.
Il recente ruolo di comandante delle Forze terrestri ha già messo Roos di fronte alle problematiche più urgenti della modernizzazione militare. L’aggiornamento tecnologico delle forze armate, reso indispensabile dalle nuove minacce multidimensionali, dalla guerra informatica ai sistemi d’arma avanzati come i droni, necessita di una leadership capace di coniugare innovazione e tradizione. Gobbi evidenzia come questa esperienza operativa diretta rappresenti un vantaggio decisivo per comprendere le carenze che devono essere superate.
La gestione delle conseguenze delle difficoltà incontrate dai vari progetti strategici dell’Esercito costituisce una delle prove più complesse. La riorganizzazione di questo settore strategico richiede competenze manageriali eccezionali e anche una visione industriale chiara (se si pensa alla RUAG), qualità che la fiducia accordata dalle organizzazioni militari professionali sembra confermare. “Il nuovo comandante dovrà dimostrare di possedere non solo competenza militare, ma anche quella leadership civica necessaria per riguadagnare il favore dell’opinione pubblica dopo i problemi degli ultimi anni”, insiste Gobbi.
Particolarmente delicata si presenta la questione della cooperazione internazionale. Roos diventa il primo capo dell’esercito svizzero chiamato a bilanciare neutralità e necessità di cooperazione militare in un contesto di guerra europea. Le sue convinzioni sulla necessità di prepararsi a cooperazioni militari anche da paese neutrale dimostrano, secondo Gobbi, quella sensibilità diplomatica indispensabile per navigare questa complessità inedita.
La gestione simultanea delle minacce tradizionali e di quelle ibride, dalle violazioni informatiche alle operazioni di intelligence straniera, richiede un approccio integrato che solo un leader con esperienza operativa concreta può garantire. A questo proposito, per Gobbi “il coordinamento tra politica estera e politica di difesa assume dimensioni strategiche che la formazione pluridecennale di Roos ha sviluppato adeguatamente”.
Il fattore tempo rappresenta l’elemento più critico. “La pressione temporale non consente lunghi periodi di apprendimento, serve un comandante operativo immediatamente su tutti i fronti. La combinazione tra conoscenza approfondita dell’apparato militare e consapevolezza delle sfide contemporanee posiziona Roos come la figura più adatta per questa fase di trasformazione accelerata della difesa nazionale”, prosegue Gobbi.
Per quanto attiene alla definizione dei ruoli, Gobbi precisa infine che “non è più l’epoca dei “sottosegretari alla Difesa”: il comandante dell’esercito dovrà concentrarsi sugli aspetti strettamente operativi e militari, assumendo il suo ruolo naturale di primus inter pares nel coordinamento della condotta delle forze armate. I rapporti politici, la comunicazione istituzionale e la gestione dei grandi contratti a livello strategico devono rimanere saldamente nelle mani del capo del dipartimento. Solo questa separazione di competenze può evitare che future difficoltà tecniche si trasformino automaticamente in crisi politiche, come purtroppo abbiamo visto di recente”.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 28 settembre 2025 de Il Mattino della domenica