In aumento il grado di purezza della cocaina

In aumento il grado di purezza della cocaina

Comunicato stampa

Anche il Ticino è confrontato con un grado di purezza sempre più elevato della cocaina spacciata. I campioni analizzati, relativi ai sequestri avvenuti nel nostro Cantone e in gran parte di quelli romandi, hanno infatti evidenziato un aumento della sua purezza con una percentuale media del 60%. Quella dell’eroina resta invece stabile a circa il 25%. Per quanto riguarda i sequestri di droga, in gran parte riconducibili a stupefacenti in transito, nel 2018 la collaborazione tra la Sezione antidroga (SAD) della Polizia cantonale e i suoi partner ha permesso di intercettare 90 chili di marijuana (75 nel 2017), 4.5 chili di cocaina (26), 28 chili di eroina (14), 109 chili di hashish (38) e 3’000 piante di canapa (2’369). Le persone denunciate per reati concernenti la Legge federale sugli stupefacenti sono state complessivamente 1’723 (1’880 nel 2017), di cui 286 minorenni (347). Gli arresti hanno raggiunto quota 111 (138). Le morti per overdose sono state 6 (5).

A livello internazionale si rileva che il commercio di stupefacenti è in continua crescita, sia per quanto riguarda i quantitativi sia in relazione alla varietà di nuove sostanze. Nell’ultimo rapporto delle Nazioni Unite viene segnalato un aumento del 65% della produzione mondiale di oppio, che ha raggiunto le 10’500 tonnellate, e livelli mai registrati per quella della cocaina, stimata in poco più di 1’400 tonnellate. In Ticino gli importanti risultati ottenuti nell’ambito del contrasto al traffico di stupefacenti sono il frutto dell’attiva collaborazione con i principali partner della SAD ossia le polizie comunali, le Guardie di confine, la Polizia dei trasporti e la fedpol. Nel 2018 non vi sono stati cambiamenti degni di nota nelle modalità dello spaccio e del consumo. Permane costante la presenza di spacciatori albanesi, attivi soprattutto nella vendita di eroina che, approfittando dello stato di bisogno e della connivenza dei tossicodipendenti locali, vengono da loro ospitati in cambio di sostanza stupefacente. Nonostante i numerosi arresti e le consistenti quantità di droga sequestrate, si è purtroppo constatato che le organizzazioni al vertice del traffico hanno proseguito imperterrite e in maniera costante la loro illecita attività, continuando ad inviare nel nostro Cantone persone, in gran parte giovani nullafacenti e indigenti, con l’obiettivo di rimpiazzare gli spacciatori arrestati. Anche la presenza sul territorio cantonale di trafficanti dominicani, attivi soprattutto nello spaccio di cocaina, è pressoché costante, con spacciatori pronti a prendere il posto di quelli posti fuori circolazione dalle inchieste. In relazione ai consumi, la situazione è sostanzialmente stabile. A farla da padrone è sempre la canapa con i suoi derivati, seguita dalla cocaina. Stabile anche il consumo di eroina. Sempre attuale la presenza di politossicodipendenti, dediti al consumo di più sostanze stupefacenti contemporaneamente; in particolare cocaina ed eroina.

Tra le indagini più significative che hanno contraddistinto il 2018 evidenziamo un’inchiesta riguardante un traffico di cocaina nel Mendrisiotto nel corso della quale sono stati arrestati due cittadini albanesi, attivi nello spaccio nella regione e nelle discoteche di Lugano. L’attività investigativa ha permesso di ricostruire una vendita di almeno un chilo di cocaina e di sequestrarne all’incirca 300 grammi. Un’indagine relativa a cittadini albanesi e tossicodipendenti residenti nel Luganese che li ospitavano nei loro appartamenti ha permesso di identificare e arrestare un cittadino albanese residente in Ticino, che si occupava di trovare gli alloggi ai suoi connazionali dediti all’illecita attività. In totale sono state arrestate oltre 10 persone ed è stato ricostruito un traffico di almeno 1,2 chili di eroina, sostanza prevalentemente spacciata nella regione. Sempre per spaccio nel distretto, un’altra indagine ha permesso di arrestare un cittadino albanese trovato in possesso di 460 grammi di eroina. Nel Locarnese è stata condotta un’inchiesta che ha portato all’arresto di 6 persone residenti nella regione e nel Bellinzonese che, agendo in correità, hanno trafficato oltre un chilo di cocaina. In primavera in un rustico in Valle di Blenio sono stati sequestrati oltre 100 chili di hashish, 200 grammi di cocaina, 10 chili di marijuana e 285 piante di canapa. A giugno, in due distinte circostanze, sono state fermate a Chiasso dalle Guardie di confine un’auto con targhe confederate che stava trasportando circa 12 chili di eroina, e una con targhe albanesi con occultati circa 11 chili di eroina, verosimilmente destinati al mercato germanico. Da segnalare pure un’inchiesta che ha permesso di appurare l’emissione di diverse centinaia di schede SIM intestate a persone fittizie, in parte anche utilizzate per compiere reati. Questo grazie alla complicità di alcuni dipendenti addetti alla loro vendita, effettuata prevalentemente per strada. Nel corso dell’anno sono stati sequestrati circa 160’000 franchi e circa 160’000 euro. Si tratta di denaro in parte rinvenuto in occasione di perquisizioni operate dalla Sezione antidroga e in parte grazie ai controlli delle Guardie di confine ai valichi doganali.

La Legge federale sugli stupefacenti prevede la procedura della multa disciplinare canapa. Nel 2018 ne sono state comminate 859 (969 nel 2017).

Infine, nel Sopraceneri vi è stato un aumento di coltivazioni di canapa con tenore di THC inferiore all’1%, nonché l’incremento in Ticino dei negozi dediti alla vendita di prodotti derivati che, in quanto conformi alla Legge federale sulle derrate alimentari, possono essere venduti senza autorizzazione. Il consumo di questo tipo di canapa, seppur legale, può determinare stati di inattitudine alla guida.

Approvato il messaggio per l’aggregazione di Tresa

Approvato il messaggio per l’aggregazione di Tresa

Comunicato stampa

Dando seguito a quanto preannunciato lo scorso 6 febbraio, il Consiglio di Stato ha approvato il messaggio governativo che propone al Gran Consiglio la costituzione del nuovo Comune di Tresa formato da Croglio, Monteggio e Ponte Tresa, che in votazione consultiva avevano accolto il progetto aggregativo, senza includere Sessa, dove avevano prevalso i voti negativi. Il Governo ha preso atto della petizione promossa da 272 cittadini del Comune di Sessa confermando tuttavia lo scenario aggregativo che esclude l’ente locale; il Consiglio di Stato auspica che della petizione venga tenuto debitamente conto durante la discussione parlamentare.

Nella votazione consultiva del 25 novembre 2018 la cittadinanza di Croglio, Monteggio e Ponte Tresa ha sottoscritto l’aggregazione di Tresa (rispettivamente col 51,4%, 55,4% e 61,5% di sì), mentre quella di Sessa l’ha respinta (52,7% di no). Il voto complessivo del comprensorio è risultato favorevole all’aggregazione in ragione del 53,7%.
Dopo la votazione, il Dipartimento delle istituzioni ha incontrato dapprima la Commissione di studio, che ha espresso disponibilità a proseguire il progetto con tutti i comuni, valutando peraltro ipotizzabile un’aggregazione limitata ai soli favorevoli, e poi il Municipio di Sessa, che – a maggioranza – ha confermato il proprio sostegno all’aggregazione completa anche dopo il voto. In seguito è stata organizzata una serata pubblica destinata alla popolazione di Sessa dalla quale è emersa la sostanziale conferma delle posizioni, in particolare quella del fronte organizzato dei contrari.
Ponderati tutti gli elementi, a inizio febbraio 2019 il Consiglio di Stato ha annunciato che avrebbe proposto al Gran Consiglio l’aggregazione dei tre comuni che hanno approvato il progetto e l’abbandono per Sessa, considerata in particolare la volontà espressa dai cittadini di Sessa in formale votazione e ritenuto che l’aggregazione oggi rappresenta per questo comune piuttosto un’opportunità che una necessità.
La riduzione del comprensorio aggregativo da quattro a tre comuni proposta dal messaggio è conforme alle condizioni previste dalla Legge sulle aggregazioni e separazioni dei Comuni (LAggr), in particolare in quanto è conforme al Piano cantonale delle aggregazioni (PCA), forma un’entità territoriale coerente e non si discosta in modo sostanziale dal progetto messo in votazione.
A fine febbraio un gruppo di cittadini di Sessa ha lanciato una petizione all’attenzione delle autorità cantonali che chiede l’inclusione di Sessa nel Comune di Tresa. Ritenuto l’esito negativo della votazione consultiva dello scorso novembre (165 sì – 184 no), la petizione sostiene quindi l’aggregazione di Sessa in via coatta. In una decina di giorni la petizione è stata sottoscritta da 272 cittadini aventi diritto di voto nel comune (firme vidimate dalla cancelleria) sui 495 iscritti in catalogo, ovvero la maggioranza assoluta delcorpo elettorale (55%), corrispondente a 88 unità in più rispetto ai voti negativi espressi in votazione consultiva.
Con la proposta di aggregazione limitata ai soli comuni che in votazione consultiva hanno espresso parere favorevole, il Consiglio di Stato mantiene una linea restrittiva in materia di aggregazioni coatte, il che non significa ancora che questa via sia del tutto improponibile o insostenibile rispetto alle condizioni di legge e alla giurisprudenza del Tribunale federale. Quest’ultimo riserva infatti un certo margine di apprezzamento sulle di aggregazioni in via coatta, lasciando uno spazio di giudizio prettamente politico all’Autorità cantonale competente per decretare le aggregazioni, ossia il Gran Consiglio.
Gli aiuti cantonali a suo tempo promessi per l’aggregazione completa sono stati adattati all’aggregazione ridotta e consistono in:

  • 1,4 milioni di franchi per contributi alla riorganizzazione amministrativa e/o investimenti di sviluppo (per l’aggregazione completa erano previsti 1,7 mio franchi);
  • Conferma del supporto alla realizzazione di nuovi servizi a carattere sociale, ad es. asilo nido e/o centro diurno per anziani, fino a 1,0 milione di franchi (riconoscimento dell’applicazione dei tassi massimi di sussidio), come per l’aggregazione completa;
  • Conferma degli impegni riguardo la pista ciclabile pedonale della Valle della Tresa e la nuova struttura per la gestione del territorio;
  • A seguito dell’assenza di Sessa, il contributo di livellamento del nuovo Comune risulta sostanzialmente equivalente a quello calcolato separatamente; viene quindi a cadere la necessità di mantenere il calcolo separato, come a suo tempo prospettato.
Nel 2018 in Ticino importante diminuzione delle rapine

Nel 2018 in Ticino importante diminuzione delle rapine

Comunicato stampa

Nel 2018 vi è stata un’importante diminuzione delle rapine. Nel corso dell’anno ne sono state effettuate 33 (49 nel 2017). Si tratta di una forte riduzione anche rispetto alla media dell’ultimo decennio (66). In 2 casi su 3 è stata utilizzata la forza fisica e/o la minaccia, solo in uno su 10 un’arma da fuoco. La ripartizione sul territorio ticinese è stata omogenea e lineare, senza il manifestarsi di vere e proprie serie. Alcuni arresti effettuati in collaborazione con le autorità italiane hanno permesso di contrastare il fenomeno delle rapine in stazioni di servizio (un solo caso registrato), dopo l’impennata del 2017. Il tasso di chiarimento delle rapine è alto e si attesta al 67% con 56 autori materiali. Dei 42 identificati, 41 sono stati arrestati. Per quanto riguarda invece gli omicidi, lo scorso anno se ne conta uno (3).

Nel 2018 l’operazione più complessa, che ha visto coinvolti numerosi partner (Polizie cantonali, Polizie comunali, Guardie di confine e Polizie estere), è stata quella che ha portato al fermo, poco prima che entrassero in azione, di importanti esponenti della nota banda internazionale dei Pink Panther, pronta a colpire una gioielleria nel centro di Lugano. I quattro autori, provenienti dai Balcani, erano già noti per rapine commesse non solo in Europa. Si segnala pure che è stato risolto un vecchio caso, risalente al 2007, relativo a una rapina in abitazione a Minusio dove l’autore, vistosi scoperto, aveva infierito ripetutamente sulle anziane vittime con un coltello. Il responsabile, un cittadino rumeno in detenzione per furto in Germania, è stato identificato, estradato in Ticino e quindi condannato grazie all’analisi di una traccia di DNA, resa possibile da nuovi progressi tecnico-scientifici.

I reati violenti, sulla base della classificazione fatta dalla statistica criminale, sono ulteriormente diminuiti (1’666,-5%) per effetto principalmente di quelli di poca entità, numericamente preponderanti (1’048,-4%), e delle minacce (523,-7%). Anche i reati gravi sono diminuiti da 72 a 55 (-24%). Fra questi figurano gli omicidi (15,-46%, inclusi i tentati), le lesioni personali gravi (33,+18%) e le violenze carnali (7,-53%). Lo scorso anno si è registrato un solo omicidio: a Caslano, nel mese di luglio, l’anziana proprietaria di un’abitazione è stata uccisa con diversi colpi inferti al capo e il cadavere è poi stato bruciato, con della benzina, simulando un incendio. Nelle ore successive è stato arrestato un nipote. In maggio una segnalazione proveniente da un istituto scolastico del Bellinzonese ha portato al fermo presso la sua abitazione di uno studente 19enne e al rinvenimento di diverse armi da fuoco (fucili e pistole) e munizioni. Il giovane progettava di compiere una strage a scuola. La maggior parte dei tentati omicidi si è consumata in gran parte in ambito famigliare. Fa eccezione l’episodio occorso in gennaio sull’autostrada A2 in territorio di Gorduno. Gli occupanti di due veicoli, dopo varie manovre azzardate, si sono fermati sulla corsia di emergenza dove è scoppiato un violento alterco, terminato con il ferimento a colpi di forbice di due uomini. Nel corso dell’anno un uomo si è costituito, accusandosi dell’assassinio della ex moglie rinvenuta cadavere nel luglio 2016 nel proprio appartamento di Monte Carasso. Anche l’attuale moglie è stata arrestata in relazione a quanto avvenuto.

Per quanto riguarda l’attività della Sezione TESEU, le persone che nel 2018 si sono annunciate per l’esercizio della prostituzione sono state 295. Le nazionalità più rappresentate sono quella rumena (56%), italiana (32%) e spagnola (3%). Quelle attive giornalmente sono stimate in circa 320. Nel corso dei controlli di polizia, effettuati sia nei locali autorizzati sia negli appartamenti situati su tutto il territorio cantonale, in particolare nel Sottoceneri, è stata verificata la posizione di 278 persone, di cui 9 denunciate per esercizio illecito della prostituzione per aver omesso di annunciarsi alla Polizia cantonale o per aver praticato la prostituzione in luoghi non autorizzati, e 12 per infrazione alla Legge sugli stranieri. Le verifiche e i regolari contatti con le persone attive in questo ambiente hanno permesso di individuare alcune potenziali vittime di tratta d’esseri umani o di sfruttamento della prostituzione. In un caso dagli accertamenti è stato possibile avviare un’inchiesta penale nei confronti degli autori. In altre due circostanze la vittima non ha voluto procedere con la denuncia e pertanto, in collaborazione con gli enti cantonali e la Croce Rossa, è stata avviata la procedura per l’aiuto al rientro. I locali autorizzati dalle autorità comunali alla prostituzione sono saliti a 8. Il numero degli appartamenti attivi, a disposizione delle professioniste del sesso, è stabile e stimabile in 95 unità. Inoltre sono presenti 10 saloni di massaggio erotico, dove lavorano circa 30 persone.

È proseguita l’attività d’inchiesta contro il fenomeno dello sfruttamento della forza lavoro (“caporalato”). La Polizia cantonale ha collaborato con il Ministero Pubblico, i sindacati, le commissioni paritetiche, l’Ufficio dell’ispettorato del lavoro e l’Ufficio sorveglianza mercato del lavoro nell’analisi delle informazioni e nel perseguimento penale. Per reati quali l’usura, l’estorsione, la truffa, la falsità in documenti, l’infrazione alla Legge federale sull’assicurazione contro la disoccupazione e le infrazioni alla Legge sugli stranieri, sono state arrestate 2 persone mentre altre 8 sono state denunciate a piede libero. Sono una quarantina invece le vittime identificate.

Infine, il lavoro del Gruppo Interforze Repressione Passatori (GIRP) è proseguito per quanto concerne il monitoraggio del fenomeno dello sfruttamento dei flussi di migranti clandestini e dei richiedenti l’asilo politico. A seguito delle misure messe in atto da parte dell’Unione Europea, il numero di fermi e di controlli nonché delle indagini condotte ha subito una notevole riduzione. Sono state denunciate 21 persone per infrazioni alla Legge sugli stranieri e meglio per aiuto all’entrata e al soggiorno illegale, 18 delle quali arrestate. Le indagini hanno inoltre permesso di denunciare 9 persone anche per il reato di usura.

 

Il principio delle armi

Il principio delle armi

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 2 aprile 2019 de La Regione

Riforma Ue su fucili e pistole, Filippini: ‘Nessun conflitto tra le mie cariche’
Luca Filippini ‘È una questione di diritti: se ne toglie uno ai cittadini onesti’

I tiratori la impallinano senza esitare. Lo hanno ribadito chiaramente sabato scorso durante l’assemblea annuale della Federazione ticinese delle società di tiro. L’ufficio esecutivo della Federazione svizzera funzionari di polizia (Fsfp) dà invece libertà di voto, ma avverte: dicendo no alla revisione del diritto svizzero sulle armi – che prevede di riprendere quello Ue – si rischia di uscire dagli accordi di Schengen. “Se così fosse, saremmo praticamente ciechi”, scrive la Fsfp in una nota, rilevando come le forze dell’ordine elvetiche perderebbero l’accesso al Sistema di informazione centralizzato europeo contenente identità di persone e beni da controllare. Una base di dati consultata centinaia di migliaia di volte ogni giorno in tutta la Svizzera. Chi guida la campagna referendaria per il no il prossimo 19 maggio è anche un alto funzionario ticinese del Dipartimento istituzioni. Dipartimento da cui dipende pure la Polizia cantonale. Luca Filippini: lei è segretario generale del Di e presidente nazionale della Comunità di interessi del tiro svizzero; non c’è un certo conflitto tra i due ruoli e le due visioni sul voto? «No. Sul conflitto d’interesse si è già espresso il governo nel giugno dello scorso anno dicendo che non c’è incompatibilità tra le due cariche. Sulle visioni diverse tra tiratori e polizia, va rimarcato che ad esprimersi per le forze dell’ordine è stata la Fsfp. Gli agenti sul campo (e non intendo in Ticino, sia chiaro) hanno però anche altre opinioni. Non siamo contro Schengen o l’Europa, ma contro una legge che non porta nulla. Inoltre un no alla legge non ci escluderebbe automaticamente dall’accordo: andrà trovata una soluzione per rimanere».

Se però dovesse venir meno l’accordo, la polizia stessa sostiene che sarebbero guai.
Nessuno ha interesse a buttar fuori la Svizzera. E la Svizzera non ha interesse ad uscire ….

Se dovesse passare la modifica della legge, i tiratori potrebbero comunque avere accesso alle armi…
Accetteremmo però una legge assurda, che non serve a nulla, soprattutto non servirebbe, come si dice, a combattere il terrorismo. Il problema qui non è pratico, ma di principio per l’intera comunità: si toglierebbe ai cittadini il diritto fondamentale di possedere un’arma. Oggi lo Stato deve dimostrare che una persona non è idonea a comprare un fucile o una pistola. Con la nuova legge sarebbe l’esatto contrario: il cittadino dovrebbe certificare di averne i requisiti.

Così sarebbe però più facile controllare che fucili e pistole non finiscano in mano a malintenzionati…
La legge svizzera attuale è già un buon compromesso tra burocrazia e controllo. Inoltre si può togliere un’arma anche dopo averla concessa se ve ne sono gli estremi. Con la nuova legge il problema è invece di principio: si leva il diritto alle armi a onesti cittadini.

Perdoni, ma l’appello al diritto di possedere un’arma sembra quello dalla National Rifle Association americana dopo ogni strage…
Può anche vederla così. Nella nostra comunità di interesse nessuno ha però motivazioni commerciali.

C’è l’interesse però a difendere tiro sportivo e caccia, cosa che sarebbe comunque possibile anche con il nuovo testo.
Il diritto fondamentale è alla base di ogni Stato liberale. Questo cambiamento non ci tocca solo come sportivi o cacciatori, ma anche come cittadini. Il diritti d’espressione, quello di voto e quello di possedere armi fanno una democrazia.

Forse la democrazia la fa un po’ più il diritto di parola e di voto rispetto a quello di possedere armi…
Quello di possedere armi è un diritto che esiste in Svizzera e non vediamo ragioni per rinunciarci.

Domande ai candidati al Consiglio di Stato

Domande ai candidati al Consiglio di Stato

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 1 aprile 2019 de La Regione

1. Salario minimo: sotto quale importo orario non bisogna scendere?
Il CdS propone un salario minimo differenziato per settore economico (da 18,75 a 19,25 franchi all’ora), in modo da garantire a tutti un importo minimo dignitoso e non ledere il principio della libertà economica. Non vanno poi dimenticate le peculiarità dei vari contratti collettivi e normali.

2. A scuola smartphone sì o smartphone no?
Lo smartphone fa parte della nostra quotidianità e i più giovani non fanno eccezione. Ovviamente, in aula lo smartphone deve restare rigorosamente spento. Ai tempi del Liceo sono stato uno dei primi ad avere un telefonino. Ero un arbitro e dovevo essere rintracciabile. Problemi? Mai.

3. Rotonde o semafori per fluidificare il traffico?
Non si può rispondere in modo categorico. Ogni caso va valutato con attenzione, soppesando aspetti positivi e negativi di una e dell’altra soluzione. Non va mai perso di vista l’obiettivo finale: garantire all’utente il massimo della sicurezza (magari evitando la formazione di colonne).

4. La popolazione invecchia: più case per anziani o più cure a domicilio (Sacd/Spitex)?
Auguro a tutti di poter trascorrere la maggior parte della propria vita in famiglia e a casa. A volte, bisogna però fare i conti con vicissitudini che non lo permettono: le case per anziani, con il loro adeguato servizio, sono senz’altro un’alternativa accettabile.

5. Condivide lo scenario di un Ticino a 27 Comuni? Perché sì? Perché no?
Il mio Dipartimento ha dettagliatamente descritto questo scenario attraverso il Piano comunale delle aggregazioni, che ovviamente sostengo al 100%. Non ci saranno imposizioni dall’alto, ma è evidente a tutti che un Ticino con Comuni più grandi, solidi e strutturati è un Ticino migliore.

6. Se eletto, e potesse scegliere, quale Dipartimento vorrebbe e perché?
In questi 8 anni abbiamo fatto un buon lavoro: cito, ad esempio, i risultati ottenuti in ambito di sicurezza, aggregazioni, digitalizzazione e delocalizzazione. C’è però ancora molto da fare. Vorrei restare al Dipartimento delle istituzioni per mettere la mia esperienza al servizio del cittadino.

I Ticinesi sono più sicuri e migliora la qualità di vita

I Ticinesi sono più sicuri e migliora la qualità di vita

Obiettivi raggiunti. Ma c’è ancora molto da fare
Diciamolo: oggi i ticinesi, dopo due legislature in cui in Governo lavora il Consigliere di Stato Norman Gobbi, si sentono più sicuri! È un fatto, avvalorato da cifre e dati statistici incontrovertibili, presentati proprio nel corso di questa settimana dalla Polizia cantonale. Meno incidenti sulle nostre strade, meno reati, maggior prevenzione e nello stesso tempo maggior repressione contro chi si comporta in modo non conforme alle regole del nostro Cantone. “È un impegno quotidiano portato avanti in primis dalla Polizia cantonale, in collaborazione però con gli agenti delle Polizie comunali e con le guardie di confine”, sottolinea il capo del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. “Sappiamo che non possiamo abbassare la guardia, ma le cifre sono confortanti. Anche perché il Ticino, pur essendo Cantone di frontiera con tutti i rischi e pericoli connessi a questa condizione geografica, si situa nel confronto intercantonale sotto la media nazionale praticamente per ogni tipo di reato”.

Una nuova legge per una Polizia più efficace

La sicurezza è una delle principali esigenze avvertite dai cittadini. “Garantire la sicurezza nel nostro Cantone significa creare condizioni di vita migliori per i ticinesi” e per la crescita della nostra economia, dunque del benessere in senso lato – prosegue Norman Gobbi –. Un paese sicuro non rappresenta sola una valida opportunità per imprenditori stranieri di investire o vivere da noi, ma permette anche a noi ticinesi di lavorare con più certezze. Ogni fattore è decisivo per garantire sempre più sicurezza a persone e cose. Da qui la necessità di operare in modo proattivo, anticipando le tendenze che potrebbero verificarsi. In questo senso rientrano tutta una serie di misure adottate dal mio Dipartimento, tra le quali vorrei citare la nuova legge sulla Polizia. Prendendo esempio da modelli già operativi in altri Cantoni, la nuova legge dà al Corpo della Polizia cantonale strumenti più adeguati per contrastare il crimine. Come è noto, tale legge è oggetto di un ricorso: confido che il Tribunale federale possa sbloccare quanto prima la situazione e fare entrare così in vigore quegli elementi di contrasto alla criminalità di cui abbiamo bisogno”, specifica il Consigliere di Stato Gobbi.

Minacce globali, risposte locali
Occorre però guardare al futuro, perché i pericoli – dalla criminalità internazionale, al rischio di infiltrazioni mafiose, sino ad arrivare ai reati più comuni – richiedono un’adeguata risposta. “Dovremo essere in grado – precisa Gobbi – di affrontare le nuove minacce globali declinate a livello locale. Per questo le capacità di analisi e di strategia dalla nostra Polizia devono essere sempre più profilate e adattate. In tal senso la collaborazione con le forze dell’ordine italiane è andata sempre più migliorando e porterà a ottenere risultati sempre migliori. Perché sappiamo che il crimine non conosce confini, anzi approfitta di tale situazione”.
Quali saranno i settori su cui si intende maggiormente lavorare nell’immediato futuro? “La criminalità finanziaria ci preoccupa. Vogliamo che il nostro tessuto economico fatto non solo di banche possa mantenersi “sano”. Vogliamo quindi combattere il pericolo delle infiltrazioni mafiose; vogliamo arginare i rischi legati alla cyber-criminalità a cui un mondo sempre più digitalizzato può andare in contro. Si continuerà ad agire per snidare eventuali personaggi attratti dalla radicalizzazione islamista e dall’estremismo violento. Tutto questo senza dimenticare che uno dei principali strumenti che abbiamo tra le mani è quello della prevenzione, della sensibilizzazione. E qui non mi riferisco solo ai temi appena citati, ma anche a tutto il lavoro che portiamo avanti per limitare il più possibile gli incidenti sulle nostre strade, oppure quelli che possono capitare quando i ticinesi passano il tempo libero frequentando le nostre montagne o i nostri fiumi e laghi”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Polizia 2018: alcune cifre (box bene in evidenza)
13’558 reati contro il codice penale (-4% rispetto al 2017)
3’439 reati contro la legge sugli stupefacenti (-9%)
857 reati contro la legge sugli stranieri (-17%)
3’752 incidenti (-3%)
857 arresti (-7,7%)
1’681 interventi per furto (+1.6%)

L’importanza del lavoro in carcere

L’importanza del lavoro in carcere

I positivi risultati della collaborazione con la Swissminiatur

In concomitanza con il lancio della 60. stagione di Swissminiatur, qualche giorno fa sono stati presentati i contenuti di una particolare collaborazione tra il Parco in miniatura e il carcere della Stampa. La stessa si è sviluppata su più canali: dall’assemblaggio dei binari dei modellini fino al restauro dei natanti e delle statuine rappresentanti la popolazione. Presenti all’evento il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, il Direttore di Swissminiatur, Joël Vuigner, il Direttore delle Strutture carcerarie ticinesi (SCC), Stefano Laffranchini, e la Responsabile capi-arte e laboratori SCC, Consuelo Stranieri. La collaborazione ha preso avvio dopo un primo incontro, avvenuto nel febbraio 2018, quando sono state poste le basi per instaurare una sinergia tra le SCC e il Parco: la lavorazione richiesta alle SCC verteva sull’assemblaggio di 3 km di binari (in scala) e dopo un test iniziale su 3 metri l’accordo è stato confermato, proseguendo nel migliore dei modi. A novembre dello stesso anno il secondo passo e l’ampliamento dei compiti assegnati alle SCC: accanto all’assemblaggio dei binari, anche il restauro dei natanti e delle statuine rappresentanti la popolazione. Due i laboratori coinvolti: la falegnameria e il laboratorio D. L’importanza del lavoro in carcere, al netto del fatto che al primo posto rimane l’espiazione della pena, è un dato ormai oggettivo: in vista del futuro reinserimento sociale, esso assume un ruolo centrale. Ciò che del resto è sancito anche dal Codice penale svizzero. Per l’occasione, il Consigliere di Stato Norman Gobbi ne ha evidenziato la portata sociale e l’indubbia rilevanza in un ideale cammino che dovrebbe riconsegnare alla società un individuo migliore rispetto a quello entrato mesi o anni prima in carcere. “Il lavoro è fondamentale per varie ragioni: occupa il detenuto in modo costruttivo, lo responsabilizza e lo inserisce in un contesto fatto di regole, scadenze e compiti che non può esimersi dal rispettare e svolgere. Al carcerato viene concessa una possibilità che ben difficilmente avrebbe fuori, una possibilità di crescita e di miglioramento personale: ovviamente, sta a lui saperla cogliere. Collaborazioni come questa non possono che essere lette in chiave positiva”.

 

Discorso pronunciato in occasione dell’Assemblea della Federazione Ticinese delle Società di Tiro

Discorso pronunciato in occasione dell’Assemblea della Federazione Ticinese delle Società di Tiro

30 marzo 2019
– Fa stato il discorso orale –

Gentili signori, egregi signore,
Posso confessarvi che davanti a voi avete un Consigliere di Stato che si è tolto un bel peso dallo stomaco? Per il sottoscritto la recente decisione del Gran Consiglio, che ha accettato con soli tre astenuti il credito di oltre 6 milioni e mezzo di franchi per il concorso di architettura e progettazione del nuovo Centro polifunzionale d’istruzione e tiro del Monte Ceneri, rappresenta una vera e propria boccata d’aria buona.
Come quella che possiamo respirare qui in Lavizzara.
Dopo anni e anni di discussioni, nel 2012 ho ripreso in mano il dossier e con i miei funzionari, ma anche con molti di voi con cui ho avuto modo di collaborare, siamo riusciti pazientemente a trovare la via giusta per arrivare sin qui. Sino a questa decisione del Parlamento che getta la prima pietra – metaforicamente – per dare una casa degna e condivisa a tutti i tiratori del comparto del Luganese e del Bellinzonese. E non solo.
Come ben sapete il futuro stand coperto con le due gallerie per il tiro da 300 e 50 metri saprà rispondere convenientemente anche alle necessità di allenamento e formazione delle nostre forze dell’ordine, siano esse la Polizia cantonale o le Guardie di confine. E in più sarà inserito in un contesto – quello della Protezione civile che va ad affiancarsi al Militare – che dovrebbe diventare un centro di competenza con sinergie e prospettive in questo settore della difesa della popolazione. Perché al Ceneri la Protezione civile potrà disporre di spazi migliori per tutti i suoi compiti di istruzione e formazione, oltre a rifugi per 800 persone. Con la novità dell’inserimento di un’armeria gestita da privati, che potrà dare un valore aggiunto a tutto il complesso e ai suoi frequentatori.
Permettetemi dunque anche un pizzico di orgoglio nel ritrovarmi qui con voi. Con voi che condividete la passione per il tiro, e soprattutto l’amore per le tradizioni, per ciò che ha reso grande la Svizzera e che definisce la nostra identità e la nostra appartenenza a questo splendido Cantone, prima ancora che a questa splendida Nazione. Se il sì del Gran Consiglio allo stand del Ceneri è la prima pietra, non mi nascondo il lavoro che ancora manca per costruire l’intera “casa”. Intanto però ci mettiamo in tasca questa prima soddisfazione.
I prossimi mesi saranno comunque decisivi per l’impostazione corretta del concorso di architettura e poi per seguire i lavori di realizzazione. Ho voglia di proseguire questo mio impegno in questo specifico settore, e sono molto motivato – come ben vedete – a continuare a sostenere la vostra attività, anche se di fronte a una elezione come quella di domenica prossima non puoi mai dare nulla per scontato.
Così come non sarà scontato – anche se confido nella lungimiranza che il popolo svizzero ha sempre dimostrato – portare a casa il successo nella votazione federale del 19 maggio sulla revisione della Legge sulle armi. Qui penso che non debba convincere nessuno.
Non devo nemmeno qui ricordarvi quali saranno le conseguenze negative che una eventuale accettazione delle modifiche di legge avranno per le attività di tiro in generale.
A me preme soprattutto rivolgervi l’invito a volervi mobilitare in ogni vostro ambito di interesse per convincere più persone a votare no. È una giusta causa, lo sappiamo. Il terrorismo non lo si combatte con una misura di questo tipo, perché nessuna arma utilizzata in occasione di attentati terroristici proveniva da un regolare e legale acquisto.
E sarà così anche in futuro. Qui viene messa una museruola ai tiratori per soddisfare una richiesta che giunge dall’Unione europea, nei cui Stati le misure di controllo, ma soprattutto le tradizioni legate alle armi e in generale il controllo sociale, sono ben diversi dalle nostre e non sono altrettanto puntuali. Un’ingerenza bella e buona quella dell’Unione europea sulla nostra sovranità. Personalmente credo che di fronte a queste decisioni occorre avere un atteggiamento di sana resilienza. E dunque agire per un bene superiore, legato alla nostra sovranità nazionale.
Non saremo in molti – e lo vediamo in queste prime settimane di campagna sulla votazione del 19 maggio – ma sono sicuro che la nostra determinazione saprà convincere la popolazione sulla bontà della nostra posizione. Come detto, non credo che sarà facile.
E allora non posso che ripetere la mia richiesta alla vostra mobilitazione in questa circostanza. Anche in questa circostanza, perché ormai di battaglie assieme ne abbiamo già fatte tante. Voi sapete che potrete contare su di me.
Mi avvio alla fine di questo mio intervento, non senza rivolgere un appello a tutte le società di tiro e in particolare a quelle più piccole e ai loro responsabili. Piccole, ma di grande importanza per tutto il movimento e per la stessa Federazione. È per questo motivo che occorre garantire una attività di base per favorire il coinvolgimento dei tiratori. Con il futuro stand del Monte Ceneri si è voluto dimostrare una volta di più che il tiro è e sarà sempre un’attività sportiva e per il tempo libero – oltre che per soddisfare gli obblighi di servizio militare – di assoluta rilevanza nella nostra società ticinese.
Le piccole società rappresentano una sentinella, un referente importante sul territorio, un attrattore anche nei luoghi più periferici. Sono parte di una catena e senza di loro la catena nella migliore delle ipotesi si accorcia – facendo regredire tutto il movimento – e in quella peggiore si spezza. Ecco quindi che diventa essenziale tenere accese e vive queste sentinelle. Il mio Dipartimento e io personalmente siamo sempre a disposizione per sostenere le vostre attività. Lo abbiamo dimostrato in passato, in questi tempi recenti e lo faremo anche in futuro.
Il Gruppo di lavoro Tiro Ticino è l’esemplificazione di quanto detto. La sua costituzione ha voluto rimettere al centro tutti i problemi legati alle infrastrutture, alla logistica e all’attività del tiro per trovare soluzioni moderne, coordinate con tutti gli attori in gioco. Dal mio dipartimento come capo fila al dipartimento del territorio, per passare dai cacciatori, alle forze dell’ordine, sino a giungere alle società attive nel tiro sportivo. Un tavolo comune che sta dando ottimi risultati, se appena si pensa che anche il futuro stand coperto del Monte Ceneri rientra in questa logica, che vuole l’ottimizzazione delle risorse per il miglior svolgimento del tiro.
D’altra parte il Gruppo di lavoro “Tiro Ticino”, dopo aver proceduto alla mappatura di tutti i poligoni di tiro del nostro Cantone, sta lavorando per definire quali siano i poligoni principali e quali le misure necessarie in termini di investimenti per assicurare il loro corretto funzionamento nei prossimi decenni. Il tutto tenendo conto dei principali cambiamenti legislativi legati in particolare all’Ordinanza sull’impatto fonico e alla legge sul risanamento ambientale.
Sono ai saluti. Che vorrei fossero un arrivederci alla nuova e ormai vicina legislatura.
Per poter proseguire quanto sin qui fatto nel campo della sicurezza, della difesa della nostra autonomia, del rafforzamento dei Comuni e del miglioramento del nostro tessuto socio-economico, aspirando sempre a trovare risposte alle necessità dei ticinesi e della nostra economia.

Un portale per la prevenzione

Un portale per la prevenzione

Comunicato stampa

La prevenzione è un tassello fondamentale del concetto di sicurezza a 360 gradi portato avanti dal Dipartimento delle istituzioni, le cui attività di sensibilizzazione toccano in particolare tre ambiti: la circolazione stradale, le acque di laghi e fiumi e la montagna. Per fornire a tutti gli utenti un accesso diretto e immediato alle informazioni che concernono le campagne di sensibilizzazioni del DI è ora disponibile un nuovo portale all’indirizzo www.ti.ch/prevenzione.
Tutte le informazioni indispensabili per godersi in sicurezza i corsi d’acqua, i laghi e le cime del Cantone nonché i consigli e le raccomandazioni da seguire per circolare sulla rete stradale sono da oggi disponibili sul nuovo portale www.ti.ch/prevenzione creato dal Dipartimento delle istituzioni per favorire l’accesso a questi elementi informativi.
Oltre a essere in prima linea per garantire la sicurezza, ovvero uno dei compiti essenziali presenti nel proprio mandato, il Dipartimento delle istituzioni da sempre è attento a migliorare il rapporto tra lo Stato e i cittadini attraverso l’ideazione di tutta una serie di moduli e servizi fruibili direttamente online.
Anche il nuovo portale www.ti.ch/prevenzione completa ulteriormente gli sforzi intrapresi nel facilitare la fruizione delle informazioni da parte degli utenti: avere un’accessibilità immediata a una serie d’informazioni fondamentali – che spesso possono salvare la vita delle persone – è senza dubbio un ulteriore tassello indispensabile per garantire la sicurezza di tutto il territorio.
Dalla pagina principale del sito l’utente avrà la possibilità di entrare direttamente nei portali delle tre campagne “Acque sicure”, “Montagne sicure” e “Strade sicure”.
In futuro saranno inserite su questo nuovo strumento informativo anche le nuove campagne di prevenzione che saranno ideate dal Dipartimento delle istituzioni, tra le quali rientra anche il progetto di sensibilizzazione sulla cyber-criminalità.

Lo spray sul candidato

Lo spray sul candidato

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 29 marzo 2019 de La Regione

Cartelloni vandalizzati, Gobbi: ho già la pelle dura. Marchesi: sto valutando se fare denuncia
Bossalini: casi isolati. Bertini: ero stato preso di mira anch’io… pubblicità gratuita.

Nel migliore dei casi non si legge più il nome del candidato. I ‘vandali del cartellone’ elettorale però spesso e volentieri non si limitano a coprire il protagonista dell’affissione: aggiungono disegni offensivi, epiteti, insulti, minacce. Ieri a Canobbio sul manifesto di Norman Gobbi è apparso un agghiacciante “a morte” aggiunto nottetempo in spray nero. È lo stesso consigliere di Stato leghista a darne notizia sul suo profilo Facebook, commentando l’iniziativa con un “predicano maggiore tolleranza e mi augurano la morte. Un bacio e tanta compassione per loro”. «Non è la prima volta che succede. Credo di essere quello in governo più preso di mira, tra manifestazioni di piazza, cartelloni e striscioni dei tifosi negli stadi – constata Gobbi sollecitato dalla ‘Regione’ –. Non fa tanto male a me quanto a chi mi è vicino. Io ho già la pelle dura e ruvida: noi politici sappiamo che purtroppo c’è anche questa dimensione, e che ci mettiamo a disposizione della cosa pubblica a prescindere». Solidarietà al collega è stata espressa dal socialista Manuele Bertoli. “Anch’io sono stato bersaglio numerose volte di atti ostili decisamente al di là del normale, non di rado anche dal ‘Mattino’, e so cosa vuol dire – scrive su Facebook –. Forse se tutti dessero un esempio virtuoso, promuovendo una cultura del confronto democratico civile, si potrebbero evitare questi eccessi inutili”. A provare l’esperienza è anche Piero Marchesi, probabilmente il più bersagliato in questa campagna elettorale, come riferisce Tio. «Sì, i cartelloni rovinati che mi hanno segnalato sono quasi una decina», ci conferma il presidente Udc e candidato al governo. Intende reagire? «Voglio evitare segnalazioni che danno solo lavoro alla magistratura e vanno a finire in niente, considerato che la maggior parte dei manifesti in questione è posata su terreni di privati in zone anche non urbane. Sto dunque valutando di sporgere denuncia per com’è stato ridotto il cartellone sul pannello della Sga alla stazione di Locarno, dove invece vi è la videosorveglianza e dunque si potrebbe riuscire a capire chi è stato». Come vive questi gesti? «Imbrattare i manifesti è un segno d’inciviltà. Le idee degli altri, trovo, bisognerebbe rispettarle sempre, non solo durante la campagna elettorale. È davvero un peccato: se la gente ha qualcosa da dirmi mi contatti che ne discutiamo». Cartelloni elettorali imbrattati di vernice o di scritte ingiuriose… «Non parlerei certo di un fenomeno: in Ticino si tratta, per ora, di casi isolati, come mi confermano anche gli altri miei colleghi comandanti», rileva il presidente dell’Associazione delle polizie comunali ticinesi e comandante della Polcom della Città di Locarno Dimitri Bossalini. Il candidato che si è visto il cartellone che ha pagato, su cui campeggiano il proprio volto e i propri slogan in vista del voto, preso di mira da ‘sprayer’ politicamente sintonizzati su lunghezze d’onda diverse dalla sua, può ovviamente imboccare le vie legali, presentando una denuncia (contro ignoti) per danneggiamento. O per altri reati. Per esempio se si ritiene leso nell’onore e nella reputazione dalle scritte anonime. Per esempio se ritiene che una frase inciti alla discriminazione razziale. «In caso di querela il magistrato può chiedere alla Polizia comunale un estratto del filmato se il cartellone o i cartelloni sono o erano in una zona videosorvegliata», spiega Bossalini. E la videosorveglianza può senz’altro costituire un deterrente. La durata della conservazione delle immagini varia però da Comune a Comune. A Locarno si prospetta il passaggio dalle attuali cento ore a dieci giorni. A Lugano proprio nei giorni scorsi il Consiglio comunale ha dato via libera all’archiviazione delle immagini fino a cento giorni. Sprayer in salsa politica in azione sulle rive del Ceresio? «Non ho notizia di situazioni particolari, fino ad oggi non mi è giunta alcuna segnalazione – dice il vicesindaco Plr di Lugano Michele Bertini, alla testa del Dicastero sicurezza e spazi urbani –. Comunque idioti e maleducati ci saranno sempre: parliamo di persone che non hanno capito o che non accettano che la libertà di espressione e di opinione (che anche i candidati, tutti i candidati, hanno) è uno dei capisaldi della democrazia. E che in una democrazia come la nostra va assolutamente rispettata. Detto questo, sta poi evidentemente al singolo candidato il cui cartellone elettorale è stato imbrattato valutare il da farsi, e cioè se lasciar perdere o denunciare». Ricorda Bertini: «Io stesso ho avuto cartelloni presi di mira da vandali in campagna. Come ho reagito? Mi sono detto: ‘Vabbè, tutta pubblicità gratuita’». In che senso? «Un cartellone imbrattato, ho pensato, attira inevitabilmente l’attenzione. E in una campagna elettorale piatta, povera di contenuti, magari un simile cartellone porta a solidarizzare con il candidato…». Dunque non aveva sporto querela… «La magistratura, è stato il mio ragionamento, è già abbastanza ingolfata ed è già alle prese con ben altri e più importanti casi. Ma, ripeto, è stata una mia scelta».