Rete Tram-Treno del Luganese, avanti tutta!

Rete Tram-Treno del Luganese, avanti tutta!

Credito supplementare: del Governo e luce verde da Berna

La Confederazione ha sottoscritto il 27 agosto la nuova convenzione che garantisce il finanziamento supplementare necessario per la realizzazione della rete treno tram del luganese, un riconoscimento questo che premia sia la bontà dell’opera che il lavoro svolto finora.
Parallelamente nella sua seduta di mercoledì 10 settembre il Consiglio di Stato ha approvato la parte cantonale di credito supplementare, richiesto dal DT, di 87,3 milioni di franchi.

Pertanto quest’opera – premesso l’accordo che naturalmente deve ancora arrivare dal Gran Consiglio per la parte cantonale – è finanziata, e la sua realizzazione può procedere nei modi e nei tempi che erano preventivati.

Norman Gobbi: “Un investimento che guarda in maniera strategica a un Ticino sempre più interconnesso”
“La Rete Tram-Treno del Luganese rappresenta uno dei progetti strategici principali promossi dal Cantone Ticino per il futuro della mobilità. L’opera s’inserisce nella visione di una rete di trasporto più sostenibile, efficiente e attrattiva, capace di ridurre il traffico stradale”, ha sottolineato nel corso del suo intervento il Consigliere di Stato e Direttore incaricato della Divisione delle costruzioni Norman Gobbi, aggiungendo che si tratta di “un progetto che mira al futuro della mobilità così come la si vuole oggi: sempre più integrata, sempre più intermodale, soprattutto capace di essere in risposta a una sostenibilità sempre più richiesta. Nell’ambito di questo progetto l’obiettivo è quello di ridurre il traffico stradale offrendo delle alternative in un territorio che sappiamo è fortemente caricato, sia per la sua conformazione territoriale, ma anche per la sua frequentazione e le entrate da oltre confine.
La RTTL rappresenta un investimento per il futuro che guarda in maniera strategica a un Ticino sempre più interconnesso ma soprattutto più sostenibile”.

Claudio Zali: “Un riconoscimento della bontà del lavoro svolto”
“Il riconoscimento da parte della Confederazione evidenzia che il Cantone ha lavorato seriamente su questo progetto. Perché non si può andare a vendere fumo a Berna”, ha commentato dal canto suo il Consigliere di Stato Claudio Zali, aggiungendo che “c’è stato un aumento dei costi che ci è stato concesso, il che è un riconoscimento della bontà del lavoro fin qui svolto e siamo convinti che ci siano le migliori premesse per vedere l’opera realizzata – contrariamente a quello che si è detto ultimamente – e vedere finalmente la mobilità, almeno quella del Luganese, cambiare radicalmente.” Quanto ai cinque ricorsi ancora pendenti, il Direttore del DT ha affermato che gli stessi, oltre ad essere “marginali, non mettono in discussione questo progetto.”  

Le fasi salienti dal 2023 ad oggi
Conformemente alle esigenze espresse dall’Ufficio federale dei trasporti (UFT), per poter beneficiare del finanziamento del programma di sviluppo strategico dell’infrastruttura ferroviaria (PROSSIF), il 26 ottobre 2023 viene costituita la RTTL SA, società interamente di proprietà di Ferrovie Luganesi SA (FLP), per la realizzazione della tappa prioritaria del progetto RTTL. L’organizzazione di progetto (governance) della fase esecutiva è stabilita da un’apposita convenzione sottoscritta da Cantone, FLP e RTTL SA e prevede che quest’ultima assuma il ruolo di committente per l’esecuzione dell’opera. Tra i primi compiti di RTTL SA vi è quello di consolidare con la Confederazione la convenzione di attuazione PROSSIF. Ad inizio 2025, RTTL SA completa le verifiche sul preventivo e informa FLP, Cantone e Confederazione circa la necessità di un aggiornamento delle basi del finanziamento. In data 23 giugno 2025 l’UFT dà luce verde alla versione finale della Convenzione di attuazione, con la quale di fatto sancisce il definitivo via libera al finanziamento federale PROSSIF e garantisce che la Confederazione assumerà la propria quota parte del finanziamento del progetto. La Convenzione di attuazione viene sottoscritta da RTTL SA il 14 luglio 2025. Il 18 luglio 2025 l’UFT autorizza RTTL SA a procedere con la fase di realizzazione. RTTL SA ha nel frattempo già messo a concorso e aggiudicato importanti mandati per la progettazione esecutiva dell’opera. Infine, in data 27 agosto 2025, l’UFT approva in via definitiva, con la propria sottoscrizione, la convenzione di attuazione. L’approvazione del credito aggiuntivo, oggetto del Messaggio, consentirà di completare le risorse finanziarie necessarie alla realizzazione della tappa prioritaria.

I prossimi passi
Con i consorzi di progettazione sono state avviate tutte le necessarie verifiche volte ad individuare eventuali ottimizzazioni, soprattutto per quanto concerne la concatenazione delle diverse attività. La durata complessiva della fase di cantiere è stimata in 8 anni, con inizio dei lavori nel 2027 e la messa in esercizio della tappa prioritaria della RTTL è prevista nel 2035.

Costi e finanziamento
Il preventivo complessivo per la realizzazione della tappa prioritaria della Rete Tram-Treno del Luganese ammonta a 765,9 milioni di franchi. Dedotti i finanziamenti federali PROSSIF e PAL (due terzi della spesa complessiva a carico della Confederazione) e le partecipazioni dei Comuni di Bioggio e Manno, l’importo restante è suddiviso fra Cantone (58%) e Comuni della CRTL (42%). Come già accennato, per quanto concerne la quota parte di finanziamento a carico della Confederazione, nel frattempo tutti i passi formali sono stati espletati.

Comunicazione attiva
In vista della fase di cantiere è in via di allestimento un concetto di comunicazione attiva che si basi su contatti diretti con i diversi attori interessati. Saranno inoltre organizzate serate informative ed occasioni di visita al cantiere.

In conclusione di conferenza stampa, Norman Gobbi, in qualità di Presidente del Consiglio di Stato ha osservato come uno storytelling (narrazione) continuamente negativo su quanto fa lo Stato danneggia il Ticino e il suo sviluppo.
Nell’interesse di tutti, nell’interesse del sistema Ticino è bene tener sempre presente il ruolo di servitori delle istituzioni, della popolazione e del nostro territorio, ed essere più coesi.
Ed è ciò che è stato ricordato in occasione dell’incontro del Governo (mercoledì scorso a Locarno, ndr) con i cento Comuni del Canton Ticino: occorre lavorare assieme, uniti nell’interesse della comunità.
Secondo Gobbi la garanzia federale e cantonale del finanziamento della rete treno tram del luganese è la miglior risposta per contrastare questa narrazione negativa, e dimostrare che il lavoro costante e serio viene riconosciuto a beneficio del Cantone e della comunità.

Per maggiori informazioni sul progetto: www.rttl.ch

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 14 settembre 2025 de Il Mattino della domenica

«Roos ha grandi competenze»

«Roos ha grandi competenze»

Per ricostruire la Difesa Pfister sceglie Roos e Bavaud
Trovato il futuro capo dell’Esercito: il successore di Süssli è l’attuale comandante delle Forze terrestri – Il capo dell’intelligence Dussey lascia il suo posto a un esperto nella gestione delle crisi – «Sono le persone più qualificate»

La difesa e la sicurezza della Svizzera hanno due nuovi volti: sono quelli di Benedikt Roos, futuro capo dell’esercito, e di Serge Bavaud, che da novembre dirigerà i servizi di intelligence della Confederazione. Con le due nomine di alto livello, Martin Pfister ha ora trovato gli ultimi pezzi del puzzle per comporre la sua prima linea di difesa. «Sono le persone più qualificate».
L’addio di Thomas Süssli – l’attuale capo delle forze armate lascerà a fine anno – ha dato la possibilità al consigliere federale (in carica solo dallo scorso aprile) di poter scegliere il suo braccio destro. Eppure, la necessità di un cambiamento è stata palese con Christian Dussey: il direttore del Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC) aveva dato a Viola Amherd la sua disponibilità a rimanere fino a marzo 2026. Pfister ha invece voluto cambiare subito: Serge Bavaud entra in carica già il 1. novembre.

«Cercavo determinazione»
Cercavo due personalità che avessero determinazione, ha sottolineato Pfister. Per l’Esercito, ha voluto scegliere tra gli alti ufficiali superiori (dal grado di brigadiere in su). «Grazie alla sua formazione e alle sue attività di perfezionamento professionale, al suo percorso professionale e alla sua esperienza pluriennale in veste di alto ufficiale superiore in diverse funzioni, il divisionario Benedikt Roos soddisfa nel migliore dei modi i requisiti necessari per ricoprire la funzione», ha spiegato il Consiglio federale, annunciando la nomina del 60.enne divisionario (che viene promosso al grado di comandante di corpo) e attuale comandante delle Forze terrestri.
«Non è il tempo di fare analisi, ma di agire», ha messo subito in chiaro il futuro capo dell’Esercito, affermando di voler rafforzare la capacità di difesa della Svizzera. Non solo al suolo, ma anche nei cieli (l’F-35A rimane infatti uno dei dossier principali, così come i droni), «in un frangente in cui all’orizzonte si addensano nuvole nere», ha avvertito il 60.enne basilese.

Priorità in materia di acquisti
I candidati finali (dai sei iniziali), sono passati a tre ( i divisionari Roos, Rolf André Siegenthaler e Raynald Droz). Nonostante la vasta esperienza di condotta, si tratta della scelta giusta? Abbiamo girato la domanda a Michele Moor, presidente della Società Svizzera degli Ufficiali (SSU). «Sì, è la scelta giusta», ci spiega, elencando gli elementi a favore di Roos: ufficiale professionista quasi da sempre (un aspetto spesso contestato a Süssli, che proveniva dal settore privato), esperienza di condotta, attitudine positiva e una grande considerazione all’interno e all’esterno dell’Esercito.
Oltre a ciò, per Moor è anche «positivo il fatto che provenga dalle truppe dei carri armati. Potrà dunque riportare il giusto equilibrio al tema, dopo che l’Esercito si è dedicato molto a ciber e droni, che rimangono tuttavia aspetti importanti».
A differenza di Thomas Süssli, al vertice dell’Esercito torna «un forte rappresentante delle truppe da combattimento». In questi tempi di incertezza in materia di politica di sicurezza, ciò rappresenta un vantaggio per l’esercito», ci spiega invece Stefan Holenstein, colonnello SMG e presidente dell’Associazione delle società militari svizzere (ASM), l’organizzazione che conta una trentina di organizzazioni militari per un totale di quasi 100 mila membri.
«Si tratta di un’ottima scelta. Ma non siamo in grado di valutare se sia la scelta migliore. Partiamo dal presupposto che la commissione di selezione (vedi sotto, ndr) abbia svolto il proprio compito in modo professionale», afferma Holenstein, che però avverte: «Ci aspettiamo che sappia stabilire in modo corretto e chiaro le priorità in materia di acquisti», oltre a convincere «con urgenza ed efficacia la popolazione, ma anche la politica a Berna, dell’assoluta necessità di un forte esercito di milizia. Ha ancora molto lavoro da fare. Per lui è una grande opportunità, ma anche un rischio di fallimento».

I Cantoni non sono soddisfatti
E l’intelligence? Il servizio informativo sta attraversando un (turbolento) periodo di trasformazione. All’insofferenza di molti dipendenti del SIC si sono aggiunte le critiche da parte dei Cantoni. Dal 1. novembre, Serge Bavaud riprendendo le redini da Dussey (che lascerà però a fine dicembre, anziché fine marzo come previsto) è chiamato a ristabilire la fiducia internamente ed esternamente, partner internazionali compresi.
«Il SIC non è in crisi, ma ci sono delle sfide da affrontare. Tutti i servizi di intelligence sono confrontati con problemi. È normale averli. Bisogna trattarli e stabilire delle priorità», ha tenuto a sottolineare Bavaud, già denominato «Monsieur Crises», poiché esperto di gestione delle crisi. Il 52.enne friburghese – scelto anche tramite un’agenzia di cacciatori di teste – ha già individuato le sue priorità: migliorare la soddisfazione dei circa 500 collaboratori, promuovere la cooperazione con i Cantoni e stabilizzare i contatti con i servizi partner esteri.

Norman Gobbi: «Roos ha grandi competenze»
All’assessment finale sono arrivati in tre. A spuntarla sugli altri, come visto, è stato Benendikt Roos. Perché? Che cosa ha avvantaggiato il basilese? Lo abbiamo chiesto a Norman Gobbi, membro della commissione incaricata dal consigliere federale Martin Pfister di trovare il successore di Thomas Süssli. «I profili erano diversi, con accenti diversi», spiega Gobbi al CdT. «Ciò che ha fatto propendere la commissione per Roos sono state da un lato le sue competenze militari, elemento fondamentale, dall’altro le sue competenze sociali poliedriche. Non da ultimo, il suo percorso formativo». Roos, a differenza del suo predecessore, ha infatti svolto la carriera militare. «Süssli è arrivato dall’esterno mentre Roos ha fatto tutto il percorso all’interno dell’esercito», ricorda ancora il consigliere di Stato. «È un punto fondamentale, perché conosce l’intera struttura in un momento in cui bisogna sviluppare l’esercito sia per quanto riguarda gli armamenti, sia per quanto riguarda le risorse». Gobbi, che in passato ha avuto modo di conoscere Roos in alcune occasioni, lo descrive come «una persona che ama il contatto umano, il dialogo, e ha una spiccata capacità di relazione anche con le autorità». Ma, come spiega il consigliere di Stato, Roos non sarà solo. «È un primus inter pares, è il presidente della direzione dell’esercito che comprende i responsabili dei vari settori. Roos è un buon direttore d’orchestra, e questo ha sicuramente pesato nella scelta». Con la nomina del nuovo capo dell’esercito, si chiude un’era piuttosto turbolenta. Negli anni, a Süssli e Viola Amherd sono giunte parecchie critiche. Roos saprà essere un «comunicatore» migliore? «Credo che sarà il responsabile del dipartimento a portare – più che in passato – il messaggio politico». Insomma, Roos avrà compiti forse meno appariscenti del suo predecessore, ma le responsabilità – condivise con la direzione dell’esercito – delle sfide che attendono la sicurezza svizzera saranno molto importanti. «Perché l’esercito funzioni e riesca a rispondere alle sfide che ci attendono, tutti i settori dovranno funzionare», conclude Gobbi.

Da www.cdt.ch

L’Alleanza Sicurezza Svizzera si congratula con Benedikt Roos e Serge Bavaud

L’Alleanza Sicurezza Svizzera si congratula con Benedikt Roos e Serge Bavaud

Comunicato stampa di Alleanza Sicurezza Svizzera

Il Consiglio federale ha nominato Benedikt Roos nuovo Capo dell’Esercito. A partire dal 1° gennaio 2026, subentrerà a Thomas Süssli, che lascia l’incarico. Come nuovo Direttore del Servizio delle attività informative della Confederazione, il Consiglio federale ha nominato Serge Bavaud. Egli assumerà la carica dal 1° novembre 2025, subentrando a Christian Dussey. L’Alleanza Sicurezza Svizzera si congratula con entrambi per la nomina, augura loro molto successo nei nuovi incarichi e si rallegra per una futura costruttiva collaborazione. Tuttavia, l’Alleanza continuerà a osservare con attenzione l’operato del Consiglio federale, poiché la nomina di un nuovo Capo dell’Esercito non basta: il lavoro non è ancora finito.

La designazione di queste due figure giunge al momento opportuno. La situazione della sicurezza non consente più che ci si concentri solo su questioni interne. L’Esercito deve dedicarsi con tutte le forze alla ricostruzione delle capacità difensive. Anche qualora si giungesse a una pace imposta in Ucraina, i segnali indicano tempesta all’orizzonte. Le notizie di atti terroristici si moltiplicano ogni giorno: sabotaggi ai cavi sottomarini in Europa e nei pressi di Taiwan e migliaia di attacchi informatici ai quali ormai sembra ci si sia abituati. La Russia si prepara al prossimo conflitto. La Svizzera deve ritrovare immediatamente il passo.

Oggi il Consiglio federale ha affidato a Benedikt Roos la guida dell’Esercito. Tuttavia, non può esimersi dalle proprie responsabilità. È il Consiglio federale, in quanto collegio, ad avere la responsabilità di creare e dotare un esercito che sia all’altezza delle sfide geopolitiche e di sicurezza. Attualmente non è così. L’elenco delle urgenze è lungo e non può essere semplicemente scaricato sulle spalle del nuovo Capo dell’Esercito:

  • La ricostituzione della capacità difensiva.
  • Una concezione di difesa globale che coordini tra loro i diversi settori per ottenere il massimo effetto.
  • Il raggiungimento di un livello tecnologico ambizioso per l’esercito.
  • L’implementazione delle lezioni apprese dallo scandalo di corruzione della RUAG.
  • Riforme e correzioni nel Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC).
  • Condizioni quadro per l’industria degli armamenti in materia di acquisti ed esportazioni che ne garantiscano la sopravvivenza economica in Svizzera, e quindi anche la capacità difensiva.
  • L’attuazione del principio di milizia e dell’obbligo di leva per garantire un’adeguata dotazione di personale per esercito e protezione civile.
  • La cooperazione con i paesi vicini in materia di difesa.
  • Il coordinamento tra politica estera e politica di sicurezza.

Soprattutto, la politica di sicurezza e la ricostruzione della capacità difensiva devono ora avere la massima priorità. Il Consiglio federale nel suo insieme ne è responsabile. Il tempo stringe.

 

Il Consiglio federale nomina Benedikt Roos nuovo capo dell’esercito

Il Consiglio federale nomina Benedikt Roos nuovo capo dell’esercito

Comunicato stampa DDPS

Nella sua seduta del 12 settembre 2025 il Consiglio federale ha nominato il divisionario Benedikt Roos nuovo capo dell’esercito dal 1° gennaio 2026 con contemporanea promozione al grado di comandante di corpo. Il 60enne Benedikt Roos succede al comandante di corpo Thomas Süssli, che lascerà la carica di capo dell’esercito il 31 dicembre 2025.

Il futuro capo dell’esercito Benedikt Roos, attinente di Basilea (BS), è entrato a far parte del Corpo degli istruttori nel 1997 in qualità di ufficiale di professione e da allora è stato impiegato in diverse funzioni nell’esercito. Dal 2003 al 2004 ha assolto una formazione presso l’US army command and general staff college di Fort Leavenworth (USA). Nel 2013 Benedikt Roos ha conseguito, parallelamente all’attività professionale, il Master of Advanced Studies in Security Policy and Crisis Management presso il Politecnico federale di Zurigo. Dal 1° febbraio 2013 ha ricoperto il ruolo di capo Organizzazione di condotta Difesa / capo Gruppo di stato maggiore del capo dell’esercito. Con effetto dal 1° gennaio 2018 è stato sostituto del comandante / capo di stato maggiore / comandante del corso di formazione alla condotta «unità» presso la Scuola centrale dell’Istruzione superiore dei quadri dell’esercito (ISQE). Il 1° luglio 2018 il Consiglio federale lo ha nominato comandante della brigata meccanizzata 11, con contemporanea promozione al grado di brigadiere. Dal 1° gennaio 2022 Benedikt Roos è stato impiegato come capo Pianificazione dell’esercito e sostituto del capo dello Stato maggiore dell’esercito, mentre dal 1° gennaio 2024 ha ricoperto la funzione di comandante della Scuola centrale. Dal 1° agosto 2024 è stato nominato comandante delle Forze terrestri, con contemporanea promozione al grado di divisionario.

Per rioccupare la funzione di capo dell’esercito, il capo del DDPS ha istituito una commissione incaricata della selezione. Tale organo è composto dal segretario generale del DDPS Daniel Büchel (presidente), dal consigliere di Stato Norman Gobbi, presidente del Consiglio di Stato del Cantone Ticino, direttore del Dipartimento delle istituzioni e membro del comitato direttivo della Conferenza governativa per gli affari militari, la protezione civile e i pompieri (CG MPP), dalla consigliera di Stato Karin Kayser-Frutschi, direttrice del Dipartimento di giustizia e di sicurezza del Cantone di Nidvaldo e presidente della Conferenza delle direttrici e dei direttori dei dipartimenti cantonali di giustizia e polizia (CDDGP), dal consigliere di Stato Vassilis Venizelos, direttore del Dipartimento della gioventù, dell’ambiente e della sicurezza del Cantone di Vaud, dal divisionario Melchior Stoller, consulente di politica militare del capo del DDPS, dal comandante di corpo pr S Dominique Andrey, presidente dell’Associazione svizzera di storia e scienze militari e Associate Fellow presso il Centro di politica di sicurezza di Ginevra ed ex consulente di politica militare del capo del DDPS nonché da Marc Siegenthaler, segretario generale supplente del DDPS e capo Risorse DDPS.

Il capo dell’esercito si assume la responsabilità complessiva della condotta dell’esercito e dirige il settore dipartimentale Difesa composto dallo Stato maggiore dell’esercito, dal Comando Operazioni, dal Comando Istruzione, dalla Base logistica dell’esercito e dal Comando Ciber.

Durante il processo di selezione è emerso che grazie alla sua formazione e alle sue attività di perfezionamento professionale, al suo percorso professionale e alla sua esperienza pluriennale in veste di alto ufficiale superiore in diverse funzioni, il divisionario Benedikt Roos soddisfa nel migliore dei modi i requisiti necessari per ricoprire la funzione in questione. In particolare, dispone di elevate competenze a livello di organizzativo, sociale e di condotta, fatto che lo mette in condizione di affrontare conflitti in modo diretto e orientato alle soluzioni. Grazie al suo modo di fare autentico e orientato al futuro nonché al suo carisma sarà in grado di rappresentare l’esercito in modo credibile sia verso l’interno che verso l’esterno.

(Immagine: www.vtg.admin.ch)

Il tram-treno ha fatto il pieno di finanziamenti per partire

Il tram-treno ha fatto il pieno di finanziamenti per partire

Il Governo ticinese ha dato luce verde al credito di 150 milioni di franchi a carico del Cantone – La rete costerà complessivamente 766 milioni – Ma ci sono ancora 5 ricorsi pendenti

Il Consiglio di Stato ticinese ha confermato giovedì il finanziamento della rete tram-treno del Luganese. Con il via libera, deciso ieri, mercoledì, in seduta di governo, al credito di 150 milioni di franchi a carico del Cantone, il finanziamento è ora completo e garantito.
Per un aggiornamento sul progetto, questa mattina a Bellinzona, oltre a Claudio Zali, direttore del Dipartimento del territorio, è intervenuto Norman Gobbi, nel ruolo direttore incaricato della divisione delle costruzioni: “Nonostante la negatività che abbiamo sentito negli scorsi mesi devo dire che i servizi tecnici del Dipartimento del Territorio, la Divisione Costruzioni e la direzione della RTTL SA (Rete tram-treno del Luganese, ndr) hanno lavorato bene, tant’è che l’Autorità federale ha dato loro il nullaosta all’inizio della messa in cantiere, con la progettazione definitiva del tracciato e delle opere”, ha detto Gobbi ai microfoni del Radiogiornale.
Un lavoro che ha portato a risultati concreti, tangibili, a partire da quelli legati ai finanziamenti. Ieri, come detto, il Governo ticinese ha approvato la sua parte di credito che si va ad aggiungere alla firma lo scorso 27 agosto, della Convenzione con la Confederazione. Nonostante le forti polemiche dei mesi scorsi sull’aumento di oltre 200 milioni di franchi per la realizzazione. 
I soldi, dunque, ci sono. L’opera nel suo insieme costerà 766 milioni di franchi. Quasi 2/3 saranno sostenuti dalla Confederazione per oltre mezzo miliardo di franchi. L’onere cantonale corrisponderà al 20% del totale, pari a circa 150 milioni netti (compreso il credito supplementare ancora da approvare da parte del Gran Consiglio di 87,4 milioni). I restanti 110 milioni saranno a carico dei Comuni del Luganese. Ma prima di vedere il cantiere sui binari, c’è ancora un ostacolo da superare. Gli ultimi cinque ricorsi ancora pendenti davanti al Tribunale amministrativo federale, che li dovrebbe evadere ancora entro la fine di quest’anno.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Il-tram-treno-ha-fatto-il-pieno-di-finanziamenti-per-partire–3107183.html

 

Rete Tram-Treno del Luganese: nuova convenzione e approvazione del credito aggiuntivo

Rete Tram-Treno del Luganese: nuova convenzione e approvazione del credito aggiuntivo

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha preso atto con grande soddisfazione della nuova convenzione siglata con la Confederazione che garantisce il finanziamento supplementare del progetto; nella  stessa seduta settimanale, ha licenziato il Messaggio del Dipartimento del territorio (DT) all’indirizzo del Gran Consiglio concernente lo stanziamento di un credito aggiuntivo di 87’390’000 franchi e l’aggiornamento dell’autorizzazione a effettuare una spesa di 262’500’000 franchi per la realizzazione della tappa prioritaria della Rete Tram-Treno del Luganese (RTTL), nell’ambito dell’attuazione delle opere del Piano dei trasporti del Luganese (PTL) e del Programma di agglomerato del Luganese (PAL).  

Oggetto del Messaggio – presentato in occasione di una conferenza stampa convocata questa mattina a Bellinzona alla presenza del Presidente del Consiglio di Stato e Direttore incaricato della Divisione delle costruzioni Norman Gobbi, del Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento del territorio Claudio Zali, del Direttore della Divisione delle costruzioni Diego Rodoni e del Direttore della Rete Tram-Treno del Luganese SA (RTTL) Alberto Del Col  è la convenzione siglata con la Confederazione e l’aggiornamento del credito di competenza cantonale, al fine di poter procedere alla realizzazione della tappa prioritaria della RTTL, un’opera considerata decisiva per lo sviluppo del territorio e della mobilità di tutta la regione.

L’incontro odierno con i media è stato l’occasione per il Direttore incaricato della Divisione delle costruzioni Norman Gobbi, per sottolineare come la RTTL rappresenti “uno dei progetti strategici principali promossi dal Cantone Ticino per il futuro della mobilità. L’opera si inserisce nella visione di una rete di trasporto più sostenibile, efficiente e attrattiva, capace di ridurre il traffico stradale.” Il Presidente del Consiglio di Stato ha inoltre precisato che si tratta di “un investimento che guarda in maniera strategica a un Ticino sempre più interconnesso ma soprattutto più sostenibile.”
Il Direttore del DT Claudio Zali ha dal canto suo evidenziato come “quest’opera, premesso l’accordo del Gran Consiglio, è finanziata in quanto la Confederazione ha già garantito la sua parte di superamento dei costi. Siamo convinti – ha aggiunto Zali – che ci siano le migliori premesse per vedere l’opera realizzata e la mobilità del Luganese cambiare radicalmente.”
Con decisione del 19 giugno 2018, il Parlamento aveva approvato il credito di realizzazione della tappa prioritaria della RTTL. Parallelamente alla trattazione del credito, nell’ottobre 2017 il progetto definitivo era stato pubblicato secondo la procedura prevista dalla Legge federale sulle ferrovie (Lferr). Come conseguenza dell’elevato numero di opposizioni riscontrate nella fase di pubblicazione, il Consiglio di Stato, nel 2019, in accordo con la Commissione Regionale dei Trasporti del Luganese (CRTL) e i Comuni interessati, aveva deciso di introdurre delle importanti modifiche al progetto, volte a renderlo meno impattante dal punto di vista espropriativo e a tener maggiormente conto delle esigenze espresse dai Comuni, da USTRA e dai privati toccati. Nel giugno 2020 è stata quindi avviata la nuova procedura di approvazione dei piani, mediante la quale il progetto con le modifiche è stato ripubblicato integralmente (2a pubblicazione), procedura che è sfociata nella Decisione di approvazione dei piani del 7 marzo 2023, da parte dell’Ufficio Federale dei Trasporti (UFT). Contro tale decisione sono stati inoltrati cinque ricorsi al Tribunale Amministrativo Federale (TAF).    Successivamente sono stati avviati da Ferrovie Luganesi SA (FLP) e DT i passi necessari per intraprendere la fase esecutiva, andando in primo luogo a consolidare gli aspetti finanziari del progetto; aspetto questo che ha comportato la verifica e l’attualizzazione dei costi di preventivo e delle basi del finanziamento.

Il finanziamento dell’opera e le fasi salienti dopo l’approvazione dei piani
Il 16 settembre 2014 il Parlamento federale approva il decreto che libera i crediti per il programma di agglomerato (PAL) a partire dal 2015, comprendente il prolungamento da Bioggio a Manno della linea FLP.
Successivamente, nel 2019, il Parlamento federale approva il decreto concernente la fase d’attuazione 2035 del Programma di sviluppo strategico dell’infrastruttura ferroviaria (PROSSIF), sulla base del Messaggio licenziato nell’ottobre 2018. Tra le opere finanziate viene annoverata la tratta Bioggio – Lugano centro della RTTL.
Tali decreti federali costituiscono la base del finanziamento federale all’opera, parte preponderante del credito per la sua realizzazione. Nell’aprile 2021 hanno inizio le negoziazioni tra Cantone, FLP e UFT, volte alla stipula della convenzione d’attuazione prevista dalla Legge federale sulle ferrovie (Lferr) per gestire il finanziamento PROSSIF. Conformemente alle esigenze espresse dall’UFT, per poter beneficiare del finanziamento PROSSIF, il 26 ottobre 2023 viene costituita la RTTL SA, società interamente di proprietà di FLP, per la realizzazione della tappa prioritaria del progetto RTTL. L’organizzazione di progetto (governance) della fase esecutiva è stabilita da un’apposita convenzione sottoscritta da Cantone, FLP e RTTL SA e prevede che quest’ultima assuma il ruolo di committente per l’esecuzione dell’opera. Tra i primi compiti di RTTL SA vi è quello di consolidare con la Confederazione la convenzione di attuazione PROSSIF. Ad inizio 2025, RTTL SA completa le verifiche sul preventivo e informa FLP, Cantone e Confederazione circa la necessità di un aggiornamento delle basi del finanziamento.

In data 23 giugno 2025 l’UFT dà luce verde alla versione finale della Convenzione di attuazione, con la quale di fatto sancisce il definitivo via libera al finanziamento federale PROSSIF e garantisce che la Confederazione assumerà la propria quota parte del finanziamento del progetto.
La Convenzione di attuazione viene sottoscritta da RTTL SA il 14 luglio 2025.
Il 18 luglio 2025 l’UFT autorizza RTTL SA a procedere con la fase di realizzazione. RTTL SA ha nel frattempo già messo a concorso e aggiudicato importanti mandati per la progettazione esecutiva dell’opera.
Infine, in data 27 agosto 2025, l’UFT approva in via definitiva, con la propria sottoscrizione, la convenzione di attuazione.
L’approvazione del credito aggiuntivo, oggetto del Messaggio, consentirà di completare le risorse finanziarie necessarie alla realizzazione della tappa prioritaria.

L’iter progettuale e procedurale per arrivare all’approvazione del progetto, avvenuta il 7 marzo 2023 con la Decisione di approvazione dei piani (DAP) da parte dell’UFT, ha rappresentato uno sforzo molto importante a livello tecnico e politico ma, allo stesso tempo, ha dotato il progetto di un vasto consenso nonché della necessaria solidità sotto tutti i suoi aspetti.
Si prevede che entro la fine del corrente anno il Tribunale amministrativo federale (TAF) emetta la sua sentenza in merito ai cinque ricorsi pendenti sulla Decisione di approvazione dei piani (DAP), trattandosi di contestazioni su aspetti meramente puntuali. Sulla scorta di tale prospettiva l’inizio dei lavori è programmato nel 2027 e la messa in esercizio nel 2035. RTTL SA è già attiva nell’allestimento del progetto esecutivo e nelle diverse attività preparatorie.
Il preventivo complessivo per la realizzazione della tappa prioritaria della Rete Tram-Treno del Luganese, segnatamente dei comparti oggetto del Messaggio, ammonta a 765’900’000 franchi (IVA inclusa). Dedotti i finanziamenti federali PROSSIF e PAL (due terzi della spesa complessiva a carico della Confederazione) e le partecipazioni dei Comuni di Bioggio e Manno, l’importo restante è suddiviso fra Cantone (58%) e Comuni della CRTL (42%).

Per maggiori informazioni sul progetto RTTL: www.rttl.ch

Il secondo tempo tra Cantone e Comuni tra Dichiarazione d’intenti e modifica costituzionale

Il secondo tempo tra Cantone e Comuni tra Dichiarazione d’intenti e modifica costituzionale

Sancito il tentativo di cambio di passo dopo l’impasse di Ticino2020.
Gobbi: ‘Più autonomia, rispetto e soluzioni condivise’. Dafond: ‘Davvero, però…’

Rapporti tra Cantone e Comuni, inizia il secondo tempo. O meglio, questa è l’intenzione di tutti considerati da un lato «l’impasse» di Ticino 2020, il progetto di riforma dei flussi di competenze e finanziari tra i due enti fermo al palo, e dall’altro tutti i problemi che restano ancora in campo e che, giocoforza, necessitano di una ripartenza.
Il tentativo c’è. Ed è stato ufficializzato oggi a Locarno, all’incontro istituzionale tra il Cantone e i cento Comuni ticinesi, con i rispettivi sindaci, con la firma della Dichiarazione d’intenti a favore del federalismo che può essere interpretata come prima pietra di una modifica costituzionale atta a migliorare, appunto, i rapporti e ad aumentare l’autonomia dei Comuni.

“Dare un fondamento concreto al nostro assetto istituzionale”
Con ordine. «Quella che firmiamo – afferma davanti alla platea di sindaci il presidente del Consiglio di Stato e direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi – è una lettera d’amore al federalismo svizzero nella sua versione ticinese e che ha tre principi fondamentali». Il primo, specifica Gobbi, «è un’autonomia vera e riconosciuta». Nel senso che «si tratta di inserire nella Costituzione, in maniera chiara e operativa, il principio dell’autonomia comunale. Non si tratta solo di una dichiarazione di principio, ma di un modo per dare fondamento concreto al nostro assetto istituzionale. L’obiettivo del Consiglio di Stato – rimarca Gobbi – è duplice: migliorare il riconoscimento e chiarire meglio la ripartizione dei compiti, secondo i principi di sussidiarietà ed equivalenza fiscale». Insomma, «è giunto il tempo di passare dalle parole ai fatti: perciò proporremo al Gran Consiglio e poi al Popolo ticinese una modifica costituzionale che va in questa direzione».

“Dialogo strutturato e continuo”
Il secondo principio della Dichiarazione è all’insegna di «un dialogo strutturato e continuo». Il presidente del governo infatti rileva che «la Piattaforma Cantone-Comuni è stata un’esperienza di crescita per tutti i partecipanti: un’esperienza che ha fatto il suo tempo. Oggi serve un vero spazio politico di confronto, a cadenza regolare e con uno spirito di franchezza: il modello al quale ci ispiriamo è la Conferenza dei governi cantonali. Vogliamo un organo che dia ai Comuni una voce autorevole e univoca nei rapporti con il Cantone: solo così possiamo rafforzare la fiducia reciproca e costruire insieme soluzioni condivise». E quindi, «per rendere ancora più operativo questo dialogo, è mia intenzione proporre al Consiglio di Stato di introdurre una novità concreta: in ogni Dipartimento sarà designato un referente stabile per i rapporti con i Comuni. Una figura che fungerà da punto di contatto, capace di accompagnare le pratiche, chiarire i nodi e dare continuità al confronto quotidiano».
Il terzo principio è, invece, «un impegno morale e simbolico, per evitare il muro contro muro». Quindi, assicura Gobbi, «la nostra promessa è che questa dichiarazione non resti soltanto un atto simbolico. Quel che seguirà è un percorso concreto e operativo: il Consiglio di Stato redigerà un messaggio all’attenzione del Gran Consiglio per proporre una modifica della Costituzione cantonale, che rafforzi in modo chiaro l’autonomia dei Comuni». Il percorso descritto, riprende Gobbi, «è istituzionale, politico e morale: lo stiamo imboccando perché sentiamo che è giusto dare nuovi strumenti ai Comuni, consolidare la collaborazione e il dialogo tra i due livelli di governo e rafforzare il federalismo ticinese, un federalismo che funzioni davvero, vicino alle persone e rispettoso dello spirito dei luoghi e delle regioni».

“Ticino2020 resta un esercizio istituzionale e finanziario”
A margine dell’incontro, è lo stesso Gobbi che, parlando alla stampa, sottolinea come «sia importante porre le basi per poter rilanciare un dialogo che negli ultimi tempi è diventato un po’ stanco: per me, in questo anno alla presidenza del governo, è fondamentale porre nuove basi per il futuro, e questa modifica costituzionale che proporremo chiarirà il ruolo e la funzione dei Comuni garantendogli il rispetto istituzionale che meritano». La traduzione di tutto questo è spedire in soffitta Ticino2020? «Come ho già avuto modo di dire è un po’ in impasse, per vincoli posti dal Consiglio di Stato ma anche dai Comuni – risponde Gobbi –. Comuni che dovranno fornire delle richieste di recupero di autonomia operativa. Ticino2020 rimane comunque un esercizio di carattere istituzionale ma anche finanziario, che ha permesso di chiarire i relativi flussi ma anche di capire dove sono le aderenze dei livelli istituzionali, penso all’erogazione dei servizi nell’ambito degli anziani».
A cambiare sarà anche la Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni, spiega ancora Gobbi. «Chiediamo che entrambi gli enti si diano una struttura più solida, che permetta di consolidare le prese di posizione. Il modello cui ci ispiriamo è quello della Conferenza dei governi cantonali che, pur avendo accenti differenti, trovano posizioni da inoltrare al Consiglio federale». Stringendo, conclude il presidente del governo, «vogliamo normalizzare i rapporti a beneficio della popolazione, dare stabilità istituzionale tra gli enti è un elemento che ci deve contraddistinguere».

Dafond: “I problemi vanno risolti”
Il presidente dell’Associazione dei Comuni ticinesi (Act), Felice Dafond, dal canto suo sottolinea come «siamo enti pubblici che dobbiamo dialogare nell’interesse dei cittadini, che lo sono sia del Comune dove risiedono sia del Cantone. Ricordando che il Comune non è uno sportello del Cantone». Inoltre, per Dafond, «il dialogo serve per trovare soluzioni a problemi che abbiamo: ben vengano quindi le parole rispetto, condivisione, solidarietà… ma poi bisogna anche concretizzarle». Da parte dei Comuni, ci si aspetta «sicuramente maggior rispetto perché i nodi da sciogliere sono molti: partendo dalle competenze, dal chi fa cosa, chi porta una responsabilità e chi la paga. La perequazione intercomunale oggi ha parametri poco trasparenti, e tanti temi devono innestare un’altra marcia. Penso soprattutto alle Polizie comunali, al territorio, alla prossimità». Ticino2020 è in soffitta? È morto? «Possiamo chiamarlo come vogliamo, possiamo declinare come vogliamo i nomi: ma i problemi restano, vanno affrontati e risolti», chiosa Dafond.

Da www.laregione.ch

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Rapporti tra Cantone e Comuni, firmata una dichiarazione d’intenti
L’obiettivo: più struttura tra i compiti e maggior federalismo – Cambia anche il modello di dialogo tra i due livelli istituzionali

Questo mercoledì il Governo ticinese ha incontrato i sindaci e le sindache dei 100 Comuni ticinesi. Un pomeriggio che ha portato delle novità per quanto riguarda la collaborazione tra i due livelli istituzionali. La prima è stata la firma di una dichiarazione d’intenti, la seconda riguarda la piattaforma di dialogo tra Cantone e Comuni che lascerà il posto a un modello più simile a quello che avviene con la Conferenza dei governi cantonali. E non è tutto: è stato prospettato anche un messaggio governativo per fissare nella Costituzione cantonale il principio dell’autonomia cantonale. Una modifica che dovrebbe comunque passare al vaglio del popolo.
Riguardo alla dichiarazione d’intenti, il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi ha indicato ai microfoni di SEIDISERA che l’obiettivo è quello di costruire un federalismo più autentico: “Negli ultimi anni abbiamo visto frizioni a seguito di contrapposizioni, ma anche di sovrapposizioni nello svolgere i compiti di interesse pubblico”. L’invito fatto ai Comuni è quindi quello di “darsi una struttura per essere un partner più solido nei confronti dell’amministrazione cantonale”.
Per il dialogo tra Cantone e Comuni si vuole un cambio di struttura, l’attuale piattaforma verrà sostituita da “un nuovo organo di confronto politico continuo, sul modello della Conferenza dei Governi cantonali, per permettere ai Comuni di esprimere in modo univoco la propria voce e di partecipare più incisivamente ai processi decisionali”, si legge nel comunicato del Cantone.
“Ticino 2020”, la riforma dei rapporti tra Cantone e Comuni non è dunque più attuale? “’Ticino 2020’ ha fatto una fotografia su quello che sono i flussi e le competenze tra i due livelli istituzionali”, ha affermato Gobbi. Con la nuova struttura si vuole “evitare situazioni in cui si scaricano gli oneri sull’altro senza assumersene la responsabilità politica”.
E per il cittadino cosa cambia? “Il fatto di avere talvolta più chiarezza su chi fa cosa e soprattutto avere un elemento di equivalenza fiscale. Quindi se pago le imposte al Comune è per determinate servizi, se le pago al Cantone è per altri tipi di servizi”, spiega Gobbi.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Rapporti-tra-Cantone-e-Comuni-firmata-una-dichiarazione-d%E2%80%99intenti–3105734.html

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I cento Comuni e il Consiglio di Stato per rilanciare il dialogo tra le parti

I due livelli istituzionali si sono incontrati a Locarno – Il Governo ha annunciato l’intenzione di presentare una modifica della Costituzione cantonale per rafforzare l’autonomia degli Enti locali, ma anche una riforma della Piattaforma Cantone-Comuni

Una modifica della Costituzione. Un nuovo organo di confronto politico che sostituirà l’attuale Piattaforma Cantone-Comuni. Una dichiarazione d’intenti a favore del federalismo. E l’impegno morale a rilanciare il dialogo tra i due livelli istituzionali. Tutto ciò, in un momento simbolico per il nostro territorio: il traguardo, raggiunto proprio nell’aprile di quest’anno, di un cantone formato da «soli» cento Enti locali.
Al Palacinema di Locarno ieri pomeriggio si è tenuta una vera e propria celebrazione delle istituzioni ticinesi, durante la quale il Consiglio di Stato in corpore ha incontrato i sindaci e le sindache dei 100 Comuni che formano il nostro territorio. E per l’occasione, appunto, sono state presentate diverse novità: tutte con l’obiettivo di rilanciare un dialogo tra i due livelli istituzionali che negli ultimi tempi – non è un segreto – è diventato sempre più complesso.
Una giornata voluta dallo stesso Gobbi, come ha spiegato ai media durante la giornata, «per festeggiare il traguardo simbolico e istituzionale di un Ticino a 100 Comuni. Ma anche per prendersi l’impegno di migliorare i rapporti tra le parti, capendo che siamo tutti – Cantone e Comuni – chiamati a servire la nostra popolazione ». Concretamente, per fare ciò i sindaci dei cento Comuni e il Governo hanno firmato una dichiarazione d’intenti che Gobbi nel suo discorso ufficiale ha definito «una lettera d’amore per il federalismo svizzero nella sua versione ticinese». Una dichiarazione che, come rilevato dal Consiglio di Stato nella nota stampa dedicata alla giornata, «si fonda su tre principi»: una modifica della costituzione cantonale volta a rafforzare l’autonomia comunale che sarà prossimamente presentata dal Governo al Parlamento e poi, ovviamente, in ultima battuta anche al popolo; una riforma della Piattaforma Cantone- Comuni, che lascerà spazio a un nuovo organo di confronto politico continuo, sul modello della Conferenza dei Governi cantonali; l’impegno morale a riaffermare il principiosecondo cui «la forza è nella collaborazione e non nel conflitto, nel dialogo e non nel muro contro muro».

Ruoli da chiarire
La dichiarazione d’intenti, ha spiegato Norman Gobbi parlando con i media, «è un impegno morale per rilanciare un dialogo che – ha ammesso – negli ultimi tempi è diventato un po’ stanco». Un impegno che, concretamente, il Governo mira a mettere nero su bianco nella Costituzionale cantonale: «Un elemento – ha aggiunto il presidente del Governo che permetterà di chiarire il ruolo e la funzione dei Comuni, ma soprattutto di ribadire il rispetto che meritano gli Enti locali». Anche la Piattaforma Cantone- Comuni, come detto, è destinata a cambiare. Lo stesso Gobbi nel suo discorso ha definito il gremio «un’esperienza che ha fatto il suo tempo ». Motivo per cui il Consiglio di Stato, con il coinvolgimento dei Comuni, intende proporre una riforma di tale organo, ispirandosi al modello della Conferenza dei governi cantonali. «Chiederemo ai Comuni – ha rilevato Gobbi – di darsi una struttura più solida. Che permetta di consolidare le loro prese di posizione nei confronti del Cantone». L’obiettivo, dunque, è avere un «dialogo più forte, più strutturato». E ovviamente «trovare soluzioni che non schiaccino un livello istituzionale piuttosto che l’altro, ma siano al servizio della popolazione». E la «famosa» riforma Ticino2020? «È in un momento d’impasse, per vincoli imposti dal Consiglio di Stato, ma anche dai Comuni», ha affermato Gobbi. «Ora i Comuni dovranno fornire al Cantone richieste di recupero della propria autonomia e così facendo rilanciare la discussione. Che magari non passerà attraverso Ticino2020, ma tramite altre misure più puntuali, nell’ottica di migliorare i rapporti ».

Una questione di rispetto
Presente alla giornata, va da sé, anche il presidente dell’Associazione dei Comuni ticinesi,Felice Dafond. Il quale ha insistito sull’importanza del dialogo tra le parti: «È una giornata importante – ha affermato ai media poco prima della cerimonia – Siamo enti pubblici che devono dialogare, nell’interesse dei cittadini. Perché sono cittadini sia dei Comuni, sia del Cantone. E dialogare significa trovare soluzioni condivise a problemi, i quali non mancano di certo».
Dunque, ha aggiunto Dafond, «ben vengano le parole di rispetto (nei confronti dei Comuni,n.d.r.). Ma poi bisogna anche concretizzarle». Sì, perché – non nasconde il presidente dell’associazione – da parte dei Comuni ci si attende certo un maggiore rispetto. Perché il Comune non è uno sportello del Cantone». E quindi «se questa giornata permetterà di raggiungere un migliore dialogo fra i vari livelli, poi bisognerà mettersi al tavolo per affrontare i problemi, che sono tanti». Come dire: dalle parole occorrerà passare ai fatti. La prima pietra è stata posata, ma il cantiere è ancora lungi dall’essere terminato.

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 11 settembre 2025 del Corriere del Ticino

Discorso in occasione dell’incontro con le Sindache e i Sindaci dei Comuni ticinesi

Discorso in occasione dell’incontro con le Sindache e i Sindaci dei Comuni ticinesi

– Fa stato il discorso orale – 

Stimate Sindache e Stimati Sindaci,
Stimate Vicesindache e stimati Vicesindaci,
Stimato signor Presidente del Gran Consiglio,
Stimate Gran Consigliere, Stimati Gran Consiglieri,
Cara collega Consigliera di Stato, Cari colleghi Consiglieri di Stato,
Gentili signore e signori,

è un grande piacere per me accogliervi qui oggi a Locarno, insieme alla collega e ai colleghi, per una giornata speciale che il Governo ha fortemente voluto organizzare.
La nostra idea è che oggi ci troviamo qui, tutti insieme, per un momento che vuole andare oltre la semplice celebrazione – e, soprattutto, non vuole affatto trasformarsi in un’auto-celebrazione.
È un atto simbolico, quindi, ma è soprattutto l’occasione per assumerci tutte e tutti insieme un impegno concreto – quello di costruire un federalismo più autentico, all’altezza della nostra Storia e del futuro che vogliamo, fondato su una collaborazione leale tra Cantone e Comuni. 
Nel mese di aprile di quest’anno, il Ticino ha raggiunto un traguardo importante: per la prima volta nella nostra storia i Comuni sono esattamente 100. Un numero tondo, che racconta i cambiamenti avvenuti negli ultimi 25 anni – dai 245 Municipi del 2000 alla situazione di oggi – e che ci ricorda quanto sia cambiata la trama delle istituzioni che amministrano il nostro territorio.
Se i numeri cambiano, la sostanza però resta la medesima – in Svizzera i Comuni sono stati e saranno sempre il volto dello Stato sul territorio, là dove le politiche smettono di essere principi generici e diventano servizi, risposte e vicinanza alle cittadine e ai cittadini.
Certo, siamo tutti consapevoli che la realtà attorno a noi sta cambiando, e velocemente. Il nostro federalismo sta attraversando una fase complessa della sua lunga e gloriosa storia – qualcuno lo ritiene ormai troppo lento o complicato per i ritmi forsennati dell’epoca digitale. Io credo invece che proprio questa sua capacità di radicarsi nei territori e di adattarsi nel tempo sia la chiave per renderlo più vivo e attuale che mai.
Non possiamo ignorare le difficoltà che in questi anni hanno segnato il nostro dialogo. L’esperienza di Ticino 2020, oggi in una fase di impasse, ne è una dimostrazione evidente. Lo stesso vale per il delicato dossier della polizia ticinese: spesso, dopo un lungo lavoro di ricerca di soluzioni condivise, le stesse decisioni vengono rimesse in discussione da chi le aveva volute.
Questo meccanismo di avanzare e poi ritrattare non rafforza né il Cantone né i Comuni: al contrario, rischia di indebolire entrambi.
L’Associazione dei Comuni ticinesi e l’ERS-Luganese hanno svolto in questi anni un ruolo importante per cercare di federare le realtà comunali ticinesi. Ma proprio per questo è necessario che oggi si dotino di strumenti e strutture che coordinino la pluralità delle realtà locali, così che la voce di tutti i Comuni possa trovare spazio in modo coeso ed equilibrato, in processi decisionali che siano rapidi e condivisi.
Dobbiamo quindi imparare a lavorare meglio insieme, con maggiore chiarezza e fiducia reciproca. La responsabilità di un federalismo che funziona non appartiene a una sola parte: richiede l’impegno condiviso e il rispetto delle decisioni assunte.
Come sindache e sindaci, vicesindache e vicesindaci, e municipali, vivete ogni giorno gli effetti concreti di queste tensioni. In un contesto sociale fragile – con le famiglie sempre più sotto pressione, costi della vita in crescita, e la fiducia reciproca che rischia di venire meno – i Comuni sono spesso il primo punto di riferimento per la popolazione.
Lo sapete voi e lo sappiamo noi: per svolgere davvero questo ruolo, sempre più delicato, quel che serve sono strumenti adeguati, chiarezza di intenti e il giusto riconoscimento dalle istanze superiori.
È con questo spirito che oggi vogliamo sottoscrivere una dichiarazione d’intenti.
Una dichiarazione che ha scopi e finalità precise: offrire una nuova base di dialogo che superi la vecchia piattaforma Cantone-Comuni, e che rilanci in modo più strutturato e leale il confronto tra i nostri due livelli istituzionali.
Il sentimento che ci anima è quello di chi si accinge a gettare le basi per un percorso verso il futuro. Quella che firmiamo, insomma, è una lettera d’amore al federalismo svizzero nella sua versione ticinese – una lettera d’amore che non vuole restare uno svolazzo di inchiostro sulla carta, ma ambisce a ispirare un’azione politica e istituzionale.
I principi fondamentali di questa intesa sono tre: 

Il primo principio è un’autonomia vera e riconosciuta.
Come sa bene chi va in montagna, il primo passo è sempre il più importante: nel nostro caso, si tratta di inserire nella Costituzione, in maniera chiara e operativa, il principio dell’autonomia comunale. Non si tratta solo di una dichiarazione di principio, ma di un modo per dare fondamento concreto al nostro assetto istituzionale.
L’obiettivo del Consiglio di Stato è duplice: migliorare il riconoscimento e chiarire meglio la ripartizione dei compiti, secondo i principi di sussidiarietà ed equivalenza fiscale.
È giunto il tempo di passare dalle parole ai fatti: perciò proporremo al Gran Consiglio e poi al Popolo ticinese una modifica costituzionale che va in questa direzione.

Il secondo principio è un dialogo strutturato e continuo.
La Piattaforma Cantone-Comuni è stata un’esperienza di crescita per tutte e tutti i partecipanti: un’esperienza che ha fatto il suo tempo. Oggi serve un vero spazio politico di confronto, a cadenza regolare e con uno spirito di franchezza: il modello al quale ci ispiriamo è la Conferenza dei governi cantonali. Vogliamo un organo che dia ai Comuni una voce autorevole e univoca nei rapporti con il Cantone: solo così possiamo rafforzare la fiducia reciproca e costruire insieme soluzioni condivise.
Per rendere ancora più operativo questo dialogo, è mia intenzione proporre al Consiglio di Stato di introdurre una novità concreta: in ogni Dipartimento sarà designato un referente stabile per i rapporti con i Comuni. Una figura che fungerà da punto di contatto, capace di accompagnare le pratiche, chiarire i nodi e dare continuità al confronto quotidiano.

Il terzo principio è un impegno morale e simbolico.
Il Governo sa che la dichiarazione che firmiamo oggi non ha valore vincolante, ma è convinto che ne abbia uno ancora più importante: è un impegno morale, per ognuna e ognuno di noi, a nome delle cittadine e dei cittadini che rappresentiamo. Nella Città che 100 anni fa ha ospitato la firma di un trattato internazionale di pace, in una fase storica tesissima a livello mondiale, nel nostro piccolo scegliamo di dire a voce alta che la forza è nella collaborazione e non nel conflitto, nel dialogo e non nel «muro contro muro».

Oggi celebriamo una tappa importante, ma non un punto d’arrivo. I 100 Comuni sono una conquista di tutte e tutti noi, ma soprattutto la premessa per un Ticino più forte, più coeso e più attento ai bisogni delle sue comunità. Continuiamo quindi questo cammino fianco a fianco, con la convinzione che solo unendo le forze potremo garantire al nostro Cantone un futuro prospero e solido.
A partire da domani, la nostra promessa è che questa dichiarazione non resti soltanto un atto simbolico. Quel che seguirà è un percorso concreto e operativo: il Consiglio di Stato proporrà, dopo gli approfondimenti e la condivisione necessaria con i Comuni, un messaggio all’attenzione del Gran Consiglio per proporre una modifica della Costituzione cantonale, che rafforzi in modo chiaro l’autonomia dei Comuni.
Per concretizzare la riforma della Piattaforma di dialogo politico tra Cantone e Comuni, è necessario – nel dialogo con il Cantone – che i Comuni ticinesi si dotino di una struttura capace di rappresentare la pluralità comunale, e di coordinare le posizioni e le proposte dei 100 enti comunali. A livello intercantonale, e per questo saluto l’intervento che seguirà da parte di Thomas Minger, lo facciamo da oltre un trentennio. Tramite la Conferenza dei governi cantonali, i Cantoni sono riusciti a dimostrarsi partner affidabili e ad avere un dialogo strutturato con il Consiglio federale su numerosi temi, preservando il sistema federalistico elvetico.
Il percorso che vi sto descrivendo è istituzionale, politico e morale: lo stiamo imboccando perché sentiamo che è giusto dare nuovi strumenti ai Comuni, consolidare la collaborazione e il dialogo tra i due livelli di governo e rafforzare il federalismo ticinese – un federalismo che funzioni davvero, vicino alle persone e rispettoso dello spirito dei luoghi e delle regioni.
Per dimostrarvi il nostro impegno, abbiamo voluto dare una dimensione tangibile al passo formale che compiamo con la dichiarazione d’intenti di oggi. Sul palco vedete qui accanto i piccoli alberi da frutto allevati nel vivaio cantonale di Lattecaldo. Sono il simbolo di questo percorso.
Questi alberi da frutto saranno consegnati prossimamente a ciascun dei 100 Comuni ticinesi.
Sono alberi autoctoni, che con il tempo, nel terreno fertile che troveranno presso i vostri Comuni, porteranno i loro frutti. Così dovrà essere anche il nostro cammino comune: fondato su radici solide, orientato alla crescita condivisa e capace di dare frutti che appartengano a tutta la comunità ticinese.
Care sindache e cari sindaci, vicesindache e vicesindaci, e municipali, la collaborazione tra Cantone e Comuni non è solo auspicabile – è necessaria. Non possiamo permetterci di restare fermi, né tantomeno di assistere in modo passivo al venire meno della fiducia reciproca. Siamo state e stati eletti per decidere nell’interesse della popolazione, e nel rispetto di questo mandato abbiamo il dovere di rilanciare un federalismo che funzioni – che sia vicino alle persone, rispettoso delle diversità locali e capace di dare risposte ai bisogni reali delle ticinesi e dei ticinesi.
Con la firma di questa dichiarazione, vogliamo celebrare il coraggio di credere insieme nel Ticino, nelle nostre comunità, nella capacità delle cittadine e dei cittadini e dei Comuni di costruire un futuro migliore. Vogliamo celebrare l’impegno di chi come voi, ogni giorno, si dedica alla cosa pubblica con passione e responsabilità – rendendo il nostro Cantone un luogo più giusto, prospero e dinamico.
Come il piccolo albero da frutto indigeno che vi regaliamo oggi, le nostre azioni hanno radici profonde e frutti che verranno raccolti dalle generazioni future. Lo dice anche un proverbio che magari avete sentito: «solo uno sciocco pianta un albero per sé stesso». Lo facciamo per chi verrà dopo di noi, nella speranza che questo albero cresca sano e forte, come simbolo del lavoro condiviso, della fiducia e della speranza nel futuro – e nella speranza che chi verrà dopo di noi, quando noi non ci saremo più, ci ricordi come buoni antenati.
Fieri del nostro passato, consapevoli delle sfide del presente, guardiamo insieme al futuro del Ticino con determinazione e orgoglio: questo Paese è fatto delle sue persone, dei suoi Comuni e di una comunità che a ogni occasione dimostra di sapere cooperare, proteggere le proprie radici e coltivare i propri frutti.
Firmando questa dichiarazione, oggi scriviamo un nuovo capitolo nella storia del Ticino. Un capitolo che parla di collaborazione, di federalismo autentico e di futuro. E insieme, siamo pronti a scriverlo con coraggio, responsabilità e passione.

Grazie di cuore per l’impegno che mettete ogni giorno al servizio delle vostre cittadine, dei vostri cittadini e del Ticino.

Norman Gobbi, Presidente del Consiglio di Stato

Il Ticino celebra i suoi 100 Comuni e rilancia il federalismo

Il Ticino celebra i suoi 100 Comuni e rilancia il federalismo

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha incontrato oggi, a Locarno, le sindache e i sindaci dei 100 Comuni ticinesi, per una celebrazione delle istituzioni del nostro Cantone. Al termine della giornata è stata firmata una dichiarazione d’intenti che punta a rafforzare la collaborazione democratica e a gettare le basi per un federalismo più solido.

Nel suo intervento introduttivo, il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi ha ricordato che «i Comuni sono il volto dello Stato sul territorio, là dove le politiche smettono di essere principi generici e diventano servizi, risposte e vicinanza alle cittadine e ai cittadini».  

Con la firma della dichiarazione d’intenti odierna, Governo e Comuni si impegnano ad avviare un percorso comune: «Quella che firmiamo – ha sottolineato Gobbi – è una lettera d’amore al federalismo svizzero nella sua versione ticinese. Parole che non devono restare svolazzi sull’inchiostro, ma ispirare un’azione politica e istituzionale».   La dichiarazione d’intenti si fonda su tre principi:  

  • Un’autonomia riconosciuta: il Consiglio di Stato intende proporre al Gran Consiglio – e successivamente al Popolo ticinese – una modifica costituzionale per rafforzare l’autonomia comunale, chiarendo anche la ripartizione dei compiti secondo i principi di sussidiarietà ed equivalenza fiscale.  
  • Un dialogo strutturato: la Piattaforma Cantone-Comuni lascerà spazio a un nuovo organo di confronto politico continuo, sul modello della Conferenza dei Governi cantonali, per permettere ai Comuni di esprimere in modo univoco la propria voce e di partecipare più incisivamente ai processi decisionali.  
  • Un impegno morale: la dichiarazione d’intenti non ha valore giuridico, ma rappresenta un atto simbolico per i firmatari, riaffermando – proprio a Locarno, città che cento anni fa ospitò un trattato internazionale di pace – che «la forza è nella collaborazione e non nel conflitto, nel dialogo e non nel muro contro muro».  

Il Consiglio di Stato si impegnerà a tradurre questi principi in atti concreti: l’elaborazione di un messaggio, all’attenzione del Gran Consiglio, con la proposta di modifica costituzionale sull’autonomia comunale, la riforma della Piattaforma Cantone-Comuni e il coinvolgimento dei Municipi nelle prossime fasi, affinché il percorso sia il frutto di una volontà condivisa.  

A simboleggiare lo spirito con il quale è stato organizzato l’incontro, sul palco del PalaCinema Locarno sono stati esposti alcuni piccoli alberi da frutto provenienti dal vivaio forestale cantonale di Lattecaldo, che saranno consegnati prossimamente ai Comuni ticinesi – come espressione tangibile di un impegno che mette radici oggi e porterà frutti domani.

«È sciocco piantare un albero pensando a sé stessi», ha concluso il Presidente del Governo Norman Gobbi: «Lo facciamo sempre rivolgendoci verso chi verrà dopo di noi, nella speranza che l’albero cresca sano e forte, come simbolo del lavoro condiviso, della fiducia e della speranza nel futuro».  

Cultura forte, voci diverse: dodici i progetti vincitori del Bando Partecipazione Culturale

Cultura forte, voci diverse: dodici i progetti vincitori del Bando Partecipazione Culturale

Comunicato stampa

Prima edizione di successo per il Bando Partecipazione Culturale (BPC) 2025-2026 “Cultura forte. Progetti da voci diverse.”.
Ne danno notizia il Dipartimento delle istituzioni (DI) e il Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport (DECS).

Il Bando, dotato di 50’000.- franchi complessivi, è stato concepito per promuovere la partecipazione attiva alla vita culturale, valorizzando la pluralità di espressioni e identità presenti sul territorio cantonale. L’iniziativa sostiene progetti che favoriscono l’incontro, il dialogo e la coesione attraverso la cultura, promuovendo un’equa partecipazione delle persone con background migratorio.
Coordinato dal Servizio per l’integrazione degli stranieri del DI, dall’Ufficio del sostegno alla cultura e dall’Ufficio fondi Swisslos del DECS, il Bando si inserisce negli obiettivi strategici delle politiche di integrazione e delle politiche culturali, colmando una lacuna nel finanziamento di progetti all’intersezione tra cultura e integrazione. Con questa e le prossime edizioni si desidera evidenziare che una cultura forte è una cultura diversificata, partecipata e alimentata dalla pluralità di voci.
La prima edizione ha riscosso grande interesse: sono pervenute una quarantina di candidature, con proposte di elevata qualità e forte radicamento locale. Una Commissione di valutazione, composta da sette persone con numerose competenze ed esperienze negli ambiti della migrazione, della cultura e della partecipazione, ha selezionato 12 progetti vincitori.
Questi saranno presentati al pubblico sabato 20 settembre, a partire dalle 16:00, in occasione della Festa dei popoli organizzata dalla Città di Locarno. Dopo una breve introduzione sul Bando Partecipazione Culturale e i saluti istituzionali della Consigliera di Stato e direttrice del DECS Marina Carobbio Guscetti e della Municipale e capa del Dicastero Socialità, Giovani e Cultura della Città di Locarno Nancy Lunghi, è prevista una tavola rotonda dedicata al tema della partecipazione culturale e delle sue implicazioni. La giornalista Barbara Camplani (RSI) dialogherà con Nora Bardelli, dottoressa in antropologia delle migrazioni e direttrice amministrativa del nccr-on the move, il Polo di Ricerca Nazionale per gli studi sulla migrazione e la mobilità basato all’università di Neuchâtel; Lisa Pedicino, manager culturale e co-direttrice dell’Istituto Nuova Svizzera (INES); Rasit Sadiki, docente alla Scuola specializzata per le professioni sanitarie e sociali, membro della Commissione di valutazione del Bando e dell’Associazione Rom in Ticino.
Seguirà, alle 17:00, la premiazione dei 12 progetti selezionati, presentati attraverso reel realizzati in collaborazione con il Centro di risorse didattiche e digitali (CERDD) del DECS. L’appuntamento si concluderà con un breve sguardo all’edizione 2026-2027 del Bando e sarà seguito da un rinfresco.
L’evento si svolgerà nell’Aula magna dell’Alta scuola pedagogica del Dipartimento formazione e apprendimento (DFA/ASP) della Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana (SUPSI).
Per partecipare alla premiazione dei progetti selezionati nell’ambito della prima edizione del Bando Partecipazione Culturale, è necessario iscriversi entro mercoledì 17 settembre 2025 tramite il seguente link: https://www4.ti.ch/di/integrazione-degli-stranieri/home/iscrizioni.