“In carcere ci sono regole e situazioni che all’esterno appaiono incomprensibili”

“In carcere ci sono regole e situazioni che all’esterno appaiono incomprensibili”

Stefano Laffranchini, direttore delle strutture carcerarie ticinesi, a “Solo” ha raccontato come si vive all’interno di un carcere, parlando di comunicazione, rapporti con i detenuti e di cosa pensa delle serie-tv ambientate “dietro le sbarre”.

“In carcere accadono cose e vi sono regole che al di fuori appaiono incomprensibili”. A raccontarlo a “Solo” è stato Stefano Laffranchini, direttore delle strutture carcerarie ticinesi. Per esempio, ha continuato, “le persone detenute non possono studiare gli atti processuali nelle proprie celle, ma solo in spazi appositi e in determinati orari”. Una regola presa “per evitare che i co-detenuti vogliano leggere quanto detto in fase d’inchiesta”. Dinamiche, queste, “che non piacciono ai patrocinatori delle persone incarcerate, che scrivono lettere ed e-mail affermando che io violerei i diritti fondamentali dei loro assistiti”.

La comunicazione dietro alle sbarre
Una volta entrate in prigione le persone vengono private della libertà di movimento, ma anche di quella di comunicare. Come avviene quindi il dialogo tra detenuto e mondo esterno? “Nel carcere giudiziario, dove si trovano le persone in attesa di giudizio, non possono comunicare perché potrebbero inquinare le prove. In quello penale, invece, possono farlo tramite delle cabine telefoniche o le visite, ma non hanno diritto ad avere uno smartphone”. Il motivo? “Per evitare che qualcuno possa proseguire con un traffico illecito gestito dal carcere, ma anche perché tra applicazioni, fotocamera e videocamera ci sarebbe un aiuto per chi fosse intenzionato a evadere”.

Tra lettere e censura
Basta pensare a un film con protagonista un detenuto e subito viene in mente la lettera scritta al mondo esterno o ricevuta in cella. “Il sistema delle lettere è ancora molto usato”, spiega Laffranchini, aggiungendo che “in carcere c’è un Ufficio censura che evita la trasmissione di informazioni confidenziali e controlla che non vengano introdotte sostanze stupefacenti”. Un compito “importante” che i collaboratori del direttore “svolgono in modo serio e discreto”, ma che resta pur sempre “un’invasione della privacy”. Per questo Laffranchini “preferisce astenersi dal leggere queste missive”.

Il “problema” dei giornali
I detenuti hanno accesso “alla televisione, per cui pagano un abbonamento, così come a libri e giornali”. In questi ultimi, però, c’è quello che il direttore definisce “un problema”. Un detenuto “ha tutto il diritto di non dire quello che ha fatto, se non durante un percorso terapeutico. Però non può astenersi dal farlo, perché gli altri detenuti sanno quando va a processo e leggendo i giornali possono conoscere i vari dettagli”.

Le serie-tv “sono orribili”
In molti avranno visto “Prison Break”, Orange is the new black” oppure “Oz”. Serie televisive “orribili, perché disegnano degli stereotipi”, spiega Laffranchini, “I direttori vengono sempre dipinti come violenti, gli agenti come corrotti, le carceri come luoghi in cui accadono molte risse”. Tutti elementi “che danno un’idea completamente sbagliata del carcere”. Ed è per questo che il direttore “fatica a guardarle”.

I rapporti con i detenuti e “quell’equilibrio magico”
Un’altra domanda che può sorgere spontanea parlando di carceri è il rapporto che hanno guardie e direttori con i detenuti. “C’è un equilibrio magico che deve trovare una persona che lavora in carcere. Si tratta della giusta distanza che permetta di stare vicino alla persona detenuta in un momento difficile, ma anche della capacità di mantenere la propria autorevolezza per far rispettare le regole. Non è facile ed è una competenza difficile da apprendere”. Anche per questo, “nel percorso di selezione viene posto un accento molto importante su questa componente psicologica e sulla maturità dei candidati”.

https://www.ticinonews.ch/ticino/in-carcere-ci-sono-regole-e-situazioni-che-allesterno-appaiono-incomprensibili-418317

Disordini e violenze Pro Pal, la politica: ‘Vergogna’. Ma il Ps…

Disordini e violenze Pro Pal, la politica: ‘Vergogna’. Ma il Ps…

Gobbi: ‘Il dispositivo ha funzionato’. Plr, Lega, Udc, Centro e Verdi condannano quanto successo. Sirica: ‘Le vere violenze sono quelle a Gaza’

«Una vergogna». È questo in soldoni, e con l’unica eccezione del Partito socialista, quello che pensa la politica dei fatti di Bellinzona di venerdì sera, quando la manifestazione a sostegno della Palestina davanti al Teatro Sociale è stata occasione di insulti, tentate aggressioni e inseguimenti sia al consigliere federale e ‘ministro’ degli esteri Ignazio Cassis sia ai presenti all’incontro organizzato dalla Camera di commercio sugli Accordi bilaterali III tra Svizzera e Unione europea: politici, imprenditori, avvocati, persone normali, segretarie. Offese sessiste e irripetibili lanciate verso molte donne presenti, insulti distribuiti con disinvoltura, esponenti della politica che, dopo essere rimasti oltre un’ora bloccati all’interno del teatro, sono stati scortati fuori dalla Polizia cantonale intervenuta in forze. Cassis è stato fatto salire su un van arrivato a tutta velocità come fosse una scena di un film, altri politici sono stati inseguiti fino alle loro auto: un venerdì sera a favore della pace.

Gobbi: ‘Si rischiano lacerazioni pericolose’
«La cosa positiva è che il dispositivo ha funzionato con successo e non è accaduto niente di grave», commenta da noi interpellato il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. E questo «è positivo». Ma l’altro lato della medaglia, per Gobbi, è più opaco: «Nel nostro Paese la libertà di espressione è garantita, come è successo a Losanna con due manifestazioni in parallelo tra Pro Palestina e Pro Israele. Quello che però non può essere superato è, al di là dell’esprimere un’opinione e un’indignazione davanti al genocidio, il passare a minacce e atti violenti». Il direttore del Di conferma che «come ho già avuto modo di dire mercoledì nella seduta di Consiglio di Stato, rischiamo di litigare e sfaldarci socialmente tra di noi per un problema che non dipende da noi, perché nemmeno organizzazioni internazionali riescono a porgli una fine. Queste lacerazioni interne – secondo Gobbi – rischiano di lasciare dietro scorie che vanno a detrimento della civile convivenza e del confronto, al di là, ripeto, di come la si pensa su una situazione umanitaria grave che noi, come governo, abbiamo denunciato tra i primi tempo fa». Il problema è che «manifestando in maniera non civile si passa dalla parte sbagliata».

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Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 22 settembre 2025 de La Regione

NO al «Service Citoyen»: l’Alleanza Sicurezza Svizzera lancia la campagna contro l’obbligo di servizio civico

NO al «Service Citoyen»: l’Alleanza Sicurezza Svizzera lancia la campagna contro l’obbligo di servizio civico

Comunicato stampa Alleanza Sicurezza Svizzera

Il 30 novembre 2025 la Svizzera voterà sull’iniziativa «Service Citoyen». Se accolta, tutte le cittadine e i cittadini svizzeri sarebbero obbligati a prestare il servizio civico. Ciò rappresenta un’ingerenza massiccia nella libertà personale delle persone. All’economia verrebbero sottratte forze lavoro urgentemente necessarie. Inoltre, il conflitto tra servizio militare e civile verrebbe ulteriormente acuito. L’iniziativa non risolve alcun problema – ne crea soltanto di nuovi. Per questo motivo l’Alleanza Sicurezza Svizzera ha deciso di sostenere il NO coordinerà le forze del fronte contrario per la campagna contro l’imposizione di prestare servizio civico.
 
Chi paga, se tutti prestano servizio e non lavorano?
L’iniziativa «Service Citoyen» prevede che tutte le cittadine e i cittadini svizzeri prestino un servizio civico a spese dello Stato. Ogni anno verrebbero sottratte al mondo del lavoro circa 70’000 persone – il doppio rispetto ad oggi. Ciò comporterebbe costi da finanziare tramite le imposte o tramite l’indennità di perdita di guadagno, oppure da compensare con tagli altrove. In concreto, i costi dell’indennità di perdita di guadagno aumenterebbero di circa 800 milioni di franchi all’anno, quelli dell’assicurazione militare di circa 160 milioni. A questi si aggiungono i costi indiretti per le imprese, derivanti dall’assenza del personale obbligato al servizio, nonché il carico supplementare per i dipendenti che dovrebbero sopperire alla mancanza di forza lavoro.
  
Il conflitto tra servizio militare e civile viene inasprito
Con l’obbligo di prestare servizio civico, benché aumenti il numero di reclutamenti, l’esercito e la protezione civile verrebbero indeboliti in modo significativo. «Gli organi di sicurezza veri e propri perdono importanti forze operative, poiché le persone in servizio verrebbero impiegate anche in settori senza alcun legame con la sicurezza», afferma il consigliere nazionale Reto Nause, presidente dell’Alleanza Sicurezza Svizzera. «Occorre leggere con attenzione il testo dell’iniziativa ed essere attenti il 30 novembre. Con questo obbligo di servizio civico non si risolve nessun problema. Non quello della disponibilità effettiva dell’esercito svizzero. Non il conflitto tra servizio civile e militare. Si mette soltanto a rischio la sicurezza del nostro Paese.»
Il sistema di milizia e l’obbligo generale di leva sono principi collaudati della difesa nazionale svizzera e, oltre a ciò, elementi fondamentali della concezione di Stato propria del nostro Paese. Essi costituiscono la condizione necessaria per alimentare l’esercito e garantire l’adempimento del mandato di difesa. Per questo l’Alleanza Sicurezza Svizzera ha deciso di sostenere il NO e ora coordina le forze del fronte contrario nella campagna contro l’obbligo di servizio civico.
Porte aperte al Centro cantonale polivalente

Porte aperte al Centro cantonale polivalente

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni ha il piacere di invitare la popolazione all’inaugurazione del nuovo Centro cantonale polivalente (CCP) di Camorino che avrà luogo sabato 27 settembre 2025 dalle 13:00 alle 16:00. L’evento rappresenta un’occasione di incontro e informazione, aperta a tutte e a tutti, per presentare il Centro che accoglierà parte dei migranti attribuiti al Cantone Ticino dalla Segreteria di Stato della migrazione, nel quadro della loro prima fase di integrazione. Durante il pomeriggio sarà possibile accedere agli spazi tramite le visite guidate condotte dal personale dell’Ufficio del Centro cantonale polivalente.

Costruito nel quartiere Ala Munda, il Centro sarà gestito da un Ufficio cantonale subordinato alla Sezione del militare e protezione della popolazione, e accoglierà principalmente persone afferenti al settore dell’asilo attribuite al Cantone Ticino dalla Segreteria di Stato della migrazione. Queste persone vivranno nel Centro e seguiranno l’ordinario percorso integrativo attualmente previsto nel nostro Cantone nel quadro della prima fase d’integrazione, gestita da parte di Croce Rossa svizzera sezione del Sottoceneri (CRSS) su mandato del Dipartimento della sanità e della socialità. La particolarità che contraddistingue il CCP risiede nel fatto che l’Amministrazione cantonale, per il tramite del Dipartimento delle istituzioni, avrà un ruolo diretto nella gestione della struttura in termini logistici, amministrativi, di sorveglianza e presa a carico sanitaria. Oltre a ciò, il CCP contribuirà direttamente all’integrazione degli ospiti della struttura tramite la proposta di attività occupazionali e altri momenti di conoscenza del territorio e degli usi e costumi regionali, che si aggiungeranno alle attività di accompagnamento sociale e di integrazione svolte da Croce Rossa.  

Il CCP è già stato presentato alla popolazione in occasione di una serata informativa organizzata dalle autorità cantonali e comunali; inoltre, lo scorso 7 luglio, si è tenuto anche un momento informativo dedicato alle aziende e ai commerci attivi nel quartiere Ala Munda.  

Durante il pomeriggio di porte aperte, sarà possibile visitare la struttura, relazionarsi con il personale e meglio comprendere come il concetto di gestione del nuovo Centro si inserirà nel sistema di accoglienza del Cantone Ticino.  

Flyer

Tre morti in montagna, i consigli di una guida alpina

Tre morti in montagna, i consigli di una guida alpina

Mercoledì hanno perso la vita un cacciatore in Leventina, un cercatore di funghi in Alta Valle Morobbia e un escursionista ticinese in Alto Vallese – Massimo Bognuda al Quotidiano: “Importante è lasciare detto dove si va”

La giornata di mercoledì è stata nera in montagna, tra il Ticino ed il resto della Svizzera. Tre persone hanno perso la vita: un cacciatore in Leventina, un cercatore di funghi in Alta Valle Morobbia e ora si apprende di un escursionista ticinese in Alto Vallese. Le giornate di bel tempo invitano ad andare in montagna, ma è importante prestare sempre la massima attenzione.
In questi giorni la natura si incammina verso l’autunno e le giornate ancora miti invitano ad andare in montagna, i funghi chiamano. Così in molti vanno alla loro ricerca. E per trovarli, lasciano i sentieri e si inoltrano nel sottobosco, su un terreno che è importante valutare bene. Perché questo passatempo è da svolgere in sicurezza, basta una distrazione per incorre in pericoli e scivolare.
“Bisogna guardare come è coperto il terreno: le foglie di castagne e di faggio sono molto scivolose. E dove c’è tanta foglia, bisogna fare attenzione a non scivolare. Anche l’umidità può essere pericolosa, soprattutto se c’è l’erba alta e non si vede dove si appoggia il piede. Un bastone o una piccozza possono aiutare. E chi ha esperienza può anche utilizzare un rampone”, afferma al Quotidiano la guida alpina e membro della Commissione Montagne sicure Massimo Bognuda.
E tutto questo vale non solo per chi va a funghi, ma anche per chi cerca castagne e per i cacciatori. Vale insomma per tutti coloro che non seguono i sentieri.
Fondamentale inoltre è capire dove si finirebbe in caso di scivolata. “Se c’è una pendenza che va a finire in una spianata mi fermo subito, ma se è il terreno che porta ad una parete non ci si ferma. La valutazione va fatta sul posto, contando sulle proprie capacità”, prosegue Massimo Bognuda al microfono del Quotidiano.
E se guardare la meteo è importante, altrettanto lo è il giusto equipaggiamento. “Consiglio uno scarpone semi-rigido che può fare una bella presa sul terreno. Poi dei vestiti colorati, come per esempio dei gilet ad alta visibilità, che permettono una localizzazione molto più rapida. Importante inoltre è lasciare detto dove si va, almeno in caso di incidente, oppure di mancato rientro, si ha già una zona di ricerca”, aggiunge la guida alpina.
E prima di lanciarsi in qualsiasi avventura, meglio valutare le proprie capacità. Magari in testa ci si sente un 20enne, ma il corpo ha un’altra idea. “L’adulto ha più esperienza, ma deve anche affrontare il cambiamento fisico. Quello che facevo a 20 anni a 60 o 70 magari non lo faccio più”, conclude Bognuda.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Tre-morti-in-montagna-i-consigli-di-una-guida-alpina–3128753.html

Nuova ciclopedonale tra Quartino e Magadino

Nuova ciclopedonale tra Quartino e Magadino

Inaugurato il tratto di due chilometri da 7 milioni di franchi, finanziato da Confederazione, Cantone e Comuni per un collegamento più sicuro e sostenibile

Pedalare e camminare tra Quartino e Magadino è più semplice e più sicuro grazie al nuovo tratto di pista ciclopedonale lunga due chilometri, che è facile osservare proprio per i lavori di divisione con il resto della carreggiata stradale. Un percorso per dare maggiore sicurezza a ciclisti e pedoni. Tra pista in sé e le opere collaterali, il costo ammonta a circa 7 milioni, stanziati da Confederazione, Cantone, Comune del Gambarogno e dagli altri comuni del Locarnese, secondo quote stabilite.

Presente giovedì all’inaugurazione anche il presidente del Governo, Norman Gobbi. “Non poteva iniziare meglio proprio perché abbiamo inaugurato una ciclopedonale che collega Quartino a Magadino. Permette ai ragazzi del Gambarogno di andare al centro sportivo in piena sicurezza. Questo è un elemento essenziale di queste opere, che il Canton Ticino ha realizzato negli ultimi anni”. Gli obiettivi del Programma di agglomerato del Locarnese prevedono il potenziamento dei collegamenti ciclabili e pedonali.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Nuova-ciclopedonale-tra-Quartino-e-Magadino–3128717.html

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È pronta la ciclopista per Bolle, lago e lido
Inaugurato il percorso di 2’200 metri tra Quartino e Magadino. Un tratto complesso, in parte sospeso a lato della cantonale e con una nuova passerella

Non è stata una passeggiata la realizzazione della nuova pista ciclopedonale tra Quartino e Magadino. Un tratto lungo 2’200 metri, costato circa sette milioni di franchi, inaugurato ieri, giovedì 18 settembre, alla presenza del sindaco di Gambarogno Gianluigi Della Santa, del presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi e di quello del Gran consiglio Fabio Schnellmann.
L’opera, hanno ribadito i tre relatori, contribuisce in modo significativo al rafforzamento della rete ciclabile del canton Ticino, offrendo un’alternativa sicura e sostenibile per gli spostamenti quotidiani. In particolare collega il Centro sportivo del Gambarogno al centro abitato di Magadino, favorendo l’accessibilità tramite la mobilità lenta alla zona delle Bolle e alla riva del lago. La realizzazione del nuovo tracciato ha richiesto la costruzione di importanti opere strutturali: nuovi muri di sostegno per la vicina linea ferroviaria, una mensola in calcestruzzo sospesa sul lato a valle e una passerella sul riale Cavriana.

Sottopassi per le rane e pietraie per la Natrice tassellata
«Parallelamente è stata prevista anche una riqualifica naturalistica, paesaggistica e di fruibilità della riva lacustre, nonché i necessari accorgimenti per preservare le componenti faunistiche presenti nelle Bolle di Magadino, con particolare attenzione agli anfibi e ai rettili – ha specificato Gobbi –. Nell’ambito del contemporaneo risanamento completo della strada cantonale sono state posate delle pareti guida fisse per gli anfibi, con relativo sottopasso di attraversamento della strada, nel settore particolarmente interessato dalla migrazione primaverile, data la vicinanza del sito di riproduzione nelle Bolle. Sono pure stati potenziati, con la posa di alcune pietraie, i rifugi invernali ai bordi della zona protetta per una rara specie di rettile presente nella zona, la Natrice tassellata».
L’opera s’inserisce negli obiettivi del Programma di agglomerato del Locarnese di seconda e terza generazione (PALoc2 e PALoc3), che prevedono il potenziamento dei collegamenti ciclabili e pedonali nella regione. «Il progetto – ha proseguito il Direttore incaricato della Divisione delle costruzioni – è il risultato di una stretta e proficua collaborazione tra Confederazione, Cantone e Comuni del Locarnese. Il costo totale di tutti gli interventi è pari a circa 7 milioni di franchi: 1,7 finanziati dalla Confederazione, il resto dal Cantone e dai Comuni del Locarnese secondo quote stabilite. Anche nella fase realizzativa si è optato per una divisione dei compiti: il tratto tra Quartino e la Traversa della Pepa è stato realizzato dal Cantone, mentre quello tra la Traversa della Pepa e Magadino dal Comune di Gambarogno».
Nel loro intervento, le autorità hanno sottolineato l’importanza dell’opera per la sicurezza e la qualità di vita dei cittadini del Gambarogno e dell’intera regione del Locarnese, ringraziando pure le maestranze e tutti coloro che hanno collaborato attivamente alla realizzazione. Rivolgendosi ai numerosi alunni dell’Istituto di Gambarogno (che per primi, in mattinata, hanno percorso la pista ciclopedonale per recarsi a Magadino), Gobbi li ha invitati ad approfittare dell’infrastruttura sia nell’ambito scolastico, sia nel tempo libero.

Il sindaco: ‘Un abito su misura per il nostro territorio’
Della Santa ha posto l’accento sulla professionalità di chi ha operato su «un cantiere difficile e complicato». Ha poi aggiunto: «Il percorso ciclopedonale è come un abito su misura per il Gambarogno, proprio per la nostra vocazione di ospitalità caratterizzata dal rispetto ambientale, dalla vicinanza al territorio, ai suoi paesaggi di lago e di montagna, lontani dal turismo di massa. La pista ciclopedonale avvicinerà le famiglie ticinesi a questo tipo di conoscenza del territorio e in particolare alle meravigliose Bolle di Magadino che la pista ora costeggia: partire da casa in bicicletta, percorrere il Piano di Magadino, visitare le Bolle, per proseguire fino al Lido di Magadino, per poi avventurarsi sui percorsi collinari, da oggi sarà la gita di famiglia ideale in tutta sicurezza. Insomma, un regalo enorme per tutti». Schnellmann, intervenuto anche in veste di presidente della Federazione ciclistica ticinese, ha sottolineato l’importanza di infrastrutture come questa, in un Cantone in cui le strade, sempre più trafficate, scoraggiano soprattutto i più giovani dall’utilizzare la bicicletta: «Le piste ciclabili, come quella del Gambarogno, offrono uno spazio protetto e dedicato, riducendo drasticamente il rischio di incidenti. Consentono inoltre a tutta la popolazione di spostarsi in modo sicuro, dando un senso di responsabilità e libertà, e contribuendo al contempo a mantenersi in forma, rispettando l’ambiente».
Per celebrare l’apertura ufficiale della pista, è stata organizzata una giornata all’insegna della mobilità ciclabile dedicata agli allievi delle scuole elementari di Cadepezzo e Quartino. Gli allievi hanno potuto percorrere il nuovo tracciato a piedi, in bicicletta o in monopattino, accompagnati da genitori e docenti. Il pomeriggio si è svolto all’insegna della sensibilizzazione e dell’educazione, con attività didattiche a cura dell’Ufficio della mobilità lenta del Dipartimento del territorio (Dt), dell’Ufficio della progettazione del Sopraceneri del Dt, del Centro di coordinamento per la conservazione degli anfibi in Svizzera (Karch), e della Polizia cantonale, che ha proposto un momento dedicato alla sicurezza stradale. Grazie alla collaborazione con l’Atelier Ri-cicletta di S.O.S. Ticino, gli allievi hanno inoltre avuto l’occasione di effettuare un controllo tecnico delle loro biciclette.

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 19 settembre 2025 de La Regione

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Pedalare in tutta sicurezza con lo sguardo sulle Bolle
Inaugurato il tratto di pista ciclopedonale lungo la litoranea nel Gambarogno che collega Quartino a Magadino
Della Santa: «Un regalo a residenti e turisti» – Schnellmann: «Simbolo della qualità di vita» – Gobbi: «Visione a lungo termine»

Pedalare in tutta sicurezza tra Quartino e Magadino senza doversi più preoccupare delle auto che vi sfrecciano accanto a tutta velocità, ma potendo ammirare le bellezze paesaggistiche delle Bolle. Lo si può fare da qualche giorno lungo il percorso ciclopedonale di 2 chilometri e 200 metri inaugurato ufficialmente ieri dagli allievi dell’Istituto scolastico del Gambarogno, segnatamente delle sedi di Cadepezzo e Quartino. Ad accompagnarli, anche loro in sella ad una bicicletta, il presidente del Gran Consiglio Fabio Schnellmann, il presidente del Consiglio di Stato nonché direttore incaricato della Divisione delle costruzioni Norman Gobbi ed il sindaco Gianluigi Della Santa. «Il percorso che inauguriamo oggi è un regalo enorme ai residenti ed anche ai turisti», ha sottolineato il sindaco. «È un abito su misura per il Gambarogno – ha aggiunto – proprio per la sua vocazione di ospitalità caratterizzata dal rispetto ambientale, dalla vicinanza al territorio, ai suoi paesaggi di lago e di montagna, lontano dal turismo di massa. Partire da casa in bicicletta, percorrere il Piano, visitare le Bolle, per proseguire fino al Lido di Magadino, per poi avventurarsi sui percorsi collinari, ecco da oggi la gita di famiglia ideale in tutta sicurezza». E sulla sicurezza che garantisce ai ciclisti il nuovo percorso ha insistito anche Schnellmann, il quale, oltre alla carica di primo cittadino del Cantone, ricopre anche quella di presidente della Federazione ciclistica ticinese.

Responsabilità e libertà
«Le piste ciclabili, come quella del Gambarogno – ha evidenziato il presidente del Gran Consiglio – offrono uno spazio protetto e dedicato, riducendo drasticamente il rischio di incidenti. Consentono inoltre a tutta la popolazione di spostarsi in modo sicuro, dando un senso di responsabilità e libertà, e contribuendo al contempo a mantenersi in forma». Dal canto suo Gobbi si è rivolto direttamente agli allievi delle elementari del Gambarogno, invitandoli ad utilizzare la pista ciclopedonale sia per recarsi a scuola, sia nel loro tempo libero. Una struttura, quella inaugurata ieri, che si inserisce negli obiettivi del Programma di agglomerato del Locarnese di seconda e terza generazione, che prevedono il potenziamento dei collegamenti ciclabili e pedonali nella regione. Il progetto, ha ricordato ancora Gobbi, è il risultato di una stretta collaborazione tra Confederazione, Cantone e Comuni del Locarnese. Il costo totale di tutti gli interventi è pari a circa 7 milioni di franchi, 1,7 dei quali finanziati dalla Confederazione, il resto dal Cantone e dai Comuni del Locarnese secondo quote stabilite.

Attenzione a flora e fauna
Parallelamente alla realizzazione del nuovo collegamento ciclabile si è attuata una riqualifica naturalistica, paesaggistica e di fruibilità della riva lacustre. In particolare sono stati presi i necessari accorgimenti per preservare le componenti faunistiche presenti nelle Bolle di Magadino, con particolare attenzione agli anfibi e ai rettili. Nell’ambito del risanamento completo della strada cantonale sono state posate delle pareti guida fisse per gli anfibi con relativo sottopasso di attraversamento. Sono pure stati potenziati con la posa di alcune pietraie i rifugi invernali ai bordi delle Bolle per una rara specie di rettile presente nella zona, la Natrice tassellata.

Il lavoro continua
L’impegno per incrementare la sicurezza di chi sceglie la bicicletta quale mezzo di trasporto – sia per gli spostamenti quotidiani per recarsi a scuola o al lavoro, sia per svolgere un’attività sportiva o semplicemente per il piacere di farlo – non si ferma con l’inaugurazione della pista tra Quartino e Magadino. Per restare nel Gambarogno, è prevista il proseguimento della ciclopista fino al paese di San Nazzaro. Altri lavori sono programmati in Vallemaggia, dove si realizzerà l’ultimo tratto della pista ciclabile, e a Locarno, con una corsia dedicata alle biciclette lungo via Varenna. L’ampliamento della rete di percorsi ciclabili è programmato nell’intero territorio ticinese: se oggi tale rete si estende su 370 chilometri, ha annunciato Gobbi, entro cinque anni se ne aggiungeranno ulteriori 200 per raggiungere una lunghezza complessiva di 570 chilometri.

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 19 settembre 2025 del Corriere del Ticino

Inaugurazione della pista ciclopedonale Quartino – Magadino

Inaugurazione della pista ciclopedonale Quartino – Magadino

Comunicato stampa

Il Dipartimento del territorio (DT) comunica che nella giornata odierna è stata inaugurata la nuova pista ciclopedonale che collega Quartino a Magadino, nel Comune di Gambarogno. L’opera contribuisce in modo significativo al rafforzamento della rete ciclabile del Canton Ticino, offrendo un’alternativa sicura e sostenibile per gli spostamenti quotidiani nel Locarnese.

Un’infrastruttura al servizio del territorio
La pista ciclopedonale collega il Centro sportivo del Gambarogno al centro abitato di Magadino (zona Casa comunale di Gambarogno), favorendo l’accessibilità tramite la mobilità lenta alla zona delle Bolle e alla riva del lago. Il nuovo tratto garantisce una maggiore sicurezza per ciclisti e pedoni, in quanto si sviluppa su sede propria, separata dalla strada cantonale, offrendo un’esperienza di percorrenza più sicura, piacevole e adatta a tutte le età.
La pista è lunga complessivamente 2’200 metri e larga generalmente 2,50 metri, rispettivamente 3.00 metri nel tratto di 750 metri in calcestruzzo lungo la riva del lago. La formazione del nuovo tracciato ha richiesto la realizzazione di importanti opere strutturali, quali nuovi muri di sostegno della vicina linea ferroviaria, una mensola in calcestruzzo sul lato a valle e una passerella sul riale Cavriana. Parallelamente alla realizzazione del nuovo collegamento ciclabile è stata prevista anche una riqualifica naturalistica, paesaggistica e di fruibilità della riva lacustre, nonché i necessari accorgimenti per preservare le componenti faunistiche presenti nelle Bolle di Magadino, con particolare attenzione agli anfibi e ai rettili. Nell’ambito del contemporaneo risanamento completo della strada cantonale sono state posate delle pareti guida fisse per gli anfibi con relativo sottopasso di attraversamento, nel settore particolarmente interessato dalla migrazione primaverile degli stessi attraverso la strada, data la vicinanza del sito di riproduzione nelle Bolle.
Sono pure stati potenziati con la posa di alcune pietraie i rifugi invernali ai bordi delle Bolle per una rara specie di rettile presente nella zona, la Natrice tassellata.
L’opera si inserisce negli obiettivi del Programma di agglomerato del Locarnese di seconda e terza generazione (PALoc2 e PALoc3), che prevedono il potenziamento dei collegamenti ciclabili e pedonali nella regione. Il progetto è il risultato di una stretta e proficua collaborazione tra Confederazione, Cantone e Comuni del Locarnese. Il costo totale di tutti gli interventi è pari a circa 7 milioni di franchi, 1,7 milioni sono finanziati dalla Confederazione, il resto dal Cantone e dai Comuni del Locarnese secondo quote stabilite. Anche nella fase realizzativa si è optato per una divisione dei compiti: il tratto tra Quartino e la Traversa della Pepa è stato realizzato dal Cantone, mentre quello tra la Traversa della Pepa e Magadino dal Comune di Gambarogno.  

Una giornata dedicata alla mobilità lenta
Al momento ufficiale hanno preso parte il Consigliere di Stato e Direttore incaricato della Divisione delle costruzioni Norman Gobbi, il Sindaco del Comune del Gambarogno Gianluigi Della Santa e il Presidente del Gran Consiglio Fabio Schnellmann. Nel loro intervento, le autorità hanno sottolineato l’importanza dell’opera per la sicurezza, la sostenibilità e la qualità di vita dei cittadini del Gambarogno e dell’intera regione del Locarnese. In particolare Norman Gobbi nel suo intervento ha voluto innanzitutto ringraziare tutte le maestranze e tutti coloro che hanno collaborato attivamente alla realizzazione di quest’opera. In primis, ha ringraziato il Comune di Gambarogno per la collaborazione. Collaborazioni attive tra Cantone e Comuni come queste portano a ottimi e concreti risultati. Dopodiché il Direttore incaricato della Divisione delle costruzioni si è rivolto agli allievi dell’Istituto di Gambarogno, invitandoli ad approfittare di questa nuova infrastruttura sia nell’ambito scolastico, che nel tempo libero. Infine ha voluto sottolineare che questo è un altro importante tratto di ciclopista messo in sicurezza a disposizione della popolazione.  
Il Sindaco di Gambarogno, Gianluigi Della Santa, ha voluto dapprima ringraziare, oltre ai Servizi cantonali, le maestranze che hanno operato su un cantiere difficile e complicato e anche gli utenti della strada per l’attenzione e la pazienza dimostrata nelle fasi di cantiere. Questa misura Paloc è come un abito su misura per il Gambarogno, proprio per la sua vocazione di ospitalità caratterizzata dal rispetto ambientale, dalla vicinanza al territorio, ai suoi paesaggi di lago e di montagna, lontano dal turismo di massa. La pista ciclopedonale avvicinerà le famiglie ticinesi a questo tipo di conoscenza del territorio ed in particolare alle meravigliose Bolle di Magadino che la pista ora costeggia: partire da casa in bicicletta, percorrere il Piano di Magadino, visitare le Bolle, per proseguire fino al Lido di Magadino, per poi avventurarsi sui percorsi collinari, ecco da oggi la gita di famiglia ideale in tutta sicurezza. Anche il Presidente del Gran Consiglio, Fabio Schnellmann, ha sottolineato l’importanza di infrastrutture come questa, in un Cantone in cui le strade, sempre più trafficate, scoraggiano soprattutto i più giovani dall’utilizzare la bicicletta. Le piste ciclabili, come quella del Gambarogno, offrono quindi uno spazio protetto e dedicato, riducendo drasticamente il rischio di incidenti. Consentono inoltre a tutta la popolazione di spostarsi in modo sicuro, dando un senso di responsabilità e libertà, e contribuendo al contempo a mantenersi in forma.
Per celebrare l’apertura ufficiale della pista, è stata organizzata una giornata all’insegna della mobilità ciclabile dedicata agli allievi delle scuole elementari di Cadepezzo e Quartino. In mattinata gli allievi hanno potuto percorrere il nuovo tracciato a piedi, in bicicletta o in monopattino, accompagnati da genitori e docenti. Il pomeriggio si è svolto all’insegna della sensibilizzazione e dell’educazione, con attività didattiche a cura dell’Ufficio della mobilità lenta del Dipartimento del territorio (DT), dell’Ufficio della progettazione del Sopraceneri del DT, del Centro di coordinamento per la conservazione degli anfibi in Svizzera (KARCH), e della Polizia cantonale, che ha proposto un momento dedicato alla sicurezza stradale. Grazie alla collaborazione con l’Atelier Ri-cicletta di S.O.S. Ticino, gli allievi hanno inoltre avuto l’occasione di effettuare un controllo tecnico delle loro biciclette.

Avviata anche in Ticino la campagna Insieme senza violenza sessuale

Avviata anche in Ticino la campagna Insieme senza violenza sessuale

Comunicato stampa 

La campagna nazionale “Insieme senza violenza sessuale” – sviluppata da Prevenzione Svizzera della Criminalità (PSC) – mira a sensibilizzare sul tema della violenza sessuale non solo in ambito domestico, ma anche professionale e nello spazio pubblico attraverso la promozione di relazioni sane basate sul rispetto reciproco. 
L’iniziativa s’iscrive nella strategia nazionale volta alla prevenzione e alla lotta contro la violenza in ossequio alla Convenzione di Istanbul entrata in vigore in Svizzera nel 2018.
In Ticino la campagna è promossa dalla Polizia cantonale, dalle Polizie comunali e dal Coordinamento istituzionale in ambito di violenza domestica del Dipartimento delle istituzioni per il tramite della Divisione della giustizia e pure attraverso puntali collaborazioni con altri Dipartimenti e con i Comuni.
Il materiale diffuso – tra cui poster, cartoline, adesivi e spille – offre spiegazioni sul tema della violenza sessuale e informazioni sui servizi a cui è possibile rivolgersi per chiedere informazioni e aiuto: quali la Polizia per situazioni d’emergenza e il Servizio per l’aiuto alle vittime di reati del Dipartimento della sanità e della socialità per far fronte a dubbi, ma anche per ottenere un accompagnamento concreto.  
Seguirà a partire dal mese di novembre una nuova campagna nazionale focalizzata sul riconoscimento e la lotta contro la violenza di genere, la violenza domestica e la violenza sessuale.
Per contribuire alla diffusione del materiale informativo, è possibile rivolgersi al Coordinamento istituzionale in ambito violenza domestica (violenzadomestica@ti.ch / 091 814 32 32).

Festa cantonale di lotta svizzera – Biasca, sabato 20 settembre

Festa cantonale di lotta svizzera – Biasca, sabato 20 settembre

“La lotta svizzera non è solo sport, ma una tradizione che unisce grandi e piccoli. Bello vedere che anche in Ticino cresce sempre di più, con tanti giovani che si mettono in gioco e con eventi che portano gente da tutta la Svizzera. La Festa cantonale a Biasca è la prova che le belle tradizioni hanno ancora tanta forza!”

Seconda Festa cantonale ticinese di lotta svizzera, sabato 20 settembre a Biasca.
Arena da 5’000 posti, con 3’300 sedute. Attesi migliaia di spettatori e centinaia di atleti.
Oltre alle sfide, spazio a folklore e gastronomia tipica.
Tra i nomi in gara Joel Wicki, campione federale 2022, insieme ad Ambühl, Burch, Gwerder, Schuler e Schurtenberger.  

https://www.fctls.ch/

Acquista il biglietto
https://shop.bookinea.app/it/festa-cantonale-ticinese-di-lotta-svizzera/c/fctls-2025-835

Vallemaggia, via libera unanime ai 25 milioni per la ricostruzione

Vallemaggia, via libera unanime ai 25 milioni per la ricostruzione

Il credito, che comprende anche interventi in Leventina, ha visto la politica reagire con rara compattezza – Gobbi: “Segnale che lo Stato c’è” – Attesi altre due messaggi per il Ponte di Visletto e il sostegno ai Comuni

A Bellinzona il Gran Consiglio ha approvato all’unanimità l’insieme dei crediti in favore della Valle Maggia, a poco più di un anno dall’alluvione, per un totale di 25 milioni di franchi. Il pacchetto riguarda i lavori di sistemazione e risanamento, che comprendono anche interventi in Leventina, pure colpita dal maltempo la scorsa estate.
In aula non ci sono state sorprese, visto che già in commissione della Gestione il voto era stato unanime, e la politica ha mostrato una rara compattezza di fronte alla situazione di estrema emergenza in cui si è trovata la Vallemaggia, all’indomani della tremenda alluvione del giugno dell’anno scorso. “Un segnale che lo Stato c’è”, ha affermato in aula il presidente del Governo Norman Gobbi.
Il credito servirà per opere di premunizione dei pericoli naturali sulle strade cantonali e per il ripristino dei danni alluvionali, anche per la strada della Valle Bavona. Sono inoltre previsti contributi per l’aggiornamento dei piani delle zone di pericolo, per opere di protezione del bosco, aiuti ai progetti di riqualifica del paesaggio sempre in Valle Bavona e aiuti al settore agricolo.
Il credito non è però considerato un punto di arrivo, ma di partenza: prossimamente si discuterà infatti di almeno altri due crediti, tra cui quello da 9 milioni di franchi per la ricostruzione definitiva del Ponte di Visletto, il simbolo dell’alluvione in Vallemaggia. Il secondo credito riguarderà invece il sostegno ai Comuni.
E poi ci sono le famiglie contadine che hanno perso tutto e stanno vivendo un periodo sicuramente complicato, come ha spiegato in aula il segretario dell’Unione contadini ticinesi Sem Genini. All’unanimità è quindi stata votata una risoluzione che chiede formalmente al Consiglio federale di fornire ulteriori garanzie proprio per permettere alle aziende agricole colpite di poter sopravvivere.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Vallemaggia-via-libera-unanime-ai-25-milioni-per-la-ricostruzione–3118475.html

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La fase di ricostruzione compatta la politica

Il parlamento vota all’unanimità i 25 milioni di aiuti per i vari interventi. A Berna va invece un’ulteriore richiesta di sostegno a favore degli agricoltori colpiti

Il governo cantonale e i suoi servizi, spesso bersaglio di critiche, diventano, per un giorno, gli eroi della porta accanto. A loro è infatti andato ieri il grazie dei vari portavoce dei partiti (all’unisono) per la maniera con la quale hanno gestito la situazione di crisi della grande alluvione che ha colpito, nel giugno del 2024, l’Alta Vallemaggia (e in misura minore la Leventina). Dal pulpito, prima dell’approvazione unanime del credito di 25 milioni per l’opera di ricostruzione, tutti, a turno, hanno voluto riflettere, brevemente, su ciò che è stato fatto, sulla solidarietà dimostrata, sulla resilienza delle comunità colpite, sulla necessità, in futuro, di una migliore prevenzione. A cominciare dal valmaggese Fiorenzo Dadò, la cui vita «è da allora segnata da un prima e un dopo la tragedia». Dadò ha dapprima chiesto di ricordare, con un momento di raccoglimento, le vittime. Ha poi lodato la determinazione dei valmaggesi nella ricostruzione invitando i Comuni e le comunità colpite a segnalare eventuali ulteriori richieste alle istituzioni preposte. Ha ribadito la necessità di rimuovere l’eccessivo materiale depositatosi nei fiumi (come tra l’altro richiesto da una mozione del deputato Plr Aron Piezzi). Quanto ai danni, che superano i cento milioni, il parlamentare del Centro ha spiegato che la stessa Gestione ha chiesto l’adozione di una risoluzione indirizzata al Consiglio federale allo scopo di ottenere ulteriori sostegni a favore delle aziende agricole valmaggesi colpite dal nubifragio. Proposta, quest’ultima, accolta all’unanimità.
Luca Renzetti, del Plr, ha sottolineato come «questo credito rappresenti solo un primo passo, c’è ancora tanto da restituire alla valle. Il parlamento dovrà sostenere la rinascita di un territorio fragile ma determinato. La politica c’è, lo Stato c’è e oggi, con questo primo passo, lo vediamo. L’alluvione ci ha mostrato anche cosa possiamo fare insieme». Dal canto suo Daniele Piccaluga (Lega) ha evidenziato la necessità di una pianificazione del territorio più attenta e l’adozione di misure di prevenzione opportune, in quanto in futuro simili eventi non saranno rari. Ha concluso il suo intervento affermando che «con questo credito facciamo capire alle comunità toccate che non sono sole. Il messaggio con il credito è un ottimo lavoro, fatto con competenza. Ora esorto tutti a continuare sulla strada intrapresa».

I cambiamenti climatici e la prevenzione
Fabrizio Sirica, a nome del gruppo socialista, ha rivolto un pensiero alle persone morte e alle loro famiglie. «È un dolore che ci segna tutti e rimarrà nella memoria collettiva del nostro cantone. Ci viene chiesto di stanziare un sostegno importante, non parliamo solo di numeri ma della necessità di creare i presupposti per consentire alle persone che lo desiderano di continuare a vivere lassù. Nessuna regione del Ticino deve sentirsi abbandonata e isolata». Quanto ai più volte sbandierati cambiamenti climatici, ha ricordato come l’adozione di politiche ambiziose a livello climatico e una gestione attenta del territorio siano scelte lungimiranti, in grado di evitare tragedie e risparmiare risorse pubbliche. Infine ha formulato un ringraziamento sincero alle autorità locali, resilienti e tenaci, come pure al governo che ha mostrato presenza («la politica si è mossa in maniera unitaria»).
Roberta Soldati, dell’Udc, ha pure ringraziato i soccorritori e coloro che si sono adoperati dando prova di solidarietà. Ha anche richiamato l’attenzione su alcuni aspetti importanti, come la celerità d’azione: «Laddove c’è la volontà, le procedure possono divenire più snelle e la burocrazia può essere aggirata». Ha infine ribadito la necessità di ricostruire le tre aziende agricole spazzate via e di rimuovere al più presto gli inerti dagli alvei dei fiumi per scongiurare ulteriori danni.
Samantha Bourgoin, dei Verdi del Ticino, visibilmente commossa, ha biasimato coloro che nei momenti successivi alla disgrazia sostenevano che certe aree periferiche andassero abbandonate. Dopo aver salutato positivamente la collaborazione interpartitica, si è soffermata sulla necessità di dotare il Paese di un fondo catastrofi e di chiedere a Berna maggiore sostegno.
Prima del voto hanno preso la parola Norman Gobbi («il credito non è un lusso ma una necessità. Il parlamento dà un segnale chiaro, lo Stato è presente e investe anche per il futuro delle nostre valli, per le quali costruiamo basi più solide») e il suo collega Christian Vitta, il quale ha ripercorso gli incontri con i consiglieri federali necessari all’ottenimento di un contributo straordinario («purtroppo, a oggi, non abbiamo ancora conoscenza dell’ammontare di questo ulteriore impegno della Confederazione»).

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 16 settembre 2025 de La Regione

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Non «solo» soldi, ma speranza

Il Parlamento ha approvato all’unanimità il primo pacchetto di aiuti di oltre 25 milioni di franchi per i lavori di sistemazione urgenti alle strutture danneggiate dalla tragica alluvione in Vallemaggia – La sindaca di Cevio Wanda Dadò: «Consapevoli che l’intero cantone è con noi»

Non un « semplice » credito, bensì un atto di responsabilità, un gesto di solidarietà, un aiuto concreto, la volontà di dare un futuro a una regione periferica. Gli oltre 25 milioni di franchi indirizzati alla Vallemaggia e alla valle Leventina dal Parlamento racchiudono un significato più profondo: «Non vi lasceremo soli». Un primo pacchetto di aiuti per la ricostruzione e il sostegno al territorio dopo la devastante alluvione dell’estate del 2024 che contiene altresì un monito: a causa del cambiamento climatico, eventi del genere saranno sempre più frequenti. Insomma, capiterà ancora. Per questo è necessario non solo agire con rapidità dopo i disastri naturali, ma anche prevenirli il più possibile, limitandone le conseguenze.

Rispetto e intelligenza
«La natura non è né buona né cattiva, fa semplicemente il suo corso, ovunque e quando meno ce lo aspettiamo», ha non a caso sottolineato Fiorenzo Dadò in aula. «Sta a noi adattarci, convivere, con rispetto e intelligenza, senza dividere le comunità periferiche e urbane con discorsi strampalati di abbandono delle zone di montagna, come quelli che abbiamo sentito anche in questa occasione ». Il presidente del Centro e relatore del rapporto ha quindi messo l’accento su ciò che potrebbe capitare in futuro, auspicando di trarre i giusti insegnamenti dalla catastrofe del 2024. «Oggi questo dramma è toccato all’Alta Vallemaggia e in parte anche alla Leventina. Domani potrebbe, purtroppo, toccare a qualcun altro. È solo questione di tempo, di anni, decenni o, speriamo vivamente, di secoli. Come trattiamo oggi gli abitanti di Cevio e della Lavizzara deve costituire un modus operandi, un atteggiamento di solidarietà dell’intera comunità ticinese nei confronti di chiunque, in qualunque parte del Cantone».
«Non è solo un credito, è un passaggio politico e umano che chiama alla responsabilità », ha invece sottolineato Luca Renzetti (PLR), pure lui relatore. «Otto persone hanno perso la vita in Vallemaggia, ma in quelle ore è andato perso molto altro. Infrastrutture, sicurezza e fiducia. Nulla sarà più come prima per le persone che hanno vissuto quei momenti». Renzetti ha quindi ricordato che l’aiuto «è solo un primo passo» per riportare le comunità toccate dall’alluvione a una vita normale. «Oggi votiamo una responsabilità, non solo un credito». A dimostrazione, ha concluso, che con la collaborazione la politica può fare molto. Anche Daniele Piccaluga ha sottolineato la presenza «fin dal primo minuto» delle autorità, che da subito si sono adoperate per aiutare l’Alta Vallemaggia. Si tratta dunque di «un credito dovuto e giustificato, un segnale forte verso chi non ha mai perso speranza e dignità». Infine, il coordinatore della Lega ha voluto evidenziare che, in tempi di «narrazione negativa» nei confronti delle istituzioni, il rapporto riesce in parte a invertire la tendenza. «Governo e servizi cantonali, avete lavorato bene fin dal primo giorno e questo messaggio ne è la prova». Piccaluga ha quindi invitato l’Esecutivo a proseguire sulla strada intrapresa.
«Sostenere la Vallemaggia significa sostenere l’intero cantone», ha da parte sua spiegato Fabrizio Sirica. Il co-presidente del Partito socialista ha poi messo in guardia dal cambiamento climatico: «Gli eventi meteorologici estremi non sono più un’eccezione». Bisogna dunque agire preventivamente, «perché intervenire dopo una catastrofe lo si fa a caro prezzo. Prevenire non è un lusso, non è costo. Ma è il solo vero investimento».
Da parte sua, Roberta Soldati ( UDC) ha ricordato la grande solidarietà dei ticinesi nelle settimane e nei mesi successivi alla catastrofe, sottolineando allo stesso tempo la necessità di trarre degli insegnamenti concreti. Come ad esempio la pulizia degli alvei dei fiumi dal materiale detritico per evitare danni ancora maggiori, oppure ancora la velocità con cui si è arrivati al messaggio governativo evitando lungaggini burocratiche. « Era una situazione d’emergenza, ma è possibile trovare una via di mezzo» anche per le situazioni ordinarie, ha chiosato la deputata.
Molto commossa Samantha Bourgoin (Verdi), che in aula ha rivolto un pensiero ai sindaci di Cevio e Lavizzara. «La Svizzera intera ha scoperto la tragedia della Vallemaggia attraverso i volti di Wanda Dadò e Gabriele Dazio. La vera forza sta proprio lì, nel non avere paura di mostrare le proprie debolezze, nel dire ‘‘abbiamo bisogno di aiuto’’».
Prima del voto sul credito (accolto all’unanimità), la parola è quindi passata al Consiglio di Stato. Il presidente Norman Gobbi è tornato a ribadire a nome dell’Esecutivo che i vari crediti votati dal Parlamento non rappresentano «un semplice esercizio contabile», bensì «una risposta concreta a una catastrofe che ha lasciato segni profondi nel territorio e nella popolazione». Aiuti alle regioni colpite che, ha aggiunto Gobbi, «non sono un lusso, ma una necessità: non possiamo lasciare le popolazioni delle valli sole davanti a una tragedia di questa portata». Il direttore del DFE, Christian Vitta, ha invece ricordato il «notevole impatto» della catastrofe anche dal punto di vista finanziario. Elogiando l’operato della politica ticinese nel rivendicare maggiori aiuti a Berna, Vitta ha quindi ricordato che il nostro cantone è tuttora in attesa di una risposta definitiva dal Consiglio federale. «Sono lieto che grazie al buon gioco di squadra abbiamo ottenuto perlomeno l’impegno di principio da parte della Confederazione, che intende stanziare un contributo straordinario», ha affermato il consigliere di Stato, aggiungendo che «il cantone grazie alla sua azione ha permesso sì di ricevere risorse supplementari per il Ticino, ma anche per Grigioni e Vallese». E ora, ha chiosato Vitta, «stiamo attenendo la proposta finale del Consiglio federale: purtroppo ad oggi non abbiamo ancora il dettaglio di questo impegno. Chissà se la risoluzione generale possa aiutare a mettere ulteriore pressione affinché arrivi finalmente anche l’importo supplementare che al Ticino spetterà». Il Gran Consiglio, dopo aver approvato i vari crediti, ha infatti dato luce verde a una risoluzione generale con la quale chiede al Consiglio federale di sostenere ulteriormente le aziende agricole valmaggesi toccate dall’alluvione.

Un lungo viaggio
A seguire i lavori del Parlamento dalle tribune c’era anche Wanda Dadò: «Per noi è un primo passo. Un primo passo importante che sottolinea la vicinanza che abbiamo avuto in questi 15 mesi da parte di tutta la politica, che è venuta sul nostro territorio a vedere la situazione. Il voto unanime di oggi segna la volontà di camminare insieme. Il viaggio sarà ancora lungo, ma siamo consapevoli di avere assieme a noi l’intero cantone». Tanto rimane ancora da fare, ha ricordato la sindaca di Cevio. «Siamo intervenuti subito con le opere più urgenti. Il Comune di Cevio deve ancora ripristinare definitivamente l’acquedotto, speriamo di riuscirci entro la prossima primavera. Per quanto riguarda il progetto della ricucitura della valle Bavona, invece, ci siamo dati un termine più lungo. La settimana prossima uscirà il bando di concorso per la progettazione. Un intervento importante, multidisciplinare, ma che andrà necessariamente fatto a tappe».

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 16 settembre 2025 del Corriere del Ticino